martedì 4 agosto 2026

BONELLI IN DIGITALE - PUNTATA # 15

di Giampiero Belardinelli




Le splendide copertine dipinte di Franco Donatelli

Introduzione

Andrea Lavezzolo è il creatore letterario del Piccolo Ranger (protagonista della collana uscita in edicola nel 1958) e le sue avventure appartengono al filone degli "eroi-ragazzi" molto in voga nel fumetto italiano del secondo dopoguerra. Negli Stati Uniti c’è stata una serie televisiva molto nota, Le avventure di Rin Tin Tin (The Adventures of Rin Tin Tin), andata in onda dal 1954 al 1959 sulla rete ABC. Racconta le avventure di Rusty, un bambino rimasto orfano durante un attacco dei nativi americani, e del suo cane Rin Tin Tin, entrambi adottati dai soldati della cavalleria al Forte Apache. Insieme aiutano il reparto a mantenere l’ordine nel West, affrontando banditi, tribù e avventurieri. Nei primi anni Cinquanta, anche l’arrivo di Kit Willer, figlio del giovane Tex e della navajo Lilyth, si inseriva in questo filone. Poi il personaggio di Gianluigi Bonelli avrebbe preso un’altra strada, più matura e moderna. Fatta questa rapida premessa, il nostro Kit Teller (il Piccolo Ranger) è un eroe in cui Lavezzolo – che secondo alcuni esegeti fu una sorta di personaggio etico, quasi pedagogico – può indugiare in una narrazione costruita attraverso molte didascalie e frequenti momenti quotidiani, usati per mettere in risalto i sentimenti dei protagonisti. Un mondo in cui la quotidianità ha la stessa importanza dell’avventura stessa; probabilmente, il Piccolo Ranger è la risposta luminosa al trauma del decennio precedente: gli anni Quaranta e gli orrori della Seconda guerra mondiale.


Il viaggio inizia


Verso l’Irlanda

Il racconto in questione, Verso l’Irlanda, si estende nei numeri 74, 75 e 76 de «Il Piccolo Ranger», pubblicati da gennaio a marzo del 1970. Si tratta di un arco narrativo particolarmente interessante perché porta la serie fuori dai territori consueti del western e la colloca in uno scenario europeo, segnato da atmosfere gotiche, antiche leggende familiari e ambientazioni cariche di mistero.


I Dunhavon


Il fascino di questa avventura sta infatti anche nella scelta dell’Irlanda come luogo dell’azione: un paesaggio lontano dalle praterie, dai forti e dalle piste del West, capace di offrire a Lavezzolo nuove possibilità narrative e un diverso repertorio di suggestioni. Questa deviazione geografica consente allo scrittore di contaminare il modello avventuroso della serie con elementi di detection, creando una vicenda costruita su indizi, false identità, apparizioni ambigue e sospetti progressivi. Il racconto si muove così in bilico tra soprannaturale e mistero, lasciando al lettore il dubbio se gli eventi siano davvero legati a presenze inspiegabili o se dietro di essi si nasconda una trama umana, razionale e criminale. Proprio questo equilibrio tra atmosfera fantastica e spiegazione investigativa contribuisce a rendere Verso l’Irlanda un episodio singolare all’interno della serie, perché amplia temporaneamente l’orizzonte de «Il Piccolo Ranger» senza abbandonarne del tutto i meccanismi avventurosi e sentimentali.


Moses e Kit Teller


L’incastro di Moses e il ruolo di Kit

In questa prima fase l’attenzione sembra concentrarsi soprattutto sul rapporto tra Kit e il padre, mostrando come Kit appaia spesso più esperto, lucido e consapevole rispetto alla figura paterna. Uno snodo importante riguarda Moses, che viene incastrato da un uomo nascosto tra la folla: questi gli infila un portafogli in tasca e lo accusa poi di furto. L’episodio contribuisce a spostare l’attenzione su Kit, che si rivela progressivamente il vero protagonista della vicenda. Nel numero 75, dopo essere stato scagionato grazie all’aiuto degli amici di Kit, Moses parte per il Castello fingendosi un innocuo entomologo intenzionato a indagare sui misteri dei Dunhavon.


Gli impostori smascherano Kit...

Il castello e le false identità

La vicenda si sposta quindi verso il castello, dove Kit e il padre si recano a loro volta sotto false identità per capire chi stia cercando di appropriarsi della loro identità e presentarsi come erede di Lord Dunhavon. L’indagine, inizialmente costruita su equivoci, travestimenti e apparizioni inquietanti, conduce progressivamente alla scoperta di un inganno tutt’altro che soprannaturale. Il mistero, infatti, si rivela legato ai trucchi orchestrati dal dottor Daniel Rafferty, medico di famiglia di Lord Matthew Dunhavon, figura decisiva proprio perché conosce dall’interno la storia e i segreti della casata. Rafferty, dopo aver riconosciuto Kit Teller grazie a una fotografia pubblicata su un giornale americano, comprende il ruolo che il giovane ranger può avere nella soluzione del caso. Una volta scoperto l’avvelenamento, contribuisce così a smascherare la macchinazione e ad aiutare i Teller a ricomporre i vari indizi. Il finale assume allora un tono quasi teatrale, venato di suggestioni shakesperiane e di una beffarda ironia, perché la spiegazione razionale del mistero non cancella del tutto l’atmosfera gotica che aveva accompagnato l’intera avventura.


I misteri del Castello


Gamba in digitale

In questa versione digitale, il disegno di Francesco Gamba mostra con particolare evidenza la natura funzionale e narrativa del suo stile. Il tratto è netto, essenziale, poco incline al virtuosismo, ma molto efficace nel guidare la lettura e nel rendere immediatamente riconoscibili ambienti, personaggi e situazioni.


Verso la conclusione...


Gamba costruisce la pagina secondo una scansione chiara, quasi didascalica, in cui l’azione procede senza ambiguità e ogni vignetta svolge una funzione precisa all’interno del racconto. La digitalizzazione, aumentando la nitidezza dei contorni e uniformando i contrasti, mette in risalto questa chiarezza compositiva, ma può anche attenuare alcune qualità materiali del segno originario: le irregolarità dell’inchiostro, la grana della stampa, le leggere vibrazioni della linea. Ne emerge un disegno più pulito e leggibile, ma in parte separato dalla sua dimensione editoriale d’origine, quella del fumetto popolare stampato su carta economica e destinato a una fruizione rapida.


Arrivederci Irlanda!


Giampiero Belardinelli