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lunedì 6 ottobre 2025

BONELLI IN DIGITALE - PUNTATA # 10

di Giampiero Belardinelli


Ringraziamo l'amico Giampiero Belardinelli - con il quale collaboriamo da decenni - per aver voluto commentare una storia di Moreno Burattini arrivato alla decima puntata della sua rubrica bimestrale "Bonelli in Digitale" - ormai un appuntamento immancabile per i lettori di "Dime Web". E un grazie a Giampiero anche per aver sottolineato che proprio in questo periodo Moreno lascia dopo quasi venti anni la direzione di "Zagor". Noi di "Collezionare", "Dime Press" e infine "Dime Web" abbiamo seguito fin dall'inizio il percorso bonelliano di Moreno, fin da quando cominciò, alla fine degli anni Ottanta, a inviare prove di sceneggiatura in Via Buonarroti, per poi avere il primo sospirato incarico di scrivere una storia del suo amato Spirito con la Scure. Moreno che "va in pensione" è per noi il simbolo del tempo che è ormai irrimediabilmente passato, un tempo che non tornerà mai più, ma che ci ha lasciato momenti splendidi e indimenticabili. Buona lettura! (s.c. & f.m.)



Introduzione

Questa decima puntata della rubrica Bonelli in digitale è l’occasione per celebrare un vero passaggio di testimone: Moreno Burattini, dopo diciotto intensi anni di supervisione su Zagor, lascia la guida editoriale, ma il suo cuore e la sua penna rimangono al servizio della saga, pronto a regalarci nuove avventure. Tra le sue storie più amate, pubblicata la prima volta oltre venti anni fa, spicca La palude dei forzati (ZG 465-468), testimonianza del suo talento nel saper toccare le corde più profonde dell’animo umano. Accanto a lui c'è Mauro Laurenti, che ha lavorato insieme agli sceneggiatori Burattini, Boselli e ad altri artisti, contribuendo allo sviluppo dell’universo di Zagor. Burattini è uno sceneggiatore capace di scavare a fondo nei temi umani attraverso le sue storie, dando nuova linfa a personaggi storici e inserendo figure che lasciano il segno nel lettore. Laurenti, dal canto suo, è un disegnatore innovativo, il cui tratto distintivo sa restituire con forza visiva le atmosfere e le emozioni che si agitano tra le vignette. Il connubio tra i due autori si traduce in un’opera che unisce profondità tematica e impatto grafico, regalando al mondo di Zagor una notevole freschezza narrativa. Oltre alla sua presenza nel catalogo Bonelli Digital Classic, l’avventura è stata anche ristampata in volume cartaceo nel 2023.





Le ali della libertà

La vicenda si sviluppa attraverso una trama densa e ricca di sfumature, sostenuta da personaggi dal grande spessore umano. In questo contesto, il protagonista Zagor si conferma figura carismatica e complessa, mentre la narrazione di Burattini pone al centro riflessioni profonde sui confini della libertà e sul peso del giudizio sociale. Il percorso di espiazione e generosità che emerge tra i protagonisti trova espressione nel personaggio di Jonathan Jonah, la cui trasformazione durante una fuga disperata diventa simbolo della capacità di cambiamento e affrancamento. L'opera non si limita dunque al puro intrattenimento, ma affronta tematiche come il pregiudizio, il pentimento e la speranza di riscatto, arricchendo il racconto di una dimensione etica. Zagor, in particolare, si distingue come eroe lucido e comprensivo, capace di cogliere le complessità dell'animo umano e di astenersi dal giudizio, offrendo così al lettore una prospettiva di accoglienza e comprensione delle fragilità umane.


L'umanità di Zagor


Zagor non ride...



Elias Duff: lascia volare chi vola con gli uccelli

Elias Duff emerge come il centro emotivo della storia, un personaggio che, pur sembrando ingenuo, si rivela dotato di una sensibilità unica. Grazie alla sua particolare capacità di comunicare con gli animali e percepire ciò che si cela nell’animo umano, Elias acquisisce un valore simbolico: attraverso il suo rapporto con gli uccelli, incarna l’aspirazione alla libertà autentica, quella che appartiene a chi sa guardare il mondo senza giudicare. Elias è in grado di parlare con gli animali, di capire il loro linguaggio e quindi di comprendere la malvagità costruita degli esseri umani. Bimbo Sullivan – esempio del preconcetto e della mediocrità umana – lo considera un imbecille, mentre in realtà è un personaggio che conosce la felicità poiché sa osservare e non anteporre giudizi. Lascia volare chi vola con gli uccelli!, ricorda il vendicativo Quanah. Queste parole suggellano uno dei momenti più drammatici del racconto, a dimostrazione che anche in un ambito fumettistico si possano introdurre figure retoriche di valore letterario. Burattini costruisce una figura ispirata dall’umanità commovente di John Coffey in Il Miglio Verde di Stephen King, conferendo a Elias una profondità che lo rende protagonista di una parabola di riscatto e semplicità. In contrasto con antagonisti segnati da preclusioni o ipocrisia morale. Elias riesce dove gli altri falliscono: trova la felicità nella purezza dei sentimenti e nella conquista di una serenità genuina, dimostrando che la vera forza sta nell’accettazione delle proprie fragilità e nella capacità di donare senza aspettarsi nulla in cambio.


Lo spregevole Bimbo ed Elias



Il volo di Elias



I prodigi di Elias


Lascia volare chi vola con gli uccelli...



Personaggi di contorno e ribaltamenti di prospettiva

Tra i personaggi secondari spicca Rita Duff, sorella di Elias, una figura femminile forte e autonoma, che si distingue per coraggio e determinazione, ben lontana dai tradizionali ruoli accessori tipici del fumetto d’avventura. Al suo fianco si muovono altre presenze significative come Mc Nally, intellettuale dallo sguardo acuto che trova nella letteratura il suo rifugio, e Bimbo Sullivan, qui proposto con una sfumatura più oscura rispetto al suo passato narrativo. Burattini ci mostra un personaggio molto più spregevole rispetto alla sua originaria ideazione. Occorre comunque ricordare che già nel 1982 Marcello Toninelli era riuscito a descrivere il personaggio in maniera più matura e realistica (cfr. Uno strano fuorilegge, ZG 203-205). Nel racconto di Burattini, Bimbo muore colpito inaspettatamente alle spalle: il personaggio non avrebbe certo meritato di terminare la sua poco onorevole vita per mano dell'eroe. Un ruolo chiave nella trama è affidato allo sceriffo Graham: la sua apparente inflessibilità morale nasconde in realtà una doppiezza sorprendente. Il colpo di scena che rivela la sua vera natura criminale è introdotto con grande abilità, confermando la capacità di Burattini di costruire aspettative, disseminare indizi e sorprendere il lettore con svolte inaspettate. Una nota a margine: il personaggio dello sceriffo Graham ha il volto del mitico John Wayne.


Le buone maniere di Rita Duff


Zagor e Rita


L'abbraccio



Lo sceriffo Gramhan e il volto di John Wayne



Quanah: dramma e redenzione

Quanah emerge come una figura di grande complessità, il cui percorso attraversa momenti di dolore, inganno e trasformazione. Inizialmente, il personaggio si trova a dover affrontare la dura realtà di essere stato manipolato dal corrotto direttore del Penitenziario Waterwall, Bryce. Questa scoperta segna un punto di svolta nella narrazione, poiché l’inganno subito scatena in Quanah una reazione tanto violenta quanto inevitabile. A rendere ancor più profonda la sua caratterizzazione, è l’incontro con Elias e l’assistere ai suoi prodigi: la capacità di Elias di comunicare con gli animali e di percepire l’animo umano, infatti, colpisce profondamente Quanah, che si trova così davanti a una dimensione di umanità e purezza a lui sconosciuta. Questo contatto con il miracolo trasforma il suo desiderio di vendetta in un atto spietato e definitivo contro i suoi ex alleati, responsabili del tradimento e della sofferenza patita. Tuttavia, il percorso di Quanah non si esaurisce nella vendetta: il personaggio, carico di tensione drammatica e quasi messianica, trova infine la forza di lasciar andare Zagor e i suoi amici. Questo gesto finale lo eleva a simbolo di consapevolezza, capace di riconoscere la possibilità di un riscatto, pur non rinunciando – nonostante le esortazioni di Zagor a lasciarli andare – alla vendetta contro gli ultimi due sopravvissuti della cricca di Bryce.


Il vendicativo Quanah


La verità di Quanah


La giusta scelta


Il bieco Scrawl

La vendetta è compiuta

Il sipario si chiude


Laurenti in digitale

Mauro Laurenti regala all’avventura una dimensione visiva di grande intensità, dipingendo con tratto ampio e fluido le paludi della Florida e le atmosfere mefitiche che avvolgono la narrazione. Già apprezzato per la sua rappresentazione della Louisiana in Vendetta vudu (ZG 366-367), Laurenti conferma qui la sua statura di disegnatore innovativo e alternativo all’interno dello staff zagoriano. Le sue tavole, vibranti e ricche di dettagli, sanno trasmettere il pathos e la profondità emotiva. I corpi dei personaggi sono scolpiti con una tensione quasi scultorea, tipica di uno dei più grandi disegnatori di Tarzan, Burne Hogarth, che amava rappresentare il corpo umano in pose drammatiche e iper-espressive. Laurenti sembra adottare una simile enfasi muscolare, soprattutto nei movimenti del combattimento. La lettura in ambito digitale delle sue tavole evidenzia ancor di più il movimento dei personaggi, spesso sorpresi in momenti di notevole intensità emotiva.


Il dinamico Zagor di Laurenti



Giampiero Belardinelli

N.B. Trovate i link alle altre puntate di "Bonelli in Digitale" in Cronologie & Index!

venerdì 7 settembre 2018

"E PORTA SOLIDA GIUSTIZIA, FIGLIOLO. DURA COME UNA PIETRA, COME LA PIETRA DELLA TUA SCURE!" - COLOR ZAGOR 7

di Giampiero Belardinelli

A star is born

Se escludiamo gli articoli sui "Tex Classic" - che non sono inseriti nella storica rubrica "Il Giorno del Giudizio", essendo gli albi di riferimento analizzati in maniera del tutto particolare nelle "Secret origins" - è passato esattamente un anno da quando abbiamo stampato su "Dime Web" la precedente recensione bonelliana... e nel 2017 erano stati solo un paio gli interventi critici pubblicati... C'è un significato dietro questo diradarsi di articoli sulle novità della SBE? Non lo sappiamo: è andata semplicemente così... Abbiamo dedicato la nostra attenzione ad altri aspetti del fumetto di Via Buonarroti (e di altre strade). Ci viene adesso in soccorso il super-esperto zagoriano Giampiero Belardinelli, uno dei nomi di punta di "Dime Press" e nostro amico da decenni, che torna su queste colonne con una toccante analisi del "Color Zagor" n. 7. E, forse, si riparte! (s.c. & f.m.)

Giorgio Giusfredi e la grafica Cristina Pajalunga con le prove della copertina di Color Zagor 7 (da Pikview)

Le leggende sono nate per essere tramandate di generazione in generazione. I miti narrati nelle leggende hanno il potere di accomunare persone diversissime tra di loro, per inclinazione culturale o per temperamento caratteriale. I miti hanno inoltre qualcosa di sacro, come monumenti inossidabili, a cui non sempre è lecito apportare la pur minima modifica. Questa legge non scritta non impedisce – per fortuna!, aggiungo – ad autori consapevoli di provarci: è senza dubbio un’operazione rischiosa, ma a volte il coraggio di andare oltre l’ostacolo può essere premiato da grandi risultati. Giorgio Giusfredi e Mauro Laurenti hanno corso questo rischio, andando a toccare e ad aggiungere un nuovo tassello agli eventi narrati nel capolavoro Zagor racconta… di Guida Nolitta e Gallieno Ferri.
Qual è stato il risultato di questo progetto creativo? Le risposte le troviamo in questo settimo volume della collana "Color Zagor"; sono risposte ricche di molteplici significati, in cui i due personaggi principali – “Wandering” Fitzy e il giovane Pat Wilding – e gli eccellenti comprimari si trasformano a loro volta in interpreti capaci di arricchire la leggenda.

Io, Zagor, e la scure

Lo sceneggiatore Giorgio Giusfredi, scrittore di alcuni recenti albi di "Dampyr" e redattore al fianco di Mauro Boselli, è partito naturalmente dai personaggi chiave del classico nolittiano. Intorno ai due protagonisti ha inserito figure di notevole personalità, capaci di impregnare le pagine dell’albo di intense emozioni. La struttura narrativa adottata si snoda tra il passato e il presente, facendo in modo che in quest’ultima fase, come in un desiderio esaudito dalla lampada di Aladino, il lettore si trovi spiazzato da un sorprendente colpo di scena e soprattutto venga avvolto da una catarsi densa di significati. La vicenda ha il pregio di approfondire la psicologia dei personaggi, capaci di non essere solo strumenti narrativi ma attori veri propri, nei quali scopriamo lati inediti che danno un valore aggiunto. Partiamo da “Wandering” Fitzy, un personaggio amatissimo, di cui i lettori zagoriani conoscono ogni sfumatura caratteriale. Giorgio Giusfredi poteva limitarsi a rispettare il copione nolittiano, da cui è indubbiamente partito; invece ha scelto la strada audace di raccontare un Fitzy in momenti più intimi e personali, in linea con la sensibilità odierna.
È un “Wandering” Fitzy che ha conosciuto l’amarezza di non aver salvato il figlio della sua Jelena; e per questo sua “colpa” la donna ha deciso di non rivederlo più. La sequenza di conseguenza lascia un’ombra nell’animo di Fitzy e pervade di rimpianti e di omeriche nostalgie la narrazione. Ma il tempo perduto a volte può tornare tra di noi, tramite un ricordo, la sorpresa di rincontrare una persona lontana, il testo di una canzone… È quello che succede a Zagor nel finale, quando ritrova Jelena e, grazie a lei, una lirica scritta in suo onore, a suo tempo, da Fitzy. Le frasi di quella canzone non solo sono profetiche, in quanto rivelano ante litteram quale sarà un giorno la missione del giovane Wilding, ma sono la testimonianza dell’eternità della nostra essenza spirituale sul declino inevitabile dovuto al disfacimento del corpo.

Moreno Burattini (che ha scritto l'introduzione all'albo) e Giorgio Giusfredi nel 2015 (dal blog Zagor e altro)

La vicenda è articolata come un giallo ipnotico, in cui i personaggi sono coinvolti in una imprevedibile tragedia greca, in cui il vero e il falso sono sfuggenti e il confine tra il bene e il male è sottilissimo. La figura di Adah, la ragazza cieca che vediamo già nel prologo, è un po’ il simbolo di questo racconto, da cui emerge la dirompente capacità rigeneratrice della sensibilità femminile. Adah e la stessa Jelena sono menti colorate, che sanno trasmutare l’odio e il risentimento in amore e perdono. Adah, nonostante il suo handicap, è una figura risoluta e coraggiosa, priva di inutile pietismo: si muove spinta dall’altruismo ma sa riconoscere i mostri all’interno della sua stessa famiglia. Avere la consapevolezza che il proprio padre, nonché uomo di legge, sia un assassino è un demone interiore non facile da affrontare. La donna è in questo senso simile a Zagor, il cui rimpianto per aver causato la morte di Fitzy affiora ancora una volta nel momento del ricordo. Anche se tra i due c’è una differenza sostanziale: il Nostro ha causato con la sua sete di vendetta la morte del suo mentore e di tanti innocenti, scoprendo quanto siano ingannevoli le certezze assolute; Adah, invece, nonostante il peso delle nefaste azioni del padre, colpevole di aver ucciso anche il suo amore giovanile, è capace di andare oltre i pregiudizi, amando al di là delle apparenze. Entrambi i personaggi, grazie alle proprie esperienze negative, hanno acquisito una sensibilità capace di emanare energie rigenerative: l’amicizia, l’amore, il rispetto assoluto per la vita.

La canzone di "Wandering" Fitzy

Seguendo una collaudata tradizione inaugurata dai primi due Bonelli (Gianluigi e Sergio), Giusfredi ha infarcito il volume di citazioni e omaggi, tra cui la più evidente è riferita al romanzo di Victor Hugo L’uomo che ride (1869). Nel racconto lo scrittore francese mette in contrasto l’opulenza e il parassitismo di gran parte della nobiltà (inglese nello specifico) e il coraggio illuministico di alcuni personaggi di nobili origini, pronti a battersi a favore degli oppressi. Nella saga di Zagor, grazie alla penna di Mauro Boselli, abbiamo un personaggio simile nel Nat Murdo de Il clan delle isole (Zagor 440-442). Inoltre, seppur non tormentato come Capitan Midnight/Murdo, lo stesso Lord Fraser di boselliana memoria incarna la filosofia del sopracitato romanzo di Hugo.

Ancora Moreno, ma stavolta con il disegnatore dell'albo, Mauro Laurenti. Siamo nel 1991, quando lo sceneggiatore Giusfredi aveva appena... 7 anni!

Un curioso ossimoro grafico, inoltre, è la figura dello Sceriffo Matthew, lo spietato assassino del racconto e padre di Adah, a cui Laurenti ha dato il volto di Terence Hill (nome d’arte di Mario Girotti), che nei suoi ruoli ha sempre interpretato delle figure bonarie, a volte picaresche, ma sostanzialmente positive.
In conclusione, due parole sul lavoro di Mauro Laurenti. Il disegnatore a realizzato delle tavole molto pulite e ariose. I protagonisti del racconto dimostrano una sfaccettata personalità, in linea con le indicazioni dello sceneggiatore. I colori non sono da meno e rendono al meglio il disegno dell'autore, esaltandone l'intensa dinamicità.

Color Zagor 7, agosto 2018. Disegno di Piccinelli


Color Zagor 7
LA GIUSTIZIA DI “WANDERING” FITZY
Agosto 2018
pag. 128, € 6,30
Testi: Giorgio Giusfredi
Disegni: Mauro Laurenti
Copertina: Alessandro Piccinelli
Colori: GFB COMICS
Introduzione: Moreno Burattini


Giampiero Belardinelli

N.B. Trovate i link alle altre recensioni bonelliane su Il Giorno del giudizio!

sabato 23 luglio 2016

ZAGOR MONSTERS - "N": DA "NAK-WI-TAH" A "NUCKELAVEE"

di Massimo Capalbo

Tornano dopo tre mesi di assenza su Dime Web gli attesissimi Zagor Monsters, che Massimo Capalbo porta qui avanti con grande successo di lettori e di recensioni in Rete dal marzo 2014. Finalmente scolliniamo e dopo cinque puntate di lettera M, riprendiamo il sentiero dell'alfabeto, in discesa verso la Z di Zagor, con le quattro voci della lettera N di questo "mostruoso" dizionario. Le illustrazioni sono tutte farina del sacco di Max, con l'eccezione delle due immagini introduttive, copertine firmate da Mauro Laurenti per l'edizione serba della Veseli-Cetvrtak, frutto della ricerca redazionale sul Web. Prima di lasciarvi alla lettura delle nuove orripilanti voci, vi ricordiamo gli altri due nostri dizionari bonelliani - ovvero L'Atlante di Mister No e The Dark Side of Tex - le parodie del Titolo Venuto dall'Impossibile e il The Best of Martin Mystère - tutto Made in Maxland(s.c. & f.m.)




LEGENDA

  • I nomi in stampatello e grassetto rimandano a una voce dell’opera. Fanno eccezione i nomi dei protagonisti della serie, ZAGOR CICO, che sono sempre scritti in questo modo, tranne quando sono inseriti nei crediti di una storia o fanno parte del titolo di un libro (ad esempio: Speciale ZagorSpeciale Cico; Zagor 1982-1993, un senese a Darkwood ecc.).
  • Gli uomini-bestia di cui conosciamo anche nome e cognome o il nome soltanto, vengono indicati con la loro identità mostruosa e non con quella umana (ad esempio: ULTOR invece che NEZDAUOMO TIGRE invece che KELLOG, WILFRED).
  • Gli altri mostri di cui conosciamo nome e cognome vengono indicati per cognome (per esempio, RAKOSI, BELA), e, quando vengono citati in una voce diversa dalla loro, solo il cognome è scritto in stampatello e grassetto, in modo da rimandare immediatamente alla lettera sotto la quale sono stati inseriti (ad es.: nel testo della voce RAKOSI, BELA, il personaggio della contessa Varga è citato come Ylenia VARGA). In alcuni casi, però, abbiamo optato per il soprannome (ad es.: SKULL invece che RANDAL, COLIN).
  • Per quanto riguarda la serie regolare, il titolo attribuito a ciascuna storia è tratto da uno degli albi che la compongono ed è quello, a nostro avviso, più rappresentativo, quello che meglio sintetizza la trama o che, rispetto ai titoli degli altri albi, richiama la storia alla memoria dei lettori in modo più efficace (anche se, in alcuni casi, il nostro titolo non coincide con quello usato abitualmente dai lettori). Ad esempio, la storia dei nn. 194-196 viene indicata con il titolo del n. 195, Il Signore Nero, perché esso è, per l’appunto, più rappresentativo rispetto a Il teschio di fuoco (n. 195) e L’orda del male (n. 196).
Sempre riguardo alla serie regolare, nei crediti delle storie si fa riferimento al computo reale degli albi zagoriani e non alla numerazione della collana Zenith, ossia al numero stampato sulla costa di ciascun albo mensile. Com’è noto, la suddetta numerazione è sfasata di 51 numeri rispetto a quella effettiva (ad esempio, il Zenith n. 52 corrisponde al primo numero di Zagor, il Zenith n. 53 al secondo numero e così via). Per una guida ai collegamenti ipertestuali andate su Zagor Monsters lettera "A"!




N
NAK-WI-TAH
NEMAIN
NUBE DEL SONNO
NUCKELAVEE


NAK-WI-TAH

Così, ne Il mondo perduto (M. Boselli [sog.&scen.] – M. Rubini [dis.], nn. 575-577), viene chiamato dai Detak (vedi LERK) il Quetzalcoatlus northropi, uno dei più grandi pterosauri comparsi sulla Terra. Vissuto nel Cretaceo Superiore (circa 70 milioni di anni fa), questo gigantesco rettile volante aveva un'apertura alare di 12 metri e un peso di 250 Kg.

Zagor 575: "Il mondo perduto", giugno 2013. Cover di Gallieno Ferri

All'inizio della succitata storia, due Nak-wi-tah attaccano e divorano il cacciatore brasiliano Gomes e l'americano Bartlett, i quali, ignorando gli avvertimenti delle loro guide Xavantes (tra cui il valoroso Akawe), si sono accampati alla base del Grande Tepui (Mato Grosso). Gomes e Bartlett erano sulle tracce del pittore Henry Summers alias Ladro-di-Ombre e di sua moglie Nadia, i quali, un anno prima, avevano vissuto un'esperienza simile a quella capitata ai due sfortunati cacciatori. 


Un Nak-wi-tah uccide il brasiliano Gomes. Poco dopo, il compagno di questi, l'americano Bartlett, farà la sua stessa fine - ZGR 575, p. 17

Quando ci siamo spinti sulla cima del tepui – racconta, nella seconda parte dell'avventura, Henry ai suoi vecchi amici ZAGOR e CICOero convinto che avrei fatto presto ritorno alla civiltà, dopo aver disegnato le tribù sconosciute che vivevano quassù e gli strani animali che avevo intravisto dal basso… purtroppo siamo stati attaccati proprio da alcuni di quei mostri volanti… Se non sbalio, il nome scientifico dato loro da Cuvier è "pterodattili" (Georges Cuvier [1769-1832], celebre naturalista francese, nda). Ma i Detak li chiamano Nak-wi-tah, la morte che viene dal cielo". Sono stati i Nak-wi-tah a uccidere le nostre guide, tra cui il fratello del vostro amico Akawe… e avrebbero ucciso anche noi… …se non fosse stato per i Detak! Furono loro a salvarci, attaccandoli con coraggio: con grida selvagge e armati solo delle loro fragili lance, persuasero quei giganti del cielo a rinunciare alle loro ultime prede!.


Zagor 576: "Scontro di titani", luglio 2013. Cover di Gallieno Ferri


Nel finale della storia, sono proprio i Nak-wi-tah a consentire a ZAGOR e compagni di lasciare l'altopiano: infatti, pur trattandoli come semidei, i Detak non permettono né ai coniugi Summers né agli altri (tra cui, il già citato Akawe e la guida Rulfo) di abbandonare la loro cittadella. Dopo un fallito tentativo di fuga, i Nostri tornano al suddetto villaggio e vengono a sapere che un Nak-wi-tah ha catturato una giovane madre per darla in pasto ai suoi piccoli (che tanto piccoli non sono, essendo infatti delle dimensioni di un essere umano). ZAGOR corre subito in soccorso della donna - assieme a HenryAkawe e alcuni abili guerrieri Detak – e, giunto nella tana del mostro, allontana i sopracitati piccoli dalla loro preda umana. Mentre quest'ultima viene portata in salvo, i Nostri affrontano lo pterosauro adulto che l'aveva rapita, più altri cinque. Vengono uccisi tutti: due dallo Spirito con la Scure, gli altri da AkaweLadro-di-Ombre e i Detak.


La giovane madre Detak riesce a salvare i suoi figli, ma viene catturata dal Nak-wi-tah – ZGR 577, p. 10


Zagor allontana i due piccoli Nak-wi-tah, mentre i suoi compagni prestano soccorso alla sventurata cavernicola – ZGR 577, p. 15

Il valoroso indio Akawe uccide un Nak-wi-tah – ZGR 577, p. 17


Zagor con la sua scure ed Henry Summers con il suo fucile uccidono altri due pterosauri – ZGR 577, p. 19

Con le grandi e resistenti ali dei Nak-wi-tah, Henry fabbrica di nascosto dei congegni simili a deltaplani, mediante i quali lui e il resto del gruppo – una notte in cui i Detak dormono profondamente (a causa delle grandi quantità di birra di radici che hanno bevuto) – si lanciano, a turno, da un'altezza di ben quattrocento metri, riuscendo a planare tra gli alberi, alla base del tepui. Il volo dei cinque si svolge senza particolari difficoltà, a eccezione di quello di CICO, che finisce appeso a testa in giù ad un ramo, e soprattutto a quello di Rulfo, il quale viene attaccato dall'ennesimo Nak-wi-tah. Fortunatamente, ZAGOR riesce prima a mettere in fuga il mostro, sparandogli diversi colpi di pistola, e poi ad afferrare l'amico (il cui deltaplano è stato danneggiato dallo pterosauro), evitandogli così di sfracellarsi contro la vegetazione. 

