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domenica 22 dicembre 2024

BONELLI 2024: BOSELLI VERSO L'INFINITO E OLTRE!

Diamo i numeri 87

di Saverio Ceri 

Bentornati a Diamo i numeri. In questa seconda puntata dedicata al riassunto annuale bonelliano in cifre, ci occuperemo degli sceneggiatori che hanno realizzato le 17950,83 tavole inedite pubblicate sulle testate dell'editore di Via Buonarroti in questo 2024.  

Scoprite chi si nasconde dietro l'albo di Dampyr, e saprete chi è lo scrittore bonelliano più pubblicato nel 2024. 

Gli sceneggiatori impegnati su albi bonelliani nel 2024, sono stati, per il terzo anno consecutivo, 73! Ne uno di più, ne uno di meno: non so quantificare quante possibilità ci fossero statisticamente di pubblicare esattamente lo stesso numero di scrittori per tre anni di seguito, ma non credo siano tante.
Gli sceneggiatori alla loro prima esperienza bonelliana sono stati otto, due in più rispetto al 2023. Nella tabella sotto appaiono segnalati come esordienti, ma alcuni di loro hanno alle spalle già una discreta carriera in ambito fumettistico. Nella graduatoria qui sotto trovate tutti i 73 sceneggiatori del 2024, incolonnati per numero di pagine inedite pubblicate; scoprirete a quali personaggi hanno collaborato e se il risultato degli ultimi dodici mesi è il loro Personal Best (PB verde se superato, o giallo se eguagliato), oppure se, come dicevamo poc'anzi sono all’esordio in casa editrice (E). 


Il podio
Aggiorniamo, come ogni anno da quando questa rubrica viene pubblicata su Dime Web, la contabilità da record di Mauro Boselli: anche quest'anno la medaglia d'oro degli sceneggiatori bonelliani più prolifici è sua. E' la ventunesima vittoria in carriera per lo sceneggiatore milanese, la quattordicesima consecutiva.
Per Mauro si tratta del 21° podio consecutivo, 27° complessivo. Boselli oltre alle ventuno virtuali medaglie d'oro, può infatti vantare  anche cinque argenti e un bronzo conquistati nei suoi 37 anni di carriera bonelliana da sceneggiatore. In numero di tavole è il suo decimo risultato di sempre, in altre nove occasioni infatti ha superato quota 2000; che per Boselli è quasi una routine, ma non è un exploit così comune. Nella storia della casa editrice a parte Mauro, hanno sfondato quota 2000 pagine in un solo anno, Nizzi, per tre volte, e una volta a testa Nolitta e Piani: ovvero, in 84 anni, delle sole 14 volte in cui è successo, ben 9 volte l'artefice di tale straordinario risultato di prolificità è stato Mauro Boselli...; ma non quest'anno. Per poco. 

Moreno Burattini ha sfornato per noi lettori bonelliani 1085 tavole in questo 2024. E' stato secondo solo a Boselli

Ottocento ventisei pagine più in basso troviamo Moreno Burattini, che conquista la medaglia d'argento del 2024, e il suo sesto podio in carriera, a cinque anni di distanza dal precedente. Con il secondo posto di quest'anno Moreno può vantare un palmares di 1 oro, 2 argenti e 3 bronzi.

Rimane sul podio per  il quinto anno consecutivo e per la decima volta in carriera Pasquale Ruju, quest'anno terzo. Aggiorniamo il suo medagliere bonelliano: 1 oro, 5 argenti e, con quello appena conquistato, 4 bronzi.

Un podio quasi inedito; i tre sceneggiatori solo un'altra volta, nel 2007, salirono in contemporanea sul podio, ma scambiandosi di posto: in quell'occasione l'ordine fu Burattini, Ruju e Boselli. Praticamente sul podio ci sono i tre vincitori dello "scudetto" degli sceneggiatori bonelliani dal 2006 a oggi. L'ultimo sceneggiatore a mettersi alle spalle i tre medagliati di quest'anno fu Claudio Nizzi nel 2005. Nizzi che quest'anno ritroviamo piacevolmente in Top Ten dopo sedici anni di assenza.

Pasquale Ruju, sul podio bonelliano dall'inizio del decennio, si conferma autore tra i più prolifici della case editrice.

La Top Ten
A proposito di Top Ten segnaliamo rispetto allo scorso anno l'ingresso di tre volti "nuovi": il veterano Nizzi, appunto, il navigato Vigna e il promettente Eccher. Lasciano i piani alti, almeno per quest'anno, Medda, dodicesimo; Rauch ventunesimo; e Baraldi ventottesima.
Sempre parlando di Top Ten, Boselli è presente per la 32a volta, e ininterrottamente da 31 anni; Berardi è alla 30a presenza di cui le ultime 10 consecutive; Burattini arriva ai piani alti per la 29a volta di cui cinque consecutive; Nizzi, dopo una lunga attesa, conquista la sua 26a Top Ten in carriera;  Ruju è ospite fisso  della Top Ten da 11 anni e la raggiunge per la 20a volta in carriera; una presenza in meno, 19 complessive, 3 consecutive, per Vietti, il suo sodale Enoch si posiziona tra i primi dieci per la 10a volta (8 consecutive); 8 presenze per Vigna, 3 per Eccher. Grazie al suo record personale Russo si piazza per il secondo anno consecutivo al decimo posto. 

Claudio Nizzi, dopo sedici anni di nuovo in Top Ten, è di gran lunga lo sceneggiatore più anziano ad aver firmato un albo bonelliano, - il Tex mensile appena uscito - ad 86 anni e tre mesi. Ovviamente vista la ripresa collaborazione, prossimamente migliorerà questo record. Il secondo in questa particolare graduatoria è Gianluigi Bonelli,  che si fermò a 82 anni e 1 mese, poco più. 

I veterani
Celebriamo Alfredo Castelli, che grazie alla storia di Zio Boris di gennaio e alle tavole aggiunte sulla ristampa del Docteur Mystère, ha trovato il modo di entrare in classifica anche  nell'anno in cui ci ha lasciati orfani della sua genialità, a 53 anni dall'esordio in casa Bonelli. Il testimone di veterano bonelliano passerà dal 2025 a Giancarlo Berardi che pubblica su albi SBE da 47 anni; quest'anno ritroviamo tra i decani pure Giorgio Pezzin, tornato sulle pagine bonelliane a 46 anni dall'esordio. Tra i veterani della casa editrice possiamo annoverare anche Maurizio Mantero, che leggiamo su albi Bonelli da 45 anni; Nonché Claudio Nizzi  che ha esordito 43 anni or sono, e Luigi Mignacco che frequenta Via Buonarroti da 41 anni; lo stesso tempo di Daniele Brolli, ma con tutt'altro tipo di assiduità. 
Tra gli autori pubblicati ininterrottamente ogni anno su albi Bonelli, registriamo inevitabilmente  che si ferma la striscia positiva di Alfredo Castelli a 48 anni: dal 1977 a oggi abbiamo letto almeno una sua storia. Luigi Mignacco, che lo segue in questa particolare classifica di costanza produttiva viene pubblicato ininterrottamente da 38 anni, seguito da Vigna (37 anni), Chiaverotti (36), Boselli (33), Burattini (32), Berardi (31), Ruju (30), Vietti (29), Enoch (26), Barbato e Mantero (25), Calza, Cajelli e Recagno (23). 

