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sabato 6 aprile 2013

DI MAMME CE N'E' UNA SOLA... L'ALMANACCO DELLA PAURA 2013

di Francesco Manetti

Il film Madonna che silenzio c'è stasera fu girato nel 1982 dal regista romano Maurizio Ponzi (che era stato anche assistente di Pasolini) e interpretato con irripetibile genialità dal pratese Francesco Nuti - nella sua prima prova cinematografica senza i colleghi Alessandro Benvenuti e Athina Cenci - dopo il successo di Ad ovest di Paperino dell'anno precedente. La pellicola, meravigliosamente surreale (com'era nello stile espressivo dei moderni comici toscani, come i Giancattivi, Novelli, Monni, Benigni..., prima cioè dell'arrivo delle commedie rosa un po' boccaccesche e sboccate di Pieraccioni, Ceccherini & compagnia bella, e delle maschere televisive di Panariello), ha un'unica location: la città tessile di Prato, un tempo gloria economica d'Italia e oggi decaduta, impoverita e preda della (micro?) criminalità internazionale e dell'abusivismo commerciale asiatico. Una delle sequenze più spassose è quella che si svolge sul pianerottolo del condominio, quando l'appiccicosa e apprensiva madre di Francesco, al figlio sgarbato e spregioso che non vuol saperne di tornare a casa (si era trasferito nell'appartamento accanto), intima: Ricordati, di mamme ce n'è una sola!




E meno male - rispondiamo noi in coro col protagonista - pensando anche alla storia La cara mamma pubblicata sull'Almanacco della Paura 2013!
Circondato dai consueti, precisi e puntuali servizi sul terrore multimediale (fra i quali un bel saggio su Neil Gaiman redatto da Giuseppe Lippi), l'episodio a fumetti, scritto da Giancarlo Marzano e disegnato da Giovanni Freghieri, è un canto della doppiezza. Il finale è doppio, doppio è il colpevole (o meglio: uno solo è il colpevole degli efferati omicidi in serie, e non è quello che veniamo abilmente indotti a sospettare fin dalle prime pagine), doppia è la mostruosità (la presunta cannibale si rivela una vera indemoniata), doppia è l'anima della madre. La detective story si mischia con il thriller, con l'horror e con il soprannaturale - nella più sana tradizione di Dylan Dog, tradizione talvolta tradita nella collana mensile...


Una daily strip della serie Momma, il capolavoro di Mell Lazarus che ancora oggi viene pubblicato sui giornali statunitensi, dopo oltre 40 anni dal debutto.



E sicuramente, il vero mostro non è tanto l'assassino decapitatore, e nemmeno la bella e cinica diavolessa che chiede aiuto a Dylan Dog per essere liberata da un fetido e insopportabile involucro di raggrinzita carne; e soprattutto il mostro non è il timido e mite Timothy. Il vero mostro è la mamma del capufficio, l'anziana invalida signora così com'è, senza bisogno di essere indiavolata. Archetipo della madre-matrona, della donna-domina, lontanissima - seppur per certi versi accomunata - da altre invadenti genitrici del cartooning (come la Momma delle strisce giornaliere di Mell Lazarus), comanda il suo miserevole microcosmo dal letto della propria paralisi (corrispettivo fisiologico del blocco psicologico nel quale è stato costretto a campare il vessato frutto dei suoi lombi), come un'imperatrice dal trono. I suoi incantesimi da orrida strega non hanno bisogno di magie per essere efficaci: dalla sua bocca escono solo ordini e rimproveri, mai parole di affetto verso la genuflessa progenie, che vive solo del suo nero riflesso. Quando si dice i misogini... Ma nell'ultima vignetta c'è forse una speranza di riscatto, nella catena che stringe fra le mani dietro la schiena Mr. Lang, aspirante acqua cheta.
Di mamme ce n'è una sola... E meno male!


Angelo Stano: la copertina dell'Almanacco della Paura 2013



Almanacco della Paura 2013 (Collana Almanacchi 120) 
LA CARA MAMMA 
Aprile 2013
pag. 180 (in b/n e a colori), € 6,00
Testi: Giancarlo Marzano
Disegni: Giovanni Freghieri 
Copertina: Angelo Stano
Editoriale: Graziano Frediani
Dossier, articoli e servizi: Davide Barzi, Maurizio Colombo, Gianmaria Contro, Luca Fassina, Graziano Frediani, Giuseppe Lippi, Stefano Priarone

Francesco Manetti

N.B. Trovate le altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio!

domenica 10 marzo 2013

FINE DELL'INCUBO: BENTORNATO, INDAGATORE! MAXI DYLAN DOG 18

di Francesco Manetti

Come avete potutto leggere nelle scorse recensioni pubblicate su Dime Web le ultime avventure dell'inquilino di Craven Road non ci avevano appieno soddisfatti - diciamo così - essenzialmente sul fronte dei testi... Tutt'altro discorso per la tripletta appparsa sul Maxi Dylan Dog n. 18 del febbraio 2013. E' l'edizione invernale (quella che non viene affidata al duo Montanari & Grassani, per intenderci): l'Indagatore dell'Incubo è di nuovo - finalmente - in forma smagliante. Azzarda, e non fugge, non subisce, non viene pestato, non è più vittima, non è più una foglia trascinata via da un uragano. E i suoi avversari sono di nuovo mostri e creature soprannaturali.
Il classico horror letterario ritorna in molte delle sue sfaccettature. L'autore di tutti i disegni del volume, il piemontese Luigi Piccatto (classe 1954), in forza alla collana fin dagli inizi del 1986, ha raggiunto un altissimo grado di maturità artistica, riuscendo a caratterizzare ogni personaggio con estrema cura e originalità.


Luigi Piccatto


Effetti speciali, scritto da Andrea Cavaletto, è ambientato nel backstage cinematografico, puntando i riflettori sul mondo degli stuntman. L'atmosfera è degna di un film sul circo. Un film cattivo. Ci viene in mente Freaks di Tod Browning, il capolavoro perverso girato nel 1932 dal maestro di Dracula. Qui i "fenomeni da baraccone" sono tali non tanto per l'aspetto fisico - che è anzi invidiabile! - quanto per l'animo. E', questa delle controfigure, una comunità chiusa e peculiare, proprio come quella circense: quasi vivendo in un mondo parallelo a quello usuale, hanno adottato i loro propri codici di comunicazione, le loro originali leggende, i loro miti ancestrali, un loro stile di vita nomade e ribelle - e si accoppiano anche fra di loro, contribuendo quasi a creare una nuova entità sociale, etnica e persino razziale. La morte è il loro mestiere. E la Morte prende tal cosa sul serio, giocando con le loro vite (insieme alla Vita!). Il rischio fatale, loro pane quoitdiano sul set, è incarnato graficamente e narrativamente dallo spettro infuocato del motociclista Scrambler, che rimanda in maniera nemmeno troppo velata al Ghost Rider della Marvel.



Ghost Rider n. 1: notiamo parecchie analogie con la cover di Stano!


Cavaletto dimostra di saperci fare davvero con la penna - regalandoci un intreccio, una costruzione impeccabile. L'inizio e la fine - per esempio - coincidono in maniera perfetta: la storia comincia e termina al cinema. La finzione del fumetto si fonde con un livello ancora più basso di finzione, guidando lo spettatore/lettore nei film recitati dai protagonisti, come nella lunga introduzione; giocando addirittura con le inquadrature, grazie al taglio delle quali si può anche far credere che stia per entrare in scena Dylan Dog, con tanto di antiquato revolver (pag. 7, vign. 6).
Giuseppe De Nardo, con Il processo, ha invece optato per un fantahorror, un episodio che ha inoltre una sua solida morale di fondo (per niente fastidiosa, come invece di solito accade nelle opere nate intorno a un "messaggio", per esserne mere portatrici), una riflessione sui limiti e sui confini invalicabili della ricerca e dell'applicazione scientifica. Il clone, l'androide, il replicante. La sindrome di Frankenstein, il mostro che si ribella al suo creatore. La compassione nei confronti della vecchiaia e dell'invalidità. Singolare la scelta del nome del novello golem, Abraham, ovvero il nuovo appellativo dell'originale Abram, dopo il patto con la divinità. Abramo, uomo nuovo dotato di un nuovo spirito, Adamo 2.0, patriarca comune delle tre maggiori religioni monoteiste che - volenti o volenti - scaturiscono tutte dal Libro per eccellenza: l'ebraismo, il cristianesimo e l'islamismo.


Il primo Frankenstein.



Le scarpe del morto ha un taglio più classico, essendo una divertente storia di possessione diabolica, con parecchi accenni all'archetipo letterario faustiano. A voler leggere fra le righe del gustoso episodio vergato da Giancarlo Marzano troviamo anche una pungente satirà contro l'effimero. La strega rinvivisce e ringiovanisce grazie all'energia succhiata da altre donne... attraverso un bel paio di scarpe! Le fiamme infernali non potevano alimentare un più scottante falò delle vanità di questo: è davvero, la megera antagonista di Dylan, un diavolo che veste (e fa vestire) Prada! E anche qui - come per il racconto precedente - la critica nei confronti della mercificazione e del consumismo a tutti i costi non è per niente pesante e insistita, come - citiamo a caso - in una celluloide di Antonioni (l'esplosione di Zabriskie Point), bensì leggera e - allo stesso tempo - splendidamente subdola. Il diavolo fa le pentole (Aeternum?) ma non i coperchi!


Il diavolo veste Prada (la copertina del libro).


Copertina del Maxi Dylan Dog n. 18, febbraio 2013. Disegno di Angelo Stano.




Maxi Dylan Dog 18
EFFETTI SPECIALI
IL PROCESSO
LE SCARPE DEL MORTO
Febbraio 2013
pagg. 292, € 6,20
Testi: Andrea Cavaletto, Giuseppe De Nardo, Giancarlo Marzano
Disegni: Luigi Piccatto
Copertina: Angelo Stano


Francesco Manetti

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