mercoledì 16 ottobre 2019

PENNELLI D'ARGENTO

Diamo i numeri 56

di Saverio Ceri


Questa breve puntata della rubrica che si occupa di raccontare le vicissitudini degli eroi e degli autori di Casa Bonelli attraverso le cifre, nasce da un nuovo record; anzi da due record stabiliti nel giro di una settimana. Andiamo con ordine: il primo primato viene stabilito il 3 ottobre 2019 da un grande autore della Fabbrica dei sogni, che meriterebbe al più presto la pubblicazione di un Art Book come quelli già dedicati dall'editore di Via Buonarroti, a Civitelli, Ticci e Brindisi. Stiamo parlando di Roberto Diso; disegnatore romano nato il 16 aprile del 1932 e fumettista dall'età di 22 anni, quando esordì sulle pagine de Il Vittorioso. Roberto Diso quindi bazzica nel mondo delle nuvole parlanti da ormai 65 anni e il suo record è legato proprio alla sua longevità d'artista.

Roberto Diso, 87 anni. Uno dei decani del fumetto italiano.  
Nel quarto numero delle nuove avventure di Mister No, sono apparse, infatti, sei tavole dell'illustratore romano, solo mezza dozzina di pagine delle oltre settecentomila inedite pubblicate dell'editore del 1941 a oggi, ma che rappresentano le tavole disegnate dalla mano più anziana di tutte.
Di nessun disegnatore bonelliano (e forse italiano) è mai stato pubblicato un fumetto disegnato all'età di 87 anni, 5 mesi e 17 giorni.
Ora: come si può stabilire un dato così preciso? Ovviamente non si può. Bisognerà stabilire dei parametri oggettivi da prendere in considerazione per stabilire chi è il disegnatore più maturo ad aver impugnato matite e pennelli per casa Bonelli.
Da quando l'illustratore disegna una tavola a quando questa viene pubblicata passa ovviamente un tempo variabile, a volte possono essere pochi mesi, a volte addirittura anni. Ogni storia completata ha un iter diverso: può essere stata commissionata per un nuovo progetto ed avere tempi di consegna strettissimi oppure  potrebbe essere rimasta nel cassetto per anni per un esubero di produzione. Anche stabilire un tempo medio uguale per tutte non è cosa facile. Inevitabilmente l'unico dato oggettivo che possiamo prendere per stilare una classifica di longevità artistica è la data di pubblicazione.

Mister No Le nuove avventure 4, l'albo che contiene le tavole del record di Diso. Cover di Valdambrini

Questa regola vale per la maggior parte delle avventure pubblicate, ovvero per quelle realizzate da autori viventi. Talvolta succede, però, che l'illustratore ci lasci prima di veder pubblicata la sua ultima opera; e succede meno raramente di quanto si pensi, visto che, come tutti coloro che hanno fatto della propria passione una professione, un disegnatore non va mai in pensione, e finché la salute glielo consente, continua a divertirsi e a illustrare fumetti. Per questo, non conoscendo le vicissitudini di ogni singolo autore, dobbiamo stabilire un'altra "regola", considerando convenzionalmente che abbia disegnato fino alla data del suo passaggio a miglior vita.
Queste due convenzioni sono è alla base della graduatoria che leggerete più sotto, la classifica dei decani bonelliani,ovvero coloro che hanno disegnato per l'editore in età più avanzata.

Una delle sei tavole che hanno consentito a Diso di divenire il decano bonelliano.

E' così quindi che abbiamo stabilito il dato del record di Roberto Diso, che toglie il primato che dal 2016 apparteneva a Gianluigi Coppola. Il disegnatore di Dylan Dog si trovava in testa proprio grazie a quella convenzione di cui parlavamo sopra, stabilendo come ultimo giorno di carriera quello del suo passaggio tra i più. In realtà, per quanto ne sappiamo, la storia di Coppola era stata tirata fuori da un cassetto che la racchiudeva da molti anni, e quindi disegnata molto prima, ma si tratta di un eccezione. Per Ferri, per esempio sappiamo che si è dedicato allo Spirito con la Scure pressoché fino all'ultimo giorno; così come per molti altri che hanno lasciato incomplete le loro ultime opere, poi concluse dagli amici colleghi.

11 ottobre 2019: esce il  Maxi Tex 25 che contiene l'avventura Il boss di Chicago , cover di Claudio Villa

Parlavamo in realtà di due record.
Ebbene: la leadership di Diso in questa speciale classifica è durata solo otto giorni....; l'11 ottobre è infatti approdato in edicola il Maxi Tex 25 che contiene Il boss di Chicago, l'ultima fatica artistica di Miguel Angel Repetto, l'illustratore argentino in forza alla scuderia di Aquila della Notte che ci ha lasciato il 10 maggio scorso. Ed è proprio prendendo per "convenzione" questa data come ultimo giorno di "lavoro" texiano dell'illustratore sudamericano, che possiamo stabilire che per il momento è lui il decano dei disegnatori bonelliani con 90 anni, 2 mesi e 23 giorni.
Una delle ultime tavole realizzate da Repetto per Tex

Ecco quindi qui sotto la graduatoria dei dieci illustratori che hanno firmato un albo bonelliano in età più avanzata, aggiornata con questo recente doppio record.


Miguel Angel Repetto (1929-2019) il decano dei disegnatori bonelliani.
Roberto Diso, per ora rimane il decano dei disegnatori italiani, bonellianamente parlando, e già nei prossimi mesi potrà rafforzare la sua posizione, visto che sono previste altre sue tavole nella recentissima collana dedicata a Jerry Drake e poi potrà ricominciare la scalata a quel primato assoluto che è stato suo per  soli otto giorni.

Appuntamento alla prossima puntata.

Saverio Ceri

N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri.

lunedì 14 ottobre 2019

DAVID "DIRTY DAVE" RUDABAUGH, L’UOMO TEMUTO DA BILLY THE KID! ECCELLENTE GIOCATORE DI CARTE E FAMIGERATO FUORILEGGE! - LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA (LXXI PART.


di Wilson Vieira

Arrivati alla 71a parte della più avvincente Storia del West mai narrata - frutto delle ricerche del brasiliano Wilson Vieira, storico e fumettista d'eccellenza - eccovi le truculente vicende di Dirty Dave, bandito texano che avrebbe letteralmente perso la testa per il crimine! Le immagini non bonelliane sono state selezionate e inserite nel testo dallo stesso Wilson. Buona lettura! (s.c. & f.m.)






Tex n. 18, novembre 1961. Disegno di Galep



David Rudabaugh nacque nella contea di Fulton, nell’Illinois, nel luglio del 1854. La sua famiglia si trasferì a Eureka, nel Kansas, nel 1870. Suo padre fu ucciso durante la Guerra Civile quando Dave era solo un bambino. Nel 1870 Dave iniziò la sua carriera criminale, fregando bestiame con una banda chiamata “Il Trio.” La gang presto crebbe e divenne nota come la “Banda Rudabaugh-Rourke.” Provarono a rapinare i treni, ma fallirono in tutti i loro tentativi. Dave fu arrestato ma riuscì a sfuggire alla prigione testimoniando contro i suoi stessi partner. Dopo la sua liberazione si unì alla “Dodge City Gang” e nel tentativo di colpire uno dei membri della sua banda uscito di prigione a Las Vegas (New Mexico) sparò e uccise un sceriffo. Fuggì a Fort Sumner e qui incontrò Billy the Kid e divenne membro della sua gang. In seguito visse nella contea di Greenwood, nel Kansas, prima di seguire le mandrie di bestiame a ovest in Colorado.



Poco si sa della sua vita fino a quando non divenne fuorilegge. Soprannominato “Dirty” Dave perché raramente faceva il bagno e indossava abiti sporchi, divenne famoso negli anni 1870 come capo di una banda di ladri in Texas. Ma Rudabaugh e i suoi uomini non si limitarono ad agire nel “Lone Star State.” Quando lui e la sua banda rapinarono un cantiere delle Ferrovie di Santa Fe nel Kansas nel novembre 1877, Wyatt Earp (1848 – 1929) ricevette l'incarico di vice Marshall per perseguire il fuorilegge fuori dallo stato.




Seguendo le tracce di Rudabaugh per 400 miglia fino a Fort Griffin, in Texas, Wyatt Earp entrò nel saloon di John Shanssey, chiedendo di Rudabaugh; il proprietario gli disse che era stato lì all’inizio della settimana, ma non sapeva dove fosse diretto; gli consigliò di rivolgersi a Doc Holliday (1851 – 1887), che aveva giocato a carte con Rudabaugh.

Magico Vento - Il Ritorno n. 4, ottobre 2019. Disegno di Mastantuono







Wyatt era scettico, poiché era risaputo che Doc odiava gli uomi di legge. Tuttavia, quando Wyatt lo incontrò quella sera da Shanssey, fu sorpreso dalla volontà di Holliday di parlare. Doc disse a Wyatt che pensava che Rudabaugh fosse tornato indietro nel Kansas. Fu questo primo incontro tra Earp e Holliday a gettare le basi della la loro amicizia, che durò tutta la vita. Wyatt passò queste informazioni a Bat Masterson (1853 – 1921), informazioni fondamentali per arrestare Rudabaugh.

Speciale Tex n. 34, giugno 2019. Disegno di Zuccheri




Cercando di stare sempre un passo avanti a Wyatt, Rudabaugh era in effetti tornato in Kansas: avrebbe rapinato un altro treno prima di essere catturato. Il 27 gennaio 1878 Rudabaugh, insieme ad altri cinque uomini, tentò senza successo di assaltare un altyro treno, a Kinsley, nel Kansas. Lui e il suo complice Edgar West furono catturati dopo pochi giorni dallo sceriffo Bat Masterson e dal suo gruppo, tra cui John Joshua Webb (1847 – 1882). Quando Rudabaugh estrasse la pistola, Webb lo fermò e lo costrinse ad arrendersi. Gli altri quattro complici furono arrestati in seguito.




Rudabaugh spifferò tutto sulla sua banda e promise di rigare dritto. I complici di Rudabaugh furono mandati in prigione, ma Dirty Dave fu presto rilasciato, finendo New Mexico e tornando di nuovo alle rapine. Nel 1879 si riunì con alcuni dei suoi conoscenti del Kansas e per i successivi sei mesi terrorizzarono Las Vegas, nel New Mexico, commettendo rapine ai treni e alle diligenze con il nome di “Dodge City Gang”. Tra i membri della banda c’erano “Mysterious Dave" Mather (1851 – 1885), Joe Carson, “Hoodoo Brown” (un giudice di pace) e il Marshall della città John Joshua Webb, ex nemico di Rudabaugh a Dodge City.




Il 14 ottobre 1879 un treno venne rapinato nella zona di Las Vegas da uomini mascherati. I ladri fuggirono con 2.085 dollari, tre pistole e tutte le lanterne sul treno. Due anni dopo, quando Rudabaugh fu finalmente arrestato, confessò di aver partecipato alla rapina. Il 22 gennaio 1880, T.J. House, James West, John Dorsey e William Randall giravano per la città sogghignando, ridendo e cercando guai.



Quando entrarono nella Close & Patterson Variety Hall, il Marshall Joe Carson gli chiese di poter controllare le loro armi, ma si rifiutarono. Ne seguì un selvaggio scontro a fuoco e Carson fu ucciso immediatamente, mentre il vice Dave Mather uccise Randall e ferì West. John Dorsey, sebbene ferito, e T.J. House riuscirono a scappare. Il 5 febbraio la Banda di Dodge City venne a sapere che Dorsey e House si nascondevano in casa di Juan Antonio Dominguez a Buena Vista, trenta miglia a nord di Las Vegas. Un gruppo composto da J.J. Webb, Dave Rudabaugh e altri cinque uomini, circondò la casa e chiesero che gli uomini si arrendessero. Dorsey e House accettarono dopo che fu data loro la garanzia di essere protetti dai cittadini di Las Vegas.



Tuttavia l’assicurazione sarebbe rimasta lettera morte, poiché, a poche ore dall’arrivo degli uomini i prigione, i vigilantes sottrassero i prigionieri ai carcerieri. Li portarono al mulino a vento in piazza per appenderli a una corda, ma la signora Carson aprì il fuoco sugli uomini prima che i vigilantes avessero la possibilità di impiccarli. Sfuggendo alla giustizia per questo omicidio, Rudabaugh e il resto della banda continuarono a derubare e rapinare fino a quando J.J. Webb fu arrestato per l’omicidio di Mike Kelliher il 2 marzo 1880. Si formò una posse per il linciaggio che fu respinta dalla Banda di Dodge City con Dirty Dave al timone. Il 30 aprile Rudabaugh, insieme a un uomo di nome John Allen, irruppe nell'ufficio dello sceriffo per liberare Webb. Sebbene l'evasione non ebbe successo, Rudabaugh assassinò uno dei carcerieri durante l'azione. La sentenza di morte per Webb fu appellata e commutata in ergastolo. Rudabaugh, insieme al membro della Dodge City Gang Tom Pickett fuggì a Fort Sumner e unì le forze con Billy the Kid (1859 – 1881).




Secondo alcune fonti Billy the Kid aveva paura di un solo uomo e quell’uomo era Dave Rudabaugh. Il 30 novembre 1880, Billy the Kid, David Anderson (Billy Wilson) e Rudabaugh entrarono a White Oaks, nel New Mexico, e si imbatterono nel vice sceriffo James Redman. Sotto il fuoco incrociato, Redman si nascose dietro un saloon mentre diversi cittadini scesero in strada, inseguendo i fuggitivi fuori città. Mentre un gruppo li inseguiva, i fuorilegge si nascosero nel ranch di un uomo di nome Jim Greathouse, che presero in ostaggio.



Raggiunti all’alba da una posse, scambiarono il loro ostaggio con il vice sceriffo James Carlyle, che si offrì di negoziare con i fuorilegge per indurli ad arrendersi. Continuando a circondare la casa, la posse attese ore. Verso mezzanotte, il gruppo di cittadini dichiarò che avrebbe preso d’assalto la casa. Proprio in quel momento uno sparo fu esploso da una finestra e un uomo cadde precipitando. Il colpo ancora si propaga va nell’aria che Carlyle già giaceva morto. Il proiettile poteva provenire sia dai fuorilegge, sia dalla posse, ma molti sospettarono che la banda avesse ucciso il proprio uomo. Dopo questo incidente, la posse abbandonò l’assedio e i fuorilegge fuggirono. Più tardi Billy the Kid sarebbe stato accusato di aver ucciso Carlyle. Inseguiti dal risoluto Pat Garrett 1850 – 1908) Billy the Kid, Billy Wilson, Dave Rudabaugh, Tom O’Folliard, Charlie Bowdre e Tom Pickett entrarono ormai stanchi a Fort Sumner, nel New Mexico, il 19 dicembre 1880, e si trovarono di fronte al gruppo di Garrett che si era nascosto in una stazione di posta in costruzione.



Lon Chambers e molti altri balzarono fuori dal nascondiglio mentre Garrett ordinò ai fuorilegge di arrendersi. Tuttavia, molti membri del gruppo non aspettarono che i fuorilegge rispondessero alla richiesta di Garrett, e aprirono invece il fuoco su Pickett e O’Folliard, che stavano cavalcando davanti. Pickett e O’Folliard furono sbalzati dalle loro selle; il cavallo di Rudabaugh si beccò un proiettile e crollò a terra. Rudabaugh riuscì a saltare sul cavallo di Wilson e lui e gli altri fuorilegge fuggirono, rintanandosi in una capanna abbandonata vicino a Stinking Springs, nel New Mexico. Ben presto i fuorilegge furono rintracciati e il loro nascondiglio circondato. All’interno della casa c’erano Billy, Charlie Bowdre, Rudabaugh, Tom Pickett e Billy Wilson. Quando Bowdre passò davanti a una finestra aperta, gli spararono al petto. L’assedio continuò fino al giorno successivo quando Rudabaugh finalmente sventolò una bandiera bianca e i banditi si arresero.



Billy the Kid e la sua banda furono catturati il ​​23 dicembre 1880 e portati a Santa Fe, nel New Mexico. Rudabaugh fu portato a Las Vegas per essere processato. Nel febbraio 1881, tentò di evitare di essere accusato di reato capitale, dichiarandosi colpevole della rapina in treno a Las Vegas nell’ottobre 1879. Tuttavia il suo tentativo non ebbe successo e fu condannato all'impiccagione per omicidio. Fu quindi portato nel carcere della città vecchia di Las Vegas per attendere la sua esecuzione, dove J.J. Webb nel frattempo continuava a servire come uomo della legge. Billy the Kid fu poi incarcerato a Lincoln, nel New Mexico, da dove fuggì il 28 aprile 1881, ma fu presto rintracciato e ucciso da Pat Garrett il 14 luglio 1881. 






Rudabaugh, Webb e altri due uomini di nome Thomas Duffy e H.S. Wilson tentarono senza successo di fuggire di prigione il 19 settembre 1881. Duffy rimase ferito a morte e il loro tentativo abortì. Webb, che era condannato all'ergastolo, e Rudabaugh, su cui pendeva la minaccia di impiccagione, erano determinati a non arrendersi. Due mesi dopo, Webb e Rudabaugh, insieme ad altri cinque uomini, scalzarono una pietra dal muro della prigione e fuggirono passando attraverso un buco di 20x50 centimetri circa! Rudabaugh e Webb ripararono in Texas e poi in Messico, dove Webb fece perdere le sue tracce. Successivamente Webb tornò in Kansas, dove prese il nome di “Samuel King” e lavorò come cocchiere. Morì di vaiolo nel 1882 in Arkansas.



Dave uccise molti uomini: 65, senza contare i Messicani e gli Indiani. In prigione, Dave incontrò alcuni membri delle sue vecchie bande ed evasero insieme, dopodiché si trovò nel bel mezzo della faida di Earp. Dave si trasferì presto in Messico, dove divenne un cowboy e un ladro. Il 18 febbraio 1886, Rudabaugh fu coinvolto in uno scontro a fuoco con gente del posto a Parral, nel Chihuahua, e uccise due uomini, perché durante una partita a carte era stato accusato di barare. A un messicano Rudabaugh sparò in testa, mentre un altro giocatore, che aveva estratto la pistola, fu centrato al cuore. Lasciò il saloon ma, non riuscendo a trovare il suo cavallo, rientrò dentro, il che si rivelò un errore fatale. Nel buio più totale fu colpito diverse volte, poi fu decapitato con un machete e la sua testa fu infilzata su un palo.




Per diversi giorni - così si disse - i suoi assassini sfilarono in città con quella testa sul palo. Secondo un’altra versione della storia, Rudabaugh alla fine lasciò il Messico con una mandria di bovini diretti in Montana, dove visse una vita normale da cowboy, si sposò e generò tre figlie; morì, ormai alcolizzato, in Oregon nel 1928. Cose misteriose del Selvaggio Vecchio West...


Wilson Vieira

N.B. Trovate i link alle altre puntate della Storia del West su Cronologie & Index!

domenica 13 ottobre 2019

JULIA... ROBERTS?

di Filippo Pieri

Sulla "Settimana Enigmistica" n. 4561 del 22 Agosto 2019, a pagina 45, troviamo un quesito bonelliano, nella rubrica "Forse che sì, forse che no": Nei fumetti Julia, pubblicati dalla Sergio Bonelli Editore, la protagonista ha il volto di Julia Roberts?
N.B. Trovate i limk alle altre novità bonelliane su Interviste & News!

venerdì 11 ottobre 2019

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 69

di Saverio Ceri

Nuovo Tex Classic in edicola e nuovo appuntamento sul web con la nostra rubrica che va alla ricerca delle fonti di ispirazione della copertina dell'albo in questione.
Il sessantanovesimo volume della prima ristampa bonelliana a colori delle avventure di Tex, raccoglie i numeri da 7 a 12 della tredicesima stagione a striscia di Tex, la serie Arizona, approdati in edicola tra l'agosto e il settembre del 1956.
La striscia che ha ispirato la cover di questo Classic si trova proprio in coda all'albo, è la ventinovesima del numero 12 della serie Arizona, nella quale Tex riesce a fermare appena in tempo il cavallo di Black, il cattivo di turno, che stava per darsi alla macchia.


Il coraggioso intervento di Tex, ispira Aurelio Galleppini per la cover di quello stesso albo.


Nel febbraio del 1958 la storia viene ristampata sul numero 4 della quinta serie della collana Albo d'Oro, e, anche in quel caso, la fuga interrotta da Tex si guadagna l'onore delle copertina. L'immagine del ranger che da terra riesce a fermare cavallo e cavaliere prende l'intera copertina e il villaggio sullo sfondo diviene una silhouette appena abbozzata. Il disegno è talmente simile all'originale da far pensare quasi a un ingrandimento di quello originale della striscia con piccoli ritocchi in fase di ricalco.


E' proprio questa immagine quella scelta per la cover di Tex Classic 69 - qui sotto vediamo la versione odierna che non si discosta molto dall'originale.


La cover dell'altro albo d'oro ristampato in questo Classic è stata "scartata" perché decisamente più vista di quella scelta. La vedete qui sotto:


Dal disegno di copertina di questo albetto spillato nel 1959 la redazione Bonelli ricavò, ruotando leggermente la scena in senso antiorario, la famosissima cover di Doppio Gioco, il sesto numero di Tex. Ovviamente la stessa cover è apparsa anche sulle ristampe Tutto Tex e Tex Nuova ristampa, senza particolari cambiamenti, se non nella grafica.  







Vi lasciamo come sempre invitandovi a rintracciare quei piccolissimi cambiamenti, cromatici, e non, che ci sono tra le tre versioni della cover.
Alla prossima.

Saverio Ceri

N.B. Trovate i link alle altre Secret Origins in Cronologie & Index!

lunedì 30 settembre 2019

DIME WEB INTERVISTA IGORT! (LE INTERVISTE LXXI)

a cura di Elio Marracci



Igor Tuveri, in arte Igort, nasce a Cagliari il 26 settembre 1958. Inizia la sua carriera a Bologna sul finire degli anni Settanta, collaborando a numerose riviste italiane - tra cui "Linus", "Alter", "Frigidaire", e straniere. A partire dagli anni Novanta lavora inoltre con le case editrici giapponesi Kodansha, Brutus Magazine House e Hon Hon Do. Nel 1994 espone le sue opere alla biennale di Venezia e nel 2000 fonda la casa editrice Coconino Press. Nel 2002 vede la luce 5 è il numero perfetto, noir napoletano, cominciato a disegnare a Tokyo e ultimato dopo circa 10 anni di elaborazione e riscrittura. Il volume esce simultaneamente in 6 paesi e vince l'anno successivo il premio come libro dell'anno alla Fiera del libro di Francoforte. Diventerà nel corso degli anni l'opera più popolare di Igort.  Fa seguito Fats Waller, in cui si narra la biografia del celebre musicista americano.  Trasferitosi a Parigi comincia la serie "Baobab". Nel 2010 Igort scrive e disegna Quaderni Ucraini, pubblicato nella collana "Strade Blu" di Mondadori. Nel 2011 stampa Quaderni russi cui segue il volume Pagine Nomadi, che coincide con la grande mostra dedicata ai reportage disegnati ospitata dalla Triennale di Milano. Nel 2013 è protagonista del documentario Igort, il paesaggio segreto del regista Domenico Distilo. Nell'ultima metà del 2014 annuncia I quaderni giapponesi, che racconta gli anni dell'autore trascorsi in terra nipponica ed esce a Lucca Comics nel 2015; nel dicembre dello stesso anno viene pubblicato Nostalgia da Edizioni Oblomov. Nel 2016 vede la luce per Einaudi Gli assalti alle Panetterie, un volume scritto da Haruki Murakami e illustrato con gli acquerelli del fumettista sardo. Nel febbraio 2018 viene nominato direttore editoriale di "Linus" e, nel luglio dello sesso anno, è presentato al Biografilm Festival di Bologna il nuovo documentario sul lavoro in Giappone dell'artista, sempre per la regia di Domenico Distilo, che vince il premio del pubblico. Ultima fatica nel 2019 è 5 è il numero perfetto, film, tratto dal suo stesso best seller, da lui diretto e sceneggiato e interpretato da Toni Servillo, Valeria Golino e Carlo Buccirosso. Questa poliedrica personalità ha voluto rispondere ad alcune domande che gli ho posto. Quindi senza indugiare oltre lascio a lui la parola!



DIME WEB - Come si è sviluppata in lei la passione per il fumetto?

IGORT - Non so, a sei anni avevo la certezza di voler fare questo, raccontare storie con i disegni. Ho seguito questa pista per tutta la vita e man mano mi sono ritrovato a guadagnarmi da vivere facendo questo che non è neppure un lavoro, ma un privilegio. Una cosa molto faticosa che si fa con grande passione.


DW - Russia, Giappone, Napoli: da dove prende spunto per le sue storie? 

IT - Dalla vita, dai viaggi.


DW - Nel corso della sua carriera, oltre a disegnare fumetti, è stato musicista, sceneggiatore e regista cinematografico e saggista. Cosa l'ha spinta a cimentarsi con campi dell'arte così diversi? 

IT - La curiosità. Credo non si finisca mai di imparare e i campi dello scibile, della cultura in generale sono collegati da regole condivise.



DW - Ha iniziato la sua attività a cavallo tra la fine degli anni '70 e gli anni '80 del secolo scorso proprio durante il periodo del boom delle riviste a fumetti. Che cosa ricorda di quei tempi e cosa le è rimasto di quell'esperienza? 

IT - Era una stagione fertile di grandi talenti. Non c’era la Rete e dunque le riviste erano un collante generazionale. Ma si facevano fumetti diversi all’epoca, quasi sempre storie corte, perché le riviste contenitore avevano carenza di spazio e non ti potevano dare, che so, margine per capitoli di 40 pagine l’uno. Dunque ci si concentrava, c’era una cosa che oggi definiremmo horror vacui.


DW - Cosa pensa che abbiano lasciato alle generazioni di fumettisti che sono seguite?

IT - Non saprei, ogni stagione culturale lascia un patrimonio variamente consultabile. A quel tempo io mi sentivo obbligato a conoscere romanzi, film, fumetti delle epoche precedenti, era su quello che mi sono formato, da lì che ho imparato, serve sempre per capire come la si pensa, stare all’ascolto di qualcuno che parla. Oggi non so se sia più così.



DW - Tra i vari periodici con cui ha collaborato, figura "Linus", una rivista che, dopo più di 30 anni, si è trovato a dirigere. Che analogie e che differenze trova tra la pubblicazione di oggi e quella di allora?

IT - "Linus" è una rivista cangiante, la più antica rivista contenitore di strip del mondo, ha 55 anni, molte incarnazioni. La mia credo che sia moderna, contemporanea, adesso pubblichiamo anche dei manga, Tezuka nel prossimo numero. Una cosa di cui vado molto orgoglioso e che è nata da un’idea di Elisabetta Sgarbi, mia socia in Oblomov ed editrice di Linus. Una mente illuminata con cui culturalmente ho tantissime affinità.


DW - La rivista è stata diretta per molto tempo da Oreste Del Buono, un gigante della cultura a fumetti italiana. Lei che l'ha conosciuto può raccontarci un aneddoto su questo personaggio?

IT - Mah, Oreste era una persona geniale, passavamo le ore a parlare di Fellini, io che mi ero formato leggendo le sue colonne sul cinema sulle pagine dell’ "Europeo", ricordo che a un certo punto lui scrisse di Pasqualino Sette Bellezze, il film della Wertmuller, e disse che si era sbagliato sino ad allora. Che lei era una buonissima regista e lui non lo aveva capito prima. Ecco questa forma di grande onestà intellettuale mi impressionò molto. Avevo 17 anni quando lessi queste sue righe, poi conoscendolo trovai l’uomo che immaginavo fosse. Era un furetto, velocissimo. Prendeva decisioni rivoluzionarie in 5 minuti. Non perdeva certo tempo. Quando disse alla redazione di "Linus" che si doveva fare una copertina con me e Jori in fotografia, sono tornati i ragazzi dal Sol Levante, la redazione fu scioccata. Lui sorrideva sornione. Fu la prima copertina fotografica nella Storia della rivista. Una decisione presa in un battere di ciglia.



DW - A questo punto vorrei che spendesse due parole sul gruppo Valvoline e sulla rivista Dolce Vita.

IT - Era un gruppo di amici di talento che si sono ritrovati a ragionare sulle potenzialità del linguaggio del fumetto. Erano gli inizi degli anni 80, amavamo l’arte, la fotografia, il romanzo e il cinema. Decidemmo di fare un supplemento curato sin negli articoli, i racconti, la grafica e naturalmente le storie a fumetti. Fu divertente. Poi quell’esperienza nata sulle pagine di "Alter" servì per fondare una rivista, "La dolce Vita". Diretta da Oreste del Buono. Collaborò anche Fellini, che ci diede il suo libro dei sogni in anteprima mondiale. Pubblicato sul numero 3, anno 1986.


DW - Nato in Sardegna ha vissuto per molti anni a Bologna e, prima di stabilirsi definitivamente a Parigi, ha abitato tra Giappone, Ucraina, Russia e Siberia. L'essere cosmopolita ha influenzato la sua opera?

IT - Beh, certo. Un narratore racconta quel che vive, quel che vede. Perlomeno nel mio caso è così.





DW - Quanto di lei è presente nel suo lavoro?

IT - Il meno che posso. Non ho il culto della personalità. Nei Quaderni giapponesi però, ho dovuto mettermi in scena decisamente, perché raccontavo la mia esperienza nel mondo del lavoro nipponico. Non si poteva fare diversamente, essendo un reportage disegnato.


DW - Quanto di quello che la circonda?

IT - Quello che mi circonda rientra in quel che racconto tramite un percorso filtrato dalla memoria. Narrare è un sistema di alambicchi, non una cosa traducibile in due parole. C’entra molto anche l’inconscio.


DW - C'è un motivo particolare per cui firma i suoi lavori con uno pseudonimo?

IT - Il mio pseudonimo è semplicemente il mio nome con l’iniziale del cognome. 
Quando cominciai a pubblicare c’era uno slavo che firmava Igor, dunque per distinguere decisi di usare un acronimo.


DW - Quali autori la ispirano?

IT - Mah, dopo tanti anni guardi al tuo modo di vedere le cose, poi magari rubi a destra e a manca, ma non è un gesto cosciente.




DW - Esiste una pubblicazione o un personaggio, anche non suoi, che ha amato sopra ogni altro?

IT - Amo tante cose, passo il tempo ad amare, si può dire. Nei fumetti Alack Sinner, Lo Sconosciuto, Kamandi, Krazi Kat, Felix the Cat, Donald Duck, Ultimamente mi intenerisce la grazia di Prince Valiant, quelle pagine sono disegnate con molta sapienza. Del fumetto giapponese amo molte cose, anche storie senza eroi, ma le mie passioni sono note.


DW - È un autore metodico che lavora a orari stabiliti, oppure è uno di quelli che si alza di notte perché le è venuta l’ispirazione?

IT - Ultimamente lavoro al giorno, mi piace alzarmi presto. Sul comodino comunque ho block notes per appuntare le idee. Lavoro continuamente, anche se leggo il giornale.


DW - Come si svolge la sua giornata tipo?

IT - Sveglia alle 6, dipende da quanto sono stanco. Abluzioni, rasatura, caffè, tavolo da disegno o scrittura, sino alle 14, pausa di due ore, dalle 16 alle 20 lavoro, cena volante, poi se sono sotto scadenza lavoro oppure pausa, lettura o visione di un film. O altre volte vita normale (cena fuori con amici o in famiglia ecc).



DW - Oltre a essere autore di opere molto belle ha fondato case editrici prestigiose come Oblomov e Coconino Press. Come mai ad un certo punto ha sentito la necessità di passare dall'altra parte della barricata?

IT - Perché all’epoca non c’erano editori che facessero come io desideravo il loro lavoro. So che sembra presuntuoso e mi scuso, ma stava scomparendo completamente un patrimonio, proprio quello delle riviste, quello del cosiddetto fumetto d’autore. Non c’era più spazio di mercato per quello. È stato necessario fondare una casa editrice per lavorare su libri a fumetti, le graphic novel, perché un patrimonio di segni e pratiche narrative era destinato all’estinzione. Aggiungo che all’epoca sembravamo, io, Carlo Barbieri e Simone Romani, dei pazzi. Perché il fenomeno non era per nulla presente e consolidato come lo sarebbe diventato in seguito. Ma era necessario e ci si è rimboccati le maniche.





DW - Con "5 è il numero perfetto", adattamento dell'omonima graphic novel, ha esordito alla regia cinematografica. Come vi si è approcciato?

IT - Con il mio metodo, la necessità di lavorare su un mondo e una visione stilizzata tenendo sempre presente l’umanità dei personaggi, che speravo prendessero vita sullo schermo.


DW - Una domanda che gli avranno fatto in molti: com'è stato lavorare con Toni Servillo?

IT - Bello, difficile, molto gratificante. Toni è un artista meraviglioso, esigente e generosissimo. Uno che si mette in discussione con il suo metodo implacabile. Uno da cui si impara moltissimo.


DW - Se dovesse elencare i motivi per cui "5 è il numero perfetto" è un film imperdibile cosa direbbe agli spettatori? 

IT - Che è un film nuovo e classico al tempo stesso. Molto italiano, credo, nella sua accezione internazionale. Che è divertente, si ride, c’è ironia, ma anche, io credo, ci si pone delle domande. Questo, perlomeno, è quanto ci dicono quelli che lo vedono.



DW - Quali fonti usa per documentarsi?

IT - Qualunque cosa, anche le istruzione nelle scatolette di cibo per i gatti. Ogni cosa serve.


DW - Visto che oggi l'utilizzo di questo macchinario è imprescindibile per qualsiasi lavoro, vorrei sapere: come si pone nei confronti del computer?

IT - Come mi pongo nei confronti dell’automobile o della caffettiera, li uso per quel che mi serve.


DW - È innegabile il grande successo di autori come Sio e Zerocalcare che hanno cominciato a farsi conoscere diffondendo i proprio lavori su Internet. Alla luce di questa considerazione, le chiedo: cosa ne pensa e come vede l’utilizzo della Rete nel campo dei fumetti?

IT - La vedo benissimo. Io quando compongo una storia posto delle parti e i miei lettori mi propongono questo o quel libro, mi danno informazioni, mi mandano tesi di laurea, mi consigliano questo o quello. È uno scambio meraviglioso, la Rete, se usata correttamente è una finestra sul mondo.


DW - Da autore ormai affermato che consigli darebbe a chi si volesse affacciare al mondo del fumetto?

IT - Direi questo: è una disciplina monacale, se la fai per il danaro cambia campo. Se sei pigro cambia campo, se cerchi il successo cambia campo. Ma se queste domande sono scontate e le hai già superate, benvenuto nella pratica più gratificante e meravigliosa del mondo.





DW - A cosa sta lavorando attualmente?

IT - A cinque o sei storie contemporaneamente, al solito.


DW - C'è una domanda che non le è stata fatta alla quale vorrebbe rispondere?

IT - Dove è la porta dei sogni? Dentro te stesso.






a cura di Elio Marracci

N.B. Trovate i link agli altri colloqui con gli autori su Interviste & News!