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domenica 4 novembre 2018

AVVENTURA NELLE TERRE FREDDE, AFFRONTANDO I COSACCHI DELLO YUKON SOTTO L'ACUTO SGUARDO DI UN'AQUILA NERA. TRILOGIA DEL VIAGGIO IN MAXI ZAGOR 32, 33 E 34


di Giampiero Belardinelli

Introduzione
Questa insolita "trilogia del viaggio" si dipana nell’arco dei tre Maxi del 2018 e rappresenta una novità editoriale per la testata, non priva fra l’altro di interessanti esperimenti - come la miniserie in sei numeri incentrata sul Pancione Messicano, pubblicata lo scorso anno. La collana mensile è stata da sempre il luogo dove le principali saghe di trasferta si sono sviluppate, accompagnando i lettori per mesi o addirittura anni in regioni del pianeta inusuali e ricche di fascino avventuroso. La scelta di raccontare questo viaggio zagoriano nei tre Maxi e non nel mensile acuisce in positivo la sensazione di una serie effervescente, di cui non mancano, dal punto di vita del marketing editoriale, reminiscenze della realtà dei comic statunitensi. Il tour avventuroso dei Nostri avrà il suo epilogo nella serie mensile, nel prossimo gennaio 2019, altro aspetto innovativo di cui mi riprometto di tornare a scrivere in questa sede.

I fasti e i nefasti del Viaggio: Ulisse

Ma perché la narrazione di viaggio affascina gli autori e i lettori di ogni latitudine? Probabilmente perché viaggiare è qualcosa che spinge a uscire dalle frontiere rassicuranti delle abitudini. L’uomo ha sempre guardato oltre i confini celati all’orizzonte, spinto da un audace desiderio di avventura e dall’improrogabile urgenza di confrontarsi con i propri limiti. Il viaggio rappresenta anche la dualità dell’animo umano: da un lato la ricerca del mistero e del nuovo, dall’altro la potente nostalgia per i luoghi nativi. La figura ideale e simbolo di questa duplicità è quella di Ulisse, il cui pensiero oscilla tra il desiderio di ritornare nella sua Itaca e la smania di oltrepassare i più remoti confini del mondo. Queste potenti emozioni riempiono da sempre l’esistenza di ogni anima viaggiante. Viaggiare è in definitiva ambire al ritorno e, come direbbe Cico, esclamare a viva voce Casa dolce Casa!

Il vulnerabile Eskimo
Le foreste sono imponenti, i fiumi navigabili e maestosi: siamo sulle coste settentrionali del Pacifico, al confine fra Canada e Stati Uniti. Zagor e Cico arrivano nella regione dopo aver ricevuto una missiva da parte di Honest Joe, che li informa di essere in pericolo a causa di un misterioso nemico. Al timone di questo Maxi troviamo lo sceneggiatore Jacopo Rauch e i disegnatori Domenico e Stefano Di Vitto, il cui tratto è perfetto per raccontare la potenza selvaggia della natura. La caratteristica peculiare di quest’avventura è la coralità e una struttura narrativa concentrica, dove tutte le varie tracce confluiscono, con calibrato equilibrio, verso il nucleo centrale per ristabilire l’ordine nel caos violento generato da Eskimo. Ebbene sì, ormai non è più un segreto, il vecchio nemico ritornato clamorosamente sulle pagine di Zagor è proprio lui, il personaggio ideato da Guido Nolitta e realizzato graficamente da Frank Donatelli. Nell’estate del 2011, in occasione di Rimini Comics, in una cena informale Jacopo Rauch mi aveva raccontato di aver realizzato un soggetto, approvato da Moreno Burattini, in cui immaginava un modo semplice e logico per far ritornare Eskimo sulla strada del nostro eroe. In effetti, il modo con cui il cattivo ha salvato la pelle è ragionevole e non forza alcuna logica. In quella vecchia storia scritta da Marcello Toninelli e disegnata da Donatelli (L’invulnerabile, Zagor 224-226), Eskimo aveva acquisito il dono dell’invulnerabilità, con uno stratagemma narrativo di stile supereroistico. E proprio l’invulnerabilità permette all’uomo di salvarsi dalla frana di rocce causata dall’intervento del Nostro.

Da Maxi Zagor n. 32. Disegni dei F.lli Di Vitto


Rauch ha sfruttato questo trucco per riportare in scena Eskimo, ma forse si è reso conto che la sua avventura avrebbe funzionato meglio se il villan avesse perso i suoi poteri. L’autore ha ricondotto il personaggio alle origini nolittiane e in più ne ha esaltato il carisma e le capacità strategiche. Eskimo agisce da mercenario al soldo di Mister Pearson, uno dei boss della Compagnia delle Pellicce, il cui scopo è quello di liberarsi dei coloni americani che affluiscono numerosi nella regione. Ma dimostra di essere un cattivo ambizioso, e quindi allo stesso tempo pianifica la sua vendetta nei confronti di Zagor e, proprio grazie al denaro di Pearson, di agire al soldo di se stesso. La caratteristica principale dell’Inuit Eskimo è la spavalda avidità e la freddezza sprezzante dinanzi alla vita dei propri avversari. In conclusione, Rauch ha realizzato una sceneggiatura molto robusta, a cui non mancano echi del miglior Toninelli (rinunciando cioè allo Zagor in difficoltà di alcune prove dell’autore senese) e richiami alla coralità di boselliana memoria.

In Principio c’era una Principe: andata e ritorno da Darkwood e Novograd
Sul finire del Maxi precedente i Nostri rincontrano il Principe Rezanov, a cui promettono di far visita sulla via del ritorno a Darkwood. Questo secondo capitolo della trilogia del viaggio ha come base di partenza la colonia Russa di Nuova Arcangelo, sull’isola di Baranof, in Alaska. L’amicizia con il Principe Rezanov risale all’avventura boselliana Alaska (Zagor 348-350) e in questo ritorno il personaggio si limita – rispettivamente nel precedente e nel presente volume – a contribuire alla sconfitta della banda di Eskimo e dare le giuste informazioni e i vettovagliamenti per la nuova missione verso Novograd. Una delle più interessanti novità introdotte da Mauro Boselli e da Moreno Burattini è stata l’aspetto cosmopolita di Zagor che, nei suoi viaggi, ha allacciato rapporti di amicizia con persone di disparata estrazione culturale: dalla Scozia all’Alaska, dall’Africa sahariana al Sud America, ecc. Se pensiamo che Zagor è un uomo dell’Ottocento – per quanto immaginario – possiamo renderci conto quale sia la portata della sua impresa. Questo notevole bagaglio culturale di cui si è arricchita la saga è la radice fondante dei tre Maxi qui analizzati. Nel volume in questione lo sceneggiatore Mirko Perniola è partito da quanto sopra e, con intelligenza strategica, ha ripescato un significativo personaggio nolittiano, ennesimo testimonial della sensibilità narrativa di Guido Nolitta: il Principe Alexis (Agli ordini dello zar, Zagor 125-128). Il giovane russo, infatti, desiderava da tempo rinunciare al suo ruolo nobiliare e immaginava di poter vivere una vita libera come quella dei trapper. L’arrivo di Zagor, in quella lontana avventura, ha permesso ad Alexis di trovare il coraggio di lasciare alle spalle il suo titolo e di coronare finalmente il suo sogno. Da allora (l’avventura è stata pubblicata nel 1975) sul personaggio è calato l’oblio.

Da Maxi Zagor n. 33. Disegni di Mangiantini


Il merito di Perniola è stato quello di ripescarlo e, senza rinunciare all’imprinting nolittiano, ha trasformato la sua figura in un simbolo di riscatto e di autodeterminazione. Alexis si appoggia a Zagor e viceversa; i due amici ritrovati diventano una sorta di arma di sfondamento contro la tirannia del Duca Andrej Kozlov. La figura di questo classico cattivo ricorda quella del Conte Prilov di bonelliana memoria: le analogie tra i due personaggi sono evidenti, ma Perniola dà al suo Kozlov una più sottile personalità: In Russia questa vostra idea della democrazia è ritenuta una follia. Considerando tutti gli uomini uguali, credono manchi l’equilibrio che ci ha permesso di raggiungere vette eccelse di civiltà, arte e cultura. Il suo interlocutore lo incalza: E voi come la pensate?. Io non sono d’accordo con i miei compatrioti – risponde il Duca – La possibilità per chiunque di prendere il proprio destino in mano, è indiscutibilmente affascinante (pp. 163-164). Da questo scambio di battute Kozlov sembrerebbe un uomo aperto al vento di cambiamento intrapreso dalla giovane democrazia americana, ma in realtà egli considera il concetto di “prendere in mano il proprio destino” come la legittimazione a sopraffare chiunque pur di guadagnare denaro e potere. La distorta visione della democrazia da parte del Duca si sposa alla perfezione con la figura della Maggiore Jason Stryker, i cui obiettivi materialistici finiscono per coincidere. Quest’ultimo, nel corso della storia, esce dallo sfondo dei comprimari e si guadagna la caratura di anima nera del racconto, forse più del Duca stesso. Se quest’ultimo muore per mano dell’eroe, il Maggiore invece si salva e se ne va giurando vendetta…
I disegni di Marcello Mangiantini curano molto gli ambienti e gli abiti; l’avventura fuori dai consueti scenari di Darkwood si presta molto a questo suo peculiare talento. Anche i personaggi recitano bene sulla scena e nell’insieme la narrazione scorre veloce e precisa.

Il simbolo dell’Aquila e la Revolución
Il viaggio prosegue e, dall’Alaska, i Nostri arrivano in California, attraversata da fremiti di libertà e autodeterminazione dal giogo del Messico. Zagor si trova coinvolto suo malgrado nella lotta tra le due fazioni; sembra che, a capo dei rivoltosi, ci sia un uomo con il suo stesso costume… Dopo varie vicissitudini i Nostri scoprono che il loro vecchio amico don Lope de La Sierra, apparso per la prima volta in Bandidos! (Zagor 353-354), sia stato ucciso dai sicari del Governo messicano. La scioccante notizia si tramuta in emozioni sfuggenti quando l’eroe scopre che dietro la figura dello “Zagor Nero” si cela Rolando, giovane amico di Ines de la Sierra, figlia di don Lope. Tra Zagor e il ragazzo nasce un netto contrasto, sul tema di giustizia e vendetta, e i due personaggi mostrano posizioni inconciliabili: sembra la fine della stima e dell’amicizia tra i due, ma per fortuna non sarà così.

Da Maxi Zagor n. 34. Disegni di Sedioli


Jacopo Rauch ha costruito una vicenda appassionante, in cui il tema di fondo è quella dell’amicizia ritrovata, con un ritmo e un finale ottimistico e riflessivo sulla falsariga delle storie texiane degli anni Cinquanta, in particolare quelle ambientate sul confine messicano. Il finale ci regala un colpo di scena sorprendente, che non svelo per non rovinare la lettura a chi, magari incuriosito da questo pezzo, voglia recuperare il volume. All’interno di questo movimento rivoluzionario, dove non sempre è chiaro chi sia un amico o sia un avversario, lo sceneggiatore ha inserito una figura ambigua e melliflua, recuperando il suo Mister Steell (Zagor 494-495). Il cattivo era già allora ben caratterizzato ma il rischio di perdersi tra i tanti comprimari della saga è stato per fortuna scongiurato con questo recupero. In questo racconto il personaggio si muove su binari inediti, innalzando il suo livello da villan secondario a nemico di prima fila. Le caratteristiche potenziali c’erano tutte e Rauch è stato abile nell’intuirlo. Anche lui, come il Maggiore Stryker, nel finale sfugge alla cattura o alla morte, preparando in pratica il suo ritorno.
Gianni Sedioli, dal canto suo, ha tratteggiato delle tavole che, pur con degli accorgimenti in linea con i tempi, trasudano dinamicità e strizzano l’occhio per l’essenzialità ad alcuni dei primi disegnatori di Tex e Zagor - penso rispettivamente ad autori come Francesco Gamba e Frank Donatelli.




Maxi Zagor 32
TERRE FREDDE
Gennaio 2018
pagg. 320, € 6,90
Testi: Jacopo Rauch
Disegni: Domenico e Stefano Di Vitto
Copertina: Alessandro Piccinelli
Rubriche: Moreno Burattini



Maxi Zagor 33
I COSACCHI DELLO YUKON
Maggio 2018
pagg. 288, € 6,90
Testi: Mirko Perniola
Disegni: Marcello Mangiantini
Copertina: Alessandro Piccinelli
Rubriche: Moreno Burattini



Maxi Zagor 34
AQUILA NERA
Settembre 2018
pagg. 288, € 6,90
Testi: Jacopo Rauch
Disegni: Gianni Sedioli
Copertina: Alessandro Piccinelli
Rubriche: Moreno Burattini


Giampiero Belardinelli

N.B. Trovate le altre recensioni bonelliane nel Giorno del Giudizio!

giovedì 28 dicembre 2017

SEDIAMOCI INTORNO AL FUOCO: DARKWOOD RACCONTA! MAXI ZAGOR 31

di Giampiero Belardinelli









La tradizione del racconto orale ha forgiato la cultura del mondo occidentale, a partire dalle imprescindibili narrazioni omeriche per finire agli altrettanto fondamentali racconti nordici della mitologia norrena. Questo immenso patrimonio è giunto fino a noi grazie all’arte degli amanuensi medievali che, con pazienza certosina, hanno trascritto una buona parte di quelle tradizioni divulgate di bocca in bocca per secoli. Il nostro immaginario – dai film ai videogiochi, dai romanzi ai fumetti – non sarebbe così pregno di rimandi e significati senza l’ancestrale tradizione della mitologia orale. L’idea da cui nasce questo trentunesimo "Maxi Zagor" trae dall’acqua sorgiva delle leggende orali: la Foresta di Darkwood diventa idealmente un personaggio narrante e, come il Barbalbero di tolkieniana memoria, è la memoria vivente di ogni gesto, di ogni nefandezza e soprattutto di ogni eroismo dell’universo zagoriano. Qui di seguito, passo dopo passo, compiremo insieme questo breve viaggio nei Racconti di Darkwood.



I racconti di Darkwood

Burattini e Della Monica confezionano la Cornice che, come un prezioso scrigno, custodisce gioielli inconsueti ma necessari, a dimostrazione di come le formule più antiche possono sempre essere reinventate. I due autori hanno realizzato un episodio funzionale, volutamente classico, a contenere l’intercalare dei cinque racconti. Lo scrittore compie inoltre un omaggio ai principali sceneggiatori dei decenni scorsi, Guido Nolitta e Marcello Toninelli, a cui aggiunge una serie di rimandi e strizzate d’occhio ad alcuni suoi racconti, come per esempio L’abbazia del mistero ("Zagor" nn. 318-320). D’altronde il titolo della Cornice e dell’intera opera si presta a questo gioco citazionistico. Non a caso, il personaggio di Kevin – come scopriamo nel finale a pagina 288 – è il figlio di Eddy Rufus inventore delle Zagor Story, racconti inseriti nel filone fortunato delle ottocentesche dime novel, incentrasti spesso su personaggi storici ma con delle trame a dir poco fantasiose. I racconti contenuti nelle dime novel in un certo senso hanno ripercorso la tradizione della narrazione orale e hanno permesso anche alle persone con scarsa istruzione e ristrettezze economiche di sognare con questa forma di narrazione povera. 



Il mio nome è Banak

Il battello degli uomini perduti ("Zagor" nn. 239-241) è l’avventura in cui Marcello Toninelli aveva inserito il personaggio di Banak. In quell’occasione il pellerossa rivelava ai lettori di essere stato un amico fraterno dello Spirito con la Scure prima che il Nostro conoscesse Cico. Questo accenno sulla nascita dell’amicizia tra l’eroe e Banak è rimasto per anni sconosciuto e, in questa occasione, Marcello Toninelli onora una promessa fatta ai lettori raccontandoci finalmente i fatti. Al fianco dello sceneggiatore troviamo il disegnatore Romeo Toffanetti, proveniente dallo staff di Nathan Never. Toninelli ha imbastito una trama solida e lineare, impreziosita da due figure femminili tratteggiate con molta delicatezza. Pur raccontando una classica avventura, Toninelli si sofferma a narrare brevi momenti di vita quotidiana, rifuggendo da abusati cliché. L’intenzione di dare alle avventure un tocco minimalista si notava qua e là anche nel periodo della sua gestione del personaggio, ma non sempre veniva incoraggiata da Decio Canzio e Sergio Bonelli. Occorre dire che oggi la direzione del personaggio è molto più attenta alle sfumature e, se ce ne fosse ancora bisogno, le brevi avventure di questo "Maxi" ne danno ulteriore dimostrazione. L’interpretazione grafica di Toffanetti della Foresta di Darkwood e dei suoi personaggi è molto precisa, non priva di dinamismo e senso dell’inquadratura. 




Memorie dal passato

Questo racconto è molto significativo, al di là della sua indubbia qualità perché, per la prima volta, una sceneggiatrice scrive Zagor: Gabriella Contu. Pochi mesi prima della pubblicazione del "Maxi", l’autrice aveva firmato un albo di Dylan Dog, Il terrore (n. 370). Nella storia zagoriana in questione, avvalendosi di una magistrale mezzatinta realizzata da Marcello Mangiantini, la Contu realizza una drammatica ballata sull’assurdità di tutte le guerre, nel cui tragico calderone le persone rischiano di perdere ogni barlume di umanità. Non sarà del tutto così per l’interprete principale dell'episodio, Charles, abbattuto per errore dal fuoco amico. Nella vicenda sembrano risuonare le note della canzone La guerra di Piero di Fabrizio De André, ma anche l’anticonvenzionale messaggio di Gianluigi Bonelli contro i potenti in “guanti bianchi” nell’avventura Tra due bandiere ("Tex" nn. 113-115). Zagor e Cico qui si trasformano idealmente in lettori e affabulatori allo stesso tempo, diventando testimoni nel finale di un rovesciamento di prospettiva: la macabra danza in cui assistiamo nelle sequenze ambientate durante la Guerra di Indipendenza Americana lasciano il posto all’indomito attaccamento alla vita del redivivo e ormai anziano Charles: Oh No, non dovete dispiacervi – afferma l’uomo rivolgendosi all’eroe – Oggi il passato mi ha raggiunto, grazie a voi. E tutto sommato ne sono contento, perché farà parte dell’eredità dei miei nipoti.




Voci sepolte

Le narrazioni proseguono, le atmosfere cambiano e Paolo Di Orazio confeziona un racconto claustrofobico, in cui i nostri eroi vivono una situazione surreale. La vecchia abbazia dove i Nostri trovano rifugio, dopo aver scoperto nei dintorni il cadavere di un frate, è il luogo dell’orrore per eccellenza: passaggi segreti, trabocchetti e apparizioni misteriose strizzano l’occhio ad alcune situazioni simili apparse già nella saga. Ma Paolo Di Orazio non si limita a questo: nel racconto riecheggiano alcune atmosfere dei romanzi di Valerio Evangelisti appartenenti al Ciclo di Eymerich, forse con un più preciso riferimento al romanzo Il castello di Eymerich (2001). Gianni Sedioli, dal canto suo, ha scompigliato la gabbia bonelliana e ha saputo alternare sequenze più narrative ad altre in cui la prospettiva si dilata, simboleggiando con maestria quella percezione alienante voluta dallo sceneggiatore.



Sette passi

Un pistolero imbattibile sfida chiunque possa mettere in discussione la sua presunta superiorità con il revolver: un canovaccio classico della narrativa western - letteraria e cinematografica. Quentin Snake è il protagonista di questo racconto scritto da Luigi Mignacco e illustrato da Dante Bastianoni. L’uomo viene a sapere della fama di Zagor, colui che tiene l'arma al rovescio pur senza essere mancino. Snake viene informato della grande abilità dello Spirito con la Scure e lo sfida a duello; l’eroe inizialmente rifiuta ma per una serie di circostanze è costretto in seguito ad accettare. Mignacco riesce a rivoltare come un guanto questo cliché della Frontiera, realizzando un’avventura ironica e iconica. L’ironia del soggetto è rintracciabile nel modo in cui Zagor prepara e risolve la sfida – i "sette passi" del titolo – distruggendo l’ego dell’avversario che, privo dell’uso della mano destra, da temuto gunman del West diventa un patetico zimbello. Iconica perché Mignacco esalta la personalità dell’eroe, la sua intelligenza, la sua abilità con la scure, il suo carisma. Il lavoro di Dante Bastianoni punta su un montaggio sincopato in cui allo stesso tempo omaggia un evergreen come Mezzogiorno di fuoco (pellicola del 1952 diretta da Fred Zinnemann, con Gary Cooper e Grace Kelly) e, con quelle strettissime zoomate sugli occhi dei duellanti, gli spaghetti-western diretti da Sergio Leone.




Brezza di Luna

Un lavoro al femminile sia per degli straordinari pennelli di Lola Airaghi (prima donna a illustrare Zagor), sia per il tema del racconto. Brezza di Luna subisce la violenza sessuale di uno squallido trapper e, tempo dopo, scopre di essere incinta. Inizialmente la giovane è intenzionata a uccidere l’uomo che l’ha violentata ma poi, nel finale, la ragazza dà alla luce di notte una bimba e, dopo aver reciso il tendine d’Achille del bieco personaggio, decide di lasciarlo in vita. La vicenda orchestrata da Moreno Burattini è un piccolo capolavoro di maturità narrativa: il disegno della Airaghi, con quel potente chiaroscuro, racconta un dramma umano, una vicenda lacerante tra l’odio e il soffio impetuoso di una vita che si affaccia su questo mondo. Fiore della Notte – il nome della bambina – è il simbolo di questo episodio, dove per la prima volta nella saga l’eroe si trova ad aiutare una donna durante il parto. È una sequenza molto forte, almeno per la serie, che qualche anno fa probabilmente non sarebbe stata approvata in Redazione. Questo episodio è oltretutto l’esempio più luminoso della modernità della nuova linea editoriale della testata.

In conclusione, un Maxi nato sotto una buona stella, aperto da un’indicativa copertina di Alessandro Piccinelli, destinato a dare il là a una serie nella serie: nel 2019, infatti, avremo il piacere di leggere il secondo capitolo de I racconti di Darkwood.





Maxi Zagor 31
I RACCONTI DI DARKWOOD
Settembre 2017
pagg. 288, € 6,90
Testi: Moreno Burattini, Marcello Toninelli, Gabriella Contu, Paolo Di Orazio, Luigi Mignacco
Disegni: Raffaele Della Monica, Romeo Toffanetti, Marcello Mangiantini, Gianni Sedioli, Dante Bastianoni, Lola Airaghi
Copertina: Alessandro Piccinelli
Rubriche: Moreno Burattini


Giampiero Belardinelli

N.B. Trovate i link alle altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio!

P.S. Paolo Di Orazio, dopo aver letto questa recensione, scrive:
Ma fantastico, grazie! Il mio richiamo a Eymerich è involontario ma mi fa molto piacere. In realtà il racconto è una riduzione libera da Il Crollo della Casa degli Usher.

lunedì 24 luglio 2017

ZAGOR MONSTERS - "S" (I PARTE): DA "SANGUISUGHE VOLANTI" A "SCORPIONE GIGANTE"!

di Massimo Capalbo

Dopo le cinque puntate dedicate alla lettera R, riprendiamo la cavalcata  del dizionario dei mostri zagoriani con la prima parte della lettera S. Ricordiamo che le illustrazioni sono tutte farina del sacco dello stesso Massimo, con l'eccezione di quella introduttiva (pescata in Rete dalla redazione: la fonte viene sempre citata, ma i lettori e gli interessati sono pregati di segnalarci eventuali errori e/o omissioni). Prima di lasciarvi all'orrida lettura, vi ricordiamo le altre nostre enciclopedie bonelliane - ovvero L'Atlante di Mister No e The Dark Side of Tex - le parodie del Titolo Venuto dall'Impossibile e il The Best of Martin Mystère - tutto Made in Capalboland! (s.c. & f.m.)


Un altra bella illustrazione zagoriana dell'illustratore e fumettista turco Aslan Şükür
LEGENDA
  • I nomi in stampatello e grassetto rimandano a una voce dell’opera. Fanno eccezione i nomi dei protagonisti della serie, ZAGOR e CICO, che sono sempre scritti in questo modo, tranne quando sono inseriti nei crediti di una storia o fanno parte del titolo di un libro (ad esempio: Speciale Zagor; Speciale Cico; Zagor 1982-1993, un senese a Darkwood ecc.).
  • Gli uomini-bestia di cui conosciamo anche nome e cognome o il nome soltanto, vengono indicati con la loro identità mostruosa e non con quella umana (ad esempio: ULTOR invece che NEZDA; UOMO TIGRE invece che KELLOG, WILFRED).
  • Gli altri mostri di cui conosciamo nome e cognome vengono indicati per cognome (per esempio, RAKOSI, BELA), e, quando vengono citati in una voce diversa dalla loro, solo il cognome è scritto in stampatello e grassetto, in modo da rimandare immediatamente alla lettera sotto la quale sono stati inseriti (ad es.: nel testo della voce RAKOSI, BELA, il personaggio della contessa Varga è citato come Ylenia VARGA). In alcuni casi, però, abbiamo optato per il soprannome (ad es.: SKULL invece che RANDAL, COLIN).
  • Per quanto riguarda la serie regolare, il titolo attribuito a ciascuna storia è tratto da uno degli albi che la compongono ed è quello, a nostro avviso, più rappresentativo, quello che meglio sintetizza la trama o che, rispetto ai titoli degli altri albi, richiama la storia alla memoria dei lettori in modo più efficace (anche se, in alcuni casi, il nostro titolo non coincide con quello usato abitualmente dai lettori). Ad esempio, la storia dei nn. 194-196 viene indicata con il titolo del n. 195, Il Signore Nero, perché esso è, per l’appunto, più rappresentativo rispetto a Il teschio di fuoco (n. 195) e L’orda del male (n. 196).
Sempre riguardo alla serie regolare, nei crediti delle storie si fa riferimento al computo reale degli albi zagoriani e non alla numerazione della collana Zenith, ossia al numero stampato sulla costa di ciascun albo mensile. Com’è noto, la suddetta numerazione è sfasata di 51 numeri rispetto a quella effettiva (ad esempio, il Zenith n. 52 corrisponde al primo numero di Zagor, il Zenith n. 53 al secondo numero e così via). Per una guida ai collegamenti ipertestuali andate su Zagor Monsters lettera "A"!



S (parte I)
SANGUISUGHE VOLANTI
SAURI TORPEDINE
SCOLOPENDRE GIGANTI
SCORPIONE GIGANTE

Cover del ventunesimo Maxi di Zagor - Illustrazione di Gallieno Ferri

SANGUISUGHE VOLANTI

I primi mostri che compaiono in Spedizione di soccorso (J. Rauch [sog.&scen.] – G. Sedioli [dis.], Maxi Zagor n. 21). Acquattate tra le felci, le sanguisughe volanti – che possiedono due pinne simili a piccole ali e una bocca di forma circolare, armata di denti aguzzi – attaccano la spedizione del professor Kranack. Impressionanti i salti che queste creature sono in grado di fare e la capacità - dovuta proprio alla particolare forma delle fauci - di fissarsi come ventose sul corpo delle vittime, per poi dissanguarle. 
La prima sanguisuga volante va all'attacco – ZGR Maxi 21, p. 11



Anche il dottor Hunt, assistente del professor Kranack, viene assalito – ZGR Maxi 21, p. 13

Kranack uccide uno dei mostriciattoli – ZGR Maxi 21, p. 14

Nonostante i loro fucili, i due uomini di scorta vengono uccisi dalle voraci sanguisughe; lo stesso accade al dottor Hunt, l'assistente di Kranack. Quest'ultimo invece - rimasto ormai solo - si dà alla fuga, ma, dopo essersi allontanato di poco, inciampa su una radice sporgente e viene raggiunto da una sanguisuga. A salvarlo da un'orribile fine è Staggler, il quale uccide il piccolo vampiro con un preciso colpo di pistola.

Le sanguisughe volanti dissanguano il povero Hunt – ZGR Maxi 21, p. 16

Anche gli uomini che fanno da scorta al professore finiscono vittime dei voraci mostriciattoli – ZGR Maxi 21, p. 17

Kranack sembra ormai condannato, ma Staggler lo salva appena in tempo – ZGR Maxi 21, p. 20

Il professor Kruger osserva un esemplare di sanguisuga volante conservato sotto vetro – ZGR Maxi 21, p. 133

Curiosità: Oltre che ovviamente le comuni sanguisughe, le sanguisughe volanti della Terra-da-cui-non-si-torna ricordano, nell'aspetto e nelle abitudini alimentari, le lamprede. Si tratta di animali simili ad anguille, diffuse sia nei mari che nei fiumi (in Italia, ad esempio, nel Po, nel Ticino, nell'Adige ecc.) e dotate di una bocca a ventosa con cui si attaccano ai pesci per succhiarne il sangue.


Una comune sanguisuga all'opera

Le inquietanti fauci di una lampreda di fiume
SAURI TORPEDINE

Anch'essi parte del bestiario di Spedizione di soccorso, i sauri torpedine sono lucertoloni carnivori dal corpo peloso che stordiscono la preda emettendo scariche elettriche dalla coda. La loro prima vittima è uno degli uomini di Staggler, Thomas, che viene folgorato da un sauro torpedine sbucato dalla vegetazione. 
Thomas, uno degli uomini di Staggler viene folgorato da un sauro torpedine - ZGR Maxi 21, p. 193


La potente arma del mostro, il quale viene subito ucciso da Colter con una fucilata, colpisce inevitabilmente l'attenzione di Kruger e Mayer. Straordinario!... Come le torpedini o le anguille elettriche! Mai saputo di rettili o animali terrestri con caratteristiche del genere, però!, osserva sbalordito il primo. Puah! – esclama Staggler - Purtroppo questi mostriciattoli, oltre all'elettricità, hanno anche un'altra caratteristica, poco piacevole! …Cacciano in gruppo!. Infatti, in quello stesso momento, spuntano dai dintorni decine di sauri torpedine. 


Kruger osserva da vicino la carcassa dell'incredibile "lucertolone elettrico" - ZGR Maxi 21, p. 194



I sauri torpedine vanno all'attacco di Staggler e compagni - ZGR Maxi 21, p. 196

Ci pensiamo io e Laird. Voi raggiungete l'accampamento! Ormai è vicino!., dice Staggler a Colter  -che si è caricato sulle spalle Thomas, non ancora ripresosi - ed agli altri (tra cui CICO). Mentre costoro si allontanano di corsa, Staggler e Laird scaricano sui feroci lucertoloni i loro fucili, uccidendone diversi. Tuttavia, i sauri continuano ad attaccare, al che Staggler decide di usare il fuoco ed estrae quindi dalla sua bisaccia la boccetta con l'olio per le lampade. Proprio in quell'istante un sauro torpedine folgora Laird; Staggler ammazza il mostro e dice all'amico di rialzarsi, ma è troppo tardi: gli altri lucertoloni si avventano su Laird e iniziano a divorarlo. Più niente da fare per lui!, pensa Staggler, il quale, frantumata la boccetta contro una roccia, getta il suo sigaro sull'olio, che prende subito fuoco: Questo vi rallenterà un po'!. Consapevole che la vampata si spegnerà presto tra le pietre, Staggler fugge via e non tarda a raggiungere gli altri, rifugiandosi con essi nell'accampamento.


Un sauro folgora Laird prima che Staggler possa usare la boccetta con l'olio – ZGR Maxi 21, p. 197



Staggler non riesce a salvare l'amico, che viene divorato dai lucertoloni - ZGR Maxi 21, p. 198


Per rallentare i mostri, Staggler dà fuoco all'olio della boccetta, quindi si dà alla fuga – ZGR Maxi 21, p. 199


I sauri torpedine ricompaiono comunque nel finale della storia, dove, spaventati dall'imminente eruzione, si riversano in massa – assieme a molte altre creature della Terra-da-cui-non-si-torna – nella parte opposta al vulcano, proprio quella dove si trova il suddetto accampamento. Vedendo arrivare i lucertoloni, gli scagnozzi di Staggler - che hanno appena lasciato il campo dopo aver caricato sui muli i barilotti di resina (vedi PIANTE CARNIVORE) – vengono presi dal terrore e, ignorando le parole del guercio Jarred (No! Non sparate!... Così ce li tiriamo addosso!), fanno fuoco contro di essi. E' uno scontro impari: i sauri travolgono e uccidono sia gli uomini che i poveri muli.  

Gli uomini di Staggler vengono travolti dai sauri - ZGR Maxi 21, p. 275

A seconda delle specie, le torpedini (nella foto: la torpedine occhiuta, la specie più diffusa nei mari italiani) sono in grado di emettere scariche che vanno dagli 8 ai 220 volt

SCOLOPENDRE GIGANTI

Compaiono nella storia Il castello nel cielo (M. Burattini [sog.&scen.] – M. Torricelli [dis.], Zagor Gigante 1), che vede ZAGOR affrontare il potente stregone KOONTZ. Costui trasforma due comuni scolopendre in mostri colossali che seminano morte e terrore a Darkwood. 


La copertina del primo gigante delle Spirito con la Scure realizzata da Gallieno Ferri 



Koontz trasforma due comuni scolopendre in mostri giganteschi – ZGR Gigante 1, p. 88

I primi a essere attaccati dagli spaventosi centopiedi sono gli Osages di capo Wauk, il quale viene divorato assieme a diversi guerrieri. Le loro armi nulla possono contro la possente corazza delle scolopendre, che devastano l'intero villaggio e non risparmiano nemmeno i cavalli. Uno degli Osages sopravvissuti, il giovane e coraggioso Yawa, prende il posto di Wauk e raggiunge, assieme agli altri superstiti, il villaggio Cree del vecchio sakem Lefkah. Quest'ultimo, attraverso dei segnali di fumo, invia una richiesta d'aiuto a ZAGOR, che si mette subito in viaggio con CICO e Wilbur Macken. 


La prima vittima delle scolopendre giganti è uno dei cavalli degli Osages – ZGR Gigante 1, p. 76

Le lance e le frecce degli Osages non impensieriscono più di tanto i mastodontici e voracissimi centopiedi – ZGR Gigante 1, p. 77

Un vecchio Osage viene divorato davanti agli occhi della moglie – ZGR Gigante 1, p. 81

Il prode Yawa tenta di salvare un bambino dalle tremende fauci della scolopendra – ZGR Gigante 1, p. 83

Yawa riesce a portare in salvo il piccolo, e la scolopendra si "consola" con un pasto assai più sostanzioso - ZGR Gigante 1, p. 84
Giunto a destinazione, l'eroe chiede a Yawa – da lui già conosciuto – di raccontargli tutto, ma prima che l'Osage inizi a farlo, uno dei guerrieri mandati da Lefkah in perlustrazione torna al villaggio portando notizie sulle scolopendre: Ho visto i due mostri! Ho potuto scorgerli soltanto da lontano, dall'alto della rupe… il terreno roccioso li ha costretti a uscire allo scoperto!... Ma erano davvero enormi!... E terribili! Si stavano dirigendo verso la Gola delle Pietre Gialle… là dove gli uomini bianchi scavano gallerie nella montagna!. ZAGOR non fatica a comprendere che il pellerossa si riferisce alle miniere d'oro del Red Canyon, e decide quindi di andare ad avvertire i minatori, portando con sé solo Yawa. Sebbene Lefkah affidi loro i cavalli più veloci del villaggio, i due arrivano sul posto quando è ormai troppo tardi: alcuni minatori, infatti, sono stati divorati dalle scolopendre (sbucate proprio dalla miniera); tutti gli altri, invece, sono stati trasformati da KOONTZ in ORCHI e hanno seguito colui che è diventato il loro padrone nel suo tenebroso castello. Ad ogni modo, i centopiedi sono rimasti nei pressi delle baracche e non tardano ad accorgersi della presenza di ZAGOR e Yawa, i quali si rifugiano subito nella miniera. Le scolopendre cominciano a salire verso di loro, ma l'eroe non si fa certo trovare impreparato: penetrato nel deposito degli esplosivi, il Nostro – con l'aiuto di Yawa – riempie un intero carrello di barilotti di polvere da sparo, per poi lanciarlo contro i mostri. Ritornato di corsa nella miniera assieme all'amico Osage, ZAGOR estrae la pistola e centra con una pallottola uno dei barilotti (caduto a terra con gli altri dopo che il carrello si è rovesciato), provocando in tal modo una tremenda esplosione che investe in pieno le due scolopendre. 
: I mostri attaccano i minatori del Red Canyon – ZGR Gigante 1, p. 108

Nemmeno i proiettili di un fucile possono qualcosa contro la corazza delle scolopendre – ZGR Gigante 1, p. 109

Spinto assieme a Yawa il carrello contro i centopiedi, Zagor colpisce uno dei barilotti di polvere da sparo – ZGR Gigante 1, p. 120

L'esplosione investe in pieno le scolopendre – ZGR Gigante 1, p. 121

Poiché il troppo fumo non permette di capire se sono morte entrambe, ZAGOR si avvicina, Colt Navy in pugno, per controllare. All'improvviso, una delle scolopendre – malridotta ma ancora in vita – aggredisce l'eroe prima con una delle sue acuminate zampe, poi – avendo ZAGOR schivato il colpo – con le poderose fauci. Il Nostro, tuttavia, si sposta in tempo e uccide il centopiedi con due colpi di pistola.

Uno dei mostri è ancora vivo e cerca di trafiggere Zagor con una delle sue acuminate zampe – ZGR Gigante 1, p. 122

Sfuggito all'artiglio, l'eroe uccide la scolopendra a colpi di pistola – ZGR Gigante 1, p. 123
   
Curiosità: L'abitudine delle scolopendre giganti di infossarsi e di emergere all'improvviso dal terreno ricorda non poco il "modus operandi" di due mostri cinematografici: i Graboid di Tremors (Ron Underwood, 1990) e i Fremen o Vermi delle Sabbie di Dune (David Lynch, 1984), quest'ultimo tratto dall'omonimo romanzo di Frank Herbert (1965). A proposito di cinema e scolopendre, va segnalata la seguente stranezza: nonostante il loro aspetto inquietante e la loro pericolosità (dovuta al morso velenoso), i suddetti centopiedi non compaiono – a differenza di ragni, scorpioni, formiche, mantidi e altri artropodi - in nessuno dei big bug movies degli anni Cinquanta (l'epoca d'oro di questo fortunato filone del cinema fantascientifico). Un vero peccato, a nostro avviso.

Primo piano di una scolopendra dalla testa rossa, la più grande specie nordamericana: raggiunge infatti i 20 cm di lunghezza

Uno dei mostruosi Graboid di Tremors (Ron Underwood, 1990)

Un Fremen campeggia sulla copertina di una delle tante edizioni del romanzo di Frank Herbert Dune (1965).

SCORPIONE GIGANTE

Uno scorpione, Zagor! Il più gigantesco scorpione che abbia mai visto! Un esemplare lungo quasi dieci centimetri, grosso come un cavallo per uomini piccoli come noi!. Con queste parole il professor Verybad descrive all'eroe – fattosi miniaturizzare (vedi CORVO GIGANTE) per tirare fuori da una fenditura del terreno lo scienziato e il sergente Craven - il mostro più indimenticabile de La diabolica invenzione (M. Burattini [sog.&scen.] – F. Devescovi [dis.], nn. 339-341). 

Zagor 339 - copertina di Gallieno Ferri
Caricandosi sulle spalle lo svenuto Craven, ZAGOR esce assieme a Verybad dal buco in cui quest'ultimo si è rifugiato per sfuggire al famelico scorpione, che ha già tentato due volte di ghermire lui e il succitato militare. Muovendosi rapidamente, l'eroe e lo scienziato non tardano a giungere in vista della corda (in realtà, un semplice filo) con cui il primo si è calato nella fenditura. All'improvviso, però, lo scorpione ricompare, e ZAGOR,  adagiato a terra Craven (sempre privo di sensi) ed estratta la pistola, si prepara ad affrontarlo. Mentre Verybad – raggiunta, e strattonata, la corda - viene riportato in superficie da CICO e dagli uomini del colonnello Burton, ZAGOR spara più volte contro lo scorpione, ma le sue pallottole non riescono a perforare la robusta corazza del mostro. 

Zagor si prepara ad affrontare l'enorme scorpione - ZGR 340, p. 40

L'eroe spara contro lo scorpione, ma i proiettili della Colt Navy non riescono a penetrare la corazza del mostruoso aracnide - ZGR 340, p. 43
A questo punto, lo spaventoso aracnide decide di passare all'attacco e tenta di colpire l'eroe con il suo aculeo velenoso. Il Nostro riesce però a evitare il letale pungiglione, ma lo scorpione – che è molto veloce – gli afferra, con una delle sue chele, la gamba sinistra. Sebbene la suddetta chela stringa come una morsa, ZAGOR si libera con un colpo di scure, giusto in tempo per evitare ancora una volta il terribile aculeo. Rimessosi in piedi, l'eroe recupera Craven e corre verso la corda. Tiratemi su!, grida ZAGOR dandole uno strattone, ma CICO e gli altri tardano un po', e lo scorpione, quindi, ne approfitta per tornare all'attacco, tentando nuovamente, ma invano, di afferrare con le chele le gambe dell'eroe. Mentre costui viene lentamente tirato su, l'aracnide cerca per la terza volta di colpirlo con il suo pungiglione, fallendo di nuovo: il Nostro infatti, dando una pedata contro la roccia, fa oscillare la corda, mandando a vuoto l'aculeo. Ormai fuori tiro, ZAGOR e il sempre esanime Craven vengono riportati in superficie. 

Zagor evita di poco il letale pungiglione dello scorpione - ZGR 340, p. 44

Con una delle sue chele, lo scorpione afferra il piede sinistro dell'eroe, il quale però riesce a liberarsi e ad evitare nuovamente il pungiglione - ZGR 340, p. 45

Lo scorpione prova ancora ad afferrare Zagor, ma questi viene tirato su giusto in tempo - ZGR 340, p. 47

L'eroe evita per la terza volta l'aculeo velenoso del mostro - ZGR 340, p. 48

Tuttavia, non è ancora finita: deciso a non lasciarsi sfuggire la preda, lo scorpione sbuca dalla fenditura e punta minaccioso contro l'eroe e Verybad. Maledizione… quel mostro ci ha seguiti fin qui!, esclama ZAGOR. Ci penso io, caramba!, esclama a sua volta CICO, il quale, senza perdere tempo, schiaccia l'ostinato aracnide con il suo stivale. Con tutto il rispetto per le vostre invenzioni, professor Verybad… - dice il messicano – il miglior sistema per distruggere gli insetti rimane sempre questo!.    

Lo scorpione non demorde e segue Zagor e Verybad all'esterno - ZGR 340, p. 49

Cico non ha difficoltà a schiacciare il mostro sotto il suo stivale - ZGR 340, p. 50

Curiosità: Dei "veri" scorpioni giganti compaiono in film hollywoodiani come Lo scorpione nero (Edward Ludwig, 1957) e Scontro di Titani (Desmond Davis, 1981), nonché nell'omonimo rifacimento di quest'ultimo, datato 2010 e diretto da Louis Leterrier. 

Lo scorpione peloso del deserto – il più grande scorpione dell'America Settentrionale – è probabilmente la specie a cui Franco Devescovi si è ispirato per disegnare lo scorpione gigante

Locandina originale de Lo scorpione nero (Edward Ludwig, 1957)

Teseo (Harry Hamlin) affronta gli scorpioni giganti (nati addirittura dal sangue uscito dalla testa di Medusa) in Scontro di Titani (Desmond Davis, 1981)
Massimo Capalbo

N.B. Trovate i link alle altre parti degli Zazgor Monsters sulla Mappa!