Visualizzazione post con etichetta Stano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stano. Mostra tutti i post

sabato 23 luglio 2022

SECRET ORIGINS: MISTER NO 91

di Saverio Ceri

Approfittando dello spunto datoci delle uscite settimanali della collana cronologica, a colori, collaterale alla Gazzetta dello Sport, andiamo a scoprire le copertine originali di Mister No, le loro eventuali fonti di ispirazione e le loro vicende editoriali in Italia e nel mondo.


Entra nel vivo la prima storia sclaviana per Mister No. Peter Wolfe il turista americano accompagnato da Jerry sui cieli dell'Amazzonia decide di paracadutarsi in un preciso punto della foresta. Nel vano tentativo di fermarlo il protagonista lo afferra per un braccio scoprendo che Wolfe è ferito proprio nel punto in cui lui stesso aveva colpito il mostruoso essere responsabile della morte di Paco. Ritornato a Manaus, il pilota viene ingaggiato dalla moglie di Wolfe, Abigail, appena giunta in città, per una missione di recupero del marito che crede di essere stato "posseduto", secondo quello che riferisce la donna sul finale dell'albo, da uno spirito maligno: Ananga. Abigail e Jerry vengono catturati da una tribù indigena, e offerti come sacrificio umano proprio ad Ananga.


L'albo e di conseguenza la cover originale risalgono al dicembre del 1982. L'illustrazione di Ferri da allora è riapparsa nelle edicole italiane un paio di volte: prima come cover della raccolta numero 12, in versione identica all'originale anche se racchiusa in un cerchio; poi, nel febbraio 2011, come cover del numero 46 della ristampa della If.


La redazione delle edizioni If, come sempre, ricolorò completamente l'immagine per renderla più tridimensionale rispetto all'originale del 1982; e il risultato come sempre fu soddisfacente.


Partiamo con le edizioni straniere come sempre da quella francese della Mon Journal, che utilizzò questa cover, con alcune modifiche sul disegno di Ferri, per il numero 110, intitolato Les yeux du monstre, Gli occhi del mostro, quelli che Jerry riconosce nello sguardo di Wolfe prima del suo lancio nel vuoto. 


Segnaliamo poi l'edizione jugoslava di questa avventura, pubblicata come sempre su Lunov Magnus Strip. In questo caso le due cover di questa storia furono invertite: per prima, sul numero 813, venne utilizzata la cover del numero 92 italiano, poi sul numero 814 quella di Mister No 91. Altra anomalia di questa edizione è che Ananga fu la quarta storia di Sclavi pubblicata sulla collana balcanica, preceduta da La casa di satana (LMS 772), Ombre rosse (LMS 802/804) e Alien (LMS 807/808).


Sempre rimanendo nei territori della ex jugoslavia, segnaliamo che questa cover è stata utilizzata anche dalla croata Libellus per il quarantaduesimo numero della sua collana cronologica dedicata al personaggio. In questo caso l'ordine di uscita italiano venne rispettato.


La prima storia di Sclavi fu una delle poche ad essere tradotta anche per l'edizione brasiliana targata Mythos, dedicata al pilota amazzonico. Sul numero 17 del novembre 2003, troviamo infatti l'episodio intitolato La maledizione di Ananga.
 

Torniamo, prima di chiudere, nel belpaese, dove nell'ottobre del 1997 Sclavi decise di dare un seguito ad Ananga, non sulle pagine di  Mister No, ma su quelle del suo più famoso personaggio, Dylan Dog. Anche l'albo dell'Indagatore dell'Incubo, disegnato da Giovanni Freghieri, si intitolava Ananga. La differenza rispetto all'episodio di Mister No è che negli anni novanta ad essere posseduta dallo spirito maligno era una donna, come si intuisce anche dalla cover di Angelo Stano. 


Qualche anno dopo, nel febbraio 2014, Anche Corrado Roi diede la sua interpretazione della Ananga femminile sulla copertina del numero 45 della Granderistampa di Dylan Dog


Solo un paio di mesi prima, nel dicembre 2013, in occasione della Collezione Storica a Colori di Repubblica dedicata all'Indagatore dell'Incubo, era toccato a Bruno Brindisi interpretare la "giaguara mannara" per la copertina.


Nel giugno del 2019 Sempre Brindisi fu chiamato a illustrare la copertina del volume che raccoglieva sia la storia di Mister No del 1982/83, sia la storia di Dylan Dog del 1997, sia la storia breve a colori, intitolata Le radici del male, scritta da Michele Masiero e illustrata da Civitelli, per il dodicesimo Dylan Dog Color Fest dell'aprile 2014, in cui Jerry e Dylan uniscono le loro forze per sconfiggere lo spirito del male.


Qui sotto la bella Splash Page di Civitelli per l'avventura che segna lo storico incontro tra i due personaggi bonelliani.


 
Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire o riscoprire, anche le precedenti puntate di Secret Origins dedicate al Tex Classic e a Mister No in Cronologie & Index.

P.S. Esiste come ci segnala l'amico "Chris Tower" anche una immagine realizzata da Roberto De Angelis legata alla Ananga di Dylan Dog. E' la cover del 45° numero della ristampa della Croata Libellus che raccoglie, come la Grande Ristampa italiana, tre numeri per albo. De Angelis per la cover sceglie di ispirarsi a una vignetta "cittadina", diversamente da tutti gli altri illustratori citati nel post.



mercoledì 8 aprile 2020

LA COVER PIÙ CITATA - DICIASSETTE

di Saverio Ceri

Torniamo per la diciassettesima volta a occuparci della cover bonelliana più citata nel mondo, sia da esponenti della nona arte, che non.
Ovviamente parliamo, per quei pochi che ancora lo ignorassero, della copertina del numero uno di Dylan Dog realizzata da Claudio Villa nel 1986. 
Partiamo da questo omaggio al femminile firmato dal disegnatore Andrea Rossetto nel 2014, che finora aera sfuggito ai nostri radar.



Proseguiamo con questo inquietante falso d'autore che addirittura si può trovare in vendita sul web come quadro, il formato è 50x50 e il titolo non lascia adito a dubbi: Dylan Dog. L'autore è indicato come tale Guscio.



Rimaniamo in ambito artistico, ma di tutt'altro tipo (e qualità) e segnaliamo con colpevole ritardo, anche la china di ferro dedicata a questa iconica illustrazione. In questo caso l'ispirazione è la versione di Stano, e non l'originale di Villa.



A proposito di Stano... in questa cover tridimensionale e a grandezza naturale è proprio lui quello che occupa il posto di Dylan Dog. La pistola lascia un po' a desiderare....



Varchiamo i confini nazionali e scopriamo che dopo Mike Mignola e John Byrne, anche il disegnatore Croato Esad Ribic, famoso internazionalmente per la sua collaborazione con la Marvel, ha omaggiato la prima cover di Dylan con questa commission.




Rimaniamo nei balcani con l'illustratore serbo Miloš Velkić. Anche lui ha voluto omaggiato un paio d'anni or sono la prima mitica cover di Dylan Dog.




Alle prossime citazioni che scopriremo....

Saverio Ceri

sabato 4 aprile 2020

LA COVER PIÙ CITATA - SEDICI

di Francesco Manetti

Sempre più difficile scovare citazioni nuove della copertina del n. 1 di "Dylan Dog"... Ci eravamo però dimenticati della più importante: la quadrupla vignetta pubblicata all'interno del primo numero stesso, a pag. 61; in realtà fu Villa a ispirarsi per la sua cover al disegno di Angelo Stano, ma siccome è da questo "vignettone" che è partito tutto, non potevamo evitare di proporvelo, sia nella versione originale in bianco-e-nero, sia nella versione a colori.







Siamo riusciti anche a rintracciare la foto dell'originale della mitica copertina, nelle mani dello stesso suo autore!



Per tornare alla nostra indagine, che va avanti da anni, ecco dunque una bella tavola a colori di Severino Baraldi, non sappiamo se pubblicata oppure no. L'originale era stato messo in asta su Catawiki.





Cronaca di Topolina, la casa editrice di Taormina, pubblicò nel 2002 una litografia tiratura limitata di 300 esemplari, firmata Bruno Brindisi, intitolata significativamente L'alba dei morti viventi. Si tratta di una citazione della celebre copertina di Villa, con parecchie libertà interpretative e molte attinenze: Dylan, la pistola, gli zombie che escono da sottoterra ci sono tutti. Sembra quasi un "controcampo" rispetto all'inquadratura della cover del n. 1.


A proposito di Brindisi, ecco un bel disegno degli anni '90, dove parte della redazione bonelliana di allora venne raffigurata in chiave orrorifica: Sergio Bonelli, lo stesso Brindisi, Tiziano Sclavi (notare il vestito, identico a quello di Dylan Dog), Decio Canzio e Angelo Stano. L'inquadratura e lo zombie-Stano che esce dalla terra rimandano ancora una volta all'episodio L'alba dei morti viventi.


Qualcosa che ricorda la copertina di Villa la ritroviamo anche nella cover disegnata da Angelo Stano per il libro di Tiziano Sclavi pubblicato da Camunia nel 1991, Dellamorte Dellamore.






Dal libro il regista Michele Soavi trasse l'omonimo film del 1994, interpretato da Rubert Everett, l'attore inglese che aveva "prestato" il volto a Dylan Dog negli anni '80. Nel 2015 è uscita una nuova edizione della colonna sonora di Manuel De Sica; le copertine del disco sono state disegnate dall'artista Devon Whitehead, con interessanti rimandi al lavoro di Villa del 1986.





In Rete abbiamo rintracciato anche questa immagine opera di Alessandro Giovagnoli in arte Atzinaghy.




Infine reminescenze da Villa (più che esatte citazioni) possono essere trovate anche sulle copertine della riedizione delle storie brevi a colori della "Gazzetta dello Sport". In questo caso opera di Maurizio Di Vincenzo (n.4) e Marco Soldi (n.17)






Francesco Manetti

N.B. Trovate i link alle altre puntate della Cover più citata su Cronolologie & Index!

giovedì 23 gennaio 2020

DIME WEB INTERVISTA BEA ZANIN! (LE INTERVISTE LXXIV)


A cura di Franco Lana

Bea Zanin
Dime Web - Ciao Bea! Raccontaci qualcosa di te e di cosa ti occupi in ambito artistico.

Bea Zanin -Ciao! Mi occupo di musica. Nello specifico suono il violoncello in ambiti non classici, come l'indie-rock e il teatro-danza contemporaneo; inoltre scrivo canzoni e produco musica elettronica. Poi cerco di mettere tutto insieme in un'unica ricetta! Su questo si fonda la mia attuale ricerca. 

Bea Zanin col suo violoncello.
DW - Sei un'appassionata di fumetti, quali sono state o sono le tue letture del settore?

BZ - Amo molto i fumetti, da bambina li disegnavo io stessa ispirandomi alle avventure di Lupo Alberto del mitico Silver. Poi sono una fan sfegatata (forse anche un po' innamorata) di Dylan Dog, l'indagatore dell'incubo della Bonelli: possiedo una vastissima collezione! Il mio disegnatore preferito è senza dubbio Stano. 

Geniale crossover tra Lupo Alberto e Dylan Dog. Disegno di Silver che cita la prima cover di Dylan Dog
DW - Musica e fumetto, un binomio interessante, vero?

BZ - Un binomio molto interessante, tant'è che per realizzare il video della mia canzone "Anni" ho deciso di collaborare con una bravissima disegnatrice: Elena Guidolin. Il video è composto da centinaia di tavole che raccontano una storia. In generale apprezzo molto l'approccio narrativo nei video musicali.

Versione della prima cover di Dylan realizzata  da Stano, in contemporanea con Villa, nel 1986.
Usata poi per un volume a colori edito da  Mondadori.
DW - Se un giorno venisse realizzata una storia a fumetti su di te, quale tua canzone consiglieresti di ascoltare all'autore?

BZ - Certo sarebbe davvero un sogno! Suggerirei di ascoltare "Ho nostalgia", una canzone che già di per sé propone molte immagini e si ispira ad alcune vicissitudini dei miei primi anni universitari, che si svolgono a Torino tra i Murazzi e il quartiere Vanchiglia. Sarei proprio curiosa di vedere i miei luoghi del cuore disegnati su carta!

"A Torino come va" il CD di Bea Zanin
DW - Grazie  Bea, e un saluto da tutti noi di Dime Web!


a cura di Franco Lana
N.B. Trovate i link agli altri colloqui con gli autori su Interviste & News!

martedì 13 agosto 2019

LA FINE DI DYLAN DOG... GRANDERISTAMPA

di Saverio Ceri

E anche l'ultima ristampa bonelliana di Dylan Dog ci saluta...
Almeno così parrebbe. Non c'è traccia infatti ne in quarta di copertina di Dylan Dog Granderistampa attualmente in edicola, ne online sul sito Bonelli di un Granderistampa numero 79. Sul "balenottero" numero 78 non si fa menzione della chiusura della collana, ma tutto fa pensare che sia così; a conferma di questo c'è anche il non incremento del costo dell'albo in quest'ultima tornata di aumenti dei prezzi di copertina bonelliani. Non aveva senso alzare il prezzo per solo due albi.

L'ultima cover di Corrado Roi per la Granderistampa di Dylan Dog, ultima collana bonelliana di riproposte dylaniate.
In questi ultimi due anni sono state ben cinque le ristampe dylaniate a soccombere in edicola.
L'unica collana a superare la boa del 300° albo è stata la gloriosa Prima Ristampa che ci ha abbandonato nel gennaio del 2017 col volume numero 330.

L'ultima uscita della gloriosa prima ristampa di Dylan Dog. Disegno di Angelo Stano
Cifra tonda anche per la Collezione Book: la più "solida" delle ristampe dell'Indagatore dell'Incubo ha cessato le pubblicazioni col numero 250 nel marzo del 2017, sostituita dalla riproposta random de Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi, sicuramente la più elegante delle riproposte dylaniate, ma anche la più effimera, visto che ci ha salutato dopo solo 24 volumetti nell'aprile di quest'anno. 

Chiusura col botto (in quadricromia) per la ristampa cartonata Dylan Dog Collezione Book. Cover di Stano

In realtà la collezione book è continuata in "incognito" con la bella, quanto effimera, collana: Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi. Cover di Gigi Cavenago.
La Granderistampa è dunque la seconda dipartita annuale sul fronte riproposte per il personaggio sclaviano e la terza per quantità di storie ristampate visto che conclude il suo ciclo riproponendo il 234° albo della collana originale. A completare il biennio da incubo dell'indagatore del medesimo ricordiamo la chiusura della collana Dylan Dog Superbook  nell'agosto 2018 col numero 75.

La chiusura sembra cogliere alla sprovvista Dylan Dog in quest'ultima cover di Claudio Villa per la collana superbook. Il creatore grafico del personaggio sembra idealmente chiudere  la sua carriera di copertinista dell'Indagatore dell'Incubo. La torsione del corpo del protagonista ci ricorda non poco la cover del primo mitico albo della serie, firmata dallo stesso Villa. Qui la minaccia non viene dal basso come gli zombi de L'alba dei morti viventi, ma dall'alto. Il cerchio di chiude.

Terminiamo per completezza ricordando che la Seconda Ristampa di Dylan Dog esaurì il suo scopo nel settembre 2006 fermandosi al numero 184 e che la Collezione Storica a Colori di Repubblica (e qui usciamo dall'ambito bonelliano), non si è spinta oltre il ciclo originariamente previsto di 50 volumi, ovvero i primi 150 albi di Dylan Dog.

La prima collana di Dylan Dog che ha abbandonato l'edicola è la Seconda Ristampa, col numero 184. Cover di Stano

Disegno originale di Bruno Brindisi per la copertina dell'ultimo volume della Collezione storica a colori di Repubblica

L'ultimo volume di repubblica uscito nel gennaio del 2017 rientra anch'esso nel bienno da incubo delle ristampe dylaniate.
Abbiamo aperto con un'illustrazione di Roi e chiudiamo nello stesso modo e con una piccola nota positiva: qui sotto vedete la quarta cover di Dylan Dog: Viaggio nell'Incubo, la nuova iniziativa che riguarda Dylan Dog in abbinamento coi quotidiani delle RCS. La serie è ad oggi l'unico modo, dopo 29 anni di ininterrotte ristampe bonelliane, per i fan di Dylan di trovare in edicola i vecchi episodi del personaggio. 

La nuova serie di ristampe tematiche pubblicata ogni settimana dalla RCS. Cover inedita di Corrado Roi.

Saverio Ceri

N.B. Trovate i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News!

martedì 15 gennaio 2019

UN GIORNO D'INVERNO... UN INDAGATORE, UN DETECTIVE E UN MULTIVERSO. "L'ABISSO DEL MALE" - DYLAN DOG & MARTIN MYSTÈRE 3

di Giampiero Belardinelli

Introduzione

Correva l’anno 1990. Il fumetto bonelliano era in grande fermento grazie al boom e al crescente progresso del Dylan Dog di Tiziano Scalvi. L’altra faccia del successo della Sergio Bonelli Editore era costituita dalla continua cavalcata di Tex, scritto in quel periodo da Claudio Nizzi. Va ricordato che il primo personaggio che ha anticipato nuovi formati editoriali e la tendenza alla multimedialità è stato Martin Mystère. Non è un caso che dalla penna di Castelli nasca l’idea per il soggetto, per i pennelli di Giovanni Freghieri, dell’albo in cui per la prima volta il Detective dell’Impossibile e l’Indagatore dell’Incubo incrociano la propria strada, Ultima fermata: l’incubo! 


Dylan Dog & Martin Mystère n. 1, ottobre 1990 - Disegno di Stano


Passano un paio di anni e arriviamo al 1992. Cavalcando l’onda della trionfante ascesa di Dylan Dog, l’anno precedente la Casa editrice aveva lanciato sul mercato una collana di fantascienza ideata dagli sceneggiatori Antonio Serra, Bepi Vigna e Michele Medda: "Nathan Never". Una serie crepuscolare, dal taglio narrativo e grafico molto dinamico. Nel giro di un solo anno la serie consolidò la sua popolarità e si ritagliò un nutrito seguito di appassionati. Dal canto suo, Tex mantenne la sua solida posizione nell’universo bonelliano, anche se il suo sceneggiatore principale cominciò a manifestare i segni di una crisi creativa. Infatti, di lì a poco, Canzio e Bonelli assoldarono nuovi autori, tra cui Mauro Boselli, destinato a fare grandi cose sia su Tex, sia su Zagor. A proposito dello Spirito con la Scure, nel 1991 Marcello Toninelli aveva lasciato l’incarico di scrivere i testi (anche se la sua firma apparirà sino al ‘93) e, in quell’anno, erano già apparse quelle del già citato Boselli e di Moreno Burattini. Dal 1993 al ’94 l’opera di transizione viene completata e, con L’esploratore scomparso (Zagor 345-348), si dà il via a una grande operazione di rilancio con grandi storie di viaggio e nuovi disegnatori. Pur in questo periodo di ribollire narrativo, quando la Casa editrice decide di aprirsi a contaminazioni multimediali, l’eroe di Darkwood viene regolarmente escluso, ritenuto probabilmente troppo classico. Infatti, nel secondo volume dell’incontro tra DD & MM, La fine del mondo (di Sclavi e Freghieri), tutto si svolge all’insegna della realtà dei due protagonisti di testata. In quel periodo storico i tempi non erano ancora del tutto maturi per inserire l’operazione in un contesto più ampio: quello che oggi definiamo il multiverso bonelliano. In queste ultime righe mi sono soffermato con particolare attenzione su Zagor perché, al di là della personale passione per l’eroe di Nolitta e Ferri, secondo me, e soprattutto per gli attuali responsabili della Casa editrice, il personaggio si presta benissimo a incroci multimediali di qualsivoglia genere. A Lucca Comics 2018, a tal proposito, è stato annunciato il “gemellaggio” tra la Sergio Bonelli Editore e la DC Comics e, non a caso, il primo frutto di questa collaborazione internazionale si concretizzerà nell’incrocio transoceanico tra Zagor e Flash.

Dylan Dog & Martin Mystère n. 2, ottobre 1992. Disegno di Stano



Hell is Here!
Entrando nello specifico del volume qui recensito, mi domando quale sia il personaggio dell’universo zagoriano che, ventisette anni dopo, trasforma in realtà gli incubi di Dylan Dog & Martin Mystère... La risposta immagino la conoscano quasi tutti, compresi coloro che non hanno letto il volume. In caso contrario, invito gli eventuali non lettori a procurarsi L’abisso del male, scritto da Carlo Recagno e disegnato ancora una volta da Giovanni Freghieri: ne vale davvero la pena!
Se scomponiamo il cognome di Garth Hellingen ci accorgiamo di come Guido Nolitta nell’ideare la figura di questo scienziato pazzo lo abbia caratterizzato a partire dalla sui identità anagrafica, in cui è chiaro il riferimento all’Inferno, in inglese Hell. Carlo Recagno ha tenuto a mente tutto il percorso della vita narrativa di Hellingen e, da esperto filologo, ha inserto i passaggi fondamentali della sua evoluzione malefica e inoltre ha creato una grande puzzle dimostrando come le aggiunte date da alcuni continuatori dell’opera di Nolitta siano in pratica del tutto coerenti tra di loro. Alla notevole ricostruzione hellingeniana ha dato un importante contributo lo sceneggiatore Moreno Burattini. Recagno, inoltre, si è avvalso della collaborazione di Alfredo Castelli e Roberto Recchioni: il primo con una quarantina di pagine di sceneggiatura (oltre per alcuni spunti per il soggetto), il secondo con una profonda consulenza dylaniata.

Il cosmo di Zagor irrompe nel XXI secolo di Martin & Dylan


La scelta di dare a Hellingen le caratteristiche del demiurgo universale è insita nella sua personalità e nella sua plasmabilità narrativa, capace di adattarsi alla fantascienza avventurosa (con Nolitta), al racconto metafisico o allegorico (con Sclavi), all’horror (con Boselli), per finire alla ricostruzione filologica, oscura e sociopatica (con Burattini). Nella ricomposizione della personalità di Hellingen ai fini di questo racconto, Recagno ha toccato alcuni passaggi fondamentali dell’epopea hellingeniana. A pagina 49 lo sceneggiatore cita un fulminante dialogo nolittiano tratto da Ora Zero! (Zagor 107-109). Mentre Dylan è avvolto da buio, una voce fuori campo recita: La violenza è l’unico argomento che riesca a imporsi costantemente a un mondo popolato da gente superficiale, distratta, irriconoscente… Solo gli individui superiori hanno il diritto di governare il futuro dell’umanità, anzi ne hanno il dovere! È facile riconoscere, per i lettori zagoriani, la visione della vita del Professor Hellingen anticipata da Nolitta e che Burattini porterà a compimento nella sua versione del personaggio (Zagor 603-605). Hellingen crede nelle teorie della superiorità della razza e nel suo mondo non c’è spazio per chi metta in dubbio questa sua idea di perfezione ariana. Con un’abile regia Recagno ha collegato le intuizioni di Scalvi e Boselli collegandosi alle conclusioni che, partendo dall’imprinting nolittiano, sono state in seguito elaborate da Burattini. In L’abisso del male Hellingen è un viaggiatore degli inferi e il suo Inferno, come un contrappasso dantesco, è trovarsi a vagare nel mondo attuale in cui – almeno nella società occidentale e democratica – il principio fondante è quello di conferire uguale dignità a ogni essere umano. Per lo scienziato pazzo tutto ciò è il suo incubo e la sua dannazione ma, come recita la chiusa dell’albo, l’uomo non sa che il vero Inferno di Hellingen è Hellingen stesso.


La follia di Hellingen!



Come sopra, come sotto…

Lo Spirito dell’uomo viene dalle Stelle, la sua Anima dai Pianeti, il suo Corpo dagli Elementi. Il medico, alchimista e astrologo Paracelso (1493-1541) riassume con questa frase il concetto alchemico di come sopra, come sotto, citato da Hellingen a pagina 133. Secondo questa filosofia esoterica ogni energia ed elemento chimico presenti nell’Universo si trovano anche nei nostri organismi. Nel racconto ogni elemento sembra infatti riflettersi nei vari mondi in cui la vicenda si snoda. Lo vediamo nei due intermezzi, disegnati rispettivamente da Giulio Camagni e Sergio Giardo, in cui Dylan e Martin si ritrovano altrove a riflettere sulle reciproche idiosincrasie, confrontandosi con i loro stessi alternativi. In questa sorta di dialogo interiore con se stessi, Dylan e Martin acquisiscono finalmente consapevolezza di essere – afferma il Detective dell’Impossibile – più simili di quanto ciascuno di noi voglia ammettere (p. 167). E la definitiva conclusione di questo specchio alchemico citato nel titolo del paragrafo è suggellata dalla perentoria frase dello Spirito con la Scure che, rivolgendosi ad Hellingen, dice: Se tu esisti, esisto anch’io! (p. 191).


Multiverso bonelliano
Questo terzo incontro tra Dylan e Martin riprende alcuni spunti presenti negli altri due (lo scatenarsi di forze oscure, la reciproca diffidenza) ma non si limita, come abbiamo visto, a essere una variazione sugli stessi temi. Lo sceneggiatore dell’albo Recagno, i supervisori Castelli e Recchioni, con l’avvallo della Casa editrice, hanno dato il via a un'operazione che riflette gli orientamenti del nuovo corso bonelliano. In questo periodo storico in cui l’interesse alla lettura dei Fumetti (e non solo) è scesa drasticamente, i responsabili della Sergio Bonelli Editore non si sono arroccati su un pericoloso immobilismo, ma per fortuna hanno allargato gli orizzonti e dato il via a una serie di iniziative editoriali volte a toccare un pubblico oggi non più legato per sempre agli stessi personaggi. Le realtà ci dice che là fuori ci sono lettori pronti ad accogliere nuove proposte, passando senza soluzione di continuità da un albo a fumetti, a una serie televisiva sui canali in streaming, all’acquisto o allo streaming della musica sulle varie piattaforme digitali. Non accettare questo cambiamento culturale, da parte del pubblico o dagli addetti ai lavori, significa essere dei dinosauri destinati all’estinzione. Questo albo, in conclusione, è un perfetto compendio della nuova filosofia bonelliana. Una Bonelli consapevole del proprio storico patrimonio culturale, da cui è fortunatamente ripartita verso nuovi orizzonti.

La variant cover di Dylan Dog & Martin Mystère n. 3



Freghieri style

L'artista è ormai un veterano della Casa editrice avendo reso graficamente Bella & Bronco (1985), Martin Mystère e infine Dylan Dog. Freghieri è il disegnatore che ha conferito una precisa personalità a tutte le storie da lui illustrate. A dispetto della lunga carriera l’autore non solo non ha perso il mordente dei primi anni, ma ha saputo trovare nuova energia e voglia di stupire. L’albo in questione mostra un Freghieri in grande forma, con il suo stile graffiante, ma sempre pulito e comunicativo. Il disegnatore ha realizzato tavole spettacolari facendo recitare un numero notevole di personaggi usciti dalle rispettive testate: un cast da kolossal postmoderno. Allo stesso tempo ha caratterizzato in maniera seducente le due fondamentali figure femminili, dall’esuberante Angie alla malinconica attrice hollywoodiana immortalata, tra le altre scene, mentre interpreta il tema di Twin Peaks Falling, di Angelo Badalamenti e David Lynch (p. 46). La sua interpretazione di Hellingen, infine, è poderosa e soprattutto molto espressiva. A mio parere una delle migliori caratterizzazioni dello scienziato pazzo. Una segnalazione speciale infine per Angelo Stano, autore di una copertina sontuosa. 


Dylan Dog & Martin Mystère n. 3, dicembre 2018. Disegno di Stano


Dylan Dog & Martin Mystère 3
L’ABISSO DEL MALE 
Dicembre 2018
pag. 198, € 6,90
Testi: Carlo Recagno,
con la collaborazione di Alfredo Castelli e la supervisione di Roberto Recchioni
Disegni: Giovanni Freghieri,
con la partecipazione di Giulio Camagni e Sergio Giardo e il contributo di Giancarlo Alessandrini, Luca Enoch, Lucio Filippucci, Nicola Genzianella, Giuseppe Matteoni, Giuseppe Palumbo
Copertina: Angelo Stano
Rubriche: Roberto Recchioni e Alfredo Castelli


Giampiero Belardinelli

N.B. Trovate i link alle altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio!