giovedì 30 luglio 2020

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 89

di Saverio Ceri
con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola. 

Ci aspetta una puntata densa di immagini e di informazioni provenienti anche dalla coppia di instancabili ricercatori texiani Bosco & Scremin, che a partire da questa puntata collaboreranno a Secret Origins, quando più, quando meno, in pianta stabile.
Bene o male, le tre immagini papabili come cover per questo 89° Tex Classic hanno avuto tutte una felice carriera editoriale e a breve andremo a scoprirle una ad una.
Intanto alcune informazioni sulle storie: Il Classic in edicola ristampa gli ultimi due albi a striscia della Serie Oklahoma, concludendo la vicenda de l'Asso di Picche, e i primi quattro della serie successiva, la ventunesima, il cui nome è tutto un programma: Serie Mefisto! I sei albetti furono distribuiti in edicola tra fine novembre del 1958 e inizio gennaio del 1959. Le 64 tavole contenute in quest'albo poi furono anche riproposte sui numeri dal 7 al 9 della VII serie degli Albi d'Oro, tra il 30 ottobre e il 30 novembre del 1959. La cover di questo Classic però proviene dal numero precedente a questo terzetto di albi, dal numero 6 della stessa serie.


L'immagine usata da Galep per questa copertina, come ci raccontano Bosco & Scremin, deriva dal men’s magazine americano Stag (Atlas Magazines, luglio 1959). L’illustratore della fonte, che ha come soggetto uno scenario spionistico tra America e Corea, è Mort Kunstler e il modello usato per la figura principale è Steve Holland. Holland è noto per essere il maggior protagonista delle pulp cover americane degli anni ’50 e ’60, soprattutto come il volto delle illustrazioni tascabili di James Bama per Doc Savage.


L'immagine che oggi appare sulla cover del Classic di cui ci stiamo occupando venne riutilizzata nella primavera del 1961 per confezionare la copertina de La montagna misteriosa, sedicesimo numero della seconda serie gigante di Tex. Per dare un senso al titolo lo sfondo venne ridisegnato, con una, effettivamente misteriosa, "montagna-parafulmini", da Franco Bignotti che esegue anche alcuni adattamenti alla figura di Tex.


Nell'edizione del febbraio 1987, quella di Tutto Tex, la montagna, data l'assenza delle saette sulla sommità, perde tutto il suo mistero.


Per fortuna circa dieci anni dopo, nell'aprile del 1997, in occasione di Tex Nuova Ristampa, fanno la loro ricomparsa i misteriosi lampi in cima al picco roccioso.


Infine arriviamo ai giorni nostri, con Scontro sul lago, il Classic appena pubblicato, che ruba il titolo alla prima striscia ristampata in questo numero, ma anche al settimo Albo d'Oro della settima serie, di cui ci siamo già occupati con largo anticipo nell'ottantesima puntata di questa rubrica.
La versione dell'immagine scelta dalla redazione bonelliana è quella del 1961 e non quella originale del sesto Albo d'Oro.


La parte centrale del Classic ristampa l'ottavo Albo d'Oro della VII serie, la cui copertina come la precedente è conosciutissima dai lettori di Tex.
Anche in questo caso  Bosco & Scremin hanno rintracciato la fonte americana, ovvero una cover di Ken for men” (Atlas Publications, luglio 1959).


L’autore è Charles Copeland che, almeno in questo caso, non si avvale del modello maschile Steve Holland.
Galep nel ridisegnare la copertina per l'Albo d'Oro di Tex, ligio alla regola non scritta che vigeva in quel periodo: "Niente donne in copertina", si dimentica volutamente i tre ostaggi femminili, mentre i temibili indigeni africani si trasformano in indigeni nordamericani.


Nel passaggio da Albo d’Oro, al più famoso albo gigante, Tex 39 del gennaio 1964, la cover viene molto ripulita, probabilmente con un intervento di “ricostruzione” da parte di Raffaele Cormio (al tempo già collaboratore di Galleppini per gli interni), che trasforma la vicenda ponendo il Ranger sotto l’attacco di indiani ostili. Molto alla moda i pantaloni bianchi, che nonostante l'immaginabile scalata per rifugiarsi sull'albero, risultano lindi come appena lavati.


Nelle edizioni successive di questa copertina i pantaloni di Tex tornano del classico blu.
Galep per riappropriarsi della cover, in occasione della ristampa su Tutto Tex, rivede un po' le chine dell'albero e ridisegna il braccio, mano compresa, con cui il ranger bonelliano si sorregge alla pianta. Probabilmente riteneva sproporzionato il disegno della cover originale.


Nell'edizione successiva, Tex Nuova Ristampa, in redazione scelsero di fare un passo indietro e ripristinare il disegno della versione del 1964, o quasi: anche in questo passaggio, infatti, ci sono delle differenze. Divertitevi a scoprirle.


In Brasile sono apparse entrambe le versioni: quella del 1964, pantaloni bianchi compresi, come cover del 48° numero di Tex della Editora Vecchi, sia quella leggermente rivista da Galep, come 49° albo della Tex Coleção della Editora Globo. Nella visione parallela delle due cover si vede bene l'arto disegnato differentemente.





















Passiamo al terzo Albo d'Oro pubblicato in questo Classic, il numero 9, che vanta anch'esso una immagine di copertina diventata famosa presso i lettori di Aquila della Notte, per il suo celebre riutilizzo come cover  de La sconfitta, 99° albo della serie attuale del ranger bonelliano.
Nella cover del quindicinale ritroviamo Kit Carson sfinito nel deserto alla mercè degli avvoltoi che pregustano un imminente lauto pasto con la carcassa di Capelli d'Argento.

 

Come ci raccontano Bosco & Scremin con questa cover la cover siamo in presenza di un vero e proprio enigma grafico. L’illustrazione è probabilmente di Galleppini, se ne riconosce lo stile dalle pennellate dell’avvoltoio in primo piano e del paesaggio di contorno, anche se la figura del personaggio sembra conservare tratti non riconducibili al creatore grafico di Tex. Ricordiamo che siamo a metà del 1959 e che in quel periodo la collaborazione di Mario Uggeri ed Emilio Uberti con l’Audace/Araldo, seppur sporadica, era ancora viva. Tuttavia, siccome trattasi di una copiatura assai precisa dalla fonte americana del Real Men Magazine (agosto 1958), di cui è autore Clarence Doore, è possibile che l’intera copertina sia stata realizzata da Galep. Praticamente un ricalco certosino. Con i ricalchi è facile finire per non distinguere lo stile di un autore.


La stessa cover di Real Men parrebbe avere a sua volta un'altra fonte; esiste, infatti una cover di Adventure (men’s magazine del novembre 1957), illustrata da Emmett Kaye, pseudonimo del grande Mort Kunstler, che mostra un impianto scenico molto simile a quella del Real Men che potrebbe aver influenzato Clarence Doore.


Ma torniamo la nostro ranger preferito. La cover dell'Albo d'Oro dicevamo, venne utilizzata, con importanti ritocchi, nel gennaio del 1969 per confezionare la copertina di uno degli episodi più memorabili di Tex, La sconfitta. Nell'edizione più famosa infatti il Kit assetato si trasforma in Tex ferito, gli avvoltoi scompaiono, ma in compenso compare una piccola parte del corpo di colui che è riuscito a sconfiggere Tex in duello.


Nelle edizioni successive lo sfondo viene maggiormente curato e, seppur in lontananza, rifanno capolino quelli che parrebbero essere avvoltoi, che rimasti a bocca asciutta con Carson ci riproveranno, ovviamente senza fortuna, con Tex.





















Un'ultima curiosità mettendo in parallelo le tre cover, quella di Real Men, quella dell'Albo d'Oro e quella del Tex 99, si evidenzia come nell'ultimo passaggio, prima di trasformare lo sfinito Kit nello sconfitto Tex, in redazione dovettero ruotare leggermente l'immagine in senso orario. Chissà perché?Forse per acuire il senso di impotenza del protagonista sconfitto; per lo stesso motivo, probabilmente, anche la spalla sinistra di Tex è stata ridotta di dimensioni rispetto alle versioni originali: quella mano premuta a terra con quella spalla alta conferivano ancora troppa forza al braccio ferito dell'eroe. Con le modifiche apportate da Galep al disegno, l'immagine risultava sicuramente più plausibile per il nuovo contesto a cui era stata destinata.


Anche per stavolta è tutto, vi diamo appuntamento alla 90a puntata di Secret Origins.

Saverio Ceri

N.B. Vi invito a scoprire o riscoprire, anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index, visto che molte sono state recentemente aggiornate con nuove immagini e nuovi riferimenti.

martedì 28 luglio 2020

GIUSEPPE LIPPI, UN AMICO

di Fabio Calabrese

Uno dei massimi esperti di SF in Italia, oltre che scrittore, saggista e storico, antropologo e ricercatore, il prof. Fabio Calabrese, ci ha gentilmente concesso di riprodurre, dopo l'iniziale pubblicazione su Nuove Vie, questo suo straordinario ricordo di Giuseppe Lippi, ricordo che è anche un affresco sulle origini del fandom italiano sul fantastico. (s.c. & f.m.)


Giuseppe Lippi

Io credo che nessuno fra quanti hanno conosciuto Giuseppe Lippi, possa fare a meno di riconoscergli una grande, innata cordialità e generosità, un carattere signorile, una disponibilità verso chiunque.
Oltre a ciò, le persone che si sono occupate in Italia di fantascienza a vario titolo, amatoriale e professionale, nell’arco di molti anni hanno potuto apprezzare la sua grande competenza e professionalità, una conoscenza del genere fantascientifico e dei generi fantastici da fare invidia e dalla quale c’era sempre da apprendere, frutto di serio studio e letture diuturne e appassionate.
Ugualmente, si possono ricordare i suoi numerosi interventi critici condotti sempre con professionalità e senso della misura, oltre che con competenza a tutta prova.


Fabio Pagan

Ho recentemente avuto da Fabio Pagan la confidenza che negli ultimi anni i suoi rapporti con l’editore e la redazione di “Urania” non sono stati idilliaci, ma, a parte ciò, di cui nulla pubblicamente è trasparito, credo che in un ambiente pure alquanto litigioso e fumantino come è quello della fantascienza italiana, nel corso non breve della sua attività, sia riuscito a non avere conflitti con nessuno, a non lasciare, in chi ha avuto rapporti con lui, altro che un’impressione di simpatia e di stima.
Bene, però tutto questo è quel che vi può dire chiunque.
Da Fabio Calabrese certamente vi aspettate di più.
Infatti, Giuseppe e io non siamo stati solo sodali nel dare vita insieme a “Il re in giallo”, una delle più apprezzate fanzine degli anni ’70, ma posso dire che è stata una delle persone che hanno avuto maggiore influenza sulla mia vita “iniziandomi” alla fantascienza e al fantastico e incoraggiando la mia vocazione alla narrativa (del che, però, lascio decidere a voi se dovete essergliene grati o rimproverarglielo).

Il Liceo Francesco Petrarca

Ho conosciuto Giuseppe Lippi al liceo: eravamo entrambi allievi del liceo classico “Francesco Petrarca” di Trieste.
Non eravamo compagni di classe, ma capitava di incontrarci durante gli intervalli e, dopo aver fatto amicizia, capitava frequentemente che facessimo la strada assieme al termine delle lezioni.
Io adesso non ricordo la dinamica esatta, ma so che a farci incontrare e legare subito, fu il comune interesse fantascientifico, anche se mi accorsi presto di essere un novellino in confronto a Giuseppe, sebbene lui fosse più giovane di me (io sono del 1952, lui era del ’53).
Io mi chiedevo, e mi chiedo ancora adesso, sapendo di vivere in un mondo di rapide trasformazioni, come faccia la maggior parte della gente a non porsi interrogativi su di un futuro che quanto meno sappiamo sarà diverso dall’oggi non meno di quanto l’oggi sia diverso dal passato, e la fantascienza è certamente un modo di dare delle risposte almeno con la fantasia.
Bisogna anche tenere presente il contesto dell’epoca.
L’impresa lunare che aveva posto termine alla corsa allo spazio con la vittoria degli Americani sui Sovietici, era avvenuta nel 1969, e a quei tempi la prospettiva di essere effettivamente all’inizio dell’era spaziale, dell’avventura umana nel Cosmo appariva decisamente più concreta di oggi.
Tutto ciò l’avevo inserito in modo affatto naturale nei miei primi ingenui tentativi letterari, avendo iniziato a scrivere per scommessa, come vi dirò più avanti, e probabilmente in questo differisco dalla maggior parte dei miei “colleghi”, sono stato prima un autore che un lettore di fantascienza.
Con tutto ciò, fino all’incontro con Giuseppe, la mia conoscenza del genere fantascientifico e degli altri generi fantastici era assolutamente rudimentale.
Ho tuttora un ricordo molto vivido delle nostre camminate da via Rossetti dove era ed è ubicata la scuola, fino a corso Italia dove abitava Giuseppe, attraverso il viale XX settembre e piazza Goldoni (luoghi che chi è di Trieste conosce bene).
Parlavamo di fantascienza, ma anche di molte altre cose: di letteratura, di filosofia, di politica.
Presto cominciammo a scambiarci le rispettive prove narrative, e qui vorrei rivelarvi qualcosa che, se non è proprio un segreto, mi pare che pochi ne siano al corrente: Giuseppe nel corso degli anni si è cimentato soprattutto nel lavoro di critico, traduttore e curatore, e della sua narrativa non sono apparsi che pochi esempi.
Mi pare abbia preferito sacrificarla per dare spazio agli altri autori italiani, ma per quanto posso giudicare io, quelle prove giovanili rivelavano una predisposizione eccellente.
Non so quanto più tardi abbia continuato, né che fine abbiano fatto quei racconti di allora, ma nel caso fossero andati dispersi, sarebbe veramente un peccato, e l’omaggio di una bella antologia – purtroppo postuma – Giuseppe la meriterebbe proprio.
Vi dirò che in un certo senso un po’ lo invidiavo: avevo l’impressione che la sua narrativa nascesse con grande spontaneità. Che i suoi racconti fossero una specie di frammenti di un flusso di immaginazione fantastica nel quale sembrava immergersi con grande facilità. Laddove i miei nascevano da un faticoso processo di alchimia mentale.
Fra i racconti di Giuseppe, ricordo in particolare uno che mi colpì molto, perché era una perfetta sintesi di spirito filosofico ed ironia, con un tratto, oserei dire, di genialità.
Si parla di viaggi nel tempo.
Un professore spiega che tornare indietro nel tempo, viaggiare nel passato non è possibile.
Noi tendiamo a immaginarci il passato come qualcosa in certo modo ancora esistente, ma il passato è ciò che non esiste più, non-essere.
Non c’è verità nei libri di storia, ci parlano di qualcosa che non è, quindi viaggiare a ritroso nel tempo è impossibile.
Il professore ha appena pronunciato queste parole, che esse scivolano nel passato, diventando false.
Giuseppe, posso dire, mi introdusse nel “giro” fantascientifico facendomi conoscere i vari appassionati triestini con cui era in contatto.
Innanzi tutto quelli che erano forse i suoi amici più stretti, Francesco Faccanoni e Gianni Ursini.
Gianni Ursini in particolare doveva rivelarsi un critico cinematografico di buona qualità, che ha diffuso le sue collaborazioni un po’ dappertutto, da “Ciak” a “L’Unità”, passando ovviamente per svariate pubblicazioni fantascientifiche.

Gianfranco Sherwood

Poi Fabio Pagan, redattore scientifico (e fantascientifico) de “Il Piccolo”, Lorenzo Codelli e il gruppo della Cappella Underground, e ancora due veterani delle prime fanzine triestine, Gianfranco Sherwood e Livio Horrakh.
Con Gianfranco Sherwood contrassi una buona amicizia.
Conservo una copia de Il Silmarillion di Tolkien che mi regalò in occasione del mio compleanno, e in seguito partecipò all’altra nostra avventura fanta-triestina, quella della webzine “Continuum”.
Livio Horrakh si era messo in vista nel 1972 vincendo il premio letterario indetto per la prima edizione dell’Eurocon, la convention europea di fantascienza che si tenne proprio a Trieste quell’anno, con il racconto Dove muore l’astragalo. Era forse all’epoca l’unico di noi ad avere una risonanza non solo locale.
Ricordo di aver raccolto una sua confidenza circa il fastidio che gli dava il fatto che il suo cognome, di origine mitteleuropea (non so se slava o ungherese), venisse regolarmente storpiato con la grafia anglosassone, diventando Horrack.
Insomma, grazie a Giuseppe, potrei rendermi conto che a Trieste, grazie senza dubbio anche al fatto che la città ospitava il Festival Internazionale del Film di Fantascienza – oggi rinato dopo un’assenza ventennale come SciencePlusFiction – c’era un ambiente fantascientifico ricco e vivace.
Nel 1975 la fanzine padovana “The Time Machine” indisse la prima edizione del premio Mary Shelley per racconti di fantascienza.
Io partecipai con il racconto Sheila, Lippi con Antropologia fantastica e fummo entrambi finalisti (curiosamente, tutti e due i nostri racconti finirono tre anni dopo nell’antologia Universo e dintorni della Garzanti, curata da Inisero Cremaschi).
Non lo sapevamo, ma fra i finalisti c’era anche un altro triestino, Roberto Eletto, che conoscemmo a Padova.
Se non erro, Giuseppe e io, al momento della partenza per Padova per partecipare alla premiazione, ci incontrammo in stazione e facemmo insieme il viaggio di andata e poi quello di ritorno.
Un problema che sembra essere più insolubile della dimostrazione del teorema di Fermat, è quello dei collegamenti ferroviari diretti fra Trieste e il resto d’Italia.
Nonostante la vicinanza con l’area veneta, non c’era allora come credo non ci sia neppure oggi, una linea diretta senza il cambio nella stazione di Mestre.
Per uno dei soliti ritardi, sulla via del ritorno perdemmo la coincidenza, e ci toccò passare un paio d’ore di attesa nella sala d’aspetto della stazione mestrina, e naturalmente occupammo l’attesa chiacchierando.
Giuseppe mi fece notare che allora eravamo in un periodo in cui stava rinascendo un interesse per la fantascienza e compariva tutta una serie di nuove pubblicazioni.
Eravamo giusto alle spalle del famoso “buco nero” tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70 in cui erano sparite tutte le fanzine, e delle pubblicazioni professionali era rimasta solo “Urania.” La quale non era una rivista, tranne che nelle pagine di appendice, ma piuttosto una collana libraria.
Giuseppe, osservò che non c’era nulla di dedicato al fantastico non fantascientifico (fantasy e horror), e mi lanciò l’idea di creare noi una fanzine del fantastico!
Ci demmo subito da fare: qualche giorno dopo, nella vecchia sede della Cappella Underground che allora si trovava in via Franca, si riunì il primo nucleo di quella che sarebbe stata la redazione de “Il re in giallo”.

Gianni Ursini


Eravamo Giuseppe, io, Gianni Ursini, Francesco Faccanoni, Roberto Eletto, prontamente ricontattato e un amico di quest’ultimo che aveva portato con sé, Piero Cavalieri.
Quest’ultimo non ci diede un contributo diretto, ma il padre di questi, un dentista con l’hobby della pittura, disegnò per noi quella che sarebbe stata la prima copertina della nuova pubblicazione.
Il primo compito che ci incombeva, era la scelta del nome della testata della nuova pubblicazione.




Ci dedicammo a una seduta di brainstorming nel corso della quale emersero le cose più strane e improponibili, finché io, reduce da non molto tempo della lettura del libro di Robert Chambers, dissi: “The King in yellow”.
“No”, disse Lippi. In inglese sarebbe stato troppo ermetico, ma in italiano “Il re in giallo” andava bene, considerando anche il fatto che l’invenzione di Chambers è stata un po’ il capostipite di tutti gli pseudobilia della narrativa fantastica. E così “Il re in giallo” fu.
Fabio Pagan, essendo un giornalista professionista, si rese subito disponibile a farci da direttore responsabile.
Poi al gruppo iniziale si aggiunsero altri collaboratori: Bruno Micovilovich, un compagno di università che era un bravo illustratore il quale aveva sviluppato una particolare tecnica puntinata e a cui letteralmente strappai di mano la prima delle sue illustrazioni fantastiche pubblicate da “Il re in giallo”.
Poi Edoardo Triscoli, altro illustratore bravissimo, quindi Giancarlo Pellegrin e Tullio Tamanini.
Devo dire che Giuseppe si buttò subito sulla preparazione del numero due della pubblicazione, quello che poi sarebbe stato “lo speciale”: la monografia dedicata a H. P, Lovecraft che è poi diventata un ambito pezzo per i collezionisti.
Il fascicolo contiene, tra l’altro, un inedito di HPL, L’essere nella caverna (The Beast in the Cave), mai prima comparso in Italia e da lui tradotto per l’occasione.
Anche se devo dire che ebbi l’impressione che quel che stava preparando sarebbe stato più adatto a uscire come libro, che a essere pubblicato come numero di rivista.
Mi lasciò libero di assemblare il primo numero a mio talento e gusto, e devo dire che, essendo un assoluto neofita nel lavoro di curatore, non mi pare di essermela cavata poi tanto male.
Mi concessi anche un piccolo nepotismo, infatti fra i racconti c’è Il generale Marlowe di Massimo Calabrese, mio fratello.
Prescindendo dal fatto che non l’avrei pubblicato comunque senza la convinzione che si trattava di un buon racconto, devo dire che esso è legato in modo affatto particolare alla mia storia personale e familiare, a come molti anni fa iniziò la mia attività di scrittore.



All’epoca ero uno studente squattrinato, e girando per le librerie che assorbivano gran parte della paghetta che mi davano i miei, vidi un’edizione dei Racconti neri di Ambrose Bierce nella collana “pesanervi” della Bompiani.
Come illustrazione ha un dipinto di Diego Ribera dove campeggia una morte con un abito e un vistoso cappello bianco.
Acquistai il libro, e mio fratello che è quasi mio coetaneo, di 18 mesi più giovane, lo leggemmo e ne rimanemmo entusiasti, come era prevedibile.
Annidato da qualche parte nella mente di ogni maschio adolescente sano ci deve essere un piccolo Jonathan Brewster (il cattivo di Arsenico e vecchi merletti).
Ci sfidammo a scrivere delle storie che ricalcassero lo stile e le tematiche di Bierce e, devo dire la verità, Massimo scrisse due racconti di cui il secondo, appunto Il generale Marlowe, mi sembrò assai migliore di quelli che scrissi io.
Solo che lui si fermò a due, mentre io ho proseguito finora.
Questo racconto l’ho poi riscritto in forma più matura intitolandolo Il funerale del grand’uomo. Lo potete trovare in rete con entrambe le nostre firme.
Se aggiungete a un simile precedente l’incontro con Giuseppe Lippi, capite che il mio destino era già segnato.
Nel 1976, Lippi fu chiamato a Milano a lavorare presso l’editore Armenia, alla rivista “Robot” di cui fu anche direttore per un breve periodo dopo le dimissioni di Vittorio Curtoni.
Poi passò alla Mondadori, a “Urania” di cui è stato direttore per molti anni.
Giuseppe Lippi è stato uno dei pochi, forse l’unico vero professionista della fantascienza italiana, che ha tratto da essa i mezzi per vivere.
Ora, al riguardo, vorrei esprimermi con franchezza: è stata certamente una grande fortuna per la fantascienza italiana che l’entusiasmo e la competenza di Lippi non rimanessero confinati in un ambito ristretto come era l’ambiente triestino.
Ma, per quanto riguarda noi de “Il re in giallo” il suo improvviso allontanamento proprio quando il numero 2, il ponderoso “speciale Lovecraft” era in corso di stampa, ci lasciò in serie difficoltà.
Far continuare la pubblicazione, in pratica, era un compito che ricadeva sulle mie spalle, e che mi sono accollato come ho potuto, facendo uscire fino al 1980 altri cinque numeri.
Più la “coda” dell’unico numero di “Terzo pianeta”, destinato però forse a rimanere nella storia della fantascienza italiana perché contiene E loro impazziranno, il racconto d’esordio di Donato Altomare, autore fra i più interessanti emersi negli anni ’80 e che oggi ha riempito il vuoto lasciato da Ernesto Vegetti come presidente della World SF Italia.
A questo materiale, Giuseppe non ha, ovviamente, messo mano, tranne che per il n. 5, il secondo “speciale Lovecraft” in parte assemblato con del materiale non utilizzato per il n. 2.
Ora però non mi ripeterò raccontandovi la storia successiva del “Re in giallo”, quella parte che non ha a che vedere con Giuseppe Lippi e che ho già ampiamente raccontato altrove.
Bisogna piuttosto dire che con il suo trasferimento, i contatti di Lippi con l’ambiente triestino e con il sottoscritto, non sono certo cessati.
Giuseppe non era tipo da dimenticarsi dei vecchi amici.
Negli anni successivi tornò spesso a Trieste, credo tutte le volte che gli era possibile, e soprattutto in occasione dei Festival del Film di Fantascienza prima, degli SciencePlusFiction poi.
Ci fece conoscere alle persone dell’ambiente fantascientifico nazionale che venivano a seguire i Festival: Vittorio Curtoni, Giovanni Mongini e altri. Io legai soprattutto con il gruppo dei veneziani: Gian Paolo Cossato, Gustavo Gasparini, Renato Pestriniero.

Renato pestriniero

Di Gustavo Gasparini che era un grande appassionato di esoterismo, ricordo una conversazione a proposito di Meyrink, l’autore del Golem. “Era anche lui un Gustav”, concluse con compiacimento.
Sandro Sandrelli, giornalista scientifico del “Gazzettino” era un po’ il Fabio Pagan veneziano, una persona molto amabile e cordiale. Una volta andai a trovarlo a casa sua a Mestre, e trascorremmo un pomeriggio gradevolissimo parlando di scienza e fantascienza.
Di questo gruppo però forse la personalità più notevole era Renato Pestriniero.
È un eccellente autore, un veneziano DOC innamorato della sua città, davvero un gentiluomo di vecchio stampo, di quelli che oggi è molto difficile incontrare.
Una volta si prestò a fare da guida turistica a me e mia moglie facendoci visitare gli angoli occulti di Venezia, ricchi di leggende “stregate”, quelli che di solito i turisti non vedono.
Io le convention fantascientifiche, le varie Italcon, non sono riuscito a frequentarle spesso e il motivo è che per un insegnante riuscire a ottenere ferie nell’arco dell’anno scolastico tra settembre e giugno, è un’impresa irta di difficoltà. Avremmo diritto a un massimo di sei giorni, e per ogni singola ora di lezione, dobbiamo trovare un collega che ci sostituisca.
Nel 1991 l’Italcon si teneva a San Marino, e io ero stato invitato a ritirare un premio (la solita targa, non pensate…) in quanto finalista del concorso letterario sammarinese.
Per l’occasione, avevo deciso di portarmi dietro la famiglia, cioè mia moglie e le nostre due figlie, Paola che allora aveva sette anni, e Alessandra di quattro, per far loro visitare quel bellissimo ambiente medioevale che è la città del Titano.
Proprio allora si verificò un episodio riguardante Giuseppe Lippi che mi mise parecchio in imbarazzo.
All’epoca, nella scuola dove insegnavo, avevo un preside piuttosto autoritario.
Alla fine, mi concesse il congedo che mi serviva per recarmi all’Italcon, dopo che mi ero procurato tutte le sostituzioni orarie, ma mi fece penare parecchio tenendomi sulla corda fino all’ultimo.
Poco prima di partire, mi ero sfogato coi miei, lamentandomi del suo atteggiamento.
A San Marino incontrammo tra gli altri Lippi e andammo a salutarlo.
Non so cosa fosse scattato in quel momento nella testa di Alessandra che le avesse fatto identificare Giuseppe con il mio preside, ma con tutto il candore di una bambina di quattro anni, gli chiese: “Tu sei quello cattivo?”
Giuseppe rispose con un largo sorriso bonario, e mia moglie e io, imbarazzatissimi, ci affrettammo a spiegare ad Alessandra che no, non si trattava di lui.
Povero Giuseppe, era l’ultima persona al mondo che si sarebbe potuta definire cattiva!
Un altro fatto che invece ricordo con divertimento.


Fabio Calabrese

Da quando esistono i computer, la rete, Facebook, i Photoshop, lo ammetto, io sono uno a cui piace pasticciare con queste cose.
Anni fa avevo postato su Facebook un mio collage sui Giuseppe nella storia d’Italia, dove avevo messo insieme Mazzini, Garibaldi, Verdi e Lippi.
Il risultato fu che ricevetti un messaggio di Silvio Sosio che mi diffidava dal compiere un’operazione dello stesso genere coi Silvio, è palese a quale altro Silvio temeva di essere accostato.
In questi anni, gli anni della gestione Lippi, ho pubblicato alcune cose su “Urania”, due racconti e cinque articoli.
Certamente l’amicizia di Giuseppe avrà avuto una parte in ciò, ma spero che abbiano anche un valore intrinseco.
Il mio racconto Starlight apparso nell’antologia Strani giorni del 1998, colpì molto un giovane appassionato triestino, Roberto Furlani che, vedendo che l’autore era suo concittadino, pensò bene di contattarmi, e da quell’incontro nacque poi la webzine “Continuum”.
Non si tratta però della mia collaborazione con “Urania” che mi ha procurato la maggiore soddisfazione.
Nel 2005 la rivista mondadoriana ha celebrato il suo 1500 numero con un’antologia davvero speciale, Tutta un’altra cosa, che contiene racconti di tutti i curatori che si sono avvicendati alla sua guida nel corso degli anni, da Mario Monicelli a Giuseppe Lippi, passando per Fruttero e Lucentini e Gianni Montanari.
Nella parte saggistica ci sono anch’io con l’articolo La fantascienza e le stranezze dell’Homo sapiens.
Essere affiancato agli storici collaboratori di “Urania” in un numero prestigioso, destinato probabilmente a diventare un ambito pezzo da collezione, è veramente tutta un’altra cosa, come essere fregiati di una medaglia.
Potrei anche menzionare il fatto che il mio romanzo L’orizzonte di cristallo giunse tra i primi cinque finalisti al Premio Urania 2015, e mi è stato riferito da terzi che Giuseppe Lippi lo giudicò “molto buono”.
Purtroppo però Mondadori pubblica soltanto i vincitori del Premio. Per chi ne avesse curiosità, esso è stato poi pubblicato dalle Edizioni Scudo nel 2016.
Uno degli ultimi ricordi che ho di Giuseppe, è un nostro incontro avvenuto in occasione di uno SciencePlusFiction di qualche anno fa. In quel momento ero piuttosto giù di morale.
Gli spiegai la mia insoddisfazione: in tutti questi anni ero riuscito, pensavo, a diventare una firma di una certa importanza nel panorama fantascientifico italiano, magari mi ero guadagnato anche un certo numero di lettori affezionati, ma non si poteva dire che avessi mai veramente sfondato.
La mia situazione – mi rispose – era senz’altro preferibile a quella di molte meteore hanno un momento eclatante e poi nessuno sente più parlare di loro.
“Il vero successo”, mi disse, “È durare”.
Ripenso alle sue parole con amarezza, perché il destino cinico e baro non gli ha permesso di durare molto, ce lo ha tolto quando, ne sono certo, aveva ancora tanto da dare e da ricevere.


Fabio Calabrese

N.B. Trovate i link agli altri articoli sul fantastico in La Biblioteca di Altrove!

50 SFUMATURE DI SBAM!

a cura della Redazione

È uscito in rete il numero 50 di Sbam! Comics, la rivista a fumetti sui fumetti scaricabile gratuitamente dal sito dell'editore con un numero dalla doppia copertina e dal sommario ricchissimo!



COVER STORY 150 numeri di Sbam! Comics… Era l’estate del 2011 quando gettammo le basi della rivista che avete sul display. Così, oggi, per festeggiare il nostro Cinquantesimo, abbiamo voluto divertirci a raccontarvi tutti i retroscena della nascita della vostra rivista digitale fumettosa preferita!

COVER STORY 2Ma questo mese le copertine sono due: e allora eccovi anche una puntata extra-large del Teatro di Burattini: approfittiamo di Moreno Burattini (appunto) per conoscere vita-morte-miracoli della novità bonelliana di questa estate, la nuova miniserie di Zagor, Darkwood Novels.

QUANDO CAMBIANO GLI EROI…
Parliamo di serie illimitate, quelle che compaiono in edicola da decenni e che riguardano gli eroi più famosi, entrati nell’immaginario collettivo: ovviamente, col passare degli anni, questi eroi si sono evoluti per adeguarsi ai tempi e ai gusti. Talvolta, però, succede che questa stessa evoluzione non sia così digeribile per tutti i lettori. E gli editori corrono ai (?) ripari…

50 ANNI DI MARVEL IN ITALIANella primavera del 1970, l’editore milanese Andrea Corno lanciava in edicola i primi numeri di L’Uomo Ragno e di Devil: era la partenza della grande epopea Marvel in Italia, una saga che – passando (anche) tra Labor, Star Comics, Play Press e oggi Panini Comics – ha sfondato il mezzo secolo. Ripercorriamo questa lunga avventura con il direttore editoriale della stessa Panini, Marco Marcello Lupoi.

INTERVISTA A RON GARNEYParliamo ancora di supereroi: la vostra intrepida Sbam-redazione ha infatti incontrato una delle più grandi matite della Casa delle Idee (ma anche della Distinta Concorrenza), da decenni all’opera sulle tavole dei nostri eroi preferiti!



ARRIVA COMICREW!Un nuovissimo portale di fumetti dove vari editori di Nona Arte propongono i propri cataloghi, con i titoli divisi per argomenti: potete scegliere, acquistare e ricevere tutto direttamente a casa vostra (avete presente le piattaforme tv? Ecco, proprio quelle…). Sbam! è così in ottima compagnia su Comicrew.

REVIEWS E ALTROSbam-carrellata di novità in libreria, edicola e fumetteria, con le nostre recensioni e le News-Flash dai vari editori. È partita la DC Comics in Italia targata Panini. La grande mostra del Muse di Trento: i misteri del cosmo visti attraverso i fumetti e gli altri media della cultura pop. Inoltre, poderosi assaggi delle novità dei nostri Sbam! Libri, con una selezione delle strisce di Flauer di Michele Carminati e una storia completa del Pinocchio di Sandro Dossi e Alberico Motta.

ALTRI FUMETTIIl nostro consueto, sontuoso mucchio di strip, tra SPQR, Rapa&Nui, Gatto Pepè, PV, Pagine AfFOLLAte, Tarlo e Kugio & Gina. Ancora una puntata dello Zio Dragoou di Ugo D’Orazio. La storia breve di Bondi e Crepaldi. L’umorismo dei Flippies (di Pieri & Cryx), dei Chinson (di Mario Airaghi) e di Lupus Fabulo (di Fam).


N.B. Trovate i link alle altre novità su Interviste & News!

lunedì 27 luglio 2020

IL MESE DI TEX

di Filippo Pieri

Su "Il Mese Enigmistico" n° 193 del maggio 2020, a pagina 33, all'interno delle "Parole crociate", si chiede al 23 orizzontale: Eroe dei fumetti che è un personaggio del West.


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domenica 26 luglio 2020

BURATTINI & HOGG CI FANNO VEDERE LE STELLE A STRISCE - 3

di Filippo Pieri

Torniamo ad occuparci della serie di Burattini & Hogg "Stelle a strisce" dopo oltre un anno per segnalare che la serie si è spostata su "Crucintarsi" della Corrado Tedeschi Editore a partire dal n°258 del Giugno 2020. In questa prima, spassosa tavola in formato bonelliano, assistiamo all'incontro tra i due protagonisti.


Sempre Burattini & Hogg continuano su "Sapere Enigmistica", dello stesso editore, la loro striscia ispirata al capolavoro di Federico Fellini, La dolce vita, che proprio quest'anno compie 60 anni.




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giovedì 23 luglio 2020

LUKE NESS, PHD by MANETTI & PIERI - L'ESECRABILE UOMO DELLE NEVI (strisce 5 e 6)

di Francesco Manetti & Filippo Pieri

Con le nuove strisce dell'avventura di Luke Ness i personaggi iniziano a delinearsi caratterialmente e cominciamo anche a capire in quale epoca (seppur in una sorta di "mondo parallelo" abitato da funny animal) è ambientata la storia. La "nuova macchinetta italiana" per fare il caffè è infatti la Moka, inventata da Alfonso Bialetti nel 1933... Buona lettura e buon divertimento! (f.m.)


CLICCATE SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRLA E AVERE UN'OTTIMALE ESPERIENZA DI LETTURA!


N.B. Trovate i link alle altre puntate di Luke Ness su Cronologie & Index!

lunedì 20 luglio 2020

CRONOLOGIA DI TEX - LE SCHEDE ORIGINALI DEL SITO INTERNET DELLA BONELLI! TEX GIGANTE 16/20

di Francesco Manetti


Nella quarta cinquina della collana "Tex Gigante" segnaliamo l'arrivo di due nuovi artisti: Lino Jeva e Francesco Gamba! Muore il capo indiano Freccia Rossa, padre di Lilyth, suocero di Tex e nonno di Kit Willer; i pards vengono coinvolti nella Guerra di Secessione; Kit Carson appare per la prima volta in copertina (insieme a Tex). Per chi si fosse sintonizzato solo adesso ricordiamo che intorno al 2000 la Sergio Bonelli Editore decise di aprire un proprio sito internet; i ragazzi di "Dime Press - Magazzino bonelliano" furono chiamati a collaborare per redigere le sintetiche schede di ogni albo arretrato di ogni serie della casa editrice: c'è ancora traccia di questa sinergia nella pagina "Staff del sito". Il sottoscritto si occupò delle schede di "Tex Gigante" (redatte fino al n. 477 del mensile, del luglio 2000) e di tutte le collane "collaterali" (sempre fino al luglio 200); questi elaborati, quando il sito, molti anni dopo, fu ampliato e rinnovato, furono radicalmente rimaneggiati. Da oggi, qui su "Dime Web", potrete leggere la versione originale di quelle schede, che pubblicheremo cinque alla volta.







Luglio/Agosto 1961

Tex Gigante n° 16

IL FUOCO!

Copertina: Aurelio Galleppini

Da pag. 3 a pag. 141
Avventura nell’Utah
Soggetto e sceneggiatura: Gianluigi Bonelli
Disegni: Aurelio Galleppini

Da pag. 141 a pag. 162
L’enigma dell’ippocampo
Soggetto e sceneggiatura: Gianluigi Bonelli
Disegni: Aurelio Galleppini

Freccia Rossa cavalca nelle praterie celesti! Per assistere al funerale e assumere la guida dei Navajos Tex lascia lo Utah… Al suo ritorno scopre che l’infame Brawley del ranch O.B. ha fatto rapire Nellie e fatto bruciare la sua fattoria per sottrarle i terreni. Tex si scatena: Brawley perisce arrostito tra le fiamme del suo saloon di Adairville! Mesi dopo Tex e Kit Willer indagano su un gruppo di vigilantes che usa come segno di riconoscimento il simbolo dell’ippocampo…






Settembre/Ottobre 1961

Tex Gigante n° 17

GLI SCIACALLI DEL KANSAS

Copertina: Aurelio Galleppini

Da pag. 3 a pag. 159
Avventura nell’Utah
Soggetto e sceneggiatura: Gianluigi Bonelli
Disegni: Aurelio Galleppini

Da pag. 159 a pag. 162
Gli sciacalli del Kansas
Soggetto e sceneggiatura: Gianluigi Bonelli
Disegni: Aurelio Galleppini

Terrore a nord del Rio Bravo! La Banda dell’Ippocampo, una rete rivoluzionaria che vanta numerosi informatori, mira a riportare la zona sotto al Messico. Donna Manuela Guzman è la bella e ricca fazendera che guida la setta con pugno di ferro: Tex sgomina l’infame cricca e Donna Manuela spira nel deserto uccisa dal piombo del bandito El Lobo. Si avvicinano intanto i lampi della Guerra di Secessione e Kit Willer entra nei Rangers: occorre impedire ogni atto di sciacallaggio…






Novembre/Dicembre 1961

Tex Gigante n° 18

DODGE CITY

Copertina: Aurelio Galleppini
Soggetto e sceneggiatura: Gianluigi Bonelli
Disegni da pag. 3 a pag. 13: Aurelio Galleppini
Disegni da pag. 13 a pag. 66: Lino Jeva
Disegni da pag. 67 a pag. 162: Aurelio Galleppini

Fra gli sciacalli che sfruttano il clima della Guerra Civile il più verminoso è Sterling alias Lupo Bianco! Fingendosi guida esperta, conduce le carovane di coloni del Kansas in territorio pawnee dove i malcapitati vengono depredati e massacrati: il bottino rimpingua certi parrucconi di Dodge City in combutta con la gang di Dallas Kid. Il gioco chiude quando Tex, Kit Willer e Kit Carson entrano in scena come scorte dei pionieri: Lupo Bianco subirà un atroce destino!






Gennaio/Febbraio 1962

Tex Gigante n° 19

LA FINE DI LUPO BIANCO

Copertina: Aurelio Galleppini

Da pag. 3 a pag. 5
Gli sciacalli del Kansas
Soggetto e sceneggiatura: Gianluigi Bonelli
Disegni: Aurelio Galleppini

Da pag. 5 a pag. 162
Il fantasma di Union City
Soggetto e sceneggiatura: Gianluigi Bonelli
Disegni: Aurelio Galleppini

Una volta sepolto il cadavere torturato di Lupo Bianco, Tex, Kit Willer e Kit Carson devono indagare su una serie di attentati ai danni della linea ferroviaria Brush – Union City. Il capo dei sabotatori è Tom Osborne, proprietario di una compagnia di diligenze e complice di Rosita e Pablo Valverde. Un legame di sangue unisce i due viscidi fratelli messicani a James Horton, padrone delle miniere di Union City, e a una povera smemorata soccorsa dal pawnee Volpe Rossa…






Febbraio/Marzo 1962

Tex Gigante n° 20

UN PIANO ARDITO

Copertina: Aurelio Galleppini

Da pag. 3 a pag. 13
Il fantasma di Union City
Soggetto e sceneggiatura: Gianluigi Bonelli
Disegni: Aurelio Galleppini

Da pag. 13 a pag. 162
Pista di morte
Soggetto e sceneggiatura: Gianluigi Bonelli
Disegni: Francesco Gamba

Un vendicativo fantasma! E’ quello che temono di dover affrontare Pablo Valverde e la sorella Rosita quando riappare Carol, la prima moglie di James Horton, da tutti creduta morta… Dopo la spettrale resa dei conti a Union City davanti ai Rangers si spiega un triste panorama di villaggi depredati, indiani ribelli, donne rapite, soldati disertori, intrighi e tradimenti… Siamo nel cosiddetto Gran Triangolo - fra Wyoming, Nebraska e Colorado - e il vile John Rackman, con i suoi militari rinnegati, rende invivibile il clima di Pine Bluff…


Francesco Manetti

N.B. Trovate i link alle altre puntate della Cronologia di Tex su Cronologie & Index!