venerdì 16 agosto 2019

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 65

di Saverio Ceri

Bentornati alla rubrica che ci porta alla scoperta di tutte le copertine storiche di Tex legate al Classic attualmente in edicola.
Il numero 65 della più recente collana bonelliana dedicata a Tex è occupato in parti uguali da due storie: le prime 32 tavole presentano la fine dell'episodio de La tigre di pietra;  le seconde 32 presentano l'esordio della storia su La rivolta degli Apaches.
Questa perfetta simmetria deriva dal fatto che Tex Classic 65 ristampa gli ultimi tre albi a striscia della sere Rubino e i primi tre della serie Topazio, rispettivamente undicesima e dodicesima serie di Tex in quello storico formato. Le strisce originali approdarono in edicola tra fine febbraio e inizio aprile del 1956.
La due avventure in questione si dividono in un certo senso anche la copertina di questo classic, visto che il titolo è relativo alla prima storia, mentre l'immagine della cover si riferisce al secondo episodio. 
Diamo precedenza all'immagine di copertina dedicata alla rivolta Apache. 
La prima stesura della vicenda è quella raccontata nella prima cover della serie Topazio, che potete vedere qui sotto, grazie come sempre all'encomiabile lavoro del sito collezionismofumetti.com  


Nel 1958 In occasione della raccoltina 46 della serie bianca l'immagine venne riutilizzata con alcuni ritocchi grafici e cromatici.


La rivolta degli Apache, in occasione della ristampa sulla collana Albo d'Oro viene nuovamente raccontata da Galep, che avendo a disposizione uno spazio verticale cerca di riprodurre nel lettore, la stessa sensazione di coinvolgimento nell'azione. Se nella striscia il cavallo sembra uscire dall'albo quasi come se cadesse addosso all'ipotetica telecamera che lo sta inquadrando; nel formato albo d'oro è un pellerossa in primo piano, che minaccioso si avvicina al cameraman/lettore.
E' questa l'immagine che è stata scelta come cover per questo 65° Classic. Qui sotto potete vedere sia l'immagine le 1957 che quella odierna.



Facciamo un mezzo passo indietro, alle prime 32 tavole dell'albo, che hanno ispirato ai disegnatori di Tex, nel corso della settantennale carriera dell'eroe, ben tre copertine.
La più "vintage",  è quella dell'altro albo d'oro qui ristampato, il numero 15 della quarta serie (ottobre 1957), che ha già vissuto una seconda vita in edicola come cover del numero 21 della prima serie gigante del personaggio nella primavera del 1959. Qui di seguito potete ammirare le due versioni giunte in edicola a distanza di poco più di un anno l'una dall'altra, che si discostano pochissimo anche graficamente.



Negli anni novanta è Claudio Villa che, chiamato a disegnare le cover della Tex Edição Histórica della brasiliano Globo, si lascia suggestionare dalla copertina e dalle poche strisce dove appare una sorprendente anaconda nel tempio nel deserto. Tex non è presente in quei momenti all'interno della struttura, ma riesce lo stesso a abbattere il pericoloso animale. 



Nella versione che Villa ha realizzato per il numero 18 (del giugno 96) della collana sudamericana, Tex si trova a tu per tu col mortale rettile, ma il risultato dei colpi esplosi dalla sua colt, evidentemente, è il medesimo: l'anaconda è spacciata.


In Italia abbiamo dovuto attendere esattamente un anno per ammirare l'immagine, uscita come poster in appendice a Tex Nuova Ristampa 16, con nuovi colori realizzate redazionalmente. 


L'ultima copertina, in ordine di tempo, ad essere scaturita dalle prime pagine di questo Classic è quella del 15° volume della Collezione Storica a Colori di Repubblica, uscito il 10 maggio 2007. E' ancora Claudio Villa, instancabile copertinista texiano degli ultimi 25 anni, che prende spunto dalla vignetta qui sotto, tratta dalla seconda striscia del n°18 della serie Rubino. Tex allontanatosi dalla tigre di pietra, aspetta nell'ombra i nemici per sorprenderli alle spalle.


La situazione era già stata oggetto di copertina, già ai tempi delle strisce, e poi riproposta come cover della raccoltina 45 della serie bianca. La differenza tra le due cover è sostanzialmente cromatica, trasformando tra le altre cose, la scena da notturna a diurna.



Villa per l'edizione di Repubblica rimane molto attinente alla vignetta originale, con Tex disteso, anziche inginocchiato, e con la Tigre di pietra ben in vista. 


E anche per questa puntata è tutto. Appuntamento al Tex Classic 66.

Saverio Ceri

N.B. Trovate i link alle altre Secret Origins in Cronologie & Index!

martedì 13 agosto 2019

LA FINE DI DYLAN DOG... GRANDERISTAMPA

di Saverio Ceri

E anche l'ultima ristampa bonelliana di Dylan Dog ci saluta...
Almeno così parrebbe. Non c'è traccia infatti ne in quarta di copertina di Dylan Dog Granderistampa attualmente in edicola, ne online sul sito Bonelli di un Granderistampa numero 79. Sul "balenottero" numero 78 non si fa menzione della chiusura della collana, ma tutto fa pensare che sia così; a conferma di questo c'è anche il non incremento del costo dell'albo in quest'ultima tornata di aumenti dei prezzi di copertina bonelliani. Non aveva senso alzare il prezzo per solo due albi. 
L'ultima cover di Corrado Roi per la Granderistampa di Dylan Dog, ultima collana bonelliana di riproposte dylaniate.
In questi ultimi due anni sono state ben cinque le ristampe dylaniate a soccombere in edicola.
L'unica collana a superare la boa del 300° albo è stata la gloriosa Prima Ristampa che ci ha abbandonato nel gennaio del 2017 col volume numero 330.

L'ultima uscita della gloriosa prima ristampa di Dylan Dog. Disegno di Angelo Stano
Cifra tonda anche per la Collezione Book: la più "solida" delle ristampe dell'Indagatore dell'Incubo ha cessato le pubblicazioni col numero 250 nel marzo del 2017, sostituita dalla riproposta random de Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi, sicuramente la più elegante delle riproposte dylaniate, ma anche la più effimera, visto che ci ha salutato dopo solo 24 volumetti nell'aprile di quest'anno. 

Chiusura col botto (in quadricromia) per la ristampa cartonata Dylan Dog Collezione Book. Cover di Stano

In realtà la collezione book è continuata in "incognito" con la bella, quanto effimera, collana: Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi. Cover di Gigi Cavenago.
La Granderistampa è dunque la seconda dipartita annuale sul fronte riproposte per il personaggio sclaviano e la terza per quantità di storie ristampate visto che conclude il suo ciclo riproponendo il 234° albo della collana originale. A completare il biennio da incubo dell'indagatore del medesimo ricordiamo la chiusura della collana Dylan Dog Superbook  nell'agosto 2018 col numero 75.

La chiusura sembra cogliere alla sprovvista Dylan Dog in quest'ultima cover di Claudio Villa per la collana superbook. Il creatore grafico del personaggio sembra idealmente chiudere  la sua carriera di copertinista dell'Indagatore dell'Incubo. La torsione del corpo del protagonista ci ricorda non poco la cover del primo mitico albo della serie, firmata dallo stesso Villa. Qui la minaccia non viene dal basso come gli zombi de L'alba dei morti viventi, ma dall'alto. Il cerchio di chiude.

Terminiamo per completezza ricordando che la Seconda Ristampa di Dylan Dog esaurì il suo scopo nel settembre 2006 fermandosi al numero 184 e che la Collezione Storica a Colori di Repubblica (e qui usciamo dall'ambito bonelliano), non si è spinta oltre il ciclo originariamente previsto di 50 volumi, ovvero i primi 150 albi di Dylan Dog.

La prima collana di Dylan Dog che ha abbandonato l'edicola è la Seconda Ristampa, col numero 184. Cover di Stano

Disegno originale di Bruno Brindisi per la copertina dell'ultimo volume della Collezione storica a colori di Repubblica

L'ultimo volume di repubblica uscito nel gennaio del 2017 rientra anch'esso nel bienno da incubo delle ristampe dylaniate.
Abbiamo aperto con un'illustrazione di Roi e chiudiamo nello stesso modo e con una piccola nota positiva: qui sotto vedete la quarta cover di Dylan Dog: Viaggio nell'Incubo, la nuova iniziativa che riguarda Dylan Dog in abbinamento coi quotidiani delle RCS. La serie è ad oggi l'unico modo, dopo 29 anni di ininterrotte ristampe bonelliane, per i fan di Dylan di trovare in edicola i vecchi episodi del personaggio. 

La nuova serie di ristampe tematiche pubblicata ogni settimana dalla RCS. Cover inedita di Corrado Roi.

Saverio Ceri



venerdì 9 agosto 2019

RISATE BONELLIANE 23

di Filippo Pieri

Nuovo appuntamento con la rubrica delle vignette prese dalla "Settimana Enigmistica", gag grafiche legate in qualche modo all'universo bonelliano. Quelle di questa puntata sono tratte dalla "Settimana Enigmistica" n. 4262 del 30 Novembre 2013 (pag. 8), dal n. 4332 del 2 Aprile 2015 (pag. 20) e dal n. 4546 del 9 Maggio 2019 (pag. 42). Buon divertimento!




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sabato 3 agosto 2019

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 64

di Saverio Ceri

Ricco di spunti questo 64° classic per la nostra rubrica Secret Origins.
L'albo si apre con una avventura nuova, di cui porta anche il titolo, ma curiosamente viene rivestito da una copertina che era stata disegnata per l'episodio precedente. La cover utilizzata per questo classic, infatti, è quella originariamente pubblicata come copertina dell'albo d'oro n°12 della quarta serie, ristampato sul Classic 63.
Qui sotto potete vedere in sequenza la cover del 2019 e quella originale del 1957.



La storia nuova di cui parlavamo occupa la seconda metà della Serie Rubino, l'undicesima del periodo "a strisce" di Tex; in questo volumetto ne troviamo ristampati i primi sei capitoli, quelli che vanno dal decimo al quindicesimo numero, pubblicati in origine tra il gennaio e il febbraio del 1956.
Gli stessi sei capitoli furono ristampati sul 13° e 14° Albo d'Oro della quarta serie, del settembre 1957, ma entrambe le cover dei fascicoletti sono state scartate per questa edizione. Il motivo come spesso accade è dal ricercarsi nel fatto che le due cover originali non esistono più perché tagliuzzate e rimontate per ottenerne altre. 
Vediamo la loro storia: quella del numero 14 è ispirata dalla cover della striscia Nei sotterranei dell'idolo, che vedete qui sotto. Tiger Jack si ritrova nella notte, a tu per tu con i cavalieri dal cornuto copricapo. 


In occasione della ristampa in grande formato, Galep ci racconta nuovamente l'episodio inquadrando la scena dalla parte opposta, alle spalle del cavaliere, rimasto per l'occasione orfano del compagno.


Questa copertina con tutto sommato pochi cambi è stata utilizzata poi, alcuni mesi dopo, per il numero 20 della prima serie di Tex Gigante (ovvero i ricopertinati della stessa serie Albo d'oro) 


La Copertina del tredicesimo albo d'oro ha una storia editoriale decisamente più lunga che arriva fino ai nostri giorni.
Tutto parte da Na-Ho-Mah, la strega, il primo capitolo di questo Classic, e della storia de La tigre di pietra, il nome con cui è conosciuta questa avventura. La settima striscia dell'albetto ci presenta la strega del titolo che "legge" nel fumo i nomi indiani di Tiger, Tex e Kit; una tigre, un aquila e un falco si formano sotto i nostri occhi.


La stupefacente scena non poteva non ispirare una copertina. Galep sceglie per quello stesso albetto di concentrasi su Piccolo Falco, ma in occasione della raccoltina contenente quella stessa avventura il protagonista in copertina si trasforma in Tex. Il volatile in primo piano è decisamente meno etereo, rispetto a quello apparso nelle strisce interne dell'albo,  ma non sembra proprio un aquila. 



In occasione della ristampa sugli Albi d'Oro finalmente Galep può mettere le cose a posto: un bel Tex in primo piano con un imponente aquila alle spalle e gli immancabili fumi della strega a fare da sfondo al tutto. 


Questa bella cover però è stata menomata e riutilizzata per confezionare la copertina  de Il segno indiano, il numero 11 della serie attuale di Tex. L'aquila e il fumo vengono soppressi, mentre Tex viene  ruotato leggermente in senso orario e "racchiuso" in un medaglione indiano disegnato da Bignotti. Anche la spalla sinistra del personaggio viene curiosamente ridotta. I colori dell'abbigliamento del ranger cambiano per esigenze di contrasto con lo sfondo.


La stessa copertina è stata utilizzata come è ovvia anche per la ristampe Tutto Tex e Tex Nuova Ristampa pubblicate rispettivamente nel 1986 e 1996.  Qui sotto in sequenza trovate le due cover in questione.


Ma l'utilizzo di quest'iconica immagine non si ferma qui; la Mondadori nel giugno 2005, l'ha scelta per un volume della collana SuperMiti dedicato a Tex. In questo caso viene eliminato il talismano sullo sfondo e ripristinata la figura dell'Albo d'Oro sia per i colori che per i disegno.



Infine in tempi recentissimi, per il numero 52 della collana collaterale della Gazzetta dello Sport dedicata ai 70 anni del personaggio, viene nuovamente utilizzata la stessa illustrazione scontornata, ma nella versione camicia rossa e spalla piccola.


E con quest'ennesima cover siamo giunti ai giorni nostri, concludendo una galoppata iniziata con una vignetta di una storia del 1956.
Appuntamento alla prossima puntata.

Saverio Ceri

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venerdì 2 agosto 2019

RISATE BONELLIANE 22

di Filippo Pieri

Nuovo appuntamento con le risate bonelliane, la rubrica che riprende le barzellette della "Settimana Enigmistica" attinenti a temi bonelliani - in questo caso la fantascienza di Natan Never. La prima è tratta dal n. 3257 del 27 Agosto 1994 (pag. 8), la seconda dal n. 4189 del 7 Luglio 2012 (pag. 38) e la terza dal n. 4332 del 2 Aprile 2015 (pag. 36).




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domenica 28 luglio 2019

APACHE KID: SOLDATO E FUORILEGGE! L’UOMO ALTO DESTINATO A UNA FINE MISTERIOSA! - LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA (LXIX PARTE)

di Wilson Vieira

Bentornati nella Frontiera! Lo storico e fumettista, nonché grande amico, Wilson Vieira giunge alla 69a puntata della sua Storia del West con le vicende di Apache Kid, scout e combattente indiano. Ricordiamo che tutte le immagini non bonelliane sono state scelte e posizionate nel testo dallo stesso Wilson. Buona lettura! (s.c. & f.m.)



Persino il vero nome del Nativo Americano noto come “Kid”, e in seguito chiamato Apache Kid, è perso nelle nebbie della sua leggenda. Di lui, noto fuorilegge del tardo XIX secolo, hanno detto che è stato il più feroce apache dopo Geronimo. Nato nel 1860 nella Riserva di San Carlos in Arizona, il Kid era probabilmente della tribù degli Apache della Montagna Bianca; wra il nipote del capo, un uomo di nome Togodechuz (o Togo-De-Chuz). Il suo nome indiano era “Haskay-bay-nay-natyl” ("L’uomo alto destinato a una fine misteriosa"), ma la pronuncia era troppo difficile per i cittadini di Globe, che lo chiamavano semplicemente Kid. Imparato l’Inglese in tenera età, fece ogni genere di strani lavori a Globe e fu presto al fianco del famoso scout Al Sieber (1843 - 1907), un tedesco-americano che aveva combattuto nella Guerra Civile e nel vecchio West contro gli Indiani.
Divenne un cercatore d'uomini e in seguito servì come capo-scout (un soldato o un’altra persona inviata in avanscoperta in modo da raccogliere informazioni sulla posizione, sulla forza o sui movimenti del nemico) durante le guerre contro gli Apache.





Secondo un racconto popolare il Kid fu catturato dalla tribù Yuma da bambino e salvato dai soldati statunitensi, diventando un orfano cresciuto negli accampamenti dell’Esercito. Tuttavia questo sembra in contrasto con alcuni dei fatti successivi della sua vita. Un’altra storia racconta che la sua famiglia si stabilì nella città di Globe, della Contea di Gila, nel 1868; sarebbe stata un’impresa impressionante, poiché Globe non fu fondata che nel 1875! Tuttavia, Globe era nelle terre appartenenti alla Riserva Apache di San Carlos, quindi è del tutto possibile la sua famiglia vivesse lì nel 1875, quando i cercatori trovarono una grande pepita d’argento, e una città mineraria sorse intorno a loro durante la notte. A quel tempo, i primi coloni del Sud-Ovest si trovavano di fronte numerose bande di incursori apache e il generale George Crook ebbe l’idea di usare gli Apache per combattere altri Apache.






Gli esploratori Apache arruolati a San Carlos e in altre riserve potevano localizzare facilmente le tracce dagli Apache braccati. Nel 1881 il ragazzo si arruolò negli Scout Indiani e fu così bravo nel suo lavoro che fu promosso sergente nel luglio del 1882.






L’anno seguente accompagnò il generale George Crook (1828 – 1890) nella spedizione sulla Sierra Madre. Quando partì la Campagna contro Geronimo (1829 – 1909) del 1885-86 il Kid era in Messico con Sieber (inizio 1885), e quando il capo degli scout fu richiamato in autunno, Kid cavalcò con lui fino a San Carlos.







Rispondendo all’appello del tenente Crawford, furono arruolati cento esploratori indiani per la campagna messicana, e il Kid di nuovo andò a sud verso la fine del 1885. Nella città messicana di Huasabas, sul fiume Bavispe, il Kid quasi perse la vita avendo partecipato a una rissa causata dai fumi dell'alcol. Invece di mandarlo davanti a un plotone di esecuzione Messicano, il giudice lo multò di venti dollari e l’Esercito lo rispedì a San Carlos. Nel maggio 1887 Apache Kid fu lasciato a capo degli Scout Indiani e del Corpo di Guardia a San Carlos quando il capitano Pierce e Al Sieber erano via entrambi per affari. Sebbene la preparazione del tiswin fosse illegale nella Riserva, con gli ufficiali bianchi fuori sede, gli Scout Indiani decisero comunque di organizzare una festa.


Tex n. 165, luglio 1974. Disegno di Galep



Il tiswin è una bevanda alcolica prodotta dalla fermentazione del mais oppure, anche col nome di nawai, dei frutti del saguaro, il più grande cactus del mondo; tiswin viene chiamato anche il sacro vino di saguaro dei Tohono O’odham, indiani che risiedono principalmente nel deserto di Sonora dell’Arizona Sud-Orientale e nel Nord-Ovest del Messico; Tohono O’odham significa “gente del deserto.”
Mentre la birra scorreva liberamente, un uomo di nome Gon-Zizzie uccise il padre di Apache Kid, Togo-De-Chuz. Gli amici di Kid, a loro volta, uccisero Gon-Zizzie. Tuttavia, l’uccisione di Gon-Zizzie non fu sufficiente per Apache Kid, che andò a casa del fratello di Gon-Zizzie, Rip, e lo uccise. Quando Apache Kid e altri quattro esploratori tornarono a San Carlos il 1° giugno 1887, sia il capitano Pierce che Al Sieber erano lì davanti a lui. Il Capitano Pierce ordinò agli scout di posare le armi e il Kid fu il primo a obbedire. Mentre Pierce li affidava al corpo di guardia affinché fossero rinchiusi, fu sparato un colpo dalla folla che si era radunata per assistere agli eventi. In pochissimo tempo gli spari si moltiplicarono e Al Seiber fu colpito a una caviglia, finendo per paralizzarlo. Durante la mischia che seguì, Apache Kid e molti altri apache fuggirono. Anche se non è mai stato determinato chi sparò il colpo che ferì Sieber, di sicuro non fu il Kid né gli altri quattro scouts affidati alle guardie, perché erano stati tutti disarmati. L’Esercito, reagendo rapidamente, inviò due formazioni del Quarto Cavalleggeri per trovare Apache Kid e gli altri che erano fuggiti. Per due settimane la cavalleria seguì i fuggiaschi lungo le rive del fiume San Carlos, finché, con l’aiuto di altri scout indiani, localizzarono il Kid e la sua banda sulle Rincon Mountains. I soldati si impadronirono dei cavalli e delle attrezzature degli Apache mentre gli Indiani fuggivano a piedi per i canyon rocciosi.

Tutto Tex n. 165, gennaio 1994 (versione modificata). Disegno di Galep






Durante i negoziati con i soldati, Kid trasmise un messaggio al generale Nelson Appleton Miles (1839 – 1925) affermando che se l’Esercito avesse richiamato la Cavalleria lui e la sua banda si sarebbero arresi. Quando Miles accettò, il 25 giugno, Apache Kid e sette membri della sua banda si arresero.




Il Kid e altri quattro furono processati dalla corte marziale, giudicati colpevoli di ammutinamento e diserzione, e condannati a morte, destinati a essere fucilati da un plotone di esecuzione. Il generale Miles fu sconvolto dal verdetto e ordinò alla Corte di riconsiderare la sentenza. Quando il tribunale si riunì nuovamente il 3 agosto, gli indiani furono condannati all'ergastolo. Ma Miles non era ancora soddisfatto, e la pena fu allora ridotta a dieci anni. Cominciarono a scontare la pena nella prigione di San Carlos, e successivamente furono inviati ad Alcatraz. Tuttavia, la loro condanna fu presto annullata, il 13 ottobre 1888, e gli Indiani, vittime di pregiudizi da parte di alcuni ufficiali del tribunale, furono restituiti a San Carlos come uomini liberi.




Il tasso di mortalità in carcere per i Nativi Americani era estremamente alto, a causa di una combinazione di malattie e violenza alimentata dai pregiudizi, quindi i cinque uomini furono estremamente fortunati per l'annullamento della condanna nell’ottobre 1888. Il caso era stato esaminato dalla Judge Advocate General’s Corp., la quale aveva deciso che dal momento che la maggior parte degli ufficiali componenti della Corte Marziale era apertamente contro gli Indiani, era dunque impossibile considerare imparziale quella Corte. Il verdetto fu dunque dichiarato nullo e i cinque uomini liberati. I cittadini della zona furono oltraggiati da questa decisione, un nuovo mandato fu emesso nell’ottobre del 1889 nella contea di Gila per l'arresto degli apache liberati, con l'accusa di tentato omicidio di Al Sieber. Al processo, il 25 ottobre 1889, quattro apache incluso l’Apache Kid furono giudicati colpevoli e condannati a sette anni nella prigione territoriale di Yuma.


Tex Willer n. 9, luglio 2019. Disegno di Dotti


Mentre venivano condotti in prigione, Apache Kid e molti altri fuggirono. Durante i tafferugli avvenuti durante la fuga, le tre Glenn Reynolds, Eugene Middleton e W. A. ​​Holmes furono sopraffatte. Glenn Reynolds fu ucciso, Middleton fu ferito e Holmes apparentemente morì di infarto. In seguito Middleton si riprese e disse che Kid aveva impedito a un altro Apache di “finirlo” fracassandogli la testa con una pietra. Il Kid e gli altri fuggirono, e le loro tracce furono cancellate da una tempesta di neve. Questo sarebbe l’ultimo avvistamento “ufficiale” di Apache Kid, anche se notizie non confermate su dove si trovasse avrebbero continuato a filtrare per anni.




Negli anni successivi Apache Kid fu accusato di vari crimini e fu detto che aveva guidato una piccola banda di seguaci apache rinnegati, saccheggiando ranch e linee merci in tutto il Nuovo Messico, in Arizona e nel Messico settentrionale mentre si nascondeva sulle montagne della Sierra Madre. Altri insistono sul fatto che divenne un lupo solitario, disprezzato dalla sua stessa gente e terribilmente temuto dai coloni anglosassoni. Secondo alcuni racconti Apache Kid avrebbe rapito una donna apache, per poi ucciderla una volta che si era stancato di lei, prima di rapirne un’altra. Si disse che assaliva allevatori solitari, cowboy e cercatori, uccidendoli per il cibo, i fucili e i cavalli. In poco tempo, una taglia di 5.000 dollari fu messa sulla sua testa dalla Legislatura territoriale dell’Arizona, vivo o morto, ma nessuno reclamò mai la ricompensa. È impossibile determinare quanti dei crimini di cui fu accusato vennero realmente commessi.




Durante una sparatoria del 1890 fra i Rurales messicani e gli Apache, furono trovati addosso a un guerriero ucciso la pistola e l’orologio di Reynolds, ma era troppo vecchio per essere stato il Kid. Lo scout indiano Mickey Free, vecchio compagno del Kid nell’esercito, riciclatosi come cacciatore di taglie, sostenne di aver rintracciato e ucciso il ragazzo, ma senza prove non gli pagarono la taglia. In effetti, praticamente chiunque riuscisse a uccidere razziatori apache affermava che il Kid era tra quelli che aveva ucciso; qualsiasi rinnegato apache fu considerato membro della Banda di Apache Kid! Nel 1906 una squadra guidata da allevatori locali riuscì a uccidere il capo di una banda di razziatori; sebbene non sia sicuro che fosse il Kid, in ricordo dell’evento una montagna del posto fu ribattezzata Apache Kid Peak, e alla fine l’intera area montana di San Mateo fu ufficialmente chiamata Apache Kid Wilderness.





Uno dei soldati della Cavalleria statunitense che cercavano il Kid era il futuro romanziere Edgar Rice Burroughs (1875 – 1950), famoso per aver creato Tarzan, tra gli altri suoi personaggi. Nel 1933 scrisse un romanzo intitolato Apache Devil: nonostante il titolo è in realtà uno dei ritratti d'epoca più solidali con la situazione degli Apache, sfruttati e traditi fino al punto di rottura.





C’è molto del Kid nell’eroe del romanzo, il "diavoletto" Apache Devil!
Per quanto riguarda il vero Kid, nello stesso periodo circolavano notizie che fosse ancora vivo, e si diceva che fosse tornato nella contea di Gila in visita ai parenti nel 1935. Probabilmente non sapremo mai la vera fine della storia di Apache Kid, e non penso che lo si voglia davvero. Le leggende, quelle vere, non muoiono mai. Dopo il 1894 i resoconti dei suoi crimini finirono. Alcune fonti hanno affermato che morì in quell'anno, mentre altri sostengono che entrò in Messico e si ritirò nel suo rifugio di montagna. Nel 1899 il colonnello russo Emilio Kosterlitzky (1853 - 1928), capo dei Rurales, sostenne che Apache Kid era vivo e vegeto e viveva con gli Apache Tarahumara sulla Sierra Madre; Kosterlitzky era un poliglotta russo e un soldato di ventura che alla fine divenne una spia degli Stati Uniti; supervisionò la deportazione degli Yaqui sotto la presidenza di Porfirio Diaz, un evento che portò alla morte di oltre 20.000 indiani (oltre 2/3 della loro popolazione).
Nel frattempo, ci furono altri rapporti non confermati della morte del Kid per un colpo d’arma da fuoco o per la tubercolosi. Tuttavia, gli allevatori del sud dell’Arizona continuarono a denunciare raid di Apache Kid fino agli anni ‘20! Ci sono così tante varianti diverse dei crimini commessi da Apache Kid, sempre con lo scopo di vendicarsi per il modo traditore in cui gli esploratori Apache erano stati trattati dall’Esercito, che persino gli storici non sono in grado di concordare esattamente su cosa fosse stato responsabile, né quando sia morto.







Naturalmente gli scrittori di romanzi western lo amavano, e divenne un cattivo spesso presente nelle loro storie.
Non c’è un’idea precisa sul destino finale del Kid: come e quando è morto è del tutto sconosciuto. A quanto pare il suo nome indiano (“L’uomo alto destinato a una fine misteriosa”) era una profezia! Nonostante tutte le domande irrisolte sulla morte di Apache Kid, un monumento funebre è stato comunque eretto, in cima alle montagne di San Mateo, nella Foresta Nazionale di Cibola, New Mexico.





C’è un altro posto in cui si dice che Apache Kid sia stato ucciso, dopo essere stato braccato dagli allevatori locali infuriati per le sue incessanti incursioni; secondo quanto riferito, per contrassegnare il sito della fine del Kid, fu fatto saltare in aria un albero, e i resti furono sparsi li, così dicono. La tomba è a un miglio a Nord-Ovest di Apache Kid Peak a Cyclone Saddle, così dicono. Dopo il volgere del secolo le storie su Apache Kid svanirono dai giornali. C’erano ancora rari avvistamenti del Kid, sia da parte di apache, sia di bianchi, ma la maggior parte della gente pensava che fosse morto. Il 25 maggio 1907, il Tucson Daily Citizen riferì che almeno 18 eroi dell’Arizona avevano affermato di aver ucciso il temibile Apache Kid. A San Carlos il suo nome era pronunciato a bassa voce.
Molti sono quelli che parlano in segreto di Apache Kid, ha osservato Neil Goodwin, figlio del famoso etnologo Grenville Goodwin (1898 – 1951), studioso degli Apache:





"Grenville era andato alla ricerca del Kid e della “Tribù perduta” nei primi anni ‘30. Per quanto fossero spaventate le persone a parlare del Kid, c’era un sottofondo di ammirazione nelle storie che mio padre e altri registrarono su di lui. Kid era un oscuro eroe popolare, un famoso fuorilegge. Era libero in Messico, viveva lontano dalla sua terra, razziava quando ne aveva voglia. Seguiva il vecchio stile apache."
Lupena, una vecchia superstite indiana di quel gruppo di fuggiaschi, ricordava il modo di vita apache:
"Abbiamo vissuto in alto fra le rocce dove era difficile rintracciarci; quando ci siamo trasferiti, abbiamo usato bene i nostri occhi bene e ci siamo tenuti fuori dalla vista; abbiamo acceso piccoli fuochi al crepuscolo o al mattino, perché non si poteva far vedere il fuoco; non ci siamo mai sentiti al sicuro."

Tex n. 691, maggio 2018. Disegno di Villa


Quando finì di parlare, sembrò agitata, come se avesse detto troppo. Ma ben presto si rilassò.
"Sta seduta là a fissare in lontananza con grandi occhi scuri; i suoi pensieri sono probabilmente lassù tra le montagne, che una volta erano casa sua e dove vagava come una rinnegata con la sua gente", notò qualcuno.
L’esploratore Grenville non ha mai trovato la Tribù Perduta degli Apache, ma ha rintracciato la figlia perduta di Apache Kid...


Wilson Vieira

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