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venerdì 27 giugno 2014

L'ANGOLO DEL "BONELLIDE" VII - NUVOLETTE IN CANADÀ - LE GIUBBE ROSSE A FUMETTI, SECONDA PARTE: LO HUMOR E DAGLI ANNI '70 A OGGI - PRATT E KEN PARKER!

di Andrea Cantucci


Giubbe Rosse umoristiche

È capitato a molti famosi personaggi comici americani di indossare in qualche storia a fumetti la giubba rossa dei Mounties - da Porky Pig a Donald Duck, dall’attore Bob Hope ai Three Stooges e dall’orso Yogi al grasso viaggiatore del tempo Herbie - ma alcune Giubbe Rosse umoristiche spiccano nettamente sulle altre.


Il Sergente Baldo di Luciano Bottaro (1965)

Dal 1952 le Giubbe Rosse furono protagoniste di un’intera serie comica con Il Sergente Baldo, creato da Luciano Bottaro per le Edizioni Alpe e proseguito poi anche dai disegnatori Guido Scala e Giorgio Rebuffi. Come la gran parte dei fumetti di Bottaro, le brevi storie di Baldo, ambientate nel forte comandato dallo sprovveduto capitano Pied-Arm, erano spesso arricchite dalle fantasiose e paradossali sceneggiature di Carlo Chendi, che ne muoveva da maestro i buffi comprimari. In Italia il sergente Baldo uscì per più di vent’anni su Tiramolla, ma ebbe successo soprattutto in Francia, dove dal 1959 apparve sull’albo Monty pubblicato dalla Sagédition di Parigi, che conteneva la versione in francese del Sergente Preston e di vari eroi western.
Mentre il Baldo di Bottaro era un bonario personaggio per ragazzi, fu ben più feroce la satira sulle Giubbe Rosse che nel 1953 realizzarono Harvey Kurtzman e John Severin, nell’episodio di Mad n°5 intitolato Miltie of the Mounties, che prendeva in giro in particolare i film di Renfrew of the Royal Mounted. Alla fine l’arrogante giubba rossa Miltie non riusciva a prendere il suo uomo, perché quello che inseguiva… non era un uomo.

Pendergast, da Lucky Luke n. 22 (1962) di Morris e Dupuis

Un’altra spassosa caricatura di una giubba rossa canadese di tipico stampo britannico è stata il caporale Pendergast, apparso nel ventiduesimo episodio del pistolero Lucky Luke di Morris, che fu pubblicato in volume nel 1962 dall’editrice belga Dupuis col titolo Les Dalton dans le Blizzard (I Dalton nella Tormenta).
In questa storia esilarante, come tutte quelle sceneggiate dal grande Renée Goscinny, i quattro ingenui criminali evadono come sempre e si rifugiano in Canada pensando di sfuggire all’arresto, ma naturalmente hanno fatto i conti senza Lucky Luke e il caporale Pendergast, che uniscono le forze contro di loro. Agendo con tipica flemma anglosassone, Pendergast è abituato a mettere a posto le cose in modo fermo ma educato, senza neanche usare le armi. Avrebbe forse incontrato qualche difficoltà in più se avesse arrestato da solo i fratelli Dalton, assai meno disciplinati della pur turbolenta popolazione canadese, che, appena la giubba rossa alza la voce, cessa ogni schiamazzo e china la testa, eseguendo i suoi ordini senza fiatare.
Sempre negli anni ’60, il cartoonist Paul Murry inseriva spesso Mickey Mouse (Topolino) in ambientazioni del passato e in qualche episodio gli fece vivere anche delle avventure con indosso la giubba rossa del mountie. Nel 1968 ci fu anche una storia italiana con Topolino e Pippo in versione Giubbe Rosse - Topolino e i ladri di pellicce - che uscì sul n. 641 del settimanale di Mondadori coi disegni di un giovane Massimo De Vita.
De Vita all’epoca imitava lo stile del Mickey Mouse statunitense: infatti il capitano delle Giubbe Rosse che si vede all’inizio dell’episodio ha la stessa fisionomia del sergente della Polizia canadese visto nella storia di Paul Murry Topolino e il divoratore di pelli, uscita in Italia alla fine dell’anno seguente, sul n. 733 del settimanale.


Topolino e i ladri di pellicce nella ristampa degli Albi della Rosa

Dal 1961 al 1963, tra le parodie ospitate nel Rocky and Bullwinkle Show della NBC, apparve un’intera serie a cartoni animati, in trentotto episodi, su una giubba rossa canadese, Dudley Do-Right of the Mounties, creata da Alex Anderson, Chris Hayward e Allan Burns, da cui nel 1970 l’editrice Charlton trasse una serie a fumetti.
Dudley Do-Right, come tutti i Mounties cerca costantemente di “prendere il suo uomo”, cioè il suo acerrimo nemico Snidely Whiplash, ma se lo cattura è per pura fortuna, o soltanto grazie al suo cavallo. L’eroina femminile, Nell Fenwick, è la tipica figlia dell’ispettore capo che si caccia di continuo in situazioni pericolose per poi essere salvata. Il principale tormentone della serie sta nel fatto che Nell è del tutto inconsapevole dell’interesse di Dudley per lei e riversa invece il proprio affetto sul ben più eroico cavallo della giubba rossa.
Nel 1999 ne fu tratto anche un film dal vero, che però fu un fiasco totale, sia di critiche che di pubblico. Ha avuto invece un certo successo la serie di telefilm Due South (Direzione Sud), trasmessa con un altro titolo anche in Italia, che non ha niente a che fare col cartone, ma in cui il nome della giubba rossa protagonista, Benton Fraser, i cui modi cortesi creano un divertente contrasto di fronte alla violenza dei criminali, è certo un omaggio all’attore Brendan Fraser, che interpretava il ruolo di Dudley Do-Right in quello sfortunato film. 


Dudley Do-Right. Charlton Comics, 1970
 

Alla Corsa all’Oro nel Klondike, all’estremità occidentale del Canada, partecipò, al pari dei personaggi di Jack London, anche un giovane Paperon De’ Paperoni, all’epoca in cui iniziava ad accumulare la sua immensa fortuna. Due ufficiali delle Giubbe Rosse realmente esistiti, come il colonnello Sam Steele e l’ispettore Scarth, poterono così apparire, nel 1995, in uno dei tanti episodi di Don Rosa dedicati al suo avventuroso passato, Cuori dello Yukon, uscito in Italia sul n. 118 del mensile Zio Paperone nel 1999. La caricatura che l’autore fa dei due personaggi, basandosi su veri elementi storici, è come sempre esilarante. Mentre l’azzimato Scarth cerca di soffiare a Paperone la concessione della sua miniera, il duro e impettito colonnello Steele, assistito da Jack London che ne trascrive i discorsi, tenta inutilmente di arrestare l’allora giovane papero per degli incredibili disordini che avrebbe provocato nella città di Dawson, i cui abitanti in preda alla fame divorano qualunque cosa. La gag più divertente della storia è però l’impeccabile divisa di Steele che da buona giubba rossa non si sporca e non si sgualcisce, neanche cadendo nel fango o stando in mezzo a un’esplosione.
Tra le ultime Giubbe Rosse a fumetti troviamo poi la bizzarra serie di fantascienza Space Mounties (Giubbe Rosse Spaziali) di Veys e Guilhem, edita in Francia dalla Dargaud-Lombard tra il 2001 e il 2004, in cui dei poliziotti a cavallo canadesi, disegnati con lo stile da cartoon tipico della scuola belga, viaggiano su altri pianeti, trovandosi così a cavalcare delle creature e delle macchine decisamente un po’ più strane del solito.


Anni ’70: Superagenti canadesi e amici dei lupi

Nei tempi antichi (…)
un uomo poteva diventare un animale se lo desiderava
e un animale un essere umano.
Tutti parlavano lo stesso linguaggio.
Leggenda eschimese

Un altro personaggio canadese dei fumetti diventato sempre più famoso in questi ultimi anni, che pur non avendo molto altro in comune con le Giubbe Rosse merita di essere citato, è il supereroe Wolverine. 


