venerdì 18 giugno 2021

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 112

di Saverio Ceri

con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola. 


Nel numero 112 della testata quattordicinale in quadricromia dedicata alle storie classiche di Tex, troviamo raccolte le strisce dalla 7 alla 12 della Serie Mexico, la ventisettesima collana di Aquila della Notte nel formato originale. Le sei strisce uscirono tra il luglio e l'agosto del 1961. Per la copertina di questo Classic, che si intitola come il terzo dei sei episodi in esso contenuti, in redazione hanno scelto di utilizzare una cover di cui ci eravamo già occupati in occasione di Tex Classic 97, albo che avrebbe tranquillamente potuto avere quell'immagine in copertina perché bene o male si riferiva proprio alle storie in quel numero contenute. E invece no. Dato che in questo numero Carson tira un pugno a un pellerossa, mentre Tex per tutto l'albo si limita a sparargli (ai pellerossa, non a Carson), questa immagine è stata ritenuta idonea come copertina.
Per questa cover quindi, ci limitiamo a ripercorrere, attraverso la gif animata qui sotto, tutta la sua vicenda editoriale; dalla vignetta ispiratrice, segnalataci dal fantastico duo Bosco-Scremin, firmata da Giolitti per la Dell Publishing nel 1960, alla cover di questo Classic del 2021. Divertitevi a vedere nei vari passaggi, bracci che appaiono e scompaiono, coltelli volanti e coltelli doppi.


Completiamo la puntata occupandoci di una cover legata alla storia contenuta in questo Classic, quella del 25° volume della Collezione Storica a Colori di Repubblica, realizzata da Claudio Villa nel 2007. Tex e Carson vengono sorpresi dalla improvvisa scomparsa di Rama, il sacerdote del gran serpente, che fino a pochi momenti prima stava dialogando con loro intorno al fuoco.


La vignetta a cui Villa si è ispirato la troviamo nel secondo capitolo di questo Classic, alla striscia 25. 

L'apparizione e la susseguente sparizione improvvisa di Rama erano già state oggetto in passato di una copertina texiana: quella ovviamente del numero 8 della Serie Mexico, intitolato appunto L'apparizione misteriosa




La stessa cover, ampliata venne poi utilizzata per l'ottantaseiesima raccoltina della cosiddetta Serie Bianca, intitolata Rappresaglia che raccoglieva, nelle ultime pagine, le tavole iniziali di questo Classic.

Ringraziando ancora una volta gli amici di www.collezionismofumetti.com che col loro prezioso sito ci  hanno consentito di mostrarvi le ultime due immagini di questa puntata, vi diamo appuntamento alla prossima.

Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index. 

mercoledì 16 giugno 2021

SECRET ORIGINS: MISTER NO 33

di Saverio Ceri

Approfittando dello spunto datoci delle uscite settimanali della collana cronologica, a colori, collaterale alla Gazzetta dello Sport, andiamo a scoprire le copertine originali di Mister No, le loro eventuali fonti di ispirazione e le loro vicende editoriali in Italia e nel mondo.  


Si conclude in modo drammatico l'avventura tra i Jivaros. Mister No messo ko dallo scontro con i giaguari sul finire del numero precedente rimane incosciente per 4 lunghi giorni, e i suoi compagni di viaggio ne approfittano per ottenere ciò che volevano dai Jivaros: dietro lauta ricompensa gli indigeni riprendono le ostilità contro le tribù limitrofe per poter ottenere delle teste da mummificare. La reazione degli altri clan non si fa attendere e saranno proprio i compagni di viaggio di Jerry a pagare con la vita e a ritrovarsi mummificati. Un macabro trofeo che il pilota amazzonico non esiterà a riportare al suo committente nelle tumultuose pagine finali dell'albo.   



La cover originale è del febbraio 1978 e ci racconta di uno scontro nella foresta pluviale tra il protagonista e un'indigeno. All'interno dell'albo più che di uno scontro, si narra di una caccia all'uomo, con Mister No come preda. Jerry fuggito alla furia vendicatrice del clan avversario, grazie alla complicità di un indios a cui aveva risparmiato al vita, è braccato nella giungla da un'intera tribù di cacciatori di teste. 
Di questa cover online si trova anche l'illustrazione originale, in cui si possono ammirare tutte le pennellate di Ferri. Nella parte alta dell'illustrazione si ha l'impressione che Ferri avesse lasciato uno spazio poi riempito da Corteggi con il titolo e con delle pennellate che completano il disegno intorno alla scritta.


La cover di Tutto Mister No, come accaduto in altri casi, si differenzia dall'originale per i colori della camicia e del fazzoletto di Mister No, trasformati rispettivamente in rosso e giallo, allineando anche questa immagine alle altre e ai colori istituzionali del personaggio.
La laguna da fangosa diviene azzurra.


Partiamo con la carrellata sulle versioni estere come sempre dalla più antica, quella transalpina che utilizza questa cover per il numero 39 della collana Mister No Pistes Sauvages. I cugini francesi già all'epoca avevano trasformato il fango in acqua, ma avevano aggiunto anche un paio di alberi all'illustrazione di Ferri. La vengeance des aguarunas, La vendetta degli Aguaruna, è il titolo dell'albo, che si riferisce ovviamente alla violenta risposta della tribù nemica dei Jivaros.


Proseguiamo con la Jugoslavia che come dicevamo nella puntata precedente ha invertito le cover 32 e 33 e quindi usa l'immagine di Morte nella foresta per gli avvenimenti contenuti soprattutto nel volume 32, ma anche nelle prime pagine di questo volume. Il titolo, Canti rituali, si riferisce proprio alla prima parte di Mister No 33. 


