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martedì 17 giugno 2025

FUMETTO ITALIANO

di Riccardo Rosati


Anche se relativo a una mostra romana di nove anni fa, per il suo grande interesse storico e ideale sul fumetto italiano, riproponiamo un articolo di Riccardo Rosati originariamente apparso il 28 marzo 2016 su "Barbadillo" - prestigiosa rivista online alla quale collabora anche l'amico Giuseppe Pollicelli, vecchia conoscenza di "Dime Press" e "Dime Web". Difficile presentare Rosati in poche righe: insegnante, poliglotta, scrittore, ricercatore, saggista, storico, museologo, grande esperto di cinema e del fumetto, raffinato conoscitore del mondo giapponese... Buona lettura! (s.c. & f.m.) 


Il cartellone della mostra romana al quale si riferisce l'articolo



“Fumetto italiano. Cinquant’anni di romanzi disegnati” è il titolo della mostra che sino al 24 aprile sarà ospitata nella intima cornice del Museo di Roma in Trastevere. Un evento che mira giustamente a celebrare la grandezza del fumetto italiano degli ultimi cinquant’anni. Un po’ troppo presi come siamo da una certa esterofilia e dalla costante mancanza di conoscenza della nostra cultura, non abbiamo consapevolezza che quello nostrano è stato il maggior fumetto di qualità dal Dopoguerra in poi. La importanza della Scuola Italiana è tale e tanta che, differentemente dalla produzione esclusivamente d’autore che troviamo in Belgio e in Francia, è riuscita sia a proporre dei veri artisti, che hanno fatto la storia della cosiddetta Nona Arte, sia a sviluppare, nel contempo, un fumetto popolare di ottimo livello: pensiamo, ad esempio, al “Diabolik” delle sorelle Giussani, sino all’inossidabile casa editrice Bonelli.

Quaranta opere sono dunque le grandi protagoniste della mostra. Autentici romanzi grafici, selezionati per rappresentare quasi tutte le forme narrative che hanno caratterizzato il fumetto in Italia nell’arco di mezzo secolo. La panoramica offerta al pubblico è abbastanza esaustiva ed è composta da titoli che si riferiscono a storie d’avventura, trame satiriche, biografie e autobiografie, trasposizioni di classici della letteratura, per giungere alle cronache della realtà quotidiana. Alcuni di questi romanzi – non è una esagerazione, giacché molti dei fumetti presentati posseggono una innegabile qualità letteraria – uscirono in episodi su riviste, almanacchi e albi seriali distribuiti nelle edicole. Quelli più recenti, invece, sono stati concepiti per essere subito stampati in un unico volume per le librerie. Ecco, questo ultimo fatto ha privato le giovani leve di due qualità fondamentali che hanno reso grandi i Maestri del passato: il mestiere, la periodicità che si sublimava nella dimensione del feuilleton a puntate; nonché una sana dose di modestia nel non ritenersi degli artisti intellettualoidi.





La mostra privilegia chiaramente l’autorialità, lo si capisce dalla prima, ineguagliabile, opera esposta. Nel 1967, sul mensile “Sgt. Kirk”, uscì “Una ballata del mare salato”, capolavoro di Hugo Pratt, considerato dalla critica europea come il primo vero romanzo a fumetti. Si prosegue con altri notevoli lavori, tra i quali “Sharaz-De, la lunga notte” di Sergio Toppi, e opere “impegnate”, simbolo di una Italia alternativa e politicizzata come “Le straordinarie avventure di Pentothal” (1977) di Andrea Pazienza. La lista degli artisti qui in mostra sarebbe troppo lunga da citare completamente; però alcuni nomi non possono essere omessi. Allora, oltre a Pratt e Pazienza, si ha la possibilità di ammirare la mitica “Valentina nel metrò” (1975) di Guido Crepax, “Lo sconosciuto. Il sequestrato della Sierra” (1975) di Magnus, “L’uomo della Legione” (1977) di Dino Battaglia, “Sognare forse… Le avventure orientali di Giuseppe Bergman” (1988) di Milo Manara, “Max Fridman. No Pasaran” (2000) di Vittorio Giardino, e quello che è probabilmente il miglior fumetto italiano contemporaneo, il beffardo e dissacrante “Rat-Man. Non di questo mondo” (2009) di Leo Ortolani.




“Sono un autore di letteratura disegnata. Disegno la mia scrittura e scrivo i miei disegni”, così si definiva lo stesso Pratt. Non certo un intellettuale, quello della Nona Arte è un mondo che non può e non deve mai prendersi troppo sul serio. Ciò malgrado, riteniamo che egli sia stato uno dei fumettisti più colti di sempre, un lettore instancabile, amante e conoscitore di ogni angolo della sua adorata Venezia, nonché maestro del sopracitato Manara. Come detto, gli studiosi di settore hanno saggiamente individuato ne “Una ballata del mare salato” il primo romanzo a fumetti della storia. Una verità che ci dovrebbe far riflettere. Da anni ormai si decantano le graphic novel create dal mercato anglosassone. Però, queste esistevano già, nel segno di quello che è oggi un nostalgicamente scomparso italico genio.




Si è accennato al preziosissimo ruolo svolto dalle riviste per lo sviluppo del fumetto, con ciascuna pubblicazione che rappresentava un modo di intendere questa arte. Sintetizzando molto, da una parte abbiamo avuto un mensile quale “Corto Maltese” (1983) con, ovviamente, lavori di Pratt, ma anche di Micheluzzi e Toppi, accompagnati da vari inserti giornalistici sulla storia e l’avventura. A far da contraltare a questa testata, quasi in “opposizione”, la decisamente più schierata “Frigidaire” (1980), dove pubblicarono Filippo Scozzari e, soprattutto, Pazienza; il quale riteniamo non sia mai stato veramente un fumettista, bensì uno specialissimo e lisergico illustratore.


Le perplessità sul successo di Zerocalcare

Tra i recenti protagonisti non poteva mancare Zerocalcare (pseudonimo di Michele Rech), autentico fenomeno del Web, poi passato su carta. Strani i fumetti d’oggi, con questo autore, fin troppo naïf, che ha riscosso grazie al suo blog, tramite il quale pubblicizza le proprie tavole dalla sua casa sulla Tiburtina, un successo che lascia perplessi. Originale certo è Zerocalcare, ma le sue sono forse delle Storie? Magari i giovani amano leggersi, essendo autoreferenziali; la fantasia nella epoca moderna è roba da vecchi.




C’è da dire che un limite della mostra lo si ritrova nel percorso espositivo, poco utile per una fruizione ragionata delle tavole: non aver messo le opere in un ordine “storico” dell’opus globale degli artisti, preferendo la data di uscita del singolo lavoro, è stato un errore. Troviamo perciò collocati vicini fumetti che nulla hanno in comune, poiché creati da autori appartenenti a epoche assai diverse, ma presenti comunque nella stessa sala.

I “giornaletti”, così chiamavano i fumetti i nostri genitori. Dispregiativo? Può darsi, ma almeno ciò ha permesso ad autori e critici di settore di non montarsi la testa e lavorare, tanto! In tal guisa, si è sviluppata in Italia una qualità che è stata il pilastro del fumetto europeo. I manga? Sono un altro mondo, bellissimo e inimitabile, ma troppo distante da un punto di vista fumettistico. Su chi fa “manga italiano” vogliamo perciò stendere un velo di affettuosa comprensione. Lasciamo i manga ai giapponesi, ognuno coltivi le sue specificità.



Il grande Roland Barthes scrisse di “Valentina”: “Crepax è un ottimo narratore; sa che l’immagine deve essere viva, raccolta in un lampo (particolare infimo o grande composizione movimentata), per non allentare mai la suspense; sa che tutto deve essere riconosciuto immediatamente (i personaggi, gli oggetti, le intenzioni, i gesti) perché la logica voluttuosa della narrazione possa schiudersi subito facilmente nel lettore. È questa, se così si può dire, l’arte di Crepax”. Cosa aggiungere? Primo, il brillante intellettuale francese ha dedicato questa suggestiva analisi a un artista italiano e non a un suo compatriota (a proposito, proprio in Giappone taluni credono che Crepax sia francese, per via del cognome e della sua lunga esperienza di lavoro nell’Hexagone). Secondo, un plauso va ancora alla Scuola Italiana, tanto modesta quanto unica. Oltralpe avranno pure la prestigiosissima Fiera di Angoulême, ma Noi abbiamo avuto gli autori.

venerdì 25 maggio 2018

DIME WEB INTERVISTA LEO ORTOLANI! (LE INTERVISTE LVII)


a cura di Elio Marracci

Leo Ortolani nel 2016 (da "Rolling Stone")

Definito “il più grande autore Marvel vivente”, Leo Ortolani è nato a Pisa il 14 gennaio 1967. Da sempre amante di cinema e fumetto, in giovanissima età, si trasferisce a Parma dove studia geologia all'Università. Dopo la laurea si dedica interamente alla nona arte pubblicando nel 1990 su "Spot", supplemento della rivista romana "L'Eternauta" dedicato agli esordienti, la prima storia di Rat-Man, personaggio che gli darà enorme fama. Negli anni seguenti realizza quattro avventure dei Fantastici Quattro - un'ideale prosecuzione del lavoro di Jack Kirby - collabora a "Starcomìx", rivista umoristica diretta da Luca Boschi, e disegna le strisce della serie “Quelli di Parma”, che parlano della città e dei suoi abitanti. Nel 1995 crea “Venerdi 12” per il mensile "L’isola che non c’è" e autoproduce 12 numeri di "Rat-Man", pubblicati dapprima dalle Edizioni Foxtrot di Marcello Toninelli e poi dalla Bande Dessinée di Andrea Rivi. Nel 1996 il salto di qualità. Rat-Man appare sul mensile "Marvel Magazine" di Marvel Italia/Panini Comics; nel 1997 al personaggio viene dedicata una collana, che verrà ristampata in più di un'occasione; la serie, fino alla sua conclusione avvenuta nel 2017 con il numero 122, per più di venti anni è stata una delle testate più vendute dalla casa editrice modenese. A testimoniare il grande successo dell'eroe con il “muso di scimmia” c'è anche una serie animata prodotta nel 2006 dallo studio Stranemani.

Sui "Quaderni Bonelliani" non poteva mancare il Dylan Dog di Ortolani!


Nel settembre 2011 Leo Ortolani dà alle stampe il suo primo libro, Due figlie e altri animali feroci, che descrive la sua esperienza di adozione, mentre il 2 novembre 2014, imprime le impronte delle sue mani sul cemento per quella che costituirà la Walk of Fame della città di Lucca. Visto che un autore di tale caratura ha voluto rispondere ad alcune domande che gli ho posto, senza indugiare oltre lascio quindi a lui la parola. (e.m.)


DW - Per i lettori che non ti conoscono, molto pochi in verità, potresti presentarti in due parole?

LEO ORTOLANI - Sono Leo. Ah! Ah! No, sul serio, sono leo ortolani (tutto minuscolo) e sono un fumettiere. Perché “fumettista” ha dentro qualcosa dell’artista che non sta a me giudicare, mentre “fumettiere” ha dentro il lavoro e la fatica di ogni giorno di un lavoratore, come il carpentiere, il panettiere, l’infermiere.

Il libro di Ortolani padre di famiglia


DW - Come si è sviluppata in te la passione per il disegno?

LO - Non si è sviluppata, siamo nati insieme. Faccio fumetti da quando avevo quattro anni. Prima, probabilmente, ero impegnato a regolare lo sfintere e a stare eretto.


DW - Nonostante una laurea in geologia, perché a un certo punto della tua vita hai sentito la necessità di dedicarti interamente al fumetto?

LO - La domanda va girata al contrario. Con la passione per il fumetto, come mai ho sentito la necessità di una laurea in geologia? Perché mia mamma, pittrice, mi ha sempre messo in guardia dall’affidarsi alle arti, per campare. Poi, fortunatamente, è andata bene e ho potuto lasciare la parentesi geologica.


Il n. 2 di "Spot", libretto della Comic Art voluto dal grande Rinaldo Traini, sul quale esordì Ortolani. Qui è allegato a "Horror".


DW - Sei conosciuto principalmente per il personaggio di Rat-Man, di cui hai pubblicato la prima storia su "Spot", supplemento trimestrale del mensile "L'Eternauta" dedicato agli esordienti. Nello stesso periodo hai collaborato con riviste e fanzine tra cui la celeberrima "Made in Usa". Che cosa ricordi di quei tempi e cosa ti è rimasto di quell'esperienza?

LO - Ricordo poco, nel senso che ero sempre in casa a disegnare, andavo pochissimo alle fiere del fumetto, solo a Lucca, per dire. Ma ricordo sempre con piacere gli amici con cui ho iniziato, i fondatori di "Made in Usa", che mi hanno permesso di arrivare all’attenzione dei lettori. E appena posso, ci vediamo. Erano comunque anni belli, un po’ perché hai 24 anni e hai tutte le speranze e l’energia della giovinezza, un po’ perché si stavano muovendo alcune cose importanti, tipo l’inizio delle autoproduzioni o l’ascesa del fenomeno manga.


DW - Cosa pensi che abbiano lasciato queste pubblicazioni alle generazioni di fumettisti che sono venute in seguito?

LO - Dipende se le hanno lette o meno. Credo che se non le hanno comprate allora, i nuovi lettori nemmeno sappiano cosa siano. Questi ultimi devono alle fanzine i primi lavori degli autori che hanno successivamente apprezzato, quindi sono molto debitori a queste pubblicazioni, certamente, ma di riflesso.

L'inizio Rat-Man su "Spot" n. 2 (giugno 1990)


DW - Dopo la parentesi con Comic Art, Rat-Man è apparso in 12 albetti da 24 pagine, più uno Speciale Origini, editi dalla FoxTrot e poi dalle Edizioni Bande Dessinée. Che ricordi hai di quel periodo?

LO - Beh, ne ho, ma a parte che lavoravo già allora come un matto, occupandomi di tutta la filiera produttiva, non vorrei fare la figura del nonno che racconta dei tempi passati davanti al camino. Da solo.


DW - Ci sono stati momenti in cui hai pensato di non potercela fare?

LO - Mai. Sul serio. Non avevo il tempo, per pensarlo.

Una fine di Rat-Man


DW - Con il passaggio del personaggio a Marvel Italia e a Panini Comics non sei stato più editore di te stesso, ma hai affidato il prodotto a una realtà esterna. Quali pregi e quali difetti hai trovato?

LO - E meno male. In questo modo sono stato libero di occuparmi del mio lavoro, che è quello di scrivere e disegnare le storie. Con Panini sono più di vent’anni che collaboro, quindi direi che, qualche inciampo a parte, mi sono trovato bene, con reciproca soddisfazione. Al momento, con la crisi delle edicole, stiamo cercando nuovi assetti e nuovi equilibri, sia io come autore, che loro come casa editrice.


DW - In Panini il tuo tramite con gli editori è stato Andrea Plazzi. Visto che hai con lui un rapporto privilegiato, puoi raccontare un aneddoto su questo gigante (in tutti i sensi) della cultura a fumetto italiana?

LO - Andrea è incredibile per la quantità di cose che conosce. Dopo anni che ci frequentavamo, fa una telefonata in inglese con una persona del fumetto americana, poi, parlando, mi rivela che in realtà la sua prima lingua straniera è il francese. E che ha conosciuto Marjane Satrapi. Andrea è così. Tira fuori queste cose, come se fossero cose che succedono tutti i giorni. Tipo la volta che, a una festa in America, Ed Brubaker gli ha vomitato sulle scarpe.

La vera fine di Rat-Man?


DW - Nel corso della tua storia editoriale sono state pubblicate cinque testate che raccolgono le storie di Rat-Man, character che è stato anche protagonista di una serie animata composta da 52 episodi lunghi 13 minuti ciascuno. Come ti spieghi il successo del personaggio?

LO - Un successo non si spiega mai completamente. Ci sono elementi che sfuggono sempre, altrimenti sarebbe semplice replicarlo ogni volta. Alcuni di questi saranno sicuramente l’umorismo e la bontà delle storie, ma sicuramente c’è qualcosa di più, che però non so cosa sia.


DW - Perché dopo 30 anni hai deciso di porre fine a Rat-Man?

LO - Perché la sua storia era finita. Lo avevo sempre detto, che sarebbe finita.

Il cartone animato di Rat-Man


DW - Sei conosciuto prevalentemente come autore completo. Non hai mai pensato di affidare le tue sceneggiature ad altri disegnatori?

LO - Mi è successo una volta, per una miniserie scritta insieme ad Ade Capone, ma poi vado sempre a fare le pulci ai disegni, non sono completamente soddisfatto, perché ho una visione mia, per cui ho smesso e preferisco fare tutto da solo.


DW - Nella tua vastissima produzione sono presenti, oltre alle storie di Rat-Man, strisce e parodie di film e di opere letterarie, e a fumetti. Quali degli ambiti esplorati ti diverte di più e in base a cosa ti dedichi all'uno piuttosto che all'altro?

LO - Lo hai detto tu: decide tutto il divertimento. Se una cosa mi sembra divertente, la faccio, altrimenti mi risparmio la fatica e faccio altro. Principalmente, la fonte mia del divertimento sono i film.

Leo Ortolani e la passione pel cinema (da Cinemah presenta: buio in sala)


DW - Sono famose le recensioni cinematografiche grafiche, dapprima ospitate sul tuo blog personale e in seguito raccolte nel 2016 da Bao nel volume CineMAH presenta: Il buio in salaQuesto mi dà lo spunto per chiederti: quali sono i generi cinematografici prediletti da Leo Ortolani e perché?

LO - Non ho generi preferiti. A me importa che un film sia un buon film, poi può essere una piccola commedia intimista o un gigantesco e spettacolare film di mostri. Vedo davvero di tutto.


DW - Oltre a Jack Kirby, di cui sei riconosciuto come uno degli eredi, quali sono gli artisti che ti ispirano?

LO - Tutti quanti. Cerco di osservare il più possibile cosa fanno gli altri e come lo fanno, soprattutto se quello che hanno fatto è stato fatto bene, oppure non ha avuto successo e allora cerco di capire dove hanno sbagliato. Tutti mi influenzano, ma nel nostro mestiere dovrebbe essere così per ognuno di noi.

Nelle vene di Rat-Man scorre sangue kirbyano!



DW - Sei un disegnatore metodico che lavora a orari stabiliti, oppure sei uno di quelli che si alza di notte a disegnare perché ti è venuta l’ispirazione?

LO - Di notte, dormo. Al più, se mi viene in mente una gag, me la segno! Con una famiglia, ho poco da fare l’artista genio e sregolatezza. Devo concentrarmi e lavorare nei momenti in cui lo fanno tutti i lavoratori di questo mondo. Poi, può capitare che le mie attività proseguano anche dopo cena, per chiudere alcune cose e poterne iniziare altre, il giorno dopo. Diciamo che sono un lavoratore inarrestabile.


DW - Come si svolge la tua giornata tipo?

LO - Mi alzo per mandare a scuola le figlie, poi vado in studio e lì faccio quel che c’è da fare, fino alle 18-18:30, orario in cui rientro. Come detto prima, a volte, dopo cena, dopo che le bimbe sono andate a dormire, proseguo per completare del lavoro, solitamente disegni.




Variant cover di C'è spazio per tutti: Rat-Man in orbita!

DW - Quanto di te è presente nel tuo lavoro?

LO - Be’, lo faccio io, quindi tanto!


DW - Quanto di quello che ti circonda?

LO - Anche quello, ci finisce dentro, è inevitabile.


DW - E quanto c'è di inventato?

LO - Molto anche di questo. Perché anche se utilizzo materiale che proviene dalla vita vissuta, va comunque prima trattato.


DW - Quali fonti usi per documentarti?

LO - Quelle di cui ho bisogno. Per il volume C'è spazio per tutti, ho utilizzato moltissimo i video, gli articoli e tutto quello che ho trovato in rete sull’argomento. Ho preso una seconda laurea in ingegneria aerospaziale!


Copertina regular di C'è spazio per tutti


DW - Oltre ai libri e ai fumetti che sicuramente userai per documentarti, quali altre letture fai?

LO - Mi piace leggere libri di narrativa contemporanea. Al momento, sto leggendo Quel che resta del giorno, di cui anni fa avevo visto il film, ma il libro offre senza dubbio una prospettiva più intensa.


DW - È nota tra gli appassionati la tua collaborazione con tuo fratello Lorenzo. In cosa consiste? Vuoi parlarcene?

LO - Lorenzo, in arte “Larry”, è il mio colorista ufficiale. Siccome è bravissimo, lo incarico di colorare le cover dei miei albi/libri e quando ha tempo, gli interni. Ha uno stile che ben si addice al mio tipo di narrazione a fumetti. Purtroppo, lavorando con una precisione e una intensità altissime, non è velocissimo, ma il risultato è sempre spettacolare.

Poster bonelliano di Ortolani (2011)


DW - Da professionista ormai affermato che consigli daresti a chi si volesse affacciare al mondo del fumetto?

LO - Di non sporgersi, che poi cade. E poi di fare bene attenzione a due cose. Se non hai una passione bruciante, a cui sacrifichi pure te stesso, lascia perdere il fumetto, perché ti chiede esattamente quello: te stesso. E infine, rispetta gli accordi e le scadenze. Non importa cosa ti possa capitare nella vita, rispetta le scadenze o sei fuori dai giochi.


DW - A cosa stai lavorando attualmente?

LO - A un volume per Bao Publishing che si intitola Cinzia, dedicato alla figura della transessuale bionda, stavolta completamente staccata dal mondo di Rat-Man.


Cinzia!



DW - C'è una domanda che non ti è stata fatta alla quale vorresti rispondere?

LO - Sei stanco? Oggi sì, ho dormito solo quattro ore. Ma pazienza, mi riposerò quando sarò vecchio.


a cura di Elio Marracci

N.B. Trovate i link agli altri colloqui con gli artisti su Interviste & News!

P.S. di Francesco Manetti - Elio, con questa intervista, ci ha fatto un regalo immenso, perchè noi ex di "Collezionare" e di "Dime Press" siamo da decenni fan sfegatati di Ortolani, sia per la sua arte, sia per il nostro identico percorso fanzinesco iniziale: anni fa Leo fu anche ospite della nostra fumetteria Mondi Paralleli per un incontro con i clienti/appassionati! Personalmente ho più volte "incrociato" la vita professionale di Ortolani: quando apparve per la prima volta Rat-Man, su "Spot" di Traini, cominciai a lavorare per la Comic Art, con "Horror", rivista curata da Boschi (che, pure lei, regalava "Spot"); inoltre, mentre "Spot" era l'allegato a fumetti della rivista "L'Eternauta", l'allegato trimestrale di critica fumettistica al mensile "Comic Art" si chiamava "Gertie", ed era fatto interamente (impaginazione compresa), dai ragazzi fiorentini di "Exploit Comics", con i quali già stavamo collaborando; infine, grazie a Boschi, capitò anche a me di lavorare per "Starcomìx" della Star Comics, con alcune rubriche non fumettistiche. C'è da dire che negli anni '80 e '90 la scena fumettistica toscana era davvero un fermento continuo di idee! (f.m.)

domenica 5 febbraio 2017

LA COVER BONELLIANA PIU' CITATA - CINQUE

di Marco Grasso e Saverio Ceri

Dopo averne parlato qui, quo, qua e... que, segnaliamo due nuove citazioni della copertina del primo numero di Dylan Dog; una la trovate in edicola ora, la cover del Piccolo ranger 56 delle edizioni If; l'altra la troverete il 30 marzo, la copertina di Tutto Rat-Man 55. 
Copertina di Massimo Rotundo per Il Piccolo Ranger 56 delle Edizioni If (gennaio 2017)

Ortolani after Villa again! - copertina del prossimo Tutto Ratman  della Panini Comics

N.B. trovate tutti i link alla copertina più citata su Cronologie & index!

sabato 1 novembre 2014

CATALOGO È DIR POCO! CATANIA - LE CIMINIERE - 4° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FUMETTO E DELLA CULTURA POP

di Francesco Manetti

Marco "Markfat" Grasso - oltre a essere in continuo contatto con la redazione di Dime Web per amicizia, collaborazioni, scambi di idee e altro ancora - è il curatore artistico delle mostre allestite nell'ambito della manifestazione Etna Comics, giovanissima eppure già fra le maggiori e più sapientemente organizzate in Italia. Alla fine della scorsa primavera (dal 6 all'8 giugno 2014) si è dunque tenuto a Catania, nell'area espositiva delle Ciminiere, il 4° Festival Internazionale del Fumetto e della Cultura Pop (questo il nome esatto e completo della kermesse). L'illustratissimo Catalogo Speciale Mostre è appunto curato (anche dal punto di vista dell'impaginazione e della grafica) dal nostro Marco.
In attesa della nuova edizione (la quinta, che si terrà negli stessi luoghi dal 30 maggio al 2 giugno 2015), vi consigliamo intanto, se non lo avete già fatto, di procurarvi il volume - indispensabile anche per il collezionista di bonelliana!


Il rifacimento del logo della mostra.


Il manifesto della mostra (disegno di Ortolani)


Splendida copertina appositamente realizzata da Leo Ortolani (stesso disegno e composizione del manifesto dell'evento), con intervista all'autore di Rat-Man, arricchita notevolmente con bozzetti e altre cose inedite; incontro in diretta con Milo Manara e articoli di Gianni Brunoro sull'eroticissimo artista; colloquio con Mario Gomboli, poliedrico fumettista e diaboliko direttore dell'Astorina; tête-à-tête con Guseppe Palumbo e sue rare cose grafiche; passando a Dylan Dog, Fabio Celoni sottoposto a serrato interrogatorio, con preziosi accoppiamenti sceneggiatura/tavole a matita dal n. 333 della serie (albo satanico a metà...); servizio, gustoso e approfondito, sui fumetti e i soldatini di carta della Seconda Guerra Mondiale; botta-e-risposta con Sergio Algozzino (Memorie a 8bit); confronto con Alessio Danesi (direttore della LW Lion) su Batman; e sempre sull'Uomo Pipistrello della DC (no, non stiamo parlando di Andreotti...) i redattori del catalogo hanno avvicinato nientepopodimenoché Greg Capullo; articolo sul rapporto tra comic e pittura; saggio sui motori nel fumetto; e, per chiudere, servizio e disegni su e di Paolo Cossi (L'uomo più vecchio del Mondo - Hazard).

Insomma, "catalogo" è dir poco!


La copertina del catalogo, giugno 2014. Disegno di Ortolani



a cura di Marco Grasso / AA.VV.
Catalogo - Speciale Mostre
4° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FUMETTO E DELLA CULTURA POP
Giugno 2014
pagg. 132, € 20,00
hanno collaborato: Gianni Brunoro, Bruno Caporlingua, Maurizio Clausi, Claudio Curcio, Alessio danesi, Salvo di Paola, Nino Rocca, Riccardo Corbò, Pasquale Martello, Gianni Miriantini, Stefano Marzorati, Raffaella Busia
Impaginazione e grafica: Marco Grasso
Copertina: Leo Ortolani (con i colori di Sergio Algozzino e Laura Piazza)


Francesco Manetti


N.B. Trovate i link alle altre novità (anche non bonelliane) su Interviste & News!