venerdì 22 ottobre 2021

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 121

di Saverio Ceri
con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola. 


Numero 121 per quella che dalla scorsa settimana è la penultima riproposta cronologica delle avventure di Tex. Con l'uscita della ristampa anastatica delle strisce di Aquila della Notte, in collaborazione con Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera, questa versione colorata delle storie del ranger, infatti, non può più considerarsi la più recente ristampa organica del più famoso personaggio bonelliano. Se la nuova iniziativa legata ai due quotidiani del gruppo RCS, presenterà, almeno da programmi iniziali, le prime 192 strisce corrispondenti alle prime quattro serie della collana del Tex (o ai primi 32 Tex Classic, se preferite), questa collana, ormai entrata nel quinto anno di vita, presenta, nel numero attualmente in edicola, le strisce della 29a serie, quella nota come Serie Leopardo Nero. Per la precisione, le sei avventure pubblicate nel Classic 121, sono quelle uscite originariamente sui numeri dal 14 al 19 della sopraccitata serie, tra l'agosto e il settembre del 1962. Gli stessi 6 capitoli aprirono anche l'albo 55 della attuale serie gigante, datato maggio 1965. La copertina, proviene in realtà da molto dopo, dal numero 109 della stessa serie, Massacro,  del novembre 1969. Evidentemente era la prima cover disponibile con l'immagine dimensionalmente adatta alla grafica di copertina del Classic, con Carson presente, per giustificare il titolo scelto, preso in prestito dal quinto capitolo dell'albo.

Dell'episodio che racconta del Massacro di Goldena, tratto dal romanzo di Tex scritto da G.L. Bonelli nel 1951, parleremo a tempo debito, più o meno tra un centinaio di numeri; ora occupiamoci della copertina che in Italia è apparsa come tale almeno in altre quattro occasioni: sui numeri 109 di Tex Tre Stelle, Tutto Tex, Tex Nuova ristampa e come secondo numero del collaterale Tex 70 anni di un mito. In quest'ultimo caso Aquila della Notte è orfano di Kit Carson, ma anche dei tre minacciosi pellerossa sullo sfondo.



Questa cover grazie alla edizioni straniere di Tex ha raggiunto i quattro angoli del globo, ma prima di vederne il radioso "futuro", scopriamone, grazie alle preziose ricerche di Francesco Bosco e Mauro Scremin, il poco conosciuto "passato". Aurelio Galleppini per questa famosa illustrazione si ispirò alla copertina del romanzo western Indian Fighter di E. E. Halleran edito in paperback dalla Ballantine nel 1964


La cover del paperback è firmata da Ron Lesser e online si trova anche l'illustrazione originale di questa evocativa copertina, messo all'asta nel 2019.

La copertina di Tex 109 già nei primi giorni del 1971 varcò i confini nazionali per giungere in Francia e in altre nazioni del sud Europa. Qui sotto centrale, con sfondo rosso vediamo la seconda edizione spagnola, a sinistra, con sfondo azzurro la prima versione iberica e l'edizione greca; e a destra l'edizione francese e la jugoslava.




Sempre nel corso del 1971 anche nel nord Europa la Williams portò in varie nazioni la sue edizione di Tex, iniziando proprio con questa copertina. qui sotto al centro vedete la versione tedesca, a sinistra la svedese e la norvegese e a destra l'olandese e l'inglese. 


In Brasile questa cover arrivo nel 1972 come 16° albo della edizione realizzata dalla Editora Vecchi. Qui sotto in grande vedete la seconda edizione della Vecchi con Tex in completo azzurro e, a destra, la prima edizione, molto simile all'originale italiana, e la ristampa della Globo nella collana Tex Coleção.


Menzione speciale per la copertina turca, ispirata dalla copertina di Galep, ma completamente ridisegnata da un illustratore locale per il numero 50 di Super Teks.


Chiudiamo la carrellata delle copertine estere di questa classica illustrazione galeppiniana con la coloratissima versione indiana delal L
ion Comics.


Chiudiamo il lungo capitolo dedicato alla copertina di Massacro! con l'omaggio alla storia e alla cover, realizzato dall'illustratore serbo Rajko Milošević, più noto come R.M. Guéra. Il disegnatore balcanico si è fatto apprezzare dai lettori di Tex nel 2019 sulle pagine del nono Tex d'Autore. 


Tra le copertine delle strisce contenute in questo Classic i nostri Bosco e Scremin ci segnalano quella del numero 14 della serie Leopardo Nero, per la quale Galleppini si ispirò a una vignetta realizzata da John Buscema per l'albo Indian Chief del gennaio/marzo1959


Bosco e Scremin ci fanno notare che questa vignetta del Maestro americano, ma ragusano di origini, Giovanni Natale Buscema, meglio conosciuto come John, dev'essere piaciuta particolarmente al suo collega Galep, dato che già l'aveva utilizzata in altre 4 occasioni a  partire dalla cover del  quarto numero della serio Rio Bravo. Le altre tre "citazioni" le trovate, in bianco e nero, su Tex 41(a  pag. 90 striscia 7), Tex 46 (a pag. 10 striscia 24) e Tex 52 (a pag. 10 striscia 8).


Un'altra copertina di Tex è figlia delle pagine a fumetti contenute in questo Classic. La fonte ispiratrice è la prima vignetta del quarto capitolo dove il giovane Kit Willer viene portato imprigionato al cospetto del Grande Re, il bizzarro antagonista di Tex di questo episodio. 


Claudio Villa, nell'ottobre del 1998, per realizzare la copertina del numero 32 di Tex Edição Histórica, della brasiliana Globo specchia e arricchisce questa vignetta.


Il mese successivo la copertina brasiliana colorata dallo stesso Villa, diviene, per i lettori italiani di Tex, il miniposter allegato a Tex Nuova Ristampa 33. I colori in questa versione sono realizzati redazionalmente.

Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index. 

giovedì 21 ottobre 2021

SULLE TRACCE DI VIVIANE L'INFERMIERA

di Andrea Cantucci

Gli amici di "Dime Web" ben conoscono Andrea "Kant" Cantucci, a lungo ospite dei nostri "Quaderni "Bonelliani prima di trasferirsi sulle pagine della prestigiosa rivista "Fumo di China". Ritorna oggi per proporci la sua recensione al libro "Sulle tracce di Viviane l'infermiera", graphic novel di Pieri & Cryx con l'introduzione di Francesco Manetti, edito da Sbam! Libri. L'albo che potrete trovare in anteprima a LUCCA COMICS 2021 (stand di Sbam! padiglione Napoleone) è già prenotabile sul sito dell'editore. (s.c. & f.m.)



Alla ricerca della cura perduta

Dopo la precedente raccolta di episodi brevi “Viviane l’Infermiera”, Sbam! Libri pubblica il seguito delle avventure, non tanto della procace paramedica titolare della serie, quanto degli arzilli e provocatori vecchietti che erano affidati alle sue cure nella casa di riposo Casa Nova, ora demolita, anzi crollata, perché forse tanto “nova” non era. Ora gli anziani autentici protagonisti della storia risiedono in un nuovo pensionato, Villa Sfiorita, che a giudicar dal nome non deve esser a sua volta tanto nuovo. Ben presto però, come gli autori mostrano in un lungo e rocambolesco flashback, quattro vecchietti evadono spinti dalla degenerativa malattia di uno di loro, il patito di gioco d’azzardo Macao, e dall’esigenza di rintracciare la bella Viviane, che ha lasciato l’ospizio e non si sa che fine abbia fatto, nella bizzarra convinzione che sia l’unica persona in grado di curarlo.

Come si vede, stavolta non si tratta d’una serie di racconti più o meno slegati tra loro, ma di un’unica lunga narrazione incentrata su una ricerca, di una “quest” per dirla all’inglese, un tipo di storia in cui i personaggi sono impegnati a inseguir qualcosa o qualcuno che credono, sperano, auspicano, possa risolvere un qualche grave problema, o sia di grande importanza per loro, qualcosa che a loro manca proprio alla follia insomma, di cui sentono un disperato bisogno per qualche motivo. Famose quest sono quelle del leggendario Sacro Graal, del Tempo Perduto Proustiano, oppure dell’Arca Perduta cinematografica. In questo caso, in modo più prosaico ma anche comprensibile, è la ricerca di una bella ragazza, a cui evidentemente i vecchietti si erano affezionati nonostante i loro modi spesso burberi. Il fatto poi che il motore che innesca la quest sia la malattia d’uno di loro, più che il vero motivo per agire, è il segnale di sbrigarsi a intraprendere la loro ricerca prima che sia tardi, prima che qualche malattia, tra una battuta e l’altra, giunga a portarseli via uno per uno.



È probabilmente significativo, e in parte autobiografico, che la diffusa malattia che colpisce Macao sia proprio quella di cui è stato vittima un congiunto dello sceneggiatore Filippo Pieri, e purtroppo non solo lui… ma su questi fatti e ispirazioni private non è il caso di dire altro, se non che a volte l’umorismo può essere usato per sdrammatizzare ed esorcizzare certe tristi vicende personali, per non perdere del tutto la voglia di sorridere.

A parte l’improbabile guarigione miracolosa del loro amico, cosa cercano dunque i vecchietti della storia (tra cui, al posto di Macao, c’è ora l’arzillo non vedente Novid), quando quattro di loro a bordo di una rombante auto rubata abbandonano l’ospizio per buttarsi a capofitto in un’avventata e incosciente avventura? Che gli autori ne fossero o meno consapevoli nel realizzare la storia, è evidente che, nell’inseguire disperatamente quella bella ragazza, che più d’ogni altro inserviente aveva avuto particolare cura di loro, ciò che gli anziani scapestrati stanno realmente cercando di ritrovare è la loro giovinezza perduta… Infatti perdono per strada uno di loro, appena ha l’occasione di dimostrare la propria ancor valida prestanza fisica con l’altro sesso…

E forse è solo una coincidenza, ma il nome dell’ex-infermiera Viviane, che nella radice evoca il verbo vivere, era stato quello di una fata dei poemi cavallereschi del ciclo bretone arturiano. La Viviane letteraria circuiva a sua volta un personaggio anziano come mago Merlino, facendolo illudere d’essere tornato giovane grazie alle sue virtù muliebri. Rispetto a quella ambigua e subdola dei poemi antichi, la semplice Viviane del fumetto è una ragazza molto più candida, ma come nome di un’affascinante creatura da rintracciare è comunque molto azzeccato, un nome di per sé magico che può ben spingere i vecchietti a insistere nella ricerca, attribuendo a una semplice infermiera, solo perché gentile, giovane e bella, quasi delle virtù taumaturgiche da fata.




Forse la storia si sarebbe potuta sviluppare in modi più surreali e poetici, se si fosse scelto di accentuare di più questa possibile chiave di lettura simbolica, ma gli autori hanno invece optato per un certo grado di realismo, pur mitigato e sdrammatizzato in buona parte dall’umorismo di testi e disegni. Così, nonostante le sarcastiche battute da vecchi toscanacci doc che non prendono la vita troppo sul serio, non ci saranno mai molti dubbi sul fatto che gli immaginari poteri curativi delle mani d’una pur amorevole badante, non possano riportar indietro le lancette del tempo e ridonare davvero a qualcuno un po’ della sua giovinezza perduta.

“Sulle Tracce di Viviane”, in fondo, è più che altro la storia di una speranza, quella a cui a volte si attaccano in particolare le persone ormai giunte a una certa ragguardevole età. Che, sul viale del tramonto, la Vita voglia concederci ancora un po’ di respiro e qualche attimo in più di spensierata allegria in compagnia dei nostri pochi veri amici, anziché accanirsi troppo contro di noi… da quella spietata bastarda che è.

Alla fine, nonostante tutto, il momento poetico arriverà, anche con un po’ di tristezza, e si può pensare che certi recenti lutti, sia personali che collettivi, abbiano influenzato abbastanza la sceneggiatura di Filippo, solitamente più impegnato nello sfruttare ogni minimo possibile gioco di parole per tentare di far sorridere, mentre qui pare concentrarsi di più sul dare una certa coerenza ai vari personaggi e alle loro reazioni di fronte al destino avverso, agli ostacoli che devono superare e infine all’inesorabile e inevitabile fato comune.

Un altro aspetto è quello della vaga satira verso gli intrallazzi politici che coinvolgono la direttrice dell’istituto per anziani, un tipo di affari che dalle nostre parti restano sempre attuali, anche se qui non ci sono legami con precisi fatti reali che permettano di collocar la storia in un periodo preciso, ma è chiaro che non si svolge negli ultimi due anni. Infatti, anche se è stata sicuramente realizzata, almeno in parte, durante l’attuale pandemia, non ci sono riferimenti alla nostra attuale quotidianità fatta di mascherine e code distanziate.



L’unica concessione all’epoca del covid è il nome del personaggio, chiamato Novid nel senso di non vedente, senza però che niente lo colleghi minimamente ai recenti avvenimenti globali. In questo senso forse gli autori hanno perso un’occasione, visto che proprio le case di riposo per anziani sono state al centro di polemiche, per certe sottovalutazioni dei rischi della pandemia, troppo spesso dalle tragiche conseguenze.

Ma forse proprio per questo, nonostante il ben maggiore peso satirico (e la possibile maggior risonanza) che avrebbero avuto dei riferimenti all’attualità di questo tipo, Filippo e Cryx non hanno voluto speculare sulle disgrazie e sui lutti altrui, dimostrando però, se fosse davvero così, di non essere poi così tanto politicamente scorretti come sostenuto nell’introduzione. In effetti, rispetto a certi fumetti underground del passato, anche con degli anziani davvero sordidi e amorali come il Mr. Natural di Crumb, il grado di provocazione di qualche vecchietto ruspante moderatamente cinico e blandamente offensivo, come quelli di questa storia, non è poi così alto, o almeno non lo sarebbe se oggi non vivessimo in un periodo così tanto pieno di rigurgiti moralisti.

Più che la scorrettezza o il bisogno d’essere offensivi ad ogni costo, come possono essere a volte i vignettisti di Charlie Hebdo, la cifra stilistica sia di Filippo che di Cryx, coi suoi disegni asciutti ma efficaci, è solo quella di divertirsi e di sfogarsi un po’, prendendosi qualche piccola soddisfazione tra una vignetta e l’altra dei loro fumetti, come quando si scherza tra amici. Attribuiscono ai loro personaggi anche reazioni esagerate, ma a tal punto da non poter essere prese minimamente sul serio, come quando il Don, da buon vecchio mafioso in carrozzina, spara su chiunque gli rompa i cosiddetti, o gli stia antipatico per qualche altro futile motivo, un potenziale tormentone che sarebbe risultato ancora più divertente se fosse stato reiterato un po’ di più, e che ben si presta a consumare in modo incruento anche qualche piccola e innocua “vendetta” personale.



E perfino quando i nostri autori si permettono di prendere, sempre molto bonariamente, in giro certi ambiti religiosi, non citati proprio in modo del tutto esplicito ma rappresentati abbastanza chiaramente, insieme a una versione opportunamente deformata dei loro simboli sacri, sottintendendo in sostanza la loro più totale malafede e avidità, lo fanno con tale semplicità e candore che, speriamo, a nessuna “Lega Puritana per la Difesa della Fede” potrà venire in mente di proporre, per così poco, dei roghi pubblici delle loro opere…

Sarebbe senza dubbio una reazione ridicolmente esagerata. Ma, a pensarci bene, lo era anche la l’idea che l’esposizione delle grazie, neanche poi esibite più di tanto, della candida Viviane fosse gravemente lesiva per tutte le infermiere. Eppure all’uscita del primo volume, certi moderni bacchettoni l’avevano davvero accusata di essere un’eroina scandalosa al punto di ritenerla offensiva per quell’intera categoria di lavoratrici.

Beh, riguardo a quell’aspetto moderatamente sexy che caratterizzava giusto qualche breve scena del volume precedente, qui non c’è più niente di simile, appena un’altra infermiera più procace e un po’ discinta all’inizio.

Si direbbe quindi che gli autori, forse solo per amore del quieto vivere, abbiano finito per arrendersi a quelle ridicole critiche. O che abbiano solo voluto concentrarsi sulla storia, dimostrando di poter benissimo fare a meno di scene osé. E chissà se siano state anche quelle assurde polemiche, il motivo per cui hanno eliminato la presenza fisica di Viviane da questo secondo volume, trasformandola così in un oggetto del desiderio per certi versi più ambito proprio in quanto creatura lontana e irraggiungibile, almeno fino alla sorpresa finale…


SULLE TRACCE DI VIVIANE L’INFERMIERA

Testi: Filippo Pieri

Disegni: Cristiano Cryx Corsani

Introduzione: Francesco Manetti

Formato: 64 pagine in bianco e nero

Rilegatura: brossurata con bandelle

Editore: Sbam!

Prezzo: € 9,50


Andrea Cantucci


N.B. Trovate i link alle altre novità su Interviste & News!

martedì 19 ottobre 2021

SECRET ORIGINS: MISTER NO 51

di Saverio Ceri

Approfittando dello spunto datoci delle uscite settimanali della collana cronologica, a colori, collaterale alla Gazzetta dello Sport, andiamo a scoprire le copertine originali di Mister No, le loro eventuali fonti di ispirazione e le loro vicende editoriali in Italia e nel mondo.


Si conclude la seconda avventura di Mister No in cui il protagonista viene coinvolto, suo malgrado, in una missione della CIA.  Dopo aver rintracciato l'agente traditore Hans Martin, Jerry si rende conto di essere stato ancora una volta manipolato dalla bella Delia, ma decide ugualmente di andare in fondo alla missione, sia per vendicare Uriarte, ucciso nelle prime pagine dell'albo, sia per distruggere la grande quantità di eroina stivata a bordo del B-24 pronto a decollare da una pista clandestina, fatta realizzare dallo stesso Hans Martin, nella giungla. La battaglia decisiva si svolge in aria all'interno dell'aereo, Mister No riesce a salvarsi la vita in un drammatico scontro con Martin e ad atterrare all'aeroporto di Bogotà col suo carico di morte.

 
Nella seconda metà dell'albo torna Guido Nolitta in coppia con Roberto Diso per un'avventura che inizierà a svelarci qualcosa di più sul passato del protagonista della serie. Mister No viene ingaggiato da tre turisti americani, tra cui il senatore Redford, per un safari fotografico nella foresta amazzonica. Giunti nella giungla i tre si riveleranno interessati solo al nostro pilota, reo, a loro dire, di aver ucciso il figlio del senatore, suo commilitone durante la Seconda Guerra Mondiale. Jerry sotto la minaccia armata comincia a raccontare la vicenda che ha portato alla morte del giovane Redford durante la guerra.
La suggestiva copertina dell'albo, uscito in origine nell'agosto del 1979, racconta una vicenda completamente differente rispetto a quanto si può leggere all'interno del volumetto. Ferri, interpretando il titolo realizza si l'interno di un B-24, ma il suo carico di morte parrebbe essere quello dei defunti a bordo, a partire dal pilota, morto al suo posto di comando dopo un'atterraggio sfortunato, evidentemente, nel folto della foresta amazzonica; il tutto presumibilmente accaduto almeno una dozzina di anni prima in piena guerra.    


Molti i colori modificati nell'edizione successiva di questa copertina, ovvero Tutto Mister No 51, dell'agosto 1993. Da allora questa cover non era riapparsa in edicola fino a oggi. 
In Francia le pagine di questo numero di Mister No hanno ispirato due copertine della collana dedicata al pilota nolittiano. La testata che, come avrete notato, ormai da qualche numero ha perso definitivamente il sottotitolo Pistes Sauvages, per il numero 61, occupato dal finale dell'avventura di Castelli, riprende quasi l'immagine di Ferri. Il grafico transalpino, infatti, ha svecchiato un po' il B-24 andando a tappare una delle due falle nella carlinga. Il titolo dell'episodio è La bombe volante, ed è riferito al fantomatico "dispositivo altimetrico di autodistruzione" inventato da Castelli per rendere più drammatico il finale della vicenda. 


La seconda copertina è invece ispirata a due vignette della nuova storia di Nolitta e Diso, nelle quali gli uomini del senatore Redford, sparano su un indio, ritenuto, senza ragione, fonte di pericolo, mentre Mister No cerca di impedire l'inutile omicidio.


La somma delle due vignette, diventa la copertina del numero 62 dell'edizione francese. Se la cover è ambientata in piena giungla amazzonica, il titolo, Mister No s'en va-t-en guerre, richiama invece la vicenda bellica che Jerry racconta in questa avventura è  anticipa il titolo del prossimo numero del Mister No italico. 


Passiamo all'edizione jugoslava di questa copertina, che come sempre venne pubblicata sulla collana antologica Lunov Magnus Strip, in questo caso sul numero 672, intitolato semplicemente: Carico B-24. Sistematicamente il quadrifoglio portafortuna di Jerry viene eliminato dal grafico balcanico. 


I lettori croati, per vedere il famoso simbolo del pilota dovettero aspettare la ristampa delle storie classiche dell'eroe nolittiano. Questa cover venne utilizzata per il numero 25 della collana, dover il carico, almeno dal titolo diventa "smrtonosni", mortale.


Anche in terra ellenica il titolo è carico mortale, ma, in questo caso senza specificare, il modello di aereo che lo trasporta.



E con questa immagine greca, concludiamo anche questa 51a puntata di Secret Origins: Mister No. Appuntamento alla prossima.


Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire o riscoprire, anche le precedenti puntate di Secret Origins dedicate al Tex Classic e a Mister No in Cronologie & Index. 

domenica 17 ottobre 2021

IL NUCLEO DI TEX

di Filippo Pieri

Sulla "Settimana Enigmistica" n. 3893 del 4 Novembre 2006, a pagina 34, all'interno della rubrica "il Nucleo", c'è un quesito bonelliano. Infatti tra i verticali troviamo: Il Willer dei fumetti.




N.B. Trovate i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News!

sabato 16 ottobre 2021

LO SCHEMA DI TEX

di Filippo Pieri

Sulla "Settimana Enigmistica" n. 3820 dell'11 Giugno 2005, a pagina 37, nelle "Parole crociate a schema libero" c'è una citazione bonelliana. Infatti, al 21 orizzontale, si chiede: il Willer dei fumetti.





N.B. Trovi i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News!

mercoledì 13 ottobre 2021

LE INTERVISTE DI DIME WEB (LXXIX): SERGIO GIARDO - SECONDA SESSIONE: I TRENT'ANNI DI NATHAN NEVER! NEL RICORDO DI MEMOLA...

a cura di Elio Marracci


Sergio Giardo fu uno dei primissimi autori a essere intervistati da "Dime Web" - nel lontano giugno 2014, dal nostro Franco "Frank Wool" Lana. Passati sette anni, e 75 interviste dopo, è giunto il momento di scambiare altre quattro chiacchiere fantascientifiche (e non solo) col grande artista, nel XXX anniversario dell'Agente Alfa! (s.c. & f.m.)




In occasione del trentesimo anno di vita editoriale di "Nathan Never", serie a fumetti nata dalla penna degli sceneggiatori sardi Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna, pubblicata dal giugno 1991 dalla Sergio Bonelli Editore, ho scambiato due parole con quello che negli ultimi anni è diventato uno dei suoi disegnatori più rappresentativi: Sergio Giardo. Nato il 14 giugno 1964, terminato il liceo artistico si iscrive alla Facoltà di Architettura e consegue il diploma da grafico pubblicitario allo IAAD della sua città natale, Torino. Dopo aver lavorato nel settore della pubblicità dal 1986 al 1994, entra a far parte dello staff dei disegnatori Bonelli, prestando la sua matita alle miniserie "Legione Stellare" e "La Stirpe di Elän" pubblicate su "Zona X". Passa in seguito a "Jonathan Steele", per poi realizzare un episodio di "Legs Weaver". Nel 2004 inizia a collaborare a "Martin Mystère", disegnando l' "Almanacco del Mistero 2005" e sette episodi di "Storie da Altrove". Nel 2010 illustra un albo della miniserie "Greystorm" e, successivamente, col numero 246, entra stabilmente nel gruppo di lavoro di "Nathan Never". Nel 2012, con il numero 250, diventa copertinista del mensile dell'Agente speciale Alfa. È docente presso la Scuola Internazionale di Comics di Torino. Si è occupato anche d'animazione, collaborando come character designer con The Animation Band per le serie "Farhat - Il principe del deserto" e "Sandokan III - Le due tigri", dirette da Giuseppe Laganà. Tra le sue molteplici attività figura anche quella di scrittore: nel 2015 han infatti pubblicato un romanzo di fantascienza intitolato Roy Rocket - Oltre l'infinito.




DIME WEB - Ciao, ti chiedo di iniziare l'intervista presentandoti. In due parole chi è Sergio Giardo?

SERGIO GIARDO - Classe 1964, appassionato di fumetti da sempre, dopo parecchi anni di lavoro nel settore della pubblicità, nel 1994 ho iniziato la professione di fumettista per la Sergio Bonelli Editore. Ho lavorato anche come character designer per l'animazione e scritto un romanzo d'avventura. Insegno alla Scuola Internazionale di Comics di Torino.


DW - Quando è nata in te la passione per il disegno?

SG - Credo fin da quando ho potuto tenere una matita in mano. Ricordo che all'asilo disegnavo con la biro sulla carta da pacchi fornita dalle suore. I miei soggetti preferiti erano Paperino e poi le gru e le scavatrici.





DW - Quali studi hai fatto?

SG - Mi sono diplomato al Liceo Artistico, ho fatto poi un anno di Informatica, ma sono presto scappato per poi iscrivermi ad Architettura. Contemporaneamente ho frequentato un corso di grafica pubblicitaria presso l'Istituto d'Arte Applicata e Design, che mi ha aperto le porte del lavoro.


DW - Hai disegnato sia storie fantascientifiche, sia ambientate ai giorni nostri. Quale dei due "periodi" ti è più congeniale?

SG - Sono appassionato di fantascienza da sempre. Direi che la fantascienza è il genere che mi diverte di più, perché permette di mettere in campo maggiore creatività dal punto di vista grafico. Le storie contemporanee necessitano di più documentazione, la cui ricerca è forse la parte meno stimolante del lavoro, almeno per quanto mi riguarda.


DW - Come mai hai deciso di specializzarti nel settore della fantascienza?

SG - Non è stata propriamente una scelta. Ovviamente quando esiste una passione, diventa naturale seguirla. Nel lavoro poi, se uno si presenta con disegni di astronavi invece che di cavalli, è normale che gli vengano affidate storie di un certo tipo piuttosto che altre!


DW - Quali sono gli artisti che ti influenzano?

SG - Ce ne sono così tanti..! Le influenze arrivano da ogni parte; poi non è detto che queste influenze si riconoscano nel proprio operato. Ci sono autori che studio per lo storytelling, altri per l'utilizzo della gabbia o delle ombre, altri ancora per il segno. Storicamente, gli autori che ho guardato di più in gioventù sono stati John Romita Sr., Jack Kirby, Moebius, Manara, Giardino, Magnus, Garcia Sejias.




DW - Quali sono le tappe che ti hanno portato a lavorare nel mondo del fumetto e ti hanno permesso di arrivare a collaborare con la Sergio Bonelli Editore?

SG - Ho iniziato a lavorare nei fumetti che avevo già trent'anni, dopo quasi dieci anni di esperienza alle spalle nel mondo della pubblicità dove, tra le altre cose, mi occupavo di disegnare storyboard per gli spot televisivi. La cosa è stata molto lineare: l'uscita in edicola di "Nathan Never" mi ha spinto a inviare dei disegni alla Bonelli. Da lì è iniziato il mio percorso di prova, durato parecchi mesi, fino al primo incarico per "Zona X".


DW - Il tuo nome è legato soprattutto a Nathan Never. Quali lavori hai svolto in campo fumettistico prima di arrivare a essere uno dei disegnatori più rappresentativi del personaggio di Medda, Serra e Vigna?

SG - Ho sempre lavorato per la Bonelli, prima su "Legione Stellare" e "La Stirpe di Elan", pubblicate su "Zona X", poi su "Jonathan Steele", sempre esclusivamente su testi di Federico Memola, un caro amico che ci ha lasciati troppo presto. Dopo un numero di "Legs" e un "Almanacco del Mistero" sono passato a "Storie da Altrove", di cui ho fatto diversi numeri; quindi ho disegnato un episodio di "Greystorm" prima di passare a Nathan.





DW - Visto che hai illustrato opere di Federico Memola e lo hai conosciuto bene, puoi citare un aneddoto su questo grande autore del fumetto italiano?

SG - Di Federico ricordo una marea di cose; ho mosso i primi passi nel mondo del fumetto lavorando sulle sue storie e la nostra collaborazione è andata avanti negli anni, diventando subito una solida amicizia. L'episodio che non scorderò mai è quando, durante una cena di fumettisti organizzata in occasione di una Fiera di Roma, io confessai a tavola tutta la mia emozione per il fatto di trovarmi nella stessa sala con il grande Moebius, che sedeva qualche tavolo più in là. Vista l'occasione, Federico mi suggerì candidamente di andare a presentarmi per conoscerlo, era un'opportunità abbastanza unica. Io però non ne ebbi il coraggio, oltretutto non spiaccicavo una parola di francese. La cena andò avanti, ad un certo punto mi sentii toccare sulla spalla, mi voltai e vidi Federico accompagnato da Moebius: era andato a parlargli e lo aveva condotto al nostro tavolo. Io rimasi pietrificato per l'emozione, ricordo il sorriso amichevole e divertito del buon Memola per il mio sincero imbarazzo, mentre mi esortava con lo sguardo a dire qualcosa. Federico parlava francese, “Digli che mi ha fatto sognare” balbettai, rivolgendomi a lui, affinché traducesse le mie parole. Ma non ci fu bisogno della traduzione, Moebius capì e mi diede un paterno bacio sulla guancia, con gran divertimento di Federico, di sua moglie Teresa e degli altri commensali seduti al nostro tavolo.


DW - Hai lavorato per un periodo anche nell'animazione. Dato che non è chiaro a tutti come si realizza una serie animata, puoi raccontare di cosa ti sei occupato?

SG - Ho realizzato il character design per la serie "Farhat, il principe del deserto" e per la terza serie di "Sandokan". In pratica si tratta di creare l'aspetto definitivo dei personaggi, partendo dalle descrizioni degli sceneggiatori e dalle intenzioni del regista. Una volta messe a punto le caratteristiche dei personaggi, si realizzano i modelli di riferimento per chi poi dovrà realizzare l'animazione vera e propria.

Farhat



DW - Quanto di te è presente nel tuo lavoro? Quanto di quello che ti circonda? E quanto c'è di inventato?

SG - Chi racconta attraverso i fumetti interpreta il mondo con la propria sensibilità, pescando anche nella propria esperienza per dar vita e credibilità ad una storia. Quindi le emozioni, le movenze, gli atteggiamenti dei personaggi sono un po' le emozioni, gli atteggiamenti e il modo di reagire o di porsi degli autori, di fronte agli avvenimenti che si stanno raccontando. Difficile da quantificare, ma se si guarda bene, qualcosa di noi nel nostro lavoro c'è sempre.


DW - Sei un disegnatore metodico che lavora a orari stabiliti, oppure sei uno di quelli che si alza di notte a disegnare perché ti è venuta l’ispirazione?

SG - Abbastanza metodico: sono rassegnato al fatto di essere uno stacanovista, non riesco ad essere metodico nello smettere ad un orario stabilito. Quindi tre turni di lavoro, mattina, pomeriggio e sera, dopo cena, fin quando le energie lo consentono.


DW - Come si svolge la tua giornata tipo?

SG - Sveglia alle 7.30, 15 minuti di ginnastica, colazione abbondante, 10 minuti di tapis roulant, 20 minuti in giardino con Nathan (il cane), lavoro fino alle 14. Pranzo, 20 minuti in giardino col cane, eventualmente pisolino pomeridiano fino alle 15.30. Lavoro, pausa alle 17.30 per la merenda, in giardino col cane, lavoro fino alle 20; cena, 10 minuti di tapis roulant, lavoro fino verso le 24. Che vita noiosa...





DW - Quali fonti usi per documentarti?

SG - Il web, ormai in rete si trova tutto.


DW - Oltre alle fonti che usi per documentarti, quali altre letture fai?

SG - Pochi romanzi: ultimamente per questo tipo di letture uso la piattaforma Wattpad; poi per il resto molta attualità, principalmente sul web.


DW - Qual è il tuo personaggio dei fumetti preferito?

SG - Se Nathan Never mi ha spinto a fare questo lavoro, un motivo ci sarà. Credo che abbia ancora un immenso potenziale che non è stato sfruttato del tutto. Il personaggio che più mi ha emozionato nelle mie letture di gioventù è comunque Spider-man o, meglio, l'Uomo Ragno o, meglio ancora, Peter Parker.


DW - Esiste una pubblicazione o un personaggio che hai amato sopra ogni altro?

SG - C'è un periodo nella vita in cui nascono le passioni, e sono così intense da lasciare il segno anche dopo molti anni. Quando scoprii L'Uomo Ragno e gli altri supereroi pubblicati dalla Corno negli anni '70, fu una cosa travolgente. Ricordo persino l'odore della carta, l'attesa per l'uscita dei numeri nuovi e il piacere di scartabellare nelle bancarelle dell'usato alla ricerca degli albi mancanti.



DW - Dal numero 250 sei l'autore delle copertine della testata fantascientifica di casa Bonelli. Puoi raccontare ai lettori come è nata questa collaborazione e quali tratti in comune troveranno con i disegnatori che ti hanno preceduto, Claudio Castellini e Roberto De Angelis?

SG - La cosa è nata un po' per caso. Antonio Serra, allora editor della testata, aveva progettato un ciclo di storie che prevedeva un segno di discontinuità col passato, e un nuovo punto di inizio per coinvolgere eventualmente nuovi lettori o recuperare quelli che avevano abbandonato la testata nel corso degli anni. Dal punto di vista grafico si voleva tornare un po' alle origini, così mi fu affidata una storia con l'incarico di ispirarmi, per quanto possibile, al segno di Castellini. Per dare visibilità a questo ciclo, e anche per gli impegni di Roberto De Angelis, preso da altri progetti, si era deciso di cambiare anche il copertinista. Io avevo postato sul mio blog, in occasione dei vent'anni del personaggio, una mia versione in omaggio alla copertina del mitico numero uno. Antonio pensò che potesse funzionare e così mi propose di fare delle prove che Sergio Bonelli, con mia grande sorpresa, approvò. Così iniziai con l'indicazione di rifarmi alle atmosfere e alle impostazioni delle copertine classiche di Castellini.


DW - Quali invece le novità?

SG - Nel corso degli anni, e avendo maturato un po' di esperienza, ho potuto variare l'approccio alle copertine, grazie anche alla benevolenza di Glauco Guardigli e di Michele Masiero, che hanno molte volte appoggiato le mie iniziative. Quindi ci sono state, per la prima volta sulla serie regolare, copertine composite, invece del classico schema che vuole in copertina una scena rappresentativa della storia. Alcune più grafiche nell'impostazione, altre più concettuali. Ho anche variato la colorazione. Cerco di adattare, per quanto possibile e compatibilmente coi miei limiti, la copertina all'atmosfera della storia.


Da sx a dx: Giardo, Vigna, Guardigli, Toffanetti e Alberti (Trieste, 2016)


DW - Come nascono le illustrazioni per le copertine?

SG - Generalmente Glauco Guardigli, editor di Nathan, mi invia le tavole e il soggetto del numero. Se ha già un'idea in testa per la copertina, mi dà l'indicazione su cui lavorare; in altri casi capita che sia io a proporre il tema sulla base di quelli che sono gli elementi caratterizzanti della storia. Preparo in genere tre, quattro bozzetti, tra i quali, se va bene, c'è poi quello che in redazione sceglieranno per realizzare l'illustrazione di copertina.


DW - È risaputo che per realizzare le tue opere ti servi del digitale. Quale strumentazione usi? Quali giovamenti e quali svantaggi ti porta l'uso del computer?

SG - Uso un PC, con Windows; disegno su una Cintiq da 22 pollici, usando come software Clip Studio Paint. Il più grosso giovamento che ho avuto dal passaggio dalla carta al digitale è che mi ha tolto la paura di sbagliare. Il digitale permette di correggere e rifare senza la fatica che questo comporta su carta. Permette anche di sperimentare a cuor leggero: lavorando su più livelli si possono aggiungere elementi, ombre, effetti, e vedere immediatamente il risultato, valutando così dal punto di vista creativo la soluzione migliore. Non vedo svantaggi, a meno che non vada via la corrente elettrica all'improvviso... Beh, sì, mancano gli originali, se vogliamo vederlo come uno svantaggio, più per i collezionisti, in questo caso.




DW - Sei autore di un volume speciale di Nathan Never edito in collaborazione con l'Agenzia Spaziale Italiana e la European Space Agency. Quali sono le principali difficoltà che bisogna affrontare quando si realizzano prodotti in cui la documentazione deve essere molto precisa?

SG - C'è molto lavoro di ricerca: non è una difficoltà, grazie alla Rete, ma porta via molto tempo. Soprattutto ci vuole particolare attenzione nel ritrarre i personaggi "veri", in questo caso Luca Parmitano e l'equipaggio della ISS, e renderli naturali e coerenti con i personaggi d'invenzione.


DW - Secondo te il fumetto come può contribuire alla buona divulgazione scientifica?

SG - Il fumetto è un mezzo che, per sua stessa natura, nascendo come sintesi della realtà, ha la grande capacità di rappresentare concetti complessi in maniera semplice. Secondo me qualsiasi esigenza di divulgazione trova nel fumetto un mezzo di espressione ideale.




DW - È innegabile il grande successo di autori come Sio e Zerocalcare che hanno cominciato a farsi conoscere diffondendo i proprio lavori su Internet. Alla luce di questa considerazione ti chiedo: cosa ne pensi e come vedi l’utilizzo della Rete nel campo dei fumetti?

SG - È un dato di fatto che i nuovi autori che si sono affermati negli ultimi anni, lo hanno fatto attraverso la Rete. Ormai non si può pensare di farne a meno come mezzo di promozione e non solo. Esempi virtuosi di crowdfunding hanno dimostrato come la Rete offra la possibilità di trovare il pubblico e i fondi per autoprodursi. Siamo ancora indietro, a mio parere, nel trovare il giusto modo per offrire una lettura piacevole dei fumetti su tablet o cellulare. In questo senso penso che le case editrici non abbiano saputo fin qui sfruttare al meglio il mezzo.


DW - A cosa stai lavorando in questo periodo?

SG - Sto ultimando il crossover tra Nathan Never e la Justice League.


DW - Quale consiglio daresti a chi inizia ora e vuole intraprendere la carriera di autore di fumetti?

SG - Di fare altro. C'è una vita, là fuori, da qualche parte! A parte gli scherzi, se uno proprio vuole farlo, deve avere bene in testa il proprio obiettivo. Se lavorare su personaggi di qualche grande casa editrice o se fare l'autore completo. Una volta posto l'obiettivo c'è da valutare se intraprendere un percorso in una delle scuole di fumetto e parallelamente postare i propri lavori sul web, nelle piattaforme dedicate agli artisti o semplicemente sui vari social. Ovviamente ci vuole una dedizione totale: questo lavoro richiede molto impegno ma, soprattutto, molto tempo.

Disegno di Edoardo Arzani



DW - C'è una domanda che non ti è stata fatta alla quale vorresti rispondere?

SG - Sì, è più forte Hulk o la Cosa?


a cura di Elio Marracci