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sabato 26 dicembre 2020

BONELLI 2020: CON ATTICA NELL'ATTICO

Diamo i numeri 65

di Saverio Ceri

Terzo appuntamento con il riassunto in cifre dell'annata bonelliana. Una precisazione, prima di iniziare, soprattutto visto che si parlerà di disegnatori: Alcuni albi sono firmati a più mani, molte mani; Questa abbondanza di firme, talvolta impedisce alla redazione di indicare quali singole pagine dell’albo siano disegnate dall’uno o dall’altro illustratore. Così succede di avere albi in cui hanno messo mano dai due agli otto disegnatori, di cui molti esordienti (e quindi con un tratto meno riconoscibile), “amalgamati” in alcuni casi dai coloristi, che se da una parte col loro lavoro facilitano la fusione tra gli stili impedendo brutali stacchi di disegno, dall’altra appunto complicano l’attribuzione delle chine sottostanti. Così pur cercando di accreditare al meglio le varie tavole, non è detto che ci sia riuscito; anzi sollecito i disegnatori e i coloristi coinvolti in questi albi multi-firma a segnalarmi inesattezze, se le riscontrano, aiutandomi così a correggere le cronologie delle serie coinvolte, attribuendo a ognuno i propri meriti.

Ultimo numero di Attica, una collana fondamentale per assegnare il titolo di disegnatore bonelliano più prolifico del 2020 - Cover di Giacomo Bevilacqua.

Stavolta sotto i riflettori, come dicevamo, ci sono gli illustratori, i 185 disegnatori che quest'anno ci hanno allietato con le loro matite e chine. Rispetto alla precedente annata sono 10 in meno, ma si registrano ben 18 esordi, 6 in più del 2019. Il debuttante più pubblicato è  Marco Villa, figlio d'arte, grazie alle 160 pagine dello speciale autunnale di Dampyr, il suo primo albo ufficiale bonelliano.

Meno imponente degli anni passati, ma comunque lunghissima la lista di disegnatori bonelliani degli ultimi 12 mesi. La tabella qui sotto somiglia a una vera e propria torre a 184 piani in uno dei quali coabitano i fratelli Esposito, l'unica accoppiata fissa che troviamo quest'anno in graduatoria dato che sia i fratelli Di Vitto, che Montanari e Grassani, da qualche tempo non lavorano più esclusivamente insieme, e che i gemelli Cestaro, nel 2020 li ritroveremo solo come copertinisti nella prossima puntata. Tornando ai disegnatori: eccoveli qui sotto incolonnati per numero di tavole pubblicate. Ricordiamo che il "PB" verde accanto al nome sta per Personal Best, nel caso il disegnatore in questione abbia stabilito quest'anno il suo record personale di pagine bonelliane pubblicate (il "PB" è giallo in caso di primato uguagliato), che "E" sta per Esordiente, e che i numeri decimali sono la conseguenza di storie firmate a più mani.  


Il podio
In cima alla torre dei disegnatori, nell'abitazione più ambita, nell'attico, continuando con la similitudine edilizia, troviamo Giacomo Bevilacqua , grazie alla parte conclusiva di Attica, la saga in stile manga da lui creata e disegnata (con la collaborazione di Lecce) per l'etichetta Audace, e distribuita solo nel circuito librario. L'autore di A Panda piace, al quarto anno di pubblicazione consecutiva su albi Bonelli, oltre a stabilire il suo record personale di tavole pubblicate nell'arco dei dodici mesi, si conquista dunque anche il primato di essere il primo disegnatore a raggiungere uno "scudetto" bonelliano senza mai apparire in nessun albo da edicola.

Giacomo "Keison" Bevilacqua col personaggio che lo ha reso famoso

Fabrizio Russo, dal canto suo, pubblica su albi Bonelli del 1994 e con le 448 tavole di quest'anno, che lo portano per la prima volta sul podio e a stabilire il suo record personale, raggiunge esattamente quota 4000 tavole disegnate per la Bonelli a partire da Zona X, fino ad arrivare a Zagor, passando per Martin Mystère, Dampyr, Dylan Dog e Tex.
Record personale e primo podio anche per Ernesto Garcia Seijas, che, con la storia di Tex edita quest'anno, doppia la boa delle 2000 tavole, realizzate in quindici anni da bonelliano.

Fabrizio Russo con una delle sue 4000 tavole bonelliane

La Top Ten
Se l'attico di un grattacielo è il piano più ambito, anche quelli subito sotto non sono da disprezzare, hanno comunque una bella vista sul resto della città; e in una ideale "città dei fumetti", la torre bonelliana sarebbe sicuramente una delle più alte, se non la più alta. 
Nei piani subito sotto si accomodano quelli del club dei dieci, i disegnatori che quest'anno hanno raggiunto la Top Ten. Tra di loro solo Corrado Roi riesce a riconfermarsi a un anno di distanza. Il più gotico degli illustratori Bonelli, che vanta nel palmares bonelliano 2 "scudetti", raggiunge la Top Ten per la quattordicesima volta, dall'esordio, datato 1987, sul mitico Dylan Dog 4. Tra gli altri nove membri di questo circolo esclusivo, troviamo quest'anno Diso, che mancava dal 2015, ma che è un habitué, dato che raggiunge la Top Ten per la 20a volta in carriera, compresa una vittoria nel 2010; troviamo per la ottava volta Sedioli, già vincitore nel 2018; troviamo Della Monica che rientra tra i primi dieci per la decima volta da quand'è bonelliano; troviamo anche Russo, al quarto ingresso in Top Ten; Rubini, al terzo; Bertolini e Garcia Seijas, al secondo; infine alla loro prima iscrizione al club segnaliamo il vincitore Bevilacqua e Carnevale.  

Corrado Roi, è l'unico a comparire nelle Top Ten dei disegnatori più pubblicati in casa Bonelli degli ultimi due anni.

I veterani
Tra i disegnatori pubblicati quest'anno il veterano è Roberto Diso, al 45° anno di carriera bonelliana, seguito da Giancarlo Alessandrini che ha esordito su Ken Parker 43 anni or sono, da Montanari & Grassani che apprezziamo ormai da 41 anni, quando debuttarono sul Piccolo Ranger e da Carlo Ambrosini, sulla cresta dell'onda bonelliana da 40 anni esatti.
Tra i disegnatori più costanti, quelli pubblicati ininterrottamente da decenni, segnaliamo che le tavole di Giovanni Freghieri, le abbiamo ammirate per il 36°anno consecutivo, uno in più di Montanari & Grassani; seguono Brindisi pubblicato ininterrottamente da 31 anni, Michelazzo da 26, Piccoli da 23. 
Si interrompe invece, dopo 27 anni consecutivi di presenza su albi bonelliani, la striscia positiva di Rodolfo Torti in veste di disegnatore.

Roberto Diso, da 45 anni in casa Bonelli, è il più prolifico disegnatore bonelliano in attività, il sesto di tutti i tempi.

Serie per serie
Chiudiamo con la lista dei disegnatori più pubblicati per ogni serie, almeno quelle con 500 tavole pubblicate nell'annata appena conclusa. Riportiamo qui sotto una tabella riassuntiva, con numero di tavole pubblicate, e numero di vittorie annuali relativamente alla serie in questione.


Partiamo come sempre da Dampyr, che quest'anno ha ben tre vincitori a pari merito: Genzianella, al quarto titolo, Lozzi al secondo e Gualandris al primo.

Proseguiamo con Dragonero, che vede in testa alla classifica dei disegnatori più pubblicati dell'anno, per la prima volta, Riccardi, che ha messo lo zampino, anzi matita e pennelli, in ben 5 diversi albi di Ian Aranill usciti nel 2020.

Settimo titolo per Roi sulle pagine di Dylan Dog; Il Maestro del bianco e nero torna sul gradino più alto del podio della serie dopo nove anni. Con le 350 tavole annuali, tutte apparse sulla testata principale dell'Indagatore dell'Incubo, Roi strappa a Freghieri il primato di disegnatore più pubblicato sulla serie regolare di Dylan Dog.

Triplo ex-aequo sulle pagine di Julia; ai veterani Boraley e Marinetti, entrambi al quinto scudetto, si aggiunge Di Clemente, esordiente sulla testata, ovviamente al primo successo.

Antonio Marinetti e Steve Boraley, coetanei, concittadini e disegnatori storici della criminologa berardiana, stavolta condividono pure il titolo di disegnatore più pubblicato dell'anno sulle pagine di Julia. 

Primo titolo per Nisi sulle pagine di Martin Mystère, quest'anno per lui 250 tavole pubblicate, anche se crediamo che il risultato sia stato "falsato" dalla scelta di pubblicare, quest'anno, molte storie rimaste nel cassetto per anni, in vista di un rilancio del personaggio nella prossima primavera.

Su Mister No è il veterano Diso a primeggiare in questo 2020: Con 370 tavole annuali, si aggiudica il suo 12° titolo sulla serie che lo ha lanciato in casa Bonelli.

Terzo titolo per Val Romeo sulle pagine di Morgan Lost. Valentina è anche la più prolifica disegnatrice del personaggio in assoluto.

Abbassandosi la produzione di Nathan Never, il numero di tavole per aggiudicarsi il titolo inevitabilmente si è abbassato, e così Giardo con "sole" 252 pagine pubblicate si aggiudica il suo primo scudetto neveriano. Si tratta del più basso score del vincitore degli ultimi 23 anni, il terzo più basso in assoluto nella storia della testata, ma anche del terzo miglior risultato di Giardo che in passato, pur pubblicando 282 e 376 tavole del personaggio in dodici mesi, non era riuscito a piazzarsi in cima alla graduatoria.

Pari merito con 188 tavole tra Gallo e Barletta sulle pagine dell'altra testata di fantascienza delle Bonelli, Odessa. Per entrambi è il primo titolo sulla giovane collana. 

Ernesto Garcia Seijas, alla sua migliore annata su Tex, conquista anche il terzo gradino del podio bonelliano 2020.

Secondo titolo texiano per Garcia Seijas dopo quello conquistato nel 2012; le 397 pagine annuali lo portano a battere il proprio record annuale su Tex, ma anche al quinto posto come tavole pubblicate tra i disegnatori del ranger in attività.

Sedioli battendo di sole 10 tavole Russo si aggiudica il suo quinto scudetto zagoriano e si porta al sesto posto nella graduatoria all time del personaggio, per numero di pagine pubblicate.

Anche per questa terza parte è tutto. Se vi fossero  sfuggite vi invitiamo a leggere le prime due puntate dedicate ai personaggi e agli sceneggiatori, e vi diamo appuntamento ai prossimi giorni con i dati dei copertinisti, coloristi e albi speciali.

Saverio Ceri

N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri.

lunedì 1 ottobre 2018

IL CASO NON ESISTE: 20 ANNI DI JULIA

Diamo i numeri 52

di Saverio Ceri

Il settantennale di Tex che è caduto ieri 30 settembre, festeggiato con una mostra a Milano, albi a colori, volumi fuoriserie, una nuova collana, album di figurine, statuine e quant’altro rischia di far passare inosservato un altro grande traguardo di una serie di casa Bonelli che si festeggia invece oggi, 1°ottobre: esattamente venti  anni or sono giungeva in edicola il primo numero di JULIA, il secondo personaggio creato da Giancarlo Berardi per la casa editrice di Via Buonarroti.  La criminologa con le fattezze di Audrey Hepburn infatti giunge nelle edicole ventun’anni dopo Ken Parker,  il cowboy con le fattezze di Robert Redford.

Audrey Hepburn la star hollywoodiana che ha ispirato l'aspetto fisico della criminologa bonelliana.
Julia non ha l’aurea di fumetto cult o d’autore come quella quasi unanimemente riconosciuta al suo fratello maggiore, ma rispetto a Lungo Fucile ha goduto e gode di una longevità editoriale decisamente superiore. Come si spiega questa apparente anomalia? Tutto sommato abbastanza facilmente: Ken Parker non era un fumetto pensato per essere “popolare”, Julia sì. Sergio Bonelli dopo essere rimasto scottato dall’esperienza di Lungo Fucile, soprattutto dalla cronica irregolarità delle uscite, solo dopo quattordici anni dalla chiusura della serie di Ken Parker si è sentito di concedere a Berardi la seconda possibilità; dal canto suo lo sceneggiatore genovese voleva dimostrare all’editore che la travagliata vita editoriale del suo primo figlio di carta, era stata  un incidente di percorso, e che  era tranquillamente in grado di creare e gestire una serie regolare con le sue scadenze mensili.

Julia n.1 - Ottobre 1998 - Copertina di Marco Soldi
Il segreto per un personaggio di fumetti di  successo, come lo è Julia, visto che stiamo festeggiandone il secondo decennio, è avere un disegno uniforme, avere una gabbia regolare, avere protagonisti fissi , avere una nemesi conclamata, dei comprimari ricorrenti, avere storie autoconclusive, avere una continuity pressoché inesistente, e tecnicamente essere scritto bene, se non benissimo, da un numero limitato e selezionato di sceneggiatori. Tutte scelte realizzate e ponderate a tavolino prima di far esordire il personaggio nelle edicole, scelte probabilmente avallate e condivise dallo stesso Sergio Bonelli, che in via del tutto eccezionale concesse a Berardi anche un’ulteriore possibilità fino ad allora negata a qualsiasi altro sceneggiatore della casa editrice, ovvero di poter usare il “lei” al posto del “voi” nei dialoghi della serie.

Particolare del primo frontespizio della serie. Illustrazione di Marco Soldi
Dal canto nostro, come sempre, festeggiamo il personaggio, tornando a scoprirlo attraverso i numeri; “tornando”, perché già avevamo dedicato a Julia la settima puntata di questo aperiodico appuntamento dedicato alle cifre, quando ancora questa rubrica era ospitata sulle pagine del blog di Moreno Burattini; vi invitiamo a rileggere la seconda parte di quel post, che ripropone l’intervista realizzata per Dime Press dallo stesso Burattini a Berardi in occasione dell’esordio della serie.

Venti anni fa, il numero venti di Dime Press, presentava  la nuova collana bonelliana. Cover di Marco Soldi 
Le avventure inedite di Julia sono state narrate in 254 volumetti usciti in edicola: 240 della serie regolare e 14 dedicati alla giovane Julia universitaria, usciti come almanacchi (dal 2005 al 2014) e speciali (dal 2015 a oggi). A questi albi vanno poi aggiunti, rimanendo nel solo ambito bonelliano, una versione variant del numero 200 e quattro volumi da libreria: due “oscar” e due di grande formato che ristampano a colori le vicende legate a Myrna, la serial killer principale antagonista della nostra criminologa.  In totale le pagine inedite di Julia Kendall prodotte e pubblicate dalla Bonelli sono, a oggi, 31.684, quantità che fa della protaginista la settima serie per numero di tavole prodotte nei quasi 80 anni di vita della casa editrice.


Giancarlo Berardi, il creatore di Julia.
I pochi e selezionati sceneggiatori di cui parlavamo poc’anzi sono fondamentalmente tre; a parte il creatore Giancarlo Berardi che supervisiona tutte le storie, scrive tutti i soggetti e firma a quattro mani praticamente tutte le sceneggiature, troviamo ormai da anni solamente il vecchio compagno d’avventure Maurizio Mantero collaboratore di Berardi fin dai tempi di Ken Parker e Lorenzo Calza, che salito a bordo un paio d’anni dopo il varo della collana, è riuscito ad entrare in sintonia con la scrittura del creatore della serie, e grazie al fatto di essere della generazione successiva a quella dei due colleghi,  spesso viene incaricato di scrivere le storie con tematiche più vicine ai giorni nostri. Il trio Berardi-Mantero-Calza ha firmato quasi il 97% delle tavole della criminologa, dando alla collana una incredibile uniformità stilistica. A questo ristretto club vanno aggiunti altri sei membri, di cui due, Claudia Salvatori e Michelangelo La Neve, si sono limitati a collaborare marginalmente a una o due storie, dando alla serie un apporto non quantificabile in termini di tavole sceneggiate, e per questo non li incontrate nella graduatoria qui sotto che incolonna per numero di pagine pubblicate, gli scrittori della serie.




Ottenere uniformità anche tra le matite e le chine dei 39 disegnatori impegnati in questi venti anni di pubblicazioni, non è stato facile, ma è risultato vincente per la longevità del personaggio. La scelta molto cinematografica, o televisiva se preferite, di avere una gabbia molto rigida – quasi sempre la striscia è unica o equamente suddivisa tra due vignette, rarissime le splash page, unità al fatto che ogni disegnatore chiamato a illustrare Julia deve uniformare il proprio stile  a quello di tutti gli altri, sono una peculiarità della collana che evidentemente aiuta a fidelizzare i lettori.  Non succede mai di aprire un albo di Julia  e trovarti disorientato perché non riconosci il personaggio disegnato in maniera “strana” dall’autore di turno. 


la Julia di Roberto Zaghi
Julia è sempre lei, chiunque la disegni; se nei credits dell’albo non ci fossero scritti i nomi dei disegnatori spesso non li riconosceresti. A questa regola ci sono state pochissime e comprensibili eccezioni, concesse ad autori del calibro di Toppi, Trevisan o Roi, solo per citarne tre a caso. Ma vediamo la lista completa dei disegnatori e la quantità di tavole illustrate da ognuno di loro.



Dei trentanove illustratori citati poc’anzi cinque non compaiono in classifica; sono Bovo, Ignazzi, La Bella, Mantero, Tolu che hanno collaborato in maniera marginale e non quantificabile ad alcuni albi della serie.


Claudio Piccoli è colui che ha disegnato più tavole di Julia in questi venti anni.
Una cosa curiosa è che per quanto possibile Berardi cerca sempre di mantenere le copie che funzionano così spulciando tra le cronologie personali dei vari disegnatori scopriamo che le storie di Zaghi, per  esempio sono sempre scritte da Calza, così come lo sono dal 2002, quelle di Piccoli, o quelle di Michelazzo (a parte una del 2003); Mantero è invece il “responsabile” delle storie per Boraley, Antinori e Marinetti, solo per citare alcune delle accoppiate più prolifiche.

Da Ken Parker a Julia, la stessa regia dietro le copertine. Disegni di Milazzo e Soldi
Altro punto di forza della serie sono le sue copertine “dipinte” e la raffinata veste grafica, firmata Nico Zardo, responsabile ufficiale dell’aspetto estetico esterno e interno della collana; quasi certamente però, anche in questo caso, non manca lo zampino di Berardi, visto che la grafica di Julia ricorda per certi versi quella di Ken Parker. Se per Lungo Fucile lo sfondo bianco facilitava il risalto l’immagine in primo piano, per Julia è una specie di “occhio di bue” che evidenzia l’illustrazione di copertina, così come l’immagine stessa non si ferma alla cover, ma prosegue per entrambe le collane nella costola, senza parlare dell’eleganza dei logo sia del vecchio Parker, che della giovane Kendall. 



Molta attenzione da parte della redazione anche nella scelta di copertinisti;  pochi, ma buoni. Se si esclude la guest star Vittorio Giardino, sono stati solo tre i disegnatori chiamati in questi venti anni a realizzare quello che da molti è ritenuto il disegno più importante dell’albo. Qui sotto li trovate incolonnati per numero di cover realizzate:


Le immagini a colori ormai da qualche anno sono sempre meno un’esclusiva delle copertine in Casa Bonelli, così non si perde occasione per lanciare nuove collane in technicolor. Nel caso di Julia quello che rende speciale la collana degli speciali, inaugurata nel 2015, è proprio il colore. Il fuoriserie annuale non è l’unico caso di quadricromia per la  collana “gialla” di Via Buonarroti: a colori sono stati, come da tradizione, il numero 100 e il 200  e pure i numeri 1,2,3 e 39, ovvero le prime quattro avventure con Myrna,  in occasione della loro riproposta in volume. Delle 1008 pagine complessivamente dipinte si sono occupati per ora solo tre coloristi, più un quarto “misterioso” che si occupò di colorare il centesimo albo; qui sotto la graduatoria.



I colori di Arianna Florean sulle chine di Marinetti per un intenso primo piano sullo sguardo di Julia.
Altro pallino di Berardi è, fin dai tempi di Ken Parker ,il lettering,  che, come per testi e disegni, deve essere sempre riconoscibile, preferibilmente di un solo autore. Nel caso di Lungo Fucile si trattava di Piero Ravaioli. Inevitabilmente però in una collana ventennale questo non sempre è possibile, quindi nella lista che segue non troverete una sola letterista, ma cinque, di cui le prime due, Maria e Valentina Pejrano, hanno da sole coperto oltre l’82% della produzione. Non attribuibili le tavole dei dieci almanacchi visto che in quella collana non venivano specificati i letteristi. 




Per finire un po’ di curiosità:
Lo sceneggiatore che ha collaborato più a lungo con la collana è ovviamente Berardi, attivo fin dal primo numero.
Il disegnatore attualmente con la carriera più lunga sulle pagine di Julia è Federico Antinori, che disegna Julia da 18 anni e 11 mesi, ovvero quelli che sono passati tra la sua prima storia pubblicata, nel settembre 1999, e l’ultima, dell’agosto 2018.
La storia più lunga, di 378 tavole, si può considerare quella dei primi tre albi, tutti legati fra loro, seguita poi delle 252 tavole delle storie doppie pubblicata sui numeri 34/35, 69/70 e 97/98.



schizzo preparatorio per una cover di Julia di Cristiano Spadoni
Lo sceneggiatore più prolifico in un solo anno solare è stato Giancarlo Berardi con 1197 tavole pubblicate nel 2001, il disegnatore invece che si è visto pubblicato più tavole in soli dodici mesi è stato Steve Boraley con le 307 pagine del 2012
I disegnatori che per più anni sono risultati i più pubblicati sono ben tre: Claudio Piccoli, Ernestino Michelazzo e Laura Zuccheri, tutti a quota 5 vittorie annuali.
Il record di albi consecutivi letterati lo sta stabilendo in questi anni Valentina Pejrano, arrivata a quota 40 albi (ininterrottamente da Julia 201 a 240)


Julia vista da Giuseppe Candita

Alcuni termini sono più ricorrenti di altri nei titoli delle storie di Julia, titoli che, altra caratteristica della serie, non appaiono mai nelle tavole, ma solo in copertina, frontespizio e colonna dei credits. Il nome di “Myrna” per esempio è stato usato in undici titoli e per le sue avventure il creatore del personaggio si affida sempre alla collaborazione di Mantero e sempre agli stessi illustratori, originariamente Laura Zuccheri e, dal 2012, Steve Boraley.  La parola “morte” per ora batte la parola “vita” 5 a 4, nei titoli delle avventure di Julia, mentre, ad oggi, il termine Uomo (o uomini) batte 7 a 4 il termine donna (o donne). Il termine più usato in assoluto nei titoli è comunque la parola “Caso”, apparso ben in 14… casi. Ovvero in tutti gli episodi della giovane Julia pubblicati prima sugli almanacchi, e oggi sugli speciali. Probabilmente non è un “caso” che ad affiancare Berardi in queste 14 avventure si siano alternati in maniera regolare Mantero (in tutti gli anni dispari) e Calza (in tutti quelli pari).
Non so se si è intuito, ma in Julia niente è lasciato al caso.

Saverio Ceri

N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri.

giovedì 17 aprile 2014

DONNE IN PRIGIONE: JULIA 187

di Antonio Russo

Berardi ritorna a una delle sue ambientazioni preferite per le storie: dietro le sbarre di una prigione. Inutile ricordare che il suo personaggio principale languisce ormai da quasi vent'anni in carcere: è di questi giorni la pubblicazione del primo numero della versione definitiva delle avventure di Ken Parker che si concluderanno, si spera, con il ritorno in libertà di Lungo Fucile (anche se, come molti sanno, già sull'ultimo capitolo della saga uscito, Faccia di Rame, si intuisce che Ken è uscito dal carcere). Il creatore di Julia non può che trovarsi quasi ad andare a nozze in un ambiente asfittico come quello delle galere, dove tanti sono i tipi umani su cui la sua perizia nel caratterizzare ha agio di delineare personaggi veri, reali. Qualsiasi reato resta solo un lontano motivo, perfino l'infanticidio per la compagna di cella di Julia, a fare da sfondo alla storia con tutto il resto. L'autore non esprime giudizi: racconta solo come è misera l'umanità, senza mai puntare il dito contro nessuno.


Donne e prigioni: la locandina di un film di Lewis Seiler (1955)

Donne e prigioni: la pruriginosa copertina del n. 5 di Sbarre, serie a fumetti "erotico-carceraria" pubblicata dall'editore Barbieri negli anni '80 (caso vuole che Sbarre sia anche il titolo di Julia 187)



Sono tanti gli spunti di riflessione che offre questo albo, ma la sensibilità di ognuno è diversa, quindi lascio a chi vorrà leggerlo la sorpresa di scoprire e magari riflettere sulla fauna incontrata da Julia nel suo ruolo da infiltrata in carcere (come detenuta), in cui alla fine anche lo scopo diventa secondario davanti a quel che le si para davanti. Qualche batticuore me lo ha regalato, lo confesso, nonostante la mia lunga frequentazione del fumetto, e non è cosa da poco, anche se con Berardi c'è sempre da aspettarsi la zampata del grande autore qual'è. Undicesima storia (di cui alcune in tandem con altri autori) per il sempre più bravo Antonio Marinetti, disegnatore che prima di approdare a Julia aveva esordito in Bonelli sulle pagine della prima serie di ambientazione poliziesca dell'editore, il mai dimenticato Nick Raider di Claudio Nizzi.


Julia n. 187, aprile 2014. Disegno di Spadoni




Julia 187
SBARRE
Aprile 2014
Pagg.132 € 3,40
Soggetto: Giancarlo Berardi
Sceneggiatura: Giancarlo Berardi & Maurizio Mantero
Disegni: Antonio Marinetti
Copertina: Cristiano Spadoni 


Antonio Russo

N.B. trovate i link alle altre recensioni bonelliane andando sul Giorno del Giudizio!

domenica 25 agosto 2013

SULLA TRISTEZZA: JULIA 179

di Antonio Russo
Le tavole a mezza tinta che aprono questo numero hanno il loro perché nell'economia della storia, che le vede esser parte di un incipit onirico... ma potrebbe anche essere stato un flashback. Credo, per mio gusto personale, che la mezza tinta avrebbe ben diritto di arricchire le tavole di Julia per la particolarità della serie, nel putiferio di colori che stanno esplodendo nelle altre serie Bonelli e che forse su Julia sembrerebbero non aver senso, ma la mezza tinta darebbe profondità e consentirebbe anche ai disegnatori di mettersi alla prova con nuove tecniche.


Un lavoro non bonelliano di Antonio Marinetti (Soleil).



Non conosco i meccanismi che portano un disegnatore piuttosto che un altro su una serie (e non entro nel merito, perché i miei probabili perché di sicuro non coincidono con quelli reali; quindi, non avendo titolo al riguardo, taccio,) ma debbo dire che Antonio Marinetti sembra acquistare maggior sicurezza nei neri e nelle profondità (la sua mezza tinta è strepitosa), anche se non sembra ancora a suo agio con le espressioni dei personaggi (ma ci sta pure che nella vita ci siano persone che hanno solo due espressioni: quella di sempre e quella che vedono allo specchio!). Intuisco qualche influenza dalla scuola sudamericana, ma non saprei con precisione (e comunque potrei sbagliarmi di certo) indicare un autore di riferimento... Resta il fatto che comunque il disegnatore sembra a suo agio sulle serie ad ambientazione attuale, avendo esordito anni fa su Nick Raider e vantando una decina circa di storie della criminologa di Giancarlo Berardi. La storia è pervasa di una gran tristezza (per i fatti narrati che non riporto per rispetto a chi ancora non l'ha letto) e qualche sorriso lo strappa sempre la presenza di Leo Baxter con il suo fare protettivo nei confronti della sua amica, che stavolta segue lui in trasferta per aiutarlo in un caso ambientato a Big Sky Ridge, una località montana. Ultimo appunto, quasi superfluo, è che come gli aficionados di Berardi ben sanno, nelle sue storie anche gli animali recitano e il cagnolone della vittima non fa eccezione.



Copertina di Spadoni per Julia 179 (agosto 2013)



Julia 179 
LA VITA E' UN INCUBO 
Agosto 2013 
Pagg.132 € 3,40 

Soggetto: Giancarlo Berardi 
Sceneggiatura: Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero 
Disegni: Antonio Marinetti 
Copertina: Cristiano Spadoni

Antonio Russo

P.S. trovate le altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio!