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martedì 23 dicembre 2025

BONELLI 2025: TRE LUSTRI DA LEADER PER BOSELLI

Diamo i numeri 93

di Saverio Ceri 

Bentornati a Diamo i numeri. In questa seconda puntata del nostro riepilogo annuale bonelliano, ci concentriamo sugli sceneggiatori che hanno firmato le 16.305,33 tavole inedite pubblicate sulle testate dell’editore di Via Buonarroti nel corso del 2025. 

Mauro Boselli, ancora una volta medaglia d'oro tra gli sceneggiatori bonelliani

Gli sceneggiatori impegnati sulle testate bonelliane nel 2025 sono stati 71: un paio in meno rispetto al triennio precedente, durante il quale la casa editrice aveva pubblicato, curiosamente, storie firmate ogni anno da 73 autori.
Gli esordienti sono stati undici, tre in più rispetto al 2024. Nella tabella qui sotto li trovate indicati come “esordienti”, anche se alcuni vantano già una solida esperienza nel fumetto, e non solo, come nel caso di Caparezza.
La graduatoria elenca tutti i 71 sceneggiatori del 2025 ordinati per numero di pagine inedite pubblicate: potrete vedere a quali personaggi hanno lavorato e se il risultato degli ultimi dodici mesi rappresenta il loro Personal Best (PB verde se superato, giallo se eguagliato) oppure se, come accennato, si tratta del loro debutto in casa Bonelli (E).



Il podio
Come ogni anno da quando la rubrica è approdata su Dime Web, aggiorniamo la straordinaria contabilità di Mauro Boselli: anche nel 2025 la medaglia d’oro degli sceneggiatori bonelliani più prolifici è sua. Per il maestro milanese si tratta della ventiduesima vittoria in carriera, la quindicesima consecutiva.
Con questo risultato Boselli sale a 22 podi consecutivi, 28 complessivi. Oltre alle ventidue “medaglie d’oro”, il suo palmarès conta infatti anche cinque argenti e un bronzo, raccolti in 38 anni di attività bonelliana.
La vittoria di quest’anno è maturata sul filo di lana, grazie alle uscite degli ultimi due mesi che gli hanno permesso di superare Ruju e Rauch, protagonisti di un testa a testa durato quasi tutto l’anno e costretti, alla fine, ad accontentarsi degli altri gradini del podio.


Medaglia d'argento per il veterano Pasquale Ruju

Al secondo posto troviamo Pasquale Ruju, che può ancora rivendicare un primato non da poco: essere stato, ormai nel lontano 2010, l’ultimo sceneggiatore capace di superare Boselli per numero di pagine pubblicate in un anno. Con l’argento del 2025, Ruju sale per l’undicesima volta sul podio, la sesta consecutiva. Il suo palmarès bonelliano arriva così a 1 oro, 6 argenti e 4 bronzi.
Grazie al suo record personale di tavole annuali, conquista invece il terzo gradino Jacopo Rauch, che torna sul podio per la seconda volta in carriera. Un ritorno che, curiosamente, ricompone esattamente la stessa triade del 2021.

Medaglia di Bronzo per Jacopo Rauch, grazie al suo record annuale personale.

La Top Ten
Tra i dieci sceneggiatori più pubblicati dell’anno compaiono un paio di “nuovi” ingressi rispetto al 2024. Il primo è Jacopo Rauch, rimasto fuori lo scorso anno ma tutt’altro che un volto inedito ai piani alti: per lui si tratta infatti della quinta presenza in Top Ten. L’altro rientro è quello di Luigi Mignacco, nono a pari merito con Burattini. Mignacco è un vero habitué della classifica, che raggiunge per la 29ª volta in carriera, anche se mancava dal 2020.
Davanti a lui, per numero di presenze complessive, troviamo soltanto tre giganti: l’inarrivabile Boselli, alla 33ª presenza (e da 32 anni consecutivi nella Top Ten), il veterano Giancarlo Berardi, che tocca quota 31 con undici ingressi consecutivi, e Moreno Burattini, che sale per la 30ª volta, sei delle quali consecutive.
Ruju, invece, è stabilmente in Top Ten da dodici anni e raggiunge la sua 21ª presenza. Una in meno per Stefano Vietti, che arriva a 20 presenze totali, quattro consecutive. Il suo sodale Luca Enoch si conferma tra i primi dieci per l’11ª volta, con una striscia aperta di nove anni. Seguono Bepi Vigna, con nove presenze complessive, e Giovanni Eccher, con quattro: entrambi alla seconda presenza consecutiva.
Rispetto al 2024, escono dalla Top Ten Alessandro Russo e Claudio Nizzi.


Tra tanti veterani bonelliani, nella classifica del 2025 troviamo un esordiente di lusso: Caparezza (il primo da destra per chi avesse dei dubbi); qui è con Piccinelli, Burattini e Casertano in quel di Lucca.

I veterani
Tra gli sceneggiatori pubblicati quest’anno, il decano è Giancarlo Berardi, presente sulle testate SBE da ben 48 anni. A seguirlo, distanziato di appena un paio d’anni, c’è il suo storico collaboratore Maurizio Mantero, che iniziò a lavorare con Ken Parker — e dunque con Berardi e con la Bonelli — 46 anni fa.
Veterani di lungo corso sono anche Claudio Nizzi, attivo da 44 anni, e Luigi Mignacco, che frequenta Via Buonarroti da 42 anni.


Giancarlo Berardi, il decano degli sceneggiatori SBE. Pubblicato su albi bonelliani dal 1977

Luigi Mignacco è anche l’autore pubblicato con maggiore continuità: da 39 anni consecutivi leggiamo almeno una sua storia all’anno. Lo seguono, in questa speciale classifica di presenze ininterrotte, Bepi Vigna, nei credits da 38 anni senza pause, e Claudio Chiaverotti, presente da 37 anni.
La striscia positiva di Mauro Boselli è più breve ma decisamente più intensa: 34 annate consecutive, seguito a ruota da Burattini (33), Berardi (32), Ruju (31), Vietti (30) ed Enoch (27).
Prosegue la serie anche Paola Barbato che, grazie alle poche vignette rimontate di Ut, risulta pubblicata su albi Bonelli per il 26° anno di fila, così come Maurizio Mantero.
Chiudono il gruppo due autori con quasi un quarto di secolo di presenza ininterrotta: Lorenzo Calza su Julia e Carlo Recagno su Martin Mystère, entrambi a quota 24 anni.

Luigi Mignacco, qui all'ultima Lucca C&G tra alcuni dei suoi personaggi, è pubblicato ininterrottamente dal 1987 su albi bonelliani 

Serie per serie
Proseguiamo con la lista degli sceneggiatori più prolifici per ogni serie, almeno delle otto regolari mensili. Riportiamo qui sotto una tabella riassuntiva, con numero di tavole pubblicate dallo scrittore più presente nel 2025, e numero di vittorie annuali dello stesso autore relativamente alla serie in questione. 


Su Dampyr, nonostante Mauro Boselli abbia scritto storie solo fino al numero 300, uscito a marzo, risulta per il 25°anno, l'ottavo consecutivo lo sceneggiatore più pubblicato sulla serie.
Su Dragonero torna a essere il più pubblicato dell'anno Luca Enoch, per la nona volta nella storia editoriale della collana. l'ultimo "scudetto" per lui risaliva al 2023.
Passando a Dylan Dog: anche per Barbara Baraldi, unica quota rosa tra gli scudettati del 2025, la precedente affermazione risaliva al 2023. Era per lei il primo "scudetto dell'Incubo", quest'anno conquista il secondo. 

Barbara Baraldi, qui ritratta da Ettone, oltre alla curatrice di Dylan Dog è la sceneggiatrice più pubblicata nel 2025 sulle pagine dell'Indagatore dell'Incubo.

Imprescindibile lo scudetto di Giancarlo Berardi per Julia. Ventottesimo titolo su 28 stagioni.
Per Martin Mystère: un quartetto di sceneggiatori si divide il primo gradino del podio con due albi pubblicati a testa; se per Sergio Badino, Francesco Matteuzzi e Gianmaria Contro è il primo "scudetto del mystèro", per Giovanni Eccher è invece il terzo negli ultimi quattro anni. 
Per il secondo anno consecutivo e Bepi Vigna ad essere il più pubblicato su albi di Nathan Never. Per lui è l'undicesima medaglia d'oro neveriana.
Secondo titolo su Tex per Pasquale Ruju, che rimane l'unico a permettersi di superare ogni tanto Boselli in qualche graduatoria. Per farlo ha dovuto stabilire il suo record personale sulle pagine del Ranger con ben 1220 tavole. Il suo primo "scudetto" su Tex risaliva al 2018.
Jacopo Rauch torna ad essere il più pubblicato sulle pagine di Zagor per il quarto anno, la vittoria precedente risaliva al 2023.

Gli Anni Venti
Come per i personaggi torniamo a parlare della classifica del decennio. Siamo alla sesta delle dieci tappe che ci diranno quali saranno gli sceneggiatori più pubblicati degli Anni venti del XXI secolo. Questa per ora la Top Ten della graduatoria che deriva dalla somma delle annate dal 2020 al 2025.


La Top Ten degli anni Venti, si sta consolidando: per il quarto anno consecutivo è composta dai soliti dieci nomi, ma solo Rauch e Vigna negli ultimi dodici mesi si sono scambiati la posizione: nessun nuovo sceneggiatore, infatti, è riuscito neppure quest'anno a conquistarsi il posto nei piani alti a scapito di un collega. Chiaverotti e Mignacco, nono e decimo, hanno pubblicato nel 2025 un numero di tavole sufficienti a rafforzare al loro posizione nei confronti degli immediati inseguitori.
Praticamente consolidate le prime due posizioni, saldamente in mano di Boselli e Ruju; anche Enoch negli ultimi dodici mesi ha rafforzato il terzo posto. Più incerta la gara per le posizioni dalla quarta alla settima. Si allarga il divario tra il gruppetto ai piedi del podio e Vietti, stabilmente ottavo. Probabilmente Chiaverotti e Mignacco si contenderanno fino alla fine le ultime due posizioni della Top Ten del decennio. 

Moreno Burattini mostra l'ultimo albo del 2025 che contiene una sua storia, il primo della gestione Antonio Serra, suo sostituto alla guida del personaggio. Negli ultimi dodici mesi è entrato nelle esclusivissima Top Five Bonelliana a far compagnia a Bonelli, Nolitta, Nizzi e Boselli. 

All-Time

Nella graduatoria storica bonelliana (ovvero dal gennaio 1941 a oggi), si registrano due importanti sorpassi in Top Ten: Moreno Burattini supera Alfredo Castelli, divenendo così il quinto sceneggiatore più pubblicato nella storia della casa editrice e Pasquale Ruju scavalca Gianfranco Manfredi al nono posto.  
Degni di menzione anche Claudio Chiaverotti e Stefano Vietti che con le storie pubblicate quest'anno superano quota 25.000 tavole in casa Bonelli. I due, separati tra loro da meno di cinquanta tavole, sono in lotta per l'undicesimo posto nella graduatoria all-time.
Lorenzo Calza ha superato nel 2025 quota 10.000 tavole bonelliane. E' il 23° sceneggiatore nella storia della casa editrice a superare questo limite.

Anche per questa seconda parte è tutto. Se vi fosse sfuggita vi invitiamo a leggere la prima parte dedicata ai personaggi pubblicati nel 2025, e vi diamo appuntamento ai prossimi giorni con tutti i numeri dei disegnatori bonelliani e coi dati dei copertinisti, coloristi e albi speciali

Saverio Ceri 

N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri.

domenica 27 aprile 2025

ZAGOR CENTOMILA!

Uno storico traguardo per lo Spirito con la Scure

Diamo i  numeri 91
di Saverio Ceri


Come avete scoperto sfogliando l'albo di aprile di Zagor, lo storico personaggio creato da Nolitta e Ferri nel 1961, ha raggiunto, e superato di slancio, il ragguardevole traguardo delle centomila tavole pubblicate. E' il secondo personaggio bonelliano dopo Tex a superare questa boa e lo fa con qualche anno di anticipo rispetto al suo illustre compagno di scuderia. Zagor infatti giunge a centomila tavole poco prima dei 64 anni di vita editoriale, mentre Aquila della Notte vi era arrivato a 70 anni e cinque mesi. Tra i fumetti italiani oltre ai due eroi appena citati, solo Diabolik può vantare un simile record, anche se, è bene ricordarlo, le tavole del Re del Terrore sono decisamente più piccole ed avare di vignette rispetto alle classiche tavole bonelliane. Fuori dai confini nazionali credo siano davvero pochi, se non nessuno, i personaggi di cui sono state pubblicate oltre centomila tavole. Solo Topolino e Paperino, le cui avventure vengono prodotte parallelamente in più paesi, probabilmente riescono a rientrare nel ristretto "club dei centomila". 

 Zenith Gigante 768, l'albo che contiene al tavola centomila di Zagor. Cover di Piccinelli

Ringraziando Moreno Burattini e la Bonelli per l'ampio risalto dato alla notizia, andiamo a  scoprire come si è formato anno dopo anno, striscia dopo striscia, tavola dopo tavola, il grattacielo di pagine a fumetti dedicate allo Spirito con la Scure.

Il primo albo di Zagor, contiene, sottoforma di singole strisce, le prime 26,67 tavole del personaggio. Copertina di Gallieno Ferri

Le prime seimila tavole poco più risalgono al pioneristico periodo delle strisce (1961-1970), ovvero le quattro storiche serie della Collana Lampo, prima incarnazione editoriale di Zagor, tornata recentemente nelle edicole italiane in versione anastatica, edita dalla RCS. In totale vennero pubblicati 239 albetti in quello storico formato con un numero di pagine, dedicate al protagonista, variabile dalle 67 alle 86, a seconda delle esigenze narrative degli autori. Le pagine restanti della pubblicazione se le spartivano le serie a fumetti in appendice, i racconti in prosa e i giochi enigmistici. 

Nel luglio del 1965, Zagor approda nel formato gigante sul numero 52 della collana Zenith, trovando la sua dimensione definitiva, mantenuta ininterrottamente fino ad oggi. La storica cover è di Gallieno Ferri.

Di 60 anni fa è invece la prima apparizione di Zagor sull'attuale serie principale, ovvero la Zenith Gigante seconda serie, giunta al 717° volume dedicato allo Spirito con la Scure, sui 768 dell'intera collana. Su questa testata, però, già nel 1968, due anni prima della chiusura delle strisce, si rese necessaria la pubblicazioni di storie inedite, create appositamente, per sopperire al limitato numero di pagine da ristampare provenienti dalle collane Lampo. La prima avventura inedita, Odio, apparve su Zenith Gigante 90, ovvero Zagor 39, e la copertina di Ferri, con Zagor che guarda lontano, a un prosperoso futuro editoriale, fu di buon auspicio. Nonostante il titolo.


Furono in tutto sette le avventure nuove che si intervallarono con le ristampe delle strisce  sulla collana "gigante"; tutte, a parte una illustrata da Ferri, disegnate da Franco Donatelli. La Zenith iniziò a pubblicare esclusivamente inediti a partire da pagina 77 del numero 119 (Zagor 68) del febbraio 1971, divenendo così la casa definitiva dello Spirito con la Scure. La collana Zenith, con oltre sessantaduemila tavole è la serie che più di tutte ha contribuito al raggiungimento del record zagoriano che stiamo celebrando con questo post; Rimase l'unica collana zagoriana però per meno di quanto si possa pensare. Solo otto anni dopo, infatti, fece il suo esordio una pubblicazione rivoluzionaria per la casa editrice, una pubblicazione con cadenza annuale per la prima volta dedicata a un comprimario, per di più dichiaratamente umoristica: lo speciale estivo di Cico. Quello dedicato al "Piccolo uomo dal grande ventre", come chiamano i nativi il panciuto amico di Zagor, divenne inoltre il primo fuori serie periodico della casa editrice dato che allietò le estati degli zagoriani per i cinque anni consecutivi, e poi, a partire dal '90 per altri ventidue appuntamenti a cadenza regolare.

Il primo storico speciale bonelliano è dedicato a Cico (giugno 1979). Cover di Ferri

Cico, dal 1979 a oggi, ha contribuito al bottino di pagine zagoriane per quasi 4000 tavole, grazie a 28 speciali e la miniserie di sei albi A spasso nel tempo. Nel 1988, debutta lo special vero e proprio di Zagor, con quasi un decennio di ritardo rispetto al fuoriserie dedicato al buffo messicano, suo compagno di avventure. Il fuoriserie annuale, oggi semestrale è la collana più longeva, oltre alla Zenith, dedicata allo Spirito con la Scure, ma, con poco meno di 6000 pagine, è solo quarta, attualmente, in fatto di tavole inedite pubblicate. 

Lo speciale di Zagor è la seconda collana più longeva dedicata allo Spirito con la Scure: esce regolarmente da 37 anni.

La collana degli speciali di Zagor è arricchita inizialmente da allegati dedicati, prima al mondo zagoriano, e poi alle avventure a fumetti dei comprimari della serie. A partire dal 12° numero la perdita dell'allegato viene compensata dall'aggiunta di 32 tavole  che portano la foliazione della serie, per un quarto di secolo, alle classiche 160 tavole. Con l'albo appena uscito nella primavera del 2025, la collana si ridimensiona e torna alle iniziali 128 tavole a fumetti. 

Una nuova collana fuori serie dedicata a Zagor si affianca alle altre nel 1996, è l'Almanacco dell'Avventura, testata annuale inizialmente condivisa ad anni alterni con Mister No, ma poi occupata regolarmente dallo Spirito con la Scure a partire dal 2000. La serie pubblicata su carta patinata e arricchita di decine di pagine di articoli dedicati a temi classici dell'avventura, si compone di quattordici uscite e poco meno di 1400 tavole.

Il primo Almanacco dell'avventura dedicato a Zagor. Copertina di Gallieno Ferri

Sempre nel 2000 giunge nell'edicola la collana che ha maggiormente contribuito dopo la Zenith al malloppo delle centomila tavole. Si tratta del Maxi Zagor, un balenottero di circa trecento pagine a uscita, che ci ha tenuto compagnia per oltre vent'anni, per 41 uscite, e ci ha fatto leggere quasi dodicimila tavole di Za-gor-te-nay. Dalla 42a uscita la collana viene ribattezzata Zagor +, riparte dal numero uno e riduce la foliazione a 190 tavole. Anche in questo caso, nella primavera del 2025, tra poco meno di un mese, si registrerà una riduzione ulteriore di pagine, fino a 128 tavole ad albo, rendendo di fatto lo Speciale e lo Zagor+ due testate gemelle.

Il primo dei tre giganti dedicati a Zagor. Copertina di Gallieno Ferri

Dal 2011 al 2013 è esistito anche uno Zagorone, ultimo nato tra gli "oni" bonelliani, dopo la prestigiosa collana dei Texoni, e dopo i Dylandogoni, i Nathanneveroni e i Martinmystèroni. 
Nell'anno 2013 esordisce lo Zagor Color, collana oggi semestrale, che generalmente è incentrata sulle avventure preseti o passate di uno dei comprimari della serie. Le pagine in quadricromia di questa serie hanno contribuito al record zagoriano con poco più di 2500 tavole. 
L'ultimo nato tra i fuoriserie zagoriani. copertina di Piccinelli

In tempi più recenti, estate 2021, segnaliamo l'esordio dello Zagor Bis, pubblicazione in tutto e per tutto uguale alla serie regolare, ma contenente in ogni albo una storia autoconclusiva.
La centomilesima tavola pubblicata di Zagor. Il destino ha deciso che fosse firmata da Rauch e Della Monica.

Nella tabella qui sotto trovate, incolonnate per numero di tavole inedite pubblicate, tutte le edizioni dedicate allo Spirito con la Scure, sia distribuite in edicola o libreria, sia per iniziative esterne alla casa editrice, ma comunque commissionate dalla Bonelli e/o riconosciute bonelliane del fatto di averle ristampate su albi ufficiali di Zagor. Ci riferiamo a storie tipo quella inedita per l'album Panini, oppure il recente episodio Sinistra profezia, edito su due pubblicazioni a striscia distribuite con la Gazzetta dello Sport nelle prime uscite dedicate alla ristampa anastatica della Collana Lampo. 


Sono 62 gli sceneggiatori che hanno contribuito almeno con una tavola a raggiungere le centomila tavole di Zagor; o meglio di Zagor o di uno dei comprimari della serie, dato che nel computo rientrano tutte le pagine pubblicate su albi dedicati a Cico, ma anche tutti gli albetti spillati allagati agli speciali di cui parlavamo poc'anzi, dedicati di volta a uno degli amici del protagonista. Le tavole propriamente di Zagor sono 95.700; quasi tutte le mancanti per arrivare a centomila sono da attribuirsi a Cico; trentadue a testa sono state dedicate a Digging Bill, Bat Batterton, Guitar Jim, Icaro La Plume, Trampy e Ramath; 140 sono quelle che hanno visto lo Spirito con la Scure fianco a fianco con Flash, il superereoe della DC comics; 26 infine quelle di un team-up molto particolare che ha visto interagire Zagor con un suo fan d'eccezione, Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti. 

Le 26 tavole più atipiche delle centomila zagoriane le troviamo su questo albetto allegato a Zagor 683 del marzo 2018 - cover di Piccinelli 

Nella tabella qui sotto trovate tutti gli sceneggiatori dello Spirito con la Scure incolonnati per numero di tavole complessive realizzate. Nelle colonne successive alla prima trovate i dati parziali personaggio per personaggio. In giallo gli autori più impegnati per i singoli personaggi.


Su centomila tavole si fanno bene le  percentuali, e quindi possiamo velocemente stabilire che il 29,11% delle tavole zagoriane sono state realizzate da Moreno Burattini; quasi la meta, il 15,18% è da attribuirsi al creatore del personaggio Guido Nolitta alias Sergio Bonelli. Dimezzando ancora il numero delle tavole si trova un terzetto apparentemente in lotta per il terzo posto, dato che meno di settecento pagine pubblicate dividono Marcello Toninelli, per ora sul gradino più basso del podio degli sceneggiatori zagoriani, da Mauro Boselli e Jacopo Rauch. Presto, probabilmente entro l'anno, sarà proprio quest'ultimo a salire sul podio dato che è l'unico dei tre, a quanto mi risulta, a scrivere regolarmente per lo Spirito con la Scure. Scendendo di posizione in posizione trovate tutti gli altri. Tra i singoli comprimari, da notare che a parte Ramath, scritto da Colombo, e il crossover con Flash di Masi-Uzzeo, tutti gli altri personaggi sono stati scritti in maggior parte, o completamente, da Burattini.

La cover disegnata da Emiliano Mammucari per una delle molte iniziative legate al team-up tra Zagor e Flash

I disegnatori che hanno illustrato le centomila tavole di Zagor sono 90, dal 1961 a oggi, e sono molto proliferati negli anni recenti grazie alle storie brevi pubblicate sui maxi e sulle miniserie Origini e Cico a spasso nel tempo. Per lungo tempo, almeno i primi quindici anni, erano stati praticamente in tre a reggere le sorti grafiche della collana: Ferri, Donatelli e Bignotti; tre velocisti della matita e del pennello, che trovarono anche il tempo, di tenere a battesimo, nel 1975, l'altro grande personaggio nolittiano, Mister No, e, nel caso di Bignotti, di accompagnarlo fin quasi alla maggiore età.
I novanta illustratori di Darkwood, li trovate incolonnati, nella tabella qui sotto, anche in questo caso per numero di tavole complessive realizzate.



Sui primi due gradini del podio troviamo gli inarrivabili Gallieno Ferri e Franco Donatelli, con grande vantaggio da parte del creatore grafico del personaggio, che ha dedicato a Zagor ventisei anni in più di carriera rispetto al collega. La lotta per il terzo posto, aperta a molti degli attuali illustratori del personaggio, vede per ora prevalere Alessandro Chiarolla con un discreto vantaggio su Raffaele Della Monica. Entrambi lavorano sulla collana da poco più di un trentennio. Il terzetto Sedioli, Mangiantini, Verni che ha esordito sulla collana tra il 2002 e il 2006, per ora parrebbe lottare per raggiungere il quinto posto, ma in prospettiva uno dei tre potrebbe puntare anche al podio. Infatti, se si considerassero solo gli ultimi vent'anni di pubblicazioni zagoriane, la Top Five sarebbe: Mangiantini, Sedioli, Chiarolla, Verni, Della Monica, con un migliaio di tavole di differenza tra il primo e il quinto. 

Tra gli ultimi in classifica sia tra gli sceneggiatori che tra i disegnatori troviamo Sio, che ha contribuito all'epopea zagoriana, anzi cichiana, solo una tavola: quella qui sopra.

E anche per questa puntata di Diamo i Numeri è tutto. Chissà se avremo occasione di festeggiare ancora un traguardo simile: Dylan Dog veleggia in questo momento sulle ottantamila tavole, in prospettiva, considerando un rallentamento nelle tavole pubblicate, rispetto al recente passato, arriverà a superare la boa delle centomila nel 2032. Nathan Never è sulle 76.000 considerando tutti i vari spin-off. Il computo salirebbe a 90.000 considerando anche tutte le serie dedicate a Legs; in tal caso considerando il ritmo di produzione attuale, l'anno della tavola centomila per l'intero cosmo neveriano, sarebbe anche in questo caso il 2032. 

N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri.

martedì 20 febbraio 2024

UN CANTAUTORE CHIAMATO... CICO!

di Giampiero Belardinelli

Dopo alcuni anni torna a scrivere su "Dime Web" un vecchio, carissimo nostro amico, oltreché antico collaboratore di "Dime Press". E lo fa revisionando un suo articolo pubblicato nel 2009 nel fascicolo allegato al disco di Graziano Romani, "Zagor King of Darkwood". Buona lettura! (s.c. & f.m.)




Nolitta il paroliere

Nell’ideazione delle canzoni di Cico, Guido Nolitta (nome d’arte dell’editore Sergio Bonelli) si è rifatto alla tradizione dei personaggi del "Corriere dei Piccoli" e delle numerose riviste per ragazzi pubblicate prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Le canzoncine sono in genere versi di ottonari in rima baciata (AA) e alternata (ABAB). Nel "Grande dizionario Garzanti della lingua italiana" la voce "ottonario" viene così descritta: Nella metrica italiana, si dice di verso di otto sillabe nella sua forma piana, che ha l’ultimo accento ritmico sulla settima sillaba. Un buon esempio è quello della tradizione di Sor Pampurio e del Signor Bonaventura: Sor Pampurio arcicontento/del suo nuovo appartamento e Qui comincia l’avventura/del signor Bonaventura.
Iniziamo con una composizione semplice, presa dall’albo Iron Man (ZG n. 15). La canzoncina è un invito a navigare privi di inutili zavorre: il capo dei Cayuga Na-Pawa, alleato di Iron Man, viene infatti gettato in acqua a meditare sui propri errori. E l’arguto Cico recita:


Tira su l’ancora bel marinar

volgi la prua e comincia a navigar.


Nell’albo I cacciatori di uomini (ZG n. 29) troviamo invece l’elogio dello scassinatore. I versi sono opera di Cesare Melloncelli, uno dei collaboratori di Nolitta negli anni Sessanta. Poiché l’intervento di Nolitta sui dialoghi è stato significativo, si può senz’altro inserirlo in questo elenco nolittiano. E non è da escludere, poi, l’apporto di Nolitta anche sulla lirica di Cico. Da notare come la composizione inizi con due distici a rima alternata, seguiti da altri due a rima baciata e poi di nuovo due a rima alternata.


Troverai lucchetti rotti,

casseforti senza porta

e soltanto poliziotti

dalla mira molto storta.

Nella cella l’inferriata

sarà debole e segata.

E poi chi ti tiene al freno?

Darai pur l’assalto al treno!

Tralasciata la prudenza

dei passati tempi neri

fermerai la diligenza

borseggiando i passeggeri.


Una delle idee fisse di Cico è il cibo: intorno a questo tema si potrebbe scrivere un saggio. A differenza di quanto fatto da Angelo Palumbo nel suo articolo Un cantautore di nome Cico, pubblicato nel 1995 sul decimo numero della rivista "Dime Press", ci limiteremo qui a segnalare alcune significative canzoni sulle prelibatezze della cucina. In un buon pranzo, tra l’altro, l’etichetta non è meno importante del cibo servito in tavola. E, nell’albo Seminoles (ZG n. 43), Cico intona:


Se non manca l’appetito

il mangiare è un vero rito

che compiuto sempre va

con estrema serietà.

Sia disposta ogni pietanza

con buon gusto ed eleganza,

si rispetti l’etichetta

adoprando la salvietta

e, infine, ricordate,

si usin sempre le posate.

Se alla fin del fervorino

tu rammenti quel che ho detto

il più misero spuntino

si trasforma in un banchetto.






Nell’albo Terrore (ZG n. 2) e, nello specifico, nel racconto L’uomo volante, scritto e disegnato da Gallieno Ferri con la revisione dei dialoghi di Guido Nolitta, viene presentata un’ispirata canzone del Messicano. Se Foscolo e Alceo, come osserva Angelo Palumbo nell’articolo sopracitato, cantavano l’amore per le belle donne l’uno e per il vino l’altro, Cico invece ama poetare su qualcosa di più caldo e fragrante.


Ho percorso mille miglia

sono stanco di remare

or lo stomaco consiglia

che è il momento di mangiare.

Or mi scelgo un bel cosciotto

dal sapore prelibato,

che mi sbaferò ben cotto

sotto forma di stufato.


Come sanno i lettori zagoriani, Cico non è molto abile nella caccia. Quindi, per riempire la dispensa, occorre l’abilità dello Spirito con la Scure. Molto peggio quando il pancione si trova nelle cittadine della Frontiera. Lì servono i soldi: e le tasche di Cico, il più delle volte, sono al verde. Nonostante i pochi quattrini, quando gli capita di averne Cico non bada a spese.


Aprite i negozi, imbandite le mense,

voglio svuotarvi cantine e dispense.

Io posso spendere senza badare

e mezzo paese voglio comprare!

Che l’oste e il trattore

si facciano avanti,

c’è un vero signore

che paga in contanti,

che ha un solo problema:

riempire la pancia,

che al conto non trema

e dà pure la mancia!


La canzone è apparsa nell’albo Satko! (ZG n. 45). Nel suo già più volte citato articolo, Palumbo (con la complicità del non accreditato Moreno Burattini) scrive: Sotto certi aspetti, gli ideali di Cico ricordano quelli di poeti come Cecco Angiolieri (1260-1313) e, nella loro prosaica materialità, fanno da contraltare alla spiritualità di Zagor. Da notare, in quest’ultima composizione, come dopo due distici a rima baciata (uno dodecasillabo, uno endecasillabo) il ritmo si fa più veloce con due quartine finali di senari a rime alternate.
La presenza di Cico accanto a Zagor ha fatto sorgere a qualcuno un dubbio: in alcune circostanze, come se la sarebbe cavata l’eroe senza l’aiuto del Messicano? D’altronde, come ha affermato Mauro Boselli, Cico è molto più in gamba di tutti noi. È vero: a volte combina dei guai, ma ha seguito Zagor in viaggi pericolosi, lunghi migliaia di chilometri. Il pancione è consapevole di ciò e, nell’albo Territorio indiano (ZG n. 19), intona un’autocelebrazione.


In un giorno assai lontano

il mio Messico ho lasciato

e in aiuto al bravo Zagor

come un angiol son volato.

Sono forte e coraggioso

come un cavaliere antico,

se qualcun non mi conosce

mi presento, sono Cico!

 





E a proposito di viaggi e di notti trascorse all’addiaccio, Cico è ormai temprato a ogni inconveniente. Però, permettiamogli almeno di lamentarsi cantando. La canzoncina che segue viene definita da Zagor uno strazio: l’eroe nolittiano ha tanti meriti ma qui sbaglia di grosso. Il brano, nell’albo La strada di ferro (ZG n. 82), è di un’ironia quasi britannica.


Brilla il fuoco del bivacco

sotto un cielo senza stelle,

ho condito col tabacco

le mie ultime frittelle.

Ho bevuto un po’ di whisky

con la polvere da sparo

e a dormire sotto un cactus

questa notte mi preparo.

Un coyote da lontano

sta ululando a squarciagola,

anche lui, quel poveraccio,

dorme senza le lenzuola!


Per fortuna, dopo il freddo e la pioggia ai Nostri capita di potersi ritirare al caldo tra delle solide mura. Nell’albo Zagor contro il vampiro (ZG n. 86), Cico intona un inno alle comodità di un’abitazione. Il padrone di casa, però, è più gelido della morte: il vampiro Bela Rakosi.


Si mangia del pollo

si dorme all’asciutto

ormai ben satollo

nel letto mi butto.

Voi venti invernali

crudeli soffiate,

ma sotto le coltri

è già piena estate!


Casa dolce casa. Purtroppo, più volte la capanna dalla palude è stata distrutta: come nell’avventura Ora zero! (ZG nn. 107-109), colpita dai missili del geniale professor Hellingen. Nell’albo Tre uomini in pericolo (ZG n. 110), fischiettando una canzone, il Messicano è intento a ricostruirla. Con risultati disastrosi, però.


Ogni tempio dell’Egitto

messo su mill’anni fa,

può vedere sempre dritto

di sfidar l’eternità.

Per aver quel risultato

uno storico ha narrato

che trent’anni in mezzi ai guai

lavoraron gli operai.

Anch’io son costruttore

ma la casa, in fede mia,

la completo in poche ore

lavorando in allegria!


Una casa accogliente deve essere pulita: anche se modesta come quella della palude. Mentre Zagor è impegnato nella caccia, tocca a Cico utilizzare gli attrezzi del mestiere. Ma il buonumore e l’ironia alleggeriscono il suo lavoro.


Posso dir senza vantarmi

d’esser prode uomo d’armi,

ma la vita può esser gaia

pur facendo la massaia.

Quando l’ombra della guerra

non minaccia la mia terra,

lascio l’elmo e la corazza

e impugno la ramazza.

Provo gran divertimento

nel pulire il pavimento

e sovente mi compiaccio

pur d’usar lo strofinaccio.





Quello della massaia non è certo il lavoro più amato da Cico. Nelle sue avventure – o disavventure – lo abbiamo visto fare i lavori più disparati come il Paperino di Carl Barks, secondo l’acuta osservazione del critico e romanziere Leonardo Gori (cfr. "Dime Press" n. 3; di questo parallelismo Paperino / Cico ne ha parlato in più sedi anche Francesco Manetti: vedi per es. Giornale Pop). Ma il mestiere più insolito è quello tentato nell’albo La stella di latta (ZG n. 74).


Molte volte è capitato

di cambiare il mio mestiere,

io però mi sento nato

sol per far il giustiziere.

Amo il cappio e la mannaia,

per la forca ho la passione,

la giornata sembra gaia

quando c’è un’esecuzione!

Oggidì, molti anni dopo,

ho raggiunto il vecchio scopo

e con vera grande gioia

posso alfine fare il boia.

Io rivelo un grande estro

se preparo un bel capestro

e il nodo è di tal fatta

da sembrare una cravatta!


Anche nella propensione al viaggio Cico ricorda il Paperino di Carl Barks. Però l’aspirazione del pancione sono una casetta e un pranzetto. Nell’albo Il segno del coraggio (ZG n. 150) canticchia:


Sono un vecchio vagabondo

che mi aggiro senza pace

e di tutto quanto il mondo

vi dirò quel che mi piace.

La mia dolce casettina

con le tende rosse e blu,

ma più ancora la cucina

dove cuoce un buon ragù.


Da notare ancora l’ingenerosità di Zagor: definisce la composizione un’atroce canzoncina.
Quando Cico lascia i luoghi abituali il suo cuore si rattrista. Il tono è quello di un addio senza ritorno, quasi elegiaco. Nell’albo La freccia mortale (ZG n. 62), Cico annuncia cantando:


Io ti lascio mia foresta,

vi abbandono verdi pini,

altra scelta non mi resta

devo viver coi pinguini.

Al volere di un tipaccio

non c’è mezzo per opporsi,

devo andare in mezzo al ghiaccio

con trichechi, foche e orsi.





Indovinate chi è il tipaccio del quinto verso?
E in tema di tipacci: dall’Antica Roma è giunta a noi la triste fama dell’imperatore Nerone. Anche se il famoso incendio di Roma non è da attribuire a lui, almeno secondo le ricostruzione degli storici moderni. Nell’albo Zagor attacca (ZG n. 27), Cico intona un’ironica composizione di cui abbiamo addirittura il titolo: Scandalo al Colosseo.


Ride il sadico Nerone

e la folla è già eccitata,

nella fossa del leone

una vittima è calata.

Ecco il re della foresta

gli mordicchia un po’ la mano,

ma poi subito si arresta

è un leon vegetariano.



Il palio di Marcello Toninelli

Nel 1980, con l’avventura Hellingen! (ZG nn. 178-182), Guido Nolitta lascia i testi dello Spirito con la Scure per dedicarsi a Mister No, a Tex e soprattutto ai suoi impegni di editore. Dopo un periodo di interregno, Marcello Toninelli si propone come soggettista zagoriano e, con impegno e talento, reggerà il timone della serie per un decennio (1982-1993). Cercando di adeguarsi alla lezione nolittiana, anche Toninelli ha introdotto nuove composizioni cichiane.
In anticipo sui tempi, Cico si rende conto che nella foresta di Darkwood c’è bisogno di un libero giornale. Il Messicano fonda così il Darkwood Monitor, un foglio destinato all’immortalità. O quasi. Nell’albo La voce che uccide (ZG n. 271), il direttore e tipografo Cico intona a squarciagola:


Forza, gira, macchinetta!

Stampa e pressa, mia diletta,

per recare informazioni

sia ai trapper sia ai coloni!


Darkwood è un concentrato di ambienti diversi: dalla palude di tipo tropicale alla foresta di conifere e latifoglie. In questa frizzante canzone – tratta dall’albo La missione abbandonata (ZG n. 288) – Cico fa un ritratto veritiero della sua Darkwood. Una curiosità: nella pagina finale dell’albo, Cico lancia a Zagor la scure come fa Groucho con la pistola di Dylan Dog. Un divertito omaggio di Toninelli al personaggio di Tiziano Sclavi.


Quando in cielo il sol dardeggia

e pel caldo l’aria ondeggia,

il calor scioglie le menti,

strema il corpo, lega i denti.

Ma io no, non mi sgomento

e percorro passi cento,

superando il bosco e il piano,

la collina e il pantano.

Già sicuro di trovare

sotto il pino secolare

l’aria fresca e l’ombra scura

che il riposo mi assicura.

È diritto di ogni umano,

dopo un pasto luculliano,

adagiare il corpo lasso

sopra un molle materasso.


Ma Cico viene stordito da un cheyenne e non può terminare la sua composizione. Uno dei due pellerossa afferma: È stato l’agguato più angoscioso della mia vita! Tra gli abitanti di Darkwood, poveracci, c’è un’evidente sottostima delle doti compositive di Cico.
A Port Washia, una cittadina fluviale nei pressi di Darkwood, Cico è in attesa di Zagor. Un tormentone della saga. Per un fine dicitore come Cico è l’ennesimo soggetto per una canzoncina. La composizione è tratta da Caccia al lupo (ZG n. 316), albo in cui, a pagina 53, inizia il racconto Il battello maledetto, di Toninelli e Donatelli.


Se l’attesa si fa lunga

e l’amico non ritorna,

aspettando che lui giunga

io intaglio cervi e corna.

E se poi più del dovuto

resta via il compagno ingrato,

io intaglierò un imbuto

nella quercia in fondo al prato!



Arriva pian piano il prode Tiziano

Anche Tiziano Sclavi si è occupato di scrivere Zagor (debutta sulla serie nel novembre del 1980). Le sue storie iniziali sono abbastanza in linea con lo stile originario. La sua ultima fatica zagoriana, pubblicata nel 1988, è invece un’opera innovativa e che molto ha fatto discutere: Incubi (ZG nn. 275-280). E da uno degli albi di questa avventura, Il demone della follia (ZG n. 276), è presa la canzone di Cico. Il tema? Le sfacchinate a piedi e il conseguente appetito.


Cammin cammina

la meta ad ogni passo è più vicina,

e se ci assisterà la buona sorte

arriveremo presto presto al forte!


Zagor invita l’amico a non lamentarsi e Cico replica così:


Non mi lamento

i piedi mi fan male e sono stanco,

ma mi sostiene sempre la speranza

di giungere a riempire la panza!


Zagor definisce i versi uno strazio e almeno in quest’occasione si rivela un buon critico. Questi ultimi versi hanno un metrica sbilenca e non sono certo memorabili. Sclavi, chissà, ha voluto ironizzare sulle composizioni cichiane e su sé stesso.






La fiera dei Burattini

Moreno Burattini è un valente umorista. Lo ha dimostrato scrivendo commedie in vernacolo fiorentino: il suo Il vedovo allegro ha per esempio riscosso un buon successo ed è tuttora replicata in varie regioni d’Italia. E ne ha dato ulteriore prova con l’umorismo cichiano. E ancora di più con le composizioni di Cico. Dal 1991 l’autore ha scritto numerose storie di Zagor e di Cico. Inoltre, dal 2007, è subentrato a Mauro Boselli nella cura editoriale della testata di Zagor.
Nella sua seconda avventura zagoriana – all’interno dell’albo Il segreto del capitano (ZG n. 318) – Burattini introduce una filosofica composizione di Cico. Il pezzo è arguto e vivace e mostra l’attenzione dell’autore verso il personaggio. Al termine della canzone, Zagor commenta scherzosamente il brano.


Fin dall’epoca più antica

per cercarsi da mangiare

l’uomo a caccia con fatica

è dovuto sempre andare.

Ma un bel giorno, riposando

presso un lago d’acqua fresca,

uno disse: – Mi domando,

non è meglio andare a pesca? –

Con la canna, sulla sponda

è una gioia dormicchiare,

sono i pesci sotto l’onda

che verranno ad abboccare.

Senza sforzi, senza spese,

carpe e trote quasi a frotte,

saltan sopra all’amo appese

pronte per esser cotte.


In passato Zagor mal sopportava le canzoni di Cico. Nelle storie di Burattini il rapporto tra i due amici diventa finalmente paritetico. E lo si nota da come l’eroe sia divertito dalle intelligenti metriche del Messicano. Nell’albo L’uomo con il fucile (ZG n. 336), scrive Angelo Palumbo, Zagor viene bonariamente preso in giro, indizio della componente ironica e dissacratoria del carattere del pancione.


Se gelati sono i venti

e il ghiaccio è cristallino,

anche Zagor batte i denti

e si mette il cappottino.

Se la fiamma del camino

per il freddo sembra poca,

anche a Zagor poverino

viene già la pelle d’oca!


Conducendo una vita avventurosa, Cico apprezza ancor di più la comodità di un morbido letto. Nessuno, però, ha mai pensato di comporre una Ode a un genio sconosciuto! La divertente canzoncina è stata pubblicata nell’albo Il diabolico Mortimer (ZG n. 395):


Chissà mai chi fu quel tale

dal cervello eccezionale

pien d’ingegno e d’intelletto

che un bel giorno inventò il letto!

Benedetta la memoria

(che il Signore l’abbia in gloria)

di quel tipo misterioso

dal talento portentoso,

che chissà in quale landa

costruì la prima branda!

Vadan lodi, vada onore

al magnifico inventore,

e chissà come si stava

se nessuno la inventava!

Sai che male, sai che duro

dormir ritti accanto al muro,

oppur stesi sopra un sasso

senza avere il materasso!

È un peccato, ed è un tormento

che neppure un monumento

mai si sia a lui innalzato:

ma chissà chi sarà stato!

Sconosciuto è il poveretto,

quel grand’uom che inventò il letto!





Cico canta mentre si rade. E Zagor, divertito, ride.
Non pago di aver cantato un’ode all’inventore del letto, Cico compone un inno ai popoli naviganti. E, per quanto appaia incredibile, ogni epoca ha avuto il suo Cico.
Nell’albo Il Sudario Verde (ZG n. 449) si conclude un’avventura di Burattini e Chiarolla da cui è tratta la seguente canzone:


Ho avuto fra i miei avi

sia guerrieri sia inventori,

ma pur anche sulle navi

prodi gran navigatori.

Un parente ebbi fenicio

poi un altro fu vichingo,

io con grande sacrificio

la pagaia oggi sospingo.

Sopra il mare è un’altra vita

è viaggiar tutto in pianura,

ma sul fiume che è in salita

il remare è cosa dura.

Meglio qui che camminare,

non lo nego certamente,

ma è fatica pagaiare

risalendo la corrente.


A volte Cico pecca di troppa fantasia. Nella canzone precedente afferma di aver avuto antenati addirittura tra i vichinghi e i fenici. Nel brano seguente, invece, mostra del puro buon senso, per dirla con Tex Willer. Nell’albo Terre inesplorate (ZG n. 507) il viaggio verso il monte Leigh ispira a Cico pacate riflessioni:


Vada a caccia sol chi crede

e ritorni con le prede,

io tranquillo voglio stare

a me basta cucinare.

Io non rischio morsi e graffi

io mi lecco solo i baffi.

Io non sfido cervi ed orsi

ma li mangio cotti a morsi.

Niente zuffe, niente pugne

io raccolgo pere e prugne,

e se frutta non si trova

mi accontento delle uova.


I trapper non possono certo accontentarsi di uova e frutta; uomini abituati a cacciare, si vantano spesso di aver compiuto imprese leggendarie. Fedele alla sua indole dissacratoria, Cico recita versi irriverenti: è lui "il Vernacoliere" di Darkwood. La verità, però, fa arrabbiare cacciatori bianchi e pellerossa, come si intuisce dai versi finali del pezzo, tratto da Cico trapper (SC n. 7).


Nel Kentucky i cacciatori

son negati per cacciare,

le marmotte ed i castori

se li devono allevare.

Nel Nevada chi va a caccia

è una frana e son sincero,

se colpisce una beccaccia

è un miracolo davvero.

Vanno a caccia anche gli indiani

con la tinta sulle guance,

ma con l’arco tra le mani

sempre vuote hanno le pance!

Il concerto è terminato

dice fine il chitarrista,

mi hanno troppo malmenato

e la cosa mi rattrista.

Mi dovete perdonare

proseguir mi fa paura,

ma stanotte per cantare

ci vorrebbe un’armatura.


Per chiudere la carrellata sulle composizioni cichiane ideate da Moreno Burattini, voglio segnalare l’omaggio dello sceneggiatore alla canzone Cico Felipe Cayetano Lopez Y Martinez Y Gonzales contenuta nell’album Zagor King of Darkwood (2009, Coniglio Editore) di Graziano Romani. Nel "Maxi Zagor" n. 22 (volume pubblicato nel 2014), disegnato dagli Esposito Bros, Il varco tra i millenni, a pagina 27 il pancione intona alla chitarra alcuni versi della canzone del rocker emiliano, compiendo un intelligente crossover tra musica e fumetto.


L’innovator Boselli

Mauro Boselli è entrato in Bonelli nei primi anni Ottanta; ha collaborato alla realizzazione della rivista "Pilot", diretta da Tiziano Sclavi, e scritto i testi dei libretti allegati agli Speciali. Ma la sua esuberanza creativa non poteva limitarsi al pur ottimo lavoro redazionale: il suo apporto di sceneggiatore e in seguito di supervisore (dal 1994) ha rilanciato in maniera decisa la serie di Zagor. Senza dimenticare le innovative storie scritte per Tex – a partire da Il passato di Carson (nn. 407-409) – e l’ideazione insieme a Maurizio Colombo di Dampyr (2000).
Nella stesura delle sceneggiature per il personaggio di Nolitta e Ferri, Boselli non ha dimenticato l’umorismo e le canzoncine di Cico, costruite a volte con una metrica desueta. Nell’albo La fiamma nera (SZ n. 4) il pancione è intento a comporre, davanti a un pubblico di pellerossa Contrari, un poemetto sulla fame; a conferma della sua lontananza dai già citati poeti Foscolo e Alceo. L’avventura è del 1991 ed è la sua prima opera di Zagor.


No, non è favola, leggenda o mito,

son dotato di sano appetito

e non mi basta un panino al salame

quando ho fame!

Se non mi sbafo un maiale o un pollo

non posso dire d’esser satollo,

tanto fameliche sono le mie brame

quando ho fame!

La notte sogno ancor di mangiare

e quando mangio mi par di sognare.

Non penso a dollari, onore e dame

quando ho fame!






Palumbo (e Burattini) nell’articolo menzionato sottolineano: In questa canzoncina scritta da Boselli i versi sono endecasillabi alternati, ogni tre, con un quinario.
La canzone tratta dall’albo Il terrore dal mare (ZG n. 386) rientra nella classicità della rima baciata. Cico imbraccia di nuovo una chitarra – come nel già citato Speciale La fiamma nera – e la canzone concilia il sonno; in Boselli è spesso il prologo di avvenimenti magici o misteriosi. Di lì a poco, in sogno, Ramath invia un messaggio a Cico: Port Whale è in pericolo!


Tanto bella è l’avventura

però a volte fa paura!

Molto meglio stare qua

in pace e in tranquillità!




Col Mignacco e con il Rauch


Dopo il Duemila, con il diradarsi dell’impegno di Boselli su Zagor, si rende necessario l’arrivo di altri sceneggiatori. Il primo a presentarsi è il giovane Jacopo Rauch: autore di sceneggiatore briose e di dialoghi ironici e grintosi. In seguito, arriva Luigi Mignacco, una delle colonne di Mister No e autore di non poche sceneggiature per Dylan Dog. L’autore su Zagor ha realizzato storie robuste e ricche di inventiva (in particolare alcune avventure della trasferta sudamericana): nelle sue sceneggiature spiccano inoltre gli arguti dialoghi tra l’eroe il pancione.
Ne Il vagone blindato (ZG n. 494), Rauch fa l’elogio dell’uomo in ammollo, come nella nota pubblicità. Un bel bagno caldo ti toglie la spossatezza e Cico, accanto a Zagor, di stanchezza ne accumula non poca. L’autore mostra di destreggiarsi molto bene con le canzoncine di Cico; qui in una composizione di sei distici in rima baciata:


Se dal forte mal di schiena

puoi star ritto a malapena

e hai i piedi pien di calli

dal viaggiare tra le valli,

acqua calda, sali e schiuma

e ogni acciacco presto sfuma.

Quando il mondo ti fa torto

o il lavoro ti va storto,

resta calmo e stai tranquillo

c’è un rimedio e torni arzillo,

basta starsene un po’ a mollo

con la schiuma fino al collo.


Nell’albo I sette vichinghi (ZG 668), Jacopo Rauch scrive di nuovo una canzoncina di Cico in sei distici in rima baciata. Il Messicano si aggira nei pressi della palude di Mo-Hi-La e, per procurarsi del cibo, utilizza gli stessi metodi degli uomini raccoglitori che sono vissuti nel Paleolitico, circa 1,8 milioni di anni fa.


More, ribes e lamponi

sono dolci e sono buoni!

Col gelato e col limone

c’è da fare un’indigestione!

Con la panna e il Pan di Spagna

sono poi una cuccagna!

Ma la vera e propria pacchia

è che crescono alla macchia!

Non li devi coltivare

ma ti basta passeggiare

per raccoglierne un paniere

come fossi dal droghiere!


Nell’albo La scorta mohawk (ZG n. 451), dove inizia la prima opera zagoriana di Mignacco, Cico celebra con ironia l’amico Zagor. D’altronde, quale migliore composizione per chiudere questa rassegna cichiana? Mignacco scrive per Cico dei versi dedicati al Re di Darkwood.


Nelle terre d’oltremare

vive un re con doti rare,

non ha sudditi né regno

ma governa in modo degno.

Lo rispetta ogni persona

anche senza la corona.

Come scettro usa una scure

per scacciar mali e paure.

Talismano contro i guai

è un gran re Za-Gor-Te-Nay.


Giunti alla fine qualche lettore potrebbe chiedersi: e Ade Capone? Dopo le sue prime storie pubblicate negli anni Ottanta, Capone tornò a scrivere Zagor su invito del curatore Moreno Burattini. Capone aveva uno stile che richiamava spesso le atmosfere nolittiane e la sua malinconica poetica, ma l'umorismo - e soprattutto le canzoncine cichiane - non erano nelle sue corde narrative; per questo non avete trovate sue composizioni di Cico nell'articolo.


Giampiero Belardinelli