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martedì 9 giugno 2026

BONELLI IN DIGITALE - PUNTATA # 14

di Giampiero Belardinelli





Introduzione

In questa tipica avventura nolittiana, Zagor finisce al centro di una caccia al principe Alexis e al conte Boris, tra falsi emissari dello Zar, doppi giochi, avidità e una comunità russa nascosta oltre i confini di Darkwood. Ne nasce un racconto fitto di colpi di scena, ambientazioni nordiche e tensioni politiche, che conduce fino allo scontro finale con il dispotismo del conte Boris. Ho scelto di rileggere una storia meno celebrata della golden age – secondo me da riscoprire – perché conserva ancora oggi un fascino narrativo notevole. Guido Nolitta dimostra qui una grande abilità nel fondere avventura, ritmo e costruzione psicologica dei personaggi, mentre Franco Donatelli accompagna il racconto con tavole solide ed evocative, capaci di dare spessore sia agli spazi innevati sia alla varietà dei protagonisti. L’avventura uscì negli albi Zenith 176-179 (ZG 125-128), tra il dicembre 1975 e il marzo 1976.





Il colonello Potosky


La trama

Al Forte Twin Rocks arrivano uomini guidati dal colonnello Potosky, sulle tracce del conte Boris e del principe Alexis, esuli dalla colonia russa di Novograd in Alaska. Si presentano come inviati dello Zar, ma poco dopo giunge un secondo gruppo guidato da un certo Korsakoff, che accusa Potosky di essere un sicario mandato a uccidere Alexis e Boris. Zagor, già al Forte con Cico, si unisce a lui, ma scopre presto che anche Korsakoff è un impostore interessato alla corona di Novograd. Quando arrivano i veri Cosacchi, tutti vengono condotti a Borisgrad, dove si scopre che Dimitri Zukoff era solo un sosia del principe Alexis. Zagor tenta la fuga, finisce nella fossa della morte, ma viene salvato grazie all’aiuto di Alexis, di Doc, dei trapper e dei Mohawk. La rivolta finale travolge gli uomini di Boris, che tenta un ultimo tradimento prima di essere ucciso da Rochas. Alla fine, Alexis sceglie di unirsi ai trapper di Darkwood.


Ivan Korsakoff



Una frontiera insolita

Il motore dell’avventura nasce da un grande classico del racconto d’azione: la valle irraggiungibile che custodisce una comunità fuori dal mondo. Nolitta riprende questo schema e lo sposta in una dimensione insolita per Zagor, inserendo nella frontiera americana una colonia russa che altera in parte lo scenario narrativo abituale di Darkwood. È una trovata molto efficace, perché amplia l’orizzonte della serie senza snaturarla. Dopo aver portato nella foresta personaggi e immaginari lontani come i sicari indiani e i samurai, l’autore introduce anche i Cosacchi, aggiungendo un ulteriore elemento esotico e insieme storico. Il risultato è un racconto che combina il gusto dell’avventura popolare con un impianto quasi da romanzo d’appendice, dove il senso della distanza, del mistero e dell’eccezione resta sempre vivo.

I Cosacchi del Don



Suggestioni cinematografiche e figure in scena

Nolitta dichiarò di essersi lasciato suggestionare dal film Il mondo nelle mie braccia del 1952, con Gregory Peck e Anthony Quinn, e questa matrice cinematografica si avverte chiaramente. La storia funziona come un meccanismo ben calibrato, in cui si intrecciano tradimenti, spie, sicari, avidità, usurpazioni e identità ambigue. In apparenza i personaggi sembrano muoversi nel perimetro dei cliché del genere avventuroso, ma la scrittura di Nolitta impedisce loro di restare semplici maschere. Potosky, per esempio, è più di un sicario: la sua fedeltà cieca alla missione lo rende una figura dura, quasi tragica nella sua ostinazione. Korsakoff, al contrario, incarna un opportunismo meschino e corrosivo: si presenta come patriota, ma si rivela per quello che è davvero, cioè un uomo dominato soltanto dal desiderio di arricchirsi. È anche attraverso personaggi come questi che Nolitta trasforma un intreccio di genere in una riflessione, nemmeno troppo nascosta, sulla debolezza morale e sull’avidità umana.

L'avidità di Korsakoff lo porterà a breve alla morte



Il potere, la violenza, il comando

Al centro dell’avventura, però, ci sono soprattutto il conte Boris, il principe Alexis e Zagor. Boris è la rappresentazione di un potere che si regge sulla sopraffazione: un uomo che vuole riprendersi ciò che ha perduto e che concepisce il comando come dominio assoluto sugli altri. In lui la violenza non è soltanto uno strumento pratico, ma una vera idea del mondo. La tortura, per esempio, non serve solo a eliminare il nemico, ma anche a spezzarne la dignità. In questo senso Boris è molto più di un antagonista tradizionale: è il portatore di un pensiero politico e morale fondato sulla crudeltà. Nel racconto la distorta concezione della vita del conte viene esplicitamente messa in scena anche attraverso le parole rivolte al principe Alexis: Nessun regnante può reggere le sorti di un popolo senza essere pronto a usare sistemi sanguinari o crudeli...

Il conte Boris



Zagor e l’idea di giustizia

A questa idea del potere si oppone, in modo quasi speculare, la figura di Zagor. Anche lui, per certi aspetti, è una forma di sovrano, ma di tutt’altro tipo: non governa attraverso la forza imposta, bensì attraverso l’autorevolezza conquistata sul campo. Il titolo di re di Darkwood non ha nulla di monarchico in senso stretto; è piuttosto il riconoscimento simbolico di una funzione di equilibrio, difesa e giustizia. Proprio per questo Zagor rappresenta l’alternativa più netta al modello incarnato da Boris. Nel finale, quando trapper e Mohawk marciano insieme per liberarlo, il racconto visualizza in modo molto chiaro questa idea: Darkwood funziona come uno spazio utopico in cui la convivenza tra mondi diversi diventa possibile grazie a una guida morale, non a un dominio. È anche in passaggi come questo che si capisce perché Zagor abbia saputo imporsi, nell’immaginario dei lettori, come una figura quasi leggendaria.

La leggenda di Zagor



Alexis tra libertà e destino

Alexis è forse il personaggio in cui affiora con maggiore evidenza una componente autobiografica o, almeno, una sensibilità molto vicina a quella di Nolitta. Non desidera il potere, non sogna il comando, non si riconosce nel ruolo che gli è stato assegnato. Cerca invece una forma di libertà personale, quasi privata, che passa dal rifiuto delle convenzioni e delle gerarchie. Per questo rimanda ad altri personaggi nolittiani segnati dalla stessa insofferenza verso i vincoli imposti. Pensiamo a Smiling Joe e soprattutto a Wandering Fitzy. Il suo fascino sta proprio qui: Alexis non è un principe romantico in senso tradizionale, ma un giovane che intuisce quanto il privilegio possa trasformarsi in prigione. Le sue parole, e il dialogo con Zagor, rendono bene questa tensione tra destino sociale e desiderio di autenticità, facendone una figura sorprendentemente moderna. […] Mentre, non visto, osservavo le sue modeste occupazioni [Alexis si riferisce a Dimitri Zukoff, N.d.R.], i gesti rituali della sua vita di tutti i giorni... bene, in quel momento io ho invidiato quel giovane che nella sua povertà e nella sua umiltà era sicuramente più libero e felice di me! dice Alexis. In quanto a questo, mi trovi completamente d’accordo, Alexis! O devo continuare a chiamarti principe? risponde Zagor. Per carità! Odio quel titolo, come odio tutte queste cose che mi circondano quali tangibili simboli del destino che mi attende.





Una piccola contraddizione dell’eroe

Se c’è un limite nel racconto, sta forse nel modo in cui Nolitta, a volte, continua a lasciare a Zagor qualche ingenuità di troppo. Il punto più evidente è il finale, quando l’eroe cade nel tranello del conte Boris in una maniera che contrasta con la statura quasi eccezionale costruita fino a quel momento. È come se l’autore oscillasse ancora, almeno in certi passaggi, tra un protagonista più grande della vita e una figura più esposta all’errore, quasi vicina alla tradizione dell’eroe ingenuo. Si tratta di una sfumatura interessante, ma qui finisce per creare una piccola frizione interna al personaggio. Non a caso, la gestione editoriale di Boselli e Burattini (intrapresa dal 1994 in poi) tenderà a rendere Zagor più coerente con l’esperienza accumulata nel corso delle sue avventure.

La fine di un tiranno



Donatelli in digitale

Il lavoro di Donatelli accompagna la storia con grande solidità narrativa. I personaggi sono sempre leggibili, riconoscibili, ben presenti nello spazio della tavola, mentre gli ambienti innevati acquistano un fascino particolare che contribuisce in modo decisivo all’identità dell’episodio. Borisgrad, soprattutto, ha un impatto visivo notevole: sembra emergere da una dimensione sospesa, quasi fiabesca, ma senza perdere concretezza.




Donatelli riesce così a sostenere sia il ritmo avventuroso sia l’atmosfera più rarefatta del racconto, dimostrando ancora una volta quanto il suo contributo grafico sia essenziale nell’economia della storia. La rilettura in digitale sullo schermo del mio laptop esalta l’essenzialità del segno di Franco Donatelli e allo stesso tempo ne conferma la grande qualità. Secondo me, questa è una delle prove migliori dell’autore nato ad Alessandria.

Borisgrad


Giampiero Belardinelli

domenica 27 aprile 2025

ZAGOR CENTOMILA!

Uno storico traguardo per lo Spirito con la Scure

Diamo i  numeri 91
di Saverio Ceri


Come avete scoperto sfogliando l'albo di aprile di Zagor, lo storico personaggio creato da Nolitta e Ferri nel 1961, ha raggiunto, e superato di slancio, il ragguardevole traguardo delle centomila tavole pubblicate. E' il secondo personaggio bonelliano dopo Tex a superare questa boa e lo fa con qualche anno di anticipo rispetto al suo illustre compagno di scuderia. Zagor infatti giunge a centomila tavole poco prima dei 64 anni di vita editoriale, mentre Aquila della Notte vi era arrivato a 70 anni e cinque mesi. Tra i fumetti italiani oltre ai due eroi appena citati, solo Diabolik può vantare un simile record, anche se, è bene ricordarlo, le tavole del Re del Terrore sono decisamente più piccole ed avare di vignette rispetto alle classiche tavole bonelliane. Fuori dai confini nazionali credo siano davvero pochi, se non nessuno, i personaggi di cui sono state pubblicate oltre centomila tavole. Solo Topolino e Paperino, le cui avventure vengono prodotte parallelamente in più paesi, probabilmente riescono a rientrare nel ristretto "club dei centomila". 

 Zenith Gigante 768, l'albo che contiene al tavola centomila di Zagor. Cover di Piccinelli

Ringraziando Moreno Burattini e la Bonelli per l'ampio risalto dato alla notizia, andiamo a  scoprire come si è formato anno dopo anno, striscia dopo striscia, tavola dopo tavola, il grattacielo di pagine a fumetti dedicate allo Spirito con la Scure.

Il primo albo di Zagor, contiene, sottoforma di singole strisce, le prime 26,67 tavole del personaggio. Copertina di Gallieno Ferri

Le prime seimila tavole poco più risalgono al pioneristico periodo delle strisce (1961-1970), ovvero le quattro storiche serie della Collana Lampo, prima incarnazione editoriale di Zagor, tornata recentemente nelle edicole italiane in versione anastatica, edita dalla RCS. In totale vennero pubblicati 239 albetti in quello storico formato con un numero di pagine, dedicate al protagonista, variabile dalle 67 alle 86, a seconda delle esigenze narrative degli autori. Le pagine restanti della pubblicazione se le spartivano le serie a fumetti in appendice, i racconti in prosa e i giochi enigmistici. 

Nel luglio del 1965, Zagor approda nel formato gigante sul numero 52 della collana Zenith, trovando la sua dimensione definitiva, mantenuta ininterrottamente fino ad oggi. La storica cover è di Gallieno Ferri.

Di 60 anni fa è invece la prima apparizione di Zagor sull'attuale serie principale, ovvero la Zenith Gigante seconda serie, giunta al 717° volume dedicato allo Spirito con la Scure, sui 768 dell'intera collana. Su questa testata, però, già nel 1968, due anni prima della chiusura delle strisce, si rese necessaria la pubblicazioni di storie inedite, create appositamente, per sopperire al limitato numero di pagine da ristampare provenienti dalle collane Lampo. La prima avventura inedita, Odio, apparve su Zenith Gigante 90, ovvero Zagor 39, e la copertina di Ferri, con Zagor che guarda lontano, a un prosperoso futuro editoriale, fu di buon auspicio. Nonostante il titolo.


Furono in tutto sette le avventure nuove che si intervallarono con le ristampe delle strisce  sulla collana "gigante"; tutte, a parte una illustrata da Ferri, disegnate da Franco Donatelli. La Zenith iniziò a pubblicare esclusivamente inediti a partire da pagina 77 del numero 119 (Zagor 68) del febbraio 1971, divenendo così la casa definitiva dello Spirito con la Scure. La collana Zenith, con oltre sessantaduemila tavole è la serie che più di tutte ha contribuito al raggiungimento del record zagoriano che stiamo celebrando con questo post; Rimase l'unica collana zagoriana però per meno di quanto si possa pensare. Solo otto anni dopo, infatti, fece il suo esordio una pubblicazione rivoluzionaria per la casa editrice, una pubblicazione con cadenza annuale per la prima volta dedicata a un comprimario, per di più dichiaratamente umoristica: lo speciale estivo di Cico. Quello dedicato al "Piccolo uomo dal grande ventre", come chiamano i nativi il panciuto amico di Zagor, divenne inoltre il primo fuori serie periodico della casa editrice dato che allietò le estati degli zagoriani per i cinque anni consecutivi, e poi, a partire dal '90 per altri ventidue appuntamenti a cadenza regolare.

Il primo storico speciale bonelliano è dedicato a Cico (giugno 1979). Cover di Ferri

Cico, dal 1979 a oggi, ha contribuito al bottino di pagine zagoriane per quasi 4000 tavole, grazie a 28 speciali e la miniserie di sei albi A spasso nel tempo. Nel 1988, debutta lo special vero e proprio di Zagor, con quasi un decennio di ritardo rispetto al fuoriserie dedicato al buffo messicano, suo compagno di avventure. Il fuoriserie annuale, oggi semestrale è la collana più longeva, oltre alla Zenith, dedicata allo Spirito con la Scure, ma, con poco meno di 6000 pagine, è solo quarta, attualmente, in fatto di tavole inedite pubblicate. 

Lo speciale di Zagor è la seconda collana più longeva dedicata allo Spirito con la Scure: esce regolarmente da 37 anni.

La collana degli speciali di Zagor è arricchita inizialmente da allegati dedicati, prima al mondo zagoriano, e poi alle avventure a fumetti dei comprimari della serie. A partire dal 12° numero la perdita dell'allegato viene compensata dall'aggiunta di 32 tavole  che portano la foliazione della serie, per un quarto di secolo, alle classiche 160 tavole. Con l'albo appena uscito nella primavera del 2025, la collana si ridimensiona e torna alle iniziali 128 tavole a fumetti. 

Una nuova collana fuori serie dedicata a Zagor si affianca alle altre nel 1996, è l'Almanacco dell'Avventura, testata annuale inizialmente condivisa ad anni alterni con Mister No, ma poi occupata regolarmente dallo Spirito con la Scure a partire dal 2000. La serie pubblicata su carta patinata e arricchita di decine di pagine di articoli dedicati a temi classici dell'avventura, si compone di quattordici uscite e poco meno di 1400 tavole.

Il primo Almanacco dell'avventura dedicato a Zagor. Copertina di Gallieno Ferri

Sempre nel 2000 giunge nell'edicola la collana che ha maggiormente contribuito dopo la Zenith al malloppo delle centomila tavole. Si tratta del Maxi Zagor, un balenottero di circa trecento pagine a uscita, che ci ha tenuto compagnia per oltre vent'anni, per 41 uscite, e ci ha fatto leggere quasi dodicimila tavole di Za-gor-te-nay. Dalla 42a uscita la collana viene ribattezzata Zagor +, riparte dal numero uno e riduce la foliazione a 190 tavole. Anche in questo caso, nella primavera del 2025, tra poco meno di un mese, si registrerà una riduzione ulteriore di pagine, fino a 128 tavole ad albo, rendendo di fatto lo Speciale e lo Zagor+ due testate gemelle.

Il primo dei tre giganti dedicati a Zagor. Copertina di Gallieno Ferri

Dal 2011 al 2013 è esistito anche uno Zagorone, ultimo nato tra gli "oni" bonelliani, dopo la prestigiosa collana dei Texoni, e dopo i Dylandogoni, i Nathanneveroni e i Martinmystèroni. 
Nell'anno 2013 esordisce lo Zagor Color, collana oggi semestrale, che generalmente è incentrata sulle avventure preseti o passate di uno dei comprimari della serie. Le pagine in quadricromia di questa serie hanno contribuito al record zagoriano con poco più di 2500 tavole. 
L'ultimo nato tra i fuoriserie zagoriani. copertina di Piccinelli

In tempi più recenti, estate 2021, segnaliamo l'esordio dello Zagor Bis, pubblicazione in tutto e per tutto uguale alla serie regolare, ma contenente in ogni albo una storia autoconclusiva.
La centomilesima tavola pubblicata di Zagor. Il destino ha deciso che fosse firmata da Rauch e Della Monica.

Nella tabella qui sotto trovate, incolonnate per numero di tavole inedite pubblicate, tutte le edizioni dedicate allo Spirito con la Scure, sia distribuite in edicola o libreria, sia per iniziative esterne alla casa editrice, ma comunque commissionate dalla Bonelli e/o riconosciute bonelliane del fatto di averle ristampate su albi ufficiali di Zagor. Ci riferiamo a storie tipo quella inedita per l'album Panini, oppure il recente episodio Sinistra profezia, edito su due pubblicazioni a striscia distribuite con la Gazzetta dello Sport nelle prime uscite dedicate alla ristampa anastatica della Collana Lampo. 


Sono 62 gli sceneggiatori che hanno contribuito almeno con una tavola a raggiungere le centomila tavole di Zagor; o meglio di Zagor o di uno dei comprimari della serie, dato che nel computo rientrano tutte le pagine pubblicate su albi dedicati a Cico, ma anche tutti gli albetti spillati allagati agli speciali di cui parlavamo poc'anzi, dedicati di volta a uno degli amici del protagonista. Le tavole propriamente di Zagor sono 95.700; quasi tutte le mancanti per arrivare a centomila sono da attribuirsi a Cico; trentadue a testa sono state dedicate a Digging Bill, Bat Batterton, Guitar Jim, Icaro La Plume, Trampy e Ramath; 140 sono quelle che hanno visto lo Spirito con la Scure fianco a fianco con Flash, il superereoe della DC comics; 26 infine quelle di un team-up molto particolare che ha visto interagire Zagor con un suo fan d'eccezione, Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti. 

Le 26 tavole più atipiche delle centomila zagoriane le troviamo su questo albetto allegato a Zagor 683 del marzo 2018 - cover di Piccinelli 

Nella tabella qui sotto trovate tutti gli sceneggiatori dello Spirito con la Scure incolonnati per numero di tavole complessive realizzate. Nelle colonne successive alla prima trovate i dati parziali personaggio per personaggio. In giallo gli autori più impegnati per i singoli personaggi.


Su centomila tavole si fanno bene le  percentuali, e quindi possiamo velocemente stabilire che il 29,11% delle tavole zagoriane sono state realizzate da Moreno Burattini; quasi la meta, il 15,18% è da attribuirsi al creatore del personaggio Guido Nolitta alias Sergio Bonelli. Dimezzando ancora il numero delle tavole si trova un terzetto apparentemente in lotta per il terzo posto, dato che meno di settecento pagine pubblicate dividono Marcello Toninelli, per ora sul gradino più basso del podio degli sceneggiatori zagoriani, da Mauro Boselli e Jacopo Rauch. Presto, probabilmente entro l'anno, sarà proprio quest'ultimo a salire sul podio dato che è l'unico dei tre, a quanto mi risulta, a scrivere regolarmente per lo Spirito con la Scure. Scendendo di posizione in posizione trovate tutti gli altri. Tra i singoli comprimari, da notare che a parte Ramath, scritto da Colombo, e il crossover con Flash di Masi-Uzzeo, tutti gli altri personaggi sono stati scritti in maggior parte, o completamente, da Burattini.

La cover disegnata da Emiliano Mammucari per una delle molte iniziative legate al team-up tra Zagor e Flash

I disegnatori che hanno illustrato le centomila tavole di Zagor sono 90, dal 1961 a oggi, e sono molto proliferati negli anni recenti grazie alle storie brevi pubblicate sui maxi e sulle miniserie Origini e Cico a spasso nel tempo. Per lungo tempo, almeno i primi quindici anni, erano stati praticamente in tre a reggere le sorti grafiche della collana: Ferri, Donatelli e Bignotti; tre velocisti della matita e del pennello, che trovarono anche il tempo, di tenere a battesimo, nel 1975, l'altro grande personaggio nolittiano, Mister No, e, nel caso di Bignotti, di accompagnarlo fin quasi alla maggiore età.
I novanta illustratori di Darkwood, li trovate incolonnati, nella tabella qui sotto, anche in questo caso per numero di tavole complessive realizzate.



Sui primi due gradini del podio troviamo gli inarrivabili Gallieno Ferri e Franco Donatelli, con grande vantaggio da parte del creatore grafico del personaggio, che ha dedicato a Zagor ventisei anni in più di carriera rispetto al collega. La lotta per il terzo posto, aperta a molti degli attuali illustratori del personaggio, vede per ora prevalere Alessandro Chiarolla con un discreto vantaggio su Raffaele Della Monica. Entrambi lavorano sulla collana da poco più di un trentennio. Il terzetto Sedioli, Mangiantini, Verni che ha esordito sulla collana tra il 2002 e il 2006, per ora parrebbe lottare per raggiungere il quinto posto, ma in prospettiva uno dei tre potrebbe puntare anche al podio. Infatti, se si considerassero solo gli ultimi vent'anni di pubblicazioni zagoriane, la Top Five sarebbe: Mangiantini, Sedioli, Chiarolla, Verni, Della Monica, con un migliaio di tavole di differenza tra il primo e il quinto. 

Tra gli ultimi in classifica sia tra gli sceneggiatori che tra i disegnatori troviamo Sio, che ha contribuito all'epopea zagoriana, anzi cichiana, solo una tavola: quella qui sopra.

E anche per questa puntata di Diamo i Numeri è tutto. Chissà se avremo occasione di festeggiare ancora un traguardo simile: Dylan Dog veleggia in questo momento sulle ottantamila tavole, in prospettiva, considerando un rallentamento nelle tavole pubblicate, rispetto al recente passato, arriverà a superare la boa delle centomila nel 2032. Nathan Never è sulle 76.000 considerando tutti i vari spin-off. Il computo salirebbe a 90.000 considerando anche tutte le serie dedicate a Legs; in tal caso considerando il ritmo di produzione attuale, l'anno della tavola centomila per l'intero cosmo neveriano, sarebbe anche in questo caso il 2032. 

N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri.

martedì 16 gennaio 2024

LE MATITE PIU' VELOCI DEL WEST... MA NON SOLO.

I disegnatori più prolifici nella storia della Sergio Bonelli Editore.

Diamo i numeri 85

di Saverio Ceri

Come promesso un paio di puntate fa, torniamo a parlare di disegnatori bonelliani; in particolare su come poter meglio giudicare la loro prolificità, dato che il ritmo della pubblicazioni delle loro storie, non necessariamente coincide col tempo di realizzazione delle stesse. 

Illustrazione di Claudio Villa per un miniposter di Tex

Innanzitutto la classica premessa per chi si imbatte per la prima volta nei nostri "numeri": si tratta di classifiche di quantità, non di qualità. Quando parleremo di allori, ori, primi posti, vincitori, e via dicendo, ci riferiamo sempre al dato oggettivo del numero delle tavole prodotte e/o pubblicate.
Come accennavamo nella puntata 83 di Diamo i Numeri, per capire quali sono davvero i disegnatori più prolifici, andrebbe realizzata una graduatoria che prende in considerazione un periodo di tempo di almeno cinque anni. Perché proprio cinque anni? perché nel giro di questo lasso di tempo tutti i disegnatori che lavorano in Bonelli riescono a veder pubblicati i frutti del loro lavoro, anche se impegnati in lunghe storie da oltre 400 pagine, come alcune avventure di Tex o, più raramente, di Zagor. Si tratta di una classifica che ogni fine anno prende in considerazione le tavole pubblicate considerando gli ultimi 60 mesi e non solo 12. La nostra, ormai classica, classifica annuale ci dice chi, spesso casualmente, per una serie di fortunati eventi, quell'anno, si è visto pubblicare più tavole degli altri disegnatori; Questa graduatoria estesa, una sorta di "Ranking" dell'ultimo lustro, ci dice invece chi è il disegnatore più pubblicato in un periodo di tempo sufficiente a attutire, se non azzerare, la variabile della programmazione redazionale.

La storia di Zagor che inizia a febbraio riporta in edicola un illustratore assente da tre anni, Marco Verni. La latitanza era dovuta proprio a questa storia che probabilmente sarà la più lunga dello Spirito con la Scure con oltre 500 tavole. Di questo suo lungo impegno, di oltre quattro anni, nel ranking dei disegnatori bonelliani ne rimarrà traccia per un lustro. Illustrazione di Piccinelli

Mi sono fatto un po' prendere la mano è ho calcolato una classifica di questo tipo dal 1952 a oggi, praticamente dalla nascita di Tex, dato che il dato del 1952 comprende in realtà le annate dal 1948 al 1952. Sono venute fuori un po' di cose interessanti che, andando a ritroso nel tempo, scopriremo insieme.
Partiamo dal ranking dell'anno appena concluso, che parzialmente ho già anticipato nella puntata di fine anno dedicata agli illustratori; la graduatoria tiene in considerazione gli albi datati 2019, 2020, 2021, 2022, 2023. Per capirci funziona un po' come il ranking tennistico ATP settimanalmente aggiornato coi risultati delle ultime 52 settimane, o ancor più calzante come il ranking calcistico dell'UEFA, rispetto alla graduatoria dell'anno precedente escono i "punti" del 2018 e vengono sostituiti da quelli del 2023;  solo che i "punti" nel nostro caso, non derivano da vittorie o da passaggi al turno successivo, ma sono semplicemente le tavole pubblicate. Non una lista dei più bravi, dunque -mi preme ribadire-, ma dei più veloci a sfornare tavole, e vedersele programmare e pubblicare sulle varie collane dell'editore meneghino.
Negli ultimi 60 mesi i disegnatori pubblicati su albi Bonelli sono stati ben 359, per brevità citeremo solo i 50 più pubblicati; questa dunque la Top 50 disegnatori bonelliani più prolifici degli ultimi cinque anni. 



Max Bertolini precede di sole 12 tavole Corrado Roi, e questo è già un piccolo evento, scoprirete vedendo la prossima tabella. Il disegnatore, che principalmente lavora per Nathan Never balza, grazie alle 320 pagine di quest'anno, dall'ottavo al primo posto. Ed è anche il primo disegnatore della serie fantascientifica a raggiungere la vetta, normalmente appannaggio di illustratori di Tex, Dylan Dog o Zagor, almeno dal 1991 a oggi.
Se è l'abdicazione del Re (o Roi?) dei velocisti, o solo un momentaneo calo di produttività "bonelliana" (Corrado, per la cronaca, ha prestato le sue chine anche per tre volumi editi da Lo Scarabeo negli ultimi tempi), lo scopriremo solo nei prossimi anni. Per il momento sappiamo che, pur con lo score più basso dei 72 vincitori che citeremo in questo articolo, il nome sull'albo d'oro, quest'anno lo mette Bertolini, e, come vedrete dall'ultima tabella tra i circa settecento disegnatori che hanno lavorato per Bonelli dal 1941 a oggi, sono solo una dozzina quelli che possono vantare una presenza in questo albo d'oro.

Max Bertolini, il disegnatore più pubblicato su albi bonelli negli ultimi 60 mesi, ha anche un passato da copertinista per la collana Nathan Never Granderistampa.

Corrado Roi, rispetto al ranking del 2022, perde 32 tavole, dato che, per comporre il risultato finale, alle 252 pagine pubblicate nel 2018, vengono sostituite le 220 del 2023; tanto basta a scivolare in seconda posizione. E' comunque per lui il tredicesimo podio consecutivo in questa graduatoria. Solo in cinque hanno fatto meglio di lui nella storia della casa editrice: Francesco Gamba, per ben 27 anni di fila a medaglia; Aurelio Galleppini per 19 anni consecutivi sul podio; la coppia Gallieno Ferri e Giovanni Freghieri, giunti a 16 presenze  di fila tra i primi tre del ranking; e Franco Bignotti, ininterrottamente per 14 anni  su uno dei tre gradini più alti. Ovviamente Roi può ancora migliorare questa sua lunga striscia positiva, nei prossimi anni.

L'inconfondibile tratto di Corrado Roi, che quest'anno deve accontentarsi del secondo posto del ranking  

Al terzo posto Walter Venturi, che eguaglia il suo miglior score, ottenuto nel 2021, ma soprattutto conferma  la medaglia di bronzo dello scorso anno.
Tra i primi dieci anche Brindisi e De Angelis che hanno una casella "vuota" in uno degli ultimi cinque anni, ma grazie agli altri quattro risultati riescono a veder comunque riconosciuta la loro prolificità, grazie a una graduatoria di questo tipo.
Nel secolo scorso per entrare in Top Ten servivano spesso oltre le 220 tavole annuali; nell'ultimo ventennio l'asticella si è un po' abbassata e  basta una media tra le 190 e le 220 tavole l'anno per rientrare tra i primi dieci; nell'ultimo lustro in particolare sono state necessarie almeno 207 pagine annuali realizzate e pubblicate. A proposito di primi dieci, nel 2023 si registra lo scarto minimo tra il primo e il decimo in classifica, che è di sole 209 pagine; questo spiega come Bertolini abbia potuto scalare così rapidamente la graduatoria. Mai nessuno dei precedenti numeri uno del ranking era reduce da un'ottavo posto dell'anno prima. Solo Chiarolla nel 2002 aveva fatto qualcosa di simile, provenendo però dalla settima piazza del 2001. Normalmente che giunge al vertice era già sul podio nei dodici mesi precedenti.

Lo Zagor di Walter Venturi, terzo disegnatore per tavole pubblicate dal 2019 al 2023.

Il periodo di Roi

Se guardiamo gli ultimi dieci anni il re indiscusso è stato Corrado Roi. Lo scopriamo vedendo qui sotto le Top Ten del ranking, dal 2014 al 2022, gli altri nove anni che completano il decennio.


Salta subito all'occhio che Corrado Roi può vantare in questo periodo ben 8 medaglie d'oro, e una d'argento, cedendo solo nel 2021 lo scettro per un anno allo zagoriano Marcello Mangiantini, che comunque prima di riuscire ad affermarsi aveva ottenuto già buoni risultati, conquistando 2 argenti (2015 e 2019) e un bronzo (2018), e presentandosi in Top Ten in altre sei occasioni negli ultimi dieci anni; praticamente era mancato solo nel 2016 in cui era precipitato al 22° posto.

Lo Zagor di Marcello Mangiantini, uno dei pochi disegnatori ad aver momentaneamente superato Roi nel ranking nell'ultimo decennio.

Altro nome ricorrente nelle graduatorie dell'ultimo decennio è quello di Giovanni Freghieri con quattro secondi posti e un terzo posto, a completamento degli exploit del decennio precedente. I fratelli Nando e Denisio Esposito che quest'anno sono usciti dalla Top Ten, hanno sempre una buona media di pagine pubblicate, tanto da apparire sempre nei primi dieci posti, nelle sei graduatorie precedenti a quella dell'anno appena concluso, arrivando addirittura al secondo posto nel 2020. Medaglie di bronzo nell'ultimo decennio anche per Roberto De Angelis e Luca Enoch in un paio di occasioni, ma anche per Luigi Piccatto, Gianni Sedioli e Walter Venturi.
Da notare che nel 2014 Roi ha vinto con oltre 2000 tavole (ovvero  la media di oltre 400 pagine all'anno), era la prima volta che accadeva dal 1996, e poi non è più accaduto. Parrebbe un dato eccezionale, ma, come vedremo più avanti, nell'epoca d'oro bonelliana con quello score non si riusciva nemmeno a salire sul podio.

Il periodo di Freghieri 
Proseguiamo il viaggio a ritroso segnalando d'ora in poi solo il podio. Dividerò il lungo albo d'oro dal 1952 al 2013, in cinque tronconi corrispondenti ad altrettanti periodi legati quasi sempre a un solo disegnatore di riferimento. Qui sotto la prima tranche, quella che va dal 2005 al 2013.


L'autore di riferimento in quel periodo è stato senza dubbio Giovanni Freghieri, con 8 medaglie d'oro consecutive. Nell'anno della sua prima affermazione, il 2005, il disegnatore di Dylan Dog, era reduce da due argenti consecutivi e un bronzo, risalente al 2001. Guardando i dati potremmo ipotizzare che a decretare il successo di Freghieri, comunque un buon velocista, fu non tanto un incremento clamoroso di tavole pubblicate, ma il progressivo abbandono dei disegnatori della golden e silver age bonelliana, che ci avevano abituato a score di oltre le 2500 tavole a lustro. Fino a tutti gli anni Ottanta, con le 1812 tavole quinquennali, che rappresentano il suo record, Freghieri, come qualsiasi altro disegnatore del periodo preso in esame, non sarebbe neppure salito sul podio.

Illustrazione di Giovanni Freghieri, il più prolifico disegnatore di Dylan Dog, che è stato anche il numero uno del ranking dei disegnatori bonelliani più pubblicati dal 205 al 2012.

In questo periodo segnaliamo anche Corrado Roi con il suo primo oro e due bronzi che si preparava a succedere a Freghieri; e  Paolo Di Clemente, quattro volte secondo, che mancò il successo per sole tre pagine nel 2011. Jose Ortiz, Gallieno Ferri e Alessandro Chiarolla, capaci ancora di raggiungere l'argento in questo periodo, erano già stati grandi protagonisti nei quindici anni precedenti, un periodo di interregno in cui a prevalere furono ben cinque autori tutti legati a Zagor, o a Tex, o anche a entrambi gli eroi bonelliani più longevi. 

il periodo "di mezzo"

Dal 1991 al 2004, si alternarono al top del ranking degli illustratori bonelliani, due disegnatori provenienti dalla silver age,  Gallieno Ferri e Franco Donatelli, un disegnatore entrato in Bonelli negli anni Ottanta, Alessandro Chiarolla e due velocisti della matita  giunti in Via Buonarroti negli anni Novanta, reduci da successi in terra straniera: Josè Ortiz, unico disegnatore non italiano a raggiungere il gradino più alto del podio, e Carlo Raphael Marcello. fino ad allora impegnato oltralpe.


In questo lungo periodo il più pubblicato fu Ferri, capace di aggiudicarsi sei ori, due argenti e due bronzi, pur con quantità di tavole ben lontane da quelle prodotte nel suo periodo migliore (il suo anno record, il 1966, gli valse, non un oro ma  solo un bronzo!).
Tre ori  consecutivi, tra il 2002 e il 2004 per un altro zagoriano, Chiarolla, che riuscì a tenere dietro lo scalpitante Freghieri per un paio d'anni, prima di cedergli lo scettro del comando. Marcello, proveniente dalle esperienze oltralpe e attivo in quegli anni sia su Tex che su Zagor, salì per sette anni consecutivi sul podio a cavallo dei due millenni, collezionando due ori, quattro argenti e un bronzo. Grazie alla sua velocità nello sfornare tavole di Tex, anche Ortiz riuscì a scalare il podio fino al gradino più alto, in un paio di occasioni e in due millenni differenti. Donatelli, zagoriano doc, apre il periodo vincendo il suo secondo e ultimo oro, nonostante sia salito ben 20 volte in carriera sul podio.

Gallieno Ferri per sei anni al vertice del Ranking dei disegnatori, in questa illustrazione del 1992 sembra presagire il passaggio di consegne da illustratori zagoriani a dylandogghiani


Nel 1996 segnaliamo l'ultimo podio di Francesco Gamba, il disegnatore in assoluto più pubblicato negli 83 anni di vita della Bonelli Editore. Un altro disegnatore molto prolifico Roberto Diso, non è mai riuscito ad andare oltre il terzo posto nel ranking: tra il '91 e il '94 troviamo i suoi primi quattro bronzi, dei cinque che ha in bacheca.

Il periodo di Bignotti

Il periodo che va dal 1977 al 1990 è stato caratterizzato dalla presenza in cima al ranking di Franco Bignotti, vincitore di ben 11 ori, di cui 8 consecutivi, oltre che di tre argenti. Furono soprattutto le tavole di Mister No a portarlo in alto, ma fu grazie a quelle per Zagor e Martin Mystère che riuscì a staccare i colleghi.  


Il prolifico Bignotti che proprio in quegli anni aveva "a bottega", tra gli altri,  un certo Claudio Villa fu anche l'unico in quel lasso di tempo a superare le 3000 tavole quinquennali, exploit riuscito precedentemente solo a un altro disegnatore che scopriremo nella prossima tranche dell'albo d'oro. Da notare come pur con score altissimi, rispetto a oggi, Franco Donatelli, Gallieno Ferri e Francesco Gamba spesso si dovettero accontentare del terzo posto. Faccio notare che solo questi quattro illustratori, si aggiudicarono in quei quattordici anni tutte le medaglie a disposizione; nell'albo d'oro appaiono solo loro nomi. Francesco Gamba vincitore di un paio di ori in questo periodo, conclude la sua ininterrotta presenza sul podio dopo ben 27 anni, nel 1984, La sua cavalcata iniziata con l'esordio della striscia dedicata al Picolo Ranger, si arresta in concomitanza della chiusura della serie gigante dello stesso personaggio. Da segnalare un oro anche per Franco Donatelli che proprio del Piccolo Ranger fu lo straordinario primo copertinista. Nel 1978, anno del primo alloro, Donatelli riuscì nella piccola impresa di mettersi alle spalle sia Bignotti che Gamba, i due illustratori che sono stati in testa al ranking dei disegnatori più prolifici bonelliani, praticamente sempre, nei 30 anni tra il 1960 e il 1990. 

Franco Bignotti, protagonista nel ranking dei disegnatori dal 1977 al 1990 fu anche un valido copertinista per la SBE. Questa la sua unica cover per la serie Joselito pubblicata in sette albi della Collana Rodeo tra il 1979 e il 1980

Il periodo di Gamba

Come avete intuito è proprio Francesco Gamba, l'indiscusso re dei velocisti bonelliani nel periodo precedente, quello che va dal 1960 al 1976. In quegli anni Gamba vince ininterrottamente 17 titoli di fila, grazie alle sue matite per Il Piccolo Ranger, a strisce prima, e in albo poi. Aurelio Galleppini, tra il '60 e il '66 e Galleno Ferri nei dieci anni successivi, hanno provato a tenergli testa, ottenendo solo (si fa per dire) medaglie d'argento. Nel 1974 Ferri per sole due tavole non riuscì a scavalcare il collega, e dovette rimandare il suo primo successo, che arrivo solo 28 anni dopo!


Nel 1968 Francesco Gamba stabilì il record di pagine quinquennali con 3825 tavole, o meglio con 11475 strisce, dato che in quel periodo (1964-1968), ancora imperversavano gli albetti orizzontali. Questo spiega tra l'altro i tanti numeri decimali che trovate nel troncone di albo d'oro che stiamo analizzando. Detto degli ori di Gamba e degli argenti di Galep e Ferri, scopriamo che i Bronzi se li spartirono in cinque disegnatori in quel lasso di tempo: gli stessi Ferri e Galep che si scambiarono i gradini del podio tra  il '64 e il '70; Donatelli tra il '71  e il '76, Bignotti nel suo primo periodo bonelliano tra il '60 e il '62; infine nel 1963 fece la sua unica apparizione sul podio un tale Giovanni Ticci, che oggi i lettori di Tex ben conoscono.

La prima striscia del Piccolo Ranger disegnato completamente per molti anni da Francesco Gamba è del 1958. Da allora Gamba si piazza sul podio degli illustratori più pubblicati, per scenderne solo nel 1985 (con la chiusura della serie). Non a caso è il disegnatore più pubblicato di sempre su albi della Bonelli editore con oltre 22.000 tavole. 

Il periodo di Galep

Terminiamo la scoperta dei disegnatori bonelliani più prolifici arrivando praticamente alle origini del mito, ovvero la nascita di Tex. Il primo anno di questo lungo elenco è infatti il 1952, che in realtà contiene in se tutte le tavole pubblicate nel quinquennio 1948-1952.


Il leader indiscusso dei disegnatori bonelliani in questo periodo era Aurelio Galleppini, instancabile realizzatore delle avventure di Aquila della Notte immaginate da Gian Luigi Bonelli. Otto furono i titoli consecutivi di Galep, che riusciva a tenere a bada facilmente i colleghi, i quali erano impegnati in serie a striscia che raggiungevano le edicola per brevi periodi di tempo, solo Tex riusciva ogni settimana ad attirare nuovi lettori e a giustificare la presenza ininterrotta in edicola, che, pur in altri formati, dura tutt'oggi. Alle spalle di Galep segnaliamo Rinaldo Dami in arte Roy D'Amy e le prime apparizioni sia di Bignotti che di Gamba, autore, quest'ultimo, che nel giro di pochi anni, grazie all'esordio del secondo personaggio di successo dell'editore, Il Picolo Ranger, l'avrebbe spodestato dal trono. Da notare che nel 1955, sul podio fece capolino Pietro Gamba, prima di lasciare spazio al cugino Francesco destinato a restarci, tra alti, altissimi, e rari bassi, fino al 1996!

Autoritratto di Aurelio Galleppini il primo numero uno del ranking bonelliano

Chiudiamo riepilogando tutti i nomi che avete visto finora, sotto forma di medagliere olimpico. In ordine troverete i vincitori di più medaglie d'oro, in caso di parità prevarrà chi ha vinto più argenti, in caso di ulteriore parità, la precedenza va  a chi ha vinto più bronzi.


E con il medagliere concludiamo la nostra carrellata a ritroso alla scoperta di chi sono stati nel corso degli anni i disegnatori bonelliani più prolifici e quindi più pubblicati dall'editore. Aggiorneremo d'ora in poi il ranking a fine di ogni anno in occasione della classica puntata di Diamo i Numeri, dedicata ai disegnatori.

Saverio Ceri

N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri.