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sabato 19 gennaio 2013

CRONOLOGIA RAGIONATA DELLA COLLANA "I PROTAGONISTI" - QUARTA PARTE: TORO SEDUTO

di Francesco Manetti

Nonostante i buoni propositi espressi nella prima puntata introduttiva della nostra Cronologia ragionata della Collana "I Protagonisti" l'opera prosegue a rilento... ma va comunque avanti! Dopo Custer ci eravamo occupati nella seconda parte di Geronimo e Billy the Kid e nella terza parte di Jed Smith. Adesso analizzaremo il n. 5 della serie, utilizzando il consueto canovaccio: riassunto "ampliato" dell'albo; analisi delle rubriche con altre, eventuali, curiosità; scheda tecnica arricchita.



Toro Seduto e Buffalo Bill, protagonisti del Wild West Show, in una foto del 1885.



Il profeta dei Sioux

a) La storia

Nel 1831, in un anno di terribili epidemie per gli indiani del Medio Missouri, nacque in una tribù dei Dakota Hunkpapa un papoose che sarebbe poi diventato universalmente celebre con il nome di Ta-tanka I-Yotanka (così in una delle tante trascrizioni dalla lingua Sioux) ovvero Toro Seduto - o Sitting Bull come lo avrebbero chiamato gli Americani di origine inglese. Il secondo nome, dopo quello di Va Piano della sua prima infanzia, gli venne dato da suo padre Toro-Che-Balza, dopo una profetica visione di un bisonte parlante. In altre versioni Toro Seduto è il nome stesso del padre, che lo cede al figlio dopo una prima spedizione vittoriosa contro i Crow nel 1845, durante la quale il ragazzo riuscì a "toccare" il nemico. Anche il giovane Ta-tanka aveva un dono: quello di interpretare i messaggi di allarme degli animali selvatici, ritenuti da lui dei veri e propri oracoli; e per questo fu noto anche come medicine man. 



Una singolare foto del 1881: Toro Seduto con gli occhiali!



Nel 1848 Toro Seduto uccise per pietà, centrandola con un freccia al petto, una prigioniera Crow che era stata messa al rogo dagli Hunkpapa come sgualdrina. Nel 1851 Ta-tanka si sposò per la prima volta e imbracciò il suo primo fucile nel 1856, durante l'ennesima sortita contro i Corvi. Dopo la battaglia divenne capo della società militare dei Cuori Forti. L'anno seguente adottò come fratello minore un piccolo Assiniboine, che successivamente prese il nome di Toro-Che-Balza, in onore al padre di Ta-tanka che sarebbe morto anni dopo in un combattimento contro i Crow. Nel 1861, all'inizio della Guerra Civile fra il Nord e il Sud degli USA, i Sioux Hunkpapa di Toro Seduto non si schierarono, nonostante le pressioni confederate. Però, a causa degli scontri fra i bianchi e i Santee del Minnesota, anche gli altri Sioux cominciarono a pagarne le conseguenze. Toro Seduto decise così di riconsegnare di persona una prigioniera bianca, Fanny Kelly, a Fort Rice, anche se il suo gesto fu all'inizio interpretato come un tentativo di un attacco a sorpresa. Toro seduto partecipò ad alcune battaglie nel 1863 ma la pace si spezzò definitivamente nel 1864, dopo la notizia dello spregevole massacro di Arrapaho e Cheyenne sul Sand Creek in Colorado a opera di John Chivington. Il Dakota esplose di razzie e rapine tanto che il Governo inviò un corpo di spedizione militare, guidato dal Generale Connor.


Toro Seduto, con la madre, e sua figlia, che tiene in braccio un bambino,



Con la fine della Guerra di Secessione il Ministro della Guerra U. S. Grant tentò di riportare ordine nelle zone dei Sioux, ma (dopo le incusrsioni vittoriose di Nuovola Rossa) fu solo nel 1868 che i Dakota Hunkpapa - infinitamente sospettosi nei confronti dei wasichu - firmarono il Trattato di Pace di Laramie, nonostante le ritrosie di Toro Seduto. Ripresero così le guerriglie ai danni delle altre tribù di pellerossa e soprattutto contro i Crow, i nemici di sempre. Nel 1874 il Generale Sheridan incaricò Custer di verificare l'esistenza di giacimenti auriferi sulle Black Hills, nel territorio dei Dakota. L'esito positivo - che attirò numerosi minatori in zona - servì da pretesto per una nuova guerra indiana. Il culmine degli scontri si ebbe il 25 giugno 1876 quando oltre 3.500 indiani guidati da Toro Seduto, Cavallo Pazzo e Nuvola Rossa sconfissero sul Little Big Horn gli uomini del Settimo Cavalleggeri. Una curiosità. Albertarelli crea dunque il primo team-up della storia editoriale bonelliana: Custer era stato infatti il protagonista del primo numero della collana.


Cavallo Pazzo, 1877



Braccato ma indomito Toro Seduto andò in esilio in Canada nel 1877 e vi restò fino al 1881, nel Saskatchewan. Quandò tornò negli Stati Uniti, spinto dalla fame e dall'angoscia per la sua tribù, ridotta ormai soltanto a donne, vecchi e bambini (gli altri guerrieri lo avevano infatti abbandonato), Toro Seduto fu catturato e tenuto prigioniero a Fort Randall fino al 1883. L'anno seguente entrò nel Circo Barnum, partecipando al Wild West Show di Buffalo Bill come attrazione esotica, destinando il ricavato delle sue esibizioni ai poveri della sua tribù. Ta-tanka girò così per tutta l'America e addirittura in Europa, diventando famosissimo. Toro Seduto fu ucciso il 15 dicembre 1890 nella Riserva di Standing Rock, in seguito agli scontri fra i suoi uomini e la Polizia Indiana incaricata di arrestarlo perché si temeva una sua fuga. Fu sepolto a Fort Yates; nel 1953 il suo corpo fu riesumato e traslato a Mobridge, nel South Dakota. L'ultima battaglia fra pellerossa e bianchi, che scoppiò in seguito alla notizia dell'assassinio di Ta-tanka I-Yotanka, si combatté lungo il Wounded Knee, fra i soldati del 7° Cavalleggeri e i Lakota di Big Foot.


Il corpo di Big Foot. Wounded Knee, 1890



b) Le rubriche: curiosità e commenti

Il profeta dei Sioux è il titolo del pezzo introduttivo scritto da Rino Albertarelli: si ricorda la grande saggezza e la grande umanità del capo dei Dakota, che più volte salvò la vita di prigionieri destinati a orrenda morte; e si spezza una lancia a favore dei pellerossa che, da popolo invaso, avevano avuto ogni diritto di difendersi. Anche con la violenza. Lunga e densa, come al solito, la bibliografia, forte di una ventina di libri americani - citati con il titolo originale. Tra questi spicca il Racconto della mia prigionia fra i Sioux, redatto da Fanny Kelly nel 1891, l'anno successivo alla morte di Toro Seduto.


La prima tomba di Toro Seduto, a Fort Yates.



La postfazione si intitola invece Il prezzo della conquista. Un articolo con un taglio originalissimo - soprattutto per i politicizzati anni Settanta. Oggi verrebbe definito "politicamente scorretto" e molto probabilmente non pubblicato con quella impostazione. Quanti sono stati gli abitanti del Nuovo Mondo massacrati dagli Europei in seguito alla (ri)scoperta dell'America? Albertarelli (ricordiamo che non fu solo un fumettista ma anche un grande studioso di vicende americane) ci informa che agli inizi del XX secolo le cifre degli storici oscilavano fra un minimo di 10 milioni e un massimo di 100 milioni di morti. Troppi. Come spiegazione segue un lunghissimo e interessantissimo trattato antropologico sulle condizioni di equilibrio di natura fra preda erbivora, pascoli e cacciatore umano (tali erano i pellerossa prima dell'invasione bianca), sull'estensione minima dei territori di caccia e sul numero massimo di individui che ogni territorio poteva assorbire per poterne garantire un adeguato sostentamento.



L'attuale luogo di sepoltura di Toro Seduto, a Mobridge, nel South Dakota, nei luoghi della sua giovinezza.




Seguendo il ragionamento di Albertarelli si calcola perciò il numero reale di indiani in Nord-America fra '700 e '800: massimo 1 milione, ma più probabilmente 600.000. Per esempio, i Dakota - protagonisti assoluti dell'albo, con la loro guida Toro Seduto - non potevano essere più di diecimila, in una zona vasta quanto tutta l'Italia settentrionale. Albertarelli - grazie ai numeri e alla scienza - riporta dunque le emozioni sulla Terra. Stigmatizza il razzismo, le uccisioni, le persecuzioni, le deportazioni, i massacri, gli inganni, le ruberie, le false promesse e tutto quanto i pellerossa degli Stati Uniti hanno dovuto subire per colpa di Washington... Il grande autore si chiede infine se non sarebbe stata possibile una conquista pacifica, un'integrazione armoniosa e amorevole. E si risponde di no.




Copertina della Collana I Protagonisti n. 5, gennaio 1975.




I Protagonisti 5
TORO SEDUTO - IL PROFETA DEI SIOUX
Gennaio 1975
pag. 108, £ 800
Testi: Rino Albertarelli
Disegni: Rino Albertarelli
Frontespizio: Rino Albertarelli
Copertina: Rino Albertarelli
Rubriche: Rino Albertarelli
Direttore responsabile: Sergio Bonelli
Casa editrice: Daim Press
3a copertina: elenco degli arretrati
4a copertina: pubblicità del n.6



Francesco Manetti

P.S. Trovate i link a tutti gli altri post dedicati alla Collana I Protagonisti sulla pagina delle Cronologie! 

domenica 23 dicembre 2012

CRONOLOGIA RAGIONATA DELLA COLLANA "I PROTAGONISTI" - PRIMA PARTE

di Francesco Manetti


Pacta sunt servanda

Come avevamo promesso qualche tempo fa iniziamo con questo post un discorso più approfondito su una delle più interessanti collane "brevi" nella storia della casa editrice di Via Buonarroti. I Protagonisti verrebbe forse oggi definita una "miniserie", usando quel curioso - e poco accattivante - neologismo di impronta chiaramente oltreoceanica. Si trattò, invece, di una "miniserie per forza". Come spiegava lo stesso Bonelli Figlio in un commosso editoriale pubblicato sul n. 3, l'autore della raccolta, il grande Rino Albertarelli (uno dei precursori del fumetto avventuroso italiano, come avevamo già spiegato nell'intervento dedicato al volume Eccetto Topolino), era morto quando ancora non si avevano i dati di vendita del primo numero della collana. Il decimo titolo, rimasto incompleto, venne terminato da un ispiratissimo Sergio Toppi, che contribuì a creare un capolavoro fra i capolavori.


Lo straordinario Dottor Faust di Federico Pedrocchi & Rino Albertarelli.



Introibo

a) L'autore: una vita in due pennellate...

Rino Albertarelli nacque a Cesena l'8 giugno 1908. Trasferitosi a Milano verso la fine degli anni Venti collaborò al Balilla, incontrando Antonio Rubino, uno dei "padri fondatori" del fumetto italiano sul Corriere dei Piccoli. Nella prima metà degli anni Trenta lo vediamo in ruolo presso l'editore Boschi, realizzando corredi iconografici per libri e riviste destinati ai più giovani. Il suo primo fumetto risale al 1936: si tratta della storia I Pirati del Pacifico, che apparve sul periodico Argentovivo! L'ingresso in Mondadori è nell'anno seguente. Nascono Kit Carson, Il Dottor Faust (su testi di Pedrocchi), Gino e Gianni e così via. In quel periodo troviamo la firma di Albertarelli sulle testate goliardico-umoristiche Bertoldo e Marc'Aurelio. Sotto Zavattini collaborò alla rivista Le Grandi Firme. All'alba della Seconda Guerra Mondiale Gian Luigi Bonelli lo volle per il suo Audace dove, nel 1941, Albertarelli realizzò Capitan Fortuna. Terminato il conflitto lo vediamo ai disegni di Big Bill, per il periodico Cowboy di De Leo. Nei decenni successivi lo troviamo impegnatissimo nella sua attività di illustratore di volumi per ragazzi, soprattutto per la Carroccio di Boschi. Nel 1965 fondò a Bordighera, con altri colleghi e appassionati, il Salone Internazionale del Fumetto - che poi sarebbe traslato a Lucca.



Gino e Gianni, di Pedrocchi & Albertarelli

I Protagonisti segnarono - dopo un ventennio - il riaffacciarsi di Albertarelli, come autore completo, alla letteratura per sequenza di immagini. Fu il suo testamento artistico, la sua opera definitiva, pubblicata in grandissima parte postuma. Rino Albertarelli morì infatti appena sessantaseienne il 21 settembre 1974, a Milano.


b) Dieci piccoli indiani (e cow-boy, e soldati, e frontier man, e...)

La collana I Protagonisti, realizzata interamente da Rino Albertarelli (testi, disegni, copertine, rubriche, frontespizi), si compone di dieci albi  mensili di grande formato (20,5 x 28 invece del consueto 16 x 21 bonelliano) usciti fra il settembre 1974 e il giugno 1975. Ogni numero è dedicato a un personaggio realmente esistito che - nel bene o nel male - contribuì alla storia del West. Della serie sono state proposte, nel corso degli anni, due ristampe: qui ci occuperemo soltanto della raccolta originale.


c) Guida alla guida

Di ogni albo leggerete - in questa e nelle puntate seguenti della cronologia ragionata - un riassunto della storia (eventualmente - ma non necessariamente - arricchito di notizie riguardanti la biografia del Protagonista che potrebbero risultare "mancanti" o solo accennate nelle tavole); una riflessione sulle rubriche con probabili altre disgressioni; e quei dati tecnici, che solitamente trovate nelle nostre recensioni riunite sotto l'egida del Giorno del Giudizio, in una versione ampliata e occasionalmente arricchita con "curiosità" editoriali.
In questa prima parte ci occuperemo soltanto del numero uno (su Custer); successivamente verranno presi in esame uno o due fascicoli alla volta.


Custer a West Point



Cacciatore di gloria

a) La storia

Nato nel 1839 e ribelle fin da piccolo, il sedicenne George Armstrong Custer dell'Illinois convince il deputato conservatore Bingham a intercedere per lui per poter essere ammesso all'accademia militare di West Point, dove entrò - con tanto di fluente chioma bionda - nel 1857. Nonostante fosse un allievo disastroso, allo scoppio della Guerra Civile, nel 1861, anche Custer tornò utile e si fece valere nella battaglia di Big Run.


Custer nel 1862, durante la Guerra Civile.


Dopo una licenza trascorsa nel Michigan, dove ebbe modo di fare più di una figuraccia (anche con la ragazza che adorava, Libbie Bacon, che lo chiamava con il nomignolo di Autie), a causa dello smodato consumo di alcool e tabacco, rientra nei ranghi nel 1862 e viene assegnato alla Sezione Palloni di Bowen, per controllare dall'alto gli spostamenti delle truppe sudiste. Ritornato nel 5° Reggimento fa la sua prima vittima, sparando alle spalle a un confederato in fuga per sottrargli cavallo e sciabola, I mesi successivi lo vedono sfilare davanti a tutta una serie di delusioni, sia in campo amoroso, sia in campo politico-militare. La svolta avviene nel 1863, sulla riva del Rappahannok, quando Custer guida con i suoi Wolverine una fortunata azione contro i ribelli, guadagnandosi il brevetto temporaneo di Brigadier-generale al comando della Brigata Michigan. Il grado ufficioso di "generale" gli rimarrà per tutta la vita...


Custer con la moglie Elizabeth "Libbie" Bacon.



Sfrontato, spericolato, esigente nei confronti dei sottoposti, vanesio nel vestire: nel 1864 Custer sposa l'amata Libbie. La Guerra di Secessione continuò fino al 1865, fra devastazioni, spargimenti di sangue e vendette: il tavolino sul quale Grant e Lee firmarono la pace ad Appomattox fu regalato da Sheridan a Custer per la moglie Elizabeth. Nel 1866, a Hempstead, il "generale ragazzo" rimette in riga una divisione di reduci sull'orlo dell'ammutinamento e ottiene di essere distaccato nel West, al 7° Cavalleggeri, presso Fort Riley nel Kansas. Il battesimo del fuoco di Custer nelle terre della Frontiera avvenne nel 1867 contro i Cheyenne: le operazioni non andarono per il verso giusto e Custer fu addirittura processato e sospeso per abbandono del campo di battaglia (era tornato precipitosamente dalla moglie, sopraffatto dal desiderio di rivederla).



Il Generale Sheridan.



Fu reintegrato in servizio nel 1868 da Sheridan in vista della campagna invernale contro i Cheyenne: l'accampamento di Black Kettle fu sterminato all'alba sulle rive del Washita, ma il drappello del maggiore Elliott venne sopraffatto mentre inseguiva un gruppo di indiani in fuga lungo la vallata. Le azioni contro i Cheyenne proseguirono nel 1869 e nel 1870. Successivamente la cavalleria agli ordini di Custer fu impiegata in azioni di scorta, o di polizia militare contro il Ku Klux Klan e contro i distillatori clandestini di whiskey. Nel 1873 il Settimo fu trasferito nel Dakota, per contrastare i Sioux in fermento. Nel 1874 i minatori trovarono l'oro sulle Black Hills, montagne sacre per i pellerossa del luogo.



Minatori sulle Black Hills.


Nel 1875 un primo tentativo da parte di Washington di acquistare le Colline Nere portò quasi al massacro dei rappresentanti governativi. Nel 1876 fu infine organizzata una spedizione per cacciare gli indiani e proteggere i minatori. Il momento cruciale nella vita di Custer si avvicinava. L'impulsività di Autie, la burocrazia militare, la sete di gloria (a molti alti gallonati - non solo a Custer - faceva gola il comando di quella che poteva essere la battaglia risolutiva della questione indiana), errori strategici ed errori tattici: gli uomini al suo comando rimasero soli, furono accerchiati e sterminati da un numero di indiani almeno dieci volte superiore (numerose tribù - soprattutto Sioux, Cheyenne e Arapaho - raccolte sotto la guida di Toro Seduto). Era il 25 giugno 1876, sul Little Big Horn. Il corpo di Custer fu ritrovato denudato ma intatto. Fu sepolto nel 1877 a West Point e lì ancora riposa.


Il funerale e la tomba di Custer a West Point.


b) Le rubriche: curiosità e commenti

Rino Albertarelli, oltre che essere stato uno dei più grandi disegnatori nella storia del fumetto italiano, fu anche un puntuale studioso dell'epopea western. L'introduzione, intitolata Cacciatore di gloria, è sua (anche se non è firmata), e sua è anche la ricca Bibliografia, comprendente ben 20 volumi in inglese dedicati in esclusiva a Custer. La postfazione, siglata R. A., Su chi ricade il sangue del 7° Cavalleria?, ha un tono piuttosto particolare: insieme a quanto scritto nell'introduzione offre un profilo di Custer non del tutto negativo.


La tomba del Col. Myles Keogh sul Litlle Big Horn.



Non è dunque il dipinto del feroce sterminatore di indiani e stop, che ci è stato tramandato dalla letteratura e dalla cinematografia, anteriore e posteriore all'albo bonelliano. E' il ritratto di un uomo, "incredibile" e "normale" al tempo stesso, con i suoi lati eroici, con le sue sfaccettature romantiche e sensibili e con le sue tinte nere sull'anima. Un soldato dell'800, difficile da giudicare, senza galloni sulle spalle, negli anni Settanta del XX secolo, e ancor di più quasi quattro decenni dopo I Protagonisti... Salta all'occhio un particolare: se nelle rubriche Albertarelli offre un tratteggio in chiaroscuro della personalità custeriana, nel fumetto le valenze tenebrose sono preponderanti. Forse perché - ed era giusto che fosse così - quelle sfaccettature psicologiche e caratteriale - che si riflettevano sulle azioni materiali - erano più morbosamente attraenti e facevano più "avventura". Straordinaria l'attinenza dell'artista alla storia vera (è il "West della realtà", del quale si parla nella 4a di copertina, prima della pubblicità del numero successivo). Su tutto risaltano (notissimi grazie all'iconografia sterminata) i lunghi capelli biondi, che prima della battaglia fatale Custer si era però fatto tagliare cortissimi; cosa che gli evitò di essere riconosciuto come il "Figlio della Stella del Mattino", il massacratore di Washita, e di essere per questo scalpato e mutilato dagli amerindi.



La copertina della Collana I Protagonisti n. 1, settembre 1974



I Protagonisti 1
GEORGE A. CUSTER - CACCIATORE DI GLORIA
Settembre 1974
pag. 108, £ 800
Testi: Rino Albertarelli
Disegni: Rino Albertarelli
Frontespizio: Rino Albertarelli 
Copertina: Rino Albertarelli
Rubriche: Rino Albertarelli
Direttore responsabile: Sergio Bonelli
Casa editrice: Daim Press
4a copertina: pubblicità del n. 2


Francesco Manetti


P.S. Trovate i link alle altre parti della cronologia albertarelliana sulla pagina dedicata alle Cronologie!