Zagor corre, anzi: vola, in soccorso di Rulfo, attaccato da un Nak-wi-tah - ZGR 577, p. 30
L'eroe ferisce lo pterosauro, costringendolo ad abbandonare la preda – ZGR 577, p. 31

Il Quetzalcoatlus northropi alias Nak-wi-tah messo a confronto con un uomo e una giraffa

NEMAIN

Chiamata anche Neman o Nemon, Nemain è una dea guerriera della mitologia celtica. Ne Il ritorno di Kandrax (M. Boselli [sog.&scen.] – G. Ferri-M. Torricelli-C. Marcello [dis.], nn. 431-435), la malvagia Nemain, assieme a sua sorella Macha – moglie di DONN L'OSCURO – e ai mostruosi FOMHOIR, combatte la Guerra Eterna contro i guerrieri Fianna, i quali sono affiancati da ZAGOR e Tonka


Zagor 433: "Gli eroi del Ramo Rosso", agosto 2001 - Cover di Gallieno Ferri

I Fianna possono contare, inoltre, sull'aiuto di Morrigan, l'altra sorella di Nemain. Come racconta il simpatico Mac Morna a CICO, tanti anni fa, sia Morrigan che Nemain erano innamorate dello stesso guerriero, Cuchulainn, il mastino dell'Ulster! Ma lui amava Morrigan… …ed è da allora che le altre due sorelle giurarono eterno odio a Morrigan e a tutti i discendenti di Cuchulainn, tra cui noi membri della Compagnia dei Fianna!. A differenza della scialba Macha, Nemain – che fa collezione di anime (quelle dei guerrieri morti in battaglia) e ha la facoltà di trasformarsi in uno stormo di corvi dagli artigli intrisi di veleno (uno dei suoi appellativi è infatti Nemain la Velenosa) – si dimostra un temibile avversario per i Nostri, sia nel suo mondo – l'Isola delle Ombre o Dun Scaith (un luogo che si trova nella dimensione parallela di Erin) – che a Darkwood, dove affianca Kandrax


Attraverso uno stuolo di corvi, Nemain si materializza sul campo di battaglia che ha visto i Fianna affrontare i guerrieri-ombra di Donn l'Oscuro – ZGR 433, p. 34


Nemain s'impossessa dell'anima di uno sfortunato Fianna – ZGR 433, p. 35

Zagor 434: "L'isola dele ombre", settembre 2001 - Cover di Gallieno Ferri
A Dun Scaith, essa scatena i suoi GUERRIERI-OMBRA contro ZAGOR e compagni, e, quando questi ultimi li sconfiggono, punisce con la morte - servendosi appunto dei suoi feroci corvi - il traditore Cael. Uno dei corvi, però, viene ucciso da ZAGOR, che in questo modo ferisce Nemain: ripreso, infatti, il suo aspetto, la malvagia dea si ritrova priva dell'occhio sinistro e con tutta la corrispondente parte del volto sfigurata. Desiderosa di vendetta, ma anche consapevole che i Fianna uniti sono invincibili, Nemain scatena gli elementi allo scopo di dividere i suoi nemici: Brume, foschie, caligini di queste terre nebbiose… radunate oblio e vertigini, cancellate uomini e cose… …così Finn, Oisin, Mac Lia e poi gli altri, resi ossessi, e smarriscano la via… e smarriscano se stessi!La dea riesce nel suo intento: a causa della fittissima nebbia, buona parte dei Fianna finisce nelle grinfie di BALOR, il re dei FOMHOIR, il quale li pietrifica. I loro corpi vengono quindi portati nella Torre Nera. ZAGOR, Tonka e Oisin riescono invece a evitare la cattura e, decisi a liberare i loro compagni, raggiungono la dimora di DONN, dove è presente anche Nemain. A quest'ultima, pertanto, si presenta l'occasione per vendicarsi di ZAGOR: colpita con la scure dal Nostro, che così le impedisce di uccidere il druido Finegas, la dea si volge verso l'eroe, trasformandosi nei corvi. Di nuovo tu!... La tua anima sarà mia, Zagor!, esclama Nemain, ma Dermot O'Dyna salva il Nostro, scagliando contro di lei Grande Furia e Piccola Furia, le sue spade magiche. 


Nemain si avventa contro Zagor, che le ha appena impedito di uccidere il druido Finegan – ZGR 434, p. 56

Dermot O'Dyna salva Zagor, scagliando contro Nemain le sue spade magiche – ZGR 434, p. 57
Zagor 435: "Guerra eterna", ottobre 2001 - Cover di Gallieno Ferri


Benché ferita (sul suolo rimangono, privi di vita, alcuni dei suoi corvi), Nemain riesce comunque a fuggire e raggiunge Darkwood per continuare la Guerra Eterna a fianco, come abbiamo già detto, del druido Kandrax, che ha occupato Fort Henry. Stavolta, tuttavia, non è solo il suo volto a essere sfigurato: la dea, infatti, risulta priva della mano destra. 


Priva dell'occhio sinistro e della mano destra, Nemain raggiunge a Darkwood l'alleato Kandrax – ZGR 435, p. 34

Oltre a dover fronteggiare ZAGOR, Tonka, Oisin e Mac Morna, che giungono a Darkwood grazie a un incantesimo di Morrigan, Nemain deve vedersela anche con la suddetta sorella, la quale ha affidato allo Spirito con la Scure un'importante missione: distruggere il Fer Leabhair, il Libro Nero, di cui Kandrax è entrato in possesso, e fermare così la Guerra Eterna.  Sempre con l'aiuto di Morrigan, i Nostri sconfiggono i Chippewa di Scure Rossa e il professor Morgast, che agivano agli ordini di Kandrax. A questo punto, Nemain decide di passare al contrattacco e, prese le sembianze di Mac Morna, cattura Oisin e attira Morrigan in un'imboscata, quindi ordina ai rovi di assalire l'odiata sorella e di imprigionarla in un groviglio inestricabile. Nello stesso momento, Kandrax riesce a soggiogare la volontà di ZAGOR, che, con l'aiuto dei Cree (anch'essi al servizio del druido) cattura CICO e alcuni guerrieri Mohawk (tra cui, il valoroso Ateka), li porta a Fort Henry. Qui l'eroe, svegliato da Kandrax medesimo, viene  rinchiuso nel sotterraneo. L'intento del druido è davvero diabolico: infatti, oltre a soggiogare ancora la mente del Nostro per spingerlo a uccidere con le proprie mani CICO e gli altri, egli vuole sacrificare, mediante i suoi doppi magici (stock) tre care amiche di ZAGOR, ossia Margie Coleman, Frida Lang e Gambit. Lasciato lo Spirito con la Scure, Kandrax raggiunge con il suo corpo astrale Nemain e le dice di tornare a Fort Henry per assistere all'imminente battaglia tra i Mohawk di Tonka e i Cree. La dea promette al druido che sarà al forte tra breve e, quando il suo alleato scompare, decide di sbarazzarsi una volta per tutte di Morrigan, dando fuoco al groviglio in cui è imprigionata. A salvare Morrigan è però l'inaspettato intervento di Bran e Sceolan, i cani fatati di Oisin, e dei guerrieri di Tonka, che costringono Nemain a volare via nelle sue sembianze corvine. Come previsto da Kandrax, Tonka decide di attaccare Fort Henry prima che faccia notte, ed è così che, davanti agli occhi del druido e di Nemain, i Mohawk si scontrano con la cavalleria Cree


Morrigan cade nell'astuta trappola tesagli da Nemain – ZGR 435, p. 55
Nemain imprigiona l'odiata sorella in un groviglio di rovi – ZGR 435, p. 56

Mentre all'esterno del forte infuria la battaglia, Morrigan libera il suo corpo astrale e raggiunge ZAGOR, che, su ordine di Kandrax, è stato bendato e imbavagliato dai Cree. Morrigan libera a sua volta il corpo astrale dell'eroe, permettendogli così di salvare le sue amiche, distruggendo, uno dopo l'altro, gli stock del druido. Costui, affiancato sempre da Nemain, decide di uccidere personalmente ZAGOR e scende nel sotterraneo per strappargli il cuore con il suo coltello sacrificale. A impedirglielo è il già citato Ateka, il quale è stato liberato, assieme agli altri, da Oisin, a propria volta liberato dai suoi formidabili cani, penetrati nel forte con un astuto trucco. Kandrax, tuttavia, non si dà per vinto e soggioga sia la mente di Ateka che quella di Mac Morna, ordinando a costoro di uccidere ZAGOR. L'eroe stordisce con un pugno l'indiano, ma viene colpito alle spalle – con l'asta della lancia - dal guerriero Fianna. Intanto, Nemain, giunta nella parte del forte dove si trova il Fer Leabhair, tenta invano di impedire a Oisin di bruciare il malefico libro. Nell'attimo stesso in cui le pagine di quest'ultimo vanno in fumo (il che avviene proprio quando Tonka e i suoi guerrieri sconfiggono i Cree), Mac Morna – che si accingeva a uccidere ZAGOR – ritorna finalmente in sé. Che mi succede?..., chiede il Fianna all'eroe, che risponde: Eri sotto l'incantesimo di Kandrax, amico!. Mac Morna, furioso, vorrebbe fare a pezzi il druido, ma ZAGOR lo ferma - No! Spetta a me! – e, afferrata la scure di Ateka, si avvicina a Kandrax per fargli pagare una volta per sempre le sue malefatte. Prima però che possa colpirlo, i corvi di Nemain entrano nel sotterraneo e portano via il druido, scomparendo assieme ad esso. Nemain l'ha riportato sull'Isola delle Ombre! – dice, quella sera, l'ormai libera Morrigan a ZAGORMa non credere che se la passerà bene! Kandrax ha lasciato che il Libro Nero venisse distrutto!... Donn sarà furioso con lui! La "Guerra Eterna" è finita e le forze del male hanno perso anche a Erin!
       


Sotto forma di corvi, Nemain cerca d'impedire a Oisin di distruggere il Libro Nero – ZGR 435, p. 94

Prima che Zagor colpisca Kandrax, Nemain riporta quest'ultimo sull'Isola delle Ombre – ZGR 435, p. 97

NUBE DEL SONNO

La mostruosa nube – detta anche Nube Nera - che, ne Il Signore Nero (T. Sclavi [sog.&scen.] – F. Donatelli [dis.], nn. 194-196), lo stregone Mord invia contro il villaggio dei PICCOLI UOMINI, colpevoli di essersi alleati con GaladZAGOR e CICO

Zagor 195: "Il signore nero", ottobre 1981 - Cover di Gallieno Ferri

Preceduta da una minacciosa apparizione dello stesso Mord (la cui magia non ha effetto su Galad e i Nostri), la Nube del Sonno avvolge nelle sue tenebrose spire prima Olom, il capo del villaggio, poi tutta la sua gente (con l'eccezione di PANKO) e, infine, il messaggero che Olom aveva inviato per mobilitare i popoli di Golnor contro il Signore Nero. I PICCOLI UOMINI non vengono uccisi dalla nube, ma sprofondano in un sonno senza fine: un destino simile alla morte, se non peggiore. Tuttavia, al termine della storia, con la morte del Signore Nero e di Mord per mano rispettivamente del mago Elchin e di Galad, le simpatiche creature si ridesteranno dal loro sonno.  



Evocata dallo stregone Mord, la Nube del Sonno piomba sul villaggio dei Piccoli Uomini - ZGR 195, p. 33



La Nube del Sonno fa la sua prima vittima: Olom, il capo del villaggio - ZGR 195, p. 34



I Piccoli Uomini cadono vittima della mostruosa nube - ZGR 195, p. 36



Precipitati i Piccoli Uomini in un sonno senza fine, la nube raggiunge il messaggero che era stato inviato da Olom - ZGR 195, p. 37

Completata la malvagia missione affidatagli da Mord, la Nube del Sonno prosegue il suo cammino - ZGR 195, p. 38.
NUCKELAVEE

Nella mitologia celtica, il Nuckelavee (o semplicemente Nuckelavee) è un demone che vive nel mare della Scozia (precisamente nelle acque che bagnano le isole Orcadi), una sorta di mostruoso ibrido uomo-cavallo. Quello che compare ne Il principe degli Elfi (M. Boselli [sog.&scen.] – M. Torricelli [dis.], Speciale n. 11) ha invece l'aspetto di un drago dotato di zampe simili a tentacoli. Con una di esse, Nuckelavee, emerso all'improvviso dal fiume che solca la Valle delle Voci (agli estremi confini di Darkwood), afferra ZAGOR e lo trascina sottacqua. 

Zagor Speciale 11: "Il principe degli elfi", Aprile 1999 - Cover di Gallieno Ferri

Nuckelavee emerge all'improvviso dal fiume che solca la Valle delle Voci - Speciale ZGR 11, p. 21

Il mostro trascina sottacqua Zagor, che tenta invano di liberarsi a colpi di scure - Speciale ZGR 11, p. 22

L'eroe cerca di liberarsi e colpisce il mostro con la sua scure, ma non ottiene alcun effetto. A salvare ZAGOR da una morte sicura è il prode Auberon, principe dei Tuatha De Danann, il quale si tuffa e trafigge Nuckelavee con la sua speciale spada, la spada di Lug. La creatura, per nulla insensibile all'arma del principe, lancia un terrificante urlo di dolore e scaraventa sia ZAGOR che Auberon sulla riva. Dov'è finito quel mostro? L'hai ucciso?..., chiede, poco dopo, un confuso ZAGOR al suo salvatore. Se l'è filata!... Non è semplice uccidere Nuckelavee!, risponde Auberon, riponendo la spada nel fodero. Nuck… che cosa?!..., gli domanda il Nostro, e il principe risponde: Nuckelavee… l'Elfo acquatico…uno dei peggiori elementi della Corte Maledetta! Solo le armi dei Tuatha De Danann lo possono ferire!

Auberon interviene in soccorso di Zagor - Speciale ZGR 11, p. 23

Ferito da Auberon, Nuckelavee scaraventa questi e Zagor sulla riva e si allontana - Speciale ZGR 11, p. 24
ZAGOR è sempre più confuso: Le tue spiegazioni non aiutano il mio mal di testa, Auberon… e se questo non è un accidente di assurdo sogno, mi dici come sono finito in fondo a un fiume e adesso mi ritrovo sulla sponda di un lago sconosciuto?... . Auberon gli risponde: Perché non sei più nel tuo mondo, Zagor!... Non sei più nella tua Darkwood! Nuckelavee ti ha trascinato oltre il "varco" nel fiume!... Questa è Tir-Nan-Og!. ZAGOR, allora, chiede ad Auberon: Perché mai quel mostro si sarebbe preso tanto disturbo?... . E il principe risponde: Non saprei, forse cercava me.

Nuckelavee insegue un giovane orcadiano in un'illustrazione del pittore britannico James Torrance (1859-1916).

Comunque sia, Nuckelavee non è l'unico e nemmeno il più terribile tra i numerosi mostri che compaiono nella storia (vedi BANSHEE, FOMHOIR, CORTE MALEDETTA, SLUAGH).



Massimo Capalbo

N.B. Trovate i link alle altre parti di Zagor Mosnters sulla Mappa!