Visualizzazione post con etichetta Bonelli in digitale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bonelli in digitale. Mostra tutti i post

martedì 9 giugno 2026

BONELLI IN DIGITALE - PUNTATA # 14

di Giampiero Belardinelli





Introduzione

In questa tipica avventura nolittiana, Zagor finisce al centro di una caccia al principe Alexis e al conte Boris, tra falsi emissari dello Zar, doppi giochi, avidità e una comunità russa nascosta oltre i confini di Darkwood. Ne nasce un racconto fitto di colpi di scena, ambientazioni nordiche e tensioni politiche, che conduce fino allo scontro finale con il dispotismo del conte Boris. Ho scelto di rileggere una storia meno celebrata della golden age – secondo me da riscoprire – perché conserva ancora oggi un fascino narrativo notevole. Guido Nolitta dimostra qui una grande abilità nel fondere avventura, ritmo e costruzione psicologica dei personaggi, mentre Franco Donatelli accompagna il racconto con tavole solide ed evocative, capaci di dare spessore sia agli spazi innevati sia alla varietà dei protagonisti. L’avventura uscì negli albi Zenith 176-179 (ZG 125-128), tra il dicembre 1975 e il marzo 1976.





Il colonello Potosky


La trama

Al Forte Twin Rocks arrivano uomini guidati dal colonnello Potosky, sulle tracce del conte Boris e del principe Alexis, esuli dalla colonia russa di Novograd in Alaska. Si presentano come inviati dello Zar, ma poco dopo giunge un secondo gruppo guidato da un certo Korsakoff, che accusa Potosky di essere un sicario mandato a uccidere Alexis e Boris. Zagor, già al Forte con Cico, si unisce a lui, ma scopre presto che anche Korsakoff è un impostore interessato alla corona di Novograd. Quando arrivano i veri Cosacchi, tutti vengono condotti a Borisgrad, dove si scopre che Dimitri Zukoff era solo un sosia del principe Alexis. Zagor tenta la fuga, finisce nella fossa della morte, ma viene salvato grazie all’aiuto di Alexis, di Doc, dei trapper e dei Mohawk. La rivolta finale travolge gli uomini di Boris, che tenta un ultimo tradimento prima di essere ucciso da Rochas. Alla fine, Alexis sceglie di unirsi ai trapper di Darkwood.


Ivan Korsakoff



Una frontiera insolita

Il motore dell’avventura nasce da un grande classico del racconto d’azione: la valle irraggiungibile che custodisce una comunità fuori dal mondo. Nolitta riprende questo schema e lo sposta in una dimensione insolita per Zagor, inserendo nella frontiera americana una colonia russa che altera in parte lo scenario narrativo abituale di Darkwood. È una trovata molto efficace, perché amplia l’orizzonte della serie senza snaturarla. Dopo aver portato nella foresta personaggi e immaginari lontani come i sicari indiani e i samurai, l’autore introduce anche i Cosacchi, aggiungendo un ulteriore elemento esotico e insieme storico. Il risultato è un racconto che combina il gusto dell’avventura popolare con un impianto quasi da romanzo d’appendice, dove il senso della distanza, del mistero e dell’eccezione resta sempre vivo.

I Cosacchi del Don



Suggestioni cinematografiche e figure in scena

Nolitta dichiarò di essersi lasciato suggestionare dal film Il mondo nelle mie braccia del 1952, con Gregory Peck e Anthony Quinn, e questa matrice cinematografica si avverte chiaramente. La storia funziona come un meccanismo ben calibrato, in cui si intrecciano tradimenti, spie, sicari, avidità, usurpazioni e identità ambigue. In apparenza i personaggi sembrano muoversi nel perimetro dei cliché del genere avventuroso, ma la scrittura di Nolitta impedisce loro di restare semplici maschere. Potosky, per esempio, è più di un sicario: la sua fedeltà cieca alla missione lo rende una figura dura, quasi tragica nella sua ostinazione. Korsakoff, al contrario, incarna un opportunismo meschino e corrosivo: si presenta come patriota, ma si rivela per quello che è davvero, cioè un uomo dominato soltanto dal desiderio di arricchirsi. È anche attraverso personaggi come questi che Nolitta trasforma un intreccio di genere in una riflessione, nemmeno troppo nascosta, sulla debolezza morale e sull’avidità umana.

L'avidità di Korsakoff lo porterà a breve alla morte



Il potere, la violenza, il comando

Al centro dell’avventura, però, ci sono soprattutto il conte Boris, il principe Alexis e Zagor. Boris è la rappresentazione di un potere che si regge sulla sopraffazione: un uomo che vuole riprendersi ciò che ha perduto e che concepisce il comando come dominio assoluto sugli altri. In lui la violenza non è soltanto uno strumento pratico, ma una vera idea del mondo. La tortura, per esempio, non serve solo a eliminare il nemico, ma anche a spezzarne la dignità. In questo senso Boris è molto più di un antagonista tradizionale: è il portatore di un pensiero politico e morale fondato sulla crudeltà. Nel racconto la distorta concezione della vita del conte viene esplicitamente messa in scena anche attraverso le parole rivolte al principe Alexis: Nessun regnante può reggere le sorti di un popolo senza essere pronto a usare sistemi sanguinari o crudeli...

Il conte Boris



Zagor e l’idea di giustizia

A questa idea del potere si oppone, in modo quasi speculare, la figura di Zagor. Anche lui, per certi aspetti, è una forma di sovrano, ma di tutt’altro tipo: non governa attraverso la forza imposta, bensì attraverso l’autorevolezza conquistata sul campo. Il titolo di re di Darkwood non ha nulla di monarchico in senso stretto; è piuttosto il riconoscimento simbolico di una funzione di equilibrio, difesa e giustizia. Proprio per questo Zagor rappresenta l’alternativa più netta al modello incarnato da Boris. Nel finale, quando trapper e Mohawk marciano insieme per liberarlo, il racconto visualizza in modo molto chiaro questa idea: Darkwood funziona come uno spazio utopico in cui la convivenza tra mondi diversi diventa possibile grazie a una guida morale, non a un dominio. È anche in passaggi come questo che si capisce perché Zagor abbia saputo imporsi, nell’immaginario dei lettori, come una figura quasi leggendaria.

La leggenda di Zagor



Alexis tra libertà e destino

Alexis è forse il personaggio in cui affiora con maggiore evidenza una componente autobiografica o, almeno, una sensibilità molto vicina a quella di Nolitta. Non desidera il potere, non sogna il comando, non si riconosce nel ruolo che gli è stato assegnato. Cerca invece una forma di libertà personale, quasi privata, che passa dal rifiuto delle convenzioni e delle gerarchie. Per questo rimanda ad altri personaggi nolittiani segnati dalla stessa insofferenza verso i vincoli imposti. Pensiamo a Smiling Joe e soprattutto a Wandering Fitzy. Il suo fascino sta proprio qui: Alexis non è un principe romantico in senso tradizionale, ma un giovane che intuisce quanto il privilegio possa trasformarsi in prigione. Le sue parole, e il dialogo con Zagor, rendono bene questa tensione tra destino sociale e desiderio di autenticità, facendone una figura sorprendentemente moderna. […] Mentre, non visto, osservavo le sue modeste occupazioni [Alexis si riferisce a Dimitri Zukoff, N.d.R.], i gesti rituali della sua vita di tutti i giorni... bene, in quel momento io ho invidiato quel giovane che nella sua povertà e nella sua umiltà era sicuramente più libero e felice di me! dice Alexis. In quanto a questo, mi trovi completamente d’accordo, Alexis! O devo continuare a chiamarti principe? risponde Zagor. Per carità! Odio quel titolo, come odio tutte queste cose che mi circondano quali tangibili simboli del destino che mi attende.





Una piccola contraddizione dell’eroe

Se c’è un limite nel racconto, sta forse nel modo in cui Nolitta, a volte, continua a lasciare a Zagor qualche ingenuità di troppo. Il punto più evidente è il finale, quando l’eroe cade nel tranello del conte Boris in una maniera che contrasta con la statura quasi eccezionale costruita fino a quel momento. È come se l’autore oscillasse ancora, almeno in certi passaggi, tra un protagonista più grande della vita e una figura più esposta all’errore, quasi vicina alla tradizione dell’eroe ingenuo. Si tratta di una sfumatura interessante, ma qui finisce per creare una piccola frizione interna al personaggio. Non a caso, la gestione editoriale di Boselli e Burattini (intrapresa dal 1994 in poi) tenderà a rendere Zagor più coerente con l’esperienza accumulata nel corso delle sue avventure.

La fine di un tiranno



Donatelli in digitale

Il lavoro di Donatelli accompagna la storia con grande solidità narrativa. I personaggi sono sempre leggibili, riconoscibili, ben presenti nello spazio della tavola, mentre gli ambienti innevati acquistano un fascino particolare che contribuisce in modo decisivo all’identità dell’episodio. Borisgrad, soprattutto, ha un impatto visivo notevole: sembra emergere da una dimensione sospesa, quasi fiabesca, ma senza perdere concretezza.




Donatelli riesce così a sostenere sia il ritmo avventuroso sia l’atmosfera più rarefatta del racconto, dimostrando ancora una volta quanto il suo contributo grafico sia essenziale nell’economia della storia. La rilettura in digitale sullo schermo del mio laptop esalta l’essenzialità del segno di Franco Donatelli e allo stesso tempo ne conferma la grande qualità. Secondo me, questa è una delle prove migliori dell’autore nato ad Alessandria.

Borisgrad


Giampiero Belardinelli

sabato 6 dicembre 2025

BONELLI IN DIGITALE - PUNTATA # 11

di Giampiero Belardinelli





Introduzione

Tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, il successo di "Dylan Dog" portò grande fermento nel fumetto bonelliano. In questo contesto, Sergio Bonelli accettò la proposta della Banda dei Sardi (Medda, Serra e Vigna) per una nuova serie di fantascienza, la prima per la SBE. Dal giugno 1991, dopo l’anteprima di un Numero Zero distribuito nelle librerie specializzate, la serie fu pubblicata regolarmente, ottenendo subito consenso e introducendo innovazioni nella scrittura, nella struttura narrativa e nel comparto grafico. La serie continua ancora oggi e, proprio per celebrare questo percorso lucente, in questa undicesima puntata ho acceso le luci natalizie per illuminare il sesto volume, intitolato…


Terrore sotto zero

Il racconto rappresenta un tassello fondamentale nell’universo di "Nathan Never", caratterizzato da atmosfere inquietanti e paesaggi ostili. Questo episodio, pubblicato nel novembre 1991 come n. 6 della serie e composto da 94 tavole, è frutto della collaborazione tra Bepi Vigna (soggetto e sceneggiatura), Germano Bonazzi (disegni) e Claudio Castellini (copertina). La storia si svolge nella base mineraria Artic 3, dove Nathan Never, sotto falsa identità, indaga su una droga pericolosa che sta alterando la fauna locale, immergendosi in un ambiente glaciale ricco di tensione e mistero. Il contesto narrativo trasporta il lettore in un deserto bianco dove le condizioni estreme mettono alla prova l’ingegno e il coraggio umano, evocando suggestioni cinematografiche e offrendo una riflessione sulle conseguenze dello sfruttamento scientifico sregolato. Il tratto essenziale di Bonazzi valorizza la drammaticità delle scene, mentre la copertina di Castellini racchiude perfettamente l’atmosfera gelida e carica di suspense dell’albo.






Scienza e ambiente: una riflessione sull’impatto umano

La narrazione offre un esempio emblematico di come l’uomo, guidato dalla presunzione di una scienza piegata al profitto, possa provocare gravi disastri ecologici. Nel corso della serie, il tema dello sfruttamento scientifico sregolato emerge come uno degli aspetti più affascinanti, permettendo lo sviluppo di intrecci ricchi di fantasia ma accompagnati da interrogativi inquietanti sulle conseguenze delle azioni umane. Il dibattito intorno alla scienza resta sempre acceso, e anche se non mancano eccessi ideologici, il valore della discussione non deve essere sottovalutato. Gli autori mantengono una posizione positiva nei confronti della scienza, pur mostrando, attraverso Nathan Never, una certa idiosincrasia nei confronti della tecnologia, elemento che contribuisce ad arricchire la complessità del personaggio e del racconto.


Deserto bianco: il fascino dell’ambiente artico

L’ambientazione artica, con le sue distese infinite di ghiaccio e il freddo estremo, costituisce uno scenario privilegiato per avventure cariche di tensione e suspense. La neve, il gelo e le condizioni climatiche proibitive rappresentano il teatro di storie in cui l’uomo è costretto a dare il meglio di sé per sopravvivere agli attacchi di elementi esterni, siano essi alieni, mostruosi o semplicemente meteorologici. Questa cornice ostile mette alla prova il coraggio e l’ingegno dei protagonisti, creando una costante sfida tra la fragilità umana e la potenza della natura.





Omaggi e riferimenti cinematografici


Nel corso di Terrore sotto zero, numerosi omaggi e citazioni cinematografiche arricchiscono la narrazione, offrendo al lettore un’esperienza stratificata e ricca di richiami alla cultura pop. La folle corsa del treno su un binario morto evoca chiaramente le atmosfere del film A 30 secondi dalla fine (Andrej Koncalovskij, 1985), interpretato da Jon Voight, sottolineando la tensione e il senso di pericolo imminente. Un altro esempio di citazione si trova nella frase pronunciata dal dottor Livesey a pagina 40: Siamo infestati dai topi. Topi grandi come cavalli! Staccano le teste a morsi! Una battuta memorabile rintracciabile nel film Ghostbusters (Ivan Reitman, 1984), aggiungendo una sfumatura ironica e familiare al racconto. La narrazione si arricchisce ulteriormente con dettagli raffinati: a pagina 53, un personaggio viene colto mentre legge un albo a fumetti di "Silver Surfer" (© Marvel), dimostrando l’attenzione degli autori verso elementi iconici della cultura fumettistica. Il nome falso adottato da Nathan Never, Thomas Ripley, richiama invece la protagonista del film Alien (Ridley Scott, 1979), mentre la presenza degli elevatori rimanda a una scena tipica del sequel Aliens (James Cameron, 1986), consolidando il legame tra il fumetto e i grandi classici del cinema fantascientifico. Questi riferimenti, ben inseriti nella trama, non solo arricchiscono la storia con suggestioni esterne, ma contribuiscono a creare un universo narrativo in cui il lettore può riconoscere e apprezzare molteplici livelli di lettura, rendendo l’avventura di Nathan Never ancora più coinvolgente e stimolante.





Bonazzi in digitale

Germano Bonazzi si distingue per la sua velocità e presenza, risultando tra gli autori più prolifici nei primi cento numeri della serie. Il suo stile si caratterizza per un’essenzialità che mira a coinvolgere il lettore nell’azione, concentrandosi sulle emozioni dei personaggi e mantenendo la tecnologia come uno sfondo ben delineato ma mai invadente. Lo stile essenziale di Bonazzi, con tratteggi e giochi di luce, dà nuova energia all'opera e rende la lettura più coinvolgente. Nella sua forma digitale, l'opera di Germano Bonazzi si arricchisce di nuove prospettive: la fruizione tramite dispositivi come tablet o PC consente di cogliere dettagli e raffinate sfumature a volte non percepibili nella versione cartacea.


Giampiero Belardinelli

N.B. Trovate i link alle altre puntate di "Bonelli in Digitale" in Cronologie & Index!

lunedì 6 ottobre 2025

BONELLI IN DIGITALE - PUNTATA # 10

di Giampiero Belardinelli


Ringraziamo l'amico Giampiero Belardinelli - con il quale collaboriamo da decenni - per aver voluto commentare una storia di Moreno Burattini arrivato alla decima puntata della sua rubrica bimestrale "Bonelli in Digitale" - ormai un appuntamento immancabile per i lettori di "Dime Web". E un grazie a Giampiero anche per aver sottolineato che proprio in questo periodo Moreno lascia dopo quasi venti anni la direzione di "Zagor". Noi di "Collezionare", "Dime Press" e infine "Dime Web" abbiamo seguito fin dall'inizio il percorso bonelliano di Moreno, fin da quando cominciò, alla fine degli anni Ottanta, a inviare prove di sceneggiatura in Via Buonarroti, per poi avere il primo sospirato incarico di scrivere una storia del suo amato Spirito con la Scure. Moreno che "va in pensione" è per noi il simbolo del tempo che è ormai irrimediabilmente passato, un tempo che non tornerà mai più, ma che ci ha lasciato momenti splendidi e indimenticabili. Buona lettura! (s.c. & f.m.)



Introduzione

Questa decima puntata della rubrica Bonelli in digitale è l’occasione per celebrare un vero passaggio di testimone: Moreno Burattini, dopo diciotto intensi anni di supervisione su Zagor, lascia la guida editoriale, ma il suo cuore e la sua penna rimangono al servizio della saga, pronto a regalarci nuove avventure. Tra le sue storie più amate, pubblicata la prima volta oltre venti anni fa, spicca La palude dei forzati (ZG 465-468), testimonianza del suo talento nel saper toccare le corde più profonde dell’animo umano. Accanto a lui c'è Mauro Laurenti, che ha lavorato insieme agli sceneggiatori Burattini, Boselli e ad altri artisti, contribuendo allo sviluppo dell’universo di Zagor. Burattini è uno sceneggiatore capace di scavare a fondo nei temi umani attraverso le sue storie, dando nuova linfa a personaggi storici e inserendo figure che lasciano il segno nel lettore. Laurenti, dal canto suo, è un disegnatore innovativo, il cui tratto distintivo sa restituire con forza visiva le atmosfere e le emozioni che si agitano tra le vignette. Il connubio tra i due autori si traduce in un’opera che unisce profondità tematica e impatto grafico, regalando al mondo di Zagor una notevole freschezza narrativa. Oltre alla sua presenza nel catalogo Bonelli Digital Classic, l’avventura è stata anche ristampata in volume cartaceo nel 2023.





Le ali della libertà

La vicenda si sviluppa attraverso una trama densa e ricca di sfumature, sostenuta da personaggi dal grande spessore umano. In questo contesto, il protagonista Zagor si conferma figura carismatica e complessa, mentre la narrazione di Burattini pone al centro riflessioni profonde sui confini della libertà e sul peso del giudizio sociale. Il percorso di espiazione e generosità che emerge tra i protagonisti trova espressione nel personaggio di Jonathan Jonah, la cui trasformazione durante una fuga disperata diventa simbolo della capacità di cambiamento e affrancamento. L'opera non si limita dunque al puro intrattenimento, ma affronta tematiche come il pregiudizio, il pentimento e la speranza di riscatto, arricchendo il racconto di una dimensione etica. Zagor, in particolare, si distingue come eroe lucido e comprensivo, capace di cogliere le complessità dell'animo umano e di astenersi dal giudizio, offrendo così al lettore una prospettiva di accoglienza e comprensione delle fragilità umane.


L'umanità di Zagor


Zagor non ride...



Elias Duff: lascia volare chi vola con gli uccelli

Elias Duff emerge come il centro emotivo della storia, un personaggio che, pur sembrando ingenuo, si rivela dotato di una sensibilità unica. Grazie alla sua particolare capacità di comunicare con gli animali e percepire ciò che si cela nell’animo umano, Elias acquisisce un valore simbolico: attraverso il suo rapporto con gli uccelli, incarna l’aspirazione alla libertà autentica, quella che appartiene a chi sa guardare il mondo senza giudicare. Elias è in grado di parlare con gli animali, di capire il loro linguaggio e quindi di comprendere la malvagità costruita degli esseri umani. Bimbo Sullivan – esempio del preconcetto e della mediocrità umana – lo considera un imbecille, mentre in realtà è un personaggio che conosce la felicità poiché sa osservare e non anteporre giudizi. Lascia volare chi vola con gli uccelli!, ricorda il vendicativo Quanah. Queste parole suggellano uno dei momenti più drammatici del racconto, a dimostrazione che anche in un ambito fumettistico si possano introdurre figure retoriche di valore letterario. Burattini costruisce una figura ispirata dall’umanità commovente di John Coffey in Il Miglio Verde di Stephen King, conferendo a Elias una profondità che lo rende protagonista di una parabola di riscatto e semplicità. In contrasto con antagonisti segnati da preclusioni o ipocrisia morale. Elias riesce dove gli altri falliscono: trova la felicità nella purezza dei sentimenti e nella conquista di una serenità genuina, dimostrando che la vera forza sta nell’accettazione delle proprie fragilità e nella capacità di donare senza aspettarsi nulla in cambio.


Lo spregevole Bimbo ed Elias



Il volo di Elias



I prodigi di Elias


Lascia volare chi vola con gli uccelli...



Personaggi di contorno e ribaltamenti di prospettiva

Tra i personaggi secondari spicca Rita Duff, sorella di Elias, una figura femminile forte e autonoma, che si distingue per coraggio e determinazione, ben lontana dai tradizionali ruoli accessori tipici del fumetto d’avventura. Al suo fianco si muovono altre presenze significative come Mc Nally, intellettuale dallo sguardo acuto che trova nella letteratura il suo rifugio, e Bimbo Sullivan, qui proposto con una sfumatura più oscura rispetto al suo passato narrativo. Burattini ci mostra un personaggio molto più spregevole rispetto alla sua originaria ideazione. Occorre comunque ricordare che già nel 1982 Marcello Toninelli era riuscito a descrivere il personaggio in maniera più matura e realistica (cfr. Uno strano fuorilegge, ZG 203-205). Nel racconto di Burattini, Bimbo muore colpito inaspettatamente alle spalle: il personaggio non avrebbe certo meritato di terminare la sua poco onorevole vita per mano dell'eroe. Un ruolo chiave nella trama è affidato allo sceriffo Graham: la sua apparente inflessibilità morale nasconde in realtà una doppiezza sorprendente. Il colpo di scena che rivela la sua vera natura criminale è introdotto con grande abilità, confermando la capacità di Burattini di costruire aspettative, disseminare indizi e sorprendere il lettore con svolte inaspettate. Una nota a margine: il personaggio dello sceriffo Graham ha il volto del mitico John Wayne.


Le buone maniere di Rita Duff


Zagor e Rita


L'abbraccio



Lo sceriffo Gramhan e il volto di John Wayne



Quanah: dramma e redenzione

Quanah emerge come una figura di grande complessità, il cui percorso attraversa momenti di dolore, inganno e trasformazione. Inizialmente, il personaggio si trova a dover affrontare la dura realtà di essere stato manipolato dal corrotto direttore del Penitenziario Waterwall, Bryce. Questa scoperta segna un punto di svolta nella narrazione, poiché l’inganno subito scatena in Quanah una reazione tanto violenta quanto inevitabile. A rendere ancor più profonda la sua caratterizzazione, è l’incontro con Elias e l’assistere ai suoi prodigi: la capacità di Elias di comunicare con gli animali e di percepire l’animo umano, infatti, colpisce profondamente Quanah, che si trova così davanti a una dimensione di umanità e purezza a lui sconosciuta. Questo contatto con il miracolo trasforma il suo desiderio di vendetta in un atto spietato e definitivo contro i suoi ex alleati, responsabili del tradimento e della sofferenza patita. Tuttavia, il percorso di Quanah non si esaurisce nella vendetta: il personaggio, carico di tensione drammatica e quasi messianica, trova infine la forza di lasciar andare Zagor e i suoi amici. Questo gesto finale lo eleva a simbolo di consapevolezza, capace di riconoscere la possibilità di un riscatto, pur non rinunciando – nonostante le esortazioni di Zagor a lasciarli andare – alla vendetta contro gli ultimi due sopravvissuti della cricca di Bryce.


Il vendicativo Quanah


La verità di Quanah


La giusta scelta


Il bieco Scrawl

La vendetta è compiuta

Il sipario si chiude


Laurenti in digitale

Mauro Laurenti regala all’avventura una dimensione visiva di grande intensità, dipingendo con tratto ampio e fluido le paludi della Florida e le atmosfere mefitiche che avvolgono la narrazione. Già apprezzato per la sua rappresentazione della Louisiana in Vendetta vudu (ZG 366-367), Laurenti conferma qui la sua statura di disegnatore innovativo e alternativo all’interno dello staff zagoriano. Le sue tavole, vibranti e ricche di dettagli, sanno trasmettere il pathos e la profondità emotiva. I corpi dei personaggi sono scolpiti con una tensione quasi scultorea, tipica di uno dei più grandi disegnatori di Tarzan, Burne Hogarth, che amava rappresentare il corpo umano in pose drammatiche e iper-espressive. Laurenti sembra adottare una simile enfasi muscolare, soprattutto nei movimenti del combattimento. La lettura in ambito digitale delle sue tavole evidenzia ancor di più il movimento dei personaggi, spesso sorpresi in momenti di notevole intensità emotiva.


Il dinamico Zagor di Laurenti



Giampiero Belardinelli

N.B. Trovate i link alle altre puntate di "Bonelli in Digitale" in Cronologie & Index!

venerdì 6 giugno 2025

BONELLI IN DIGITALE - PUNTATA # 8

di Giampiero Belardinelli




Introduzione

Nel settembre 2023 esce nelle edicole e nelle librerie "Le grandi storie Bonelli" numero 9. Il volume raccoglie il racconto Le Sette Città di Cibola, pubblicato nella "Collana Zenith" da febbraio ad aprile 1995 ("Zagor Gigante" nn. 355-357). Sono trascorsi giusto trent'anni dalla prima uscita di questa avventura, inserita in un lungo ciclo di storie in cui Zagor e Cico hanno attraversato il continente nordamericano dai ghiacciai artici, passando per la California, arrivando poi in alcune regioni del sud-ovest. Partiti dalla California, i Nostri attraversano il deserto della Valle della Morte in Arizona. Senza acqua, sono in seria difficoltà, ma vengono salvati dagli indiani Hopi. Da questo incontro nasce uno dei racconti più suggestivi di questa nuova Odissea americana. Nella prefazione del volume, Mauro Boselli scrive:

Città nascoste e valli perdute sono un cosiddetto topos (in greco luogo, e quindi, in parole povere, luogo narrativo, schema ricorrente) delle storie avventurose. Lo sono in particolare di quelle che giocano sul senso del meraviglioso, che non si collocano dunque sul versante del più puro realismo, bensì al confine del fantastico, rimanendo però, più o meno, nei limiti del possibile.


Le Grandi Storie 9


La sinergia artistica tra Boselli e Chiarolla

La collaborazione tra Mauro Boselli e Alessandro Chiarolla rappresenta una perfetta fusione tra narrazione e arte visiva. Boselli, con la sua maestria nel tessere racconti ricchi di riferimenti storici e mitologici, trova un interprete ideale in Chiarolla, il cui stile dinamico e dettagliato dà vita alle ambientazioni e ai personaggi. La profondità delle trame di Boselli si esalta attraverso le vignette di Chiarolla, che catturano con precisione ogni sfumatura emotiva e scenografica. Questo approccio visivo si collega perfettamente alla leggenda degli Anasazi, dove mito e conoscenza si intersecano in una narrazione carica di significato.


Gli Anasazi

La leggenda degli Anasazi

La leggenda degli Anasazi si intreccia con i miti di Atlantide e Mu, creando un racconto affascinante nella saga zagoriana. Boselli ha fuso questi elementi in un unico racconto, dove la conoscenza gioca un ruolo centrale. Don Diego de Coronado, consumato dalla cupidigia e accecato dall'ossessione per un tesoro impossibile, intraprende un cammino fatale che lo conduce alla rovina. In netto contrasto, il Navajo Nakai, inizialmente in conflitto con Zagor e gli Hopi, vive un percorso di trasformazione personale. Confrontandosi con la filosofia degli Hopi e lo spirito combattivo di Zagor, Nakai evolve profondamente, imboccando il sentiero del rispetto per ciò che è giusto e autentico. Le sette città, che mi fanno pensare a Le città invisibili di Italo Calvino, diventano il simbolo delle scelte che plasmano il destino di chi le contempla.


Don Diego De Coronado e Sombra

Nakai

La furia di Nakai


Miti e tecnologia nelle Sette Città di Cibola

Il contrasto tra gli scenari desertici del sudovest americano, come la Valle della Morte e i pueblo incastonati tra le rocce, e le misteriose civiltà antidiluviane nascoste, crea un mix straordinario che incarna uno dei tratti distintivi della storia. Questi ambienti, ricchi di fascino e suggestività, si fondono perfettamente con la presenza di antiche invenzioni e segreti millenari, aggiungendo profondità e mistero alla narrazione. Il risultato è una fusione mirabile tra l'estetica western e gli elementi fantascientifici, dove il fantastico e il reale si intrecciano in un equilibrio avvincente e unico.


La Città Nera

La Città Rossa

La Città del Vento


Un classico moderno

Un classico dell’epoca moderna zagoriana, questa storia brilla per la sua capacità di intrecciare magistralmente elementi mitologici, storici e ambientali. I pueblo degli Hopi, custodi di tradizioni millenarie, diventano il palcoscenico ideale per uno sviluppo narrativo che unisce il fascino del passato con l’immaginazione del fantastico. La potenza evocativa delle Sette Città di Cibola e la profondità dei personaggi arricchiscono ulteriormente una trama che si colloca tra le vette creative dell’intera saga, trasformando ogni dettaglio in un tassello di grandezza narrativa.

Il guardiano

Il riscatto di Nakai


Difendere la pace!

Nel racconto emerge con forza la filosofia di Zagor, un uomo profondamente votato alla pace ma consapevole che, in certi momenti, la difesa della libertà richiede di affrontare con coraggio chi tenta di opprimere. La sua visione non indulge in un falso pacifismo, bensì riconosce la responsabilità morale di proteggere ciò che è giusto. Questo è espresso con intensità in una significativa frase pronunciata dall’eroe (in questo volume la trovate a pagina 57): Amare la pace non è un buon motivo per chinare la testa davanti alla violenza! Chi è nel giusto ha il dovere di difendere la sua casa e la sua libertà! Lo sciamano Masewi continua a chiamare Zagor Pahana, notando la somiglianza fisica tra i due: l’uomo della medicina hopi ha notato questo particolare nel momento in cui, una nascosta base di Mu, ha assistito insieme ai Nostri all’ologramma destinato a informare i posteri. Pahana è considerato da Masewi una sorta di Ghandi ante litteram, ma è la determinazione dello Spirito con la Scure a incarnare al meglio questa filosofia di equilibrio tra amore per la pace e la necessità di agire contro l’ingiustizia.


Difendere la pace

L'eroe della pace

Pahana

Chiarolla in digitale

Alessandro Chiarolla debutta sulle pagine della testata con questa storia di indubbio fascino. Le vignette sono precise e spettacolari, come lo scontro tra Zagor e un robot o gli scenari delle Sette Città di Cibola. Zagor è ritratto come un eroe solare e generoso. Cico è goffo e rotondo ma al momento opportuno, seguendo le indicazioni dello sceneggiatore, mostra una determinazione invidiabile. Shumavi, degna figlia dello sciamano Masewi, in alcune frangenti mostra una tenacia ammirevole. L’artista le dà inoltre una notevole sensualità, che è pari alla sua fierezza. La qualità del disegno di Chiarolla raggiunge il suo massimo splendore grazie alla visione in digitale su grande schermo, che esalta ogni dettaglio, dai volti ai paesaggi, facendo immergere il lettore nell’universo narrativo con straordinaria vividezza.

Shumawi

Masewi

La fine di De Coronado

Giampiero Belardinelli


N.B. Trovate i link alle altre puntate di Bonelli in digitale su Cronologie & Index!