Visualizzazione post con etichetta Capalbo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Capalbo. Mostra tutti i post

venerdì 3 novembre 2023

“ENIGMA FRANJU: IL CINEMA DI GEORGES FRANJU”

di Massimo Capalbo

Il mio amico Giorgio Vernocchi, esperto cinefilo e titolare del blog Quando lacittà dorme (nome che è un omaggio all'omonimo e bellissimo noir di Fritz Lang del 1956), ha da poco scritto e pubblicato il suo primo libro: EnigmaFranju: Il cinema di Georges Franju. Come si evince dal titolo, si tratta di un saggio sulla filmografia di Georges Franju (1912-1987), uno dei più eclettici registi francesi. È stato per me un piacere, nonché un onore, scrivere la prefazione di questo libro, che potete leggere qui di seguito:




PREFAZIONE: LA DESTABILIZZAZIONE DEL “NORMALE”

“Occhi senza volto” è un pezzo di rivoltante, ruffiana, depravata spazzatura. Ci si chiede cosa pensasse il censore, il giorno in cui ha dato a questo film il certificato X (il certificato che, fino al 1963, impediva nel Regno Unito l'accesso in sala ai minori di 16 anni, Nda). Avrebbe dovuto ordinare di bruciarlo in pubblico in Charing Cross Road. E, in cima al fuoco, avrebbe dovuto gettare i creatori del film, e coloro che hanno ritenuto opportuno farlo uscire in Gran Bretagna.

Così, il 29 gennaio 1960, il quotidiano londinese "Daily Herald" recensiva quello che è oggi considerato non solo il capolavoro di Georges Franju, ma uno dei migliori film horror di sempre, una pietra miliare del genere.

Bisogna dire, tuttavia, che, a parte Occhi senza volto, il resto della produzione di Franju – produzione che copre ben cinque decenni – non ha ricevuto finora l'attenzione che meritava. Come si legge nell'Introduzione del presente libro, il regista francese è stato trascurato dalla critica, persino da quella del suo Paese. In Italia, com'era prevedibile, su Franju si è scritto ancora meno, e questo rappresenta una ragione più che sufficiente, ma non certo l'unica, per leggere il saggio di Giorgio Vernocchi.


Georges Franju (1912-1987)


L'autore si propone di risolvere ciò che ha scelto come titolo della sua opera: l'enigma Franju, per l'appunto. Tale enigma, che probabilmente spiega la succitata indifferenza dei critici, consiste nell'evidente disomogeneità della filmografia del réalisateur bretone. Essa, infatti, è composta quasi in egual misura da lungometraggi e cortometraggi, da opere ispirate ai grandi autori letterari e ai feuilleton, da prodotti per il grande schermo e prodotti televisivi, da documentari e da racconti con elementi apertamente fantastici, in una serie quasi infinita di contrapposizioni.

La risoluzione dell'enigma è condivisibile (naturalmente, non intendo rivelarla qui), così come appassionante è l'”indagine” compiuta da Vernocchi, ossia la dettagliata analisi dei 32 film di Franju, a cominciare dai già menzionati cortometraggi. Tra di essi, spicca il disturbante Le Sang des Bêtes (1949), un documentario sui mattatoi della periferia parigina che è un pugno allo stomaco in grado di mettere KO lo spettatore più scafato ancora oggi, dopo oltre settant'anni. La morbida e densa fotografia in bianco e nero non attenua affatto l'estrema crudezza delle immagini, che comprendono sgozzamenti, decapitazioni e scuoiamenti; insomma, la “normale” quotidianità dei macellai. Eppure, c’è del rispetto, profondo rispetto, del regista per questi lavoratori, nonostante il risultato della loro opera ci metta a dir poco a disagio.



Le Sang des Bêtes (1949)


Un altro memorabile cortometraggio è Mon chien, che narra la triste sorte del pastore tedesco Pierrot. Mon chien – che di sicuro contribuì, assieme a Le Sang des Bêtes, a far guadagnare al Nostro l'etichetta di “cineasta della crudeltà” – è intriso di quell’equilibrio tipico di Franju, per cui si può dire che è straziante, eppure in modo sobrio e discreto. Da notare, prosegue Vernocchi, che il tema civico dell’opera, la condanna dell’abbandono degli animali da parte dell’uomo, è esplicita e consapevole e il film […] è del 1955, praticamente venti o trent’anni in anticipo sulle campagne che furoreggeranno in giro per il mondo in seguito.

Dai corti si passa quindi ai lungometraggi, tra i quali è d'obbligo citare La fossa dei disperati (1958), Il delitto di Thérèse Desqueyroux (1962), L'uomo in nero (1963) e, ovviamente, il bellissimo Occhi senza volto (1960). Nel libro viene menzionata spesso la contraddittoria definizione che la regista e critica Claire Clouzot (nipote del grande Henri-Georges Clouzot) diede del cinema di Franju: “realismo fantastico”. Secondo Vernocchi, e non si può che essere d'accordo con lui, Occhi senza volto è proprio l'esempio più compiuto di questa peculiare cifra stilistica. La vicenda narrata – che vede uno stimato chirurgo, il dottor Génessier (Pierre Brasseur), rapire, con l'aiuto della sua assistente Louise (Alida Valli), delle giovani donne per staccare loro la pelle del viso e trapiantarla su quello, orrendamente sfigurato, della figlia Christiane (Édith Scob) – è immersa in un'atmosfera onirica, ma al tempo stesso è pervasa da una freddezza quasi documentaristica (si pensi alle sequenze delle operazioni chirurgiche). Franju riesce, da un lato, a trattare l'irreale con un massimo di realismo, come disse Jean Cocteau; e, dall'altro, scrive Paolo Mereghetti, trae l'anormale e il terrificante da situazioni quotidiane (e in tal modo, la 2CV di Louise diventa un segnale di morte).


Occhi senza volto (1960)


Il “realismo fantastico” di Franju, unito al suo equilibrio, al talento visionario e all'ansia libertaria (particolarmente significativa, in questo senso, la potente denuncia dell'istituzione manicomiale che sta al centro de La fossa dei disperati) fanno di lui un regista unico, un autore forse non imprescindibile, ma di sicuro dall'indiscutibile valore.


Massimo Capalbo


N.B. Potete trovare i link alle altre novità su Interviste & News!

giovedì 9 febbraio 2023

THE DARK SIDE OF TEX! "R", III PARTE: "RAYADO"

di Massimo Capalbo

Max Capalbo ci presenta la seconda puntata dedicata alla lettera "R", del dizionario del lato oscuro texiano, totalmente occupata dalla voce "RASCAR". Vi ricordiamo che le immagini iniziali hanno una funzione puramente estetica; quelle di corredo al testo sono state scelte dallo stesso Max Capalbo, autore anche delle didascalie. Buona lettura e patimenti!  (f.m. & s.c.)

Versione francese dell'albo in cui compare Rayado - illustrazione di Orestes Suarez

LEGENDA
  • I nomi in stampatello e grassetto rimandano a una voce dell’opera. Fanno eccezione i nomi del protagonista della serie, TEX, e quelli dei suoi pards – KIT CARSON, TIGER JACK, KIT WILLER - che sono sempre scritti in questo modo, tranne quando sono inseriti nei crediti di una storia o fanno parte del titolo di un libro (ad esempio: Atlante di Tex). 
  • Con l’unica eccezione di TÉNÈBRES, RAPHAEL, i personaggi dalla doppia identità sono stati indicati con la loro identità fittizia piuttosto che con il nome vero (ad es.:TAGLIATORE DI TESTE invece che BARRERA, JUAN; SVENTRATORE invece che BARLOW, SALLY).
  • Alcuni personaggi sono stati indicati con il soprannome piuttosto che con il nome vero (ad es.: COLORADO BELLE invece che MORROW, ALICE; EL MORISCO invece che JAMAL, AHMED). Riguardo al citato EL MORISCO, la voce a lui dedicata è stata inserita sotto l’iniziale del soprannome vero e proprio – quindi la M -, invece che sotto la E, cioè l’iniziale dell’articolo.

Versione a colori di Repubblica per l'episodio cubano di Tex

Nota sui collegamenti ipertestuali

The Dark Side of Tex è un "lavoro in corso" che si svilupperà nei prossimi mesi, abbracciando numerosi post - uno per ogni lettera dell'alfabeto - fino ad arrivare alla conclusione. I collegamenti ipertestuali fra le varie voci non saranno dunque possibili tutti e subito... e vi spieghiamo subito perché! Collegheremo con link diretti ogni riferimento ad altre voci dell'opera partendo necessariamente dalle voci già apparse. Ci preme dunque ribadire e sottolineare che, non essendo possibile creare link a post futuri, ricostruiremo tutti i link a ritroso solo quando sarà possibile. I link saranno però sempre e soltanto fra URL diverse e non all'interno di uno stesso post. Vorrete perdonarci (e segnalarci!) eventuali errori e omissioni! I link - essendo come abbiamo detto sopra fra URL diverse - porteranno sempre e comunque all'inizio di un altro post e non esattamente alla voce di riferimento. Per facilitare fin dall'inizio l'uso dell'opera, abbiamo creato una pagina apposita di collegamenti alle varie voci, alla quale potete accedere dovunque siate, andando sotto al logo Dime Web: anche in questo caso il link vi porterà al post giusto, scorrendo il quale troverete in un attimo la voce cercata!
Illustrazione realizzata da Suarez per la rivista del club portoghese di Tex

Per quanto riguarda la serie regolare, il titolo attribuito a ciascuna storia è tratto da uno degli albi che la compongono ed è quello, a nostro avviso, più rappresentativo, quello che meglio sintetizza la trama o che, rispetto ai titoli degli altri albi, richiama la storia alla memoria dei lettori in modo più efficace (anche se, in alcuni casi, il nostro titolo non coincide con quello usato abitualmente dai lettori). Ad esempio, la storia dei nn. 265-268 viene indicata con il titolo del n. 267, Tex contro Yama, perché esso è, per l’appunto, più rappresentativo rispetto a L’ombra di Mefisto (n. 265), La strega (n. 266) e I Figli del Sole (n. 268).

La copertina del 24° albo gigante di Tex, firmata da Orestes Suarez

RAYADO
Il mayombero o stregone che, ne I ribelli di Cuba (G. Nolitta [sog.] - M. Boselli [scen.] - O. Suarez [dis.], Speciale Tex n. 24), ordina a MAÎTRE ANDRÉ di rapire il tredicenne Matt Picard, figlio del ricco uomo politico e piantatore della Louisiana, Henri. Convinto di essere l'incarnazione del dio Shangò, il malvagio Rayado - in spagnolo “inciso, segnato”, visto che costui si è fatto incidere su tutto il corpo, con un coltello, dei simboli magici - è un ex schiavo fuggiasco e, come molti insurrectos, ha il suo covo sulle montagne dell'Oriente cubano. Interessato molto di più al potere personale che alla lotta contro i dominatori spagnoli, egli tiene soggiogati i suoi uomini con il terrore, compreso suo fratello Dada, come risulta evidente già nella prima scena in cui i due compaiono. In essa, Rayado dice al fratello di aver fatto un sogno premonitore: Un'aquila bianca calava dal cielo e ghermiva con i suoi artigli un grande serpente. Poiché il serpente è uno dei simboli di Shangò e rappresenta quindi Rayado stesso, lo stregone è inquieto; pertanto, dopo aver fatto portare Matt Picard nella sua capanna, compie davanti a questi ed a Dada un rito magico, invocando il dio infernale Kadiempembe e soffiando il fumo di un sigaro sul  teschio di un prigioniero spagnolo, sopra il quale ha versato del rum e il sangue di un gallo appena sgozzato. 
Il folle Rayado e suo fratello Dada – Speciale TEX 24, p. 182

Rayado terrorizza il suo ostaggio, il tredicenne Matt Picard – Speciale TEX 24, p. 183

Per scoprire chi è l'aquila del suo sogno, il mayombero compie un inquietante rito magico – Speciale TEX 24, p. 185

Attraverso il fumo, il mayombero riesce a vedere a distanza e scopre che l'aquila del suo sogno è TEX, giunto a Cuba da alcuni giorni assieme a Montales proprio per liberare Matt. Picard padre, infatti, non ha voluto cedere al ricatto di Rayado, il quale pretendeva da lui, in cambio della vita di suo figlio, l'invio di fucili e munizioni. Lo stregone vede TEX e Montales quando costoro sono da poco arrivati al villaggio dei mambises (ribelli) comandati da Capitan Miguel, che ha accettato di aiutarli. 

Rayado vede a distanza Tex, l'Aquila Bianca, e i suoi amici Montales, Serrano e Capitan Miguel – Speciale TEX 24, p. 189

Per  intimidire i suoi nemici, Rayado fa comparire nel villaggio una sinistra visione: un enorme serpente da cui  poi scaturisce un incendio - il fuoco è un altro simbolo di Shangò - che i mambises si affrettano a spegnere. Il giorno dopo, i Nostri, scortati dai soldati di Capitan Miguel e affiancati dal mambì Alonso e dal  proprietario terriero e rivoluzionario Rafael Serrano, giungono nei pressi del rifugio di Rayado, che ha dato ordine a Dada e ad una parte dei suoi uomini di uccidere TEX e compagni. Il Ranger, però, riesce a convincere Dada - che vorrebbe liberarsi di suo fratello, ma ne ha paura - a inscenare una finta battaglia ed a condurre lui e Montales da Rayado fingendo che siano suoi prigionieri.

Un gruppo di mambises cubani

Attraversata dalle pallottole di Tex e di Montales, la spaventosa visione inviata da Rayado dà vita ad un incendio – Speciale TEX 24, p. 187

Dada finge che Tex e Montales siano suoi prigionieri, ma il diabolico Rayado sa già tutto – Speciale TEX 24, p. 200

Giunti però nel villaggio del mayombero, essi trovano una brutta sorpresa: Rayado ha non solo soggiogato la volontà di Matt Picard (che ha lo sguardo perso nel vuoto, il volto dipinto e un minaccioso coltello in mano) ma, per mezzo dell'amuleto protettivo donato a Dada, ha già scoperto il suo tradimento. Lo stregone - che si è vestito come Shangò, con tanto di corona, mantello e ascia bipenne (la quale, come scopriremo, è in grado di ritornare indietro come un boomerang) - ipnotizza suo fratello e ordina a questi ed a Matt di uccidere ripettivamente l'Aquila Bianca, ovvero TEX, e Montales.

Rayado - vestito come lo Shangò in cui s'identifica - mostra a Tex ed a Montales il suo ostaggio, la cui volontà è stata soggiogata dallo stregone – Speciale TEX 24, p. 201

Ipnotizzato da Rayado, Dada cerca di uccidere Tex – Speciale TEX 24, p. 203

Il mayumbero ordina a Matt Picard di uccidere Montales – Speciale TEX 24, p. 204

Inoltre, ordina ai suoi fedelissimi di sparare contro i loro compagni passati con Dada. Quest'ultimo tenta invano di pugnalare TEX, per poi finire ucciso proprio da una delle pallottole sparate dagli accoliti di Rayado. Matt invece, dopo aver ferito Montales, viene bloccato da costui, ma riesce a liberarsi e si rifugia nella capanna dello stregone. Il Ranger e l'amico messicano si rifugiano a loro volta nella foresta circostante, senza immaginare che Rayado li abbia seguiti. Il mayombero - che poco prima ha respinto con la sua ascia magica i proiettili di TEX - fa apparire tra gli alberi un impressionante serpente di fuoco, che comincia a divorare la vegetazione e, spinto dal vento, il suo stesso covo.

Con la sua ascia bipenne, Rayado respinge senza problemi i proiettili del Ranger – Speciale TEX 24, p. 205

Montales spara invano contro il serpente di fuoco fatto apparire da Rayado – Speciale TEX 24, p. 207

Incurante di ciò, Rayado si avvicina alle spalle dei Nostri e, scagliando l'ascia, disarma il Ranger. Mentre Montales, per salvare Matt, ritorna di corsa al villaggio in fiamme (gli uomini dello stregone sono intanto fuggiti), TEX lotta con Rayado, che ormai è impazzito del tutto. Lo scontro sembra favorevole al mayombero, ma proprio quando questi sta per vibrare il colpo fatale, TEX gli conficca nel petto un grosso ramo spezzato, uccidendolo. La morte di Rayado fa immediatamente ritornare in sé Matt, che stava per accoltellare Montales. I tre riusciranno poi a salvarsi dal fuoco scendendo da una scarpata e si riuniranno ai già menzionati Alonso e Serrano. 

Rayado disarma Tex – Speciale TEX 24, p. 209

Mentre il mayumbero si accinge a colpire Tex con la sua ascia, Matt tnta di nuovo di accoltellare Montales – Speciale TEX 24, p. 212

Tex uccide lo stregone – Speciale TEX 24, p. 213
 
Morto Rayado, Matt ritorna in sé – Speciale TEX 24, p. 213

Curiosità: Il Palo Mayombe, il culto praticato da Rayado (da cui il nome mayombero), può essere definito - come recita il sottotitolo di un volume in lingua inglese a esso dedicato (vedi foto in basso) - il lato oscuro della Santeria, la famosa religione afro-cubana. Simbolo del Palo Mayombe è la nganga o prenda, una sorta di calderone contenente paletti, terra, frammenti di animali, minerali, metalli e - come vediamo nella scena del rito magico che Rayado compie nella sua capanna - ossa e teschi umani.

Un libro del 1994 dedicato al tenebroso Palo Mayombe

La nganga, il calderone con cui i mayomberos praticano i loro riti

Per quanto riguarda invece Shangò (o Xangó), si tratta di una divinita che non fa parte solo del pantheon dei culti cubani, ma anche di quelli del VUDU e della Macumba brasiliana. Come si legge infatti a p. 38 della Guida a Vudu e Macumba (cit.), Xangó è il dio dei fulmini e delle tempeste. Si dice che in vita fosse il quarto re della dinastia Oyó, che regnava sul vasto impero africano del Benin. […] Xangó è di carattere collerico e violento e ha in genere l'aspetto di un uomo vigoroso, forte e conquistatore di donne, perciò la sua danza è atletica e selvaggia. I colori di Xangó sono il bianco e il rosso, i suoi simboli il meteorite e la scure a doppia lama, la bipenne. È stato identificato con S. Giovanni Battista, e il 24 giugno, festa di questo santo, si celebra Xangó con lancio di fuochi artificiali. Diversamente che in Brasile, aggiungiamo noi, a Cuba questo dio viene invece identificato con Santa Barbara.

Il dio Shangò (o Xangó), con la sua tipica ascia bipenne 

Massimo Capalbo

N.B. Trovate i link alle altre voci di The Dark Side of Tex nella pagina dedicata ai dizionari bonelliani e nella vecchia pagina del Navigatore!

mercoledì 1 febbraio 2023

THE DARK SIDE OF TEX! "R", II PARTE: "RASCAR"

di Massimo Capalbo

Max Capalbo ci presenta la seconda puntata dedicata alla lettera "R", del dizionario del lato oscuro texiano, totalmente occupata dalla voce "RASCAR". Vi ricordiamo che le immagini iniziali hanno una funzione puramente estetica; quelle di corredo al testo sono state scelte dallo stesso Max Capalbo, autore anche delle didascalie. Buona lettura e patimenti!  (f.m. & s.c.)

Una delle ultime cover degli Albi d'Oro di Tex è dedicata all'incontro con Rascar

LEGENDA
  • I nomi in stampatello e grassetto rimandano a una voce dell’opera. Fanno eccezione i nomi del protagonista della serie, TEX, e quelli dei suoi pards – KIT CARSON, TIGER JACK, KIT WILLER - che sono sempre scritti in questo modo, tranne quando sono inseriti nei crediti di una storia o fanno parte del titolo di un libro (ad esempio: Atlante di Tex). 
  • Con l’unica eccezione di TÉNÈBRES, RAPHAEL, i personaggi dalla doppia identità sono stati indicati con la loro identità fittizia piuttosto che con il nome vero (ad es.:TAGLIATORE DI TESTE invece che BARRERA, JUAN; SVENTRATORE invece che BARLOW, SALLY).
  • Alcuni personaggi sono stati indicati con il soprannome piuttosto che con il nome vero (ad es.: COLORADO BELLE invece che MORROW, ALICE; EL MORISCO invece che JAMAL, AHMED). Riguardo al citato EL MORISCO, la voce a lui dedicata è stata inserita sotto l’iniziale del soprannome vero e proprio – quindi la M -, invece che sotto la E, cioè l’iniziale dell’articolo.
La stessa illustrazione nella sua versione più recente, quella del Tex Classic


Nota sui collegamenti ipertestuali

The Dark Side of Tex è un "lavoro in corso" che si svilupperà nei prossimi mesi, abbracciando numerosi post - uno per ogni lettera dell'alfabeto - fino ad arrivare alla conclusione. I collegamenti ipertestuali fra le varie voci non saranno dunque possibili tutti e subito... e vi spieghiamo subito perché! Collegheremo con link diretti ogni riferimento ad altre voci dell'opera partendo necessariamente dalle voci già apparse. Ci preme dunque ribadire e sottolineare che, non essendo possibile creare link a post futuri, ricostruiremo tutti i link a ritroso solo quando sarà possibile. I link saranno però sempre e soltanto fra URL diverse e non all'interno di uno stesso post. Vorrete perdonarci (e segnalarci!) eventuali errori e omissioni! I link - essendo come abbiamo detto sopra fra URL diverse - porteranno sempre e comunque all'inizio di un altro post e non esattamente alla voce di riferimento. Per facilitare fin dall'inizio l'uso dell'opera, abbiamo creato una pagina apposita di collegamenti alle varie voci, alla quale potete accedere dovunque siate, andando sotto al logo Dime Web: anche in questo caso il link vi porterà al post giusto, scorrendo il quale troverete in un attimo la voce cercata!

Cover di Galep per il numero 4 della 23a serie a striscia, collana che sui apre con la storia di Rascar.

Per quanto riguarda la serie regolare, il titolo attribuito a ciascuna storia è tratto da uno degli albi che la compongono ed è quello, a nostro avviso, più rappresentativo, quello che meglio sintetizza la trama o che, rispetto ai titoli degli altri albi, richiama la storia alla memoria dei lettori in modo più efficace (anche se, in alcuni casi, il nostro titolo non coincide con quello usato abitualmente dai lettori). Ad esempio, la storia dei nn. 265-268 viene indicata con il titolo del n. 267, Tex contro Yama, perché esso è, per l’appunto, più rappresentativo rispetto a L’ombra di Mefisto (n. 265), La strega (n. 266) e I Figli del Sole (n. 268).


Copertina di Galep per Tex 42, Incendio allo "Star-O"

R

RASCAR

Compare ne Lo stregone dei Sabinas (G. L. Bonelli [sog.&scen.] - A. Galleppini e F. Gamba [dis.], nn. 42-43) ed è una vecchia strega indiana che vive in una grotta ed ha al suo servizio un intero branco di coyote. Prima di parlare delle scene che la riguardano, è bene riassumere in breve la storia: la notizia della morte di Eski-Mayo, pacifico capo dei Sabinas, spinge TEX e TIGER a recarsi al loro villaggio per impedire la nomina di un capo bellicoso. I due scoprono che Eski-Mayo è stato ucciso da suo nipote, il guerriero May-Koo, su ordine del perfido stregone Tabual. Questi, desideroso di scatenare guerra alle tribù vicine, vuole nominare capo May-Koo, a scapito di Too-Nai, figlio di Esky-Mayo. Le minacce di Tex costringono però Tabual a cambiare tattica ed a stabilire che il nuovo capo sarà chi, tra i due cugini, recupererà un totem d'argento in possesso dei Cani Rossi, gli indiani delle Terre Selvagge. Questi feroci pellerossa uccidono May-Koo, ma vengono sconfitti dai due pards, affiancati da Too-Nai, il quale torna al suo villaggio con il totem. TEX e TIGER, invece, si mettono in viaggio verso la Città d'Oro, un'incredibile luogo di cui parla una profezia dei Cani Rossi.
L'apparizione di Rascar si limita a poche pagine, nelle quali incontra prima May-Koo e poi TEX e compagni. May-Koo, che sta dirigendosi verso le Terre Selvagge, si reca dalla strega - proprio su consiglio di Tabual - al seguente scopo: ricevere da essa un segno da mostrare a Kubal, lo stregone dei Cani Rossi, per ottenere in cambio il totem d'argento; chiedere a Rascar di far uccidere dai suoi coyote l'odiato Too-Nai e i pards. Ottenuti il segno e la promessa che la strega fermerà i Nostri, May-Koo riparte in direzione del villaggio dei Cani Rossi, guidato da Kross, uno dei coyote di Rascar. 

May-Koo chiede l'aiuto di Rascar – TEX 42, p. 128

Rascar ordina al suo coyote Kross di guidare May-Koo al villaggio dei Cani Rossi – TEX 42, p. 129

Qualche ora dopo, seguendo le tracce di May-Koo, TEX e i suoi amici arrivano nei pressi dell'altura dove si trova la grotta della strega, che invia contro di loro le sue belve. Queste avanzano verso i tre con l'intento di accerchiarli, ma quando TEX spara un colpo di avvertimento vicino alle zampe di uno di essi, Rascar, per evitare che i coyote vengano decimati inutilmente, cambia tattica e, con un grido, ordina loro di di dividersi in due gruppi in modo da accerchiare i Nostri. Accidenti! Questi animali manovrano con la precisione di uno squadrone di cavalleria., dice uno sbalordito TEX, che, ansioso di scoprire chi è la persona che comanda il branco, raggiunge con gli altri la grotta della strega. 

I coyote di Rascar si avvicinano minacciosi a Tex e compagni – TEX 43, p. 3

Al grido della strega, il branco circonda i tre – TEX 43, p. 4

Costei non si mostra né ostile né collaborativa con il Ranger, che da parte sua la tratta con molto rispetto. Sorpresa nello scoprire che il viso pallido TEX è il capo dei Navajos, Rascar, pur rispondendo solo ad una delle due domande del Nostro riguardanti May-Koo, gli dà un avvertimento: […] Se tu e i tuoi amici seguirete ancora le sue tracce, i vostri piedi varcheranno le “porte nere del lungo sonno”. Inoltre, la strega offre ospitalità al Ranger, ma questi rifiuta e riparte assieme agli altri.
I Nostri raggiungono la grotta di Rascar – TEX 43, p. 5

Tex mostra a Rascar il sacro segno dei Navajos – TEX 43, p. 7

Tex e i suoi amici si congedano dalla strega – TEX 43, p. 8 

Pur avendo un ruolo marginale rispetto a Tabual, May-Koo e Too-Nai, Rascar è il personaggio più interessante di tutta la storia. Se è vero che le sue capacità profetiche non sono gran cosa - essa, infatti, non riesce a prevedere né la terribile sorte di May-Koo (che verrà bruciato vivo dai Cani Rossi, i quali uccideranno anche il coyote Kross) né tantomeno la sconfitta dei feroci indiani a opera di TEX e compagni - è altrettanto vero che non difetta certo di saggezza, come dimostrano, ad esempio, le parole che rivolge al malvagio quanto ambizioso May-Koo: Quando i tuoi nemici saranno immobili e freddi sulla nuda terra, forse che il tuo cuore sarà pieno di gioia?. Tuttavia, l'aspetto di  Rascar che più colpisce è di sicuro la sua capacità di farsi obbedire dai coyote, ai quali è molto legata. Quando TEX le chiede chi le abbia dato tanto potere su di loro, questa è la sua risposta: Essi sono il mio popolo […]. Essi mi devono obbedienza in nome di un antico sortilegio... .
Concludiamo, dicendo che Rascar è la seconda strega a comparire nella saga texiana (dopo NA-HO-MAH), e anche l'ultima strega buona incrociata da TEX. Tutte le streghe apparse in seguito, a partire da MAH-SHAI, saranno per il Ranger delle tremende avversarie.


Copertina di Galep per Tex 43, Lotta per la vita

Massimo Capalbo

N.B. Trovate i link alle altre voci di The Dark Side of Tex nella pagina dedicata ai dizionari bonelliani e nella vecchia pagina del Navigatore!

mercoledì 25 gennaio 2023

THE DARK SIDE OF TEX! "R", I PARTE: "RAKOS"


di Massimo Capalbo

Dopo la puntata dedicata alla lettera "Q", proseguiamo l'alfabeto del lato oscuro texiano con la prima puntata dedicata alla lettera "R", totalmente occupata dalla voce "RAKOS". Vi ricordiamo che le immagini iniziali hanno una funzione puramente estetica; quelle di corredo al testo sono state scelte dallo stesso Max Capalbo, autore anche delle didascalie. Buona lettura e patimenti!  (f.m. & s.c.)

Illustrazione di Claudio Villa dedicata all'avventura contro Rakos.
LEGENDA
  • I nomi in stampatello e grassetto rimandano a una voce dell’opera. Fanno eccezione i nomi del protagonista della serie, TEX, e quelli dei suoi pards – KIT CARSON, TIGER JACK, KIT WILLER - che sono sempre scritti in questo modo, tranne quando sono inseriti nei crediti di una storia o fanno parte del titolo di un libro (ad esempio: Atlante di Tex). 
  • Con l’unica eccezione di TÉNÈBRES, RAPHAEL, i personaggi dalla doppia identità sono stati indicati con la loro identità fittizia piuttosto che con il nome vero (ad es.:TAGLIATORE DI TESTE invece che BARRERA, JUAN; SVENTRATORE invece che BARLOW, SALLY).
  • Alcuni personaggi sono stati indicati con il soprannome piuttosto che con il nome vero (ad es.: COLORADO BELLE invece che MORROW, ALICE; EL MORISCO invece che JAMAL, AHMED). Riguardo al citato EL MORISCO, la voce a lui dedicata è stata inserita sotto l’iniziale del soprannome vero e proprio – quindi la M -, invece che sotto la E, cioè l’iniziale dell’articolo.
Illustrazione di Claudio Villa dedicata all'avventura contro Rakos.
Nota sui collegamenti ipertestuali

The Dark Side of Tex è un "lavoro in corso" che si svilupperà nei prossimi mesi, abbracciando numerosi post - uno per ogni lettera dell'alfabeto - fino ad arrivare alla conclusione. I collegamenti ipertestuali fra le varie voci non saranno dunque possibili tutti e subito... e vi spieghiamo subito perché! Collegheremo con link diretti ogni riferimento ad altre voci dell'opera partendo necessariamente dalle voci già apparse. Ci preme dunque ribadire e sottolineare che, non essendo possibile creare link a post futuri, ricostruiremo tutti i link a ritroso solo quando sarà possibile. I link saranno però sempre e soltanto fra URL diverse e non all'interno di uno stesso post. Vorrete perdonarci (e segnalarci!) eventuali errori e omissioni! I link - essendo come abbiamo detto sopra fra URL diverse - porteranno sempre e comunque all'inizio di un altro post e non esattamente alla voce di riferimento. Per facilitare fin dall'inizio l'uso dell'opera, abbiamo creato una pagina apposita di collegamenti alle varie voci, alla quale potete accedere dovunque siate, andando sotto al logo Dime Web: anche in questo caso il link vi porterà al post giusto, scorrendo il quale troverete in un attimo la voce cercata!

Illustrazione di Claudio Villa dedicata all'avventura contro Rakos.

Per quanto riguarda la serie regolare, il titolo attribuito a ciascuna storia è tratto da uno degli albi che la compongono ed è quello, a nostro avviso, più rappresentativo, quello che meglio sintetizza la trama o che, rispetto ai titoli degli altri albi, richiama la storia alla memoria dei lettori in modo più efficace (anche se, in alcuni casi, il nostro titolo non coincide con quello usato abitualmente dai lettori). Ad esempio, la storia dei nn. 265-268 viene indicata con il titolo del n. 267, Tex contro Yama, perché esso è, per l’appunto, più rappresentativo rispetto a L’ombra di Mefisto (n. 265), La strega (n. 266) e I Figli del Sole (n. 268).

R

RAKOS

Copertina di Aurelio Galleppini per Tex 228, La piramide misteriosa

Il malvagio e millenario sacerdote egizio che, ne La piramide misteriosa (G. L. Bonelli [sog.&scen.] - G. Letteri [dis.], nn. 228-229), viene affrontato da TEX, CARSON ed EL MORISCO. Come abbiamo già scritto nella 3a parte della voce dedicata a quest'ultimo, Rakos - che vive in una valle della Sierra del Hueso - tenta invano di uccidere il brujo scatenandogli contro i suoi Ushebti (figurine di animali che prendono vita), tra cui un'orda selvaggia che distrugge completamente la casa dell'occultista.

Tex e Carson sparano contro l'Ushebti giaguaro, il primo “sicario” che Rakos invia contro El Morisco – TEX 228, p. 11

La riduzione in mille pezzi del giaguaro di Rakos lascia esterrefatti i due pards – TEX 228, p. 12

Non immaginando che l'Ushebti giaguaro sia stato distrutto, Rakos uno dei suoi schiavi Yaquis sulle sue tracce -  TEX 228, p. 15

Il Padrone della Morte incita l'orda selvaggia, intenta a distruggere la casa del Morisco, che però è stata già abbandonata – TEX 229, p. 19

Dopo questo terribile assalto, EL MORISCO e i due pards passano al contrattacco, forti della conoscenza degli unici due punti deboli del loro avversario: il suo nome nascosto - Sokar, anagramma di Rakos - e il fatto che questi può agire solo di notte, mentre di giorno è del tutto inerme.

Guidati dal loro capo Juan, gli Yaquis controllano che Rakos stia riposando nel suo sarcofago – TEX 228, p. 80

Rakos scopre che El Morisco conosce il suo nome nascosto – TEX 229, p. 9

Superati altri pericoli, i Nostri riescono a penetrare nel tempio-piramide di Rakos - il quale riposa nel suo sarcofago - ed a porre fine alla sua lunghissima esistenza: non appena il brujo strappa la benda che il sacerdote tiene sulla fronte e pronuncia ad alta voce il nome Sokar, il volto ed il corpo del Padrone della Morte si trasformano in un mucchietto di polvere grigiastra. A ciò seguirà il crollo della piramide e delle rocce della valle, ma TEX e compagni faranno in tempo a mettersi in salvo.

L'imbocco della valle dove sorge il regno di Rakos – TEX 228, p. 96

Scesa la notte, il malefico sacerdote si risveglia – TEX 229, p. 7

L'orribile fine di Rakos – TEX 229, p. 68

Mentre la piramide crolla, i Nostri si allontanano in fretta – TEX 229, p. 71

Diversi gli aspetti interessanti del personaggio di Rakos, a cominciare dalla maledizione di cui egli è vittima, che ha avuto origine nel Gran Tempio di Saïs, dove - come racconta EL MORISCO ai due pards - veniva venerata una statua femminile il cui volto era coperto da un fitto velo! Essa teneva fra le mani una tavoletta con la scritta: “Io sono la grande Iside, quella che fu, quella che è e che sarà eternamente. Nessun mortale ha mai sollevato il mio velo”! […] Un giovane sacerdote del tempio di Eliopolis, vista la sacra statua, osò scostare il velo... ...e in quell'attimo stesso un grande tuono fece vibrare le mura del tempio, mentre una luna accecante costringeva il sacerdote a gettarsi a terra! Contemporaneamente, sotto le volte del tempio echeggiava una voce potente e terribile... “Tu hai osato infrangere il mio comandamento e perciò sarai colpito dalla mia vendetta! Prima che il sole tramonti sette volte, tu e la gente del tuo sangue dovrete lasciare il Regno delle Due Terre e non potrete fermarvi che quando arriverete là dove il sole scende verso i regni delle tenebre! Tu sarai colui il cui nome non dovrà più essere pronunciato. Io scrivo ora il tuo nome segreto sulla tua fronte e con esso sarà scritta la tua condanna! Una condanna a vivere sempre odiato e temuto, fino al giorno in cui la mano di un uomo giusto ti toglierà la benda e la sua voce pronuncerà il tuo nome! Vivrai, ma sarai come un “Khabit” che vaga gemendo nelle notti senza luna, e per tutti sarai il Padrone del Male e il Signore della Morte! Questa è la parola della grande Iside, il cui velo tu hai stoltamente sollevato, e che tu incontrerai un giorno alle porte nere della Amenti che il mio potere ti costringerà a varcare!”.

El Morisco racconta a Tex ed a Carson la storia della maledizione di Iside – TEX 228, p. 21

Iside o Isis, dea della vita, della guarigione, della fertilità e della magia


L'Iside velata dello scultore belga Auguste Puttemans (1866-1922). Questa statua si trova all'Herbert Hoover National Historic Site, a West Branch (Iowa, Usa).

Sokar, il dio egizio dei morti e delle tenebre da cui Rakos ha preso il suo nome segreto

Vivrai, ma sarai come un “Khabit” che vaga gemendo nelle notti senza luna, dice Iside al sacrilego Rakos. La figura scura raffigurata nell'immagine è appunto un Khaibit (questa la grafia corretta) o Sheut, ovvero l'ombra nera che, secondo gli Egizi, era l'emanazione di tutti gli aspetti negativi di un individuo.

Rakos
si è reso dunque colpevole di quella che gli antichi Greci chiamavano hybris, ovvero l'offesa agli dei, ma non è del tutto chiaro se la sua malvagità sia una conseguenza della maledizione lanciatagli da Iside o se egli fosse malvagio già da prima. Ad ogni modo, il sacerdote egizio è una figura tragica, come ben dimostrano, oltre alla maledizione in sé, l'angoscia che egli prova nello scoprire che la sua fine è imminente, e la rabbia e la disperazione di cui è preda nella parte conclusiva della storia. Significative, in tal senso, le seguenti scene: quella in cui Iside ricorda a Rakos la sua condanna; la seconda e ultima invocazione, sulla cima della piramide, della dea Uadjit, la Signora della Fiamma, la quale non solo conferma al sacerdote che la sua sorte è segnata, ma gli mostra la sua ultima, inevitabile destinazione: l'Amenti o Regno dei Morti, un mondo sotterraneo abitato da bestie feroci; la distruzione, a opera di Rakos medesimo, degli Ushebti dell'orda selvaggia, rei di non essere riusciti a uccidere EL MORISCO. 

Ricordando a Rakos la sua condanna, la dea Iside gli fa capire che la sua fine è prossima – TEX 228, p. 17

Rakos invoca l'aiuto della dea Uadjit – TEX 229, p. 33

La disperazione di Rakos dopo che Uadjit gli ha detto che la sua sorte è ormai segnata – TEX 229, p. 35

La dea Uadjit o Uadjet, personificazione del Basso Egitto

Degna di menzione anche la vignetta  - a p. 67 del n. 229 - che mostra il rugosissimo volto del sacerdote sudare copiosamente, segno inequivocabile che il tanto temuto Padrone del Male ha paura perché sa ormai di non avere più scampo. Il suo corpo è forse morto, ma il suo spirito “sente” ciò che sta per capitargli!, dice infatti il brujo ad Eusebio, prima di distruggere Rakos. La riduzione in cenere del corpo di costui - che impressiona molto TEX e CARSON, in particolare il secondo: Mai visto niente di tanto orribile! - non può non far venire in mente la tipica fine che fanno i vampiri, e d'altra parte il sacerdote presenta delle caratteristiche che lo accomunano a Dracula ed ai suoi simili: è immortale; vive solo di notte; di giorno riposa nel suo sarcofago, così come i vampiri riposano nelle loro bare; ha familiarità con i pipistrelli, che, proprio nella scena in cui i Nostri entrano nella piramide, si avventano su di essi per impedire loro di aprire il sarcofago.

I fedeli pipistrelli di Rakos tentano d'impedire ai Nostri di aprire il sarcofago – TEX 229, p. 66

Un altro interessante aspetto di Rakos è il fatto che, avendo varcato l'Atlantico 2600 anni prima di Cristoforo Colombo, risulta essere il vero scopritore dell'America. Nella finzione narrativa, esiste addirittura una testimonianza archeologica di questo viaggio, ossia la storia che EL MORISCO ha avuto modo di leggere su un papiro trovato nella tomba di Ramses III (1218/1217 a.C. -  1155 a.C.): […] Sotto il regno del faraone, un sacerdote del tempio di Eliopolis, resosi colpevole di un grave sacrilegio, fu condannato a lasciare per sempre l'Egitto insieme a tutti i suoi familiari... ...e la partenza avvenne su sette battelli che misero la prora verso le terre misteriose dell'Occidente! Che questo viaggio sia effettivamente avvenuto lo dimostrano i disegni eseguiti su una delle pareti della tomba di Ramses Terzo e, a conferma del fatto, aggiungerò che negli antichi testi Olmechi (i più antichi abitatori del Messico, come si legge nella nota a p. 24 del n. 228, nda) era scritto che essi discendevano da uomini venuti dal mare e dall'Oriente su sette grandi barche!.

Ricostruzione, a opera dell'archeologo francese Jean-Claude Golvin, del Tempio di Saïs a Eliopoli

La tomba di Ramses III

Poiché né questa testimonianza (su cui torneremo in Curiosità) né la storia della maledizione di Iside riescono a scalfire l'incredulità dei pards, e specialmente di TEX, il brujo aggiunge altri tre “indizi” che dimostrano l'effettiva esistenza del millenario Rakos: 1. la presenza nella Sierra del Hueso di molte strane scimmie dalla testa di cane, vale a dire i feroci babbuini posti a guardia della piramide (Premesso che quel sacerdote e la sua gente erano stati condannati a un viaggio senza ritorno, è logico immaginare che abbiano caricato sulle imbarcazioni non solo le cose necessarie per affrontare problemi vitali nelle terre in cui prevedevano di sbarcare, ma anche quanto poteva ricordare loro la patria che non avrebbero più rivisto... ...e fra i tanti simulacri di dei, oggetti per le celebrazione dei culti e simboli magici, sicuramente devono aver portato con loro un certo numero di “cinocefali”!); 

L'imponente tempio-piramide e i feroci babbuini di Rakos – TEX 228, p. 16

2. quanto rivelato al MORISCO da un pastore Yaqui, cioè che nella regione a ovest della Sierra era da tanto tempo nota una sinistra pratica! Quando qualcuno desiderava liberarsi di un nemico, senza dover correre alcun rischio, non aveva che da scriverne il nome su un pezzo di pelle di capra e lasciarlo, insieme a qualche capo di bestiame, all'ingresso della valle della Sierra!.; 

I due pards ed Eusebio sconfiggono gli Yaquis – TEX 229, p. 53

3. un inquietante episodio che ha visto protagonista lo stesso occultista e da cui è nato l'odio di Rakos nei suoi confronti. Dunque, - racconta EL MORISCO a TEX e CARSON - poco tempo prima di incontrare quel pastore Yaqui, mi capitò di venire chiamato al capezzale di un giovane messicano di Bosque Bonito che era stato colpito da una strana malattia! Molto perplesso, sottoposi quel povero diavolo a una visita accurata, e fu proprio mentre ne ascoltavo la respirazione che notai, sporgente di poco da sotto il cuscino, un filo di ferro intrecciato a guisa di ragno! […] In breve,chiusi quel sinistro “wanga” fra due pezzi di legno che legai poi strettamente, feci accendere un fuoco all'aperto, vi misi sopra tanto il feticcio che il materasso e le lenzuola usati da quel poveraccio e diedi fuoco a tutto! […] Dal momento stesso in cui il fuoco cominciava a distruggere il “wanga” l'uomo cadde in un sonno profondo e riparatore, la febbre scomparve, e, nemmeno ventiquattr'ore dopo, poteva già lasciare il letto!.  

Il sacerdote egizio prepara gli altri Ushebti - lo sloughi ed il babbuino - da inviare contro l'odiato Morisco – TEX 228, p. 32

Rakos comunica a distanza con la bizzarra coppia – TEX 228, p. 42

È proprio quest'ultimo episodio a vincere lo scetticismo di TEX, che intuisce subito il motivo per cui la guarigione del giovane messicano abbia fatto arrabbiare così tanto Rakos: Il tuo operato - dice il Ranger al MORISCO - deve essere apparso come una sfida ai suoi sinistri poteri, e questo spiegherebbe la catena di guai che ti stanno piovendo addosso!. C'è da dire, però, che la presenza di un wanga in una storia che riguarda l'antico Egitto e il Messico stona non poco, anche perché il sacerdote, invece di utilizzare un feticcio VUDU per colpire la persona in questione, avrebbe potuto benissimo ricorrere ai malefìci che venivano praticati nella sua terra d'origine o, al massimo, a quelli in uso presso i popoli precolombiani dell'America Centrale. Ovviamente, non si tratta di un difetto tale da incrinare la qualità complessiva de La piramide misteriosa, che, oltre a essere una delle migliori storie della terza centuria texiana, è anche, a nostro avviso, la più bella delle tre avventure “egizie” del Ranger (le altre due sono La Dama di Picche [vedi voce omonima] e Il ritorno del Morisco [vedi AKHRAN]), quella che riesce meglio a trasmettere al lettore tutto il fascino della civiltà egizia, con la sua ricchissima mitologia e i suoi spettacolari monumenti. Un ulteriore pregio di questa storia è la vignetta conclusiva, che mostra lo spettro, o meglio: il Khaibit, di Rakos che sorge dalle rovine della sua piramide e vaga urlando per tutta la Sierra come se stesse disperatamente cercando qualcosa che ha perduto per sempre. Un'immagine di grande forza evocativa, che rimane impressa.

Lo spettro senza pace di Rakos tra le rovine del suo tempio – TEX 229, p. 73

Il cartonato Mondadori del 1985 che contiene la ristampa a colori de La piramide misteriosa

Curiosità: Pubblicata nel 1979, La piramide misteriosa non è l'unica storia bonelliana  dove si parla di Egizi che sbarcano nel Nuovo Mondo; anche il secondo episodio di Martin Mystère - La vendetta di Râ (A. Castelli [sog.&scen.] - G. Alessandrini [dis.], nn. 2-3), datato 1982 - presenta infatti questa versione alternativa della scoperta dell'America. Mentre nell'avventura texiana l'approdo di Rakos e dei suoi familiari nel Centroamerica avviene all'epoca del faraone Ramses III, quindi oltre 1000 anni prima di Cristo; in quella del Detective dell'Impossibile, l'arrivo degli Egizi, sempre nel Centroamerica, ha luogo ancora prima, ovvero 2500 anni prima di Cristo. Come scrive Castelli a p. 99 di MM n. 2, la spedizione sarebbe stata voluta dal faraone Sahuré, della 5ª dinastia, il quale promosse viaggi ed esplorazioni avvalendosi di marinai di stirpe cananea, allora i più abili del Mediterraneo. Naturalmente, quella degli Egizi in America è, fino a prova contraria, una teoria fantarcheologica, legata a sua volta alle altrettanto fantasiose teorie sorte attorno al mito di Atlantide (vedi proprio le parole di Castelli riportate nella sezione Curiosità della voce AKHRAN).
Copertina di Martin Mystère 2 disegnata da Alessandrini

Rientra pertanto nella fantarcheologia anche la presunta ascendenza egizia degli Olmechi, a cui fa cenno EL MORISCO. Come però ha dimostrato il famoso antropologo ed esploratore norvegese Thor Heyerdahl, la tecnologia navale degli Egizi avrebbe potuto benissimo permettere loro di attraversare l'Atlantico. Nel 1969 e nel 1970, Heyerdahl si fece costruire due imbarcazioni in papiro identiche a quelle in uso nell'antico Egitto, e stabilì, come punto di partenza, le coste del Marocco: con la prima imbarcazione, che chiamò Ra, naufragò a soli 160 km dai Caraibi, dopo 56 giorni di navigazione; con la seconda, battezzata Ra II, riuscì invece a raggiungere - dopo aver percorso 6056 km in 57 giorni - l'isola caraibica di Barbados, portando così a compimento la sua impresa (una delle tante della sua incredibile vita).
Thor Heyerdahl (1914-2002)

Ra II, conservata nel Kon-Tiki Museum di Oslo (Norvegia)

Cambiando argomento e tornando alla storia texiana, non passa certo inosservata la copertina del n. 229, L'orribile sortilegio. Essa è senza dubbio efficace, ma ingannevole, visto che mostra TEX minacciato da una mummia sbucata dal suo sarcofago, mummia che presumibilmente è Rakos stesso. Tuttavia, il sacerdote, per quanto vecchissimo, non ha nulla a che vedere con il mostro disegnato da Galep. Inoltre, nessuna scena del genere è presente nell'avventura.

Copertina di Aurelio Galleppini per Tex 229, "L'orribile sortilegio"

Massimo Capalbo

N.B. Trovate i link alle altre voci di The Dark Side of Tex nella pagina dedicata ai dizionari bonelliani e nella vecchia pagina del Navigatore!