di Giampiero Belardinelli
Introduzione
Questa sedicesima puntata di "Bonelli in digitale" è dedicata a una pubblicazione spartiacque del recente passato della Casa editrice, Cico Story. Il racconto è stato scritto da Guido Nolitta e disegnato da Gallieno Ferri ed è composto da 120 tavole. Pubblicato nel mese di giugno del 1979, è stato il primo albo speciale dedicato a Cico e, in assoluto, il primo volume fuori collana della Bonelli, allora articolata in diversi marchi editoriali, tra cui Edizioni Cepim ed Editoriale Daim Press. Con questa storia Guido Nolitta inaugura il fortunato filone delle disavventure del pancione messicano, seguendone le vicissitudini dai primi vagiti all’età adulta e ripercorrendo il cammino che lo conduce dal Messico natale agli Stati Uniti.
La trama
Durante una lunga giornata di pioggia, Cico, sollecitato da Zagor, decide di raccontare il proprio passato, dalla nascita all’età adulta. Nato a Veracruz, in Messico, in una famiglia poverissima e molto numerosa, manifesta fin da piccolissimo la sua insaziabile fame. Quando Pedro e Rosa, i suoi genitori, scelgono di imbarcarsi per gli Stati Uniti nella speranza di sottrarsi a una situazione economica quasi disperata, un beffardo equivoco lo trattiene presso gli zii: Cico si è infatti infilato nella gabbia del pappagallo lasciato da Pedro ai parenti. Cominciano così le sue scalognate epopee. Per sfuggire alla fame si improvvisa lustrascarpe, chitarrista nel gruppo dei Tre Gonzales, torero e soldato. Infine, dopo innumerevoli peripezie, è costretto a lasciare il Messico e sceglie di emigrare negli Stati Uniti...
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| Cico family |
La fame come motore del racconto
La scelta di affidare a Cico il racconto della propria vita trasforma la trama in una sorta di autobiografia picaresca, scandita da mestieri, incontri ed equivoci. La fame non è soltanto un motivo ricorrente, ma il vero impulso dell’azione: costringe il protagonista a cambiare continuamente ruolo e ambiente, dando unità a episodi molto diversi. Il dialogo iniziale con Zagor, inoltre, crea una cornice confidenziale che avvicina il lettore al personaggio e permette di scoprirne le origini senza rinunciare al ritmo rapido dell’avventura.
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| I Tre Gonzales |
Il Messico come l’Italia del dopoguerra
Guido Nolitta, sostenuto dall’ottima prova grafica di Gallieno Ferri, costruisce la vicenda come una serrata sequenza di gag, confermando la propria capacità di affrontare temi sociali attraverso la forza dell’ironia, forse persino al di là di un intento programmatico. Il Messico rappresentato nell’albo può essere accostato all’Italia dell’immediato dopoguerra, come ha osservato Stefano Priarone nell’articolo Cinque albi per una leggenda, pubblicato nel terzo numero di "Darkwood Monitor" (febbraio 1998), organo ufficiale dello Zagor Club di Roma, associazione culturale ideata da Giuseppe Pollicelli, Sergio Climinti e Daniele Bevilacqua.
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| Cico torero |
In entrambi i contesti, il desiderio di riscatto e il ricorso a ogni possibile espediente trasformano la lotta quotidiana della povera gente in una commedia dal fondo amaro, vicina per sensibilità al neorealismo e, più tardi, alla commedia all’italiana di Steno, Mario Monicelli, Totò, Eduardo De Filippo e Alberto Sordi.
Cico, eroe dei poveri
In questa prima avventura a solo di Cico, Nolitta mantiene la comicità saldamente ancorata alla realtà, senza ancora aprirsi alle invenzioni surreali che caratterizzeranno alcuni dei successivi quattro speciali da lui scritti. La goffaggine del protagonista diventa così uno strumento per mettere alla berlina aspetti riconoscibili del mondo contemporaneo. Lo sceneggiatore milanese prende di mira, tra l’altro, la corrida e le assurde regole dell’ambiente militare: Cico attraversa indenne situazioni drammatiche e, proprio grazie alla sua istintiva estraneità alle convenzioni, finisce per assumere i tratti di un eroe dei poveri. Umano, sconfitto e irriducibilmente anticonformista, il Messicano infligge uno schiaffo alla solennità dei riti e dei paludamenti, incarnando la rivincita di un perdente che, al contrario di Fantozzi, riesce a sovvertire il proprio destino e, sia pure involontariamente, a prevalere sulle circostanze che sembrano condannarlo alla sconfitta.
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| Consegne esplosive: Cico sbaglia ancora indirizzo |
La beffa antimilitarista
A questo proposito, nella fase in cui Cico è arruolato nell’esercito messicano, Nolitta orchestra una beffa feroce contro la logica e i rituali del militarismo. Il colonnello Vargas sceglie il Nostro come vittima sacrificale: proprio perché benvoluto dai commilitoni, la sua morte dovrebbe trasformarlo in un fulgido esempio capace di suscitare entusiasmo nei giovani poco inclini alla vita militare. Cico viene così inviato da solo nel deserto con una sorta di sacco nel quale, a sua insaputa, è nascosto un ordigno a orologeria. Il piano si capovolge però per un caso fortuito. Lungo il percorso transita una diligenza su cui viaggia lo stesso Vargas; Cico tenta invano di salire sul retro del veicolo, riuscendo a lasciarvi soltanto il suo esplosivo bagaglio. Pochi istanti dopo la deflagrazione uccide il colonnello e restituisce al mandante la sorte preparata per il soldato. Il successivo stacco nel cortile della caserma completa l’ironia nolittiana: una statua celebra l’ufficiale con l’iscrizione Colonnello Vargas, fulgido esempio, ti porta nel cuore il tuo reggimento. Si tratta di una variante della frase che Vargas aveva già concepito per Cico. La retorica monumentale assorbe così persino il fallimento del complotto e converte una morte grottesca in cerimonia patriottica. Nolitta non si limita a rovesciare i ruoli di carnefice e vittima: mostra come il rito militare, con le sue formule solenni e intercambiabili, sia pronto a fabbricare eroi senza interrogarsi né sulla verità né sull’assurdità del sacrificio.
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| Il fulgido esempio |
La leggiadra Teresina
Accusato della morte del colonnello Vargas, Cico tenta di sottrarsi all’arresto e di riparare negli Stati Uniti. Per eludere i controlli si intrufola in una compagnia di artisti di strada e, approfittando di un momento di confusione, prende il posto della corpulenta ballerina Teresina. Avvolto nei suoi abiti e trasformato, con irresistibile effetto comico, nella leggiadra Teresina, il pancione sale sulle spalle del malcapitato equilibrista, incaricato di attraversare su una corda il fiume che segna il confine. È così, sotto le sembianze improbabili di una ballerina e a spese del povero funambolo, che Cico riesce infine a mettere piede negli States.
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| La leggiadra Teresina |
Ferri in digitale
La lettura digitale permette di apprezzare con particolare immediatezza il lavoro di Gallieno Ferri. Il suo segno, energico e leggibile, combina la solidità dell’avventura con una spiccata sensibilità comica: le posture sbilanciate, le espressioni accentuate e la precisa scansione delle reazioni trasformano Cico in una presenza scenica irresistibile. Ferri alterna primi piani incisivi e tavole più ariose, controllando il ritmo della gag senza sacrificare l’ambiente messicano, reso attraverso scorci essenziali ma riconoscibili. Anche nei passaggi più concitati, la chiarezza della composizione guida lo sguardo con naturalezza; sullo schermo, il contrasto netto del bianco e nero e la vivacità del tratto fanno emergere tanto il dinamismo dell’azione quanto la componente umana del racconto. È un disegno che non si limita a illustrare la comicità di Nolitta, ma la costruisce, la misura e spesso la completa.
Giampiero Belardinelli









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