venerdì 24 aprile 2020

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 82

di Saverio Ceri

In questo e nel prossimo Tex Classic viene ristampata interamente la diciottesima serie a striscia del personaggio, uscita tra il febbraio e l'aprile del 1958. La breve serie venne battezzata Colorado, proseguendo l'utilizzo di nomi geografici, inaugurato con la 13a serie della Collana del Tex. Qui sotto ne vedete la copertina del primo albo.


I dodici albi della serie sono completamente occupati dell'avventura Attentato a Montezuma, che vede nuovamente come coprotagonista Pat l'Irlandese, ormai presente in pianta stabile del cast della serie.
Ma veniamo alla cover di questo Classic, che nasce dalla vignetta che vedete qui sotto, tratta dal secondo albo della serie a striscia. In realtà si tratta della solita scena presente nella cover, vista qui sopra: Tex appena sceso dal treno, viene preso a fucilate da tre malviventi, si rialza e parte all'inseguimento della diligenza dalla quale erano partiti i colpi.


E' questa la vicenda scelta da Galleppini per la copertina del quinto albo della sesta serie degli Albi d'Oro, il primo dei due ristampati su questo 82° Classic, entrambi datati Marzo 1959. 
Al contrario di quanto accade nella vignetta di riferimento, Tex riesce a colpire uno dei nemici in fuga. Questo oggi sarebbe impossibile: Tex non può sparare alle spalle di un qualsiasi bandito, per quanto questo possa essere malvagio.


Qui sotto vedete invece la versione del 2020 della stessa copertina, e, come prevedibile Tex perde "magicamente" la propria arma da fuoco, ma riesce ugualmente a fermare il suo nemico armato e in corsa su una diligenza prendendolo... al lazo (?!?).


Probabilmente il malcapitato cadendo si romperà l'osso del collo, ma l'importante è non avergli sparato alle spalle.
Vi lasciamo il divertimento di rintracciare altre piccole differenze, cromatiche e non, tra la versione vintage e quella odierna.

Come a volte accade (qui o qui per esempio), quando il Classic ci da pochi spunti, andiamo a scoprire qualche curiosità legata alle cover storiche di Tex che per vari motivi non potrebbero mai apparire in questa rubrica; come il caso della copertina de Il massacro di Goldena, primo dei due romanzi con protagonista Tex, l'unico scritto da Gianluigi Bonelli, ma anche l'unico, a oggi, edito dalla stessa Bonelli. L'altro, per la cronaca, è firmato da Mauro Boselli per i tipi della Mondadori e risale al 2011.


Il romanzo, pubblicazione piuttosto atipica per la casa editrice di via Buonarroti, sembra sia stato pubblicato nel 1951; altre fonti parlano del 1954, altre del 1956. Ad accreditare la data del 1951 c'è pure il logo di Tex in basso, che è quello utilizzato per le prime due collane a striscia del personaggio, e che fu sostituito proprio a metà del 1951 con una versione embrionale di quello attuale. La copertina firmata da Galep per quell'occasione presenta un Tex dal volto quasi irriconoscibile; il motivo probabilmente va ricercato nella fonte di ispirazione per quella cover, ovvero il numero 8 della collana Tom Mix Western dell'americana Fawcett, albo a fumetti ispirato alle gesta dell'omonimo attore, famoso soprattutto come protagonista di film western, uscito nell'agosto 1948 (un mese prima della nascita di Tex!) .


Il romanzo fu ristampato in versione pressoché anastatica dall'Anafi nel 1977 e in versione rivista e corretta nel testo da parte di Sergio Bonelli, dalla SBE come allegato a Tex 575 del settembre 2008 in occasione dei sessant'anni del personaggio, con illustrazioni inedite di Aldo Di Gennaro. Una nuova versione del romanzo in un volume di grande formato, che rende giustizia alle tavole dell'illustratore, risale al luglio 2018.

Una delle illustrazioni di Di Gennaro per la versione 2008 del romanzo Il massacro di Goldena
In quel volume del 2018, il romanzo viene preceduto dalla ristampa della versione a fumetti della stessa storia. Sul finire del 1969, infatti, il romanzo venne trasformato in fumetto, grazie ai disegni di Ticci,  e pubblicato sugli albi 108 e 109 della seconda serie gigante di Tex, nel frattempo diventata la serie principale del personaggio; di quell'episodio, intitolato Territorio Apache, e delle cover legate sia alla prima pubblicazione che alle successive ristampe, avremo modo di riparlarne nella puntata 224 di Secret Origins... più o meno sul finire del 2025!
Per ora vi diamo appuntamento, tra quindici giorni per la prossima puntata.

Saverio Ceri

N.B. Vi invito a scoprire o riscoprire, anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index, visto che molte sono state recentemente aggiornate con nuove immagini e nuovi riferimenti.

domenica 19 aprile 2020

È LUI O NON È LUI? CERTO CHE NO, MISTER!

A cura della Redazione

Un attento lettore, che desidera l'anonimato, ci segnala una storia in cui un uomo sui 35 anni con i capelli neri ma con la sfumatura bianca alle tempie, arriva in elicottero in una foresta piena di Indios (vedi tavola sotto), Stiamo parlando di Glen Gibson, anche se forse qualcuno di voi avrà erroneamente pensato al personaggio creato da Guido Nolitta nel 1975. Con esso invece non ha niente in comune, è bene ribadirlo: al limite c'è una certa analogia grafica data, forse dal fatto che il disegnatore di entrambi i personaggi è Bruno Marraffa, che disegnò vari albi di Mister No per la casa editrice di Via Buonarroti. L'avventura di Glen è stata pubblicata invece su un fascicolo del 1990 targato Ediperiodici.



Qui e sopra: Glen Gibson di Marraffa

L'albo della Ediperiodici dove apparve la storia con Glen Gibson

Il Mister No di Marraffa


Alcuni personaggi disegnati da Marraffa, tra cui il bonelliano Mister No



N.B. Trovate i link ad altre novità bonelliane su Interviste & News!

venerdì 17 aprile 2020

#SIXFANARTSBONELLI

A cura della Redazione

Sta ottenendo un grande successo la "Six Fanarts Challenge", una sfida lanciata da Melissa Capriglione, che sta coinvolgendo una buona fetta di artisti del mondo del fumetto. La challenge consiste nel postare sul proprio account Twitter, Instagram o Facebook, una griglia con sei spazi vuoti disponibili. A quel punto, i follower del disegnatore iniziano a scrivere nei commenti quelli che sono i personaggi che vorrebbero vedere ritratti. Raccolti i vari suggerimenti, spetta al fumettista dare il meglio di sé! Anche noi di "Dime Web", abbiamo raccolto la sfida e il nostro amico e collaboratore Tommaso Ferretti (disegnatore dei "Sogni dei Bonelliani"  e dei "Pirati della Magnesia") ha realizzato la #SixFanartsBonelli.




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giovedì 16 aprile 2020

UN CAFFÈ CON GLI AUTORI DI SBAM!

A cura della redazione

Anche Sbam! Libri come molti altri editori, ha deciso per intrattenere il pubblico in quarantena,di organizzare degli incontri online. Sulla loro pagina Facebook infatti potrete seguire in diretta una serie di incontri con gli autori degli Sbam! Libri. Vi racconteranno il loro lavoro, li vedrete disegnare, potrete fargli domande all'ora del caffè. L'evento è cominciato lunedì 13 aprile 2020 alle 14.30 con Ilaria Zim Facchi, creatrice di Opono - Hai paura della tua ombra?, un'artista a tutto tondo, tra illustrazione, pittura, video, perfino… uncinetto! E tutti voi potrete interagire, con le vostre domande in diretta.





N.B. Trovate i link alle altre novità su "Interviste & News"!

lunedì 13 aprile 2020

1990 - 2020: 30 ANNI DELL'ORRORE DI "CHE HORROR!"

di Francesco Manetti

Se prima della Seconda Guerra Mondiale l'editoria a fumetti italiana dovette difendersi dalle direttive ministeriali, ispirate dal futurista Marinetti, riguardanti soprattutto alcuni contenuti e sfaccettature delle storie, che dovevano essere in linea con lo "spirito del tempo", e il materiale straniero (lo abbiamo spiegato in un articolo da noi pubblicato nel 2012), fu nel Dopoguerra dominato dal bigottismo clericale che il fumetto subì gli attacchi più pesanti, contro la liceità stessa della sua esistenza. All'estero sarebbe diventato celebre il caso del volume scritto negli USA dallo psichiatra di origini germaniche Fredric Wertham, The seduction of the innocent, pubblicato nel 1954 e indirizzato contro la produzione dei fumetti horror e gialli (soprattutto quelli marchiati EC Comics, nei decenni successivi giustamente rivalutati come capolavori assoluti); quell'atto di accusa portò alla creazione del famigerato Comics Code, con il quale gli editori si auto-tutelarono contro censure, sequestri, denunce e cause milionarie.



Qui e sopra: copertina e risvolti di copertina di The seduction of the innocent (1954)



Ma in Italia le cose erano andate a peggiorare ben prima che negli States. Nel 1951 una itinerante Mostra dei periodici per ragazzi, partorita in ambienti preteschi, usando la stessa propaganda per immagini e grandi scritte ideata da Goebbels nel 1937 per l'esibizione di Monaco Entartete Kunst, sulla presunta "arte degenerata", mette alla berlina il fumetto bollandolo come un coacervo di violenza, ignoranza, irrealtà, sensualità e via dicendo (per maggiori informazioni leggere l'ottimo servizio di Pachetti sul blog "Atari magari"). La mostra del 1951 ebbe un seguito nel libro di Enrico Grasso Mascherine, teatro fiabesco per piccoli e grandi, edito da LES (Libreria Editrice Salesiana) nel 1952: si trattava di una commedia musicale, da recitare sul palcoscenico; il copione, come spiegato nel libro, faceva parte della campagna mossa in tutta Italia da autorità e famiglie, da giornali e riviste, contro il romanzo a fumetti e la sua influenza deleteria sull'animo infantile. Molte calamità che si abbattono oggi sui giovanissimi derivano appunto dai fumetti e non c'è giorno che la cronaca non registri funesti risultati di fantasie accese.


Un'immagine della mostra del 1951

Dello stesso periodo è anche il famigerato libello Mammina, me lo compri?, distribuito a Roma dalla Parrocchia del Cristo Re di Viale Mazzini e meritoriamente riscoperto e pubblicato in ristampa integrale anastatica nel 1987 dalla rivista "Il fumetto" dell'ANAF; l'opuscolo diede la stura a simili pubblicazioni moralistiche che avevano il duplice scopo di eliminare il fumetto dalle edicole, salvando però la stampa cattolica del settore (pregevolissima, intendiamoci, con "Il Vittorioso", "Il Giornalino", etc.). Questo agitarsi di persone benpensanti e dalla schiena dritta (a causa delle scope ingoiate) portò nel Belpaese al Codice di Garanzia Morale, ricalcato su modelli d'Oltreoceano, e a un buon quindicennio di censura e autocensura nelle varie testate avventurose, compreso "Tex". E a proposito di Tex, ecco come il personaggio bonelliano appare nell'indice (nel senso di indice delle pubblicazioni proibite) stilato su MamminaEscluso. Fior da fiore: "Con la rabbia che ho in corpo mi sento di fare salsicce con quei tre vermi!" "Giuro che vi cavo le budella e ve le faccio ingoiare!" "Sporco e ignorante figlio di centomila puzzole bastarde!".


La copertina di Mammina, me lo compri? (1952)
Copertina di un altro opuscolo cattolico degli anni '50 contro il fumetto


A metà del decennio successivo, dopo la nascita del fumetto "nero", non era difficile riscontrare sui settimanali come "La Domenica del Corriere" o "Tribuna illustrata" accostamenti tra fumetti e fatti criminosi: nelle camere degli assassini seriali veniva sempre trovato almeno un albo di "Diabolik"! Le cose si fecero poi più tranquille. Venne il '68, la contestazione, un maggior liberalismo, vennero gli anni '70, arrivarono gli anni del "riflusso"...




Qui e sopra: settimanali degli anni '60 contro il fumetto "nero", accusato di istigare alla violenza e all'omicidio


Le nuvole sarebbero però tornate ad addensarsi sulle nuvolette. Negli anni Novanta, dopo il successo epocale di "Dylan Dog", nell'editoria fumettistica rivenne di moda l'orrore, il thriller a forti tinte, lo splatter... Ma gli anni Novanta furono anche il decennio del consolidarsi definitivo del "politicamente corretto" nel linguaggio: nacquero i "non vedenti", gli "audiolesi", i "diversamente abili", etc. I vecchi sparirono di circolazione, sostituiti per sempre dagli "anziani". I becchini persero tutti il lavoro, rimpiazzati dai "necrofori", e così gli spazzini, soppiantati dagli "operatori ecologici". Le cose rimasero di cacca come sempre, ma il linguaggio le rappresentò sotto un'altra luce, con terminologia fasulla e ipocrita, ma molto più raffinata, impacchettando gli escrementi con carte lussuose e fiocchi dorati. E con la "correttezza politica" si risvegliò il solito, vecchio moralismo. Nel 1995 gli artisti del nuovo "Intrepido" furono sottoposti a processo per alcune storie pubblicate sul settimanale nel 1992, storie che secondo chi li denunciò avrebbero istigato una giovane liceale al suicidio; per tutti i particolari vi rimando all'articolo Il signor Ilario che Moreno Burattini pubblicò sul suo blog nel 2011. E nel 1999 perfino Tex - ancora Tex! - dovette difendersi in tribunale, perché a qualcuno non era piaciuto che fumasse - nonostante fosse un personaggio immaginario e le sue avventure fossero ambientate nel Far West dell'Ottocento, quando anche i cavalli fumavano! Per questa triste vicenda vi rimandiamo ancora al Burattini, che nell'articolo Mezzogiorno di fumo rievoca quando il caso fu da lui affrontato su "Dime Press".


La copertina del settimanale "L'Espresso" con il servizio sul fumetto horror (1990)

Questi nuovi sussulti perbenisti di fine millennio furono scatenati dal settimanale gauchista "L'Espresso". Il n. 34 del 26 agosto 1990 apparve in edicola con una bella copertina sexy-fantasy di Boris Vallejo, e con un titolo sparato a caratteri di scatola: Che horror! All'interno, verso la fine della rivista, troviamo l'omonimo servizio, lungo 8 pagine e ben illustrato (sotto ve lo riproponiamo integralmente). Partendo dalle goliardiche lettere che i fan scrivevano a testate come "Splatter" e "Mostri" (ACME) e da una battuta di Giacomo Cavedon, direttore editoriale della Ediperiodici ("Bloob" e "Gore Scanners"), secondo cui all'epoca quelle pubblicazioni riuscirono a materializzare gli incubi più segreti degli adolescenti, il giornalista Roberto Coltroneo sentenziava: La parola "materializzare" non lascia dubbi neppure al lettore più distratto: tutto è infatti disegnato nel più piccolo particolare, e basta una sola coltellata per fare esplodere le viscere dei personaggi come fossero fuochi d'artificio. Accompagnate il più delle volte da storie improbabili, e spesso banali, le immagini sanguinolente costituiscono quasi l'unico motivo di interesse per i lettori. Un interesse che basta a tenere alte le vendite. Dalle ire funeste si salvò, per un pelo, solo "Dylan Dog", considerato più colto e "soft" dei suoi epigoni.
Tutte le testate della ACME, e soprattutto "Splatter", vennero invece messe alla berlina. Di Roberto Dal Prà, che all'epoca si occupava della revisione redazionale delle sceneggiature, e che sdrammatizzava con il giornalista le tematiche delle storie, si disse che lui, con i suoi 39 anni, era meglio tutelato dei suoi giovani lettori. Si disse che le risposte alle rare lettere di protesta scritte per stigmatizzare i contenuti troppo violenti delle avventure erano infarcite di banalità in cattiva fede, indirizzate a ragazzini che non hanno gli strumenti per ribattere. In un box la psicoanalista Simona Argentieri parlava di "fumetti deteriorati"; diceva che gli "autori" (virgolettando il termine, a sminuirne la portata) e i redattori sfruttano abilmente, con una sleale opera di seduzione, il bisogno di essere "grandi" dei loro lettori; nella piccola posta li chiamano "voi duri" e incoraggiano la loro spavalderia di fingersi "speciali", diversi e capaci di ridere di ogni incubo. Nel 1990 si tornava dunque alla "seduzione degli innocenti" di 4 decenni avanti!
Sono passati 30, lunghi anni. Abbiamo visto di tutto e il contrario di tutto in questi ultimi sei lustri... Fatevi un'idea da soli, dunque, giovani e meno giovani, deviati e meno deviati lettori di "Dime Web", su questa archeologia dell'orrore giornalistico contro l'horror fumettistico ingrandendo le foto e leggendo il testo originale e integrale del 1990!

Buona Pasquetta!











Francesco Manetti


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venerdì 10 aprile 2020

RUFUS BUCK, IL CRUDELE! CHEROKEE BILL, IL METTICCIO! ISAAC PARKER, IL "GIUDICE IMPICCATORE"! GEORGE MALEDON, IL "PRINCIPE DEI BOIA"! E CI FU UN TEMPO PER MORIRE... LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA (LXXIV PARTE)

di Wilson Vieira





La peggiore di tutte le bande composte da uomini di colore e da Indiani che resero insicuro l'Old Wild West era quella di Rufus Buck (? – 1896), una banda mista a guida Creek che comprendeva cinque adolescenti di origini afroamericane e native americane: Sam Sampson (? – 1896), Maoma July (? – 1896) e i fratelli Lewis (? – 1896) e Lucky Davis (? – 1896). Tutti erano stati arrestati per reati minori e avevano scontato un periodo di detenzione nel carcere di Fort Smith, nell’Arkansas, prima di scatenarsi in un’ondata criminale nell’estate del 1895.





Tale banda terrorizzò i Territori Indiani (quelli che ora sono l’Oklahoma e l’Arkansas) durante l’estate del 1895 nel tentativo di impedire ai Bianchi di invadere la terra dei Nativi Americani.  Rufus Buck, desiderando di far diventare i suoi come i più famosi fuorilegge del selvaggio West, si vantava che le azioni della sua banda avrebbero oscurato tutte le altre bande dei Territori.
Saccheggiato un piccolo deposito di armi, la loro follia iniziò il 30 luglio 1895, quando rapinarono un negozio di alimentari della città di Okmulgee, in Oklahoma. Quando intervenne il vice marshal Garrett, uno dei pochi marshal neri nel Territorio Indiano, i banditi lo abbatterono. Dopo quell’omicidio, rapirono e violentarono una donna, Mrs. Wilson. Nelle due settimane successive, rapinarono un certo numero di negozi e ranch nel Territorio Indiano, predando indiscriminatamente coloni Bianchi e Indiani. A un anziano negoziante di nome Callahan, che la banda aveva appena derubato, fu offerta la possibilità di fuggire se fosse riuscito a correre più veloce di loro; il vecchio ebbe successo, ma i ragazzi uccisero il suo assistente.  Più tardi uccisero un uomo di nome Gus Chambers, quando si oppose al furto dei suoi cavalli. Derubarono quindi un uomo di scorta, prendendo i suoi vestiti e gli stivali, e gli spararono addosso mentre fuggiva nudo. Due giorni dopo la banda violentò Rosetta Hansen mentre veniva tenuto a bada suo marito con Winchester. Il 10 agosto furono infine raggiunti fuori Muskogee, in Oklahoma, da una forza congiunta del vice marshal e della polizia di Creek Lighthorse, guidata dal marshal S. Morton Rutherford. Lo scontro a fuoco tra gli uomini di legge e i banditi durò quasi un giorno intero, prima che i giovani criminali si arrendessero.





Sebbene i Creek avessero voluto mandare la banda sotto processo, la volontà dei marshal prevalse e i fuorilegge furono portati a Fort Smith, nell’Arkansas, per affrontare il giudice Isaac Charles Parker (1838 – 1896), soprannominato "Hanging judge", che un giorno affermò: 
Ho sempre avuto ben presente il solo e unico scopo di fare giustizia. Rendi giustizia, in modo chiaro ed esatto - è il mio motto, e ho spesso detto alla giuria di non permettere a nessun uomo innocente di essere punito, ma di non lasciare che nessun uomo colpevole se la cavasse.
Isaac Parker, proveniente da Fort Smith, nell’Arkansas, amministrava la giustizia nel turbolento Territorio Indiano alla fine dell'800. Nel 1875 il Territorio corrispondente all'odierno Oklahoma era popolato da bovini e da ladri di cavalli, da venditori ambulanti di whisky e da banditi che cercavano rifugio in un territorio selvaggio che era libero dai “Tribunali dell’Uomo Bianco.”  L’unico tribunale competente per il Territorio Indiano era il tribunale degli Stati Uniti per il distretto occidentale dell’Arkansas situato a Fort Smith. 
Il giudice Isaac Parker era nato in una casa di tronchi fuori Barnesville, nella contea di Belmont, Ohio, il 15 ottobre 1838. Il figlio più giovane di Joseph e Jane Parker, Isaac ha dava una mano nella fattoria, e non pensò mai per davvero di lavorare fuori casa. Frequentò la scuola elementare di Breeze Hill e poi il Barnesville Classical Institute. Per pagarsi la sua istruzione superiore, insegnava agli alunnu in una scuola elementare di campagna. Quando compì 17 anni decise di studiare legge: la sua formazione legale consisteva in una combinazione di apprendistato e studio autonomo. Facendo da assistente di un legale di Barnesville, superò l’esame di avvocato in Ohio nel 1859 all’età di 21 anni. Durante questo periodo aveva incontrato e sposato Mary O’Toole (1839 – 1890); la coppia ebbe due figli, Charles e James. Nel corso degli anni Parker si guadagnò la reputazione di avvocato onesto e di leader della sua comunità. Dopo l'esame si recò a ovest, a St. Joseph nel Missouri, una vivace città portuale sul fiume Missouri. Andò a lavorare per suo zio, D.E. Shannon, partner dello studio legale Shannon & Branch. Nel 1861 lavorava da solo nei tribunali penali comunali e di contea e in aprile vinse le elezioni come procuratore della città. Fu rieletto alla carica per i successivi due anni. Nel 1864 Parker si candidò come procuratore della contea del Nono Distretto giudiziario del Missouri e nell’autunno dello stesso anno prestò servizio come membro del collegio elettorale, dando il proprio voto ad Abraham Lincoln. Dal 1865 al 1871 il tribunale del distretto occidentale dell’Arkansas ebbe sede a Van Buren. Nel 1871 la corte fu trasferita a Fort Smith. A quel tempo il vecchio forte era stato abbandonato dall’Esercito e la nuova corte si trasferì nella caserma del vecchio ufficiale dell’Esercito nel 1872.


Zagor n. 19, gennaio 1967. Disegno di Ferri


Questo era l’edificio del tribunale che il giudice Parker trovò quando venne a Fort Smith nel 1875: all’estremità orientale dell’edificio originale c'era l’aula di tribunale; sul lato Ovest c’erano gli uffici per gli impiegati e quelli del marshal; un corridoio correva nel mezzo, con porte che si aprivano verso l’esterno e gradini a livello del suolo su entrambi i lati; un attico era utilizzato per gli archivi e nel seminterrato c’era la prigione. Le condizioni nella vecchia prigione sotterranea sotto la corte erano così pessime che presto l'edificio venne chiamato “Hell on the Border.” Molti hanno ipotizzato che il titolo si applicasse alla città di Fort Smith, ma erano stati il carcere e il Tribunale a guadagnarsi l’etichetta. La vecchia prigione era un’area aperta con un soffitto alto sei piedi. Gli unici servizi igienici erano dei secchi disposti negli angoli della stanza. Al centro c’era una grande botte tagliata a metà che fungeva come unica vasca da bagno della prigione. C’era poca luce e ventilazione, e in estate il caldo era insopportabile. 
Nel 1868 Parker vinse un mandato di sei anni come giudice del dodicesimo circuito del Missouri. Con questo nuovo incarico Parker avrebbe presto acquisito l’esperienza che in seguito avrebbe usato come giudice al comando nel Territorio Indiano. Il 13 settembre 1870 Parker fu nominato membro Repubblicano per il settimo Distretto congressuale. Per perseguire le sue ambizioni politiche e dedicare tutte le sue energie alla campagna elettorale, Parker rassegnò le dimissioni. L'accesa campagna si concluse con l’avversario di Parker che si ritirò dalla gara due settimane prima delle elezioni e Parker sconfisse facilmente il candidato sostitutivo nelle elezioni dell’8 novembre 1870. Parker prese posto nella prima sessione del Quarantaduesimo Congresso convocato sabato 4 marzo 1871. Nel novembre 1872 vinse facilmente un secondo mandato e ottenne l’attenzione nazionale per i discorsi pronunciati a sostegno dell’Ufficio di Presidenza degli Affari Indiani. 
Nell’autunno del 1874 la tendenza politica era cambiata nel Missouri e, come Repubblicano, Isaac Parker non aveva alcuna possibilità di essere rieletto al Congresso. Cercò dunque un incarico pubblico e presentò una richiesta come giudice del Tribunale Distrettuale Federale per il Distretto occidentale dell’Arkansas, a Fort Smith. Il 18 marzo 1875 il presidente Ulysses S. Grant nominò Parker come giudice del Distretto occidentale dell’Arkansas. 





Dopo la Guerra Civile il numero di fuorilegge era cresciuto, rovinando la relativa pace delle cinque tribù che vivevano nel Territorio Indiano. Quando Parker arrivò a Fort Smith, il Territorio Indiano era diventato famigerato come un posto dove i fuorilegge pensavano che le leggi non si applicassero a loro: il terrore regnava. 
Sostituendo il giudice William Story (1843 – 1921), il cui mandato era stato rovinato dalla corruzione, Parker arrivò a Fort Smith il 4 maggio 1875. Il tribunale di Story era corrotto da cima a fondo: i vice marshal impiegati presso quel tribunale erano cattivi quanto i fuorilegge e spesso erano loro stessi dei fuorilegge. Durante la sua permanenza in carica, gli abitanti dell’Arkansas Occidentale e del Territorio Indiano non ebbero alcuna garanzia di efficace applicazione della legge. I Territori Indiani, sotto la giurisdizione della Corte degli Stati Uniti del distretto occidentale dell’Arkansas, divennero così un paradiso per i fuorilegge. Tecnicamente i Bianchi non avrebbero potuto possedere la terra delle tribù, ma si comportavano come se potessero, e la affittavano. Se sposavano un'indiana diventavano membri della tribù con gli stessi privilegi dei membri tribali di sangue puro.  Molti lavoravano per gli Indiani o semplicemente vivevano nei territori facendo tutto il necessario per rimanere lì. I tribunali tribali non avevano alcuna autorità sugli uomini Bianchi o sugli Indiani di altre tribù e il tribunale di Story aveva scarso interesse a far rispettare la legge nelle Nazioni Indiane. In realtà, non vi era alcuna legge a ovest dell’Arkansas. I criminali sciamavano nel Territorio per sfuggire alla giustizia. Una volta giunti lì, avevano poche ragioni per cambiare strada. Molti di loro trasmisero la loro mancanza di rispetto per la legge alla loro prole. Di conseguenza, ben tre generazioni di fuorilegge terrorizzarono il Territorio Indiano.
All’età di 36 anni, il giudice Parker era il più giovane giudice federale del West. Nel suo tribunale, nel suo primo processo tenutosi il 10 maggio 1875, otto uomini furono giudicati colpevoli di omicidio e condannati a morte. Il giudice Parker andava in tribunale sei giorni alla settimana, restandoci spesso fino a dieci ore al giorno e processò 91 imputati nelle sue prime otto settimane di ruolo. In quella prima estate, 18 persone vennero davanti a lui accusate di omicidio e 15 furono condannate. Otto di loro furono condannati a morire sul patibolo il 3 settembre 1875. Tuttavia, solo sei sarebbero stati giustiziati mentre uno fu ucciso mentre cercava di fuggire e un secondo vide commutato la pena all'ergastolo, a causa della sua giovane età. Quando arrivò il fatidico giorno del 3 settembre 1875, l’impiccagione divenne un evento mediatico: i giornalisti di Little Rock, St. Louis e Kansas City si riversarono in città. Altri giornalisti viaggiarono dalle città dell'est e del nord per assicurarsi in anticipo la notizia. A partire da una settimana prima dell’impiccagione, la città iniziò a riempirsi di estranei da tutto il paese, ansiosi di vedere gli impiccagioni. Il giorno in cui furono condannati più di 5.000 persone erano lì a osservare i sei uomini che marciavano dalla prigione alla forca.






Il "Fort Smith Independent" fu il primo giornale a riportare l’evento il 3 settembre 1875, con un servizio intitolato Giorno di esecuzione!! Altri giornali in tutto il Paese riportarono l’evento il giorno dopo. Queste notizie di stampa scioccarono migliaia di persone in tutta la Nazione. Cool Destruction of Six Human Lives by Legal Process, urlarono i titoli dei giornali. Dei sei criminali, tre erano Bianchi, due erano Nativi Americani e uno era Nero. Seduti lungo la parte posteriore della forca, le sentenze di morte vennero lette loro e a ciascuno venne chiesto se desiderasse pronunciare le ultime parole. Terminati i preliminari, i sei furono allineati sul patibolo mentre il boia George Maledon, detto “The Prince of Hangmen” (1830 – 1911) gli sistemava i cappi attorno al collo. 
George Maledon si era guadagnato il soprannome di “Principe dei Boia” mentre prestava servizio come boia principale del giudice Isaac Parker durante i giorni senza legge in cui Parker prestò servizio come giudice del tribunale Federale del distretto occidentale dell’Arkansas. Nato in Germania il 10 giugno 1830, Maledon emigrò con i suoi genitori a Detroit, nel Michigan, quando era ancora bambino. Una volta cresciuto, si diresse a ovest, dove lavorò come agente di polizia a Fort Smith. Quando scoppiò la Guerra Civile, si arruolò nella Arkansas Light Artillery, prestando servizio nel primo battaglione. Maledon, un uomo minuscolo, alto circa cinque piedi e mezzo, con occhi e capelli scuri, una carnagione chiara e una barba lunga. Tranquillo di natura, raramente sorrideva ed era quasi sempre vestito di nero, con un aspetto generale che ben presto sarebbe sembrato appropriato alla sua nuova professione. Dopo la guerra, Maledon tornò a Fort Smith, dove lavorò come vice sceriffo prima di essere assunto come carceriere nella prigione federale nel maggio 1871. L’anno successivo fu incaricato dell’esecuzione del condannati prigionieri. Nei successivi 22 anni, avrebbe giustiziato più di 60 criminali e sarebbe stato costretto a sparare a cinque prigionieri durante vari tentativi di fuga; due di quelli rimasero uccisi. In pochissimo tempo gli fu assegnato il titolo di “Principe dei Boia” dal quotidiano locale, il "Fort Smith Elevator", che era ben felice di pubblicare ogni singolo dettaglio morboso del lavoro manuale di Maledon per “l’intrattenimento” dei suoi lettori. Per tre anni, tra il 1873 e il 1876, queste esecuzioni sul patibolo furono aperte al pubblico, attirando migliaia di persone non solo dalle aree circostanti ma da tutta la Nazione. Durante questo periodo, un totale di 22 uomini furono impiccati in sette diverse esecuzioni pubbliche. Mentre il morboso pubblico si radunava attorno all’impalcatura larga 20 piedi, dove dodici uomini potevano essere impiccati contemporaneamente, la domanda non era Chi sarebbe stato impiccato per primo?, ma piuttosto, Sarebbero stati giustiziati nello stesso tempo? Il 3 settembre 1875 Maledon impiccò addirittura sei uomini insieme, il gruppo più numeroso mai giustiziato contemporaneamente. La botola si aprì e i sei morirono nello stesso istante, quando i corpi giunsero alla fine delle corde. 
Sebbene le impiccagioni indicassero che la corte un tempo corrotta stava funzionando di nuovo, i critici di Parker lo soprannominarono il “Giudice Impiccatore” e chiamarono la il suo tribunale “La Corte dei Dannati.”



Ironia della sorte, sebbene il pubblico si affollasse per assistere a questi spettacoli raccapriccianti, Maledon venne evitato dalla comunità, poiché i cittadini avevano paura di mescolarsi con il “Principe degli impiccati."




Tuttavia, c’era un uomo che era morbosamente attratto dall’occupazione di Maledon: Heck Thomas (1850 – 1912). Henry Andrew Thomas nacque vicino ad Atlanta, in Georgia nel 1850. Heck prestò servizio all’età di dodici anni come corriere nella Guerra Civile. Successivamente si unì alle forze di polizia di Atlanta e guadagnò fama come combattente senza paura dopo essere stato ferito in un tumulto in città. Nel 1875 lui e sua moglie si trasferirono in Texas e qui lavorò per la Texas Express Company. Fu promosso detective un anno dopo aver sventato una rapina al treno nascondendo i soldi in una stufa spenta. Heck lasciò il lavoro per aprire la propria agenzia investigativa a Fort Worth, dove continuò il suo mestiere con successo. Mentre inseguiva due assassini nella famigerata Lee Gang, Heck diede loro la possibilità di arrendersi come era sua abitudine. I fratelli preferirono invece sparare e morirono nel conflitto a fuoco.
Nel 1886, Heck cambiò di nuovo lavoro: questa volta di recò a Fort Smith per lavorare con il giudice Isaac Parker. Fu nominato vice marshal e lavorò per quel tribunale fino al 1892. Heck spesso sgominava da solo i fuorilegge, come nel caso della sua prima missione in cui arrestò otto assassini, un ladro di cavalli, e altri sette fuorilegge. Era il 1891 e Heck aveva sconfitto le bande Dalton e Doolin. 
Robert Rennick Dalton, meglio noto come Bob Dalton (1869 – 1892), era un fuorilegge dell'Old West. Guidò una sfortunata incursione della Dalton Gang a Coffeyville, Kansas. Caduti nell’imboscata tesa loro dai cittadini, Bob, Bill Power, Grat Dalton e Richard L. “Dick” Broadwell (1862 – 1892) furono tutti uccisi. Altrimenti nota come Dalton Brothers, era una famiglia composta da fuorilegge, principalmente ladri di treni e banche, ma pure da uomini di legge. Certi loro parenti, i fratelli Younger, erano noti per aver cavalcato con Jesse James. C’erano tre fratelli Dalton nella banda: Bob Dalton, Emmett “Em” Dalton, (1871 - 1937) e Gratton “Grat” Dalton (1861 – 1892). Anche il quarto fratello, William M. “Bill” Dalton (1866 - 1894), era un fuorilegge e cavalcava principalmente con il Wild Bunch. Loro padre, James Lewis, nacque e visse nel Kentucky prima di trasferirsi nel Missouri, diventando poi guardiano in un saloon a Kansas City. Lewis divenne parente degli Younger quando sposò Adeline Lee Younger. Adeline e Lewis ebbero quindici bambini; due di questi morirono nella prima l’infanzia. Alla fine la famiglia si stabilì a Coffeyville, nel Kansas. Frank, essendo il maggiore, comandava gli altri bambini. Divenne vice marshal in forza a Fort Smith, e i suoi fratelli a volte cavalcavano con lui. Frank fu ucciso in servizio il 27 novembre 1887. Più tardi anche Emmett, Bob e Grat diventarono uomini di legge e solo nel 1890, quando non furono pagati per il lavoro svolto, i fratelli diventarono effettivamente fuorilegge. Alla giovane età di 19 anni Bob uccise per la prima volta e fu successivamente accusato nel Territorio Indiano di aver contrabbandato alcolici. Nel 1890 suo fratello Grat fu arrestato per aver furto di cavalli. La banda continuò a rapinare banche. Bob e Grat incontrarono la fine quando tentarono di rapinare due banche contemporaneamente a Coffeyville; Emmett era così gravemente ferito che non ci si aspettava che sopravvivesse, il che lo risparmiò dalla morte per mano di una folla arrabbiata. Dopo molti anni di prigione fu graziato. Le gesta dei Dalton sono state oggetto di film e libri.


Tex Oklahoma, settembre 2016. Disegno di Ticci


William “Bill” Doolin (1858 – 1896) fu un bandito, fondatore del ben noto “Wild Bunch”, una banda specializzata nel rapinare banche, treni e diligenze in Arkansas, Oklahoma e Kansas negli anni '90 dell'Ottocento. Fra i componenti della banda vi furono William “Tulsa Jack” Blake (1859 – 1895), Dan “Dynamite Dick” Clifton (1865 – 1896), Roy Daugherty “Arkansas Tom Jones” (1870 – 1924), William Marion “Bill” Dalton (1866 – 1894), Bill Doolin (1856 – 1896), George “Bitter Creek” Newcomb (1866 – 1895) , Charley Pierce (1866 – 1895), William F. “Little Bill” Raidler (1870 – 1904), George “Red Buck” Waightman (1850 – 1895), Richard “Little Dick” West (1860 – 1898) e Oliver “Ol” Yantis (1869 – 1892). Anche due ragazze adolescenti seguirono la banda: come Little Britches (1879 - ?) e Cattle Annie 1882 – 1978), e informavano gli uomini sulla posizione degli agenti delle forze dell’ordine ogni volta che erano alla ricerca dei criminali. Doolin, Newcomb e Pierce erano stati precedentemente membri della banda Dalton, guidata dai fratelli di Bill. Bill aveva aiutato la banda Dalton ma non aveva mai preso parte a nessuna delle loro rapine e non si era mai fatto coinvolgere se non dopo la loro morte a Coffeyville. Doolin era stato anche un cowboy in Kansas e nell’Outlet Cherokee e si era costruito un’immagine alla Robin Hood. Piacquero a molte persone, e lui e la sua banda ricevettero considerevoli aiuti dal grande pubblico per eludere la legge.




Heck catturò e uccise diversi membri di entrambe le bande. Dopo aver lasciato il tribunale di Fort Smith, Heck lavorò come vice marshal nel Territorio dell’Oklahoma tra il 1893 e il 1900, incontrando Bill Tilghman (1854 – 1924) e Chris Madsen (1851 – 1944) lungo la sua strada. In tre anni arrestarono più di trecento ricercati. Si dice che Heck abbia scelto i desperados più pericolosi da inseguire perché avevano taglie più grosse sulla testa. Il prezzo che pagò fu quello di essere stato ferito una mezza dozzina di volte negliscontri a fuoco. Heck Thomas si trasferì poi a Lawton, nel Territorio dell’Oklahoma, nel 1902, dove ricoprì il ruolo di capo della polizia per sette anni. Si ritirò nel 1909 dopo un infarto e morì il 15 agosto 1912 per il Morbo di Bright, la stessa malattia che aveva ucciso il giudice Parker. 




Una volta, mentre Thomas era a Fort Smith, chiese a Maledon tutti i dettagli sulle esecuzioni, e il carnefice gli mostrò con orgoglio una collezione di ferri da gamba, cinturini e corde che erano stati effettivamente utilizzati in alcune impiccagioni. Nel mostrare a Heck Thomas una corda, che era stata usata in undici impiccagioni, Maledon commentò: È realizzata con la migliore fibra di canapa, fabbricata a mano a St. Louis e trattata per evitare che scivoliQuando Thomas gli fece domande sul tipo di nodo che Maledon usava per le esecuzioni, George, felice di sfoggiare la sua esperienza, disse: Vedi, è necessario un grosso nodo per avere un’impiccagione umana. Se non si rompe il collo dell’uomo quando cade, lo strangola. Non è una bella vista. Scalcia e gira più volte su se stesso.
Ma, purtroppo per i curiosi, questi eventi pubblici ebbero vita breve. Nel 1878 fu costruita una recinzione alta 16 piedi attorno alla forca e le esecuzioni divennero “Affari Privati”, di solito con meno di 50 spettatori. L’unica esecuzione che Maledon si rifiutò di eseguire fu quella di Sheppard Busby, un vice marshal, che era stato condannato per aver ucciso un altro marshal di nome Barney Conneley, quando Busby tentò di arrestare Conneley per adulterio. Maledon, che in passato aveva lavorato più volte con Busby, in questo caso si rifiutò di svolgere il proprio dovere e l’esecuzione fu eseguita dal vice G. S. White. Dopo più di due decenni di questi compiti raccapriccianti, Maledon si ritirò dal tribunale federale nel 1894 e aprì un negozio di alimentari a Fort Smith. Ma doveva ancora affrontare una delle più difficili situazioni della sua vita, quando l’anno successivo sua figlia di 18 anni, Annie, fu assassinata da Frank Carver. Annie aveva incontrato Carver a Fort Smith mentre veniva processato per un'accusa minore. I due iniziarono presto una breve relazione amorosa che portò lei a seguire lui a Muskogee, in Oklahoma; qua la ragazza fu sorpresa di scoprire che Carver era già sposato con una donna indiana. I due litigarono furiosamente il 25 marzo 1885, e Frank, ubriaco, sparò alla ragazza. Ferita gravemente, fu riportata a Fort Smith, dove morì tre settimane dopo, il 17 maggio. Trovandosi davanti al giudice Isaac Parker, Carver fu dichiarato colpevole di omicidio e condannato all’impiccagione. Tuttavia, Carver assunse un bravo avvocato, che ricorse in appello alla Corte Suprema, e la sentenza fu commutata nell'ergastolo. 



George Maledon rimase così disgustato dalla decisione che lasciò Fort Smith e aprì uno “spettacolo da strada" in cui esponeva reliquie delle impiccagioni, tra cui corde, pezzi del del patibolo e fotografie di alcuni dei più famosi fuorilegge della Nazione; avendo installato l'esibizione in una tenda itinerante in varie città, centinaia di persone si precipitarono a vedere lo spettacolo, per sentire Maledon parlare delle sue raccapriccianti esperienze. Poco prima di lasciare Fort Smith, a Maledon fu chiesto se la sua coscienza lo avesse mai disturbato per le impiccagioni o se avesse paura degli spiriti dei defunti. A questo rispose: No, non ho mai impiccato un uomo che è tornato per finire il lavoro. 
Nel 1905 la salute di Maledon peggiorò gravemente ed entrò in una vecchia casa di riposo per soldati a Humboldt, nel Tennessee, dove trascorse il resto dei suoi giorni. Sebbene alcune fonti affermino che sia morto il 5 giugno 1911, poco prima del suo 81° compleanno, secondo i registri del governo e altre fonti più affidabili, Maledon morì il 6 maggio 1911 e fu sepolto nel Johnson City Cemetery. Maledon ha il dubbio onore di aver giustiziato più uomini di qualsiasi altro boia nella storia degli Stati Uniti. 
L'ultima esecuzione a Fort Smith avvenne il 30 luglio 1896. Undici mesi e mezzo dopo, la forca originale fu demolita e i detriti furono completamente bruciati. Tuttavia, una nuova forca è stata ricostruita nel sito originale nel 1981, come parte del sito storico nazionale di Fort Smith. Il sito include anche la caserma, il palazzo di giustizia, il commissariato, la struttura della prigione e un centro visitatori che si concentra sia sulla storia militare di Fort Smith, sia sugli anni in cui fu sede della Corte Federale.





Tuttavia, la maggior parte dei critici di Parker non viveva nei luoghi di Frontiera e non capiva l’etica (o la mancanza di essa) del selvaggio Territorio Indiano. La maggior parte della popolazione locale approvò l'operato di Parker, credendo che l'atrocità dei crimini commessi meritasse le pene inflitte. Dopo queste prime sei impiccagioni del 1875, ce ne sarebbero state altre 73, fino alla morte del giudice nel 1896. Sebbene Parker fosse un duro con assassini e stupratori, era anche un uomo onesto. Occasionalmente accoglieva nuove prove che talvolta portavano ad assoluzioni o pene ridotte. Sebbene Parker abbia effettivamente favorito l’abolizione della pena di morte, aderì rigorosamente alla lettera della legge. Una volta disse: L'incertezza della pena è la debolezza della nostra giustizia.
Parker riservò la maggior parte della sua simpatia per le vittime del crimine ed è ora visto come uno dei primi sostenitori dei diritti delle vittime. La giurisdizione di Parker iniziò a ridursi quando l'autorità per il Territorio Indiano fu spartita con altri tribunali. Le restrizioni della giurisdizione un tempo vasta della Corte furono fonte di frustrazione per Parker, ma ciò che lo preoccupava di più erano le sentenze della Corte Suprema che ribaltavano quelle di Fort Smith sui crimini capitali. Il cambiamento avvenne il 6 febbraio 1889, quando il Congresso avocò a sé l’autorità giudiziaria dal tribunale Federale di Fort Smith e permise alla Corte Suprema degli Stati Uniti di iniziare a rivedere tutti i crimini capitali. Quest’ultimo provvedimento entrò in vigore il 1° maggio 1889 e ebbe un effetto molto pronunciato su Parker. Fino a quel momento, il Presidente era l’unica persona ad avere il potere di commutare le sentenze; ora anche la Corte suprema avrebbe potuto ribaltare i casi. Un mese dopo la revisione della Corte Suprema, il Congresso approvò un altro atto, il “Courts Act” del 1889, che istituì un sistema giudiziario federale nel Territorio Indiano, riducendo di nuovo le dimensioni della giurisdizione di Parker. Fort Smith si vide annullati i due terzi delle sue sentenze e dovette rifare i processi.
Nel 1883 il Congresso operò tagli alle aree di giurisdizione. La giurisdizione su alcune parti del Territorio Indiano fu data ai tribunali federali del Texas e del Kansas, alleviando il carico di lavoro del tribunale di Parker. Vi fu comunque un flusso continuo di coloni nel territorio Indiano, su cui era ancora competente, e il tasso di criminalità aumentò. 
Nel corso degli anni Parker fu sempre più coinvolto nella comunità di Fort Smith. Su sua sollecitazione, il governo diede la maggior parte della riserva militare di 300 acri alla città nel 1884 per finanziare il sistema scolastico pubblico. Ricoprì numerosi incarichi oltre a quello di giudice, incluso quello di presidente del primo consiglio dell’ospedale di Saint John, ora noto come “Sparks Regional Medical Center”, ed era attivo nel consiglio scolastico. Anche Mary, sua moglie, era coinvolta in molte attività sociali, e i loro figli, James e Charles, frequentavano la scuola pubblica che il padre aveva contribuito a fondare. Parker faceva molto più che sedersi in un’aula di tribunale per giudicare casi. Occasionalmente veniva chiamato a testimoniare davanti al Congresso o a sostituire altri giudici Federali nella zona. Non si occupò solo di cause penali, ma pure di cause civili.





Nel 1894 il giudice ottenne l’attenzione nazionale in una disputa con la Corte Suprema sul caso di Lafayette Hudson. Nel 1895 fu approvata una nuova legge sui tribunali che avrebbe rimosso l’ultima giurisdizione del Territorio Indiano rimasta in vigore il 1° settembre 1896.




Probabilmente il fuorilegge più famoso che fu impiccato sulla forca di Fort Smith fu Crawford Goldsby, alias “Cherokee Bill.” Nacque l’8 febbraio 1876 a Fort Concho, in Texas, figlio di George Goldsby, un “Buffalo Soldier” di origini messicane, bianche e sioux, e di una donna di nome Ellen Beck, metà nera, per un quarto cherokee e per un quarto bianco. Quando George Goldsby abbandonò la moglie e il figlio due anni dopo la gravidanza, Ellen tornò a Fort Gibson e mandò Crawford nelle scuole indiane in Kansas e Pennsylvania. Quando tornò, fece vari lavori fino alla sua prima esperienza con la legge nell’estate del 1893 all’età di 17 anni. Il 29 settembre Goldsby partecipò a una danza del raccolto a Fort Gibson per vedere Maggie Glass, una bella ragazza di 15 anni della quale era infatuato. Mentre era lì, si azzuffò con Jake Lewis e fu facilmente sopraffatto dall’uomo. La mattina dopo, Goldsby apparve nella fattoria di Lewis con l’intenzione di ucciderlo per l’imbarazzo che li aveva procurato di fronte a Maggie. Sebbene Lewis avesse subito due ferite da arma da fuoco, visse abbastanza per presentare accuse contro Goldsby. A questo punto Goldsby aveva adottato il soprannome di Cherokee Bill. Apparentemente il nome derivava dal suo retaggio cherokee e dall'aver frequentato la Indian School di Cherokee, in Kansas. Nella nazione cherokee il nome “Bill” significava “Mano Selvaggia”, una persona con cui non meritava scontrarsi. Dopo l’aggressione a Jake Lewis, Cherokee Bill iniziò a cavalcare con la Cook Gang. Guidato da Bill Cook, questo gruppo di fuorilegge terrorizzò le nazioni Cherokee e Creek durante il 1893 e il 1894. I loro primi crimini riguardavano il contrabbando di whisky e il furto di cavalli, ma presto iniziarono a compiere rapine e a depredare banche. Il 31 luglio 1894, la banda rubò 500 dollari dalla banca della contea di Lincoln a Chandler, in Oklahoma. Il 21 settembre la “J.A. Parkinson & Company” a Okmulgee perse oltre 600 dollari, finiti nelle tasche della banda. Il 10 ottobre “il record di azioni audaci e disperate” fu infranto quando la banda assalì e rapinò il deposito della Missouri Pacific Railroad a Claremore. Meno di 2 ore dopo hanno rapinato l’agente della ferrovia a Chouteau. Dieci giorni compirono una rapina a Kansas City e sul Missouri Pacific, cinque miglia a sud di Wagoner. Il 9 novembre, Cherokee Bill e altri due membri della banda assalirono un negozio e un ufficio postale quindici miglia a sud di Coffeyville, nel Kansas. Cherokee Bill sparò e uccise Ernest Melton che stava osservando la rapina da una finestra di un ristorante dall’altra parte della strada. La palla colpì Melton sotto a un occhio e uscì dalla parte posteriore della sua testa, uccidendolo all’istante. 
Fu per questo crimine che Cherokee Bill sarebbe stato impiccato a Fort Smith, ma la strada verso la forca avrebbe riservato altri colpi di scena alle forze dell’ordine di Fort Smith. In seguito al tentativo di fuga di Crawford Goldsby nell’estate del 1895, che causò la morte di una guardia carceraria, il giudice Parker incolpò il dipartimento di giustizia e la corte suprema per l’incidente. Cherokee Bill alla fine fu impiccato a Fort Smith il 17 marzo 1896.





Appena due mesi dopo l’entrata in vigore del cambiamento giurisdizionale, il giudice Parker morì, il 17 novembre 1896. In 21 anni di tribunale, il giudice si occupò di 13.490 casi, 344 dei quali erano per crimini capitali. 9.454 casi hanno portarono a condanne di colpevolezza. Nel corso degli anni, il giudice Parker condannò a morte 160 persone per impiccagione, tra cui quattro donne; solo 79 di loro furono effettivamente impiccati. Gli altri morirono in prigione, o fecero appello o furono graziati.





Quando i membri della Rufus Buck Gang furono portati in tribunale furono condannati a morte per stupro e omicidio da Parker. Il verdetto iniziale fu appellato e l’esecuzione venne rimandata. Ma l'appello fallì e a Parker fu data l’opportunità di condannarli nuovamente a morte. L’esecuzione dei cinque della banda, il 1° luglio 1896, fu la penultima avvenuta a Fort Smith. Quelli della Buck Gang furono gli unici uomini a morire sul patibolo di Fort Smith per stupro. La maggior di loro trascorse la mattinata prima dell'esecuzione in preghiera o dicendo addio ad amici e parenti. Ma un membro della banda aveva in mente preoccupazioni più pressanti. L’esecuzione era prevista per l’una del pomeriggio. Lucky Davis obiettò, dicendo che voleva essere impiccato alle dieci del mattino in modo che il suo corpo potesse essere portato a casa sul treno espresso delle 11:30. Rufus e gli altri tre membri della banda, incluso il fratello di Lucky, si schierarono però contro di lui, perché non volevano essere impiccati troppo presto. Alla fine la banda decise di consentire al marshal Crump di determinare l’ora, che venne fissato definitivamenteper l’una. Lucky chiese allora di poter essere impiccato da solo, ma Crump rifiutò. All'una i cinque morirono sul patibolo.






Dopo la morte di Buck fu una fotografia di sua madre nella sua cella. Sul retro, Buck aveva scritto una poesia, intitolata Il mio sogno:

Ho sognato di essere in paradiso tra gli angeli belli - non avevo mai visto nessuna così bella - con riccioli di capelli dorati - erano così belle e cantavano in modo così dolce - e suonavano l'arpa dorata - volevo scegliere un angelo - da portare nel mio cuore - ma nel momento in cui ho iniziato a supplicarti - ho pensato a te amore mio - non avevo mai visto nessuno così bello - in terra o nei cieli - addio, mia cara moglie, e addio madre mia - addio anche alle mie sorelle. Il vostro fedele Rufus Buck, il giorno 1° di luglio dell'anno 1896. Virtù e resurrezione. Ricordatevi di me.




Il suo sogno era impossibile. La banda di Rufus Buck fu infantile, innocente nell'ingenuità e brutale negli obiettivi. Il loro regno del terrore durato 13 giorni è storicamente affascinante in quanto segnò la fine del Territorio Indiano, ben presto ingoiato interamente dagli Stati Uniti, affamati di terra. 
Rufus Buck fu definito il secondo fuorilegge più ricercato dal selvaggio West, guidato dalla rabbia, dalla povertà e dalla disperazione. Nessuno sa cosa abbia dato il via a quella furia, ma il Territorio Indiano è il luogo in cui i Creek e i Cherokee, dalla costa orientale dell’America, furono costretti a marciare per oltre 1.000 miglia durante la famigerata “Trail of Tears” insieme agli schiavi fuggiti che si erano sposati nelle loro tribù; molti morirono lungo la strada. Gli Indiani avevano lottato in quella regione desolata per cinquanta lunghi anni, ma poi il governo permise che i coloni bianchi si impossessassero delle loro terre. 
Uscito nel 1968 Hang’Em High (Impiccalo più in alto) è un film western diretto da Ted Post e scritto da Leonard Freeman e Mel Goldberg. Clint Eastwood recita nel ruolo di Jed Cooper, un uomo innocente che sopravvive a un linciaggio; Inger Stevens è la vedova che lo aiuta; Ed Begley è il capo della banda che voleva linciare Cooper; e Pat Hingle è il giudice che lo assume come US marshal. Hingle interpreta un giudice immaginario che rispecchia esattamente in ogni dettaglio il giudice Isaac Parker. Le condizioni spaventose in cui i prigionieri sono detenuti a Fort Grant in questo film sono una rappresentazione abbastanza accurata delle condizioni della prigione di Fort Smith. Il film descrive anche i pericoli di servire come marshal durante quel periodo, poiché molti di loro furono uccisi mentre prestavano servizio sotto Parker. Il fittizio Fort Grant, base per le operazioni per quel seggio di giudice distrettuale, è uno specchio del reale Fort Smith, nell’Arkansas, dove si trovava la “Corte dei Dannati” del giudice “Impiccatore” e del “Principe dei Boia”...


Wilson Vieira

N.B. Trovate i link alle altre puntate della Storia del West in Cronologie & Index e nella nuovissima pagina a questa saga dedicata!