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domenica 28 dicembre 2014

L’ANGOLO DEL BONELLIDE (XVI): BOUNCER, UN MONCO ALL’INFERNO

di Andrea Cantucci


Due parole dalla "redazione" prima di iniziare con Bouncer - il nuovo, entusiasmante "bonellide" di Cantucci, il 16° della serie. Sarà questo l'ultimo post dell'anno su Dime Web e perciò cogliamo l'occasione per augurarvi un SERENO 2015! Il 2014 è stato per noi un anno fondamentale: ci siamo consolidati, grazie ai nostri tanti amici e collaboratori che hanno impreziosito queste colonne con i loro puntuali lavori... con le loro ricerche, con le loro enciclopedie, con le loro cronologie, con le loro storie, con i loro fumetti, con i loro dati, con le loro recensioni, con le loro interviste... Abbiamo chiuso con oltre UN QUARTO DI MILIONE di visite superando a dicembre la media di 15.000 contatti mensili e attestandoci su quasi diecimila contatti al mese dalla nostra nascita nel settembre 2012; abbiamo superato i 500 post, pubblicando più interventi del 2013; sempre più amici ci seguono sulle nostre pagine FACEBOOK e TWITTER, dove vi teniamo aggiornati sulle novità pubblicate nel sito. Stiamo così entrando nel nostro QUARTO ANNO DI VITA, sperando di suscitare ancora il vostro interesse... con l'amore di sempre per il fumetto - bonelliano e non solo! (Saverio Ceri & Francesco Manetti) 


All’inferno c’è posto per gli angeli… è questo che lo rende sopportabile
Da Bouncer vol. 9, pag.64


Jodorowsky e i suoi tarocchi

Il cileno Alejandro Jodorowsky non è stato un regista normale, né un normale attore, né tanto meno è oggi un normale sceneggiatore di fumetti. Nelle sue opere - dalle prime performance teatrali surrealiste ai film simbolisti girati tra gli anni ’60 e ’70 - tutto è eccessivo e provocatorio, ma l’estrema violenza delle situazioni non appare mai gratuita o compiaciuta. Finisce piuttosto per diventare una sentita rappresentazione della tragicità della condizione umana, in cui si è costretti a soffrire, a lottare e a morire, soprattutto a causa della superficiale ambizione delle anime meno illuminate, imprigionate in corpi che si ostinano a inseguire il potere massacrando i propri simili. Nelle sue storie si ritrovano anche vari riferimenti filosofici ed esoterici, mescolati in modo paradossale e poetico con elementi della più comune tradizione narrativa fiabesca e popolare.
Un simile autore, dotato di una così estrema e lucida follia creativa, una volta stabilitosi definitivamente in Francia, patria delle bandes dessinées, ha trovato nel fumetto il proprio linguaggio ideale, un linguaggio a cui si era dedicato saltuariamente anche mentre viveva in Messico e che è certo più adatto della letteratura a rappresentare efficacemente le sue visioni surreali, oscillanti tra remoto passato ed estremo futuro, ricche di immagini originali e stravaganti, nonché suscettibili di vari livelli di lettura. Rispetto ai film, il grosso vantaggio del fumetto è non aver bisogno di grossi capitali per far visualizzare le sue storie ai disegnatori che di volta in volta collaborano con lui. Ciò gli ha permesso di firmare, con una libertà molto maggiore di quella che poteva garantirgli l’industria cinematografica, una quantità di opere disegnate di gran lunga superiore a quelle che era riuscito a mettere in scena sotto forma di film o rappresentazioni teatrali.


François Boucq

Nei fumetti scritti da Jodorowsky, prima per Jean Giraud (Moebius) e poi per molti altri autori, tutto può essere letto semplicemente come una fantasiosa avventura senza limiti convenzionali, ma anche come un viaggio di evoluzione e purificazione interiore. Ciò accade anche nella serie di Bouncer (Buttafuori, in inglese), un western disegnato in modo splendido da François Boucq con la sua consueta verve espressiva, che essendo scritto da Jodorowsky non poteva che essere piuttosto atipico, così come lo era anche il suo film pseudo-western El Topo (La Talpa, in messicano), a cui nel 1970 dovette il successo internazionale. 


Bouncer

 
Il primo dettaglio che salta agli occhi è che una volta tanto il protagonista è quello che oggi si chiamerebbe, con eccesso di correttezza, un "diversamente abile", un eroe cioè con un notevole handicap fisico, cosa non nuova all’interno delle storie di Jodorowsky. Come nelle fiabe in cui è sempre il più debole e diverso a essere l’eroe del racconto, anche nelle sue storie il personaggio principale ha spesso menomazioni o deformità che lo rendono diverso dagli altri, su un piano anche fisico ed esteriore o puramente mentale. Un’altra tipica caratteristica delle sue storie, comune anche a Bouncer, è che l’eroe non è per niente uno stinco di santo.
I capitoli otto e nove della saga di Bouncer sono usciti rispettivamente nel 2012 e nel 2013, pubblicati in Francia dalla Glénat. Nel 2014 sono stati raccolti in italiano dalla Magic Press, come i precedenti, in un nuovo volume a colori e in grande formato della collana Bouncer L’Integrale. Nel dicembre 2014 l’Editoriale Cosmo li ha invece fatti uscire in una più modesta edizione economica e in bianco-e-nero in formato bonellide, nel quarto albo che ha dedicato al personaggio e che esce a poco più di un anno di distanza dal primo. 


Bouncer n. 1. Les Humanoïdes Associès, 2001
 
Nel primo episodio della serie, Un Diamante per l’Aldilà, il personaggio conosciuto solo come Bouncer, strano caso di buttafuori mancante del braccio destro, lavora già al saloon Infierno nel violento paese di Barro City (letteralmente Città di Fango). È l’omicidio di uno dei suoi due fratelli, il predicatore Blake, che viveva sui monti con la moglie indiana e che è assassinato dal terzo fratello, lo spietato capitano sudista Ralton, a spingere Bouncer a rievocare il proprio passato. Lo fa raccontandolo al giovane nipote Seth, ormai rimasto orfano e deciso a vendicare i propri genitori, una volta che lo zio gli avrà insegnato a battersi.
Nella prima storia di Bouncer, suddivisa nei primi due album della serie, come in altre tipiche di Jodorowsky assistiamo così a una sorta di viaggio iniziatico interiore, col giovane Seth che per trovare la forza di eseguire la sua vendetta, sottostà alle difficili prove a cui Bouncer lo sottopone per “addestrare il suo spirito”.
La storia che Bouncer racconta a Seth inizia con sua madre Lola, una feroce prostituta avvezza alla vita più dura e capace di farsi largo con ogni mezzo nel selvaggio West, fino a diventare proprietaria di un locale. Insieme ai suoi tre figli, di cui naturalmente non si sa chi fossero i padri, l’ambiziosa Lola era arrivata al punto di compiere una carneficina per impossessarsi di un enorme diamante chiamato L’Occhio di Caino.
Dopo essere passati indenni per la sanguinosa rapina, la cupidigia aveva poi portato i tre fratelli a scontrarsi, perdendo chi un braccio e chi un occhio, ma dopo la morte della madre non erano più riusciti a ritrovare la preziosa pietra. Bouncer, che dei tre era già allora il meno cinico e violento, rimasto mutilato trovò un maestro nell’ex-pistolero pentito Crazy Butterfly (Farfalla Folle). Questi gli insegnò a lottare e uccidere con espedienti a dir poco inconsueti, come le allucinazioni indotte dal peyote e un’esaltante filosofia mistica, affine alla paradossale poetica simbolista dello Jodorowsky che era stato regista e interprete di El Topo.
Bouncer trasmette poi con successo gli stessi insegnamenti anche al nipote Seth, che però nel secondo episodio si innamora della figlia di suo zio Ralton, colui che ha giurato di uccidere, il ché complica le cose.

Bouncer n. 2. Les Humanoïdes Associés, 2002


Benché Bouncer per ambienti e situazioni sia a tutti gli effetti un western, certi dettagli inconsueti, come un complice di Ralton che declama poesie mentre uccide le sue vittime, sono puro Jodorowsky. Del resto il West non è un vero e proprio genere narrativo con degli schemi specifici, in quanto è appunto definito soprattutto dall’ambientazione e al suo interno si sono raccontate storie tra loro diversissime. Con Bouncer si potrebbe parlare a tratti di western introspettivo, di un’epica della disperazione e del riscatto più che della frontiera.
Il protagonista, pur dotato di abilità e coraggio, non è un eroe tutto d’un pezzo o senza macchia. È un essere umano che, nel passato come nel presente, ha più volte toccato il fondo, per la sua menomazione e per lo scherno della società cosiddetta umana in cui si ritrova a vivere. Non è un caso (quasi nulla nelle storie di Jodorowsky lo è) se il saloon in cui lavora si chiama Infierno e se il suo proprietario (in apparenza un invalido in fin di vita che nasconde le sue fattezze dietro una maschera) è conosciuto da tutti come Lord Diablo.
L’inferno è, simbolicamente parlando, una condizione interiore disperata ed estrema ed è in tale stato che, in gran parte delle sue storie, Bouncer si trova a fronteggiare situazioni difficili e apparentemente senza uscita. Spesso proprio quando sembra accendersi una speranza che possa illuminare la sua vita sfortunata, accade qualcosa che gli rende impossibile essere felice e lo ripiomba nuovamente giù nel suo personale inferno, che coincide abitualmente col ricercare l’oblio abbandonandosi ai fumi dell’alcool o dell’oppio, una condizione da cui ogni volta deve faticosamente risollevarsi, se vuole essere in grado di aiutare le persone che ama.
Non sono pochi infatti i parenti e amici che restano sul terreno, morti di morte violenta, nelle sue storie. Personaggi perfetti per fargli da comprimari e che altri autori più commerciali avrebbero di certo usati per accompagnarlo in tutte le sue avventure, vengono spesso feriti o uccisi, apparendo così più veri, vivi e autentici, proprio perché la loro esistenza ha avuto termine. Nella separazione estrema dal protagonista, vivono quel coraggio di affrontare l’estremo sacrificio, subendo ingiuste persecuzioni o perseguendo giuste cause, che Bouncer non può mai vivere fino in fondo, dovendo sempre ritornare a ogni nuovo episodio.

Bouncer n. 3. Les Humanoïdes Associés, 2003


Ma alla fine di ogni storia, composta di due o tre episodi, pur a prezzo del sangue di innocenti e colpevoli si ristabilisce un equilibrio, una sorta di pace, raggiunti oltre che agendo con decisione nel mondo degli uomini, anche attraverso cambiamenti di ottica interiore, sia del protagonista che di altri personaggi. Segreti nascosti vengono rivelati e livelli più completi di consapevolezza sono ottenuti con fatica, tra una sparatoria e l’altra.
Nella seconda storia, che inizia con l’episodio La Giustizia dei Serpenti e occupa i volumi dal terzo al quinto dell’edizione originale, il mistero iniziale consiste in una serie di omicidi dei maggiorenti del paese compiuti per mezzo di serpenti velenosi. Questo obbligherà Bouncer a ricoprire provvisoriamente anche la disprezzata funzione di boia per sostituire quello ucciso, mentre i segreti svelati nel corso del racconto riguardano tra l’altro la vita passata della prostituta Noémi e soprattutto la scoperta di chi sia il padre di Bouncer.
Nel quarto album infatti si rivela che, a differenza dei suoi fratelli, Bouncer era figlio di qualcuno che la sua dura e spietata madre amava veramente e si chiariscono alcuni dettagli rimasti un po’ oscuri nel precedente racconto delle sue origini. In questa storia accadono inoltre molte altre cose. Nel terzo album il buttafuori monco trova un amico fedele in un cane senza una zampa di nome Mocho (Mozzato, in spagnolo), che in quanto a lealtà e coraggio ne rappresenta una perfetta controparte animale e non lo abbandonerà più.
In generale anche questa storia conferma, se ce ne fosse bisogno, la simpatia degli autori per gli emarginati e i derelitti che lottano disperatamente in cerca di fortuna e nella maggior parte dei casi non solo non la trovano, ma vengono frustrati, sfruttati, umiliati e calpestati spietatamente da pochi arrivisti senza scrupoli.

Bouncer n. 4. Les Humanoïdes Associés, 2005
 
Sul piano sentimentale, dal terzo volume Bouncer comincia a innamorarsi di donne che, per motivi diversi e complicati, finiscono sempre per non poterlo ricambiare o per rivelarsi molto pericolose, mentre sembra non voler proprio corrispondere la profonda devozione che nutre per lui la giovane cinese Yin Li, una ragazza perdutamente innamorata che lavora in un fumeria d’oppio e pronuncia di continuo soavi aforismi poetici.
In modo analogo alla storia precedente, anche qui si assiste poi a crudeli efferatezze che i personaggi più negativi, come il solito ricco possidente tirannico, compiono anche verso parenti, fratelli o figli, come se l’autore volesse sottintendere che è ciò che gli uomini fanno di continuo, uccidere i propri fratelli.
Tra le invenzioni più ironiche e beffarde dell’autore, nel quinto volume ci sono inoltre un sadico boia femminile, che si eccita solo dominando, e un trio di killer messicani composto da nonno, padre e figlio, i cui nomi Jehova, Angel e Christian rimandano direttamente alle principali personificazioni divine dei miti cristiani.
Alla fine del quinto album originale, oltre a ricevere in eredità da Lord Diablo la proprietà del saloon Infierno, Bouncer supera un’ultima prova e si assume anche la responsabilità di vegliare spiritualmente sull’intero territorio della Mano del Diavolo, la regione dove ora sorge Barro City, ovvero quella che era la terra sacra degli indiani Nacache, scomparsi a seguito del solito massacro a opera di un pugno di bianchi spietati. Quello che fino a poco prima era il semplice buttafuori di un saloon diventa così l’ultimo depositario di un’antica tradizione, che lo invita ad assistere e difendere gli attuali abitanti delle terre che gli sono state affidate.

Bouncer n. 5. Les Humanoïdes Associés, 2006


All’inizio della storia La Vedova Nera, che occupa il sesto album originale e prosegue nel settimo, Bouncer dimostra ulteriormente d’essere degno del suo nuovo ruolo di protettore, battendosi contro un campione degli apache della zona. Nonostante il suo valore non potrà però salvare quegli indiani dallo sterminio a opera dei bianchi, che come è spesso successo non si fanno nessuno scrupolo pur di derubarli delle loro terre. Bouncer dovrà quindi accontentarsi di proteggere come una figlia l’unica ragazza apache che è riuscito a condurre in salvo e di vendicare in seguito la sua gente, uccidendo a sua volta i cacciatori di scalpi che li avevano massacrati. Ma l’avventura non termina con la morte di tali loschi figuri, alcuni dei quali sono anche dati alle fiamme da Bouncer davanti all’ingresso dell’Infierno, come in una troppo letterale metafora biblica. 


Le copertine affiancate di Bouncer n. 6 e n. 7. Les Humanoïdes Associés, 2008 e 2009

 
La mandante di quello e altri omicidi e rapine, come si vedrà presto, è l’ambigua e misteriosa vedova Harten (che in tedesco significa Indurire), decisa a appropriarsi con ogni mezzo di tutte le terre della regione e legata in qualche modo con la nuova e apparentemente irreprensibile maestra elementare di Barro City.
La vedova Harten si serve come suo principale sicario di un certo Axe-Head (Testa d’Ascia), un violento bruto così chiamato per la lama d’ascia che ha conficcata nel cranio e che non può più togliere. Il rozzo e brutale Axe-Head è estremamente spietato durante le sue rapine, in cui impiega anche i propri figlioletti, che hanno imparato da lui ad assassinare il prossimo a tradimento, ma come un buon padre preoccupato per il loro futuro insiste perché questi ultimi, tra un omicidio e l’altro, vadano diligentemente a scuola…

Axe-Head


Il bandito con l’ascia sulla testa si aggiunge alla lunga galleria dei personaggi anomali, mutilati o deformi che Jodorowsky ha creato nel corso degli anni. Una serie di freak i cui handicap fisici rimandano in qualche modo a ferite dell’anima, che possono sfociare in comportamenti violenti o autodistruttivi oppure essere accettate e trascese come fa Bouncer, uomo più che capace e ottimo tiratore nonostante il suo arto mancante.
Anche uno dei comprimari superstiti, il piccolo barman dell’Infierno Job, dà prova in più occasioni di essere, non solo un lavoratore scrupoloso e affidabile, come dice il suo nome che significa mestiere, ma anche un uomo valido e coraggioso, contrapponendo allo svantaggio della sua minuscola statura fisica, una ben più alta statura d’animo e spalleggiando efficacemente Bouncer anche in questa storia come nelle precedenti.
Tra i personaggi negativi, un freak ben più patetico è il dottor Lowly (Umile), un uomo orribilmente ustionato che serve appunto con estrema umiltà la vedova Harten e che non è in sé una persona malvagia ma è rimasto intrappolato da una serie di eventi in un tragico destino che lo ha privato della sua vita e identità di un tempo. In effetti il suo volto è ora del tutto irriconoscibile, mentre il suo corpo desidera quello della vedova in modo altrettanto inutile e disperato di altri complici di lei, tutti vittime del suo morboso fascino.
Tra le storie di Bouncer, questa è infatti particolarmente soffusa di un torbido erotismo che si riflette anche nei disegni di Boucq, con i dettagli anatomici più spinti non raffigurati direttamente, ma che si possono intravedere qua e là in certe conformazioni rocciose dei canyon in cui il protagonista si addentra e che ricordano ora una sagoma femminile nuda, ora delle labbra rivolte verso di lui, ora i contorni di una vulva, ora due cosce di donna tra cui scorre un ruscello che dà vita a un vero e proprio giardino dell’Eden, con tanto di albero e serpente, re-interpretando così tale mito alla luce dei suoi corretti simboli sessuali originari.


Bouncer n. 8. Glénat, 2012


In quella che è per ora l’ultima avventura di Bouncer e che occupa l’ottavo e il nono volume originale, il titolo della prima parte, che è scritto in inglese, rappresenta proprio la costante condizione esistenziale in cui il protagonista ricade spesso. Insieme alla testata della serie, suona come Bouncer To Hell (Buttafuori all’Inferno). Ma messi uno accanto all’altro i titoli in inglese dei due album suonano come To Hell… And Back, ovvero All’Inferno… E Ritorno, che è appunto il titolo dell’edizione italiana dell’Editoriale Cosmo.
La storia prende l’avvio dall’omicidio di una delle più care amiche di Bouncer che lavora nel suo saloon, una tragedia di cui egli si incolpa perché, mentre il misfatto avveniva, anziché essere nel locale era impegnato in una partita a poker, per di più ubriaco. Ecco quindi che il protagonista si ritrova catapultato ancora una volta in uno dei suoi inferni personali, che però stavolta lo porterà a immergersi in un inferno più reale e concreto.
Assunto l’incarico di delegato dello sceriffo, Bouncer si mette infatti sulle tracce dell’omicida, il figlio del direttore di un carcere che si era abbandonato a sadiche perversioni nel saloon. Pur essendo detto Pretty John (John il Bello) è un ennesimo freak, il cui corpo gibboso riflette in questo caso il suo animo contorto.
Lungo la strada per catturarlo, Bouncer dovrà superare un difficile percorso, anche a causa della stagione invernale, ma simili difficoltà secondo gli antichi erano indispensabili per raggiungere l’inferno e un inferno in terra è appunto la prigione dall’emblematico nome di Deep-End (Fine Profonda) in cui Bouncer è diretto. 

 
Bouncer n. 9. Glénat, 2013

Una volta giunto a destinazione, Bouncer scopre che il direttore Ugly John (John il Brutto) ha trasformato il suo penitenziario, che un tempo era un monastero, in un comodo rifugio per quei criminali disposti a pagare, mentre chi si rifiuta o non può pagare è condannato a morte, come in una metafora estrema del mondo dominato dalla forza e dal denaro, in cui anche ogni antica pretesa di sacralità cede il posto alla violenza.
È chiaro che un simile cinico personaggio, reso ancora più misterioso dalla maschera che in teoria porta per nascondere il volto sfigurato, non lascerà arrestare il proprio figlio e lo stesso vale per la bella e ambigua moglie di Ugly John, anche se solo alla fine si capirà quale sia la reale relazione di complicità che lega questa ennesima turpe famiglia rappresentata dagli autori. Bouncer, una volta imprigionato insieme ai detenuti dissidenti, avrà comunque il suo daffare per riuscire a passare dalla fase dell’Inferno a quella del Ritorno.
Questa lo vedrà attraversare di nuovo deserti infuocati e vette innevate, per di più a piedi, trascinandosi dietro un prigioniero recalcitrante e con degli ostinati inseguitori alle calcagna, come gli Skull (Teschi), degli ex-monaci passati al servizio direttore del carcere e che eseguono per lui ogni tipo di missione.
Per fortuna Bouncer può contare su certi amici che si era fatto lungo la strada, una ragazza dal volto tatuato, un indiano di cui aveva curato le ferite e un branco di lupi di cui il suo cane era diventato capo-branco. È un tipico svolgimento fiabesco. Coloro che erano stati avversari nel viaggio di andata, una volta sconfitti o aiutati dall’eroe diventano suoi amici e, nel viaggio di ritorno, corrono in suo aiuto quando ne ha bisogno.
E proprio l’amicizia, rappresentata dai pochi ma autentici compagni che Bouncer ritrova nel suo Infierno al ritorno dall’avventura, può essere il messaggio per ora finale della saga. È la presenza di quei pochi amici, con cui condividere anche le pene di qualche personale inferno, a rendere dopotutto la vita sopportabile.

Bouncer, ristampa integrale n. 2

Bouncer, ristampa integrale n. 3
 

Gli album di Bouncer sono usciti in Francia a partire dal 2001, pubblicati inizialmente da Les Humanoïdes Associés (nn. 1/7) e poi da Glénat (nn. 8 e 9). In Italia la prima edizione a colori, nello stesso formato cartonato francese, è stata pubblicata già dal 2002 da Grifo Edizioni, per essere successivamente ristampata e proseguita dalla Magic Press, in volumi più corposi analoghi alle ristampe francesi che ne raccolgono i vari cicli. Un volume di Bouncer, contenente gli episodi dal terzo al quinto e corrispondente al secondo ciclo, è stato pubblicato anche dalla Mondadori nel 2009 come n°33 della collana cartonata I Maestri del Fumetto, allegata a Panorama e a Il Sole 24 Ore.


Bouncer n. 1, Serie Gialla n. 14. Cosmo, 2013

Bouncer n. 2, Serie Gialla n. 15. Cosmo 2013

La riedizione in formato bonellide e in bianco e nero dell’Editoriale Cosmo è stata pubblicata dal 2013, con ogni albo corrispondente a una storia completa o ciclo di episodi che dir si voglia. Per le copertine di un paio di albi sono stati utilizzati, in questo caso, i dettagli delle copertine di una ristampa integrale francese.
Benché non si possano che rimpiangere i bellissimi colori originali, il bianco e nero degli albi Cosmo permette di apprezzare, benché in formato ridotto, il bel segno al tratto di François Boucq. Va anche considerato che il disegnatore non ha colorato nessuno degli album di questa serie, su cui si sono alternati molti validi coloristi, e che quindi il suo contributo artistico personale è insito nei semplici disegni. Un’ulteriore differenza che si nota, tra le edizioni a colori e quella in bianco e nero, è che i balloons sono posizionati in modi e in punti leggermente diversi. Si direbbe quindi che i testi siano stati reinseriti ex novo sopra i disegni integrali.
Comunque, data la cura richiesta dall’edizione francese, di cui non esce più di un album ogni dodici mesi, per il prossimo volume italiano di Bouncer, sia in formato gigante che bonellide, si dovrà aspettare qualche anno.


Bouncer n. 3, Serie Gialla n. 16. Cosmo, 2014

Bouncer n. 4. Serie Gialla n. 17. Cosmo, 2014



BOUNCER
Serie di 4 albi
Contenuti: Bouncer vol. 1-9
Testi Alejandro Jodorowsky
Disegni: François Boucq
Collana: Cosmo Serie Gialla n°14-16 + n°27
Formato: 128 pag. – 192 pag. il n°2 – in bianco e nero
Editore: Cosmo
Date di uscita: Novembre 2013 - Dicembre 2014
Prezzi: il n°1 e 3 € 3,20 – il n°2 € 4,90 – il n°4 € 3,90

Andrea Cantucci

N.B.
Trovate i link alle altre puntate dei bonellidi su Cronologie & Index!

domenica 20 luglio 2014

L’ANGOLO DEL “BONELLIDE” (IX): EL MEXICO DE LA SANTA MUERTE

 di Andrea Cantucci


“Questo era il Giorno di Morti messicano. C’era un odore di morte in tutto il 
Messico a cui non potevi sfuggire, per quanto lontano saresti potuto andare. 
Non importava quello che avresti fatto o detto, nemmeno se avessi riso o ti 
fossi ubriacato, non si poteva sfuggire alla morte in Messico.”

da
The Candy Skull (Il Teschio di Zucchero) di Ray Bradbury, 1948


In Messico esiste oggi un’immagine di culto, la Santa Muerte, che è una via di mezzo tra le raffigurazioni cristiane medievali della Morte armata di falce e l’iconografia di una tipica santa cattolica ben vestita, con la testa coperta da un sombrero o un velo chiaro, anziché da una scura cappa come l’allegoria della morte europea, un’immagine che sembra sia adorata dalle bande assassine dei narcotrafficanti messicani.
C’è anche una festa locale particolarmente macabra ma vissuta dai Messicani con sentita sacralità, El Dia de los Muertos (Il Giorno dei Morti), in cui tradizionalmente si mangiano le calaveras, i teschi di zucchero. È una festa paragonabile al nostro Due Novembre e all’anglosassone Halloween, derivato dal capodanno celtico, Samhain, in cui si facevano sacrifici umani e le anime dei morti si mettevano in viaggio per l’aldilà.
Ricordiamoci che i Messicani discendono in parte dai celti di Spagna, i Celtiberi, e che una certa attenzione rituale per i modi di dare e ricevere la morte ha sempre fatto parte anche della cultura spagnola (basti pensare alle corride). Inoltre per metà discendono dagli antichi popoli precolombiani, come Maya, Toltechi e Aztechi, che hanno avuto a loro volta i loro periodi di riti sanguinari e adoravano tra le altre alcune divinità tenebrose, come il dio della notte e della guerra Tezcatlipoca, e il dio della morte e degli inferi Tzontemoc.
Tutto questo per dire come l’aspetto sacrale della morte sia ancora particolarmente importante in Messico, cosa che sembra essersi riflessa anche sulla sorte e sulle visioni di alcuni personaggi messicani apparsi nei fumetti. Qualche bella immagine della Morte dalla tipica grafica messicana, appare per esempio nel bel racconto breve El Amigo, disegnato nel 1975 da Enrique Breccia, in cui un guerrigliero di Emiliano Zapata riceve la notizia che suo figlio sta morendo e un suo compagno lo lascia disertare a prezzo della propria vita.

La santa muerte di Enrique Breccia (dall'epidodio El Amigo)
La morte svolge un ruolo essenziale anche in un episodio della serie Los Guerrilleros, degli spagnoli Miguel Cussó e Jesús Blasco Monterde, noto da noi per aver disegnato anche Tex. Apparso nel 1968 sulla rivista belga Spirou e in Italia nel 1980 sulla rivista Skorpio, col titolo West Forever, il primo episodio di Los Guerrilleros (o Les Guerrilleros, alla francese) vede l’incontro del pistolero Ray e dell’apache Yuma col simpatico imbroglione messicano Pedro Alvarado De Guzman, sempre pronto a fregare il prossimo ma che alla fine si rivela di buon cuore, come i personaggi interpretati da Eli Wallach nei film di Leone. Tra le balle sparate da Pedro c’è quella di essere stato colonnello durante la rivoluzione di Benito Juárez, ma, nonostante il titolo, la serie non ha niente a che fare con la rivoluzione e non è neanche ambientata in Messico.

Pittorica cover di Enrique Torres per la recente ristampa bonellide de I guerriglieri di Cussò e Blasco
L’edizione francese in album del 1980, è tradotta in italiano nel 2014 in formato bonellide dall’Editoriale Cosmo, col titolo I Guerriglieri. Alla fine del primo episodio, Pedro si aggrega stabilmente al gruppo e con le sue azzardate iniziative ai limiti della truffa diventa il motore di successive avventure. In una di queste prende il posto di un famoso pistolero morto, allo scopo di intascare i mille dollari che gli erano stati offerti in cambio dei suoi servigi come sceriffo. Per sostenere la parte, Pedro è costretto per tutta la storia ad andare contro le sue abitudini, diventando praticamente un altro, astemio, onesto e perfino coraggioso ai limiti dell’incoscienza, un po’ come se il vero morto fosse lui e l’altro rivivesse per suo tramite, finché, una volta sgominata la banda di turno, il vivo e il morto possono nuovamente scambiarsi abiti e ruoli. È come se l’eroico pistolero morto, come un “santo” laico, avesse influito positivamente sulla vita di chi l’ha sostituito.


Sergio Toppi impegnato con le mitiche sette città di Cibola

Oltre a L’Uomo del Messico, Sergio Toppi nello stesso periodo disegnò un paio di affascinanti storie brevi  di sua ideazione, entrambe ambientate nell’antico Messico e in relazione con la morte originata dagli dèi. 
In Tzoacotlan 1521, pubblicata su Linus n°7 del 1976, il vecchio sacerdote azteco Quematzin ottiene dai suoi dèi una moderna mitragliatrice per massacrare i conquistadores spagnoli che hanno appena invaso il suo paese, pagando però il dono con la propria vita. In San Isidro Maxtlacingo 1850, pubblicata su Alter Alter n°1 del 1978, un ricco europeo annoiato si reca a visitare un antico tempio azteco dedicato a un dio che donava la pioggia in cambio della morte di chi gli veniva sacrificato e il visitatore scopre a sue spese che il santuario è ancora in attività. I due racconti, oltre che nel bel volume Sacsahuaman pubblicato dalla Milano Libri nel 1980, sono stati anche ristampati nel volumetto Percorsi Messicani, il n°48 dei Tascabili Lizard.
Ma l’interesse del grande autore per il Messico non si era ancora esaurito. Nel 1985 pubblicò sulla rivista Corto Maltese il racconto Chapungo, in cui il povero messicano che dà il nome alla storia è ossessionato dagli aeroplani, di cui collega la caduta alla memoria del padre morto, fino a uccidere tutti quelli che incontra e che teme possano portargli via il prezioso relitto che riesce infine a trovare, anch’esso, a suo modo, morto.
Nel 1992 invece, Toppi scrive e disegna per la collana Relatos del Nuevo Mundo, dell’editrice spagnola Planeta DeAgostini, il lungo racconto a colori Il Tesoro di Cibola, in cui tre avventurieri vanno alla ricerca delle mitiche città d’oro, nei territori ancora inesplorati di quella che nel XVI secolo si chiamava ancora Nuova Spagna. Uno di loro è un ventriloquo che spera di usare una testa di morto parlante per spaventare gli indigeni, ma per loro sfortuna gli indios Yaquis si trovano perfettamente a loro agio con la morte.

Anche Ken Parker di Berardi e Milazzo non poteva farsi mancare un giro Sotto il cielo del Messico
Un’altra storia d’ambientazione messicana che termina con un’ecatombe è Sotto il Cielo del Messico, uscita nel 1977 sul n°7 del Ken Parker di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo, a cui fa da scenario uno dei tanti tentativi di golpe a opera dei militari. Il colpo di stato, che per vari imbrogli e fatalità non avverrà, è progettato da un tal generale Huerta, che prende solo il nome dall’omonimo ufficiale dell’esercito porfirista che ebbe un ruolo sinistramente importante nella storia messicana. Poiché questo periodo di Ken Parker si svolge durante la presidenza Grant, quindi pochi anni dopo la Guerra di Secessione, quel fallito golpe si può collocare nel periodo in cui in Messico era una repubblica con presidente Benito Juárez, tra gli anni ’60 e ’70 dell’800.
Lo stesso Ken affronta simbolicamente la morte in almeno due punti del racconto, quando attraversa il deserto e quando è rinchiuso in un doppio fondo e crede d’essere stato sepolto vivo. Tra i morti veri e propri, si contano invece due pattuglie di poliziotti messicani, un pistolero gringo un po’ troppo sicuro di sé, un’ambigua avventuriera e un erculeo ritardato uniti in un abbraccio di amore e morte… e ancora non basta. I soldati coinvolti nel golpe e i trafficanti che dovevano rifornirli di armi si scontrano in una sparatoria di massa con quasi nessun superstite che, benché molto più breve, ricorda quella del film Il Mucchio Selvaggio di Sam Peckinpah, forse una tra le pellicole ambientate in Messico col maggior numero di morti ammazzati.
Sempre di Berardi e Milazzo, va citato anche il breve racconto La Conquista del Messico, uscito nel 1991 su Comic Art n°79, di cui il nostro Francesco Manetti ha scritto giustamente: il conquistador, spinto dalla sua bramosia di ricchezza, si rivela non meno incivile del sacerdote azteco che ha strappato il cuore a una vittima sacrificale. Entrambi infatti uccidono un innocente, l’uno commettendo un delitto evidentemente abituale e l’altro compiendo un atto considerato sacro. Ognuno dei due è, a suo modo, un seguace della Santa Muerte, né più né meno dei fanatici Thugs che in India procuravano vittime in onore della loro dea Kālī.

Collana Metal n.2 - ed. Nuova Frontiera. disegno di Jeronaton
Molto meno sanguinario e a suo modo più romantico, è l’album ambientato nell’antico Messico Champakou, opera dell’illustratore belga Jean Torton, in arte Jeronaton, che fu edito in Francia da Les Humanoides Associés e pubblicato in Italia dalla Nuova Frontiera sul n°2 della Collana Metal, all’inizio degli anni ’80.
Il protagonista della vicenda, che dà il titolo al volume, è il nuovo indovino della cittadina maya di Sayatal, che come il suo predecessore incontra una visitatrice aliena, scambiandola ovviamente per una divinità. In questo periodo precolombiano però i Maya non avevano ancora acquisito dai vicini Toltechi l’abitudine ai sacrifici umani portati all’eccesso e, nonostante la copertina un po’ tenebrosa, il racconto scorre questa volta con ben poche vittime, dovute solo alle solite incomprensioni tra esseri di mondi diversi.
La morte, sventata all’ultimo momento, affrontata eroicamente o accettata per propria scelta, svolge invece un ruolo ben più importante in un altro album dello stesso autore, La Grande Traversata, pubblicato in Italia nel 1983, sul n°14 della stessa collana. L’ambientazione è questa volta più ampia, attraversando tutto il continente americano, ma le scene ambientate nel Messico dei Toltechi e dei Maya sono centrali. Qui giunge, alla ricerca del fratello, una ragazza comanche di nome Topsannah a cui lo spirito del peiotl ha donato la capacità di assumere le fattezze di un’aquila per percorrere grandi distanze. La morte però sembra seguirla, o forse precederla, nel suo viaggio. Inutile si rivelerà il suo tentativo di salvare un giovane maya, destinato al sacrificio dai suoi nemici toltechi. Ricavando da lui informazioni, è come se le avesse avute da qualcuno già morto. Nella città maya di Chichen Itza affronta poi la prova più estrema, trascorrendo la notte immersa in un pozzo sacro per parlare col dio Kukulkan, che, come tutti gli dèi, è molto difficile incontrare da vivi.


Collana Metal n.14 - La grande traversata: Non solo Messico per Jeronaton.
La storia, tutto sommato semplice e che, come la precedente, è poco più che una scusa per rappresentare in dettagliate illustrazioni monumenti e costumi delle civiltà precolombiane, evoca però nel finale un’immagine della morte particolarmente luminosa e riconciliatoria rispetto al comune destino di noi tutti.

I morti abbondano anche nelle storie in cui appare il guerrigliero messicano Amos Rodriguez, a partire dal quarto episodio della serie western Durango, creata dal belga Yves Swolfs nel 1978 e ristampata in Italia in formato bonellide dalla GP Publishing nel 2012. La figura di Amos è ricalcata su quella di Cuchillo e degli altri peónes ribelli interpretati al cinema da Tomas Milian, di cui Amos è l’anagramma del nome senza la T e Rodriguez è il vero cognome. Come loro, pur circondandosi di assassini e usando metodi violenti, Amos “lotta per la libertà dei diseredati” e questi lo sostengono, anche perché qui la maggior parte degli ufficiali e dei soldati messicani, che dovrebbero rappresentare le autorità, sono molto peggiori di lui e della sua banda.


Recente ristampa delle avventure di Durango in formato bonellide - Ed.GP publishing - Cover di Swolfs
Anche il protagonista che dà il nome alla serie, Durango, un pistolero gringo armato di mauser, pur non essendo messicano deve il suo nome al Messico, trattandosi di quello di una città e di uno stato nel nord del paese, anche se forse è stato scelto dall’autore soprattutto per la sua assonanza con Django.
Nel quinto e nel sesto album della serie, Sierra Selvaggia e Il Destino di un Desperado, entrambi ambientati in Messico, Durango aiuta appunto Amos e i suoi guerriglieri ad affrontare due intere guarnigioni di soldati. Ma alla testa di un gruppo di cacciatori di taglie che spalleggiano l’esercito messicano contro di loro, c’è una canaglia di nome Logan con le fattezze di Jack Palance, altro famoso interprete dei western all’italiana, a cui qui viene fatto ripetere lo stesso eccezionale ruolo di cattivo che aveva in Vamos a Matar, Compañeros.
Il periodo in cui si svolge la vicenda non è chiaro e neanche tanto importante, ma poiché vi si fa cenno a un tiranno, è probabilmente ambientata dopo la presa del potere da parte di Porfirio Dìaz nel 1876. La cosa che qui più conta è la celebrazione, a suon di sparatorie e di morti ammazzati, dei vecchi spaghetti western, mentre ogni contenuto politico è del tutto marginale, segno che anche in Francia dopo tanti anni si ricordano ancora di quando al cinema, per tentare di fare la rivoluzione, praticamente bastavano un gringo e un peón.
Tanto per restare in tema, anche il ribelle Amos, quando ormai ben pochi personaggi sono rimasti in vita, finisce a sua volta per incontrare il suo destino sotto un metro di terra, quasi santificato da un’eroica morte.



Immagine tratta da Goin' South di Muñoz e Sampayo.

Lasciando il Messico dei western e dei Maya per un Messico più contemporaneo, troviamo una storia a fumetti che, in qualche modo, ricorda molto più da vicino la festa dei morti. È l’episodio degli argentini José Muñoz e Carlos Sampayo intitolato Goin’ South (Andando a Sud), uscito sulla rivista Alter Alter nel 1977 e ristampato sul volume Sophie dell’editrice L’Isola Trovata nel 1980.
La protagonista, Sophie Milasewicz, è una ragazza di New York anticonformista e insofferente verso le autorità, che, dopo essere stata arrestata senza motivo ed essere evasa, si rifugia in Messico. Da qui in poi, il racconto scivola sempre di più nel simbolismo e nella satira politica. Sophie incontra varie figure macabre che alludono all’atavica miseria del paese, da un vecchio ultracentenario, che non mangia da quarant’anni ed è ridotto a uno scheletro, a un tizio detto il “mezzo morto”, che muore un po’ per volta da destra a sinistra.
Per liberare da un carcere statunitense la figura semi-mitologica detta Chingada Madre (Madre Rotta), di cui sembrano essere figli tutti i peónes del paese di Aguas Podridas (Acque Putride), la gringa Sophie ricorre poi all’aiuto di un esercito di rivoluzionari defunti, i “ragazzi della morte” di Lisandro Obregón, che sono più scheletrici di tutti gli zombi che vanno di moda oggi. Nella storia si dice che questi avevano combattuto con Pancho Villa e che l’ultimo era morto nel 1912, quindi non dovrebbero avere niente a che fare col generale Obregón, realmente esistito, che nel 1914 sostenne invece la presidenza di Carranza contro Villa.
Una volta liberata la Madre, che ritorna volando in Messico e si fonde con la terra rigenerandone la vita, la ritorsione degli USA consiste in un attacco militare che rade al suolo la cittadina e ne massacra gli abitanti, chiara metafora dei sanguinari interventi armati statunitensi di quegli anni in paesi come il Salvador o il Cile.


Trillo e Risso firmano la serie Chicanos, qui nella più recente incarnazione nostrana della Coniglio Editore.
Il tema del rapporto tra immigrati messicani e società statunitense, trattato in modo meno esplicitamente politico e con maggiore attenzione alla coerenza narrativa delle storie, ricorre anche nella serie del 1995 Chicanos, di altri due grandi autori argentini, Carlos Trillo e Eduardo Risso. La protagonista Alessandrina Yolanda Jalisco, una piccola messicana bruttina e dalle tette enormi, è un improbabile detective privato che ha spesso a che fare per lavoro con morti ammazzati o minacce di omicidio, ma, benché si impegni sempre scrupolosamente nell’assolvere i suoi compiti, riesce di rado ad avere successo fino in fondo nella risoluzione dei suoi casi, anche e soprattutto per i tanti pregiudizi che la circondano. Fin da bambina, le sue indagini tese a scoprire i segreti degli altri, tendevano a provocare conflitti e sfociare in tragedie e ammazzamenti.
La serie, suddivisa in episodi di dodici pagine, è stata pubblicata in Italia su rivista dall’Eura e parzialmente ristampata in volume da Coniglio Editore nel 2003, ma ha avuto meno successo di quanto avrebbe meritato.

Primo volume della recente edizione economica di Juan Solo - Editoriale Cosmo - Cover di Bess
Uno dei fumetti più affascinanti ed evocativi ambientati nel mondo della miseria e del crimine messicani è Juan Solo, scritto da Alejandro Jodorowsky, che diresse i suoi primi e più importanti lungometraggi proprio in Messico, e disegnato da George Bess. Edito da Les Humanoides Associés in quattro volumi usciti tra il 1998 e il 1999, in Italia Juan Solo è stato pubblicato in edizione cartonata da Grifo Edizioni e riproposto nel 2014 in edizione economica dall’Editoriale Cosmo. Il protagonista è un bambino nato con la coda che qualcuno ha abbandonato in una discarica e che viene allevato da un nano omosessuale che si prostituisce.
La durezza di una vita da emarginati in cui il suo genitore adottivo viene massacrato da dei teppisti, conduce il caudato Juan alla delinquenza e a crescere come uno spietato capobanda con sempre maggiori ambizioni, fino diventare la guardia del corpo del primo ministro. Attraverso altre vicissitudini e traversie, con la sua decadenza dal posto di potere che aveva, Juan subisce poi una lenta e graduale evoluzione interiore che lo porterà, come viene anticipato all’inizio della storia, a diventare il santo adorato da una povera comunità, deciso a sacrificare la propria vita per loro, ciò che si può in effetti definire come una “santa morte”.


Copertina di Juarez, decimo volume della collana Cosmo Color (ed. Cosmo) - immagine di Corentin Rouge
Un’altra bella storia ambientata nel Messico contemporaneo e in cui appaiono anche visioni connesse al culto della Santa Muerte, è Juarez, scritta dalla brava Nathalie Sergeef e molto ben disegnata da Corentin Rouge.
Edita in Francia nel 2012 dalle Editions Glénat e pubblicata anch’essa nel 2014 dall’Editoriale Cosmo, è ambientata appunto a Ciudad Juárez, al confine tra Messico e Stati Uniti, in una città dove si contano a centinaia, forse a migliaia nell’arco di vent’anni, i casi di feminicidios (femminicidi), con le giovani donne che ne sono vittime che scompaiono, per essere poi a volte ritrovate uccise, sepolte sotto le case o nei campi.
Juarez è la storia immaginaria di uno di questi casi, con Gael, fratello di una ragazza scomparsa, che arriva in città per rintracciare la sorella. Le sue indagini lo portano a cercare in ambienti malavitosi ma anche altolocati, che spesso in Messico come in Italia coincidono, in quelli che sembrano tanti vicoli ciechi. Un finale eccezionalmente concepito manderà però al proprio posto tutti i tasselli e gli indizi precedenti, chiarendo esattamente cosa è successo alla ragazza, anche attraverso un sapiente montaggio alternato in flashback.


La Santa Muerte fa la sua apparizione nel volume Juarez - disegno di  Corentin Rouge

Nella storia Mexican Standoff (letteralmente Stallo Messicano), scritta da Diego Cajelli, disegnata da Matteo Cremona e pubblicata nel 2013 sul n°9 della collana Le Storie della Bonelli, l’apparente morte e la misteriosa guarigione del protagonista, Reyes, un gangster messicano d’origine india coinvolto in una guerra contro l’ex-capo, potrebbe invece essere l’occasione per lui per iniziare una nuova vita, se non fosse del tutto preso dal desiderio di rivalsa e dalla vendetta per l’omicidio della sua donna. Gli elementi fantascientifici riguardanti possibili entità aliene che lo avrebbero salvato, si mescolano con temi mistici della cultura india, con effetti volutamente poco chiari, ma che condurranno a una spiegazione degli eventi abbastanza originale, anche se questa rimane tutto sommato secondaria rispetto alla cura dedicata alle sparatorie e alle scene d’azione.
Lo stesso Reyes, che ha acquisito poteri estremi, diventerà infine un perfetto strumento della Santa Muerte. Anche nel XXI secolo, il Messico rimane così un territorio di violenze e magie, ai cui confini gringos e peónes continuano a scontrarsi, quando proprio non riescono a diventare amici… o a fare una rivoluzione insieme.


Il Messico e il suo folklore nel nono numero de Le Storie (Bonelli editore). Cover di Aldo Di Gennaro

   
Storie citate nell’articolo uscite di recente in formato bonelli:
  
DURANGO episodi 4/6
Testi e disegni: Yves Swolfs
su
DURANGO n°2-3
Collana: GP Maniac n°24-25
Formato: 96 pagine in bianco e nero
Editore: GP Publishing
Date di uscita: Marzo-Aprile 2012
Prezzo: € 2,90 l’uno

  
MEXICAN STANDOFF
Testi: Diego Cajelli
Disegni: Matteo Cremona
su
LE STORIE n°9
Formato: 112 pag. in bianco e nero
Editore: Bonelli
Data di uscita: Giugno 2013
Prezzo: € 3,50
  
I GUERRIGLIERI
Testi: Miguel Cussó
Disegni: Jesús Blasco
su
WEST – FUMETTI DI FRONTIERA n°8
Collana: Cosmo Serie Gialla n°17
Titolo: La Vendetta del Gringo
Formato: 96 pag. in bianco e nero
Editore: Cosmo
Data di uscita: Febbraio 2014

Prezzo: € 2,90

 Andrea Cantucci

N.B. trovate i link alle altre puntate dei servizi dedicati ai "bonellidi" sulla pagina Cronologie e index!