Trasferiamoci virtualmente in Grecia, dove per utilizzare questa illustrazione in copertina hanno preferito specchiarla. Il titolo invece ricalca quello originale.


Salutiamo l'edizione Record brasiliana che vediamo su questa rubrica per l'ultima volta. Come dicevamo nella scorsa puntata la collana è cessata col numero 20 che utilizzava come cover l'illustrazione di copertina di Mister No 32. Il numero 19, dove l'avventura prende il via è intitolato Tsantsas e sfrutta in copertina l'illustrazione preparata per Mister No 33 italiano, mentre i colori sono più fedeli a Tutto Mister No 33, data la vicinanza temporale con la ristampa bonelliana.


Spostandoci un po' più a est arriviamo in Turchia dove il pilota amazzonico è tuttora un personaggio amatissimo. Aslan Şükür il bravissimo illustratore turco ha realizzato la sua versione dell'immagine ferriana per la copertina dell'album 186, una delle tante ristampe dedicate al personaggio in terra turca.


Chiudiamo, come spesso accade, con la consueta segnalazione della storia zagoriana firmata da Luigi Mignacco che rende omaggio alle cover di Mister No realizzate da Ferri, Spedizione all'infernoLa trentatreesima cover venne ricordata con questa vignetta disegnata dallo stesso Gallieno Ferri, con Zagor che affronta un pellerossa brandendo la scure in maniera alquanto curiosa. 

Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire o riscoprire, anche le precedenti puntate di Secret Origins dedicate al Tex Classic e a Mister No in Cronologie & Index.

martedì 15 giugno 2021

LUKE NESS, PHD by MANETTI & PIERI - L'ESECRABILE UOMO DELLE NEVI (strisce 27 e 28)

 di Francesco Manetti & Filippo Pieri


Non è sempre facile per il nemico assoluto di Luke Ness mettere il sale sulla coda alla sua vittima, perché la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede venissimo! (f.m.)


CLICCATE SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRLA E AVERE UN'OTTIMALE ESPERIENZA DI LETTURA!


N.B. Trovate i link alle altre puntate di Luke Ness in Cronologie & Index!

domenica 13 giugno 2021

SECRET ORIGINS: MISTER NO 32

di Saverio Ceri

Approfittando dello spunto datoci delle uscite settimanali della collana cronologica, a colori, collaterale alla Gazzetta dello Sport, andiamo a scoprire le copertine originali di Mister No, le loro eventuali fonti di ispirazione e le loro vicende editoriali in Italia e nel mondo. 


Entra nel vivo l'avventura di Mister No nella terra dei Jivaros, alla ricerca delle Tsantsas, i macabri trofei realizzati dagli stessi indigeni mummificando le teste dei nemici uccisi in guerra. Jerry, insieme al fratello del suo cliente, un facoltoso antiquario di Bogotà, si ritrova, suo malgrado, ad affrontare alcuni mortali avversari amazzonici, da una gigantesca anaconda, a una feroce coppia di giaguari, salvando la pelle per miracolo, anzi nelle ultime pagine dell'albo lo troviamo febbricitante, a causa delle profonde ferite subite nell'ultimo scontro coi felini, in preda agli incubi che lo riportano al periodo di prigionia giapponese nel corso della seconda guerra mondiale.


La copertina, come spesso accade, non trova una corrispondenza diretta con l'episodio contenuto nell'albo, ma ci catapulta con una immagine, come solo Ferri sapeva fare, nel pieno dell'Avventura. Una inquietante testa mummificata accoglie il terrorizzato protagonista nella terra dei cacciatori di teste, i Jivaros. Nelle pagine interne scopriremo che ormai non è più così... non esistono più  i cacciatori di teste di una volta!


L'albo originale è datato gennaio 1978, la ristampa della collana Tutto Mister No è invece del gennaio 1992 e presenta alcune piccole modifiche in copertina a partire dal colore del fazzoletto al collo del protagonista, giustamente tramutato in giallo per rispettare l'"uniforme" ufficiale del pilota nolittiano. Datata agosto 2008, invece, la ristampa delle edizioni If che utilizza questa cover, completamente ricolorata dai grafici della casa editrice di Gianni Bono.  


Chiudiamo dando una rapida occhiata alle edizioni straniere della copertina di Mister No 33, a partire da quella in petit format francese, la cui serie col 38° albo "perde" per un numero  il sottotitolo Pistes Sauvages. In effetti in quest'albo piste e aerei si vedono solo nella prima  pagina, poi tutta foresta. Il titolo francese dell'albo, Les chasseurs de têtes, ricalca quello originale. I colori della cover sono un po' più sbiaditi rispetto alla versione bonelliana. 


Copertina ridisegnata, come sempre senza quadrifoglio, e colori "sballati" per la versione jugoslava. Nell'ex repubblica socialista  dei balcani la storia dei Jivaros è stata pubblicata su 3 albi, dal numero 601 al numero 603 della collana Lunov Magnus Strip, ma con le copertine invertite, o meglio, la 601 è inedita, la 602 è quella di Mister No 33, la 603 è quella di cui stiamo parlando in questa 32a puntata. L'albo 603 riferendosi alla fase finale della storia riporta un titolo legato alla tribù Aguaruna (e non Aguanura come erroneamente scritto a caratteri cubitali nella cover), che incontreremo solo nel prossimo albo.


La cover inedita dell'albo 601, intitolato Segnali della giungla, è di un non identificato autore locale.


Andando verso sud arriviamo in Grecia, dove questa copertina è stata utilizzata per il 32° albo della seconda serie dedicata in terra ellenica al pilota amazzonico. Il titolo rimane invariato rispetto all'originale italiano, così come la cover.


Ispirata a Tutto Mister No la versione della brasiliana Record che con questa copertina nel luglio 1992 chiude la collana. In realtà avremo occasione di riparlarne anche nella prossima puntata perché, come in Jugoslavia, sono state invertite le due cover della storia rispetto all'edizione nostrana. 


Chiudiamo, come spesso accade, con la consueta segnalazione della storia zagoriana firmata da Luigi Mignacco che rende omaggio alle cover di Mister No realizzate da Ferri, Spedizione all'infernoLa trentaduesima cover venne ricordata con questa vignetta disegnata dallo stesso Gallieno Ferri, con Zagor e Cico che si imbattono in un macabro avvertimento. 

Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire o riscoprire, anche le precedenti puntate di Secret Origins dedicate al Tex Classic e a Mister No in Cronologie & Index.

martedì 8 giugno 2021

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 111

di Saverio Ceri

con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola. 


Nel numero 111 del Classic inizia la ristampa della 27a serie a striscia di Tex, la Serie Mexico. I sei albi contenuti in questo albo uscirono tra il giugno e il luglio del 1961, esattamente 60 anni fa. Il titolo La tredicesima Mummia è preso in prestito dalla prima delle sei strisce, mentre l'immagine proviene in un certo senso dal "futuro" dato che è quella confezionata da Galep per il numero 71 dell'attuale serie, uscito solo nel settembre 1966, un lustro dopo le avventure ristampate in questo 111° volumetto quattordicinale.

Come ci hanno insegnato la coppia Bosco e Scremin, spesso accadeva in quel periodo storico, che le copertine di Tex avessero una fonte di ispirazione d'oltreoceano. Nel caso dell'illustrazione utilizzata per questo Classic Galleppini prese a modello quella di Gerald McConnell realizzata per la cover del romanzo Border Passage di Lin Searles, nell'edizione del 1963 della collana Ace Double Western Series della First Book Pubblication.


Dal disegno di McConnell alla cover del Classic sono passati quarantott'anni; anni nei quali la versione galleppiniana è stata utilizzata come cover per altre 4 edizioni italiane precedenti al Classic. Scopriamole tutte, con i vari piccoli cambi tra un'edizione e la successiva, nella gif animata qui sotto.



Se vi sembra una cover dai colori troppo monotoni, vi mostriamo la versione spagnola di questa cover con delle sfumature decisamente alternative.


Prima di chiudere la puntata, una segnalazione che ci arriva sempre dagli esperti ricercatori texiani Francesco Bosco e Mauro Scremin. La cover della seconda striscia contenuta in questo Classic ha una doppia fonte americana, anzi Italo-americana, visto che il disegnatore delle vignette originali è quell'Alberto Giolitti che negli anni ottanta entrerà nella scuderia dei disegnatori di Tex.  La prima vignetta proviene da Gunsmoke 21 del giugno/luglio 1960: è la terza di pagina 24 di quella pubblicazione delle Dell.

Sempre della stessa estate è l'albo che contiene la seconda fonte di ispirazione della stessa cover: la troviamo come prima vignetta di pagina 31 di Have Gun, Will Travel 6 del luglio/settembre 1960.

Mettendo insieme le due immagini realizzate da Giolitti otteniamo la cover della striscia numero 2 della Serie Mexico del 15 giugno 1961, esattamente lo stesso giorno di uscita del primissimo numero di Zagor, che proprio in questi giorni è stato ristampato anastaticamente e regalato ai fan dello Spirito con la Scure che hanno acquistato l'albo celebrativo del sessantennale.

Ringraziando anche gli amici di www.collezionismofumetti.com che col loro prezioso sito ci consentono di trovare molte fonti iconografiche per questa rubrica, vi diamo appuntamento alla prossima puntata.

Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index.  

sabato 5 giugno 2021

RICHARD BARTER DETTO “RATTLESNAKE DICK” OPPURE “DIK WOODS”! LA PRIGIONE DI SAN QUENTIN! - LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA (LXXXII PARTE)

di Wilson Vieira

Con la ottanduesima puntata il nostro Wilson Vieira, storico e fumettista, ci presenta un'altra singolare figura del Far West: il bandito Rattlesnake Dick, con un nome che è tutto un programma! Vi ricordiamo che tutte le immagini non bonelliane sono state scelte e inserite nel testo dallo stesso Vieira. Buona lettura e attenti alle pallottole! (s.c. & f.m.)




Ben pochi di colore che vennero in California durante la corsa all’oro trovarono una ricchezza immediata. La maggior parte trovava lunghe giornate di duro lavoro e oro appena sufficiente per coprire le spese di soggiorno. Molti, per esigenze di pura sopravvivenza, furono costretti a trovarsi un’altra attività; altri diventarono ladri.

Richard Barter, noto anche come “Rattlesnake Dick” e “Dick Woods”, era un fuorilegge della California, che si guadagnava da vivere rubando cavalli e rapinando i campi minerari. Era nato da un ufficiale dell’esercito britannico e da sua moglie in Quebec, Canada. nel 1833. Sebbene si sappia poco dei suoi primi anni di vita, si diceva che fosse un ragazzo spericolato. Quando divenne adulto era alto quasi sei piedi, pesava circa 160 libbre e, sebbene di corporatura leggera, era molto muscoloso. Dopo la morte dei suoi genitori nel 1850 circa, lui, insieme a suo fratello, sua sorella, suo marito e un cugino emigrarono negli Stati Uniti e poi si unirono a una carovana per l’Oregon. Si stabilirono per la prima volta a Sweet Home, nell’Oregon, vicino a Corvallis. Ben presto Dick, suo cugino e suo fratello si diressero a sud per partecipare alla California Gold Rush.





Si diressero a Rattlesnake Bar sull’American River nella contea di Placer, ma tutte le concessioni erano già state acquistate, quindi lavorarono per un po' per altri minatori. La tenacia di Richard gli valse qui  il soprannome di “Rattlesnake Dick”. Un anno dopo, il fratello e il cugino di Richard tornarono in Oregon. Tuttavia, Barter, che era fiducioso di far fortuna con l’oro, rimase. Non riuscendo a trovare l’oro in modo legale, presto si dedicò al furto di cavalli; nel 1853 fu condannato per furto e fu incarcerato a San Quentin. Lo storico J. H. Jackson afferma in un suo libro che non esistono documenti che indichino che Barter abbia scontato la pena nella prigione di stato; il registro ufficiale dei detenuti di San Quentin mostra però che il 20 dicembre 1854 fu accolto Richard Barter, detenuto numero 516, condannato a 20 anni di prigione. Secondo la maggior parte dei resoconti, è qui che ha incontrato il fuorilegge venticinquenne Tom Bell (1825 – 1856), il cui vero nome era Thomas “Doc” Hodges. Bell aveva prestato servizio come assistente medico durante la Guerra Messicano-Americana, ma non era riuscito a trovare un lavoro stabile nel dopoguerra.




Quando esaurì ogni chance di trovare lavoro, con cui finanziare la sua predilezione per le sale da gioco, Bell si diede al crimine. Alcuni resoconti dicono che Bell fu arrestato nel 1851 ed entrò a San Quentin. Altri resoconti lo vedono in prigione solo nel 1855, dalla quale sarebbe riuscito a fuggire 10 mesi dopo nel 1856. Ogni resoconto dà per certa questa evasione. Secondo alcuni rapporti, Bell simulò una malattia, richiedendo il suo trasferimento alla prigione della città di San Francisco per avere cure mediche migliori.




Dato che sembrava così debole, furono prese poche cautele affinché rimanesse in carcere. Mentre le guardie erano distratte, fu in grado di sgattaiolare via.





La prima rapina alla diligenza messa in atto dalla banda di Bell avvenne l’11 agosto 1856, ma le guardie della diligenza ben armate riuscirono a cacciare via i banditi. Una persona, la moglie di un famoso barbiere di Marysville, rimase uccisa durante il tentativo di rapina. Bell, da vero ribelle, scrisse una lettera a un giornale, dove semplicemente diceva:

"Prendetemi, se ci riuscite".

Alcuni storici sostengono che questa sia stata la prima vera rapina alla diligenza nel Far West. Furono radunate le posse e si misero a caccia della banda. Rendendosi conto di essere inseguiti, i criminali sciolsero la banda. Bell fu alla fine rintracciato in un terreno appartato vicino al fiume San Joaquin il 4 ottobre 1856 e fu impiccato da un gruppo di vigilanti.





Barter assunse il controllo della banda di fuorilegge dopo la morte di Bell.





Iniziò a rapinare diligenze nella contea di Shasta, ma alla fine spostò le operazioni a Folsom, basando la banda fuori dal suo vecchio campo minerario a Rattlesnake Bar. Portando rancore contro i cercatori d'oro nei fiumi, prese di mira anche loro. Per alcuni anni Barter e la sua banda terrorizzarono la regione. Il vice sceriffo della Contea di Placer John Boggs prese di mira la banda, e Barter in particolare, arrestando ripetutamente il giovane leader. Barter non rimaneva mai dietro le sbarre a lungo: di solito scappava di prigione dopo pochi giorni. La fortuna di Barter finì una notte nel luglio 1859 quando lui e il suo compagno David Beaver percorrevano l’arteria principale di Auburn.





Barter aveva giurato di uccidere Boggs come vendetta per aver costantemente contrastato i suoi piani criminali. Qualcuno riconobbe Barter per strada e corse ad avvertire George M. Martin, che era sia l’esattore delle tasse che un vice sceriffo. Martin radunò una squadra composta dai vice William Crutcher e George Johnston. Credendo di non avere abbastanza tempo per radunare più uomini, si diressero subito a catturare Barter. Incapparono nei banditi vicino alla stazione ferroviaria di Auburn. Johnston, che conosceva Barter dai precedenti scontri, gli cavalcò di fianco e disse ai banditi di arrendersi. Barter rispose estraendo la pistola e aprendo il fuoco, colpendo la mano di Johnston, e spazzandogli via un dito. Ma Johnston e Barter avevano sparato contemporaneamente, secondo i rapporti: il proiettile di Johnston trapassò il petto di Barter. Barter e il suo compagno continuarono a sparare mentre fuggivano. Alla luce della luna, videro uno dei loro inseguitori cadere a terra. Martin era morto. A circa un miglio dalla scena dello scontro a fuoco, un Barter gravemente ferito smontò da cavallo e scrisse un breve biglietto:


"Rattlesnake Dick muore ma non si arrende mai, come fanno tutti i veri Britannici. Se J. Boggs è morto, sono soddisfatto”.





Nella confusione e nell’oscurità, Barter aveva erroneamente creduto che Martin fosse Boggs. Alcuni rapporti affermano che Barter chiese a Beaver di farlo fuori e finire così il lavoro. Il rapporto ufficiale diceva che era stato trovato con una ferita da proiettile autoinflitta alla testa: una mano stringeva la pistola mentre l’altra stringeva il biglietto. Il suo corpo fu ritrovato la mattina seguente lungo la strada, coperto con un telo da cavallo. Pochi giorni dopo, il cavallo di Barter fu trovato che vagava vicino a Grass Valley. Il cavallo sembrava avere una ferita da arma da fuoco vicino al collo.


Storia del West n. 9 (ristampa), dicembre 2019. Disegno di D'Antonio



Il fuorilegge aveva anche un’altra lettera, datata 14 marzo 1859, infilata in tasca:

"Mio caro, caro fratello: …Oh come i nostri cuori bramano una parola scritta dalla tua stessa penna. Sono passati anni dalla tua ultima lettera…Mi sono addolorato ma non ho mai disperato perché ho pregato il Padre Eterno che ti riportasse sui sentieri della rettitudine... (Dio) sa che c’è un desiderio segreto (dentro di te) di essere un uomo migliore. Guarda nel profondo del tuo cuore e vedi se non c’è un desiderio di ricordare tua sorella... Per favore scrivi, caro fratello, e poi ti dirò tante cose che ti interesseranno".


Molto tempo dopo la morte di Barter, molti continuarono a essere associati al famigerato bandito. Il suo partner in quella fatidica notte, David Beaver, alias David Weaver, fuggì ma nel 1860 fu arrestato dopo un alterco con un uomo a San Luis Obispo. Beaver si chiamava Alex Wright e fu mandato a San Quentin con una condanna a 10 anni. Quando fu rilasciato dopo aver scontato nove anni, le autorità lo stavano aspettando, per accusarlo dell’omicidio di Barter. Secondo le autorità, infatti, Rattlesnake Dick non si era sparato alla testa, ma era stato Beaver a farlo.




Il 27 maggio 1869 scriveva un giornale dell'Alta California:

"Ieri pomeriggio lo sceriffo Neff della contea di Placer, ha imprigionato nella stazione di polizia David Weaver, alias Alex Wright. Quest’uomo deve essere portato ad Auburn, nella contea di Placer, e processato in base a un’accusa mossa il 5 marzo 1869 dal Grand Jury di quella contea, per l’omicidio di un uomo noto come Rattlesnake Dick nel 1859. Quando a due miglia di distanza dal luogo dello scontro, Rattlesnake Dick, ferito e affaticato, non poteva andare oltre, fu colpito e ucciso da Wright".

Weaver professò la sua innocenza e affermò di non essere mai stato nella contea di Placer e di non conoscere Barter. Il caso di Weaver su in un secondo momento archiviato.
L'uomo di legge William Crutcher morì nel 1896.

Così scriveva il "Grass Valley Morning Union", il 17 marzo 1896:

"W.M. Crutcher, Internal Revenue Officer e Tax Collector, è morto nella sua casa di (Auburn il 6 marzo) per un ictus paralizzante che lo aveva colpito due settimane fa. Era stato per tre volte vice dello sceriffo della contea di Placer e mentre ricopriva la carica si distinse come uno di quelli che catturarono e sgominarono la famosa banda di fuorilegge di Rattlesnake Dick. Il signor Crutcher rappresentava la sua contea nella legislatura e serviva anche come sergente d’arme del ramo inferiore di quel corpo... Il defunto era originario del Kentucky, e ci lascia all’età di 67 anni”.

George Johnston ebbe una lunga carriera nel settore minerario. Così riferì il "San Francisco Call" il 31 gennaio 1905:

"Johnston, che è impegnato nel dipartimento minerario della Risdon Iron Works ed è uno dei più anziani minatori del paese, celebra oggi il suo ottantesimo compleanno. Nonostante i suoi anni, il signor Johnston lavora tutto il giorno sei giorni alla settimana ed è più giovane, in termini di energia, di molti uomini della metà dei suoi anni... Dal 1855 al 1861 fu vice dello sceriffo della contea di Placer e uccise il famigerato fuorilegge Rattlesnake Dick ad Auburn”.

John Craig Boggs (1825 – 1909) aveva 53 anni quando fu eletto sceriffo nel 1879. Alla fine si ritirò in un ranch a Newcastle, poche miglia a ovest di Auburn, dove fu entrò nell’Associazione dei Coltivatori di Frutta. Morì nel 1909 all’età di 83 anni. Fu preceduto nella morte nel 1891 dalla figlia di 32 anni, Isabel. Sua moglie, Louisa, morì nel 1898 all’età di 68 anni. Anche suo figlio, John G. Boggs, morì nel 1909, a 48 anni. Bogg si era risposato nel 1899 con Alice, che morì nel 1912. Sono tutti sepolti nel cimitero di Newcastle nella contea di Placer...





Wilson Vieira


N.B. Trovate i link agli altri capitoli della Storia del West nella pagina apposita e in Cronologie & Index!

giovedì 3 giugno 2021

SESSANT'ANNI DAL SESSANTUNO

Diamo i Numeri 67

di Saverio Ceri

Sono passati sessant'anni da quel giugno '61 in cui fece capolino per la prima volta in edicola un personaggio dal bizzarro abbigliamento che si catapultava sui nemici appeso a una liana. Probabilmente neppure Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, si sarebbe mai immaginato che dopo 60 anni ancora si parlasse del quel personaggio; del resto nessuno degli eroi dei comics in voga allora, aveva mai raggiunto un così ragguardevole traguardo - Topolino aveva 33 anni di storia editoriale, Tintin uno di meno, Superman compiva 23 anni, Tex era un tredicenne, solo per citarne alcuni-, e quindi difficilmente l'editore/sceneggiatore meneghino avrebbe potuto prevedere una così longeva carriera per il suo Za-Gor-Te-Nay. E invece dopo oltre 90.000 tavole, dopo oltre 1.800 albi tra inediti e ristampe bonelliane, dopo oltre 500 avventure e il coinvolgimento di 132 autori, siamo qui a parlare dello Spirito con la Scure e a festeggiare il suo incredibile anniversario: 60 anni di ininterrotta presenza in edicola.


In questa aperiodica rubrica ovviamente lo festeggeremo, come prassi,  attraverso le cifre, che già in parte abbiamo anticipato; numeri che servono a dare le proporzioni del successo editoriale oggettivo del personaggio al di là dei gusti personali dei singoli lettori. Se ancora oggi l'editore di via Buonarroti pubblica regolarmente oltre duemila tavole inedite all'anno del personaggio, significa che l'eroe creato da Nolitta e Ferri sessant'anni or sono, ha ancora un discreto numero di estimatori. Sicuramente saranno molti meno degli anni '70, il periodo d'oro dei personaggi bonelliani, ma ancora sufficienti a tenere in vita la serie regolare e tutte le serie parallele a lui dedicate.

Guido Nolitta (Sergio Bonelli) e Gallieno Ferri: i creatori di Zagor tengono fra le mani la prima mitica striscia del 15 giugno 1961.

Come accennavamo poc'anzi la Sergio Bonelli Editore ha pubblicato fino a oggi 1816 albi col marchio di Zagor in copertina, tra questi 1023 di materiale prevalentemente inedito. Nella prima tabella di questa puntata, che vedete qui sotto, travate elencate le varie testate dedicate allo Spirito con la Scure, quanti albi sono usciti per ognuna, la prima e l'ultima uscita della collana. In colore più scuro le collane di materiale completamente o prevalentemente inedito; in colore più chiaro le serie che hanno proposto esclusivamente, o quasi, ristampe. Le pubblicazioni sono divise tra quelle destinate all'edicola e quelle destinate al circuito delle fumetterie e delle librerie, realtà che la Bonelli ha cominciato ad affrontare direttamente solo dall'autunno del 2015, se si eccettua una breve parentesi col marchio Cepim a cavallo tra gli anni '70 e '80. 


La collana più longeva dedicata a Zagor è ovviamente la Zenith, la testata che da 56 anni, a partire dal numero 52 (luglio 1965), lo ospita in maniera regolare, prima con le ristampe delle strisce e poi con storie inedite appositamente realizzate. 
Segue, come numero di uscite, ben 244 albi in oltre 31 anni, la Raccolta della stessa collana, anche se inizialmente gli albi raccolti probabilmente provenivano dalla Ristampa Zagor (quella con la scritta rossa in costolina), e solo successivamente all'esaurirsi di quella testata, e delle sue rese, si passò a ricopertinare le rese della Zenith. 
Seconda come longevità editoriale in realtà è lo Speciale di Zagor, giunto al 33° numero in  33 anni di presenza in edicola. 
Tutto questo solo per rimanere in ambito bonelliano. Fuori dai confini della casa editrice segnaliamo, tra gli altri, i 212 numeri della Collezione Storica a Colori di Repubblica e i 100 numeri (annunciati per il momento) della collana Zagor lo Spirito con la Scure, ancora in corso, in abbinamento con La Gazzetta dello Sport.

Il centesimo albo della Collezione Storica a Colori di Repubblica presenta una cover "variant" rispetto all'originale pubblicata nella collana Zenith. Illustrazione di Gallieno Ferri.

Le tavole inedite pubblicate in questi 60 anni hanno appena superato, con l'albo in edicola, la boa delle 90.000 pagine. Per la precisione siamo a quota 90.063,33; il numero periodico purtroppo ce lo tiriamo dietro dal primo decennio di vita del personaggio, quando i fumetti si pubblicavano a strisce e non a tavole. La collana principale anche in questo caso è la Zenith che ha ospitato oltre 58.000 tavole, seguita dal maxi con oltre 12.000 tavole e solo al terzo posto troviamo le collane (ad oggi sei) che hanno presentato le avventure dell'eroe a strisce, con poco più di 6.300 tavole.

la cover dell'albo del sessantennale è un omaggio di Alessandro Piccinelli alla mitica copertina della prima striscia di Zagor realizzata da Gallieno Ferri. 

Gli sceneggiatori
Sono 52 gli scrittori che hanno realizzato almeno un sceneggiatura di Zagor nei sessant'anni di vita editoriale del personaggio. A questi vanno aggiunte 6 guest-star che hanno realizzato una tavola autoconclusiva (o "vignettona") per la miniserie Cico a Spasso nel tempo e 4 autori di solo soggetti, per un totale di 62 autori. Li trovate tutti nella tabella qui sotto incolonnati per numero di tavole sceneggiate; nelle colonne successive trovate le pagine pubblicate su ognuna delle testate zagoriane: le strisce, le quattro serie storiche più le due recenti; la Zenith, ovvero la collana mensile; gli speciali dedicati a Cico; gli speciali dello Spirito con la Scure; gli Almanacchi dell'Avventura; i Maxi compreso la nuova incarnazione Zagor +; i Giganti compreso le miniserie di Cico a spasso nel tempo, Le origini e le Darkwood Nolvels, che pur in formato più piccolo sono uscite ufficialmente come collana "gigante"; i color; e infine le tavole pubblicate in prima battuta per edizioni da libreria. 

I dati relativi al primo numero de Le Origini li trovate nella colonna delle pubblicazioni da libreria, essendo uscito prima in volume e dopo alcuni mesi in edicola.

Le ultime due colonne della tabella riportano il numero dei soggetti e delle sceneggiature realizzati da ognuno dei 62 autori; in queste troverete, sia per gli sceneggiatori, ma soprattutto per i disegnatori, molti numeri decimali, perché molte avventure sono state realizzate a più mani. Chiaramente ogni autore sente sua una storia anche se ne ha realizzato sola una parte, e quindi potrebbe essere giusto anche assegnare ad ognuno una storia, anziché una frazione di essa. In tal caso Burattini, ad esempio, sarebbe a quota 146, dato che alle 144 storie di cui ha scritto da solo o in coppia la sceneggiatura, aggiunge anche sue soggetti scritti per altri. Nolitta invece è stato coinvolto in 98 storie, considerando anche quelle per le quali ha partecipato al soggetto. Nella colonna dei totali, ma anche in quelle parziali delle varie collane, sono evidenziati con toni di colore più scuri gli autori più prolifici, e con tonalità a scalare quelli sul podio e quelli nella top ten.


Moreno Burattini che contribuisce alla serie di Zagor da trent'anni, è lo scrittore più pubblicato nella storia del personaggio, è l'unico ad aver messo mano a tutte le collane dello Spirito con la Scure, e in maniera abbondante dato che risulta il più prolifico in 7 colonne su 9.
Guido Nolitta, il creatore del personaggio, secondo in graduatoria per numero di tavole sceneggiate, ma sicuramente il primo nei cuori di tutti i fan di Zagor, primeggia ovviamente nella categoria strisce.
Al terzo posto troviamo Marcello Toninelli, traghettatore della serie tra il periodo Nolittiano a quello della coppia Boselli/Burattini. Lo sceneggiatore senese supera lo stesso Mauro Boselli per una cinquantina di tavole. A seguire tutti gli altri, a partire da Jacopo Rauch, quinto nel complesso, ma il più prolifico quando si parla di Zagor Color.  
Moreno Burattini il più prolifico degli scrittori zagoriani, ha dedicato al personaggio anche diversi racconti pubblicati da altri editori. Il volume che stringe tra le mani è la sua autobiografia legata a filo doppio ovviamente con la vicenda editoriale dello Spirito con la Scure

I disegnatori
Gli illustratori chiamati a realizzare le oltre novantamila tavole sono stati 76, tra i nomi in comune con la graduatoria degli scrittori segnaliamo i sei autori della "vignettona" dedicata a Cico, ma soprattutto Gallieno Ferri, ventesimo tra gli sceneggiatori, ma primo per distacco tra i disegnatori, sia come quantità di tavole, sia come preferenza dei lettori.


Con i suoi 55 anni di ininterrotta carriera zagoriana Gallieno Ferri è il disegnatore bonelliano che ha dedicato più pagine a un solo personaggio. L'illustratore di Recco, oltre che primeggiare nella graduatoria complessiva, risulta il più pubblicato sulle strisce, sulla Zenith, ma anche sugli speciali e sui giganti. Solamente Franco Donatelli, secondo in classifica generale, avrebbe potuto battere Ferri sulla collana ammiraglia, ma il destino ha voluto che questo duello all'ultima tavola non si tenesse.

Gallieno Ferri, il disegnatore ligure che ha dedicato quasi tutta la carriera al suo amato Zagor.

Alessandro Chiarolla, grazie alla sua massiccia presenza sulle collane speciali, conquista il podio. Francesco Gamba, quarto in assoluto, è stato il disegnatore più utilizzato sulla collana dedicata a Cico, mentre Raffaele Della Monica, quinto in assoluto, sale sul podio per quanto riguarda la collana Zenith insieme ai Maestri Ferri e Donatelli. Gianni Sedioli, a pari merito col già citato Chiarolla, è il disegnatore più pubblicato sui Maxi. Sui giganti invece e Marco Verni ex-aequo con Ferri ad aver pubblicato più tavole. Un pari merito infine anche per la testata Zagor Color: Bane Kerac e Walter Venturi hanno realizzato un paio di albi a testa.
Tra le curiosità segnaliamo Gramaccioni che pur avendo disegnato quasi 800 tavole zagoriane è praticamente sconosciuto al lettore che compra solo la collana Zenith: tutte le sue vignette sono apparse infatti su albi fuori serie. Nessun autore è stato pubblicato su tutte le testate; Ferri e Verni sono i più "trasversali" della tabella, apparendo in sei colonne su nove.

I copertinisti
Il copertinista per antonomasia è Gallieno Ferri. A mio avviso pochi, forse nessuno, in tutta la casa editrice, ha il senso della copertina come Ferri. Solo un altro Maestro, Claudio Villa, gli si avvicina; non a caso sono tra i più prolifici copertinisti dell'ottantennale storia della casa editrice. E non a caso, quindi, nella tabella qui sotto dedicata ai copertinisti zagoriani troviamo in testa di gran lunga  l'illustratore ligure.


Con la scomparsa del creatore grafico del personaggio, le cover delle serie principali sono state affidate a Alessandro Piccinelli, mentre per le varie miniserie concepite in redazione sono stati scelti altri illustratori come Michele Rubini, già uomo cover per il mercato statunitense, la coppia Verni-Sedioli e Della Monica per le strisce, e Venturi per la miniserie di Cico. A questi si aggiungono altri tre illustratori "ospiti", Di Giandomenico, Mammucari e Villa, chiamati per il momento a illustrare copertine variant o speciali. Da segnalare la presenza di Raffaele Cormio, a cui vengono accreditate due delle 239 cover delle serie storiche a striscia. In totale sono 11 gli illustratori chiamati a disegnare le cover dello Spirito con la Scure. Una ulteriore curiosità numerica: dalla tabella si scopre che le copertine inedite di Zagor pubblicate fin oggi dalla Bonelli sono 1084

L'unica bellissima copertina dedicata da Villa a Zagor - si tratta della prima variant del personaggio

Le storie
Dalle tabelle sopra riportate si evince che le storie zagoriane sono state, compreso il numero del sessantennale attualmente in edicola, 504. La cinquecentesima, come ha fatto notare Burattini nell'introduzione all'albo, è apparsa sul recentissimo Maxi Zagor, o Zagor +, come si chiamerà d'ora in poi. La media pagine per ogni storia è di circa 180 tavole, vale a dire poco meno di una paio d'albi della serie regolare con la foliazione odierna; ma nella storia editoriale del personaggio ci sono storie lunghissime di 5/6 albi e episodi brevi o brevissimi. Nella tabella qui sotto le trovate incolonnate dalla più lunga alla più corta con i loro autori e con gli albi su cui sono apparse. Ve ne risparmiamo 487 indicandovi solo le prime 10 più lunghe e le 7 più corte.

Prende il via da questo albo (Zagor 275 o Zenith 326 se preferite) la più lunga avventura di Zagor. Cover di Gallieno Ferri

L'avventura più lunga porta la firma di Tiziano Sclavi che prima di abbandonare la testata per dedicarsi esclusivamente al suo Dylan Dog, volle lasciare la sua interpretazione della nemesi principale del personaggio: Hellingen.
A proposito di "cattivoni": da notare che le quattro più lunghe sono legate tutte a nemici storici dello Spirito con la Scure; oltre ad Hellingen, protagonista della prima e della quarta avventura, troviamo Kandrax e Mortimer, a pari merito, protagonisti di episodi suddivisi su 5 albi esatti. 
La metà delle storie in top ten vedono coinvolto Nolitta, più a suo agio a scrivere avventure "fiume" rispetto ai suoi successori: tra di loro solo Boselli è riuscito a piazzare due storie nelle top ten. Tra i disegnatori è ancora Ferri a spuntarla su tutti essendo coinvolto in 7 delle 10 avventure più corpose. Lo stesso dicasi per le storie più brevi, dove troviamo i nomi dei creatori del personaggio in 5 avventure su 7.



Sergio Bonelli a lui si devono molte delle storie più lunghe di Zagor... ma anche molte delle più corte!

Una ulteriore curiosità legata alle avventure di Zagor: iniziando spesso anche a metà albo le avventure non sempre hanno il titolo corrispondente a quello che leggiamo in copertina. E' capitato così che, su 504 episodi, alcuni si ritrovassero titoli uguali. E successo solo tre volte, e almeno nell'ultimo dei casi che vedete qui sotto elencati, credo che la somiglianza sia voluta. 



Record di coppia
Se tra gli sceneggiatori abbiamo visto che Burattini è stato coinvolto in 146 storie su 504 e Ferri come disegnatore ha preso parte a 137 storie in totale (compreso quelle a 4 o più mani), non è detto che abbiano lavorato spesso insieme. Scopriamo nella tabella qui sotto le 20 coppie di sceneggiatori/disegnatori che hanno realizzato più tavole e storie di Zagor.


Nolitta-Ferri, i creatori del personaggio, sono di gran lunga la coppia zagoriana più affiatata dato che insieme hanno confezionato quasi 9000 tavole e hanno collaborato in 62 occasioni.
Sempre Nolitta, ma con Donatelli sale sul secondo gradino di questa speciale classifica "di coppia". Solo terzi Burattini e Ferri che pur avendo in comune 27 avventure, non raggiungono la metà delle pagine realizzate dallo stesso Ferri con l'alter ego sceneggiatore di Sergio Bonelli.

La coppia d'oro zagoriana: Guido Nolitta alias Sergio Bonelli (in un ritratto di Villa) e Gallieno Ferri (in uno storico  autoritratto)

Una curiosità: Prisco, rientra a sorpresa nella top ten di questa classifica con solo 5 avventure zagoriane disegnate perché, oltre ad essere avventure molto lunghe (oltre 275 tavole di media),  tutte portano la firma di Burattini.
Burattini del resto occupa dieci dei primi venti posti grazie alla sua prolificità e al fatto che ha collaborato con tantissimi disegnatori. Nella tabella qui sotto trovate la top ten degli sceneggiatori e poi dei disegnatori incolonnati per numero di colleghi con cui hanno lavorato.



Burattini di gran lunga supera tutti gli altri avendo scritto storie per ben 47 disegnatori. La graduatoria ovviamente è "falsata" dai diversi periodi in cui gli autori si sono dedicati a Zagor. Nolitta che all'epoca poteva disporre di pochi disegnatori scriveva bene o male sempre per i soliti illustratori, il che spiega anche la sua presenza nei primi due posti della graduatoria di coppia. Dall'altro lato Altariva, con sole 5 storie all'attivo, entra in top ten perché due di queste avventure sono state affidate a una coppia di disegnatori, facendolo quindi collaborare di fatto con 7 disegnatori, come Toninelli che di storie all'attivo ne ha ben 45.
Tra i disegnatori Ferri, avendo attraversato quasi tutta la storia del personaggio ha collaborato con molti degli scrittori da quelli storici ai più recenti. 

"Sessant'anni e non sentirli" per parafrasare uno storico spot  di un noto olio. Zagor supera la barriera dei sessant'anni di slancio e si proietta verso nuovi traguardi

Chiudiamo con questa graduatoria la 67a puntata di Diamo i  numeri, facendo gli auguri alla redazione di Zagor e alla Bonelli per lo storico traguardo raggiunto; in realtà solo un altro punto di partenza per nuovi obiettivi da centrare nei prossimi anni: il numero 700, tavola 100.000 e poi i... 70 anni! 

Saverio Ceri

N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri.