martedì 15 gennaio 2019

UN GIORNO D'INVERNO... UN INDAGATORE, UN DETECTIVE E UN MULTIVERSO. "L'ABISSO DEL MALE" - DYLAN DOG & MARTIN MYSTÈRE 3

di Giampiero Belardinelli

Introduzione

Correva l’anno 1990. Il fumetto bonelliano era in grande fermento grazie al boom e al crescente progresso del Dylan Dog di Tiziano Scalvi. L’altra faccia del successo della Sergio Bonelli Editore era costituita dalla continua cavalcata di Tex, scritto in quel periodo da Claudio Nizzi. Va ricordato che il primo personaggio che ha anticipato nuovi formati editoriali e la tendenza alla multimedialità è stato Martin Mystère. Non è un caso che dalla penna di Castelli nasca l’idea per il soggetto, per i pennelli di Giovanni Freghieri, dell’albo in cui per la prima volta il Detective dell’Impossibile e l’Indagatore dell’Incubo incrociano la propria strada, Ultima fermata: l’incubo! 


Dylan Dog & Martin Mystère n. 1, ottobre 1990 - Disegno di Stano


Passano un paio di anni e arriviamo al 1992. Cavalcando l’onda della trionfante ascesa di Dylan Dog, l’anno precedente la Casa editrice aveva lanciato sul mercato una collana di fantascienza ideata dagli sceneggiatori Antonio Serra, Bepi Vigna e Michele Medda: "Nathan Never". Una serie crepuscolare, dal taglio narrativo e grafico molto dinamico. Nel giro di un solo anno la serie consolidò la sua popolarità e si ritagliò un nutrito seguito di appassionati. Dal canto suo, Tex mantenne la sua solida posizione nell’universo bonelliano, anche se il suo sceneggiatore principale cominciò a manifestare i segni di una crisi creativa. Infatti, di lì a poco, Canzio e Bonelli assoldarono nuovi autori, tra cui Mauro Boselli, destinato a fare grandi cose sia su Tex, sia su Zagor. A proposito dello Spirito con la Scure, nel 1991 Marcello Toninelli aveva lasciato l’incarico di scrivere i testi (anche se la sua firma apparirà sino al ‘93) e, in quell’anno, erano già apparse quelle del già citato Boselli e di Moreno Burattini. Dal 1993 al ’94 l’opera di transizione viene completata e, con L’esploratore scomparso (Zagor 345-348), si dà il via a una grande operazione di rilancio con grandi storie di viaggio e nuovi disegnatori. Pur in questo periodo di ribollire narrativo, quando la Casa editrice decide di aprirsi a contaminazioni multimediali, l’eroe di Darkwood viene regolarmente escluso, ritenuto probabilmente troppo classico. Infatti, nel secondo volume dell’incontro tra DD & MM, La fine del mondo (di Sclavi e Freghieri), tutto si svolge all’insegna della realtà dei due protagonisti di testata. In quel periodo storico i tempi non erano ancora del tutto maturi per inserire l’operazione in un contesto più ampio: quello che oggi definiamo il multiverso bonelliano. In queste ultime righe mi sono soffermato con particolare attenzione su Zagor perché, al di là della personale passione per l’eroe di Nolitta e Ferri, secondo me, e soprattutto per gli attuali responsabili della Casa editrice, il personaggio si presta benissimo a incroci multimediali di qualsivoglia genere. A Lucca Comics 2018, a tal proposito, è stato annunciato il “gemellaggio” tra la Sergio Bonelli Editore e la DC Comics e, non a caso, il primo frutto di questa collaborazione internazionale si concretizzerà nell’incrocio transoceanico tra Zagor e Flash.

Dylan Dog & Martin Mystère n. 2, ottobre 1992. Disegno di Stano



Hell is Here!
Entrando nello specifico del volume qui recensito, mi domando quale sia il personaggio dell’universo zagoriano che, ventisette anni dopo, trasforma in realtà gli incubi di Dylan Dog & Martin Mystère... La risposta immagino la conoscano quasi tutti, compresi coloro che non hanno letto il volume. In caso contrario, invito gli eventuali non lettori a procurarsi L’abisso del male, scritto da Carlo Recagno e disegnato ancora una volta da Giovanni Freghieri: ne vale davvero la pena!
Se scomponiamo il cognome di Garth Hellingen ci accorgiamo di come Guido Nolitta nell’ideare la figura di questo scienziato pazzo lo abbia caratterizzato a partire dalla sui identità anagrafica, in cui è chiaro il riferimento all’Inferno, in inglese Hell. Carlo Recagno ha tenuto a mente tutto il percorso della vita narrativa di Hellingen e, da esperto filologo, ha inserto i passaggi fondamentali della sua evoluzione malefica e inoltre ha creato una grande puzzle dimostrando come le aggiunte date da alcuni continuatori dell’opera di Nolitta siano in pratica del tutto coerenti tra di loro. Alla notevole ricostruzione hellingeniana ha dato un importante contributo lo sceneggiatore Moreno Burattini. Recagno, inoltre, si è avvalso della collaborazione di Alfredo Castelli e Roberto Recchioni: il primo con una quarantina di pagine di sceneggiatura (oltre per alcuni spunti per il soggetto), il secondo con una profonda consulenza dylaniata.

Il cosmo di Zagor irrompe nel XXI secolo di Martin & Dylan


La scelta di dare a Hellingen le caratteristiche del demiurgo universale è insita nella sua personalità e nella sua plasmabilità narrativa, capace di adattarsi alla fantascienza avventurosa (con Nolitta), al racconto metafisico o allegorico (con Sclavi), all’horror (con Boselli), per finire alla ricostruzione filologica, oscura e sociopatica (con Burattini). Nella ricomposizione della personalità di Hellingen ai fini di questo racconto, Recagno ha toccato alcuni passaggi fondamentali dell’epopea hellingeniana. A pagina 49 lo sceneggiatore cita un fulminante dialogo nolittiano tratto da Ora Zero! (Zagor 107-109). Mentre Dylan è avvolto da buio, una voce fuori campo recita: La violenza è l’unico argomento che riesca a imporsi costantemente a un mondo popolato da gente superficiale, distratta, irriconoscente… Solo gli individui superiori hanno il diritto di governare il futuro dell’umanità, anzi ne hanno il dovere! È facile riconoscere, per i lettori zagoriani, la visione della vita del Professor Hellingen anticipata da Nolitta e che Burattini porterà a compimento nella sua versione del personaggio (Zagor 603-605). Hellingen crede nelle teorie della superiorità della razza e nel suo mondo non c’è spazio per chi metta in dubbio questa sua idea di perfezione ariana. Con un’abile regia Recagno ha collegato le intuizioni di Scalvi e Boselli collegandosi alle conclusioni che, partendo dall’imprinting nolittiano, sono state in seguito elaborate da Burattini. In L’abisso del male Hellingen è un viaggiatore degli inferi e il suo Inferno, come un contrappasso dantesco, è trovarsi a vagare nel mondo attuale in cui – almeno nella società occidentale e democratica – il principio fondante è quello di conferire uguale dignità a ogni essere umano. Per lo scienziato pazzo tutto ciò è il suo incubo e la sua dannazione ma, come recita la chiusa dell’albo, l’uomo non sa che il vero Inferno di Hellingen è Hellingen stesso.


La follia di Hellingen!



Come sopra, come sotto…

Lo Spirito dell’uomo viene dalle Stelle, la sua Anima dai Pianeti, il suo Corpo dagli Elementi. Il medico, alchimista e astrologo Paracelso (1493-1541) riassume con questa frase il concetto alchemico di come sopra, come sotto, citato da Hellingen a pagina 133. Secondo questa filosofia esoterica ogni energia ed elemento chimico presenti nell’Universo si trovano anche nei nostri organismi. Nel racconto ogni elemento sembra infatti riflettersi nei vari mondi in cui la vicenda si snoda. Lo vediamo nei due intermezzi, disegnati rispettivamente da Giulio Camagni e Sergio Giardo, in cui Dylan e Martin si ritrovano altrove a riflettere sulle reciproche idiosincrasie, confrontandosi con i loro stessi alternativi. In questa sorta di dialogo interiore con se stessi, Dylan e Martin acquisiscono finalmente consapevolezza di essere – afferma il Detective dell’Impossibile – più simili di quanto ciascuno di noi voglia ammettere (p. 167). E la definitiva conclusione di questo specchio alchemico citato nel titolo del paragrafo è suggellata dalla perentoria frase dello Spirito con la Scure che, rivolgendosi ad Hellingen, dice: Se tu esisti, esisto anch’io! (p. 191).


Multiverso bonelliano
Questo terzo incontro tra Dylan e Martin riprende alcuni spunti presenti negli altri due (lo scatenarsi di forze oscure, la reciproca diffidenza) ma non si limita, come abbiamo visto, a essere una variazione sugli stessi temi. Lo sceneggiatore dell’albo Recagno, i supervisori Castelli e Recchioni, con l’avvallo della Casa editrice, hanno dato il via a un'operazione che riflette gli orientamenti del nuovo corso bonelliano. In questo periodo storico in cui l’interesse alla lettura dei Fumetti (e non solo) è scesa drasticamente, i responsabili della Sergio Bonelli Editore non si sono arroccati su un pericoloso immobilismo, ma per fortuna hanno allargato gli orizzonti e dato il via a una serie di iniziative editoriali volte a toccare un pubblico oggi non più legato per sempre agli stessi personaggi. Le realtà ci dice che là fuori ci sono lettori pronti ad accogliere nuove proposte, passando senza soluzione di continuità da un albo a fumetti, a una serie televisiva sui canali in streaming, all’acquisto o allo streaming della musica sulle varie piattaforme digitali. Non accettare questo cambiamento culturale, da parte del pubblico o dagli addetti ai lavori, significa essere dei dinosauri destinati all’estinzione. Questo albo, in conclusione, è un perfetto compendio della nuova filosofia bonelliana. Una Bonelli consapevole del proprio storico patrimonio culturale, da cui è fortunatamente ripartita verso nuovi orizzonti.

La variant cover di Dylan Dog & Martin Mystère n. 3



Freghieri style

L'artista è ormai un veterano della Casa editrice avendo reso graficamente Bella & Bronco (1985), Martin Mystère e infine Dylan Dog. Freghieri è il disegnatore che ha conferito una precisa personalità a tutte le storie da lui illustrate. A dispetto della lunga carriera l’autore non solo non ha perso il mordente dei primi anni, ma ha saputo trovare nuova energia e voglia di stupire. L’albo in questione mostra un Freghieri in grande forma, con il suo stile graffiante, ma sempre pulito e comunicativo. Il disegnatore ha realizzato tavole spettacolari facendo recitare un numero notevole di personaggi usciti dalle rispettive testate: un cast da kolossal postmoderno. Allo stesso tempo ha caratterizzato in maniera seducente le due fondamentali figure femminili, dall’esuberante Angie alla malinconica attrice hollywoodiana immortalata, tra le altre scene, mentre interpreta il tema di Twin Peaks Falling, di Angelo Badalamenti e David Lynch (p. 46). La sua interpretazione di Hellingen, infine, è poderosa e soprattutto molto espressiva. A mio parere una delle migliori caratterizzazioni dello scienziato pazzo. Una segnalazione speciale infine per Angelo Stano, autore di una copertina sontuosa. 


Dylan Dog & Martin Mystère n. 3, dicembre 2018. Disegno di Stano


Dylan Dog & Martin Mystère 3
L’ABISSO DEL MALE 
Dicembre 2018
pag. 198, € 6,90
Testi: Carlo Recagno,
con la collaborazione di Alfredo Castelli e la supervisione di Roberto Recchioni
Disegni: Giovanni Freghieri,
con la partecipazione di Giulio Camagni e Sergio Giardo e il contributo di Giancarlo Alessandrini, Luca Enoch, Lucio Filippucci, Nicola Genzianella, Giuseppe Matteoni, Giuseppe Palumbo
Copertina: Angelo Stano
Rubriche: Roberto Recchioni e Alfredo Castelli


Giampiero Belardinelli

N.B. Trovate i link alle altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio!

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