domenica 1 luglio 2018

UN ALTRO "WILD OLD WEST" POCO CONOSCIUTO, MA SEMPLICEMENTE STRAORDINARIO! IL "BLACK WILD OLD WEST"! IL MOSÈ DEI NERI! IL VERO LONE RANGER! - LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA (LVIII PARTE)

di Wilson Vieira

Stavolta il nostro Wilson - storico e fumettista carioca, nostra amico e collaboratore di lungo corso - ha davvero edificato un monumento di saggistica: con l'appoggio di circa 50 illustrazioni d'epoca, da lui scelte e posizionate nel testo, racconta per noi l'appassionante - e per molti versi ignorata e sconosciuta - epopea western dei Neri americani: banditi, cowboy, insegnanti, abolizionisti e avventurieri di ogni risma! Ringraziando gli amici lettori e tutti i nostri collaboratori per il traguardo appena raggiunto delle 800.000 visite, non ci resta che congedarci in fretta e augurarvi buona lettura, ricordandovi che le immagini bonelliane in  tema con l'argomento sono state selezionate dalla Redazione. (s.c. & f.m.)







Per "American Old West" si intende la storia, la geografia, la gente, il folklore e l’espressione culturale della vita negli Stati Uniti Occidentali della seconda metà del 19° secolo, tra la “Gold Rush” della California del 1849 e la fine dei cento anni. Dopo il XVIII secolo e la spinta oltre i Monti Appalachi tale espressione è generalmente applicata ovunque a Ovest del fiume Mississippi, nei periodi precedenti, e a Ovest dalla fascia di frontiera verso la fine del 19° secolo. Così il Mid-West e il Sud Americano, sebbene oggi non siano considerati parte degli Stati Uniti Occidentali, hanno una comune "eredità occidentale" con i moderni Stati Occidentali. Più in generale, il periodo si estende dall’inizio del XIX secolo fino alla fine della rivoluzione messicana del 1920. Attraverso trattati con nazioni straniere e popoli indigeni, compromessi politici, innovazione tecnologica, conquista militare, instaurazione di leggi e ordini e grandi migrazioni di stranieri, gli Stati Uniti si espansero da costa a costa (l’Oceano Atlantico verso l’Oceano Pacifico), sostenendo il credo nel destino manifesto.

Nel garantire e gestire l’Occidente, il Governo Federale degli Stati Uniti ha notevolmente ampliato i suoi poteri, poiché la Nazione si si evolse da una società agricola a una nazione industrializzata. Prima di promuovere l’insediamento e lo sfruttamento della terra, alla fine del 19° secolo il Governo Federale assunse la gestione diretta dei rimanenti spazi aperti.

Quando il Vecchio West Americano passò alla storia, i miti dell’Occidente si impadronirono dell’immaginazione di Americani e stranieri. Mentre la quintessenza del cowboy del Vecchio West è nell'immaginario collettivo il Bianco, c’erano d'altro canto anche pionieri Neri nell’Ovest durante i giorni selvaggi tra la metà dell’Ottocento e la fine del secolo.






Migliaia di uomini e donne di colore vivevano in comunità per lo più segregate in Occidente, ma per fortuna parteciparono a tutti gli aspetti della società Occidentale. Erano commercianti, minatori d’oro, soldati, cowboy, contadini, baristi, cuochi e, naturalmente, fuorilegge. Hollywood e la narrativa popolare hanno in gran parte ignorato il ruolo dei Neri nel insediamento dell’Ovest Americano. I media di intrattenimento sono stati adattati per anni al portafoglio bianco, quindi la maggior parte dell’attenzione è stata incentrata sui ruoli degli individui bianchi. Si sa che un cowboy su tre era Nero... alcuni dicono tre su cinque, dipende da quale storico stai leggendo, ma le percentuali sono così vicine che non c’è bisogno di combattere sui numeri.
Nei giorni in cui percorreva il sentiero con le mandrie, il cowboy era un giovane sottopagato e sfruttato.




Al tempo delle grandi mandrie, con così tanti schiavi che erano stati liberati e stavano cercando un impiego, questa riserva di lavoro a basso costo era sempre prontamente disponibile. Il termine “cowboy”, usato per uno dei ruoli lavorativi di chi si occupava delle mandrie, era praticamente considerato un insulto. Le persone che lavoravano nei recinti di carico alla fine delle percorso non erano gli uomini che guidavano il bestiame dal Texas o da un qualsiasi altro luogo. Il lavoro presso i recinti era più umile rispetto a quello dei “drivers”, quelli che conducevano le mandrie, coloro che i film descrivono come ciò che oggi consideriamo un "cowboy". Una volta che la mandria veniva venduta, usciva fuori dalla responsabilità del “cowhand”. Per la maggior parte i caricatori dei recinti erano neri, in quanto la paga era scarsa e il lavoro difficile, e in quei giorni un lavoratore nero veniva comunemente chiamato "ragazzo", da cui "cowboy".
I cowboy neri che lavoravano con le mandrie godevano di certe libertà e spesso ricevevano la parità salariale con i cowboy bianchi, ma erano ancora considerati “meno dei bianchi”. I cowboy Neri sapevano in anticipo che i compiti meno piacevoli venivano sempre dati a loro. Ciò significava montare la guardia di notte, guadare per primi i corsi d’acqua per testare la corrente, ed essere responsabili dell'addestramento del cavallo, che era un lavoro difficile, imprevedibile e pericoloso. I cavalli spesso avevano bisogno di essere montati al mattino; questo coinvolgeva uno dei cowboy neri che si lanciava sulle bestie più vivaci per far sì che la mattina presto fossero pronte.

E mentre i Bianchi e i Neri potevano coesistere decentemente sui sentieri delle mandrie, dove c’era un lavoro costante da fare, la vita in città era molto diversa. Se i cowboy neri erano ammessi in un saloon, dovevano rimanere all’estremità del bancone. Nel 1825, gli schiavi rappresentavano circa il 25% della popolazione dei coloni del Texas. Nel 1860, quindici anni dopo che lo Stato era divenuto parte dell’Unione, la percentuale aveva superato il 30. Il censimento di quell’anno riportava 182.566 schiavi che vivevano soltanto in Texas. Essendo uno stato schiavista sempre più importante, il Texas entrò a far parte della Confederazione nel 1861. Sebbene la Guerra Civile avesse appena raggiunto il suolo texano, molti Texani bianchi presero le armi per combattere al fianco dei loro fratelli in Oriente. Mentre gli allevatori del Texas combattevano in guerra, dipendevano dai loro schiavi per mantenere la loro terra e le loro mandrie.




In tal modo, gli schiavi svilupparono enormi capacità di allevamento del bestiame, di addomesticamento dei cavalli, e di gestione dei Longhorn, tirandone fuori i polpacci dal fango che li imprigionava e liberandoli quando andavano a infilarsi nella boscaglia; queste erano solo alcune delle specialità che li avrebbero resi inestimabili per l’industria del bestiame del Texas nel dopoguerra .
Mancava però un mezzo di contenimento efficace del bestiame; il filo spinato non era ancora stato inventato e il bestiame tendeva ad allontanarsi. I contadini che tornavano dalla guerra scoprivano che le loro mandrie erano perse o fuori controllo. Cercavano di radunare il bestiame e ricostruire le loro mandrie con il lavoro degli schiavi, ma alla fine il Proclama di Emancipazione degli schiavi li lasciò senza quei lavoratori, ormai liberi, dai quali erano così dipendenti. Alla disperata ricerca di aiuto per riprendere il bestiame disperso, gli allevatori furono costretti ad assumere Afro Americani abili, ora liberi, come mandriani stipendiati. Dice William Loren Katz (n. 1940), studioso di Storia Afro Americana e autore di 40 libri sull’argomento, tra cui il fenomenale The Black West:
Subito dopo la Guerra Civile, essere un cowboy era uno dei pochi lavori aperti agli uomini di colore che non volevano servire come gestori di negozi o nelle consegne o in altre occupazioni simili.





I Neri liberati abili nel bestiame da pastore si trovarono a essere ancor più richiesti quando gli allevatori iniziarono a vendere il loro bestiame negli Stati del Nord, dove la carne era quasi dieci volte più preziosa di quanto non fosse nel Texas inondato di bestiame. La mancanza di importanti ferrovie nello Stato significava che enormi mandrie di bestiame dovevano essere spostate fisicamente verso i punti di spedizione in Kansas, Colorado e Missouri. Guidando le mandrie a cavallo, i cowboy attraversavano sentieri inesplorati soffrendo dure condizioni ambientali e attacchi da parte dei Nativi Americani che difendevano le loro terre. I cowboy Afro Americani dovevano affrontare profonde discriminazioni nelle città in cui transitavano, oppure durante il lavoro nei ranch.






Erano spesso scherniti o sputacchiati. Subivano minacce e violenze. Conducevano vite molto solitarie. Le prostitute bianche erano decisamente off limits e c’erano poche donne Afro Americane in Occidente. I Messicani erano molto possessivi con le loro donne, quindi i cowboy Neri avevano poche opportunità di avere una vita normale, anche da un punto di vista sessuale.
Dato che Jones aveva una posizione rispettata al ranch Littlefield di solito non incontrava problemi, ma un giorno stava visitando un ranch vicino per controllare alcuni cavalli del LFD (Littlefield). La giornata era calda. Jones aveva sete e il secchio dell’acqua era vuoto. L’etichetta del cowboy voleva che si riempisse il secchio per gli altri prima di andar via. In questo particolare ranch, il tubo che alimentava il secchio richiedeva che qualcuno usasse la bocca e aspirasse, per iniziare a far scorrere l’acqua. Addison appoggiò la sua bocca al tubo, in modo che l’acqua potesse scorrere e riempire il secchio. Fu immediatamente colpito alla nuca da uno dei cowboy Bianchi. Quando Jones riprese conoscenza, si alzò e tornò al Littlefield ranch. Anche un cowboy come Addison Jones sapeva che non poteva spingersi troppo oltre.
Perciò, lettore mio, benvenuto nell'ancora sconosciuto Black West! Fuorilegge Nero, sceriffo e cowboy del terribile e meraviglioso Wild Old West terribile e meraviglioso!
Ma questo è un ossimoro! Non ho mai sentito parlare di una cosa del genere!
Sì, sì, lo so che non l’hai fatto perché quei Neri erano letteralmente “lavati con la candeggina” (un gioco di parole, ovviamente) fuori dalla Storia del Selvaggio Vecchio West.




Oh, lo so benissimo che potresti pure aver sentito parlare dei Buffalo Soldiers ma quella era solo una parte veramente molto, molto piccola della Storia Americana nel suo complesso. Secondo noi storici, circa un terzo di tutti i cowboy erano Afro Americani. La dottrina della supremazia bianca e dell’inferiorità dei Neri e di altri non Bianchi permearono l’aria durante tutto il Vecchio West e negli anni a seguire.




Cowboy Neri o cowboy Afro Americani, che erano stati in gran parte liberti dopo la Guerra Civile, erano stati attratti dalla vita del cowboy, anche perché non nel West c'era meno discriminazione rispetto ad altre aree della società americana dell'epoca. Alcune stime storiche suggeriscono che alla fine del 19esimo secolo, il 20% di tutti i cowboy potrebbe essere stato Afro Americano. Quando i contadini iniziarono a cercare nuove terre da coltivare in Occidente, crebbe la richiesta di persone esperte nella pastorizia e nell'allevamento. L’Occidente instabile attrasse persone ambiziose di tutti i colori in cerca di una vita migliore di quella che avevano in Oriente. Per i Neri asserviti, l’Occidente offriva libertà e rifugio dai vincoli della schiavitù, e una possibilità di guadagni migliori.
In effetti, il termine "cowboy", secondo alcuni storici, potrebbe essere stato originariamente un termine dispregiativo usato per descrivere i “vaccari” neri. “Buckaroo”, un’altra parola inglese per "cowboy", si pensa che sia un’anglicizzazione del termine spagnolo "vaquero", un guidatore di bestiame che monta a cavallo. Un autore suggerisce che “Buckaroo” potrebbe essere in realtà derivato dalla parola africana “bakara”, che significa “Uomo Bianco, maestro, capo”.
Le gesta dei Neri - cowboy, uomini di legge e anche fuorilegge del West - non sono state purtroppo ritenute importanti o degne di essere incluse negli annuali ufficiali della Storia del Vecchio West Americano. Questo era riservato solo agli uomini Bianchi, storicamente parlando. Ho pensato la stessa cosa quando, molto, molto tempo fa ho iniziato a studiare e prendere degli appunti sulla vera e straordinaria "Black History of the Wild Old West", e in quell'occasione sono rimasto così colpito dalla sua immensità, complessità e grandiosità; quei fatti sono senz'altro degni di questa pubblicazione speciale, basata su alcuni dei miei appunti, pensata per far conoscere meglio ai nostri cari lettori questa realtà storica dimenticata e alcuni dei suoi protagonisti, personaggi veramente interessanti e carismatici.







Bass Reeves (1838 - 1910)





Era nato nel territorio dell’Arkansas e visse anche nelle contee di Lamar e Grayson, in Texas. Reeves era nato schiavo ed era di proprietà del colonnello George Robertson Reeves (1826 – 1882), che divenne Presidente del Parlamento del Texas. Reeves adottò il cognome del suo proprietario, come molti Neri che erano asserviti. Per ottenere la libertà, Reeves fuggì nel Territorio Indiano e prestò servizio con i Reggimenti della Guardia Nazionale Indiana durante la Guerra Civile. Dopo la fine della guerra, si trasferì a Van Buren, in Arkansas, e divenne un contadino. Reeves a volte trovò impiego come guida per i Vice Marshall degli Stati Uniti che lavoravano per il tribunale federale a Fort Smith, in Arkansas. Si vantava di conoscere il Territorio Indiano come un cuoco conosce la sua cucina. A causa della sua conoscenza e abilità come inseguitore, il giudice Isaac Charles Parker (1838 - 1896, il cosiddetto “Giudice appeso”, chiamato così a causa dei molti uomini che aveva inviato al patibolo per l'impiccagione) fece di Reeves un vice Marshall degli Stati Uniti nel 1875. Era un buon risultato per un Nero, specialmente durante quei tempi. Reeves fu uno dei primi, se non il primissimo uomo di colore a ottenere l'incarico di vice Marshall degli Stati Uniti a ovest del fiume Mississippi. Servì come vice Marshall per ben trentadue anni ed ebbe molto successo nello svolgimento dei suoi compiti. Durante la sua vita fu anche un celebre avvocato. Incredibile che si parli così poco o niente di lui!

Tex 569, giugno 2011. Disegno di Villa


Il vero Lone Ranger, si è scoperto, era un Afro Americano di nome Bass Reeves, ed è su lui che si basava la leggenda. Come il Lone Ranger, anche Reeves era esperto nel tiro con la pistola. Secondo la leggenda, tanto era bravo che c'era una sorta di "divieto informale" che gli impediva di partecipare alle gare di tiro. Come il Lone Ranger, anche Reeves cavalcò un cavallo bianco per quasi tutta la sua carriera, e a un certo punto anche uno grigio chiaro. Come la famosa leggenda del Lone Ranger, anche Reeves aveva un suo caro amico, come Tonto. Nell’analogia con il Lone Ranger, Grant Johnson avrebbe potuto essere Tonto. Il compagno di Reeves era infatti un Indiano e un inseguitore con cui spesso cavalcava, quando era fuori a catturare i criminali. Insieme catturarono quasi 3000 di questi criminali, e l'impresa li rese un duo leggendario in molte regioni. La prova finale che questa leggenda di Bass Reeves ha ispirato direttamente la storia del Lone Ranger si può trovare nel fatto che un gran numero di quei criminali furono mandati nel carcere federale di Detroit. Il programma radiofonico del Lone Ranger nacque e fu pubblicamente trasmesso nel 1933 sulla WXYZ di Detroit, dove la leggenda di Reeves era diventata famosa solo due anni prima. Naturalmente, il programma della WXYZ e gli ultimi adattamenti televisivi e cinematografici, non avrebbero certo fatto del Lone Ranger un Afro Americano che aveva iniziato la sua carriera battendo a morte uno schiavo...
Ma ora lo sai, lettore! Spargi la voce e fai conoscere la vera leggenda del Lone Ranger! Non c'è da sorprendersi che molti aspetti della sua vita sono stati taciuti nel racconto, inclusa la sua etnia. Le basi della leggenda sono però rimaste le stesse: un uomo alla ricerca di cattivi, accompagnato da un Nativo Americano, in sella a un cavallo bianco e con una stella d’argento sul petto. Gli storici dell’Occidente Americano hanno, fino a poco tempo fa, ignorato il fatto che quest’uomo era Afro Americano, un uomo di colore libero che si diresse verso l’Occidente per trovarsi meno soggetto alla struttura razzista degli stati dell’Est e del Sud.

Tex 570, luglio 2011. Disegno di Villa


Alcuni storici hanno trascurato Reeves, ma ci sono stati alcuni lavori notevoli su di lui. 
Il libro di Vaunda Michaux Nelson (n. 1953), Bad News for Outlaws: The Remarkable Life di Bass Reeves, vice U.S. Marshal, ha vinto il Coretta Scott King Award 2010 come miglior autore.
Arthur T. Burton ha pubblicato una panoramica della vita dell’uomo pochi anni fa. Black Gun, Silver Star: The Life and Legend of Frontier Marshall Bass Reeves, racconta che Reeves era nato in schiavitù nel 1838. Il suo padrone lo portò con sé come servitore personale quando andò a combattere con l’Esercito Confederato, durante la Guerra Civile. Reeves, approfittandosi del caos scaturito durante la guerra, fuggì liberò, dopo aver picchiato il suo “maestro” fin quasi a togliergli la, o, secondo certe fonti, fino alla morte. Forse la cosa più intrigante di questa fuga è stata che Reeves ha steso il suo schiavista solo dopo che quest’ultimo, avendo perso sonoramente una partita di carte con Reeves stesso, lo aveva assalito. Dopo essersi difeso con successo da questo attacco, sapeva che non avrebbe avuto modo di vivere se fosse rimasto sul posto. Reeves fuggì dunque nell’allora Territorio Indiano (l’Oklahoma di oggi) e visse armoniosamente tra le Nazioni Seminole e Creek degli Indiani Nativi Americani. Si disse anche che il personaggio di Clint Eastwood nel film Hang ‘Em High (1968) fosse basato sulla vita reale di Reeves, ma non ci sono conferme.


Grant Johnson (1854 - 1929)






Grant Johnson era figlio di un Black Chickasaw Freedman, Alex Johnson, e di una Black Creek Freedwoman, Miley Johnson (ovvero i suoi genitori erano schiavi neri degli Indiani, il padre dei Chickasaw e la madre dei Creek, poi diventati liberi), nacque nel 1854 nel nord del Texas (forse a Denison o a Sherman) durante la Guerra Civile e fu cresciuto nel Territorio Indiano. Questo stesso territorio è dove Johnson diventerà famoso come uno dei più grandi Commissari degli Stati Uniti nella Storia. Servendo sotto il giudice Isaac Parker per almeno 14 anni, la sua carriera come vice Marshall degli Stati Uniti iniziò nel 1887. Il suo contributo era inestimabile e molto richiesto poiché era esperto e abile nelle abitudini e nella lingua della nazione Muskogee Creek. Johnson lavorava spesso con Bass Reeves, l’uomo considerato da molti il ​​più grande uomo di legge della Storia. Tra i vice Marshalls statunitensi che prestavano servizio nell’aspro Territorio Indiano, Grant Johnson era probabilmente secondo solo a Bass Reeves quando si trattava di catturare l'uomo a cui dava la caccia. Spiccava come un vice Marshall nero degli Stati Uniti, ma non era certo l’unico ufficiale non Bianco. Grant Johnson, sebbene sia stato largamente dimenticato oggi, è stato un rispettato uomo di legge nel Territorio Indiano per oltre due decenni. Il lavoro di polizia eseguito con Reeves mi è stato citato come leggenda: Johnson avrebbe potuto essere Tonto, rimanendo sul piano della storia del Lone Ranger. Anche se Johnson è viene indicato come Afro Americano, è noto anche per le sue forti caratteristiche indiane americane. Era quello che alcuni definiscono un Indiano Nero o un sangue misto. Era in effetti un "liberto" di Creek. I Freedmen indiani erano ex schiavi neri di Indiani o discendenti di schiavi indiani delle Cinque Tribù "civilizzate" (Cherokee, Choctaw, Chickasaw, Creek e Seminole). Johnson e altri liberti lavoravano come uomini di legge nel Territorio Indiano, poliziotti tribali o vice Marshalls degli Stati Uniti. Johnson fu tra i più importanti avvocati neri nella storia del Territorio Indiano. Alcuni lo consideravano addirittura superiore a Bass Reeves.

Zagor 368, marzo 1996. Disegno di Ferri


Johnson crebbe parlando fluentemente il Muskogee, la lingua dei Creeks e dei Seminoles, ed ricevette anche una buona educazione in Inglese. La sua calligrafia, come evidenziato dalle firme sui documenti giudiziari, era eccellente. Grant Johnson era alto circa un metro e ottanta, ma era considerevolmente più basso del suo amico Reeves, e pesava 160 chili. Portava spesso un grande cappello bianco a tesa larga e una bandana nera attorno al collo. Johnson portava due revolver sui fianchi e teneva un fucile Winchester in un fodero da sella sulla sua cavalcatura, di solito un cavallo nero. I primi coloni ricordavano la sua passione per i sigari. Uomo tosto in una terra difficile, emanava una tranquilla confidenza.
I giornali - e non solo quelli del Territorio Indiano e dell'Arkansas ma anche quelli del Kansas, del Texas e del Mid-West - si occuparono spesso delle sue imprese. Per esempio, il seguente pezzo è apparso sul “Dallas Morning News” del 5 marzo 1891:
Insieme hanno catturato uno dei fuorilegge più famosi del Territorio, Abner Brasfield. Johnson ha anche catturato il noto contraffattore Amos Hill e Choctaw, fuorilegge Chahenegee; gli assassini John Pierce e Bill Davis; il fuorilegge Cherokee Columbus Rose; il ladro di treni Wade Chamberlee e dozzine di altri.
Uno dei più noti ufficiali di pace nella Storia del Territorio Indiano, il giudice Isaac C. Parker, lo reputò uno dei migliori Deputy US Marshall che avesse mai lavorato per la sua corte.
Nel 1898 Johnson si trasferì nel distretto settentrionale, che aveva sede a Muskogee. Per molti anni Johnson lavorò da solo, pattugliando dentro e intorno a Eufaula, nella zona della Creek Nation. Il suo registro degli arresti era fra i più vasti di tutti i Deputys che lavoravano nel distretto settentrionale sotto il Marshall Leo Bennett. Johnson divenne poliziotto a Eufaula nel 1906, principalmente per pattugliare la sezione Afro Americana della città. Morì in quella città nel 1929.


John Ware (1845 - 1905)




Ex schiavo del Texas, John Ware seguì l’espansione del settore dell’allevamento di bestiame in Occidente. Nel 1882 si diresse verso le colline pedemontane dell’Alberta, dopo aver guidato 300 capi di bestiame per la North West West Cattle Company. Si era guadagnato la reputazione di un cowboy duro come il bestiame che guidava. La sua straordinaria cavalcata era tale che i suoi amici sostenevano che nessun cavallo potesse disarcionare John Ware. Il suo talento per l’allevamento gli permise di fondare una grande impresa di bestiame per conto suo. Divenne uno dei pionieri di frontiera fra i più amati e rispettati e uno dei più famosi cowboy della storia canadese. Prima di morire aveva visto la sua amata prateria cambiare da regione selvaggia a zona con più di 30.000 fattorie nella nuova Provincia di Alberta. Nato nel 1845, nel settembre del 1905 John Ware morì nel settembre del 1905, schiacciato sotto il peso del suo stesso cavallo.


William "Bill" Pickett (1870 - 1932)





Bill Pickett nacque il 5 dicembre 1870, in Texas. La specialità di  rodeo detta “Bulldogging” (il cowboy deve catturare un vitello) come la eseguiva Pickett era molto diversa da come è oggi. Pickett saltava dal suo cavallo, afferrava la testa del bovino, la torceva verso di sé, ne mordeva il labbro superiore, e lo teneva con i denti, per controllare le redini mentre alzava le mani in aria, vittorioso. Sorprendentemente, Pickett aveva iniziato a praticare il “Cowboying” dopo aver completato la quinta elementare. Divenne così abile nel “Roping”, a cavallo e nel "Bulldogging", che dopo lo show, passava in giro un cappello per raccogliere donazioni. Durante la sua carriera, Pickett girò gli Stati Uniti, il Canada, il Messico, il Sud America e l’Inghilterra, e fu la prima stella nera del cinema dei cowboy. Sfortunatamente, come negli sport della Major Leghe, non gli fu permesso di competere nei rodeo bianchi: probabilmente sarebbe stato conosciuto come il più grande interprete nero della storia dei rodei. Pickett morì il 2 aprile 1922 dopo essere stato preso a calci in testa da un cavallo, ma fu solo nel 1972 che fu finalmente inserito nella “National Rodeo Hall of Fame”. Nel 1989 fu inserito nella “Prorodeo Hall of Fame” e nel “Museum of the American Cowboy”. Nel 1994 un francobollo Statunitense onorò la sua memoria. Durante la sua vita (come avvenne con altri Neri e altre minoranze), Bill Pickett non ha mai ricevuto, purtroppo, la gloria e il rispetto che così giustamente avrebbe meritato.


Amos Harris (circa 1852 - 1911)







Di Amos Harris, detto "Big Amos", si dice che sia stato il primo cowboy nero del Nebraska. Pesava fra i 110 e i 130 chili ed era alto quasi 2 metri. Parlava cinque lingue ed era nato a sud di Galveston, in Texas, sul fiume Brazos, figlio di genitori schiavi liberati, originari del Tennessee. Era conosciuto come “Uno dei veri nobili di Dio”. Portava una corda di cuoio grezzo che lui stesso aveva intrecciato. Era considerato uno dei migliori amici dei Sandhills. Secondo la leggenda, nel 1878 guidò cinque mandrie di bovini dal Texas al Chisholm Trail nel Nebraska come membro del famoso equipaggio di Olive. Aveva solo quindici anni quando entrò in questo commercio. Portò più di 15 capi del bestiame del Texas fino al campo aperto nella contea di Custer e lungo il fiume Dismal. Qui Amos Harris iniziò la sua carriera di cowboy nelle contee centrali del Nebraska. Fu in uno di questi viaggi che portò e vendette bestiame all’Ed Cook e al Tower Ranch di Ainsworth. Nel censimento del 1880 fu inserito nella famiglia di Ed Cook, per il quale lavorava all’epoca intorno ad Ainsworth, nella contea di Brown, e nelle contee di Blaine e Loup per vari altri allevatori. Secondo il censimento  sarebbe nato nel 1852, ma la sua vera data di nascita è incerta, sconosciuta a Big Amos stesso, e va collocata fra il 1840 e il 1860.
Era un uomo molto allegro e felice. La gente del tempo - banchieri, avvocati, artigiani, editori, contadini e le altre persone con cui aveva un rapporto di lavoro - ricordava che era pittoresco, cortese, amichevole e felice. Nel 1897 sposò Eliza Young, figlia di R. Young di Bollus, Nebraska. Iniziarono la loro vita di coppia in un ranch a 18 miglia a nord di Brewster sul fiume Calamus. Rimasero a capo di questo ranch fino all’inizio del XX secolo quando si trasferirono nella contea di Valley, dove Eliza morì, nel febbraio del 1903. Il signor Harris si risposò con Elizabeth Jane Fears nel 1908. Aveva 38 anni e lei 20. Poco più tardi anche lei morì, “sotto il coltello dei chirurghi”, e Amos era devastato. Nel 1904 Amos era andato nella contea di Wheeler e aveva acquistato 400 acri di terra a ovest del Lago Erickson. Alla fine perse il suo ranch.
Quando Amos si recava al Brewster Coffee per mangiare, entrava sempre dalla porta sul retro e mangiava con il cuoco al tavolo della cucina. I pasti costavano venticinque centesimi. Amos era stato allevato in questa tradizione del Sud. Nessuna informazione certa su come Amos abbia incontrato la morte, ma con la violenza che è parte integrante dell’Occidente, si dice che Amos possa essere morto per “avvelenamento da piombo”. Una fonte storicamente non sicura afferma che è morto per cause naturali. Iniziò a soffrire di piccoli attacchi ed era molto malato. Morì nel 1911 a circa 65 anni. È sepolto nel cimitero di Grand Island. Una lapide, donata dai Neri di Grand Island, fu eretta sul suo sepolcro.


Cherokee Bill (1876 - 1896)





Del famigerato fuorilegge Nero, Cherokee Bill, hanno detto che fu molto peggiore di Billy The Kid. Il vero nome di Cherokee Bill era Crawford Goldsby; suo padre era Nero e serviva con i Buffalo Soldiers. Sua madre era in parte Nera e in parte Nativa Americana Indiana. Era nato l’8 febbraio 1876 a Fort Concho, in Texas, uno dei quattro figli di St. George e Ellen Goldsby. Nel luglio 1894 Cherokee Bill fu coinvolto in una serie di rapine e omicidi come come componente della famigerata banda Cook, capeggiata dai fratelli  Bill e Jim Cook. Lui e la banda Cook devastarono il Territorio Indiano per oltre due anni. L’8 novembre1894, Cherokee Bill e la banda svaligiarono lo Shufeldt & Son General Store; durante la rapina Cherokee sparò e uccise Ernest Melton, un cliente innocente, che ebbe la sfortuna di entrare nel negozio mentre lo stavano saccheggiando.
Si diceva che Cherokee avesse un tale brutto carattere da quando lui e suo cognato, Mose Brown, litigarono per alcuni maiali. Cherokee sparò e lo uccise. Cherokee Bill fu responsabile degli omicidi di almeno sette uomini durante la sua vita. La carriera di Cherokee Bill come fuorilegge giunse al termine nel 1896, quando venne catturato, processato e condannato a morte per gli omicidi commessi dal cosiddetto “Giudice appeso” Isaac Parker. Quando gli fu messo il cappio al collo, gli fu chiesto se avesse qualche ultima parola da pronunciare, e disse: Sono venuto qui per morire, non per fare un discorso. E la famigerata carriera di Crawford “Cherokee Bill” Goldsby, era giunta alla fine.


Rufus Buck (? - 1896)



Nominato loro leader Rufus Buck (? – 1896) - un Indiano Black Creek Freedman - la Buck Gang salì alla ribalta delle cronache nel luglio del 1895. La banda aveva un totale di cinque membri: Sam Sampson e Maoma July, Nativi della Creek First Nation, e i fratelli Lewis e Lucky Davis, che erano Creek Freedmen. Tutti erano già stati arrestati per reati minori e avevano scontato la loro pena nel carcere di Fort Smith prima del salto di livello criminale nell’estate 1895. Si dice che l'esplosione criminale fu causata dal fatto che Buck si vantava che il suo vestito nero avrebbe messo a segno così tanti colpi che le altre bande del Territorio sarebbero state spazzate via per la loro insignificanza. Tuttavia, è più probabile che i fatti debbano addebitarsi alla rabbia di Buck, alla povertà e alla disperazione della sua gente, come reazione all’evento orribile e tragico che vide gli Indiani Creeks e Cherokees, insieme agli schiavi fuggiti che si erano stabiliti presso i loro accampamenti, costretti dal governo degli Stati Uniti, a marciare per oltre 1.000 miglia durante l’infame “Trail of Tears”. Molti morirono lungo la strada e la First Nation e la popolazione Nera, costrette a stabilirsi nella regione soprannominata Territorio Indiano, lottarono in quella regione desolata per cinquant’anni, per potersi alla fine garantire una vita decente.

Zagor 415, febbraio 2000. Disegno di Ferri


I tentativi del Governo di riprendersi quella terra e darla ai Bianchi, che ora desideravano stabilirsi nel Sud-Ovest, incontrarono l'indignazione dei Nativi, che nel caso della Buck Gang divenne, semplicemente, molta rabbia contenuta. Il 28 luglio 1895 la banda sparò e uccise un altro Marshall nero degli Stati Uniti, John Garrett. Il Marshall Garrett fu colpito e ucciso mentre tentava di sventare una rapina in un negozio di alimentari a Okmulgee, nel Territorio Indiano (l’odierno Oklahoma). I cinque sospetti furono poi arrestati e impiccati per l’omicidio. Il Marshall Garrett fu uno dei pochi Marshall neri a portare ordine nel Territorio Indiano.
Lungo la strada, dopo quell’omicidio, presumibilmente la banda rapì e violentò una donna bianca a noi nota solo come "signora Wilson". Uccisero l’allevatore di cavalli Gus Chambers, quando tentò di reagire al furto, e poi rapinarono un agente, rubandogli vestiti e stivali, e sparando una raffica di proiettili proprio dietro la sua testa mentre fuggiva nudo in salvo! Due giorni dopo la banda violentò un'altra donna bianca, la signora Rosetta Hansen, mentre tenevano il marito a bada con i Winchester. La banda fu finalmente arrestata, portata a Fort Smith e condannata in un processo per stupro. Ricorsero in appello alla Corte Suprema, che ha confermò il verdetto, e i membri del gruppo morirono tutti insieme, sulla forca, il 1° luglio 1896.


Addison Jones (circa 1845 - 1926)



Poco si sa degli inizi della vita di Addison Jones. Sul suo certificato di morte, sua moglie (che conobbe in età avanzata) scrisse che era nato forse nel 1845 nella Contea di Gonzales, in Texas. Questo avrebbe un senso per la professione che scelse (o per la professione da cui venne scelto). La Contea di Gonzalez era infatti il punto di partenza per molte delle prime mandrie di bestiame. I ragazzi della zona crescevano in groppa ai cavalli e si prendevano cura del bestiame. Addison Jones divenne capo mandriano, alla guida di un equipaggio di cowboy Afro Americani, che lavoravano per George Littlefield. Uno scrittore ha ipotizzato che i Littlefield fossero a proprio agio con una forza lavoro completamente nera perché vivevano nel Sud e probabilmente avevano schiavi. La famiglia Littlefield iniziò ad allevare bestiame nel Texas Occidentale prima della Guerra Civile. Uno dei figli, George Littlefield, si unì alla Confederazione ma fu gravemente ferito nella battaglia di Mossy Creek nel 1863. Tornò per rimettere in piedi e gestire il ranch di famiglia. La maggior parte dei cowboy nel “Business Final” guadagnava i loro soldi mandando sul mercato il bestiame altri uomini; Littlefield decise di investire nel proprio bestiame. I rischi erano maggiori ma maggiori anche i ricavi. I suoi affari andarono bene e fruttarono anche i suoi investimenti in terreni. Nel 1877 fondò il LIT Ranch nella palude del Texas vicino a Tascosa. Quattro anni dopo vendette quella proprietà per 248.000 dollari. George continuò ad acquisire altre proprietà fino a diventare un leggendario allevatore di bestiame, banchiere e filantropo. La fortuna di Littlefield dipendeva dall’avere il miglior bestiame e gli uomini migliori per gestirlo, e Addison Jones faceva parte di questo equipaggio.
Addison Jones era chiaramente un vero cowboy. Mentre la maggior parte degli uomini era specializzata nel “roping" o nel "bronc riding”, o nella gestione del bestiame sulla pista, Jones eccelleva in tutte le branche del mestiere. Divenne una leggenda in tutto il Texas Occidentale e nel New Mexico Orientale. Quando arrivava lui tutti si sentivano sollevati perché lui riusciva a cavalcare i cavalli che gli altri cowboy temevano. A differenza della maggior parte dei cowboy che non ce la facevano più fisicamente già dopo i 30 anni, Jones lavorava ancora per Littlefield, domando cavalli selvaggi, a oltre 70 anni di età.

Tex 372, ottobre 1991. Disegno di Galep


J. Evetts Haley (1901 – 1995) era uno storico che aveva viaggiato attraverso l’Ovest documentando lo stile di vita dei cowboy. Haley è citato in Black Cowboys of Texas, una raccolta di articoli curata da Sara R. Massey, sulla tecnica del “roping” usata da Addison:
Lui legava una corda forte e veloce intorno ai suoi fianchi, portava un cavallo nell'angolo di un recinto o nel pascolo aperto, lo legava attorno al collo mentre passava a tutta velocità e, dove un altro uomo sarebbe stato trascinato a morte dall'animale, Add, invece, riusciva sempre a far cadere il cavallo per terra.
Haley notò che chiunque lo vedesse rimaneva stupito dal fatto che fosse umanamente possibile. Il trucco richiedeva forza, abilità, sicurezza, comprensione dell’animale e tempismo impeccabile. La fama di Addison Jones crebbe quando N. Howard Thorp (1867 – 1940) ha composto e reso popolare una canzone che celebrava il talento di Jones nel ricordare e identificare più marchi di “branding” di tutti gli altri cowboy.
Thorp in seguito lo descrisse come uno dei migliori “cowhand” sul lungo fiume Pecos. Soprannominato il più famoso cowboy Negro che abbia mai cavalcato un cavallo, Addison Jones era noto per la sua abilità nel domare secondo la tecnica “topping off” i broncos selvaggi non addestrati; ciò significava aggrapparsi per la vita dell'animale mentre il bronco sobbalzava e cercava di disarcionare il cavaliere.
Vista la difficoltà fisica del mestiere, la maggior parte dei cowboy si ritirava dal lavoro sulla trentina. Addison mantenne il lavoro fino a 70 anni. Si diceva che poteva leggere la mente di un cavallo fissandolo negli occhi ed era ugualmente famoso per la guida, il “roping” e la guida del bestiame.
Una leggenda popolare a Roswell, New Mexico, afferma che quando Addison si sposò, tutti i ranch locali vollero mostrare il loro rispetto con un regalo. Sfortunatamente, ebbero tutti la stessa idea di regalo e gli sposi si ritrovarono con 19 fornelli da cucina! Non si sa molto sulla vita personale di Addison, ma le sue capacità con il bestiame erano abbastanza famose da farlo diventare protagonista di una canzone popolare del tempo intitolata La vecchia mucca. Purtroppo, il testo della canzone su Addison include epiteti razziali e un certo accento "da neri", quindi naturalmente non viene più molto eseguita.


Bob Leavitt






La maggior parte dei Cowboy del Texas dopo aver consegnato il bestiame al terminal ferroviario, o alla fine del percorso, tornava in Texas. Ma alcuni apprezzavano talmente tanto il posto dove finiva il viaggio che decidevano di rimanere e di sistemarsi: uno di quei cowboy fu Bob Leavitt. Bob Leavitt aveva lavorato per molti anni al Ranch XIT del Montana, e quando ha attaccò al chiodo speroni e corde si sistemò vicino a Mile City, Montana, in una pianura ventosa, e avviò un'attività in proprio, aprendo un saloon chiamato Bob Salon - Golden Grain Belt Beers. Fu anche un noto cowboy che lavorava al W Bar Ranch, alla foce del Little Dry, nel Montana Orientale.


Bose Ikard - (circa 1847 - 1929)




Nacque schiavo a Summerville, nel Mississippi, nel giugno del 1847, secondo le migliori prove disponibili. È probabile che il suo padrone, il dottor Milton Ikard, fosse suo padre e sua madre fosse una schiava di nome “Re”. La famiglia Ikard, schiava e libera, soggiornò in Texas nel 1852 e si stabilì nella contea occidentale di Parker sulla frontiera Comanche-Kiowa. Da adolescente, Bose fu addestrato ai pericoli delle incursioni Indiane e alle esigenze della vita da cowboy. Ottenne la libertà dopo la Guerra Civile e iniziò una memorabile carriera da cowboy con Oliver Loving e Charles Goodnight.
Sono stati gli sforzi pionieristici di Bose nell’aprire la “Goodnight Loving Trail” e l’amicizia instaurata con i suoi fondatori, ha rendere famoso il suo nome anche per la tradizione storica Occidentale. Charles Goodnight, leggendario bovaro del West Texas, immortalò Bose con le seguenti parole su un monumento scolpito:
Bose Ikard ha servito con me quattro anni sulla Goodnight-Loving Trail, non si è mai sottratto al dovere, né ha mai disobbedito a un ordine, ha cavalcato con me in molti viaggi, ha partecipato a tre scontri con i Comanches; il suo fu uno splendido comportamento.
Ikard morì il 4 gennaio 1929.


Britton Johnson (circa 1840 - 1871)






Un cowboy Afro Americano, che era una leggenda ai suoi tempi, ancora oggi è a malapena conosciuto. Il suo nome è Britton “Britt” Johnson. Nato nel Tennessee, Britt era schiavo di Moses Johnson, proprietario di terreni nella Colonia di Peters a ovest di Dallas, nella Contea di Young. A differenza di altri schiavi, Britt ebbe una certa istruzione. Era in grado di leggere, scrivere e far di conto a livello elementare. Gli Indiani rapirono la famiglia di Britt, tra cui la moglie e le figlie, durante il raid di Elm Creek dell’ottobre del 1864. Suo figlio fu ucciso in quella incursione. Alcune fonti dicono che Johnson cercò la sua famiglia e ne negoziò personalmente la liberazione, dopo aver vissuto con i Comanche per un po' di tempo. Altre fonti dicono che Comanche amichevoli, in particolare il capo Comanche Esahabitu (Asa-Havey), aiutarono Britt, pagando un riscatto per il rilascio della famiglia Johnson. Comunque sia, la famiglia di Britt fu rilasciata dai Comanche nel giugno del 1865.

Tex 230, dicembre 1979. Disegno di Galep


Come cowboy nero, che ora era un uomo libero dopo la fine della Guerra Civile, a Johnson furono affidate responsabilità nella conduzione delle mandrie. Nel gennaio del 1871, lui e i suoi colleghi incontrarono seri problemi con un gruppo di Kiowa incursori. La Texas State Historical Association ci dice cosa è successo:
Il 24 gennaio 1871 circa venticinque Kiowas attaccarono un carro con a bordo Johnson e altri due neri quattro miglia a est di Salt Creek nella Young County. Un gruppo di testimoni, riparato vicino presso una grande roccia, ha riferito che Johnson è morto per ultimo, in una disperata difesa protetto dal corpo del suo cavallo.
I membri della squadra che seppellì i cadaveri mutilati di Johnson e dei suoi uomini hanno contato 173 colpi di fucile e di pistola sparati nell’area in cui Johnson aveva preso posizione. Fu sepolto con i suoi uomini in una fossa comune accanto alla pista per carri.
L’affascinante storia di Johnson fu trasformata in un romanzo da Alan Le May (1899 – 1964) nel 1954. Lo chiamò The Searchers. Nel John Ford, il grande cineasta, trasformò il romanzo in un film, e gli diede lo stesso nome (la pellicola è nota in Italia col titolo di Sentieri selvaggi).
Una differenza “stranamente” significativa tra la storia reale e gli adattamenti è purtroppo il colore degli personaggi. Un grande eroe nero, ahimé, è diventato un eroe bianco, purtroppo, sia nel libro, sia nel film.
Lee Herring interpretò pittoricamente ciò che Britt Johnson doveva aver affrontato il giorno della sua ultima battaglia.


Bronco Sam




Sam non aveva paura di nulla e poteva cavalcare qualsiasi cavallo. Il suo equipaggio decise di bardare il più grande esemplare della mandria, sellarlo e fare in modo che il “Bronco-buster” nero attraversasse la città di Cheyenne. A Sam l'idea piacque. Misero le briglie al bovino e lui lo guidò lungo la strada principale con il resto dell’equipaggio che urlava e agitava i lazos per condurre il bestiame. La cavalcatura di Sam era frenetica. Era un manzo spaventato, con gli occhi selvaggi, che continuava a muggire. Quando vide se stesso riflesso nella vetrata di un negozio di abbigliamento, si fermò e si mise a martellare il terreno con gli zoccoli, poi balzò in avanti e caricò, sfondando la finestra, lunghi i corridoi, sopra il banco e intorno agli scaffali. Gli addetti alle vendite si tuffavano di lato in cerca di angoli per proteggersi mentre il manzo si precipitava attraverso gli scaffali dei vestiti. Quindi tornò indietro, riattraversando la cornice della finestra sfondata. Sam era ancora in sella, con le corna di manzo decorate con pantaloni, cappotti, biancheria intima e altre cianfrusaglie. Il manzo stava ancora saltando mentre i cowboys gli si chiudevano intorno per guidarlo verso la mandria.
Sam urlò: Ho portato un vestito per tutti i membri dell’equipaggio!
Sceso dal bovino, sellò il suo cavallo e tornò in città con gli altri. Quando il negoziante vide l’equipaggio, diede loro una fredda accoglienza. Sam era tranquillo, sorrise, si scusò e chiese molto educatamente a quanto ammontassero i danni. Il negoziante prese i suoi libri e fece il conto. Quando il negoziante gli disse che il prezzo era di 350 dollari, Sam non batté ciglio: prelevò 350 dollari in contanti e glieli consegnò. Tempo dopo Sam tornò a lavorare in un ranch vicino a Cheyenne.


George Fletcher (1890 - 1973)




George Fletcher è nato nel 1890 a St. Mary’s, nel Kansas. Fletcher giunse a ovest sulla vecchia Oregon Trail dal Missouri con la sua famiglia all'inizio del XX secolo, quasi 30 anni dopo che gli ultimi pionieri avevano usato la pista. La famiglia Fletcher si stabilì nella piccola città occidentale di Pendleton, nell’Oregon. Fletcher costruì amicizie e relazioni tra gli Indiani d’America locali nella riserva Indiana di Umatilla nell’Oregon orientale. Le tribù adottarono Fletcher come uno di loro. Conosceva la cultura e la lingua delle tribù e, soprattutto, la loro equitazione, che il Governo Federale non voleva che gli Indiani praticassero nella riserva, perché il governo credeva che gli Indiani dovessero essere agricoltori e bravi Cristiani per sopravvivere nel mondo dell'epoca.
Fletcher partecipò al suo primo rodeo in occasione di una celebrazione del 4 luglio a Pendleton, in Oregon, e si piazzò al secondo posto nella gara di “Bronco busting”. Questo l’inizio di quello che sarebbe diventato il “Pendleton Round-Up” nel 1910. Nel 1911, Fletcher realizzò la “Saddle Bronc Finals” al “Pendleton Round-Up”, che divenne noto per le controverse finali e fu la prima volta che Jackson Sundown, un nativo Americano, John Spain, un Americano Europeo e George Fletcher, un Afro Americano, gareggiavano per un titolo mondiale in rodeo. Sundown fu il primo a correre in finale e il suo cavallo si scontrò con uno dei cavalli del giudice del Round-Up, che fu disarcionato.

Tex 333, luglio 1988. Disegno di Galep


A Sundown non fu assegnato un fallo a causa dello scontro con il cavallo del giudice. John Spain arrivò secondo e fece una buona corsa, ma fu rivendicato un fallo, perché aveva toccato il cavallo con la mano libera. I giudici del Round-Up segnarono come valido il suo round nonostante le protesta della folla per l'attribuzione del fallo. Fletcher fu l'ultimo a competere. Fece un round eccezionale e portò la folla festante ad alzarsi in piedi, ma i giudici chiesero un altro cavallo per Fletcher. La folla divenne irrequieta mentre Fletcher montava il suo secondo cavallo per le finali. Il cavallo fece sobbalzare selvaggiamente Fletcher prima che le tribune e la folla gridassero la loro approvazione. Pochi minuti dopo la corsa di Fletcher, i giudici del Round-Up annunciarono:
Prima Spain, Fletcher secondo, e Sundown terzo.
Uno sceriffo insoddisfatto, Til Taylor, prese il cappello di Fletcher, lo fece a pezzi e ne vendette i pezzi alla folla, composta da migliaia di persone che protestavano. Lo sceriffo diede i soldi a Fletcher, come fosse lui il campione, il campione del popolo, e volle che avesse una sella da campionato come quella assegnata a John Spain. Fletcher prestò servizio nella prima Guerra Mondiale, dove fu ferito e concluse la sua carriera nel rodeo. Lavorò come cowboy in un ranch fino alla sua morte, nel 1973.


Jesse Stahl (1879 - 1935)






Jesse Stahl, un leggendario cowboy nero. Nacque nel 1879 e fu una stella del rodeo. Proveniente dal Tennessee, Stahl, appena entrato nella “Cowboy Hall of Fame” di Oklahoma City, fu un grande cavaliere di bronco. Sebbene di eccezionale talento, Stahl, che aveva un fratello, Ambrose, raramente si piazzò più in alto del terzo posto nei principali rodei, soprattutto perché era nero. In un rodeo dove aveva chiaramente battuto tutti gli altri concorrenti, Stahl si aggiudicò il secondo posto. Forse per prendere in giro i giudici, cavalcò un secondo bronco mentre era rivolto all’indietro. Una cavalcata spettacolare di Stahl su un cavallo mai cavalcato chiamato “Glass Eye” fu uno dei momenti salienti dello spettacolo. Trionfò di nuovo cavalcando un altro famigerato "bucker", Tar Baby, all’indietro e con una valigia in mano! Stahl si ritirò nel 1929 e fu probabilmente il più famoso cowboy Nero di tutti i tempi. Un altro cowboy Nero, Ty Stokes, e Jesse Stahl cavalcarano un cavallo sdraiati di schiena in quello che veniva chiamato “Un giro suicida’’. La presenza totale del pubblico nel 1912 era di 4.000 unità. Alcuni appassionati di rodeo considerano Jesse Stahl il più grande di tutti i cowboy: la cosa non ci sorprende, se si considera che circa 5.000 cowboy neri percorsero i sentieri del bestiame nel 19° secolo. Stahl morì nel 1935.


Charley Willis (1847 - 1930)




Willis, cowboy Afro Americano, è noto come cowboy cantante e ha scritto la canzone popolare Good-bye Old Paint. Willis era un abile cowboy che non solo cantava le canzoni nate sui sentieri del bestiame, ma contribuiva a preservare l’autentica musica da cowboy dell’epoca. Charley Willis nacque nel 1847 nella Contea di Milam, fuori Austin, in Texas. Liberato dopo la Guerra Civile, si diresse verso il West Texas all’età di diciotto anni e trovò lavoro nel domare cavalli selvaggi al Morris Ranch a Bartlett, in Texas. Nel 1871, all’età di ventiquattro anni, cavalcava sul Chisholm Trail, mille miglia a nord nel Wyoming Territory, nel ruolo di "driver".
Charley era musicalmente ben istruito e dal gran talento. Nel 1885 Willis insegnò la sua canzone preferita, Good-bye Old Paint, al figlio di Morris di sette anni, Jess. Da adulto Jess Morris diventò noto come violinista di talento e, quando gli attribuirono la paternità di Good-bye Old Paint, fu rapido nel chiarire che aveva imparato la canzone di Charley Willis da bambino. Nel 1947 John Lomax (1867 – 1948), un pioniere musicologo e folklorista, registrò Morris mentre cantava e suonava la canzone di Willis, e successivamente la mandò all’American Folklife Center presso la Library of Congress, dove è ancora conservata. Charley Willis sposò Laura Davis intorno al 1870. Ebbero quattro figli e tre figlie. Willis morì nel 1930 all’età di ottant’anni e fu sepolto nel cimitero di Davilla, che è adiacente alla proprietà di Willis vicino a Bartlett. La tradizione familiare afferma che Charley aveva davvero un cavallo di nome Old Paint, che era un compagno fidato lungo i sentieri del bestiame. Il pronipote di Charley, Franklin Willis, tiene vive l’eredità di Charley, tenendo in contatto i suoi quattrocento discendenti.


Dangerfield Newby (1815 - 1859)





Dangerfield Newby era il più anziano dei razziatori di John Brown (1800 – 1859), uno dei cinque rapinatori neri, e il primo dei suoi uomini a morire a Harpers Ferry, in Virginia. Nato in schiavitù nella contea di Fauquier, in Virginia, Newby sposò una donna anch’essa ridotta in schiavitù. Il padre di Newby era Henry Newby, proprietario terriero della contea di Fauquier; Sua madre era Elsey Newby, che era una schiava, che non era di proprietà di Henry, ma di un vicino, John Fox. Elsey e Henry vissero insieme per molti anni ed ebbero figli, anche se il matrimonio interrazziale era illegale in Virginia. Dangerfield era il loro primo figlio. Dangerfield Newby, sua madre e i suoi fratelli furono in seguito liberati da suo padre quando li trasferì attraverso il fiume Ohio a Bridgeport, nell’Ohio. John Fox, che morì nel 1859, apparentemente non tentò di recuperare Elsey, Dangerfield o qualcuno dei suoi fratelli. La moglie di Dangerfield e i loro sette figli rimasero in schiavitù. Una lettera trovata sul suo corpo ha rivelato alcune delle sue motivazioni per l’adesione a lla banda di John Brown e il raid della cittadina di Harpers Ferry. La moglie di Dangerfield Newby, Harriet Newby, era schiava di Jesse Jennings, di Arlington (o di Warrenton), in Virginia. Lei e i suoi figli furono venduti in Louisiana dopo il raid. Newby non era stato in grado di acquistare la libertà di sua moglie e dei suoi sette figli. Il loro padrone alzò il prezzo dopo che Newby aveva risparmiato i 1.500 dollari precedentemente concordati. Poiché tutti gli altri sforzi di Newby erano falliti, sperò di liberare i suoi con la forza. Le commoventi lettere di Harriet, trovate sul suo corpo, furono importanti per la causa abolizionista. Newby era alto un metro e novanta. Il 17 ottobre 1859 i cittadini di Harpers Ferry resistette il raid. A Harpers Ferry c'erano i cannoni ma i cittadini avevano poche munizioni, così durante l’assalto ai predoni spararono qualunque cosa potessero infilare nelle canne. Un uomo sparava colpi da sei pollici con il suo fucile, uno dei quali colpì Newby alla gola, uccidendolo all’istante. Dopo il raid, il popolo di Harpers Ferry prese il suo corpo, lo pugnalò ripetutamente e lo smembrò. Il cadavere fu lasciato in un vicolo per essere mangiato dai maiali. Nel 1899 i resti di Newby e di altri nove razziatori furono sepolti in una fossa comune vicino al corpo di John Brown a North Elba, New York.


Nat Love "Deadwood Dick" Love (1854 - 1921)





Nato nel giugno del 1854 come schiavo nella piantagione di Robert Love a Davidson County  nel Tennessee, Nat (pronunciato Nate), Love sarebbe diventato uno dei cowboy più famosi del Vecchio West. Cresciuto in una capanna di tronchi, il padre di Nat era diventato un caposquadra nella piantagione e sua madre lavorava nella cucina della “Grande Casa” patronale. Quando era giovane, veniva curato principalmente da una sorella maggiore, ma lei, come sua madre, aveva dei doveri in cucina, quindi Nat sera principalmente lasciato a se stesso. Sebbene non avesse ricevuto un’educazione formale, con l’aiuto di suo padre imparò a leggere e scrivere. Dopo la Guerra Civile, quando gli schiavi furono liberati, il padre di Nat lavorò in una piccola fattoria che affittò dal suo ex maestro, Robert Love. Ma la libertà doveva essere di breve durata per l’ex schiavo, che morì pochi anni dopo. Nat accettò vari lavori nelle piantagioni della zona per aiutare a sostenere la famiglia e scoprì che aveva una grande abilità con i cavalli. Nel 1869 Love lasciò la sua famiglia sotto le cure di uno zio e si diresse a Ovest con 50 dollari in tasca. Quando raggiunse Dodge City, nel Kansas, incontrò l’equipaggio di mandriani del Texas Duval Ranch. Avendo appena portato una mandria ai confini del Kansas, i cowboy stavano facendo colazione quando Nat li raggiunse. Il giovane si avvicinò al capo chiedendogli un lavoro. Il capo avrebbe lo avrebbe assunto a patto che Nat domasse un cavallo chiamato Good Eye. Era il cavallo più selvaggio del branco, e Nat avrebbe in seguito dichiarato che fu la cavalcata più dura che avesse mai sostenuto. Ma ce la fece e ottenne il lavoro con il Duval Ranch a 30 dollari al mese. Il sedicenne si adattò rapidamente alla vita del cowboy, mostrando abilità eccellenti come inserviente di ranch e praticando così spesso il tiro con un revolver calibro .45 che le sue capacità con la pistola divennero molto buone. Ottenuta la reputazione di uno dei migliori cowboy nel gruppo Duval, divenne presto un acquirente e il loro principale “Brand reader”. In questa veste fu inviato in Messico in diverse occasioni e presto imparò a parlare spagnolo fluentemente.

Zagor 561, aprile 2012. Disegno di Ferri


Dopo tre anni con il Duval Outfit, Love si trasferì in Arizona nel 1872, dove andò a lavorare per il Gallinger Ranch sul fiume Gila. Lì percorse molti dei principali sentieri occidentali, a volte lavorando in situazioni pericolose nelle battaglie Indiane e combattendo contro i ladri e i banditi. Durante questi anni come cowboy dell’Arizona, Nat era chiamato Red River Dick e sosteneva di aver incontrato molti famosi uomini d’Occidente, tra cui Pat Garrett, Bat Masterson e Billy the Kid. Nella primavera del 1876, i cowboy del Gallinger furono mandati a consegnare un branco di tremila manzi a Deadwood, nel Sud Dakota. Quando l’equipaggio arrivò, il 3 luglio, i locali erano impegnati a prepararsi per la celebrazione del 4 luglio. Uno dei tanti eventi organizzati includeva un concorso per cowboy con un premio in denaro di 200 dollari al vincitore. I concorrenti gareggiarono con i lazos, e dovevano dimostrare le loro abilità nel sellare i cavalli e nello sparare. Vincendo ogni competizione a man basse, Nat se ne andò è allontanato con il premio di 200 dollari e con il soprannome di “Deadwood Dick”. Nat continuò a lavorare come cowboy nel Sud-Ovest per altri 15 anni prima che di fermarsi; si sposò nel 1889. L’anno successivo accettò un lavoro a Denver, in Colorado, come facchino di carrozza sulla ferrovia Denver-Rio Grande. Come tale lavorò sulle rotte a Ovest di Denver e si spostò diverse volte con la sua famiglia, nel Wyoming, nello Utah e nel Nevada, prima di stabilirsi definitivamente nel Sud della California.
Nel 1907, Nat Love pubblicò la sua autobiografia, La vita e le avventure di Nat Love, meglio conosciuta nel Paese come “Deadwood Dick”, una storia che tendeva ad assumere proporzioni epiche nello stile dei romanzi del tempo. Anche se l'autore dichiara che tutto ciò che è scritto nel libro è realmente accaduto, molto è difficilmente verificabile, come la storia dei famosi uomini occidentali che Love avrebbe incontrato. Inoltre, non esistono registrazioni scritte che provino con quali e quanti cowboy abbia veramente lavorato: non sarà mai possibile sapere quanto di vero e quanto di inventato ci sia nel libro; questo, tuttavia, non ha impedito al pubblico Americano, affamato di storie sul West, di leggerlo avidamente! Prima di morire, nel 1921, Love stava lavorando come corriere per la General Securities Company a Los Angeles, in California.

Deadwood Dick n. 1, luglio 2018 - Disegno di Mastantuono



"One Horse" Charley






Era un cowboy Afro-americano famoso in tutto lo stato del Nevada. Noto per la sua esperienza nel rodeo, “One Horse Charley” non avrebbe mai incontrato un cavallo che non poteva cavalcare. I cowboy neri erano per lo più uomini liberati dopo la Guerra Civile, ed erano attratti dalla vita del cowboy per la mancanza di discriminazione nel West. Non tutti i cowboy neri erano liberi: fra di loro c’erano alcuni uomini fuggiti dalle piantagioni della Georgia e della Carolina del Sud. La vita del cowboy nero era più dura della maggioranza dei cowboy. I contadini e gli allevatori e proprietari di schiavi con grandi mandrie di bovini del Sud preferivano gli Africani provenienti dal Gambia e da altri Paesi dove fossero già esperti nella gestione degli animali. Durante questo periodo, gli ex schiavi interagirono con i Vaqueros, in un interscambio sulle abilità lavorative. I Neri insegnarono ai Vaqueros come controllare il bestiame, e i Vaqueros insegnarono agli ex schiavi le abilità di “Roping” a cavallo e l'equitazione. Da questo gruppo di Neri, grazie alle loro abilità, uscirono alcuni dei migliori cowboy che lavoravano nei ranch del Texas e che percorrevano i sentieri del bestiame verso Nord. I cowboy neri domavano i cavalli e radunarono il bestiame attraverso le alte acque fluviali. Molti di questi uomini finirono nella Seminole Indian Nation, come fece "One Horse" Charley, e in seguito cavalcarono con i Seminoles in Oklahoma. Charley lavorava come domatore di cavalli Bronco selvaggi. Lo scopo era quello di rendere adatti questi cavalli a portare le persone e a trainare i carri.


George Glenn (1850 - 1931)






George Glenn nacque in schiavitù l’8 marzo 1850, probabilmente nella contea di Colorado, in Texas. Crebbe nel ranch di Robert B. Johnson e si addestrò nelle attività di allevamento e come cuoco sulle piste del bestiame. Dopo l’Emancipazione George, continuò a lavorare nel Johnson's Ranch come bovaro e nella primavera del 1870 accompagnò Johnson in una gita con il bestiame fino ad Abilene, nel Kansas, dove Johnson si ammalò e morì all’età di 36 anni. Glenn fece imbalsamare e sotterrare il suo datore di lavoro in una bara di metallo in un cimitero della zona. Il settembre seguente decise di riportare il corpo di Johnson in Texas per la sepoltura e fece in modo che la bara fosse dissotterrata e messa in un carro. Glenn viaggiò da solo con il corpo di Johnson per quarantadue giorni attraverso tre Stati. Fu onorato come uno dei pochi membri neri della “Old Trail Drives Association” negli incontri annuali del 1924 e del 1926. George Glenn, che guidò il bestiame lungo il Chisholm Trail nel 1870, fu l’unico cowboy Nero che ha avuto un ruolo di primo piano nella storia del Trail stesso. Morì nel 1931.


Isom Dart (1849 - 1900)




I dettagli esatti della vita di Isom Dart, nato nel 1849 e morto nel 1900, sono incerti. Forse è stato un truffaldino allevatore di bestiame, oppure un semplice allevatore che aveva avuto la sfortuna di incrociare la strada di uno dei più spietati sicari assoldati nella storia del selvaggio West, Tom Horn (1860 – 1903). A ogni modo, il 4 ottobre 1900  Dart uscì dalla sua casa a Brown’s Hole, in Colorado, e fu ucciso a colpi d’arma da fuoco da un uomo nascosto. Due bossoli furono successivamente scoperti sotto un albero vicino. L'assassino non è mai stato trovato ufficialmente.
Dart era arrivato a Brown’s Hole due decenni prima. Si era fatto strada come allevatore, ma si vociferava che in realtà lui fosse Ned Huddlestone, l’unico sopravvissuto della famigerata gang di Tip Gault del Wyoming, che era stata spazzata via dai Vigilantes. A Brown’s Hole, Dart potrebbe essere tornato alle sue vecchie truffe, collaborando con i piccoli allevatori locali Matt Rash, Jim McKnight e “Queen Ann” Bassett, per sottrarre le mucche del barone Ora Haley. Un’altra versione degli eventi suggerirebbe che Haley stava deliberatamente cercando di forzare i piccoli allevatori a vendere e che le sue enormi mandrie stavano minacciando di sopraffare i piccoli proprietari di Brown’s Hole.
In ogni caso, Haley e altri grandi allevatori della zona assoldarono Tom Horn per indagare sulle accuse di furto di bestiame a Brown’s Hole. Horn andò in incognito nel ranch di Rash e presto circolarono misteriose lettere anonime di minaccia che avvertivano Rash e Dart di lasciare la città o di affrontarne le conseguenze. Nel luglio del 1900 Matt Rash fu trovato ucciso nella sua casa. Aveva cercato di scrivere il nome del suo assassino nel proprio sangue, ma la scrittura era illeggibile. Dart doveva sapere che la sua vita era in pericolo, ma si rifiutò di lasciare la sua casa. Fu ucciso pochi mesi dopo. Tentarono di uccidere un locale di nome George Banks, che spiegò di aver sentito Horn discutere dei piani per “uccidere Rash e quel negro”. Nessuno è stato ufficialmente processato per gli omicidi di Rash e Dart. Tom Horn fu giustiziato nel 1903 per l’omicidio di un ragazzo di 14 anni.


James Beckwourth (? - 1860)




James Pierson Beckwourth (noto anche come Jim Beckworth o James P. Beckwith) era grande, barbuto e attivo, l’uomo di montagna per eccellenza. Trecce sportive, orecchini e catene dorate, questo cacciatore di pelli è ricordato per la sua dubbia autobiografia, The Life and Adventures of James P. Beckwourth. Questo denso esemplare di presunta saggistica descriveva Beckwourth come un eroe che salvava innumerevoli vite dalla morte imminente, che combatteva contro interi gruppi di Indiani selvaggi, e che infine fu nominato capo del popolo Crow. La verità era quasi altrettanto folle. Nato da una contadina bianca e uno schiavo nero, Beckwourth fu liberato nel 1810 e trascorse i suoi primi giorni viaggiando con una spedizione di caccia e cattura agli animali da pelliccia sulle Montagne Rocciose. Beckwourth abbandonò la civiltà e si trasferì presso una tribù Crow, impressionandoli con la sua forza e le sue dimensioni. Si sposò due volte ed ebbe diversi figli. Ma dopo sei anni Beckwourth preparò le sue borse da sella e se ne andò, lasciandosi alle spalle la sua famiglia.
Viaggiò per tutta l'America, prestando servizio come esploratore nel Missouri e combattendo i Seminoles in Florida con il futuro presidente Zachary Taylor. Durante gli anni ‘40, guadagnò qualche soldo qua e là rubando cavalli, ma Beckwourth mise a segno il suo vero colpo quando scoprì una pista che avrebbe aiutato i viaggiatori a passare in sicurezza le montagne della Sierra verso la California. In seguito lo troviamo a combattere nella guerra Messicana-Americana, portando i coloni in Colorado e facendo da guida durante l’infame Massacro di Sand Creek. Alla fine del 1860, il Mountain Man morì, anche se la sua morte rimane misteriosa. Mentre alcuni dicono che fu ucciso durante una battuta di caccia, altri affermano che una vendicativa moglie semplicemente lo avvelenò.


"Stagecoach" Mary Fields (1832 - 1914)






Mary Fields nacque schiava nel Tennessee intorno al 1832. Ricevette la libertà quando la guerra finì e la schiavitù fu messa al bando, ma rimase presso i suoi proprietari originali, la famiglia Dunn, dato che lei e la figlia dei Dunn erano diventate buone amiche. Quando Dolly si fece suora e si trasferì a Toledo, nell’Ohio, Mary la raggiunse. Un buon numero di anni dopo, Dolly, conosciuta come Madre Amadeus, iniziò a insegnare in una scuola per ragazze Native Americane a Cascade, nel Montana. Nel 1885, Madre Amadeus si ammalò gravemente e chiese a Mary di andare in Ohio. Madre Amadeus aveva la polmonite e voleva il conforto della sua compagna d’infanzia. Fields fu la prima donna Afro Americana impiegata postale degli Stati Uniti: Ho portato posta lungo il Montana centrale per più di dieci anni, disse. Mary Fields era adatta per il Far West. Era alta più di un metro e ottanta e pesava circa 200 chili. Oltre per le sue dimensioni, si fece notare per il suo stile. Indossava pantaloni sotto la gonna e un grembiule per stare al caldo; il suo grembiule era anche utile per nascondere la pistola, che non aveva paura di usare. Dopo che Madre Amadeus guarì, Mary rimase in Ohio e iniziò a occuparsi delle riparazioni della scuola, a svolgere faccende domestiche e a trasportare i rifornimenti dalla stazione ferroviaria alla missione di San Pietro. Era un membro stimato del personale, ma sfortunatamente Mary era conosciuta per voler sempre dire come la pensava.

Il Comandante Mark 21, maggio 1968. Disegno di EsseGesse


Dopo una rissa in città che la vide coinvolta, il vescovo era così indignato dal suo comportamento che insistette perché venisse licenziata. Ma il servizio postale degli Stati Uniti stava cercando qualcuno in grado di gestire la rotta postale nel centro del Montana. Madre Amadeus, che soffriva terribilmente per il licenziamento di Mary, potrebbe aver messo una buona parola per lei, o forse il governo si rese conto che Mary era perfettamente capace di gestire il lavoro. In un modo o nell’altro, Mary fu scelta per guidare cavalli e carri (e la sua cara mula Mosè) lungo la rotta postale centrale del Montana. Il tempo non la fermava mai, anche se la neve era troppo profonda: consegnava personalmente la posta a piedi. La sua personalità e integrità le hanno fatto guadagnare il nome di "Stagecoach" Mary. Dopo dieci anni di consegna della posta, Mary decise che era ora di andare in pensione, e si stabilì a Cascade, dove aprì una lavanderia. Spesso finiva la sua giornata con un drink e un sigaro nel saloon locale con gli uomini della comunità. Lì, guadagnò il rispetto di tutti per la sua esperienza negli affari. Un giorno un militare che non aveva pagato il conto della lavanderia entrato nel saloon; Mary lo vide, si avvicinò e lo colpì; gli mise poi un piede sul petto e non lo lasciato alzare fino a quando non saldò il conto. Da quel momento in poi i suoi clienti si assicuravano che i conti della lavanderia venissero subito pagati!
Amava il baseball e prima di ogni partita in città si presentava ai giocatori con un bouquet di fiori del suo giardino all'occhiello; aiutava le madri del posto quando avevano bisogno di qualcuno che guardasse i loro figli. Era conosciuta e amata in città; quando l’artista cowboy Charles Marion Russell (1864 - 1926) visse per un certo periodo a Cascade, non poté fare a meno di stilare un disegno a penna e inchiostro chiamato A Quiet Day in Cascade, che ritrae anche Mary mentre viene fatta cadere da un maiale e versare un cesto di uova. La città l’adorava. Il suo compleanno era festa in paese e la scuola osservava un giorno di chiusura. Nel 1914 "Stagecoach" Mary morì di insufficienza epatica. L’intera città partecipò al suo funerale.


Frederick Douglass (1817 - 1895)




Frederick Douglass nacque nel 1817.

Non so con precisione quale sia la mia età, non ho mai visto alcun documento autentico che la attesti. Non ricordo di aver mai incontrato uno schiavo che potesse dire quale fosse la data del suo compleanno. Non sono mai precisi e, riferendosi alla loro nascita, dicono 'nella stagione della semina, o del raccolto, o delle ciliegie, o in primavera, o in autunno'. Solo i bambini bianchi sanno dire la propria età.

Sua madre era una schiava nera e suo padre un agricoltore bianco.

Non ho mai visto mia madre, non l'ho mai conosciuta come tale; non l'ho incontrata più di quattro o cinque te nella mia vita; e ognuna di queste volte era di breve durata e di notte. È morta quando avevo circa sette anni, in una delle fattorie del mio padrone, vicino a Lee’s Mill.

Quando aveva 8 anni, Frederick fu mandato a lavorare in una piantagione, dove gli schiavi lavoravano per la famiglia Auld. Nonostante la legge statale vietasse di insegnare a uno schiavo a leggere e scrivere, la signora Auld insegnò a leggere a Frederick. Il signor Auld era meno gentile e spesso picchiava e abusava dei suoi schiavi, incluso Frederick.

A volte sembra provare un grande piacere nel frustare uno schiavo. Sono stato spesso svegliato all'alba dalle grida strazianti di una mia zia, che era solito legare a una trave, e frustarla sulla schiena nuda fino a quando non era letteralmente coperta di sangue. Nessuna parola, nessuna lacrima, nessuna preghiera, dalla sua vittima torturata, sembrava spostare il suo cuore di ferro dal suo intento sanguinario. Più forte lei urlava, più forte lui la frustava.


Il Comandante Mark 158, ottobre 1979. Disegno di EsseGesse


Auld chiamò allora uno sgherro di nome Covey.

Mi ha ordinato di togliermi i vestiti. Non gli ho dato nessuna risposta, ma sono rimasto in piedi con i miei vestiti addosso. Ha ripetuto il suo ordine. Non gli ho ancora risposto, né ho iniziato a spogliarmi. Questo si è avventato su di me con la ferocia di una tigre, mi ha strappato i vestiti di dosso e mi ha frustato fino allo stremo, ferendomi così ferocemente da lasciare i segni visibili per molto tempo.

Dopo diverse frustate, Douglass assalì Covey, lo gettò a terra e gli afferrò la gola. Scelse di non ucciderlo. Douglass fuggì verso nord usando i documenti di un marinaio nero liberato. Fu costretto a fare lavori strani per tre anni fino a quando non fu coinvolto nel movimento contro la schiavitù. Douglass protestò contro la segregazione dei posti a sedere sui treni del nord sedendosi nei carri “solo per bianchi”. Quando un gruppo di Bianchi cercò di buttarlo giù, si aggrappò al suo posto fino a quando non strapparono il sedile dal pavimento con Douglass aggrappato sopra e lo buttarono fuori. William Lloyd Garrison sentì parlare Douglass e la sua era una voce simile a un tuono e sponsorizzò Douglass per parlare presso le organizzazioni antischiaviste.

Appare questa sera come un ladro. Ho rubato questa testa, queste membra, questo corpo dal mio padrone, e sono scappato con loro.

Douglass sperava che l’abolizione potesse essere raggiunta senza violenza. Nel 1847, Douglass varò il suo giornale antischiavista, “The North Star”. Lavorò anche alla “Underground Railroad” con Harriet Tubman (1822 – 1913). Spesso guidava gli schiavi fuggiti fino alla salvezza in Canada. Tuttavia, nel 1859, Douglass iniziò a dubitare che mezzi pacifici potessero porre fine alla schiavitù. Frederick Douglass si incontrò segretamente con l’abolizionista John Brown che stava progettando di attaccare Harpers Ferry, in Virginia. Brown pianificò di prendere 100.000 cannoni, con gli schiavi liberi e iniziare una guerra. Douglass decise di non unirsi a Brown, dicendo che l’attacco sarebbe stato un errore: Qui ci siamo separati; lui per andare a Harper’s Ferry, io a New York.
Avendo comunque fatto parte della cospirazione, seppur non avendo partecipato all’attacco, Douglass dovette comunque fuggire in Canada. Douglass poi tornò, non solo per continuare il suo lavoro come abolizionista, ma per assumere il ruolo di consigliere del presidente Abraham Lincoln durante la Guerra Civile. Morì nel 1895.


Harriet Tubman (1822 - 1913)




Harriet Tubman era nata schiava; i suoi genitori la chiamarono Araminta “Minty” Ross, ma cambiò il suo nome nel 1849 quando fuggì. Adottò il nome di Harriet prendendolo da sua madre e il cognome Tubman da suo marito. Tubman subì un trauma cranico da adolescente che le procurava sogni vividi e allucinazioni, oltre a crisi di sonno. Era profondamente religiosa e secondo lei erano le sue convinzioni religiose che le davano sempre il coraggio di salvare amici e familiari. Rimase analfabeta per tutta la vita.
Harriet Tubman era la guida più famosa della Underground Railroad. In un decennio condusse oltre 300 schiavi verso la libertà; l’abolizionista William Lloyd Garrison pensava che meritasse il soprannome di “Mosè”.
Lavorava sodo per risparmiare denaro per continuare a salvare più schiavi. Col tempo si fece un'ottima reputazione e molti sostenitori della Underground Railroad le fornivano fondi e riparo per sostenere i suoi viaggi. Durante la Guerra Civile, la Tubman faceva da infermiera, cuoca, lavandaia, spia e scout. Dopo il Proclama di Emancipazione tornò ad Auburn dove visse il resto della sua vita. Apriva sempre le porte a chi era nel bisogno. Con le donazioni e il ricavato del suo orto riuscì a mantenere se stessa e coloro che aiutava. Raccoglieva fondi per aprire scuole per gli Afro Americani e teneva discorsi sui diritti delle donne. Il suo sogno era quello di costruire una casa per anziani e nel 1908 fu in effetti inaugurato l'ospizio di Harriet Tubman. Nata nel 1822 circa, morì nel 1913.


Benjamin “Pap” Singleton (1809 - 1900)






Benjamin “Pap” Singleton nacque schiavo a Nashville, nel Tennessee, nel 1809 e lavorò per gran parte della sua vita come falegname. Dopo essere stato venduto al Deep South  Ranch, Singleton fuggì in Canada, ma non passò molto tempo prima che si trasferisse a Detroit, nel Michigan, dove gestì una pensione presso la quale gli schiavi fuggiaschi erano spesso ospitati. Dopo la fine della Guerra Civile Singleton tornò a Nashville per lavorare come falegname. Singleton era convinto che la chiave per la salvezza dei Neri fosse la proprietà delle fattorie e che fosse suo dovere, dato da Dio, di liberare i Neri del sud. Sebbene avesse tentato per la prima volta di acquisire terreni nel Tennessee alla fine del 1860, nel 1871 Singleton e i suoi associati avevano rivolto gli occhi al Kansas e nel 1878 Singleton guidò i suoi primi emigranti, un gruppo di duecento coloni, nel Kansas. Tra il 1877 e il 1879 Singleton, attraverso l’Edgefield Real Estate e l’Homestead Association che aveva fondato, guidò oltre 20.000 migranti nel Kansas. Per questo lavoro Singleton fu soprannominato “Il padre dell’Esodo", "Il Mosè dei Neri”, e sebbene non sia del tutto vero che fosse stato lui la causa dell’immigrazione del Kansas, come fu affermato, Singleton fu senza dubbio un responsabile di primo piano.
Singleton però non terminò qui il suo lavoro. Nel 1883-84 avvertì un rinnovato interesse per le migrazioni e così tentò di incoraggiare i Neri ad emigrare nell’isola di Cipro, che pensava sarebbe diventata una nazione Afro-Americana. Questa impresa non ebbe successo, e così nel 1885 Singleton costituì la United Trans-Atlantic Society al fine di riportare gli Afro-Americani nella loro Patria, in Africa. Tuttavia, anche tale iniziativa non ebbe molto successo, e questa fu la fine della sua carriera. Nel 1880 Singleton si trasferì a Kansas City, nel Missouri,  dove visse il resto della sua vita. Morì il 17 febbraio 1900 all’età di 91 anni.


Booker Taliaferro Washington (1856 - 1915)





Booker T. Washington è una delle figure più controverse e importanti della Storia Afro-Americana. Secondo la sua autobiografia Up From Slavery (1901), non conosceva l’anno esatto, la data e il luogo della sua nascita né il nome di suo padre. Tuttavia, è praticamente certo che sia nato schiavo il 5 aprile 1856 a Hale's Ford, in Virginia. Il nome di sua madre era Jane e suo padre era un Bianco proveniente da una piantagione vicina. All’età di 9 anni, Washington fu liberata dalla schiavitù e trasferito in West Virginia. Era sempre stato conosciuto semplicemente come “Booker”, fino a quando non decise di aggiungere il nome “Washington” dopo aver sentito l'esigenza di avere due nomi quando iniziò il Liceo. All’età di 16 anni, Washington iniziò l’Università all’Hampton Normal and Agriculture Institute, in Virginia. Frequentò il Seminario Wayland dal 1878 al 1879 prima di tornare a insegnare a Hampton. Come risultato di una raccomandazione dei funzionari pubblici di Hampton, divenne il primo preside del Tuskegee Normal and Industrial Institute (ora Tuskegee University), che aprì il 4 luglio 1881; rimase in questa veste fino alla sua morte nel 1915. Come preside dell’Istituto Tuskegee, Washington aveva i mezzi e la posizione per portare avanti la sua filosofia educativa e la sua teoria riguardante il progresso degli Afro-Americani.
Nel 1895 fu invitato a parlare all’inaugurazione della Cotton States Exposition ad Atlanta, in Georgia, dove sostenne che gli Afro-Americani potevano ottenere i diritti costituzionali attraverso il progresso economico e morale, diventando efficienti e acquisendo competenze pratiche - come l’agricoltura, la falegnameria e l'edilizia piuttosto che attraverso mezzi legali e politici. Inoltre, avanzò l’idea che gli Afro-Americani avrebbero dovuto scendere a compromessi e accettare la segregazione, una posizione che gli valse il titolo di “The Great Accomodator" ("il grande conciliatore"). Sebbene Washington non abbia mai condannato pubblicamente la segregazione forzata, le leggi di Jim Crow o il linciaggio, segretamente contribuì versando fondi per la lotta legale contro queste situazioni. Questo apparente paradosso, tra le altre cose, anima il dibattito in corso sull’uso e la complessità delle sue tattiche, mentre studiosi e altri osservatori continuano a chiedersi: chi era il vero Booker Taliaferro Washington?



I contributi di Washington al progresso degli Afro-Americani, come i suoi programmi per l’espansione rurale dei Neri e il suo aiuto nello sviluppo National Negro Business League, sono numerosi e anche i suoi riconoscimenti. Fu il primo Afro-Americano ad apparire su un francobollo degli Stati Uniti, nel 1940, e su una moneta, il Memorial Half Dollar Booker T. Washington, coniato dal 1946 al 1951. Ricevette una Laurea Honoris Causa a Harvard nel 1896 e un Dottorato ad Honorem al Dartmouth College nel 1901. Alla Tuskegee University c’è un monumento in suo onore chiamato “Lifting the Veil”, dove un'iscrizione recita quanto segue:
Sollevò il velo dell’ignoranza della sua gente e indicò loro la strada per progredire attraverso l’educazione e il lavoro.








Wilson Vieira

N.B. trovate i link alle altre puntate della "Storia del West" su Cronologie & Index!

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