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domenica 22 agosto 2021

SECRET ORIGINS: MISTER NO 43

di Saverio Ceri

Approfittando dello spunto datoci delle uscite settimanali della collana cronologica, a colori, collaterale alla Gazzetta dello Sport, andiamo a scoprire le copertine originali di Mister No, le loro eventuali fonti di ispirazione e le loro vicende editoriali in Italia e nel mondo.


Entra nel vivo l'avventura nell'entroterra paraguaiana nel territorio dei temibili indigeni cannibali Ayoréos, detti Moros. 
Mister No, invitato a un esclusivo ricevimento, dal suo cliente Sanders, assiste al rapimento di Gabriel, figlio del padrone di casa, il signor Deyano, l'uomo più ricco del Paraguay. Jerry viene individuato come l'uomo più indicato per consegnare il riscatto ai rapitori, ma a causa dell'intervento della polizia, avvertita in segreto dallo stesso Deyano, lo scambio salta. Gli incappucciati rapitori riescono a fuggire in aereeo con l'ostaggio. Mister No e Sanders, ancora una volta vengono incaricati, dietro lauto compenso, di inseguire i misteriosi malviventi e liberare Gabriel Deyano. L'inseguimento porta Jerry e  il compagno, a entrare nella terra dei Moros. Nonostante il titolo degli indigini per ora non vediamo traccia; forse solo nella penultima vignetta una freccia che sfiora Jerry, fa presagire la loro presenza.


La copertina sembra narrare la fine di un'avventura con il pilota stremato, su una zattera con un compagno ferito, che sparando in aria, chiede aiuto a un'imbarcazione in lontananza; ma qui siamo ancora in pieno episodio, anzi se non sapessimo che al termine mancano solo 42 tavole, diremmo che siamo ancora all'inizio della storia. 
Nonostante questo la cover di Ferri rimane come sempre un'ottima copertina che attira il lettore all'acquisto promettendo che all'interno dell'albo troverà una buona dose di Avventura. Nella versione odierna della Gazzetta, cercando di immaginare cosa ci potesse essere disegnato sotto il logo di Mister No, si è optato per disegnare un pezzo di zattera quando invece più probabilmente dovrebbe esserci la seconda gamba del povero biondo ferito.


La cover originale è apparsa in edicola a inizio dicembre del 1978, ha fatto una seconda apparizione nel dicembre 1992 con la grafica di Tutto Mister No, e in questo caso l'art director dell'epoca, credo Michele Pepe, interpretò secondo me correttamente il "vuoto" lasciato dal logo, dotando della seconda gamba il compagno di zattera di Jerry. Da segnalare anche, e come sempre, l'inversione dei colori tra camicia e fazzoletto, per uniformare il look del protagonista su tutte le cover; e anche la pistola che spara, al contrario delle altre che abbiamo visto finora che sembravano produrre solamente fumo. 
L'ultima apparizione in edicola dell'immagine prima dell'attuale serie della Gazzetta, risale al febbraio del 2009, con il numero 22 della versione Edizioni If, con l'immagine ripresa da Tutto Mister No, ma con colori completamente rivisti.


Passiamo ora, come consuetudine alle versioni straniere di questa cover e di questa avventura, partendo dalla versione transalpina. Come sappiamo non tutte le pagine di Mister No Pistes sauvages erano dedicate al pilota amazzonico, per questo motivo la collana francese presenta il numero 43 italiano, in parte sul numero 51 e poi nel numero 52. Il primo dei due, intitolato parzialmente in inglese, Kidnapping à Concepcion, ci racconta delle fasi iniziali del rapimento nella cittadina paraguaiana. La cover è inedita ed è composta dal disegno di Vladimiro Missaglia per l'ultima vignetta di pagina 5 con l'aggiunta di un incappucciato rapitore realizzato per l'occasione.


Il numero successivo utilizza la cover italiana e si intitola L'enfer du Chaco, L'inferno del Chaco, puntando l'attenzione più sulla zona di foresta in cui si svolge l'avventura che sui suoi abitanti. I francesi nell'immaginare il disegno sotto il logo, preferirono eliminare un pezzo di zattera e lasciare una sola gamba visibile al naufrago ferito. Inoltre scompare uno dei due volatili sullo sfondo.


Nell'edizione jugoslava, la zattera è completa, anche se, avendo abbassato l'immagine per far posto al titolo, per capire che si tratta di una imbarcazione di fortuna ci vuole un po' di fantasia; il biondo moribondo rimane con una gamba sola, mentre il titolo è la traduzione di quello originale. 


In terra ellenica al contrario hanno alzato l'immagine, ricostruito graficamente la gamba mancante e specchiato l'immagine per esigenze di impaginazione della cover. L'episodio si intitola La terra del diavolo!.


L'ultima versione croata si rifà come disegno a quello di Tutto Mister No e come colori alla versione originale del 1978.


Chiudiamo, come a volte accade, con la consueta segnalazione della storia zagoriana firmata da Luigi Mignacco che rende omaggio alle cover di Mister No realizzate da Ferri, Spedizione all'inferno. La quarantatreesima cover venne ricordata con questa vignetta decisamente meno drammatica,  disegnata dallo stesso Gallieno Ferri 


Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire o riscoprire, anche le precedenti puntate di Secret Origins dedicate al Tex Classic e a Mister No in Cronologie & Index.

lunedì 26 dicembre 2016

MARTIN MYSTÈRE, I KATZENJAMMER KIDS E ALTRO ANCORA: SEGRETI A FUMETTI NEL 120° ANNIVERSARIO (1896 - 2016; From the Vault 6)

di Francesco Manetti

Questo articolo è ispirato alla parte non disneyana di un servizio apparso in cartaceo nell'agosto del 1994, sul mensile “Il Giornale dei Misteri” n. 334, in uno speciale dedicato ai misteri nel comic internazionale al quale partecipò il gruppo toscano di saggisti che era nato dalla fusione fra il Club del Collezionista ("Collezionare" e "Dime Press") e il GAF ("Exploit Comics" e "If"): quel periodo di fine millennio era fertile di simili iniziative perché si festeggiavano i cento anni "ufficiali" della nascita del fumetto inteso in senso moderno (data comunque incerta fra il 1894 e 1897, come tenteremo di spiegarvi). Diciamo "ispirato" perché, rispetto all'originale, questo pezzo che potete oggi leggere su Dime web, ha un taglio diverso, è più approfondito nei testi e nelle immagini e presenta numerose correzioni di inesattezze e refusi (soprattutto sulle date dello Yellow Kid); per quanto riguarda la "parte disneyana" alla quale accennavamo, è stata invece rielaborata in uno degli articoli che abbiamo dedicato ai "misteri" del Magic Kingdom.  (f.m.)

Rodolphe Topffer: ben noti i suoi "protofumetti" degli anni '30 del XIX secolo


Nei primi 120 anni della sua esistenza il mondo del fumetto (o comicdom) è stato testimone di così tanti misteri e fatti curiosi che potremmo riempire decine di libri in stile Hollywood Babilonia; qui veniamo a offrirvi alcuni fra i più gustosi aneddoti e intriganti interrogativi, fra quelli che sorsero all'epoca del centenario - e che ancora oggi rimangono visto che questo nostro amatissimo mezzo di comunicazione e linguaggio è arrivato alla veneranda età di 120 anni!


Cento(venti) e non più cento(venti)

La data stessa della nascita del fumetto moderno (tralasciando dunque i cosiddetti "protofumetti", che comprendono, in una vastità di forme espressive, le pitture rupestri, gli affreschi egizi, la Colonna Traiana, l'arazzo normanno di Bayeux, i polittici sacri medievali con i loro "cartigli", le vignette politico/satiriche settecentesche, le storie di Topffer dei primi dell'800, etc.: in sintesi, tutto ciò che è "racconto per immagini in sequenza") è "misteriosa".

2 giugno 1894: debutto di un primo prototipo di Yellow Kid in Hogan's Alley, vicolo degli slum newyorkesi (la vignetta non fa ancora parte di una serie ufficiale)



At the Circus in Hogan's Alley, 5 maggio 1895. Outcault mette in scena, ufficialmente e a colori sul New York World di Pulitzer, la sua fortunata serie che poco dopo ospiterà lo Yellow Kid, anche se un prototipo del monello (già usato dall'autore fin dal 1894) è qui riconoscibile (a dx)!


È il 2 giugno del 1894, se valutiamo la prima apparizione sul periodico americano Truth, in una vignetta in bianco-e-nero disegnata dal pioniere del comic Richard Felton Outcault, di un ragazzino scalzo e calvo, con le orecchie a sventola e il camicione sporco, in un vicolo chiamato Hogan's Alley; è invece il 5 maggio del 1895, se ci interessa soprattutto l'inaugurazione della serie "Hogan's Alley" di Outcault sul New York World, la tavola autoconclusiva a colori che avrebbe di lì a poco ospitato ufficialmente lo Yellow Kid, ma che già in quella data presentava uno di quei bambini stracciati outcaultiani a lui simili; oppure è il 7 luglio del 1895, se per noi è vitale il debutto di Outcault con i suoi ragazzini da strada sull'inserto domenicale illustrato del World, laddove prima le sue vignette erano commenti satirici sull'attualità, inserite accanto ai relativi articoli di giornale (un po' come accade oggi per le opere di Vauro, Krancic e colleghi); potrebbe essere anche il 5 gennaio 1896, se facesse fede la prima apparizione ufficiale del ragazzino in giallo, con la sua iconica "manata" di sporco nera sul camicione; è però il 16 febbraio 1896, se consideriamo l'inizio della serializzazione e della strutturazione in tavole quadrettate delle imprese del "ragazzino giallo"; potrebbe anche essere il 15 marzo 1896, se facciamo leva sulla prima comunicazione di Yellow Kid con i lettori tramite scritte stampate sul suo lungo camicione giallo (in questo caso una sola parola, Artillery); ma è il 29 marzo 1896 se invece preferiamo mettere in risalto quando Yellow Kid viene nominato per la prima volta...


Il "vero" Yellow Kid prende graficamente forma il 5 gennaio 1896 sul New York World. Notare i numerosi "codici di comunicazione" fumettistici usati dall'autore, come le "linee di movimento"

Un guazzabuglio (quasi) inestricabile! Forse la data esatta della "vera" nascita del fumetto moderno come sequential art dotata dei suoi particolari e peculiari codici espressivi è il 25 ottobre 1896. È infatti qui che Outcault decide di far parlare per la prima volta Yellow Kid non solo attraverso il camicione ma con un balloon (la caratteristica "nuvoletta" di comunicazione che più di ogni altro segno distingue il fumetto come linguaggio autonomo), in una tavola scansionata a vignette ordinate in sequenza temporale e orientate secondo il verso di lettura. 
 

Forse la data esatta di inizio del fumetto moderno è questa, il 25 ottobre 1896 (New York Journal): struttura a vignette (anche se manca la "gabbia", che verrà introdotta nel dicembre 1896), racconto per sequenza temporale di immagini ordinate secondo il senso di lettura e numerosi balloon non isolati. Yellow Kid parla per la prima volta non usando il camicione!


Questo piccolo capolavoro, The Yellow Kid and his new Phonograph, apparve sul New York Journal di William Randolph Hearst, il magnate della stampa rivale di Joseph Pulitzer (con il quale Outcault aveva pure collaborato, quando disegnava per il World) che venne abilmente tratteggiato in parodia da Orson Welles in Citizen Kane (1941). All'epoca i grandi giornali si contendevano a suon di dollari i migliori disegnatori satirici (come Outcault e McCay) perché con buoni artisti al loro servizio avrebbero venduto più copie - e avrebbero anche potuto influire sul corso stesso della Storia! Il conflitto Ispano-Americano, che scoppiò fra la Spagna e gli USA nel 1898, ebbe come casus belli l'affondamento al largo dell'Avana della corrazzata USS Maine; la tragedia fu enormemente gonfiata dalla stampa popolare di Hearst e Pulitzer (con articoli e vignette satiriche dei vari artisti dal taglio interventista e, come si direbbe oggi, "populista"), finché i lettori - e dunque l'opinione pubblica - non convinsero l'amministrazione McKinley alla dichiarazione di guerra. Guerra che gli Americani vinsero, scacciando per sempre la Spagna dal Mondo, per così dire, nella fattispecie dalle Filippine, da Guam, da Portorico e da Cuba: in virtù del trattato di pace del febbraio 1899 ancora oggi gli Stati Uniti mantengono una loro base militare nel regno della dinastia dei Castro, a Guantanamo Bay.


Il mistero del terzo gemello
 

Tutte le date e gli accadimenti ora visti, ruotavano comunque attorno allo Yellow Kid e al vignettismo satirico dello yellow journalism - come in America definiscono la "stampa scandalistica".  

12 dicembre 1897: la prima avventura di Bibì & Bibò... & Kurt! Questa pubblicazione, per lunghi decenni, era stata data per dispersa, tanto che...


...nel 1997 il bonelliano e compianto Michele Pepe ne fece una sorta di remake basandosi sui ricordi di John Dirks, figlio di Rudolph. Come potete vedere la gag finale è diversa: nell'originale il giardiniere non può sfuggire all'acqua dei discoli perché è "ingabbiato"; nella versione di Pepe i monelli quasi lo affogano in una sorta di piscina da giardino!

Il centenario del fumetto, però, potrebbe anche cadere il 12 dicembre 1897, giorno della prima pubblicazione di "Katzenjammer Kids" (Bibì & Bibò) di Rudolph Dirks sul New York Journal, nel supplemento domenicale American Humorist: quella dei Katzies fu la prima serie a usare sistematicamente, e non solo sporadicamente, i balloon, e fu il primo fumetto nato avulso dal vignettismo satirico politico-sociale. 
In quella prima storia i monelli non erano due, bensì tre: oltre a Hans & Fritz (chiamati in Italia molto poco germanicamente Bibì & Bibò) c'era anche il biondo Kurt, dall'aspetto ancor più "teutonico" dei suoi "fratelli". Già a partire dalla seconda puntata della serie, però, il "terzo gemello" viene misteriosamente eliminato dall'autore senza fornire alcuna spiegazione. Fino a qualche anno fa la tavola del 1897 non era mai stata ristampata e non era più possibile rintracciare né l'originale, né una copia del giornale su cui venne originariamente proposta. E così, cento anni dopo, nel maggio del 1997 - in occasione del Salone del Libro a Torino - all'interno di una storia a fumetti con protagonista Martin Mystère scritta da Alfredo Castelli su disegni di Montanari & Piccoli, apparve una riproduzione della tavola allora perduata, realizzata da Michele Pepe su indicazioni di John Dirks, figlio di Rudolph (e suo collaboratore): come potete vedere confrontando le immagini delle due planche la memoria filiare aveva fallito soprattutto sulla gag finale! Nell'albo che conteneva il tutto, non a caso intitolato Che fine ha fatto Kurt Katzenjammer?, Castelli offre una spiegazione fantasiosa dell'enigma della pagina scomparsa, chiamando all'appello nani del vaudeville, Uomini in Nero, operazioni belliche segrete e astronavi aliene. Kurt, si è scoperto molti anni dopo, sarebbe in realtà solo un amico - e non un consanguineo - dei Katzenjammer.


L'albo bonelliano fuori-serie pubblicato sotto l'egida del Salone del Libro di Torino


Una storia svanita nel nulla (prima erano due!)


Se di Rudolph Dirks non si avevano più notizie della primissima tavola di Bibì & Bibò, di un altro famoso autore si pensa che sia perduta addirittura l'intera sua prima storia! All'inizio della carriera il celebre fumettista Benito Jacovitti (“quello dei salami”) lavorò per la casa editrice torinese Taurinia: sulla collana "Albi Viaggi e Avventure" apparve nel 1941 una storia dell’artista, Caccia Grossa, riscoperta e ristampata soltanto nel 1986, grazie alla rivista amatoriale fiorentina Exploit Comics (sul n. 38). Per un mistero risolto, ne resta comunque un altro, sempre collegato alla stessa casa editrice...

La tavola d'apertura di Caccia grossa - storia data per perduta fino al 1986 e ancora oggi prima storia lunga ufficiale di Jacovitti


Nel libro Jacovitti scritto da Luca Boschi, Leonardo Gori, Andrea Sani e Franco Bellacci (Granata Press, 1992), si legge infatti che rimane un dubbio, riguardo alla collaborazione con la Taurinia, che contribuisce ad ammantare di mistero gli esordi fumettistici del grande Jac. Esiste infatti traccia di un fantomatico albo della serie, dal titolo L’eroe delle Cinque Giornate, che Jacovitti avrebbe interamente disegnato, e che sarebbe apparso in edicola prima di qualsiasi altra sua storia a fumetti. Questo episodio, e non Pippo e gli Inglesi, sarebbe quindi l’autentica opera prima del grande termolese, e insieme l’unica storia naturalistica, cioè seria, disegnata dall’autore in più di cinquant’anni di carriera. Lo stesso Jacovitti avvalla l’ipotesi, ma la cosa lascia comunque perplessi: si dice che dell’albo esistano solo uno o due esemplari, conservati gelosamente da fortunati collezionisti. Ma è un fatto che nessuno sia stato ancora in grado di mostrarcene una copia. I quattro grandi esperti toscani toscani jacovitteschi, pur avendo rielaborato, ampliato e corretto il saggio del 1992 licenziato con il nuovo titolo di Jacovitti:  sessant'anni di surrealismo a fumetti (NPE, 2010), hanno lasciato immutato il passaggio di cui sopra. L'amico Leonardo Gori, contattato qualche giorno prima della pubblicazione di questo post, mi ha confermato che il mistero rimane e che, sue testuali parole, crede ormai che fosse solo un mito...


Francesco Manetti

N.B. trovate i link agli altri articoli della serie From the Vault in Cronologie & Index!  

venerdì 21 marzo 2014

ZAGOR MONSTERS - 21 MARZO 2014, 85° DI GALLIENO FERRI: AUGURI, MAESTRO! "B": DA "BAFOMETTO" A "BISONTE BIANCO"

di Massimo Capalbo
Come era lecito aspettarsi la prima puntata di Zagor Monsters - ovvero la lettera "A" dell'enciclopedia dei mostri zagoriani che il vulcanico Max Capalbo sta scrivendo per Dime Web - ha avuto un grande successo nella Rete, piazzandosi velocemente nella Top Ten di sempre degli interventi ospitati dai Quaderni Bonelliani! Abbiamo deciso di pubblicare la lettera "B" degli ZM il giorno esatto dell'85° compleanno del maestro Gallieno Ferri, nato a Genova il 21 marzo 1929: questa seconda parte di Zagor Monsters diventa dunque parte integrante dei festeggiamenti ferriani di Dime Web. Il primo post di questa "serie" è stato Buon compleanno, Mr. Fergal! (s.c. & f.m.)

Gallieno Ferri nel 2010, dall'imperdibile blog di Moreno Burattini. Auguri, Maestro!


LEGENDA
  • I nomi in stampatello e grassetto rimandano a una voce dell’opera. Fanno eccezione i nomi dei protagonisti della serie, ZAGOR e CICO, che sono sempre scritti in questo modo, tranne quando sono inseriti nei crediti di una storia o fanno parte del titolo di un libro (ad esempio: Speciale Zagor; Speciale Cico; Zagor 1982-1993, un senese a Darkwood ecc.).
  • Gli uomini-bestia di cui conosciamo anche nome e cognome o il nome soltanto, vengono indicati con la loro identità mostruosa e non con quella umana (ad esempio: ULTOR invece che NEZDA; UOMO TIGRE invece che KELLOG, WILFRED).
  • Gli altri mostri di cui conosciamo nome e cognome vengono indicati per cognome (per esempio, RAKOSI, BELA), e, quando vengono citati in una voce diversa dalla loro, solo il cognome è scritto in stampatello e grassetto, in modo da rimandare immediatamente alla lettera sotto la quale sono stati inseriti (ad es.: nel testo della voce RAKOSI, BELA, il personaggio della contessa Varga è citato come Ylenia VARGA). In alcuni casi, però, abbiamo optato per il soprannome (ad es.: SKULL invece che RANDAL, COLIN).
  • Per quanto riguarda la serie regolare, il titolo attribuito a ciascuna storia è tratto da uno degli albi che la compongono ed è quello, a nostro avviso, più rappresentativo, quello che meglio sintetizza la trama o che, rispetto ai titoli degli altri albi, richiama la storia alla memoria dei lettori in modo più efficace (anche se, in alcuni casi, il nostro titolo non coincide con quello usato abitualmente dai lettori). Ad esempio, la storia dei nn. 194-196 viene indicata con il titolo del n. 195, Il Signore Nero, perché esso è, per l’appunto, più rappresentativo rispetto a Il teschio di fuoco (n. 195) e L’orda del male (n. 196).
Sempre riguardo alla serie regolare, nei crediti delle storie si fa riferimento al computo reale degli albi zagoriani e non alla numerazione della collana Zenith, ossia al numero stampato sulla costa di ciascun albo mensile. Com’è noto, la suddetta numerazione è sfasata di 51 numeri rispetto a quella effettiva (ad esempio, il Zenith n. 52 corrisponde al primo numero di Zagor, il Zenith n. 53 al secondo numero e così via).

Per una guida ai collegamenti ipertestuali andate su Zagor Monsters lettera "A"! 



Un irriverente e divertentissimo Zagor all'attacco del mostro giapponese detto Fantasma dell'Ombrello (Karakasa Obake) in un disegno di Federico Rossi Edrighi (John Doe, etc.) e pubblicato nel 2010 sul suo consigliatissimo blog Cabaret Fledermaus!


 
B
BAFOMETTO
BALOR
BANSHEE
BELVA DI WALLOCK
BESTIA
BIRGIT-DUE-FACCE
BISONTE BIANCO



BAFOMETTO
Idolo raffigurante un demone ermafrodito e barbuto con corna e zampe caprine che era venerato dalla Setta degli Assassini, un ordine esoterico islamico nato in Siria nell’XI secolo. Nel 1307, il re di Francia Filippo IV (detto Filippo il Bello) accusò i Templari di venerare a loro volta il Bafometto: ciò portò, grazie anche alla complicità del papa avignonese Clemente V, allo scioglimento di questo ordine religioso-cavalleresco, quindi all’arresto di tutti i suoi membri e alla confisca dei suoi beni.

Zagor Speciale n. 10, aprile 1998. Disegno di Ferri.

Rosencrantz parla a Zagor del Bafometto – Speciale ZGR 10 p. 38


Il Bafometto compare ne I cavalieri del Graal (M. Burattini [sog.&scen.] – G. Ferri [dis.], Speciale n. 10), appassionante storia che vede ZAGOR scontrarsi con gli ultimi, sanguinari eredi dei Templari, comandati dal Maestro Graham Rosencrantz. Costui ha scoperto che la flotta templare salpata il 13 ottobre 1307 dal porto francese di La Rochelle per sfuggire ai soldati di Filippo il Bello (tesi, questa, sostenuta dall’antropologo franco-argentino Jacques de Mahieu nel libro I Templari in America, nda), approdò nel Nuovo Mondo e, risalito il Mississippi, giunse nel territorio degli indiani Mandan. Qui i Templari fuggiaschi costruirono una fortezza allo scopo di custodirvi sia quella parte del tesoro della confraternita che erano riusciti a mettere in salvo, sia il Santo Graal, ovvero la coppa che – secondo la leggenda – fu usata da Gesù nell’Ultima Cena e in cui Giuseppe d’Arimatea avrebbe raccolto il sangue dello stesso Gesù crocifisso: un oggetto dagli immensi poteri. A Darkwood vive l’unica persona che conosce l’ubicazione della fortezza templare: Kee-Noah, la principessa Mandan che ha sposato l’aristocratico inglese Beau Whyndam, grande amico di ZAGOR.

Evocato da Percy Knight, il Bafometto si materializza davanti a Rosencrantz – Speciale ZGR 10, p. 127


Pertanto, Rosencratz e i suoi uomini rapiscono lei e suo marito e, grazie alle indicazioni che la donna è costretta a fornirgli, raggiungono la terra dove un tempo abitavano i Mandan. ZAGOR, CICO e il trapper russo Bezukoff (zio di Kee-Noah) si gettano all’inseguimento dei Templari e riescono a precederli. Alleatisi con un misterioso trapper, Percy Knight, i Nostri uccidono gran parte dei loro avversari, liberando Beau. Nel frattempo, Rosencratz e il suo braccio destro Norbert Wolfram penetrano, assieme a Kee-Noah e ai restanti Templari, nella fortezza (ridotta ormai a un rudere e prossima a crollare) e scoprono che il tesoro c’è davvero. Esso, infatti, è l’unica cosa che interessa veramente a Rosencratz, il quale – al pari di Wolfram – non crede nell’esistenza del Graal. Per non dividere con i loro compagni il tesoro, i due si sbarazzano di essi e poi cercano di eliminare anche Kee-Noah, la quale non gli serve più. La principessa indiana viene però salvata da ZAGOR e Percy Knight, che uccide Wolfram. A causa dei crolli, Percy rimane intrappolato nella stanza del tesoro con Rosencratz, mentre ZAGOR – che non può fare più nulla per aiutarlo – si mette in salvo con Kee-Noah. Prima che la fortezza collassi definitivamente, Percy – il quale è in realtà, come suggerisce il nome e come intuisce alla fine ZAGOR stesso, il leggendario cavaliere Perceval o Re Pescatore, cioè il guardiano del Graal - rivela a Rosencratz che il Sacro Calice esiste davvero e che il demone Bafometto è una creatura al servizio del Graal. Il Bafometto è un’invenzione… come il Graal! ribatte Rosencratz, ma proprio in quel momento il demone sbuca dalle tenebre e ghermisce il perfido templare trascinandolo all’Inferno. 

Il malvagio Rosencrantz tra le grinfie del Bafometto - Speciale ZGR 10, p. 128

La tradizionale raffigurazione del Bafometto

Curiosità: Prima di comparire ne I cavalieri del Graal, il Bafometto – parola nata probabilmente come storpiatura parodistica del nome Maometto – era apparso in una bellissima avventura di Martin Mystère intitolata La Setta degli Assassini (A. Castelli [sog.&scen.] – C. Roi [dis.], nn. 88-89). In essa, il demone barbuto e il Graal dei Templari (nella saga mysteriana i Graal sono più di uno) si trovano nei sotterranei del castello francese di Gisors.

BALOR
Il temutissimo re dei FOMHOIR, i demoni che compaiono ne Il ritorno di Kandrax (M. Boselli [sog.&scen.] – G.Ferri-M. Torricelli-C.Marcello [dis.], nn. 431-435). Massiccio e barbuto, Balor è chiamato pure Balor dal malocchio per via del potere pietrificante del suo occhio destro (che è coperto da un lembo di pelle).

Zagor n. 433, agosto 2001. Disegno di Ferri.

Il possente Balor, re dei Fomhoir – ZGR 433, p. 81

Balor pietrifica i Fianna – ZGR 434, p. 34

Egli, infatti, trasforma in statue di pietra sia Fergus, figlio maggiore del capitano Finn, sia quest’ultimo e alcuni dei suoi guerrieri, come Mac Morna e Kelta. Le loro statue vengono portate nella Torre Nera di DONN L’OSCURO Inoltre, Balor pietrifica Bran e Sceolan, i cani di Finn, e sta per riservare lo stesso trattamento a Oisin, Tonka e ZAGOR, i quali vengono sorpresi mentre si accingono a scalare la Torre Nera. Per loro fortuna, il grido fatale (glam dicinn) del druido Finegas investe Balor e i suoi FOMHOIR, abbattendoli.

Zagor, Tonka e Oisin vengono sorpresi da Balor – ZGR 434, p. 50

Il grido fatale di Finegas si abbatte su Balor – ZGR 434, p. 54

BANSHEE
Come si legge a p. 139 dell’Almanacco della Paura 1992 (Sergio Bonelli Editore), le banshee sono spettri legati a certe antiche famiglie. In Irlanda […] si manifestano con un lungo e straziante gemito notturno che mette i brividi. Se viste, il che accade di rado, le banshee prendono l’aspetto di una donna scarmigliata con occhi verdi e capelli rossi. Vengono udite solo dai componenti della famiglia e in genere annunciano la morte imminente di uno di loro. 

Zagor Speciale n. 11, aprile 1999. Disegno di Ferri.

La banshee sbuca alle spalle di Cico - Speciale ZGR 11, p. 86

Per salvare i suoi compagni, Auberon chiede alla banshee di prendere la sua vita – Speciale ZGR 11, p. 87


Davvero spaventosa la banshee (dal gaelico bean si: donna fatata) che compare ne Il principe degli Elfi (M. Boselli [sog.&scen.] – M. Torricelli [dis.], Speciale n. 11), storia ambientata a Tir-Nan-Og, la dimensione magica in cui vivono le creature fatate chiamate appunto ELFI, i quali hanno la particolarità di essere molto più longevi degli esseri umani (Tir-Nan-Og significa infatti Terra dei Giovani). ZAGOR e CICO, assieme ai loro alleati Auberon e Alienor - rispettivamente principe e principessa dei Tuatha De Danann, l’aristocrazia guerriera degli ELFI - e ai GOBLIN REDCAP e RED JACKET, devono attraversare la Foresta di Mord per giungere a Tara (la capitale di Tir-Nan-Og), che è stata occupata dal negromante Zondar e dalla banda di criminali umani guidata dal pellerossa Sarek. Preceduta dal suo raccapricciante lamento e dai mostruosi SLUAGH, la banshee sbuca alle spalle di CICO, il quale, avvisato in tempo da Alienor, resta immobile: infatti, chi guarda negli occhi questa creatura – ma anche chi viene toccato da essa - muore all’istante. Poiché si dice che alla banshee possa bastare una sola vita alla volta, Auberon e lo stesso ZAGOR sono pronti a sacrificarsi per i loro compagni, ma i due GOBLIN trovano una soluzione migliore e offrono al terribile spettro il loro prigioniero, il corsaro Lesueur, uno dei criminali umani citati in precedenza. La banshee uccide con il suo tocco Lesueur (la cui anima viene arruolata tra gli SLUAGH) e si allontana, permettendo così ai Nostri di proseguire il viaggio verso Tara. 
  
La banshee uccide il corsaro Lesueur - Speciale ZGR 11, p. 88

La banshee nell’interpretazione popolare – Almanacco della Paura 1992, p. 139

BELVA DI WALLOCK
Compare ne La maledizione di Tonka (M. Toninelli [sog.&scen.] – M. Pepe [dis.], nn. 282-284) ed è un mostruoso essere scimmiesco che, a causa di un incendio nella foresta di Wallock, si spinge a Darkwood, nella zona abitata dagli indiani Mohawk. Qui la Belva uccide due guerrieri della tribù e ferisce Tonka, per poi venire a sua volta uccisa da ZAGOR. Tonka non tarda a riprendersi, ma una notte, nel suo villaggio, fa uno strano incubo, nel quale sente il suo corpo bruciare e gonfiarsi sempre di più, fino a esplodere. Il giorno seguente, quattro cacciatori di scalpi uccidono alcune donne Mohawk; Tonka e i suoi guerrieri, affiancati da ZAGOR, si gettano al loro inseguimento e ne ammazzano due. Gli altri due – Jock e Luke – vengono invece risparmiati perché ZAGOR intende consegnarli ai soldati di Fort Tragg. Mentre i Mohawk si fermano nella foresta per riposare, lo Spirito con la Scure si mette in cammino con i prigionieri. Durante la sosta notturna, però, Jock e Luke si liberano, tramortiscono ZAGOR e si danno alla fuga. Questa, tuttavia, è destinata a durare poco: i due, infatti, vengono assaliti e uccisi da una seconda Belva di Wallock. Il mostro viene poi affrontato da ZAGOR (intervenuto per salvare Luke), ma riesce a fuggire, infilandosi rapidamente nella vegetazione. L’eroe ritorna dai suoi amici indiani e, assieme a loro, esplora la foresta alla ricerca del mostro, senza ottenere però alcun risultato.

Zagor n. 283, febbraio 1989. Disegno di Ferri.


Alcuni giorni dopo, la Belva ricompare proprio nel villaggio dei Mohawk, ma stavolta ZAGOR e i guerrieri riescono a immobilizzarla. L’apparizione del mostro coincide con la misteriosa sparizione di Tonka, che viene cercato invano dai suoi guerrieri. ZAGOR sospetta che i due avvenimenti siano collegati, e poco dopo, infatti, la Belva cambia aspetto, trasformandosi in Tonka. Un vecchio Mohawk capisce che quest’ultimo è stato colpito dalla maledizione di Kohron, di cui aveva sentito parlare quando era ancora un bambino. Gli dei – racconta il vecchio – decisero di punire Kohron, un guerriero feroce come una belva, facendo sì che il suo aspetto esteriore diventasse lo specchio del suo aspetto mostruoso… …e condannandolo a trasmettere la sua maledizione a chiunque cadesse vittima del suo morso, perché il monito degli dei non andasse dimenticato!. L’unica speranza per Tonka – dice Sharam, lo stregone del villaggio - è costituita dall’eremita Hogal, che vive sul lontano Monte Mekel. Senza perdere tempo, ZAGOR e Tonka si mettono in viaggio, ma una sera, quando i due sono ancora lontani dalla meta, si verifica un incidente: il pellerossa, com’era prevedibile, si trasforma nuovamente nella Belva e, sebbene l’amico lo abbia legato con delle robuste corde, si libera e fugge. Prima che ZAGOR lo riacciuffi, il mostro penetra in un villaggio di pionieri seminandovi il terrore. A questo inconveniente se ne aggiungono in seguito altri: Tonka, preso dalla disperazione, tenta di suicidarsi prima con la pistola di ZAGOR (ma questi gli fa saltare via l’arma con la scure), poi gettandosi da un burrone, ma l’eroe lo blocca e gli insegna una cura brevettata contro gli istinti suicidi, cioè gli sferra tre cazzotti e lo mette k.o.; la Belva viene rapita - per essere esibita nelle piazze – da una coppia di saltimbanchi, Mike e Todd, i quali vengono poi uccisi ZAGOR; un colossale grizzly attacca l’eroe, ma Tonka – trasformatosi nel mostro proprio in quel momento - lo uccide dopo una furiosa lotta. I due amici riescono alla fine a raggiungere Hogal, che prepara subito una pozione: Tonka la beve, si trasforma ancora una volta nella Belva, per poi ritornare, alcuni minuti dopo, definitivamente umano.

La Belva di Wallock morde Tonka – ZGR 283, p. 68

L’impressionante trasformazione di Tonka – ZGR 284, p. 45

La Belva di Wallock è senza dubbio un mostro memorabile, ma bisogna dire che tutto l’episodio si fa ricordare. Come rivela lo stesso Marcello Toninelli nel suo libro Zagor 1982-1993, un senese a Darkwood (Cartoon Club Editore, 2013), una parte del merito va a al compianto Decio Canzio, per trent’anni Direttore generale della Sergio Bonelli Editore nonché valente sceneggiatore del Piccolo Ranger e di altre serie, compresa quella zagoriana (vedi ALBERI ABISSALI). Fu infatti grazie a un suggerimento di Canzio che l’autore senese riuscì a trasformare La maledizione di Tonka da una banale storia di licantropi in un’avventura epica che esalta l’amicizia, il coraggio e l’abnegazione.

Zagor n. 284, marzo 1989. Disegno di Ferri.

In viaggio verso il Monte Mekel, Zagor trasporta l’amico, tramutatosi nella Belva – ZGR 284, p. 47

Nel soggetto che avevo presentato […] – racconta Toninelli - dopo la scoperta dell’identità della mostruosa creatura, lo stregone del villaggio faceva una qualche magia e Tonka tornava normale. Decio, dopo aver letto il mio riassuntivo, mi guardò con aria quasi scandalizzata […]: “Ma come, quando mi aspettavo che la storia finalmente decollasse, tu me la fai finire? Qui ci voleva un lungo viaggio per portare l’amico indiano in cima a una montagna dall’unico stregone in grado di guarirlo!” […] Folgorato dal giusto appunto di Canzio, ripresi in mano il soggetto e aggiunsi la piccola, entusiasmante odissea dei due amici in lotta con il tempo, gli effetti della “maledizione”, la cupidigia umana e i pericoli della selvaggia natura del Nord America. Fu un vero piacere scriverla […]; e ancor di più vederla realizzata da Michele Pepe che, col suo disegno morbido ma muscolare che richiama a tratti quello di John Buscema, seppe dare un’interpretazione davvero minacciosa del “mostro” e ricca e coinvolgente di tutti gli altri elementi della vicenda. La sua creatura, tutto sommato poco più d’uno scimmione, ha però qualche carattere di animalità “altra” che lo rende grandemente terrificante, e il modo in cui lo fa muovere ne suggerisce la straordinaria, annichilente violenza.  

La Belva lotta con un feroce grizzly – ZGR 284, p. 60

Tonka beve la pozione di Hogal – ZGR 284, p. 74

BESTIA
Gigantesco lucertolone che compare ne Il Signore Nero (T. Sclavi [sog.&scen.] – F. Donatelli [dis.], nn. 194-196), avventura ambientata a Golnor, una terra collocata in un universo parallelo. ZAGOR e CICO vi giungono mentre cercano di rintracciare un libro dai poteri magici – il Libro del Tempo - che è costato la vita a un amico del primo, il trapper canadese Pierre. A Golnor, i Nostri si alleano con il guerriero Galad, che è in lotta con il malvagio Signore Nero e lo stregone Mord, i quali hanno al loro servizio i mostruosi TROLL. A un certo punto della storia, ZAGOR e CICO partono con Galad alla volta della Grotta di Dornel, dove Mord ha imprigionato, in un sonno eterno, il mago buono Elchin. A guardia della grotta, Mord ha posto la Bestia, una creatura ritenuta invincibile. I tre amici vengono poi raggiunti da PANKO, ultimo sopravvissuto tra i Parvol o PICCOLI UOMINI, una delle tre razze di Golnor (le altre due sono gli scomparsi Riol, cui appartiene Galad, e i citati TROLL).

Zagor n. 195, ottobre 1981. Disegno di Ferri.


La Bestia atterra Galad con una possente zampata – ZGR 195, p. 70

Grazie all’amuleto di Panko, Zagor si avvicina senza pericolo al mostro – ZGR 195, p. 73

Il coraggioso Galad affronta per primo la Bestia, ma la sua spada non riesce nemmeno a scalfire la robusta pelle del mostro, che con una zampata atterra il guerriero e si accinge a divorarlo. CICO però, su ordine di ZAGOR, distoglie l’attenzione della Bestia, avvicinandosi a essa e sparandole: i proiettili rimbalzano sul corpo della creatura, ma l’azione del messicano salva Galad. ZAGOR, intanto, strappa a PANKO l’amuleto che questi aveva ricevuto anni prima da Elchin e grazie al quale può rendersi immateriale. Diventato tale a sua volta, l’eroe riesce a balzare sul dorso della Bestia; poi, riacquistata la sua consistenza corporea, colpisce ripetutamente con la scure la testa del mostro. Nel contempo, CICO spara agli occhi del lucertolone e Galad scaglia con forza la sua spada, che si conficca nella gola della creatura. In preda al dolore, la Bestia si libera di ZAGOR con un scatto improvviso e, dopo aver lanciato un grido spaventoso, si abbatte a terra priva di vita. I Nostri possono così entrare nella grotta e liberare Elchin.

Zagor, Cico e Galad attaccano contemporaneamente la Bestia – ZGR 195, p. 75

La morte della Bestia – ZGR 195, p. 77

BIRGIT-DUE-FACCE
La terribile figlia di BALOR. Ne Il ritorno di Kandrax (M. Boselli [sog.&scen.] – G.Ferri-M. Torricelli-C.Marcello [dis.], nn. 431-435), Birgit-Due-Facce – la quale deve il suo nome al fatto di avere appunto due volti: uno bellissimo e l’altro, collocato sul lato opposto, mostruoso – è protagonista, oltre che di una sequenza in cui combatte a Teamhair (la capitale di Erin) a fianco di suo padre e degli altri FOMHOIR, di una scena divertente, che ha luogo nell’Isola delle Ombre.

Zagor n. 433, settembre 2001. Disegno di Ferri.

Mostrando il suo volto bello e fingendosi una delle dame di compagnia della principessa Grainne, l’astuta Birgit chiede aiuto a Conan Mac Morna, il più goffo e fifone tra i guerrieri Fianna. Quando Mac Morna le si avvicina, Birgit gli afferra il braccio e, ruotando completamente la testa, rivela il suo volto mostruoso; poi, ferisce il guerriero con i suoi artigli, facendogli volare via la spada. Mac Morna si dà subito alla fuga e Birgit, impossessatasi della sua spada, lo insegue. Il panciuto guerriero inciampa e, ruzzolando, arriva nel luogo dove due dei suoi compagni - il capitano Finn e Geena Mac Lugha - stanno lottando da soli contro decine di FOMHOIR. Pur di non affrontare la feroce Birgit, Mac Morna si lancia contro i FOMHOIR, facendo ricredere Finn e Geena, i quali non si aspettavano nessun aiuto da un fifone come lui.

Mac Morna cade nella trappola di Birgit-Due-Facce – ZGR 434, p. 31

Pur di sfuggire alla terribile Birgit, Mac Morna si scaglia contro i Fomhoir – ZGR 434, p. 33


BISONTE BIANCO
Spirito maligno che compare ne La fiamma nera (M. Boselli [sog.&scen.] – G. Ferri [dis.], Speciale Zagor n. 4), avventura ambientata nella Terra Wakan. Questo luogo, irto di pericoli, si trova in una dimensione parallela ed è una sorta di Darkwood alternativa. ZAGOR e CICO vi giungono assieme a sei prescelti che rappresentano altrettante nazioni indiane. Essi sono: Natan, guerriero Apache; Nuvola, stregone Hopi; Heyoka, guerriero contrario Mandan; Ohiyesa, guerriero Sioux; e infine due grandi amici dello Spirito con la Scure: Tonka, che come sappiamo è il capo dei Mohawk; Satko, avvocato Seminole. Come si legge in seconda di copertina dello Speciale, Wakan è la parola con cui i Sioux chiamano lo spirito universale che, secondo i pellerossa in genere, anima tutte le cose, viventi e non. Insomma, il Wakan è la forza della vita. Nella storia, la sacra fiamma del Wakan si sta spegnendo a causa del demone WENDIGO, e al suo posto è sorta la fiamma nera, simbolo del male.

Zagor Speciale n. 4, giugno 1991. Disegno di Ferri.

Con la sua enorme mandria, il bisonte bianco va alla carica degli eroi del Wakan – Speciale ZGR 4, p. 94
 
Per rigenerare la sacra fiamma, ZAGOR e i suoi compagni pellerossa dovranno versare il loro sangue, superando diverse prove. Il bisonte bianco è appunto una di queste, precisamente la quarta. Bisogna aggiungere che questo spirito, al pari degli altri mostri presenti nella storia, era in origine un protettore del popolo rosso, ma l’influsso di WENDIGO lo ha fatto diventare malvagio. In un’immensa prateria, il bisonte bianco guida la carica della sua enorme mandria contro i Nostri, i quali non dispongono di alcun riparo. ZAGOR, che vuole tentare di deviare l’assalto dei bisonti a colpi di fucile, ordina ai suoi amici di fuggire. Questi obbediscono, con l’eccezione di Ohiyesa: […] Io resto! - dice il guerriero Sioux allo Spirito con la Scure - Un bisonte bianco guida quel branco, e il bisonte bianco è il protettore dei Dakota! Perciò tocca a me affrontare quel suo malvagio simulacro!. Impugnando la sua lancia, Ohiyesa si scaglia contro la mandria e, con una spettacolare acrobazia, salta in groppa al capobranco, mentre ZAGOR abbatte a fucilate i bisonti vicini. Il coraggioso Sioux, conficcando la sua lancia nel corpo del bisonte bianco, lo costringe a cambiare direzione e a guidare il branco verso un dirupo. Sotto gli occhi dei suoi compagni, Ohiyesa precipita nell’abisso assieme a tutti i bisonti. Il Sioux era un valoroso! – commenta Tonka – Mentre noi fuggivamo, lui andava all’attacco, e per noi ha sacrificato la sua vita… . 

Il valoroso Ohiyesa si lancia contro i bisonti – Speciale ZGR, p. 95

Ohiyesa balza in groppa al bisonte bianco e lo costringe a cambiare direzione – Speciale ZGR 4, p. 96

Curiosità: Nel vecchio West, i rari esemplari albini di bisonte erano circondati, sia tra i pellerossa che tra i bianchi, da un alone di leggenda. Non stupisce quindi che, oltre a comparire ne La fiamma nera, il bisonte bianco sia apparso, in precedenza, in un film - Sfida a White Buffalo (J. Lee Thompson, 1977) – e in una storia di Tex intitolata, per l’appunto, Il bisonte bianco (C. Nizzi [sog.&scen.] – F. Fusco [dis.], nn. 314-316).

Il guerriero Sioux precipita nell’abisso con tutti i bisonti - Speciale ZGR, p. 98

Massimo Capalbo

N.B. trovate i link alle altre lettere di Zagor Monsters andando sulla Mappa!