Giorgio Pezzin torna a pubblicare su albi Bonelli dopo 21 anni. Ovvero dai tempi di Legs Weaver 90 (maggio 2003). 

Serie per serie
Proseguiamo con la lista degli sceneggiatori più prolifici per ogni serie, almeno quelle con 320 tavole pubblicate nell'annata appena conclusa. Riportiamo qui sotto una tabella riassuntiva, con numero di tavole pubblicate dallo scrittore più presente nel 2024, e numero di vittorie annuali dello stesso autore relativamente alla serie in questione. 


Apriamo con Dampyr che per il 24° anno, il settimo consecutivo, incorona Mauro Boselli come autore principale. Il più prolifico sceneggiatore bonelliano della storia, non perde l'occasione per guadagnarsi anche un secondo scudetto in questo 2024: quello di Tex; per lui è il sesto titolo di Aquila della Notte consecutivo e il sedicesimo in carriera. Ancora distante dai 22 scudetti texiani di Nizzi, ma soprattutto dai 35 di Bonelli padre.
Stefano Vietti torna a primeggiare, dopo sei anni, nel derby con Enoch sulle pagine di Dragonero, aggiudicandosi il sesto titolo sul filo di lana, per sole 15 tavole sul co-creatore del personaggio.
Si interrompe la sequenza "rosa" nell'albo d'oro di Dylan Dog. Dopo tre anni di vincitrici, quest'anno abbiamo un vincitore: Alessandro Bilotta, che conquista il suo primo scudetto di Dylan Dog col minimo sforzo. Le 254 pagine con le quali ha superato gli altri 25 sceneggiatori dylaniati del 2024, rappresentano lo score più basso mai ottenuto dello sceneggiatore principale dell'anno dell'Indagatore dell'Incubo.  

E' Alessandro Bilotta lo scrittore più pubblicato su Dylan Dog nel 2024

Scontati il 27° successo di Giancarlo Berardi su Julia e il 10° di Claudio Chiaverotti su Morgan Lost. 
In mezzo ai due veterani, troviamo Giovanni Eccher che si impone come più prolifico autore di Martin Mystère per la seconda volta, con lo stesso numero di pagine, a due anni dal suo primo scudetto del mystero.
Allo stesso modo, dopo un'anno di interregno, torna a essere il più pubblicato su Nathan Never, Bepi Vigna, che giungendo al decimo "scudetto alfa" può appuntarsi una virtuale stella sulla maglia.
Torna ad essere il più pubblicato su Zagor, Moreno Burattini alla 29a affermazione annuale.

Gli Anni Venti
Come per i personaggi torniamo a parlare della classifica del decennio. Siamo esattamente a metà strada, alla quinta delle dieci tappe che ci diranno quali saranno gli sceneggiatori più pubblicati degli Anni venti del XXI secolo. Questa per ora la Top Ten della graduatoria che deriva dalla somma delle annate dal 2020 al 2024.


Nella classifica degli anni Venti, la Top Ten per il terzo anno consecutivo è composta dai soliti dieci nomi, ma in posizioni differenti: nessun nuovo sceneggiatore, infatti, è riuscito neppure quest'anno a conquistarsi il posto nei piani alti a scapito di un collega. Eppure ce ne sono diversi nel giro di poche centinaia di pagine che gravitano subito sotto il decimo posto.  
Praticamente consolidate le prime due posizioni, saldamente in mano di Boselli e Ruju; un po' più instabile il terzo posto, ma ancora per quest'anno occupato da Enoch. Sale al quarto Burattini, che punta a salire sul podio del decennio, mentre Vigna scala al quinto posto, perdendo una pozione anche quest'anno. Berardi si alterna con Rauch al sesto posto, mentre Vietti continua la risalita guadagnando un'altra posizione, quest'anno scavalcando Chiaverotti. Chiude la Top Ten Mignacco, che rimane stabile al decimo posto.


All-Time

Nella graduatoria storica bonelliana (ovvero dal gennaio 1941 a oggi), non si registrano sorpassi degni di nota, almeno nei primi venti posti; segnaliamo però che con le tavole pubblicate in questo 2024 Moreno Burattini ha superato quota 30.000 pagine bonelliane, è solo il sesto sceneggiatore, nella ultra ottantennale storia della casa editrice  a superare questa boa. Negli stessi dodici mesi Pasquale Ruju a superato invece quota 25.000 in casa bonelli, portando a  dieci il numero degli autori che possono affermare di aver tagliato questo traguardo. 

Anche per questa seconda parte è tutto. Se vi fosse sfuggita vi invitiamo a leggere la prima parte dedicata ai personaggi pubblicati nel 2024, e vi diamo appuntamento ai prossimi giorni con tutti i numeri dei disegnatori bonelliani e coi dati dei copertinisti, coloristi e albi speciali

Saverio Ceri 

N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri.

mercoledì 2 ottobre 2024

BONELLI IN DIGITALE - PUNTATA # 4

di Giampiero Belardinelli




Introduzione

Marzo 1977. Sono passati quasi due anni dall’uscita del primo numero di Mister No (giugno 1975) e, nonostante i dubbi iniziali di Sergio Bonelli, la serie sta consolidando la sua presenza in edicola e un pubblico sempre più numeroso sta seguendo le avventure dell’antieroe creato da Guido Nolitta. Considerati i crescenti impegni di editore, Sergio Bonelli affianca al suo alter-ego altri sceneggiatori in grado raccontare l’avventura, pur con diverse sfumature inedite rispetto al fumetto popolare classico. Nel racconto Destinazione Haiti (MN nn. 22/24, marzo-maggio 1977) debutta sulle pagine della testata lo scrittore e sceneggiatore Alfredo Castelli. Il suo è un ingresso in grande stile, con una storia tra le più significative del primo periodo della saga. Mister No si ritrova immerso in una realtà complessa e pericolosa, dove le linee di confine tra amicizia e tradimento, lealtà e inganno sono sfumate e incerte. La morte improvvisa di Robbins, un personaggio chiave nel passato di Mister No, funge da catalizzatore per una serie di eventi che trascinano il protagonista in una spirale di azione e suspense.


Geneviève

Sono gli anni Cinquanta, bellezza!

La scoperta della foto di Geneviève, che si rivela essere molto più di una semplice figura in uno scatto dimenticato, apre la porta a Mister No su un mondo di intrighi e lotte di potere. Lo scontro fra ribelli e militari, con il colonnello Kovacs come antagonista principale, rappresenta il classico conflitto fra oppressi e oppressori - una tematica ricorrente nella letteratura di avventura. Mister No, con il suo spirito indomito e la sua astuzia, si trova a navigare in questo mare tumultuoso, cercando di mantenere i propri valori e la propria integrità. La scena finale dell’albo Destinazione Haiti con Geneviève che punta una pistola contro Mister No, lascia i lettori in sospeso, desiderosi di scoprire quale sarà il destino dei personaggi e come si evolveranno le loro relazioni. Questo cliffhanger è un esempio dell'abilità narrativa di Castelli, che riesce a creare storie coinvolgenti e ricche di pathos, mantenendo sempre un legame forte con la realtà storica e sociale del contesto in cui si muovono i suoi personaggi. Mister No, con la sua umanità imperfetta e la sua ricerca di giustizia, continua a essere un eroe affascinante, capace di catturare l'immaginazione dei lettori e di portarli in un viaggio attraverso la dualità della condizione umana.


Kovacs, versione castelliana di Papa Doc


Angeli e demoni

Geneviève rappresenta una figura di spicco di quest’avventura, incarnando la lotta per la libertà e la giustizia in un periodo buio della storia del paese. La sua eredità è quella di una donna che, nonostante la sua posizione privilegiata, ha scelto di rimanere e combattere per i diritti di coloro che erano oppressi dal regime. Nel racconto non si fa mai il nome del Dittatore ma è probabile che Castelli abbia pensato a François Duvalier, noto come Papa Doc, medico e politico haitiano che divenne presidente di Haiti nel 1957 e successivamente dittatore dal 1964 fino alla sua morte nel 1971. Geneviève, con la sua educazione e la sua posizione, avrebbe potuto facilmente voltare le spalle alle difficoltà di Haiti, ma invece ha scelto di affrontarle, diventando un simbolo di coraggio e resistenza. La sua lotta non è stata solo contro la dittatura, ma anche contro le aspettative della società e le convenzioni del suo tempo. La sua figura è un esempio di come l'individuo possa influenzare e ispirare generazioni future a perseguire la giustizia e l'uguaglianza. Geneviève è un promemoria: nonostante le sfide e le avversità la speranza e la determinazione possono portare a cambiamenti significativi e duraturi. Il personaggio del colonnello Kovacs sembra incarnare un archetipo ricorrente nella narrativa: quello del tiranno fragile. Questa figura, spesso presente in opere letterarie e cinematografiche, rappresenta l'idea che dietro la facciata di potere e controllo si nasconda un nucleo di insicurezza e debolezza. La descrizione di Kovacs come un uomo che deve affidarsi a sostanze artificiali per mantenere un'immagine di forza evidenzia la sua vera natura e la sua dipendenza. Questo contrasto tra apparenza e realtà è un tema profondo che invita alla riflessione sul vero significato della forza e sulle maschere che molti indossano per nascondere le proprie vulnerabilità. La vuoi sapete una cosa, Kovacs? – gli dice Mister No dopo il duello – Senza droga non vali proprio niente!


Il duello e la fine di Kovacs


L’isola della magia

L'avventura di Castelli e Bignotti, con il suo fascino persistente e la sua capacità di inquietare, si colloca in una tradizione di storie che esplorano le tensioni culturali e spirituali di Haiti. Alcuni anni prima, Guido Nolitta aveva scritto Vudu! (Zagor Gigante 92-95), illustrata dallo stesso Bignotti, un’avventura che ha alcuni punti in comune con questa di Castelli. Gli autori hanno offerto ai lettori un viaggio nell'anima turbolenta dell'isola, dove si intrecciano credenze e pratiche di superstizione, paganesimo e cattolicesimo, che hanno dato vita al voodoo. La complessità delle relazioni umane, il conflitto tra potere e resistenza, e l'uso della magia come strumento di oppressione o liberazione sono temi ricorrenti che Castelli ha sapientemente tessuto nella sua storia. La figura di Kovacs, in particolare, è il paradigma di come il potere possa corrompere e distorcere, utilizzando la magia nera per scopi nefasti. La relazione tra Kovacs e la sacerdotessa Mama Matilda è un esempio di come tutto questo possa a volte essere intricatamente annodato a legami personali e familiari, come suggerito dalla sibillina frase pronunciata dalla Mambo, aspetto già evidenziato da Angelo Palumbo nel Mister No Index 1-100. Le visioni tormentate che affliggono Mister No, rappresentate con intensa visionarietà da Bignotti, sono particolarmente disturbanti e potenti. Soltanto Tiziano Sclavi, nell’avventura Ananga! (Mister No 90-92), è riuscito a scrivere per la testata sequenze horror altrettanto terrificanti.


Mama Matilda

Mister No 2.0

Chi scrive ha letto l’avventura in tutte le versioni uscite finora: nell’originale del 1977, nella ristampa Tutto Mister No (che ha subito importanti modifiche grafiche) e questa in Bonelli Digital Classic. Nell’occasione della rilettura in digitale ho scorso le vignette nell’edizione a colori, la stessa riproposta per la collana Mister No – Edizione Cronologica a Colori acquistabile in allegato con la Gazzetta dello Sport. Angelo Palumbo, nel già citato Mister No Index 1-100, fa una esaustiva analisi delle modifiche realizzate in Tutto Mister No. Lascio a lui idealmente la parola:

L'avventura ha avuto nella riedizione numerosi rimaneggiamenti. Il nome di Collins è stato cambiato in Robbins perché, un anno prima della ristampa, Nolitta aveva introdotto nella serie regolare un altro vecchio commilitone di Mister No chiamato così. I volti di tutti i tontons, degli impiegati aeroportuali e dello stesso Kovacs sono stati ridisegnati. Questi, nell'edizione originale, erano di razza bianca, ma poiché Haiti è abitata al 95% da neri, i redattori hanno pensato bene di far cambiare loro pelle e tratti somatici. Una pignoleria lodevole, che però ha decisamente rovinato le tavole di Bignotti e ha reso un po' troppo anonima la caratterizzazione grafica di Kovacs. Per fortuna, da questa rivoluzione grafica è stata risparmiata Geneviève. Un altro intervento riguarda le numerose espressioni spagnole che Castelli aveva impropriamente inserito nell'avventura: la lingua ufficiale di Haiti è infatti il Francese. Perciò, parole come bueno, milicia, cordillera, ciego, guerrillero, bruja sono state riscritte in Italiano o in Francese.


