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domenica 4 ottobre 2026

BONELLI IN DIGITALE - PUNTATA # 16

di Giampiero Belardinelli





Introduzione

Questa sedicesima puntata di "Bonelli in digitale" è dedicata a una pubblicazione spartiacque del recente passato della Casa editrice, Cico Story. Il racconto è stato scritto da Guido Nolitta e disegnato da Gallieno Ferri ed è composto da 120 tavole. Pubblicato nel mese di giugno del 1979, è stato il primo albo speciale dedicato a Cico e, in assoluto, il primo volume fuori collana della Bonelli, allora articolata in diversi marchi editoriali, tra cui Edizioni Cepim ed Editoriale Daim Press. Con questa storia Guido Nolitta inaugura il fortunato filone delle disavventure del pancione messicano, seguendone le vicissitudini dai primi vagiti all’età adulta e ripercorrendo il cammino che lo conduce dal Messico natale agli Stati Uniti.






Cico racconta...



La trama

Durante una lunga giornata di pioggia, Cico, sollecitato da Zagor, decide di raccontare il proprio passato, dalla nascita all’età adulta. Nato a Veracruz, in Messico, in una famiglia poverissima e molto numerosa, manifesta fin da piccolissimo la sua insaziabile fame. Quando Pedro e Rosa, i suoi genitori, scelgono di imbarcarsi per gli Stati Uniti nella speranza di sottrarsi a una situazione economica quasi disperata, un beffardo equivoco lo trattiene presso gli zii: Cico si è infatti infilato nella gabbia del pappagallo lasciato da Pedro ai parenti. Cominciano così le sue scalognate epopee. Per sfuggire alla fame si improvvisa lustrascarpe, chitarrista nel gruppo dei Tre Gonzales, torero e soldato. Infine, dopo innumerevoli peripezie, è costretto a lasciare il Messico e sceglie di emigrare negli Stati Uniti...


Cico family




La fame come motore del racconto

La scelta di affidare a Cico il racconto della propria vita trasforma la trama in una sorta di autobiografia picaresca, scandita da mestieri, incontri ed equivoci. La fame non è soltanto un motivo ricorrente, ma il vero impulso dell’azione: costringe il protagonista a cambiare continuamente ruolo e ambiente, dando unità a episodi molto diversi. Il dialogo iniziale con Zagor, inoltre, crea una cornice confidenziale che avvicina il lettore al personaggio e permette di scoprirne le origini senza rinunciare al ritmo rapido dell’avventura.


I Tre Gonzales





Il Messico come l’Italia del dopoguerra

Guido Nolitta, sostenuto dall’ottima prova grafica di Gallieno Ferri, costruisce la vicenda come una serrata sequenza di gag, confermando la propria capacità di affrontare temi sociali attraverso la forza dell’ironia, forse persino al di là di un intento programmatico. Il Messico rappresentato nell’albo può essere accostato all’Italia dell’immediato dopoguerra, come ha osservato Stefano Priarone nell’articolo Cinque albi per una leggenda, pubblicato nel terzo numero di "Darkwood Monitor" (febbraio 1998), organo ufficiale dello Zagor Club di Roma, associazione culturale ideata da Giuseppe Pollicelli, Sergio Climinti e Daniele Bevilacqua.


Cico torero




In entrambi i contesti, il desiderio di riscatto e il ricorso a ogni possibile espediente trasformano la lotta quotidiana della povera gente in una commedia dal fondo amaro, vicina per sensibilità al neorealismo e, più tardi, alla commedia all’italiana di Steno, Mario Monicelli, Totò, Eduardo De Filippo e Alberto Sordi.




Cico, eroe dei poveri

In questa prima avventura a solo di Cico, Nolitta mantiene la comicità saldamente ancorata alla realtà, senza ancora aprirsi alle invenzioni surreali che caratterizzeranno alcuni dei successivi quattro speciali da lui scritti. La goffaggine del protagonista diventa così uno strumento per mettere alla berlina aspetti riconoscibili del mondo contemporaneo. Lo sceneggiatore milanese prende di mira, tra l’altro, la corrida e le assurde regole dell’ambiente militare: Cico attraversa indenne situazioni drammatiche e, proprio grazie alla sua istintiva estraneità alle convenzioni, finisce per assumere i tratti di un eroe dei poveri. Umano, sconfitto e irriducibilmente anticonformista, il Messicano infligge uno schiaffo alla solennità dei riti e dei paludamenti, incarnando la rivincita di un perdente che, al contrario di Fantozzi, riesce a sovvertire il proprio destino e, sia pure involontariamente, a prevalere sulle circostanze che sembrano condannarlo alla sconfitta.


Consegne esplosive: Cico sbaglia ancora indirizzo




La beffa antimilitarista

A questo proposito, nella fase in cui Cico è arruolato nell’esercito messicano, Nolitta orchestra una beffa feroce contro la logica e i rituali del militarismo. Il colonnello Vargas sceglie il Nostro come vittima sacrificale: proprio perché benvoluto dai commilitoni, la sua morte dovrebbe trasformarlo in un fulgido esempio capace di suscitare entusiasmo nei giovani poco inclini alla vita militare. Cico viene così inviato da solo nel deserto con una sorta di sacco nel quale, a sua insaputa, è nascosto un ordigno a orologeria. Il piano si capovolge però per un caso fortuito. Lungo il percorso transita una diligenza su cui viaggia lo stesso Vargas; Cico tenta invano di salire sul retro del veicolo, riuscendo a lasciarvi soltanto il suo esplosivo bagaglio. Pochi istanti dopo la deflagrazione uccide il colonnello e restituisce al mandante la sorte preparata per il soldato. Il successivo stacco nel cortile della caserma completa l’ironia nolittiana: una statua celebra l’ufficiale con l’iscrizione Colonnello Vargas, fulgido esempio, ti porta nel cuore il tuo reggimento. Si tratta di una variante della frase che Vargas aveva già concepito per Cico. La retorica monumentale assorbe così persino il fallimento del complotto e converte una morte grottesca in cerimonia patriottica. Nolitta non si limita a rovesciare i ruoli di carnefice e vittima: mostra come il rito militare, con le sue formule solenni e intercambiabili, sia pronto a fabbricare eroi senza interrogarsi né sulla verità né sull’assurdità del sacrificio.


Il fulgido esempio



La leggiadra Teresina

Accusato della morte del colonnello Vargas, Cico tenta di sottrarsi all’arresto e di riparare negli Stati Uniti. Per eludere i controlli si intrufola in una compagnia di artisti di strada e, approfittando di un momento di confusione, prende il posto della corpulenta ballerina Teresina. Avvolto nei suoi abiti e trasformato, con irresistibile effetto comico, nella leggiadra Teresina, il pancione sale sulle spalle del malcapitato equilibrista, incaricato di attraversare su una corda il fiume che segna il confine. È così, sotto le sembianze improbabili di una ballerina e a spese del povero funambolo, che Cico riesce infine a mettere piede negli States.


La leggiadra Teresina



Ferri in digitale

La lettura digitale permette di apprezzare con particolare immediatezza il lavoro di Gallieno Ferri. Il suo segno, energico e leggibile, combina la solidità dell’avventura con una spiccata sensibilità comica: le posture sbilanciate, le espressioni accentuate e la precisa scansione delle reazioni trasformano Cico in una presenza scenica irresistibile. Ferri alterna primi piani incisivi e tavole più ariose, controllando il ritmo della gag senza sacrificare l’ambiente messicano, reso attraverso scorci essenziali ma riconoscibili. Anche nei passaggi più concitati, la chiarezza della composizione guida lo sguardo con naturalezza; sullo schermo, il contrasto netto del bianco e nero e la vivacità del tratto fanno emergere tanto il dinamismo dell’azione quanto la componente umana del racconto. È un disegno che non si limita a illustrare la comicità di Nolitta, ma la costruisce, la misura e spesso la completa.


Giampiero Belardinelli

martedì 9 giugno 2026

BONELLI IN DIGITALE - PUNTATA # 14

di Giampiero Belardinelli





Introduzione

In questa tipica avventura nolittiana, Zagor finisce al centro di una caccia al principe Alexis e al conte Boris, tra falsi emissari dello Zar, doppi giochi, avidità e una comunità russa nascosta oltre i confini di Darkwood. Ne nasce un racconto fitto di colpi di scena, ambientazioni nordiche e tensioni politiche, che conduce fino allo scontro finale con il dispotismo del conte Boris. Ho scelto di rileggere una storia meno celebrata della golden age – secondo me da riscoprire – perché conserva ancora oggi un fascino narrativo notevole. Guido Nolitta dimostra qui una grande abilità nel fondere avventura, ritmo e costruzione psicologica dei personaggi, mentre Franco Donatelli accompagna il racconto con tavole solide ed evocative, capaci di dare spessore sia agli spazi innevati sia alla varietà dei protagonisti. L’avventura uscì negli albi Zenith 176-179 (ZG 125-128), tra il dicembre 1975 e il marzo 1976.





Il colonello Potosky


La trama

Al Forte Twin Rocks arrivano uomini guidati dal colonnello Potosky, sulle tracce del conte Boris e del principe Alexis, esuli dalla colonia russa di Novograd in Alaska. Si presentano come inviati dello Zar, ma poco dopo giunge un secondo gruppo guidato da un certo Korsakoff, che accusa Potosky di essere un sicario mandato a uccidere Alexis e Boris. Zagor, già al Forte con Cico, si unisce a lui, ma scopre presto che anche Korsakoff è un impostore interessato alla corona di Novograd. Quando arrivano i veri Cosacchi, tutti vengono condotti a Borisgrad, dove si scopre che Dimitri Zukoff era solo un sosia del principe Alexis. Zagor tenta la fuga, finisce nella fossa della morte, ma viene salvato grazie all’aiuto di Alexis, di Doc, dei trapper e dei Mohawk. La rivolta finale travolge gli uomini di Boris, che tenta un ultimo tradimento prima di essere ucciso da Rochas. Alla fine, Alexis sceglie di unirsi ai trapper di Darkwood.


Ivan Korsakoff



Una frontiera insolita

Il motore dell’avventura nasce da un grande classico del racconto d’azione: la valle irraggiungibile che custodisce una comunità fuori dal mondo. Nolitta riprende questo schema e lo sposta in una dimensione insolita per Zagor, inserendo nella frontiera americana una colonia russa che altera in parte lo scenario narrativo abituale di Darkwood. È una trovata molto efficace, perché amplia l’orizzonte della serie senza snaturarla. Dopo aver portato nella foresta personaggi e immaginari lontani come i sicari indiani e i samurai, l’autore introduce anche i Cosacchi, aggiungendo un ulteriore elemento esotico e insieme storico. Il risultato è un racconto che combina il gusto dell’avventura popolare con un impianto quasi da romanzo d’appendice, dove il senso della distanza, del mistero e dell’eccezione resta sempre vivo.

I Cosacchi del Don



Suggestioni cinematografiche e figure in scena

Nolitta dichiarò di essersi lasciato suggestionare dal film Il mondo nelle mie braccia del 1952, con Gregory Peck e Anthony Quinn, e questa matrice cinematografica si avverte chiaramente. La storia funziona come un meccanismo ben calibrato, in cui si intrecciano tradimenti, spie, sicari, avidità, usurpazioni e identità ambigue. In apparenza i personaggi sembrano muoversi nel perimetro dei cliché del genere avventuroso, ma la scrittura di Nolitta impedisce loro di restare semplici maschere. Potosky, per esempio, è più di un sicario: la sua fedeltà cieca alla missione lo rende una figura dura, quasi tragica nella sua ostinazione. Korsakoff, al contrario, incarna un opportunismo meschino e corrosivo: si presenta come patriota, ma si rivela per quello che è davvero, cioè un uomo dominato soltanto dal desiderio di arricchirsi. È anche attraverso personaggi come questi che Nolitta trasforma un intreccio di genere in una riflessione, nemmeno troppo nascosta, sulla debolezza morale e sull’avidità umana.

L'avidità di Korsakoff lo porterà a breve alla morte



Il potere, la violenza, il comando

Al centro dell’avventura, però, ci sono soprattutto il conte Boris, il principe Alexis e Zagor. Boris è la rappresentazione di un potere che si regge sulla sopraffazione: un uomo che vuole riprendersi ciò che ha perduto e che concepisce il comando come dominio assoluto sugli altri. In lui la violenza non è soltanto uno strumento pratico, ma una vera idea del mondo. La tortura, per esempio, non serve solo a eliminare il nemico, ma anche a spezzarne la dignità. In questo senso Boris è molto più di un antagonista tradizionale: è il portatore di un pensiero politico e morale fondato sulla crudeltà. Nel racconto la distorta concezione della vita del conte viene esplicitamente messa in scena anche attraverso le parole rivolte al principe Alexis: Nessun regnante può reggere le sorti di un popolo senza essere pronto a usare sistemi sanguinari o crudeli...

Il conte Boris



Zagor e l’idea di giustizia

A questa idea del potere si oppone, in modo quasi speculare, la figura di Zagor. Anche lui, per certi aspetti, è una forma di sovrano, ma di tutt’altro tipo: non governa attraverso la forza imposta, bensì attraverso l’autorevolezza conquistata sul campo. Il titolo di re di Darkwood non ha nulla di monarchico in senso stretto; è piuttosto il riconoscimento simbolico di una funzione di equilibrio, difesa e giustizia. Proprio per questo Zagor rappresenta l’alternativa più netta al modello incarnato da Boris. Nel finale, quando trapper e Mohawk marciano insieme per liberarlo, il racconto visualizza in modo molto chiaro questa idea: Darkwood funziona come uno spazio utopico in cui la convivenza tra mondi diversi diventa possibile grazie a una guida morale, non a un dominio. È anche in passaggi come questo che si capisce perché Zagor abbia saputo imporsi, nell’immaginario dei lettori, come una figura quasi leggendaria.

La leggenda di Zagor



Alexis tra libertà e destino

Alexis è forse il personaggio in cui affiora con maggiore evidenza una componente autobiografica o, almeno, una sensibilità molto vicina a quella di Nolitta. Non desidera il potere, non sogna il comando, non si riconosce nel ruolo che gli è stato assegnato. Cerca invece una forma di libertà personale, quasi privata, che passa dal rifiuto delle convenzioni e delle gerarchie. Per questo rimanda ad altri personaggi nolittiani segnati dalla stessa insofferenza verso i vincoli imposti. Pensiamo a Smiling Joe e soprattutto a Wandering Fitzy. Il suo fascino sta proprio qui: Alexis non è un principe romantico in senso tradizionale, ma un giovane che intuisce quanto il privilegio possa trasformarsi in prigione. Le sue parole, e il dialogo con Zagor, rendono bene questa tensione tra destino sociale e desiderio di autenticità, facendone una figura sorprendentemente moderna. […] Mentre, non visto, osservavo le sue modeste occupazioni [Alexis si riferisce a Dimitri Zukoff, N.d.R.], i gesti rituali della sua vita di tutti i giorni... bene, in quel momento io ho invidiato quel giovane che nella sua povertà e nella sua umiltà era sicuramente più libero e felice di me! dice Alexis. In quanto a questo, mi trovi completamente d’accordo, Alexis! O devo continuare a chiamarti principe? risponde Zagor. Per carità! Odio quel titolo, come odio tutte queste cose che mi circondano quali tangibili simboli del destino che mi attende.





Una piccola contraddizione dell’eroe

Se c’è un limite nel racconto, sta forse nel modo in cui Nolitta, a volte, continua a lasciare a Zagor qualche ingenuità di troppo. Il punto più evidente è il finale, quando l’eroe cade nel tranello del conte Boris in una maniera che contrasta con la statura quasi eccezionale costruita fino a quel momento. È come se l’autore oscillasse ancora, almeno in certi passaggi, tra un protagonista più grande della vita e una figura più esposta all’errore, quasi vicina alla tradizione dell’eroe ingenuo. Si tratta di una sfumatura interessante, ma qui finisce per creare una piccola frizione interna al personaggio. Non a caso, la gestione editoriale di Boselli e Burattini (intrapresa dal 1994 in poi) tenderà a rendere Zagor più coerente con l’esperienza accumulata nel corso delle sue avventure.

La fine di un tiranno



Donatelli in digitale

Il lavoro di Donatelli accompagna la storia con grande solidità narrativa. I personaggi sono sempre leggibili, riconoscibili, ben presenti nello spazio della tavola, mentre gli ambienti innevati acquistano un fascino particolare che contribuisce in modo decisivo all’identità dell’episodio. Borisgrad, soprattutto, ha un impatto visivo notevole: sembra emergere da una dimensione sospesa, quasi fiabesca, ma senza perdere concretezza.




Donatelli riesce così a sostenere sia il ritmo avventuroso sia l’atmosfera più rarefatta del racconto, dimostrando ancora una volta quanto il suo contributo grafico sia essenziale nell’economia della storia. La rilettura in digitale sullo schermo del mio laptop esalta l’essenzialità del segno di Franco Donatelli e allo stesso tempo ne conferma la grande qualità. Secondo me, questa è una delle prove migliori dell’autore nato ad Alessandria.

Borisgrad


Giampiero Belardinelli

mercoledì 6 agosto 2025

BONELLI IN DIGITALE - PUNTATA # 9

di Giampiero Belardinelli




Introduzione

Nei mesi di maggio, giugno e luglio 2025 è stata pubblicata sulle pagine di "Zagor" un’avventura intitolata Sasquatch, scritta da Moreno Burattini e illustrata da Arturo Lozzi. Questa storia ruota attorno alla misteriosa creatura dei boschi conosciuta anche come Bigfoot. Sebbene questa non sia la sede per approfondire l’avventura di Zagor, la sua uscita ha rappresentato lo spunto per rileggere, nell’applicazione "Bonelli Digital Classic", la celebre storia di Tex realizzata da Guido Nolitta e disegnata da Erio Nicolò, anch’essa incentrata proprio sulla figura enigmatica del Sasquatch. Quest’ultima è stata pubblicata nei numeri 220, 221, 222 e 223 di "Tex Gigante" (febbraio-marzo 1979). La copertina di "Tex" n. 223, tra l’altro, è stata ripresa da Alessandro Piccinelli nell'albo "Zagor Gigante" n. 719, un voluto omaggio a Galep e alla storia texiana di Nolitta e Nicolò.


Il Sasquatch in "Tex" e "Zagor" (notare la citazione grafica)



Sasquatch


La leggenda del Sasquatch

Il Sasquatch è una figura del folklore nordamericano, protagonista di storie e leggende. Le prime testimonianze scritte risalgono al XIX secolo, ma racconti simili esistevano già tra le popolazioni indigene. Tribù come i Salish, i Lummi e i Sts’ailes parlavano di esseri giganti, pelosi e schivi che vivevano nelle foreste. Le impronte giganti, spesso rivelatesi scherzi, alimentano la leggenda, insieme a foto sfocate e video traballanti. Dal punto di vista antropologico, il Sasquatch rappresenta il bisogno umano di trovare ciò che è selvaggio e sconosciuto. Alcuni scienziati, come Grover Krantz, hanno studiato seriamente la possibilità della sua esistenza, mentre altri vedono il mito come un prodotto della cultura pop. Il Sasquatch rimane comunque un simbolo del mistero e della natura indomata.

Agosto è spesso periodo di vacanze; chi ama l’esplorazione tra le montagne – il soprascritto appartiene a questa categoria – può sognare di scorgere una creatura insolita tra le ombre delle foreste. UUUUUHHHHHHH: cos’e? Forse è un Sasquatch!



Uno strano nome

L'arrivo del Sasquatch


L’eredità dell’amicizia e lo schema narrativo

In un saloon di Virginia City (Nevada), Tex e Tiger si imbattono in un loro vecchio amico. Lindeman, guida esperta, si trova all’ultima missione della sua carriera, ma un imprevisto violento gli impedisce di accompagnare la carovana destinata ai territori dei Klamath. La spedizione, composta dagli scienziati Brokman e Sears, è motivata dalla volontà di studiare le numerose ossa di dinosauro presenti nella regione. A causa dell’incidente occorso a Lindeman, Tex e Tiger si fanno carico di guidare la carovana al posto dell’amico, dando così il via all’avventura. Questa dinamica rappresenta un classico schema nolittiano, già utilizzato in diverse storie di Zagor, in cui l’inizio del viaggio nasce spesso da una sostituzione o da un imprevisto che coinvolge personaggi amici dei protagonisti.


Frenesia sovrannaturale

Tra avventura e antropologia: il confronto con il diverso

Questa dinamica narrativa, tra fedeltà agli amici e senso dell’ignoto, si intreccia profondamente con uno dei temi centrali della scrittura di Sergio Bonelli: l’incontro e il confronto con l’alterità. In effetti, il Tex scritto da Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli) si distingue proprio per la sua capacità di immergere le avventure in un contesto culturale e antropologico ricco di dettagli. Nolitta non si limita alla superficie del folklore, ma esplora credenze, riti e tradizioni di popoli come i Klamath restituendo al lettore personaggi e ambientazioni vivi, autentici e talvolta sorprendentemente complessi. Questa attenzione quasi etnografica richiama alla mente la sensibilità narrativa di Mister No, soprattutto nelle sue storie amazzoniche, dove la curiosità per il mondo e il rispetto per le culture incontrate sono un motore fondamentale del racconto. Anche in Tex, dunque, si percepisce un eroe capace di ascoltare, imparare e rapportarsi alle culture indigene senza paternalismi, ma con uno sguardo erudito e partecipe.


Il rito della guarigione

Il pragmatismo di Tex e la cecità della scienza

Nella valle ai piedi delle montagne, la spedizione si imbatte presto in racconti sussurrati dagli anziani Klamath: il Sasquatch sarebbe non solo una creatura leggendaria, ma anche un guaritore, capace di curare malattie considerate senza speranza. L’eco di queste storie accende la curiosità ossessiva degli scienziati Brokman e Sears, i quali, ignorando le caute direttive di Tex, tramano di catturare il Sasquatch per sottoporlo a studi nei laboratori lontani dalle foreste. Tex, sorretto dal parere equilibrato di Crosby, lo scienziato che attendeva Brokman e Sears al villaggio dei Klamath, si oppone con fermezza, intuendo i rischi di una simile trasgressione. La sua opposizione, però, non basta a contenere la smania dei due scienziati: l’intrusione nel territorio sacro e le intenzioni predatorie scatenano la collera del villaggio. Tex e Tiger, loro malgrado, vengono accusati di complicità e imprigionati, legati al palo della tortura in attesa di giudizio.


Minaccia o salvezza?

La liberazione dei giusti

L’ancestrale conoscenza del Sasquatch e… Aquila delle Notte!

Proprio quando il clima di tensione sembra destinato a sfociare nella tragedia, un’ombra possente emerge dalla foresta: il Sasquatch, attratto forse dalla sofferenza e dalla purezza d’intenti di Tex, irrompe nel villaggio. Il suo sguardo antico incrocia quello degli uomini e, con gesti lenti ma pieni di forza, libera i Nostri (Tex, Tiger e Crosby) placando la furia dei Klamath. La creatura, nel suo mistero, riconosce la differenza tra chi cerca l’incontro e chi desidera solo il possesso. La vendetta della natura, incarnata dalla creatura e dal giudizio dei Klamath, non lascia scampo a Brokman e Sears, che pagano con la vita il loro disprezzo e la loro cecità. Mentre il villaggio torna alla quiete, il Sasquatch si dissolve tra le ombre degli abeti, lasciando dietro di sé il mistero, la gratitudine degli indigeni e una nuova, profonda consapevolezza nei cuori di chi ha saputo guardare oltre il proprio orizzonte.


La saggezza di Tex

L'addio del Sasquatch

Nicolò in digitale

In questo racconto Nicolò ha inserito elementi enigmatici all’interno di un racconto western, mantenendo sempre un tono sobrio ma efficace. Il dialogo stesso sottolinea un certo sarcasmo tipico dei fumetti italiani d’epoca, dove l’ignoto è affrontato con ironia. L’impatto è quasi cinematografico, con una regia visiva che guida la tensione scena per scena. Scrutando a fondo le sue illustrazioni, sembra di poter assistere a due diverse narrazioni (sempre in ogni modo totalmente unificate): la trama che scorre veloce verso l’epilogo, e una serie di situazioni grafiche che sembrano voler raccontarci, da sole, la vera epopea del West. La visione in digitale sul mio laptop con display ad alta risoluzione esalta al meglio la qualità e il dettaglio del segno di Nicolò, apprezzabile anche sulle pagine cartacee, pur con un impatto minore.


Giampiero Belardinelli

domenica 27 aprile 2025

ZAGOR CENTOMILA!

Uno storico traguardo per lo Spirito con la Scure

Diamo i  numeri 91
di Saverio Ceri


Come avete scoperto sfogliando l'albo di aprile di Zagor, lo storico personaggio creato da Nolitta e Ferri nel 1961, ha raggiunto, e superato di slancio, il ragguardevole traguardo delle centomila tavole pubblicate. E' il secondo personaggio bonelliano dopo Tex a superare questa boa e lo fa con qualche anno di anticipo rispetto al suo illustre compagno di scuderia. Zagor infatti giunge a centomila tavole poco prima dei 64 anni di vita editoriale, mentre Aquila della Notte vi era arrivato a 70 anni e cinque mesi. Tra i fumetti italiani oltre ai due eroi appena citati, solo Diabolik può vantare un simile record, anche se, è bene ricordarlo, le tavole del Re del Terrore sono decisamente più piccole ed avare di vignette rispetto alle classiche tavole bonelliane. Fuori dai confini nazionali credo siano davvero pochi, se non nessuno, i personaggi di cui sono state pubblicate oltre centomila tavole. Solo Topolino e Paperino, le cui avventure vengono prodotte parallelamente in più paesi, probabilmente riescono a rientrare nel ristretto "club dei centomila". 

 Zenith Gigante 768, l'albo che contiene al tavola centomila di Zagor. Cover di Piccinelli

Ringraziando Moreno Burattini e la Bonelli per l'ampio risalto dato alla notizia, andiamo a  scoprire come si è formato anno dopo anno, striscia dopo striscia, tavola dopo tavola, il grattacielo di pagine a fumetti dedicate allo Spirito con la Scure.

Il primo albo di Zagor, contiene, sottoforma di singole strisce, le prime 26,67 tavole del personaggio. Copertina di Gallieno Ferri

Le prime seimila tavole poco più risalgono al pioneristico periodo delle strisce (1961-1970), ovvero le quattro storiche serie della Collana Lampo, prima incarnazione editoriale di Zagor, tornata recentemente nelle edicole italiane in versione anastatica, edita dalla RCS. In totale vennero pubblicati 239 albetti in quello storico formato con un numero di pagine, dedicate al protagonista, variabile dalle 67 alle 86, a seconda delle esigenze narrative degli autori. Le pagine restanti della pubblicazione se le spartivano le serie a fumetti in appendice, i racconti in prosa e i giochi enigmistici. 

Nel luglio del 1965, Zagor approda nel formato gigante sul numero 52 della collana Zenith, trovando la sua dimensione definitiva, mantenuta ininterrottamente fino ad oggi. La storica cover è di Gallieno Ferri.

Di 60 anni fa è invece la prima apparizione di Zagor sull'attuale serie principale, ovvero la Zenith Gigante seconda serie, giunta al 717° volume dedicato allo Spirito con la Scure, sui 768 dell'intera collana. Su questa testata, però, già nel 1968, due anni prima della chiusura delle strisce, si rese necessaria la pubblicazioni di storie inedite, create appositamente, per sopperire al limitato numero di pagine da ristampare provenienti dalle collane Lampo. La prima avventura inedita, Odio, apparve su Zenith Gigante 90, ovvero Zagor 39, e la copertina di Ferri, con Zagor che guarda lontano, a un prosperoso futuro editoriale, fu di buon auspicio. Nonostante il titolo.


Furono in tutto sette le avventure nuove che si intervallarono con le ristampe delle strisce  sulla collana "gigante"; tutte, a parte una illustrata da Ferri, disegnate da Franco Donatelli. La Zenith iniziò a pubblicare esclusivamente inediti a partire da pagina 77 del numero 119 (Zagor 68) del febbraio 1971, divenendo così la casa definitiva dello Spirito con la Scure. La collana Zenith, con oltre sessantaduemila tavole è la serie che più di tutte ha contribuito al raggiungimento del record zagoriano che stiamo celebrando con questo post; Rimase l'unica collana zagoriana però per meno di quanto si possa pensare. Solo otto anni dopo, infatti, fece il suo esordio una pubblicazione rivoluzionaria per la casa editrice, una pubblicazione con cadenza annuale per la prima volta dedicata a un comprimario, per di più dichiaratamente umoristica: lo speciale estivo di Cico. Quello dedicato al "Piccolo uomo dal grande ventre", come chiamano i nativi il panciuto amico di Zagor, divenne inoltre il primo fuori serie periodico della casa editrice dato che allietò le estati degli zagoriani per i cinque anni consecutivi, e poi, a partire dal '90 per altri ventidue appuntamenti a cadenza regolare.

Il primo storico speciale bonelliano è dedicato a Cico (giugno 1979). Cover di Ferri

Cico, dal 1979 a oggi, ha contribuito al bottino di pagine zagoriane per quasi 4000 tavole, grazie a 28 speciali e la miniserie di sei albi A spasso nel tempo. Nel 1988, debutta lo special vero e proprio di Zagor, con quasi un decennio di ritardo rispetto al fuoriserie dedicato al buffo messicano, suo compagno di avventure. Il fuoriserie annuale, oggi semestrale è la collana più longeva, oltre alla Zenith, dedicata allo Spirito con la Scure, ma, con poco meno di 6000 pagine, è solo quarta, attualmente, in fatto di tavole inedite pubblicate. 

Lo speciale di Zagor è la seconda collana più longeva dedicata allo Spirito con la Scure: esce regolarmente da 37 anni.

La collana degli speciali di Zagor è arricchita inizialmente da allegati dedicati, prima al mondo zagoriano, e poi alle avventure a fumetti dei comprimari della serie. A partire dal 12° numero la perdita dell'allegato viene compensata dall'aggiunta di 32 tavole  che portano la foliazione della serie, per un quarto di secolo, alle classiche 160 tavole. Con l'albo appena uscito nella primavera del 2025, la collana si ridimensiona e torna alle iniziali 128 tavole a fumetti. 

Una nuova collana fuori serie dedicata a Zagor si affianca alle altre nel 1996, è l'Almanacco dell'Avventura, testata annuale inizialmente condivisa ad anni alterni con Mister No, ma poi occupata regolarmente dallo Spirito con la Scure a partire dal 2000. La serie pubblicata su carta patinata e arricchita di decine di pagine di articoli dedicati a temi classici dell'avventura, si compone di quattordici uscite e poco meno di 1400 tavole.

Il primo Almanacco dell'avventura dedicato a Zagor. Copertina di Gallieno Ferri

Sempre nel 2000 giunge nell'edicola la collana che ha maggiormente contribuito dopo la Zenith al malloppo delle centomila tavole. Si tratta del Maxi Zagor, un balenottero di circa trecento pagine a uscita, che ci ha tenuto compagnia per oltre vent'anni, per 41 uscite, e ci ha fatto leggere quasi dodicimila tavole di Za-gor-te-nay. Dalla 42a uscita la collana viene ribattezzata Zagor +, riparte dal numero uno e riduce la foliazione a 190 tavole. Anche in questo caso, nella primavera del 2025, tra poco meno di un mese, si registrerà una riduzione ulteriore di pagine, fino a 128 tavole ad albo, rendendo di fatto lo Speciale e lo Zagor+ due testate gemelle.

Il primo dei tre giganti dedicati a Zagor. Copertina di Gallieno Ferri

Dal 2011 al 2013 è esistito anche uno Zagorone, ultimo nato tra gli "oni" bonelliani, dopo la prestigiosa collana dei Texoni, e dopo i Dylandogoni, i Nathanneveroni e i Martinmystèroni. 
Nell'anno 2013 esordisce lo Zagor Color, collana oggi semestrale, che generalmente è incentrata sulle avventure preseti o passate di uno dei comprimari della serie. Le pagine in quadricromia di questa serie hanno contribuito al record zagoriano con poco più di 2500 tavole. 
L'ultimo nato tra i fuoriserie zagoriani. copertina di Piccinelli

In tempi più recenti, estate 2021, segnaliamo l'esordio dello Zagor Bis, pubblicazione in tutto e per tutto uguale alla serie regolare, ma contenente in ogni albo una storia autoconclusiva.
La centomilesima tavola pubblicata di Zagor. Il destino ha deciso che fosse firmata da Rauch e Della Monica.

Nella tabella qui sotto trovate, incolonnate per numero di tavole inedite pubblicate, tutte le edizioni dedicate allo Spirito con la Scure, sia distribuite in edicola o libreria, sia per iniziative esterne alla casa editrice, ma comunque commissionate dalla Bonelli e/o riconosciute bonelliane del fatto di averle ristampate su albi ufficiali di Zagor. Ci riferiamo a storie tipo quella inedita per l'album Panini, oppure il recente episodio Sinistra profezia, edito su due pubblicazioni a striscia distribuite con la Gazzetta dello Sport nelle prime uscite dedicate alla ristampa anastatica della Collana Lampo. 


Sono 62 gli sceneggiatori che hanno contribuito almeno con una tavola a raggiungere le centomila tavole di Zagor; o meglio di Zagor o di uno dei comprimari della serie, dato che nel computo rientrano tutte le pagine pubblicate su albi dedicati a Cico, ma anche tutti gli albetti spillati allagati agli speciali di cui parlavamo poc'anzi, dedicati di volta a uno degli amici del protagonista. Le tavole propriamente di Zagor sono 95.700; quasi tutte le mancanti per arrivare a centomila sono da attribuirsi a Cico; trentadue a testa sono state dedicate a Digging Bill, Bat Batterton, Guitar Jim, Icaro La Plume, Trampy e Ramath; 140 sono quelle che hanno visto lo Spirito con la Scure fianco a fianco con Flash, il superereoe della DC comics; 26 infine quelle di un team-up molto particolare che ha visto interagire Zagor con un suo fan d'eccezione, Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti. 

Le 26 tavole più atipiche delle centomila zagoriane le troviamo su questo albetto allegato a Zagor 683 del marzo 2018 - cover di Piccinelli 

Nella tabella qui sotto trovate tutti gli sceneggiatori dello Spirito con la Scure incolonnati per numero di tavole complessive realizzate. Nelle colonne successive alla prima trovate i dati parziali personaggio per personaggio. In giallo gli autori più impegnati per i singoli personaggi.


Su centomila tavole si fanno bene le  percentuali, e quindi possiamo velocemente stabilire che il 29,11% delle tavole zagoriane sono state realizzate da Moreno Burattini; quasi la meta, il 15,18% è da attribuirsi al creatore del personaggio Guido Nolitta alias Sergio Bonelli. Dimezzando ancora il numero delle tavole si trova un terzetto apparentemente in lotta per il terzo posto, dato che meno di settecento pagine pubblicate dividono Marcello Toninelli, per ora sul gradino più basso del podio degli sceneggiatori zagoriani, da Mauro Boselli e Jacopo Rauch. Presto, probabilmente entro l'anno, sarà proprio quest'ultimo a salire sul podio dato che è l'unico dei tre, a quanto mi risulta, a scrivere regolarmente per lo Spirito con la Scure. Scendendo di posizione in posizione trovate tutti gli altri. Tra i singoli comprimari, da notare che a parte Ramath, scritto da Colombo, e il crossover con Flash di Masi-Uzzeo, tutti gli altri personaggi sono stati scritti in maggior parte, o completamente, da Burattini.

La cover disegnata da Emiliano Mammucari per una delle molte iniziative legate al team-up tra Zagor e Flash

I disegnatori che hanno illustrato le centomila tavole di Zagor sono 90, dal 1961 a oggi, e sono molto proliferati negli anni recenti grazie alle storie brevi pubblicate sui maxi e sulle miniserie Origini e Cico a spasso nel tempo. Per lungo tempo, almeno i primi quindici anni, erano stati praticamente in tre a reggere le sorti grafiche della collana: Ferri, Donatelli e Bignotti; tre velocisti della matita e del pennello, che trovarono anche il tempo, di tenere a battesimo, nel 1975, l'altro grande personaggio nolittiano, Mister No, e, nel caso di Bignotti, di accompagnarlo fin quasi alla maggiore età.
I novanta illustratori di Darkwood, li trovate incolonnati, nella tabella qui sotto, anche in questo caso per numero di tavole complessive realizzate.



Sui primi due gradini del podio troviamo gli inarrivabili Gallieno Ferri e Franco Donatelli, con grande vantaggio da parte del creatore grafico del personaggio, che ha dedicato a Zagor ventisei anni in più di carriera rispetto al collega. La lotta per il terzo posto, aperta a molti degli attuali illustratori del personaggio, vede per ora prevalere Alessandro Chiarolla con un discreto vantaggio su Raffaele Della Monica. Entrambi lavorano sulla collana da poco più di un trentennio. Il terzetto Sedioli, Mangiantini, Verni che ha esordito sulla collana tra il 2002 e il 2006, per ora parrebbe lottare per raggiungere il quinto posto, ma in prospettiva uno dei tre potrebbe puntare anche al podio. Infatti, se si considerassero solo gli ultimi vent'anni di pubblicazioni zagoriane, la Top Five sarebbe: Mangiantini, Sedioli, Chiarolla, Verni, Della Monica, con un migliaio di tavole di differenza tra il primo e il quinto. 

Tra gli ultimi in classifica sia tra gli sceneggiatori che tra i disegnatori troviamo Sio, che ha contribuito all'epopea zagoriana, anzi cichiana, solo una tavola: quella qui sopra.

E anche per questa puntata di Diamo i Numeri è tutto. Chissà se avremo occasione di festeggiare ancora un traguardo simile: Dylan Dog veleggia in questo momento sulle ottantamila tavole, in prospettiva, considerando un rallentamento nelle tavole pubblicate, rispetto al recente passato, arriverà a superare la boa delle centomila nel 2032. Nathan Never è sulle 76.000 considerando tutti i vari spin-off. Il computo salirebbe a 90.000 considerando anche tutte le serie dedicate a Legs; in tal caso considerando il ritmo di produzione attuale, l'anno della tavola centomila per l'intero cosmo neveriano, sarebbe anche in questo caso il 2032. 

N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri.