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martedì 23 dicembre 2025

BONELLI 2025: TRE LUSTRI DA LEADER PER BOSELLI

Diamo i numeri 93

di Saverio Ceri 

Bentornati a Diamo i numeri. In questa seconda puntata del nostro riepilogo annuale bonelliano, ci concentriamo sugli sceneggiatori che hanno firmato le 16.305,33 tavole inedite pubblicate sulle testate dell’editore di Via Buonarroti nel corso del 2025. 

Mauro Boselli, ancora una volta medaglia d'oro tra gli sceneggiatori bonelliani

Gli sceneggiatori impegnati sulle testate bonelliane nel 2025 sono stati 71: un paio in meno rispetto al triennio precedente, durante il quale la casa editrice aveva pubblicato, curiosamente, storie firmate ogni anno da 73 autori.
Gli esordienti sono stati undici, tre in più rispetto al 2024. Nella tabella qui sotto li trovate indicati come “esordienti”, anche se alcuni vantano già una solida esperienza nel fumetto, e non solo, come nel caso di Caparezza.
La graduatoria elenca tutti i 71 sceneggiatori del 2025 ordinati per numero di pagine inedite pubblicate: potrete vedere a quali personaggi hanno lavorato e se il risultato degli ultimi dodici mesi rappresenta il loro Personal Best (PB verde se superato, giallo se eguagliato) oppure se, come accennato, si tratta del loro debutto in casa Bonelli (E).



Il podio
Come ogni anno da quando la rubrica è approdata su Dime Web, aggiorniamo la straordinaria contabilità di Mauro Boselli: anche nel 2025 la medaglia d’oro degli sceneggiatori bonelliani più prolifici è sua. Per il maestro milanese si tratta della ventiduesima vittoria in carriera, la quindicesima consecutiva.
Con questo risultato Boselli sale a 22 podi consecutivi, 28 complessivi. Oltre alle ventidue “medaglie d’oro”, il suo palmarès conta infatti anche cinque argenti e un bronzo, raccolti in 38 anni di attività bonelliana.
La vittoria di quest’anno è maturata sul filo di lana, grazie alle uscite degli ultimi due mesi che gli hanno permesso di superare Ruju e Rauch, protagonisti di un testa a testa durato quasi tutto l’anno e costretti, alla fine, ad accontentarsi degli altri gradini del podio.


Medaglia d'argento per il veterano Pasquale Ruju

Al secondo posto troviamo Pasquale Ruju, che può ancora rivendicare un primato non da poco: essere stato, ormai nel lontano 2010, l’ultimo sceneggiatore capace di superare Boselli per numero di pagine pubblicate in un anno. Con l’argento del 2025, Ruju sale per l’undicesima volta sul podio, la sesta consecutiva. Il suo palmarès bonelliano arriva così a 1 oro, 6 argenti e 4 bronzi.
Grazie al suo record personale di tavole annuali, conquista invece il terzo gradino Jacopo Rauch, che torna sul podio per la seconda volta in carriera. Un ritorno che, curiosamente, ricompone esattamente la stessa triade del 2021.

Medaglia di Bronzo per Jacopo Rauch, grazie al suo record annuale personale.

La Top Ten
Tra i dieci sceneggiatori più pubblicati dell’anno compaiono un paio di “nuovi” ingressi rispetto al 2024. Il primo è Jacopo Rauch, rimasto fuori lo scorso anno ma tutt’altro che un volto inedito ai piani alti: per lui si tratta infatti della quinta presenza in Top Ten. L’altro rientro è quello di Luigi Mignacco, nono a pari merito con Burattini. Mignacco è un vero habitué della classifica, che raggiunge per la 29ª volta in carriera, anche se mancava dal 2020.
Davanti a lui, per numero di presenze complessive, troviamo soltanto tre giganti: l’inarrivabile Boselli, alla 33ª presenza (e da 32 anni consecutivi nella Top Ten), il veterano Giancarlo Berardi, che tocca quota 31 con undici ingressi consecutivi, e Moreno Burattini, che sale per la 30ª volta, sei delle quali consecutive.
Ruju, invece, è stabilmente in Top Ten da dodici anni e raggiunge la sua 21ª presenza. Una in meno per Stefano Vietti, che arriva a 20 presenze totali, quattro consecutive. Il suo sodale Luca Enoch si conferma tra i primi dieci per l’11ª volta, con una striscia aperta di nove anni. Seguono Bepi Vigna, con nove presenze complessive, e Giovanni Eccher, con quattro: entrambi alla seconda presenza consecutiva.
Rispetto al 2024, escono dalla Top Ten Alessandro Russo e Claudio Nizzi.


Tra tanti veterani bonelliani, nella classifica del 2025 troviamo un esordiente di lusso: Caparezza (il primo da destra per chi avesse dei dubbi); qui è con Piccinelli, Burattini e Casertano in quel di Lucca.

I veterani
Tra gli sceneggiatori pubblicati quest’anno, il decano è Giancarlo Berardi, presente sulle testate SBE da ben 48 anni. A seguirlo, distanziato di appena un paio d’anni, c’è il suo storico collaboratore Maurizio Mantero, che iniziò a lavorare con Ken Parker — e dunque con Berardi e con la Bonelli — 46 anni fa.
Veterani di lungo corso sono anche Claudio Nizzi, attivo da 44 anni, e Luigi Mignacco, che frequenta Via Buonarroti da 42 anni.


Giancarlo Berardi, il decano degli sceneggiatori SBE. Pubblicato su albi bonelliani dal 1977

Luigi Mignacco è anche l’autore pubblicato con maggiore continuità: da 39 anni consecutivi leggiamo almeno una sua storia all’anno. Lo seguono, in questa speciale classifica di presenze ininterrotte, Bepi Vigna, nei credits da 38 anni senza pause, e Claudio Chiaverotti, presente da 37 anni.
La striscia positiva di Mauro Boselli è più breve ma decisamente più intensa: 34 annate consecutive, seguito a ruota da Burattini (33), Berardi (32), Ruju (31), Vietti (30) ed Enoch (27).
Prosegue la serie anche Paola Barbato che, grazie alle poche vignette rimontate di Ut, risulta pubblicata su albi Bonelli per il 26° anno di fila, così come Maurizio Mantero.
Chiudono il gruppo due autori con quasi un quarto di secolo di presenza ininterrotta: Lorenzo Calza su Julia e Carlo Recagno su Martin Mystère, entrambi a quota 24 anni.

Luigi Mignacco, qui all'ultima Lucca C&G tra alcuni dei suoi personaggi, è pubblicato ininterrottamente dal 1987 su albi bonelliani 

Serie per serie
Proseguiamo con la lista degli sceneggiatori più prolifici per ogni serie, almeno delle otto regolari mensili. Riportiamo qui sotto una tabella riassuntiva, con numero di tavole pubblicate dallo scrittore più presente nel 2025, e numero di vittorie annuali dello stesso autore relativamente alla serie in questione. 


Su Dampyr, nonostante Mauro Boselli abbia scritto storie solo fino al numero 300, uscito a marzo, risulta per il 25°anno, l'ottavo consecutivo lo sceneggiatore più pubblicato sulla serie.
Su Dragonero torna a essere il più pubblicato dell'anno Luca Enoch, per la nona volta nella storia editoriale della collana. l'ultimo "scudetto" per lui risaliva al 2023.
Passando a Dylan Dog: anche per Barbara Baraldi, unica quota rosa tra gli scudettati del 2025, la precedente affermazione risaliva al 2023. Era per lei il primo "scudetto dell'Incubo", quest'anno conquista il secondo. 

Barbara Baraldi, qui ritratta da Ettone, oltre alla curatrice di Dylan Dog è la sceneggiatrice più pubblicata nel 2025 sulle pagine dell'Indagatore dell'Incubo.

Imprescindibile lo scudetto di Giancarlo Berardi per Julia. Ventottesimo titolo su 28 stagioni.
Per Martin Mystère: un quartetto di sceneggiatori si divide il primo gradino del podio con due albi pubblicati a testa; se per Sergio Badino, Francesco Matteuzzi e Gianmaria Contro è il primo "scudetto del mystèro", per Giovanni Eccher è invece il terzo negli ultimi quattro anni. 
Per il secondo anno consecutivo e Bepi Vigna ad essere il più pubblicato su albi di Nathan Never. Per lui è l'undicesima medaglia d'oro neveriana.
Secondo titolo su Tex per Pasquale Ruju, che rimane l'unico a permettersi di superare ogni tanto Boselli in qualche graduatoria. Per farlo ha dovuto stabilire il suo record personale sulle pagine del Ranger con ben 1220 tavole. Il suo primo "scudetto" su Tex risaliva al 2018.
Jacopo Rauch torna ad essere il più pubblicato sulle pagine di Zagor per il quarto anno, la vittoria precedente risaliva al 2023.

Gli Anni Venti
Come per i personaggi torniamo a parlare della classifica del decennio. Siamo alla sesta delle dieci tappe che ci diranno quali saranno gli sceneggiatori più pubblicati degli Anni venti del XXI secolo. Questa per ora la Top Ten della graduatoria che deriva dalla somma delle annate dal 2020 al 2025.


La Top Ten degli anni Venti, si sta consolidando: per il quarto anno consecutivo è composta dai soliti dieci nomi, ma solo Rauch e Vigna negli ultimi dodici mesi si sono scambiati la posizione: nessun nuovo sceneggiatore, infatti, è riuscito neppure quest'anno a conquistarsi il posto nei piani alti a scapito di un collega. Chiaverotti e Mignacco, nono e decimo, hanno pubblicato nel 2025 un numero di tavole sufficienti a rafforzare al loro posizione nei confronti degli immediati inseguitori.
Praticamente consolidate le prime due posizioni, saldamente in mano di Boselli e Ruju; anche Enoch negli ultimi dodici mesi ha rafforzato il terzo posto. Più incerta la gara per le posizioni dalla quarta alla settima. Si allarga il divario tra il gruppetto ai piedi del podio e Vietti, stabilmente ottavo. Probabilmente Chiaverotti e Mignacco si contenderanno fino alla fine le ultime due posizioni della Top Ten del decennio. 

Moreno Burattini mostra l'ultimo albo del 2025 che contiene una sua storia, il primo della gestione Antonio Serra, suo sostituto alla guida del personaggio. Negli ultimi dodici mesi è entrato nelle esclusivissima Top Five Bonelliana a far compagnia a Bonelli, Nolitta, Nizzi e Boselli. 

All-Time

Nella graduatoria storica bonelliana (ovvero dal gennaio 1941 a oggi), si registrano due importanti sorpassi in Top Ten: Moreno Burattini supera Alfredo Castelli, divenendo così il quinto sceneggiatore più pubblicato nella storia della casa editrice e Pasquale Ruju scavalca Gianfranco Manfredi al nono posto.  
Degni di menzione anche Claudio Chiaverotti e Stefano Vietti che con le storie pubblicate quest'anno superano quota 25.000 tavole in casa Bonelli. I due, separati tra loro da meno di cinquanta tavole, sono in lotta per l'undicesimo posto nella graduatoria all-time.
Lorenzo Calza ha superato nel 2025 quota 10.000 tavole bonelliane. E' il 23° sceneggiatore nella storia della casa editrice a superare questo limite.

Anche per questa seconda parte è tutto. Se vi fosse sfuggita vi invitiamo a leggere la prima parte dedicata ai personaggi pubblicati nel 2025, e vi diamo appuntamento ai prossimi giorni con tutti i numeri dei disegnatori bonelliani e coi dati dei copertinisti, coloristi e albi speciali

Saverio Ceri 

N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri.

domenica 22 dicembre 2024

BONELLI 2024: BOSELLI VERSO L'INFINITO E OLTRE!

Diamo i numeri 87

di Saverio Ceri 

Bentornati a Diamo i numeri. In questa seconda puntata dedicata al riassunto annuale bonelliano in cifre, ci occuperemo degli sceneggiatori che hanno realizzato le 17950,83 tavole inedite pubblicate sulle testate dell'editore di Via Buonarroti in questo 2024.  

Scoprite chi si nasconde dietro l'albo di Dampyr, e saprete chi è lo scrittore bonelliano più pubblicato nel 2024. 

Gli sceneggiatori impegnati su albi bonelliani nel 2024, sono stati, per il terzo anno consecutivo, 73! Ne uno di più, ne uno di meno: non so quantificare quante possibilità ci fossero statisticamente di pubblicare esattamente lo stesso numero di scrittori per tre anni di seguito, ma non credo siano tante.
Gli sceneggiatori alla loro prima esperienza bonelliana sono stati otto, due in più rispetto al 2023. Nella tabella sotto appaiono segnalati come esordienti, ma alcuni di loro hanno alle spalle già una discreta carriera in ambito fumettistico. Nella graduatoria qui sotto trovate tutti i 73 sceneggiatori del 2024, incolonnati per numero di pagine inedite pubblicate; scoprirete a quali personaggi hanno collaborato e se il risultato degli ultimi dodici mesi è il loro Personal Best (PB verde se superato, o giallo se eguagliato), oppure se, come dicevamo poc'anzi sono all’esordio in casa editrice (E). 


Il podio
Aggiorniamo, come ogni anno da quando questa rubrica viene pubblicata su Dime Web, la contabilità da record di Mauro Boselli: anche quest'anno la medaglia d'oro degli sceneggiatori bonelliani più prolifici è sua. E' la ventunesima vittoria in carriera per lo sceneggiatore milanese, la quattordicesima consecutiva.
Per Mauro si tratta del 21° podio consecutivo, 27° complessivo. Boselli oltre alle ventuno virtuali medaglie d'oro, può infatti vantare  anche cinque argenti e un bronzo conquistati nei suoi 37 anni di carriera bonelliana da sceneggiatore. In numero di tavole è il suo decimo risultato di sempre, in altre nove occasioni infatti ha superato quota 2000; che per Boselli è quasi una routine, ma non è un exploit così comune. Nella storia della casa editrice a parte Mauro, hanno sfondato quota 2000 pagine in un solo anno, Nizzi, per tre volte, e una volta a testa Nolitta e Piani: ovvero, in 84 anni, delle sole 14 volte in cui è successo, ben 9 volte l'artefice di tale straordinario risultato di prolificità è stato Mauro Boselli...; ma non quest'anno. Per poco. 

Moreno Burattini ha sfornato per noi lettori bonelliani 1085 tavole in questo 2024. E' stato secondo solo a Boselli

Ottocento ventisei pagine più in basso troviamo Moreno Burattini, che conquista la medaglia d'argento del 2024, e il suo sesto podio in carriera, a cinque anni di distanza dal precedente. Con il secondo posto di quest'anno Moreno può vantare un palmares di 1 oro, 2 argenti e 3 bronzi.

Rimane sul podio per  il quinto anno consecutivo e per la decima volta in carriera Pasquale Ruju, quest'anno terzo. Aggiorniamo il suo medagliere bonelliano: 1 oro, 5 argenti e, con quello appena conquistato, 4 bronzi.

Un podio quasi inedito; i tre sceneggiatori solo un'altra volta, nel 2007, salirono in contemporanea sul podio, ma scambiandosi di posto: in quell'occasione l'ordine fu Burattini, Ruju e Boselli. Praticamente sul podio ci sono i tre vincitori dello "scudetto" degli sceneggiatori bonelliani dal 2006 a oggi. L'ultimo sceneggiatore a mettersi alle spalle i tre medagliati di quest'anno fu Claudio Nizzi nel 2005. Nizzi che quest'anno ritroviamo piacevolmente in Top Ten dopo sedici anni di assenza.

Pasquale Ruju, sul podio bonelliano dall'inizio del decennio, si conferma autore tra i più prolifici della case editrice.

La Top Ten
A proposito di Top Ten segnaliamo rispetto allo scorso anno l'ingresso di tre volti "nuovi": il veterano Nizzi, appunto, il navigato Vigna e il promettente Eccher. Lasciano i piani alti, almeno per quest'anno, Medda, dodicesimo; Rauch ventunesimo; e Baraldi ventottesima.
Sempre parlando di Top Ten, Boselli è presente per la 32a volta, e ininterrottamente da 31 anni; Berardi è alla 30a presenza di cui le ultime 10 consecutive; Burattini arriva ai piani alti per la 29a volta di cui cinque consecutive; Nizzi, dopo una lunga attesa, conquista la sua 26a Top Ten in carriera;  Ruju è ospite fisso  della Top Ten da 11 anni e la raggiunge per la 20a volta in carriera; una presenza in meno, 19 complessive, 3 consecutive, per Vietti, il suo sodale Enoch si posiziona tra i primi dieci per la 10a volta (8 consecutive); 8 presenze per Vigna, 3 per Eccher. Grazie al suo record personale Russo si piazza per il secondo anno consecutivo al decimo posto. 

Claudio Nizzi, dopo sedici anni di nuovo in Top Ten, è di gran lunga lo sceneggiatore più anziano ad aver firmato un albo bonelliano, - il Tex mensile appena uscito - ad 86 anni e tre mesi. Ovviamente vista la ripresa collaborazione, prossimamente migliorerà questo record. Il secondo in questa particolare graduatoria è Gianluigi Bonelli,  che si fermò a 82 anni e 1 mese, poco più. 

I veterani
Celebriamo Alfredo Castelli, che grazie alla storia di Zio Boris di gennaio e alle tavole aggiunte sulla ristampa del Docteur Mystère, ha trovato il modo di entrare in classifica anche  nell'anno in cui ci ha lasciati orfani della sua genialità, a 53 anni dall'esordio in casa Bonelli. Il testimone di veterano bonelliano passerà dal 2025 a Giancarlo Berardi che pubblica su albi SBE da 47 anni; quest'anno ritroviamo tra i decani pure Giorgio Pezzin, tornato sulle pagine bonelliane a 46 anni dall'esordio. Tra i veterani della casa editrice possiamo annoverare anche Maurizio Mantero, che leggiamo su albi Bonelli da 45 anni; Nonché Claudio Nizzi  che ha esordito 43 anni or sono, e Luigi Mignacco che frequenta Via Buonarroti da 41 anni; lo stesso tempo di Daniele Brolli, ma con tutt'altro tipo di assiduità. 
Tra gli autori pubblicati ininterrottamente ogni anno su albi Bonelli, registriamo inevitabilmente  che si ferma la striscia positiva di Alfredo Castelli a 48 anni: dal 1977 a oggi abbiamo letto almeno una sua storia. Luigi Mignacco, che lo segue in questa particolare classifica di costanza produttiva viene pubblicato ininterrottamente da 38 anni, seguito da Vigna (37 anni), Chiaverotti (36), Boselli (33), Burattini (32), Berardi (31), Ruju (30), Vietti (29), Enoch (26), Barbato e Mantero (25), Calza, Cajelli e Recagno (23). 

Giorgio Pezzin torna a pubblicare su albi Bonelli dopo 21 anni. Ovvero dai tempi di Legs Weaver 90 (maggio 2003). 

Serie per serie
Proseguiamo con la lista degli sceneggiatori più prolifici per ogni serie, almeno quelle con 320 tavole pubblicate nell'annata appena conclusa. Riportiamo qui sotto una tabella riassuntiva, con numero di tavole pubblicate dallo scrittore più presente nel 2024, e numero di vittorie annuali dello stesso autore relativamente alla serie in questione. 


Apriamo con Dampyr che per il 24° anno, il settimo consecutivo, incorona Mauro Boselli come autore principale. Il più prolifico sceneggiatore bonelliano della storia, non perde l'occasione per guadagnarsi anche un secondo scudetto in questo 2024: quello di Tex; per lui è il sesto titolo di Aquila della Notte consecutivo e il sedicesimo in carriera. Ancora distante dai 22 scudetti texiani di Nizzi, ma soprattutto dai 35 di Bonelli padre.
Stefano Vietti torna a primeggiare, dopo sei anni, nel derby con Enoch sulle pagine di Dragonero, aggiudicandosi il sesto titolo sul filo di lana, per sole 15 tavole sul co-creatore del personaggio.
Si interrompe la sequenza "rosa" nell'albo d'oro di Dylan Dog. Dopo tre anni di vincitrici, quest'anno abbiamo un vincitore: Alessandro Bilotta, che conquista il suo primo scudetto di Dylan Dog col minimo sforzo. Le 254 pagine con le quali ha superato gli altri 25 sceneggiatori dylaniati del 2024, rappresentano lo score più basso mai ottenuto dello sceneggiatore principale dell'anno dell'Indagatore dell'Incubo.  

E' Alessandro Bilotta lo scrittore più pubblicato su Dylan Dog nel 2024

Scontati il 27° successo di Giancarlo Berardi su Julia e il 10° di Claudio Chiaverotti su Morgan Lost. 
In mezzo ai due veterani, troviamo Giovanni Eccher che si impone come più prolifico autore di Martin Mystère per la seconda volta, con lo stesso numero di pagine, a due anni dal suo primo scudetto del mystero.
Allo stesso modo, dopo un'anno di interregno, torna a essere il più pubblicato su Nathan Never, Bepi Vigna, che giungendo al decimo "scudetto alfa" può appuntarsi una virtuale stella sulla maglia.
Torna ad essere il più pubblicato su Zagor, Moreno Burattini alla 29a affermazione annuale.

Gli Anni Venti
Come per i personaggi torniamo a parlare della classifica del decennio. Siamo esattamente a metà strada, alla quinta delle dieci tappe che ci diranno quali saranno gli sceneggiatori più pubblicati degli Anni venti del XXI secolo. Questa per ora la Top Ten della graduatoria che deriva dalla somma delle annate dal 2020 al 2024.


Nella classifica degli anni Venti, la Top Ten per il terzo anno consecutivo è composta dai soliti dieci nomi, ma in posizioni differenti: nessun nuovo sceneggiatore, infatti, è riuscito neppure quest'anno a conquistarsi il posto nei piani alti a scapito di un collega. Eppure ce ne sono diversi nel giro di poche centinaia di pagine che gravitano subito sotto il decimo posto.  
Praticamente consolidate le prime due posizioni, saldamente in mano di Boselli e Ruju; un po' più instabile il terzo posto, ma ancora per quest'anno occupato da Enoch. Sale al quarto Burattini, che punta a salire sul podio del decennio, mentre Vigna scala al quinto posto, perdendo una pozione anche quest'anno. Berardi si alterna con Rauch al sesto posto, mentre Vietti continua la risalita guadagnando un'altra posizione, quest'anno scavalcando Chiaverotti. Chiude la Top Ten Mignacco, che rimane stabile al decimo posto.


All-Time

Nella graduatoria storica bonelliana (ovvero dal gennaio 1941 a oggi), non si registrano sorpassi degni di nota, almeno nei primi venti posti; segnaliamo però che con le tavole pubblicate in questo 2024 Moreno Burattini ha superato quota 30.000 pagine bonelliane, è solo il sesto sceneggiatore, nella ultra ottantennale storia della casa editrice  a superare questa boa. Negli stessi dodici mesi Pasquale Ruju a superato invece quota 25.000 in casa bonelli, portando a  dieci il numero degli autori che possono affermare di aver tagliato questo traguardo. 

Anche per questa seconda parte è tutto. Se vi fosse sfuggita vi invitiamo a leggere la prima parte dedicata ai personaggi pubblicati nel 2024, e vi diamo appuntamento ai prossimi giorni con tutti i numeri dei disegnatori bonelliani e coi dati dei copertinisti, coloristi e albi speciali

Saverio Ceri 

N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri.

domenica 17 marzo 2024

MISTER NO: UNA POSA PER TUTTE LE STAGIONI

di Saverio Ceri

Come ogni primavera dal 2018, la Bonelli darà alle stampe un volume di grande formato che raccoglierà un'avventura classica di Mister No; dopo La giovinezza (di Masiero e Valdambrini), il crossover con Dylan Dog, Ananga (di Sclavi-Masiero e Civitelli-Freghieri),  Alien (di Sclavi e Civitelli),  Morire a Capri (di Nolitta e Diso), Casablanca Caf'è (di Masiero e Valdambrini) e Avventura a Manaus (di Nolitta e Diso), quest'anno tocca per la prima volta a un episodio scritto da Mignacco, numeri alla mano, il più prolifico scrittore del personaggio. La scelta è caduta su La leggenda di Butch Cassidy, disegnata da Diso, pubblicata originariamente sui numeri  214 e 215 della serie regolare del personaggio datati marzo e aprile 1993. 


La copertina del volume in uscita il 5 aprile in tutte le librerie e fumetterie, come spesso accade, in queste situazioni è una ricolorazione di quella originale. Non è sempre stato così: nel caso di Alien si scelse di usare una cover inedita in Italia, realizzata da Civitelli per un edizione in lingua portoghese di quella stessa storia; per i due volumi di Valdambrini, lo stesso illustratore aretino ne realizzò una apposita copertina; e per il crossover con Dylan Dog fu chiamato Bruni Brindisi a realizzare una nuova cover per l'occasione.
Anche stavolta, secondo noi, non sarebbe stato male scegliere di realizzare una nuova illustrazione o perlomeno optare per un'altra delle centinaia di copertine a disposizione del personaggio 


La copertina in questione, infatti,  ha un non so che di déjà vu. Al di là che è la cover dell'albo originale, l'illustrazione in questione risulta un po' "inflazionata", anzi la posizione di Mister No è un qualcosa di già visto, più volte. Su 19 volumi dedicati dalla Bonelli a Jerry Drake nella sua linea libraria, nata nove anni or sono, in ben altre altre due occasioni prima di oggi abbiamo visto quel Mister No, in quella identica posizione.
Nel 2015 Il Mister No di "Butch Cassidy" venne utilizzato in un fotomontaggio, con ambiente amazzonico alle spalle, per il volume a colori contenente Il tempio dei maya, una delle primissime avventure del personaggio. Meno di tra anni fa poi, ritroviamo lo stesso disegno scontornato sulla copertina di Io sono Mister No, volume introduttivo, ideale per nuovi lettori che volessero avvicinarsi all'anti eroe nolittiano.


Una volta in Bonelli si stava attentissimi a non usare illustrazioni di copertina che ne ricordassero altre, per non far credere al lettore distratto di aver già letto quell'albo e quindi perdendo un potenziale acquirente. Si stava attenti addirittura a verificare che in quello stesso mese non ci fosse in  uscita una ristampa con copertina equivocabile con quella nuova che si stava realizzando, per non portare albi simili sullo scaffale dell'edicola e indurre in errore il lettore. Oltretutto oggi, secondo un'altra legittima strategia, si tende, se possibile, a dare un qualcosa di apparentemente nuovo alle ristampe, per renderle appetibili anche ai lettori affezionati che hanno già mille versioni delle stesse storie. Per esempio si realizzano copertine con immagini poco viste per il Tex e lo Zagor Classic, o per i volumi formato "Oscar" di Tex o Dampyr. Non immagini fatte apposta, ma recuperate dai disegni realizzati per i firma-copie alle mostre del fumetto o per edizioni straniere.
Anche per il volume di Mister No in uscita, secondo noi, non sarebbe stata male una soluzione di questo tipo, per dare un qualcosa di nuovo ai lettori affezionati, e non far  credere ai frequentatori di librerie di avere a che fare con una ristampa di un precedente volume.

I tre volumi a confronto: stessa posa in tutte le occasioni

Saverio Ceri

martedì 20 febbraio 2024

UN CANTAUTORE CHIAMATO... CICO!

di Giampiero Belardinelli

Dopo alcuni anni torna a scrivere su "Dime Web" un vecchio, carissimo nostro amico, oltreché antico collaboratore di "Dime Press". E lo fa revisionando un suo articolo pubblicato nel 2009 nel fascicolo allegato al disco di Graziano Romani, "Zagor King of Darkwood". Buona lettura! (s.c. & f.m.)




Nolitta il paroliere

Nell’ideazione delle canzoni di Cico, Guido Nolitta (nome d’arte dell’editore Sergio Bonelli) si è rifatto alla tradizione dei personaggi del "Corriere dei Piccoli" e delle numerose riviste per ragazzi pubblicate prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Le canzoncine sono in genere versi di ottonari in rima baciata (AA) e alternata (ABAB). Nel "Grande dizionario Garzanti della lingua italiana" la voce "ottonario" viene così descritta: Nella metrica italiana, si dice di verso di otto sillabe nella sua forma piana, che ha l’ultimo accento ritmico sulla settima sillaba. Un buon esempio è quello della tradizione di Sor Pampurio e del Signor Bonaventura: Sor Pampurio arcicontento/del suo nuovo appartamento e Qui comincia l’avventura/del signor Bonaventura.
Iniziamo con una composizione semplice, presa dall’albo Iron Man (ZG n. 15). La canzoncina è un invito a navigare privi di inutili zavorre: il capo dei Cayuga Na-Pawa, alleato di Iron Man, viene infatti gettato in acqua a meditare sui propri errori. E l’arguto Cico recita:


Tira su l’ancora bel marinar

volgi la prua e comincia a navigar.


Nell’albo I cacciatori di uomini (ZG n. 29) troviamo invece l’elogio dello scassinatore. I versi sono opera di Cesare Melloncelli, uno dei collaboratori di Nolitta negli anni Sessanta. Poiché l’intervento di Nolitta sui dialoghi è stato significativo, si può senz’altro inserirlo in questo elenco nolittiano. E non è da escludere, poi, l’apporto di Nolitta anche sulla lirica di Cico. Da notare come la composizione inizi con due distici a rima alternata, seguiti da altri due a rima baciata e poi di nuovo due a rima alternata.


Troverai lucchetti rotti,

casseforti senza porta

e soltanto poliziotti

dalla mira molto storta.

Nella cella l’inferriata

sarà debole e segata.

E poi chi ti tiene al freno?

Darai pur l’assalto al treno!

Tralasciata la prudenza

dei passati tempi neri

fermerai la diligenza

borseggiando i passeggeri.


Una delle idee fisse di Cico è il cibo: intorno a questo tema si potrebbe scrivere un saggio. A differenza di quanto fatto da Angelo Palumbo nel suo articolo Un cantautore di nome Cico, pubblicato nel 1995 sul decimo numero della rivista "Dime Press", ci limiteremo qui a segnalare alcune significative canzoni sulle prelibatezze della cucina. In un buon pranzo, tra l’altro, l’etichetta non è meno importante del cibo servito in tavola. E, nell’albo Seminoles (ZG n. 43), Cico intona:


Se non manca l’appetito

il mangiare è un vero rito

che compiuto sempre va

con estrema serietà.

Sia disposta ogni pietanza

con buon gusto ed eleganza,

si rispetti l’etichetta

adoprando la salvietta

e, infine, ricordate,

si usin sempre le posate.

Se alla fin del fervorino

tu rammenti quel che ho detto

il più misero spuntino

si trasforma in un banchetto.






Nell’albo Terrore (ZG n. 2) e, nello specifico, nel racconto L’uomo volante, scritto e disegnato da Gallieno Ferri con la revisione dei dialoghi di Guido Nolitta, viene presentata un’ispirata canzone del Messicano. Se Foscolo e Alceo, come osserva Angelo Palumbo nell’articolo sopracitato, cantavano l’amore per le belle donne l’uno e per il vino l’altro, Cico invece ama poetare su qualcosa di più caldo e fragrante.


Ho percorso mille miglia

sono stanco di remare

or lo stomaco consiglia

che è il momento di mangiare.

Or mi scelgo un bel cosciotto

dal sapore prelibato,

che mi sbaferò ben cotto

sotto forma di stufato.


Come sanno i lettori zagoriani, Cico non è molto abile nella caccia. Quindi, per riempire la dispensa, occorre l’abilità dello Spirito con la Scure. Molto peggio quando il pancione si trova nelle cittadine della Frontiera. Lì servono i soldi: e le tasche di Cico, il più delle volte, sono al verde. Nonostante i pochi quattrini, quando gli capita di averne Cico non bada a spese.


Aprite i negozi, imbandite le mense,

voglio svuotarvi cantine e dispense.

Io posso spendere senza badare

e mezzo paese voglio comprare!

Che l’oste e il trattore

si facciano avanti,

c’è un vero signore

che paga in contanti,

che ha un solo problema:

riempire la pancia,

che al conto non trema

e dà pure la mancia!


La canzone è apparsa nell’albo Satko! (ZG n. 45). Nel suo già più volte citato articolo, Palumbo (con la complicità del non accreditato Moreno Burattini) scrive: Sotto certi aspetti, gli ideali di Cico ricordano quelli di poeti come Cecco Angiolieri (1260-1313) e, nella loro prosaica materialità, fanno da contraltare alla spiritualità di Zagor. Da notare, in quest’ultima composizione, come dopo due distici a rima baciata (uno dodecasillabo, uno endecasillabo) il ritmo si fa più veloce con due quartine finali di senari a rime alternate.
La presenza di Cico accanto a Zagor ha fatto sorgere a qualcuno un dubbio: in alcune circostanze, come se la sarebbe cavata l’eroe senza l’aiuto del Messicano? D’altronde, come ha affermato Mauro Boselli, Cico è molto più in gamba di tutti noi. È vero: a volte combina dei guai, ma ha seguito Zagor in viaggi pericolosi, lunghi migliaia di chilometri. Il pancione è consapevole di ciò e, nell’albo Territorio indiano (ZG n. 19), intona un’autocelebrazione.


In un giorno assai lontano

il mio Messico ho lasciato

e in aiuto al bravo Zagor

come un angiol son volato.

Sono forte e coraggioso

come un cavaliere antico,

se qualcun non mi conosce

mi presento, sono Cico!

 





E a proposito di viaggi e di notti trascorse all’addiaccio, Cico è ormai temprato a ogni inconveniente. Però, permettiamogli almeno di lamentarsi cantando. La canzoncina che segue viene definita da Zagor uno strazio: l’eroe nolittiano ha tanti meriti ma qui sbaglia di grosso. Il brano, nell’albo La strada di ferro (ZG n. 82), è di un’ironia quasi britannica.


Brilla il fuoco del bivacco

sotto un cielo senza stelle,

ho condito col tabacco

le mie ultime frittelle.

Ho bevuto un po’ di whisky

con la polvere da sparo

e a dormire sotto un cactus

questa notte mi preparo.

Un coyote da lontano

sta ululando a squarciagola,

anche lui, quel poveraccio,

dorme senza le lenzuola!


Per fortuna, dopo il freddo e la pioggia ai Nostri capita di potersi ritirare al caldo tra delle solide mura. Nell’albo Zagor contro il vampiro (ZG n. 86), Cico intona un inno alle comodità di un’abitazione. Il padrone di casa, però, è più gelido della morte: il vampiro Bela Rakosi.


Si mangia del pollo

si dorme all’asciutto

ormai ben satollo

nel letto mi butto.

Voi venti invernali

crudeli soffiate,

ma sotto le coltri

è già piena estate!


Casa dolce casa. Purtroppo, più volte la capanna dalla palude è stata distrutta: come nell’avventura Ora zero! (ZG nn. 107-109), colpita dai missili del geniale professor Hellingen. Nell’albo Tre uomini in pericolo (ZG n. 110), fischiettando una canzone, il Messicano è intento a ricostruirla. Con risultati disastrosi, però.


Ogni tempio dell’Egitto

messo su mill’anni fa,

può vedere sempre dritto

di sfidar l’eternità.

Per aver quel risultato

uno storico ha narrato

che trent’anni in mezzi ai guai

lavoraron gli operai.

Anch’io son costruttore

ma la casa, in fede mia,

la completo in poche ore

lavorando in allegria!


Una casa accogliente deve essere pulita: anche se modesta come quella della palude. Mentre Zagor è impegnato nella caccia, tocca a Cico utilizzare gli attrezzi del mestiere. Ma il buonumore e l’ironia alleggeriscono il suo lavoro.


Posso dir senza vantarmi

d’esser prode uomo d’armi,

ma la vita può esser gaia

pur facendo la massaia.

Quando l’ombra della guerra

non minaccia la mia terra,

lascio l’elmo e la corazza

e impugno la ramazza.

Provo gran divertimento

nel pulire il pavimento

e sovente mi compiaccio

pur d’usar lo strofinaccio.





Quello della massaia non è certo il lavoro più amato da Cico. Nelle sue avventure – o disavventure – lo abbiamo visto fare i lavori più disparati come il Paperino di Carl Barks, secondo l’acuta osservazione del critico e romanziere Leonardo Gori (cfr. "Dime Press" n. 3; di questo parallelismo Paperino / Cico ne ha parlato in più sedi anche Francesco Manetti: vedi per es. Giornale Pop). Ma il mestiere più insolito è quello tentato nell’albo La stella di latta (ZG n. 74).


Molte volte è capitato

di cambiare il mio mestiere,

io però mi sento nato

sol per far il giustiziere.

Amo il cappio e la mannaia,

per la forca ho la passione,

la giornata sembra gaia

quando c’è un’esecuzione!

Oggidì, molti anni dopo,

ho raggiunto il vecchio scopo

e con vera grande gioia

posso alfine fare il boia.

Io rivelo un grande estro

se preparo un bel capestro

e il nodo è di tal fatta

da sembrare una cravatta!


Anche nella propensione al viaggio Cico ricorda il Paperino di Carl Barks. Però l’aspirazione del pancione sono una casetta e un pranzetto. Nell’albo Il segno del coraggio (ZG n. 150) canticchia:


Sono un vecchio vagabondo

che mi aggiro senza pace

e di tutto quanto il mondo

vi dirò quel che mi piace.

La mia dolce casettina

con le tende rosse e blu,

ma più ancora la cucina

dove cuoce un buon ragù.


Da notare ancora l’ingenerosità di Zagor: definisce la composizione un’atroce canzoncina.
Quando Cico lascia i luoghi abituali il suo cuore si rattrista. Il tono è quello di un addio senza ritorno, quasi elegiaco. Nell’albo La freccia mortale (ZG n. 62), Cico annuncia cantando:


Io ti lascio mia foresta,

vi abbandono verdi pini,

altra scelta non mi resta

devo viver coi pinguini.

Al volere di un tipaccio

non c’è mezzo per opporsi,

devo andare in mezzo al ghiaccio

con trichechi, foche e orsi.





Indovinate chi è il tipaccio del quinto verso?
E in tema di tipacci: dall’Antica Roma è giunta a noi la triste fama dell’imperatore Nerone. Anche se il famoso incendio di Roma non è da attribuire a lui, almeno secondo le ricostruzione degli storici moderni. Nell’albo Zagor attacca (ZG n. 27), Cico intona un’ironica composizione di cui abbiamo addirittura il titolo: Scandalo al Colosseo.


Ride il sadico Nerone

e la folla è già eccitata,

nella fossa del leone

una vittima è calata.

Ecco il re della foresta

gli mordicchia un po’ la mano,

ma poi subito si arresta

è un leon vegetariano.



Il palio di Marcello Toninelli

Nel 1980, con l’avventura Hellingen! (ZG nn. 178-182), Guido Nolitta lascia i testi dello Spirito con la Scure per dedicarsi a Mister No, a Tex e soprattutto ai suoi impegni di editore. Dopo un periodo di interregno, Marcello Toninelli si propone come soggettista zagoriano e, con impegno e talento, reggerà il timone della serie per un decennio (1982-1993). Cercando di adeguarsi alla lezione nolittiana, anche Toninelli ha introdotto nuove composizioni cichiane.
In anticipo sui tempi, Cico si rende conto che nella foresta di Darkwood c’è bisogno di un libero giornale. Il Messicano fonda così il Darkwood Monitor, un foglio destinato all’immortalità. O quasi. Nell’albo La voce che uccide (ZG n. 271), il direttore e tipografo Cico intona a squarciagola:


Forza, gira, macchinetta!

Stampa e pressa, mia diletta,

per recare informazioni

sia ai trapper sia ai coloni!


Darkwood è un concentrato di ambienti diversi: dalla palude di tipo tropicale alla foresta di conifere e latifoglie. In questa frizzante canzone – tratta dall’albo La missione abbandonata (ZG n. 288) – Cico fa un ritratto veritiero della sua Darkwood. Una curiosità: nella pagina finale dell’albo, Cico lancia a Zagor la scure come fa Groucho con la pistola di Dylan Dog. Un divertito omaggio di Toninelli al personaggio di Tiziano Sclavi.


Quando in cielo il sol dardeggia

e pel caldo l’aria ondeggia,

il calor scioglie le menti,

strema il corpo, lega i denti.

Ma io no, non mi sgomento

e percorro passi cento,

superando il bosco e il piano,

la collina e il pantano.

Già sicuro di trovare

sotto il pino secolare

l’aria fresca e l’ombra scura

che il riposo mi assicura.

È diritto di ogni umano,

dopo un pasto luculliano,

adagiare il corpo lasso

sopra un molle materasso.


Ma Cico viene stordito da un cheyenne e non può terminare la sua composizione. Uno dei due pellerossa afferma: È stato l’agguato più angoscioso della mia vita! Tra gli abitanti di Darkwood, poveracci, c’è un’evidente sottostima delle doti compositive di Cico.
A Port Washia, una cittadina fluviale nei pressi di Darkwood, Cico è in attesa di Zagor. Un tormentone della saga. Per un fine dicitore come Cico è l’ennesimo soggetto per una canzoncina. La composizione è tratta da Caccia al lupo (ZG n. 316), albo in cui, a pagina 53, inizia il racconto Il battello maledetto, di Toninelli e Donatelli.


Se l’attesa si fa lunga

e l’amico non ritorna,

aspettando che lui giunga

io intaglio cervi e corna.

E se poi più del dovuto

resta via il compagno ingrato,

io intaglierò un imbuto

nella quercia in fondo al prato!



Arriva pian piano il prode Tiziano

Anche Tiziano Sclavi si è occupato di scrivere Zagor (debutta sulla serie nel novembre del 1980). Le sue storie iniziali sono abbastanza in linea con lo stile originario. La sua ultima fatica zagoriana, pubblicata nel 1988, è invece un’opera innovativa e che molto ha fatto discutere: Incubi (ZG nn. 275-280). E da uno degli albi di questa avventura, Il demone della follia (ZG n. 276), è presa la canzone di Cico. Il tema? Le sfacchinate a piedi e il conseguente appetito.


Cammin cammina

la meta ad ogni passo è più vicina,

e se ci assisterà la buona sorte

arriveremo presto presto al forte!


Zagor invita l’amico a non lamentarsi e Cico replica così:


Non mi lamento

i piedi mi fan male e sono stanco,

ma mi sostiene sempre la speranza

di giungere a riempire la panza!


Zagor definisce i versi uno strazio e almeno in quest’occasione si rivela un buon critico. Questi ultimi versi hanno un metrica sbilenca e non sono certo memorabili. Sclavi, chissà, ha voluto ironizzare sulle composizioni cichiane e su sé stesso.






La fiera dei Burattini

Moreno Burattini è un valente umorista. Lo ha dimostrato scrivendo commedie in vernacolo fiorentino: il suo Il vedovo allegro ha per esempio riscosso un buon successo ed è tuttora replicata in varie regioni d’Italia. E ne ha dato ulteriore prova con l’umorismo cichiano. E ancora di più con le composizioni di Cico. Dal 1991 l’autore ha scritto numerose storie di Zagor e di Cico. Inoltre, dal 2007, è subentrato a Mauro Boselli nella cura editoriale della testata di Zagor.
Nella sua seconda avventura zagoriana – all’interno dell’albo Il segreto del capitano (ZG n. 318) – Burattini introduce una filosofica composizione di Cico. Il pezzo è arguto e vivace e mostra l’attenzione dell’autore verso il personaggio. Al termine della canzone, Zagor commenta scherzosamente il brano.


Fin dall’epoca più antica

per cercarsi da mangiare

l’uomo a caccia con fatica

è dovuto sempre andare.

Ma un bel giorno, riposando

presso un lago d’acqua fresca,

uno disse: – Mi domando,

non è meglio andare a pesca? –

Con la canna, sulla sponda

è una gioia dormicchiare,

sono i pesci sotto l’onda

che verranno ad abboccare.

Senza sforzi, senza spese,

carpe e trote quasi a frotte,

saltan sopra all’amo appese

pronte per esser cotte.


In passato Zagor mal sopportava le canzoni di Cico. Nelle storie di Burattini il rapporto tra i due amici diventa finalmente paritetico. E lo si nota da come l’eroe sia divertito dalle intelligenti metriche del Messicano. Nell’albo L’uomo con il fucile (ZG n. 336), scrive Angelo Palumbo, Zagor viene bonariamente preso in giro, indizio della componente ironica e dissacratoria del carattere del pancione.


Se gelati sono i venti

e il ghiaccio è cristallino,

anche Zagor batte i denti

e si mette il cappottino.

Se la fiamma del camino

per il freddo sembra poca,

anche a Zagor poverino

viene già la pelle d’oca!


Conducendo una vita avventurosa, Cico apprezza ancor di più la comodità di un morbido letto. Nessuno, però, ha mai pensato di comporre una Ode a un genio sconosciuto! La divertente canzoncina è stata pubblicata nell’albo Il diabolico Mortimer (ZG n. 395):


Chissà mai chi fu quel tale

dal cervello eccezionale

pien d’ingegno e d’intelletto

che un bel giorno inventò il letto!

Benedetta la memoria

(che il Signore l’abbia in gloria)

di quel tipo misterioso

dal talento portentoso,

che chissà in quale landa

costruì la prima branda!

Vadan lodi, vada onore

al magnifico inventore,

e chissà come si stava

se nessuno la inventava!

Sai che male, sai che duro

dormir ritti accanto al muro,

oppur stesi sopra un sasso

senza avere il materasso!

È un peccato, ed è un tormento

che neppure un monumento

mai si sia a lui innalzato:

ma chissà chi sarà stato!

Sconosciuto è il poveretto,

quel grand’uom che inventò il letto!





Cico canta mentre si rade. E Zagor, divertito, ride.
Non pago di aver cantato un’ode all’inventore del letto, Cico compone un inno ai popoli naviganti. E, per quanto appaia incredibile, ogni epoca ha avuto il suo Cico.
Nell’albo Il Sudario Verde (ZG n. 449) si conclude un’avventura di Burattini e Chiarolla da cui è tratta la seguente canzone:


Ho avuto fra i miei avi

sia guerrieri sia inventori,

ma pur anche sulle navi

prodi gran navigatori.

Un parente ebbi fenicio

poi un altro fu vichingo,

io con grande sacrificio

la pagaia oggi sospingo.

Sopra il mare è un’altra vita

è viaggiar tutto in pianura,

ma sul fiume che è in salita

il remare è cosa dura.

Meglio qui che camminare,

non lo nego certamente,

ma è fatica pagaiare

risalendo la corrente.


A volte Cico pecca di troppa fantasia. Nella canzone precedente afferma di aver avuto antenati addirittura tra i vichinghi e i fenici. Nel brano seguente, invece, mostra del puro buon senso, per dirla con Tex Willer. Nell’albo Terre inesplorate (ZG n. 507) il viaggio verso il monte Leigh ispira a Cico pacate riflessioni:


Vada a caccia sol chi crede

e ritorni con le prede,

io tranquillo voglio stare

a me basta cucinare.

Io non rischio morsi e graffi

io mi lecco solo i baffi.

Io non sfido cervi ed orsi

ma li mangio cotti a morsi.

Niente zuffe, niente pugne

io raccolgo pere e prugne,

e se frutta non si trova

mi accontento delle uova.


I trapper non possono certo accontentarsi di uova e frutta; uomini abituati a cacciare, si vantano spesso di aver compiuto imprese leggendarie. Fedele alla sua indole dissacratoria, Cico recita versi irriverenti: è lui "il Vernacoliere" di Darkwood. La verità, però, fa arrabbiare cacciatori bianchi e pellerossa, come si intuisce dai versi finali del pezzo, tratto da Cico trapper (SC n. 7).


Nel Kentucky i cacciatori

son negati per cacciare,

le marmotte ed i castori

se li devono allevare.

Nel Nevada chi va a caccia

è una frana e son sincero,

se colpisce una beccaccia

è un miracolo davvero.

Vanno a caccia anche gli indiani

con la tinta sulle guance,

ma con l’arco tra le mani

sempre vuote hanno le pance!

Il concerto è terminato

dice fine il chitarrista,

mi hanno troppo malmenato

e la cosa mi rattrista.

Mi dovete perdonare

proseguir mi fa paura,

ma stanotte per cantare

ci vorrebbe un’armatura.


Per chiudere la carrellata sulle composizioni cichiane ideate da Moreno Burattini, voglio segnalare l’omaggio dello sceneggiatore alla canzone Cico Felipe Cayetano Lopez Y Martinez Y Gonzales contenuta nell’album Zagor King of Darkwood (2009, Coniglio Editore) di Graziano Romani. Nel "Maxi Zagor" n. 22 (volume pubblicato nel 2014), disegnato dagli Esposito Bros, Il varco tra i millenni, a pagina 27 il pancione intona alla chitarra alcuni versi della canzone del rocker emiliano, compiendo un intelligente crossover tra musica e fumetto.


L’innovator Boselli

Mauro Boselli è entrato in Bonelli nei primi anni Ottanta; ha collaborato alla realizzazione della rivista "Pilot", diretta da Tiziano Sclavi, e scritto i testi dei libretti allegati agli Speciali. Ma la sua esuberanza creativa non poteva limitarsi al pur ottimo lavoro redazionale: il suo apporto di sceneggiatore e in seguito di supervisore (dal 1994) ha rilanciato in maniera decisa la serie di Zagor. Senza dimenticare le innovative storie scritte per Tex – a partire da Il passato di Carson (nn. 407-409) – e l’ideazione insieme a Maurizio Colombo di Dampyr (2000).
Nella stesura delle sceneggiature per il personaggio di Nolitta e Ferri, Boselli non ha dimenticato l’umorismo e le canzoncine di Cico, costruite a volte con una metrica desueta. Nell’albo La fiamma nera (SZ n. 4) il pancione è intento a comporre, davanti a un pubblico di pellerossa Contrari, un poemetto sulla fame; a conferma della sua lontananza dai già citati poeti Foscolo e Alceo. L’avventura è del 1991 ed è la sua prima opera di Zagor.


No, non è favola, leggenda o mito,

son dotato di sano appetito

e non mi basta un panino al salame

quando ho fame!

Se non mi sbafo un maiale o un pollo

non posso dire d’esser satollo,

tanto fameliche sono le mie brame

quando ho fame!

La notte sogno ancor di mangiare

e quando mangio mi par di sognare.

Non penso a dollari, onore e dame

quando ho fame!






Palumbo (e Burattini) nell’articolo menzionato sottolineano: In questa canzoncina scritta da Boselli i versi sono endecasillabi alternati, ogni tre, con un quinario.
La canzone tratta dall’albo Il terrore dal mare (ZG n. 386) rientra nella classicità della rima baciata. Cico imbraccia di nuovo una chitarra – come nel già citato Speciale La fiamma nera – e la canzone concilia il sonno; in Boselli è spesso il prologo di avvenimenti magici o misteriosi. Di lì a poco, in sogno, Ramath invia un messaggio a Cico: Port Whale è in pericolo!


Tanto bella è l’avventura

però a volte fa paura!

Molto meglio stare qua

in pace e in tranquillità!




Col Mignacco e con il Rauch


Dopo il Duemila, con il diradarsi dell’impegno di Boselli su Zagor, si rende necessario l’arrivo di altri sceneggiatori. Il primo a presentarsi è il giovane Jacopo Rauch: autore di sceneggiatore briose e di dialoghi ironici e grintosi. In seguito, arriva Luigi Mignacco, una delle colonne di Mister No e autore di non poche sceneggiature per Dylan Dog. L’autore su Zagor ha realizzato storie robuste e ricche di inventiva (in particolare alcune avventure della trasferta sudamericana): nelle sue sceneggiature spiccano inoltre gli arguti dialoghi tra l’eroe il pancione.
Ne Il vagone blindato (ZG n. 494), Rauch fa l’elogio dell’uomo in ammollo, come nella nota pubblicità. Un bel bagno caldo ti toglie la spossatezza e Cico, accanto a Zagor, di stanchezza ne accumula non poca. L’autore mostra di destreggiarsi molto bene con le canzoncine di Cico; qui in una composizione di sei distici in rima baciata:


Se dal forte mal di schiena

puoi star ritto a malapena

e hai i piedi pien di calli

dal viaggiare tra le valli,

acqua calda, sali e schiuma

e ogni acciacco presto sfuma.

Quando il mondo ti fa torto

o il lavoro ti va storto,

resta calmo e stai tranquillo

c’è un rimedio e torni arzillo,

basta starsene un po’ a mollo

con la schiuma fino al collo.


Nell’albo I sette vichinghi (ZG 668), Jacopo Rauch scrive di nuovo una canzoncina di Cico in sei distici in rima baciata. Il Messicano si aggira nei pressi della palude di Mo-Hi-La e, per procurarsi del cibo, utilizza gli stessi metodi degli uomini raccoglitori che sono vissuti nel Paleolitico, circa 1,8 milioni di anni fa.


More, ribes e lamponi

sono dolci e sono buoni!

Col gelato e col limone

c’è da fare un’indigestione!

Con la panna e il Pan di Spagna

sono poi una cuccagna!

Ma la vera e propria pacchia

è che crescono alla macchia!

Non li devi coltivare

ma ti basta passeggiare

per raccoglierne un paniere

come fossi dal droghiere!


Nell’albo La scorta mohawk (ZG n. 451), dove inizia la prima opera zagoriana di Mignacco, Cico celebra con ironia l’amico Zagor. D’altronde, quale migliore composizione per chiudere questa rassegna cichiana? Mignacco scrive per Cico dei versi dedicati al Re di Darkwood.


Nelle terre d’oltremare

vive un re con doti rare,

non ha sudditi né regno

ma governa in modo degno.

Lo rispetta ogni persona

anche senza la corona.

Come scettro usa una scure

per scacciar mali e paure.

Talismano contro i guai

è un gran re Za-Gor-Te-Nay.


Giunti alla fine qualche lettore potrebbe chiedersi: e Ade Capone? Dopo le sue prime storie pubblicate negli anni Ottanta, Capone tornò a scrivere Zagor su invito del curatore Moreno Burattini. Capone aveva uno stile che richiamava spesso le atmosfere nolittiane e la sua malinconica poetica, ma l'umorismo - e soprattutto le canzoncine cichiane - non erano nelle sue corde narrative; per questo non avete trovate sue composizioni di Cico nell'articolo.


Giampiero Belardinelli