Diamo i numeri 52
Il settantennale di Tex che è
caduto ieri 30 settembre, festeggiato con una mostra a Milano, albi a colori,
volumi fuoriserie, una nuova collana, album di figurine, statuine e quant’altro
rischia di far passare inosservato un altro grande traguardo di una serie di
casa Bonelli che si festeggia invece oggi, 1°ottobre:
esattamente venti anni or sono giungeva
in edicola il primo numero di JULIA,
il secondo personaggio creato da Giancarlo Berardi per la casa editrice di Via Buonarroti. La criminologa con le fattezze di Audrey Hepburn
infatti giunge nelle edicole ventun’anni dopo Ken Parker, il cowboy con le fattezze di Robert Redford.
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| Audrey Hepburn la star hollywoodiana che ha ispirato l'aspetto fisico della criminologa bonelliana. |
Julia non ha l’aurea di fumetto
cult o d’autore come quella quasi unanimemente riconosciuta al suo fratello
maggiore, ma rispetto a Lungo Fucile ha goduto e gode di una longevità
editoriale decisamente superiore. Come si spiega questa apparente anomalia?
Tutto sommato abbastanza facilmente: Ken Parker non era un fumetto pensato per
essere “popolare”, Julia sì. Sergio Bonelli dopo essere rimasto scottato
dall’esperienza di Lungo Fucile, soprattutto dalla cronica irregolarità delle
uscite, solo dopo quattordici anni dalla chiusura della serie di Ken Parker si
è sentito di concedere a Berardi la seconda possibilità; dal canto suo lo
sceneggiatore genovese voleva dimostrare all’editore che la travagliata vita
editoriale del suo primo figlio di carta, era stata un incidente di percorso, e che era tranquillamente in grado di creare e
gestire una serie regolare con le sue scadenze mensili.
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| Julia n.1 - Ottobre 1998 - Copertina di Marco Soldi |
Il segreto per un personaggio di
fumetti di successo, come lo è Julia,
visto che stiamo festeggiandone il secondo decennio, è avere un disegno
uniforme, avere una gabbia regolare, avere protagonisti fissi , avere una
nemesi conclamata, dei comprimari ricorrenti, avere storie autoconclusive,
avere una continuity pressoché
inesistente, e tecnicamente essere scritto bene, se non benissimo, da un numero
limitato e selezionato di sceneggiatori. Tutte scelte realizzate e ponderate a
tavolino prima di far esordire il personaggio nelle edicole, scelte
probabilmente avallate e condivise dallo stesso Sergio Bonelli, che in via del
tutto eccezionale concesse a Berardi anche un’ulteriore possibilità fino ad
allora negata a qualsiasi altro sceneggiatore della casa editrice, ovvero di
poter usare il “lei” al posto del “voi” nei dialoghi della serie.
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| Particolare del primo frontespizio della serie. Illustrazione di Marco Soldi |
Dal canto nostro, come sempre,
festeggiamo il personaggio, tornando a scoprirlo attraverso i numeri; “tornando”,
perché già avevamo dedicato a Julia la settima puntata di questo aperiodico
appuntamento dedicato alle cifre, quando ancora questa rubrica era ospitata
sulle pagine del blog di Moreno Burattini; vi invitiamo a rileggere la seconda
parte di quel post, che ripropone l’intervista realizzata per Dime Press dallo
stesso Burattini a Berardi in occasione dell’esordio della serie.
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| Venti anni fa, il numero venti di Dime Press, presentava la nuova collana bonelliana. Cover di Marco Soldi |
Le avventure inedite di Julia
sono state narrate in 254 volumetti
usciti in edicola: 240 della serie regolare e 14 dedicati alla giovane Julia
universitaria, usciti come almanacchi (dal 2005 al 2014) e speciali (dal 2015 a
oggi). A questi albi vanno poi aggiunti, rimanendo nel solo ambito bonelliano, una
versione variant del numero 200 e
quattro volumi da libreria: due “oscar” e due di grande formato che ristampano
a colori le vicende legate a Myrna, la serial killer principale antagonista
della nostra criminologa. In totale le
pagine inedite di Julia Kendall
prodotte e pubblicate dalla Bonelli sono, a oggi, 31.684, quantità che fa della protaginista la settima serie per numero di tavole prodotte nei quasi 80 anni di
vita della casa editrice.
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| Giancarlo Berardi, il creatore di Julia. |
I pochi e selezionati
sceneggiatori di cui parlavamo poc’anzi sono fondamentalmente tre; a parte il
creatore Giancarlo Berardi che supervisiona tutte le storie, scrive tutti i
soggetti e firma a quattro mani praticamente tutte le sceneggiature, troviamo
ormai da anni solamente il vecchio compagno d’avventure Maurizio Mantero
collaboratore di Berardi fin dai tempi di Ken Parker e Lorenzo Calza, che
salito a bordo un paio d’anni dopo il varo della collana, è riuscito ad entrare
in sintonia con la scrittura del creatore della serie, e grazie al fatto di
essere della generazione successiva a quella dei due colleghi, spesso viene incaricato di scrivere le storie
con tematiche più vicine ai giorni nostri. Il trio Berardi-Mantero-Calza ha
firmato quasi il 97% delle tavole della criminologa, dando alla collana una
incredibile uniformità stilistica. A questo ristretto club vanno aggiunti altri
sei membri, di cui due, Claudia Salvatori e Michelangelo La Neve, si sono
limitati a collaborare marginalmente a una o due storie, dando alla serie un
apporto non quantificabile in termini di tavole sceneggiate, e per questo non
li incontrate nella graduatoria qui sotto che incolonna per numero di pagine
pubblicate, gli scrittori della serie.
Ottenere uniformità anche tra le
matite e le chine dei 39 disegnatori impegnati in questi venti anni di
pubblicazioni, non è stato facile, ma è risultato vincente per la longevità del
personaggio. La scelta molto cinematografica, o televisiva se preferite, di
avere una gabbia molto rigida – quasi sempre la striscia è unica o equamente
suddivisa tra due vignette, rarissime le splash page, unità al fatto che ogni
disegnatore chiamato a illustrare Julia deve uniformare il proprio stile a quello di tutti gli altri, sono una
peculiarità della collana che evidentemente aiuta a fidelizzare i lettori. Non succede mai di aprire un albo di
Julia e trovarti disorientato perché non
riconosci il personaggio disegnato in maniera “strana” dall’autore di turno.
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| la Julia di Roberto Zaghi |
Julia è sempre lei, chiunque la disegni; se nei credits dell’albo non ci
fossero scritti i nomi dei disegnatori spesso non li riconosceresti. A questa
regola ci sono state pochissime e comprensibili eccezioni, concesse ad autori
del calibro di Toppi, Trevisan o Roi, solo per citarne tre a caso. Ma vediamo
la lista completa dei disegnatori e la quantità di tavole illustrate da ognuno
di loro.
Dei trentanove illustratori
citati poc’anzi cinque non compaiono in classifica; sono Bovo, Ignazzi, La
Bella, Mantero, Tolu che hanno collaborato in maniera marginale e non quantificabile
ad alcuni albi della serie.
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| Claudio Piccoli è colui che ha disegnato più tavole di Julia in questi venti anni. |
Una cosa curiosa è che per quanto
possibile Berardi cerca sempre di mantenere le copie che funzionano così
spulciando tra le cronologie personali dei vari disegnatori scopriamo che le
storie di Zaghi, per esempio sono sempre
scritte da Calza, così come lo sono dal 2002, quelle di Piccoli, o quelle di
Michelazzo (a parte una del 2003); Mantero è invece il “responsabile” delle storie
per Boraley, Antinori e Marinetti, solo per citare alcune delle accoppiate più
prolifiche.
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| Da Ken Parker a Julia, la stessa regia dietro le copertine. Disegni di Milazzo e Soldi |
Altro punto di forza della serie
sono le sue copertine “dipinte” e la raffinata veste grafica, firmata Nico
Zardo, responsabile ufficiale dell’aspetto estetico esterno e interno della
collana; quasi certamente però, anche in questo caso, non manca lo zampino di
Berardi, visto che la grafica di Julia ricorda per certi versi quella di Ken
Parker. Se per Lungo Fucile lo sfondo bianco facilitava il risalto l’immagine
in primo piano, per Julia è una specie di “occhio di bue” che evidenzia
l’illustrazione di copertina, così come l’immagine stessa non si ferma alla
cover, ma prosegue per entrambe le collane nella costola, senza parlare
dell’eleganza dei logo sia del vecchio Parker, che della giovane Kendall.
Molta attenzione da parte della redazione anche nella scelta di copertinisti; pochi, ma buoni. Se si esclude la guest star Vittorio Giardino, sono stati solo tre i disegnatori chiamati in questi venti anni a realizzare quello che da molti è ritenuto il disegno più importante dell’albo. Qui sotto li trovate incolonnati per numero di cover realizzate:
Le immagini a colori ormai da
qualche anno sono sempre meno un’esclusiva delle copertine in Casa Bonelli, così
non si perde occasione per lanciare nuove collane in technicolor. Nel caso di
Julia quello che rende speciale la collana degli speciali, inaugurata nel 2015,
è proprio il colore. Il fuoriserie annuale non è l’unico caso di quadricromia
per la collana “gialla” di Via
Buonarroti: a colori sono stati, come da tradizione, il numero 100 e il
200 e pure i numeri 1,2,3 e 39, ovvero le
prime quattro avventure con Myrna, in
occasione della loro riproposta in volume. Delle 1008 pagine complessivamente
dipinte si sono occupati per ora solo tre coloristi, più un quarto “misterioso”
che si occupò di colorare il centesimo albo; qui sotto la graduatoria.
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| I colori di Arianna Florean sulle chine di Marinetti per un intenso primo piano sullo sguardo di Julia. |
Altro pallino di Berardi è, fin
dai tempi di Ken Parker ,il lettering, che, come per testi e disegni, deve essere
sempre riconoscibile, preferibilmente di un solo autore. Nel caso di Lungo
Fucile si trattava di Piero Ravaioli. Inevitabilmente però in una collana
ventennale questo non sempre è possibile, quindi nella lista che segue non
troverete una sola letterista, ma cinque, di cui le prime due, Maria e
Valentina Pejrano, hanno da sole coperto oltre l’82% della produzione. Non
attribuibili le tavole dei dieci almanacchi visto che in quella collana non
venivano specificati i letteristi.
Per finire un po’ di curiosità:
Lo sceneggiatore che ha
collaborato più a lungo con la collana è ovviamente Berardi, attivo fin dal
primo numero.
Il disegnatore attualmente con la
carriera più lunga sulle pagine di Julia è Federico Antinori, che disegna Julia
da 18 anni e 11 mesi, ovvero quelli che sono passati tra la sua prima storia
pubblicata, nel settembre 1999, e l’ultima, dell’agosto 2018.
La storia più lunga, di 378
tavole, si può considerare quella dei primi tre albi, tutti legati fra loro,
seguita poi delle 252 tavole delle storie doppie pubblicata sui numeri 34/35,
69/70 e 97/98.
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| schizzo preparatorio per una cover di Julia di Cristiano Spadoni |
Lo sceneggiatore più prolifico in
un solo anno solare è stato Giancarlo Berardi con 1197 tavole pubblicate nel
2001, il disegnatore invece che si è visto pubblicato più tavole in soli dodici
mesi è stato Steve Boraley con le 307 pagine del 2012
I disegnatori che per più anni
sono risultati i più pubblicati sono ben tre: Claudio Piccoli, Ernestino Michelazzo
e Laura Zuccheri, tutti a quota 5 vittorie annuali.
Il record di albi consecutivi
letterati lo sta stabilendo in questi anni Valentina Pejrano, arrivata a quota
40 albi (ininterrottamente da Julia 201 a 240)
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| Julia vista da Giuseppe Candita |
Alcuni termini sono più ricorrenti
di altri nei titoli delle storie di Julia, titoli che, altra caratteristica
della serie, non appaiono mai nelle
tavole, ma solo in copertina, frontespizio e colonna dei credits. Il nome di “Myrna”
per esempio è stato usato in undici titoli e per le sue avventure il creatore
del personaggio si affida sempre alla collaborazione di Mantero e sempre agli
stessi illustratori, originariamente Laura Zuccheri e, dal 2012, Steve Boraley.
La parola “morte” per ora batte la parola
“vita” 5 a 4, nei titoli delle avventure di Julia, mentre, ad oggi, il termine
Uomo (o uomini) batte 7 a 4 il termine donna (o donne). Il termine più usato in
assoluto nei titoli è comunque la parola “Caso”, apparso ben in 14… casi.
Ovvero in tutti gli episodi della giovane Julia pubblicati prima sugli
almanacchi, e oggi sugli speciali. Probabilmente non è un “caso” che ad
affiancare Berardi in queste 14 avventure si siano alternati in maniera
regolare Mantero (in tutti gli anni dispari) e Calza (in tutti quelli pari).
Non so se si è intuito, ma in Julia
niente è lasciato al caso.
Saverio Ceri
N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri.