martedì 27 febbraio 2018

GIUSEPPE POLLICELLI: GHISBERTO, ARTIBANI, CHARLIE HEBDO... E LA LIBERTÀ DI SATIRA E DI ESPRESSIONE

di Francesco Manetti

Giuseppe Pollicelli, al quale sono legato da un lungo rapporto di amicizia e collaborazione insieme agli altri ragazzi di "Collezionare" e "Dime Press", si occupa da qualche tempo dell'ufficio stampa della Scuola Internazionale di Comics di Roma. Ogni lunedì "manda in onda" sulla pagina Facebook della Scuola un suo video commento - storico o di attualità - sul fumetto e mondi attigui; "Sono solo nuvolette" è il nome della serie di questi interventi dal vivo del nostro Giuseppe. Il File # 5 si intitola Il caso Ghisberto.


La macabra vignetta di "Charlie Hebdo" sulla tragedia di Rigopiano...

...e la risposta, tutto sommato innocua, di Ghisberto

E chi diavolo è Ghisberto?, vi chiederete... beh, Ghisberto è un vignettista satirico-politico, uno dei tanti, sconosciuto ai più, e sicuramente eccessivo e "cattivo" (ma potete trovare su Altervista anche sue vignette... "buoniste"). Ebbe una vasta notorietà la sua gag di risposta alla macabra battuta grafica pubblicata da "Charlie Hebdo" all'indomani della tragedia di Rigopiano, quando, il 18 gennaio 2017, una valanga travolse un hotel in Abruzzo causando ventinove morti. Ghisberto si occupa spesso, anche con violenza, dei problemi legati all'immigrazione. E immancabilmente pubblica i suoi lavori sul social dei social, l'onnipresente Facebook, croce e delizia del XXI secolo! A qualcuno quei lavori di Ghisberto hanno procurato un grande fastidio, e in tanti si sono lamentati con i gestori del sito; Facebook ha accolto le segnalazioni e ha oscurato la pagina del disegnatore. Tra questi "segnalatori" c'è anche un nome d'eccellenza del comicdom, come sentirete dalla voce di Pollicelli.

Non voglio fare grandi commenti e chiudo, chiedendovi di ricordare per quale motivo avvenne la mattanza di "Charlie Hebdo" e dicendo che è troppo facile parteggiare per la libertà assoluta e inattaccabile di espressione per la satira che ci piace.


Potete vedere il video di Giuseppe Pollicelli



Un fermo immagine del video di Pollicelli: mentre Giuseppe parla appare una delle tipiche vignette politiche di Ghisberto


Francesco Manetti

N.B. Trovate i link alle altre novità su Interviste & News!

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 26

di Saverio Ceri
Il Classic di questa puntata chiude il primo anno di vita editoriale della testata più recente dedicata dalla Bonelli al suo personaggio di punta. Le storie contenute in questo albo provengono direttamente dal 1951 (Collana del Tex terza serie 16-21); pubblicate originariamente a striscia, vengono rimontate nel classico formato Bonelli nel 1954 in occasione della ristampa sugli albi d'oro 51 e 52. Per la ristampa del 2018 si è scelto di utilizzare la cover del primo dei due albi d'oro e il titolo della prima striscia delle sei contenute nel volumetto. Qui sotto come sempre il confronto tra la cover d'epoca e quella odierna.




Come spesso accade però la copertina che ci da più "soddisfazioni", ai fini di questa rubrica, è quella degli Albi d'Oro scartata, in questo caso quella del numero 52. 


La cover in questione, che vedete qui sopra (ringraziamo come sempre l'encomiabile lavoro dei frequentatori del sito www.collezionismofumetti.com), è la riproposta in versione verticale della vicenda raccontata nella cover dell'ultima striscia dell'albo "Il sacrificio di Jim": il giovane kit legato a un palo che viene protetto dai corpi e dalle armi del padre e del fido Jim Brandon.  Qui sotto vedete la prima versione, utilizzata anche come copertina della tredicesima raccoltina della seconda serie, ma con titolo accorciato. Notate come il (presunto) cadavere in basso a sinistra venga "decapitato" dalla grafica in entrambe le versioni.



Questo frangente dell'avventura evidentemente secondo l'editore  faceva presa sul lettore, tanto che viene riproposto nel giro di pochi anni in una terza versione sulla copertina di Tex Gigante prima serie n°6: qui Tex è ancora più spavaldo, quasi in posa, con le sue pistole fumanti in difesa del figlioletto, spalleggiato dall'amico giubba rossa, che decisamente appare in gran forma, rispetto alla "prima stesura". Notare anche come, nell'evoluzione da striscia a albo spillato a brossurato, il giovane Kit, passa da impaurito ragazzino "spennato" a impavido ragazzino con un paio di piume in capo, a fiero indianino con un copricapo da fare invidia a un capo tribù.


Quest'ultima stesura infine, ha avuto un'ulteriore evoluzione in qualcosa di totalmente diverso. Nell'estate del 1963, venne utilizzata, con notevoli ritocchi, come cover de La valle tragica, trentatreesimo albo della serie attuale di Tex. Il protagonista lascia le pistole per impugnare la bandiera del reggimento, non senza essersi cambiato prima la camicia, i pantaloni e il cappello, la giubba rossa si trasforma in un soldato americano e, come per magia, il fiero indianino con tutte le sue piume, scompare.
Divertitevi come sempre a trovare le differenza tra le copertine delle varie edizioni successive dell'albo.




Saverio Ceri

Trovate tutte le altre origini delle copertine di Tex Classic alla pagina Cronologie & Index!

domenica 25 febbraio 2018

LA GUERRA DELLA CONTEA DI JOHNSON! LADRI DI BESTIAME E IMPICCAGIONI! I GRANDI E PICCOLI RANCHER! - LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA (LIV PARTE)

di Wilson Vieira

Arriviamo così alla 54a puntata della "Storia del West" scritta dal nostro amico e collaboratore carioca Wilson: ne leggerete delle belle (cioè delle brutte)! Vi anticipiamo fin d'ora che uno dei prossimi interventi di Vieira su Dime Web sarà dedicato a Gringo, suo personaggio western, pubblicato a fumetti in Brasile nel 2006 e adesso protagonista di libri di narrativa! Prima di lasciarvi alla lettura vi ricordiamo che tutte le immagini non bonelliane sono state scelte e posizionate nel testo dallo stesso Vieira. (s.c. & f.m.)





Dopo che l’esercito USA ebbe sconfitta a assoggettata la Nazione Sioux e trasferiti i sopravvissuti nelle riserve, l’allevamento dei bovini nello Stato dello Wyoming conobbe il suo periodo aureo, ma allo stesso tempo il Paese dovette subire un’immigrazione di coloni  e di piccoli rancher che s’impadronirono di vaste aree adibite al pascolo che fino ad allora i grandi proprietari terrieri avevano sfruttato in proprio. I nuovi arrivati cingevano di steccati gli appezzamenti di terra loro assegnati dal Governo, suscitando il malanimo dei baroni dell’allevamento. I grandi rancher, che per lungo tempo avevano considerato i pascoli aperti come loro proprietà, dovettero adattarsi all'inevitabile, ma da allora guardarono ai piccoli coloni e ai piccoli rancher come a nemici mortali e tentarono di scacciarli dai loro lotti di terra ricorrendo a trucchi e minacce.


Tex n. 486, aprile 2001. Disegno di Villa




Molti coloni si vendicavano appropriandosi, tra un conteggio annuale del bestiame e l’altro, di capi privi di marchio, imprimendovi loro il proprio.




Del clima ormai guasto tra le diverse parti, approfittarono bande organizzate di ladri di bestiame per furti su vasta scala ai danni dei grandi rancher, i quali poi incolpavano pubblicamente i piccoli coloni. Tutte queste contese si concentrarono nella Contea di Johnson e nel suo capoluogo Buffalo, finché, in una notte dell’estate 1889, le cose precipitarono; 10 uomini mascherati assalirono la residenza di James Averell (1851 – 1889) e di Ellen Liddy Watson (1860 – 1889), detta “Cattle Kate”, e come ammonizione per tutti i ladri di bestiame, impiccarono entrambi al più vicino albero presso Spring Creek Gulch, tra le città di Casper e Rowlins.






Come mossa successiva, i “Vigilants” trascinarono in tribunale Anna Richey, una ex maestra, accusandola di aver rubato otto capi di bestiame e di aver falsificato il loro marchio. Mentre si recavano in tribunale la donna venne uccisa a colpi d’arma da fuoco da un cavaliere mascherato.



I “Vigilants” erano membri di un Comitato di Vigilanza, cioè di un gruppo di uomini che, quando l’autorità statale si dimostrava carente, si valeva del diritto del più forte per proteggersi dai criminali, per procedere contro i delinquenti, per dare la caccia a questi e arrestarli, giudicarli ed eseguire le sentenze sul momento. Di regola, questi “Comitati di Vigilanza” si attenevano alla legge, o quasi. Un arrestato veniva condotto davanti a un “Tribunale di Vigilanza”, composto dai giurati, dall'accusatore, dal difensore e dal giudice. L’accusato aveva la possibilità di difendersi, o di lasciarsi difendere, di tenere dei discorsi in pubblico e di addurre delle prove della sua innocenza. Si ascoltavano testimoni di accusa e di difesa. L’esatta procedura che è stata redatta e conservata di quasi tutti questi casi di giustizia a opera dei “Vigilants”, ci permette di arguire come questo tipo di giustizia costituisse una misura perfettamente legale e quanto mai necessaria da un punto de vista sociale. Questo voleva specialmente per i delitti criminosi. Se si trattava di cause politiche o di argomenti di politica comunale, non era raro che i Vigilanti si discostassero dal retto sentiero della legge e della virtù, per servire i loro scopi semplicemente egoistici. Molte volte le azioni di tali Vigilanti fanatici erano addirittura criminali e perciò la popolazione intimorita non tardò a creare dei “Contro-Vigilanti”, che spesso si scontrarono coi Vigilanti in lotte veramente sanguinose. Anche il fanatismo razziale o religioso poteva portare alla giustizia dei Vigilanti.



Tex n. 63, gennaio 1966. Disegno di Galep




L’esempio peggiore è dato dall’associazione texana del Ku-Klux-Klan che, dal 1881, per vendetta, non esitava a mettere in croce schiavi negri liberati dopo la Guerra Civile che si erano resi colpevoli di misfatti.


Tex n. 351, gennaio 1990. Disegno di Galep





Alla notizia di questi atti di violenza, l’indignazione si diffuse tra i coloni dello Wyoming della cosiddetta “Wyoming Stock Growers Association”; si pensò di fondare un’associazione militante in difesa degli interessi dei coloni, ma i baroni dell’allevamento si organizzarono sotto la qualifica di “Regolatori dello Wyoming” e assoldarono alcuni pistoleros del Texas, tra i quali l’esperto ricercatore di pascoli Tom Horn, e il 5 aprile 1892, in gran numero, si misero in marcia alla volta di Buffalo, la “Capitale dei ladri di bovini”, nell’intento di far saltare in aria la loro organizzazione e costringere i coloni ad abbandonare la regione.



Durante la marcia da Casper a Buffalo tagliarono tutte le linee del telegrafo nel Ranch KC, 50 miglia a sud di Buffalo, e uccisero i principali organizzatori dei coloni, Nick Ray e Nate Champion. Il colono Jack Flagg, nella sua fuga dagli allevatori, cavalcando senza soste, riuscì a raggiungere Buffalo e a divulgare la notizia dell’invasione della Contea di Johnson da parte di 52 rancher armati fino ai denti.



Allorché lo sceriffo di Buffalo, William “Red” Angus (1849 – 1921), cavalcò incontro ai “Regolatori” con un gruppo di 200 uomini, questi si trincerarono in tutta fretta nel Ranch TA, a 12 miglia di Buffalo, sul Crazy Woman Creek, e si prepararono a sostenere l’assedio. L’11 aprile 400 coloni armati circondarono il Ranch TA, trasformarono due carri in un vallo mobile e una parte di essi scavò trincee a 300 metri di distanza; 2000 kg di dinamite erano pronti per fare saltare in aria l’edificio del ranch assieme a tutti i suoi occupanti.




Nel frattempo il Governatore Amos Walker Barber (1861 – 1915) aveva pregato il Presidente degli USA Benjamin Harrison (1833 – 1901) di mandare truppe sul posto. Queste arrivarono il 13 aprile, proprio nel momento in cui i coloni stavano per iniziare l’assalto così ben preparato. All’ultimo istante l’Esercito riuscì ad arrestare gli assedianti salvandoli così da morte certa. I “Regolatori” vennero portati a Cheyenne, ma l’atteso processo contro di loro non ebbe mai luogo. È anche vero, d’altra parte, che non si verificarono altre lotte sanguinose; i rancher però cominciarono a ingaggiare killer che tendevano agguati ai ladri di bestiame e li uccidevano sul posto.



Magico Vento n. 49, luglio 2001. Disegno di Frisenda


Figurava tra loro un certo Tom Horn (1860 – 1903), un killer capace di rimanere appostato per ore, rosicchiando soltanto un pezzo di prosciutto secco “pemmican”, fino al momento di esplodere il suo colpo mortale.




Egli non lasciava dietro di sé né tracce, né prove, eccetto la sua cosiddetta "firma": un pezzo di pietra collocato sotto la testa dell’ucciso. Un anno e mezzo più tardi, dopo che i baroni dell’allevamento ebbero imparato che l’allevamento praticato in pascoli cintati rendeva di più che quello nei pascoli aperti, le tensioni tra rancher e coloni si allentarono e Tom Horn divenne un persona sgradita per molta gente, trasformandosi nel capro espiatorio di tutti questi strani fatti.





Allorché, senza una prova consistente, egli venne condannato a morte per un assassinio molto discutibile, considerato tale anche da noi storici, nessuno mosse un dito in favore di colui che era al corrente di moltissime cose che tutti desideravano dimenticare. Venne giustiziato: fu impiccato pubblicamente per l’omicidio di Willie Nickell il 20 novembre 1903.


Wilson Vieira

N.B. Trovate i link alle altre puntate della Storia del West su Cronologie & Index!

sabato 24 febbraio 2018

BURATTINI B(D)ANNATO, OVVERO FACEBOOK E IL MORALISMO UN TANTO AL BIT

di Francesco Manetti

Moreno Burattini, nostro amico e sodale dalla fine degli anni Ottanta, sceneggiatore e curatore della collana "Zagor", è stato espulso per un certo periodo di tempo da Facebook (dove ha una seguitissima pagina). Ha ammazzato qualcuno? Ha stuprato minorenni? Ha spacciato droga? Ha inneggiato all'ISIS? No! Ha pubblicato la copertina di un libro. Un libro porno? Una storia degli snuff movies? Un saggio a favore di Putin? No! Un libro dell'editore Adelphi, Lettera al mio giudice, di Georges Simenon. E perché è stato bannato per la cover di un libro del celebre scrittore e giallista belga? Perché vi alberga una foto in bianco-e-nero, il fotogramma di un vecchio film tratto dal romanzo, dove si vede una donna - orrore! - a seno nudo.


La copertina del libro che ha procurato a Burattini l'espulsione temporanea da Facebook

Moreno ha risposto con un brillante articolo pubblicato sul suo fondamentale blog, intervento che consigliamo a tutti di leggere. Noi aggiungiamo solo due considerazioni. Facebook è un social medium importante. Permette ad amici, colleghi e professionisti distanti di tenersi in contatto alla velocità della luce, tutti insieme; consente di ritrovare vecchie conoscenze e antichi collaboratori, perduti di vista da decenni (com'è successo nel 2015 a me e a Luciano Costarelli, che proprio partendo dalla serie "Mondi Paralleli" di Dime Web è ritornato da protagonista nel comicdom); è un'ormai imprescindibile foro di discussione e pubblica agorà. Ma purtroppo Facebook è anche la sentina di tanti sfoghi, di tante cattiverie, di tante piccinerie. E di tanti miserevoli moralismi. recente lo scandalo di un disegnatore che ha segnalato e contribuito a far bandire da Facebook un vignettista politico - sicuramente eccessivo, sicuramente sgradito a tanti, sicuramente indigesto a molti... ma un semplice vignettista, non uno stragista. La tragedia di Charlie Hebdo a cosa è servita? A cosa sono servite le chiacchiere sulla libertà d'espressione, anche la più brutale? A nulla. Perché la libertà d'espressione è solo quella che alcuni decidono essere tale.


La foto che Moreno ha provocatoriamente messo su Facebook al suo ritorno, per vedere se lo bandiscono anche per due artistiche chiappe di Manara!


N.B. Trovate i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News!

FAR WEST GAZETTE GOES TO DARKWOOD!

di Filippo Pieri

Su "Far West Gazette" n. 15 (febbraio - marzo 2018), bimestrale edito da Sprea, a partire da pagina 68 troviamo un lungo articolo su Zagor, lo strano western all'italiana di Riccardo Mazzoni.








N.B. trovate i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News!

TEX E COCCO BILL CAVALCANO INSIEME NELLE PRATERIE ENIGMISTICHE!

di Filippo Pieri

Sulla "Settimana Enigmistica" n. 4481 dell'8 febbraio 2018, a pag. 26, troviamo la rubrica "West e dintorni" con ben due quesiti riguardanti personaggi pubblicati dalla Sergio Bonelli Editore. Al quesito numero 1 si parla infatti di Cocco Bill di Benito Jacovitti, mentre al quesito numero 8 si cita Tex Willer.


N.B. Trovate i link alle altre curiosità enigmistico-bonelliane su Interviste & News!

martedì 20 febbraio 2018

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 25

di Saverio Ceri

La storia della cover del 25°Tex Classic non ha molti "segreti" da raccontarci, anzi la vicenda è piuttosto lineare.
L'albo in questione raccoglie le avventure del ranger narrate per la prima volta, tra il luglio e l'agosto del 1951, sulla collana del Tex terza serie dal numero 10 al 15.
Proprio sul primo di questi albetti vediamo in copertina alcune giubbe rosse che cannoneggiano degli indiani intenti ad assaltare il loro forte. Tex, si suppone sia il personaggio di spalle in basso al centro.

Dopo una prima ristampa delle avventure nel 1952, sulla raccoltina n°12 della serie bianca, nel giugno del 1954 le sei strisce vengono riproposte per la prima volta rimontate nel formato attuale sugli Albi d'Oro 49 e 50. A causa del cambio di formato, che da orizzontale passa a verticale, Galep sceglie di cambiare inquadratura. Ora il flusso dei pellerossa sembra diventato da orizzontale che era nella versione del 1951, con la spinta impetuosa dall'esterno verso l'interno, a verticale con la caduta rovinosa dall'alto degli invasori abbattuti.
Inoltre Tex ora compare riconoscibilissimo nel suo abbigliamento classico.


Nella versione del 2018, si è scelto di riesumare quest'ultima copertina, abbassando e spostando leggermente l'inquadratura per esigenze grafiche.


Pur essendo, la serie attuale, la nona ristampa bonelliana di queste avventure, è solo la seconda volta che viene utilizzata questa cover, che ricompare quindi nelle edicole italiche dopo ben 64 anni.
In compenso Claudio Villa nell'ottobre del 1994  ha rinarrato lo stesso avvenimento nella cover del settimo numero della collana brasiliana Tex edição histórica, che vedete qui sotto.


In Italia abbiamo potuto apprezzare il disegno dell'autore comasco, ricolorato, solo nel giugno 1996, quando l'immagine fu pubblicata come mini-poster in appendice al quinto numero di Tex Nuova Ristampa.




Saverio Ceri

Trovate tutte le altre origini delle copertine di Tex Classic alla pagina Cronologie & Index!

giovedì 15 febbraio 2018

CARMINE INFANTINO: L'UOMO DEL RINNOVAMENTO DEI COMIC


di Pierangelo Serafin

Il tempo dell’oblio

Può sembrare strano che uno dei generi più conosciuti del medium fumetto come quello dei super-eroi possa aver passato un periodo di oblio pressoché totale (a eccezione di personaggi storici quali Superman, Batman e Wonder Woman, sempre presenti nelle edicole) durato quasi un decennio, tra il 1947 ed il 1956.

Il Flash originale - "Flash Comics" n. 1, gennaio 1940


Alla fine del secondo conflitto mondiale un autentico esercito di eroi mascherati messo in campo dalle varie case editrici (l’esempio più famoso ed eclatante è il Captain America della Timely creato dai giovanissimi Joe Simon e Jack Kirby), che nell’immaginario sforzo bellico contro le forze del Terzo Reich aveva trovato l’ideale scenario per lo svolgimento delle proprie avventure, perse ogni ragione di essere... Come la storia spesso insegna, quando ci si trova tra le macerie di un mondo da ricostruire gli eroi si mettono in disparte e lasciano all’opera le persone comuni.
Così maschere e costumi lasciarono il posto a poliziotti e pompieri, a stelle del cinema e intrecci romantici, ai racconti del vecchio West e alle mummie e i fantasmi del genere horror, nonché alla fantascienza e alla fantapolitica, con le due nuove minacce portate all’American Way of Life (fittizie o reali che fossero), quali gli alieni e i temutissimi comunisti.


Verso la nascita del nuovo Flash... 

Un nuovo bolide scarlatto

Una comunque vasta platea di lettori era rimasta affezionata a quei personaggi dai variopinti costumi e dagli straordinari poteri e aveva provveduto, nel corso degli anni, a subissare di richieste sotto forma di missive la redazione della National Periodical Publications, cosicché, quasi alla chetichella, nel quarto numero datato Settembre/Ottobre 1956 di una rivista contenitore (“Showcase”, appunto) fece la sua apparizione un nuovo eroe mascherato… con un vecchio nome: The Flash.
Alla casa editrice pensarono bene di recuperare il vecchio personaggio operandone un restyling grafico che lo mettesse al pari dei tempi, in quanto il Flash originale, che venne creato nel 1940, sarebbe stato decisamente anacronistico nella nuova realtà degli anni Cinquanta. Ed è proprio un vecchio fumetto di Flash (simbolico trait d’union tra passato e presente) quello che Barry Allen sta leggendo nel suo laboratorio prima che un fulmine colpisca le sostanze chimiche contenute nell’armadietto antistante - sostanze che, infradiciandolo, gli doneranno il potere dell’ultra velocità.
L’autore grafico di questa riscrittura è un artista americano (nato a Brooklyn il 24 Maggio 1925) di chiare origini italiane che lavorava per la National da quasi una decina d’anni: il suo nome è Carmine Infantino. The Mystery of the Human Thunderbolt! è probabilmente uno degli episodi più ristampati della storia del fumetto americano e viene considerata l'avventura che ha dato inizio alla Silver Age of Comics.


"Showcase" n. 4: copertina e splash page della prima, storica storia del nuovo Flash


I canoni artistici della nuova era

La parola d’ordine per gli artisti della Silver Age era “normalizzare” l’immagine dell’eroe, che non avrebbe dunque più ostentato un "mascellone" volitivo o un torace possente, ma sarebbe stato più simile all’uomo comune, all'uomo di tutti i giorni.
Così è dunque anche per il Flash di Carmine Infantino, del quale la calzamaglia non esalta alcuna muscolatura in particolare e che, sebbene sia un velocista, non viene neppure eccessivamente stravolto dal suo incedere a ultra velocità. In una famosa doppia tavola intitolata How I Draw the Flash pubblicata su “Flash Annual” n. 1 l’artista rivela quale sia uno dei trucchi visivi che determinano l’effetto velocità donato al suo personaggio.

Carmine Infantino spiega il segreto per disegnare un dinamico Flash. Tavole tratte dall’albo speciale Superman contro Flash – La più grande corsa di tutti i tempi, pubblicato dall Editrice Cenisio nel 1979.

Importante fu anche il taglio che seppe dare ai riquadri all’interno della tavole, accentuando salite e discese con vignette slanciate verso l’alto oppure evidenziando il senso di velocità della corsa con vignette orizzontali.

Esempi di costruzione delle tavole di Infantino. Per il dinamismo di Flash inquadrature larghe. Immagine tratta da L’invasione delle creature nuvola, da “Flash” n. 111, pubblicata in “DC Comics Story” n. 17. La caduta di Batman in vignette strette e alte tratta da una delle tante ristampe della storia Il castello dei mille pericoli, da “Detective Comics” n. 329, pubblicata in “Batman” Cenisio n. 17.

Caratteristiche furono anche le skylines futuristiche delle città nelle quali erano ambientate le storie, sia che si trattasse di città americane dell’epoca, sia quelle di Gorilla City, sia quelle di un lontano futuro, sia quelle di un pianeta lontano qual era Rann, luogo nel quale erano ambientate le avventure di Adam Strange alle quali Infantino contribuì per una trentina di albi, dal numero 53 al numero 84 della testata “Mystery in Space” tra il 1959 e il 1963.
Tutte queste innovazioni si fecero man mano che l’autore prendeva confidenza con il Bolide Scarlatto; tavola dopo tavola, numero dopo numero e soprattutto con un consenso da parte dei lettori sempre più crescente. I tempi, contrariamente a quella che era la caratteristica del personaggio, erano piuttosto lenti e prima di avere attendibili dati di gradimento era necessario attendere mesi.
Le prime otto storie del rinnovato Flash vennero spalmate in quattro numeri di “Showcase” (4, 8, 13 e 14) che uscirono tra il settembre 1956 e il giugno 1958, e si dovette attendere addirittura il febbraio del 1959 perché Flash potesse disporre di un albo tutto per sé; ma non si trattò di una nuova partenza, quanto piuttosto di una prosecuzione che si potrebbe interpretare come un atto di continuità.
Come se dieci anni non fossero passati la testata riprese dal numero 105, cioè dal numero successivo a quello dove era stata interrotta nel febbraio del 1949.
Sul personaggio di Flash Infantino restò per due lunghe run; la prima durò dal numero 105 al numero 174 (compresi i quattro suddetti numeri di “Showcase” e coprendo un periodo che va dal 1956 al 1967) per poi tornarvi dal numero 296 al 350 (dal 1981 al 1985, anno di chiusura della prima storica serie).


Una parte della pittoresca Rogue’s Gallery sulla suggestiva copertina di “Flash” n. 174

Durante la prima run di Flash venne creata la più consistente, variopinta e bizzarra schiera di oppositori del Velocista di Central City (e di un eroe dei comic in generale, a eccezione forse di molti strampalati antagonisti del Daredevil di casa Marvel) che prese il più famoso nome di Rogue's Gallery e che vanta tra i suoi membri personaggi del calibro di Mirror Master, Captain Cold, Gorilla Grodd, Captain Boomerang, Weather Wizard e altri ancora.
Oltre a questi avversari - a volte solitari, altre volte coalizzati tra di loro - che si preoccupavano di rendere più colorite le avventure del Bolide Scarlatto va ricordato anche colui che di Flash sarà prima la spalla e poi l’erede nel periodo post Crisis: quel Kid Flash che in realtà è l’alter ego di Wally West (e che diventerà nipote di Barry Allen dopo il matrimonio con la zia Iris West) e che compare dal numero 110 di “Flash”.


Le origini di Kid Flash narrate nel 1975

Il ritorno degli eroi

Il successo ottenuto da Flash portò al restyling di personaggi storici come Wonder Woman (affidata dal numero 98 della propria collana datato maggio 1958 a Ross Andru e Mike Esposito) e Superman (sul quale Curt Swan cominciò a operare dal 1960, anche sulle storie, dopo un discreto tirocinio con le copertine), mentre si trattò di un vero e proprio reboot per altri personaggi come Green Arrow (sul quale operò Jack Kirby) nel 1958, Green Lantern (grazie a Gil Kane e Joe Giella) nel 1959, Atom (ancora Gil Kane con Murphy Anderson) e Hawkman (con il maestro Joe Kubert), entrambi nel 1961.
Gradualmente, molto lentamente ma con una discreta progressione (per meglio tastare il polso ai lettori), il pantheon degli eroi D.C. si rinnovò, creando un nuovo interesse intorno al genere super-eroistico che portò così una nuova linfa vitale nel mondo dei comic.
Inevitabilmente altre case editrici ritentarono la carta degli eroi mascherati, ma quella che emerse come autentica e reale concorrente della D.C. fu la Marvel che, risorta dalle ceneri della defunta Timely, ufficialmente entrò in gioco con “Fantastic Four” n. 1, datato novembre 1961.


"Flash" n. 123, 1961

Una nuova continuity

In casa D.C. l’innovazione più importante avvenne nel settembre 1961, quando uscì la seminale Flash of Two Worlds (pubblicata su “Flash” n. 123) che sanciva la connessione e il reciproco riconoscimento tra l’universo di quella che verrà chiamata Terra 1 (nella quale operavano i nuovi supereroi degli anni Sessanta) e l’universo di quella che sarà definita Terra 2 (nella quale invece si trovano gli eroi della Golden Age, che avevano chiuso il loro percorso editoriale una quindicina d’anni prima): universi paralleli divisi, affinché non collidessero tra di loro, sul piano vibrazionale. Di fatto questa idea fu alla base del primo rinnovamento temporale di continuity all’interno dell’universo D.C. e pose una netta linea di separazione tra gli eroi della prima generazione e quelli moderni.
Da tutte queste rigenerazioni e rinascite rimase escluso per molto tempo un unico eroe: Batman. Quando le vendite delle testate dedicate all’eroe di Gotham scesero al di sotto della soglia della legittima preoccupazione la casa editrice convinse il suo creatore Bob Kane della necessità di un rinnovamento per un personaggio che ormai si trovava al di fuori di ogni contesto dell’epoca - sia a livello di testi, sia a livello grafico. Al capezzale dell’agonizzante Uomo Pipistrello venne chiamato ancora una volta Carmine Infantino che con il rinnovamento di Batman chiuse idealmente il cerchio delle rinascite in casa D.C..


Copertina di “Detective Comics” n. 327 e splash page della storia del nuovo Batman

Il new look di Batman

Dopo venticinque anni di controllo sulla propria creatura (la paternità coatta di Bill Finger verrà riconosciuta solo nel 2015; settantasei anni dopo la creazione del personaggio!) Bob Kane deve rassegnarsi alla nuova visione dell’editore Julius Schwartz, dello scrittore Gardner Fox e soprattutto del disegnatore Carmine Infantino, che opererà una cura snellente sul detective mascherato e doterà il suo costume di un ovale giallo al centro del petto nel quale il simbolo del pipistrello acquisterà una maggiore evidenza (a livello di merchandising finalmente si poteva avere qualcosa di comparabile allo scudo con la “S” di Superman e quindi più facilmente sfruttabile). The Mystery of the Menacing Mask! (si noti l’analogia col titolo della storia che rilanciò Flash, ovvero la succitata The Mystery of the Human Thunderbolt!) viene pubblicata su “Detective Comics” n. 327 datato maggio 1964 (esattamente trecento numeri e venticinque anni dopo la prima apparizione di Batman, avvenuta su "Detective Comics” n. 27 del maggio 1939).
Il team creativo riporta Batman e Robin alle storie dì ambientazione urbana degli inizi ponendo fine a improbabili giri per l’universo su pianeti distanti dai quali arrivavano pittoreschi criminali alieni ma dimostra di avere ben poca dimestichezza col personaggio tanto che, nella famigerata quarta vignetta di pagina tredici, Batman si trova a intimare ordini perentori agli avversari appena sconfitti con una pistola in mano.

La vignetta incriminata che suscitò un certo scalpore nei lettori dell’epoca

A parte il piccolo passo falso iniziale il contributo di Infantino risolleva le sorti editoriali del Detective di Gotham, ma, malgrado il successo ottenuto, l’artista non rimane affezionato al personaggio quanto lo era stato per Flash. Tutto il lavoro svolto sui comic book di Batman (poco più di cinquecento tavole, tra storie e copertine) dal maestro di Brooklyn è infatti raccolto in un unico volume cartonato intitolato Tales of the Batman – Carmine Infantino. L’artista lavorerà anche sulle strisce di Batman, ma solo in maniera sporadica durante il periodo 1966/67 e in un secondo tempo in maniera più continuativa tra il gennaio 1990 e il maggio 1991. Del suo periodo sul personaggio del Crociato Incappucciato è da ricordare la storia che introdusse la nuova Batgirl (che nell’ennesimo reboot è Barbara Gordon, la figlia del commissario Jim Gordon), The Million Dollar Debut of Batgirl, pubblicata su “Detective Comics” n. 359 datato Gennaio 1967.

"Detective Comics" n. 359 – copertina e splash page. In Italia verrà pubblicata su “Batman” Mondadori n. 2

Paradossalmente l’immagine legata al Dinamico Duo che più viene ricordata è una pin up che venne allegata al centro di “Detective Comics” n. 352 e che è stata utilizzata come copertina per la celeberrima raccolta di storie Batman from the 30’s to the 70’s pubblicata nel 1971 dalla Crown Publisher’s Inc. (in Italia Batman dagli anni 30 agli anni 70 pubblicato da Milano Libri Edizioni nel 1973) e per la suddetta Tales of the Batman – Carmine Infantino pubblicata da D.C. Comics nel 2014.

L’iconica immagine di Batman e Robin sfruttata per tantissime edizioni. Quando la Milano Libri Edizioni ristampò negli anni ‘90 lo storico volume Batman dagli anni 30 agli anni 70 la rese in bianco-e-nero sulla copertina di cartoncino che si trova sotto la canonica sovraccoperta a colori. Nella prima edizione del volume la copertina era un semplice cartoncino telato con sovraincisione del logo di Batman sul dorso.

Nel 1967, al fine di rilanciare le munifiche offerte fatte da Stan Lee per avere Infantino alla Marvel, la D.C. decise di promuovere l’artista al ruolo di art director prima e direttore editoriale dopo; a lui si devono l’ingaggio di Dick Giordano proveniente dalla Charlton Comics e Jack Kirby dalla Marvel, nonché il lancio di nuovi talenti quali Denny O’Neil e Neal Adams. Quando venne rimpiazzato da Jenette Kahn nel 1976 Infantino tornò a lavorare come freelance e finalmente poté andare a fare esperienza alla Marvel, anche se lavorò con una certa continuità solo su “Spider-Woman” e su “Star Wars”Tornato in D.C. nel 1981 diede il suo contributo, tra i vari lavori di quel periodo, al celebrativo numero 500 di “Detective Comics”, alla seconda serie di “Supergirl, alla mini serie “Super Powers” e alla lunga succitata seconda run su “Flash” dal numero 296 fino al numero 350 che sancì la chiusura della serie. L’ultima storia disegnata da Infantino fu però un tributo all’appena scomparso storico collega Julius Schwartz, pubblicata su “D.C. Comics presents: Batman" n.1 datato Settembre 2004 e intitolato suggestivamente Batman of Two Worlds.

La cover dell’ultimo numero della serie di Flash.

Carmine Infantino morì nella propria casa di Manhattan il 4 Aprile 2013.


Le pubblicazioni in Italia relativamente a Flash e Batman

Sebbene gli “Albi del Falco / Nembo Kid” fossero editi da Mondadori fin dal 1954 fu soltanto sul finire del 1960 che Flash fece la sua prima apparizione. La storia che venne pubblicata sul numero 241 della collana non fu precisamente la prima in ordine cronologico, ma fu Il conquistatore preistorico (Conqueror from 8 Millions B.C.!), originariamente pubblicata su “Flash” n. 105, contenente un breve flashback sulle origini del personaggio.

Le copertine degli “Albi del Falco / Nembo Kid” n. 241 - con la prima apparizione di Flash - e n. 438 - con la prima apparizione del new look batmaniano

La bruttissima copertina nostrana dell’albo è realizzata con un fotomontaggio di un’immagine di Flash incredibilmente mal riuscita tratta dalla cover di “Flash” n. 107 (che viene attribuita a Carmine Infantino e Joe Giella ,ma sorge legittimo il sospetto che sia stata realizzata esclusivamente da quest’ultimo e che Infantino più che i disegni abbia fatto un layout) presentato da un appena poco meno brutto ritratto di Nembo Kid. Un’immagine simile è utilizzata per il “Superalbo Nembo Kid” n. 6 uscito lo stesso mese e che pubblica Il mistero di Gorilla City (Menace of the Super Gorilla!), pubblicata in origine su “Flash” n. 106.
Soltanto su “Superalbo Nembo Kid” del 20 Dicembre 1962 si può finalmente leggere la storia del debutto,  che viene semplicemente intitolata La prima avventura di Flash; in compenso Il mistero del fulmine umano è il titolo che venne dato al primo volume dedicato a Flash della collana “DC Comics Story” pubblicata da “Il Sole 24 Ore” nel 2014.

Copertine dei “Superalbo Nembo Kid” n. 20 - con la storia Flash in due mondi (Flash of Two Worlds) - e n. 31 - con la prima storia della Silver Age

Le storie di Flash vennero regolarmente pubblicate su entrambe le testate fino alla loro chiusura o, come nel caso degli “Albi del Falco / Nembo Kid”, finché non cambiarono formato e denominazione in “Superman”. Dal 1967 in avanti (anche se è un periodo che non riguarda più Infantino come illustratore) appariranno sia in “Batman” che in “Superman”, seppur in maniera saltuaria e discontinua. Le storie del secondo periodo di Infantino su Flash sono tuttora in buona parte inedite nel nostro Paese.
Il Batman del new look fece invece la sua prima apparizione sul numero 438 di “Nembo Kid” datato 6 Settembre 1964 e The Mystery of the Menacing Mask! divenne una fantasiosa Pronto soccorso per criminali. Le avventure di Batman e Robin verranno pubblicate nei “Nembo Kid”, nei “Superalbo” e infine, da dicembre 1966, nella testata “Batman”.

Copertina di “Batman” Mondadori n. 15

Del Batman del secondo periodo di Infantino (che comunque fu davvero poca cosa rispetto alla mole di lavoro svolta per Flash) rimangono inedite in Italia le strisce quotidiane degli anni Novanta, quattro numeri di “The Brave and the Bold” e la storia omaggio a Julius Schwartz.


Concludendo: una pubblicazione consigliata

Fortunatamente su Carmine Infantino si trova davvero molto in Rete, ma se c’è un libro abbastanza esauriente sull’artista di Brooklyn questo è Carmine Infantino – Penciler. Publisher. Provocateur di Jim Amash pubblicato dall’impareggiabile TwoMorrows. Si tratta di 224 pagine per 26,95 dollari nella versione softcover, mentre la versione hardcover prevede 16 pagine in più stampate a colori su carta patinata per 46,95 dollari. La prima edizione del libro venne pubblicata nel 2010 quando il Maestro era ancora in vita.

Copertina della versione hardcover del volume della TwoMorrows Publishing


Pierangelo Serafin

N.B. Trovate i link agli altri articoli "storici" su Cronologie & Index!