giovedì 28 febbraio 2019

RARITÀ KINGHIANE - QUARTA PARTE. I RACCONTI NON RACCOLTI - PARTE I: "LA NOTTE DELLA TIGRE"

di Luca Gnuva

Stephen King, oltre ai romanzi e ai saggi, ha scritto decine di racconti, la maggior parte dei quali pubblicati nelle raccolte ufficiali:
  • A volte ritornano 
  • Scheletri 
  • Quattro dopo mezzanotte 
  • Incubi e deliri 
  • Cuori in Atlantide 
  • Tutto è fatidico
  • Al crepuscolo
  • Notte buia, niente stelle 
  • Il bazar dei brutti sogni



Oltre a queste, esistono molte raccolte di autori vari contenenti almeno un racconto di King, spesso e volentieri con il solo nome del Re in copertina, o comunque in bella evidenza, messo appositamente così per attrarre lettori non sempre consapevoli di cosa stanno realmente acquistando.
Il percorso che parte oggi, con l’intenzione di proseguire nei prossimi mesi, è volto ad analizzare queste raccolte, per capire esattamente cosa contengano (sempre riferendoci all’universo kinghiano). 
Direi che è d’obbligo iniziare con i racconti esclusi, almeno per il momento, dalle raccolte ufficiali e che, pertanto, ci impongono l’acquisto di una delle raccolte di autori vari per poter essere letti.


Il primo racconto preso in considerazione è La notte della tigre.



Il racconto viene pubblicato, per la prima volta in assoluto, su "The Magazine of Fantasy and Science Fiction" n. 321 del febbraio 1978, per poi venire successivamente edito nelle seguenti raccolte di autori vari:

  • More Tales of Unknown Horror, a cura di Peter Haining (New English Library, 1979)
  • The Year's Best Horror Stories - series VII, a cura di Gerald Page (DAW Books, 1979)
  • The Third Book of Unknown Tales of Horror, a cura di Peter Haining (Sidgwick & Jackson, 1980)
  • Chamber of Horrors (Octopus Books, 1984)
  • The Best Horror Stories from the Magazine of Fantasy & Science Fiction, a cura di Edward Ferman e Anne Jordan (St. Martin’s Press, 1988 e Viking, 1989 con il titolo The Best of Modern Horror)
  • Horrorstory - Volume Three, a cura di Gerald Page e Karl Edward Wagner (Underwood-Miller 1992)
  • Tails of Wonder and Imagination, a cura di Ellen Datlow (Night Shade Books, 2010) 


Nel libro On Writing è lo stesso King che ci racconta la genesi del racconto: intorno all’età di sedici anni (1963) le lettere con le quali le riviste rifiutavano i suoi racconti cominciavano a contenere anche dei commenti più incoraggianti (rispetto a: usa le graffette, non la pinzatrice), segno che la scrittura di King cominciava a essere apprezzata. Fu in quel periodo che scrisse La notte della Tigre, ispirato, probabilmente, a un episodio della serie televisiva "Il Fuggitivo" in cui il dottor Richard Kimble, nei panni di un inserviente, puliva le gabbie di uno zoo o di un circo. King spedì il racconto al "Fantasy and Science Fiction" ricevendo la seguente risposta negativa, dal curatore, Algis Budrys, probabilmente anche perché ritenne il racconto troppo lungo per la rivista: Questo è buono. Non per noi, ma è buono. Hai del talento. Mandacene altri.
Nell’introduzione a "Weird Tales", parlando del suo primo racconto per il quale ha ricevuto un compenso, The Glass Floor, King racconta che nel 1967 prima di scegliere The Glass Floor, ne avevano scartato uno secondo lui leggermente migliore: La notte della tigre
Una decina di anni più tardi King ritrova il racconto in uno scatolone contenente altri suoi lavori che aveva accantonato, lo riscrive e lo manda nuovamente alla stessa rivista, e questa volta non riceve nessuna risposta del tipo "non fa per noi”, ora King ha un potere contrattuale diverso, ha già pubblicato qualche romanzo e così il racconto viene edito, senza problemi, sul numero di luglio (1978).


In Italia

Il racconto non è mai stato inserito in una delle raccolte ufficiali di Stephen King, ma è comunque possibile leggerlo, in italiano, su tre antologie di autori vari, che vi andiamo ad elencare in modo ragionato. 


1) Inverno Horror 1991



Il volume, pubblicato nel 1991 dalla Arnoldo Mondadori Editore come supplemento a "Urania" n.1167, oltre al romanzo Dagon, contiene l’antologia The Year’s Best Horror Stories, series VII.


Contenuto:
  • Dagon (Dagon, 1968) di Fred Chappell
  • La piazzola dell'ambulante (The Pitch, 1978) di Dennis Etchison
  • La notte della tigre (The Night of the Tiger, 1978) di Stephen King
  • Amma (Amma, 1978) di Charles R. Saunders
  • Chastel (Chastel, 1979) di Manly Wade Wellman
  • La tigre addormentata (Sleeping Tiger, 1978) di Tanith Lee
  • Con la pioggia (Intimately, With Rain, 1978) di Janet Fox
  • Il segreto (The Secret, 1978) DI Jack Vance
  • Ascoltami per favore, mia cara Abbey Rose (Hear Me Now, My Sweet Abbey Rose, 1978) di Charles L. Grant
  • Mani (Divers Hands, 1979) di Darrell Schweitzer
  • Verso casa (Heading Home, 1978) di Ramsey Campbell
  • Sotto le arcate (In the Arcade, 1978) di Lisa Tuttle
  • Il posto della nemesi (Nemesis Place, 1978) di David Drake
  • Collaborazione (Collaborating, 1978) di Michael Bishop
  • L'unione (Marriage, 1978) di Robert Aickman 

Il racconto di King è tradotto da Maria Teresa Marenco 


2) La Finestra e altre storie dell'orrore da magazine of fantasy & SF



Pubblicato nel 1991, nella collana "Horror" per Oscar Mondadori, il libro è la versione italiana dell’antologia The Best Horror Stories from The Magazine of Fantasy & Science Fiction (vol 1).


Contenuto:

  • Introduzione di Anne Deveraux Jordan
  • La finestra (Window, 1980) di Bob Leman
  • Insetti nell'ambra (Insects in Amber, 1978) di Tom Reamy
  • Terra gratis (Free Dirt, 1955) di Charles Beaumont
  • Acque infide (Rising Waters, 1987) di Patricia Ferrara
  • La notte della tigre (The Night of the Tiger, 1978) di Stephen King
  • Povero piccolo guerriero! (Poor Little Warrior!, 1958) di Brian W. Aldiss
  • Nina (Catspaw, 1972) di Robert Bloch
  • Werewind (Il vento licantropo) (Werewind, 1981) di J. Michael Reaves
  • Il vestito di seta bianca (Dress of White Silk, 1951) di Richard Matheson
  • Gregory di Gladys (Gladys's Gregory, 1963) di John Anthony West
  • Sul fiume, a Fontainebleau (By the River, Fontainebleau, 1986) di Steve Gallagher
  • Orgoglio (Pride, 1982) di Charles L. Grant
  • Zanna (Longtooth, 1970) di Edgar Pangborn 

Il racconto di King è tradotto da Marina Cornara 


3) Orrori e incubi


Pubblicato nel 1998, nella collana "I Grandi Tascabili Economici Newton", il volume è un'altra edizione italiana, con traduzioni diverse, dell’antologia americana The Year’s Best Horror Stories, series VII.


Contenuto


  • La "Horror Story" di Gianni Pilo
  • Dedica
  • Introduzione di Gerald W. Page
  • Loquacità (The Pitch, 1978) di Dennis Etchison 
  • La notte della tigre (The Night of the Tiger, 1978) di Stephen King
  • Amma (Amma, 1978) di Charles R. Saunders
  • Chastel (Chastel, 1979) di Manly Wade Wellman
  • La tigre dormiente (Sleeping Tiger, 1978) di Tanith Lee
  • Intimamente, con la pioggia (Intimately, With Rain, 1978) di Janet Fox
  • Il Segreto (The Secret, 1978) di Jack Vance
  • Sentimi ora, mia dolce Abbey Rose (Hear Me Now, My Sweet Abbey Rose, 1978) di Charles L. Grant
  • La mano (Divers Hands, 1979) Darrell Schweitzer
  • Verso casa (Heading Home, 1978) di Ramsey Campbell
  • Nella galleria (In the Arcade, 1978) di Lisa Tuttle
  • La terra di Nemesi (Nemesis Place, 1978) di David Drake
  • Collaborazione (Collaborating, 1978) Michael Bishop
  • Matrimonio (Marriage, 1978) di Robert Aickman

Il racconto di King è tradotto da Gianni Pilo 






Breve sinossi


Il racconto fa molto affidamento (forse troppo) sulle cose non dette, con tante allusioni al passato e alla natura dei protagonisti, senza dare troppe spiegazioni. È narrato dal punto di vista di Eddie Johnston, un ragazzo che si è unito al circo, il quale riporta le vicende di due misteriosi personaggi in continua contrapposizione tra loro, il signor Indrasil, domatore di leoni, e il signor Legere, un uomo che segue il circo da anni nelle varie città e che dice di essere una specie di poliziotto, sino allo scontro finale tra i due durante una terribile tempesta.


Conclusione

Il racconto, com'è apparso nei tre libri italiani, è praticamente lo stesso: le differenze fra le tre versioni sono dovute solamente alle scelte operate dai tre diversi traduttori. Orrori e incubi dovrebbe essere di facile reperibilità, naturalmente nei circuiti dei libri usati (mercatini, ebay, comprovendolibri…), a un prezzo accessibile. Anche Inverno Horror 1991 non mi risulta essere impossibile da trovare. Meno comune dovrebbe essere La finestra e altre storie dell’orroreIl mio consiglio, se vi è possibile, non può che essere quello di leggere tutte e tre le versioni.


Luca Gnuva

N.B. Trovate i link a tutti gli interventi kinghiani di "Dime Web" sulla Biblioteca di Altrove!

martedì 26 febbraio 2019

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 51

di Saverio Ceri

Nuova puntata della rubrica dedicata alla riscoperta delle vecchie cover di Tex, grazie al loro riutilizzo per la collana Tex Classic.
Il cinquantunesimo albo della più recente ristampa texiana, ripropone gli albi a striscia dal 15 al 20 della settima serie della collana del Tex, conosciuta anche come Serie Rossa, usciti tra il luglio e l'agosto del 1954. Queste centonovantadue strisce furono trasformate per la prima volta in sessantaquattro tavole in occasione della loro ristampa sugli Albi d'Oro Terza serie n.11 e 12 entrambi dell'agosto del 1956. Oggi vengono riproposte a colori in questa collana. La copertina scelta è quella del numero 11 degli Albi d'Oro. Qui sotto vedete in sequenza la cover del 2019 e quella di sessantatré anni prima.



A parte qualche cromatismo cambiato nella recente ricolorazione dell'immagine, questa cover non ci regala troppi spunti. Ragion per cui approfittiamo dello spazio avanzato per segnalare due recentissimi omaggi alla prima striscia di Tex, che vi riproponiamo qui sotto.

la primissima striscia di Tex del 30 settembre 1948 - Disegni di Aurelio Gallepini.

La vignetta d'esordio, che qui sotto vedere in technicolor, nell'edizione di Repubblica, poi ripresa per la collana Tex Classic, è servita da spunto, come ricorderete, a Claudio Villa, nel febbraio 2007, proprio per farne la prima copertina della stessa Collezione Storica a Colori del quotidiano.



Ebbene: nel 2019, nel giro di meno di un mese, i lettori di Tex hanno potuto riconoscere quella stessa vignetta in due albi appena approdati in edicola. Il primo, Tex Willer 3, disegnato da Roberto De Angelis; il secondo Tex 700 illustrato da Fabio Civitelli. Sia il disegnatore salernitano che l'aretino hanno fuso insieme in una vignetta lunga, le prime due vignette di Tex, forse su indicazione di Mauro Boselli, sceneggiatore di entrambi gli albi. La versione di Civitelli è più fedele all'originale grazie alla presenza del fuoco acceso e del fido Dinamite alle spalle del ranger; la versione di De Angelis invece si distingue per avere un testo quasi identico a quello scritto da G.L. Bonelli nel 1948 come frase di esordio del suo fortunato personaggio. 

In Tex 700 Civitelli reinterpreta così la primissima striscia del ranger bonelliano.

In Tex Willer 3 De Angelis ci racconta la stessa scena con un Tex un po' più rilassato: i cattivi sono ancora lontani.

E con questo tuffo nel passato più estremo del personaggio, vi diamo appuntamento alla prossima puntata.

Saverio Ceri

N.B. Trovate i link alle altre Secret Origins in Cronologie & Index!



giovedì 21 febbraio 2019

"IL BOSS DEL FUMETTO" & "DYLAN DOG INDEX 1-25": NUOVE DISTRIBUZIONI E LA SORPRESA DI TEX NUOVA RISTAMPA 442!

a cura della Redazione

Dopo un periodo durante il quale erano stati disponibili solo presso le piattaforme di vendita online (Amazon, Ibs, Hoepli, etc.), sui siti degli editori (Phasar e Youcanprint) oppure acquistabili su prenotazione nelle maggiori catene librarie, come Feltrinelli, adesso i due volumi scritti da Nicola Magnolia & Francesco Manetti, impreziositi entrambi da Moreno Burattini come prefatore e da Saverio Ceri nelle vesti di mago dei numeri, sono disponibili anche materialmente, in una prima serie di fumetterie nazionali, lista destinata presto ad allungarsi!


La segnalazione del volume Il Boss del fumetto su Tex Nuova Ristampa 442





Qui e sopra: copertina e interni di Dylan Dog Index 1-25

Stiamo ovviamente parlando dei libri Il Boss del fumetto (dedicato a Mauro Boselli come sceneggiatore di Tex, con copertina e frontespizio inediti di Dotti) e Dylan Dog Index 1-25, nel quale i primi venticinque, indimenticabili albi della collana ideata da Tiziano Sclavi sono stati sviscerati come mai prima d'ora. Entrambi i volumi sono illustrati! Il saggio su Boselli, come avete visto nella prima immagine di questo post (per la quale ringraziamo l'amico Filippo Pieri, è stato segnalato da Graziano Frediani sulla rubrica "Terre di nessuno" su "Tex Nuova Ristampa" n. 442!




Qui e sopra: copertine del volume Il Boss del fumetto e Mauro Boselli, in redazione a Milano, col volume


Ed ecco le fumetterie presso le quali trovate i volumi:































Ricordiamo che i volumi sono tuttora acquistabili online oppure prenotabili nelle migliori librerie!


N.B. Trovate i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News!

mercoledì 20 febbraio 2019

DIME WEB INTERVISTA ANTONIO "RIGO" RIGHETTI! (LE INTERVISTE LXV)

a cura di Franco Lana






Luciano Ligabue, sul suo blog "Ligachannel", nel post "Sulla sua strada": "Allora, come andiamo? Inutile dirvi che a noi manca il tour. Non potete non saperlo. In questi giorni Rigo ha cominciato a lavorare al proprio disco nel mio studio." Beh, inutile dire che il Rigo citato dal Liga è proprio il Rigo che Franco "Frank Wool" Lana ha intervistato per "Dime Web" su temi fumettistici. Classe 1964, il bassista (musicista, scrittore, canzoniere...) Antonio Righetti in arte Rigo, ha lavorato con i grandi rocker italiani, tra cui Ligabue e Bennato; ha collaborato con Graziano Romani, nome ben noto ai lettori bonelliani; ha avuto una lunghissima carriera di solista. Il suo ultimo album è "Cash Machine" del 2017, registrato nel Galles. Lasciamo dunque il microfono al nostro reporter! (s.c. & f.m.)





DIME WEB - Carissimo Rigo, parlaci del tuo rapporto con il mondo delle nuvole parlanti e delle tue letture di ragazzo.

ANTONIO "RIGO" RIGHETTI - Sono un adolescente dei Seventies: il mondo dei "fumetti" era in piena evoluzione in quegli anni, sono stato folgorato dal mondo della Marvel, su tutti Devil, ma anche il classicissimo Uomo Ragno nonché i Fantastici Quattro, Hulk e altri. Stan Lee, Jack Kirby e John Romita insomma. Ho goduto di momenti di assoluta trepidazione e attesa, ho frequentato i negozi dell'usato di quegli anni, cambiando e scambiando fumetti come gemme preziose. Ho avuto anche il periodo Super Eroica, che si innestava sui giochi coi soldatini ed una certa retorica guerrafondaia dalla quale mi sono poi assolutamente riscattato facendo 16 mesi di servizio civile come obiettore di coscienza. Insomma, devo riconoscere che i fumetti mi hanno davvero influenzato.





DW - Cosa apprezzi maggiormente, in un fumetto?

ARR - La capacità di Epos ma anche il fatto, ampiamente utilizzato nelle storie Marvel di Stan Lee, della normalità dei vari personaggi, il loro essere spesso degli outsiders insomma, uno spettro molto ampio di possibilità di rappresentazione, la creazione di un mondo con diversi angoli prospettici di lettura, davvero ben congegnato. Mi sono goduto anche gli sprazzi di psichedelia futuristica, soprattutto con Silver Surfer, che in qualche modo si legava alla musica che andavo scoprendo in quegli anni, con i grandi gruppi della scena psichedelica americana e inglese; c'erano i Grateful Dead, i Jefferson Airplane, i Cream e la cartellonistica dei concerti del Fillmore.




DW - Nel tempo, sei rimasto un lettore, e attualmente di quali letture fruisci?

ARR - Per qualche tempo devo confessare di essere rimasto totalmente lontano dal mondo dei Cartoon; sono un grande, disordinatissimo e onnivoro lettore; credo che l'ossessione per la lettura sia antecedente a quella per la musica; devo dire però che, riprovando a leggere qualche albo dei miei preferiti, non sono riuscito a ricreare quell'eccitazione e quella magia. Mi hanno colpito, nel tempo recente, i lavori di Joe Sacco, le graphic novel dedicate alla Palestina e ai problemi di Israele, così come Maus, mi sono appassionato al lavoro di Robert Crumb, ho letto tutto quello che ho trovato, mi piace il suo rapporto con l'Old Time Music e trovo che il libro dedicato alla Genesi a all'Antico Testamento sia splendido così come le sue copertine per Janis Joplin.




DW - Per concludere: quanto secondo te è importante la contaminazione, l'influenzarsi fra le arti, come ad esempio il binomio musica/fumetto?

ARRÈ alla base del mio essere musicista e songwriter; ho all'attivo cinque CD a mio nome e tre libri. Proprio in questi tempi, sto portando in giro il mio ultimo CD, Cash Machine, e il libro dedicato a mio padre Schiavoni Blues, in un tentativo di fusione e sovrapposizione di storie raccontate e canzoni da leggere. Mi sono imbarcato nel tentativo di fare una versione da uno dei miei libri, quello dedicato al basso elettrico, in fumetto. Insomma, credo che la nostra epoca sia davvero caratterizzata dall'unione dei linguaggi.





a cura di Franco Lana

N.B. Trovate gli altri colloqui con gli autori su Interviste & News! 

domenica 17 febbraio 2019

TEX 700: UNA FESTA QUASI PERFETTA!


di Saverio Ceri

Tex 700, il 56° albo a colori “celebrativo” di casa Bonelli, non è solamente il settimo numero centenario del Ranger, ma, come indirettamente ci ricorda anche Graziano Frediani nell’introduzione all’albo, rappresenta anche il cinquantennale di questa usanza (non solo) bonelliana di regalare ai lettori la quadricromia in occasioni speciali. Il primo mitico albo tutto a colori fu infatti lo storico SuperTex del febbraio 1969.


50 anni fa usciva il primo storico albo a colori di Tex e dell'intera casa editrice: SuperTex - cover di Galep

Per la collana dedicata a Tex è la nona occasione di festeggiare (ai sette albi centenari vanno aggiunti anche l’albo del sessantennale e quello del settantennale), e la redazione ha deciso di farlo con una storia scritta da Mauro Boselli (al suo terzo Tex celebrativo), e disegnata da Fabio Civitelli (a cui già erano state affidate,  nel 2008, le matite dell’albo a colori del sessantennale). 
Riuscire a concentrare una buona  storia di Tex in sole 110 tavole non è impresa facile, ma Boselli, che pur è tra gli sceneggiatori odierni quello che scrive le avventure più ad ampio respiro, è riuscito a confezionare un buon prodotto, che sicuramente ha fatto  felici i lettori affezionati della collana. L’albo infatti  si ricollega alla primissima storia di Tex, ma anche alle recentissime avventure narrate sia sul Maxi Nueces Valley, sia sulla neonata collana Tex Willer.
L’avventura è esattamente divisa in due parti: le prime 55 tavole rievocano avvenimenti del passato e sono una sorta di introduzione per gli eventi delle successive 55 pagine, che si svolgono nel “presente” texiano.  Le prime tavole, in una specie di crossover, sia mediatico che temporale, tra testate texiane,  si ricollegano direttamente all’albo della serie  Tex Willer in edicola nello stesso mese, e ci mostrano  Tex,  Ranger ormai navigato,  in compagnia dei pards, che ritorna esattamente nello stesso luogo “segreto” dove, decenni prima, giovane uomo in fuga dalla legge, in compagnia della giovane pellerossa Tesah, ha occultato l‘oro dei Pawnee (da qui il vero titolo della storia). Questa vicenda è narrata appunto nella prima avventura della collana Tex Willer, un episodio, suddiviso su quattro albi, che a sua volta ci racconta da un’angolatura diversa e con abbondanti “contenuti extra”, gli accadimenti raccontati nella prima storia di Tex datata 1948.


Il tesoro che viene nascosto in quest'albo (Tex Willer 4), verrà "riscoperto" in Tex 700: un  curioso crossover tra testate e tra epoche diverse. Cover di Maurizio Dotti
Come sempre capita in queste occasioni è intorno al fuoco di un bivacco notturno che Tex rievoca, poi, del suo primo incontro con la giovane Tesah. Scopriamo così che il Tex adolescente, subito dopo l’avventura narrata in Nueces Valley, in compagnia dei suoi pards di allora, salva per la prima volta la vita  della figlia di Orso Grigio, quand’era ancora una bambina, mostrandoci così il momento del loro primo incontro, finora mai narrato. La domanda che a pagina 59 Kit Willer pone a Capelli d’Argento, è in realtà  la domanda che Boselli rivolge al lettore: “Saresti curioso di conoscere Tesah”? La risposta non può che essere affermativa e non ci resta che girare un paio di pagine per soddisfare la nostra curiosità.  La Tesah disegnata da Civitelli, a dispetto dei suoi quarant’anni, è ancora una donna che non passa inosservata, tanto da conquistare il cuore del cattivo di turno e dei lettori. E vogliamo credere che abbia fatto colpo anche sullo stesso protagonista che nell’ultima tavola, si fa più audace del solito, invitando la “vecchia” amica a visitare (da soli), come già avevano fatto da giovani, la grotta del tesoro.  
Su Tex Willer 4, grazie ai disegni di  De Angelis, scopriamo che visitare la sommersa grotta del tesoro ha aspetti piacevoli 
Il grande Fabio Civitelli nonostante sapesse che l’albo sarebbe stato poi colorato, non lesina sui suoi “effetti speciali” che lo hanno reso un maestro del bianco e nero: vediamo così, per esempio, uno spettacolare tornado puntinato a pagina 36 o un incredibile notte stellata a pagina 87; tavole che da sole, anche senza l’aggiunta cromatica ci avrebbero comunque fatto immaginare i colori, come sempre del resto succede con le tavole del Maestro di Lucignano. L’arduo compito di trasformare i colori “virtuali” di Civitelli in colori reali è spettato al colorista ufficiale di Tex, Oscar Celestini, che nell’accostarsi alle tavole dello storico disegnatore, mantiene un certo equilibrio, senza strafare, senza coprire o alterare, col suo lavoro, quello dell’illustratore: un’ottima prova.
Curiosa la scelta di riproporre a distanza di pochi mesi dal numero del settantennale, una copertina celebrativa in cui Tex corre, a cavallo, arma in pugno, verso il lettore. In Tex 700 più che correre galoppa, ed è in compagnia dei tre coprotagonisti, ma la sensazione di déjà-vu rimane. Il disegno ad acquerello di Claudio Villa, ovviamente è impeccabile.

Per la copertina, un'ennesima grande prova di Claudio Villa.
Unica nota stonata di questo eccellente volume celebrativo  è il discorso sulla presunta tavola centomila coincidente con il 700° fascicolo, fraintendimento nato con la mostra dedicata al settantennale di Tex e arrivato - con tanto di scritta pubblicata a pag. 24 - fino all’albo che stringiamo fra le mani. La fatidica tavola in realtà arriverà solo ad aprile, presumibilmente sul nuovo Maxi: comprensibile però l'entusiasmo redazionale che ha portato ad alterare il “contachilometri” per far allineare la tavola centomila al numero centenario, caduto tra l'altro così a ridosso con il 70esimo anniversario del Ranger! I nostri numeri rimangono tuttavia corretti, tanto che nell’introduzione stessa a Tex 700 si parla di centomillesima tavola PRODOTTA (e non pubblicata). Significa dunque che in redazione sono in grado di monitorare giorno per giorno lo stato di avanzamento della produzione di qualche centinaio di disegnatori sparsi su tutto il globo terracqueo. O anche solo di una cinquantina, se vogliamo limitarci a Tex. Chapeau!

La mia copia personale, a pagina 24, reca una curiosa scritta sopra la tavola di Civitelli, in cui Tex incontra per la prima volta Tesah. Peste! dev'esserci un errore di stampa!

Tex 700
L'ORO DEI PAWNEE
Febbraio 2019
pag. 116, € 3,50
Testi: Mauro Boselli
Disegni: Fabio Civitelli
Copertina: Claudio Villa
Colori: Oscar Celestini
Introduzione: Graziano Frediani

Saverio Ceri

N.B. Trovate i link alle altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio!

MARTINO IL MISTERIOSO PARIGINO

di Filippo Pieri

Sulla "Settimana Enigmistica" n. 4533 del 7 Febbraio 2019, a pagina 45, troviamo la rubrica "Forse che si, forse che no". Il quesito numero 11 chiede: Martin Mystère, il personaggio dei fumetti soprannominato il detective dell'impossibile, vive a Parigi?


N.B. Trovate i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News!

giovedì 14 febbraio 2019

I SOGNI DEI BONELLIANI – REALOADED, DI FERRETTI & PIERI: L’IMPREVEDIBILE RIDICOLEZZA DEL CRESCERE

di Andrea Cantucci

Questo libretto autoprodotto scritto da Filippo Pieri e disegnato da Tommaso Ferretti (di cui ho scritto io la postfazione e quindi non posso far finta di non conoscerli) non è una raccolta di veri e propri fumetti né di aforismi illustrati, ma un volume di strisce di una vignetta con personaggi sempre diversi, di cui si cita una frase in base al ripetitivo schema di un tormentone. Ognuno dichiara quali erano i suoi sogni giovanili, anzi infantili (infatti l’inizio è quasi sempre Da bambino sognavo… o Da bambino volevo… o simili), e con ironici giochi di parole e capovolgimenti, ci dice subito dopo come “da grande” si siano realizzarsi solo in modo molto relativo, ovvero come in realtà non si siano quasi mai avverati per niente… Gli antichi desideri, come succede un po’ a tutti, hanno preso quindi delle forme inattese, spesso deludenti ma non sempre. 




La maggior parte di tali personaggi (definiti Bonelliani in quanto essere lettori dei fumetti Bonelli è in fondo sinonimo di Italiani) non hanno insomma realizzato le loro aspirazioni. Crescendo e invecchiando si sono adattati a fare altro nella vita, ma a giudicare dalle loro espressioni sorridenti non sembrano quasi mai farne un dramma, neanche quando si ritrovano in condizioni quasi disperate. Alcuni invece si sono fatti furbi e, per arricchire, hanno accantonato gli ideali di gioventù per carriere più concrete e qualche volta meno oneste. 
Le prime di questa serie di anomale e sintetiche strip sono nate, un po’ per caso un po’ per necessità, vent’anni fa, nell’ormai remoto 1999, sull’effimero giornale comico fiorentino "Lo Zenzero" in cui curai, benché in modo non ufficiale, i rapporti tra la direzione editoriale e i disegnatori. C’era bisogno di materiale da realizzare in modo rapido ed economico e Filippo si inventò questo semplice e inedito format, il cui primo titolo era “I Sogni dei Fiorentini”, con la complicità di Tommaso che gli fornì i disegni. Scorrendo tre diversi cicli delle strip, nel volumetto se ne ripercorrono e se ne riassumono le tappe successive, dall’arrivo in Internet su "Dime Web" nel 2012, col nuovo titolo “I Sogni dei Bonelliani”, fino alla trasformazione tra il 2015 e il 2018 in una app di Google Play. Questo libretto ne è l’ennesima incarnazione… e non è detto che sia l’ultima. 


In una precedente autoproduzione in albo spillato del 2013 non erano presenti ventisei pagine che qui sono state aggiunte, il ché significa settantotto strisce-vignette in più. Tra queste, le ultime due dozzine di strisce sono inedite, non essendo mai apparse neanche on line, e svelano cos’è successo ad alcuni dei primi personaggi a distanza di qualche anno, in un gioco di scherzosi rimandi interni al volume. Scopriamo così che alcuni hanno ancora lo stesso lavoro, o ne hanno trovato uno, mentre altri hanno cambiato carriera, dando o meno una svolta alla propria vita. Inoltre ci sono anche una dozzina di strisce in cui i personaggi disegnati, in origine in primo piano, sono stati modificati, per lo più allargando l’inquadratura fino alla figura intera.
Tutto l’insieme non ha grandi pretese di chissà quali profondi o cervellotici contenuti, è semplicemente un simpatico divertissement, che come tutti i tormentoni, se anche non strappa proprio fragorose risate ogni volta, riesce comunque a suscitare spesso il sorriso. Ovviamente le strisce-vignette più buffe e riuscite sono quelle con varianti particolarmente inattese, che riescono a giocare col tormentone in modo diverso dal solito. Come nel caso di Bruscolino Bruscolini, di cui non anticipo il destino per non rovinarne la lettura. C’è pure qualche battutina allusiva e polemica rispetto alla scarsa o truffaldina attività di certi impiegati, sia pubblici che privati, che scaturisce dal contrasto tra ciò che i personaggi dichiarano di fare e la qualifica che li definisce in calce alla loro frase. È il caso di Matteo Mattei, presente in due diverse vignette e uno dei pochi che alla fine dichiara d’aver realizzato il suo sogno… ma non come ci si potrebbe aspettare. 



Benché qualche raro personaggio somigli in modo “puramente casuale” a qualche vecchio volto noto, qui non si può parlare di satira, se non per ciò che attiene vagamente al costume e al mondo del lavoro, all’essere o non essere occupati, o precari, o disperati, che sarebbe un tema sociale quanto mai attuale, ma che qui è trattato con incosciente leggerezza, senza troppe complicazioni, in un modo insomma alla portata proprio di tutti. Gli autori paradossalmente, e forse senza neanche farci caso, riescono a essere leggeri nel trattare una delle cose che a tutti riesce più pesante, esser costretti prima o poi a crescere e adattarsi a fare nella vita ciò che non si vuole, rinunciando ad aspirazioni di gioventù che poi si cercano disperatamente di recuperare e tornare a coltivare in età matura, magari dopo la pensione per chi riesce ad arrivarci. 
A ciò si aggiunge l’ulteriore tormentone dei nomi, come si è visto sempre simili ai cognomi. È usanza diffusa in particolare in Toscana e, in queste strisce, residuo ormai irrinunciabile di quando la serie era dedicata ai Fiorentini. Per tagliar corto nella scelta del nome, l’innato spirito di noi Toscani, che si esprime con estro beffardo ma anche poetico, una volta usava spesso appioppare a neonati innocenti nomi che facessero il verso al cognome, o viceversa. Anche il padre del sommo Dante si chiamava Alighiero Alighieri e come dimenticare il compianto attore fiorentino Novello Novelli, che fece da padrino alla presentazione del giornale "Lo Zenzero"? Invece il notissimo comico siciliano Franco Franchi aveva un nome d’arte (quello vero era Francesco Benenato), ma si può star sicuri che in qualcuno dei nostri borghi un tale nome esiste davvero. 

Prova di stampa della cover


In Toscana forse il nome ridondante più comune è Paolo Paoli, di cui tuttora ricorrono spesso anche varianti come Paolo Paolini o Paolo Paoletti. Da noi abbondano pure i Bruno Bruni, i Marco Marchi o i Piero Pieri (per citare anche i parenti dell’autore). Di questi o altri simili non mancano neanche le varianti femminili, mentre un tempo uno dei più tipici e comuni nomi di donna toscani poteva essere Vanna Vannini o Vanna Vanni. Così, avendo bisogno di nomi diversi per ogni personaggio, Filippo ne ha approfittato per divertirsi a inventar nomi ricalcati su ogni cognome possibile, con risultati bizzarri e strampalati quando corrispondono non a nomi comuni ma ad appellativi d’altri tempi, come quelli di vari toscani per lo più d’una certa età (dottori, avvocati e ingegneri così come contadini). Ma essendo un autore coscienzioso e previdente, credo che ogni volta debba andare a controllare che i nomi più originali non esistano sul serio, onde evitare problemi… 
Nomi a parte, uno stile molto simile a questa serie è stato usato non nel settore dei fumetti o dell’umorismo, ma curiosamente in quello della propaganda politica. Infatti una decina d’anni fa gli aderenti a un effimero movimento di sinistra, facente capo a un noto giudice presentatosi alle elezioni, ebbero l’idea di usare (senza chiedere il permesso) tutta una serie di personaggi dei fumetti per pubblicizzare le loro battaglie sociali e il loro simbolo. Gli slogan erano frasi attribuite ognuna a un diverso personaggio, sotto cui si leggeva il nome seguito dall’età e da una qualifica assegnatagli in modo ironico, proprio come ne “I Sogni dei Bonelliani”… 



Una derivazione dall’una all’altra delle due serie di vignette è poco probabile. Quei tag politici (presto diffidati dal proseguire e cancellati per violazione dei copyright) apparvero on line a dieci anni di distanza da “I Sogni dei Fiorentini”, che erano usciti per poco tempo su un giornale diffuso nel solo capoluogo toscano, e qualche anno prima che come “Sogni dei Bonelliani” fossero ripubblicati e proseguiti su Internet. Ma ciò dimostra che, per semplice e senza pretese che sia, o forse proprio per questo, quello di Filippo e Tommaso è un format in perfetta sintonia con le esigenze di brevità imposte dai linguaggi informatici odierni, che potrebbe anche essere riciclato in altre forme o proseguito all’infinito. Infatti sono ormai vent’anni che periodicamente i due continuano imperterriti ad aggiungere nuove strisce. Si riuscirà mai a farli smettere…?





I SOGNI DEI BONELLIANI - RELOADED 
Testi:Filippo Pieri 
Disegni: Tommaso Ferretti 
Prefazione: Francesco Manetti 
Postfazione: Andrea Cantucci 
Formato: 62 pagine in bianco e nero 
Rilegatura: brossurata 
Anno di pubblicazione: 2019 
Prezzo: € 4,99 (edizione cartacea) - € 3,49 (versione in e-book)


Andrea Cantucci


N.B. Trovate i link alle altre novità su Interviste & News, mentre quelli alle storie dei Bonelliani pubblicate su "Dime Web" sono in Cronologie & Index!