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domenica 15 luglio 2018

DIME WEB INTERVISTA MAJO! (LE INTERVISTE LIX)


a cura di Elio Marracci

L'autore con cui dialoghiamo oggi, Mario Rossi in arte Majo, è nato a Brescia il 31 gennaio 1963. Formatosi come altri futuri colleghi alla scuderia del disegnatore argentino Rubèn Sosa, nel 1991 esordisce sulle pagine di “Full Moon Project”, della Eden/Center TV, di cui disegna il terzo episodio, Bambole, e realizza le matite del quinto, Il ponte di Angoulême. Nel 1993 presta collaborazione alla Star Comics, disegnando l’episodio Operazione Goliath scritto da Stefano Vietti per la serie “Lazarus Ledd”, creata da Ade Capone. Nel 1994, insieme con il gruppo di fumettisti bresciani con il quale collabora, riceve l’incarico dalla casa editrice perugina di creare “Hammer”, una nuova testata fantascientifica.

Majo, da "Tex Willer Blog"


Disegna e partecipa alla scrittura del primo albo, che anticipa di qualche anno temi solo in seguito approfonditi e rilanciati da cinema e letteratura. Alla chiusura prematura di “Hammer”, Majo viene arruolato in forza alla Sergio Bonelli Editore dove viene coinvolto nel "progetto Dampyr", divenendo il characters-designer dei personaggi principali e degli antagonisti e definendone gli stilemi visivi fortemente realistici. Otre che con Bonelli, ha collaborato alla realizzazione di serial, destinati al mercato francese, pubblicati dalle editrici Soleil e Glénat. È anche autore dei disegni del "Texone" dal titolo I Rangers di Finnegan, uscito il 20 giugno 2018 nelle edicole e nelle fumetterie italiane.


DIME WEB - Per i lettori che non ti conoscono potresti presentarti? In due parole chi è Mario Rossi in arte Majo?

MAJO - Ho cinquantacinque anni, ho moglie e un figlio di dieci anni e vivo in provincia di Brescia. Ho un diploma artistico e dopo la scuola ho iniziato a lavorare in pubblicità fino al 2000, quando ho abbandonato l’attività per dedicarmi completamente al fumetto, di cui mi occupavo già dal 1991.

Rubén Sosa

DW - Come si è sviluppata in te la passione per il disegno?

MAJO - È il cosiddetto “dono di natura”. Ho sempre coltivato la passione, sin da piccolo.


DW - Quando hai deciso che saresti diventato un fumettista?

MAJO - È successo verso la fine degli anni '80, mentre frequentavo la Scuola di Fumetto di Brescia del compianto autore argentino Rubén Sosa. Grazie a lui ho capito che avevo le attitudini necessarie per affrontare la carriera fumettistica. Al resto ci hanno pensato una serie di fortunate coincidenze.


DW - Hai lavorato sia per il mercato italiano, sia per quello estero, in particolare quello francese. Quali analogie e quali differenze hai trovato fra i due ambienti?

MAJO - In realtà le mie esperienze sul mercato francese si riducono solo a quattro progetti, troppo poco per avere un'idea generale sufficiente a evidenziare eventuali analogie e differenze. Ho potuto solo constatare che in Francia il fumetto è considerato, di norma, al pari di altre arti, come la letteratura o la pittura, che in Italia vengono ancora ritenute “più nobili”. Inoltre, un aspetto puramente tecnico, nel fumetto francese si prediligono i campi lunghi, piuttosto che i primi piani sui personaggi, come nella tradizione italiana o americana.




DW - Le prime serie a fumetti che ti vedono come componente del team di autori che le ha realizzate sono state “Full Moon Project” edita dalla Eden e “Hammer” pubblicata da Star Comics. Come mai hai pensato che fosse meglio esordire in gruppo?

MAJO - Non l’ho pensato affatto. Come membro della compagnia di ragazzi uniti dalla stessa passione, usciti dalla scuola di Fumetto, ho partecipato a quello che è stato il mio/nostro primo progetto. L’aderirvi è stata una cosa del tutto naturale, coinvolgente ed entusiasmante.


DW - Sia “Full Moon Project” che “Hammer” sono state ottime serie. Cosa secondo te non è andato come avrebbe dovuto portandole ad una chiusura prematura?

MAJO - Con il primo progetto, eravamo esordienti chiamati a gestire una serie in quattro e quattr’otto, con il supporto alquanto altalenante della casa editrice. Sicuramente l’inesperienza è stata penalizzante. Ciò nonostante il lavoro prodotto aveva rafforzato il collante del gruppo, permettendoci di presentarci e inserendoci sul mercato, prima alla spicciolata con alcune esperienze singole, poi nuovamente insieme con "Hammer", un serial strutturato che poteva benissimo competere con le testate concorrenti della Bonelli. Purtroppo le vendite non ci ripagarono delle buone intenzioni e fummo costretti a chiudere.



DW - A conferma di quello che ho affermato precedentemente, “Hammer” è stato ristampato nel 2014, in volumetti con nuove copertine, da Mondadori Comics. Che effetto ti ha fatto rivedere questo lavoro pubblicato nuovamente dopo più di vent'anni?

MAJO - La fiamma si è riaccesa per un attimo e per poco si è vagheggiato di alimentarla, ma le insondabili alchimie editoriali ci hanno riportato alla realtà, complici anche i vari impegni professionali di ognuno di noi, con carriere ormai avviate su percorsi paralleli, ma diversi.



DW - Dopo l'esordio con Eden e la parentesi Star Comics, sei diventato un collaboratore di Sergio Bonelli Editore dove attualmente sei a lavoro sulla serie "Dampyr". Puoi raccontarci come sei arrivato in via Buonarroti?

MAJO - Attualmente, in realtà, non faccio parte effettivamente di uno staff, e questo mi piace. Diciamo che saltabecco fra "Dampyr" e "Tex". L’arrivo in Bonelli lo devo a Mauro Boselli. Era il '97 e dopo aver effettuato alcune prove per "Zagor", Mauro mi ha affidato la realizzazione degli studi del nuovo personaggio creato in coppia con Maurizio Colombo, che nel 2000 sarebbe uscito in edicola col nome di "Dampyr". Da quel momento ho realizzato per la serie sedici albi e ho collaborato ultimamente per un numero corale disegnando una ventina di pagine.


DW - In Bonelli lavori a stretto contatto con Mauro Boselli. Visto che lo conosci bene, puoi raccontarci un aneddoto su questo gigante della cultura fumettistica italiana?

MAJO - Mauro Boselli è uno straordinario autore, con una spaventosa cultura non solo fumettistica. Si dedica al suo lavoro senza risparmio e pretende la stessa attenzione dai suoi collaboratori, ma è anche un uomo di cuore che non dimentica mai di avere a che fare con delle persone, prima che con professionisti. Non ho aneddoti particolari che possano descrivere meglio di così un amico e stimato collega.




DW - Sei autore del "Texone" uscito in edicola e in fumetteria il 20 giugno 2018. Come è stato confrontarsi con il personaggio principe della nona arte italiana?

MAJO - Disegnare il genere western è stato il mio più grande desiderio fin dagli inizi della mia carriera. Dopo venticinque anni sono stato esaudito rappresentando il personaggio principe del panorama fumettistico italiano. Mai me lo sarei aspettato quando ho iniziato a leggerlo da ragazzino. È stato un lavoro molto impegnativo, durato tre anni e mezzo, ma sono felice di averlo affrontato con la maturità necessaria, non solo nella tecnica, ma soprattutto nella testa. Ho rappresentato infatti un West meno carico di cliché che probabilmente avrei usato in età giovanile.


DW - Nel tuo accostarti al personaggio ti sei rifatto ad un modello preciso?

MAJO - Sì! Per costruire i miei personaggi ho sempre adottato lo stesso metodo: ispirarmi a modelli reali. Questo, per quanto mi riguarda, per preservarmi il più possibile dal rischio di realizzare un parco di “personaggi tipo” che ruotano nel tempo, finendo inevitabilmente per assomigliarsi. Basandomi invece su uno o anche più modelli di riferimento riesco a costruire dei protagonisti sempre originali, unici e a tutto tondo.




DW - C’è un’altra testata bonelliana per la quale non hai mai lavorato e che ti piacerebbe disegnare?

MAJO - Mi piacerebbe realizzare un progetto personale per “Le storie”, la testata curata da Gianmaria Contro, e non è detto che prima o poi non provi a propormi.


DW - Quali sono gli artisti che ti ispirano?

MAJO - Tutti e nessuno, nel senso che sono un grande ammiratore del segno, del disegno e della scrittura, più che dell’autore, che si tratti di arte figurativa, compresa la fotografia, o letteraria. Potrei citarti, così sulle prime, ma solo indicativamente, artisti come Hermann e Frazetta, Caravaggio e Hopper, oppure Curtis e Avedon.


DW - Hai lavorato su storie di vario genere tra cui horror, fantascienza, western. Questo mi dà lo spunto per chiederti: quali sono i generi prediletti da Majo?

MAJO - Inizialmente il western. Diciamo, adesso, lo storico con tutte le sue varie declinazioni. A parte questo, come tu hai giustamente notato, non è mai stato il genere a crearmi particolari problemi. La sperimentazione è sempre fonte di arricchimento. Facendo un parallelo con il cinema, ad esempio, amo e ammiro i registi che si sono cimentati in vari generi, anche se con risultati non sempre brillanti.




DW - C'è un motivo particolare per cui firmi i tuoi lavori con uno pseudonimo?

MAJO - Quando ero ragazzo tutti i miei amici avevano un soprannome tranne me. Mi è sempre rimasto il singolare desiderio di averne uno, così me lo sono inventato e l’ho adottato come firma.


DW - Esiste una pubblicazione o un personaggio, anche non disegnato da te, che hai amato sopra ogni altro?

MAJO - Quando ero ragazzo andavo pazzo per “La storia del west” di Gino D’Antonio e per gli acquerelli di Remington.


DW - Quali fonti usi per documentarti?

MAJO - Prima dell’avvento di Internet, pescavo fra libri illustrati e fotografici, riviste di moda e specialistiche, monografie di artisti di vario genere, foto di amici che si prestavano a fare da modelli e, soprattutto, autoscatti al sottoscritto. Ora Google ha facilitato enormemente la ricerca, anche se, per approfondire, non ho trovato ancora nulla che sostituisca una buona pubblicazione cartacea.


DW - Oltre ai libri e ai fumetti che sicuramente userai per documentarti, quali altre letture fai?

MAJO - Leggo veramente di tutto e dipende spesso dal lavoro che sto facendo. Se mi volto a dare uno sguardo ai miei scaffali, riesco a decifrare Conrad, Flaiano, Saviano, Wallace, Stevenson…


DW - Sei un disegnatore metodico che lavora a orari stabiliti, oppure sei uno di quelli che si alza di notte a disegnare perché ti è venuta l’ispirazione?

MAJO - Sono abbastanza metodico, ma soprattutto lento, e quando arriva il momento della consegna qualche notte ci scappa inevitabilmente.


DW - Come si svolge la tua giornata tipo?

MAJO - Essendo il programmatore del mio lavoro, non ho altri obblighi da rispettare se non i termini di consegna, per cui gestisco le giornate come mi fa comodo, secondo i diversi impegni extralavorativi.



DW - Quanto di te c’è nel tuo lavoro? Quanto di quello che ti circonda? Quanto d'inventato?

MAJO - Tutto ciò che hai menzionato c’è nel mio lavoro; in che misura non te lo so definire, ma sono convinto che sia così anche per tutti i miei colleghi, è inevitabile. Il nostro lavoro è quello di trasmettere e suscitare emozioni e ognuno lo può fare solo alla propria maniera, con le sue conoscenze, la sua sensibilità e la sua fantasia.


DW - È innegabile il grande successo di autori come Sio e Zerocalcare che hanno cominciato a farsi conoscere diffondendo i proprio lavori su Internet. Alla luce di questa considerazione ti chiedo: cosa ne pensi e come vedi l’utilizzo della Rete nel campo dei fumetti?

MAJO - La Rete ha fornito a tutti la possibilità di rendersi visibili ed è perciò un grande vantaggio per chi fa il mio lavoro. Personalmente, mi limito a frequentarla solo a fini documentativi o d’informazione, ma ciò non toglie che ne riconosca l’indubbia potenzialità, se usata nella giusta maniera. È giusto che chi ha iniziativa colga questa possibilità e la sfrutti per far conoscere le proprie idee e i propri progetti. Alla fine la Rete non fa regali ma sottostà alle regole di qualsiasi mezzo di comunicazione, e chi ha qualcosa d’interessante da dire riesce a ottenere prima o poi la giusta attenzione.



DW - Da professionista ormai affermato che consigli daresti a chi si volesse affacciare al mondo del fumetto?

MAJO - Di usare tutti i mezzi possibili per poter fare conoscere le proprie capacità. Di non scoraggiarsi al primo rifiuto. Di ricordarsi che non c’è nulla di facile, nemmeno il lavoro del fumettista. Di essere coerenti con i propri obiettivi ma senza pregiudizi di genere. Di non montarsi mai la testa, una volta raggiunto il traguardo, perché, in fondo, stiamo facendo fumetti!


DW - A cosa stai lavorando attualmente?

MAJO - Sto scrivendo e disegnando una storia breve per il "Color Tex" e poi, probabilmente, realizzerò l’albo del ventennale di "Dampyr".



DW - C'è una domanda che non ti è stata fatta alla quale vorresti rispondere?

MAJO - Sì: Quando pensi che smetterai di fare fumetti? Bada bene, non è una riflessione effetto di prolungata crisi di mezza età, tuttavia sono convinto che esiste un punto nella vita di un disegnatore di fumetti in cui il suo stile raggiunge l’apice, oltre il quale non ci può essere che un’inevitabile declino. Ecco, a quel punto, nella piena speranza che favorevoli circostanze me lo permettano, mi auguro di poter smettere di disegnare, e magari, chissà, solo scrivere.


a cura di Elio Marracci

N.B. Trovate i link agli altri colloqui con gli autori in Interviste & News!

giovedì 26 ottobre 2017

THIS IS THE END...

di Filippo Pieri


This is the end
Beautiful friend
This is the end
My only friend, the end

(Jim Morrison, The End)






Sul numero 243 del catalogo Mega, a pag. 128, si parla di uno dei più grandi sceneggiatori italiani, prematuramente scomparso, nonché grande amico dei ragazzi di "Collezionare": Ade Capone - eminente sceneggiatore zagoriano. Lazarus Ledd, il "bonellide" creato da Capone nel 1992 per la Star Comics, è forse il suo personaggio più famoso, e per oltre 10 anni è stato presente in edicola con continuità. Lo sceneggiatore piacentino stava lavorando a un'ultima avventura completa e inedita del suo personaggio, sulla base di un soggetto ideato da Leo "Ratman" Ortolani. La sceneggiatura è stata portata a compimento da Giovanni Barbieri e i disegni sono stati affidati alla talentuosa Sara Guidi. La copertina è di Alessandro Bocci.






Edita da Editoriale Cosmo nel classico formato 16 x 21 con 144 pagine, sarà venduta al prezzo di 5 euro.




Per chi non conoscesse il personaggio o per chi volesse rileggere le avventure più belle di Roland Gordon (alias Lazarus Ledd) Ade Capone stesso le aveva messe a disposizione per il download libero.

Filippo Pieri

N.B. Trovate i link alle altre novità su Interviste & News!

venerdì 2 ottobre 2015

WHAT IF (VII) - DALLA A(KIM) ALLA Z(AGOR)! DEFORMED BONELLI & CO.

di Filippo Pieri

Su Diario Deformato c'è un'irresistibile galleria di personaggi dei fumetti alterati. Si parte con i Puffi e si prosegue con Tin Tin, Deadpool, etc, fino ad arrivare ai personaggi di Tex e Diabolik. Ve ne riproponiamo alcune (le altre le trovate sul sito):










Filippo Pieri


N.B. Trovate i link alle altre novità su Interviste & News!

sabato 9 maggio 2015

DIME WEB INTERVISTA BENIAMINO DELVECCHIO! (LE INTERVISTE XV)

a cura di Franco Lana

Dopo Stefano Andreucci - la cui intervista sta riscuotendo un notevole riscontro su Dime Web - il nostro inviato speciale nel mondo del fumetto Frank Wool intercetta Beniamino Delvecchio! Milanese, classe 1969, Delvecchio ha collaborato e collabora (come leggerete) con alcune fra le più importanti case editrici italiane - tra cui Bonelli, Astorina e Star Comics. I due straordinari disegni qui presenti sono inediti, mentre le foto che ritraggono l'autore provengono dal Web! (s.c. & f.m.)




DIME WEB - Raccontaci dei tuoi inizi nel mondo delle "nuvole parlanti"...

BENIAMINO DELVECCHIO - Premetto che sin da bambino avevo sognato di fare il disegnatore di fumetti; ammiravo e stimavo i disegnatori della Bonelli che riuscivano a compiere l'impresa di disegnare 100 pagine di fila. Dopo aver completato gli studi artistici (Accademia di Belle Arti di Brera), nel dicembre del 1994 realizzai una prova per la Xenia Edizioni che voleva pubblicare un nuovo fumetto fantascientifico: Bad Moon (che nelle intenzioni doveva rivaleggiare con Nathan Never). La prova andò bene e mi arruolarono subito per disegnare gli episodi 3 e 7. Quando uscì nelle edicole il n. 3 di Bad Moon, con questo mi presentai in Bonelli e il mio lavoro fu considerato valido. Entrai cosi a far parte dei disegnatori di Zona X (era il 1995). Collaborai con Bonelli per circa due anni; poi entrai nello staff di Lazarus Ledd - per disegnare la bella serie di Ade Capone. Con Ade ritengo di aver raggiunto una elevata professionalità (grazie anche ai suoi preziosi consigli) che mi ha permesso nel 1998 di essere assunto in Astorina per disegnare Diabolik.


DW - Hai collaborato a lungo con Diabolik, immagino che sarai molto affezionato a questo personaggio. Narraci qualcosa a riguardo..

BD - Ho lavorato 6 anni per Diabolik, operando in redazione con diverse mansioni oltre a quelle di inchiostratore. Per me fu un'emozione grandissima poter inchiostrare le tavole di Zaniboni e Facciolo. Inoltre, collaborare con Brenno Fiumali e Franco Paludetti (due persone gentilissime) fu un'esperienza piacevolissima - nonché utilissima per il bagaglio di esperienza che loro hanno potuto trasmettermi.





DW - Qualche aneddoto sulle tue collaborazioni con Salvatore Taormina...

BD - Quando Salvatore ha iniziato nel 2004 l'avventura come editore di fumetti c'era da parte sua una grande passione e noi disegnatori accettammo con entusiasmo di collaborare con lui. Nei miei confronti Salvatore ha dimostrato grande stima, affidandomi i disegni dei primi due episodi di Than Dai (la serie western) e le copertine. Ciò che ricordo con piacere è quando ci incontravamo con lui e si discuteva con passione sulle tavole disegnate e sulla situazione del fumetto per cercare nuove soluzioni utili a creare interesse e curiosità nel pubblico. Salvatore è ammirevole per l'energia e per la passione con cui continua a vivere l'avventura da editore.


DW - Sei il colorista della breve storia di Tex, sceneggiata da Moreno Burattini: com’è andata?

BD - Ad Aprile del 2014 Moreno Burattini mi informò che cercavano dei coloristi per Tex. Accettai con entusiasmo di poter fare delle prove per il colore. Le prove andarono bene a Mauro Boselli (curatore e sceneggiatore di Tex) e cosi mi affidarono la colorazione delle tavole di Camuncoli sulla storia di Burattini. Ho lavorato intensamente due mesi per colorare le 32 tavole, seguito da Boselli e Burattini che mi hanno dato le giuste indicazioni per ottenere tavole belle e ricche di atmosfera.




DW - Adesso a cosa stai lavorando? Parlaci del tuo nuovo progetto Dogma...

BD - 
Attualmente ho appena finito di disegnare una Graphic Novel ideata e scritta da Silvio Da Rù (regista teatrale e cinematografico) che si intitola MEDHELAN composta da ben 208 pagine a colori e in bianco-nero disegnata con un stile fortemente cinematografico. L'albo è edito da Star Comics e uscirà in edicola il 4 Giugno in allegato al quotidiano IL GIORNO. Dogma fa parte della collana di storie libere Collana Alternata - che sono fruibili anche singolarmente. Il racconto è autoconclusivo, ma certamente lascia nel finale l'apertura a ulteriori possibili avventure. Questa collana viene distribuita solo nelle fumetterie. Visto il periodo difficile per le vendite temo bisognerà attendere tempi migliori per poter proseguire...




a cura di Franco Lana

N.B. Trovate i link agli altri incontri con gli autori su Interviste & News!

giovedì 9 aprile 2015

CIVITELLI, CASTELLINI, CAVAZZANO, BURATTINI & CO. DAI TRENTA DI COLLEZIONARE AI VENTI DI MONDI PARALLELI: LA GALLERIA DI MOMIGNO (1a PARTE)!

di Saverio Ceri & Francesco Manetti 

Nel 1985 nasceva la nostra fanzine "Collezionare": abbiamo festeggiato i trenta anni della rivista in una serie di post. Dieci anni dopo accadeva qualcos'altro che ci riguardava da vicino: l'apertura, agli inizi del 1995, della fumetteria Mondi Paralleli di Prato. Il progetto - con il sostegno iniziale del compianto Ade Capone, grazie alla sua piccola attività di distributore librario - fu portato avanti dai curatori di questo sito insieme a Moreno Burattini, che già da qualche tempo collaborava con la SBE per Zagor. Nel 1998 entrò nel gruppo il terzo socio, Roberto Mannelli; poi, nel 2002, i tre fondatori di Mondi Paralleli decisero di seguire altri percorsi professionali e di vita; oggi la libreria, che è sempre rimasta aperta con crescente successo, festeggia venti anni, guidata dall'inossidabile Roberto, affiancato da Luca Squillante!

 
La galleria fumettistica del Focolare

Uno dei "punti di forza" di Mondi Paralelli sono sempre stati gli incontri con gli autori: nel periodo migliore ne facevamo uno ogni due mesi, in media. E a cena, insieme ai disegnatori e agli sceneggiatori, ci arrampicavamo tutti sulla montagna pistoiese, raggiungendo il ristorante pizzeria Il Focolare a Momigno. Un locale altamente consigliato, per l'accoglienza familiare e per la prelibatezza dei piatti! Gli artisti erano soliti lasciare un ricordino ai gestori; i disegni venivano incorniciati e appesi nella stanza d'ingresso del ristorante; ancora oggi, dopo lustri, questi piccoli, grandi capolavori accolgono il visitatore, che non manca mai di informarsi stupito su questa incredibile galleria! 
Di recente uno dei proprietari, l'amico carissimo e artista Dario Longo, che porta avanti l'attività insieme alla moglie Cristina Arcangeli e ai suoi parenti, ha rinnovato le cornici delle opere, ha riposizionato con più criterio i quadri e ha fotografato tutta la collezione: ve ne avevamo dato un piccolo assaggio nel primo post del 2015! 
In tal modo, a un ventennio dall'inizio della raccolta, possiamo farla conoscere anche ai lettori di Dime Web - non fosse altro per la chiarissima impronta "bonelliana" di molti dei lavori! 

Un'altra inquadratura della collezione autoriale del Focolare!
 
L'ordine delle immagini - precedute da una brevissima scheda descrittiva - è alfabetico per cognome dell'autore: buona visione!

ROBERTO BALDAZZINI 
Rende omaggio al Focolare uno dei maestri internazionale del fumetto erotico: oggi Baldazzini pubblica per il mercato francese con Dynamite e Delcourt.




FABIO BARTOLINI
Una delle colonne di Lazarus Ledd (il personaggio creato dallos comparso Ade Capone) nel 1996/97 è oggi uno dei disegnatori più apprezzati di Dampyr.









SIMONE BIANCHI
Esordiente di belle speranze nel 1996, nonché fan di Claudio Castellini, al quale si ispirava in quel periodo, Bianchi è oggi una delle più belle realtà del fumetto nostrano, anche se le sue tavole, veri e propri dipinti, vengono realizzate in esclusiva per la statunitense Marvel.






MASSIMO BONFATTI
Il "Bonfa", uno dei veterani di Cattivik, dopo aver dato vita a Leo Pulp con Claudio Nizzi, oggi appare in edicola in appendice all'edizione bonellide di "The Walking Dead" della Salda Press con Tutto quello che avreste voluto sapere sugli zombi. Massimo Bonfatti fece anche un omaggio particolare, e personale ai titolari del locale, con la copertina originale del numero 29 di Cattivik, uscito in edicola nel febbraio del 1992.








LUCA BOSCHI
Una curiosa tavola con rebus è l'omaggio al Focolare dell'eclettico Luca Boschi (nostro amico da sempre fu anche direttore di "Collezionare" e di "Dime Press", tra le altre cose), giornalista, sceneggiatore, disegnatore, saggista, curatore di mostre, uno dei maggiori esperti disneyani al mondo, nonché unico pistoiese della galleria. 







MORENO BURATTINI

Anche uno dei titolari della fumetteria Mondi Paralleli ha voluto lasciare la sua testimonianza (tripla!) a Il Focolare. Ovviamente parliamo di Moreno Burattini, all'epoca impegnato sia con Cattivik, sia con le avventure di Cico, e oggi curatore di Zagor, nonché il più prolifico sceneggiatore della serie dello Spirito con la Scure.














STEFANO CASINI
Omaggio al Focolare di Stefano Casini, ieri come oggi una delle colonne di Nathan Never. In anni recenti si è dedicato anche a propri progetti pubblicando, attraverso le etichette francesi Dargaud e Mosquito, in buona parte del mondo e ottenendo vari premi con la quadrilogia cubana Hasta la Victoria. 







ALFREDO CASTELLI
Anche il mitico Pitore di Santini (creatore di Martin Mystère) ha voluto rendere omaggio al Focolare e a uno dei suoi piatti più tipici, la minestra di farro.  




 


CLAUDIO CASTELLINI
Doppio omaggio, vista la doppia cena a distanza di tre anni, per Claudio Castellini già all'epoca "emigrato" negli States dove era stato chiamato dopo il suo Silver Surfer, sempre dalla Marvel, a illustrare Conan e successivamente dalla DC per un'avventura di Batman.









GIORGIO CAVAZZANO
Uno dei più grandi autori disneyani di tutti tempi (paragonabile solo agli italiani Scarpa, Carpi e Bottaro e ai grandi maestri americani come Barks, Gottfredson, Taliaferro e Rosa), qui in un triplo omaggio a matita al Focolare...







FABIO CIVITELLI (& GIANCARLO BERARDI)
Doppio omaggio dell'artista aretino. Nella prima cena al Focolare, nel 1997, non poteva mancare un bel disegno di Tex. Il disegno dell'anno successivo, in cui è raffigurato Kit Carson, porta anche la firma di una guest star ai testi: Giancarlo Berardi, il principale ospite di quella giornata, in cui si presentava la sua Julia, nel 2015 giunta al 200° albo.







Saverio Ceri & Francesco Manetti
(fine 1a parte) 

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