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venerdì 9 maggio 2025

VISIONI MISTERIOSE E POTERI ARCANI, LA NUOVA ANTOLOGIA FANTASY DELLE EDIZIONI SCUDO!

di Francesco Manetti

Il 1° aprile 2025 vi avevo parlato qui su "Dime Web" dell'antologia di fantascienza italiana Oscure inquietudini, curata da Fabio Calabrese per le Edizioni Scudo, un'associazione culturale che ha come obbiettivo quello di presentare al pubblico italiano autori esordienti, opere inedite di grandi e già affermati scrittori oppure testi quasi "perduti" o comunque non più ristampati da anni. Ecco adesso, per la stessa casa editrice e nuovamente a cura di Calabrese, una nuova raccolta di racconti italiani, stavolta di genere fantasy, intitolata Visioni misteriose e poteri arcani, la quinta di una ipotetica collana partita con Gli incantesimi di Ausonia nel 2022. Il volume, previsto per la fine del 2024, è slittato a maggio del 2025 per questioni di "scaletta" editoriale.






In Visioni misteriose e poteri arcani ci sono come sempre nomi di tutto rispetto: Kenji Albani, lo stesso Fabio Calabrese, Mario Farneti, Alberto Henriet, Aurelio La Scala Marchesan, Carlo Menzinger di Preussenthal, Gianni Sarti, Paolo Secondini e Luigi Valerio. La copertina è di Luca Oleastri mentre le strabilianti illustrazioni interne a colori sono di Giorgio Sangiorgi. C'è anche il sottoscritto, con il quinto episodio del "Ciclo di Arik", Il fiume bianco, ambientato nella preistoria di questo "mondo alternativo" che mi sono divertito a creare. Fabio ha scritto che...

...il nostro amico procede a delineare con una nuova storia in modo sempre più articolato il mondo di Arik. Di questo passo sarà il caso, prima o poi, di raccogliere i racconti che compongono questa saga fantastica in un unico volume.

Onorato da tale proposta, sto già pensando a come concludere la prima parte di questo ciclo, con uno o due racconti.


L'illustrazione di Sangiorgi per il racconto di Manetti



Vediamo adesso - attraverso estratti dall'introduzione a questo volume - come Calabrese presenta i vari autori "nuovi" (nel senso di scrittori che fanno il loro esordio sulle antologie Scudo):

Kenji Albani ci tiene a precisare che non è uno pseudonimo, ma Kenji è proprio il suo nome, di origine giapponese. Ha pubblicato diversi racconti su Delos Digital ed è arrivato in finale a diversi concorsi, fra cui la sesta edizione del Premio Altieri Segretissimo. (...) Aurelio La Scala Marchesan, classe 1974 è uno studioso del pensiero orientale e di mitologia. Ha all’attivo diversi romanzi pubblicati in edizioni private, fra cui Il Canto dei Draghi, la Silnansaga e Bianca Hyperborea, oltre a un ponderoso volume sui Celti scritto in collaborazione con l’archeologo Alessandro Marchesan (dato lo stesso cognome, gli ho chiesto se per caso siano parenti, mi ha risposto di no, semplicemente Marchesan è un cognome molto diffuso nell’area veneta), oltre a ciò, è curatore del sito Hyperborea veneta. (...) Gianni Sarti, romano, classe 64, attualmente vive in Spagna e si occupa di trading sistematico. Aviatore per passione, vola con un vecchio biplano tedesco. Nell’era preinternet ha collaborato con varie fanzine, tra cui “Terminus”, poi con varie webzine fra cui “Continuum” curata da Roberto Furlani e da me, dimostrandosi sempre un autore ricco di idee e di buona qualità.

Il libro può essere acquistato online presso il sito delle Edizioni Scudo oppure su Amazon.

















AA. VV.
VISIONI MISTERIOSE E POTERI ARCANI
a cura di Fabio Calabrese
Copertina di Luca Oleastri
Illustrazioni di Giorgio Sangiorgi
pagg. 220 - € 13,80
Edizioni Scudo - maggio 2025


N.B. Trovate i link alle altre novità su Interviste & News!

martedì 1 aprile 2025

OSCURE INQUIETUDINI (CON UN PO' DI DIME WEB)!

di Francesco Manetti





Da qualche anno Fabio Calabrese - professore, storico, ricercatore, etnologo e grande esperto di letteratura fantasy, horror, weird e fantastica - mi ha cooptato nei suoi progetti per le Edizioni Scudo. Miei racconti sono così apparsi su alcune antologie fantasy da lui curate (Gli incantesimi di Ausonia, Magie italiche, Incantesimi e guerrieri, Giorni misteriosi e notti incantate) delle quali ho già parlato su queste colonne.
Arriva adesso sotto il marchio Scudo e sempre a cura di Calabrese un'antologia di fantascienza italiana, Oscure inquietudini.
I nomi ospitati sono di grandissima caratura - e il sottoscritto, come il manzoniano Don Abbondio, è un "vaso di terra cotta in compagnia di molti vasi di ferro": Kenji Albani, Tullio Bologna, Fabio Calabrese, Alessandra Calabrese, Roberto Cozzolino, Roberto Furlani, Andrea Gamberini, Franca Marsala, Carlo Menziger di Preussenthal, Antonio Piras, Paolo Secondini, Davide Stocovaz e Luigi Valerio. La copertina è di Luca Oleastri, mentre le illustrazioni interne a colori (una per ogni racconto) sono di Giorgio Sangiorgi.





Il tema centrale che accomuna i vari contributi sono le "strane creature": alieni, mostri, mutanti e chi più ne ha più ne metta. Ma sentiamo Fabio Calabrese, dalla sua Introduzione:

Questa volta ho deciso di tentare un esperimento, quello di un’antologia a tema, una traccia sulla quale ho chiesto ai nostri autori di lavorare. John W. Campbell una volta disse: “Se delle cose strane accadono a gente strana, c’è una stranezza di troppo”. In effetti, nella maggior parte delle storie fantastiche e fantascientifiche, cose strane come viaggi spaziali, incontri con alieni, viaggi nel tempo, incontri con manifestazioni paranormali e via dicendo, accadono a persone normali, ma c’è almeno un gruppo minoritario di storie in cui avviene il contrario, è l’altro tipo di stranezza, quello che riguarda le persone, a emergere. Ad esempio, cosa c’è di più normale che una coppia prenda alloggio in un motel? Ma se il gestore del motel è un certo Norman Bates... Io ho proposto ai nostri autori di provare a incrementare questo secondo, minoritario filone del fantastico con storie dedicate a personalità strane, singolari o perlomeno eccentriche, e come al solito, non si sono fatti pregare. Il risultato ve lo presento qui, ma prima di cominciare a trafiggere con gli spilloni le vostre bamboline vudù, al caso, ricordatevi di indirizzare le vostre maledizioni non a loro, ma al curatore. Il filo conduttore di quest’antologia è dunque un fantastico legato più a peculiarità personali che ad accadimenti esterni.

L'illustrazione di Sangiorgi per il racconto Il punto di partenza di Francesco Manetti



In quanto al sottoscritto, la mia partecipazione è stata un po' "travagliata", come ben spiega lo stesso Calabrese:

Devo dirvi la verità, un racconto come "Il punto di partenza" di Francesco Manetti mi ha messo seriamente in dubbio se includerlo o no in questa antologia. Ben scritto come al solito, si basa su un’idea accattivante, un’interpretazione originale del famoso incidente di Roswell del 1947 che ha dato l’avvio a tutta la tematica ufologica, ma d’altra parte non è che sia molto in linea con il tema proposto, ma bisogna anche dire che Francesco, le cui doti di narratore abbiamo già avuto modo di apprezzare nel ciclo della Quercia bianca, non solo l’ha scritto appositamente per questa antologia, ma è il secondo che mi manda, dopo un primo che ho dovuto per forza bocciare. Probabilmente, la colpa è mia, non mi sono espresso in modo abbastanza chiaro. Quindi ho preso la decisione di includerlo comunque. Sono sicuro che nessuno storcerà il naso.

Da parte mia è stato un onore essere stato comunque incluso in questa prestigiosa antologia, e non posso che ringraziare Fabio: in effetti nel mio racconto ci sono sì due "strane creature" (una più strana dell'altra), ma agiscono in un contesto SF più ampio che è il vero protagonista. Quanto all'altro racconto che Fabio, come ha scritto, ha dovuto "per forza bocciare" - e ne aveva tutte le ragioni! - è ancora nel mio "cassetto elettronico" e prima o poi uscirà fuori in un ambiente più adatto! ;-)

Il libro Oscure inquietudini può essere facilmente acquistato online sulle varie piattaforme, come Amazon (ecco il link), a un prezzo davvero accessibile.


















AA.VV.
A cura di Fabio Calabrese
OSCURE INQUIETUDINI
Collana Beyond Stories
pagg. 160 - € 10,56
Edizioni Scudo


Francesco Manetti

N.B. Trovate i link alle altre novità su Interviste & News!

mercoledì 17 aprile 2024

INCANTESIMI E GUERRIERI: LA NUOVA ANTOLOGIA HEROIC FANTASY DELLE EDIZIONI SCUDO!

di Francesco Manetti

Ho parlato altre volte dei libri pubblicati dalle Edizioni Scudo, e questo perché certi miei racconti fantasy, appartenenti al Ciclo della Quercia Bianca o delle Terre di Arik, sono apparsi su alcune delle antologie curate da Fabio Calabrese per questa casa editrice. Qualcuno potrebbe dire: Manetti si è montato la testa e mette su "Dime Web" post autopromozionali pensati per profitto. Niente di più lontano dal vero, innanzitutto perché scrivo per puro divertimenti e poi perché le Edizioni Scudo sono un'iniziativa dell'Associazione Culturale Scudo, che ha come obiettivo quello di far conoscere al pubblico scrittori esordienti in ambito letterario, affiancandoli a nomi già consolidati nel settore. E non sono previsti pagamenti di nessun genere agli autori.
Ecco infatti il regolamento completo delle Edizioni Scudo (cliccate sulle immagini per ingrandirle e leggere meglio il testo):




Ad aprile 2024 è uscita la IV antologia heroic fantasy curata da Fabio Calabrese: Incantesimi e guerrieri. Il sottoscritto è presente con il racconto La quercia bianca vive, continuazione dell'avventura La quercia bianca, apparsa su Gli incantesimi di Ausonia (uscito nel 2022, e di recente disponibile in cartaceo anche su Amazon).



Il racconto è preceduto, come tutti gli altri, da un'efficace illustrazione a colori realizzata di Giorgio Sangiorgi, uno degli animatori delle Edizioni Scudo e dei progetti che il marchio porta avanti; Sangiorgi lavora a fianco di Luca Oleastri:





Gli autori, come potete vedere sbirciando la quarta di copertina, sono tutti di grande calibro (e a chi vi scrive pare di essere un vaso di terra cotta tra vasi di ferro, ma - a differenza del Don Abbondio manzoniano - enormemente contento e orgoglioso di viaggiare con siffatta compagnia!):




Fabio Calabrese mi ha davvero commosso quando nell'introduzione ha scritto:

Prima di esaminare nei dettagli i racconti che compongono questa antologia, vorrei, se me lo consentite, esprimere un particolare ringraziamento a Francesco Manetti, il nostro esperto di fumetti che ho convertito alla narrativa. Il suo racconto è il quarto del ciclo della Quercia Bianca, un ciclo che è nato sulle pagine di queste antologie, ma che, se adeguatamente sviluppato, si potrebbe raccogliere in volume.

Non so se sarò mai all'altezza di una sfida di tale portata, anche se un quinto racconto della saga è già in cantiere e sicuramente concluderò la "trilogia" della Quercia Bianca per una futura sesta antologia. Comunque sia ecco in sequenza cronologica le copertine delle quattro antologie (tutte ordinabili in cartaceo su Amazon a prezzi davvero concorrenziali):







AA.VV.

a cura di Fabio Calabrese

INCANTESIMI E GUERRIERI

Copertina di Davide Frisoni

Illustrazioni interne a colori di Giorgio Sangiorgi

pagg. 176 - € 10,63

Edizioni Scudo - Aprile 2024

martedì 7 marzo 2023

GIORNI MISTERIOSI E NOTTI INCANTATE! STORIA DI QUESTE STORIE...

di Francesco Manetti

Agli inizi di novembre del 2021 lo storico e scrittore Fabio Calabrese, esperto in fantasy e fantascienza, che conoscevo personalmente da qualche anno visto che entrambi collaboriamo alla rivista on-line "EreticaMente", mi inviò un messaggio chiedendomi se avrei avuto piacere di entrare nel novero di autori di un'antologia di racconti fantasy che lui stava allestendo per le Edizioni Scudo. La cosa mi solleticò non poco perché fino a quel momento avevo all'attivo centinaia di articoli e tanti libri sul fumetto, qualche decina di sceneggiature, sempre a fumetti, e migliaia di pagine di traduzioni in italiano di fumetti americani. Sempre fumetti! Vero che in Rete avevo pubblicato alcuni raccontini per ragazzi ambientati nella Firenze medievale, ma si trattava dell'eccezione che confermava la regola. Scrivendo non mi ero praticamente mai allontanato dalla galassia delle "nuvole parlanti".





Il mio racconto La quercia bianca, che scrissi in un mese, apparve dunque su Gli incantesimi di Ausonia agli inizi di marzo del 2022. Pochi giorni prima Fabio mi aveva informato che stava già preparando una seconda antologia fantasy, anche quella rigorosamente italiana: se ero interessato avrei potuto parteciparvi. Non me lo feci ripetere due volte; chiesi solo se avrei potuto continuare con il Mondo di Arik, che avevo immaginato per la storia iniziale. La risposta fu affermativa: nacque così Oro bianco, racconto che entrò nell'opera Magie italiche, pubblicata a novembre del 2022.





Ma già dal maggio precedente si discuteva di una terza antologia e della mia partecipazione: il terzo racconto è quello che mi ha preso più tempo (anche perché nel frattempo avevo iniziato a pubblicare su "EreticaMente" una mia indagine sulla "poesia politica" di Lovecraft che presto - incrociando le dita - dovrebbe avere dignità cartacea), ma è nato, bello forte (credo!). Si tratta di Inferno bianco, terza puntata del Ciclo di Arik, presente sul volume Giorni misteriosi e notti incantate, uscito alla fine di febbraio del 2023, ancora una volta riccamente illustrato. Dei primi due libri abbiamo ampiamente parlato qui su "Dime Web". Nella terza antologia - che non dovrebbe essere l'ultima - oltre al sottoscritto sono presenti storie di Donato Altomare, Fabio Calabrese, Paola Calabrese, Roberto Fuiano, Andrea Gamberini, Giovanni Mongini, Paolo Ninzatti, Antonio Piras, Pierfrancesco Prosperi, Paola Secondini, Lucreazia Zerovaz e Giorgio Sangiorgi. Nomi di altissima caratura. Fra questi, oltre a Fabio, conosco di persona l'aretino Prosperi, un autore di fantascienza ucronica che ho sempre adorato (Garibaldi a Gettysburg) oltre che valente sceneggiatore bonelliano per "Martin Mystère". Ecco, per me, ritrovarmi in cotanta compagnia è stato un onore impagabile!





AA. VV. (a cura di Fabio Calabrese)
GIORNI MISTERIOSI E NOTTI INCANTATE
pagg 190 - immagini a colori - € 13,80
Edizioni Scudo - febbraio 2023


Francesco Manetti

N.B. Trovate i link alle altre novità su Interviste & News e alle altre recensioni letterarie su La biblioteca di Altrove!

mercoledì 8 febbraio 2023

MAGIE ITALICHE, LA SECONDA ANTOLOGIA DI FANTASY ITALIANO DELLE EDIZIONI SCUDO!

di Francesco Manetti

Nell'autunno del 2021 Fabio Calabrese (professore, scrittore, ricercatore, storico e uno dei massimi esperti di fantasy in Italia, e non solo, voglia scusarmi per questa breve "etichetta"), che avevo conosciuto grazie al fatto che entrambi siamo collaboratori di "EreticaMente", mi convinse a "uscire" per un attimo dal comicdom per avventurarmi nel mondo a me ignoto della letteratura, della narrativa non a fumetti. Un primo risultato si ebbe con la pubblicazione a febbraio del 2022 dell'antologia Gli incantesimi di Ausonia, di cui abbiamo già parlato su "Dime Web"; ribadisco che il volume può essere acquistato su Amazon in versione Kindle, oppure su Lulu in versione cartacea. Con il racconto La quercia bianca fu la prima volta che mi cimentai con le Terre di Arik, un universo fantastico che solo lontanamente somiglia al XIII secolo - cento anni più, cento anni meno - come fu vissuto dalle genti europee: dico "lontanamente" perché ad Arik la magia esiste nella normalità quotidiana e ci sono mostri, demoni, stregoni, spade incantate, eroi (quasi) invincibili e via dicendo. Le tinte sono piuttosto "forti" e alcune sequenze rasentano lo splatter; ho cercato di dare ad Arik una sua tridimensionalità, una "testura", in modo che il lettore fosse immerso anche da un punto di vista tattile, uditivo e olfattivo nelle vicende.





Le Edizioni Scudo furono soddisfatte di questa prima prova, nella quale Calabrese aveva riunito nomi celebri ed esordienti assoluti per il genere (come il sottoscritto) in un libro di racconti fantasy esclusivamente italiani. Ecco dunque la decisione del curatore e dell'editore di varare una seconda antologia. Mi sembrava che Arik potesse avere un certo potenziale e pensai di sfruttarlo ancora raccontando con Oro bianco una sorta di antefatto dell'immaginifico Secolo degli Eroi, un'Età dell'Oro di quella dimensione alla quale era seguita un'epoca di decadenza e squallore.
Ecco un assaggio, dall'incipit:

Prima del Secolo degli Eroi, le Terre di Arik del Nord pullulavano di Orfani dell’Acqua: la pallida Morte bussava con mano imparziale alla casa del povero e al palazzo del ricco. Non pochi erano infatti i casi di annegamento degli adulti con figli nei fiumi e nei torrenti che impetuosi solcavano quelle zone collinari, diffusi e ramificati come le vene e le arterie nel corpo di un uomo.
Tutta quell’acqua, talvolta letale, ricca com’era di sali nutrienti era però una benedizione per i contadini e i pastori: gli alberi da frutto e le verzure degli orti crescevano sapide l’une e rigogliosi gli altri, così come abbondanti erano i campi coltivati a cereali, e non v’era penuria di foraggio e di sementi per allevare le bestie, che fornivano uova, latte, carne e pelli agli abitanti. Ma quei borghi erano quasi isolati l’uno dall’altro in quell’inestricabile dedalo fluviale, e gli scambi delle merci erano, se non rari, difficoltosi. Arrischiarsi a guadare i bizzosi rii significava solo aggiungere al novero un altro Orfano dell’Acqua.
Costruire ponti era molto costoso, spesso proibitivo per le comunità più piccole, e in pietra ne esisteva solo uno, carraio e solido, che collegava impennandosi a schiena d’asino i due villaggi più grandi e popolosi. Per edificarlo i cittadini dei due centri avevano versato in anticipo nelle tasche della Gilda dei Carpentieri l’equivalente di cinque stagioni di raccolti, e i manovali avevano impiegato venticinque anni per ultimarlo: quel ponte, detto Piegaflutti, nelle Terre di Arik del Nord non aveva fratelli, e difficilmente ne avrebbe mai avuti

Il nuovo volume si intitola Magie italiche, a sottolineare la paternità ancora italiana dei racconti in esso contenuti; stavolta può essere acquistato su Amazon in entrambe le versioni (elettronica e cartacea).





Ma lasciamo parlare Fabio Calabrese, con un estratto della sua introduzione:

Dopo Gli incantesimi di Ausonia, questo è il secondo appuntamento con l’heroic fantasy di autore italiano, una realtà, come abbiamo già visto, complessa e sfaccettata, e che vedremo nel prosieguo di esplorare sempre più a fondo, anche perché, come abbiamo visto, i nostri autori voglia di raccontare e cose da dire ne hanno tante, e una freschezza immaginativa che dà facilmente dei punti agli strapagati autori anglosassoni.
Una cosa, lo devo ammettere, che mi ha dato una particolare soddisfazione nella preparazione di queste antologie, è il fatto di aver costituito uno stimolo a cimentarsi con l’heroic fantasy a persone che forse altrimenti avrebbero disertato il genere, ad esempio Giovanni Mongini, storico del cinema di fantascienza e anche affermato narratore, ma sempre nell’ambito della fantascienza classica. Un caso simile quello di Roberto Furlani, già curatore della Webzine “Continuum”, che come narrativa inclina perlopiù verso il cyberpunk e il cognitivismo. E, sorpresa, entrambi, dopo l’esperienza de Gli incantesimi di Ausonia li ritroviamo qui in Magie italiche.
Due casi forse ancora più interessanti, sono quelli di Francesco Manetti, esperto di storia del fumetto e di Renzo Giorgetti, esperto di H. P. Lovecraft, che per l’occasione ho “convertito” alla narrativa.
Un tipo di lavoro, quello della preparazione di antologie che, mi ha fatto notare qualcuno, è un po’ come passare dalla recitazione alla regia, ma è bello, alla vigilia dei settant’anni cimentarsi in cose nuove, un’esperienza che fa capire che l’età può essere semplicemente un dato anagrafico.
La politica che ho adottato nella preparazione di questa antologia è la stessa che ho già usato per Gli incantesimi di Ausonia, ossia guardare alla qualità del racconto, non al nome dell’autore e, esattamente come la volta scorsa, troverete qui alternati nomi che godono di una certa popolarità nell’ambiente fantastico-fantascientifico (anche se sappiamo bene che non si può parlare di professionismo, né tanto meno di notorietà presso il grosso pubblico), ed esordienti che forse dovranno ancora farsi le ossa, ma invero dimostrano già di averle abbastanza robuste.
Anche il sommario di Magie italiche, come vedete, è ordinato secondo l’ordine alfabetico degli autori, proprio per non correre il rischio di stabilire, nemmeno involontariamente, delle graduatorie di merito. Vi preciso però che non vorrei che questa collana di cui le Edizioni Scudo mi hanno affidato la gestione, comprendesse soltanto antologie di racconti. Se avete delle opere lunghe, dei romanzi, non esitate a mandarmeli.
So che diversi fra voi hanno opere nel cassetto, soprattutto romanzi, che non se la sentono di sottoporre a un editore per la pubblicazione, perché non sopporterebbero un rifiuto. Ebbene, peggio di un “no”, cosa vi può capitare? Un “no” che nel caso fosse necessario dirvelo, di questo vi posso dare la mia personale più ampia garanzia, non sarebbe mai espresso in termini cattivi, offensivi, demolitori, anzi, al caso potrebbe essere accompagnato da suggerimenti utili a migliorare il vostro lavoro.
Ma torniamo all’antologia che avete tra le mani. Come vedete, alcuni nomi sono gli stessi degli autori che avete già trovato in Gli incantesimi di Ausonia: Donato Altomare, Samuele Baricchi, Caterina Franciosi, Roberto Fuiano, Roberto Furlani (pazienza per la quasi omonimia), Francesco Manetti, Giovanni Mongini, Luca Nisi, Daniela Piegai, Antonio Piras, Fabio Truppi, altri sono diversi, perché la mia intenzione non è quella di creare una “scuola” ma di dare spazio a più voci possibile. I “nomi nuovi” che compaiono qui, sono tali – s’intende – esclusivamente in confronto a Gli incantesimi di Ausonia, perché ad esempio Tullio Bologna, Paolo Durando o Mariano Rampini sono nomi ben noti agli appassionati, ma anche stavolta non ho mancato di affiancare a essi quelli di autentici outsiders, e come ho già fatto per Gli incantesimi di Ausonia, l’ordine in cui sono disposti questi racconti è rigorosamente quello alfabetico dei nomi degli autori, per non stabilire fra loro alcuna classificazione.
Per ogni racconto ho speso qualche parola di presentazione e per gli autori nuovi, un accenno bio-bibliografico, cosa che, per non ripetermi troppo, non ho invece fatto per gli autori già presenti in Gli incantesimi di Ausonia, per loro vi rimando al profilo che ne ho fatto nell’introduzione di questa antologia.

 

La storia non termina qui! Fabio Calabrese ha annunciato sui social agli inizi di gennaio del 2023 l'arrivo di una terza antologia, che si intitola Giorni misteriose e notti incantate - attualmente in fase di lavorazione. Vi anticipo solo la copertina (perché già diffusa dallo stesso Calabrese) e il fatto che Arik tornerà per la terza volta, con la storia L'inferno bianco. Ne parleremo più approfonditamente all'uscita del volume.






Francesco Manetti

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martedì 28 luglio 2020

GIUSEPPE LIPPI, UN AMICO

di Fabio Calabrese

Uno dei massimi esperti di SF in Italia, oltre che scrittore, saggista e storico, antropologo e ricercatore, il prof. Fabio Calabrese, ci ha gentilmente concesso di riprodurre, dopo l'iniziale pubblicazione su Nuove Vie, questo suo straordinario ricordo di Giuseppe Lippi, ricordo che è anche un affresco sulle origini del fandom italiano sul fantastico. (s.c. & f.m.)


Giuseppe Lippi

Io credo che nessuno fra quanti hanno conosciuto Giuseppe Lippi, possa fare a meno di riconoscergli una grande, innata cordialità e generosità, un carattere signorile, una disponibilità verso chiunque.
Oltre a ciò, le persone che si sono occupate in Italia di fantascienza a vario titolo, amatoriale e professionale, nell’arco di molti anni hanno potuto apprezzare la sua grande competenza e professionalità, una conoscenza del genere fantascientifico e dei generi fantastici da fare invidia e dalla quale c’era sempre da apprendere, frutto di serio studio e letture diuturne e appassionate.
Ugualmente, si possono ricordare i suoi numerosi interventi critici condotti sempre con professionalità e senso della misura, oltre che con competenza a tutta prova.


Fabio Pagan

Ho recentemente avuto da Fabio Pagan la confidenza che negli ultimi anni i suoi rapporti con l’editore e la redazione di “Urania” non sono stati idilliaci, ma, a parte ciò, di cui nulla pubblicamente è trasparito, credo che in un ambiente pure alquanto litigioso e fumantino come è quello della fantascienza italiana, nel corso non breve della sua attività, sia riuscito a non avere conflitti con nessuno, a non lasciare, in chi ha avuto rapporti con lui, altro che un’impressione di simpatia e di stima.
Bene, però tutto questo è quel che vi può dire chiunque.
Da Fabio Calabrese certamente vi aspettate di più.
Infatti, Giuseppe e io non siamo stati solo sodali nel dare vita insieme a “Il re in giallo”, una delle più apprezzate fanzine degli anni ’70, ma posso dire che è stata una delle persone che hanno avuto maggiore influenza sulla mia vita “iniziandomi” alla fantascienza e al fantastico e incoraggiando la mia vocazione alla narrativa (del che, però, lascio decidere a voi se dovete essergliene grati o rimproverarglielo).

Il Liceo Francesco Petrarca

Ho conosciuto Giuseppe Lippi al liceo: eravamo entrambi allievi del liceo classico “Francesco Petrarca” di Trieste.
Non eravamo compagni di classe, ma capitava di incontrarci durante gli intervalli e, dopo aver fatto amicizia, capitava frequentemente che facessimo la strada assieme al termine delle lezioni.
Io adesso non ricordo la dinamica esatta, ma so che a farci incontrare e legare subito, fu il comune interesse fantascientifico, anche se mi accorsi presto di essere un novellino in confronto a Giuseppe, sebbene lui fosse più giovane di me (io sono del 1952, lui era del ’53).
Io mi chiedevo, e mi chiedo ancora adesso, sapendo di vivere in un mondo di rapide trasformazioni, come faccia la maggior parte della gente a non porsi interrogativi su di un futuro che quanto meno sappiamo sarà diverso dall’oggi non meno di quanto l’oggi sia diverso dal passato, e la fantascienza è certamente un modo di dare delle risposte almeno con la fantasia.
Bisogna anche tenere presente il contesto dell’epoca.
L’impresa lunare che aveva posto termine alla corsa allo spazio con la vittoria degli Americani sui Sovietici, era avvenuta nel 1969, e a quei tempi la prospettiva di essere effettivamente all’inizio dell’era spaziale, dell’avventura umana nel Cosmo appariva decisamente più concreta di oggi.
Tutto ciò l’avevo inserito in modo affatto naturale nei miei primi ingenui tentativi letterari, avendo iniziato a scrivere per scommessa, come vi dirò più avanti, e probabilmente in questo differisco dalla maggior parte dei miei “colleghi”, sono stato prima un autore che un lettore di fantascienza.
Con tutto ciò, fino all’incontro con Giuseppe, la mia conoscenza del genere fantascientifico e degli altri generi fantastici era assolutamente rudimentale.
Ho tuttora un ricordo molto vivido delle nostre camminate da via Rossetti dove era ed è ubicata la scuola, fino a corso Italia dove abitava Giuseppe, attraverso il viale XX settembre e piazza Goldoni (luoghi che chi è di Trieste conosce bene).
Parlavamo di fantascienza, ma anche di molte altre cose: di letteratura, di filosofia, di politica.
Presto cominciammo a scambiarci le rispettive prove narrative, e qui vorrei rivelarvi qualcosa che, se non è proprio un segreto, mi pare che pochi ne siano al corrente: Giuseppe nel corso degli anni si è cimentato soprattutto nel lavoro di critico, traduttore e curatore, e della sua narrativa non sono apparsi che pochi esempi.
Mi pare abbia preferito sacrificarla per dare spazio agli altri autori italiani, ma per quanto posso giudicare io, quelle prove giovanili rivelavano una predisposizione eccellente.
Non so quanto più tardi abbia continuato, né che fine abbiano fatto quei racconti di allora, ma nel caso fossero andati dispersi, sarebbe veramente un peccato, e l’omaggio di una bella antologia – purtroppo postuma – Giuseppe la meriterebbe proprio.
Vi dirò che in un certo senso un po’ lo invidiavo: avevo l’impressione che la sua narrativa nascesse con grande spontaneità. Che i suoi racconti fossero una specie di frammenti di un flusso di immaginazione fantastica nel quale sembrava immergersi con grande facilità. Laddove i miei nascevano da un faticoso processo di alchimia mentale.
Fra i racconti di Giuseppe, ricordo in particolare uno che mi colpì molto, perché era una perfetta sintesi di spirito filosofico ed ironia, con un tratto, oserei dire, di genialità.
Si parla di viaggi nel tempo.
Un professore spiega che tornare indietro nel tempo, viaggiare nel passato non è possibile.
Noi tendiamo a immaginarci il passato come qualcosa in certo modo ancora esistente, ma il passato è ciò che non esiste più, non-essere.
Non c’è verità nei libri di storia, ci parlano di qualcosa che non è, quindi viaggiare a ritroso nel tempo è impossibile.
Il professore ha appena pronunciato queste parole, che esse scivolano nel passato, diventando false.
Giuseppe, posso dire, mi introdusse nel “giro” fantascientifico facendomi conoscere i vari appassionati triestini con cui era in contatto.
Innanzi tutto quelli che erano forse i suoi amici più stretti, Francesco Faccanoni e Gianni Ursini.
Gianni Ursini in particolare doveva rivelarsi un critico cinematografico di buona qualità, che ha diffuso le sue collaborazioni un po’ dappertutto, da “Ciak” a “L’Unità”, passando ovviamente per svariate pubblicazioni fantascientifiche.

Gianfranco Sherwood

Poi Fabio Pagan, redattore scientifico (e fantascientifico) de “Il Piccolo”, Lorenzo Codelli e il gruppo della Cappella Underground, e ancora due veterani delle prime fanzine triestine, Gianfranco Sherwood e Livio Horrakh.
Con Gianfranco Sherwood contrassi una buona amicizia.
Conservo una copia de Il Silmarillion di Tolkien che mi regalò in occasione del mio compleanno, e in seguito partecipò all’altra nostra avventura fanta-triestina, quella della webzine “Continuum”.
Livio Horrakh si era messo in vista nel 1972 vincendo il premio letterario indetto per la prima edizione dell’Eurocon, la convention europea di fantascienza che si tenne proprio a Trieste quell’anno, con il racconto Dove muore l’astragalo. Era forse all’epoca l’unico di noi ad avere una risonanza non solo locale.
Ricordo di aver raccolto una sua confidenza circa il fastidio che gli dava il fatto che il suo cognome, di origine mitteleuropea (non so se slava o ungherese), venisse regolarmente storpiato con la grafia anglosassone, diventando Horrack.
Insomma, grazie a Giuseppe, potrei rendermi conto che a Trieste, grazie senza dubbio anche al fatto che la città ospitava il Festival Internazionale del Film di Fantascienza – oggi rinato dopo un’assenza ventennale come SciencePlusFiction – c’era un ambiente fantascientifico ricco e vivace.
Nel 1975 la fanzine padovana “The Time Machine” indisse la prima edizione del premio Mary Shelley per racconti di fantascienza.
Io partecipai con il racconto Sheila, Lippi con Antropologia fantastica e fummo entrambi finalisti (curiosamente, tutti e due i nostri racconti finirono tre anni dopo nell’antologia Universo e dintorni della Garzanti, curata da Inisero Cremaschi).
Non lo sapevamo, ma fra i finalisti c’era anche un altro triestino, Roberto Eletto, che conoscemmo a Padova.
Se non erro, Giuseppe e io, al momento della partenza per Padova per partecipare alla premiazione, ci incontrammo in stazione e facemmo insieme il viaggio di andata e poi quello di ritorno.
Un problema che sembra essere più insolubile della dimostrazione del teorema di Fermat, è quello dei collegamenti ferroviari diretti fra Trieste e il resto d’Italia.
Nonostante la vicinanza con l’area veneta, non c’era allora come credo non ci sia neppure oggi, una linea diretta senza il cambio nella stazione di Mestre.
Per uno dei soliti ritardi, sulla via del ritorno perdemmo la coincidenza, e ci toccò passare un paio d’ore di attesa nella sala d’aspetto della stazione mestrina, e naturalmente occupammo l’attesa chiacchierando.
Giuseppe mi fece notare che allora eravamo in un periodo in cui stava rinascendo un interesse per la fantascienza e compariva tutta una serie di nuove pubblicazioni.
Eravamo giusto alle spalle del famoso “buco nero” tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70 in cui erano sparite tutte le fanzine, e delle pubblicazioni professionali era rimasta solo “Urania.” La quale non era una rivista, tranne che nelle pagine di appendice, ma piuttosto una collana libraria.
Giuseppe, osservò che non c’era nulla di dedicato al fantastico non fantascientifico (fantasy e horror), e mi lanciò l’idea di creare noi una fanzine del fantastico!
Ci demmo subito da fare: qualche giorno dopo, nella vecchia sede della Cappella Underground che allora si trovava in via Franca, si riunì il primo nucleo di quella che sarebbe stata la redazione de “Il re in giallo”.

Gianni Ursini


Eravamo Giuseppe, io, Gianni Ursini, Francesco Faccanoni, Roberto Eletto, prontamente ricontattato e un amico di quest’ultimo che aveva portato con sé, Piero Cavalieri.
Quest’ultimo non ci diede un contributo diretto, ma il padre di questi, un dentista con l’hobby della pittura, disegnò per noi quella che sarebbe stata la prima copertina della nuova pubblicazione.
Il primo compito che ci incombeva, era la scelta del nome della testata della nuova pubblicazione.




Ci dedicammo a una seduta di brainstorming nel corso della quale emersero le cose più strane e improponibili, finché io, reduce da non molto tempo della lettura del libro di Robert Chambers, dissi: “The King in yellow”.
“No”, disse Lippi. In inglese sarebbe stato troppo ermetico, ma in italiano “Il re in giallo” andava bene, considerando anche il fatto che l’invenzione di Chambers è stata un po’ il capostipite di tutti gli pseudobilia della narrativa fantastica. E così “Il re in giallo” fu.
Fabio Pagan, essendo un giornalista professionista, si rese subito disponibile a farci da direttore responsabile.
Poi al gruppo iniziale si aggiunsero altri collaboratori: Bruno Micovilovich, un compagno di università che era un bravo illustratore il quale aveva sviluppato una particolare tecnica puntinata e a cui letteralmente strappai di mano la prima delle sue illustrazioni fantastiche pubblicate da “Il re in giallo”.
Poi Edoardo Triscoli, altro illustratore bravissimo, quindi Giancarlo Pellegrin e Tullio Tamanini.
Devo dire che Giuseppe si buttò subito sulla preparazione del numero due della pubblicazione, quello che poi sarebbe stato “lo speciale”: la monografia dedicata a H. P, Lovecraft che è poi diventata un ambito pezzo per i collezionisti.
Il fascicolo contiene, tra l’altro, un inedito di HPL, L’essere nella caverna (The Beast in the Cave), mai prima comparso in Italia e da lui tradotto per l’occasione.
Anche se devo dire che ebbi l’impressione che quel che stava preparando sarebbe stato più adatto a uscire come libro, che a essere pubblicato come numero di rivista.
Mi lasciò libero di assemblare il primo numero a mio talento e gusto, e devo dire che, essendo un assoluto neofita nel lavoro di curatore, non mi pare di essermela cavata poi tanto male.
Mi concessi anche un piccolo nepotismo, infatti fra i racconti c’è Il generale Marlowe di Massimo Calabrese, mio fratello.
Prescindendo dal fatto che non l’avrei pubblicato comunque senza la convinzione che si trattava di un buon racconto, devo dire che esso è legato in modo affatto particolare alla mia storia personale e familiare, a come molti anni fa iniziò la mia attività di scrittore.



All’epoca ero uno studente squattrinato, e girando per le librerie che assorbivano gran parte della paghetta che mi davano i miei, vidi un’edizione dei Racconti neri di Ambrose Bierce nella collana “pesanervi” della Bompiani.
Come illustrazione ha un dipinto di Diego Ribera dove campeggia una morte con un abito e un vistoso cappello bianco.
Acquistai il libro, e mio fratello che è quasi mio coetaneo, di 18 mesi più giovane, lo leggemmo e ne rimanemmo entusiasti, come era prevedibile.
Annidato da qualche parte nella mente di ogni maschio adolescente sano ci deve essere un piccolo Jonathan Brewster (il cattivo di Arsenico e vecchi merletti).
Ci sfidammo a scrivere delle storie che ricalcassero lo stile e le tematiche di Bierce e, devo dire la verità, Massimo scrisse due racconti di cui il secondo, appunto Il generale Marlowe, mi sembrò assai migliore di quelli che scrissi io.
Solo che lui si fermò a due, mentre io ho proseguito finora.
Questo racconto l’ho poi riscritto in forma più matura intitolandolo Il funerale del grand’uomo. Lo potete trovare in rete con entrambe le nostre firme.
Se aggiungete a un simile precedente l’incontro con Giuseppe Lippi, capite che il mio destino era già segnato.
Nel 1976, Lippi fu chiamato a Milano a lavorare presso l’editore Armenia, alla rivista “Robot” di cui fu anche direttore per un breve periodo dopo le dimissioni di Vittorio Curtoni.
Poi passò alla Mondadori, a “Urania” di cui è stato direttore per molti anni.
Giuseppe Lippi è stato uno dei pochi, forse l’unico vero professionista della fantascienza italiana, che ha tratto da essa i mezzi per vivere.
Ora, al riguardo, vorrei esprimermi con franchezza: è stata certamente una grande fortuna per la fantascienza italiana che l’entusiasmo e la competenza di Lippi non rimanessero confinati in un ambito ristretto come era l’ambiente triestino.
Ma, per quanto riguarda noi de “Il re in giallo” il suo improvviso allontanamento proprio quando il numero 2, il ponderoso “speciale Lovecraft” era in corso di stampa, ci lasciò in serie difficoltà.
Far continuare la pubblicazione, in pratica, era un compito che ricadeva sulle mie spalle, e che mi sono accollato come ho potuto, facendo uscire fino al 1980 altri cinque numeri.
Più la “coda” dell’unico numero di “Terzo pianeta”, destinato però forse a rimanere nella storia della fantascienza italiana perché contiene E loro impazziranno, il racconto d’esordio di Donato Altomare, autore fra i più interessanti emersi negli anni ’80 e che oggi ha riempito il vuoto lasciato da Ernesto Vegetti come presidente della World SF Italia.
A questo materiale, Giuseppe non ha, ovviamente, messo mano, tranne che per il n. 5, il secondo “speciale Lovecraft” in parte assemblato con del materiale non utilizzato per il n. 2.
Ora però non mi ripeterò raccontandovi la storia successiva del “Re in giallo”, quella parte che non ha a che vedere con Giuseppe Lippi e che ho già ampiamente raccontato altrove.
Bisogna piuttosto dire che con il suo trasferimento, i contatti di Lippi con l’ambiente triestino e con il sottoscritto, non sono certo cessati.
Giuseppe non era tipo da dimenticarsi dei vecchi amici.
Negli anni successivi tornò spesso a Trieste, credo tutte le volte che gli era possibile, e soprattutto in occasione dei Festival del Film di Fantascienza prima, degli SciencePlusFiction poi.
Ci fece conoscere alle persone dell’ambiente fantascientifico nazionale che venivano a seguire i Festival: Vittorio Curtoni, Giovanni Mongini e altri. Io legai soprattutto con il gruppo dei veneziani: Gian Paolo Cossato, Gustavo Gasparini, Renato Pestriniero.

Renato pestriniero

Di Gustavo Gasparini che era un grande appassionato di esoterismo, ricordo una conversazione a proposito di Meyrink, l’autore del Golem. “Era anche lui un Gustav”, concluse con compiacimento.
Sandro Sandrelli, giornalista scientifico del “Gazzettino” era un po’ il Fabio Pagan veneziano, una persona molto amabile e cordiale. Una volta andai a trovarlo a casa sua a Mestre, e trascorremmo un pomeriggio gradevolissimo parlando di scienza e fantascienza.
Di questo gruppo però forse la personalità più notevole era Renato Pestriniero.
È un eccellente autore, un veneziano DOC innamorato della sua città, davvero un gentiluomo di vecchio stampo, di quelli che oggi è molto difficile incontrare.
Una volta si prestò a fare da guida turistica a me e mia moglie facendoci visitare gli angoli occulti di Venezia, ricchi di leggende “stregate”, quelli che di solito i turisti non vedono.
Io le convention fantascientifiche, le varie Italcon, non sono riuscito a frequentarle spesso e il motivo è che per un insegnante riuscire a ottenere ferie nell’arco dell’anno scolastico tra settembre e giugno, è un’impresa irta di difficoltà. Avremmo diritto a un massimo di sei giorni, e per ogni singola ora di lezione, dobbiamo trovare un collega che ci sostituisca.
Nel 1991 l’Italcon si teneva a San Marino, e io ero stato invitato a ritirare un premio (la solita targa, non pensate…) in quanto finalista del concorso letterario sammarinese.
Per l’occasione, avevo deciso di portarmi dietro la famiglia, cioè mia moglie e le nostre due figlie, Paola che allora aveva sette anni, e Alessandra di quattro, per far loro visitare quel bellissimo ambiente medioevale che è la città del Titano.
Proprio allora si verificò un episodio riguardante Giuseppe Lippi che mi mise parecchio in imbarazzo.
All’epoca, nella scuola dove insegnavo, avevo un preside piuttosto autoritario.
Alla fine, mi concesse il congedo che mi serviva per recarmi all’Italcon, dopo che mi ero procurato tutte le sostituzioni orarie, ma mi fece penare parecchio tenendomi sulla corda fino all’ultimo.
Poco prima di partire, mi ero sfogato coi miei, lamentandomi del suo atteggiamento.
A San Marino incontrammo tra gli altri Lippi e andammo a salutarlo.
Non so cosa fosse scattato in quel momento nella testa di Alessandra che le avesse fatto identificare Giuseppe con il mio preside, ma con tutto il candore di una bambina di quattro anni, gli chiese: “Tu sei quello cattivo?”
Giuseppe rispose con un largo sorriso bonario, e mia moglie e io, imbarazzatissimi, ci affrettammo a spiegare ad Alessandra che no, non si trattava di lui.
Povero Giuseppe, era l’ultima persona al mondo che si sarebbe potuta definire cattiva!
Un altro fatto che invece ricordo con divertimento.


Fabio Calabrese

Da quando esistono i computer, la rete, Facebook, i Photoshop, lo ammetto, io sono uno a cui piace pasticciare con queste cose.
Anni fa avevo postato su Facebook un mio collage sui Giuseppe nella storia d’Italia, dove avevo messo insieme Mazzini, Garibaldi, Verdi e Lippi.
Il risultato fu che ricevetti un messaggio di Silvio Sosio che mi diffidava dal compiere un’operazione dello stesso genere coi Silvio, è palese a quale altro Silvio temeva di essere accostato.
In questi anni, gli anni della gestione Lippi, ho pubblicato alcune cose su “Urania”, due racconti e cinque articoli.
Certamente l’amicizia di Giuseppe avrà avuto una parte in ciò, ma spero che abbiano anche un valore intrinseco.
Il mio racconto Starlight apparso nell’antologia Strani giorni del 1998, colpì molto un giovane appassionato triestino, Roberto Furlani che, vedendo che l’autore era suo concittadino, pensò bene di contattarmi, e da quell’incontro nacque poi la webzine “Continuum”.
Non si tratta però della mia collaborazione con “Urania” che mi ha procurato la maggiore soddisfazione.
Nel 2005 la rivista mondadoriana ha celebrato il suo 1500 numero con un’antologia davvero speciale, Tutta un’altra cosa, che contiene racconti di tutti i curatori che si sono avvicendati alla sua guida nel corso degli anni, da Mario Monicelli a Giuseppe Lippi, passando per Fruttero e Lucentini e Gianni Montanari.
Nella parte saggistica ci sono anch’io con l’articolo La fantascienza e le stranezze dell’Homo sapiens.
Essere affiancato agli storici collaboratori di “Urania” in un numero prestigioso, destinato probabilmente a diventare un ambito pezzo da collezione, è veramente tutta un’altra cosa, come essere fregiati di una medaglia.
Potrei anche menzionare il fatto che il mio romanzo L’orizzonte di cristallo giunse tra i primi cinque finalisti al Premio Urania 2015, e mi è stato riferito da terzi che Giuseppe Lippi lo giudicò “molto buono”.
Purtroppo però Mondadori pubblica soltanto i vincitori del Premio. Per chi ne avesse curiosità, esso è stato poi pubblicato dalle Edizioni Scudo nel 2016.
Uno degli ultimi ricordi che ho di Giuseppe, è un nostro incontro avvenuto in occasione di uno SciencePlusFiction di qualche anno fa. In quel momento ero piuttosto giù di morale.
Gli spiegai la mia insoddisfazione: in tutti questi anni ero riuscito, pensavo, a diventare una firma di una certa importanza nel panorama fantascientifico italiano, magari mi ero guadagnato anche un certo numero di lettori affezionati, ma non si poteva dire che avessi mai veramente sfondato.
La mia situazione – mi rispose – era senz’altro preferibile a quella di molte meteore hanno un momento eclatante e poi nessuno sente più parlare di loro.
“Il vero successo”, mi disse, “È durare”.
Ripenso alle sue parole con amarezza, perché il destino cinico e baro non gli ha permesso di durare molto, ce lo ha tolto quando, ne sono certo, aveva ancora tanto da dare e da ricevere.


Fabio Calabrese

N.B. Trovate i link agli altri articoli sul fantastico in La Biblioteca di Altrove!