Wolverine della Marvel

 
Il termine in italiano si traduce Volverina o Ghiottone. Indica un animale da preda della famiglia dei mustelidi caratteristico delle regioni artiche del Nord-America e ferocissimo, nonostante sia di taglia limitata e tozza; un soprannome quindi particolarmente adatto al mutante canadese Logan, di bassa statura ma con sensi animaleschi e grossi artigli retrattili come quelli di una belva. Wolverine, oltre a questi innegabili elementi selvaggi, ha però anche qualcosa del meticoloso e inflessibile mountie canadese, che ostinatamente continua a seguire la propria pista, senza mai rinunciare alla preda, finché non riesce a “prendere il suo uomo”.
Wolverine esordì nel 1974 sul n. 181 dell’albo di Hulk, in una storia del golia verde ambientata in Canada che era stata scritta da Len Wein e disegnata da Herb Trimpe. In quell’occasione la Marvel Comics lo presentò erroneamente come “il primo e più grande supereroe canadese”, mentre in realtà vari supereroi canadesi prodotti localmente erano già esistiti negli anni Quaranta. In effetti il primo autentico supereroe del Canada era stato Iron Man di Vernon Miller, apparso oltre vent’anni prima dell’omonimo personaggio Marvel, su Better Comics n. 1 del 1941 - che tra l’altro fu anche il primo albo canadese a pubblicare fumetti inediti.
Nel 1975 Wolverine si unì agli X-Men e all’interno della stessa serie lo scrittore inglese Chris Claremont e il disegnatore anglo-canadese John Byrne crearono nel 1979 un intero gruppo di supereroi canadesi, Alpha Flight (Stormo Alfa), il cui nome poteva anche ricordare il titolo del film del 1940 Yukon Flight, col sergente Douglas Renfrew delle Giubbe Rosse. Anche Alpha Flight all’inizio era finanziato e controllato dal governo del Canada, un po’ come dei superagenti senza giubba rossa e senza cavallo, e dal 1983 ebbe la sua testata, inizialmente scritta e disegnata dallo stesso Byrne. Wolverine invece fu protagonista di una prima miniserie, realizzata da Chris Claremont e Frank Miller, nel 1982 e poi titolare di una serie regolare dal 1988.
Un’altra cosa che Wolverine ha in comune con alcune delle Giubbe Rosse dei fumetti è quella di aver fatto selvaggiamente amicizia in gioventù con un branco di lupi, di cui praticamente divenne il capo-branco, come raccontato nella storia delle sue origini realizzata da Paul Jenkins e Andy Kubert tra il 2001 e il 2002. 

Canada Joe. Lanciostory, Eura, 1977
 

Anche due Giubbe Rosse canadesi degli anni ’70 hanno infatti avuto un rapporto molto particolare con i lupi.
La tradizionale e realistica giubba rossa Canada Joe, creata dagli argentini Eugenio Zappietro (in arte Ray Collins) e Carlos Enrique Vogt e pubblicata in Italia dall’Editoriale Eura sulla rivista Lanciostory, era il capitano della Polizia a cavallo Gary Bow, che in compagnia di un lupo chiamato Amico (come quello di King) vagava privo di memoria per le foreste del Canada del 1898, dopo essere stato ferito e dato per morto.
Sul settimanale cattolico Il Giornalino esordì invece, nel 1977, il personaggio di Piuma Rossa, una giovane giubba rossa canadese creata da Mario Basari e Luigi Sorgini. Figlio di un bianco e di un’indiana e rimasto orfano, l’eroe della serie aveva come padri adottivi un sergente della Polizia a cavallo e un sakem dei Piedi Neri, che lo avevano allevato. Meglio di altri, poteva quindi proporsi come un ideale tramite tra i due popoli.
Ancora più romantico dei personaggi simili che lo hanno preceduto, Piuma Rossa portava quasi alle estreme conseguenze il rapporto che ha sempre legato gli eroi dalla giubba rossa agli animali. Già il sergente King e Canada Joe avevano un lupo per amico (di nome e di fatto), mentre Jim Canada chiamava Pal (Amico) il suo cavallo, ma Piuma Rossa, essendo in parte indiano, oltre a parlare al suo cavallo era amico di tutti gli animali e in particolare di un lupo con cui era cresciuto e del suo branco, che lo aiutava quand’era in difficoltà.

Piuma Rossa, pubblicato sul Gornalino delle Edizioni Paoline dal 1977.


Anni ’80 e ’90: Eroi in fuga e in crisi

Molto meno buonista e più problematico e violento, nei suoi moti di ribellione verso la società e le usanze imposte dai bianchi, fu un altro mezzosangue dalla giubba rossa creato da Hugo Pratt per il libro della Cepim del 1980 L’Uomo del Grande Nord. Pratt lo definì “un meticcio folle che dopotutto non era folle per niente”.
Il protagonista era nato da un’indiana Mohawk e dal nipote di Louis Riel, colui che guidò la rivolta anti-britannica del 1885 per poi essere impiccato. Ciò giustificava il risentimento che guidava il suo pronipote Joseph Montour Riel, detto Gesuita Joe, in una lotta solitaria contro tutto e tutti, alternando a modo suo atti di vendetta e di giustizia, dopo aver indossato abusivamente una giubba rossa della Polizia a cavallo.
L’Uomo del Grande Nord, conclusosi in modo enigmatico, proseguì a puntate nel 1984, col titolo Gesuita Joe, sui primi numeri della rivista Comic Art. In occasione poi di una versione cinematografica di produzione franco-canadese, il regista Olivier Austin chiese a Pratt delle aggiunte alla storia in forma di story board, che furono inserite in una nuova edizione della storia originale, uscita a puntate nel 1991 sulla rivista Corto Maltese e raccolta l’anno seguente nel volume della Milano Libri Jesuit Joe, che riprendeva il titolo del film.

L'Uomo del Grande Nord di Hugo Pratt. Collana CEPIM Un Uomo Un'Avventura, 1980.

Un Canada ancora privo di Giubbe Rosse è invece quello in cui si svolge buona parte della saga Les Pionniers du Nouveau Monde (I Pionieri del Nuovo Mondo) di Jean-François Charles, pubblicata in Francia sugli album della Glénat dal 1982 e in seguito edita anche da noi - prima dalla Glénat Italia e ora dall’Editoriale Cosmo. In vari episodi ambientati tra il 1755 e il 1761, a seguito della guerra anglo-francese che vide prevalere la Gran Bretagna, alcuni esuli della Nuova Francia si rifugiano nei territori inesplorati di un Canada ancora selvaggio, vivendo varie complesse avventure tra la zona dei Grandi Laghi e la regione del Saskatchewan.
Dagli USA anche Ken Parker, accusato di omicidio, si rifugiò in Canada nella storia Un Alito di Ghiaccio, uscita a puntate nel 1987 sulla rivista Comic Art. E’ là che si svolsero quindi le sue storie successive, in cui è ancora costretto a spostarsi continuamente, a partire dal primo numero della testata Ken Parker Magazine del 1992.
Inevitabilmente, già nel numero due della rivista, Ken incontra una giubba rossa, il sergente Paul Brady, e i due si salvano reciprocamente la vita, per poi affrontare insieme, dal numero tre, l’avventura intitolata Ore d’Angoscia, contro una cacciatrice di taglie e dei rapinatori di treni. Qui, in una delle elaborate e impeccabili trame tipiche di Giancarlo Berardi, si delineano il carattere e le capacità da perfetto rappresentante della Polizia a cavallo del sergente Brady, che salva Ken ancora una volta da una brutta e pericolosa situazione.


Ken Parker Magazine n. 4 - Parker Editore, 1992. Disegno di Milazzo

Veniamo infine alla serie di Rodolphe e Leo, che in Francia esordì nel 1991 e che è stata già pubblicata in Italia dalla Comic Art negli anni ’90, in una versione in grande formato e a colori analoga a quella originale. Il protagonista è il sergente delle Giubbe Rosse Philipp Trent, accompagnato da un fedele cane senza nome che lui chiama semplicemente Cane, un po’ come Dudley Do-Right che chiamava Cavallo il suo cavallo.
Le storie sono chiaramente ambientate sul finire dell’800, in un anno imprecisato, ma di certo successivo al 1880. Vi è descritto un Canada che è ancora abbastanza violento e selvaggio, in cui gli autori inseriscono però anche alcuni elementi decisamente poetici, come l’impossibile storia d’amore tra la giubba rossa e la sorella dell’uomo che sta inseguendo, o il giovane fuorilegge vagamente contestatore che è appassionato dei versi di Rimbaud, a tal punto da lasciarsi dietro una traccia trascrivendoli quasi su ogni muro che incontra.
Lo stesso contrasto si riflette anche nei bei disegni di Leo, che riesce a rappresentare anche le scene più drammatiche con un realismo particolarmente delicato ed elegante. Quando questo accade nell’opera di un artista, le immagini diventano qualcosa di più di ciò che rappresentano, non solo un ammirevole esercizio di stile, ma anche un modo per renderci capaci di vedere l’intrinseca bellezza insita in qualsiasi evento, perfino in quelli più spiacevoli o terribili. Benché le storie trattino di crimini e di punizioni, gli autori, sia coi testi che coi disegni, sembrano così invitare i lettori a osservare gli eventi con uno sguardo tanto innocente quanto consapevole, senza giudicare né giustificare la presunta colpevolezza dell’uno o l’evidente delitto dell’altro.


Sulla vita e sul passato di Trent non sappiamo praticamente nulla, se non quello che di volta in volta viene rivelato da brevi flashback relativi ai suoi ricordi. Ciò che quest’ennesima giubba rossa sembra incarnare è, da una parte, il classico prototipo del poliziotto a cavallo dedito al proprio dovere e che supera ogni ostacolo per catturare il ricercato di turno, ma dall’altra anche un uomo silenzioso, riservato e a suo modo sensibile e sognatore, che a volte arriva a nutrire dei dubbi sull’opportunità delle stesse missioni che deve eseguire, come quando certi “onesti” cittadini si rivelano assai più spietati e feroci di uno dei criminali che insegue.
In questa edizione economica, le copertine originali sono inserite prima di ogni storia come illustrazioni a tutta pagina, mentre le copertine vere e proprie sono tratte da quelle della ristampa Trent l’Intégrale e contengono delle immagini del protagonista immerso nell’affascinante vastità dei paesaggi del suo paese.
Con l’ottima scelta di questa bella miniserie targata Dargaud, anche la RW Edizioni, come già l’Aurea, inizia a fare un po’ di concorrenza, nel campo dei albi economici francofoni, alla più specializzata Editoriale Cosmo.


Trent n. 1 di 4 - RW Edizioni, 2014

Lineachiara Bedé dal n°1 al n°4
TRENT
Testi: Rodolphe
Disegni: Leo
Formato: 96 pag. in b/n
Periodicità: mensile
Editore: RW Edizioni
Date di uscita: da Maggio ad Agosto 2014
Prezzo: € 2,90 ad albo


Trent n. 3 - Dargaud, 1993

Edizione originale francese
TRENT
Serie di 8 album
Editore: Dargaud
Formato: 48 pag. a colori
1 – L’Homme Mort (1991)
2 - Le Kid (1992)
3 - Quand s’Allument les Lampes… (1993)
4 – La Vallée de la Peur (1995)
5 - Wild Bill (1996)
6 – Le Pays sans Soleil (1998)
7 - Miss (1999)
8 - Petit Trent (2000)
(negli ultimi due i colori sono di Marie-Paule Alluard)


(fine 2a e ultima parte)


Andrea Cantucci


N.B. trovate i link agli altri articoli della sere L'Angolo del "Bonellide" sulla pagina delle Cronologie e index

domenica 18 novembre 2012

THE TUSCAN BUNCH STRIKES BACK! "I DISNEY ITALIANI" DELLA NPE

di Francesco Manetti


Difficile, se non impossibile, fare una storia sintetica e allo stesso tempo esaustiva dei lavori firmati in proprio o in gruppo dal Tuscan Bunch... Come anticipato in Collaborare a Dime Web stavolta esuliamo dall'ambito bonelliano, anche se...



Da sinistra a destra Leonardo Gori, Alberto Becattini e Luca Boschi (tre quarti del Quartetto Toscano) presentano a Prato (domenica 16 settembre 2012) la loro ultima fatica: I Disney Italiani della NPE (foto di Manetti).



Innanzitutto: cos'è il Tuscan Bunch? Credo che il nome (il Mucchio Toscano, presumibilmente con un riferimento al film western Il Mucchio Selvaggio diretto nel 1969 da Sam Peckinpah) nasca dalla firma collettiva che i quattro più grandi saggisti italiani (e non solo!) del fumetto disneyano usarono allorquando nel 1989 (o agli inizi dell'anno successivo) scrissero a Carl Barks per avere una prefazione al volume I Disney Italiani che sarebbe stato pubblicato da Granata Press nell'ottobre 1990. Si tratta - in ordine alfabetico - di Alberto Becattini, Luca Boschi, Leonardo Gori e Andrea Sani, tre autori fiorentini e uno pistoiese che oggi preferiscono definirsi Quartetto Toscano. Insieme o da soli (o a coppie o a triplette sparse) i magnifici quattro sono tra l'altro stati - a partire dagli anni Settanta - chiave di volta di Exploit Comics e del GAF, colonna portante di Funnies, ossatura di Glamour, nerbo di Collezionare e Dime Press, membri di Immagine per Lucca Comics ed Expocartoon, prestigiose firme della Comic Art, esperti e storici assoluto per la Walt Disney Italia, collaboratori di collane a riviste americane, disegnatori, traduttori, articolisti, saggisti, scrittori e infine blogger!
Andando a ritroso nel tempo a pescare nel mare magnum di libri, fumetti, riviste, fanzine, giornali, enciclopedie marchiati BBGS prendiamo dunque come paradigma quattro volumi ispirati alla vastissima produzione disneyana tricolore e uno dedicato alla vita del grande papà Walt. Uno di questi è del novembre 2012; gli altri sono usciti a cavallo fra gli anni Ottanta e i Novanta.


Il cofanetto della NPE con I Disney Italiani, in due corposi volumi rilegati. NPE, 2012


2012: I Disney Italiani di Nicola Pesce Editore

Presentato in anteprima al Salone di Lucca esce finalmente a metà novembre 2012 il lussuoso cofanetto in due volumi cartonati I Disney Italiani licenziato da Nicola Pesce, un editore che negli ultimi tempi si sta dimostrato fra i più vivaci nel settore del criticism sul comic. Per approfondire il discorso potete leggere, per esempio, il nostro lungo post-recensione su Eccetto Topolino, il libro della NPE datato 2011 nel quale viene raccontato, con impressionante mole documentativa, il tormentato rapporto tra giornali a fumetti e regime fascista negli anni Trenta; uno degli argomenti principali del tomo (firmato Gori, Gadducci e Lama),  ovvero "l'avventuroso" percorso della fiorentina Nerbini, che per prima portò Topolino in Italia allo scadere del 1932, si interseca infatti con l'inizio del libro I Disney Italiani, laddove si analizza la nascita di una nostra peculiare scuola di sceneggiatori e disegnatori che si cimentano con gli animali antropomorfi ideati in California. Ecco un esempio del perché abbiamo detto "anche se..." poco sopra: Pedrocchi, uno dei primi Disney italiani, avevo lavorato a stretto contatto con Gianluigi Bonelli sull'Audace. Il primo volume che compone l'opera si articola in tre parti. La prima è essenzialmente storica: si ripercorre con estrema fedeltà cronologica la storia dell'editoria disneyana tricolore, dalle origini nerbiniane fino alle più recenti sperimentazioni del XXI secolo. Nella seconda parte si analizzano le vicende artistiche dei più grandi autori disneyani italiani, con un occhio particolare agli sceneggiatori. La terza parte, infine, è dedicata alle "grandi trovate" dei Disney italiani, cioè a quelle idee originalissime che hanno attirato l'attenzione del mondo: le Grandi Parodie, le saghe come Storia e Gloria della Dinastia dei Paperi e Operazione Quack, le incursioni nella storia, etc.


Dal blog curato da Leonardo Gori ecco immortalato Andrea Sani mentre firma una copia del libro I Disney Italiani. Seduto vediamo Alberto Becattini (Lucca, novembre 2012).



Il secondo volume è dedicato alle appendici ed è opera del solo Alberto Becattini, che nei decenni ha costruito un gigantesco archivio ragionato sulla produzione disneyana mondiale; ecco dunque le schede bio-bibliografiche di tutti gli autori disneyani italiani (da Francesca Agrati a Giuseppe Zironi), l'elenco di tutti i personaggi disneyani italiani, con relativo autore e prima apparizione (da Abraham L. Wisecube a Zotham) e una lista di tecnici e saggisti (da Katia Albini a Umberto V. Ziveri, passando anche dal sottoscritto, nominato in virtù degli apparati critici scritti fra la seconda metà degli anni Novanta e i primi del 2000 per alcune pubblicazioni amatoriali, dedicate a Barks e a Gottfredson, edite da Comic Art e da Epierre). Essendo il tutto aggiornato al 2012, I Disney Italiani della NPE possono anche essere considerati un'edizione celebrativa degli 80 anni di presenza editoriale disneyana nello Stivale.


1993: Topolino 60 anni insieme della Electa

Alla fine del 1993, in occasione del primo sessantennio di Topolino in Italia ("importato" inizialmente da Nerbini il 31 dicembre 1932 e poi passato a Mondadori nel 1935) e in concomitanza di una prestigiosa mostra disneyana all'EUR di Roma (esposizione che verrà poi ripetuta a Firenze nel marzo 1994, quando debuttò nelle edicole il n. 2000 di Topolino libretto), uscì per i tipi della editirice di libri d'arte Electa il volume Topolino 60 anni insieme. Il tomo è in realtà un'opera "corale", ma si fa sentire fortissima l'impronta del Quartetto Toscano, soprattutto nei capitoli dedicati al fumetto (Becattini, Boschi e Sani) e al collezionismo (Gori) e negli apparati tecnici (ancora Becattini). Un altro dei punti di forza del volume della Electa è l'apparato iconografico, con documenti rari e inediti (per es. una lettera scritta da Walt Disney ad Arnoldo Mondadori nel 1966, tre settimane prima della morte) e una messe infinita di illustrazioni a colori.



La cover di Topolino 60 anni insieme della Electa (1993)



Invito all'anteprima (riservata alla stampa) della tappa fiorentina (marzo 1994) della mostra Topolino 60 anni insieme, esposizione della quale il volume della Electa fu pensato come catalogo.




1992: Walt Disney nei Paralleli della Domus

Più legato al Tuscan Bunch è Walt Disney, n. 6 (aprile 1992) della collana Paralleli, un bimestrale edito dalla Domus (specializzata in monografie turistico/geografiche) dedicato alle biografie dei grandi personaggi della storia. La serie terminò al n. 12. La storia di Disney è ripercorsa attraverso le opere sue e del suo imponente esercito di collaboratori: dagli anni Venti (i Laugh-o-Grams e le Alice's Comedies, Oswald the Lucky Rabbit e Mickey Mouse) fino ai primi Novanta, quando si commemorava il 25esimo anniversario della scomparsa. La gran parte del volume è riservata al cinema e ai parchi tematici, trattandosi di un'opera dedicata a Walt Disney, che si occupò solo in maneria accessoria dei comic, distribuiti nel mondo dal KFS (strisce giornaliere e tavole domenicali, dove furoreggiò Floyd Gottfredson) e pubblicati in albi mensili da case editrice licenziatarie della WDP (è qui che si sviluppa il genio di Carl Barks). Ma una corposa sezione è comunque dedicata al fumetto, made in USA e fatto in Italia.


Copertina di Paralleli Walt Disney. Editoriale Domus (aprile 1992).



Firenze, Hotel Baglioni, 1992. Il Quartetto Toscano presenta Paralleli Walt Disney. In piedi vediamo Luca Boschi (che ha appena disegnato un Topolino); seduti, da sinistra a destra, Luciano Bottaro, Leonardo Gori, Andrea Sani e Alberto Becattini (foto di Burattini? o Manetti?)

Firenze, Hotel Baglioni, 1992. Presentazione di Paralleli Walt Disney. In piedi, da sinistra a destra: Andrea Sani, Leonardo Gori e Luca Boschi. Accucciato: Alberto Becattini. (foto di Burattini? o Manetti?)

Comunicato stampa della Domus in occasione dell'uscita di Paralleli Walt Disney e della concomitante presentazione fiorentina (1992).



1990: I Disney Italiani della Granata Press

Il cofanetto della NPE è la seconda edizione - non solo rivista, corretta e aggiornata, ma addirittura completamente riscritta (come ci ha confermato lo stesso Becattini raggiunto per telefono) - di un volume licenziato nel 1990 dalla casa editrice bolognese Granata Press di Bernardi. Il volume Granata non può però essere considerato una semplice versione ridotta e "bambina" dell'edizione NPE. Si tratta, come dicevamo, di qualcosa di diverso, almeno parzialmente. Su Granata la storia delle pubblicazioni e delle realizzazioni originali disneyane italiane viene raccontata attraverso i grandi autori, con molta attenzione ai disegnatori: è come se le prime due parti del primo volume NPE fossero fuse insieme. Inoltre, nelle appendici di Becattini sulla versione Granata, viene riservato molto più spazio ai personaggi d'invenzione rispetto a quella targata NPE, con la compilazione di ben 46 schede a loro dedicate. Le due opere - quella del 1990 e quella di 22 anni dopo - sono dunque complementari. Non occorre però sottolineare l'estrema e principale importanza dell'uscita del 2012, arrivando quella bolognese a coprire l'argomento "soltanto" fino al 1989, quando la distanza dal debutto di Nerbini era di "appena" 57 anni!


Copertina del libro I Disney Italiani. Granata Press, 1990

Frontespizio personalizzato del volume I Disney Italiani di Granata Press. Nella "colonna" sinistra, dall'alto in basso: autografo di Romano Scarpa con Brigitta; autografo di Carlo Chendi; autografo di Alberto Becattini con motto crumbiano; autografo di Luca Boschi con Lupo Norberto. Nella "colonna" destra, dall'alto in basso: autografo di Leonardo Gori; autografo di Giovan Battista Carpi con Paperinik; autografo di Andrea Sani. Lucca, 3 novembre 1992.



1988: Romano Scarpa di Alessandro Distribuzioni

Chiudiamo questo breve excursus editoriale sull'opera del Quartetto Toscano con Romano Scarpa, libro pubblicato da Alessandro Distribuzioni nel dicembre 1988 e frutto di una straordinaria elaborazione e di un significativo ampliamento e aggiornamento di un saggio uscito sei anni prima sulla rivista Exploit Comics. Becattini, Boschi, Gori e Sani ripercorrono la carriera di quello che fu uno dei massimi esponenti dei Disney italiani (insieme a Carpi, Cavazzano, Bottaro, Chendi, etc.). Scarpa non fu soltanto un eccellente disegnatore (e animatore) ma anche un valente sceneggiatore, capace di creare nella sue avventure profondi intrecci narrativi e soluzioni dell'intreccio perfettamente logiche e coerenti, con forti dosi di pathos allorquando si cimentava con una delle sue amate storie "gialle". Come in tutti i lavori firmati dal Tuscan Bunch, anche in Romano Scarpa, la quantità di documentazione inedita (o comunque rara) è rimarchevole. Da sottolineare infine la presentazione di Antonio Faeti.


Francesco Manetti



Copertina di Romano Scarpa. Alessandro Distribuzioni, 1988

 

P.S. Parlano di questo articolo anche su Papersera!

N.B. trovate i link agli altri interventi extrabonenelliani su Cronologie e index!