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sabato 27 maggio 2023

L'EREDITÀ GWINPLAINE

di Filippo Pieri

Durante la puntata del 24 Aprile 2023 del game "L'eredità" su RaiUno è stato posta una domanda a tema fumettistico. Infatti si chiede: Gwynplaine, protagonista di un romanzo di Victor Hugo, avrebbe ispirato quale personaggio dei fumetti? 1) Martin Mystere (sic!); 2) Joker. Il romanzo in questione è L'uomo che ride, e quindi la risposta esatta è Joker, la nemesi di Batman. Non poteva esserci altra risposta, del resto, visto che non esiste alcun personaggio dei fumetti chiamato Martin Mystere: forse intendevano Martin Mystère...



N.B. Trovate i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News!

sabato 19 dicembre 2020

WHAT IF XXII: ANCHE GLI EROI DEI FUMETTI INVECCHIANO!

di Filippo Pieri

Una delle prerogative dell’eroe di fantasia è quella di non invecchiare mai, di rimanere sempre della stessa età e magari anche con gli stessi abiti. E se invece diventassero anziani? In questa stampa esclusiva su carta di pregio (inviata a tutti i lettori Sbam! Vip), il grande Giorgio Sommacal ha immaginato come potrebbero diventare da anziani alcuni di essi, bonelliani e non...




N.B. trovate i link agli altri What If in Interviste & News!

giovedì 7 maggio 2020

ROBIN 80!

di Pierangelo Serafin

Gli Stati Uniti si sono ritrovati fra gli ultimi a chiudere le proprie attività in conseguenza del progressivo lockdown del mondo occidentale in seguito alla pandemia di Covid-19, con il risultato che si è riusciti a pubblicare e distribuire uno degli albi più attesi della stagione fumettistica, cioè quello celebrativo degli ottanta anni di Robin.



In otto decadi si è detto e scritto tanto sul personaggio che nacque come un'esigenza da parte dei suoi autori, i giovanissimi Bill Finger e Bob Kane, di stemperare l'eccessiva aggressività accumulata dal Bat-Man in un anno di avventure in solitario. Si è anche spesso messo in evidenza come il personaggio della spalla dell'eroe in quanto ragazzino ne rendesse più facile l'immedesimazione da parte dei lettori più giovani e altrettanto spesso, proprio per questi motivi, lo si è ricondotto a una mera operazione di marketing editoriale. In realtà gli adolescenti di quell'epoca vivevano in tempi che erano stati flagellati dalle difficoltà economiche (il crollo di Wall Street era avvenuto appena un decennio prima e aveva mutato in maniera radicale il tessuto sociale del popolo statunitense), dalle rivolte sociali e dal gangsterismo. Molti di loro, una volta apprese le elementari nozioni scolastiche, erano già entrati nel mondo del lavoro e si ritrovavano, intorno ai dieci anni, a passare la maggior parte del tempo nelle fabbriche, nelle botteghe o per strada a svolgere compiti o mansioni più o meno leciti. A questi piccoli uomini Robin veniva proposto come un esempio. Un portatore di valori che quella società non aveva mai disconosciuto a livello teorico ma che, date le circostanze, facevano fatica ad avere un riscontro pratico. Così come il Pettirosso, tutte le giovani spalle dei super-eroi loro contemporanei finirono con l'avere anche questa importante valenza sociale.
Richard "Dick" Grayson, il primo Robin (bisogna specificarlo perché nella sua lunga storia editoriale ci sono stati altri quattro personaggi che ne hanno vestito i panni, senza contare la Carrie Kelly dell'elseworlds di Frank Miller The Dark Knight Returns), è l'erede di una famiglia di acrobati circensi che rimane improvvisamente orfano a causa dell'omicidio dei genitori ordinato da un boss della malavita alla quale il circo nel quale gli artisti si esibivano non aveva pagato il pizzo. Immediatamente adottato da Bruce Wayne ne diventa il suo perfetto complemento nella lotta al crimine nella città di Gotham City quando entrambi vestono i panni del Dinamico Duo. I colori sgargianti del suo costume in antitesi a quelli cupi di Batman, il chiacchiericcio stordente in contrasto col silenzio interrotto da pochi ordini precisi del suo mentore, la spensieratezza malgrado la drammaticità dei fatti vissuti che finisce col risolverli in maniera differente e più propositiva di quanto non abbia fatto il proprio padre adottivo che ha praticamente annichilito la propria adolescenza soffocandola nel dolore. Il ruolo del Robin è quindi attivo, vitale. Non è una semplice spalla, non è la marionetta del ventriloquo, ma è un alter ego, un punto di vista sull'esistenza differente e, per molti versi, una speranza ritrovata.



L'albo speciale che la D.C. ha pubblicato il 18 Marzo contiene dieci storie raccolte in cento pagine al costo di $ 9,99. Come già accaduto per altre pubblicazioni celebrative ci saranno almeno dieci copertine a opera di differenti artisti. Oltre alla versione regular di Lee Weeks e a quella completamente bianca (diventata ormai una tradizione), le restanti otto saranno ognuna ispirata alla rispettiva decade della storia editoriale del personaggio.


Di seguito l'elenco:

- 1940s di Jim Lee e Scott Williams

- 1950s di Julian Totino Tedesco 

- 1960s di Dustin Nguyen

- 1970s di Kaare Andrews

- 1980s di Frank Miller

- 1990s di Jim Cheung 

- 2000s di Derrick Chew

- 2010s di Yasmine Putri


La mia prima scelta è stata per la riproduzione di quella canonica e iconica degli anni Quaranta (vedi sopra). Delle dieci storie (vedi sopra l'immagine del sommario con i credits degli autori), quattro sono dedicate a Dick Grayson, sebbene solo nella prima di queste vesta i panni del Pettirosso. Nelle seguenti due indossa il costume di Nightwing, cioè la sua trasformazione in personaggio adulto, e nell'ultima quelle dell'Agente Segreto 37 del gruppo spionistico Spyral. Un'unica storia è dedicata ai due Robin più problematici, ovvero Jason Todd (il secondo) e Stephanie Brown (la quarta), mentre due ciascuno sono dedicate a Tim Drake (il terzo) e Damian Wayne (ultimo ed erede di sangue a tutti gli effetti di Bruce Wayne).




L'elenco dei Robin con le loro relative evoluzioni e carriera editoriale:

1) Richard "Dick" Grayson
- Detective Comics 38 (April 1940) come Robin
- Tales of the Teen Titans 44 (July 1984) come Nightwing
- Robin 0 (Oct. 1994) come Batman
- Nightwing: The Target 1 (Sept.2001) come Target
- Grayson 1 (July 2014) come Agent 37

2) Jason Peter Todd
- Batman 357 (March 1983) come Jason Todd
- Batman 366 (Dec. 1983) come Robin
- Batman: Under the Hood (Febr. 2005) come Red Hood
- Batman Incorporated (vol.2) 1 (July 2012) come Wingman.

3) Timothy "Tim" Jackson Drake
- Batman 436 (Aug. 1989) come Tim Drake
- Batman 442 (Dec. 1989) come Robin . 
- Robin 181 (Febr. 2009) come Red Robin.

4) Stephanie Brown
- Detective Comics 647 (Jun. 1992) come Stephanie Brown
- Detective Comics 648 (July 1991) come Spoiler
- Robin 126 (May 2004) come Robin
- Batgirl 1 (Aug. 2009) come Batgirl

5) Damian Wayne
- Batman 655 (Sept. 2006) come Damian Wayne
- Batman 657 (Nov. 2006) come Robin


La prima apparizione del primo Robin


Pierangelo Serafin

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mercoledì 25 settembre 2019

DIME WEB INTERVISTA SARA NADIRA! (LE INTERVISTE LXX)

a cura di Franco Lana




DIME WEB - Abbiamo incontrato Sara Nadira: torinese, modella, attrice e non solo! Ciao Sara! Parlaci brevemente di te e di cosa fai in ambito artistico...

SARA NADIRA - In ambito artistico mi faccio chiamare Nadira e siccome amo il mondo dello spettacolo a 360 gradi sono molto poliedrica. Principalmente amo il canto, che ho iniziato a praticare alla tenera età di 8 anni partecipando al programma Zecchino D'Oro su Rete Sette nel 2006 in cui sono arrivata in finale... A 16 anni ho iniziato con la moda, facendo sfilate, shooting, etc. ovviamente con il consenso dei miei genitori... i miei primi supporter. Dopo i 18 ho proseguito con eventi di animazione, sia nelle discoteche, che per le feste private; recitazione (recentemente ho preso parte a due film del regista Pupi Oggiano, La paura trema contro, e l'ultimo, Ancora pochi passi, scritto con lo sceneggiatore Antonio Tentori); ho lavorato in televisione dalla tenera età di 16 anni e ancora adesso ne sto facendo parte in alcuni programmi condotti da Wlady su Primantenna Tv, oltre le mie esibizioni live per Radio Juke Box nelle feste di via e di piazza. Insomma non sto mai ferma!





DW - Sei una lettrice di comics: narraci del tuo rapporto con il mondo delle nuvole parlanti.

SN - Sono un'appassionata di fumetti sia Marvel che Dc... ma amo in particolare il fumetto di Batman... Tutto è nato a 14 anni quando ho visto per la prima volta Harley Quinn: la sua storia, il suo personaggio... mi hanno subito colpito e fin da subito mi sono rivista in lei anche come immagine, siccome nel mio stile c'è qualcosa di attinente... ma soprattutto il suo amore malato con il Joker mi ha sempre preso molto perché a differenza di come possiamo vedere nel film Suicide Squad, dove viene inteso come amore romantico, è più tossico, più coinvolgente e se vogliamo attinente a certe situazioni di violenza che molte donne subiscono ogni giorno, qualcosa di reale, di crudo ,che rende più avvincente la trama di Batman, perché - parliamoci chiaro - se non ci fossero loro a seminare guai, non sarebbe tutto così interessante!




DW - Attualmente cosa leggi?

SN - Attualmente sto finendo di leggere una valanga di fumetti di "Suicide Squad": ebbene sì... lo conoscevo ancora prima del film!!! E devo dire che è sempre più interessante!!! Mi fa entrare in un mondo parallelo di follia.





DW - Quale personaggio dei fumetti ti piacerebbe interpretare, in una versione cinematografica?

SN - Assolutamente Harley Quinn!!! Come look e follia. Ho studiano talmente bene questo personaggio in questi anni che potrei interpretarlo ad occhi chiusi, anzi rischierei di immedesimarmi così tanto nella parte da non voler neanche più tornare in me.






DW - Per concludere: progetti per il futuro nella tua poliedrica vita artistica.

SN - Sicuramente quella di continuare e farmi conoscere il più possibile; non sto mai ferma, sto facendo un sacco di sacrifici per poter arrivare al mio obiettivo - quello di stare su un palco - e senza sacrifici e sbattimenti non si arriva da nessuna parte, per cui sto dedicando anima e corpo perché vorrei sfondare nel mondo dello spettacolo... mi vedrete ovunque, sarò il vostro incubo!!!






a cura di Franco Lana


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giovedì 11 luglio 2019

BATMAN: 80 YEARS OF TECHNOLOGY

di Pierangelo Serafin

Dal 28 Giugno al 10 Settembre 2019 il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci a Milano (ingresso in Via San Vittore 21) ospita l'esposizione "Batman: 80 Years of Technology". Gli orari in cui è possibile visitarla: dal Martedì al Venerdì dalle 10 alle 18, il Sabato e i festivi dalle 10 alle 19; il biglietto d'ingresso costa € 10, con tutta una serie di eventuali tariffe ridotte in base alle categorie di appartenenza degli aventi diritto agli sconti.




In realtà non è una "mostra" vera e propria quella ospitata al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, tanto che è collocata solo verso l'uscita del museo stesso, quando ormai si è compiuta buona parte del percorso obbligatorio. Conviene quindi godersi le tante proposte che si possono trovare sul cammino, come la collezione di modelli leonardeschi (dal 19 Luglio la "Da Vinci Parade"), le suggestive ricostruzioni di primordiali ambienti industriali, il padiglione ferroviario, quello aereonavale, e il sottomarino "Enrico Toti"; parcheggiato definitivamente in una città senza mare (e forse per questo tanto amato e desiderato dai suoi abitanti) qual è Milano.

Ottant'anni di tecnologia batmaniana
Per il super-eroe meno super degli altri l'utilizzo della tecnologia è a dir poco fondamentale per la sua pluridecennale lotta contro il crimine. Macchinari, marchingegni e gadgets sono apparsi spessissimo nel corso degli ottant'anni di storia del Difensore di Gotham City; alcuni di questi, come la Batmobile, sono stati comprimari fidati e indispensabili.




Sulla scorta di quanto visto in precedenza riguardo ai modelli e modellini di Leonardo realizzati dai suoi disegni ci si apetta di trovare modelli e/o modellini di quanto è stato utilizzato da Batman nel corso della sua lunga avventura non solo editoriale ma pure cinematografica e televisiva. Esistono infatti molteplici versioni della Batmobile, e poi Batcotteri, Batscafi e Batmoto... per non parlare delle innumerevoli Batcinture, dei vari Batarang e del gigantesco Batcomputer del serial televisivo degli anni Sessanta. Tutte cose realmente costruite per la bisogna filmica e delle quali esistono svariati modellini in svariate scale, ma che sono completamente assenti in questa mostra assolutamente bidimensionale e tutto sommato davvero poco tecnologica. Certamente gli albi originali esposti e le riproduzioni di copertine e splash pages sono tutte a tema ma sono un po' pochino se consideriamo il contesto generale nel quale si trova questa esposizione.

Miller come "ghost artist" di Batman! Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere!

Dick Sprang. Litografia del 1995: The Secrets of the Batcave

Non bastano a risollevarne le sorti le tredici opere originali di Simone Bianchi, Giuseppe Camuncoli, Bill Sienkiewicz, Gabriele dell'Otto e Milo Manara e la video intervista realizzata da Vincenzo Mollica a Bob Kane che dovrebbe essere del 1992 (secondo i curatori della mostra "Batman: Oscurità e luce" che si tenne a Città di Castello nel 2017) e non del 1993 come annunciato nelle note ufficiali relative alla mostra pubblicate sul sito del Museo ambrosiano. Nel link che vi abbiamo segnalato il colloquio è purtroppo ripreso con una videocamera o un telefonino dallo schermo che la proiettava ma si leggono abbastanza a lungo i sottotitoli per farsi un'idea di quanto vi venga detto. L'intervista a Bob Kane è infatti interessante tanto per conoscere le influenze che hanno portato alla genesi del personaggio quanto per rendersi conto di che genere di personaggio fosse il co-creatore di Batman, che definisce Frank Miller "un ghost artist" di Batman. Ci tengo a sottolineare il concetto di "co-creatore" perché gli autori di molti altri articoli che girano per la Rete ne parlano erroneamente come di creatore unico, ignorando il fatto che ormai da qualche anno anche allo scrittore Bill Finger sono stati riconosciuti i diritti nell'ideazione del personaggio.


"Batman" 10



In conclusione si poteva fare di meglio senza ulteriori grandi sforzi vista l'infinita gadgettistica, anche a buon prezzo, che si ha a disposizione del Cavaliere Oscuro. Ci si può comunque togliere la soddisfazione di lasciare un pensiero, un autografo o un disegno su un grande pannello dedicato appositamente ai visitatori della mostra.



Pierangelo Serafin

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martedì 26 marzo 2019

DETECTIVE COMICS: 80 YEARS OF BATMAN

di Pierangelo Serafin


Copertina del volume

Quarta di copertina del volume


Nel 2018, in casa D.C., i festeggiamenti per gli ottanta anni di Superman coincisero con il millesimo numero di "Action Comics"; arrivati al 2019 gli ottanta anni di Batman coincidono con il numero 1000 di "Detective Comics", la più antica testata della casa editrice statunitense, la cui prima uscita risale al marzo 1937
Nel 2018 venne approntato un volume celebrativo dell'evento dedicato all'Uomo d'Acciaio; nel 2019 un volume gemello è stato prodotto per il Cavaliere Oscuro, un cartonato con sovraccoperta di oltre quattrocento pagine stampate su carta patinata, messo in vendita a $ 29,99.
Se Superman compare fin dal primo numero di "Action Comics", Batman, creato proprio in seguito al gradimento dell'Azzurrone, sale a bordo di "Detective Comics" a partire dal numero 27, prendendone quasi fin da subito il controllo grazie a un immediato successo che lo porterà a monopolizzare pure le copertine degli albi dal numero 35 in avanti. 
La chiave della fortuna dei due personaggi, che ancora prosegue, sta sicuramente nella loro archetipicità; come l'Uomo d'Acciaio rappresenta il pressoché onnipotente essere sovrumano che arriva dal Cielo venendo in soccorso di una afflitta Umanità, così il Difensore di Gotham incarna la figura del cavaliere senza macchia che giunge a sostegno del debole e dell'oppresso.

Detective Comics 1000!


Delle ventisette - guarda caso! - storie che compongono questa raccolta, diciotto sono quelle di Batman, una è tutta di Bat-Mito e ben otto sono quelle di alcuni dei tanti comprimari che il character ha avuto nel corso di queste otto decadi sulle pagine della gloriosa testata (in ordine di apparizione: Crimson Avenger, Slam Bradley, Air Wave, The Boy Commandos, Pow-Wow Smith, Roy Raymond, John Jones Manhunter from Mars e il Manhunter di Goodwin / Simonson); ed è così perché in "Detective Comics", che ha mantenuto a lungo la sua vocazione di testata-contenitore, Batman è quasi sempre stato affiancato da altri personaggi. Alcuni di questi hanno avuto lunghe run, come Elongated Man; altri vi sono stati ospitati quando hanno avuto i loro momenti di appannamento, come accadde a Green Arrow intorno agli inizi degli anni Ottanta. 
Il volume ripropone tantissimi classici del mito batmaniano ristampati in più occasioni, come la prima apparizione del nostro eroe, The Case of the Chemical Syndicate, della quale nel tempo sono state realizzate altre tre versioni - l'ultima delle quali realizzata nel 2014 (la seconda è del 1969 e la terza di vent'anni più tardi) è anch'essa presente in questa raccolta. 


Qui e sopra: dal volume, copertine chiave batmaniane di Detective Comics (1939 - 2019) 

Ci sono poi le prime apparizioni di Robin, di Batwoman e della nuova Batgirl (cioè Barbara Gordon), nonché quelle di villain fondamentali per la leggenda di Batman, come Two-Face, Riddler e il secondo Clayface (Matt Hagen); e poi ancora Man-Bat e la storia che diede origine al New Look, Mystery of the Menacing Masks, opera di John Broome e Carmine Infantino, nella quale, per un errore di comunicazione tra la redazione e gli artisti, Batman si ritrovò di nuovo con in mano una pistola - a venticinque anni esatti dal suo esordio fumettistico!
Sicuramente interessanti sono la dozzina di redazionali appassionati e ben curati firmati da vari autori che sviscerano le caratteristiche del personaggio e analizzano le varie sfaccettature di questo moderno mito popolare. Grazie anche a questo valore aggiunto abbiamo un volume molto ben fatto e ben curato, esattamente come lo fu quello di Superman del 2018, consigliabile tanto ai fan del Pipistrellone quanto agli appassionati di comic in generale.


Pierangelo Serafin

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mercoledì 26 settembre 2018

NEAL ADAMS A LUCCA 2018: GUIDA RAGIONATA PER IL CACCIATORE DI AUTOGRAFI!

di Pierangelo Serafin

Sicuramente la notizia dell'anno è quella della presenza di Neal Adams alla prossima edizione di "Lucca Comics and Games". Sarà in realtà un ritorno nel nostro Paese da parte del grande artista newyorkese, essendo passati pochi mesi di distanza dalla kermesse "Lake Como Comic Art Festival", tenutasi nell'aprile 2018; in quell'occasione Adams firmò una riproduzione allegata a un portfolio che comprendeva anche lavori di altri artisti (tra i presenti Jim Lee, Frank Cho e Greg Capullo). 




Cosa si potrà avere di autografato di Neal Adams a Lucca? La RW Lion ha in previsione uno speciale pack così come fece per la venuta di Frank Miller? Ma soprattutto quanto farà pagare i suoi autografi extra colui che può essere definito uno dei più grandi innovatori della storia dei comics ancora viventi? E cosa gli faremmo autografare?
Per andare sul sicuro si potrebbe, tanto per cominciare, essere i possessori di qualche albo originale degli anni Sessanta che abbia anche soltanto la cover disegnata da Adams (albi che si recuperano a un prezzo decisamente inferiore rispetto a quelli che hanno anche la storia interna disegnata dal Maestro), possibilmente raffigurante Batman, sia che si tratti di un numero di "The Brave and the Bold", "Detective Comics" o appunto "Batman". È importante infatti ricordare come l'interpretazione grafica del Detective di Gotham da parte di Adams possa definirsi come quella definitiva; oggettivamente quella più iconica e immediatamente riconoscibile. 


"Batman" n. 1 della Williams


Con un po' più di fortuna si potrebbe porgli un albo originale che potrebbe essere diverso dalle più recenti ristampe alle cui tavole l'artista ha apportato personali modifiche e miglioramenti con grande disappunto e scatenate polemiche da parte di filologi e puristi.  L'albo originale Made in U.S.A. ne rende sicuramente più facile la commerciabilità a livello internazionale, ma non per questo vanno dimenticati certi albi pubblicati nel nostro Paese, meritevoli un minimo di menzione. Soltanto per una questione affettiva e svincolato il gesto da ogni possibile interesse economico personalmente mi farei autografare il primo numero di "Batman" della Williams Inteuropa, che contiene copertina (splendida) e storia tratte da "Detective Comics" n. 408. La Williams fu sicuramente una delle peggiori case editrici che abbiano mai editato materiale D.C. sul suolo italico ma pubblicarono cicli di storie leggendarie, come Mai più Kryptonite di Superman, il viaggio attraverso il continente nordamericano di Lanterna Verde e Freccia Verde e la saga di Ra's Al Ghul (quello della notte d'amore tra Talia Al Ghul e Batman che genererà Damian Wayne). 


"Batman" n. 79 - Mondadori, 1970

Ci sono però almeno un paio di albi di "Batman" della Mondadori che meritano una menzione particolare. Per esempio il numero 79 (datato 15 Febbraio 1970 e quart'ultimo albo della storica collana), che contiene quella che in originale è intitolata The Secret of the Waiting Graves e che in quella prima traduzione italiana divenne I fiori dell'eterna giovinezza. Si tratta della prima storia in solitario di Batman disegnata da Adams mai pubblicata in Italia e purtroppo l'unica licenziata dalla storica casa editrice. 

"Batman" n. 66 - Mondadori, 1969

Più curioso e anche abbastanza raro è il caso di "Batman" n. 66 (datato 17 Agosto 1969) che contiene la storia L'angelo dell'orologio tratta da "The Brave and the Bold" n. 84, che vede protagonisti Batman e il Sergente Rock. La cover dell'albo nostrano non è quella originale, ma una copertina rifiutata dalla casa editrice americana: non tanto l'usuale rifacimento di qualche quadretto interno o qualche strano collage ma una vera e propria immagine originale scartata!


"The Brave and the Bold" n. 84: a sx la cover scartata (che verrà utilizzata in Italia dalla Mondadori come copertina di "Batman" n. 66) e a dx quella pubblicata


Dunque, occhio alle date (la fiera fumettistica si terrà a Lucca dal 31 ottobre al 4 novembre) e occhio a Neal Adams!


Pierangelo Serafin

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lunedì 6 agosto 2018

RISATE BONELLIANE SPECIALE 2

di Filippo Pieri

dopo la prima puntata torna lo speciale con le "barzellette grafiche" ispirate agli eroi fumettistici non appartenenti alla Sergio Bonelli Editore. La prima e la seconda sono tratte dalla Settimana Enigmistica n. 4048 del 24 Ottobre 2009 (pagina 15 e 33) con Braccio di Ferro e Superman, mentre la terza è tratta dal n 4491 del 19 Aprile 2018 (pagina 30) e vede protagonista Batman. Buon divertimento!




N.B. trovate i link alle altre "risate bonelliane" su Cronologie & Index!

giovedì 15 febbraio 2018

CARMINE INFANTINO: L'UOMO DEL RINNOVAMENTO DEI COMIC


di Pierangelo Serafin

Il tempo dell’oblio

Può sembrare strano che uno dei generi più conosciuti del medium fumetto come quello dei super-eroi possa aver passato un periodo di oblio pressoché totale (a eccezione di personaggi storici quali Superman, Batman e Wonder Woman, sempre presenti nelle edicole) durato quasi un decennio, tra il 1947 ed il 1956.

Il Flash originale - "Flash Comics" n. 1, gennaio 1940


Alla fine del secondo conflitto mondiale un autentico esercito di eroi mascherati messo in campo dalle varie case editrici (l’esempio più famoso ed eclatante è il Captain America della Timely creato dai giovanissimi Joe Simon e Jack Kirby), che nell’immaginario sforzo bellico contro le forze del Terzo Reich aveva trovato l’ideale scenario per lo svolgimento delle proprie avventure, perse ogni ragione di essere... Come la storia spesso insegna, quando ci si trova tra le macerie di un mondo da ricostruire gli eroi si mettono in disparte e lasciano all’opera le persone comuni.
Così maschere e costumi lasciarono il posto a poliziotti e pompieri, a stelle del cinema e intrecci romantici, ai racconti del vecchio West e alle mummie e i fantasmi del genere horror, nonché alla fantascienza e alla fantapolitica, con le due nuove minacce portate all’American Way of Life (fittizie o reali che fossero), quali gli alieni e i temutissimi comunisti.


Verso la nascita del nuovo Flash... 

Un nuovo bolide scarlatto

Una comunque vasta platea di lettori era rimasta affezionata a quei personaggi dai variopinti costumi e dagli straordinari poteri e aveva provveduto, nel corso degli anni, a subissare di richieste sotto forma di missive la redazione della National Periodical Publications, cosicché, quasi alla chetichella, nel quarto numero datato Settembre/Ottobre 1956 di una rivista contenitore (“Showcase”, appunto) fece la sua apparizione un nuovo eroe mascherato… con un vecchio nome: The Flash.
Alla casa editrice pensarono bene di recuperare il vecchio personaggio operandone un restyling grafico che lo mettesse al pari dei tempi, in quanto il Flash originale, che venne creato nel 1940, sarebbe stato decisamente anacronistico nella nuova realtà degli anni Cinquanta. Ed è proprio un vecchio fumetto di Flash (simbolico trait d’union tra passato e presente) quello che Barry Allen sta leggendo nel suo laboratorio prima che un fulmine colpisca le sostanze chimiche contenute nell’armadietto antistante - sostanze che, infradiciandolo, gli doneranno il potere dell’ultra velocità.
L’autore grafico di questa riscrittura è un artista americano (nato a Brooklyn il 24 Maggio 1925) di chiare origini italiane che lavorava per la National da quasi una decina d’anni: il suo nome è Carmine Infantino. The Mystery of the Human Thunderbolt! è probabilmente uno degli episodi più ristampati della storia del fumetto americano e viene considerata l'avventura che ha dato inizio alla Silver Age of Comics.


"Showcase" n. 4: copertina e splash page della prima, storica storia del nuovo Flash


I canoni artistici della nuova era

La parola d’ordine per gli artisti della Silver Age era “normalizzare” l’immagine dell’eroe, che non avrebbe dunque più ostentato un "mascellone" volitivo o un torace possente, ma sarebbe stato più simile all’uomo comune, all'uomo di tutti i giorni.
Così è dunque anche per il Flash di Carmine Infantino, del quale la calzamaglia non esalta alcuna muscolatura in particolare e che, sebbene sia un velocista, non viene neppure eccessivamente stravolto dal suo incedere a ultra velocità. In una famosa doppia tavola intitolata How I Draw the Flash pubblicata su “Flash Annual” n. 1 l’artista rivela quale sia uno dei trucchi visivi che determinano l’effetto velocità donato al suo personaggio.

Carmine Infantino spiega il segreto per disegnare un dinamico Flash. Tavole tratte dall’albo speciale Superman contro Flash – La più grande corsa di tutti i tempi, pubblicato dall Editrice Cenisio nel 1979.

Importante fu anche il taglio che seppe dare ai riquadri all’interno della tavole, accentuando salite e discese con vignette slanciate verso l’alto oppure evidenziando il senso di velocità della corsa con vignette orizzontali.

Esempi di costruzione delle tavole di Infantino. Per il dinamismo di Flash inquadrature larghe. Immagine tratta da L’invasione delle creature nuvola, da “Flash” n. 111, pubblicata in “DC Comics Story” n. 17. La caduta di Batman in vignette strette e alte tratta da una delle tante ristampe della storia Il castello dei mille pericoli, da “Detective Comics” n. 329, pubblicata in “Batman” Cenisio n. 17.

Caratteristiche furono anche le skylines futuristiche delle città nelle quali erano ambientate le storie, sia che si trattasse di città americane dell’epoca, sia quelle di Gorilla City, sia quelle di un lontano futuro, sia quelle di un pianeta lontano qual era Rann, luogo nel quale erano ambientate le avventure di Adam Strange alle quali Infantino contribuì per una trentina di albi, dal numero 53 al numero 84 della testata “Mystery in Space” tra il 1959 e il 1963.
Tutte queste innovazioni si fecero man mano che l’autore prendeva confidenza con il Bolide Scarlatto; tavola dopo tavola, numero dopo numero e soprattutto con un consenso da parte dei lettori sempre più crescente. I tempi, contrariamente a quella che era la caratteristica del personaggio, erano piuttosto lenti e prima di avere attendibili dati di gradimento era necessario attendere mesi.
Le prime otto storie del rinnovato Flash vennero spalmate in quattro numeri di “Showcase” (4, 8, 13 e 14) che uscirono tra il settembre 1956 e il giugno 1958, e si dovette attendere addirittura il febbraio del 1959 perché Flash potesse disporre di un albo tutto per sé; ma non si trattò di una nuova partenza, quanto piuttosto di una prosecuzione che si potrebbe interpretare come un atto di continuità.
Come se dieci anni non fossero passati la testata riprese dal numero 105, cioè dal numero successivo a quello dove era stata interrotta nel febbraio del 1949.
Sul personaggio di Flash Infantino restò per due lunghe run; la prima durò dal numero 105 al numero 174 (compresi i quattro suddetti numeri di “Showcase” e coprendo un periodo che va dal 1956 al 1967) per poi tornarvi dal numero 296 al 350 (dal 1981 al 1985, anno di chiusura della prima storica serie).


Una parte della pittoresca Rogue’s Gallery sulla suggestiva copertina di “Flash” n. 174

Durante la prima run di Flash venne creata la più consistente, variopinta e bizzarra schiera di oppositori del Velocista di Central City (e di un eroe dei comic in generale, a eccezione forse di molti strampalati antagonisti del Daredevil di casa Marvel) che prese il più famoso nome di Rogue's Gallery e che vanta tra i suoi membri personaggi del calibro di Mirror Master, Captain Cold, Gorilla Grodd, Captain Boomerang, Weather Wizard e altri ancora.
Oltre a questi avversari - a volte solitari, altre volte coalizzati tra di loro - che si preoccupavano di rendere più colorite le avventure del Bolide Scarlatto va ricordato anche colui che di Flash sarà prima la spalla e poi l’erede nel periodo post Crisis: quel Kid Flash che in realtà è l’alter ego di Wally West (e che diventerà nipote di Barry Allen dopo il matrimonio con la zia Iris West) e che compare dal numero 110 di “Flash”.


Le origini di Kid Flash narrate nel 1975

Il ritorno degli eroi

Il successo ottenuto da Flash portò al restyling di personaggi storici come Wonder Woman (affidata dal numero 98 della propria collana datato maggio 1958 a Ross Andru e Mike Esposito) e Superman (sul quale Curt Swan cominciò a operare dal 1960, anche sulle storie, dopo un discreto tirocinio con le copertine), mentre si trattò di un vero e proprio reboot per altri personaggi come Green Arrow (sul quale operò Jack Kirby) nel 1958, Green Lantern (grazie a Gil Kane e Joe Giella) nel 1959, Atom (ancora Gil Kane con Murphy Anderson) e Hawkman (con il maestro Joe Kubert), entrambi nel 1961.
Gradualmente, molto lentamente ma con una discreta progressione (per meglio tastare il polso ai lettori), il pantheon degli eroi D.C. si rinnovò, creando un nuovo interesse intorno al genere super-eroistico che portò così una nuova linfa vitale nel mondo dei comic.
Inevitabilmente altre case editrici ritentarono la carta degli eroi mascherati, ma quella che emerse come autentica e reale concorrente della D.C. fu la Marvel che, risorta dalle ceneri della defunta Timely, ufficialmente entrò in gioco con “Fantastic Four” n. 1, datato novembre 1961.


"Flash" n. 123, 1961

Una nuova continuity

In casa D.C. l’innovazione più importante avvenne nel settembre 1961, quando uscì la seminale Flash of Two Worlds (pubblicata su “Flash” n. 123) che sanciva la connessione e il reciproco riconoscimento tra l’universo di quella che verrà chiamata Terra 1 (nella quale operavano i nuovi supereroi degli anni Sessanta) e l’universo di quella che sarà definita Terra 2 (nella quale invece si trovano gli eroi della Golden Age, che avevano chiuso il loro percorso editoriale una quindicina d’anni prima): universi paralleli divisi, affinché non collidessero tra di loro, sul piano vibrazionale. Di fatto questa idea fu alla base del primo rinnovamento temporale di continuity all’interno dell’universo D.C. e pose una netta linea di separazione tra gli eroi della prima generazione e quelli moderni.
Da tutte queste rigenerazioni e rinascite rimase escluso per molto tempo un unico eroe: Batman. Quando le vendite delle testate dedicate all’eroe di Gotham scesero al di sotto della soglia della legittima preoccupazione la casa editrice convinse il suo creatore Bob Kane della necessità di un rinnovamento per un personaggio che ormai si trovava al di fuori di ogni contesto dell’epoca - sia a livello di testi, sia a livello grafico. Al capezzale dell’agonizzante Uomo Pipistrello venne chiamato ancora una volta Carmine Infantino che con il rinnovamento di Batman chiuse idealmente il cerchio delle rinascite in casa D.C..


Copertina di “Detective Comics” n. 327 e splash page della storia del nuovo Batman

Il new look di Batman

Dopo venticinque anni di controllo sulla propria creatura (la paternità coatta di Bill Finger verrà riconosciuta solo nel 2015; settantasei anni dopo la creazione del personaggio!) Bob Kane deve rassegnarsi alla nuova visione dell’editore Julius Schwartz, dello scrittore Gardner Fox e soprattutto del disegnatore Carmine Infantino, che opererà una cura snellente sul detective mascherato e doterà il suo costume di un ovale giallo al centro del petto nel quale il simbolo del pipistrello acquisterà una maggiore evidenza (a livello di merchandising finalmente si poteva avere qualcosa di comparabile allo scudo con la “S” di Superman e quindi più facilmente sfruttabile). The Mystery of the Menacing Mask! (si noti l’analogia col titolo della storia che rilanciò Flash, ovvero la succitata The Mystery of the Human Thunderbolt!) viene pubblicata su “Detective Comics” n. 327 datato maggio 1964 (esattamente trecento numeri e venticinque anni dopo la prima apparizione di Batman, avvenuta su "Detective Comics” n. 27 del maggio 1939).
Il team creativo riporta Batman e Robin alle storie dì ambientazione urbana degli inizi ponendo fine a improbabili giri per l’universo su pianeti distanti dai quali arrivavano pittoreschi criminali alieni ma dimostra di avere ben poca dimestichezza col personaggio tanto che, nella famigerata quarta vignetta di pagina tredici, Batman si trova a intimare ordini perentori agli avversari appena sconfitti con una pistola in mano.

La vignetta incriminata che suscitò un certo scalpore nei lettori dell’epoca

A parte il piccolo passo falso iniziale il contributo di Infantino risolleva le sorti editoriali del Detective di Gotham, ma, malgrado il successo ottenuto, l’artista non rimane affezionato al personaggio quanto lo era stato per Flash. Tutto il lavoro svolto sui comic book di Batman (poco più di cinquecento tavole, tra storie e copertine) dal maestro di Brooklyn è infatti raccolto in un unico volume cartonato intitolato Tales of the Batman – Carmine Infantino. L’artista lavorerà anche sulle strisce di Batman, ma solo in maniera sporadica durante il periodo 1966/67 e in un secondo tempo in maniera più continuativa tra il gennaio 1990 e il maggio 1991. Del suo periodo sul personaggio del Crociato Incappucciato è da ricordare la storia che introdusse la nuova Batgirl (che nell’ennesimo reboot è Barbara Gordon, la figlia del commissario Jim Gordon), The Million Dollar Debut of Batgirl, pubblicata su “Detective Comics” n. 359 datato Gennaio 1967.

"Detective Comics" n. 359 – copertina e splash page. In Italia verrà pubblicata su “Batman” Mondadori n. 2

Paradossalmente l’immagine legata al Dinamico Duo che più viene ricordata è una pin up che venne allegata al centro di “Detective Comics” n. 352 e che è stata utilizzata come copertina per la celeberrima raccolta di storie Batman from the 30’s to the 70’s pubblicata nel 1971 dalla Crown Publisher’s Inc. (in Italia Batman dagli anni 30 agli anni 70 pubblicato da Milano Libri Edizioni nel 1973) e per la suddetta Tales of the Batman – Carmine Infantino pubblicata da D.C. Comics nel 2014.

L’iconica immagine di Batman e Robin sfruttata per tantissime edizioni. Quando la Milano Libri Edizioni ristampò negli anni ‘90 lo storico volume Batman dagli anni 30 agli anni 70 la rese in bianco-e-nero sulla copertina di cartoncino che si trova sotto la canonica sovraccoperta a colori. Nella prima edizione del volume la copertina era un semplice cartoncino telato con sovraincisione del logo di Batman sul dorso.

Nel 1967, al fine di rilanciare le munifiche offerte fatte da Stan Lee per avere Infantino alla Marvel, la D.C. decise di promuovere l’artista al ruolo di art director prima e direttore editoriale dopo; a lui si devono l’ingaggio di Dick Giordano proveniente dalla Charlton Comics e Jack Kirby dalla Marvel, nonché il lancio di nuovi talenti quali Denny O’Neil e Neal Adams. Quando venne rimpiazzato da Jenette Kahn nel 1976 Infantino tornò a lavorare come freelance e finalmente poté andare a fare esperienza alla Marvel, anche se lavorò con una certa continuità solo su “Spider-Woman” e su “Star Wars”Tornato in D.C. nel 1981 diede il suo contributo, tra i vari lavori di quel periodo, al celebrativo numero 500 di “Detective Comics”, alla seconda serie di “Supergirl, alla mini serie “Super Powers” e alla lunga succitata seconda run su “Flash” dal numero 296 fino al numero 350 che sancì la chiusura della serie. L’ultima storia disegnata da Infantino fu però un tributo all’appena scomparso storico collega Julius Schwartz, pubblicata su “D.C. Comics presents: Batman" n.1 datato Settembre 2004 e intitolato suggestivamente Batman of Two Worlds.

La cover dell’ultimo numero della serie di Flash.

Carmine Infantino morì nella propria casa di Manhattan il 4 Aprile 2013.


Le pubblicazioni in Italia relativamente a Flash e Batman

Sebbene gli “Albi del Falco / Nembo Kid” fossero editi da Mondadori fin dal 1954 fu soltanto sul finire del 1960 che Flash fece la sua prima apparizione. La storia che venne pubblicata sul numero 241 della collana non fu precisamente la prima in ordine cronologico, ma fu Il conquistatore preistorico (Conqueror from 8 Millions B.C.!), originariamente pubblicata su “Flash” n. 105, contenente un breve flashback sulle origini del personaggio.

Le copertine degli “Albi del Falco / Nembo Kid” n. 241 - con la prima apparizione di Flash - e n. 438 - con la prima apparizione del new look batmaniano

La bruttissima copertina nostrana dell’albo è realizzata con un fotomontaggio di un’immagine di Flash incredibilmente mal riuscita tratta dalla cover di “Flash” n. 107 (che viene attribuita a Carmine Infantino e Joe Giella ,ma sorge legittimo il sospetto che sia stata realizzata esclusivamente da quest’ultimo e che Infantino più che i disegni abbia fatto un layout) presentato da un appena poco meno brutto ritratto di Nembo Kid. Un’immagine simile è utilizzata per il “Superalbo Nembo Kid” n. 6 uscito lo stesso mese e che pubblica Il mistero di Gorilla City (Menace of the Super Gorilla!), pubblicata in origine su “Flash” n. 106.
Soltanto su “Superalbo Nembo Kid” del 20 Dicembre 1962 si può finalmente leggere la storia del debutto,  che viene semplicemente intitolata La prima avventura di Flash; in compenso Il mistero del fulmine umano è il titolo che venne dato al primo volume dedicato a Flash della collana “DC Comics Story” pubblicata da “Il Sole 24 Ore” nel 2014.

Copertine dei “Superalbo Nembo Kid” n. 20 - con la storia Flash in due mondi (Flash of Two Worlds) - e n. 31 - con la prima storia della Silver Age

Le storie di Flash vennero regolarmente pubblicate su entrambe le testate fino alla loro chiusura o, come nel caso degli “Albi del Falco / Nembo Kid”, finché non cambiarono formato e denominazione in “Superman”. Dal 1967 in avanti (anche se è un periodo che non riguarda più Infantino come illustratore) appariranno sia in “Batman” che in “Superman”, seppur in maniera saltuaria e discontinua. Le storie del secondo periodo di Infantino su Flash sono tuttora in buona parte inedite nel nostro Paese.
Il Batman del new look fece invece la sua prima apparizione sul numero 438 di “Nembo Kid” datato 6 Settembre 1964 e The Mystery of the Menacing Mask! divenne una fantasiosa Pronto soccorso per criminali. Le avventure di Batman e Robin verranno pubblicate nei “Nembo Kid”, nei “Superalbo” e infine, da dicembre 1966, nella testata “Batman”.

Copertina di “Batman” Mondadori n. 15

Del Batman del secondo periodo di Infantino (che comunque fu davvero poca cosa rispetto alla mole di lavoro svolta per Flash) rimangono inedite in Italia le strisce quotidiane degli anni Novanta, quattro numeri di “The Brave and the Bold” e la storia omaggio a Julius Schwartz.


Concludendo: una pubblicazione consigliata

Fortunatamente su Carmine Infantino si trova davvero molto in Rete, ma se c’è un libro abbastanza esauriente sull’artista di Brooklyn questo è Carmine Infantino – Penciler. Publisher. Provocateur di Jim Amash pubblicato dall’impareggiabile TwoMorrows. Si tratta di 224 pagine per 26,95 dollari nella versione softcover, mentre la versione hardcover prevede 16 pagine in più stampate a colori su carta patinata per 46,95 dollari. La prima edizione del libro venne pubblicata nel 2010 quando il Maestro era ancora in vita.

Copertina della versione hardcover del volume della TwoMorrows Publishing


Pierangelo Serafin

N.B. Trovate i link agli altri articoli "storici" su Cronologie & Index!