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martedì 20 giugno 2023

MAURO BOSELLI: CINQUANTAMILA!

Diamo i Numeri 80

di Saverio Ceri

Che Mauro Boselli sia l'autore più prolifico della pluri-ottantennale storia della Sergio Bonelli Editore è cosa nota, almeno crediamo, ma da giovedì 22 giugno 2023, con l'uscita del texone di Dotti, avrà anche un altro record, probabilmente ineguagliabile: sarà il primo e unico sceneggiatore ad aver scritto almeno 50.000 tavole a fumetti per la principale case editrice italiana del settore. 
Noi lo celebriamo, con questo post, a modo nostro, dando i numeri; i suoi numeri. Un resoconto di tutte le tavole, personaggio per personaggio, disegnatore per disegnatore, sceneggiate dal "boss del fumetto".

Un "severo" Mauro Boselli visto da Emiliano Mammucari

Mauro Boselli si regala questo nuovo primato per il suo 70° compleanno, con alcune settimane di anticipo; è nato infatti il 30 agosto 1953, e, dopo molta gavetta in redazione, ha esordito come sceneggiatore praticamente in incognito l'8 luglio 1986, con una storia firmata da Gianluigi Bonelli, ma, come si scoprirà in seguito, concepita e congegnata da Mauro con lo zampino anche di Giorgio Bonelli, secondogenito di Gianluigi. Una cosa numericamente curiosa la ritroviamo già nella data di esordio, dato che l'8 luglio dell'86, Mauro ha 32 anni,10 mesi e 8 giorni, ovvero esattamente 12.000 giorni di vita; ne uno di più, ne uno di meno. Da allora sono passati altri 13.498 giorni e 50.057 tavole (o 50.160 se si volessero contare anche quelle "extra", commissionategli per kermesse o per riviste non marchiate SBE, ma legate ai personaggi dell'editore meneghino). 
La straordinaria prolificità boselliana sintetizzata da questa illustrazione di Maurizio Dotti

Quell'episodio del ranger bonelliano per un po' di tempo rimane un caso isolato, Mauro torna a dedicarsi al lavoro redazionale, che si concretizza, tra le altre cose, in vari albetti allegati agli speciali bonelliani della seconda metà degli anni Ottanta. Ritroviamo una sua sceneggiatura, anche stavolta "in incognito", solo nel gennaio 1990, nelle ultime trentadue tavole dell'ultimo numero del Comandante Mark. Pochi mesi dopo, nel luglio 1990, eredita da Sergio Bonelli River Bill, il personaggio inedito creato per gli ultimi numeri della collana Tutto West. E poi arrivano sceneggiature per Zagor, per il Piccolo Ranger, per Mister No, e per tutti gli altri; decine di migliaia di tavole, che vi elenchiamo qui sotto nella prima tabella di questa puntata, dove riassumiamo tutte le serie per cui Mauro ha scritto almeno una pagina di sceneggiatura, sia per albi ufficiali bonelliani, che per iniziative esterne alla casa editrice.   


Il personaggio più "frequentato" dal recordman di Via Buonarroti è Tex, sia nella sua versione classica, che nella recente versione delle origini, riscoperta e riproposta proprio da Mauro Boselli. Il "Boss" è stato infatti autore del libro in prosa, Tex Willer - il romanzo della mia vita, pubblicato per Mondadori nell'aprile del 2011; da quel volume, sapientemente illustrato da Fabio Civitelli, il co-creatore di Dampyr  ha iniziato a scavare nel passato del personaggio, tirandone fuori prima Il magnifico fuorilegge, un texone illustrato da Stefano Andreucci, poi Il vendicatore, un volume "alla francese" sempre disegnato dall'illustratore romano, infine Nueces Valley, un Maxi affidato a Pasquale Del Vecchio. I tre episodi usciti in rapida successione, tra il giugno e l'ottobre del 2017, fanno da preludio alla collana regolare mensile dedicata al giovane Tex Willer a partire dal novembre 2018, divenuta rapidamente la seconda testata più venduta della casa editrice dopo Tex.    


Oltre a Tex, ovviamente, Mauro si è occupato molto anche della sua creatura Harlan Draka, il Dampyr, che dalla primavera del Duemila scorrazza nelle edicole italiane, realizzandone praticamente la metà delle circa trentaduemila tavole pubblicate fino ad oggi.
Sul podio dei personaggi più scritti da Boselli sale anche Zagor per il quale Mauro ha sceneggiato quasi ottomila tavole, soprattutto negli anni Novanta, quando in coppia con Moreno Burattini contribuì al rilancio del personaggio. 

Il primo albo zagoriano firmato da Boselli in coppia con Maurizio Colombo. Copertina di Ferri.

Se un lettore volesse leggere tutta la produzione boselliana dovrebbe procurarsi 515 albi; tante infatti sono le pubblicazioni inedite uscite in edicola che contengono le 308 storie in cui Mauro ha messo lo zampino, quattro delle quali solo come soggettista. Nella tabella qui sotto trovate tutte le collane su cui sono apparse storie di Mauro Boselli, suddivise in quattro macro gruppi: le testate texiane, le dampyriane, le zagoriane, e quelle di tutti gli altri personaggi. All'interno di ogni gruppo, potete scoprire quante storie, su quanti albi, e quante tavole scritte da Boselli sono apparse testata per testata. La "posizione", che vedete nella prima colonna, è stabilita in base al numero di storie scritte per ogni collana. Ad esempio: la testata bonelliana per cui Mauro ha scritto più storie in assoluto, ben 120, è la serie regolare di Dampyr, la trovate nel secondo gruppo, quello delle collane dampyriane.


Stabilito il primato del mensile Dampyr come numero di storie, andiamo a scoprire le altre collane più frequentate da Boselli. Al secondo posto troviamo la serie regular di Tex, con "sole" 62 storie, seguita da quella di Zagor che ha ospitato appena 27 avventure scritte da Mauro. Lo stesso podio si ottiene anche considerando il numero di albi che portano la firma dello sceneggiatore meneghino, anche se con distacchi molto differenti: Dampyr con 155 albi viene tallonato da Tex con 149, più staccato Zagor con 78. Le distanze si accorciano inevitabilmente dato che storicamente le storie di Aquila della Notte sono più lunghe, mentre quelle del Dampyr spesso occupano un solo albo. Se poi si considerano il numero di tavole, la serie regolare del ranger scavalca, grazie agli albi più corposi, quella dell'ammazza vampiri, molto staccata quella dello Spirito con la Scure.  
Da notare che la quarta testata che ha pubblicato più storie di Mauro Boselli è la Collana Almanacchi: ben 17 storie di quattro personaggi differenti. Troverete per questo motivo i dati relativi a  questa storica collana separati, in ognuno dei quattro macro gruppi. 

L'unica avventura di Mister No scritta da Mauro Boselli è apparsa sul primo almanacco dedicato al pilota amazzonico

Delle 308 storie bonelliane che hanno visto il coinvolgimento di Boselli, le più lunghe le trovate nella tabella qui sotto, idealmente un Top Ten, anche se in realtà, a causa di un ex-aequo al nono posto, ne trovate elencate quattordici. 



A questa Top Ten, colorata soprattutto dei colori di Zagor e Tex seguono altre duecentonovanta storie, fino ad arrivare alle otto più brevi, tutte dedicate al mondo di Dampyr e tutte raccolte sui due speciali a colori del personaggio usciti fino a oggi, che vanno da un minimo di 10 a un massimo di 24 tavole. Mancano all'appello ancora quattro storie, per le quali, come dicevamo, Mauro ha realizzato solo il soggetto, per poi affidare la sceneggiatura a altri autori, ovvero Burattini, in due occasioni zagoriane, Falco e Febbrari per un paio di avventure di Dampyr. Queste quattro sono le storie più "brevi" di Boselli in quanto nel nostro conteggio delle tavole vanno inevitabilmente contate come... zero. 
Per completezza segnaliamo anche le otto storie realizzate da Mauro Boselli per iniziative esterne alla Sergio Bonelli Editore, anche se con personaggi bonelliani, che aggiungono, al già fantastico score dell'autore, altre 103 tavole.  


Di queste otto storie, cinque sono poi state ristampate su albi bonelliani in un secondo tempo; del numero zero di Dampyr  attribuiamo solo quattro tavole a Boselli, su un totale di otto, perché scritto in coppia con Maurizio Colombo; A parte le storie di Zagor e Dampyr le altre nascono a colori o hanno beneficiato della quadricromia in occasione dell'edizione bonelliana.

Il volume della Comic Art che per primo raccolse le tre avventure di Zona X, tra cui la prima storia breve di Boselli, apparse sulla rivista l'Eternauta nei primi anni Novanta. Copertina di Alessandrini

Chi segue regolarmente la nostra rubrica, sa che nel resoconto annuale a volte paragoniamo il primeggiare nella classifica degli autori più prolifici dell'anno allo scudetto calcistico. In questo senso Boselli sta tentando in questo 2023 di potersi fregiare di una seconda stella virtuale sulla sua maglietta. A oggi infatti Mauro è stato per 19 volte, di cui le ultime 12 consecutivamente, lo scrittore più pubblicato dalla Bonelli nell'arco dei dodici mesi. Nella tabella qui sotto riassumiamo le tavole scritte dal "Boss" anno per anno dal 1986 a oggi, suddivise anche per personaggio. Nella terza colonna trovate la posizione occupata da Boselli nella classifica generale bonelliana di quell'annata. I numeri evidenziati nelle colonne delle serie stanno a indicare che in quell'annata lo scrittore milanese è stato lo sceneggiatore più pubblicato per quel personaggio. Il numero evidenziato nella seconda colonna all'anno 2013 sta a indicare un altro record assoluto di Boselli: 2774 è il numero massimo di tavole pubblicate su albi bonelliani di un singolo autore nel corso di un anno solare. 


Scorrendo i dati della tabella scopriamo anche che Boselli è stabilmente nella Top Ten degli autori più pubblicati esattamente da 30 annate e che da 20 sale regolarmente sul podio; che ha "vinto" 42 "scudetti" di serie: 22 di Dampyr, 14 di Tex, 2 di Tutto West e 1 ciascuno di Zagor, Piccolo Ranger, Le Storie, Deadwood Dick; che nel 2000 e nel 2019 ha pubblicato per quattro differenti personaggi, mentre in questo 2023, almeno fino a oggi, si è dedicato solo a Tex. Appuntamento, quindi, alla fine dell'anno su queste pagine elettroniche per scoprire se Boselli sarà riuscito a primeggiare per il 13° anno consecutivo e conquistarsi la seconda stella.

Il primo volume de Le Storie dedicato alla saga settecentesca scritta da Boselli per Angelo Stano. Copertina di Aldo Di Gennaro 

I disegnatori con cui Boselli ha collaborato in questi 37 anni per realizzare le oltre cinquantamila tavole sono stati 97, e li trovati tutti elencati qui sotto in ordine di tavole realizzate su sceneggiatura di Mauro, in generale e per singolo personaggio. In questo caso il numero evidenziato nelle colonne dei vari personaggi sta a indicare  quale illustratore ha disegnato più pagine boselliane per il personaggio in questione. 

Maurizio Dotti è il più fedele collaboratore di Boselli, e lo diventa proprio ora. Col texone in edicola, infatti scavalca in vetta alla classifica degli aficionados boselliani, il compianto Carlo Raffaele Marcello, illustratore di indimenticabili storie di Tex e Zagor. Sul terzo gradino del podio Stefano Andreucci unico, insieme a Luca Rossi, ad aver collaborato con Boselli su ben quattro personaggi differenti. Alfonso Font, fuori dal podio, si consola per essere colui che ha disegnato più pagine di Tex scritte da Mauro; alle sue spalle Nicola Genzianella che invece è il più assiduo collaboratore di Boselli su Dampyr.

Tex e Dampyr, i due personaggi principalmente scritti da Boselli, rappresentati da Maurizio Dotti, il suo collaboratore più assiduo.

A parte i disegnatori che hanno trasformato in tavole a fumetti le sceneggiature di Mauro Boselli, tra gli illustratori che hanno collaborato con lui, soprattutto in qualità di redattore e supervisore di un paio di collane, ci sono da aggiungere alla lista precedente anche i copertinisti, che hanno condiviso con lui i 515 albi su cui sono apparse le sue cinquantamila tavole. Anzi 515+44, perché in occasione di alcune ristampe delle storie boselliane, o come variant, sono state appositamente realizzate alcune, quarantaquattro appunto, copertine inedite.
Nella tabella qui sotto potete scoprire chi ha realizzato le 559 illustrazioni inedite realizzate per le copertine di avventure boselliane inedite e non.

In questa graduatoria compaiono 12 autori non presenti nella precedente, che sommati ai 97 già citati portano a 109 il numero degli illustratori con cui Mauro Boselli ha collaborato nella sua carriera bonelliana. Claudio Villa supera di poco Enea Riboldi, uno della pattuglia dei dodici copertinisti che non hanno mai disegnato uno storia scritta da Boselli. Sul gradino più basso del podio troviamo Gallieno Ferri, mentre in forte ascesa segnaliamo Dotti, copertinista della testata Tex Willer, una delle serie che Boselli ama di più scrivere.

Copertina inedita per la ristampa in volume dello storica avventura, pubblicata su uno speciale di Tex Willer, in cui il giovane Tex e Zagor si incontrano. Illustrazione di Massimo Carnevale.

In conclusione quindi, sul 39° texone troverete la tavola cinquantamila firmata da Boselli; anzi ne troverete ben due. Se consideriamo solo le tavole apparse in prima battuta su albi bonelliani, lo storico traguardo di Boselli è a pagina 183 (ovvero la 167a tavola della storia); la tavola del record è invece quella di pagina 80, se volessimo contare anche le storie pubblicate altrove. 
L'albo dello storico traguardo boselliano e bonelliano. Cover di Maurizio Dotti

Saverio Ceri

N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri. 

domenica 19 gennaio 2020

AMBROSINI: I SUOI PRIMI QUARANT'ANNI

Diamo i Numeri 61

di Saverio Ceri

Nel gennaio del 1980, esattamente quarant'anni or sono esordiva in casa Bonelli Carlo Ambrosini, autore tra i più amati sia dai lettori, per i suoi originali personaggi, che dalla critica, per essere riuscito a fondere con successo il fumetto d'autore col fumetto popolare. 
Auroritratto di Carlo Ambrosini (1989)
La carriera nel mondo delle nuvole parlanti di Ambrosini, bresciano classe '54, inizia in incognito nella seconda metà degli anni settanta, sulle pagine di albi della Dardo, e della Ediperiodici; dopo alcuni anni di gavetta, il suo primo lavoro riconosciuto arriva nel 1978 per il numero 29 di Daniel di Max Bunker. Sempre per un editore lombardo, la Mondadori, nello stesso periodo inizia a disegnare per la Storia d'Italia a Fumetti di Enzo Biagi, collaborazione che si protrarrà fino al 1982. Nel frattempo inizia a collaborare con l'editoriale Cepim, uno dei tanti nomi usati negli anni dalla Sergio Bonelli Editore, prima del 1988, quando di optò per il nome unico che tutt'oggi campeggia sugli albi dell'editore milanese. Per la Cepim, Ambrosini collabora a otto episodi di Ken Parker, l'atipico personaggio western di Giancarlo Berardi. L'esordio in casa Bonelli è ai pennelli di Ken Parker 26, Pellerossa, su testi di Maurizio Mantero. Di Lungo Fucile Ambrosini realizzerà nel 1984, sempre su testi di Mantero, anche l'ultimo episodio della prima memorabile stagione editoriale del personaggio, I ragazzi di Donovan. 


Omaggio in quadricromia  a Ken Parker di Carlo Ambrosini
Fin dall'inizio della carriera Ambrosini si distingue per la sua vocazione autoriale, non a caso, al termine della prima incarnazione bonelliana di Ken Parker, trova spazio su Orient Express, la rivista d'autore creata nel 1982 da Luigi Bernardi per l'Isola Trovata, passata sotto l'ala protettrice della Bonelli a partire dal numero 11; sulla testata pubblica come autore completo il suo Nico Macchia, serie medievale, a partire dal numero 18 del febbraio 1984; nel dicembre dello stesso anno, sul numero 27 della rivista Ambrosini esordisce, bonellianamente parlando, anche come copertinista.


Orient Express 27 - Prima cover bonelliana per Ambrosini
Chiusa improvvisamente nell'85, Orient Express, Ambrosini si ritrova impegnato su due fronti: se da un lato porta al termine per il mercato francese il suo personaggio medievale sulla rivista Vecu della Glenàt, dall'altro entra a far parte  dello staff dei disegnatori del neonato progetto di Tiziano Sclavi, attivo redattore bonelliano di quegli anni, che aveva ottenuto il via libera per il suo personaggio horror, battezzato momentaneamente, come tutti i suoi eroi in fase embrionale del resto, Dylan Dog...
Come sappiamo Dylan Dog poi è rimasto il nome del personaggio e col suo esordio in edicola nell'autunno del 1986 ha rilanciato la casa editrice e il fumetto italico in generale. L'impegno di Ambrosini su Dylan Dog, parte ufficialmente col numero 15 del dicembre 1987 e prosegue, dopo una lunga interruzione per occuparsi di altri progetti, praticamente fino ai giorni nostri. 


Un bel Dylan Dog a matita realizzato da Carlo Ambrosini
Dopo aver realizzato un paio di episodi di Dylan Dog come autore completo, Carlo Ambrosini nel 1998 crea il suo secondo personaggio per l'editore di Via Buonarroti: Napoleone, un originalissimo albergatore ginevrino, con la passione per l'entomologia, cresciuto in Etiopia, con un passato da poliziotto e con tre esserini immaginari, frutto della sua psiche, che solo lui vede. Sembra impossibile ancor oggi, ma con queste premesse Ambrosini e i suoi collaboratori sono riusciti a tirar fuori ben 57 episodi (gli ultimi dei quali pubblicati nel 2019 su Le Storie), uno più bello dell'altro.


Prima cover di Napoleone. illustrazione di Carlo Ambrosini 

Durante il periodo "napoleonico" Ambrosini disegna un "texone" su testi di Nizzi, successivamente, nel 2008 crea il suo terzo personaggio bonelliano, Jan Dix, protagonista di una miniserie di 14 numeri incentrata su indagini nel mondo dell'arte. Dopo alcuni episodi scritti e disegnati per la collana antologica Le Storie, e un'escursione come illustratore di uno degli episodi di Orfani di Recchioni,  Ambrosini fa ritorno in pianta stabile sulle pagine di Dylan Dog come sceneggiatore e  autore completo.


Ringo di Orfani realizzato da Carlo Ambrosini
In questi suoi 40 anni bonelliani, Ambrosini ha realizzato pochissime cose fuori dai confini della casa editrice: alcune tavole autoconclusive di VideoMax per la rivista Fumetti d'Italia dell'amico Graziano Origa e alcune tavole erotiche per le case editrici fiorentine Glittering Images e Glamour.
Autoritratto di Ambrosini con Scintillone, Lucreazia e Caliendo, i tre esserini parto della psiche di Napoleone.
Ma addentriamoci nei numeri bonelliani di Ambrosini, visto che di questo si occupa questa rubrica aperiodica. 
In questi quarant'anni l'autore bresciano ha messo lo zampino come disegnatore in 41 storie bonelliane per un totale di 3541 tavole a fumetti, pubblicate su 11 collane; le testate che lo hanno visto protagonista come illustratore, le vedete elencate qui a sinistra in ordine di tavole pubblicate. L'anno in cui è stato più pubblicato è stato il 2013 quando sono state date alle stampe ben 314 tavole da lui disegnate in soli dodici mesi, risultato che gli ha consentito di entrare per l'unica volta in carriera nella top ten dei disegnatori più pubblicati dell'annata bonelliana, esattamente all'ottavo posto; di contro ci sono ben dieci anni in cui non è stata pubblicata alcuna tavola disegnata a firma Ambrosini. La serie mensile di Dylan Dog è quella di cui Ambrosini ha disegnato più pagine, ben 12 episodi della collana portano al sua firma, resiste in tutti questi anni al secondo posto al prima serie di Ken Parker, testata che ha visto esordire Carlo in Casa editrice; solo terzo il suo Napoleone. Da notare in ultima posizione anche un passaggio su Ken Parker Magazine, esattamente il numero 23 del 1994; in quell'occasione pur trattandosi di una storia breve di Dylan Dog, Ambrosini ha l'occasione di ridisegnare dopo un decennio anche Ken Parker, coprotagonista dell'onirica vicenda narrata da Berardi.

  

L'esordio come sceneggiatore bonelliano come dicevamo è datato 1984; il suo apporto in questo ruolo alla casa editrice è stato complessivamente maggiore: 72 storie per un totale di 6994 tavole. Le testate a cui ha collaborato come narratore sono state solamente sei; le vedete elencate qui di fianco. In questo caso la collana che più si è avvalsa dell'arte di Ambrosini è stata Napoleone, seguita da Jan Dix e solo al terzo posto troviamo Dylan Dog. Il suo record annuale sono le 756 tavole del 2009 che gli valsero in quell'occasione il settimo posto, unica apparizione, anche in questo caso, nella top ten annuale di categoria. Per completezza, da ascrivere a Ambrosini ci sarebbe anche il soggetto di Margherite, una storia breve di Dylan Dog apparsa sul secondo Albo Gigante del personaggio, poi sceneggiata da Sclavi e disegnata dallo stesso Ambrosini.



Jan Dix, per ora l'ultima serie creata da Ambrosini per la Bonelli.
Se volessimo invece ragionare in termine di personaggi anziché di testate, scopriremmo che le cose cambiano di poco. Come disegnatore Ambrosini ha complessivamente realizzato 18 storie dell'Indagatore dell'Incubo per un totale di 1445 pagine, seguite da 7 avventure del suo Napoleone, per un totale di 658 tavole, e solo al terzo posto troveremmo la collaborazione alle otto storie di Ken Parker, per un totale di 592 pagine.
Come sceneggiatore le storie per Napoleone scritte da Ambrosini sono 44 (sulle 57 complessive del personaggio), ovvero 4136 tavole, seguono poi come produzione quelle di Jan Dix, di cui Carlo ha scritto tutte le 1764 pagine della miniserie, e al terzo posto troviamo ancora Dylan Dog, per il quale l'autore bresciano ha scritto fino a oggi 10 storie o 818 tavole, se preferite. Qui sotto trovate le due graduatorie complete dei personaggi bonelliani a cui Ambrosini ha collaborato.



Il texone firmato da Ambrosini


L'apporto di un autore come Ambrosini, non si limita però solo a testi e disegni, ma inevitabilmente coinvolge anche le copertine. 
La prima cover, come accennavamo poco sopra, arriva per la rivista Orient Express a fine 1984, mentre l'ultima è per ora al 2019, dedicata a Napoleone. Nei trentacinque anni che intercorrono tra le due date, sono, in totale, a oggi, 75 le cover bonelliane firmate da Carlo Ambrosini, le trovate qui a fianco elencate per collana: ovviamente la parte del leone spetta alle due serie create dall'autore per la Bonelli, mentre al terzo posto troviamo l'antologica Le storie di cui Ambrosini è stato per ora l'unico autore a cui è stato concesso di sostituire, in occasione dei tre albi "napoleonici", il copertinista ufficiale Aldo Di Gennaro. Non compaiono in questo resoconto le copertine realizzate per altri editori, seppur rappresentanti eroi bonelliani, come per esempio le cover delle collane collaterali di Dylan Dog allegate alla Gazzetta dello Sport.


Studio inedito per la copertina di Nico Macchia
Gli autori con cui Ambrosini ha interagito in questi quarant'anni bonelliani per le 92 storie bonelliane in cui è stato coinvolto come sceneggiatore, come disegnatore o come autore completo, sono stati 22; di questi 9 colleghi sceneggiatori e 13 colleghi disegnatori. Qui sotto le graduatorie delle collaborazioni come illustratore e scrittore.




L'autore con cui ha collaborato di più è stato... se stesso. Ha infatti scritto e disegnato da autore completo 21 storie (di una di Dylan Dog ha ceduto parte della parte disegnata a Dell'Edera). Sui due gradini più bassi del podio troviamo i due allievi Giulio Camagni e Gabriele Ornigotti cresciuti nel suo studio milanese, che hanno per lui disegnato rispettivamente 1396 e 803 tavole.
Volume dedicato completamente a Ambrosini nel collaterale mondadoriano "I maestri del fumetto"
Questi i numeri  che sintetizzano la quarantennale carriera bonelliana di Carlo Ambrosini fino al gennaio 2020, ma già da marzo col terzo numero de Il Confine la carriera dell'autore bresciano proseguirà verso nuovi traguardi.

Appuntamento alla prossima puntata di Diamo i Numeri.

Saverio Ceri

N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri.

mercoledì 1 gennaio 2020

COSTI QUEL CHE COSTI

di Saverio Ceri


Copertina natalizia per un rincaro estivo. Poster in "omaggio" a 40 centesimi in più! Disegno di Cavenago

Com’è noto il costo degli albi mensili Bonelli ha subito, nel  2019, un aumento de 3,50 a 3,90 euro, e di conseguenza tutti i vari special hanno adeguato al rialzo il prezzo di copertina. L’incremento di oltre l’11% ha suscitato non poche polemiche sui social da parte dei lettori, non mitigate con i poster in “omaggio” allegati agli albi del rincaro. Il motivo dell’aumento è dichiaratamente dovuto all’emorragia di lettori che sta colpendo non solo il mondo del fumetto, ma l’intera editoria cartacea. Le strade battute dall’editore di Via Buonarroti sono quella della libreria, dove sì si vendono meno copie, ma ad un prezzo decisamente più elevato, ma anche quella di invadere coi propri personaggi altri media alla caccia di nuovi potenziali fruitori. In quest’ottica vanno viste le incursioni nel mondo dei giochi (Zagor, Tex, Bonelli Kids, Dragonero), dei romanzi in prosa (Martin Mysère, Zagor, Gea, Nathan Never, Dragonero e Tex), dei libri illustrati (Bonelli Kids), del cartoon (prossimamente Dragonero), delle serie Tv (in produzione Dylan Dog) e dei film per il grande schermo (Monolith e prossimamente Dampyr). 



I protagonisti  di Dampyr,  prima produzione del Bonelli Cinematic Universe.

In ogni caso l’eventuale successo in campi lontani dai comics non necessariamente avrebbe una ricaduta positiva sulle vendite delle serie a fumetti; per questa ragione quindi il principale prodotto dell’editore meneghino dev’essere in grado di sopravvivere coi propri mezzi. Sono fioccati quindi, recentemente tentativi per moltiplicare i ricavi delle singole storie a fumetti, come le variant cover per le kermesse fumettistiche, i box (tre cofanetti solo alla recente Lucca), le cover multiple in edicola (4 per Dylan Dog 400), ma anche il texone di Villa proposto tra libreria e edicola in quattro formati e quattro prezzi diversi tra novembre 2019 e febbraio 2020.


Quattro cover per Dylan 400, in primo piano disegni di  Villa, Cavenago, Stano e Roi su quattro sfondi di Cavenago.
Ovviamente tutto legittimo, com'è legittimo per i lettori, dagli occasionali fino ai più fedeli, scegliere se sostenere o meno queste iniziative editoriali.
Alcuni espedienti sono invece un po' più al limite del rispetto per il cliente affezionato, non quello sporadico, ma quello che fa parte del cosiddetto "zoccolo duro"; quello che non solo compra il Texone in tiratura limitata, ma anche il volume da libreria e il cofanetto con la stessa storia divisa in due albetti 16x21. Nei confronti di questi lettori, credo non sia corretto "inquinare" serie di avventure inedite con ristampe (tipo Keller su Le Storie o i Nathan Never Magazine), oppure abbassare progressivamente il numero delle pagine di una testata mantenendo invariato, se non aumentando il prezzo di copertina (vedi Storie da Altrove).
Prezzi di Storie da Altrove a confronto: la cifra si legge bene,  il numero di pagine è scritto sempre più piccolo.
Chissà perché? 
Proprio ripensando alle recenti vicissitudini editoriali delle Storie da Altrove, testata che nel giro di qualche anno è passata da 164 pagine a 5,20 euro a 116 pagine a 6,50 euro, mi è venuta la curiosità di riverificare, a distanza di un lustro dal post sui rincari bonelliani,  quanto costa davvero leggere i fumetti Bonelli.
Partendo dall'assioma che un affezionato lettore di un personaggio vuole leggersi tutte le storie del suo eroe preferito, possibilmente nella versione più economica sul mercato, ho calcolato quanto sarebbe costato per ogni serie bonelliana leggere tutti gli inediti usciti nel 2018 e nel 2019. I risultati, delle serie di cui sono state pubblicate almeno 300 tavole, sono nelle due tabelle qui sotto.



Inevitabilmente, visto l'aumento che citavamo in apertura, nel 2019 si registra una spesa maggiore per ogni serie. Agenzia Alfa  pur passando dai 2,44 cent a tavola dello scorso anno ai 2,61 del 2019, rimane la lettura più economica per un lettore Bonelli, anche se dubito esistano lettori che leggano solo il balenottero e non Nathan Never. Julia rimane al secondo posto tra le letture più economiche, mentre Nathan e Dylan precipitano dal terzo e quarto posto del 2018 al nono e decimo, a causa di alcune storie inedite pubblicate quest'anno in soli volumi da libreria. Da notare che 5 delle 7 serie più care del 2018, hanno chiuso i battenti (di cui una sola bene o male programmata fin dall'inizio), alle quali si aggiungono Cani Sciolti e Darwin a cavallo tra il '19 e il '20.  Essere tra le serie più care bonelliane evidentemente non aiuta a scongiurare la chiusura. Il dato più negativo (per noi lettori ovviamente), mi parrebbe essere quello generale, ovvero il passaggio da 4,23 a 5,31 centesimi a tavola in un solo anno, corrispondete a oltre un 25%. Non un circa 6-7% come preventivabile visto l'aumento generalizzato delle testate a metà anno, ma quattro volte tanto. 


La lettura più economica per un bonelli fan è Agenzia Alfa. Cover di Ivan Zoni
Se volessimo fare i conti in tasca ai lettori bonelliani, sicuramente quelli che potrebbero lamentarsi di più sono quelli di Tex, non tanto per il costo a singola tavola, ma per il fatto di aver dovuto sborsare ben 54 euro in più dello scorso anno per leggersi tutte le storie inedite del proprio personaggio preferito. Di queste quasi la metà solo per comprarsi il Ranger Box, sistema più economico per leggersi il texone di Villa in questo 2019.
Alcuni lettori invece almeno apparentemente dovrebbero essere più felici per aver speso meno dello scorso anno, come quelli di Dragonero, che hanno risparmiato 7 euro, grazie alla chiusura della versione young. In realtà a causa del raddoppio delle uscite dei volumi di Senzanima, i fan di Ian Aranill sono tra quelli che hanno subito in percentuale tra gli aumenti maggiori nell'ultimo anno: oltre il 20% per singola pagina.
Qui sotto elenchiamo gli aumenti in percentuale del costo a tavola delle 15 serie Bonelli che hanno subito il maggior rincaro nell'ultimo anno.



I lettori più tartassati sono stati quelle de Le Storie, che a conti fatti negli ultimi dodici mesi si sono visti aumentare il costo e diminuire le pagine. In realtà il dato è un po' "falsato" dal fatto che tra gli albi de le Storie è incluso il volume dedicato a Leonardo da Vinci che è, a tutti gli effetti, un'avventura preparata per lo speciale de Le Storie, ma giunto in commercio in un costoso volume da libreria. 
Lo stesso motivo (volumi solo in versione libraria), sono alla base degli aumenti clamorosi di Nathan Never e Dylan Dog e Dragonero; mentre per quanto riguarda Martin Mystère, e soprattutto la costola Storie da Altrove, il motivo va ricercato nella contemporanea diminuzione della pagine inedite e aumento del costo di copertina. 


A cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci, la Bonelli ha voluto rendere più pregevole l'edizione della storia, preparata da De Nardo e  Lucchi come special della Collana le Storie, editandola direttamente in volume.
Clamorosi anche i dati che si possono desumere facendo un paragone con il post di cinque anni fa: si scopre, tanto per fare un esempio, che il costo a tavola di Tex è aumentato del 70% dal 2014 a oggi.

In ogni caso, se questo può essere di consolazione ai lettori bonelliani, un Marvel fan che compra uno spillato  da 24 pagine da 3,00 euro, che contiene una storia di sole 20 tavole, paga ben 15 centesimi a pagina!! Una cifra incomprensibile se si considera che Panini non produce i fumetti ma ne paga i diritti alla Casa delle Idee.

Quello che purtroppo, dobbiamo infine constatare, è che quello che un tempo rimarcava giustamente Sergio Bonelli, vale a dire che, nonostante i rincari, il fumetto rimaneva la forma di intrattenimento più economica, oggi non è più vero e probabilmente non lo sarà mai più.
Un fumetto che mediamente ci allieta per una mezz'oretta costa già oggi, solo per fare un esempio, più di un film (al cinema o in Dvd), che col doppio del prezzo ti coinvolge almeno per il triplo del tempo.

Saverio Ceri

martedì 2 aprile 2019

LA FINE DELLE STORIE (O QUASI)

di Saverio Ceri

Già da tempo si vociferava della chiusura de Le Storie, la collana contenitore della Bonelli dedicata perlopiù a episodi liberi, anche se, nel corso degli anni, non sono mancate alcune significative eccezioni, come l'esordio di Mercurio Loi o i primi due capitoli di Chanbara, senza dimenticare Amore nero, il secondo episodio del Commissario De Vitalis di Gigi Simeoni, dopo Gli occhi e il buio sulla collana dei Romanzi a  Fumetti.


Ottobre 2012: il primo volume della elegante collana Le Storie. Illustrazione del Maestro Aldo Di Gennaro.
Ebbene, oggi, dalle pagine del Preview di giugno, pubblicato sul sito Bonelli, apprendiamo della chiusura (o quasi) della collana inaugurata sette anni or sono con l'episodio Il boia di Parigi. I dettagli ancora non sono chiari ma sicuramente si tratta della fine della collana come l'abbiamo sempre conosciuta. In realtà, col senno di poi, alla luce di quanto si può leggere sul catalogo online, possiamo solo constatare che Le Storie vere e proprie sono già terminate col numero 75 di dicembre 2018; pur mantenendo la grafica della testata, i cinque numeri fino a maggio 2019 in realtà già snaturano la filosofia della collana, proponendo un paio di avventure a puntate, sicuramente concepite per essere dei Romanzi a Fumetti e poi serializzate su questa serie. 
La pagina del Preview  di giugno che nell'annunciare l'esordio della nuova miniserie di Napoleone, sancisce al contempo la fine della collana  le Storie, come l'abbiamo finora conosciuta. 
A giugno viene annunciato il numero 81 con protagonista Napoleone, nel primo dei tre episodi inediti previsti per il personaggio di Ambrosini. La foliazione diviene di 96 pagine pur mantenendo il prezzo di 4 Euro; non sappiamo se la grafica rimarrà la stessa, ma sinceramente speriamo di no.
In un riquadro, sulla stessa pagina, si annuncia inoltre che il romanzo Keller, già edito in libreria sarà serializzato su questa collana anziché proposto in un volume unico sulla collana Romanzi a Fumetti. Apprendiamo di conseguenza che Le Storie diventerà anche un contenitore di ristampe. Beh in fondo, qualcuno potrebbe obiettare, lo era anche la gloriosa Collana Rodeo. E' vero; ma non possiamo non notare che, curiosamente, all'epoca per risollevare le sorti di quella testata, o semplicemente per condurla fino all'approdo stabilito dell'epilogo della Storia del West, si decise di proporre inediti al posto delle ristampe, mentre oggi si fa l'esatto contrario. Almeno così parrebbe, perché probabilmente non si sta affatto tentando di risollevare le sorti della testata. Se le voci di corridoio sono corrette, e non abbiamo motivo di dubitare che lo siano (purtroppo), la produzione di nuovi episodi per Le Storie è interrotta da tempo, di conseguenza tutto ciò che vedremo d'ora in poi sulla elegante collana voluta da Mauro Marcheselli saranno avventure concepite per altri format o ristampe. Non ci è dato di sapere se quest'anno ci sarà un quinto speciale estivo a colori.


L'ultimo vero episodio de Le storie l'abbiamo letto, così parrebbe, nel dicembre 2018. Illustrazione del Maestro Aldo Di Gennaro


lunedì 18 marzo 2019

DIME WEB INTERVISTA GIGI "SIME" SIMEONI! (LE INTERVISTE LXVI)

a cura di Elio Marracci


Quando la storia diventa fumetto

Gigi Simeoni, che si firma spesso con lo pseudonimo Sime, è nato a a Brescia il 4 settembre 1967. Inizia a lavorare nel settore pubblicitario per poi creare i personaggi comici e grotteschi di Zompi, Dr Jekill & Mrs. Hyde e il Lupo Mannaggia per la Acme/Macchia Nera. Successivamente collabora con Bonvi sulle pagine di "Nick Carter", pubblicando il personaggio umoristico di Mac Murphy, e si dedica al fumetto realistico disegnando, all'inizio degli anni '90, un albo di "Lazarus Ledd" delle Edizioni Star Comics e alcune storie per L'Intrepido dell'editrice Universo. In seguito, insieme con altri fumettisti bresciani, crea la collana horror-poliziesca "Full Moon Project", che anticipa di qualche anno l'idea centrale della serie TV "X-Files", e il serial cyberpunk "Hammer" che in qualche modo è antesignano di ciò che si vedrà solo anni dopo nel primo film della saga di "Matrix". Nel 1995 approda alla Sergio Bonelli Editore, dapprima come disegnatore e infine come autore completo, per "Nathan Never" e numerose altre testate. Dal 2002 si occupa stabilmente sia dei testi sia dei disegni di albi avventurosi per le serie mensili e periodici di più ampio respiro, veri e propri romanzi grafici, pubblicati nelle collane "Romanzi a Fumetti" e "Le Storie" della casa editrice di via Buonarroti. Dal 2013 è collaboratore fisso per "Dylan Dog" in qualità di autore completo e sceneggiatore per altri colleghi disegnatori. In occasione dell'uscita della storia La corsa del lupo, l'ultima opera in tre parti, ambientata alla fine della Seconda Guerra Mondiale, che lo vede al timone come autore completo, Simeoni ha voluto rispondere ad alcune domande che gli ho posto. 
Quindi senza indugio, lascio a lui la parola.


Cosa c'entra Zorro? Leggete sotto...



DIME WEB - Per i lettori che non ti conoscono potresti presentarti? In due parole: chi è Gigi Simeoni?

GIGI "SIME" SIMEONI - Un ex ragazzo testardo che aveva capito cosa voleva fare da grande, e che è poi diventato un signore di mezza età che ha capito cosa vuole fare da grande. Solo che nell’Arte, grandi veramente non si diventa mai. L’Artista smette di crescere solo quando muore. Sono nato a Brescia oltre 51 primavere fa, nell’anno in cui i Beatles pubblicavano Lady Madonna. A cinque anni avevo già gli occhiali, un pastore tedesco di nome Full e un futuro a scelta tra: 1) pasticciere, 2) muratore, 3) Zorro. Il più inusuale dei tre, muratore, era dovuto al fatto che volevo inventare case, ma ancora non era chiaro in me il concetto dell’architetto. Riguardo a Zorro, pensavo proprio fosse un mestiere, e non un nome proprio. Fare lo Zorro. Studiare per diventare Zorro. E, per male che andasse, Zorro della mutua. Un giorno, a Carnevale, uscii vestito da Zorro e mi accorsi con orrore crescente che già molti altri Zorro erano scesi per strada prima di me. Pure vestiti meglio. Sotto i loro mantelli neri si intravvedevano gilet col bordino di corda dorata, e la spada con l’elsa a coppa, quella giusta. Io avevo il mio golfino beige e una scimitarra da pirata a banana, sgraziata. Qui la lista d’attesa è lunga, intuii, così mollai la spada e presi in mano una matita. Ben appuntita, naturalmente. Il mio “segno di Zorro” l’avrei lasciato comunque.


DW - Come si è sviluppata in te la passione per la scrittura e per il disegno?

GS - È stato un evento naturale, in entrambi i casi. Prima ho scoperto la mia indole creativa per il disegno, e una capacità tecnica già molto evidente a soli cinque anni. Più che scoprirla, la vivevo con naturalezza. Furono gli altri a scoprirla in me, in effetti. Poi crebbi normalmente, dedicandomi a molte altre cose, ma passando anche molto tempo a disegnare. I miei mi permisero di approfondire la mia passione, frequentando scuole e corsi extrascolastici adeguati. Ma da adolescente detestavo leggere libri. Leggevo solo fumetti, e tanto mi bastava. Complice un prolungato periodo a letto a causa di una broncopolmonite, a quindici anni, non esisteva Internet, ovviamente, scoprii le librerie traboccanti volumi che, da sempre, mi circondavano in casa. Mai considerate da me. Ma nemmeno “viste”. Mia mamma era un’onnivora lettrice, ingorda di qualsiasi argomento. Iniziai a spiluccare, un volume … poi un altro … poi una collana … e infine lessi tutto. E andai avanti, insaziabile, facendomi prestare libri dagli amici o accantonando qualche soldo per comprarmeli. Da lì, spinto dal mio innato orgoglio “autodafè”, mi dissi che potevo anche cimentarmi con la scrittura. Cos’è, infatti, la scrittura se non un modo per disegnare con le parole?



Gigi Simeoni

DW - Hai scritto e disegnato sia fumetti comici sia realistici. Quale genere è più nelle tue corde?

GS - Entrambi. Se fossi costretto pistola alla tempia a scegliere… penso che morirebbe di vecchiaia il mio aguzzino, nell’attesa.


DW - Sei un autore completo, ma scrivi anche sceneggiature per colleghi disegnatori. Che differenze trovi nello scrivere per te e per altri?

GS - Nessuna. Quando scrivo, per esempio Dylan Dog, non so ancora se quella storia andrà a qualche collega o la disegnerò io stesso. In effetti, ho sempre scritto per me stesso come se stessi scrivendo per altri, con la medesima cura e chiarezza. È mia convinzione che i due personaggi che albergano in me, lo sceneggiatore e il disegnatore, debbano essere due distinti e irreprensibili professionisti, e che ognuno dei due faccia bene il proprio mestiere, al massimo delle possibilità, senza eccezioni. La molla che mi spinge a fare meglio è sempre quella della vaga possibilità, a volte davvero vaga, a volte solo presunta, che la storia che sto scrivendo potrebbe essere disegnata da me. E così, cerco di inserire sempre argomenti, scene o dialoghi che mi divertono, e che mi piacerebbe realizzare con i disegni.






DW - Le prime serie a fumetti che ti vedono come componente del team di autori che le ha realizzate sono state “Full Moon Project” edita dalla Eden e “Hammer” pubblicata da Star Comics. Come mai hai pensato che fosse meglio esordire in gruppo?

GS - No, no, ai tempi di “Full Moon Project” io avevo già esordito con la ACME su "Cattivik" e su "Zio Tibia". Facevo fumetti comici, underground, e in totale autonomia. Mi mancava, però, la vita “da college” che avevo sempre vissuto fin lì, una famiglia numerosa, la scuola, poi il gruppo tratrale col quale giravamo a portare i nostri musical, i corsi di fumetto, ecc... e quando sentii che alcuni compagni del corso di fumetto stavano organizzandosi per creare una “task-force” mi ci buttai a pesce. E fu l’occasione per riprendere il tratto realistico, che avevo lasciato sui banchi del Liceo Artistico.


DW - Dopo l'esordio con Bonvi e le parentesi Eden e Star Comics, sei diventato un collaboratore di Sergio Bonelli Editore. Puoi raccontarci come sei arrivato in via Buonarroti?

GS - Sergio Bonelli ci teneva d’occhio, sapeva che eravamo un gruppo di “appetibili” collaboratori. Una volta terminata l’esperienza con la Star Comics, uno per volta e alla chetichella venimmo assorbiti dalla casa editrice e sparsi su diverse testate. Sergio ci invitò a pranzo per farci gli “onori di casa”, editori vecchio stampo, dei veri signori, e da lì iniziò la collaborazione. Dapprima solo come disegnatore, ma poi mi imposi di propormi anche come soggettista e sceneggiatore, visto che fin lì avevo sempre scritto e disegnato in autonomia le mie storie. E dimostrai a tutti che ci sapevo fare, soprattutto su cose lunghe e elaborate, che per alcuni sono una maledizione, mentre io mi ci trovo come un topo sul formaggio!





DW - L'ultima opera che ti vede al timone come autore completo, "La corsa del lupo”, pubblicata su "Le Storie" in tre parti, è un fumetto ambientato alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Quali scelte ti hanno portato a crearlo? L'hai scritto perché consideri l’ambientazione storica una cornice insolita o c’è dell'altro?

GS - Il bellico è, tra molti altri, un genere che mi appassiona. Così come mi irretisce totalmente lo scoprire aspetti ancora controversi o oscuri della Guerra Civile, e argomenti correlati al Nazismo e all’incredibile ascesa di un folle sanguinario come Hitler. Aspettavo la mia occasione per raccontare una storia non “di guerra”, ma di “uomini sullo sfondo della guerra”, perché i miei panorami preferiti restano quelli interni ai personaggi, la loro psiche, e le stanze delle loro anime sono le case che mi piace costruire. Infine, vedi, sono diventato anche “muratore”.


DW - Questo fumetto inizia con una strage nazifascista mai avvenuta. Hai preso spunto da un evento particolare?

GS - Da molti, per la verità. Quel genere di orrori è diffuso capillarmente nelle singole storie di ogni frazione abitata del nostro Paese. Ho raccontato una strage di fantasia che fosse simbolo di tutte le stragi simili.





DW - Quanto di te è presente nel personaggio di Hans Weissman, il Lupo?

GS - Proprio niente. È la mia antitesi, quindi per me comunque facilmente definibile.


DW - Quanto di storico? E quanto di inventato?

GS - Non ho idea se sia esistito o meno un personaggio con queste caratteristiche. Direi che mi sono lasciato ispirare da diverse figure raccontate dalle cronache storiche, e da romanzi e film, in particolar modo il Maximilien Aue protagonista del libro Le benevole di Jonathan Littel e il colonnello Hans Landa interpretato da Cristoph Waltz in Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino.


DW - Hai qualche hobby o mania particolare che ti può identificare col protagonista di questi albi?

GS - Anche io sono metodico e testardo.






DW - Pensi la storia sia una materia che di per sé non riscuote molto interesse da parte del grande pubblico?

GS - Non lo penso affatto, a dire il vero. Ne sono prova tanti grandi successi che hanno sbancato in ogni settore. Penso, ad esempio, a Il nome della Rosa, o a Schindler’s List, oppure ancora a Troy, giusto per parlare di tre momenti storici molto lontani tra loro.


DW - I protagonisti dell'opera “La corsa del lupo”, appartengono a due schieramenti: nazisti e partigiani. In quali di questi si riconosce maggiormente l'autore Simeoni?

GS - C’è anche il banchiere svizzero Marchant, tra i protagonisti, e molti altri personaggi che fungono da ingranaggi della vicenda: l’orologiaio antifascista, il professore ebreo… Quindi, direi più che La corsa del Lupo è un racconto corale, ampio, che abbraccia tante diverse figure tutte necessarie affinché la storia si regga saldamente. Probabilmente, se mi fossi trovato lì in quegli anni, sarei partito a combattere sulle montagne insieme con i partigiani, ma non con quelli comunisti. Di certo, non sono incline ai regimi, di nessun colore.




DW - A quale dei personaggi dell'opera sei più affezionato?

GS - Ad Anna “La Rossa”, probabilmente.


DW - Perché? 

GS - Perché riesce a essere donna fino in fondo, nel senso più alto del termine, e al contempo dimostrare di avere più palle di tutti i maschi che le stanno intorno.


DW - Quali fonti hai usato per documentarti?

GS - Una montagna di romanzi, saggi, film, moltissimo Internet con controlli incrociati sulle stesse notizie per avere la visione meno artefatta possibile. E poi, ho intervistato persone esperte di questo o quell’argomento: dalla storia militare all’archeologia, fino all’automobilismo sportivo d’epoca. Insomma: tanto, tanto lavoro.




Tre dei grandi nel Pantheon di Simeoni: Magnus, Bernet & Eisner



DW - Quali sono gli artisti che ti ispirano?

GS - Beh, direi che Magnus emerge con forza. Ma, in genere, tutti quegli artisti che hanno sempre permeato di grande visionarietà e forza espressiva i loro personaggi, come, per fare solo due esempi, Jordi Bernet o Will Eisner, altrimenti non finiamo più...


DW - Hai lavorato su storie di vario genere tra cui horror, fantascienza, western. Questo mi dà lo spunto per chiederti: quali sono i generi prediletti da Gigi Simeoni? 


GS - Tutti, escluso il fantasy. Ma “mai dire mai”, potrebbe venirmi in mente una storia che reggerebbe bene solo se ambientata nel genere "maghi & draghi". Allora, potrei anche accettare la sfida.


DW - Perché secondo te le trame di genere sono tornate così in auge da colonizzare non solo romanzi e fumetti, ma anche altri media come cinema e televisione?

GS - Perché cinema e TV si nutrono del Genere, il mainstream è drogato di Genere. E oggi i fumetti soffrono, in Italia, di fronte allo strapotere del piccolo e grande schermo, oltre che del Web. Per contro, come è successo già anni fa in America, qui qualcuno sta accorgendosi che il bacino di creativi del fumetto ha molto da offrire anche in termini di progetti per il cinema e la televisione. Era ora. Però, è importante avere i budget adatti per realizzare le cose per bene, o si fa la figura dei pitocchi. Inoltre, sono convinto che il momento storico di grande crisi di valori e unità che stiamo vivendo a livello globale, ci porta a desiderare di svagarci il più possibile per allontanarci dai problemi reali, per catalizzarli ed esorcizzarli. E i più bravi hanno capito che si può veicolare una serie di concetti filosofici e di autoanalisi del genere umano fondamentali anche usando un “vestito” appetibile come un film, o un graphic novel, di guerra o di supereroi.






DW - Esiste una pubblicazione o un personaggio, anche non disegnato da te, che hai amato sopra ogni altro?

GS - Beh, uno per tutti: “Torpedo” di Abuli e Bernet. Eccezionale. Ma ce ne sarebbero molti altri, ovviamente.


DW - Oltre ai libri e ai fumetti che sicuramente userai per documentarti, quali altre letture fai?

GS - Come ho detto, leggo di tutto. Sia per piacere personale che per dovere professionale. Amo molto, ultimamente, dedicarmi alle biografie dei grandi registi e attori, sia italiani che stranieri. Attraverso le loro storie e le loro vicissitudini, ricevo precise informazioni su spaccati di vita incredibilmente lucidi e vibranti. Anche Inseguendo quel suono, la biografia di Ennio Morricone, mi ha acceso diverse lampadine.


DW - Sei un autore metodico che lavora a orari stabiliti, oppure sei uno di quelli che si alza di notte perché ti è venuta l’ispirazione? Come si svolge la tua giornata tipo?

GS - In un’altra vita sarei stato certamente un animale notturno. Ma in questa, dove il fumettista ha condiviso la condizione di marito e papà fino a pochi anni fa, ho dovuto darmi degli orari canonici. Lavoro dalle sei alle otto ore al giorno, costantemente. Dopo la colazione, porto a spasso il cane e poi mi metto a lavorare fino alle 12:30 circa. Poi mangio con i miei, e torno quasi subito al lavoro, con poche pause, fino alle 19/19:30. Di rado, e solo se sono sotto pressione per consegne oppure perché inseguo un’idea che rischia di sfuggirmi, dedico al lavoro anche qualche sera e qualche weekend.






DW - È innegabile il grande successo di autori come Sio e Zerocalcare che hanno cominciato a farsi conoscere diffondendo i propri lavori su Internet. Alla luce di questa considerazione ti chiedo: cosa ne pensi e come vedi l’utilizzo della Rete nel campo dei fumetti?

GS - Per me, il fumetto è “carta stampata”. Non sarei mai invogliato a leggere qualcosa su uno schermo. Gli schermi sono nati soprattutto per le immagini in movimento, quindi al di là della praticità di utilizzare i testi necessari a raccogliere informazioni, come Wikipedia, per intenderci, ritengo sempre un po’ fastidioso guardare le cose in piccolo, sul monitor del PC. E poi, l’odore della carta è un trip impagabile.


DW - Da professionista ormai affermato che consigli daresti a chi si volesse affacciare al mondo del fumetto?

GS - Di tenersi sempre un piano B a portata di mano, tipo un secondo lavoro, sebbene saltuario. Oggi non è più come venti o trent’anni fa. Riesce a mantenersi soltanto chi nel frattempo si sia fatto un nome, oppure il genio puro al quale è impossibile resistere. Ma sono condizioni rare, ad appannaggio di pochissimi. Prima parlavi di Sio e Zerocalcare, che sono dei genietti, ma io penso anche a Gigi Cavenago o all’esordiente Alessandro Giordano: due “novità” che hanno lasciato immediatamente un segno chiaro del loro arrivo. C’è però penuria di scrittori giovani, sembra quasi che le nuove generazioni non siano capaci di inanellare storie complesse e accattivanti. Lo so perché ho insegnato spesso, in passato, e di recente ho tenuto un corso alla Scuola Internazionale Comics di Brescia. Non c’era uno, dico uno solo, degli allievi che fosse stato capace di costruire una storia originale, anche se semplice, che fosse in qualche modo catching. Guardiamo in Bonelli, ad esempio: Sclavi, Berardi, Manfredi, Boselli... veleggiano intorno alla settantina. Poi Io, Paola Barbato, Ruju, Vietti, Enoch, Recchioni… che ci aggiriamo intorno alla cinquantina. E siamo la falange “giovane”, il che è tutto dire! Di questo passo, resteremo solo noi vecchietti a scrivere.






DW - A cosa stai lavorando attualmente?

GS - Sto concludendo i disegni per una mia storia di Dylan Dog, e poi mi lancerò su altri progetti nuovi. Proverò anche con editori esteri, è arrivato il momento.


DW - C'è una domanda che non ti è stata fatta alla quale vorresti rispondere?

GS - Sì: Pensi che il fumetto italiano sia diverso, in qualche modo, da quello pubblicato in altri Paesi e che stia soffrendo? Sì, penso che l’editoria italiana soffra di problemi storici proprio per il modo diverso di considerare, nel suo insieme, i fumetti. Sono sempre considerati marginali, una “quasi-arte”, e nella testa dell’uomo della strada, fumetto significa Tex o Topolino. Al massimo, Diabolik. Comunque sempre cose da ragazzini, semplici, da passatempo poco costoso e per nulla impegnativo. Perfino la parola “fumetto” è un vezzeggiativo un po’ sprezzante, in confronto a manga, bande dessinée o comic strips. Se pensiamo che il più grande successo di pubblico e vendite in Italia è stato per lungo tempo ed è tuttora Tex, ossia le storie non troppo ingarbugliate di un ranger tutto d’un pezzo e dei suoi pards, con i suoi amatissimi tormentoni verbali e scenici: Portami una bistecca alta due dita!, Tizzone d’inferno, mangia un po’ di piombo!, capiamo che il pubblico italiano vuole restare su un binario sicuro, assodato, tranquillizzante. Tex si conclude sempre bene, i suoi villain finiscono a faccia nella polvere. Le cose vanno immancabilmente al loro posto, albo dopo albo, e lo sappiamo sin dalla prima pagina. Perché c’è bisogno di queste assicurazioni? Perché vogliamo sempre riconoscere la mano che ci dondola la culla? Io, dal canto mio, amo cercare di seminare i miei lettori. Di prenderli in contropiede, ammazzando il protagonista oppure facendoli sentire quasi empatici con un vero bastardo. Insomma, trovo che inquietare e destabilizzare sia incredibilmente divertente e, perfino, salvifico. È la stessa operazione che compi sul tuo muscolo, quando vai in palestra: per rinforzarlo e rinvigorirlo, devi shockarlo.






a cura di Elio Marracci

N.B. Trovate i link agli altri dialoghi con gli artisti su Interviste & News!