Mister No uccide Mama

Bignotti in digitale

Franco Bignotti è un disegnatore storico della Casa editrice milanese, per la quale ha lavorato a numerosi personaggi. L’autore è fin da subito entrato nel cuore dei lettori di Mister No e il suo segno "sporco" e tratteggiato ha dato un’identità forte alla serie. Seppure un ampio staff di disegnatori si è alternato sulle pagine della testata, Franco Bignotti e Roberto Diso sono stati i due punti di riferimento per gli altri colleghi. Differenti e complementari, Bignotti e Diso sono quello che nello Zagor classico sono stati Ferri e Donatelli. Nella lettura in digitale (in questo caso su un Surface Laptop) il segno di Bignotti appare particolarmente accattivante e il suo bianco e nero (non rovinato nell’edizione a colori) viene e esaltato dal potente bianco dello sfondo della vignetta.


Voodoo



Giampiero Belardinelli


N.B. Trovate i link alle altre puntate di Bonelli in digitale su Cronologie & Index!

martedì 2 aprile 2024

BONELLI IN DIGITALE - PUNTATA # 1

di Giampiero Belardinelli



Con grande orgoglio vi presentiamo una nuova rubrica - o meglio una nuova serie -  di "Dime Web" dedicata alle versioni digitali dei fumetti di Bonelli. A proporcela è stato lo stesso Giampiero Belardinelli, nostro sodale fin dai tempi di "Dime Press", collaboratore della prim'ora di "Dime Web" e uno dei massimi esperti del fumetto bonelliano (zagoriano in particolare) in Italia; ovviamente abbiamo accettato senza battere ciglio! Giampiero ha persino creato il logo, davvero accattivante, per la sua rubrica (per questo, in via del tutto eccezionale, il post non inizia con il nome dell'autore, essendo in questo caso già presente nel logo). L'appuntamento con "Bonelli in digitale" avrà cadenza bimestrale, ovvero uscirà nei mesi pari, spesso in date diverse, a seconda delle esigenze di "scaletta" della nostra rivista. Vi auguriamo buona lettura! (s.c. & f.m.)




Perché leggere in digitale?

Come suggerisce l’immagine grafica che apre questo pezzo, questa mia rubrica per "Dime Web" avrà una cadenza bimestrale, una periodicità adatta alle esigenze di chi, come molti collaboratori di questo blog, è un critico della domenica. La definizione è ovviamente autoironica, ma non più di tanto. Il grande Sergio Bonelli, per fare un illustre esempio, si definiva uno sceneggiatore della domenica: e se lo diceva un grande autore ed editore come lui, questa definizione calza ancor più a pennello per gente come noi, infinitamente meno talentuosa.

Ma veniamo al punto. Da quando è stata lanciata l’applicazione Bonelli Digital Classic (per smartphone, tablet e personal computer) mi sono abbonato, seppure non in maniera continuativa. Negli ultimi mesi ho deciso di abbonarmi in maniera stabile alla piattaforma e, navigando tra le epoche, ho letto qua e là diversi racconti e ho scoperto il piacere di leggere in digitale. Chi scrive, pur avendo l’applicazione sullo smartphone, per leggere o rileggere le avventure presenti nel catalogo utilizza un PC portatile con una buona risoluzione del display: il mio metodo di lettura è quello a striscia e ho apprezzato in molte occasioni le qualità grafiche dei disegnatori grazie alle maggiori dimensioni rispetto alla lettura su carta.

La digitalizzazione dei fumetti ha aperto un mondo di possibilità per gli appassionati del genere. Con un semplice clic, si può accedere a decenni di storie e avventure, riscoprendo serie classiche come "Il Piccolo Ranger" o esplorando nuove uscite senza il vincolo della raccolta fisica. Questa transizione al digitale non solo offre comodità e varietà, ma anche un modo per conservare e apprezzare la storia del fumetto, rendendo le letture un'esperienza sempre nuova e arricchente. La sincronizzazione tra dispositivi è certamente un aspetto cruciale nell'era digitale, specialmente quando si tratta di piattaforme di contenuti che desideriamo fruire in momenti e luoghi diversi. La capacità di riprendere una lettura o una visione da dove si era interrotti, indipendentemente dal dispositivo utilizzato, non solo migliora l'esperienza utente ma rispecchia anche le aspettative moderne di accessibilità e flessibilità. Speriamo che gli sviluppatori possano presto implementare queste funzionalità, rendendo l'esperienza più fluida e piacevole per tutti gli utenti, in modo che l’applicazione Mobile e quella Desktop funzionino senza soluzione di continuità.





Introduzione

La prima puntata di questa rubrica la vogliamo dedicare ad Alfredo Castelli, scomparso il 7 febbraio 2024. Cosa abbia rappresentato Castelli per il fumetto italiano e in particolare per la Sergio Bonelli Editore è noto a tutti gli appassionati delle nuvole parlanti. Quindi non aggiungerò nulla ai proverbiali fiumi di inchiostro versati dalle testate specializzate e non solo. Con l’occasione rimando a un articolo molto importante scritto da Francesco Manetti qui su Dime Web.

La storia scelta per questa prima puntata della rubrica è un classico del primo Martin Mystère, La spada di Re Artù e Il mistero di Stonehenge (MM 15-16), albi pubblicati nei mesi di giugno e luglio del 1983. Ma ora basta con gli indugi: andiamo a cominciare!


I misteri di Mystère

Il personaggio di Alfredo Castelli abbraccia quel filone della cosiddetta archeologia alternativa, mescolando mistero, enigmi ed elementi fantastici. Il personaggio si approccia a queste teorie o misteri cercando di indagare senza pregiudizi, ma con un approccio che possiamo definire scientifico. Il Nostro è infatti un uomo che a volte si pone in maniera disincantata dinanzi a teorie strampalate ed eccessive, come quelle diffuse dal collega Von Eriksen. Martin è possibilista (e quindi lo stesso Castelli) su certe dottrine, ma non crede – al contrario di Von Eriksen – che ogni costruzione o episodio strano del passato sia legato alla presenza di alieni arrivati sulla Terra in tempi remoti. Rispetto al collega Martin si pone con un certo distacco dinanzi a quella pubblicistica – per quanto affascinante – un po’ ottimistica ed esagerata che finisce per svilire chi invece cerca di guardare con scrupolo all’altrove scientifico. D’altronde questa mia osservazione rimanda in maniera inequivocabile e un fondamentale saggio, curato da Antonio Vianovi con i testi di Moreno Burattini (Martyn Mystère 2, Glamour International Production, 1992) in cui si evidenziava, tra le altre cose, il diverso approccio sulle tematiche mysteriose della testata bonelliana rispetto, ad esempio, alla godibilissima serie di pellicole con protagonista Indiana Jones.



La lancia degli iniziati

In questa fondamentale saga in due albi troviamo molti dei miti affrontati dall’archeologo Indiana Jones: il Sacro Graal, il Nazismo esoterico, ecc. Pur non citando direttamente Re Artù, in Indiana Jones troviamo alcune similitudini con le storie arturiane, come la ricerca di oggetti leggendari e la lotta tra il bene e il male. Come dicevamo, rispetto agli autori dei lungometraggi sopracitati, Castelli si pone in maniera attenta e documentata, senza dimenticare una sprizzata di sana ironia. Le leggende di Re Artù riguardano la spada Excalibur e il Sacro Graal: Excalibur era una spada potente, restituita al lago da cui proveniva dopo l’ultima battaglia di Artù; il Sacro Graal è considerato la coppa usata da Cristo nell’Ultima Cena, utilizzata poi per raccogliere il suo sangue sulla croce. Da qui nasce il collegamento con Adolf Hitler e il Nazismo. Il Führer ed Heinrich Himmler erano infatti affascinati dall’esoterismo e dalle reliquie sacre. Credevano che il possesso del Sacro Graal e della Lancia di Longino (dal nome del soldato romano che, secondo la tradizione cristiana, trafisse il costato di Gesù), un’altra reliquia legata a Cristo, avrebbe conferito loro poteri occulti. Hitler cercò il Graal e la lancia, organizzando ricerche in tutto il mondo. Questa ossessione era legata alla convinzione che Gesù fosse di origine ariana. In questo racconto di Martin Mystère si immagina che le due spade (Longino o Helige Lance ed Excalibur) fossero in realtà la stessa mistica arma passata di mano in mano attraverso i secoli.

La magica arma, dopo varie peripezie, finisce nelle mani di Heinz Schmesser che, sul letto di morte, consegna a Martin le chiavi di una cassetta di sicurezza sita in una banca svizzera: il Nostro recupera la spada dopo aver promesso all’amico morente di riportarla nel luogo di origine e poi distruggerla… Lo scopo di Heinz Schmesser è di evitare che la potente arma possa finire nelle mani di persone malvage e ambiziose, finendo per causare immensi danni all’umanità.


Viaggi e intemperie

La ricerca sulle origini delle magiche spade conduce Martin e Java in diverse città e luoghi della nostra Europa. In questa serie moderna il viaggio non è più un’epopea omerica come per esempio accade in Zagor o personaggi ambientanti in epoche selvagge. Martin vive nella nostra epoca, anche se i cambiamenti tecnologici sono talmente rapidi che gli anni Ottanta del secolo scorso appaiono quasi un altro tempo storico. Qui Martin usa già il computer (un Macintosh), ma in quegli anni non c’era ancora Internet, non c’erano i telefoni cellulari e soprattutto non esistevano ancora gli attuali smartphone. Viaggiare dagli Stati Uniti all’Europa era alla portata di molti grazie alle line aeree, ma si avvertiva comunque una certa distanza con le persone care lontane perché non si era sempre connessi come siamo oggi tutti noi. Da appassionato di computer, software, smartphone, intelligenza artificiale (fino a pochi anni fa ho scritto decine di articoli sul mondo Microsoft per un sito specializzato italiano) ritengo che Internet sia un’indispensabile rivoluzione, ma capisco che, a volte, un po’ di sano distacco dalla tecnologia faccia bene. Martin Mystère ci porta dagli States all’Europa e, nel giro di pochi giorni, ci accompagna da Vienna a Parigi, passando da Zurigo a Milano per poi scendere a Modena e infine al Castello d’Otranto (in provincia di Lecce), luogo simbolico di molte importanti avventure mysteriose. Il cerchio dell’avventura si chiude con l’arrivo dei Nostri a Stonehenge, dove si confrontano e si scontrano di nuovo con lo spietato Sergej Orloff.




Spade ed eroi

Da notare come la spada bramata da Orloff risponda ai comandi di chi ha nobili scopi e porti alla rovina chi invece non lo sia. Ad esempio, sul treno che da Zurigo sta portando i Nostri a Milano, la magica arma reagisce alla volontà inconscia di Martin di sbarazzarsi degli avversari: obbedendo a un comando silenzioso Orloff e i suoi si gettano dal treno come degli automi telecomandati. Qualcosa di simile accade a Stonehenge. Tra l’altro, in quel luogo i protagonisti dell’avventura scoprono come la spada sia passata di mano in mano ai vari Art della mitologia e che sia servita a sventare una minaccia aliena. Non sempre, però, tutti gli Art avevano il cuore puro come, ad esempio, lo Spirito con la Scure che, con le armi concessagli da Rakum l’Eroe Rosso, sconfigge gli Akkroniani (nell’albo Magia senza tempo, ZG 182). In queste sequenze, vista la mia formazione zagoriana, ho trovato un aggancio con quanto narrato da Alfredo Castelli, che forse ha anche voluto omaggiare il suo amico editore e sceneggiatore Bonelli/Nolitta. A tal proposito, ne La spada di Re Artù, rispondendo alle informazioni del suo vecchio amico Heinz Schmesser, Martin cita la foresta in cui vive lo Spirito con la Scure: Avalon? Ma è un luogo Mitico, è come parlare di Utopia o della foresta di Darkwood!


Note a margine

In questa fase della sua vita editoriale Martin ha un comportamento leggero con il gentil sesso e, come in quest’avventura, sembra non tirarsi indietro dinanzi ai corteggiamenti di alcune giovani donne. Il suo rapporto con Diana è ancora un po’ capriccioso e ancora lontano da quello consapevole e maturo raggiunto in seguito.




Alessandrini in digitale

L'arte di Giancarlo Alessandrini ha segnato indelebilmente il mondo del fumetto, con il suo stile inconfondibile ha caratterizzato senza ombra di dubbio le avventure di Martin Mystère. Il passaggio da un tratto deciso e scuro a uno più morbido e lineare mostra la sua capacità di adattarsi e di crescere insieme ai suoi personaggi. Questa trasformazione non solo ha arricchito la narrazione visiva delle storie, ma ha anche influenzato generazioni di artisti, dimostrando come l'evoluzione stilistica possa essere un viaggio tanto personale quanto professionale. In questa fase della sua carriera Alessandrini predilige l’uso del tratteggio e un impiego robusto del nero e soltanto in seguito avrebbe abbracciato la linea chiara di scuola franco-belga.

La visione in digitale delle strisce tratte da questa avventura dà particolarmente risalto alle qualità dell’autore e dona ariosità al suo stile, che sul più piccolo supporto cartaceo ha leggermente penalizzato i dettagli rispetto al forte contrasto tra bianco e nero.


Giampiero Belardinelli


N.B. Trovate i link alle altre puntate di Bonelli in digitale su Cronologie & Index!

mercoledì 7 febbraio 2024

UN MIO PERSONALE RICORDO DI ALFREDO CASTELLI (1947 - 2024): UN VUOTO INCOLMABILE...

di Francesco Manetti

Il 7 febbraio 2024, in tarda mattinata, mentre attendevo a Firenze l'arrivo del tram per tornare a casa dal lavoro, leggo un tristissimo messaggio Whatsapp di Moreno Burattini:

È morto Alfredo Castelli. Sapevamo tutti che sarebbe successo, ma è difficile farsene una ragione.

Era successo da poche ore, nella notte, e per me è stato davvero un brutto colpo. Un colpo al cuore personale. Alle Medie avevo leggiucchiato qualcosa di Bonelli, perché un mio amico mi prestava certi albi di Mister No, ma io ero sempre stato disneyano, marvelliano e maxbunkeriano. Nelle mie letture fumettistiche da ragazzino c'erano infatti essenzialmente gli albi della Disney, quelli della Marvel e quelli di Max Bunker (soprattutto "Alan Ford", "Kriminal" e "Satanik", realizzati in coppia con Magnus), ai quali si aggiungevano le strisce giornaliere americane e inglesi che compulsavo su "Eureka", "Il mago", "Linus", etc. Poi, iniziato il Liceo, aggiunsi al mio Pantheon l'underground italiano (ovviamente "Frigidaire" con Ranxerox e gli altri personaggi dannati).
In quegli anni, pecora nera della mia famiglia nella quale tutti i maschi adoravano il calcio (che a me ha sempre fatto schifo), ero anche un incredibile divoratore di saggistica "misteriosa": Peter Kolosimo, Roberto Pinotti, Josef A. Hynek, Charles Berlitz, Luciano Gianfranceschi, Erich von Däniken, Louis Pauwels & Jacques Bergier, le annate del "Giornale dei Misteri", etc. Per me film come Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo e Indiana Jones (Spielberg, 1977 e 1981) furono come una rivelazione divina, proprio perché la narrazione (soprattutto nel primo dei due) era sospesa tra immaginazione e realtà (intendendo realtà possibile).


1990: Alfredo Castelli è a pranzo con le redazioni di "Collezionare" (rappresentata dal sottoscritto, da Alessandro Monti e da Marco Baggiossi) e di "Exploit Comics" (Mauro Bruni ed Enrica Bettazzi).



Non credetti dunque ai miei occhi quando, nell'aprile del 1982, la Sergio Bonelli Editore lanciò nelle edicole la serie mensile di "Martin Mystère", personaggio creato da Alfredo Castelli e Giancarlo Alessandrini, che si sarebbe mosso proprio in quel campo dell'archeologia misteriosa, dell'ufologia, del realismo magico che io adoravo! (Qualche decennio dopo, impegnatomi nella difficile lettura di Rivolta contro il mondo moderno che Julius Evola aveva scritto nel 1934, mi sarei accorto che in MM c'erano un po' anche di quelle "suggestioni tradizionaliste", forse inconsce, sicuramente molto "filtrate").
Con Martin Mystère entrai entusiasta nel mondo di Bonelli e negli anni andai a ricercarmi le collezioni di "Mister No", di "Zagor", di "Ken Parker" e infine di "Tex"; "Dylan Dog" fu la seconda collana bonelliana che seguii in edicola fin dall'inizio. Nel 1988 entrai nel gruppo di "Collezionare", fanzine della provincia fiorentina - animata da Burattini e Monti - che all'universo bonelliano, e dunque anche a Castelli, riservava moltissimo spazio. Quando nel 1990 lo staff di "Collezionare" e del Club del Collezionista entrò nel GAF e nella redazione di "Exploit Comics", uno dei primi risultati fu un numero monografico della prestigiosa rivista fiorentina dedicato a Martin Mystère. Poi, nel 1992, Martin Mystère, apparendo sulla copertina del n. 1, inaugurò la nostra rivista bonelliana "Dime Press", pubblicata da Glamour. Castelli era un grandissimo amico di Antonio Vianovi, era un grandissimo amico di Moreno Burattini ed era un grandissimo amico di tutti noi critici fumettisti toscani; del resto Castelli era stato uno dei primissimi "fanzinari" italiani!
Ripropongo qui l'articolo che scrissi nel 1992 su "Dime Press", come introduzione al Dossier Martin Mystère, il cui pezzo forte erano le foto e le descrizioni che Burattini fece del piccolo ma incredibilmente strapieno appartamento milanese di Castelli; l'articolo, vecchio di 32 anni, giace nel mio computer dopo essere stato trasferito più volte, dal mio primo PC (un Olidata del 1991), fino all'ultimo (quello attuale, un HP del 2021); era ancora scritto in Wordstar (!!!) e per renderlo velocemente leggibile l'ho fatto "ripulire" dall'intelligenza artificiale (che almeno a qualcosa è servita):



DIECI ANNI FA QUALCOSA DI NUOVO

All’inizio dello scorso decennio la maggior parte del comicdom italiano era pronta a giurare sulla prossima fine del cosiddetto “fumetto popolare”; la casa editrice della famiglia Bonelli, del resto, era ferma con le novità al 1977, data di uscita del primo Ken Parker. Certo, c’era stata la meteora di Judas fra il settembre 1979 e il dicembre 1980, ma il cowboy dal volto di Charles Bronson realizzato dai fratelli Missaglia e da Ivo Pavone fu soltanto un “incidente di percorso”: dopo il trapper/scout di Berardi e Milazzo si può parlare a ragion veduta di cinque lunghi anni di silenzio.

Le cose cambiano nell’aprile 1982, quando arriva in edicola “Gli Uomini in Nero”, numero uno di Martin Mystère. Gli autori sono Alfredo Castelli per i testi e Giancarlo Alessandrini per i disegni.

Il nuovo personaggio si presenta come “anomalo” rispetto ai vecchi eroi della Daim Press e della Cepim: vive ai giorni nostri e non nel passato, più o meno lontano, che si spingeva fino al '700 del Comandante Mark; si presenta con una dettagliata biografia fin dall’inizio, e qualche lettore pensò che si ispirasse a una persona reale; veste bene e cambia abito (è il primo “bonelliano” a non indossare una divisa, anche se nelle prime pubblicità e su diverse copertine lo vediamo con una sorta di giubbotto smanicato…); il suo mezzo di locomozione è una Ferrari e non il cavallo o l’aereo come Tex e Mister No; ha una fidanzata fissa, Diana, con cui ha instaurato un moderno rapporto di coppia, non platonico (le amichette di Mark e del Piccolo Ranger), né occasionale (le “scappatelle” di Jerry Drake e di Ken Parker); non ha un luogo d’azione definito (anche Zagor e gli altri talvolta si sono spostati, anche in lunghe trasferte, ma si è trattato sempre di un momento speciale), essendo un vero e proprio “cittadino del mondo”; ha una notevole preparazione culturale, mentre i personaggi di casa Bonelli della vecchia generazione frequentavano poco -o nulla- libri e accademie; ha un’età più matura, ultraquarantenne, contro gli apparenti 30/35 anni degli altri eroi; vive in città, in un lussuoso alloggio a Manhattan, e non in foreste, praterie, fortini e giungle varie.

Martin Mystère, grazie all’instancabile instancabilità di Castelli, ha fatto da apripista nella sperimentazione di iniziative collaterali alla serie regolare: gli speciali estivi con volumetti allegati, gli almanacchi invernali, i “Bis”, i racconti brevi e gli “educationals” destinati a periodici non pubblicati dalla Sergio Bonelli Editore. E da bravo “recordman” qual è, Martin è stato il primo a usare il colore in maniera funzionale per il n. 100.




1992: Prova di stampa della copertina di "Dime Press" n. 1, con il Martin Mystère di Alessandrini che festeggia i primi 10 anni della serie castelliana



Dopo un lungo periodo di stasi, durante il quale mi ero allontanato per questioni economiche e di lavoro dall'editoria fumettistica, una delle prime cose che feci quando tornai a scrivere fu proprio un articolo per il libro Castelli di carta di AMys (2012), che qui vi ripropongo per intero (con alcune minime correzioni).


VA PIU' FORTE LUI

Genealogia, vita e istituzioni di Martin Mystère


In illo tempore...

“Ci sono delle cose che non possono essere spiegate. Per esempio: io ho la Ferrari e Dylan Dog il Maggiolone Cabrio... Eppure va più forte lui!” E' lo stesso Martin Mystère a pronunciare queste amare parole in uno sketch umoristico disegnato da Silver per “L'ultima parola”, la rubrica grafica finale di Dime Press. Si trattava del n. 1 del Magazzino Bonelliano pubblicato dalla Glamour di Vianovi, ed era il maggio 1992. Il festeggiato, con allora appena dieci candeline da spegnere sulla torta, era lo Zio Marty, la più celebre delle creature partorite dalla fantasia di Alfredo Castelli. Fra le tante cose difficili da spiegare, in un ambito dove persino la lama di Occam avrebbe bisogno di una bella affilata, vi è proprio quella delle origini di Mystère. L'uomo di Washington Mews non nasce ex nihilo. Come raccontato con dovizia di particolari nel volume Lo strano caso del professor Martin Mystère e del dottor Allan Quatermain e altre storie segrete di Martin Mystère, pubblicato dall'ANAF nel 1990, e decenni dopo sul n. 320 del mensile uscito nel 2012, il personaggio ha una gestazione piuttosto lunga e travagliata. La sua avventura editoriale inizia addirittura nel 1885! E' in quell'anno che esce la prima storia di Allan Quatermain dello scrittore britannico Rider Haggard, “Le miniere di re Salomone”. E se osserviamo da vicino le illustrazioni di Thure De Thulstrup per uno dei racconti successivi, e magari togliamo la barba al segaligno Allan, ritroviamo un bel po' di DNA grafico di quello che sarebbe stato il Mystère di Alessandrini.


1993: Alessandro Monti a Pratilia (sede della mostra fumettistica pratese che si teneva proprio nel periodo di Carnevale) travestito da Dylan Dog sta per essere assassinato da Alfred Castelli!

 

Di Doc in Doc in Doc

Quatermain, dunque. Un Indiana Jones ante litteram. Oppure un anticipo del Donald Duck spericolato e giramondo di Barks. Ma soprattutto, per quel che interessa a noi, un Martin Mystère prima del tempo. Come spiegava Alessandro Monti, oggi storico di chiara fama, su Exploit Comics n. 49 dell'ottobre 1990, nel 1978 Alfredo Castelli “per il settimanale Super Gulp della Mondadori scrive le avventure di Allan Quatermain, un esploratore specializzato in archeologia misteriosa, già scartato dal Giornalino; piano piano Quatermain si modifica e nel 1980, con il nome di Martin Mystère e i disegni di Giancarlo Alessandrini, viene proposto a Sergio Bonelli, che lo accetta: nel 1982 il personaggio viene pubblicato nell'ormai tradizionale formato quaderno”. Il Doc Quatermain castelliano è il nipote del Quatermain originale ottocentesco, celebrato fumettisticamente anche da Alan Moore nel suo “The League of Extraordinary Gentlemen”, ma c'è un altro Doc fra lui e la sua progenie. Nel 1981, in occasione di celebri mostre dedicate alle nuvole parlanti, l'appellativo del futuro personaggio bonelliano in procinto di pubblicazione, venne cambiato in Doc Robinson, e solo all'ultimo momento riprese il vecchio nome di lavorazione, per il debutto nel 1982. Ma la saga dei Doc non finisce qua. Nel 1996, sull'albo n. 174 della collana, “Affari di famiglia”, Alfredo Castelli mischia mirabilmente reminiscenze classiche e nuova immaginazione, introducendo un nuovo Doc... il Docteur Mystère!


1993: la redazione di "Dime Press" (Alessandro Monti, Saverio Ceri, Francesco Manetti e Moreno Burattini) è a Certaldo in occasione di una mostra su Martin Mystère il cui catalogo era stato curato da Glamour



Un pizzico di Verne, una spolverata di Salgari e un milligrammo d'Argento

Rama Rundjee nasce in India nel 1807, figlio di un'inglese e di un indiano. Nel 1840 è a Le Havre: qui conosce un orfano, il piccolo Cigale, e lo conduce al suo fianco in fantastiche scorribande, degne della migliore letteratura classica d'appendice e del ben più moderno filone steampunk. Il mezzo di locomozione è un avveniristico Hotel Elettrico semovente! Il biondo ragazzino, del tutto simile al giovane studente di Harvard protagonista di alcuni speciali del Duemila, affibbia a Rama il soprannome di Docteur Mystère. Successivamente Cigale viene adottato da Rama, assume il nome di Jacques Mystère e si sposa, dando inizio alla dinastia familiare che porterà fino al Martin Jacques Mystère attuale. L'aspetto giovanile del BVZM potrebbe addirittura essere spiegato con l'esistenza di un farmaco custodito dal clan, sorta di enzima Matusalemme capace di rallentare l'invecchiamento. Altri due diretti antenati letterari di Martin Mystère bussano con sempre maggior violenza alla porta. Facciamoli dunque entrare. Il primo a irrompere sulla scena è Franco Ferretti, un investigatore del Ministero dei Beni Culturali incaricato di contrastare la piaga dei tombaroli: è il protagonista di una serie televisiva ideata da Castelli negli anni Sessanta. Ecco poi “I misteri di Mystère”, un libro del 1975 scritto da Francesco Argento per la casa editrice Bietti. La star della serie di racconti compresi nel volume è il detective Jacques Mystère. Ah! Il nome dell'autore non è altro che uno pseudonimo usato da... Tiziano Sclavi!


Il passato eterno

E così arriviamo agli anni subito successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Alfredo Castelli dona natali americani a Martin Mystère e fin da piccolo lo dota di un interesse maniacale per le notizie che esulano la norma. Brillante e curioso studente universitario risolve, spalleggiato da un giovane e atletico Chris Tower, futuro direttore della base super-segreta di Altrove, i suoi primi “mysteri” con la ipsilon. Diventa adulto, professore, archeologo, avventuriero e benestante scrittore di successo. Stringe un patto di inossidabile amicizia con un neanderthaliano sfuggito al tritacarne temporale, il poliedrico Java. Infine (con qualche rimpianto per le tante gonnelle conosciute nei decenni) si sposa, rompendo la maledizione fumettistica dell'eterna fidanzata. E accumula anni su anni con invidiabile leggerezza... Quella del tempo congelato, del passato che non vuol passare e degli effetti sul presente dei millenni andati è la costante universale delle avventure di Martin Mystère. E' “l'Amor che move il Sole e l'altre stelle”. E' il perno centrale, il motore immobile dell'intera catena di vicende.

 


1996 (circa): la redazione di "Dime Press", che stavolta coincide per tre quarti con gli animatori della fumetteria pratese "Mondi Paralleli", è riunita intorno ad Alfredo Castelli nel ristorante "Il Focolare", sulle colline pistoiesi. In questa foto, oltre ad Alfredo, ci sono altri due nostri grandi amici scomparsi: Lorenzo Bartoli e Antonio Vianovi...




“Innanzi a quella foce stretta che si chiama Colonne d'Ercole c'era un'isola...” (Platone, ca. 360 a.C.)

Pur con l'occhio sempre ben fisso ai millenni andati, in un trentennio di pubblicazioni il Castelli dell'Impossibile ha affrontato ogni possibile minaccia dall'impossibile. Dalla miriade di copie dei Bronzi di Riace rinvenuti nel primo numero della serie datato 1982, fino all'arcaica astronave sepolta sotto il territorio degli Stati Uniti, dentro la quale fa capolino un giovane Martin in uno speciale estivo del 2011, Atlantide occupa un posto di rilievo nella mitologia della collana. L'idea è quella di una o più civiltà millenarie preesistenti ai nostri più antichi documenti storici. Queste ancestrali culture, le rivali Atlantide e Mu, avrebbero raggiunto un elevatissimo grado di sviluppo tecnologico, e insieme al progresso erano arrivate a un climax di conflittualità tale da causare un'apocalisse termonucleare che aveva praticamente sterminato l'umanità, costringendola a riemergere faticosamente attraverso una seconda preistoria. Dall'epopea del continente scomparso discendono tutti i miti, le religioni e le credenze odierne.


“Pertanto dobbiamo capire che esistono altri mondi in altre parti dell'Universo, con tipi differenti di uomini e di animali” (Lucrezio, ca. 70 a.C.)

Con un padre membro esterno degli Uomini in Nero, Martin Mystère era destinato a incontrare gli “omini verdi”, a partire dai Kundingas della mitologia aborigena australiana. Alfredo Castelli rinnova e amplifica l'ipotesi extraterrestre. L'idea che gli alieni provenienti da altri mondi avessero visitato la Terra in epoche remote (addirittura “inseminandovi” la vita...) prende campo a partire dall'immediato dopoguerra, quando, nei dintorni di Roswell qualcosa di allogeno si schianta al suolo, cospargendo la polvere del New Mexico di strani cadaveri... E.T. buoni, cattivi, pericolosi, polimorfi, umanoidi... E poi esseri ultradimensionali, razze parallele, discendenti dei maghi, delle fate e dei folletti del folklore occidentale. L'Uomo non è solo nel multiverso!


Una delle ultime foto pubbliche di Alfredo Castelli. Siamo a Bologna, il 25 novembre 2023, e il grande sceneggiatore - già molto provato dalla malattia - appare insieme all'amico Red Ronnie, grande appassionato di fumetti e di "mysteri".



“Questa nube elettrica è chiamata dal popolo di Agharta come la residenza del Dio Fumoso” (Willis George Emerson, 1908)

Un altro elemento sempre presente nella narrativa a strisce castelliana è quello della spiritualità. Non stiamo parlando di religioni rivelate, né di superstizioni, né di culti esotici, né di sette, né di strambe dottrine new age, con tutti i relativi parafernalia. Niente di tutto questo. Lo spirituale, in Martin Mystère, è puro esoterismo. Agarthi (o Agharti) è il centro spirituale di un mondo intessuto di serenità, posto “nel” mondo e “fuori dal” mondo allo stesso momento. L'immagine preponderante che viene proiettata all'esterno è quella di un tipico monastero tibetano, forse buddhista, sicuramente ur-buddhista. Ma anche quella è un'illusione. Agarthi è l'omphalos della realtà, materiale e immateriale. Siccome nell'infinito ogni punto è il centro, da quel preciso punto di partenza spirituale è possibile accedere in ogni dove, in ogni tempo, in ogni dimensione, in ogni probabilità. E' la Biblioteca di Babele di borgesiana memoria, seppur non cartacea. Martin Mystère e il suo nemico-amico Orloff ricevono ad Agarthi saggezza e conoscenza, poteri e responsabilità, munizioni e ammonizioni.
E ricevono, cosa più importante, il libero arbitrio.


La prematura scomparsa di Alfredo Castelli (solo 77 anni), che il 7 febbraio 2024 riempie i siti d'informazione in Internet e tutti i social, rende il fumetto italiano molto più povero - di idee e di stile.

Francesco Manetti