lunedì 24 giugno 2019

COLIN COLLINS: THE LOST FILES 1

di Filippo Pieri & Kant

Pubblichiamo la prima delle strisce inedite di Colin Collins, il nuovo personaggio (ma con una grande storia "bonelliana" alle spalle) creato da Pieri & Kant, adesso protagonista di un volume disponibile su Amazon, sia in cartaceo, sia in versione Kindle! (s.c. & f.m.)



Le copertine del volume

N.B. Trovate i link alle altre novità su Interviste & News e i link alle strisce di Colin Collins su Cronologie & Index!

sabato 22 giugno 2019

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 61

di Saverio Ceri

Bentornati alla nostra rubrica che, con la scusa dell'uscita del nuovo numero di Tex Classic, ci porta a riscoprire di volta in volta, le copertine storiche del personaggio legate all'albo in edicola.
Partiamo come sempre dall'individuare le storie raccolte in questo volume 61: si tratta dei numeri dal 19 al 24 della serie Smeraldo, la decima "stagione" a strisce della Collana del Tex. I sei albetti, originariamente usciti tra il settembre e l'ottobre del 1955, furono ristampati per la prima volta nel formato della tavola bonelliana attuale nel giugno del 1957 sugli albi 7 e 8 della quarta serie del quindicinale Tex Albo d'Oro.
La cover del nostro Classic come sovente accade è stata scelta tra le due degli Albi d'Oro; stavolta il ballottaggio lo vince la copertina del numero 7. Qui sotto in sequenza vi presentiamo la copertina del 2019 e quella del 1957, che non si discostano troppo, neppure a livello cromatico.



La scelta redazionale, in realtà, in questo caso era abbastanza prevedibile, dato che la cover scartata, aveva già avuto il suo momento di gloria nel 1958, allorché venne scelta come copertina della serie che fungeva da "raccolta" degli albi d'oro, ovvero Tex Gigante 1a serie. L'albo in questione è il numero 17, qui sotto vediamo le due pubblicazioni in sequenza.



Anche in questo caso si segnalano poche variazioni tra le due edizioni, giunte in edicola, tutto sommato a distanza ravvicinata. 
La cover di questo Tex Gigante 1a Serie numero 17 però  è in qualche modo "storica"; col senno di poi si trattò dell'ultima copertina texiana di una serie gigante con una donna protagonista in copertina, prima di un digiuno di oltre un quarto di secolo. Escludendo un paio di streghe e una signora non protagonista, ritroviamo una rappresentante del gentil sesso in primo piano sulla cover di Aquila della Notte soltanto su Tex 276 della serie attuale, dell'ottobre 1983.
E con quest'ultima curiosità vi diamo appuntamento al prossimo Classic.

Saverio Ceri

N.B. Trovate i link alle altre Secret Origins in Cronologie & Index!


giovedì 20 giugno 2019

WOODSTOCK: FREEDOM

di Pierangelo Serafin

Accogliamo con piacere questo reportage del nostro amico e collaboratore Pierangelo Serafin (arricchito con le foto da lui scattate) della mostra "Woodstock: freedom" di Asolo, per il mezzo secolo della celeberrima kermesse musicale americana del 1969. La musica "leggera" contemporanea è un aspetto nobile della pop art, esattamente come il fumetto, ed è dunque doveroso parlarne su "Dime Web"! (s.c. & f.m.)


In l'apertura l'immagine che poi ritroveremo in chiave Pop sulla copertina del catalogo della mostra.

Uno dei circa 186.000 biglietti venduti prima che si decidesse che l'ingresso a Woodstock sarebbe stato gratuito!

Quella collocata fra i locali del Museo e gli spazi della Torre Civica dedicata al cinquantesimo anniversario dell'evento musicale più famoso del secolo scorso, che ha avuto luogo dal 23 Febbraio al 12 Maggio 2019 ad Asolo, segue idealmente le mostre su Mario Schifano e sulla Pop Art italiana a cavallo tra il 2017 ed il 2018 e quella celebrativa di Andy Warhol che si tenne nel 2017, nel trentesimo anniversario della morte dell'artista originario di Pittsburgh, la città della Pennsylvania dove nel 1924 si spense improvvisamente, nel bel mezzo di una tournée nel Nuovo Continente, Eleonora Duse. Colei che viene ritenuta la più grande attrice teatrale che il nostro Paese abbia mai avuto (e per la quale gli americani coniarono l'aggettivo doozy per sottindere qualcosa di straordinario), volle essere sepolta proprio ad Asolo e della cittadina della Marca Trevigiana divenne presto un'icona.


All'interno del museo è ricreata una stanza con oggetti appartenuti a Eleonora Duse.

Il retaggio storico della "città dai cento orizzonti", come la definì il Carducci, era già di una certa rilevanza fin dai tempi dell'insediamento della ex regina di Cipro Caterina Cornaro nel 1489 (quando i Veneziani ripresero il controllo dell'isola nel Mediterraneo orientale dettero Asolo come indennizzo alla spodestata regnante). Tra gli appartenenti alla sua prestigiosa corte si ritrovarono artisti come Giorgione e letterati come Pietro Bembo. Nel corso dei secoli successivi diversi importanti personaggi dimostrarono di gradire la particolare posizione climatica della cittadina. Tra questi vi dimorarono il poeta inglese Robert Browning (1812-1899), il musicista Gianfrancesco Malipiero (1882-1973), l'architetto Carlo Scarpa (1906-1978) e l'esploratrice e scrittrice Freya Stark (1893-1993), che riposa nello stesso cimitero che accoglie le spoglie della Duse.


Un bellissimo ambiente interattivo che si avvale anche del supporto di alcuni audiovisivi è dedicato all'escursionista Freya Stark.


Un'altra grande personalità artistica del luogo è lo scultore Antonio Canova che nacque a Possagno, una località a una quindicina di chilometri da Asolo, e che venne ad affinare le sue capacità presso lo studio di Giovanni Torretto nella piccola frazione di Pagnano. A sua volta il Canova ebbe numerosi allievi e alcuni omaggiarono la cittadina con le loro opere realizzate nello stile neoclassico che ebbe notevole successo a cavallo tra il XVIII ed il XIX secolo. Essendo comunque una testimonianza artistica preziosa i curatori delle mostre le lasciano visibili ai visitatori creando un curioso abbinamento tra classico e moderno, come ben evidenziato da questa immagine.

L'allestimento della mostra diviso tra le sale disposte sullo stesso piano del Museo Civico e sul percorso ascensionale della Torre Civica è quantomeno curioso e decisamente stimolante. Tra opere d'arte pop, memorabilia dell'evento, riproduttori musicali dotati di cuffie per l'ascolto dei brani più significativi degli album usciti in quel fatidico 1969 e schermi televisivi che proiettano immagini di film come Fragole e sangue di Stuart Hagmann, Hair di Milos Forman, Apocalypse Now di Francis Ford Coppola e naturalmente Woodstock - Tre giorni di pace, amore e musica di Michael Wadleigh, ci si ritrova immersi in una piccola ma suggestiva capsula temporale.


In evidenza due tragiche immagini relative al conflitto nel Vietnam. A sinistra L'esecuzione di Saigon, scatto di Eddie Adams del 1° Febbraio 1968. Di fianco The Napalm Girl di Nick Ut (Giugno 1972)

La branda con la bandiera americana e il sacco militare. Sullo schermo alla parete scorrono le immagini di Fragole e sangue di Stuart Hagmann del 1970 (il libro The Strawberry Statement di James Simon Kunen da cui è stato tratto il film è del 1969).

Si possono accettare anche piccoli anacronismi come l'esposizione della celeberrima fotografia di Nick Ut The Napalm Girl che risale al Giugno del 1972 (ed è quindi successiva di pochissimi anni rispetto all'evento al quale la mostra è dedicata) che diventa comunque utilissima per rendere perfettamente l'idea del contesto tragico della guerra nel Vietnam nella stanza al cui centro c'è una branda da campo militare coperta da una bandiera a stelle e strisce.
Nella stanza del museo, che riproduce su un maxi-schermo le immagini del raduno tenutosi nella cittadina dello stato di New York, troviamo le grandi riproduzioni degli album usciti in quell'anno, incisi dagli artisti più importanti che vi hanno partecipato, corredate di un riproduttore mp3 con incisi i brani più significativi della raccolta stessa. Tra questi, in ordine sparso, troviamo Tommy degli Who, Electric Ladyland di Jimi Hendrix, With a Little Help From My Friends di Joe Cocker, l'omonimo di Santana, Volunteers dei Jefferson Airplane e I Got Dem Ol' Cosmic Blues Again Mama! di Janis Joplin.



As I Opened Fire di Roy Lichtenstein (litografia del 1966 - originale ad olio del 1964). L'opera riprende un pannello di Jerry Grandenetti pubblicato in "All American Men of War" n. 90 (Marzo/Aprile 1962).

L'iconica Love di Robert Indiana. Serigrafia su carta (l'originale è una scultura del 1970)


Alle pareti delle sale attigue e nei corridoi di collegamento ammiriamo opere di artisti pop del calibro di Roy Lichtenstein, Andy Warhol, Robert Indiana, Mario Schifano e altri ancora, fino a imbatterci nelle gigantesche riproduzioni delle sagome dei Beatles composte da neon illuminati nella posa della copertina di Abbey Road (l'iconica fotografia di Iain Mcmillian venne scattata esattamente una settimana prima dell'inizio del festival d'oltreoceano) realizzate dall'artista fiorentino, classe 1955, Marco Lodola.


Beatles di Marco Lodola

Usciti dal museo ci dirigiamo verso la Torre Civica dove il percorso si svolge salendo almeno per tre piani su per le anguste e strette scale. Dopo appena mezzo piano ecco una delle installazioni più suggestive dell'intera mostra ed è quella che ricrea un ipotetico salottino minimale composto da due poltroncine, un tavolino con al centro una bottiglia di Coca Cola (vuota) e uno schermo televisivo che trasmette in un loop continuo il discorso di insediamento di John Fitzgerald Kennedy, trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti d'America in carica dal 20 Gennaio 1961 al 22 Novembre 1963 (giorno del suo assassinio a Dallas).


Il salottino con il video che riproduce la cerimonia di insediamento di JFK.

JFK

L'ultimo Capitan America

Al primo piano, che è più che altro occupato dai camerini del sottostante Teatro Duse, troviamo cartonati con le foto di JFK, Marilyn Monroe e un ritratto del più recente Capitan America.
Al piano superiore, pressoché al centro della stanza, è innalzato uno schermo sul quale viene proposto (anche questo a ciclo continuo) il clip tratto da Easy Rider nel quale si può ascoltare il classico brano Born to be Wild degli Steppenwolf.
A corredo del video, sulle pareti della sala, sono esposte altre scene tratte da film nei quali la protagonista è la Harley-Davidson, icona americana quanto i personaggi visti in precedenza.


Kerouac, autore del romanzo on the road per antonomasia, mito della beat generation.



John Lennon & Yoko Ono con il testo di Imagine

Al terzo ed ultimo piano della mostra c'è un cartonato che ritrae John e Yoko e il testo di Imagine del 1971, ma correttamente lo schermo ripropone Give Peace A Chance della Plastic Ono Band che è proprio del 1969.
Ancora un piano più e siamo ormai fuori dal contesto della mostra, nella stanza della campana (ben bloccata affinché non suoni) dove al termine della salita ci si sarebbe aspettati di vedere immagini della Conquista della Luna (impresa che compie 50 anni come Woodstock), e invece ci dobbiamo "accontentare" di ammirare a perdita d'occhio alcuni dei già detti orizzonti del Carducci.


Veduta dalla cima della torre con la Rocca che è uno dei simboli della cittadina.


Appetibile il catalogo della mostra, che è composto da ottantotto pagine più quattro di copertina ed è curato da Enrica Feltracco (per quello che riguarda il contesto storico ed artistico), da Massimiliano Sabbion (che esamina prevalentemente il contesto cinematografico) e da Matteo Vanzan (che ci parla dell'aspetto musicale). Davvero interessante l'excursus sul perché delle partecipazioni e anche delle defezioni di alcuni artisti al festival (come i Beatles, i Rolling Stones, i Doors e Bob Dylan che per un motivo o per l'altro non si resero disponibili).
In definitiva si esce soddisfatti da questa mostra così ben fatta da riuscire a catturare lo spirito dell'epoca e le sensazioni di un tempo che ha forgiato, nel bene e nel male, la cultura (non solo) giovanile delle decadi successive.


Il catalogo

Pierangelo Serafin

N.B. Trovate i link alle altre novità in Interviste & News!

TRIPLICE DOGDOGDOG OBBLIGATO

di Filippo Pieri

Sulla "Settimana Enigmistica" n. 4546 del 9 Maggio 2019, a pagina 25, ci sono i "Triplici incroci obbligati". Tra le vari definizioni troviamo: il Dog dei fumetti.


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martedì 18 giugno 2019

TUTTI I SEGRETI DELLO SPIONAGGIO A FUMETTI: IL NUOVO LIBRO DI GIUSEPPE POLLICELLI


di Sergio Climinti


L'autore di Fumetti d'Intelligence insieme a Franco Battiato: Pollicelli è uno dei massimi esperti italiani del Maestro.

La prima cosa che salta all’occhio di “Fumetti d’intelligence - lo spionaggio a strisce dalle origini a oggi” (Ed. Nuova Argos, pp. 370, euro 25), la più recente fatica saggistica di Giuseppe Pollicelli, sono senza dubbio la mole e la veste editoriale. Rilegato, con copertina rigida (ma esiste anche la versione in brossura) e stampato su carta pregevole, si presenta subito come un prodotto di qualità, a partire dalla copertina, davvero suggestiva. Realizzata da Lorenzo Mattotti, sintetizza perfettamente il tema che viene affrontato, con uno stile che fonde surrealismo e razionalismo. Un uomo, visto di quinta, è nascosto dietro la parete di un’alta apertura, intento a spiare un altro uomo. Questi, a sua volta, si trova dietro un’apertura identica alla prima e spia anch’egli un altro individuo; e così via, in una messa in abisso che ci mostra per ben cinque volte la medesima soluzione. Come in un gioco di specchi, sotto un’architettura geometrica dai toni scuri, che incombe su tutti e sottrae spazio e fiato, sfilano in una sequenza prospettica le misteriose sagome nascoste nell’ombra, mentre l’unico spazio d’aria che illumina la silhouette di colui che viene osservato da tutti e cinque gli “spioni” è incorniciato in una stretta lama di luce creata dalle geometrie squadrate delle aperture.






La prefazione è di Alessandro La Ciura, mentre l’introduzione è firmata da Daniele Barbieri, semiologo, saggista, nonché uno fra i massimi esperti e studiosi del fumetto. Strutturato in brevi e agili capitoli tematici (ma rigorosamente in ordine cronologico, in modo da seguire l’evoluzione della spy story attraverso i decenni), il saggio di Pollicelli ci guida fra le migliaia di strisce e di tavole che si sono succedute in più di un secolo di storia del fumetto.
Il primo capitolo ci introduce agli esordi del medium, per fornire un’infarinatura generale al lettore che, in tal modo, è in grado di fruire il testo con maggiore cognizione di causa. Si passa poi alla storia del fumetto di spionaggio, dalle sue origini sulle pagine dei quotidiani statunitensi alle testate intitolate ai singoli protagonisti, passando anche per le opere ispirate ai personaggi letterari e cinematografici (come James Bond, il famoso Agente 007 di Ian Fleming), entrando fra le pagine di figure e opere apparentemente estranee al genere (da Topolino a Paperino, da Zagor a Martin Mystère, dai supereroi alle tavole di Jacovitti), raccontando del popolare Gruppo TNT di Max Bunker & Magnus e dei numerosi rappresentanti del fumetto d’autore che volentieri hanno imbastito le proprie trame con intrighi e segreti, per arrivare fino ai giorni nostri.





Sebbene l’autore abbia arricchito questo lungo excursus con una serie di riflessioni interessanti e di argute considerazioni, elencare tutte le serie, le testate, le date e i personaggi di uno specifico genere avrebbe potuto trasformarsi in una tediosa lista; dunque, consapevole di questo rischio, Pollicelli ha pensato bene, di concerto con l’editore, di rafforzare la parte iconografica. Il saggio si presenta così arricchito di una vasta selezione di strisce, copertine, locandine, splash page, sia a colori che in bianco e nero, che lo rendono ancor più prezioso.

Inedito di Giardino

Inedito di Pollicelli & Rotundo


Il libro, infine, propone cinque inserti inediti a fumetti disegnati da alcune firme prestigiose che intervallano i capitoli, svolgendo un’ulteriore funzione di “alleggerimento” del voluminoso tomo. Si tratta di riduzioni (a opera dello stesso Pollicelli) di brevi situazioni estratte da alcuni famosi romanzi di spionaggio: La Primula Rossa (1905) di Emma Orczy, disegnato da Giancarlo Alessandrini; L’Agente Segreto (1907) di Joseph Conrad, disegnato da Massimo Rotundo; Epitaffio per una spia (1938) di Eric Ambler, disegnato da Walter Venturi; Buio a mezzogiorno (1940) di Arthur Koestler, disegnato da Onofrio Catacchio. L’unica sequenza a non recare i testi di Pollicelli è quella a firma di Vittorio Giardino, poiché quest’ultimo ha qui presentato in anteprima le prime cinque tavole della quarta avventura avente per protagonista uno dei suoi personaggi più famosi, l’ex spia Max Fridman. In più, Giardino ha scelto di omaggiare i lettori di “Fumetti d’intelligence” inserendo una tavola con funzione di prologo scritta e disegnata appositamente per questo saggio, mostrando Fridman assorto nella lettura di “Gnosis”, rivista trimestrale dedicata ai temi dell’intelligence su cui Pollicelli, da alcuni anni, cura una rubrica dedicata proprio allo spionaggio nei fumetti.


Sergio Climinti

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sabato 15 giugno 2019

ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO: NASCITA DI UN MITO. ZAGOR LE ORIGINI: VOLUME CARTONATO A COLORI E MINISERIE 1

di Giampiero Belardinelli

Dagli albori della civiltà, da quando prima in maniera orale e in seguito attraverso il supporto cartaceo, gli uomini e le donne hanno raccontato vicende che indagano sul passato allo scopo di comprendere o almeno interpretare in maniera plausibile il presente. Molti personaggi della mitologia, della narrativa o anche le figure reali della Storia hanno trascorsi misteriosi, sconosciuti agli stessi protagonisti. Il caso più noto – come mi ricorda il mio caro amico Angelo Palumbo (grande esperto zagoriano e mio consulente per la mitologia greca) – è quello della figura di Edipo, ignaro di aver ucciso il padre e sposato la madre, episodio fondante anche della psicologia freudiana. In questo passo della mitologia greca il protagonista agisce in maniera ignara dei fatti, mentre il pubblico ne conosce sin dall’inizio le tragiche vicende.



Il racconto d’avventura negli anni Duemila
Lo spunto su cui gli autori hanno costruito questa miniserie in sei volumi (di cui il cartonato qui recensito ha fatto da apripista) nasce su queste basi: attraverso una narrazione diretta – cioè non filtrata dalla voce del protagonista – far luce su situazioni che, per svariati motivi, il futuro Spirito con la Scure non poteva conoscere. Il volume presenta un racconto di 58 tavole ed è impreziosito da un ampio e illustrato apparato critico che, da pagina 65, consta ben dodici pagine. Prima di addentarmi nell’analisi, ricordo ai lettori che, dal 28 maggio, nel formato della miniserie Cico a spasso nel tempo, è arrivato in edicola il primo di sei numeri della serie Le Origini. Nella costruzione della mia indagine potrei rivelare alcuni fatti, quindi consiglio a chi non ha ancora letto il volume di aspettare prima di proseguire. Nella riga precedente ho utilizzato di proposito il termine “indagine” poiché mi ha molto colpito la citazione di un noto aforisma di Umberto Eco messa in bocca a Guglielmo da Baskerville (John Turturro) nella Serie televisiva di RAI 1 Il nome della Rosa: I libri non sono fatti per crederci, ma per essere sottoposti ad indagine. Indagare sul volume Le Origini vuol dire non solo analizzarne la struttura narrativa e grafica, ma evidenziare come questo libro rappresenti la sintassi che in alcuni casi dobbiamo pretendere oggi dal racconto d’avventura.



Dramma senza veli
Moreno Burattini ha impostato la sceneggiatura di questo volume (e immaginiamo anche dei restanti volumi) su un ritmo altissimo, fatto di sequenze brevi e incalzanti, con un montaggio dalla pagina che non segue la gabbia bonelliana. In questo modo il lettore avverte la velocità dell’azione e la mancanza di didascalie ne aumenta il pathos. I dialoghi sono essenziali, ma non ridotti all’osso: sferzanti in alcuni momenti, più descrittivi in altri. Il linguaggio adottato dallo sceneggiatore è uno dei punti di forza del racconto: in alcune sequenze, in particolare in quelle in flashback che precedono l’assalto al villaggio degli Abenaki, si avverte il contrasto di vedute tra i soldati e il tenente Mike Wilding: Allora dalli, i tuoi ordini, irlandese! Siamo ansiosi di riceverli! (p. 15). In questa sequenza viene spazzata via una certa regola non scritta del fumetto avventuroso del passato, in cui le contraddizioni di opinione tra graduati e soldati erano gestite in maniera meno esplicita. Qui l’autore toglie ogni filtro e la guerra viene mostrata in tutta la sua cruda realtà: soldati abbruttiti dalla violenza, la cui umanità si è sbriciolata in mille brandelli fatti di agguati, sparatorie, urla strazianti. I soldati non vogliono il rispetto delle regole, ma rispondere con violenza a chi li ha aggrediti con altrettanta violenza (gli indiani Creek). Il tenente Wilding viene etichettato come un soldato che non sa o non vuol decidere: il desiderio di vendetta dei suoi soldati lo travolgerà e la guerra, come un’entità capace di annullare la volontà degli uomini, si prenderà l'ennesima rivincita.



Questo è il punto nodale de Le Origini, il principio da cui scaturiranno tutte le vicende successive. Lo Spirito con la Scure nasce qui, nell’anima lacerata del tenente Mike Wilding, il padre travolto dai rimorsi per non essere riuscito a fermare un bagno di sangue, comprese le vittime innocenti. Mike Wilding è un uomo fuoriuscito dall’esercito dopo un processo infamante, e crede di aver finalmente trovato una seconda opportunità nella Foresta di Darkwood, insieme alla moglie Betty e al loro figlio Pat. La vicenda narrata da Guido Nolitta e disegnata da Gallieno Ferri in Zagor racconta… qui si completa e assume la caratura di una tragedia greca, di un dramma non casuale dove ogni azione, ogni evento, ogni personaggio sono legati tra loro da fili invisibili, che verranno disvelati nei prossimi cinque albi. La chiusa del volume presenta fatti noti ai lettori di Zagor, ma anche qui l’angolatura con cui vengono mostrati squarcia un altro velo della tradizione bonelliana: i genitori degli eroi sembravano vivere in un mondo ideale, quasi distaccato dalla realtà, e il momento della loro morte non veniva mai mostrato o tuttalpiù veniva rappresentato in modo coreografico. Qui, invece, Burattini ci mostra con coraggio il momento della tragica morte di Betty e Mike Wilding, e assesta un potente pugno nello stomaco non tanto ai lettori, ma a una certa concezione, ormai superata, del fumetto d’avventura.



Accuratezza storica e ricostruzione filologica
Un racconto tanto realistico e crudo non avrebbe potuto reggere del tutto se fosse stato privato di una precisa accuratezza storica. Le uniformi e le armi dei soldati dell’esercito statunitense sono stati disegnati rispettando il più possibile il periodo storico in cui il tenete Wilding ha condotto l’assalto al villaggio degli Abenaki di Salomon Kinsky in cui si erano rifugiati i fuggiaschi Creek. Siamo verosimilmente nei primissimi anni dell’Ottocento e il dettaglio raggiunto da Maurizio Di Vincenzo e Valerio Piccioni dà al prodotto un taglio internazionale, sebbene le collane mensili di personaggi classici come Tex e Zagor abbiano da tempo intrapreso la strada moderna dell’attenzione ai particolari, salvo le irrinunciabili licenze poetiche che appartengono al DNA delle rispettive serie. L’intento del curatore di testata e sceneggiatore Moreno Burattini è quello di costruire una miniserie che possa essere un grande affresco in cui far confluire tutti quegli episodi incentrati sul passato di Zagor, compreso il romanzo di Davide Morosinotto.

Colori narranti
I disegni agili, curati, leggibili ed espressivi di Maurizio Di Vincenzo e Valerio Piccioni (rispettivamente matite e chine) si avvalgono di una colorazione calibrata, costruita con l’intento di essere un determinante elemento narrante. I colori sono stati realizzati da Andres Mossa e supervisionati da Emiliano Mammucari che, a seconda dei momenti della narrazione, cambiano il registro, passando dalle tonalità di un grigio slavato nei momenti retrospettivi, cercando quasi l’effetto dagherrotipo, a gradazioni più solari nelle sequenze ambientate nella Foresta di Darkwood, passando per un rosso straniante in quelle in cui assistiamo al tragico epilogo dei coniugi Wilding. Insomma, un'opera di pregio il cui lavoro congiunto dello sceneggiatore, dei disegnatori, dei coloristi e del copertinista innalza Le Origini ai vertici assoluti della vasta produzione zagoriana.

Zagor - Le Origini (volume cartonato), ottobre 2018. Disegno di Rubini

Zagor - Le origini 1, giugno 2019. Disegno di Rubini


Zagor Cartonato
LE ORIGINI
Prima edizione ottobre 2018
Pagg. 80, € 16,00

Zagor Miniserie Le Origini n. 1
CLEAR WATER
Giugno 2019
Pagg. 66, € 3,90

Testi: Moreno Burattini
Disegni: Maurizio Di Vincenzo e Valerio Piccioni
Colori: Andres Mossa; supervisione: Emiliano Mammucari
Copertina: Michele Rubini
Colori copertina: Roberto Piere
Rubriche: Moreno Burattini

Giampiero Belardinelli

N.B. Trovate i link alle altre recensioni bonelliane nel Giorno del Giudizio!
P.S. Questo è il post n. 1400 di "Dime Web"!

giovedì 13 giugno 2019

IL CAPITANO NEWTON "NEWT" KNIGHT, LEADER ABOLIZIONISTA E ASSO DELLA GUERRIGLIA IN MISSISSIPPI! LA COMPAGNIA DI KNIGHT! LO STATO LIBERO DELLA CONTEA DI JONES! - LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA (LXVIII PARTE)

Stavolta il nostro Wilson, che dal Brasile scrive una brillante "Storia del West" per le colonne di "Dime Web" ci porta nel clima infuocato della Guerra Civile americana, la sanguinosa Guerra di Secessione, con l'episodio poco noto in Italia della ribellione della Contea di Jones contro la Confederazione! Ricordiamo che tutte le immagini non bonelliane sono state scelte e posizionate nel testo dallo stesso Vieira. Buona lettura! (s.c. & f.m.)



Nei boschi del Mississippi si trova un piccolo appezzamento di terreno chiamato Jones County, meglio noto come Free State of Jones. Durante la Guerra Civile il Free State of Jones fu fondato da un uomo di nome Newton Knight, che fece una delle cose più impensabili che un uomo bianco del Sud potesse fare in quel momento: sfidare la Confederazione e vincere.
Newton Knight nacque nel 1837 vicino al fiume Leaf nella Contea di Jones, nel Mississippi, una regione descritta romanticamente nel 1841 dallo storico John Francis Hamtrack Claiborne (1809 - 1884) come la Terra di latte e miele". Il paesaggio era dominato da pini marittimi e da latifoglie. Lupi e coguari vagavano in zona. Suo nonno, John “Jackie” Knight, era piuttosto famoso. Era conosciuto come uno dei più grandi detentori di schiavi nell’area del Mississippi, prima che scoppiasse la Guerra Civile. Albert, il padre di Newton, era una persona completamente diversa in termini di status sociale e finanziario: non ereditò la vasta proprietà di suo padre. E nemmeno Newton aveva schiavi.


Knight sposò Serena Turner (1838 – 1923) nel 1858 e si spostarono al confine della Contea di Jasper per creare una fattoria dove coltivavano mais e patate dolci e allevavano maiali e bovini. Frutta, bacche e selvaggina aggiungevano varietà alla loro dieta. Newt lavorò sodo e coltivò la terra da solo. Secondo suo figlio, Newt non aveva mai bevuto né bestemmiato; era un Battista all'antica che adorava i suoi figli. Diventò mito e leggenda.
Poco dopo l’elezione di Abraham Lincoln (1809 – 1865) come Presidente degli Stati Uniti nel novembre del 1860, i piantatori proprietari di schiavi guidarono il Mississippi a unirsi alla Carolina del Sud; lo stato si separò dall’Unione nel gennaio 1861. Altri stati del sud avrebbero seguito l’esempio. La Dichiarazione di Secessione del Mississippi rifletteva gli interessi dei piantatori nella prima frase: La nostra posizione è completamente identificata con l’Istituzione della SchiavitùTuttavia per gli agricoltori e gli allevatori di Jones County non aveva molto senso fare la guerra per mantenere l’Istituzione della Schiavitù.



Nel 1860 gli schiavi costituivano solo il 12% della popolazione totale nella Contea di Jones, la percentuale più piccola di qualsiasi altra Contea dello Stato.




Nell’aprile 1861 iniziò la Guerra Civile Americana. Molti in Mississippi, incluso Newt Knight, erano contrari alla Secessione e alla guerra. Videro il governo confederato ribelle come un invasore. Ma lo stato fu comunque travolto dalla febbrile volontà di guerra e quelli che si opponevano al nuovo governo confederato vennero etichettati come vigliacchi o traditori. In tutto il Mississippi, gli oppositori della Confederazione furono spesso perseguitati: Un regno di terrore; molti sono costretti a entrare nell’esercito; la morte istantanea è la pena in caso di rifiuto, costringendoci così a portare armi contro il nostro stesso Paese. In queste circostanze, Knight si arruolò con estrema riluttanza nell’esercito confederato all’inizio dell’autunno 1861.



Aveva prestato servizio solo per alcuni mesi quando il generale Braxton Bragg (1817- 1876) lo convocò e lo spedì a casa per occuparsi di una questione familiare urgente. Il padre di Newt, Albert Knight, stava infatti morendo. Poi, il 13 maggio 1862, Newt Knight si arruolò con i suoi amici e vicini nella Compagnia F del Settimo Battaglione di Fanteria del Mississippi nella Contea di Jasper. Dopo la guerra, Newt affermò di aver accettato solo di fare l'attendente, per prendersi cura degli ammalati e dei feriti. Nel frattempo il Congresso confederato aveva approvato la famigerata “Legge dei Venti Negri”, che consentiva ai piantatori che possedevano venti o più schiavi di essere esentati dai combattimenti. L’amico e compagno di Newt, il soldato Jasper Collins, era furioso: Questa legge... la rende una guerra dei poveri per conto dei ricchiCollins abbandonò le armi e lasciò l’esercito confederato per sempre. In seguito Collins chiamò suo figlio Ulysses Sherman Collins in onore dei generali dell’Unione Ulysses S. Grant (1822 – 1885) e William Tecumseh Sherman (1820 – 1891).



Non molto tempo dopo che Collins aveva lasciato l’esercito, Newt seppe che a casa sua la Cavalleria confederata gli aveva sequestrato i cavalli di famiglia. Dalla sua formazione, intorno al 1862, fino alla conquista del Free State of Jones, la Knight’s Company combatté approssimativamente 14 battaglie contro la Confederazione. Le voci di un potente contingente di civili dotato della scioccante capacità di rovesciare soldati addestrati iniziarono a farsi strada fra i vari generali del Sud, anche se nessun aiuto fu inviato ai soldati Confederati. Quando la Knight’s Company prese Ellisville, il capitano confederato Wirt Thomson aveva scritto una lettera al Ministro della Guerra sostenendo che il paese era completamente in balia di Knight. Agli inizi del novembre 1862, Newt divenne AWOL, Absent Without Leave ("assente senza permesso"), vicino ad Abbeville, nel Mississippi, e iniziò un pericoloso viaggio di 200 miglia verso la Contea di Jones. Lungo la strada dovette evitare la cattura da parte delle pattuglie confederate sguinzagliate sulle tracce dei disertori. Newt rimase scioccato dalle condizioni della cittadinanza sul fronte interno.


Con così tanti uomini lontani che combattevano in guerra, le fattorie erano abbandonate e i raccolti erano andati rovinati per mancanza di lavoranti. Le donne delle Contee di Jones, Jasper e Smith lottavano per sfamare i loro bambini. Peggio ancora, le autorità confederate avevano imposto l’odiato sistema “Tax-in-kind” in cui gli esattori delle tasse prendevano ciò che volevano per gli eserciti Confederati. Presero la carne dagli affumicatoi. Presero cavalli, maiali, polli e mais. Presero le stoffe che le donne avevano risparmiato per fare vestiti per i bambini. Il colonnello Confederato William N. Brown riferì che i corrotti ufficiali delle tasse confederati avevano fatto di più per demoralizzare la contea di Jones rispetto all’intero esercito Yankee.
Una piantatrice nella vicina contea di Smith avvertì il governatore John J. Pettus (1813 – 1867) nel novembre 1862:
Se qualcosa non viene fatto dal legislatore per aprire i magazzini di mais che sono ora chiusi per le vedove e gli orfani, e le famiglie indigenti dei soldati, finiremo rovinati. Non ci si può aspettare che gli uomini combattano per un governo che permette alle loro mogli e ai loro figli di morire di fame.
Nel maggio del 1863 il Settimo battaglione fu inviato rapidamente a Vicksburg. Quando Newt rifiutò di tornare nell’esercito confederato, fu arrestato e fatto prigioniero. Più tardi i suoi amici testimoniarono che le autorità Confederate avevano torturato Newt e distrutto tutto ciò che possedeva, compresi i suoi cavalli e muli, lasciarono la sua famiglia nella totale indigenza.



Durante le sei settimane di assedio di Vicksburg i soldati Confederati furono intrappolati come in una camera degli orrori. Un soldato della Jones County tornò a casa dopo la sconfitta confederata a Vicksburg solo per scoprire che sua moglie era morta di fame. Aveva dato ogni ultimo boccone di cibo ai bambini. Dopo la caduta di Vicksburg, nel luglio del 1863, molti soldati confederati disertarono e tornarono nella Contea di Jones. Nell’agosto del 1863, il maggiore confederato Amos McLemore (1823 – 1863) fu inviato a caccia dei disertori. Tuttavia il 5 ottobre 1863 McLemore fu fucilato nella casa di Amos Deason a Ellisville, nel Mississippi. La maggior parte della gente credeva che l’uomo che aveva premuto il grilletto fosse stato proprio Newt Knight.
Nel 1951, lo storico locale Ethel Knight, autore di “Echo of the Black Horn”, scrisse che:
Ogni anniversario dell’omicidio di McLemore, alle 23:00, la porta da cui Newt Knight passò si spalanca e si richiude d'un tratto, come mossa da una mano invisibile.
Newton Knight organizzò rapidamente una compagnia di circa 125 uomini delle contee di Jones, Jasper, Covington e Smith per difendersi contro i Confederati. Erano conosciuti come la Compagnia di Knight e Newt fu eletto capitano.



Un uomo alto e potente, Newt era noto per la sua presenza imponente e gli occhi blu acciaio. Era un esperto con il fucile a doppia canna, e si dimostrò un capitano guerrigliero molto abile e intraprendente. Per evitare la cattura, gli uomini di Knight scomparivano in nascondigli nelle paludi come “Devil’s Den” o “Panther Creek.” Comunicarono tra loro facendo suonare corni vuoti di bovino. La Compagnia di Knight era aiutata da gente locale comprensiva, Bianchi e Neri. In particolare, una schiava di nome Rachel contribuì a fornire a Newt cibo e informazioni. All’inizio del 1864, le notizie delle imprese di Newt Knight avevano raggiunto i più alti livelli del Governo confederato. Il capitano confederato Wirt Thomson riferì al Ministro della Guerra James Seddon (1815 – 1880) che la bandiera degli Stati Uniti era stata issata sopra il Palazzo di Giustizia di Ellisville. Il capitano William H. Hardy di Raleigh, che in seguito fondò Hattiesburg, nel Mississippi, implorò il governatore Charles Clark (1811 – 1877) di agire contro le centinaia di uomini che si erano confederati nella Contea di Jones. Il tenente generale Leonidas Polk informò il Presidente confederato Jefferson Davis (1808 – 1889) che la Contea di Jones era in aperta ribellione e che i combattenti stavano proclamandosi “Southern Yankees” e avevamo deciso di resistere con la forza delle armi contro ogni sforzo per catturarli.
Il "Corriere di Natchez" riferì nella sua edizione del 12 luglio 1864 che la Contea di Jones si era separata dalla Confederazione. Pochi giorni dopo la sua disastrosa campagna, nel febbraio del 1864, il generale dell’Unione Sherman scrisse di aver ricevuto una Dichiarazione di Indipendenza da un gruppo di cittadini locali che si opponevano alla Confederazione. Si è molto discusso se il Free State of Jones si sia effettivamente o meno separato dalla Stati Confederati d'America...



Gli uomini di Knight si consideravano i difensori della Contea di Jones nei confronti della Confederazione. Fra le loro azioni di ribellione c'era il rifiuto di pagare gli esattori delle tasse, l'esproprio dei rifornimenti dell’Esercito confederato per redistribuirli agli abitanti della contea di Jones e persino l’uccisione di sostenitori della Confederazione.
All’inizio del 1864, la Knight Company aveva sollevato una bandiera degli Stati Uniti a Ellisville, anche se l’effettiva e legale dichiarazione della nascita del Free State of Jones rimane incerta. Nondimeno, la loro ribellione era giunta all’attenzione dei leader confederati che inviarono truppe per fermare Knight. Le truppe trovarono ed fucilarono molti membri della Knight Company, ma non Newton o altri leader, che si erano nascosti nelle paludi e da lì continuarono a interferire con gli sforzi bellici confederati.
La storia della ribellione della Jones County è ben nota in Mississippi e il dibattito sul fatto che la Contea si sia effettivamente separata dallo Stato durante la Guerra infiammò gli animi per più di un secolo. Come aggiunta di ulteriori polemiche su questa leggenda è la storia d’amore interrazziale fra Newt Knight con la sua complice in tempo di guerra, Rachel, una schiava. Dalla loro relazione scaturì una comunità di razza mista che durò molto tempo dopo la fine della Guerra Civile, e l’ambigua identità razziale dei loro discendenti creò confusione nelle leggi del segregazionista Mississippi del ventesimo secolo.



Anche se nessun documento ufficiale di secessione sopravvive, per un certo periodo nella primavera del 1864, il governo confederato nella Contea di Jones fu effettivamente rovesciato. Funzionari confederati, imbarazzati dalla sfida della Knight Company, decisero di soffocare una volta per tutte la ribellione.



Per questo compito chiamarono uno dei loro comandanti più coraggiosi, il colonnello Robert Lowry (1829 – 1910) della Contea di Smith. Lowry portò le sue truppe temprate dalla battaglia nella Contea di Jones nell’aprile del 1864, e scatenò branchi di segugi per stanare gli uomini di Knight dalle paludi. Le tattiche del colonnello Lowry erano brutali ma efficaci. Molti degli uomini di Newt furono sbranati dai feroci cani Bloodhound e dieci furono impiccati. Lowry lasciò alcuni degli impiccati a pensolare dagli alberi come avvertimento per gli altri. Alla fine, l’incursione di Lowry mise in fuga la Compagnia e molti disertori furono restituiti alle loro unità confederate di appartenenza. Non catturarono mai Newt Knight, tuttavia, e poco dopo che Lowry lasciò l’area, la Knight Company riemerse dalle paludi. In seguito, Lowry avrebbe servito due mandati come governatore del Mississippi.
Nell’aprile del 1865 la ribellione Confederata era stata schiacciata e la Guerra Civile Americana era finalmente finita. La presa di Ellisville segnò l’inizio della fine della Guerra Civile. I Confederati arretrarono dalla Contea di Jones e alla fine si ritirarono del tutto. La Knight’s Company si sciolse e i soldati tornarono alle loro rispettive fattorie, tentando di ricostruire ciò che era stato perso durante la guerra. La Contea ricevette pochi finanziamenti per la ricostruzione, poiché la Knight’s Company era stata un’organizzazione militare non ufficiale, ma per la riuscì in gran parte a ricostruirsi. Il Mississippi fu occupato dalle truppe federali inviate per mantenere l’ordine e per proteggere i diritti civili degli ex-schiavi.



James R. Kelly Jr. disse sulla Petizione al Governatore William Sharkey (1798 – 1873), 15 luglio 1865: Siamo rimasti fedeli all’Unione quando la Secessione si è trasformata in una valanga sullo stato. Solo per questo siamo stati trattati come selvaggi anziché come uomini liberi dalle autorità Ribelli.
Il Capitano Newt Knight fu chiamato in servizio dall’Esercito degli Stati Uniti come commissario incaricato di distribuire migliaia di libbre di cibo ai poveri e alle persone affamate nella Contea di Jones. Newt fu anche incaricato di salvare diversi bambini neri che erano ancora detenuti in schiavitù nella Contea di Smith. Dal 1867 al 1876, il Mississippi fu sottoposto a ricostruzione radicale per proteggere i diritti civili dei cittadini neri. Più di 200 neri furono eletti negli uffici locali, statali e federali del Mississippi come membri del Partito Repubblicano. Tuttavia, l’eguaglianza politica sarebbe presto messa in discussione dal Partito Democratico e da gruppi terroristici come il “Ku Klux Klan.”



Con grande rischio personale, Newt Knight divenne un forte sostenitore del Partito Repubblicano. Dopo la Guerra, durante la ricostruzione radicale - il periodo 1867-1876 - Knight lavorò per il Governo, aiutando a liberare i bambini ridotti in schiavitù che non erano stati liberati. Nel 1875, Knight guidò un reggimento per proteggere durante le elezioni i cittadini Afro-Americani in modo che potessero votare. Ma il tentativo non ebbe successo, e per decenni i Neri si videro privati dei loro diritti. Nel 1872, fu nominato vice-Marshall degli Stati Uniti per il distretto meridionale allo scopo di tentare di mantenere la fragile Democrazia. Nelle elezioni statali del 1875, tuttavia, la violenza e le frodi elettorali impedirono alla maggior parte dei Neri e dei Repubblicani di votare.




terroristi bianchi spararono alle finestre del palazzo del Governo per intimidire il Governatore repubblicano Adelbert Ames (1835 – 1933). Ames pregò le truppe Federali di mantenere l’ordine, ma il presidente Ulysses S. Grant (1822 – 1885) rifiutò. Il governatore Ames provò a organizzare una milizia statale per proteggere il processo di voto. Nel 1875, nominò Newt Knight come colonnello del primo reggimento di Fanteria della Contea di Jasper. Ma la marea si era già abbattuta contro il dominio Repubblicano in Mississippi, e il governatore Ames fu costretto a dimettersi. Si disse che i Neri devono essere riportati a una condizione di servitù della gleba, in una seconda epoca di schiavitù.




Dopo quella sconfitta e il ripristino di un governo segregazionista, Knight ritornò alla sua fattoria. Lì visse con Rachel (1840-1889), la ex-schiava, e la coppia ebbe cinque figli. La moglie di Knight, Serena, e i loro figli vivevano nelle vicinanze. La Storia non è chiara sull’atteggiamento di sua moglie riguardo al loro matrimonio, ma durante la relazione di Knight con Rachel, Serena portava anche i bambini di Knight e rimase una forte presenza nella loro comunità fino alla sua morte nel 1923. Una famiglia non gradita nel segregazionista Mississippi. Una delle figlie di Newt e Serena sposò uno dei figli di Rachel. Queste famiglie formavano una comunità birazziale molto affiatata a Soso, nel Mississippi. I Neri non avrebbero potuto votare liberamente in Mississippi per altri 100 anni. Newton Knight morì il 16 febbraio 1922, per cause naturali all’età di 85 anni. Secondo la Costituzione del Mississippi del 1890, era un crimine per Bianchi e Neri essere sepolti nello stesso cimitero. Eppure anche nella morte, Newt Knight fu un Ribelle. Lasciò istruzioni accurate per i suoi funerali e fu sepolto su un alto costone che sovrastava la sua vecchia cascina in una semplice cassa di pino accanto a Rachel, che era morta nel 1889. L’iscrizione sulla sua lapide recita semplicemente cosi:
Ha vissuto per gli altri.
Newton Knight è conosciuto come uno degli eroi nazionali d’America. Diversi film e romanzi sono stati basati sulla sua vita.
Il romanzo di James H. Street (1903 – 1954) del 1942, Tap Roots, fu ispirato dalle azioni di Knight nella Guerra Civile.



Il romanzo fu la base per il film del 1948 con lo stesso nome, diretto da George Marshall, che ignorò completamente l’aspetto interrazziale. Il film diretto da Gary Ross del 2016, Free State of Jones, è stato interpretato dai Matthew McConaughey nei panni di Newton: è stato un flop di critica e al botteghino; tuttavia è stato apprezzato per le sue nobili intenzioni di ritrarre con realismo un glorioso eroe Americano.
Migliaia di bianchi poveri in tutto il Sud seguirono l’esempio di Newton Knight e diventarono favorevoli all’Unione. Grazie al Movimento per i Diritti Civili, al nuovo movimento “Black Lives Matter” e alle campagne contro la bandiera Confederata, simbolo della schiavitù, la verità sulla lotta contro la segregazione sta iniziando a farsi sentire.
Secondo Sally Jenkins e John Stauffer, Newton Knight aveva più in comune con gli schiavi che incontrava nelle paludi, che lo trattavano meglio e gli mostravano umanità, delle autorità confederate che sostenevano di essere suoi compatrioti.
È impossibile valutare le presunte posizioni antischiaviste di Knight prima della Guerra, come Jenkins ha giustamente sottolineato. Jenkins e Stauffer descrivono l’ex-schiava Rachel come un’anima gemella premurosa che simboleggiava la lungimirante capacità di Knight di superare il divario razziale. Knight, a meno che non venga ritrovato un archivio nascosto di fonti certe sulla sua vita, rimarrà sfuggente ai biografi quanto lo fu per le truppe Confederate che lo inseguivano attraverso le paludi della Contea di Jones.
Oggi il Free State of Jones è tornato a essere conosciuto come Jones County. È una zona paludosa e rurale, costellata di chiese e abitata dai "colletti blu". Sebbene fosse una volta il luogo della più rivoluzionaria ribellione della Guerra Civile, i suoi abitanti ora preferiscono un approccio più conservatore al sociale. Il tribunale della Contea di Ellisville ha persino un monumento Confederato accanto e ogni indicazione della sua parte nella storia anti-Confederata è assente. Per un estraneo, la città assomiglia a una qualsiasi altra città del Sud, orgogliosa della propria eredità confederata e ancora diffidente nei confronti del Liberalismo. Ma in tutta la città, ci sono ancora quelli che ricordano i racconti di Newton Knight e della Compagnia di Knight l’eredità che lasciarono alla città.





Wilson Vieira


N.B. Trovate i link alle altre puntate della Storia del West in Cronologie & Index!