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domenica 6 aprile 2025

BONELLI IN DIGITALE - PUNTATA # 7

di Giampiero Belardinelli




Introduzione

La "Collana Rodeo" è una serie uscita in Italia presso Edizioni Araldo, dal 1967 al 1980, con 162 numeri. Inizialmente la collana doveva servire a pubblicare "Storia del West" nel formato degli "Albi d'Oro" a 32 pagine, ma poi si preferì il formato brossurato a 96 pagine tipico della Casa editrice. Per riuscire a rispettare la periodicità mensile, dopo cinque numeri si decise di ristampare vecchio materiale dell' "Audace" e altri inediti che giacevano nel cassetto da alternare alla serie principale. "Storia del West" è una collezione a fumetti creata da Gino D'Antonio che racconta, attraverso la famiglia MacDonald, l'epopea della Frontiera dal 1804 agli anni Ottanta dell'Ottocento. Il numero 46 della saga, pubblicato nel settembre 1975 come centesimo volume della "Collana Rodeo", celebra questo traguardo con l'uso del colore. D’Antonio è l’autore di tutte le copertine e ha disegnato alcuni numeri della serie, tra cui questo volume quarantasei. È stato uno dei pochi autori completi a far parte della Sergio Bonelli Editore.




L'uomo della Frontiera

Pat MacDonald aveva vissuto una vita piena di avventure lungo le vaste praterie e gli immensi spazi della Frontiera. Con il passare degli anni, nel suo Texas, aveva messo radici con la sua famiglia, costruendo una casa accogliente e sicura insieme alla sua amata moglie Brenda e al loro figlio Brett. La vita di Pat era caratterizzata da un equilibrio delicato tra il desiderio ardente di esplorare l'ignoto e le responsabilità ineludibili verso i suoi cari. Quando Pat osservava la sua famiglia, sentiva un profondo senso di realizzazione e felicità. Brenda, con il suo sorriso rassicurante e il suo incessante supporto, era il pilastro portante della loro casa. Brett, con la sua energia e curiosità inesauribili, rappresentava la futura generazione dei MacDonald pronta a lasciare il segno nel mondo. Le lezioni apprese dai sentieri polverosi e dalle battaglie della Frontiera si rivelavano utili anche nel guidare suo figlio attraverso le sfide della crescita.


Giochi di prestigio


Il richiamo della Frontiera

Nonostante l'amore per la sua famiglia, il richiamo della Frontiera non smetteva mai di farsi sentire. Le storie di terre inesplorate e di nuovi orizzonti infiammavano ancora il suo spirito avventuroso. Ogni tanto, Pat si ritirava nel suo angolo di riflessione, sognando i giorni in cui cavalcava libero sotto il cielo aperto e il vento gli sferzava il viso. Pat sapeva che la sua doppia natura – avventuriero e padre di famiglia – era un equilibrio fragile da mantenere. Ogni volta che sentiva il bisogno di partire per una nuova impresa, si ricordava delle promesse fatte a Brenda e a Brett. Ma, d'altra parte, il suo spirito avventuroso era ciò che aveva reso Pat MacDonald un vero uomo di famiglia.


Pat MacDonald

La fuga come stile di vita

Al fianco di Pat, D'Antonio inserisce in questo racconto il personaggio del Grande Zacchini. L’autore è un maestro nel dare vita a figure ambigue, come l’eroe de L’uomo dello Zululand, secondo volume della collana "Un uomo un’avventura" (Cepim, dicembre 1976). Il protagonista è un commerciante tedesco, Reich, che vende armi alle tribù zulu. Quando le tensioni tra gli Zulu e le truppe inglesi guidate da Lord Chelmsford aumentano, Reich si trova coinvolto in eventi drammatici, tra cui la battaglia di Rorke's Drift, un feroce assedio che mette in evidenza il coraggio e la disperazione di entrambe le parti. Il tedesco, in questo contesto drammatico, combattendo a fianco degli Inglesi, mostra un eroismo sconosciuto persino a sé stesso.

Il Grande Zacchini


Incontri nella prateria


Una figura picaresca

Zacchini è un personaggio scanzonato e meno drammatico rispetto a Reich. Ogni volta che la situazione diventa troppo pericolosa o complicata, il suo istinto lo porta a cercare la fuga. Nonostante la sua natura sfuggente, Zacchini possiede un senso di lealtà che lo distingue. Quando si trova di fronte a situazioni in cui la sua parola o il suo aiuto sono fondamentali, non tradisce mai chi conta su di lui. Questo dualismo tra fuga e lealtà rende il personaggio estremamente complesso e affascinante. La sua fedeltà emerge in momenti cruciali, quando le circostanze richiedono un atto di coraggio o un sacrificio che solo un vero eroe è capace di compiere.


La paga di Giuda


Il coraggio del saltimbanco

La vera grandezza di Zacchini si manifesta nei momenti di massimo pericolo. È in queste circostanze che il suo coraggio brilla davvero. Zacchini non è un eroe invincibile, ma è il suo cuore indomito che lo rende straordinario. Che sia in fuga da nemici implacabili o nel bel mezzo di un'azione disperata per salvare qualcuno a cui tiene, lui dimostra una determinazione e un coraggio che vanno oltre il semplice istinto di sopravvivenza. Tra fughe rocambolesche e atti di lealtà, Zacchini ci insegna che il vero coraggio non risiede nell'assenza di paura, ma nella capacità di affrontarla per proteggere ciò che è giusto o chi si ama.


Serpenti

D’Antonio in digitale

Lo stile grafico di Gino D'Antonio è caratterizzato da un tratto preciso e dettagliato, capace di catturare l'essenza dei personaggi e le atmosfere con straordinaria vividezza. L'uso sapiente del contrasto tra luci e ombre conferisce profondità e dinamismo alle sue illustrazioni. D'Antonio sa bilanciare l'espressività dei volti con la robustezza delle ambientazioni, creando un senso di realismo avvolgente. La fluidità delle sue linee dona movimento alle scene, rendendo ogni tavola una narrazione visiva coinvolgente. Infine, l'attenzione meticolosa ai dettagli storici e culturali arricchisce il contesto delle sue opere, rendendole autentiche e affascinanti. Il suo stile arioso e l’impaginazione che scardina la gabbia bonelliana è ancor di più apprezzabile nella versione in digitale, in particolare su schermi più grandi come quelli di un Tablet o di un Personal Computer (come nel mio caso).


Il vecchio Parker

Quanah Parker

Giampiero Belardinelli


N.B. Trovate i link alle altre puntate di Bonelli in digitale su Cronologie & Index!

giovedì 27 agosto 2020

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 91

di Saverio Ceri
con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin


Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola.

Su Tex Classic 91 prosegue l'avventura con protagonista Mefisto, l'acerrimo nemico del ranger bonelliano. In particolare questo albo raccoglie gli episodi pubblicati per la prima volta a strisce sui numeri dall'undici al sedici della ventunesima serie della Collana del Tex, meglio conosciuta come serie Mefisto, appunto, usciti tra il febbraio e il marzo del 1959. Gli stessi episodi furono ristampati, per la prima volta in formato albo, sui primi tre numeri dell'VIII e ultima serie degli Albi d'Oro del personaggio. I tre albi giunsero in edicola tra il 1°febbraio e il 1° marzo del 1960. 


Anche stavolta, come da regola non scritta, in redazione sono andati a scegliere come copertina del Classic attualmente in edicola, una delle  tre immagini di copertina degli albi d'oro. Il ballottaggio stavolta è stato vinto dalla cover del numero 1, che fornisce pure il titolo al Classic che stiamo esaminando. Se qui sopra avete visto al cover del 2020, qui sotto potete ammirare l'originale di 60 anni or sono.


Tex, col fedele compagno d'avventure Kit Carson, affronta le terribili Rapide del Cavallo Bianco. Contrariamente a quanto in uso all'epoca, stavolta l'ispirazione per la cover, non proviene da oltreoceano, ma viene direttamente dalle pagine di Tex, in particolare dall'ultima striscia del primo degli albetti contenuti in questo classic.


Oltre che per rientrare nella gabbia "verticale" della copertina, inclinando dovutamente la vignetta Galep rende ancor più pericolosa la discesa delle rapide, e con alcuni accorgimenti di prospettiva, confeziona la cover del primo Albo d'Oro dell'ottava serie. 


Curiosa la scelta di interrompere la VII e iniziare l'VIII  serie della collana a metà di un'avventura. Sarebbe interessante capire il perché di tale anomala decisione.

Altra curiosità è la copertina-Spoiler. La cover di quell'undicesimo albetto a striscia, che condivide il titolo sia col Classic che con  l'Albo d'Oro, e che contiene la striscia all'origine della cover di cui stiamo parlando, ci presenta, non un evento dell'albo, ma il seguito della vicenda, ovvero la rovinosa caduta in acqua dei due pard. 


Praticamente quando il lettore del 1959 arrivava a pagina 32, e rimaneva in sospeso sulla sorte dei protagonisti in pericolo, grazie al sapiente cliffhanger pianificato da Bonelli padre, richiudendo l'albetto a striscia, scopriva la loro sfortunata sorte una settimana prima dell'uscita del numero successivo.

Fin qui abbiamo ripercorso le origini della cover del Classic in edicola, ma le tavole dell'avventura pubblicata in questo Classic, hanno ispirato ben altre due cover di Aquila della Notte, accomunate dall'impostazione molto simile: Tex in primo piano con la minacciosa faccia di Mefisto che si forma nel cielo alle sue spalle.
Iniziamo da quella più recente: quella del 24° volume di Tex Edição Historica della brasiliana Globo datato giugno 1997. Il disegno di copertina come sempre è di Claudio Villa, colori compresi. Lo scenario in questo caso è notturno e il volto mefistofelico appare nel cielo stellato e la minaccia viene avvertita sia da Aquila della Notte che dal suo spaventato cavallo.


I lettori italiani hanno dovuto attendere alcuni mesi per ammirare l'immagine villiana, coi colori realizzati redazionalmente, pubblicata come miniposter sul numero 23 di Tex Nuova Ristampa, datato gennaio 1998.



La stessa immagine è stata poi utilizzata nel maggio 2012, per il primo dei cinque volumi della collana Super Miti della Mondadori, dedicati alle avventure che hanno visto scontrarsi il ranger con il malefico illusionista.

A proposito di volumi extra-bonelliani, anche l'altra cover ispirata da questa storia è in qualche modo legata alla casa editrice fondata nel 1907 da Arnoldo Mondadori.
Nel 1994 giunse in libreria il volume Tex contro Mefisto, che ristampa a colori proprio l'episodio contenuto in questo Classic. In questo caso il disegno è di Aurelio Galleppini, la scena è diurna, Tex non è a cavallo, ma avverte chiaramente il pericolo che si sta concretizzando alle sue spalle.



Il cartonato del 1994 altro non era che la versione mondadoriana dell'esauritissimo volume omonimo pubblicato dalla stessa Bonelli col marchio Edizioni Cepim nel 1978. Le due versioni della copertina differiscono per il colore della costola, e per l'inversione dei colori tra camicia di Tex e logo.


La stessa immagine è stata utilizzata anche per il cofanetto contenete i volumi del 2012 dei Supermiti Mondadori citati poc'anzi.
Tex dal lato sinistro, Mefisto dal lato destro, separati dai 5 volumi, le cui costole in toni di grigio riformano l'immagine completa, concepita da Galep nel 1978.



In realtà, come i lettori di Tex sanno bene, quell'immagine non è proprio nata per il volume della Cepim prima, e dalla Mondadori poi. La figura di Tex di questa storica cover è "figlia" infatti dall'immagine del ranger di un'altrettanto storica copertina, quella del numero 125 della serie regolare datata 1971.




La stessa cover de Il figlio di Mefisto, a sua volta è discendente di una cover statunitense, quella del romanzo western Bounty Guns (Dell, 1964), accreditata a l’artista Len Goldberg, come ci ricordano Francesco Bosco & Mauro Scremin, instancabili ricercatori delle ispirazioni delle cover texiane.... ma questa è un'altra storia. 
Dell'origine della cover di Tex 125 e di tutte le versioni realizzate in occasione delle molte ristampe dell'episodio, avremo modo di parlare a tempo debito, vale a dire... tra circa sei anni, intorno alla puntata 250 di questa rubrica. 

Prima di chiudere segnaliamo anche un'altra versione dell'illustrazione di Galep per il volume Tex Contro Mefisto della Cepim, poi ristampato da Mondadori. Esiste infatti anche una cartolina, realizzata credo nel periodo compreso tra le due edizioni, che si differenzia rispetto alle due versioni del cartonato per essere ribaltata, per avere il titolo appositamente disegnato e per una differente versione della colorazione. La potete vedere qui sotto.


E con quest'ultima illustrazione chiudiamo anche questa puntata di Secret Origins. Appuntamento tra due settimane per scoprire nuove curiosità sulle copertine del ranger più popolare del fumetto italiano.

Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire o riscoprire, anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index, visto che molte sono state recentemente aggiornate con nuove immagini e nuovi riferimenti.



lunedì 18 gennaio 2016

BUON COMPLEANNO SERGIO BONELLI EDITORE! 75 ANNI ALL'INSEGNA DELL'AVVENTURA


L'ultimo logo della SBE. Sullo sfondo altri logo storici di alcune delle denominazioni assunte in 75 anni dalla casa editrice.

Esattamente 75 anni or sono - il 18 gennaio 1941 - l'attuale Sergio Bonelli Editore esordiva nell'edicole italiche dando alle stampe il 331° numero dell'Audace, avvenimento epocale del quale avevamo già parlato in un post dedicato alla nascita del fumetto avventuroso nostrano. Da allora la signora Tea Bonelli prima, suo figlio Sergio poi, e il nipote Davide oggi, hanno prodotto e mandato in edicola circa 635.000 tavole inedite a fumetti, per tacere delle altre centinaia di migliaia tra ristampe e materiale di provenienza straniera.
Auguri dunque per questi tre quarti di secolo all'editore di riferimento per i nostri Quaderni - dai curatori e da tutti i collaboratori di Dime Web! (s.c. & f.m.) 


Primo, storico, albo publicato dalla famiglia Bonelli, l'Audace n.331 datato 18 gennaio 1941

GL Bonelli

Tea Bonelli
Sergio Bonelli
Davide Bonelli

N.B. trovate i link alle altre novità su Interviste & News!

venerdì 27 giugno 2014

L'ANGOLO DEL "BONELLIDE" VII - NUVOLETTE IN CANADÀ - LE GIUBBE ROSSE A FUMETTI, SECONDA PARTE: LO HUMOR E DAGLI ANNI '70 A OGGI - PRATT E KEN PARKER!

di Andrea Cantucci


Giubbe Rosse umoristiche

È capitato a molti famosi personaggi comici americani di indossare in qualche storia a fumetti la giubba rossa dei Mounties - da Porky Pig a Donald Duck, dall’attore Bob Hope ai Three Stooges e dall’orso Yogi al grasso viaggiatore del tempo Herbie - ma alcune Giubbe Rosse umoristiche spiccano nettamente sulle altre.


Il Sergente Baldo di Luciano Bottaro (1965)

Dal 1952 le Giubbe Rosse furono protagoniste di un’intera serie comica con Il Sergente Baldo, creato da Luciano Bottaro per le Edizioni Alpe e proseguito poi anche dai disegnatori Guido Scala e Giorgio Rebuffi. Come la gran parte dei fumetti di Bottaro, le brevi storie di Baldo, ambientate nel forte comandato dallo sprovveduto capitano Pied-Arm, erano spesso arricchite dalle fantasiose e paradossali sceneggiature di Carlo Chendi, che ne muoveva da maestro i buffi comprimari. In Italia il sergente Baldo uscì per più di vent’anni su Tiramolla, ma ebbe successo soprattutto in Francia, dove dal 1959 apparve sull’albo Monty pubblicato dalla Sagédition di Parigi, che conteneva la versione in francese del Sergente Preston e di vari eroi western.
Mentre il Baldo di Bottaro era un bonario personaggio per ragazzi, fu ben più feroce la satira sulle Giubbe Rosse che nel 1953 realizzarono Harvey Kurtzman e John Severin, nell’episodio di Mad n°5 intitolato Miltie of the Mounties, che prendeva in giro in particolare i film di Renfrew of the Royal Mounted. Alla fine l’arrogante giubba rossa Miltie non riusciva a prendere il suo uomo, perché quello che inseguiva… non era un uomo.

Pendergast, da Lucky Luke n. 22 (1962) di Morris e Dupuis

Un’altra spassosa caricatura di una giubba rossa canadese di tipico stampo britannico è stata il caporale Pendergast, apparso nel ventiduesimo episodio del pistolero Lucky Luke di Morris, che fu pubblicato in volume nel 1962 dall’editrice belga Dupuis col titolo Les Dalton dans le Blizzard (I Dalton nella Tormenta).
In questa storia esilarante, come tutte quelle sceneggiate dal grande Renée Goscinny, i quattro ingenui criminali evadono come sempre e si rifugiano in Canada pensando di sfuggire all’arresto, ma naturalmente hanno fatto i conti senza Lucky Luke e il caporale Pendergast, che uniscono le forze contro di loro. Agendo con tipica flemma anglosassone, Pendergast è abituato a mettere a posto le cose in modo fermo ma educato, senza neanche usare le armi. Avrebbe forse incontrato qualche difficoltà in più se avesse arrestato da solo i fratelli Dalton, assai meno disciplinati della pur turbolenta popolazione canadese, che, appena la giubba rossa alza la voce, cessa ogni schiamazzo e china la testa, eseguendo i suoi ordini senza fiatare.
Sempre negli anni ’60, il cartoonist Paul Murry inseriva spesso Mickey Mouse (Topolino) in ambientazioni del passato e in qualche episodio gli fece vivere anche delle avventure con indosso la giubba rossa del mountie. Nel 1968 ci fu anche una storia italiana con Topolino e Pippo in versione Giubbe Rosse - Topolino e i ladri di pellicce - che uscì sul n. 641 del settimanale di Mondadori coi disegni di un giovane Massimo De Vita.
De Vita all’epoca imitava lo stile del Mickey Mouse statunitense: infatti il capitano delle Giubbe Rosse che si vede all’inizio dell’episodio ha la stessa fisionomia del sergente della Polizia canadese visto nella storia di Paul Murry Topolino e il divoratore di pelli, uscita in Italia alla fine dell’anno seguente, sul n. 733 del settimanale.


Topolino e i ladri di pellicce nella ristampa degli Albi della Rosa

Dal 1961 al 1963, tra le parodie ospitate nel Rocky and Bullwinkle Show della NBC, apparve un’intera serie a cartoni animati, in trentotto episodi, su una giubba rossa canadese, Dudley Do-Right of the Mounties, creata da Alex Anderson, Chris Hayward e Allan Burns, da cui nel 1970 l’editrice Charlton trasse una serie a fumetti.
Dudley Do-Right, come tutti i Mounties cerca costantemente di “prendere il suo uomo”, cioè il suo acerrimo nemico Snidely Whiplash, ma se lo cattura è per pura fortuna, o soltanto grazie al suo cavallo. L’eroina femminile, Nell Fenwick, è la tipica figlia dell’ispettore capo che si caccia di continuo in situazioni pericolose per poi essere salvata. Il principale tormentone della serie sta nel fatto che Nell è del tutto inconsapevole dell’interesse di Dudley per lei e riversa invece il proprio affetto sul ben più eroico cavallo della giubba rossa.
Nel 1999 ne fu tratto anche un film dal vero, che però fu un fiasco totale, sia di critiche che di pubblico. Ha avuto invece un certo successo la serie di telefilm Due South (Direzione Sud), trasmessa con un altro titolo anche in Italia, che non ha niente a che fare col cartone, ma in cui il nome della giubba rossa protagonista, Benton Fraser, i cui modi cortesi creano un divertente contrasto di fronte alla violenza dei criminali, è certo un omaggio all’attore Brendan Fraser, che interpretava il ruolo di Dudley Do-Right in quello sfortunato film. 


Dudley Do-Right. Charlton Comics, 1970
 

Alla Corsa all’Oro nel Klondike, all’estremità occidentale del Canada, partecipò, al pari dei personaggi di Jack London, anche un giovane Paperon De’ Paperoni, all’epoca in cui iniziava ad accumulare la sua immensa fortuna. Due ufficiali delle Giubbe Rosse realmente esistiti, come il colonnello Sam Steele e l’ispettore Scarth, poterono così apparire, nel 1995, in uno dei tanti episodi di Don Rosa dedicati al suo avventuroso passato, Cuori dello Yukon, uscito in Italia sul n. 118 del mensile Zio Paperone nel 1999. La caricatura che l’autore fa dei due personaggi, basandosi su veri elementi storici, è come sempre esilarante. Mentre l’azzimato Scarth cerca di soffiare a Paperone la concessione della sua miniera, il duro e impettito colonnello Steele, assistito da Jack London che ne trascrive i discorsi, tenta inutilmente di arrestare l’allora giovane papero per degli incredibili disordini che avrebbe provocato nella città di Dawson, i cui abitanti in preda alla fame divorano qualunque cosa. La gag più divertente della storia è però l’impeccabile divisa di Steele che da buona giubba rossa non si sporca e non si sgualcisce, neanche cadendo nel fango o stando in mezzo a un’esplosione.
Tra le ultime Giubbe Rosse a fumetti troviamo poi la bizzarra serie di fantascienza Space Mounties (Giubbe Rosse Spaziali) di Veys e Guilhem, edita in Francia dalla Dargaud-Lombard tra il 2001 e il 2004, in cui dei poliziotti a cavallo canadesi, disegnati con lo stile da cartoon tipico della scuola belga, viaggiano su altri pianeti, trovandosi così a cavalcare delle creature e delle macchine decisamente un po’ più strane del solito.


Anni ’70: Superagenti canadesi e amici dei lupi

Nei tempi antichi (…)
un uomo poteva diventare un animale se lo desiderava
e un animale un essere umano.
Tutti parlavano lo stesso linguaggio.
Leggenda eschimese

Un altro personaggio canadese dei fumetti diventato sempre più famoso in questi ultimi anni, che pur non avendo molto altro in comune con le Giubbe Rosse merita di essere citato, è il supereroe Wolverine. 


Wolverine della Marvel

 
Il termine in italiano si traduce Volverina o Ghiottone. Indica un animale da preda della famiglia dei mustelidi caratteristico delle regioni artiche del Nord-America e ferocissimo, nonostante sia di taglia limitata e tozza; un soprannome quindi particolarmente adatto al mutante canadese Logan, di bassa statura ma con sensi animaleschi e grossi artigli retrattili come quelli di una belva. Wolverine, oltre a questi innegabili elementi selvaggi, ha però anche qualcosa del meticoloso e inflessibile mountie canadese, che ostinatamente continua a seguire la propria pista, senza mai rinunciare alla preda, finché non riesce a “prendere il suo uomo”.
Wolverine esordì nel 1974 sul n. 181 dell’albo di Hulk, in una storia del golia verde ambientata in Canada che era stata scritta da Len Wein e disegnata da Herb Trimpe. In quell’occasione la Marvel Comics lo presentò erroneamente come “il primo e più grande supereroe canadese”, mentre in realtà vari supereroi canadesi prodotti localmente erano già esistiti negli anni Quaranta. In effetti il primo autentico supereroe del Canada era stato Iron Man di Vernon Miller, apparso oltre vent’anni prima dell’omonimo personaggio Marvel, su Better Comics n. 1 del 1941 - che tra l’altro fu anche il primo albo canadese a pubblicare fumetti inediti.
Nel 1975 Wolverine si unì agli X-Men e all’interno della stessa serie lo scrittore inglese Chris Claremont e il disegnatore anglo-canadese John Byrne crearono nel 1979 un intero gruppo di supereroi canadesi, Alpha Flight (Stormo Alfa), il cui nome poteva anche ricordare il titolo del film del 1940 Yukon Flight, col sergente Douglas Renfrew delle Giubbe Rosse. Anche Alpha Flight all’inizio era finanziato e controllato dal governo del Canada, un po’ come dei superagenti senza giubba rossa e senza cavallo, e dal 1983 ebbe la sua testata, inizialmente scritta e disegnata dallo stesso Byrne. Wolverine invece fu protagonista di una prima miniserie, realizzata da Chris Claremont e Frank Miller, nel 1982 e poi titolare di una serie regolare dal 1988.
Un’altra cosa che Wolverine ha in comune con alcune delle Giubbe Rosse dei fumetti è quella di aver fatto selvaggiamente amicizia in gioventù con un branco di lupi, di cui praticamente divenne il capo-branco, come raccontato nella storia delle sue origini realizzata da Paul Jenkins e Andy Kubert tra il 2001 e il 2002. 

Canada Joe. Lanciostory, Eura, 1977
 

Anche due Giubbe Rosse canadesi degli anni ’70 hanno infatti avuto un rapporto molto particolare con i lupi.
La tradizionale e realistica giubba rossa Canada Joe, creata dagli argentini Eugenio Zappietro (in arte Ray Collins) e Carlos Enrique Vogt e pubblicata in Italia dall’Editoriale Eura sulla rivista Lanciostory, era il capitano della Polizia a cavallo Gary Bow, che in compagnia di un lupo chiamato Amico (come quello di King) vagava privo di memoria per le foreste del Canada del 1898, dopo essere stato ferito e dato per morto.
Sul settimanale cattolico Il Giornalino esordì invece, nel 1977, il personaggio di Piuma Rossa, una giovane giubba rossa canadese creata da Mario Basari e Luigi Sorgini. Figlio di un bianco e di un’indiana e rimasto orfano, l’eroe della serie aveva come padri adottivi un sergente della Polizia a cavallo e un sakem dei Piedi Neri, che lo avevano allevato. Meglio di altri, poteva quindi proporsi come un ideale tramite tra i due popoli.
Ancora più romantico dei personaggi simili che lo hanno preceduto, Piuma Rossa portava quasi alle estreme conseguenze il rapporto che ha sempre legato gli eroi dalla giubba rossa agli animali. Già il sergente King e Canada Joe avevano un lupo per amico (di nome e di fatto), mentre Jim Canada chiamava Pal (Amico) il suo cavallo, ma Piuma Rossa, essendo in parte indiano, oltre a parlare al suo cavallo era amico di tutti gli animali e in particolare di un lupo con cui era cresciuto e del suo branco, che lo aiutava quand’era in difficoltà.

Piuma Rossa, pubblicato sul Gornalino delle Edizioni Paoline dal 1977.


Anni ’80 e ’90: Eroi in fuga e in crisi

Molto meno buonista e più problematico e violento, nei suoi moti di ribellione verso la società e le usanze imposte dai bianchi, fu un altro mezzosangue dalla giubba rossa creato da Hugo Pratt per il libro della Cepim del 1980 L’Uomo del Grande Nord. Pratt lo definì “un meticcio folle che dopotutto non era folle per niente”.
Il protagonista era nato da un’indiana Mohawk e dal nipote di Louis Riel, colui che guidò la rivolta anti-britannica del 1885 per poi essere impiccato. Ciò giustificava il risentimento che guidava il suo pronipote Joseph Montour Riel, detto Gesuita Joe, in una lotta solitaria contro tutto e tutti, alternando a modo suo atti di vendetta e di giustizia, dopo aver indossato abusivamente una giubba rossa della Polizia a cavallo.
L’Uomo del Grande Nord, conclusosi in modo enigmatico, proseguì a puntate nel 1984, col titolo Gesuita Joe, sui primi numeri della rivista Comic Art. In occasione poi di una versione cinematografica di produzione franco-canadese, il regista Olivier Austin chiese a Pratt delle aggiunte alla storia in forma di story board, che furono inserite in una nuova edizione della storia originale, uscita a puntate nel 1991 sulla rivista Corto Maltese e raccolta l’anno seguente nel volume della Milano Libri Jesuit Joe, che riprendeva il titolo del film.

L'Uomo del Grande Nord di Hugo Pratt. Collana CEPIM Un Uomo Un'Avventura, 1980.

Un Canada ancora privo di Giubbe Rosse è invece quello in cui si svolge buona parte della saga Les Pionniers du Nouveau Monde (I Pionieri del Nuovo Mondo) di Jean-François Charles, pubblicata in Francia sugli album della Glénat dal 1982 e in seguito edita anche da noi - prima dalla Glénat Italia e ora dall’Editoriale Cosmo. In vari episodi ambientati tra il 1755 e il 1761, a seguito della guerra anglo-francese che vide prevalere la Gran Bretagna, alcuni esuli della Nuova Francia si rifugiano nei territori inesplorati di un Canada ancora selvaggio, vivendo varie complesse avventure tra la zona dei Grandi Laghi e la regione del Saskatchewan.
Dagli USA anche Ken Parker, accusato di omicidio, si rifugiò in Canada nella storia Un Alito di Ghiaccio, uscita a puntate nel 1987 sulla rivista Comic Art. E’ là che si svolsero quindi le sue storie successive, in cui è ancora costretto a spostarsi continuamente, a partire dal primo numero della testata Ken Parker Magazine del 1992.
Inevitabilmente, già nel numero due della rivista, Ken incontra una giubba rossa, il sergente Paul Brady, e i due si salvano reciprocamente la vita, per poi affrontare insieme, dal numero tre, l’avventura intitolata Ore d’Angoscia, contro una cacciatrice di taglie e dei rapinatori di treni. Qui, in una delle elaborate e impeccabili trame tipiche di Giancarlo Berardi, si delineano il carattere e le capacità da perfetto rappresentante della Polizia a cavallo del sergente Brady, che salva Ken ancora una volta da una brutta e pericolosa situazione.


Ken Parker Magazine n. 4 - Parker Editore, 1992. Disegno di Milazzo

Veniamo infine alla serie di Rodolphe e Leo, che in Francia esordì nel 1991 e che è stata già pubblicata in Italia dalla Comic Art negli anni ’90, in una versione in grande formato e a colori analoga a quella originale. Il protagonista è il sergente delle Giubbe Rosse Philipp Trent, accompagnato da un fedele cane senza nome che lui chiama semplicemente Cane, un po’ come Dudley Do-Right che chiamava Cavallo il suo cavallo.
Le storie sono chiaramente ambientate sul finire dell’800, in un anno imprecisato, ma di certo successivo al 1880. Vi è descritto un Canada che è ancora abbastanza violento e selvaggio, in cui gli autori inseriscono però anche alcuni elementi decisamente poetici, come l’impossibile storia d’amore tra la giubba rossa e la sorella dell’uomo che sta inseguendo, o il giovane fuorilegge vagamente contestatore che è appassionato dei versi di Rimbaud, a tal punto da lasciarsi dietro una traccia trascrivendoli quasi su ogni muro che incontra.
Lo stesso contrasto si riflette anche nei bei disegni di Leo, che riesce a rappresentare anche le scene più drammatiche con un realismo particolarmente delicato ed elegante. Quando questo accade nell’opera di un artista, le immagini diventano qualcosa di più di ciò che rappresentano, non solo un ammirevole esercizio di stile, ma anche un modo per renderci capaci di vedere l’intrinseca bellezza insita in qualsiasi evento, perfino in quelli più spiacevoli o terribili. Benché le storie trattino di crimini e di punizioni, gli autori, sia coi testi che coi disegni, sembrano così invitare i lettori a osservare gli eventi con uno sguardo tanto innocente quanto consapevole, senza giudicare né giustificare la presunta colpevolezza dell’uno o l’evidente delitto dell’altro.


Sulla vita e sul passato di Trent non sappiamo praticamente nulla, se non quello che di volta in volta viene rivelato da brevi flashback relativi ai suoi ricordi. Ciò che quest’ennesima giubba rossa sembra incarnare è, da una parte, il classico prototipo del poliziotto a cavallo dedito al proprio dovere e che supera ogni ostacolo per catturare il ricercato di turno, ma dall’altra anche un uomo silenzioso, riservato e a suo modo sensibile e sognatore, che a volte arriva a nutrire dei dubbi sull’opportunità delle stesse missioni che deve eseguire, come quando certi “onesti” cittadini si rivelano assai più spietati e feroci di uno dei criminali che insegue.
In questa edizione economica, le copertine originali sono inserite prima di ogni storia come illustrazioni a tutta pagina, mentre le copertine vere e proprie sono tratte da quelle della ristampa Trent l’Intégrale e contengono delle immagini del protagonista immerso nell’affascinante vastità dei paesaggi del suo paese.
Con l’ottima scelta di questa bella miniserie targata Dargaud, anche la RW Edizioni, come già l’Aurea, inizia a fare un po’ di concorrenza, nel campo dei albi economici francofoni, alla più specializzata Editoriale Cosmo.


Trent n. 1 di 4 - RW Edizioni, 2014

Lineachiara Bedé dal n°1 al n°4
TRENT
Testi: Rodolphe
Disegni: Leo
Formato: 96 pag. in b/n
Periodicità: mensile
Editore: RW Edizioni
Date di uscita: da Maggio ad Agosto 2014
Prezzo: € 2,90 ad albo


Trent n. 3 - Dargaud, 1993

Edizione originale francese
TRENT
Serie di 8 album
Editore: Dargaud
Formato: 48 pag. a colori
1 – L’Homme Mort (1991)
2 - Le Kid (1992)
3 - Quand s’Allument les Lampes… (1993)
4 – La Vallée de la Peur (1995)
5 - Wild Bill (1996)
6 – Le Pays sans Soleil (1998)
7 - Miss (1999)
8 - Petit Trent (2000)
(negli ultimi due i colori sono di Marie-Paule Alluard)


(fine 2a e ultima parte)


Andrea Cantucci


N.B. trovate i link agli altri articoli della sere L'Angolo del "Bonellide" sulla pagina delle Cronologie e index