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domenica 22 aprile 2018

ARRIVANO I BONELLI KIDS!

di Filippo Pieri



All’inizio degli anni ’60, per cercare un pubblico giovane, diverso da quello che seguiva "Tex", Sergio Bonelli ebbe l’intuizione di creare una nuova serie, che si rivelerà di successo: "Zagor". Più di cinquant’anni dopo, la casa editrice che oggi porta il suo nome si trova ad affrontare un problema simile, ovvero cercare di attirare un pubblico giovane sempre più distante dai fumetti. Per far si che ciò avvenga sono state prodotte nuove serie denominate “Young” come "4 Hoods", "Dragonero Adventures" e, prossimamente, "Creepy Past". Ma non solo. In Rete sono stati lanciati, a partire dal febbraio 2017, i "Bonelli Kids", bambini che hanno il nome e le caratteristiche degli eroi bonelliani che vogliono rappresentare, ma che a differenza di quelli “veri”, popolano la stessa epoca e hanno più o meno la stessa età. Sono un po’ dei cosplay, come dice Alf, il bambino più vecchio del mondo, nell'introduzione al volume.








Nella pagina successiva, Alfredo Castelli ci spiega che il volume raccoglie tutte le strisce pubblicate in Rete, insieme a molto altro materiale inedito. Le storie sono brevi, facili da seguire e divertenti. Trattano temi vicini a un pubblico giovane, e anche i meno giovani possono trovare piacevole vedere i propri eroi... ringiovaniti, ma con le stesse caratteristiche di sempre (Martin è logorroico, Jerry è un dongiovanni, etc.). Le assenze che più si fanno notare sono quelle dei piccoli Tex Willer e Dylan Dog, i due personaggi di punta della casa editrice milanese. Probabilmente gli esperti del marketing non li hanno ritenuto adatti per questa operazione o forse, più semplicemente, ce ne sono fin troppi di personaggi in questo libretto. A ogni modo è un esperimento interessante che ci auguriamo possa avere un seguito.








ARRIVANO I BONELLI KIDS
Testi: Alfredo Castelli, Tino Adamo e Sergio Masperi
Disegni: Luca Bertelè
Colori: Manuela Nerolini
Lettering: Marina Sanfelice
Sergio Bonelli Editore, Marzo 2018
96 pagg. cartonato a colori
Prezzo 12 Euro
ISBN: 9788869612633



Filippo Pieri

N.B. Trovate i link alle altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio!

venerdì 9 ottobre 2015

POST 666.. 1986 CHIAMA 2015: L'INCUBO DELL'INDAGATORE RIPARTE DA UNO! BACKGROUND STORICO

di Francesco Manetti

Per il 666° post di Dime Web non potevamo parlare che di...

 
Campagna pubblicitaria della Gazzetta dello Sport per la nuova collana Dylan Dog - I Colori dell'Incubo

È stata un'emozione enorme riprendere in mano, per l'ennesima volta ma dopo anni, il n. 1 di Dylan Dog, L'alba dei morti viventi, scritto da Tiziano Sclavi per i disegni di Angelo Stano - confezionato con la copertina di Claudio Villa e arricchitto dal logo di testata creato dall'art director Luigi "Cortez" Corteggi. All'interno completava il tutto un'introduzione di Sergio Bonelli e la prima puntata del "Club dell'Orrore" vergata da Sclavi stesso. La casa editrice era ancora la Daim Press. Ho la sensazione che quella ragione commerciale che si affiancava allora alla CEPIM, avesse una doppia possibilità di lettura. La prima, evidente e ben nota, era la traslitterazione fonetica dall'inglese dime press - ovvero "stampa da un dime", dove dime è il nomignolo dato alla moneta americana da 10 centesimi di dollaro, al "decino": il significato era dunque quello di "pubblicazione popolare", perché con dime press ci si riferiva negli USA alle riviste "da poco", "da due soldi", stampate approssimativamente su carta povera, che raccontavano mirabolanti avventure degli eroi della Frontiera e dei poliziotti delle città sorte sulla costa atlantica; riviste però importanti perché inaugurarono tutto un filone editoriale che avrebbe fatto scuola nel mondo, contribuendo anche alla nascita del fumetto avventuroso. Bonelli, inventando dunque il nome commerciale Daim Press, intese rifarsi direttamente a quella tradizione di editoria popolare. Quando, nel maggio del 1992, creammo con Glamour la nostra rivista Dime Press, per il titolo ci rifacemmo appunto a tutta quella vulgata bonellian-americana, e rinverdimmo questa nostra piccola storia personale venti anni dopo con Dime Web! Ma Daim potrebbe essere letto anche D.A.I.M., un acronimo, dove "M" sta per "Milano"... Anche CEPIM era una sigla (per Casa Editrice Per l'Infanzia Milano, o qualcosa del genere...). Ma su queste curiosità ho più dubbi che certezze: mi fermo qui e mi riprometto di tornare su questo argomento appena e se ne saprò di più - magari con l'aiuto dei nostri attenti lettori. Ritorniamo dunque al primo albo dell'Indagatore dell'Incubo e gettiamo uno sguardo al clima storico-politico in cui nacque.


Dylan Dog n. 1, ottobre 1986, Disegno di Stano


Era il 1986... Un anno come tanti, lontano ormai nella memoria... o forse no, visto che alcuni dei fatti che lo segnarono avrebbero avuto ripercussioni nei decenni a venire, in Italia e nel mondo, e qualcosa, di quegli accadimenti, condiziona pesantemente anche il 2015. Un Dylan Dog mensile costava 1300 lire, ovvero 1/5 dell'omologo del 2015, ma, grazie anche alle tre o quattro crisi succedutesi nel trentennio, gli stipendi medi dei non manager non sono certo aumentati di cinque volte nello stesso periodo (al massimo di tre...)! Le Brigate Rosse (ancora attive con altre sigle a loro affiliate e contigue nel terrorismo finanziato da Mosca in funzione anti-occidentale, secondo molti - oppure da Washington in funzione anti-europea, secondo alcuni) assassinarono l'ex-sindaco di Firenze Lando Conti: non era l'ultimo colpo di coda, semmai il primo di una nuova stagione di proteste violente e di devastazioni di città, compiute indossando la maschera del nobile intento. Il vino adulterato al metanolo, venduto a prezzi stracciati in mini-market e negozi di infimo ordine in bottiglioni da 2 litri col tappo a vite (vinacci da Superciuk anche non avvelenati) fece tre morti e stroncò il mercato di tutto il vino italiano, anche di quello onesto da tavola e di quello pregiato, e creò una paura generalizzata verso il commercio alimentare in toto, diffidenza che ancora oggi dura. Altro genere di adulterazione fu quello del caffè del bancarottiere Michele Sindona, che venne stroncato in carcere da una fatale "tazzurella"...


Il disastro di Chernobyl, aprile 1986


Veniamo ora alle Grandi Avventure Internazionali dell'Oro Nero. In seguito a esplosione si scoperchiò il reattore nucleare sovietico di Chernobyl, spinto al massimo in sciagurati esperimenti militari, e si sprigionò una nube radioattiva (sulla cui reale tossicità, soprattutto sulle grandi distanze, ancora oggi le opinioni divergono) che ebbe, fra i molti effetti collaterali, quello di far uscire per sempre l'Italia dall'energia atomica civile nazionale, consegnando definitivamente il Belpaese nelle mani dei petrolieri. Sullo sfondo scoppiò la guerra fra USA e Libia (al culmine di tutta una serie di tensioni fra i due Stati e come diretta risposta di Reagan all'attentato a una discoteca berlinese frequentata dai G.I. Joe) e assistemmo al lancio dei due missili libici verso Lampedusa: a differenza dei barconi del XXI secolo i due SCUD non arrivarono sulle coste isolane. Gheddafi sopravvisse ai bombardamenti dello Star Spangled Banner su Tripoli. Si chiuse il conflitto e pian piano la situazione si normalizzò, fino a far rientrare la Jamahirya libica nel consesso dei Paesi stabili. Ma la Casa Bianca non avrebbe mai digerito il fatto. Quando fu il turno, nel 2008, di una presidenza legata più che in passato alle petromonarchie sunnite, con il pretesto dell'appoggio al dilagare delle cosiddette "primavere arabe" del 2011, la Libia ricca di golosi idrocarburi fu devastata dagli Alleati 2.0; il pittoresco, pacchiano e pagliaccesco Colonnello (che comunque "reggeva la baracca" e stava diventando un punto di riferimento per tutta l'area africana, a partire dalla telefonia) fu fatto trucidare da sgherri armati; si ebbe così lo strepitoso risultato di avere una nazione divisa fra tribù belligeranti contrapposte, inermi davanti allo sciamare dei tagliagole dell'ISIS, nati per rovesciare Damasco. La Siria "tripolizzata" del 2015 attende infatti con trepidazione altre geniali decisioni strategiche e geopolitiche del 1600 di Pennsylvania Avenue. Persevera infine il silenzio totale sui 3000 studenti "primaverarabi" fatti sparire nella ditattura sunnita dell'Arabia Saudita, ferrea alleata di USA e UK, fin dagli anni '20, quando fu "creata" da Londra. Il discorso potrebbe continuare e allargarsi a macchia di (petr)olio... Non è questa la sede, ma, come si vede, il 1986 chiama il 2015 insistentemente!


Pacchiana e coloratissima (e quasi fumettistica!) coppia di francobolli libici che ricordano il bombardamento americano su Tripoli del 1986 e prefigurano le sciagure del 2011-2015


Anche l'arrivo di Dylan Dog nell'ottobre del 1986 creò un grande sconquasso - positivo, ovviamente - e l'onda lunga - benefica - continua tutt'ora! In qualche modo questo innovativo e curatissimo fumetto horror bonelliano, con i suoi toni "forti" e realistici e i personaggi principali estremamente caratterizzati, risvegliò il panorama fumettistico italico nel suo totale, facendo definitivamente tramontare lo iato tra "fumetto popolare" e "fumetto d'autore". Ormai, soprattutto dopo il tramonto delle "riviste contenitore" vissute fra gli anni '60 e i '90, tali definizioni possono restare in vita solo per distinguere il mero mezzo cartaceo delle varie pubblicazioni, e non più per differenziarne qualitativamente i contenuti, testuali e grafici. Per "popolare" si può ancora oggi intendere l'albo da edicola, più o meno pocket, brossurato o spillato, spesso stampato in bianco-e-nero. I cartonati, le edizioni de-luxe e a colori, le tirature limitate, le autoproduzioni, etc., si trovano soprattutto nelle librerie e nelle fumetterie. Tutto qui. Gli autori sono più o meno gli stessi, diventati da anni intercambiabili; elevata è quasi sempre la qualità del disegno, del colore e della stampa (nel comicdom si discute molto sulle storie, sui soggetti, sulle sceneggiature...); il tutto è affiancato da ottimi e approfonditi apparati critici.


Splatter della ACME n. 1, luglio 1989



Mostri n. 1 della ACME, marzo 1990


Nacquero, sull'onda anomala e benigna di Dylan Dog, riviste e "laboratori di idee", come gli ottimi Splatter e Mostri della ACME di Coniglio; sarà proprio su Mostri, nel 1990, che l'attuale curatore di Zagor Moreno Burattini - nostro sodale in Collezionare, Dime Press e in mille altri progetti - inizierà la sua venticinquennale carriera di sceneggiatore professionista. Questo successo scatenerà anche l'ira degli squallidi "benpensanti borghesi", quelli con la puzza sotto il naso, e delle svariate maestrine dalla penna rossa, dalla bocca storta e dal ditino sempre ritto; ira che portò (autoalimentandosi) a una serie di articoli pubblicati - su tale inesistente scandalo dell'orrore nei fumetti - da un notorio settimanale nazionale..

Luglio 2015, Milano. Presentazione dell'iniziativa Bonelli/RCS al Megatsore Mondadori. La foto è tratta da Bloggokin.
Quasi trent'anni dopo, nel luglio del 2015, il quotidiano calcistico La Gazzetta dello Sport varava un'interessante iniziativa: la riproposta nella serie Dylan Dog I Colori della Paura - agili albetti di formato più grande di quello "alla Tex" - delle storie apparse sulla collana Dylan Dog Color Fest. Il n.1, addirittura, è un inedito (anche se verrà inserito in DDCF nel 2016). Il titolo è La nuova alba dei morti viventi e si tratta di un reboot (come si dice oggi con l'ennesimo anglicismo) del numero uno originale, scritto da Roberto Recchioni (da un'idea di Tiziano Sclavi) e disegnato da Emiliano Mammucari (con colori di Annalisa Leoni e copertina di Carmine Di Giandomenico, dipinta da Luca Bertelè). La storia "ricaricata" è lunga esattamente 1/3 di quella originale (32 pagine contro 96). Vediamo cosa succede mettendole a confronto!


Campagnia pubblicitaria della Gazzetta dello Sport per il lancio della collana Dylan Dog - I Colori della Paura


Per condensare lo spirito della storia del 1986 in un racconto tre volte più corto Recchioni ha dovuto tagliare e rielaborare numerose sequenze. La parte iniziale dell'episodio del 2015 è sostanzialmente identica all'originale, seppur più rapida: Dylan, anche ora come allora, si presenta alla James Bond. Ci sono però alcune novità. In particolare, l'attacco dello zombi John Browning è spostato in un flashback, i protagonisti (Dylan Groucho e Sybil Browning) sono, in qualche modo, più giovani rispetto ai loro "antenati" degli anni '80... e soprattutto viene elevato al rango di "personaggio" la custodia del clarinetto col quale Dylan suona Il trillo del diavolo, contenitore esplosivo a orologeria che ha un ruolo molto importante nel finale. La nuova alba dei morti viventi, grazie a due flashback (all'inizio e alla fine della storia) ci rivela che la custodia era stata acquistato dal Nostro nel negozio transdimensionale Safarà di Hamlin, che a sua volta - chiudendo il cerchio - l'aveva comprata da Xabaras, il quale confessava al mefistofelico proprietario della bottega che era destinata a suo figlio. L'Ispettore Bloch sparisce del tutto. Nel corso dell'episodio Xabaras (che nel n. 1 originale vedevamo più volte prima di Undead - nel laboratorio e poi sul treno) compare unicamente nel paesino infestato dai redivivi. Infine, l'incubo finale con la Sybil zombizzata del n. 1 primevo viene adesso del tutto cassato.



Dylan Dog si presenta alla... James Bond, sia nel 2015, sia nel 1986!


Un omaggio al passato, un'operazione "nostalgia" magari non necessaria... ma non me la sento di associarmi alle critiche che si sono sprecate in giro. La storia di Recchioni & Mammucari è tutto sommato gustosa, godibile e divertente. Dal punto di vista collezionistico l'albetto avrà inoltre una sua valenza futura. Ci è sembrata infine interessante e molto ben studiata l'idea di colmare la "lacuna logica", il mistero di questa benedetta custodia del clarinetto che durante tutta la lunghissima sequenza dell'avventura a Undead, nell'albo del 1986, vedevamo a tracolla di Dylan Dog - in treno, in bicicletta, a piedi... Cosa inspiegabile e fastidiosa, se non per anticipare e giustificare, in maniera un po' forzata, l'esplosione risolutiva delle ultime pagine. Una specie di "telefonata" occulta al lettore, come quando nei thriller cinematografici viene inquadrato il coltello che sarà poi usato dal killer per squartare la vittima! Recchioni ha finalmente dato un nuovo senso al vecchio artificio di sceneggiatura pensato da Sclavi, nobilitandolo. Sono questi particolari che fanno capire che l'autore ha davvero la padronanza del suo mestiere. Chapeau!



Dylan Dog I Colori della Paura n. 1, luglio 2015. Disegno di Di Giandomenico
 

Dylan Dog - I Colori della Paura 1
LA NUOVA ALBA DEI MORTI VIVENTI
Luglio 2015
Pag. 40, € 1,99
Testi: Roberto Recchioni
Disegni: Emiliano Mammucari
Copertina: Carmine Di Giandomenico
Colori: Annalisa Leoni (storia) e Luca Bertelè (copertina)
Rubriche: Fabio Licari e Luca Barbieri
Editore RCS


Francesco Manetti


N.B. Trovate i link alle altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio!

domenica 4 ottobre 2015

CTHULHU A PRATOLINO. LOVECRAFT ALL'OMBRA DELL'APPENNINO (CON L'INASPETTATA INCURSIONE BONELLIANA DI THE MIND)

di Francesco Manetti

La locandina dell'evento, dove l'Appennino del Giambologna è ibridato con Cthulhu, la divinità della mitologia lovecraftiana!


Ad HPL sarebbe sicuramente piaciuta la cornice "mostruosa" del Richiamo di Lovecraft, la giornata a dedicata allo scrittore americano che si è tenuta il 3 ottobre 2015 nel Parco Mediceo di Pratolino, una straordinaria area verde pubblica che ruota intorno a Villa Demidoff. L'immenso giardino è sito nel comune di Vaglia, alle porte di Firenze, su per la via Bolognese, la strada che collega attraverso un impagabile panorama collinare e appenninico la Toscana con l'Emilia Romagna. Il parco è celebre non solo per i suoi prati, le sue aiuole, i suoi viali e i suoi alberi secolari, ma soprattutto per una serie di sculture cinquecentesce e secentesche realizzate nello stile del "grottesco". Tra queste la più nota e spettacolare è certamente il Colosso dell'Appennino, appena restaurato, che fu scolpito alla fine del XVI secolo dal Giambologna, artista fiammingo attivo nella città gigliata, alla quale ha lasciato capolavori assoluti come il Ratto delle Sabine.


Il Colosso dell'Appennino (foto Manetti)

Il profilo del Colosso (foto Manetti)

Il drago sul retro della statua dell'Appenuino (foto Manetti)

Nella Locanda del parco si sono tenuti numerosi convegni e sessioni di giochi di ruolo ispirati al Sognatore di Providence. È intervenuto nel pomeriggio Giuseppe Lippi, che da oltre 25 anni cura la rivista di fantascienza Urania della Mondadori (e tutte le collane collegate) e che, in tempi più recenti, troviamo come firma di punta sugli Almanacchi bonelliani (ora Magazine). Vi rimandiamo, per maggiori notizie sulla sua storia professionale e sulle sue attività attuali, all'intervista che abbiamo pubblicato nel gennaio 2015, ma ci piace qui ricordare che Lippi è il "curatore uranico" di maggiore longevità, visto che tutti i suoi predecessori (Giorgio Monicelli, Carlo Fruttero - in solitario e poi con Franco Lucentini - e Gianni Montanari) si sono occupati del periodico per un numero anche sensibilmente inferiore di anni.

L'omnibus Tutti i racconti curato da Giuseppe Lippi


A Pratolino il nostro Lippi presentava le due sue ultime realizzazioni editoriali, entrambi posteriori al nostro colloquio: il volume omnibus Tutti i racconti  licenziato da Mondadori nel febbraio 2015 (per sapere di più sul quale vi consigliamo di leggere l'articolo che abbiamo messo online nel giugno 2015) e Il futuro alla gola - Una storia di Urania dagli anni Cinquanta al XXI secolo, stampato nel maggio 2015 da Profondo Rosso. Su quest'ultimo libro, al quale Lippi accennava nell'intervista citata (in quel periodo era nella fase degli ultimi ritocchi prima dell'imprimatur), torneremo in... futuro su queste colonne, per un'approfondita recensione! Per il momento vi basti sapere, come invito a un pronto acquisto, che si tratta di una minuziosa, filologica e scientifica disamina della cronistoria del gioiello dell'editoria fantascientifica in Italia (ma non solo Urania), con una ricchezza infinita di curiosità, aneddoti e "dietro le quinte", il tutto superbamente illustrato (fin dalla cover di Franco Brambilla); nelle appendici si fa il punto sui copertinisti, gli illustratori e i grafici che si sono succeduti su Urania (e fra questi abbiamo nomi immortali - alcuni dei quali mutuati dal fumetto - come Kurt Caesar, Carlo Jacono, Ferenç Pinter, ovviamente Karel Thole, Vincente Segrelles, Oscar Chiconi...); il tutto completato da bibliografie e note imperdibili e di estrema utilità per il ricercatore.


Un momento dell'affollatissima conferenza di Lippi (foto mossa Manetti)


Il link fra Urania e HPL è costituito dal fatto che fu proprio il periodico mondadoriano a presentare in Italia la prima antologia lovecraftiana, con lo storico n. 310 del 16 giugno 1963, Colui che sussurrava nel buio. La figura di Lovecraft, con tutta la sua umanità e anche con il terrore profondo che la condizione umana, personale e altrui, suscitava nello scrittore, fungendo da levatrice per le sue opere, è emersa con potenza dalla voce degli intervenuti. L'amore per la classicità del Vecchio Mondo, i viaggi negli Stati Uniti orientali - dove più si avverte il retaggio inglese ed europeo - la compulsività nello scrivere (cone le sue 100.000 lettere indirizzate a parenti, conoscenti, amici, scrittori, editori e ammiratori), le vicissitudini editoriali dei suoi racconti, le delusioni, gli incubi, la vita familiare, il breve matrimonio, le edizioni rare, gli inediti, i frammenti, i lavori di revisione sulle opere altrui...
Fino al Diario di Morte che Lovecraft tenne in ospedale nel 1937, annotando tutte le cure, tutte le sensazioni e tutti gli sviluppi della terribile malattia che lo avrebbe portato a prematura morte... un taccuino che dai più è ritenuto perduto. L'amico Pietro Guarriello (grande esperto in HPL, ideatore della rivista Studi Lovecraftiani e fondatore nel 2007 della casa editrice Dagon Press) ci informa invece che - parole sue quelle che seguono - è stato pubblicato nel 1987 in un chapbook amatoriale (tiratura di sole 200 copie) a cura dell'esperto R. Alain Everts. Leggendo il brano dedicato a questo "macabro" manoscritto sulla Lovecraft Encyclopedia di Joshi & Schultz (voce che riproduciamo qua sotto in foto) scopriamo che l'originale è davvero andato perduto ma che Everts raccolse in appendice al suo testo tutti i numerosi passaggi del diario lovecraftiano che Robert Hayward Barlow (amico, collaboratore e corrispondente di Lovecraft, oltre che suo esecutore testamentario) aveva trascritto in una lettera ad August Derleth (altro scrittore americano del "giro" di HPL). Un affascinante mistero editoriale!


Il brano dedicato al Death diary di HPL sull'enciclopedia lovecraftiana di Joshi & Schultz



Il "diario di morte" di Lovecraft, pubblicato nel 1987 in veste amatoriale e a bassissima tiratura, come appendice al saggio di Everts

Il libro di Everts, rarissimo, viene offerto su Amazon UK a 1000 sterline!



Il futuro alla gola di Giuseppe Lippi. Profondo Rosso, maggio 2015



Se Giuseppe Lippi scrive per le testate fumettistiche della SBE, è una significativa coincidenza se in questo pomeriggio dedicato a Cthulhu - una luminosa giornata di sole toscano - abbiamo incontrato anche una nostra vecchia conoscenza, fin dai tempi della fanzine Collezionare (amicizia risalente - riecco le coincidenze! - proprio al periodo in cui Lippi prendeva le redini di Urania). Si tratta di Massimo Gamberi, fumettista professionista di elevata caratura, nonché esperto (e collezionista di originali!) del fumetto americano classico, una cui foto d'epoca potete vedere nella nostra pagina Chi diavolo siamo.  Massimo collabora attivamente con la rivista Fumetto dell'ANAFI, con meravigliose copertine e altro ancora, tra cui la storia in 16 tavole Mandhro: Gli abitanti di Abscondia, pubblicata nel 2010. A fine 2015, su Fumetto, vedremo di Gamberi una cover bonelliana relativa a una lunga intervista a Boselli che sarà pubblicata dalla rivista. Nel dicembre del 2013, sempre per ANAFI, è uscito l'incredibile falso fumetto americano Anni Trenta The Mind: una sequenza di strisce giornaliere e tavole domenicali sindacate USA che sembrano vere, sembrano un vero ritrovamento di un autore perduto da decenni, ma sono in realtà frutto moderno e italiano della sceneggiatura di Alberto Becattini (uno dei massimi esperti disneyani al mondo) e dei disegni impeccabilmente retrò di Massimo Gamberi! Una chicca imperdibile, nata da una passione sfrenata e da un talento artistico come raramente se ne vede in giro...


La straordinaria copertina "bonelliana" di Massimo Gamberi (colori del "bonelliano" Bertelè) per Fumetto del dicembre 2015. All'interno della rivista, come si intuisce dai personaggi rappresentati c'è un'intervista a Boselli.



La copertina di Massimo Gamberi (con colori di Bertelè) realizzata per Fumetto n. 91 dell'ottobre 2014

La copertina di The Mind, di Gamberi & Becattini. ANAFI, dicembre 2013

Una tavola di The Mind (ispirata alle sunday pages americane)

Le matite di una vignetta di The Mind


Alberto Becattini & Massimo Gamberi, autori di The Mind


Francesco Manetti

N.B. Trovate i link alle altre novità su Interviste & News! Trovate inoltre i link agli altri post sulla letteratura "di genere" nella Biblioteca di Altrove! Trattandosi di Lovecraft trovate il link a questo post anche in Lovecraftiana & kinghiana!

sabato 5 luglio 2014

L'ATLANTE MISTER NO SPECIAL EDITIONI! "ANANGA 2014" E "BUSH NEGROES"!

di Massimo Capalbo

L'Atlante di Mister No che Dime Web sta pubblicando dal giugno 2013 - con grandissimo successo di pubblico e di critica - è doppiamente un "lavoro in corso"... Non solo Max Capalbo porta avanti lettera dopo lettera la sua gigantesca opera, ma con pazienza certosina rivede e corregge continuamente le voci, tanto che i post sono sempre aggiornati rispetto alle "edizioni originali". Di questo solitamente non diamo comunicazione, perché si tratta di piccoli - seppur importanti - aggiustamenti. Ma stavolta le integrazioni sono pesanti, e abbiamo deciso di dare loro dignità di post. Cos'è successo? Sul Dylan Dog Color Fest n. 12 è tornato, dopo molto tempo, il nostro Jerry Drake in una storia inedita bonelliana, con protagonista lo spirito Ananga; inoltre Max ha aggiunto un'intero lemma alla lettera B, ovvero Bush Negroes! Ovviamente, per rispettare l'integrità del dizionario lo abbiamo anche corretto alle rispettive voci, sicché quanto sotto lo potete anche leggere perfettamente integrato nel testo delle lettere A e B. (s.c. & f.m.)


Mister No e Dylan Dog minacciati da Ananga – Dylan Dog Color Fest n. 12, p. 3



ANANGA 2014

Nel 2014, Ananga ha incrociato nuovamente la strada di MISTER NO e dell’Indagatore dell’Incubo, in una breve storia (32 pagine) pubblicata sul dodicesimo Dylan Dog Color Fest e intitolata Le radici del male. L’avventura, scritta da Michele Masiero e disegnata proprio da Fabio Civitelli (con i colori di Luca Bertelé), rappresenta il primo team-up tra il pilota di MANAUS e Dylan Dog, e ha la particolarità di svolgersi nel presente di entrambi i personaggi, sebbene tra le rispettive epoche intercorra mezzo secolo. Questa la trama: per sconfiggere definitivamente lo Spirito del Male, ritornato a seminare morte nelle strade di Londra, Dylan Dog prende parte a una seduta spiritica presieduta dalla sua anziana amica, nonché potente medium, Madame Trelkovski. Durante la seduta, la mente di Dylan si trasferisce nella MANAUS degli anni Cinquanta, dove tutto ha avuto inizio. Qui Dylan – che ha la sensazione di trovarsi fisicamente in AMAZZONIA - conosce MISTER NO e lo ingaggia come guida, facendosi accompagnare in un punto della giungla compreso tra il RIO NEGRO e il Rio Branco. I due raggiungono la radura dove sorge l’inquietante statua di Ananga, accanto alla quale compare una donna giaguaro (identica al mostro in cui, nella storia dylandoghiana, si trasformava la trapezista Juma) che aggredisce Dylan.


Dylan Dog Color Fest n. 12, aprile 2014. Disegno di Pichelli & Leoni


Mister No salva Dylan, uccidendo la donna giaguaro – Dylan Dog Color Fest n. 12, p. 28


Per salvare l’amico, MISTER NO spara contro la creatura, colpendola in testa e facendo fuoriuscire dalla sua bocca una nuvola di fumo – forse un ectoplasma - che mette in contatto la mente di Dylan con lo spirito di uno stregone indio, colui che per primo ha evocato lo spirito del giaguaro. All’epoca – racconta l’indio all’Indagatore dell’Incubo - ero un giovane guerriero ambizioso, volevo conoscere i segreti della natura, valicare il confine tra il bene e il male. Evocai lo spirito del giaguaro per carpire i suoi poteri… …per diventare tutt’uno con la natura. Per diventare immortale! Il male entrò in me…io ero Ananga! E Ananga pretendeva un continuo tributo di sangue e di morte: sterminai il mio intero villaggio. Quando lui mi chiamava a sé, ammazzavo tutti coloro che incrociavano il mio cammino. Nei momenti di lucidità capivo cosa avevo fatto e la cosa mi era insopportabile! Dovevo eliminare me stesso perché la maledizione avesse fine. Povero stupido illuso: il male non si può uccidere. Gli basta aspettare qualcun altro in cui incarnarsi, perché l’uomo per sua stessa natura, porta il male dentro di sé. Ecco, ora sai. E se è arrivato il momento che il destino di Ananga si compia… …ebbene sia!. Detto ciò, l’indio si trasforma in Ananga e compare nel mezzo della seduta spiritica di Madame Trelkovski. Costei, Dylan e gli altri due partecipanti distruggono lo spirito malvagio con le loro energie psichiche.


Ananga viene finalmente distrutto – Dylan Dog Color Fest n. 12, p. 32


Com’è evidente sia nella scena dove fa la sua apparizione la chiromante Isaura, sia nel finale, in cui vediamo gli occhi dello Spirito del Male stagliarsi minacciosi nel cielo di MANAUS, l’incontro tra MISTER NO e Dylan si svolge prima delle vicende narrate in Ananga!. La storia di Masiero costituisce quindi una sorta di prequel del capolavoro misternoiano di Sclavi.

BUSH NEGROES
Etnia del Suriname e della Guyana Francese formata dai discendenti degli schiavi neri che, a partire dal XVII secolo, per sfuggire ai colonizzatori europei, si rifugiarono nella giungla, dove ripresero a vivere alla stessa maniera dei loro antenati africani. Noti anche come Maroon, i Bush Negroes (letteralmente: Negri della boscaglia) compaiono ne L’uomo della Guyana (G. Nolitta [sog.&scen.] – R. Diso [dis.], nn. 6-7), suscitando notevole stupore in MISTER NO, che all’inizio – vedendo i loro volti e il loro villaggio: un vero e proprio pezzo d’AFRICA in piena AMAZZONIA - pensa addirittura di essere vittima di un’allucinazione.


Mister No n. 6, novembre 1975. Disegno di Ferri


Mister No non crede ai suoi occhi: un villaggio africano in piena Amazzonia – MNO 6, p. 97

Il pilota alle prese con i Bush Negroes – MNO 7, p. 9



Il pilota teme inoltre che i Bush Negroes siano cannibali, ma la sua compagna Anouk REMY lo tranquillizza, dicendogli che si tratta di gente mansueta e inoffensiva. Tuttavia, smentendo le parole della bella francesina, gli indigeni si mostrano subito ostili, costringendo alla fuga MISTER NO e Anouk. Il comportamento dei Bush Negroes, che la ragazza non riesce a spiegarsi, è motivato dal fatto che, il giorno prima, i tre criminali marsigliesi inseguiti dai Nostri, oltre ad aver rapito il padre di Anouk: l’ex galeotto Julien Remy, hanno rubato agli indigeni una canoa e hanno fatto prigionieri due di essi, tra cui il capotribù. Alla fine dell’episodio, i Bush Negroes liberano i loro compagni, massacrando - con lance e frecce – i suddetti marsigliesi, i quali, poco prima, avevano catturato anche MISTER NO, il cui tentativo di liberare Remy padre e i due indigeni era fallito.


Mister No n. 7, dicembre 1975. Disegno di Ferri.

I Bush Negroes attaccano i criminali marsigliesi – MNO 7, p. 48


Prima di lasciare andare il pilota e l’anziano Remy, il capo dei Bush Negroes chiede loro se hanno intenzione di riferire alle autorità di Saint-Laurent-du-Maroni (la città guyanese dove vivono l’ex galeotto e sua figlia) quanto è successo nella foresta. MISTER NO gli dice di non preoccuparsi: Se questa faccenda venisse fuori, ci tireremmo addosso chissà quante e quali grane. […] Noi ce ne torneremo a Saint-Laurent con l’aria di chi ha semplicemente fatto una gita sul fiume… …e ci auguriamo che le erbe della giungla coprano al più presto, e per sempre, le ossa di questi tre tagliagole. Le parole del pilota convincono il capotribù: E’ quello che volevo sentirti dire. Andate pure, dunque: mi fido della vostra parola!. 


Il capo dei Bush Negroes si fida di Mister No e lo lascia andare via con Julien Remy – MNO 7, p. 57

Una famiglia di Bush Negroes del Suriname in una foto del 1915



Massimo Capalbo


N.B. Potete leggere la versione integrale delle lettere A e B (e di tutte le altre lettere!) dell'Atlante di Mister No navigando fra i link della Bussola! 

P.S. Questo è il 100° post del 2014 su Dime Web!