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giovedì 14 agosto 2014

DEDICATO A GINO D'ANTONIO

Bonelli News

Navigando in rete si scopre che esiste già sul sito Bonelli la pagina del nuovo almanacco dell'avventura 2015, anche se non ufficialmente disponibile. Scopriamo dunque che quest'anno l'almanacco di settembre è dedicato al grande Gino D'Antonio scomparso la vigilia di Natale del 2006.

cover del nuovo almanacco dell'avventura - un collage di illustrazioni di Gino D'Antonio

All'interno del volume tutto a colori troveremo la riproposta di due volumi della storica collana Un Uomo Un'avventura scritti e illustrati dal creatore de La Storia del West: L'Uomo dello Zululand, secondo volume della serie datata dicembre 1976 e  L'Uomo di Iwo Jima, diciottesimo volume del giugno 1978.



Inoltre riscopriremo L'uomo della Frontiera, pubblicato nel settembre 1975 come centestimo volume della collana Rodeo.


Saverio Ceri 


domenica 25 agosto 2013

IL BUS SPARITO: ALMANACCO DEL GIALLO 2013

di Antonio Russo

Due sono le particolarità delle storie di Julia create appositamente per l'Almanacco. Una è quella, più importante, di avere la non trascurabile nota di vedere una protagonista ancora alle prime armi, con un look quindi più giovanile, che fa da spalla (molto tenuta in conto, come ulteriormente viene dimostrato in questa storia) al professor Cross, suo docente, al Tenente Carter e al detective Irving in questo caso che vede coinvolti dei ragazzini su uno scuolabus sparito con tutti i passeggeri, autista compreso, per le strade di Garden City. L'altra è che le storie vengono confezionate prettamente per questo formato e quindi non sono di 126, bensì di 94 pagine - formato canonico per tutte le serie mensili Bonelli (chiaramente escludendo Tex e Le Storie).


Giuseppe Candita (a dx, con Del Vecchio) in una foto che proviene dal bellissimo blog Il Gatto con la Scure (vivamente consigliato!)



Non è facile disegnare i ragazzini e saperli anche rendere nelle loro diverse espressioni, e il discorso si fa particolarmente complicato quando le storie sono di Berardi e di uno dei suoi "degni accoliti", Mantero e Calza (per questa storia, il primo, e sottolineo che la mia è bonaria ironia, a scanso di equivoci...), ma Giuseppe Candita, al suo esordio in Bonelli con questa storia dopo centinaia di pagine disegnate per varie serie e miniserie della Star Comics, si guadagna il podio di ottima new entry presso l'editore, ma soprattutto nella scuderia di Julia, un personaggio che in effetti richiede qualche dote diversa ai disegnatori che la approcciano, non essendo l'attenzione del lettore attirata da costumi, paesaggi, scene di azione particolarmente serrate et similia (vabbè, diciamo il classico repertorio di un fumetto d'avventura), ma dalla recitazione dei soggetti coinvolti. Una menzione per la bella copertina di Marco Soldi, che pur avendo ceduto le cover della serie mensile al bravo Cristiano Spadoni, ci regala ancora la gioia di un suo lavoro a colori... Ah! e una tiratina di orecchie a questo punto è dovuta (anche se un po' di comprensione c'è, dato che la serie spoggia solo sulle spalle del suo creatore Giancarlo Berardi, di Maurizio Mantero e Lorenzo Calza), visto che Julia è una delle poche serie ora storiche che ancora non ha, non dico un albo gigante, ma uno speciale annuale.
N.B. Ho omesso di parlare dei redazionali per non sembrare didascalico.



La copertina di Soldi per l'Almanacco del Giallo 2013 (maggio 2013)



Collana Almanacchi 121

Almanacco del Giallo 2013 (9 - 21) 
24 maggio 2013
Pagg.180, € 6,00

IL CASO DEL BUS FANTASMA
Soggetto: Giancarlo Berardi
Sceneggiatura: Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero
Disegni: Giuseppe Candita
Copertina: Marco Soldi

Antonio Russo

P.S. trovate le altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio! 

domenica 21 aprile 2013

LA FRONTIERA DEGLI EROI. ALMANACCO DEL WEST 2013

di Giampiero Belardinelli


Tex e i suoi pard sono nati per fare gli eroi: è scritto nel loro DNA fin da quando, nel lontano settembre 1948, Gianluigi Bonelli diede vita alla saga del personaggio che, a partire dalla fondamentale storia Il patto di sangue (Tex Gigante 7/8), verrà ribattezzato Aquila della Notte. A contrastare gli eroi, da copione, ci sono i farabutti di ogni risma, dagli speculatori senza scrupoli ai fuorilegge più spietati, dagli strani individui (maghi, streghe, scienziati folli ecc.) ai pellerossa ribelli e sanguinari. Ma la Frontiera propone anche una più ampia galleria di personaggi dalle più diverse sfumature psicologiche; se poniamo infatti uno sguardo alle cronache storiche del periodo, ci si accorge come a volte tra le barricate del male c’è una sovente oscillazione di figure il cui nero passato viene magari riscattato da gesti di straordinario eroismo.
La vasta epopea cinematografica western – quella hollywoodiana in primis – ha più volte raccontato le gesta di eroi per caso o di personaggi dal passato negativo che chiudono la propria esistenza con un gesto glorioso. In La pista dei fuorilegge Mauro Boselli ci presenta un canovaccio del genere e, con un ideale sguardo al grande Gino D’Antonio da una parte e con la lezione di Bonelli padre a portata di Colt dall’altra, compie un perfetto esempio di racconto stringato ma intenso.

 
Violenza, perfidia, vendetta, pentimento, perdono, riscatto, redenzione, compassione, morte... al cinema il confine tra buono e cattivo, tra eroe e carogna è indefinibile. Un fotogramma da A Clockwork Orange di Kubrick.



Tex, Kit Carson e Tiger si muovono con sincronia e la loro azione è talmente fulminea come in una squadra di calcio composta di fuoriclasse al servizio l’uno dell’altro (Barcellona docet). Le sequenze d’azione non mancano, però lo sceneggiatore le ha abilmente condite con l’ironia tra Tex e Carson, e allo stesso tempo è riuscito a costruire efficaci siparietti – spesso drammatici ma non privi in qualche occasione di leggerezza – grazie all’inserimento di un manipolo di personaggi ben caratterizzati. Non manca, inoltre, lo schietto ottimismo tipico dei personaggi boselliani: Storie! – dice Carson rivolto all’uomo cui è stato bruciato il Trading Post – Sei ancora in vita, no? E nessun uomo può dirsi finito quando ha al suo fianco un tesoro come Juana! Bella, dolce… e cuoca sopraffina! (p. 67).
L’ottimismo boselliano è tra l’altro uno dei motivi mutuati dal classico Tex di Gianluigi Bonelli, dove ogni torto non viene mai lasciato impunito. Tex, quindi, è una lettura terapeutica e oggi, in tempi di crisi anche culturale, più attuale che mai.
Il ruolo degli eroi, come dicevamo all’inizio, spetta ai nostri pard e infatti il loro arrivo nella cittadina di Clifton sarà decisivo per sgominare la banda di ribelli apache. Però, senza il prodigarsi di Ozzie e dei suoi uomini, forse i Nostri avrebbero trovato la città in fiamme. Ecco, quando accennavo a Gino D’Antonio, pensavo in particolare al racconto L’uomo dello Zululand (secondo volume della collana Un uomo un’Avventura) e come la tragica figura di Ozzie, morto come un bandito romantico mentre stringe le mani di una giovane donna, mi abbia ricordato il furfante e poi eroe di quell’epico racconto. Certo, non tutti nascono eroi, ma qualche volta anche le canaglie sanno trovare la strada per il riscatto. Il pregio di questo racconto, in chiusura, è di aver mostrato in sole 110 tavole compattezza narrativa e una gradevole intonazione corale.

 
L'uomo dello Zululand, n. 2 della collana Un uomo, un avventura.



Carlos Gomez (alla seconda prova dopo il Texone di Manfredi, Verso l’Oregon, luglio 2011) dà un ulteriore saggio della sua bravura: con inquadrature cinematografiche e un bianco e nero sporco ma accattivante, ha raccontato un western dove la tensione viene valorizza dalla sua arte. Le sequenze iniziali nella città fantasma e poi quelle dell’assedio di Clifton mostrano infatti attese da antologia. In ultimo ma non per ultimo, i personaggi possiedono una superba caratterizzazione da rendere riconoscibile anche la più semplice comparsa.
Da segnalare, per quanto riguarda l’apparato critico-informativo, il dossier realizzato da Maurizio Colombo sul regista John Sturges; come piacevoli sono i due articoli, curati rispettivamente da Graziano Frediani e Giuseppe Lippi, sugli eroi adolescenziali: dai Piccoli indiani al cane Rin Tin Tin al fianco del caporale tascabile Rusty.



L'Almanacco del West 2013. Copertina di Villa.



Almanacco del West 2013 (Collana Almanacchi 119)
LA PISTA DEI FUORILEGGE
Febbraio 2013 
pag. 180 (in b/n e a colori) - € 6,00
Testi: Mauro Boselli
Disegni: Carlos Gomez
Copertina: Claudio Villa
Editoriale: Graziano Frediani


Giampiero Belardinelli


N.B. Potete trovare le altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio!

sabato 6 aprile 2013

DI MAMME CE N'E' UNA SOLA... L'ALMANACCO DELLA PAURA 2013

di Francesco Manetti

Il film Madonna che silenzio c'è stasera fu girato nel 1982 dal regista romano Maurizio Ponzi (che era stato anche assistente di Pasolini) e interpretato con irripetibile genialità dal pratese Francesco Nuti - nella sua prima prova cinematografica senza i colleghi Alessandro Benvenuti e Athina Cenci - dopo il successo di Ad ovest di Paperino dell'anno precedente. La pellicola, meravigliosamente surreale (com'era nello stile espressivo dei moderni comici toscani, come i Giancattivi, Novelli, Monni, Benigni..., prima cioè dell'arrivo delle commedie rosa un po' boccaccesche e sboccate di Pieraccioni, Ceccherini & compagnia bella, e delle maschere televisive di Panariello), ha un'unica location: la città tessile di Prato, un tempo gloria economica d'Italia e oggi decaduta, impoverita e preda della (micro?) criminalità internazionale e dell'abusivismo commerciale asiatico. Una delle sequenze più spassose è quella che si svolge sul pianerottolo del condominio, quando l'appiccicosa e apprensiva madre di Francesco, al figlio sgarbato e spregioso che non vuol saperne di tornare a casa (si era trasferito nell'appartamento accanto), intima: Ricordati, di mamme ce n'è una sola!




E meno male - rispondiamo noi in coro col protagonista - pensando anche alla storia La cara mamma pubblicata sull'Almanacco della Paura 2013!
Circondato dai consueti, precisi e puntuali servizi sul terrore multimediale (fra i quali un bel saggio su Neil Gaiman redatto da Giuseppe Lippi), l'episodio a fumetti, scritto da Giancarlo Marzano e disegnato da Giovanni Freghieri, è un canto della doppiezza. Il finale è doppio, doppio è il colpevole (o meglio: uno solo è il colpevole degli efferati omicidi in serie, e non è quello che veniamo abilmente indotti a sospettare fin dalle prime pagine), doppia è la mostruosità (la presunta cannibale si rivela una vera indemoniata), doppia è l'anima della madre. La detective story si mischia con il thriller, con l'horror e con il soprannaturale - nella più sana tradizione di Dylan Dog, tradizione talvolta tradita nella collana mensile...


Una daily strip della serie Momma, il capolavoro di Mell Lazarus che ancora oggi viene pubblicato sui giornali statunitensi, dopo oltre 40 anni dal debutto.



E sicuramente, il vero mostro non è tanto l'assassino decapitatore, e nemmeno la bella e cinica diavolessa che chiede aiuto a Dylan Dog per essere liberata da un fetido e insopportabile involucro di raggrinzita carne; e soprattutto il mostro non è il timido e mite Timothy. Il vero mostro è la mamma del capufficio, l'anziana invalida signora così com'è, senza bisogno di essere indiavolata. Archetipo della madre-matrona, della donna-domina, lontanissima - seppur per certi versi accomunata - da altre invadenti genitrici del cartooning (come la Momma delle strisce giornaliere di Mell Lazarus), comanda il suo miserevole microcosmo dal letto della propria paralisi (corrispettivo fisiologico del blocco psicologico nel quale è stato costretto a campare il vessato frutto dei suoi lombi), come un'imperatrice dal trono. I suoi incantesimi da orrida strega non hanno bisogno di magie per essere efficaci: dalla sua bocca escono solo ordini e rimproveri, mai parole di affetto verso la genuflessa progenie, che vive solo del suo nero riflesso. Quando si dice i misogini... Ma nell'ultima vignetta c'è forse una speranza di riscatto, nella catena che stringe fra le mani dietro la schiena Mr. Lang, aspirante acqua cheta.
Di mamme ce n'è una sola... E meno male!


Angelo Stano: la copertina dell'Almanacco della Paura 2013



Almanacco della Paura 2013 (Collana Almanacchi 120) 
LA CARA MAMMA 
Aprile 2013
pag. 180 (in b/n e a colori), € 6,00
Testi: Giancarlo Marzano
Disegni: Giovanni Freghieri 
Copertina: Angelo Stano
Editoriale: Graziano Frediani
Dossier, articoli e servizi: Davide Barzi, Maurizio Colombo, Gianmaria Contro, Luca Fassina, Graziano Frediani, Giuseppe Lippi, Stefano Priarone

Francesco Manetti

N.B. Trovate le altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio!

domenica 7 ottobre 2012

ALMANACCO DELL’AVVENTURA 2013: DALL’AFRICA ALL’AMAZZONIA CON SERGIO BONELLI

di Giampiero Belardinelli



La misteriosa biblioteca di Bonelli

La morte di Sergio Bonelli, arrivata improvvisa in quel 26 settembre del 2011, ha lasciato un segno ancora oggi non del tutto elaborato. Lettori, giornalisti e critici specializzati hanno lasciato le proprie testimonianze – dai blog ai forum in Internet, dai quotidiani o settimanali ai canali televisivi – evidenziando in primis la grande umanità dell’uomo Bonelli, capace di fermarsi a parlare, senza problemi di importanza, sia con uno sconosciuto ammiratore, magari incontrato in un bar o in una manifestazione sul Fumetto, sia con il più illustre dei giornalisti.


Sergio Bonelli, dal blog di Moreno Burattini.



Sergio Bonelli ha attraversato, dal secondo dopoguerra, l’evoluzione della Casa Editrice (come ormai sanno tutti, nata con il marchio di Edizioni Audace) e, da ragazzo di bottega a editore e poi autore di successo, ha trasformato un’artigianale fabbrica di sogni in una delle principali aziende mondiali di fumetti. Quest’operazione si è concretizzata senza perdere mai di vista quella passione artigianale nata sulle ceneri di una Milano ancora devastata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Arruolando all’inizio un manipolo di sceneggiatori e disegnatori, nel corso degli anni Sergio Bonelli ha pian piano coinvolto nel suo progetto decine e decine di autori che, ognuno con la propria specificità, hanno contribuito a fare della casa editrice di Via Buonarroti un patrimonio indiscutibile della cultura italiana. Realizzare cultura non significa ergersi sopra un piedistallo e fare sfoggio della propria erudizione parlando di argomenti difficili con tono grave, ma sapere comunicare delle emozioni o delle informazioni anche attraverso dei mezzi di comunicazione popolari come il fumetto, il cinema, la letteratura, le serie televisive, le canzoni, etc. Bonelli questo l’aveva capito in anticipo rispetto ai suoi colleghi editori, e si è sempre battuto per il riconoscimento della dignità artistica della professione di fumettaro. Questa affermazione di dignità, da parte dell’editore, non è rimasta solo nelle intenzioni ma si è concretizzata nelle migliaia di tavole scritte e disegnate del suo immenso catalogo di pubblicazioni. Sergio Bonelli era un uomo curioso e si è sempre circondato, a partire dal suo grande amico Decio Canzio, di persone curiose e colte. E oltre alle persone, ha riempito la sua esistenza di migliaia di libri, video-cassette, vinili, dvd e cd musicali, oltre a tantissimi oggetti e a numerosissime fotografie che, nell’insieme, testimoniano la sorprendente vitalità di un uomo proiettato verso il nuovo, come raccontano, nelle pagine dell’Almanacco, alcuni dei suoi collaboratori.



8 ottobre 2011: alcuni dei maggiori collaboratori della casa editrice di Via Buonarroti ricordano Bonelli. Dal blog di Moreno Burattini.



La struttura di questo 117° numero della Collana Almanacchi segue quella consueta (in attesa del rinnovamento previsto per l’inizio del 2013) e, argomentando di libri, di film e di musica, Graziano Frediani, Maurizio Colombo, Stefano Marzorati ci offrono uno squarcio sulla personalità culturale dell’editore Sergio Bonelli. "Secondo un vecchio proverbio, se vuoi conoscere veramente una persona, devi dare un’occhiata ai libri che tiene accanto a sé. Facile a dirsi, per la maggior parte di noi; più difficile a farsi se la persona in questione è o è stata, come Sergio Bonelli, un lettore instancabile, ma, soprattutto, un ancor più instancabile raccoglitore di carta stampata". Così inizia il suo pezzo Graziano Frediani e, attraverso una disamina forzatamente non esaustiva, fa intuire come Bonelli sia stato un lettore onnivoro e senza preconcetti: per l’editore, infatti, l’attenzione e la curiosità non cambia sia dinanzi a classico disneyano degli anni Trenta del secolo scorso (di Floyd Gottfredson in primis) sia a un rarissimo saggio acquistato in una libreria di Madrid o di New York.


Un giovane Floyd Gottfredson, il più grade autore dei fumetti di Mickey Mouse.



Quest’apertura mentale la possiamo riscontrare nelle migliaia di tavole scritte da Sergio Bonelli nella sua lunga carriera di scrittore (per approfondire l’argomento, vi rimandiamo alla rubrica Diamo i numeri di Saverio Ceri). Nelle avventure di Zagor o di Mister No, come in quelle di Tex o nelle gag di Cico, Bonelli/Nolitta riusciva a coniugare divertimento e approfondimenti psicologici, riferimenti colti e popolari, che finivano per sovrapporsi annullando i confini e le rigide etichette appiccicate addosso, alle diverse categorie letterarie (libri o fumetti), da alcuni personaggi dell’establishment accademico.
Nella sezione de I suoi film – andando avanti nel commento – emerge in maniera chiara la predilezione di Bonelli per quelle pellicole in cui i protagonisti siano dei personaggi disincantati e pieni di dubbi, eroi per forza simili al suo Mister No, figura speculare che senza ombra di dubbio ha rappresentato in pieno l’anima vagabonda e curiosa dell’editore.
La stessa passione per la musica, come evidenzia Stefano Marzorati nel suo coinvolgente pezzo, va a completare il quadro della personalità istintiva e intuitiva di Sergio Bonelli. Nelle liriche e nelle note della canzoni jazz in particolare, Bonelli sapeva cogliere l’attimo fuggente, quello stordimento in bilico tra nostalgia e sentimento che poi ritroviamo in alcune sequenze di Mister No, magari mentre ascolta l’immortale Body and Soul o la nostalgica Basin Street Blues.




 
Nelle altre pagine dell’Almanacco, Mauro Boselli, Luigi Mignacco, Michele Masiero e Graziano Frediani, raccontano nell’ordine la passione di Bonelli per i luoghi delle Grandi battaglie, compiono una biografia ragionata del suo Mister No, spiegano i motivi che hanno condotto i successori di Nolitta alla rivoluzione narrativa inaugurata con il racconto Vento Rosso (Mister No n. 241, giugno 1995), e infine mostrano un’ironica visione, grazie ai pennelli di Fabio Celoni, dei vagabondaggi amazzonici di Sergio.
Mi preme sottolineare, in conclusione di questo paragrafo, lo scritto di Michele Masiero. Anche se alcuni di noi di Dime Press, a suo tempo, non avevamo del tutto apprezzato la svolta del nuovo Mister No, oggi se non altro ne capiamo le ragioni: raccontare l’Amazzonia senza il bagaglio personale di esperienze di Sergio Bonelli sarebbe stato improbo per chiunque e quindi troviamo comprensibile quel tentativo di cercare una nuova strada.


I diari di un editore in viaggio

Nelle interviste o nelle rubriche postali dei suoi albi, Sergio Bonelli aveva accennato ai suoi viaggi effettuati insieme ad alcuni amici, studiosi di fama internazionale. Mai, però, avevamo avuto modo di leggere o ascoltare testimonianze di questi personaggi. Ebbene, nella seconda parte del volume, Luigi Boitani (Docente di Biologia della Conservazione ed Ecologia Animale presso l’Università La Sapienza di Roma), Alfredo Coppa (professore ordinario di Antropologia presso l’Università La Sapienza) hanno realizzato un’appassionante ritratto dei viaggi di Sergio Bonelli, spesso compiuti in compagnia del professor Gerardo Bamonte (1939-2008), «etnologo, antropologo, storico delle religioni e studioso originale dei culti dei popoli primitivi» (note prese da Wikipedia).


Sergio Bonelli nel deserto della Namibia. Sullo sfondo un aereo in puro stile Jerry Drake! (c) ANSA



Il resoconto di Alfredo Coppa (pp. 202-203) e quello più ampio di Luigi Boitani (pp. 207-217) sono un vero e proprio diario di viaggio in cui, oltre alla descrizione delle meraviglie naturali, al racconto delle fatiche e dei pericoli, i due studiosi hanno realizzato un ritratto sconosciuto o quasi a tutti noi lettori (vedi anche su Dime Web "Un tuffo al cuore"). Così narra Boitani: «Sergio Bonelli amava muoversi, scoprire, attraversare il mondo anche sporcandosi le mani e spingendosi in luoghi spesso inospitali, ma desiderava farlo senza mescolarsi troppo al contesto, rimanendo invisibile, per così dire. Un atteggiamento che si potrebbe scambiare per snobismo – e, forse, in minima parte lo era, perché negarlo? – ma che, in realtà, corrispondeva di più alla volontà di mantenere uno sguardo lucido e cosciente sulle cose che si incontravano passo dopo passo, uno sguardo depurato dalle mille situazioni-distrazioni imprevedibili che potevano presentarsi». Un ritratto forse intuibile ma che, almeno in parte, abbiamo ricostruito grazie alle pagine di questo Almanacco.


Il re del Sertão

Come perfetto corollario ai testi, in una nuova veste a colori, viene qui presentato il racconto pubblicato in origine sul terzo Speciale Mister No, datato luglio 1988. Un episodio significativo che rivela in pieno la maturità del Bonelli narratore. La riproposizione dell’avventura farà piacere a quei lettori che, attratti da questo Almanacco Speciale, la leggeranno per la prima volta. Un piacere condiviso anche da coloro – tra cui anche chi scrive – che già conoscono la storia, illustrata da un Roberto Diso quanto mai ispirato. Il suo tratto chiaro, tra l’altro, viene valorizzato da una colorazione semplice ma efficace.
Che cos’è Il re del Sertão? Non è solo la vicenda di una macabra ricerca della testa mummificata di un noto cangaceiro, ma è soprattutto un’acuta riflessione sul valore fittizio dei simboli. In qualsiasi civiltà, evoluta o meno, i simboli sono stati utilizzati per creare un’identità condivisa; spesso, in un contesto culturale diverso, lo stesso simbolo ha assunto delle caratteristiche opposte. Pensiamo ad esempio alla svastica, la cui origine aveva significati benauguranti e che, nel primo dopoguerra, fu adottata, con una filosofia del tutto diversa, dal partito Nazionalsocialista di Hitler (cfr. su Wikipedia).



La macabra foto, scattata nel 1938, delle teste di Lampiao, Maria Bonita e di altri Cangaceiros decapitati.


 
Nella storia nolittiana la testa di Lampião, nel suo peregrinare dal Museo Estacio De Lima (nell’Istituto di Medicina legale di Bahia) a varie zone del Sertão, diventa un simbolo a cui vari personaggi attribuiscono identità del tutto improbabili e in contrasto tra di loro. Un sadico criminale, un amico dei latifondisti, un rivoluzionario proletario, una specie di Anticristo, un santo: tutte queste identità sono attribuite a Lampião e, attraverso la voce di Mister No, Nolitta compie una sottile ironia su tutte le identità forti che denunciano invece una fragilità di valori autentici. D’altronde, il vizio di identificare in qualcosa la propria identità culturale o politica non ha risparmiato neanche le opere letterarie: pensiamo al dibattito, sorto nei decenni scorsi, intorno al romanzo Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, i cui contenuti complessi e stratificati sono stati adottati sia da parte dei movimenti di destra sia da quelli di sinistra (per un approfondimento v. anche su Wikipedia). Inoltre, in ambito bonelliano, è toccato a Tex diventare oggetto di una disputa: Rudi Bargioni ed Ercole Lucotti (cfr. Tex Willer. Analisi semiseria del più popolare fumetto italiano, Gammalibri 1979) analizzano da un ottica marxista le azioni del personaggio, con considerazioni, a parer mio, del tutto fuorvianti. Secondo i due autori, il Ranger viene considerato un reazionario quando si batte contro dei pellerossa o dei poveracci messicani (anche se hanno compiuto azioni delittuose), e un giusto quando si schiera al fianco degli indiani contro le Autorità americane…
Il re del Sertão, tirando le somme, con i suoi temi innovativi e realistici probabilmente lascia intuire quali siano stati i motivi che, nel 1980, hanno spinto Sergio Bonelli a lasciare Zagor (lo Spirito con la Scure non avrebbe retto a lungo quella dicotomia tra eroe ed antieroe) a favore di Mister No, un individualista non rassegnato però alle storture del mondo...



La copertina dell'Almanacco dell'Avventura 2013, disegnata da Villa (c) Sergio Bonelli Editore, 2012

 

Almanacco dell’Avventura 2013
(Collana Almanacchi 117)
IL RE DEL SERTÃO
Ottobre 2012
pag. 256 (a colori), € 6,00
Testi: Guido Nolitta
Disegni: Roberto Diso
Colorazione: GFB Comics (Valentina Mauri)
Copertina: Claudio Villa
Editoriale: Davide Bonelli


Giampiero Belardinelli

N.B. i link alle altre recensioni bonelliane sono sul Giorno del Giudizio!