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sabato 25 febbraio 2017

DIME WEB INTERVISTA RICCARDO SECCHI (LE INTERVISTE XXXVIII)!

a cura di Francesco Manetti

Come forse avete qui letto, sono rimasto piacevolmente colpito dalla lettura dei Nathan Never 305 e 306 sceneggiati da Riccardo Secchi (classe 1962), e ho subito pensato di contattarlo per porgli sei delle mie ormai consuete "domande lampo", spunti di riflessione con i quali "torturo" gli intervistati nella mia veste di vice Frank Wool! Conosco Riccardo da decine di anni, da quando (a cavallo fra gli Ottanta e i Novanta) noi dello staff di "Collezionare" (il sottoscritto, con Burattini, Ceri e Monti) collaboravamo in massa a "Bhang", prestigiosa rivista-contenitore edita dalla milanese MBP di suo padre Luciano Secchi (alias Max Bunker, che viene qui ricordato). È stata questa dunque per me l'occasione non solo di ritrovare un vecchio amico, ma di incontrare per così dire professionalmente uno scrittore d'eccellenza! (f.m.)


Lo scrittore Riccardo Secchi!


DIME PRESS - Riccardo Secchi prima di Nathan Never e oltre Nathan Never

RICCARDO SECCHI - Prima di Nathan Never c’è Gabriel, la suora supereroina che vide luce nel 1994 per i disegni di Alessio Beccati. La prima miniserie la autoprodussi investendo i miei piccoli risparmi, e fu fortunata, anche solo per il fatto che mi permise di propormi professionalmente come autore. Mi fa molto piacere che l’Editoriale Cosmo abbia deciso di ristamparla in un unico volume (in edicola e fumetterie dal 16 marzo), credo sia un personaggio che ha ancora qualcosa da dire. 
Oltre a Nathan Never c’è molto altro, prima di tutto Topolino. Se Nathan Never è stato il personaggio che ha iniziato a darmi uno status come sceneggiatore, è altrettanto vero che scrivere Disney ha contribuito in modo determinante a stabilizzarlo. Oltre con l’inevitabile incontro da bambino con i personaggi Disney attraverso il settimanale Topolino e i vari cartoni, avevo letto parecchio Barks e Gottfredson da giovanotto (avevo le ristampe del Topolino d’Oro e la ristampa in bianco e nero di Barks, dell’Anafi mi pare) così quando ebbi la possibilità di proporre delle storie mi sentivo piuttosto tranquillo, per lo meno nelle basi. Non fu facile all’inizio, ricordo che ci misi un po’ a farmi accettare un soggetto. Quella disneyana è una specializzazione di scrittura particolare, che si sarebbe tentati di liquidare come semplice visto che nella percezione media è destinato a un pubblico molto giovane. Non è così, anzi. Il target nella realtà è molto allungato, e il tentativo è sempre di offrire storie stratificate, leggibili e divertenti per i lettori più piccoli, ma anche capaci di intrattenere e di avere significato per quelli più adulti.


Gabriel n. 0


Oltre c’è anche Dylan Dog, di cui la mia prima storia per la serie regolare è in imminente uscita (28 febbraio). Ho scritto anche un Old Boy e mi auguro che la mia collaborazione possa proseguire con altre storie.
Oltre Nathan Never c’è infine l’insegnamento. Da diverso tempo tengo corsi di scrittura e sceneggiatura, ho insegnato alla Scuola di Fumetto di Milano, poi alla Accademia Disney e da qualche anno tengo un corso sullo storytelling e i principi generali della narrazione per un numero ristretto di allievi (massimo 8 alla volta). Diversi di loro oggi sono professionisti della scrittura o lavorano come editor a vario livello, cosa che mi rende molto contento.


Dylan Dog n. 366, febbraio 2017: il primo della serie regolare sceneggiato da Riccardo Secchi
 

DP - Riccardo Secchi e Nathan Never

RS - Non l’ho mai nascosto, Nathan Never era l’unico personaggio Bonelli che seguivo con costanza come lettore. Ne ho sempre apprezzato la psicologia sfaccettata, complessa, contraddittoria, piuttosto insolita per una tradizione di fumetti d’avventura in cui i personaggi principali, e non solo, tendono a essere monolitici. È questo un aspetto sostanziale, che ha come conseguenza la possibilità di raccontare storie diverse, in cui il bene e il male sono sfumati, a volte indistinguibili anche per Nathan stesso. Si poteva cercare di proporre storie più realistiche, e quello del realismo, legato a un approfondimento psicologico dei personaggi, è da sempre un approccio narrativo che apprezzo, anche da semplice lettore o spettatore. 
Sono contento delle storie che ho realizzato, e ci tengo a ringraziare Antonio Serra, curatore storico della testata e colui che mi fece entrare in squadra, per avermi sempre dato piena libertà nella scrittura e per avere cercato di ricreare una situazione di lavoro adatta ad esprimersi in serenità. Lo ringrazio anche per avermi affidato storie importanti, legate alla continuity della serie, spesso relative al passato dei personaggi, cercando di valorizzare quindi le mie inclinazioni.


Nathan Never n. 81, febbraio 1998: il primo sceneggiato da Riccardo Secchi
 

DP - Riccardo Secchi e la fantascienza

RS - No, non sono un malato di fantascienza, non ho la casa piena di Urania, o gli hd pieni di film sf bizzarri e di ogni epoca. Per essere chiaro, non amo Star Wars, Star Trek, Spazio 1999… da ragazzino vedevo però UFO, la serie inglese. Ho fatto certamente i miei incontri significativi che sono quelli inevitabili forse: 2001 di Kubrick, Blade Runner, scritto da un degli sceneggiatori che preferisco, David Webb People, che tra l’altro ha sceneggiato The Unforgiven, uno dei miei film prediletti. Per la parte scritta e a sé stante soprattutto Dick e Gibson (quello dei racconti più che quello dei romanzi), ma ci metto anche Burroughs che ha influenzato i sopracitati non solo stilisticamente, Gibson soprattutto, ma anche come visione tragicamente distopica, almeno a livello psicologico/personale. Per questo ho apprezzato la serie inglese Black Mirror, che per altro contiene nel titolo ciò che trovo interessante nella fantascienza, cioè il fatto di raccontare il contemporaneo. L’ultimo film che ho apprezzato, trovandolo davvero di fantascienza in senso stretto, è stato Source Code di Duncan Jones, il figlio di David Bowie.


I racconti di Edgar Allan Paperoe (disegni di Libero Ermetti su testi di Riccardo Secchi) su Topolino 3155

Ciccio Never (disegni di Alessandro Perina su testi di Riccardo Secchi) su Topolino 3179


DP - Riccardo Secchi e le arti marziali

RS - Insomma, non sono certo un praticante rigoroso e continuo, e questo mi rende inevitabilmente un praticante modesto nei risultati, lo dico senza problemi. Continuo però la pratica, con i ritmi che la vita mi permette, anche perché ho avuto la fortuna di trovare una scuola davvero seria (a Milano, si chiama Kwoon Kung Fu) e un Maestro, Giuseppe Turturo, profondamente competente. Uno degli aspetti che mi piace, e che in buona parte ha ispirato la recente doppia storia di Nathan Never, è il concetto di insegnamento secondo la mentalità orientale. Vuoi imparare? Ti proponi al Maestro che non è detto che ti accetti e neppure che ti insegni tutto quello che sa. Ricordo che il mio Maestro ci raccontò che si ritiene che diverse tecniche si siano perse nel passaggio da un Maestro al suo successore, l’allievo prediletto, il prescelto cioè, perché il Maestro non lo riteneva capace di accoglierle. È un concetto che ne contiene tantissimi altri, legati a una visione di vita soprattutto, molto diversa dalla nostra concezione. In Occidente paghi perché il Maestro ti insegni ed è logico che tu pretenda che ti insegni quello che sa. Ma l’atteggiamento interno di chi vuole, cerca o ha bisogno di apprendere è molto diverso.

Il Nathan Never di Secchi: filosofia orientale, arti marziali, realismo e fantascienza in un mix perfetto (tavola tratta dal n. 306)
 
DP - Riccardo Secchi e il lavoro di sceneggiatore

RS - Non so che dire francamente. Ho imparato molto da molti. Da mio padre certamente, di cui da ragazzino lessi alcune sceneggiature di Alan Ford appena scritte. Mi ha sempre ricordato Barks nella pazza e selvaggia libertà creativa. Poi ho imparato, e imparo tuttora, da Antonio Serra, uno delle pochissime persone con cui ho lavorato in grado di darmi uno spunto, una prospettiva che non avevo visto. Poi lo scambio che ho tuttora con Daniele Brolli mi arricchisce e mi fa conoscere sempre cose nuove. Ho imparato tanto da Ezio Sisto, vicedirettore di Topolino, che vide in me un possibile autore Disney, quando io non lo avevo neanche pensato. E ho imparato molto dalla mia esperienza a Un Posto Al Sole. L’anno e mezzo in cui ci lavorai io l’Head Writer era Paolo Terraciano, che tra l’altro ora scrive anche per SBE, e ho imparato molto con lui non solo di scrittura televisiva ma di scrittura tout court. In genere c’è la tentazione di ironizzare sulla narrazione delle soap, ritenute banali ed elementari, invece non è così, a livello profondo i problemi di scrittura sono gli stessi della letteratura più alta ad esempio. Comunque va ricordato che per quanto mi riguarda, l’impulso a scrivere lo ebbi dopo aver letto il volume di Watchmen di Moore e Gibbons. Mi ha fatto capire in modo brusco che davvero a fumetti si poteva raccontare qualsiasi storia. Dopo una settimana incominciai a scrivere Gabriel.
Il tema è molto ampio, forse troppo per un risposta così, per ora mi limito a quanto sopra.



DP - Riccardo Secchi e il suo futuro

RS - Non ne ho la minima idea.



Il logo della soap opera italiana "Un posto al sole", grande successo RAI fin dal 1996, in vista della sua 5000a puntata!



a cura di Francesco Manetti


N.B. trovate i link agli altri colloqui con gli autori su Interviste & News!

domenica 19 febbraio 2017

CONTINUA LA RINASCITA DI NATHAN NEVER: ALTRI TREDICI GRANDI ALBI

di Francesco Manetti

Avvertiamo i nostri gentili spettatori che questa NON è una recensione, bensì una breve chiacchierata davanti al fuoco crepitante di un caminetto, seduti in vestaglia su comode poltrone di pelle con un buon single malt scot whisky nella mano destra e un toscano ammezzato acceso nella sinistra. Tutto ideale, ovviamente, perché noi - politicamente corretti fin nel midollo - siamo contro il fumo, contro l'alcool e anche contro le vestaglie e i caminetti, e non vogliamo spingere nessuno a fumare, bere o bruciare in vestaglia ciocchi di legna.

Nathan Never n. 300, maggio 2016. Disegno di Giardo

Nathan Never n. 301, giugno 2016. Disegno di Giardo

Nel 2016 cadeva il venticinquennale di un personaggio bonelliano che, al suo apparire nelle edicole, aveva chiuso un decennio di grandi cambiamenti per la casa milanese. La chiave del successo editoriale di quel periodo fu lo spostamento dagli scenari quasi sempre naturali del passato americano (la polverosa Frontiera western di Tex, la foresta immaginaria alla Grimm di Zagor, la giungla amazzonica post-bellica di Mister No, etc.) al presente urbano: nel 1982 la New York contemporanea del Martin Mystère di Castelli come base di partenza per avventure in tutto il globo, nel 1986 la Londra odierna del Dylan Dog di Sclavi come quartier generale per incursioni horror nell'intero "coniglio" britannico e nel 1991, appunto, il future shock del Nathan Never di Medda Serra & Vigna, ambientato in tutto il sistema solare (e oltre). Dieci anni incredibili per Via Buonarroti, nei quali vennero partoriti veri e propri capolavori, sia per quanto riguarda i soggetti e le sceneggiature, sia per i disegni e le copertine.

Nathan Never n. 302, luglio 2016. Disegno di Giardo

Nathan Never n. 303, agosto 2016. Disegno di Giardo
Finiti gli anni Novanta - durante i quali si erano raccolti con enorme profitto qualitativo i frutti seminati nei 120 mesi precedenti e si erano accese stelle di prima grandezza, come il Napoleone di Ambrosini del 1997 - non sempre il piacere della lettura rimase tale e garantito... Poco importa. Anche nel XXI secolo abbiamo potuto godere della brillantezza di tante perle, scintillanti nell'enorme quantità di materiale pubblicato.
E qui ritorniamo al "personaggio" col quale avevamo introdotto la nostra ideale chiacchierata. Preceduti da due notevoli Eccher (nn. 298 e 299 del marzo e aprile 2016), dal maggio al novembre del 2016 i tre creatori di Nathan Never - Michele Medda, Antonio Sera e Bepi Vigna - hanno ripreso saldamente in mano le redini della loro creatura e, affiancati nel finale di questa entusiasmante corsa da un ottimo Riccardo Secchi sulla serie regolare, hanno fatto "rinascere" l'Agente Alfa. Forse esageriamo nell'usare questo termine: non che fosse morto, l'Agente Alfa, lungi da noi affermarlo, ma qualche ruga (narrativa) qua e là si intravedeva...

Nathan Never n. 304, settembre 2016. Disegno di Giardo

Nathan Never n. 305, ottobre 2016. Disegno di Giardo

Nathan Never n. 306. Disegno di Giardo

Innanzitutto la fantascienza. Un'opera di fantascienza non dovrebbe avere la fantascienza come sfondo, ma come oggetto delle sue avventure: per esempio, un giallo alla Chandler ambientato in una megalopoli del futuro, rimane un giallo alla Chandler, così come un Nabucco (come io ho potuto vedere e ascoltare), ambientato durante il conflitto fra Israeliani e Palestinesi, riamane sempre il Nabucco. Inutile sottolineare come in uno scritto di fantascienza ci possano essere legittimanente elementi gialli (il detective, l'indagine, il movente, l'arma del delitto, il colpevole svelato, etc.), ma la soluzione dell'intreccio dovrebbe essere sempre fantascientifica.
Il n. 300, Altri mondi del maggio 2016, scaturisce dalla penna di Bepi Vigna. Ne avevamo già parlato in un post precedente, dedicato alla succulenta trilogia dei numeri 298, 299 e 300 che aveva aperto le danze del quarto di secolo. Nell'albo "cifra tonda" il vulcanico sceneggiatore non era uscito nemmeno per un attimo fuori dai canoni fantascientifici, modellando dal cyberpunk un multiverso di uomini collegati alle macchine, di memorie biologiche trasformate in dati, di realtà alternative - evocando, anche graficamente in isole in bianco-e-nero, altre suggestioni bonelliane, tratte da Mister No, Zagor, Dylan Dog e Martin Mystère... il tutto innaffiato da un ottimo champagne quanto-meccanico, rivelando ancora una volta la passione dell'autore per la fisica delle particelle del XX secolo, inaugurata quasi inconsapevolmente da Einstein con la scoperta del fotone e proseguita poi dai ragazzacci geniali provenienti dalla Danimarca, Dalla Germania, dalla Francia e dall'Italia. Il thriller all'americana faceva qui correttamente da scenario con una soluzione indiscutibilmente fantastica.

Nathan Never Anno Zero n. 1, maggio 2016. Disegno di De Angelis

Nathan Never Anno Zero n. 2, giugno 2016. Disegno di De Angelis

Antonio Serra, nella sua esplosiva trilogia che si è dipanata sui numeri 301, da giugno ad agosto del 2016 (Il giorno del giudizio, I signori dell'eternità e Vite sconosciute), coadiuvato da Sergio Giardo (un principe disegnatore che, come pochi, riesce a sviluppare un suo stile particolare, avendo sempre ben presente la lezione dei grandi maestri del passato), annuncia in una toccante lettera redazionale che non scriverà mai più sceneggiature di Nathan Never (speriamo che smentisca se stesso) e, riaggomitolando come un'Arianna mutante dalle mille braccia i mille fili narrativi da lui tirati qua e là in mille albi in decine di anni, chiude con il botto la vicenda del super-androide megalomane e assassino Omega. Tutto qui? No! Perché Serra ne chiude ben due, di vicende, mescolando addirittura due universi e riuscendo nel contempo a rimanere coerente con tutto quanto scritto sull'argomento nel passato. La fantascienza esplode davanti ai nostri occhi ai massimi livelli: automi sterminatori, zombi robotizzati, stelle innescate e fatte scoppiare, realtà parallele, superuomini, esseri divini d'ispirazione kirbyana o gaimaniana, fisica quantistica, distruzioni planetarie, doppia apocalisse galattica. Da restare a bocca aperta!
Con il n. 304 (Dove muoiono le stelle, settembre 2016), un "tutto a colori" disegnato superbamente da Germano Bonazzi, l'altro padre del "musone" Michele Medda, riporta Nathan con i piedi per terra. E, vero, è un giallo! Il discorso fatto prima sulla fantascienza che dev'essere centrale in una storia di fantascienza va dunque riavvolto e cancellato? No, perché nell'hard boiled di Medda l'elemento fantascientifico è preponderante: i mutanti, la città stratificata a livelli, il mostro dal sapore alieno, il robot, la finzione digitale che sostituisce la realtà, etc... sono tutti spunti che filano l'ordito fantascientifico senza il quali la trama gialla da sola non contribuirebbe a formare il tessuto narrativo.

Nathan Never Anno Zero n. 3, luglio 2016. Disegno di De Angelis

Nathan Never Anno Zero n. 4, agosto 2016. Disegno di De Angelis

Il legame con la fantascienza, nell'ottima doppia storia scritta da Riccardo Secchi per i numeri 305 e 306 (Il viandante dell'ottobre 2016, con disegni di Calcaterra, e Abisso di dolore del novembre 2016, realizzato graficamente dall'instancabile Giardo), è più sottile ma inequivocabile. Non scordiamoci infatti i debiti di Nathan Never nei confronti della fantascienza letteraria e cinematografica degli anni Ottanta, dove gli asiatici (soprattutto i giapponesi) avevano preso economicamente in pugno le sorti economiche del pianeta. Ecco dunque le arti marziali, cardine della storia, che da tanti anni si fanno ben apprezzare in un testo fantascientifico. Aldilà di questo aspetto il doppio episodio del Secchi è in primo luogo una riflessione sull'eroe e sul personaggio: il tema quasi sparisce, sparisce il genere letterario, sparisce la fantascienza, sparisce il giallo, sparisce l'avventura e l'autore - quasi come il maestro di jeet kune doo concentrato anima, cervello e corpo su un'unica letale mossa - si concentra unicamente sull'uomo.


Nathan Never Anno Zero n. 5, settembre 2016. Disegno di De Angelis

Nathan Never Anno Zero n. 6, ottobre 2016. Disegno di De Angelis


Parallelamente alla collana mensile, sempre nell'ottica delle celebrazioni del venticinquennale, usciva una pregevole miniserie in sei albi, Nathan Never Anno Zero, scritta da Bepi Vigna e illustrata da Roberto De Angelis (da giugno a novembre 2016, con gli episodi Giorni oscuri, L'inizio della notte, La vera fine di Ned Mace, Agenti Alfa, Crisi internazionale e L'ultima verità). Si tratta dell'idea pazzesca, per certi versi ricollegabile ai grandi capolavori americani del fumetto DC degli anni Ottanta, di ricreare dal nulla le origini del protagonista, spostando l'angolazione della "telecamera" in modo da rivelare particolari inediti, oscuri e tragici taciuti nella serie o narrati soltanto fra le righe. Sparigliando tutti e tutto e ribaltando la scacchiera proprio un attimo prima dello scacco matto, Vigna rivela sul finale che la realtà narrata nella miniserie non è quella degli albi di Nathan Never: quella della miniserie è la VERA realtà, mentre quella che noi leggiamo tutti i mesi sugli albi è la sua interpretazione artistica, fumettistica - tanto che i Tre Sardi compaiono in Anno Zero come creatori di una collana ispirata alla VERE avventure dell'Agente Alfa!

Non possiamo dunque che dire chapeau! e sperare che questo degli ultimi mesi sia per Nathan Never un trend.


Francesco Manetti


N.B. Pur ribadendo che questa NON è una recensione, vi ricordiamo che i link alle VERE recensioni bonelliane li trovate tutti sul Giorno del Giudizio!

mercoledì 2 settembre 2015

IL PASSATO NON MUORE MAI: NATHAN NEVER 291

di Filippo Pieri 

Capita sempre più spesso, sopratutto negli Stati Uniti, che per rilanciare una testata fumettistica che sta perdendo lettori si decida di operare un profondo rinnovamento sui personaggi della pubblicazione. Ecco quindi che Miles Morales sostitusce Peter Parker nei panni dell'Uomo Ragno, o Superman muore (salvo poi ritornare) per attirare nuovi lettori. Anche in Italia alla Sergio Bonelli Editore si è deciso di uniformarsi a questa linea nel tentativo di rilanciare prima Mister No e successivamente Dylan Dog. Chi scrive la pensa come un noto editor di via Buonarroti, che affermò più o meno: mentre tutti cercano di attirare nuovi lettori, a me basterebbe mantenere quelli che già ci sono!

L'Uomo Ragno...?
Superman è morto...?

Per fortuna ci sono sceneggiatori come Riccardo Secchi che scelgono la strada più difficile, quella di creare buone storie partendo dai personaggi e scavando nella loro psicologia e natura. Secchi è un autore poliedrico, capace di passare dal fumetto umoristico con Topolino a quello realistico con Nathan Never e non si perde in citazioni esasperate, ma crea una trama originale mettendo al centro della narrazione i personaggi. In particolare il personaggio di Rebecca "Legs" Weaver che nacque come spalla ideale per il titolare della serie. Introspettivo e taciturno Nathan, decisa e scanzonata Legs che, non ha caso cita Tex Willer nella sua esclamazione tipica: peste! Anzi i lettori l'apprezzano così tanto, che i creatori del personaggio decidono di incassare tanta popolarità regalandole una serie tutta sua, la prima serie bonelliana con protagonista una donna. Fatto un restyling grafico sul suo fisico, che la porta ad abbandonare parzialmente la somiglianza con l'attrice Sigourney Weaver, la nostra eroina sparisce dal mensile Nathan Never, dove in più di un'occasione era capace di rubare la scena al nostro eroe. Sulle pagine del periodico dedicato al "musone" si tenta di sostituirla con altri agenti Alfa, come il mutante Branko, ma non c'è niente da fare: Legs è unica.

Speciale Legs Weaver n. 1, ottobre 1996. Disegno di Atzori
Legs Weaver n. 51, febbraio 2000. Disegno di Atzori
  
E dopo la chiusura della serie a lei dedicata e un periodo sabbatico torna, finalmente, sulla collana dov'era nata. È sempre rimasta però un personaggio incompiuto dal punto di vista della sua storia personale. Ecco allora che nell'albo di questo mese Secchi cerca di riannodare tutti i fili del passato che fin qui conosciamo di Legs (vedi albi La regina Bianca e Gli amori difficili), e di fare nuova luce su di lei. Il pretesto per fare i conti con il passato le viene dall'ospedale St. Peter dove è ricoverato suo padre Adam, che vorrebbe parlare con lei prima di morire. Ma come succede spesso nella vita reale non ci riesce. Muore prima di vedere sua figlia. Che ne resta profondamente turbata e ripercorre la sua vita. Non vogliamo svelarvi troppo della trama, per non rovinarvi il gusto di leggere un buon albo di Nathan Never anche grazie ai disegni di Simona Denna, che se continuerà così forse non troverà nuovi lettori, ma manterrà certamente quelli vecchi...

Nathan Never 291, agosto 2015. Disegno di Giardo
 

Nathan Never 291

LE PRIME RADICI
Agosto 2015
Pagg. 100, Euro 3.20
Testi: Riccardo Secchi
Disegni: Simona Denna
Rubriche: Luca Del Savio
Copertina: Sergio Giardo


Filippo Pieri


N.B. Trovate i link alle altre recensioni degli albi bonelliani sul Giorno del Giudizio!

domenica 2 giugno 2013

L'UOMO DEI PAPERI: CRONOLOGIA RAGIONATA DEL FUMETTO DI CARL BARKS. X PARTE: SPECIALE TOPOLINO 3000. LO SPIRITO DELL'OREGONIANO NEI "NUMERI CHIAVE".

di Francesco Manetti

NOTA: Tutto il materiale illustrativo pubblicato in questo post è di proprietà della WALT DISNEY PRODUCTIONS e degli altri aventi diritto ed è qui riprodotto ai soli fini di studio, documentazione e identificazione. 


In questo nuovo appuntamento con la nostra cronologia barksiana non parleremo di Carl Barks, se non di sfuggita.
Oggi festeggiamo infatti un importante traguardo raggiunto dalla più longeva e conosciuta testata disneyana in Italia: Topolino libretto è arrivato al n. 3000!


Topolino libretto n. 1, 1949


Ma il settimanale Topolino forse nemmeno esisterebbe senza l'opera dell'oregoniano. Basti riflettere su questo: dopo 738 numeri del Topolino giornale (che si affacciò nelle edicole il 31 dicembre 1932 e chiuse il 9 aprile 1949) il primo numero del formato pocket (aprile 1949) presentò ben tre storie barksiane. Si trattava - in ordine di apparizione sulle pagine del fascicolo - di Paperino milionario al verde (uscita negli USA nel luglio 1948, è la seconda storia di Barks con Gastone, qui ribattezzato Bambo), della prima parte di Pluto salva la nave (Pluto Saves the Ship del 1942, la seconda avventura in assoluto firmata da Barks, anche se per i soli testi) e della prima puntata di Paperino e il segreto del vecchio castello (ovvero Donald Duck in "The Old Castle's Secret" del giugno 1948, che vide il ritorno di Zio Paperone dopo il debutto sul Monte Orso).


Barks su Topolino n. 1 (le ultime due tavole della I parte dell'avventura Paperino e il segreto del vecchio castello - notare come venne sfruttata anche la III di copertina, con stampa in bicromia)


Qualcosa però non torna... Dall'aprile 1949 (n. 1) al maggio 2013 (n. 3000) - con 52 uscite all'anno - la serie avrebbe dovuto ormai superare abbondantemente il n. 3300! Come si spiega? Semplice! Con il fatto che nei primi anni il Topolino libretto non era un settimanale.
Dal n. 1 dell'aprile 1949 al n. 39 del marzo 1952 il periodico aveva infatti cadenza mensile (il prezzo iniziale di 60 lire - che fu mantenuto fino al n. 21 del novembre 1950 - corrispondeva alla cifra che il lettore spendeva in un mese di Topolino giornale, settimanale). Topolino libretto diventò quindicinale con il n. 40 del 10 aprile 1952 per trasformarsi in ebdomadario solo con il n. 236 del 5 giugno 1960; nel frattempo, con il n. 75 del 25 settembre 1953, Topolino abbandonò la spillatura e passò alla brossura - che ancora oggi mantiene.


Topolino libretto n. 500, 1965


Se in Bonelli viene solitamente dato risalto - salvo eccezioni - ai numeri con il 100 (essendo testate mensili cento numeri corrispondono a 8 anni e 4 mesi), Topolino celebra i "numeri chiave" di cinquecento in cinquecento (dunque con periodi di 9 anni e 8 mesi circa - quasi un decennio alla volta).
Arriviamo così a Topolino n. 500 del 27 giugno 1965, tutto a colori, com'era ormai consuetudine fin dal n. 289 dell'11 giugno 1961. Un "numero speciale", come recita la copertina. E con un omaggio davvero particolare, un gadget che oggi farebbe schiumare dalla rabbia anche il più pacato degli animalisti: una farfalla vera, essiccata (ne esistono di varie specie; la più scura è considerata quella più rara perché ne furono distribuiti meno esemplari)! Altri tempi, altri costumi... Sul n. 500 non c'è nessuna storia di Barks, anche se non possono mancare i suoi personaggi: Archimede, Edy, Gastone, Nonna Papera, etc.




Qui sopra alcune delle farfalle presenti come gadget in Topolino libretto n. 500, adagiate su una foglia attaccata all'interno di una cartella in cartoncino inserita a metà albo.

Il n. 1000 uscì il 26 gennaio 1975. La copertina di Marco Rota (che aveva disegnato anche quella del n. 500, ugualmente dorata) si ispirava a quella del n. 1 - con Topolino capobanda musicale - tratta dall'immagine pubblicata sul retro di Walt Disney's Comics and Stories n. 9 del giugno 1941. La celeberrima costolina gialla ancora oggi usata era stata adottata con il n. 605 del 2 luglio 1967 (prima il dorso della brossura era illustrato e successivamente a quadretti bianco/ciano o bianco/magenta), inaugurando il periodo meno ricercato dai collezionisti. Nessun omaggio sul n. 1000 e nemmeno Barks, anche se Qui Quo Qua e il parente di Scozia (disegnata da Carlos Edgar Herrero) è molto barksiana come "spirito". Rimanendo in tema di merchandising esiste però, fuori commercio, un cofanetto rosso con Topolino n. 1000 e albetto allegato approntato dalla Mondadori per gli inserzionisti. Personalmente sono molto affezionato al n. 1000: fu in quel periodo che iniziai a collezionare seriamente il settimanale, abbandonando la raccolta intorno al 1990...



Topolino libretto n. 1000, 1975

Il cofanetto commerciale di Topolino 1000 (immagine tratta da Vintage Comics)


Anche sul n. 1500 del 26 agosto 1984 Barks è assente, ma in compenso torna il gadget: la riproduzione della cover su targa metallica bordata in plastica, copertina che ricalca nuovamente il Topolino majorette dei numeri 1 e 1000, ancora una volta disegnata da Marco Rota. Una curiosità minima: è l'unico albo speciale di Topolino il cui prezzo corrisponde al numero (1500 lire).


Topolino libretto n. 1500, 1984


La placca di metallo smaltato in omaggio con Topolino n. 1500


Con il n. 2000 del 27 marzo 1994 - un massiccio doppio volume - le cose cambiano radicalmente. La Mondadori aveva passato il testimone a The Walt Disney Company Italia con il n. 1702 del 10 luglio 1988. Il gadget era un cel (con la riproduzione della copertina) che poteva essere montato su un supporto speciale (uno sfondo in cartoncino) in modo da poter stare in piedi.


Topolino libretto n. 2000, 1994



Nello stesso periodo uscì anche lo Speciale Topolino 2000 (supplemento al numero regolare) con ristampe e inediti, e soprattutto con tantissime curiosità e notizie sulla serie (autori, direttori, redattori, edizioni, etc.) in un'illustratissima sezione a colori intitolata 2000 numeri di successi (curata da Gianni Bono e dalla Epierre). E l'omaggio allegato era davvero eccezionale: la ristampa anastatica di Topolino libretto n. 1! Collegata con l'uscita del n. 2000 venne infine presentata la mostra itinerante Topolino 60 anni insieme, il cui catalogo targato Electa rimane ancora oggi uno dei più approfonditi volumi di critica disneyana uscito nel Belpaese.
Se Barks era assente sul n. 2000 era invece ben presente e festeggiato poco dopo, sul n. 2011 del 14 giugno 1994, in occasione della tappa italiana del suo tour europeo. Due le storie pubblicate sul fascicolo: Paperino la pioggia d'oro del 1950 e Paperino il reporter degli abissi del 1963 (era inoltre il 60esimo anniversario di Donald Duck).


Il gadget smontabile di Topolino n. 2000.



Speciale Topolino 2000, supplemento a Topolino n. 2000

Ecco come si presentava il blister da edicola che raccoglieva lo Speciale Topolino 2000 e la ristampa anastatica del n. 1



Invito riservato alla stampa (noi di Dime Press eravamo presenti) per l'inaugurazione della mostra Topolino 60 anni insieme a Firenze (marzo 1994), in coincidenza con l'uscita di Topolino n. 2000.



Giungiamo così al n. 2500 del 28 ottobre 2003, anche questo senza Barks (il primo "numero tondo" dopo la scomparsa del Maestro) - che veniva però ampliamente celebrato ormai da anni su iniziative collaterali, come la serie Zio Paperone. Un numero davvero particolare. Nessun regalo ma una gustosa copertina cartonata sulla quale appare - per la prima volta in un "numero chiave" - un altro personaggio insieme a Topolino... e non poteva essere che Paperino. Dei numeri speciali, il 2500° è il primo dell'era Internet (l'indirizzo del sito www.topolino.it è ben visibile sulla copertina). E' il primo senza la firma rassicurante del grande Walt Disney sopra la testata. Ed è anche il primo delle uscite importanti a essere prezzato in euro - 1,80 per l'esattezza.

 
Topolino libretto n. 2500, 2003



Infine il n. 3000, datato 28 maggio 2013, doppio in foliazione come il n. 2000. Nessun gadget, purtroppo... Copertina (logo di testata e cifra 3000 sbalzati; doppia tecnica di plastificazione) affollatissima, con tutti i maggiori personaggi della Disney, di Topolinia e di Paperopoli. Carl Barks è di nuovo - in qualche modo - presente... con Paperone, Gastone, Amelia, Archimede, i Bassotti, etc. Secondo il mio modesto parere alcune delle storie pubblicate nell'albo strizzano un po' troppo l'occhio ai lettori più giovani - assuefatti ai colori rutilanti dei giochi elettronici su consolle e nel web; altre cedono al recente gusto americano e giapponese della deformazione e del ringiovanimento dei character; altre ancora indugiano in dubbi rimaneggiamenti grafici (come la Nonna Papera e la sua fattoria virate in stile shabby chic).   



Topolino libretto n. 3000, 2013



Ma - ripeto - è solo un innocuo punto di vista personale: l'avventura è stata grande e continua ormai da oltre 80 anni con 3738 meravigliose uscite. Anzi, 3735, perché il n. 1370 del febbraio 1982 saltò a causa di un sciopero e sempre per agitazioni sindacali - come ci suggerisce il lettore Gongoro72 - mancano il numero 480 (l'uscita precedente riporta la numerazione 479/480) e il numero 1531 (l'uscita precedente riporta la numerazione 1530/1531)!
E del resto, se siamo su Dime Web a parlare di Topolino 3000, è anche perché un po' di Bonelli c'è pure qui: Pippo e Gambadilegno e... il colpo da 3000 (testi di Tito Faraci - Dylan Dog, Martin Mystère, Nick Raider, Magico Vento - e disegni di Giorgio Cavazzano - Martin Mystère, Ken Parker Magazine, I Grandi Comici del Fumetto), Zio Paperone e il tiranno dei mari (testi di Francesco Artibani - prossimamente sulla collana Le Storie con Golem - e disegni di Corrado Mastantuono - Nick Raider, Magico Vento, Tex e in futuro Dylan Dog), Ciccio e la partita numero 3000 (testi di Riccardo Secchi, figlio di Max Bunker - Nathan Never)

Auguri vivissimi, Topolino, e arrivederci al 2023 con il n. 3500 e al 2032 con il n. 4000 (se non abbiamo sbagliato i conti)!

Francesco Manetti


P.S. Per altri dati e curiosità sul periodico Topolino vi suggeriamo caldamente di consultare due interessanti siti: Collezionismo Fumetti (una vera miniera di informazioni, soprattutto per le caratteristiche tecniche degli albi e per le rarità d'epoca) e il curatissimo Topolino lo sapevi che...? (il blog di Topolino libretto, un blog di un collezionista per collezionisti e non solo. Appassionati, amici, lettori accaniti o nuovi alle prime armi, siete invitati tutti a dire la vostra sul giornalino più amato dagli italiani - come recita la presentazione sotto la testata).

N.B. Trovate nella pagina dedicata i link alle precedenti puntate della cronologia di Barks!