Durante la puntata dell'11 novembre 2022 del game show"100% Italia" su TV8 nel gioco finale si parlava di fumetti. Infatti la domanda recitava: esclusi i supereroi, qual è il tuo personaggio dei fumetti preferito? Tra i veri personaggi ce n'erano anche tre bonelliani: Dylan Dog, Tex e Nathan Never.
Per la cronaca il concorrente ha vinto 25.500 euro indovinando i quattro più votati, che erano Dylan Dog, Topolino, Paperino e Diabolik. Inizialmente avevano detto Charlie Brown anziché Topolino, ma poi hanno dimezzato il montepremi e acquistato la possibilità di fare uno cambio con una risposta scartata.
N.B. Trovate i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News!
Cogliendo l'occasione degli auguri di fine anno - che faccio a tutti i lettori di "Dime Web" a nome della redazione e dei collaboratori - vi segnalo che il Dicembre 2022, che finisce oggi, è stato un mese tre volte importante per il fumetto disneyano:
1) È uscito "Topolino" n. 3500, numero "chiave", con variant cover e allegati vari;
2) Sono 75 anni dalla creazione di Paperon de' Paperoni, nato come Uncle Scrooge dalla fantasia di Carl Barks nel dicembre del 1947 su una storia natalizia di Donald Duck (Christmas on Bear Mountain);
3) Sono 90 anni di presenza editoriale di Topolino in Italia, che fu lanciato dall'editore fiorentino Nerbini il 31 dicembre 1932.
Una delle prerogative dell’eroe di fantasia è quella di non invecchiare mai, di rimanere sempre della stessa età e magari anche con gli stessi abiti. E se invece diventassero anziani? In questa stampa esclusiva su carta di pregio (inviata a tutti i lettori Sbam! Vip), il grande Giorgio Sommacal ha immaginato come potrebbero diventare da anziani alcuni di essi, bonelliani e non...
Andrea Castellan, in arte Casty, è un fumettista nato a Gorizia nel 1967. Comincia a scrivere e disegnare avventure di Topi & Paperi all'età di dieci anni, arricchendole di splendide copertine realizzate con la sua variopinta collezione di pastelli. Una volta pronte, le storie venivano “affittate” agli amici, ma solo per pochissimo tempo e dietro congruo compenso, il che gli fa nascere l'idea che forse il fumetto avrebbe potuto diventare un mestiere per il suo futuro. Così, preso il diploma di Maestro d'Arte, manda i suoi lavori a una lunga lista di editori e di lì a poco comincia a collaborare stabilmente con la Acme di Silver, dando vita a una lunga serie di strisce di Cattivik e Lupo Alberto. Nel frattempo però, non ha abbandonato il vecchio sogno di lavorare per "Topolino". Così dal 2002 comincia a collaborare con la redazione del noto periodico scrivendo e disegnando storie dalle trame avvincenti e dallo stile inconfondibile. Tra i numerosi personaggi da lui creati per il mondo Disney figurano: Estrella Marina, Vito Doppioscherzo, Eurasia Tost, Uma, gli Iperborei, Aljoska, Tabìa Anirudda, Pippo Gian Frusaglia e Anton Rebeliot. Il suo Topolino, un po' timido e indifeso, ma generoso e determinato nell'aiutare chi subisce soprusi, ricorda quello di Romano Scarpa, a cui liberamente si ispira. L'artista ha voluto rispondere ad alcune domande che gli ho posto. Quindi senza indugiare oltre lascio a lui la parola! (e.m.) DIME WEB - Per i lettori che non ti conoscono potresti presentarti in due parole?
CASTY - Ciao a tutti, sono Casty, ho 52 anni e scrivo e disegno avventure per "Topolino" dal 2002.
Casty e Bonfatti, dalla ACME alla Disney
DW - Come è nata in te la passione per il fumetto e l'illustrazione? CY - Amavo scrivere e disegnare fin da piccolo: disegnavo ovunque c'era uno spazio, ma soprattutto mi piaceva inventare e creare storie. Le mie primissime avventure risalgono addirittura al periodo delle elementari, e facevo un po' di tutto: storie con personaggi Disney, western e cose di robottoni giapponesi. DW - Quali studi hai fatto? CY - Ho il diploma di Maestro d'Arte. DW - Da dove prendi spunto per le tue storie? CY - Dovunque capiti. Da libri letti, film, altri fumetti, articoli di giornale. Soprattutto Internet è una fonte inesauribile di ispirazione. Sono sempre alla ricerca di notizie “misteriose” che possano ispirare una qualche trama thriller o di fantascienza. DW - C'è un motivo particolare per cui firmi i tuoi lavori con uno pseudonimo? CY - “Casty” era il soprannome con cui mi chiamavano da piccolo i compagni di scuola, e questo è proseguito poi alle Medie, alle Superiori e anche nei posti in cui lavoravo... Mi piace, e lo usavo come pseudonimo anche nei primissimi fumetti di cui parlavo prima.
Casty vince il Premio Bottaro nel 2011
DW - Sei sia sceneggiatore, sia disegnatore di storie a fumetti. Quale delle due attività è più nelle tue corde? CY - Amo entrambe, anche se sicuramente sono meglio come scrittore che come disegnatore. Ho sempre rimpianto di non aver avuto un maestro, a fianco, che mi insegnasse il mestiere. DW - Sei autore esclusivamente di fumetto comico. Non hai mai pensato di rivolgere la tua arte a storie realistiche o addirittura alla narrativa tout court? CY- Si, anzi in realtà la mia ambizione agli inizi era diventare proprio un autore di fumetti realistici. Fu quasi per caso che mi ritrovai a fare del fumetto comico, quando iniziai la mia carriera su "Cattivik" e poi "Lupo Alberto". Scoprii però che mi piaceva un sacco, e che mi veniva anche abbastanza bene. Per cui poi non ho mai più provato a cimentarmi col realistico. DW - Dopo gli esordi su "Lupo Alberto" e "Cattivik", agli inizi degli anni 2000 arrivi alla Disney. Puoi raccontare ai lettori le tappe che ti hanno portato ad approdare alla casa di Topolino?
CY - Verso l'inizio degli anni 2000 lavoravo con costanza sia su "Cattivik" sia su "Lupo Alberto": avevo anche iniziato a disegnare le mie prime storie per il Genio del Male, ma... sentivo che mi mancava qualcosa. Continuavano a restarmi nel cassetto tutte quelle idee per avventure gialle, thriller e di fantascienza che amavo tanto scrivere. Così pensai di adattarne alcune proprio per Topolino: preparai i soggetti e li spedii alla redazione. Dopo un paio di settimane mi risposero, approvandomi uno dei soggetti, e lì iniziò la mia avventura in Disney. Quello fu un periodo molto intenso, perché mi ritrovavo a lavorare per tre testate contemporaneamente. Tuttavia, gradualmente, abbandonai abbastanza a malincuore il Lupo e Cattivik per potermi dedicare esclusivamente a Topolino.
Un immortale classico di Scarpa nel DNA di Casty
DW - Nell'ultimo periodo di attività hai legato il tuo nome al disegnatore Massimo Bonfatti. Come vi dividete il lavoro che porta ad una storia finita? Vuoi parlarcene?
CY - Con Massimo abbiamo lavorato su decine di storie per Cattivik, da inizio anni '90 fino alla chiusura della testata, nel 2005. Ritrovarci quindi dopo dieci anni, nel 2015, per fare assieme una nuova storia, stavolta con Topolino, è stato come fare una rimpatriata tra vecchi amici. Abbiamo un sistema di lavoro piuttosto complicato, che comprende interventi di uno sulle tavole dell'altro, in continuazione: essendo però che ognuno lavora nel proprio studio, a centinaia di km di distanza, non si può dire che sia la maniera ottimale per lavorare. Diciamo che per il piacere di firmare assieme una storia, una volta ogni tanto, si può anche procedere così.
DW - Esiste una pubblicazione o un personaggio, anche non tuoi, che hai amato sopra ogni altro?
CY - Sicuramente il "Classico Disney" che contiene Topolino e la dimensione Delta, con la prima apparizione di Atomino Bip Bip, uno dei miei personaggi preferiti. Però se devo indicare un altro fumetto fondamentale, scelgo senz'altro Nausicaa di Myazaki: una folgorazione, per me.
DW - Anche se so che tutti i figli "so' pezz'e core", vorrei che tra i numerosi personaggi che hai creato per le storie Disney menzionassi i tre che preferisci.
CY - Be', direi il trio Eurasia Tost, Estrella Marina e Uma, l'agente del futuro. Sono tre personaggi che hanno significato molto per me e, mi accorgo, anche per molti lettori.
Eurasia Tost, creatura di Castt, cover girl su "Topolino"
DW - Solo due avventure delle molte che hai scritto e disegnato per Topolino sono ambientate nell'universo di Paperopoli. Perché?
CY - Ed entrambe sono state fatte su richiesta specifica della redazione. Ebbene si, preferisco scrivere avventure con Topolino: da piccolo non era così, anzi le mie primissime storie erano tutte con protagonisti i Paperi. Però oggi mi sento molto più attratto dal personaggio di Topolino, dalle dinamiche che ha con i suoi amici e pure con i suoi nemici.
DW - Sei autore di Topin Mystère, la storia in cui avviene la "disneyzazzione" del bonelliano Martin Mystère. Puoi raccontare la genesi di questa avventura? Che indicazioni hai avuto dal creatore del personaggio originale, Alfredo Castelli?
CY - L'idea della "disneyzzazione" è nata da Alfredo Castelli, durante un pranzo in cui ci siamo casualmente incontrati. Da lì, ho iniziato a rimuginare su cosa sarebbe potuto succedere in questa ipotetica avventura e, nel giro di poche ore, il progetto era quasi pronto. Poi ovviamente c'è stato il lavoro di scrittura e sceneggiatura vero e proprio, però le basi della storia sono nate in un pomeriggio. A Castelli è piaciuto tutto subito, tant'è che alla fine era felicissimo di non aver dovuto fare praticamente nulla!
Topin Mystère, da Castelli a Casty!
DW - Oltre a Romano Scarpa, di cui sei considerato l'erede, quali sono gli artisti che ti ispirano?
CY - Gottfredson e compari, e poi Barks, Pezzin, Cimino, Cavazzano... da ognuno dei grandi maestri Disney cerco di prendere qualcosa, talvolta riuscendoci e a volte no. In generale comunque mi sento ispirato da tutto ciò di interessante che vedo o leggo, per cui alle volte mi ritrovo “ispirato” da cose di cui nemmeno conosco l'autore.
DW - Quanto di te è presente nel tuo lavoro?
CY - Nel bene e pure nel male, direi che c'è molto di me.
DW - Quanto di quello che ti circonda?
CY - Idem. Ci sono un sacco di cose che poi anche succedono nella realtà, ovviamente adattate per il mondo Disney.
DW - E quanto c'è di inventato?
CY - Anche qui, ci sono un sacco di cose inventate, perché la fantasia è fondamentale per raccontare storie sempre interessanti e diverse. Cerco sempre tuttavia di dare al tutto una spiegazione razionale: non amo molto le soluzioni “magiche”.
In Rete uno straordinario Omaggio a Casty da Joe7!
DW - Sei un autore metodico che lavora a orari stabiliti, oppure sei uno di quelli che si alza di notte perché gli è venuta l’ispirazione?
CY - Diciamo che sarei piuttosto metodico: sveglia tardi e a letto tardi, anche perché mi piace molto lavorare dopo cena, quando i telefoni smettono di squillare e si può scrivere con più tranquillità.
DW - Come si svolge la tua giornata tipo?
CY - Dipende molto dai periodi. Mi piace concentrare il grosso del lavoro nei mesi freddi, per poter poi godermi a pieno l'estate. Ci sono delle settimane, in inverno, in cui vivo quasi in isolamento, scrivendo e disegnando. D'estate invece lavoro molto più in relax e uso quel periodo anche per cercare nuove idee e ispirazioni.
DW - Quali fonti usi per documentarti?
CY - Oggigiorno Internet, soprattutto. Un tempo c'era la biblioteca, ed ero anche abbonato al mensile "Focus", che era una bella risorsa per chi ama scrivere storie che hanno a che fare coi misteri del pianeta.
Estrella Marina
DW - Oltre ai libri e ai fumetti che sicuramente userai per documentarti, quali altre letture fai?
CY - Ultimamente, ahimé, leggo pochissimo: la vista purtroppo non è più quella di un tempo, e inoltre faccio davvero fatica a ritagliarmi uno spazio per la lettura continuativa, fumetti compresi. Cerco comunque di tenermi sempre aggiornato su cosa va e cosa non va, su chi scrive cosa, ecc.
DW - Visto che oggi l'utilizzo di questo macchinario è imprescindibile per qualsiasi lavoro, vorrei sapere: come ti poni nei confronti del computer?
CY - Hai ragione, ormai è indispensabile. In quanto amante della tecnologia, ho iniziato a usare il computer fin da giovane, perché lo vedevo come un mezzo fondamentale per aiutare e liberare la creatività. Credo di aver maneggiato il primo Mac nell'86, quando ancora andavo a scuola. Negli anni poi mi è servito per scrivere, ricercare e archiviare materiale, per migliorare il mio modo di disegnare e colorare. Ho fatto inoltre per parecchi anni il grafico pubblicitario. Amo i computer, quindi. Amo un po' meno l'uso a volte scriteriato che si fa degli smartphone.
DW - È innegabile il grande successo di autori come Sio e Zerocalcare, che hanno cominciato a farsi conoscere diffondendo i propri lavori su Internet. Alla luce di questa considerazione, ti chiedo: cosa ne pensi e come vedi l’utilizzo della Rete nel campo dei fumetti?
CY - Credo che se io iniziassi oggi, probabilmente la Rete sarebbe il primo posto in cui proverei a pubblicare i miei lavori, per farmi conoscere e sentire che ne pensa la gente. E credo che in futuro possa diventare un modo di fruire dei fumetti in maniera diversa da come facciamo oggi. Ci sarà una rivoluzione in questo senso, un po' come è accaduto con iTunes per la musica e con lo streaming per il cinema.
Uma, la "bionda minaccia", dal futuro
DW - Da professionista ormai affermato che consigli daresti a chi si volesse affacciare al mondo del fumetto?
CY - Di non scoraggiarsi e non demordere di fronte alle inevitabili delusioni che questo mestiere spesso comporta. Fare fumetti sembra facile e divertente... e in fondo lo è. Ma è tutto ciò che ruota intorno a questo che è complicato da gestire, o meglio è complicato proprio quanto un qualsiasi normale lavoro.
DW - A cosa stai lavorando attualmente?
CY - Ora come ora sono in una fase in cui butto giù idee e soggetti... nulla di definito, comunque. È quella fase del lavoro che sempre un po' spaventa, perché si ha sempre il terrore che le idee non arrivino!
DW - C'è una domanda che non ti è stata fatta alla quale vorresti rispondere?
CY - Uhm... no. Mi pare che oramai sapete proprio tutto di me: grazie per le interessanti domande, ciao a tutti!
a cura di Elio Marracci N.B. Trovate i link agli altri colloqui con gli autori su Interviste & News!
Dopo quasi due anni torno finalmente a parlare di Carl Barks su "Dime Web". In realtà questo post è un fake, una deliberata presa di giro, perché non parlerò di Barks. Parlerò invece di un prezioso libretto del quale sono venuto recentemente in possesso dove l'Uomo dei Paperi non è mai nominato.
La morte di Disney nel libro di Zanotto (notare la riproduzione della copertina di "Epoca" del dicembre 1966, con il celebre disegno di G. B. Carpi).
Il libro si intitola L'impero di Walt Disney e fu pubblicato dall'editrice R.A.D.A.R. di Padova nel dicembre del 1966, nella collana "I Radar" (serie X, n. 4); l'autore è Piero Zanotto, scomparso nel maggio del 2016. Luca Boschi, sul suo sito "Cartoonist Global", lo commemorava così:
Qualche giorno fa, lunedì 17, all’ospedale civile di Venezia, dove era ricoverato da alcuni giorni, se n’è andato anche Piero Zanotto, uno dei primi colleghi a occuparsi, con taglio giornalistico, anche di fumetti (una delle sue passioni). Zanotto è stato davvero uno dei pionieri della pubblicistica sulla Nona Arte, operativo anche prima che le riviste specializzate esistessero; per questo ne parlava sui quotidiani (più o meno locali dell Nord Italia) e sui giornali territoriali. Dove trovava spazio, insomma, in anni non facili, dove i lettori di fumetti erano preferibilmente considerati dei poveri mentecatti con tendenza all’analfabetismo. Zanotto è stato a suo modo un “piccolo grande eroe” al quale dobbiamo gratitudine, un pioniere senza paura della valorosa schiera dei Sergio Trinchero, dei Claudio Bertieri, dei Gaetano Strazzulla, degli Ernesto Guido Laura, dei Romano Calisi. E dei (di, anzi) Rinaldo Traini, che aveva reclutato Zanotto insieme a una nutrita schiera di volontari buongustai nell’Ufficio Stampa del Salone Internazionale di Comics, dove il sottoscritto, alla Sala Borsa di Lucca, incontrò Zanotto per la prima volta quando aveva appena dismesso i pantaloncini corti. Personalità ecclettica, grande appassionato di Pinocchio, oltre che del fumetto più classico, nel decennio 1977-1986 era stato anche direttore del Filmfestival Montagna Esplorazione di Trento. Ottantaseienne, Zanotto era stato autore, sulle colonne del quotidiano Il Gazzettino, delle storie dei “nizioleti”, i toponimi veneziani, poi raccolte in volumi (uno dei quali, se non ricordo male, fu premiato dall’Anafi alla Fiera di Reggio Emilia).Per oltre quarant’anni collaboratore appunto del Gazzettino, e poi de Il Piccolo, Zanotto aveva pubblicato oltre una ventina di libri, fra cui Veneto in film, prima schedatura ragionata del cinema ambientato nel territorio. Il suo ultimo libro era stato Fumetto a Nordest, uscito nel 2015. Zanotto ha anche dato la stura al mensile Zio Paperone con i suoi articoli, e scritto prefazioni e delucidazioni per vari volumi Disney editi da Mondadori. A questo si riferisce il disegno realizzato nel 1974 da Carl Barks per lui che ho rimbalzato qua sopra, richiesto per pubblicarlo in una delle strenne dalla copertina bianca che uscivano a Natale a suo tempo.
Zanotto inizia a parlare dei comprimari di Paperino, introducendo il discorso sui collaboratori di Disney
Nel volumetto disneyano di Zanotto - che ripercorre tutta la carriera di Disney come uomo dell'industria dell'intrattenimento (fumetti, film, cinema d'animazione, parchi tematici) esattamente fino alla morte, avvenuta proprio nel dicembre 1966 - Barks non viene mai citato perché praticamente nessuno dei collaboratori di Disney viene mai citato (a parte Iwerks e pochi altri). Fino a pochi decenni fa era impensabile scrivere che le storie a fumetti con i Paperi e i Topi non erano frutto del lavoro di Disney... Si dovevano attendere ancora due anni, il 1968, perché questa situazione si sbloccasse parzialmente, quando nell'introduzione all'Oscar Mondadori intitolato Vita e dollari di Paperon De' Paperoni, fra il dire e il non dire, con estrema timidezza e inesattezza, Mario Gentilini scriveva, a proposito del passaggio di Paperino dai disegni animati al fumetto: La prima tavola settimanale La disavventura di Paperino fu pubblicata in Italia nel n. 95 del periodico I Tre Porcellini del 16 gennaio 1937; nell'anno successivo Carl Barks, uno dei più intelligenti e fantasiosi disegnatori di Walt Disney, si occupò direttamente di questa nuova serie. E dire che il volume era una raccolta di storie di Barks!
Gli "alter ego" di Disney e la citazione dell'opera di Sala & Castelli
Furono gli anni Settanta e soprattutto gli Ottanta a rivalutare il lavorio dei grandi fumettisti disneyani, italiani e americani. Ma già nel 1966 di Zanotto qualcosa si muoveva, perché a un certo punto il giornalista, parlando di Donald Duck, dice, elencando creature barksiane, come Paperone, Gastone e Nonna Papera:
E come accadde a Topolino, anche i personaggi creati per movimentare le avventure del papero sfortunato e collerico - innanzitutto l'avarissimo zio miliardario Paperon de' Paperoni (Uncle Scrooge), quindi il cugino baciato dalla fortuna Gastone, la fidanzata Paperina, Nonna Papera, eccetera - sono indispensabili coi loro differenti caratteri a meglio dimensionare la personalità accidiosa di Donald Duck. (...) In quella fucina delle immagini, autentica roccaforte e culla della fantasia, costruita dal niente in California, Disney s'attorniò ben presto di una folla di collaboratori. A mano a mano che il suo 'impero' allargava la propria attività i personaggi del cinema venivano travasati nei comics e spesso questi erano impiegati nei film di disegni animati, mentre tutti più o meno finivano nei negozi del mondo intero come marchio dei più svariati prodotti di consumo), egli diveniva il sorridente produttore che supervisionava ogni progetto lasciando agli altri il compito di portare avanti film e fumetti. saranno essi, ora, a decidere quale strada far prendere a Topolino e Compagni. Un recente bel fascicolo intitolato Guida a Topolino, curato dal 'Comic Club 104' di Milano, svela in questo senso alcuni 'segreti' della Walt Disney's Productions. Si danno i nomi dei diversi disegnatori che dopo Disney han dato vita a Topolino e Paperino, americani e... italiani. Con esempi di vignette, anche, che mostrano effettivamente stili diversi. Da decenni ormai Disney non disegnava più. Aveva saputo coltivarsi uno stuolo d'allievi che erano e rimangono altrettanti suoi 'alter ego'. E in una nota Zanotto spiega: Il 'Comic Club 104', che si trova a Milano, Via P. da Volpedo 26, invia le sue pubblicazioni ai propri soci. È animato da due giovani ed entusiastici esperti, Paolo Sala e Alfredo Castelli. Lo stesso Castelli di Martin Mystère, ovvio!
Piero Zanotto
L'IMPERO DI WALT DISNEY
Collana "I Radar - Enciclopedia del tempo libero"
Serie X - n. 4
pagg. 68 - Lire 500
Editrice R.A.D.A.R. Padova
Dicembre 1966
Francesco Manetti
N.B. Trovate i link alle altre puntate del Barks su Cronologie & Index!
È uscito il numero 41 di Sbam! Comics, dove c'è un po' anche di "Dime Web"... PRIMO PIANO Novant’anni di Topolino! Un traguardo che pochissimi personaggi (non solo dei fumetti) possono vantare. Ripercorriamo la storia, la “carriera” e le caratteristiche di Mickey Mouse, tentando anche un’impresa impossibile: individuare le sue storie migliori di sempre!
UNA GRANDE TOPODISSEA Tra queste storie selezionatissime, abbiamo voluto inserire anche il piccolo capolavoro che ha allietato l’estate dei lettori di Topolino: la Topodisseaideata e realizzata da Roberto Gagnor e Donald Soffritti. Li abbiamo intervistati.
IN COPERTINA Per gentile concessione di "Dime Web", pubblichiamo l’articolo-recensione di Luca Cantucci su Viviane l’infermiera: partendo dall’eroina creata da Pieri & Cryx, protagonista di uno dei nostri Sbam! Libri, rievochiamo personaggi cardine della commedia sexy, tra cinema e Fumetto mondiale.
PICCOLE FIERE CRESCONO Non solo Lucca Comics: le piccole fiere proliferano in tutta Italia, invadendo ogni anfratto dello Stivalone. Uno specchio dell’evoluzione dei gusti del lettore medio di fumetti, come di quelli del mondo nerd e cosplayer. La parola a Chris Bona, direttore artistico di Brianza Comics.
MARVEL FRESH START ARRIVA IN ITALIA Negli Usa il nuovo corso Marvel sta riscuotendo unanimi consensi, grazie all’impronta “classica” voluta dal nuovo editor-in-chief C.B. Cebulski. Un nuovo corso che stiamo per vedere anche in Italia, sulla produzione Panini Comics. Ne abbiamo parlato a quattr’occhi con Marco M. Lupoi.
PARLIAMO DI FUMETTI IN LIBRERIA Non è più una novità: Il Fumetto è entrato con decisione nella libreria generalista: un fenomeno che sta cambiando (e cambierà sempre più) la produzione della Nona Arte. Proseguiamo la nostra Sbam-analisi – giunta alla quinta puntata – di questa fase epocale, incontrando uno dei sindacati dei giornalai: il loro punto di vista sulla situazione (e sui Messaggi alla Nazione…).
REVIEWS E MOLTO ALTRO Sbam-carrellata di novità in libreria, edicola e fumetteria, con le nostre recensioni. Nelle sale di Wow Spazio Fumetto si ripercorre la storia del leggendario Vittorioso. Per la rubrica New Generation, intervista a Stefano Labbia e Barbara Astegiano. Alcune pagine-assaggio dai nostri Sbam! Libri. Le News-Flash dai vari editori.
FUMETTI Un sontuoso mucchio di strip, tra Ghigo lo Sfigo, Viviane l’infermiera, Tarlo, Federica, PV, I Chinson, Pappatacio, Jurassic Gag e Gatto Pepè. Un intero capitolo di assaggio della nostra novità Western Glory – Delivery Service. Il nuovo episodio dello Zio Dragoou di Ugo D’Orazio. Le peculiari strisce di Miko Chan. I racconti brevi di Marcello Bondi disegnati da Marianna Bavieri e Alessandro Patria. L’horror di Davide ‘Ratzo’ Ratti.Tutto questo e molto altro su Sbam! Comics 41.
Oggi
facciamo due chiacchiere con Roberto Gagnor, torinese, classe 1977,
sceneggiatore Disney dal 2003 e insegnante in varie scuole e istituti, tra cui l’ICMA di Busto Arsizio, l'Accademia 09 e la Scuola
Internazionale dei Comics di Milano. Uomo
dai mille interessi, la sua versatilità l'ha portato a confrontarsi,
oltre che col fumetto, con la pubblicità, per cui ha lavorato come
copywriter, con la televisione, per cui è stato autore di alcune
trasmissioni, con il cinema, per cui ha scritto cortometraggi, e con
la carta stampata. Tra
le oltre 160 storie che ha pubblicato su "Topolino" nel corso della sua
carriera, numerose sono quelle a tema cinematografico, come Topolino
e il ritorno alla Dolce Vita e Topolino e il surreale viaggio
nel destino, quelle in costume ambientate in periodi più o meno
remoti nel tempo, e quelle tematiche che compongono saghe come La
storia dell'arte di Topolino. Vista la portata del personaggio quindi, senza indugiare oltre, lascio a
lui la parola! (e.m.)
Roberto Gagnor
DIME WEB - Per
i lettori che non ti conoscono ti puoi presentare? Chi
è in due parole Roberto Gagnor?
ROBERTO GAGNOR - Ho
quarant’anni, vivo tra Milano e la Valsusa, scrivo! Sono più di
due, eh?
DW - Come
si è sviluppata in te la passione per la sceneggiatura?
RG - In
realtà amo scrivere – e disegnare, ma male – fin da piccolo: i
miei genitori sono insegnanti (italiano e latino mio padre, latino e
greco mia madre) e fin da piccolo sono stato circondato dalle storie,
che fossero romanzi, fumetti o film. Ho iniziato a scrivere e
disegnare le mie storie alle elementari, per poi passare alla
scrittura-e-basta al liceo. In realtà disegno ancora, ma solo per
farmi venire idee, per gli storyboard dei miei corti e altri progetti
più piccoli.
Uno scherzoso disegno di Gagnor sulle sue capacità di disegnatore (da PaperPedia)
DW - Da
dove prendi spunto per le tue storie?
RG - Da
QUALUNQUE COSA. La mia vita e quella delle persone che mi stanno
intorno. Altre storie, libri, film, fumetti. Cose che mi succedono,
che vorrei mi succedessero o mi fossero successe. Dettagli, oggetti.
Le idee sono ovunque: basta saperle osservare.
DW - Oltre
a essere uno sceneggiatore molto quotato, sei anche docente presso
l’ICMA di Busto Arsizio, l'Accademia 09 e la Scuola Internazionale
dei Comics di Milano. In
che misura l'insegnamento influenza il tuo lavoro e viceversa quanto
le tue attività influenzano l'insegnamento?
RG - Insegnare
è un lavoro e un divertimento, e mi permette di uscire dal mio
guscio, e cioè il mio studio in casa. Insegno sceneggiatura per il
cinema alla 09 e all’ICMA, e per il fumetto alla Scuola di Comics.
In pratica aiuto gli allievi a trovare, strutturare, costruire e
mettere in scena le loro storie: una pratica da editor che mi ha
permesso di lavorare meglio alle mie sceneggiature, aiutare i miei
allievi a trovare la loro strada, arricchirmi delle loro esperienze,
del loro entusiasmo. Il mio lavoro, poi, mi permette di dare ai
ragazzi un punto di vista più ampio, partendo dalle mie esperienze:
se parlo di cinema parlo per forza anche di fumetti, e viceversa.
Ogni media si nutre dell’altro, perché si parla sempre di
narrazione per immagini e di storie.
Gagnor sulla classica collana americana WDC&S!
DW - Sei
autore, oltre che delle sceneggiature, di alcuni cortometraggi, di
alcune delle storie Disney a tema cinematografico, penso tra le tante
a Topolino e il ritorno alla Dolce Vita e Topolino e il
surreale viaggio nel destino, le più belle degli ultimi anni. Questo
mi dà lo spunto per chiederti: qual'è il tuo rapporto con la
settima arte e quali sono i tuoi generi preferiti?
RG - Scrivo
sceneggiature per il cinema da qualche anno: oltre ad aver scritto e
diretto Il Numero Di Sharon, vincitore di Talenti in Corto del Premio
Solinas, ho scritto due
progetti di lungometraggio per Tempesta Film e un film, Sommer AufDem Land, che è uscito in Germania. In più ho fondato, col mio
amico e collega Radek Wegrzyn, Magical Realist, una società di
produzione mirata a sviluppare storie europee, in Italia e Germania,
e coproduzioni. Abbiamo un’altra sceneggiatura in sviluppo e vari
soggetti. Il cinema, insomma è una grossa parte del mio lavoro… e
della mia vita, perché tra sala, TV e Netflix vedo praticamente un
film al giorno. Amo soprattutto la commedia e il comico, da Billy
Wilder ai Monty Python, da Woody Allen a Cameron Crowe. Ma amo molto
anche Fellini, Terry Gilliam, Miyazaki… una lunga lista!
Il corto di Gagnor, un gioiello!
DW - Oltre
che numerose storie a fumetti con personaggi Disney hai scritto
narrativa, programmi radiofonici e trasmissioni televisive. Quali
differenze hai trovato nell'approcciarti a questi media così diversi
tra loro? E
quali analogie?
RG - Ogni
media è un gioco diverso, con tecniche e peculiarità proprie: ma
tutti ti insegnano qualcosa e ti arricchiscono come autore. In più,
quello che impari in un media lo porti in un altro: la disciplina di
scrittura e l’attenzione ai personaggi del fumetto Disney servono
moltissimo al cinema, i trucchi che impari nel cinema o in TV nutrono
i fumetti. Sono tutte esperienze... e fonti di guadagno, diciamolo!
DW - Oltre
a numerose avventure “in costume” ambientate in periodi più o
meno remoti nel tempo, una delle tue saghe più famose è quella de La storia dell'arte di Topolino. Hai
trattato questi temi perché consideri l'arte e la storia cornici
insolite o c’è dell'altro?
RG - No,
perché amo l’arte! Anche prima di iniziare il ciclo avevo già una
passione per parecchi artisti, da Turner a Magritte, da Dalì ai
Dadaisti. Sì, le vite degli artisti e i loro periodi storici sono in
effetti cornici inconsuete per delle storie Disney (e le biografie
degli artisti sono piene di cose interessantissime e molto
narrabili); ma soprattutto, voglio condividere col mio pubblico la
mia passione per l’arte, far scoprire artisti più o meno famosi a
chi non li conosce, imparare insieme ai lettori qualcosa in più
sugli artisti che già amo.
Sceneggiatura di Gagnor
DW - La
domanda precedente mi dà modo di chiederti: perché pensi, sempre
che per te sia così, che la storia sia una materia che di per sé
non riscuote molto interesse da parte del grande pubblico?
RG - In
generale è così, ma vale anche per la musica classica, la
letteratura, la filosofia. Forse perché per il grande pubblico sono
ricordi di scuola, con le costrizioni e le ansie dei compiti e dei
voti. Forse perché non ci ricordiamo che la storia, come le
discipline che ho appena citato, non parla di persone lontane e
slegate da noi: ma di NOI, sempre, comunque. Tolstoj sembrerà
lontano dalla nostra vita, ma parla di quello che viviamo noi: amori,
tradimenti, la ricerca di Dio, l’ansia esistenziale, le paure. Se
riuscissimo a far capire che l’arte, la musica, la poesia parlano
sempre e solo DI NOI, forse riusciremmo ad andare oltre le barriere
(il tempo, la lingua) e ad appassionarci.
DW - A
quale dei personaggi su cui hai lavorato sei più legato e perché? E
quali di quelli che hai inventato prediligi?
RG - Sicuramente
Brigitta (patetica ma titanica, nel suo amore non corrisposto) e
Paperoga (la commedia demenziale nel fumetto Disney), ma anche i
Bassotti e Paperone. Topolino, anche se è più difficile da scrivere
bene. Insomma… un po’ tutti. Tra quelli che ho inventato,
Brigittik: amo i supereroi e le parodie!
Sceneggiatura di Gagnor
DW - A
livello grafico hanno illustrato le tue storie sia disegnatori
esperti e affermati, sia giovani esordienti. Senza
far torto a nessuno ti chiedo di citare nelle due categorie gli
artisti con cui hai lavorato più volentieri.
RG - Non
ho mai avuto esperienze negative: il livello degli artisti Disney è
tale che si finisce sempre per lavorare bene e avere belle sorprese.
È come lavorare con dei grandissimi registi, ogni volta: Per citare
solo due nomi, Sciarrone è Zack Snyder, moderno e ipercinetico;
Cavazzano è Spielberg, grandioso e appassionante. Tra i giovani c’è
Zanchi che è bravissimo e non si rende conto di quanto sia bravo,
per cui diventa ancora più bravo: è il Joe Wright del fumetto
Disney.
DW - Sei
un autore metodico che lavora a orari stabiliti, oppure sei uno di
quelli che si alza di notte a scrivere perché ti è venuta
l’ispirazione? Come
si svolge la tua giornata tipo?
RG - Metodico:
mi alzo presto e scrivo. A volte mi alzo di notte perché ho avuto
un’idea, ma scrivo mattino e pomeriggio. Non sono un nottambulo, ma
tra film e TV è capitato anche quello!
Brigittik, creatura di Roberto Gagnor
DW - Quali
sono gli artisti che ti ispirano?
RG - Hai
qualche giorno di tempo? Nel fumetto Disney Barks, Gottfredson,
Pezzin, Marconi, Scarpa, Sarda, Figus, Artibani; nel cinema Woody
Allen, Cameron Crowe, Billy Wilder, Richard Curtis… tantissimi.
DW - Quanto
di te è presente nel tuo lavoro? Quanto
di quello che ti circonda? E
quanto di inventato?
RG - Nel
mio lavoro c’è sempre qualcosa di mio, più di quanto sembri: se
non ci metti un po’ di cuore e di sangue, si sente e la storia è
più debole. C’è di sicuro il gusto per la commedia, l’ironia, i
giochi di parole, l’arte, la letteratura, la parodia. Ma anche un
po’ di pietà, di comprensione, di passione per gli altri… e
qualche punta di odio. Quanto
a quello che mi circonda, TUTTO quello che vivo, leggo, sento, vedo
nutre il mio lavoro. Non solo nel semplice autobiografismo, ma nel
mio modo di vedere le cose. Poi
parto da queste cose e invento: è il mio lavoro, e mi diverto molto.
La Storia dell'Arte di Topolino, capolavoro di Gagnor
DW - Quali
fonti usi per documentarti?
RG - Le
mie letture: sono curioso di tutto, e se vuoi fare questo lavoro dei
esserlo. Poi Wikipedia, i media, i social… fa tutto brodo!
DW - Oltre
ai libri e ai fumetti che sicuramente leggerai per documentarti quali
altre letture fai?
RG - Mi
piacciono le biografie di attori e registi (ma non solo: Open, di
Agassi, è bellissimo), i saggi sulla creatività e la scrittura (due
per tutti: Into The Woods di John Yorke e Verso la Creatività e
oltre di Ed Catmull), gli articoloni alla "Vanity Fair USA". Sono
onnivoro: quando ancora avevo bisogno di farmi tagliare i capelli,
cosa ahimé non più necessaria, dal barbiere leggevo il gossip come "Men’s Health". Non sai mai dove troverai la prossima idea.
Gagnor con Gerry Scotti
DW - Da
professionista ormai affermato che consigli daresti a chi si volesse
affacciare al mondo della scrittura per immagini?
RG - Leggere
tanto, guardare tanto. Scrivere tantissimo. Riscrivere ancora di più.
Non arrendersi nonostante una quantità notevole di mazzate,
delusioni, disastri e battute d’arresto. Cercare di divertirsi
sempre. Ricordarsi che questo lavoro è un privilegio che si
conquista tutti i giorni. Pensare che scrivi per un pubblico e non
(solo) per te stesso. Ricordarsi che non vince chi ha più talento,
ma chi non molla mai. Divertirsi l’ho già detto?
DW - A
cosa stai lavorando attualmente?
RG - Ho
parecchie cose pronte o quasi pronte: una Topodissea in due puntatone
con l’ottimo Donald Soffritti, un nuovo ciclo con Filo e Brigitta,
una Brigittik. Sto scrivendo il terzo ciclo dell’Arte, altre otto
storie sulle tecniche artistiche. In più sto lavorando a "Food
Wizards", una serie a cartoni animati prodotta da Zocotoco e RAI, come
co-creatore. Continua anche il crowdfunding della mia graphic novel,
Paola e i Tre Duelli, che spero di far
diventare anche un film.
Paola e i tre duelli, graphic novel di Roberto Gagnor
DW - C'è
una domanda che non ti è stata fatta alla quale vorresti rispondere?
RG - Cosa
c’è nella lista, che fai ogni anno, con tutti i progetti e le cose
che vorresti fare nella tua vita? Un sacco di cose. Spero di
potervi dire, prima o poi, che le avrò fatte tutte!
a cura di Elio Marracci
P.S. di Francesco Manetti. Volevo complimentarmi personalmente con Roberto Gagnor, in chiusura della splendida intervista condotta dal nostro impeccabile Elio. Quando iniziai a scrivere sulle fanzine Gagnor aveva 11 anni e dunque ci separa una mezza generazione. Leggere di quel suo gusto classico per la storia, per l'arte, per la letteratura, per il grande cinema e il grande fumetto e di come riesca a trasmetterlo con grande entusiasmo a tutti grazie alla scrittura è davvero una cosa esaltante!
N.B. Trovate i link agli altri dialoghi con gli autori su Interviste & News!