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mercoledì 7 febbraio 2024

UN MIO PERSONALE RICORDO DI ALFREDO CASTELLI (1947 - 2024): UN VUOTO INCOLMABILE...

di Francesco Manetti

Il 7 febbraio 2024, in tarda mattinata, mentre attendevo a Firenze l'arrivo del tram per tornare a casa dal lavoro, leggo un tristissimo messaggio Whatsapp di Moreno Burattini:

È morto Alfredo Castelli. Sapevamo tutti che sarebbe successo, ma è difficile farsene una ragione.

Era successo da poche ore, nella notte, e per me è stato davvero un brutto colpo. Un colpo al cuore personale. Alle Medie avevo leggiucchiato qualcosa di Bonelli, perché un mio amico mi prestava certi albi di Mister No, ma io ero sempre stato disneyano, marvelliano e maxbunkeriano. Nelle mie letture fumettistiche da ragazzino c'erano infatti essenzialmente gli albi della Disney, quelli della Marvel e quelli di Max Bunker (soprattutto "Alan Ford", "Kriminal" e "Satanik", realizzati in coppia con Magnus), ai quali si aggiungevano le strisce giornaliere americane e inglesi che compulsavo su "Eureka", "Il mago", "Linus", etc. Poi, iniziato il Liceo, aggiunsi al mio Pantheon l'underground italiano (ovviamente "Frigidaire" con Ranxerox e gli altri personaggi dannati).
In quegli anni, pecora nera della mia famiglia nella quale tutti i maschi adoravano il calcio (che a me ha sempre fatto schifo), ero anche un incredibile divoratore di saggistica "misteriosa": Peter Kolosimo, Roberto Pinotti, Josef A. Hynek, Charles Berlitz, Luciano Gianfranceschi, Erich von Däniken, Louis Pauwels & Jacques Bergier, le annate del "Giornale dei Misteri", etc. Per me film come Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo e Indiana Jones (Spielberg, 1977 e 1981) furono come una rivelazione divina, proprio perché la narrazione (soprattutto nel primo dei due) era sospesa tra immaginazione e realtà (intendendo realtà possibile).


1990: Alfredo Castelli è a pranzo con le redazioni di "Collezionare" (rappresentata dal sottoscritto, da Alessandro Monti e da Marco Baggiossi) e di "Exploit Comics" (Mauro Bruni ed Enrica Bettazzi).



Non credetti dunque ai miei occhi quando, nell'aprile del 1982, la Sergio Bonelli Editore lanciò nelle edicole la serie mensile di "Martin Mystère", personaggio creato da Alfredo Castelli e Giancarlo Alessandrini, che si sarebbe mosso proprio in quel campo dell'archeologia misteriosa, dell'ufologia, del realismo magico che io adoravo! (Qualche decennio dopo, impegnatomi nella difficile lettura di Rivolta contro il mondo moderno che Julius Evola aveva scritto nel 1934, mi sarei accorto che in MM c'erano un po' anche di quelle "suggestioni tradizionaliste", forse inconsce, sicuramente molto "filtrate").
Con Martin Mystère entrai entusiasta nel mondo di Bonelli e negli anni andai a ricercarmi le collezioni di "Mister No", di "Zagor", di "Ken Parker" e infine di "Tex"; "Dylan Dog" fu la seconda collana bonelliana che seguii in edicola fin dall'inizio. Nel 1988 entrai nel gruppo di "Collezionare", fanzine della provincia fiorentina - animata da Burattini e Monti - che all'universo bonelliano, e dunque anche a Castelli, riservava moltissimo spazio. Quando nel 1990 lo staff di "Collezionare" e del Club del Collezionista entrò nel GAF e nella redazione di "Exploit Comics", uno dei primi risultati fu un numero monografico della prestigiosa rivista fiorentina dedicato a Martin Mystère. Poi, nel 1992, Martin Mystère, apparendo sulla copertina del n. 1, inaugurò la nostra rivista bonelliana "Dime Press", pubblicata da Glamour. Castelli era un grandissimo amico di Antonio Vianovi, era un grandissimo amico di Moreno Burattini ed era un grandissimo amico di tutti noi critici fumettisti toscani; del resto Castelli era stato uno dei primissimi "fanzinari" italiani!
Ripropongo qui l'articolo che scrissi nel 1992 su "Dime Press", come introduzione al Dossier Martin Mystère, il cui pezzo forte erano le foto e le descrizioni che Burattini fece del piccolo ma incredibilmente strapieno appartamento milanese di Castelli; l'articolo, vecchio di 32 anni, giace nel mio computer dopo essere stato trasferito più volte, dal mio primo PC (un Olidata del 1991), fino all'ultimo (quello attuale, un HP del 2021); era ancora scritto in Wordstar (!!!) e per renderlo velocemente leggibile l'ho fatto "ripulire" dall'intelligenza artificiale (che almeno a qualcosa è servita):



DIECI ANNI FA QUALCOSA DI NUOVO

All’inizio dello scorso decennio la maggior parte del comicdom italiano era pronta a giurare sulla prossima fine del cosiddetto “fumetto popolare”; la casa editrice della famiglia Bonelli, del resto, era ferma con le novità al 1977, data di uscita del primo Ken Parker. Certo, c’era stata la meteora di Judas fra il settembre 1979 e il dicembre 1980, ma il cowboy dal volto di Charles Bronson realizzato dai fratelli Missaglia e da Ivo Pavone fu soltanto un “incidente di percorso”: dopo il trapper/scout di Berardi e Milazzo si può parlare a ragion veduta di cinque lunghi anni di silenzio.

Le cose cambiano nell’aprile 1982, quando arriva in edicola “Gli Uomini in Nero”, numero uno di Martin Mystère. Gli autori sono Alfredo Castelli per i testi e Giancarlo Alessandrini per i disegni.

Il nuovo personaggio si presenta come “anomalo” rispetto ai vecchi eroi della Daim Press e della Cepim: vive ai giorni nostri e non nel passato, più o meno lontano, che si spingeva fino al '700 del Comandante Mark; si presenta con una dettagliata biografia fin dall’inizio, e qualche lettore pensò che si ispirasse a una persona reale; veste bene e cambia abito (è il primo “bonelliano” a non indossare una divisa, anche se nelle prime pubblicità e su diverse copertine lo vediamo con una sorta di giubbotto smanicato…); il suo mezzo di locomozione è una Ferrari e non il cavallo o l’aereo come Tex e Mister No; ha una fidanzata fissa, Diana, con cui ha instaurato un moderno rapporto di coppia, non platonico (le amichette di Mark e del Piccolo Ranger), né occasionale (le “scappatelle” di Jerry Drake e di Ken Parker); non ha un luogo d’azione definito (anche Zagor e gli altri talvolta si sono spostati, anche in lunghe trasferte, ma si è trattato sempre di un momento speciale), essendo un vero e proprio “cittadino del mondo”; ha una notevole preparazione culturale, mentre i personaggi di casa Bonelli della vecchia generazione frequentavano poco -o nulla- libri e accademie; ha un’età più matura, ultraquarantenne, contro gli apparenti 30/35 anni degli altri eroi; vive in città, in un lussuoso alloggio a Manhattan, e non in foreste, praterie, fortini e giungle varie.

Martin Mystère, grazie all’instancabile instancabilità di Castelli, ha fatto da apripista nella sperimentazione di iniziative collaterali alla serie regolare: gli speciali estivi con volumetti allegati, gli almanacchi invernali, i “Bis”, i racconti brevi e gli “educationals” destinati a periodici non pubblicati dalla Sergio Bonelli Editore. E da bravo “recordman” qual è, Martin è stato il primo a usare il colore in maniera funzionale per il n. 100.




1992: Prova di stampa della copertina di "Dime Press" n. 1, con il Martin Mystère di Alessandrini che festeggia i primi 10 anni della serie castelliana



Dopo un lungo periodo di stasi, durante il quale mi ero allontanato per questioni economiche e di lavoro dall'editoria fumettistica, una delle prime cose che feci quando tornai a scrivere fu proprio un articolo per il libro Castelli di carta di AMys (2012), che qui vi ripropongo per intero (con alcune minime correzioni).


VA PIU' FORTE LUI

Genealogia, vita e istituzioni di Martin Mystère


In illo tempore...

“Ci sono delle cose che non possono essere spiegate. Per esempio: io ho la Ferrari e Dylan Dog il Maggiolone Cabrio... Eppure va più forte lui!” E' lo stesso Martin Mystère a pronunciare queste amare parole in uno sketch umoristico disegnato da Silver per “L'ultima parola”, la rubrica grafica finale di Dime Press. Si trattava del n. 1 del Magazzino Bonelliano pubblicato dalla Glamour di Vianovi, ed era il maggio 1992. Il festeggiato, con allora appena dieci candeline da spegnere sulla torta, era lo Zio Marty, la più celebre delle creature partorite dalla fantasia di Alfredo Castelli. Fra le tante cose difficili da spiegare, in un ambito dove persino la lama di Occam avrebbe bisogno di una bella affilata, vi è proprio quella delle origini di Mystère. L'uomo di Washington Mews non nasce ex nihilo. Come raccontato con dovizia di particolari nel volume Lo strano caso del professor Martin Mystère e del dottor Allan Quatermain e altre storie segrete di Martin Mystère, pubblicato dall'ANAF nel 1990, e decenni dopo sul n. 320 del mensile uscito nel 2012, il personaggio ha una gestazione piuttosto lunga e travagliata. La sua avventura editoriale inizia addirittura nel 1885! E' in quell'anno che esce la prima storia di Allan Quatermain dello scrittore britannico Rider Haggard, “Le miniere di re Salomone”. E se osserviamo da vicino le illustrazioni di Thure De Thulstrup per uno dei racconti successivi, e magari togliamo la barba al segaligno Allan, ritroviamo un bel po' di DNA grafico di quello che sarebbe stato il Mystère di Alessandrini.


1993: Alessandro Monti a Pratilia (sede della mostra fumettistica pratese che si teneva proprio nel periodo di Carnevale) travestito da Dylan Dog sta per essere assassinato da Alfred Castelli!

 

Di Doc in Doc in Doc

Quatermain, dunque. Un Indiana Jones ante litteram. Oppure un anticipo del Donald Duck spericolato e giramondo di Barks. Ma soprattutto, per quel che interessa a noi, un Martin Mystère prima del tempo. Come spiegava Alessandro Monti, oggi storico di chiara fama, su Exploit Comics n. 49 dell'ottobre 1990, nel 1978 Alfredo Castelli “per il settimanale Super Gulp della Mondadori scrive le avventure di Allan Quatermain, un esploratore specializzato in archeologia misteriosa, già scartato dal Giornalino; piano piano Quatermain si modifica e nel 1980, con il nome di Martin Mystère e i disegni di Giancarlo Alessandrini, viene proposto a Sergio Bonelli, che lo accetta: nel 1982 il personaggio viene pubblicato nell'ormai tradizionale formato quaderno”. Il Doc Quatermain castelliano è il nipote del Quatermain originale ottocentesco, celebrato fumettisticamente anche da Alan Moore nel suo “The League of Extraordinary Gentlemen”, ma c'è un altro Doc fra lui e la sua progenie. Nel 1981, in occasione di celebri mostre dedicate alle nuvole parlanti, l'appellativo del futuro personaggio bonelliano in procinto di pubblicazione, venne cambiato in Doc Robinson, e solo all'ultimo momento riprese il vecchio nome di lavorazione, per il debutto nel 1982. Ma la saga dei Doc non finisce qua. Nel 1996, sull'albo n. 174 della collana, “Affari di famiglia”, Alfredo Castelli mischia mirabilmente reminiscenze classiche e nuova immaginazione, introducendo un nuovo Doc... il Docteur Mystère!


1993: la redazione di "Dime Press" (Alessandro Monti, Saverio Ceri, Francesco Manetti e Moreno Burattini) è a Certaldo in occasione di una mostra su Martin Mystère il cui catalogo era stato curato da Glamour



Un pizzico di Verne, una spolverata di Salgari e un milligrammo d'Argento

Rama Rundjee nasce in India nel 1807, figlio di un'inglese e di un indiano. Nel 1840 è a Le Havre: qui conosce un orfano, il piccolo Cigale, e lo conduce al suo fianco in fantastiche scorribande, degne della migliore letteratura classica d'appendice e del ben più moderno filone steampunk. Il mezzo di locomozione è un avveniristico Hotel Elettrico semovente! Il biondo ragazzino, del tutto simile al giovane studente di Harvard protagonista di alcuni speciali del Duemila, affibbia a Rama il soprannome di Docteur Mystère. Successivamente Cigale viene adottato da Rama, assume il nome di Jacques Mystère e si sposa, dando inizio alla dinastia familiare che porterà fino al Martin Jacques Mystère attuale. L'aspetto giovanile del BVZM potrebbe addirittura essere spiegato con l'esistenza di un farmaco custodito dal clan, sorta di enzima Matusalemme capace di rallentare l'invecchiamento. Altri due diretti antenati letterari di Martin Mystère bussano con sempre maggior violenza alla porta. Facciamoli dunque entrare. Il primo a irrompere sulla scena è Franco Ferretti, un investigatore del Ministero dei Beni Culturali incaricato di contrastare la piaga dei tombaroli: è il protagonista di una serie televisiva ideata da Castelli negli anni Sessanta. Ecco poi “I misteri di Mystère”, un libro del 1975 scritto da Francesco Argento per la casa editrice Bietti. La star della serie di racconti compresi nel volume è il detective Jacques Mystère. Ah! Il nome dell'autore non è altro che uno pseudonimo usato da... Tiziano Sclavi!


Il passato eterno

E così arriviamo agli anni subito successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Alfredo Castelli dona natali americani a Martin Mystère e fin da piccolo lo dota di un interesse maniacale per le notizie che esulano la norma. Brillante e curioso studente universitario risolve, spalleggiato da un giovane e atletico Chris Tower, futuro direttore della base super-segreta di Altrove, i suoi primi “mysteri” con la ipsilon. Diventa adulto, professore, archeologo, avventuriero e benestante scrittore di successo. Stringe un patto di inossidabile amicizia con un neanderthaliano sfuggito al tritacarne temporale, il poliedrico Java. Infine (con qualche rimpianto per le tante gonnelle conosciute nei decenni) si sposa, rompendo la maledizione fumettistica dell'eterna fidanzata. E accumula anni su anni con invidiabile leggerezza... Quella del tempo congelato, del passato che non vuol passare e degli effetti sul presente dei millenni andati è la costante universale delle avventure di Martin Mystère. E' “l'Amor che move il Sole e l'altre stelle”. E' il perno centrale, il motore immobile dell'intera catena di vicende.

 


1996 (circa): la redazione di "Dime Press", che stavolta coincide per tre quarti con gli animatori della fumetteria pratese "Mondi Paralleli", è riunita intorno ad Alfredo Castelli nel ristorante "Il Focolare", sulle colline pistoiesi. In questa foto, oltre ad Alfredo, ci sono altri due nostri grandi amici scomparsi: Lorenzo Bartoli e Antonio Vianovi...




“Innanzi a quella foce stretta che si chiama Colonne d'Ercole c'era un'isola...” (Platone, ca. 360 a.C.)

Pur con l'occhio sempre ben fisso ai millenni andati, in un trentennio di pubblicazioni il Castelli dell'Impossibile ha affrontato ogni possibile minaccia dall'impossibile. Dalla miriade di copie dei Bronzi di Riace rinvenuti nel primo numero della serie datato 1982, fino all'arcaica astronave sepolta sotto il territorio degli Stati Uniti, dentro la quale fa capolino un giovane Martin in uno speciale estivo del 2011, Atlantide occupa un posto di rilievo nella mitologia della collana. L'idea è quella di una o più civiltà millenarie preesistenti ai nostri più antichi documenti storici. Queste ancestrali culture, le rivali Atlantide e Mu, avrebbero raggiunto un elevatissimo grado di sviluppo tecnologico, e insieme al progresso erano arrivate a un climax di conflittualità tale da causare un'apocalisse termonucleare che aveva praticamente sterminato l'umanità, costringendola a riemergere faticosamente attraverso una seconda preistoria. Dall'epopea del continente scomparso discendono tutti i miti, le religioni e le credenze odierne.


“Pertanto dobbiamo capire che esistono altri mondi in altre parti dell'Universo, con tipi differenti di uomini e di animali” (Lucrezio, ca. 70 a.C.)

Con un padre membro esterno degli Uomini in Nero, Martin Mystère era destinato a incontrare gli “omini verdi”, a partire dai Kundingas della mitologia aborigena australiana. Alfredo Castelli rinnova e amplifica l'ipotesi extraterrestre. L'idea che gli alieni provenienti da altri mondi avessero visitato la Terra in epoche remote (addirittura “inseminandovi” la vita...) prende campo a partire dall'immediato dopoguerra, quando, nei dintorni di Roswell qualcosa di allogeno si schianta al suolo, cospargendo la polvere del New Mexico di strani cadaveri... E.T. buoni, cattivi, pericolosi, polimorfi, umanoidi... E poi esseri ultradimensionali, razze parallele, discendenti dei maghi, delle fate e dei folletti del folklore occidentale. L'Uomo non è solo nel multiverso!


Una delle ultime foto pubbliche di Alfredo Castelli. Siamo a Bologna, il 25 novembre 2023, e il grande sceneggiatore - già molto provato dalla malattia - appare insieme all'amico Red Ronnie, grande appassionato di fumetti e di "mysteri".



“Questa nube elettrica è chiamata dal popolo di Agharta come la residenza del Dio Fumoso” (Willis George Emerson, 1908)

Un altro elemento sempre presente nella narrativa a strisce castelliana è quello della spiritualità. Non stiamo parlando di religioni rivelate, né di superstizioni, né di culti esotici, né di sette, né di strambe dottrine new age, con tutti i relativi parafernalia. Niente di tutto questo. Lo spirituale, in Martin Mystère, è puro esoterismo. Agarthi (o Agharti) è il centro spirituale di un mondo intessuto di serenità, posto “nel” mondo e “fuori dal” mondo allo stesso momento. L'immagine preponderante che viene proiettata all'esterno è quella di un tipico monastero tibetano, forse buddhista, sicuramente ur-buddhista. Ma anche quella è un'illusione. Agarthi è l'omphalos della realtà, materiale e immateriale. Siccome nell'infinito ogni punto è il centro, da quel preciso punto di partenza spirituale è possibile accedere in ogni dove, in ogni tempo, in ogni dimensione, in ogni probabilità. E' la Biblioteca di Babele di borgesiana memoria, seppur non cartacea. Martin Mystère e il suo nemico-amico Orloff ricevono ad Agarthi saggezza e conoscenza, poteri e responsabilità, munizioni e ammonizioni.
E ricevono, cosa più importante, il libero arbitrio.


La prematura scomparsa di Alfredo Castelli (solo 77 anni), che il 7 febbraio 2024 riempie i siti d'informazione in Internet e tutti i social, rende il fumetto italiano molto più povero - di idee e di stile.

Francesco Manetti

venerdì 31 agosto 2018

25 ANNI DI HELLBOY

L'INVOLONTARIA PRIMA APPARIZIONE MONDIALE (IN ITALIA) DI HELLBOY

di Saverio Ceri

Il catalogo della rassegna internazionale del Fumetto e del Fantastico di Prato del 1993 - illustrazione di Mike Mignola

Febbraio 1993
Quell’anno, come di consuetudine in pieno inverno, la tradizionale “Rassegna Internazionale del Fumetto e del Fantastico di Prato” presentava un catalogo con la copertina illustrata dal giovane, ma già affermato, cartoonist statunitense Mike Mignola. L’illustratore californiano che aveva appena disegnato lo storybord del film Dracula di Francis Ford Coppola, traendone poi un fumetto vero e proprio, pubblicato all'epoca dalla Topps e recentemente riproposto dalla IDW, era uno degli ospiti d’onore della kermesse pratese di quell’anno, e aveva realizzato per l’occasione un paio di disegni del “suo” Dracula con i “nostri” Martin Mystère è Dylan Dog. L’immagine con Martin Mystère vinse il ballottaggio divenendo la cover del catalogo di Prato ‘93, quella con Dylan Dog trovò posto  in seconda di copertina di Dime Press n.3, andando ad impreziosire la galleria dei “chi l’ha visto” inaugurata del Tex di Manara e proseguita nel secondo numero della rivista col Nathan Never di Moebius. Quelle due illustrazioni sicuramente contribuirono a scegliere alcuni anni dopo lo stesso Mike Mignola come copertinista della prima, sfortunata edizione americana di Dylan Dog. 

Una tavola del Bram Stoker's Dracula realizzato da Mike Mignola (c)IDW/Mignola

Ma torniamo a quel febbraio del 1993: durante l’immancabile cena con tutti gli autori presenti alla mostra, che quell’anno si svolse nel locali di un bar/ristorante oggi scomparso, l’Igloo, al piano terra del palazzo di Via Ferraris dove allora si trovavano gli uffici di Metamedia, l’associazione che si occupava di organizzare il convegno pratese, ospitammo (anche noi di Dime Press eravamo tra i membri di Metamedia), oltre che il Mike Mignola originale, americano, anche il “Mignola Italiano” ovvero Nicola Mari, anche lui giovanissimo disegnatore bonelliano che aveva allora all’attivo un paio di storie di Nathan Never, dal tratto decisamente ispirato dell’illustratore statunitense. 

Un Nathan Never d'epoca (1991) realizzato da Nicolo Mari, decisamente mignoliano
Il vulcanico Antonio Vianovi, editore di Dime Press approfittò della ghiotta occasione per farsi fare un disegnino a quattro mani del maestro americano e dal suo allievo al di qua dell’atlantico, per la prima (e unica) volta insieme. Per la cronaca se si incontrassero oggi le loro matite non si amalgamerebbero come all'epoca visto che Il tratto di Nicola Mari si è poi allontanato anni luce degli esordi di stampo mignoliano, ma questa è un’altra storia.
Il buon Nicola se non ricordo male fu il primo a mettere mano sul foglio realizzando il suo Nathan Never, dopodiché Mignola aggiunse il suo, all’epoca sconosciuto, personaggio, un mostro infernale che si stava catapultando sull’agente Alfa. Non ricordo se fu lo stesso Mike ad aggiungere le ali e la coda a Nathan, ma mi parrebbe l’ipotesi più plausibile. La firma con accanto il simbolo del copyright non lascia adito a dubbi, quel mostro era il nuovo personaggio di Mignola che da lì a qualche mese avrebbe esordito negli states con una propria collana, per la neonata etichetta Legend della Dark Horse: tale Hellboy.

Mignola cita se stesso (e Claudio Villa) con Hellboy (2016)
Cover di Mignola per il primo Dylan Dog U.S.A. (1999)
























Giugno1993
Passano i mesi e con un po’ di ritardo sulla tabella di marcia vede la luce il quarto numero di Dime Press, datato maggio, ma mandato  in stampa almeno nel mese successivo. Se non erro era fine giugno, quando andammo a dare una mano a Vianovi a scaricare la tiratura dell’albo e metterla nel suo incredibile “magazzino nascosto”: sembrava la bat-caverna; un capannone, sicuramente nato ad uso artigianale, posto in una corte interna tra i palazzi di Firenze, a cui si accedeva tramite una sorta di cunicolo basso e stretto che partendo da una strada degna di questo nome, si insinuava tra le case fino appunto a  giungere davanti alla porta metallica del magazzino della Glamour; dentro, oltre appunto alle pubblicazione realizzate dall’editore fiorentino, si poteva trovare la vasta collezione di comics originali dello stesso Antonio e ammucchiati qua e là disegni originali, cataloghi, opuscoli, poster e gadget vari raccolti chissà dove e chissà quando, ma anche chissà come, dal nostro funambolico editore. In copertina di quel numero quattro, Vianovi aveva deciso di mettere, facendolo colorare in tipografia, proprio il disegno della coppia Mignola/Mari realizzato in quella serata di febbraio all’Igloo

Dime Press 4 - l'albo più ricercato dai fan di Hellboy

I colori, che già all’epoca non mi sembrarono molto felici (soprattutto lo sfondo sfumato), li decise lo stesso Vianovi e non conoscendo, né lui, né nessun altro, fino a quel momento il personaggio mignoliano decise di far colorare Hellboy con un neutro colore grigio: un classico colore da mostro. E per questo che nella sua prima apparizione mondiale, di 25 anni fa, il più famoso personaggio di Mike Mignola, protagonista anche di un paio di film diretti dal Premio Oscar Guillermo del Toro, appare di un colore diverso dal suo abituale rosso fiammante.

Hellboy, interpretato da Ron Perlman è stato, per  ora, protagonista di due pellicole cinematografiche.

Quel numero di Dime Press è l'albo della serie più ricercato dai collezionisti, soprattutto statunitensi, proprio grazie a quella copertina di cui vi abbiamo appena narrato le "origini segrete". L'albo è stato venduto on-line anche a 1500 Dollari e la tiratura risulta ormai esaurita da tempo.
Per festeggiare questi 25 anni dalla prima mondiale di Hellboy, vorremmo rendere finalmente giustizia al personaggio di Mignola, ricolorandolo col suo pigmento naturale. Ecco qui sotto come avrebbe dovuto essere, nel 1993, quel suo primo balzo nel mondo dei comics.


L'immagine della cover di Dime Press 4 con Hellboy ricolorato di rosso per questo post 
Saverio Ceri


P.S. Nello scrivere il post, nella notte tra il 24 e il 25 agosto, mi era venuto il dubbio su chi avesse il disegno originale di questa cover, forse lo stesso Antonio Vianovi, o forse Mari? L'unico che poteva darmi una risposta sicura era proprio Antonio, "magari domani lo chiamo..." . 
Magari potessi ancora chiamarlo.
Antonio ha lasciato questo mondo poche ore dopo. 

P.P.S. Il dubbio su chi avesse l'originale, me l'ha tolto invece Moreno Burattini. 
Non vedevo Moreno da mesi, ma, ulteriore coincidenza, è capitato a casa mia per ragioni del tutto impreviste, lo stesso giorno in cui ho pubblicato questo post. Moreno ricorda che il disegno fu regalato da Antonio a Sergio Bonelli, ed è oggi esposto tra le decine e decine di originali che tappezzano le pareti della casa editrice; in effetti lo vedete più o meno al centro nella foto qui sotto.


sabato 25 agosto 2018

CIAO ANTONIO


Una delle più recenti immagini di Antonio Vianovi. Dal sito di Crime City Comics, Kermesse dedicata al giallo, in quel di Castiglion de Pepoli (BO), di cui Antonio era uno degli organizzatori.  

All'alba di stamani 25 agosto ci ha lasciato Antonio Vianovi, 
Antonio è stata una figura fondamentale per noi di Dime Press, grazie alle sue conoscenze, al suo modo di fare e alla sua casa editrice abbiamo potuto realizzare, insieme a Moreno Burattini e Alessandro Monti, quella folle idea di rivista monotematica dedicata alla Sergio Bonelli Editore che ci balenò nella testa all'inizio degli Anni Novanta. Probabilmente senza di lui Dime Press non sarebbe mai stato pubblicato, né questa sua appendice telematica sarebbe mai stata varata.
Ciao Antonio, con te se ne va un pezzo dell nostra storia personale, ma anche un insostituibile protagonista del mondo del fumetto degli ultimi quarant'anni

(S.C. e F.M.) 

Antonio Vianovi allo stand della sua casa editrice, la Glamour, agli inizi degli anni 2000