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domenica 6 aprile 2025

BONELLI IN DIGITALE - PUNTATA # 7

di Giampiero Belardinelli




Introduzione

La "Collana Rodeo" è una serie uscita in Italia presso Edizioni Araldo, dal 1967 al 1980, con 162 numeri. Inizialmente la collana doveva servire a pubblicare "Storia del West" nel formato degli "Albi d'Oro" a 32 pagine, ma poi si preferì il formato brossurato a 96 pagine tipico della Casa editrice. Per riuscire a rispettare la periodicità mensile, dopo cinque numeri si decise di ristampare vecchio materiale dell' "Audace" e altri inediti che giacevano nel cassetto da alternare alla serie principale. "Storia del West" è una collezione a fumetti creata da Gino D'Antonio che racconta, attraverso la famiglia MacDonald, l'epopea della Frontiera dal 1804 agli anni Ottanta dell'Ottocento. Il numero 46 della saga, pubblicato nel settembre 1975 come centesimo volume della "Collana Rodeo", celebra questo traguardo con l'uso del colore. D’Antonio è l’autore di tutte le copertine e ha disegnato alcuni numeri della serie, tra cui questo volume quarantasei. È stato uno dei pochi autori completi a far parte della Sergio Bonelli Editore.




L'uomo della Frontiera

Pat MacDonald aveva vissuto una vita piena di avventure lungo le vaste praterie e gli immensi spazi della Frontiera. Con il passare degli anni, nel suo Texas, aveva messo radici con la sua famiglia, costruendo una casa accogliente e sicura insieme alla sua amata moglie Brenda e al loro figlio Brett. La vita di Pat era caratterizzata da un equilibrio delicato tra il desiderio ardente di esplorare l'ignoto e le responsabilità ineludibili verso i suoi cari. Quando Pat osservava la sua famiglia, sentiva un profondo senso di realizzazione e felicità. Brenda, con il suo sorriso rassicurante e il suo incessante supporto, era il pilastro portante della loro casa. Brett, con la sua energia e curiosità inesauribili, rappresentava la futura generazione dei MacDonald pronta a lasciare il segno nel mondo. Le lezioni apprese dai sentieri polverosi e dalle battaglie della Frontiera si rivelavano utili anche nel guidare suo figlio attraverso le sfide della crescita.


Giochi di prestigio


Il richiamo della Frontiera

Nonostante l'amore per la sua famiglia, il richiamo della Frontiera non smetteva mai di farsi sentire. Le storie di terre inesplorate e di nuovi orizzonti infiammavano ancora il suo spirito avventuroso. Ogni tanto, Pat si ritirava nel suo angolo di riflessione, sognando i giorni in cui cavalcava libero sotto il cielo aperto e il vento gli sferzava il viso. Pat sapeva che la sua doppia natura – avventuriero e padre di famiglia – era un equilibrio fragile da mantenere. Ogni volta che sentiva il bisogno di partire per una nuova impresa, si ricordava delle promesse fatte a Brenda e a Brett. Ma, d'altra parte, il suo spirito avventuroso era ciò che aveva reso Pat MacDonald un vero uomo di famiglia.


Pat MacDonald

La fuga come stile di vita

Al fianco di Pat, D'Antonio inserisce in questo racconto il personaggio del Grande Zacchini. L’autore è un maestro nel dare vita a figure ambigue, come l’eroe de L’uomo dello Zululand, secondo volume della collana "Un uomo un’avventura" (Cepim, dicembre 1976). Il protagonista è un commerciante tedesco, Reich, che vende armi alle tribù zulu. Quando le tensioni tra gli Zulu e le truppe inglesi guidate da Lord Chelmsford aumentano, Reich si trova coinvolto in eventi drammatici, tra cui la battaglia di Rorke's Drift, un feroce assedio che mette in evidenza il coraggio e la disperazione di entrambe le parti. Il tedesco, in questo contesto drammatico, combattendo a fianco degli Inglesi, mostra un eroismo sconosciuto persino a sé stesso.

Il Grande Zacchini


Incontri nella prateria


Una figura picaresca

Zacchini è un personaggio scanzonato e meno drammatico rispetto a Reich. Ogni volta che la situazione diventa troppo pericolosa o complicata, il suo istinto lo porta a cercare la fuga. Nonostante la sua natura sfuggente, Zacchini possiede un senso di lealtà che lo distingue. Quando si trova di fronte a situazioni in cui la sua parola o il suo aiuto sono fondamentali, non tradisce mai chi conta su di lui. Questo dualismo tra fuga e lealtà rende il personaggio estremamente complesso e affascinante. La sua fedeltà emerge in momenti cruciali, quando le circostanze richiedono un atto di coraggio o un sacrificio che solo un vero eroe è capace di compiere.


La paga di Giuda


Il coraggio del saltimbanco

La vera grandezza di Zacchini si manifesta nei momenti di massimo pericolo. È in queste circostanze che il suo coraggio brilla davvero. Zacchini non è un eroe invincibile, ma è il suo cuore indomito che lo rende straordinario. Che sia in fuga da nemici implacabili o nel bel mezzo di un'azione disperata per salvare qualcuno a cui tiene, lui dimostra una determinazione e un coraggio che vanno oltre il semplice istinto di sopravvivenza. Tra fughe rocambolesche e atti di lealtà, Zacchini ci insegna che il vero coraggio non risiede nell'assenza di paura, ma nella capacità di affrontarla per proteggere ciò che è giusto o chi si ama.


Serpenti

D’Antonio in digitale

Lo stile grafico di Gino D'Antonio è caratterizzato da un tratto preciso e dettagliato, capace di catturare l'essenza dei personaggi e le atmosfere con straordinaria vividezza. L'uso sapiente del contrasto tra luci e ombre conferisce profondità e dinamismo alle sue illustrazioni. D'Antonio sa bilanciare l'espressività dei volti con la robustezza delle ambientazioni, creando un senso di realismo avvolgente. La fluidità delle sue linee dona movimento alle scene, rendendo ogni tavola una narrazione visiva coinvolgente. Infine, l'attenzione meticolosa ai dettagli storici e culturali arricchisce il contesto delle sue opere, rendendole autentiche e affascinanti. Il suo stile arioso e l’impaginazione che scardina la gabbia bonelliana è ancor di più apprezzabile nella versione in digitale, in particolare su schermi più grandi come quelli di un Tablet o di un Personal Computer (come nel mio caso).


Il vecchio Parker

Quanah Parker

Giampiero Belardinelli


N.B. Trovate i link alle altre puntate di Bonelli in digitale su Cronologie & Index!

mercoledì 30 dicembre 2020

ALMANACCO DELL'ANNO NUOVO: BONELLI 2021

Ricorrenze, compleanni, anniversari bonelliani nell'anno che verrà.

di Saverio Ceri

Torna dopo dodici mesi la rubrica che si propone di andare a  scoprire quali saranno, nel corso dell'anno che sta iniziando, le occasioni di festeggiare o ricordare avvenimenti importanti in casa Bonelli. Nelle righe seguenti segnaleremo compleanni editoriali dei vari personaggi, sia storici, che tuttora pubblicati, ma anche, sul fronte degli autori i compleanni notevoli (50,60,70,75,80,85 o 90 anni), gli  anni di collaborazione con l'editore (20,25,30 o 40), ma anche anniversari in ricordo di storici autori scomparsi, anche se non prettamente bonelliani, ma che comunque sono venuti a contatto con la casa editrice, anche solo in una o poche occasioni speciali.

Il logo degli 80 anni della casa editrice che troveremo su tutto gli albi del 2021

Qui sotto nelle liste dei vari mesi troverete in "oro" le ricorrenze editoriali; in viola gli anniversari di nascita o di morte degli autori storici della casa editrice; in azzurro gli anni di collaborazione con la Sergio Bonelli Editore; in rosso i compleanni degli autori più importanti che hanno collaborato con la Bonelli o che abbiano almeno un migliaio di tavole scritte o disegnate per l'editore nel loro curriculum.

Gennaio 2021
L'avvenimento più importante del mese e forse dell'intero anno bonelliano è l'80° compleanno della casa editrice. Il primo numero dell'Audace della gestione Bonelli è datato infatti 18 gennaio 1941. L'evento sarà ricordato per tutto l'anno con un "bollino" celebrativo su tutti gli albi e con due volumi che ripercorrono la storia della casa editrice dalle origini a oggi, attraverso le cronologie di tutte le testate pubblicate. Si tratta dell'aggiornamento dell'introvabile volume Tutto Bonelli edito da Glamour nel 1997. Una menzione speciale anche per gli 85 anni di Birago Balzano, disegnatore di quasi 1800 tavole bonelliane tra il 1963 e il 1973, soprattutto per il Piccolo Ranger.


80 or sono nei chioschi italici giungeva quest'albo storico: qui comincia l'avventura... della famiglia Bonelli come editori di fumetti. 

Febbraio 2021
A  inizio febbraio come non ricordare i 25 anni della scomparsa di Magnus, che ci ha lasciato in eredità un capolavoro grafico, il texone del 1996, a cui giustamente la Bonelli ha reso omaggio con una specialissima edizione a tiratura limitata nel dicembre del 2020. Nello stesso mese, ma cinque anni prima ci ha lasciato un altro grande del fumetto popolare italiano Franco Bignotti, uno tra i disegnatori più prolifici della Bonelli nonché Maestro del grande Claudio Villa che ha imparato il mestiere "a bottega" da lui. 


Secondo volume a tiratura limitata di Tex. Stavolta è dedicato a Magnus nel venticinquennale della scomparsa e della prima pubblicazione dell'avventura

Marzo 2021
Oltre ai 75 anni di Ernesto Grassani uno dei più amati disegnatori di Dylan Dog, festeggiamo i 25 anni di carriera come sceneggiatore di Michele Masiero, attuale direttore editoriale della Bonelli.


Ernesto Grassani, in primo piano nella foto spenge 75 candeline, a novembre Giuseppe Montanari, in piedi, ne spenge dieci di più. 

Aprile 2021
Buon compleanno a Giampiero Casertano e Marcello Mangiantini due dei più prolifici disegnatori degli ultimi decenni di Casa Bonelli


Uccidete Caravaggio! uno dei molti capolavori realizzati del Maestro Giampiero Casertano per la Bonelli

Maggio 2021
Buon compleanno al più grande degli Esposito Bros. e al texiano Giovanni Bruzzo, nati a pochi giorni di distanza, e accomunati da una lunga militanza bonelliana.


Il Morgan Lost di Max Bertolini, che festeggia 25 anni di carriera bonelliana.

Giugno 2021
Due ricorrenze fondamentali nell'annata bonelliana cadono a pochi giorni di distanza a metà mese: i 60 anni di vita editoriale dello Spirito con la Scure e il trentennale dell'Agente Speciale Alfa.


Sessant'anni da urlo per Zagor, a giugno!

Luglio 2021
Traguardo importante per Mario Rossi, disegnatore in carriera di quasi 2000 tavole bonelliane, da Nick Raider a Nathan Never passando per Zona X e Gregory Hunter.


Auguri a Mario Rossi, da circa un trentennio autore bonelliano.

Agosto 2021
Tre quarti di secolo anche per Alfonso Font, uno dei disegnatori di Tex in attività tra i più prolifici.


Agosto 1996: doppio esordio in Bonelli per Vietti e Olivares. Cover di Roberto De Angelis

Settembre 2021
Sono già 10 anni che Sergio Bonelli ci ha lasciato, credo che la casa editrice che porta il suo nome sicuramente realizzerà qualche iniziativa per ricordarlo come merita. 


Una delle ricorrenze più dolorose da ricordare per i lettori Bonelli. A settembre saranno 10 anni che Sergio ci ha lasciati. Illustrazione di Claudio Villa.

Ottobre 2021
Alfredo Castelli, in attesa di celebrare il quarantennale di Martin Mystère,  festeggia i suoi primi 50 anni di collaborazione con la casa editrice di Via Buonarroti.


Il primo albo bonelliano in cui compare una sceneggiatura di un giovanissimo Alfredo Castelli - Risale all'ottobre 1971- Illustrazione di Gallieno Ferri

Novembre 2021
Anche Claudio Nizzi, lo sceneggiatore che ha scritto più pagine di Tex in assoluto, raggiunge un importante traguardo di collaborazione con la Bonelli: 40 anni. E sempre 40 anni or sono ci ha lasciati Andrea Lavezzolo creatore del Piccolo Ranger, che rimane una delle teste più longeve della Bonelli. A proposito di Kit Teller, non dimentichiamo di festeggiare anche gli 85 anni di Giuseppe Montanari, che in coppia con Grassani ha esordito in casa Bonelli proprio col personaggio di Lavezzolo.


Mister No 78, albo di esordio di Claudio Nizzi in Bonelli. Copertina di Gallieno Ferri

Dicembre 2021
Festeggiamo i 70 anni di Federico Antinori, storico illustratore bonelliano oggi in forza a Julia.


Un Nicola Mari d'annata insieme a un Mike Mignola d'annata, per la prima apparizione mondiale di Hellboy.

Per il 2021 è tutto, appuntamento al 2022, per festeggiare i quarant'anni di Martin Mystère, e altre decine di ricorrenze.

Saverio Ceri

lunedì 18 gennaio 2016

BUON COMPLEANNO SERGIO BONELLI EDITORE! 75 ANNI ALL'INSEGNA DELL'AVVENTURA


L'ultimo logo della SBE. Sullo sfondo altri logo storici di alcune delle denominazioni assunte in 75 anni dalla casa editrice.

Esattamente 75 anni or sono - il 18 gennaio 1941 - l'attuale Sergio Bonelli Editore esordiva nell'edicole italiche dando alle stampe il 331° numero dell'Audace, avvenimento epocale del quale avevamo già parlato in un post dedicato alla nascita del fumetto avventuroso nostrano. Da allora la signora Tea Bonelli prima, suo figlio Sergio poi, e il nipote Davide oggi, hanno prodotto e mandato in edicola circa 635.000 tavole inedite a fumetti, per tacere delle altre centinaia di migliaia tra ristampe e materiale di provenienza straniera.
Auguri dunque per questi tre quarti di secolo all'editore di riferimento per i nostri Quaderni - dai curatori e da tutti i collaboratori di Dime Web! (s.c. & f.m.) 


Primo, storico, albo publicato dalla famiglia Bonelli, l'Audace n.331 datato 18 gennaio 1941

GL Bonelli

Tea Bonelli
Sergio Bonelli
Davide Bonelli

N.B. trovate i link alle altre novità su Interviste & News!

lunedì 5 novembre 2012

FASCISMO E FUMETTO. GLI ALBORI DELLA MODERNA SCUOLA ITALIANA DEL FUMETTO AVVENTUROSO. BONELLI & PEDROCCHI

di Francesco Manetti



Nell'ottobre 2011, per i tipi della Nicola Pesce Editore (NPE), è uscito un raffinatissimo saggio sul fumetto, Eccetto Topolino, scritto da tre notevoli esperti toscani, Fabio Gadducci, Leonardo Gori e Sergio Lama.


L'essenziale copertina di Eccetto Topolino, dalla grafica anni '30. NPE, 2011



Non conosciamo personalmente il Gadducci, preparatissimo storico della narrativa per immagini e direttore di SIGNs, Studies in Graphical Narratives. Conosciamo bene, invece, il Gori e il Lama, anche per una lunghissima frequentazione comune, negli anni '90, quando il Club del Collezionista (che pubblicava la fanzine Collezionare, antenata di Dime Press e dunque di Dime Web) si fuse con il GAF fiorentino, editore della prestigiosa Exploit Comics – che proprio nei due scrittori vedeva le colonne. Il “trust di cervelli” (oltre ai due citati e all'estensore di questo articolo, ricordiamo solo Alberto Becattini, Luca Boschi, Mauro Bruni, Moreno Burattini, Saverio Ceri, Alessandro Monti...) che nacque dall'unione di forze delle due associazioni di appassionati e delle due riviste portò alla nascita della nuova serie di If – quella in nero – sulla quale apparve anche l'intervista a Romano Mussolini - jazzista, pittore e figlio del Duce - riproposta come necessaria documentazione storica nel volume di Pesce (il titolo fa infatti riferimento ai privilegi che la leggenda vuole fossero stati accordati alle pubblicazioni disneyane, in tempi di censura, da parte di Mussolini, su pressioni filiali). Prima di Eccetto Topolino non avevamo letto, nell'ormai vasta e tentacolare saggistica italiana sul comic, niente di così profondo, di così documentato e con fondamenta scientifiche e filologiche tanto solide. Dobbiamo forse risalire a In trappola col topo di Antonio Faeti (Einaudi, 1986) per trovare nello Stivale, in questa particolare branca dell'editoria, qualcosa di altrettanto appassionante e coinvolgente alla lettura. E all'estero, per avere la stessa qualità di opera nata dalla ricerca, dobbiamo forse andare a scomodare un Le Monde de Edgar P. Jacobs di Claude Le Gallo (Lombard, 1984); o un Hergé et Tintin Reporters du Petit Vingtieme au Journal Tintin di Philippe Goddin (Lombard, 1986), oppure un Winsor McCay - His Life and Art  di John Canemaker (Abbeville Press, 1987)...


Leonardo Gori, uno degli autori di Eccetto Topolino, con un suo romanzo



La macchina del tempo

Raggiunto per telefono Leonardo Gori - che da anni è anche eminente giallista per grandi editori come Rizzoli - ci ha parlato della profonda commozione che lo aveva colto durante le lunghe fasi di realizzazione – oltre un anno di impegno - del prezioso saggio. Per Gori lavorare sull'impressionante documentazione inedita (analizzata e fotografata soprattutto grazie agli spostamenti di Gadducci lungo tutta la Penisola) che è alla base di Eccetto Topolino è stato come salire su una macchina del tempo e andare a parlare direttamente, giorno per giorno, con i protagonisti dell'editoria fumettistica italiana negli anni '30 e nella prima metà dei '40, quello che viene comunemente indicato come il glorioso periodo Anteguerra, quando nello Stivale esplose (e cominciò a declinare) la comics craze, ovvero l'infatuazione di una generazione di adolescenti e giovani per il fumetto avventuroso americano delle daily strips e delle sunday pages. Il tomo di Gadducci, Gori e Lama è sì la storia dello “scontro culturale tra Fascismo e fumetti”, come recita il sottotitolo, ma è anche la storia del mercato editoriale italiano, per quanto riguarda i giornali per ragazzi, durante un quindicennio cruciale. Ed è pure la storia dell'infinito rapporto di amore/odio fra America e Italia, la storia di uno scontro di culture e sensibilità, che non si è mai sopito e che (dal '68, dal '77, dal reaganismo, dall'11 settembre...) ancora oggi periodicamente si riattizza, magari dopo ogni fatidico quadriennale “primo martedì dopo il primo lunedì di novembre”. Ed è infine, Eccetto Topolino, la storia della genesi più vera del fumetto d'avventura italiano autoctono e di quello che nel Dopoguerra sarà il fumetto popolare, in generale, e il fumetto bonelliano, in particolare.


Guglielmo Emanuel, agente del KFS a Roma e poi direttore del Corrierone, in una pubblicità del volume Eccetto Topolino.


Tre personaggi per mille autori

Nel libro della NPE tre figure spiccano fra le altre. Guglielmo Emanuel, che dal 1946 al 1952 sarà direttore del Corriere della Sera, ricordato positivamente, per le sue qualità umane liberali e borghesi, anche da un bastian contrario come Indro Montanelli, nel periodo in esame è agente in Italia del King Features Syndicate.
Stiamo parlando del potentissimo KFS di William Randolph Hearst (1863 - 1951), il Citizen Kane del giornalismo americano ritratto spietatamente da Orson Welles, lo spregiudicato direttore/editore/scrittore che contribuì, con gli infervorati articoli sull'affondamento della USS Maine pubblicati sulla sua catena di quotidiani, allo scoppio della guerra ispano-americana del 1898 che defenestrò Madrid da Cuba (non a caso ancora oggi gli Americani mantengono in terra castrista la base di Guantanamo Bay), ma contribuì anche alla nascita (negli anni stessi dei primi vagiti del cinema) di un nuovo linguaggio, il fumetto per l'appunto, inteso come sequential art, grazie ai suoi strabilianti inserti domenicali, alle già allora favolose tecniche di stampa in quadricromia e ai suoi straordinari artisti della china. Noti sono i rapporti fra Hearst e il Regime fascista nel periodo del consenso, visto che il magnate pubblicava articoli mussoliniani (in realtà scritti da Margherita Sarfatti, giornalista e vecchia amica del Duce fin dai tempi dell'Avanti!). Del resto, negli anni Venti e nei primi anni Trenta, sui quotidiani di WRH apparvero addirittura articoli di Adolf Hitler, redatti sotto pseudonimo! Il Fuhrer, grazie ai proventi di quelle collaborazioni, sommati ai diritti d'autore conseguenti alle vendite del Mein Kampf, per i quali non pagava un marco di tasse, acquistò il Berghof, la sua residenza privata sulla montagna bavarese nell'Obersalzberg...
Dai documenti analizzati dagli autori di Eccetto Topolino troviamo legato a doppio filo con Emanuel il vulcanico editore fiorentino Mario Nerbini, il primo a portare le strisce sindacate (dalla KFS) di Topolino in Italia nel 1932 e poi, con L'Avventuroso del 1934, il primo a far affezionare i ragazzi al nuovo codice di comunicazione, alla nuova forma di narrativa per immagini in sequenza che aveva visto la luce e si era sviluppata negli Stati Uniti, con la traduzione delle più straordinarie serie giornaliere e domenicali – Flash Gordon in testa.


Lo stand tutto disneyano della Nerbini alla Fiera di Milano del 1935.



Un seme nel deserto: nasce la moderna scuola italiana del fumetto avventuroso

Ecco infine l'autore Federico Pedrocchi, creatore del giornale Paperino per la Mondadori, la casa milanese alla quale Nerbini cedette nel 1935 l'esclusività Disney (l'azienda di Segrate la mantenne fino al 1988). Quando, a partire dal 1938, le direttive del Min.Cul.Pop. - in un crescendo di divieti e circolari sempre più restrittive – costrinsero gli editori ad abbandonare le serie americane (in un primo tempo tutte “eccetto Topolino” - come sembrava avesse preteso il Duce in persona - e poche altre come Popeye; ma poi, dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti in seguito allo sganassone giapponese di Pearl Harbor del 1941, anche la produzione di Burbank e le altre strisce pupazzettistiche dovettero far fagotto e tornare aldilà dell'Atlantico), l'impegno artistico e redazionale del vulcanico Pedrocchi porterà, come più o meno volontaria reazione ai diktat ministeriali, alla nascita del primo nucleo di autori, sceneggiatori e disegnatori, di quella che possiamo definire a posteriori un'autonoma (intendi autonoma dai modelli a stelle-e-strisce) scuola italiana del fumetto, d'autore e popolare. Singolare che, nonostante i buoni rapporti fra Hearst (e il KFS) e i leader dei fascismi europei, si sia comunque arrivati a questa rottura. Ma siccome "non tutti i mali vengono per nuocere" l'interrompersi del dialogo culturale tra il fumetto cresciuto all'ombra dello Star Spangled Banner e l'editoria tricolore costrinse gli autori italiani ad "arrangiarsi" e a crescere artisticamente. Pedrocchi – con opere come Virus – getta financo i semi di quello che sarà il “giornalinismo” tascabile del Dopoguerra, anche e soprattutto bonelliano (pensiamo per esempio allo Zagor di Guido Nolitta, vero cultore del personaggio pedrocchiano, da lui trasfuso nella figura dello scienziato folle Hellingen).



Un giovane Federicco Pedrocchi, uno dei fondatori del fumetto italiano moderno. E purtroppo giovane rimarrà, ucciso nel 1945, a solì 37 anni, dal piombo inglese mentre si spostava in treno sulla tratta Varese-Milano...



Conviene infine sottolineare l'importanza della Mondadori, anche prima dell'intervento dello stesso Pedrocchi, per lo sviluppo di un nostro, originale fumetto d'avventura, moderno e popolare. Era stata infatti la testata I Tre Porcellini a pubblicare, per prima e con grande rilevanza e sforzo produttivo, nel 1935 (quando la maggior parte degli editori stampava quasi esclusivamente materiale tradotto), qualcosa di “indigeno”. Si trattava di Ulceda di Guido Moroni Celsi, il prototipo del western a fumetti tricolore, che influenzerà definitivamente e pesantemente tutti i suoi successori, dal Kit Carson di Albertarelli, fino al Tex di Bonelli e Galep.


G.L. Bonelli nella pagine di Eccetto Topolino

Gian Luigi Bonelli, in questo periodo allo stesso tempo fertile di idee e novità e pericoloso (per la battaglia culturale del Regime aizzato dai "benpensanti" contro il fumetto stesso, inteso come mezzo di comunicazione), lo vediamo inizialmente nello staff del Vittorioso, il periodico della cattolica AVE, il cui primo numero uscì alla fine del 1936 con data 9 gennaio 1937. Bonelli lasciò una grande impronta al Vittorioso. Come si legge su Eccetto Topolino, “un netto miglioramento dei contenuti si ha nel 1938, con l'arrivo in redazione di Gian Luigi Bonelli, che recluta disegnatori ai massimi livelli (Kurt Caesar, Raffaele Paparella) e scrive soggetti e seneggiature di alcune delle più memorabili storie a fumetti”. Alla fine del 1940 Bonelli Padre (con il collega Daini) rileva L'Audace da Lotario Vecchi della SAEV, settimanale al quale collaborava. Dal gennaio al settembre 1939 la testata era già stata ceduta alla Mondadori per un tentativo di rilancio, ma poi era tornata a Vecchi, che però intendeva (ormai da tempo, per questioni di concorrenza e problemi politici) ritirarsi dall'editoria italiana a balloon, per concentrarsi sul mercato spagnolo.


Il primo numero dell'Audace prodotto dalle edizioni IDEA di Bonelli & Daini, 30 novembre 1940. Maschera Bianca di Walter Molino.



Il primo numero del nuovo Audace, pubblicato dalla casa editrice IDEA fondata da Bonelli e Daini, è il n. 325 ed è datato 30 novembre 1940: sono passsati ben nove mesi dall'ultimo della vecchia gestione (il n. 324 del 28 marzo 1940) e, sfruttando la lacuna temporale e la lunga ssenza di uscite, Bonelli può creare qualcosa di veramente nuovo rispetto alla linea passata. Gli autori vengono quasi tutti da Mondadori, e sono nomi eccellenti: Walter Molino, Carlo Cossio, Vittorio Cossio, Aldo Galimberti, Edgardo Dell'Acqua, Pier Lorenzo De Vita, Franco Chiletto... L'esperimento non ha però il successo sperato e il settimanale della IDEA chiude con il n. 330, dopo appena un sestetto di uscite "natalizie"; sei numeri che decenni dopo sarebbero diventati rarissimi sul mercato del collezionismo antiquario.



Il primo numero dell'Audace tutto bonelliano, il 331 del 1941.



Il n. 331 del 18 gennaio 1941, gestito dal solo Bonelli con una nuova ragione sociale (la Redazione Audace), cambia completamente impostazione: con il formato più piccolo, con la formula di un'unica serie in posizione preminente (si parte con Furio Almirante), con la copertina senza la pagina a fumetti (che, fin dal Corriere dei Piccoli, derivava storicamente dall'impostazione e dall'impaginazione dei supplementi domenicali americani) e con racconti autoconclusivi, L'Audace del 1941 e ancor di più L'Albo Audace dal 1942 in poi (che accentua le caratteristiche inaugurate con la versione dell'anno precedente) possono davvero considerarsi i precursori editoriali dei moderni albi bonelliani “alla Tex”, aventi un unico personaggio fisso, con cover "muta" e così via. Ed è proprio qui, fra il 1941 e il 1942, che nasce lo spirito vero di quelle che in futuro saranno la CEPIM, la Daim Press e infine la Sergio Bonelli Editore. Come scrivono gli autori di Eccetto Topolino: “Bonelli sembra fare tutto da solo, per quanto riguarda i testi dei fumetti, i redazionali e persino le lettere al giornale. Grazie a queste ultime, instaura anzi un dialogo diretto e confidenziale con i lettori, destinato a diventare caratteristico delle produzioni della casa e a passare in eredità al figlio Sergio”. Nel 1941 Federico Pedrocchi, continuando la sceneggiatura bonelliana per L'inafferrabile, entra fra gli autori del periodico: i creatori del “fumetto popolare” e del “fumetto d'autore” italiano lavorano adesso insieme.


L'8 settembre 1943.


Poi la guerra solvet saeclum in favilla; con le incertezze economiche, sociali, politiche, tattiche e strategiche che si sommano in special modo al Centro-Nord al dramma dei bombardamenti e della guerra civile – scoppiata in tutta la sua ferocia dopo l'armistizio firmato a Cassibile agli inizi del settembre 1943 – diventa sempre più difficile, in un clima di totale penuria di materiali, portare avanti le pubblicazioni, per tutti, non solo per GL. L'Audace bonelliano resiste finché è possibile ma poi chiude, per sempre, con il n. 467 del 10 febbraio 1944; rimarrà solo il nome, come casa editrice, fino al 1960. Questa, però, è un'altra storia...

Francesco Manetti

P.S. del 16 novembre 2012: l'argomento è in parte ripreso sul post The Tuscan Bunch strikes back!

N.B. Trovate i link agli articoli di argomenti fumettistici extrabonelliani nella pagina delle Cronologie e index!