martedì 27 febbraio 2018

GIUSEPPE POLLICELLI: GHISBERTO, ARTIBANI, CHARLIE HEBDO... E LA LIBERTÀ DI SATIRA E DI ESPRESSIONE

di Francesco Manetti

Giuseppe Pollicelli, al quale sono legato da un lungo rapporto di amicizia e collaborazione insieme agli altri ragazzi di "Collezionare" e "Dime Press", si occupa da qualche tempo dell'ufficio stampa della Scuola Internazionale di Comics di Roma. Ogni lunedì "manda in onda" sulla pagina Facebook della Scuola un suo video commento - storico o di attualità - sul fumetto e mondi attigui; "Sono solo nuvolette" è il nome della serie di questi interventi dal vivo del nostro Giuseppe. Il File # 5 si intitola Il caso Ghisberto.


La macabra vignetta di "Charlie Hebdo" sulla tragedia di Rigopiano...

...e la risposta, tutto sommato innocua, di Ghisberto

E chi diavolo è Ghisberto?, vi chiederete... beh, Ghisberto è un vignettista satirico-politico, uno dei tanti, sconosciuto ai più, e sicuramente eccessivo e "cattivo" (ma potete trovare su Altervista anche sue vignette... "buoniste"). Ebbe una vasta notorietà la sua gag di risposta alla macabra battuta grafica pubblicata da "Charlie Hebdo" all'indomani della tragedia di Rigopiano, quando, il 18 gennaio 2017, una valanga travolse un hotel in Abruzzo causando ventinove morti. Ghisberto si occupa spesso, anche con violenza, dei problemi legati all'immigrazione. E immancabilmente pubblica i suoi lavori sul social dei social, l'onnipresente Facebook, croce e delizia del XXI secolo! A qualcuno quei lavori di Ghisberto hanno procurato un grande fastidio, e in tanti si sono lamentati con i gestori del sito; Facebook ha accolto le segnalazioni e ha oscurato la pagina del disegnatore. Tra questi "segnalatori" c'è anche un nome d'eccellenza del comicdom, come sentirete dalla voce di Pollicelli.

Non voglio fare grandi commenti e chiudo, chiedendovi di ricordare per quale motivo avvenne la mattanza di "Charlie Hebdo" e dicendo che è troppo facile parteggiare per la libertà assoluta e inattaccabile di espressione per la satira che ci piace.


Potete vedere il video di Giuseppe Pollicelli



Un fermo immagine del video di Pollicelli: mentre Giuseppe parla appare una delle tipiche vignette politiche di Ghisberto


Francesco Manetti

N.B. Trovate i link alle altre novità su Interviste & News!

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 26

di Saverio Ceri
Il Classic di questa puntata chiude il primo anno di vita editoriale della testata più recente dedicata dalla Bonelli al suo personaggio di punta. Le storie contenute in questo albo provengono direttamente dal 1951 (Collana del Tex terza serie 16-21); pubblicate originariamente a striscia, vengono rimontate nel classico formato Bonelli nel 1954 in occasione della ristampa sugli albi d'oro 51 e 52. Per la ristampa del 2018 si è scelto di utilizzare la cover del primo dei due albi d'oro e il titolo della prima striscia delle sei contenute nel volumetto. Qui sotto come sempre il confronto tra la cover d'epoca e quella odierna.




Come spesso accade però la copertina che ci da più "soddisfazioni", ai fini di questa rubrica, è quella degli Albi d'Oro scartata, in questo caso quella del numero 52. 


La cover in questione, che vedete qui sopra (ringraziamo come sempre l'encomiabile lavoro dei frequentatori del sito www.collezionismofumetti.com), è la riproposta in versione verticale della vicenda raccontata sia all'interno che in copertina dell'ultimo albo a striscia contenuto in questo Classic "Il sacrificio di Jim": il giovane Kit legato a un palo che viene protetto dai corpi e dalle armi del padre e del fido Jim Brandon.


Qui sopra vedete la striscia d'origine, mente qui sotto scoprite la prima stesura in versione cover della vicenda, l'immagine fu poi utilizzata anche come copertina della tredicesima raccoltina della seconda serie, ma con titolo accorciato. Notate come il (presunto) cadavere in basso a sinistra venga "decapitato" dalla grafica in entrambe le versioni.



Questo frangente dell'avventura evidentemente secondo l'editore faceva presa sul lettore, tanto che venne riproposto nel giro di pochi anni in una terza versione sulla copertina di Tex Gigante prima serie n°6: qui Tex è ancora più spavaldo, quasi in posa, con le sue pistole fumanti in difesa del figlioletto, spalleggiato dall'amico giubba rossa, che decisamente appare in gran forma, rispetto alla "prima stesura". Notare anche come, nell'evoluzione da striscia a albo spillato a brossurato, il giovane Kit, passa da impaurito ragazzino "spennato" a impavido ragazzino con un paio di piume in capo, a fiero indianino con un copricapo da fare invidia a un capo tribù.


Quest'ultima stesura infine, ha avuto un'ulteriore evoluzione in qualcosa di totalmente diverso. Nell'estate del 1963, venne utilizzata, con notevoli ritocchi, come cover de La valle tragica, trentatreesimo albo della serie attuale di Tex. Il protagonista lascia le pistole per impugnare la bandiera del reggimento, non senza essersi cambiato prima la camicia, i pantaloni e il cappello, la giubba rossa si trasforma in un soldato americano e, come per magia, il fiero indianino con tutte le sue piume, scompare.
Divertitevi come sempre a trovare le differenza tra le copertine delle varie edizioni successive dell'albo.




Chiudiamo con un ultima curiosità su questa famosa cover di Galep. Nel 1955 il creatore grafico di Tex, nel pieno del suo tour de force al servizio del personaggio che consisteva nello sfornare le solite 32 strisce settimanali più la copertina, oltre alle copertine inedite per la ristampa quindicinale degli Albi d'Oro, venne chiamato anche a inventarsi la cover di Tex Gigante 1a serie n.6, che altro non era che la raccolta delle rese del quindicinale ritornate dalle edicole. Per realizzare questa ennesima illustrazione- ricordiamo che nella sua carriera Galep ha sfornato oltre 1500 cover per Tex - il disegnatore si ispirò a un'immagine probabilmente reperita in redazione che risaliva al 1934 e realizzata da Alex Raymond per Flash Gordon, questa:


Qui sotto le due immagini a confronto. Mettendo Tex e Flash sul solito livello si nota come Jim sia stato traslato verso l'alto rispetto alla compagna di Gordon, probabilmente per farlo rientrare bene nel  rettangolo bonelliano classico: l'immagine originale era troppo alta.




Saverio Ceri

Trovate tutte le altre origini delle copertine di Tex Classic alla pagina Cronologie & Index!

domenica 25 febbraio 2018

LA GUERRA DELLA CONTEA DI JOHNSON! LADRI DI BESTIAME E IMPICCAGIONI! I GRANDI E PICCOLI RANCHER! - LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA (LIV PARTE)

di Wilson Vieira

Arriviamo così alla 54a puntata della "Storia del West" scritta dal nostro amico e collaboratore carioca Wilson: ne leggerete delle belle (cioè delle brutte)! Vi anticipiamo fin d'ora che uno dei prossimi interventi di Vieira su Dime Web sarà dedicato a Gringo, suo personaggio western, pubblicato a fumetti in Brasile nel 2006 e adesso protagonista di libri di narrativa! Prima di lasciarvi alla lettura vi ricordiamo che tutte le immagini non bonelliane sono state scelte e posizionate nel testo dallo stesso Vieira. (s.c. & f.m.)





Dopo che l’esercito USA ebbe sconfitta a assoggettata la Nazione Sioux e trasferiti i sopravvissuti nelle riserve, l’allevamento dei bovini nello Stato dello Wyoming conobbe il suo periodo aureo, ma allo stesso tempo il Paese dovette subire un’immigrazione di coloni  e di piccoli rancher che s’impadronirono di vaste aree adibite al pascolo che fino ad allora i grandi proprietari terrieri avevano sfruttato in proprio. I nuovi arrivati cingevano di steccati gli appezzamenti di terra loro assegnati dal Governo, suscitando il malanimo dei baroni dell’allevamento. I grandi rancher, che per lungo tempo avevano considerato i pascoli aperti come loro proprietà, dovettero adattarsi all'inevitabile, ma da allora guardarono ai piccoli coloni e ai piccoli rancher come a nemici mortali e tentarono di scacciarli dai loro lotti di terra ricorrendo a trucchi e minacce.


Tex n. 486, aprile 2001. Disegno di Villa




Molti coloni si vendicavano appropriandosi, tra un conteggio annuale del bestiame e l’altro, di capi privi di marchio, imprimendovi loro il proprio.




Del clima ormai guasto tra le diverse parti, approfittarono bande organizzate di ladri di bestiame per furti su vasta scala ai danni dei grandi rancher, i quali poi incolpavano pubblicamente i piccoli coloni. Tutte queste contese si concentrarono nella Contea di Johnson e nel suo capoluogo Buffalo, finché, in una notte dell’estate 1889, le cose precipitarono; 10 uomini mascherati assalirono la residenza di James Averell (1851 – 1889) e di Ellen Liddy Watson (1860 – 1889), detta “Cattle Kate”, e come ammonizione per tutti i ladri di bestiame, impiccarono entrambi al più vicino albero presso Spring Creek Gulch, tra le città di Casper e Rowlins.






Come mossa successiva, i “Vigilants” trascinarono in tribunale Anna Richey, una ex maestra, accusandola di aver rubato otto capi di bestiame e di aver falsificato il loro marchio. Mentre si recavano in tribunale la donna venne uccisa a colpi d’arma da fuoco da un cavaliere mascherato.



I “Vigilants” erano membri di un Comitato di Vigilanza, cioè di un gruppo di uomini che, quando l’autorità statale si dimostrava carente, si valeva del diritto del più forte per proteggersi dai criminali, per procedere contro i delinquenti, per dare la caccia a questi e arrestarli, giudicarli ed eseguire le sentenze sul momento. Di regola, questi “Comitati di Vigilanza” si attenevano alla legge, o quasi. Un arrestato veniva condotto davanti a un “Tribunale di Vigilanza”, composto dai giurati, dall'accusatore, dal difensore e dal giudice. L’accusato aveva la possibilità di difendersi, o di lasciarsi difendere, di tenere dei discorsi in pubblico e di addurre delle prove della sua innocenza. Si ascoltavano testimoni di accusa e di difesa. L’esatta procedura che è stata redatta e conservata di quasi tutti questi casi di giustizia a opera dei “Vigilants”, ci permette di arguire come questo tipo di giustizia costituisse una misura perfettamente legale e quanto mai necessaria da un punto de vista sociale. Questo voleva specialmente per i delitti criminosi. Se si trattava di cause politiche o di argomenti di politica comunale, non era raro che i Vigilanti si discostassero dal retto sentiero della legge e della virtù, per servire i loro scopi semplicemente egoistici. Molte volte le azioni di tali Vigilanti fanatici erano addirittura criminali e perciò la popolazione intimorita non tardò a creare dei “Contro-Vigilanti”, che spesso si scontrarono coi Vigilanti in lotte veramente sanguinose. Anche il fanatismo razziale o religioso poteva portare alla giustizia dei Vigilanti.



Tex n. 63, gennaio 1966. Disegno di Galep




L’esempio peggiore è dato dall’associazione texana del Ku-Klux-Klan che, dal 1881, per vendetta, non esitava a mettere in croce schiavi negri liberati dopo la Guerra Civile che si erano resi colpevoli di misfatti.


Tex n. 351, gennaio 1990. Disegno di Galep





Alla notizia di questi atti di violenza, l’indignazione si diffuse tra i coloni dello Wyoming della cosiddetta “Wyoming Stock Growers Association”; si pensò di fondare un’associazione militante in difesa degli interessi dei coloni, ma i baroni dell’allevamento si organizzarono sotto la qualifica di “Regolatori dello Wyoming” e assoldarono alcuni pistoleros del Texas, tra i quali l’esperto ricercatore di pascoli Tom Horn, e il 5 aprile 1892, in gran numero, si misero in marcia alla volta di Buffalo, la “Capitale dei ladri di bovini”, nell’intento di far saltare in aria la loro organizzazione e costringere i coloni ad abbandonare la regione.



Durante la marcia da Casper a Buffalo tagliarono tutte le linee del telegrafo nel Ranch KC, 50 miglia a sud di Buffalo, e uccisero i principali organizzatori dei coloni, Nick Ray e Nate Champion. Il colono Jack Flagg, nella sua fuga dagli allevatori, cavalcando senza soste, riuscì a raggiungere Buffalo e a divulgare la notizia dell’invasione della Contea di Johnson da parte di 52 rancher armati fino ai denti.



Allorché lo sceriffo di Buffalo, William “Red” Angus (1849 – 1921), cavalcò incontro ai “Regolatori” con un gruppo di 200 uomini, questi si trincerarono in tutta fretta nel Ranch TA, a 12 miglia di Buffalo, sul Crazy Woman Creek, e si prepararono a sostenere l’assedio. L’11 aprile 400 coloni armati circondarono il Ranch TA, trasformarono due carri in un vallo mobile e una parte di essi scavò trincee a 300 metri di distanza; 2000 kg di dinamite erano pronti per fare saltare in aria l’edificio del ranch assieme a tutti i suoi occupanti.




Nel frattempo il Governatore Amos Walker Barber (1861 – 1915) aveva pregato il Presidente degli USA Benjamin Harrison (1833 – 1901) di mandare truppe sul posto. Queste arrivarono il 13 aprile, proprio nel momento in cui i coloni stavano per iniziare l’assalto così ben preparato. All’ultimo istante l’Esercito riuscì ad arrestare gli assedianti salvandoli così da morte certa. I “Regolatori” vennero portati a Cheyenne, ma l’atteso processo contro di loro non ebbe mai luogo. È anche vero, d’altra parte, che non si verificarono altre lotte sanguinose; i rancher però cominciarono a ingaggiare killer che tendevano agguati ai ladri di bestiame e li uccidevano sul posto.



Magico Vento n. 49, luglio 2001. Disegno di Frisenda


Figurava tra loro un certo Tom Horn (1860 – 1903), un killer capace di rimanere appostato per ore, rosicchiando soltanto un pezzo di prosciutto secco “pemmican”, fino al momento di esplodere il suo colpo mortale.




Egli non lasciava dietro di sé né tracce, né prove, eccetto la sua cosiddetta "firma": un pezzo di pietra collocato sotto la testa dell’ucciso. Un anno e mezzo più tardi, dopo che i baroni dell’allevamento ebbero imparato che l’allevamento praticato in pascoli cintati rendeva di più che quello nei pascoli aperti, le tensioni tra rancher e coloni si allentarono e Tom Horn divenne un persona sgradita per molta gente, trasformandosi nel capro espiatorio di tutti questi strani fatti.





Allorché, senza una prova consistente, egli venne condannato a morte per un assassinio molto discutibile, considerato tale anche da noi storici, nessuno mosse un dito in favore di colui che era al corrente di moltissime cose che tutti desideravano dimenticare. Venne giustiziato: fu impiccato pubblicamente per l’omicidio di Willie Nickell il 20 novembre 1903.


Wilson Vieira

N.B. Trovate i link alle altre puntate della Storia del West su Cronologie & Index!

sabato 24 febbraio 2018

BURATTINI B(D)ANNATO, OVVERO FACEBOOK E IL MORALISMO UN TANTO AL BIT

di Francesco Manetti

Moreno Burattini, nostro amico e sodale dalla fine degli anni Ottanta, sceneggiatore e curatore della collana "Zagor", è stato espulso per un certo periodo di tempo da Facebook (dove ha una seguitissima pagina). Ha ammazzato qualcuno? Ha stuprato minorenni? Ha spacciato droga? Ha inneggiato all'ISIS? No! Ha pubblicato la copertina di un libro. Un libro porno? Una storia degli snuff movies? Un saggio a favore di Putin? No! Un libro dell'editore Adelphi, Lettera al mio giudice, di Georges Simenon. E perché è stato bannato per la cover di un libro del celebre scrittore e giallista belga? Perché vi alberga una foto in bianco-e-nero, il fotogramma di un vecchio film tratto dal romanzo, dove si vede una donna - orrore! - a seno nudo.


La copertina del libro che ha procurato a Burattini l'espulsione temporanea da Facebook

Moreno ha risposto con un brillante articolo pubblicato sul suo fondamentale blog, intervento che consigliamo a tutti di leggere. Noi aggiungiamo solo due considerazioni. Facebook è un social medium importante. Permette ad amici, colleghi e professionisti distanti di tenersi in contatto alla velocità della luce, tutti insieme; consente di ritrovare vecchie conoscenze e antichi collaboratori, perduti di vista da decenni (com'è successo nel 2015 a me e a Luciano Costarelli, che proprio partendo dalla serie "Mondi Paralleli" di Dime Web è ritornato da protagonista nel comicdom); è un'ormai imprescindibile foro di discussione e pubblica agorà. Ma purtroppo Facebook è anche la sentina di tanti sfoghi, di tante cattiverie, di tante piccinerie. E di tanti miserevoli moralismi. recente lo scandalo di un disegnatore che ha segnalato e contribuito a far bandire da Facebook un vignettista politico - sicuramente eccessivo, sicuramente sgradito a tanti, sicuramente indigesto a molti... ma un semplice vignettista, non uno stragista. La tragedia di Charlie Hebdo a cosa è servita? A cosa sono servite le chiacchiere sulla libertà d'espressione, anche la più brutale? A nulla. Perché la libertà d'espressione è solo quella che alcuni decidono essere tale.


La foto che Moreno ha provocatoriamente messo su Facebook al suo ritorno, per vedere se lo bandiscono anche per due artistiche chiappe di Manara!


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FAR WEST GAZETTE GOES TO DARKWOOD!

di Filippo Pieri

Su "Far West Gazette" n. 15 (febbraio - marzo 2018), bimestrale edito da Sprea, a partire da pagina 68 troviamo un lungo articolo su Zagor, lo strano western all'italiana di Riccardo Mazzoni.








N.B. trovate i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News!

TEX E COCCO BILL CAVALCANO INSIEME NELLE PRATERIE ENIGMISTICHE!

di Filippo Pieri

Sulla "Settimana Enigmistica" n. 4481 dell'8 febbraio 2018, a pag. 26, troviamo la rubrica "West e dintorni" con ben due quesiti riguardanti personaggi pubblicati dalla Sergio Bonelli Editore. Al quesito numero 1 si parla infatti di Cocco Bill di Benito Jacovitti, mentre al quesito numero 8 si cita Tex Willer.


N.B. Trovate i link alle altre curiosità enigmistico-bonelliane su Interviste & News!

martedì 20 febbraio 2018

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 25

di Saverio Ceri

La storia della cover del 25°Tex Classic non ha molti "segreti" da raccontarci, anzi la vicenda è piuttosto lineare.
L'albo in questione raccoglie le avventure del ranger narrate per la prima volta, tra il luglio e l'agosto del 1951, sulla collana del Tex terza serie dal numero 10 al 15.
Proprio sul primo di questi albetti vediamo in copertina alcune giubbe rosse che cannoneggiano degli indiani intenti ad assaltare il loro forte. Tex, si suppone sia il personaggio di spalle in basso al centro.

Dopo una prima ristampa delle avventure nel 1952, sulla raccoltina n°12 della serie bianca, nel giugno del 1954 le sei strisce vengono riproposte per la prima volta rimontate nel formato attuale sugli Albi d'Oro 49 e 50. A causa del cambio di formato, che da orizzontale passa a verticale, Galep sceglie di cambiare inquadratura. Ora il flusso dei pellerossa sembra diventato da orizzontale che era nella versione del 1951, con la spinta impetuosa dall'esterno verso l'interno, a verticale con la caduta rovinosa dall'alto degli invasori abbattuti.
Inoltre Tex ora compare riconoscibilissimo nel suo abbigliamento classico.


Nella versione del 2018, si è scelto di riesumare quest'ultima copertina, abbassando e spostando leggermente l'inquadratura per esigenze grafiche.


Pur essendo, la serie attuale, la nona ristampa bonelliana di queste avventure, è solo la seconda volta che viene utilizzata questa cover, che ricompare quindi nelle edicole italiche dopo ben 64 anni.
In compenso Claudio Villa nell'ottobre del 1994  ha rinarrato lo stesso avvenimento nella cover del settimo numero della collana brasiliana Tex edição histórica, che vedete qui sotto.


In Italia abbiamo potuto apprezzare il disegno dell'autore comasco, ricolorato, solo nel giugno 1996, quando l'immagine fu pubblicata come mini-poster in appendice al quinto numero di Tex Nuova Ristampa.




Saverio Ceri

Trovate tutte le altre origini delle copertine di Tex Classic alla pagina Cronologie & Index!