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giovedì 7 maggio 2020

ROBIN 80!

di Pierangelo Serafin

Gli Stati Uniti si sono ritrovati fra gli ultimi a chiudere le proprie attività in conseguenza del progressivo lockdown del mondo occidentale in seguito alla pandemia di Covid-19, con il risultato che si è riusciti a pubblicare e distribuire uno degli albi più attesi della stagione fumettistica, cioè quello celebrativo degli ottanta anni di Robin.



In otto decadi si è detto e scritto tanto sul personaggio che nacque come un'esigenza da parte dei suoi autori, i giovanissimi Bill Finger e Bob Kane, di stemperare l'eccessiva aggressività accumulata dal Bat-Man in un anno di avventure in solitario. Si è anche spesso messo in evidenza come il personaggio della spalla dell'eroe in quanto ragazzino ne rendesse più facile l'immedesimazione da parte dei lettori più giovani e altrettanto spesso, proprio per questi motivi, lo si è ricondotto a una mera operazione di marketing editoriale. In realtà gli adolescenti di quell'epoca vivevano in tempi che erano stati flagellati dalle difficoltà economiche (il crollo di Wall Street era avvenuto appena un decennio prima e aveva mutato in maniera radicale il tessuto sociale del popolo statunitense), dalle rivolte sociali e dal gangsterismo. Molti di loro, una volta apprese le elementari nozioni scolastiche, erano già entrati nel mondo del lavoro e si ritrovavano, intorno ai dieci anni, a passare la maggior parte del tempo nelle fabbriche, nelle botteghe o per strada a svolgere compiti o mansioni più o meno leciti. A questi piccoli uomini Robin veniva proposto come un esempio. Un portatore di valori che quella società non aveva mai disconosciuto a livello teorico ma che, date le circostanze, facevano fatica ad avere un riscontro pratico. Così come il Pettirosso, tutte le giovani spalle dei super-eroi loro contemporanei finirono con l'avere anche questa importante valenza sociale.
Richard "Dick" Grayson, il primo Robin (bisogna specificarlo perché nella sua lunga storia editoriale ci sono stati altri quattro personaggi che ne hanno vestito i panni, senza contare la Carrie Kelly dell'elseworlds di Frank Miller The Dark Knight Returns), è l'erede di una famiglia di acrobati circensi che rimane improvvisamente orfano a causa dell'omicidio dei genitori ordinato da un boss della malavita alla quale il circo nel quale gli artisti si esibivano non aveva pagato il pizzo. Immediatamente adottato da Bruce Wayne ne diventa il suo perfetto complemento nella lotta al crimine nella città di Gotham City quando entrambi vestono i panni del Dinamico Duo. I colori sgargianti del suo costume in antitesi a quelli cupi di Batman, il chiacchiericcio stordente in contrasto col silenzio interrotto da pochi ordini precisi del suo mentore, la spensieratezza malgrado la drammaticità dei fatti vissuti che finisce col risolverli in maniera differente e più propositiva di quanto non abbia fatto il proprio padre adottivo che ha praticamente annichilito la propria adolescenza soffocandola nel dolore. Il ruolo del Robin è quindi attivo, vitale. Non è una semplice spalla, non è la marionetta del ventriloquo, ma è un alter ego, un punto di vista sull'esistenza differente e, per molti versi, una speranza ritrovata.



L'albo speciale che la D.C. ha pubblicato il 18 Marzo contiene dieci storie raccolte in cento pagine al costo di $ 9,99. Come già accaduto per altre pubblicazioni celebrative ci saranno almeno dieci copertine a opera di differenti artisti. Oltre alla versione regular di Lee Weeks e a quella completamente bianca (diventata ormai una tradizione), le restanti otto saranno ognuna ispirata alla rispettiva decade della storia editoriale del personaggio.


Di seguito l'elenco:

- 1940s di Jim Lee e Scott Williams

- 1950s di Julian Totino Tedesco 

- 1960s di Dustin Nguyen

- 1970s di Kaare Andrews

- 1980s di Frank Miller

- 1990s di Jim Cheung 

- 2000s di Derrick Chew

- 2010s di Yasmine Putri


La mia prima scelta è stata per la riproduzione di quella canonica e iconica degli anni Quaranta (vedi sopra). Delle dieci storie (vedi sopra l'immagine del sommario con i credits degli autori), quattro sono dedicate a Dick Grayson, sebbene solo nella prima di queste vesta i panni del Pettirosso. Nelle seguenti due indossa il costume di Nightwing, cioè la sua trasformazione in personaggio adulto, e nell'ultima quelle dell'Agente Segreto 37 del gruppo spionistico Spyral. Un'unica storia è dedicata ai due Robin più problematici, ovvero Jason Todd (il secondo) e Stephanie Brown (la quarta), mentre due ciascuno sono dedicate a Tim Drake (il terzo) e Damian Wayne (ultimo ed erede di sangue a tutti gli effetti di Bruce Wayne).




L'elenco dei Robin con le loro relative evoluzioni e carriera editoriale:

1) Richard "Dick" Grayson
- Detective Comics 38 (April 1940) come Robin
- Tales of the Teen Titans 44 (July 1984) come Nightwing
- Robin 0 (Oct. 1994) come Batman
- Nightwing: The Target 1 (Sept.2001) come Target
- Grayson 1 (July 2014) come Agent 37

2) Jason Peter Todd
- Batman 357 (March 1983) come Jason Todd
- Batman 366 (Dec. 1983) come Robin
- Batman: Under the Hood (Febr. 2005) come Red Hood
- Batman Incorporated (vol.2) 1 (July 2012) come Wingman.

3) Timothy "Tim" Jackson Drake
- Batman 436 (Aug. 1989) come Tim Drake
- Batman 442 (Dec. 1989) come Robin . 
- Robin 181 (Febr. 2009) come Red Robin.

4) Stephanie Brown
- Detective Comics 647 (Jun. 1992) come Stephanie Brown
- Detective Comics 648 (July 1991) come Spoiler
- Robin 126 (May 2004) come Robin
- Batgirl 1 (Aug. 2009) come Batgirl

5) Damian Wayne
- Batman 655 (Sept. 2006) come Damian Wayne
- Batman 657 (Nov. 2006) come Robin


La prima apparizione del primo Robin


Pierangelo Serafin

N.B. Trovate i link alle altre novità su Interviste & News!

lunedì 31 dicembre 2018

DIME WEB AUGURA A TUTTI "BUON ANNO NUOVO"!

BUON ANNO NUOVO!

Un altro anno sta per andarsene e "Dime Web" augura Buon Anno Nuovo a tutti i suoi amici, i suoi lettori e i suoi collaboratori, sperando che il 2019 ci porti la vostra MILIONESIMA VISITA! Vi lasciamo in buona compagnia, riscoprendo con voi lo straordinario catalogo Natale a Fumetti curato dal rapallese Carlo Chendi - uno dei massimi sceneggiatori italiani, noto per il suo ultradecennale impegno sul fronte disneyano - per la Mostra Internazionale dei Cartoonists che si tenne per l'appunto a Rapallo nelle festività natalizie del 2001 / 2002. Il catalogo, oltre a interessantissimi articoli sul Natale nel fumetto internazionale, contiene un numero enorme di tavole a colori e in bianco-e-nero ispirate dal X-Mas Spirit. Ci sono Magnus & Bunker con Alan Ford e Maxmagnus; c'è Battaglia con San Francesco; ci sono Carl Barks e i Disney Italiani con gli eroi del pupazzettismo americano; ci sono straordinari esempi del Natale in casa Marvel e DC; c'è il Ratman di Ortolani; ci sono i Peanuts; c'è Bobo di Staino; c'è Little Nemo di McCay; ci sono gli eroi del Corrierino; c'è Jacovitti con uno dei suoi spassosissimi paginoni centrali a colori; ci sono Berardi & Milazzo con Tom's Bar; c'è Martin Mystère; c'è il fumetto di satira disneyana del Der Hamburger Donaldist... e decine di altre cose con le quali lustrarsi gli occhi e sognare. Un oggetto da ritrovare! (f.m.)









giovedì 15 febbraio 2018

CARMINE INFANTINO: L'UOMO DEL RINNOVAMENTO DEI COMIC


di Pierangelo Serafin

Il tempo dell’oblio

Può sembrare strano che uno dei generi più conosciuti del medium fumetto come quello dei super-eroi possa aver passato un periodo di oblio pressoché totale (a eccezione di personaggi storici quali Superman, Batman e Wonder Woman, sempre presenti nelle edicole) durato quasi un decennio, tra il 1947 ed il 1956.

Il Flash originale - "Flash Comics" n. 1, gennaio 1940


Alla fine del secondo conflitto mondiale un autentico esercito di eroi mascherati messo in campo dalle varie case editrici (l’esempio più famoso ed eclatante è il Captain America della Timely creato dai giovanissimi Joe Simon e Jack Kirby), che nell’immaginario sforzo bellico contro le forze del Terzo Reich aveva trovato l’ideale scenario per lo svolgimento delle proprie avventure, perse ogni ragione di essere... Come la storia spesso insegna, quando ci si trova tra le macerie di un mondo da ricostruire gli eroi si mettono in disparte e lasciano all’opera le persone comuni.
Così maschere e costumi lasciarono il posto a poliziotti e pompieri, a stelle del cinema e intrecci romantici, ai racconti del vecchio West e alle mummie e i fantasmi del genere horror, nonché alla fantascienza e alla fantapolitica, con le due nuove minacce portate all’American Way of Life (fittizie o reali che fossero), quali gli alieni e i temutissimi comunisti.


Verso la nascita del nuovo Flash... 

Un nuovo bolide scarlatto

Una comunque vasta platea di lettori era rimasta affezionata a quei personaggi dai variopinti costumi e dagli straordinari poteri e aveva provveduto, nel corso degli anni, a subissare di richieste sotto forma di missive la redazione della National Periodical Publications, cosicché, quasi alla chetichella, nel quarto numero datato Settembre/Ottobre 1956 di una rivista contenitore (“Showcase”, appunto) fece la sua apparizione un nuovo eroe mascherato… con un vecchio nome: The Flash.
Alla casa editrice pensarono bene di recuperare il vecchio personaggio operandone un restyling grafico che lo mettesse al pari dei tempi, in quanto il Flash originale, che venne creato nel 1940, sarebbe stato decisamente anacronistico nella nuova realtà degli anni Cinquanta. Ed è proprio un vecchio fumetto di Flash (simbolico trait d’union tra passato e presente) quello che Barry Allen sta leggendo nel suo laboratorio prima che un fulmine colpisca le sostanze chimiche contenute nell’armadietto antistante - sostanze che, infradiciandolo, gli doneranno il potere dell’ultra velocità.
L’autore grafico di questa riscrittura è un artista americano (nato a Brooklyn il 24 Maggio 1925) di chiare origini italiane che lavorava per la National da quasi una decina d’anni: il suo nome è Carmine Infantino. The Mystery of the Human Thunderbolt! è probabilmente uno degli episodi più ristampati della storia del fumetto americano e viene considerata l'avventura che ha dato inizio alla Silver Age of Comics.


"Showcase" n. 4: copertina e splash page della prima, storica storia del nuovo Flash


I canoni artistici della nuova era

La parola d’ordine per gli artisti della Silver Age era “normalizzare” l’immagine dell’eroe, che non avrebbe dunque più ostentato un "mascellone" volitivo o un torace possente, ma sarebbe stato più simile all’uomo comune, all'uomo di tutti i giorni.
Così è dunque anche per il Flash di Carmine Infantino, del quale la calzamaglia non esalta alcuna muscolatura in particolare e che, sebbene sia un velocista, non viene neppure eccessivamente stravolto dal suo incedere a ultra velocità. In una famosa doppia tavola intitolata How I Draw the Flash pubblicata su “Flash Annual” n. 1 l’artista rivela quale sia uno dei trucchi visivi che determinano l’effetto velocità donato al suo personaggio.

Carmine Infantino spiega il segreto per disegnare un dinamico Flash. Tavole tratte dall’albo speciale Superman contro Flash – La più grande corsa di tutti i tempi, pubblicato dall Editrice Cenisio nel 1979.

Importante fu anche il taglio che seppe dare ai riquadri all’interno della tavole, accentuando salite e discese con vignette slanciate verso l’alto oppure evidenziando il senso di velocità della corsa con vignette orizzontali.

Esempi di costruzione delle tavole di Infantino. Per il dinamismo di Flash inquadrature larghe. Immagine tratta da L’invasione delle creature nuvola, da “Flash” n. 111, pubblicata in “DC Comics Story” n. 17. La caduta di Batman in vignette strette e alte tratta da una delle tante ristampe della storia Il castello dei mille pericoli, da “Detective Comics” n. 329, pubblicata in “Batman” Cenisio n. 17.

Caratteristiche furono anche le skylines futuristiche delle città nelle quali erano ambientate le storie, sia che si trattasse di città americane dell’epoca, sia quelle di Gorilla City, sia quelle di un lontano futuro, sia quelle di un pianeta lontano qual era Rann, luogo nel quale erano ambientate le avventure di Adam Strange alle quali Infantino contribuì per una trentina di albi, dal numero 53 al numero 84 della testata “Mystery in Space” tra il 1959 e il 1963.
Tutte queste innovazioni si fecero man mano che l’autore prendeva confidenza con il Bolide Scarlatto; tavola dopo tavola, numero dopo numero e soprattutto con un consenso da parte dei lettori sempre più crescente. I tempi, contrariamente a quella che era la caratteristica del personaggio, erano piuttosto lenti e prima di avere attendibili dati di gradimento era necessario attendere mesi.
Le prime otto storie del rinnovato Flash vennero spalmate in quattro numeri di “Showcase” (4, 8, 13 e 14) che uscirono tra il settembre 1956 e il giugno 1958, e si dovette attendere addirittura il febbraio del 1959 perché Flash potesse disporre di un albo tutto per sé; ma non si trattò di una nuova partenza, quanto piuttosto di una prosecuzione che si potrebbe interpretare come un atto di continuità.
Come se dieci anni non fossero passati la testata riprese dal numero 105, cioè dal numero successivo a quello dove era stata interrotta nel febbraio del 1949.
Sul personaggio di Flash Infantino restò per due lunghe run; la prima durò dal numero 105 al numero 174 (compresi i quattro suddetti numeri di “Showcase” e coprendo un periodo che va dal 1956 al 1967) per poi tornarvi dal numero 296 al 350 (dal 1981 al 1985, anno di chiusura della prima storica serie).


Una parte della pittoresca Rogue’s Gallery sulla suggestiva copertina di “Flash” n. 174

Durante la prima run di Flash venne creata la più consistente, variopinta e bizzarra schiera di oppositori del Velocista di Central City (e di un eroe dei comic in generale, a eccezione forse di molti strampalati antagonisti del Daredevil di casa Marvel) che prese il più famoso nome di Rogue's Gallery e che vanta tra i suoi membri personaggi del calibro di Mirror Master, Captain Cold, Gorilla Grodd, Captain Boomerang, Weather Wizard e altri ancora.
Oltre a questi avversari - a volte solitari, altre volte coalizzati tra di loro - che si preoccupavano di rendere più colorite le avventure del Bolide Scarlatto va ricordato anche colui che di Flash sarà prima la spalla e poi l’erede nel periodo post Crisis: quel Kid Flash che in realtà è l’alter ego di Wally West (e che diventerà nipote di Barry Allen dopo il matrimonio con la zia Iris West) e che compare dal numero 110 di “Flash”.


Le origini di Kid Flash narrate nel 1975

Il ritorno degli eroi

Il successo ottenuto da Flash portò al restyling di personaggi storici come Wonder Woman (affidata dal numero 98 della propria collana datato maggio 1958 a Ross Andru e Mike Esposito) e Superman (sul quale Curt Swan cominciò a operare dal 1960, anche sulle storie, dopo un discreto tirocinio con le copertine), mentre si trattò di un vero e proprio reboot per altri personaggi come Green Arrow (sul quale operò Jack Kirby) nel 1958, Green Lantern (grazie a Gil Kane e Joe Giella) nel 1959, Atom (ancora Gil Kane con Murphy Anderson) e Hawkman (con il maestro Joe Kubert), entrambi nel 1961.
Gradualmente, molto lentamente ma con una discreta progressione (per meglio tastare il polso ai lettori), il pantheon degli eroi D.C. si rinnovò, creando un nuovo interesse intorno al genere super-eroistico che portò così una nuova linfa vitale nel mondo dei comic.
Inevitabilmente altre case editrici ritentarono la carta degli eroi mascherati, ma quella che emerse come autentica e reale concorrente della D.C. fu la Marvel che, risorta dalle ceneri della defunta Timely, ufficialmente entrò in gioco con “Fantastic Four” n. 1, datato novembre 1961.


"Flash" n. 123, 1961

Una nuova continuity

In casa D.C. l’innovazione più importante avvenne nel settembre 1961, quando uscì la seminale Flash of Two Worlds (pubblicata su “Flash” n. 123) che sanciva la connessione e il reciproco riconoscimento tra l’universo di quella che verrà chiamata Terra 1 (nella quale operavano i nuovi supereroi degli anni Sessanta) e l’universo di quella che sarà definita Terra 2 (nella quale invece si trovano gli eroi della Golden Age, che avevano chiuso il loro percorso editoriale una quindicina d’anni prima): universi paralleli divisi, affinché non collidessero tra di loro, sul piano vibrazionale. Di fatto questa idea fu alla base del primo rinnovamento temporale di continuity all’interno dell’universo D.C. e pose una netta linea di separazione tra gli eroi della prima generazione e quelli moderni.
Da tutte queste rigenerazioni e rinascite rimase escluso per molto tempo un unico eroe: Batman. Quando le vendite delle testate dedicate all’eroe di Gotham scesero al di sotto della soglia della legittima preoccupazione la casa editrice convinse il suo creatore Bob Kane della necessità di un rinnovamento per un personaggio che ormai si trovava al di fuori di ogni contesto dell’epoca - sia a livello di testi, sia a livello grafico. Al capezzale dell’agonizzante Uomo Pipistrello venne chiamato ancora una volta Carmine Infantino che con il rinnovamento di Batman chiuse idealmente il cerchio delle rinascite in casa D.C..


Copertina di “Detective Comics” n. 327 e splash page della storia del nuovo Batman

Il new look di Batman

Dopo venticinque anni di controllo sulla propria creatura (la paternità coatta di Bill Finger verrà riconosciuta solo nel 2015; settantasei anni dopo la creazione del personaggio!) Bob Kane deve rassegnarsi alla nuova visione dell’editore Julius Schwartz, dello scrittore Gardner Fox e soprattutto del disegnatore Carmine Infantino, che opererà una cura snellente sul detective mascherato e doterà il suo costume di un ovale giallo al centro del petto nel quale il simbolo del pipistrello acquisterà una maggiore evidenza (a livello di merchandising finalmente si poteva avere qualcosa di comparabile allo scudo con la “S” di Superman e quindi più facilmente sfruttabile). The Mystery of the Menacing Mask! (si noti l’analogia col titolo della storia che rilanciò Flash, ovvero la succitata The Mystery of the Human Thunderbolt!) viene pubblicata su “Detective Comics” n. 327 datato maggio 1964 (esattamente trecento numeri e venticinque anni dopo la prima apparizione di Batman, avvenuta su "Detective Comics” n. 27 del maggio 1939).
Il team creativo riporta Batman e Robin alle storie dì ambientazione urbana degli inizi ponendo fine a improbabili giri per l’universo su pianeti distanti dai quali arrivavano pittoreschi criminali alieni ma dimostra di avere ben poca dimestichezza col personaggio tanto che, nella famigerata quarta vignetta di pagina tredici, Batman si trova a intimare ordini perentori agli avversari appena sconfitti con una pistola in mano.

La vignetta incriminata che suscitò un certo scalpore nei lettori dell’epoca

A parte il piccolo passo falso iniziale il contributo di Infantino risolleva le sorti editoriali del Detective di Gotham, ma, malgrado il successo ottenuto, l’artista non rimane affezionato al personaggio quanto lo era stato per Flash. Tutto il lavoro svolto sui comic book di Batman (poco più di cinquecento tavole, tra storie e copertine) dal maestro di Brooklyn è infatti raccolto in un unico volume cartonato intitolato Tales of the Batman – Carmine Infantino. L’artista lavorerà anche sulle strisce di Batman, ma solo in maniera sporadica durante il periodo 1966/67 e in un secondo tempo in maniera più continuativa tra il gennaio 1990 e il maggio 1991. Del suo periodo sul personaggio del Crociato Incappucciato è da ricordare la storia che introdusse la nuova Batgirl (che nell’ennesimo reboot è Barbara Gordon, la figlia del commissario Jim Gordon), The Million Dollar Debut of Batgirl, pubblicata su “Detective Comics” n. 359 datato Gennaio 1967.

"Detective Comics" n. 359 – copertina e splash page. In Italia verrà pubblicata su “Batman” Mondadori n. 2

Paradossalmente l’immagine legata al Dinamico Duo che più viene ricordata è una pin up che venne allegata al centro di “Detective Comics” n. 352 e che è stata utilizzata come copertina per la celeberrima raccolta di storie Batman from the 30’s to the 70’s pubblicata nel 1971 dalla Crown Publisher’s Inc. (in Italia Batman dagli anni 30 agli anni 70 pubblicato da Milano Libri Edizioni nel 1973) e per la suddetta Tales of the Batman – Carmine Infantino pubblicata da D.C. Comics nel 2014.

L’iconica immagine di Batman e Robin sfruttata per tantissime edizioni. Quando la Milano Libri Edizioni ristampò negli anni ‘90 lo storico volume Batman dagli anni 30 agli anni 70 la rese in bianco-e-nero sulla copertina di cartoncino che si trova sotto la canonica sovraccoperta a colori. Nella prima edizione del volume la copertina era un semplice cartoncino telato con sovraincisione del logo di Batman sul dorso.

Nel 1967, al fine di rilanciare le munifiche offerte fatte da Stan Lee per avere Infantino alla Marvel, la D.C. decise di promuovere l’artista al ruolo di art director prima e direttore editoriale dopo; a lui si devono l’ingaggio di Dick Giordano proveniente dalla Charlton Comics e Jack Kirby dalla Marvel, nonché il lancio di nuovi talenti quali Denny O’Neil e Neal Adams. Quando venne rimpiazzato da Jenette Kahn nel 1976 Infantino tornò a lavorare come freelance e finalmente poté andare a fare esperienza alla Marvel, anche se lavorò con una certa continuità solo su “Spider-Woman” e su “Star Wars”. Tornato in D.C. nel 1981 diede il suo contributo, tra i vari lavori di quel periodo, al celebrativo numero 500 di “Detective Comics”, alla seconda serie di “Supergirl”, alla mini serie “Super Powers” e alla lunga succitata seconda run su “Flash” dal numero 296 fino al numero 350 che sancì la chiusura della serie. L’ultima storia disegnata da Infantino fu però un tributo all’appena scomparso storico collega Julius Schwartz, pubblicata su “D.C. Comics presents: Batman" n.1 datato Settembre 2004 e intitolato suggestivamente Batman of Two Worlds.

La cover dell’ultimo numero della serie di Flash.

Carmine Infantino morì nella propria casa di Manhattan il 4 Aprile 2013.


Le pubblicazioni in Italia relativamente a Flash e Batman

Sebbene gli “Albi del Falco / Nembo Kid” fossero editi da Mondadori fin dal 1954 fu soltanto sul finire del 1960 che Flash fece la sua prima apparizione. La storia che venne pubblicata sul numero 241 della collana non fu precisamente la prima in ordine cronologico, ma fu Il conquistatore preistorico (Conqueror from 8 Millions B.C.!), originariamente pubblicata su “Flash” n. 105, contenente un breve flashback sulle origini del personaggio.

Le copertine degli “Albi del Falco / Nembo Kid” n. 241 - con la prima apparizione di Flash - e n. 438 - con la prima apparizione del new look batmaniano

La bruttissima copertina nostrana dell’albo è realizzata con un fotomontaggio di un’immagine di Flash incredibilmente mal riuscita tratta dalla cover di “Flash” n. 107 (che viene attribuita a Carmine Infantino e Joe Giella ,ma sorge legittimo il sospetto che sia stata realizzata esclusivamente da quest’ultimo e che Infantino più che i disegni abbia fatto un layout) presentato da un appena poco meno brutto ritratto di Nembo Kid. Un’immagine simile è utilizzata per il “Superalbo Nembo Kid” n. 6 uscito lo stesso mese e che pubblica Il mistero di Gorilla City (Menace of the Super Gorilla!), pubblicata in origine su “Flash” n. 106.
Soltanto su “Superalbo Nembo Kid” del 20 Dicembre 1962 si può finalmente leggere la storia del debutto,  che viene semplicemente intitolata La prima avventura di Flash; in compenso Il mistero del fulmine umano è il titolo che venne dato al primo volume dedicato a Flash della collana “DC Comics Story” pubblicata da “Il Sole 24 Ore” nel 2014.

Copertine dei “Superalbo Nembo Kid” n. 20 - con la storia Flash in due mondi (Flash of Two Worlds) - e n. 31 - con la prima storia della Silver Age

Le storie di Flash vennero regolarmente pubblicate su entrambe le testate fino alla loro chiusura o, come nel caso degli “Albi del Falco / Nembo Kid”, finché non cambiarono formato e denominazione in “Superman”. Dal 1967 in avanti (anche se è un periodo che non riguarda più Infantino come illustratore) appariranno sia in “Batman” che in “Superman”, seppur in maniera saltuaria e discontinua. Le storie del secondo periodo di Infantino su Flash sono tuttora in buona parte inedite nel nostro Paese.
Il Batman del new look fece invece la sua prima apparizione sul numero 438 di “Nembo Kid” datato 6 Settembre 1964 e The Mystery of the Menacing Mask! divenne una fantasiosa Pronto soccorso per criminali. Le avventure di Batman e Robin verranno pubblicate nei “Nembo Kid”, nei “Superalbo” e infine, da dicembre 1966, nella testata “Batman”.

Copertina di “Batman” Mondadori n. 15

Del Batman del secondo periodo di Infantino (che comunque fu davvero poca cosa rispetto alla mole di lavoro svolta per Flash) rimangono inedite in Italia le strisce quotidiane degli anni Novanta, quattro numeri di “The Brave and the Bold” e la storia omaggio a Julius Schwartz.


Concludendo: una pubblicazione consigliata

Fortunatamente su Carmine Infantino si trova davvero molto in Rete, ma se c’è un libro abbastanza esauriente sull’artista di Brooklyn questo è Carmine Infantino – Penciler. Publisher. Provocateur di Jim Amash pubblicato dall’impareggiabile TwoMorrows. Si tratta di 224 pagine per 26,95 dollari nella versione softcover, mentre la versione hardcover prevede 16 pagine in più stampate a colori su carta patinata per 46,95 dollari. La prima edizione del libro venne pubblicata nel 2010 quando il Maestro era ancora in vita.

Copertina della versione hardcover del volume della TwoMorrows Publishing


Pierangelo Serafin

N.B. Trovate i link agli altri articoli "storici" su Cronologie & Index!

sabato 10 settembre 2016

FAKE COVERS 4: DYLAN DOG IRROMPE NEL DC UNIVERSE!

di Roberto Coltro

Continua la saga delle imperdibili Fake Covers di Roberto Coltro. Stavolta tocca a Dylan Dog, che vediamo impegnato con personaggi piovuti direttamente dall'americano DC Universe - quello di Superman, Batman e compagnia bella! Abbiamo sviluppato una sorta di buffo abbozzo di storia, che speriamo possa strapparvi un sorriso - oppure l'intera faccia, come direbbe Groucho! Buona visione e lettura! (s.c. & f.m.)




Tutto era iniziato con un marchio giallo, pardon!, rosso, tracciato su un muro proprio dietro Craven Road... Dylan Dog era stato avvertito: gli Watchmen dicevano in giro di avere ormai il fiato sul collo dell'Indagatore dell'Incubo, che presto avrebbe avuto un ruolo di prim'ordine in un'emergenza planetaria con focus sulla città del Big Ben! Tipi tosti, questi Watchmen, non inclini a raffinate argomentazioni sociologiche: inutile chiedere a loro quale fosse tale "emergenza"... Dylan aveva chiesto perciò chiesto aiuto a un "cervellone"... Falsa partenza, perché costui si era rivelato un po' troppo "calcolatore"...




Allora il Nostro, seguendo il suggerimento di Groucho, aveva deciso di rivolgersi per a un collega apparso di recente sulla scena londinese, un investigatore particolare, un po' meno "politicamente corretto" di lui...




Costui - chiamamolo Jay See - aveva inoltre amici molto potenti su cui contare nel circuito della magia nera e bianca - gente con i controcosiddetti, gente che Dylan conosceva già e che se volevano si mangiavano tutti a pezzettini a colazione, lui compreso...




Niente da fare!, era stata la deludente risposta degli stregoni - il piano della realtà si era definitivamente incrinato e il futuro non prometteva niente di buono. Avevano però scoperto che il pericolo veniva da Batman...



...che in America, a Gotham, si era troppo accanito contro i suoi classici nemici. Questi, ormai stufi di essere battuti come tappeti già da prima della Seconda Guerra Mondiale, si erano coalizzati e avevano deciso di cambiare sponda dell'Atlantico, migrando in massa a Londra...


...ovviamente capeggiati dal Joker...


...che, per mettere i bastoni fra le ruote di Dylan Dog, non aveva esitato a scagliargli contro zombie di nuova concezione...


...e ogni altro genere di "bizzarra" creatura!



Alas! Dylan non era certo il solo a rischiare la pelle contro questi nuovi mostri venuti da un altro mondo. Gli esseri malvagi si erano trascinati dietro nuovi eroi disposti a lottare a fianco dell'Uomo di Londra. Ma Dylan non aveva avuto dubbi: aveva scelto solo bellissime donne... Donne attratte dal fascino europeo alla Everett... Donne coraggiose, che avevano fatto da scudo super-umano per l'amato Dylan... lasciandoci la pelle!




Ne caddero a decine, di queste ragazze in costume, nella Battaglia di Londra. Era tutto perduto? Venne infine un Altro a tentare di porre un freno a questa ecatombe britannica di super-eroine a stelle-e-strisce...


...ma anche il Figlio di Krypton dovette arrendersi all'aria del Tamigi.... Per sempre! Dylan poteva contare ormai solo sull'ultima della serie di pupe in calzamaglia. Batgirl non si sarebbe mai tirata indietro, ma un tarlo le si insinuò nel cervello... °°°Non porterà mica sfiga, questo qui?


Roberto Coltro

N.B. Trovate i link alle altre puntate delle Fake Covers su Cronologie & Index!

lunedì 23 maggio 2016

L'ANGOLO DEL BONELLIDE (XXIV): JOHN CONSTANTINE, I DEMONI AMBIGUI DI UN MAGO BASTARDO. DAL FUMETTO ALLA TV

di Andrea Cantucci

Matt Ryan nel ruolo di John Constantine


“Non lavoro né per il Paradiso né per l’Inferno.”
da Hellblazer n. 8 (1988)


Dal 22 Aprile 2016 ogni venerdì sera va in onda in chiaro su Italia 1 una serie di telefilm prodotta dalla rete americana NBC e dedicata a Constantine, personaggio di punta dei fumetti “per lettori maturi” della linea Vertigo della DC Comics. Dopo l’esordio del telefilm originale, la cui prima stagione è stata trasmessa negli U.S.A. tra il 2014 e il 2015, la RW Edizioni, prevedendone forse l’arrivo anche da noi, ha iniziato a far uscire nelle edicole italiane dal Gennaio 2015 una ristampa economica delle prime avventure a fumetti di John Constantine, in un mensile in bianco e nero formato bonellide tutt’ora in corso di pubblicazione.
Nella versione per il piccolo schermo, che già era stata trasmessa in Italia a pagamento su Premium Action dal settembre 2015, l’occultista inglese in trench è interpretato dall’attore gallese Matt Ryan, molto più somigliante al personaggio originale rispetto al bravo ma meno adatto Keanu Reeves che lo ha impersonato in un film del 2005. Anche le storie dei telefilm hanno più attinenza coi soggetti dei fumetti, da cui a volte sono direttamente tratte, con efficaci effetti speciali coerentemente impiegati ma anche con varie differenze. 

Keanu Reeves è John Constantine nel film del 2005

 
In generale la serie TV è concentrata quasi esclusivamente su temi soprannaturali, più o meno derivati dai miti cristiani, laddove gli episodi disegnati originali non solo hanno più introspezione e spessore narrativo, ma esplorano argomenti molto più ampi. Le storie a fumetti di Constantine infatti non sono solo dei semplici horror parapsicologici, ma spesso trattano anche di denuncia sociale, con riferimenti alle disastrose politiche liberiste, alle condizioni miserevoli dei senzatetto, alle comunità hippy e a sensibilità mistiche alternative, nonché a un pacifismo e un antimilitarismo che ormai sembrano purtroppo lontani dalla sensibilità attuale.
Anche la provocatoria critica del fanatismo religioso monoteista tipica della serie a fumetti, che vede Constantine schierarsi tanto contro i demoni infernali che contro certe sette cristiane, nei telefilm risulta assai più blanda, quando non rischia di trasformarsi addirittura nel suo contrario, mettendo in scena come niente fosse invisibili angeli custodi ed esorcismi quasi in stile cattolico, probabilmente per evitare gli strali di quel pubblico più puritano e bigotto che negli U.S.A. non manca di certo. Anche lo spettatore che apprezzi giustamente il telefilm, trovandovi comunque temi inquietanti rivolti a un pubblico decisamente adulto, tra un’impostazione da team di acchiappa-fantasmi e qualche stereotipo religioso di troppo difficilmente si accorgerà di trovarsi di fronte a uno degli antieroi in assoluto più originali, umani, tormentati e ambigui mai creati da degli sceneggiatori britannici in un fumetto U.S.A., a meno che non ne conosca le storie originali…

Matt Ryan - John Constantine in uno dei rari momenti in cui fuma

Insomma, benché gli autori televisivi abbiano fatto del loro meglio per conservare il provocatorio carisma del personaggio, tentativo tutto sommato in parte anche riuscito grazie alla collaborazione all’episodio pilota del valido regista inglese Neil Marshall, va irrimediabilmente persa una consistente parte della difficile e complessa personalità di John Constantine, in origine affidata soprattutto alla caustica prosa degli scrittori originali. Il sintomo più superficiale di ciò è che John, abituato nei fumetti a consumare grandi quantità di nicotina e alcool, in TV non fuma per niente o quasi, benché la serie sia sconsigliata ai minori. Si direbbe che per la NBC la vista di un protagonista che fuma sia più terribile e deleteria di quella dei demoni dell’Inferno…


1°apparizione di John Constantine su SwampThing n°37 (DC, 1985)

Il vero John Constantine esordì nel giugno 1985, sul n°37 dell’albo Swamp Thing (La Cosa della Palude), scritto da Alan Moore e disegnato da Rick Veitch e John Totleben. Furono proprio i disegnatori principali della serie, Totleben e Bissette, da buoni fan dei Police, a chiedere a Moore di inserire un personaggio somigliante al cantante Sting e tale fisionomia ha appunto Constantine nelle sue prime apparizioni, in cui è più azzimato e cinico di quanto sarebbe stato in seguito. In Swamp Thing, l’enigmatico occultista inglese è usato da Moore per istruire il mostruoso protagonista dell’albo su delle sue facoltà di cui sta lentamente prendendo coscienza e per guidarlo in un’odissea attraverso i più oscuri segreti dell’anima nascosta dell’America.
È ironico ma giusto che a svelare le ipocrisie dietro cui si nascondono gli aspetti più corrotti dei puritani Stati Uniti sia un personaggio inglese, il cui disincantato sguardo europeo può vedere al di là di tutte le ingenuità propagandistiche di cui tanti americani amano ammantare l’idea del proprio paese. Da questo punto di vista, si può dire che, dietro il volto di Sting, Constantine incarni all’inizio quasi una proiezione autobiografica dello stesso Alan Moore, lo sceneggiatore inglese che più d’ogni altro ha stravolto e riportato a una statura davvero più umana, concreta e discutibile l’immagine dei fin troppo idealizzati eroi americani.

Swamp Thing n°37 (DC, 1985)

Moore introduce Constantine come una sorta di mago in borghese già con un passato e che conosce molti altri personaggi esoterici della DC, come lo Straniero Fantasma e la maga Zatanna, ma a differenza degli eroi magici tutti d’un pezzo di questo tipo, il buon John ha principi morali meno rigidi, è abbastanza privo di scrupoli da raggiungere i propri scopi in modi particolarmente subdoli e, pur senza condividere con nessuno i propri misteriosi segreti, non risparmia battute e allusioni dal cinico umorismo macabro. Le allusioni a un misterioso passato di Constantine avrebbero poi permesso ai successori di Moore di esplorarne i molti aspetti nascosti, fino a dotarlo di una complessità e profondità umana non comune tra gli eroi dei fumetti seriali.
Nel telefilm invece si punta un po’ di più sull’aspetto superficiale delle battute ironiche e a volte l’attore Matt Ryan, parlando con nonchalance di improbabili magie e incantesimi, finisce per somigliare più a un comico alla Jim Carrey o a una delle versioni scherzose del dottor Who che all’ambiguo e affascinante Constantine dei fumetti, ma in altri momenti la sua interpretazione risulta molto più attinente al personaggio. Va anche detto che gli autori televisivi non hanno avuto la possibilità di approfondirne più di tanto la psicologia, visto che la serie TV per ora si è interrotta al tredicesimo episodio che ne ha concluso la prima stagione.


John Constantine da SwampThing n°50 (DC, 1986)

Il Constantine dei fumetti di Moore ha un ruolo fondamentale nel ciclo American Gothic, che ha la sua apoteosi nel n°50 di Swamp Thing, in cui il sarcastico mago inglese per organizza un gruppo di occultisti che, in una sorta di seduta spiritica, indirizzano le loro energie mistiche per opporsi al sorgere di una misteriosa entità oscura primordiale. Un’analoga oscurità che avanza è citata di continuo nei telefilm per indicare un’altrettanto tenebrosa e misteriosa minaccia, ma qui sembra preannunciare più una fusione tra i piani di esistenza infernale e terrestre che un’incontro tra forze mistiche opposte come nel fumetto.


1°apparizione di suor Anne Marie su SwampThing n°37 (DC, 1985)


Claire van der Boom nel ruolo di suor Anne Marie

Una scena della serie TV Constantine

Comunque la serie TV attinge a vari elementi di questa saga di Moore, rielaborandoli molto liberamente. In particolare nell’ottavo e nono episodio televisivo ambientati in Messico appare uno dei più vecchi soci di Constantine nelle arti occulte, la suora Anne Marie (interpretata dall’attrice Claire van der Boom), che qui ha conosciuto John molto più intimamente ed è molto meno anziana di come era stata disegnata in origine da Veitch e Totleben, ma somiglia abbastanza alla versione più giovane vista nei fumetti in un flashback nel 1988. Negli stessi due episodi TV lei e John Constantine devono vedersela con l’oscura setta sudamericana chiamata brujeria, che scatena contro di loro il terrificante essere dalle membra disarticolate detto invunche, altre creazioni di Moore apparse anch’esse originariamente nel ciclo a fumetti American Gothic. In TV però la brujeria, da setta genericamente malvagia, assume aspetti più legati al satanismo e a demoni di diretta ispirazione cristiana. Anche suor Anne Marie, nel nono episodio televisivo, libera Costantine da un demone grazie a un esorcismo in stile vagamente cattolico. È quindi abbastanza chiaro che il network e i produttori si mostrano molto più condiscendenti verso le superstiziose idee cristiane imperanti rispetto ai ben più provocatori sceneggiatori originali. Infatti nei fumetti Moore si divertiva a far uccidere quasi subito dal mostruoso invunche quella che lì era un’antipatica suora integralista, mentre il suo successore Delano in uno dei primi episodi con protagonista Constantine fece apparire il fantasma della religiosa seduto su un cesso. 


Il fantasma di Emma da_Hellblazer n°1 (DC, 1988)

Sia nei rapporti con Anne Marie che con altri suoi soci, la prima versione del Constantine a fumetti si caratterizza come un affascinante ma cinico ingannatore che, sia pure per delle giuste cause, coinvolge altre persone in imprese occulte pericolosissime, tacendo quale sarà la loro probabile fine e in pratica usandole finché gli sono utili o non rimangono uccise. Con la sola eccezione della sua amante Emma, nelle storie di Moore non sembra ancora che a John importi molto di tutti coloro che cadono morti al suo fianco, ma va detto che anche lui rischia la propria vita con la stessa apparente leggerezza con cui mette in pericolo quelle altrui. La tendenza di John Constantine a sacrificare ogni volta i propri amici ritorna ancora di più nelle prime storie della serie a fumetti che lo vede protagonista intitolata Hellblazer - gioco di parole intraducibile che può alludere a vari significati, da Ardente di Fiamme Infernali a Vestito d’Inferno, da Esploratore dell’Inferno a Divulgatore Infernale, riferendosi quindi in ogni caso a uno che non fa una vita troppo tranquilla o piacevole.

Constantine disegnato da John Ridgway su Hellblazer n°1 (DC, 1988)


Nella serie personale di Constantine la sua precisa somiglianza con Sting viene definitivamente accantonata e il personaggio acquista una fisionomia più personale tratteggiata dal disegnatore John Ridgway, anch’esso inglese. La decisione, molto probabilmente presa dall’editore più che dagli autori, non può certo stupire visto che, fin dalla sua introduzione su Swamp Thing, la DC si era mostrata molto preoccupata che prima o poi il famoso cantante potesse protestare o farle causa vedendosi citato senza permesso in un fumetto horror.

Hellblazer n°1 (DC, 1988)

Hellblazer n°2 (DC, 1988)
 
Già sui primi due numeri di Hellblazer del 1988, lo sceneggiatore britannico Jamie Delano, alle prese con la terza serie ereditata dall’amico e connazionale Moore dopo D.R. & Quinch e Capitan Bretagna, non esita a ribadire il lato più bastardo di John Constantine, facendogli compiere un vero e proprio tradimento ai danni di un altro vecchio amico e socio di nome Gary Lester. Per quanto Gary potesse esserselo un po’ meritato, avendo liberato incautamente sulla Terra un demone che stava compiendo una vera e propria strage, il fatto che John, insieme al mago vudù Papa Midnite, intrappoli subdolamente il demone nel corpo dell’amico condannandolo a morte, non è esattamente una delle azioni che ci si aspetterebbe da un eroe dei fumetti. 


Jonjo O’Neil nel ruolo di Gary Lester
  
In effetti Constantine, per quanto lotti contro ogni sorta di creature oscure, non può essere definito proprio un eroe, anche se fin da questi suoi primi episodi dimostra di non essere neanche così privo di una coscienza come sembrava in precedenza, visto che mentre l’amico è divorato dal demone della Fame, John è a sua volta divorato dai sensi di colpa e perseguitato dai fantasmi di tutti gli amici di cui ha provocato la morte. Il Constantine di Delano insomma, rispetto a quello di Moore, pur mantenendosi altrettanto controllato e apparentemente spietato nel fare ciò che deve per salvare il maggior numero di persone possibile, finisce subito dopo per mettere da parte l’ironia dietro cui si nasconde e dover fare i conti, oltre che coi veri demoni infernali, anche coi propri demoni interiori generati dalla cattiva coscienza delle proprie discutibili azioni.

Hellblazer n°1 pag. 38 (DC, 1988)

Quella prima storia di Hellblazer, intitolata Hunger (Fame), in TV è stata adattata con lo stesso titolo nel quarto episodio, approfittando del fatto che le sceneggiature di Delano hanno già un andamento da telefilm (di quelli bizzarri e inquietanti stile Doctor Who o X-Files), ma anche in questo caso ci sono differenze con la versione disegnata, come l’assenza di Papa Midnite, che pure ha un ruolo importante in altri episodi TV. 


Prima apparizione di Gary Lester su Hellblazer n°1 (DC, 1988)

 
Ma soprattutto il Constantine televisivo, pur manipolando Lester (qui interpretato da Jonjo O’Neil), non lo costringe a farsi possedere e divorare dal demone contro la sua volontà ma lascia compiere a lui la scelta di sacrificarsi, auto-assolvendo così la propria coscienza, e resta poi ad assisterlo nella sua agonia fino alla fine, mentre nel fumetto tutto ciò che John fa è di ubriacarsi per non sentirne le urla. In compenso certe scene di particolare effetto, come il demone che entra e esce dai corpi in forma di sciame di insetti o la visione in cui Constantine scambia un suo occhio con quello di un sacerdote africano, sono ripresi fedelmente dal fumetto.


Lo scambio dell'occhio. Hellblazer n°1 pag20-21 (DC,1988)

Tra i testi raffinati e provocatori di Delano e i disegni inizialmente affidati al realistico artista inglese John Ridgway, che all’epoca aveva già una ventennale esperienza nei fumetti di guerra e fantascienza, gli albi di Hellblazer, pur pubblicati in origine nel solito formato comic book spillato e a colori piatti (lo stesso dei super-eroi), si caratterizzano fin dall’inizio come storie sperimentali di alto livello, ben al di sopra della qualità più o meno commerciale che di solito si associa agli spin-off delle testate di successo. A impreziosire la qualità dell’albo contribuiscono le belle copertine con dipinti e collage dell’inglese Dave McKean, seguite subito dopo da quelle di Kent Williams, Glenn Fabry e altri, vere opere d’arte affascinanti e allusive che, in anni in cui non era ancora abituale tale approccio, distinguono nettamente Hellblazer dai comic book dello stesso periodo.


Matt Ryan in una scena di Constantine

 
Da subito Hellblazer è insomma molto più di un semplice derivato di Swamp Thing, proseguendo sulla strada tracciata da Moore di un horror raffinato, attuale e profondo e aggiungendovi un’ambientazione britannica, che segna la definitiva invasione di contenuti di gusto più europeo e letterariamente valido in quel ristretto ghetto troppo spesso ingenuamente supereroistico in cui gran parte del fumetto U.S.A. aveva all’epoca finito per rinchiudersi. Proprio l’alto livello delle sceneggiature originali rende oggi relativamente facile adattare la serie in forma di telefilm, senza che le storie appaiano datate o superate. Ma nel passaggio si toglie molto spessore alle trame per la forzata eliminazione delle tipiche didascalie squisitamente letterarie di Delano, in cui come in un romanzo hard boiled erano resi espliciti i continui tormenti interiori del protagonista.


Hellblazer n°3 (DC, 1988)
 
Il Constantine delle prime storie a fumetti è sostanzialmente un mago di sinistra frustrato, che in un esilarante terzo numero inganna dei demoni che trattano il mercato delle anime come agenti di borsa ma non riesce a impedire l’ascesa politica di Margaret Thatcher. Nei telefilm invece i tanti riferimenti satirici alla disastrosa situazione sociale ed economica dell’Inghilterra degli anni ’80 vengono del tutto accantonati. A chi insomma vuole conoscere il vero Constantine, quello del fumetto Hellblazer, conviene andare a cercare l’edizione in formato bonellide della RW, che di solito in ogni numero ne raccoglie circa quattro albi, o le altre sue edizioni cronologiche pubblicate a colori prima dalla Planeta DeAgostini e ora dalla RW in fumetteria.


Hellblazer n°4 (DC, 1988)
Nei fumetti originali, fin dai primi numeri del 1988, si trovano storie altrettanto tenebrose e inquietanti ma molto più sottili, significative e coinvolgenti, con strade piene di mendicanti che da soli denunciano il fallimento di un’economia basata su competizione e avidità e altri contenuti politici che di certo non vedremo mai nei telefilm. Ad esempio su Hellblazer n°5 l’orrore non ha bisogno di esprimersi in modo soprannaturale ma è quello della guerra del Vietnam, rivissuta da un reduce che ha perso la ragione per le atrocità da lui stesso commesse, mentre nel n°6 i veri e propri demoni sono quelli del nazismo e del razzismo.

Hellblazer n°5 (DC, 1988)

Hellblazer n°6 (DC, 1988)



1°apparizione di Zed su Hellblazer n°4 (DC, 1988)
Nei primi episodi a fumetti si possono incontrare anche le versioni originali dei comprimari del telefilm. La sensitiva Zed, in TV diventata una coprotagonista fissa interpretata da Angelica Celaya, appare in Hellblazer n°4 come una donna molto più inquietante ed enigmatica che aiuta John a ritrovare la sua nipotina rapita da un assassino. Comunque anche nei telefilm Zed conserva un carattere abbastanza deciso e come nei fumetti dimostra a sorpresa notevoli doti di lottatrice. Sugli albi di Hellblazer, nel giro di due numeri i rapporti tra lei e John si fanno intimi e la loro breve e disinvolta relazione sembra portare in fretta a un legame profondo, ma il rapporto tra i due non prosegue a causa del passato di Zed che torna a perseguitarla, cosa che più o meno si verifica anche a partire dall’ottavo episodio del telefilm, in cui però i due non sono amanti. 

Angelica Celaya nel ruolo di Zed

Matt Ryan e Angelica Celaya in una scena di Constantine
  
Nei fumetti si scopre che Zed era fuggita da una setta di cristiani fanatici che voleva farne la madre di un nuovo messia e che ben presto la rapisce e la converte di nuovo ai propri folli dogmi, nonostante fossero non poco contrariati che la loro vergine fosse stata posseduta da un miscredente come Constantine. Zed ritorna poi completamente cambiata negli albi del ciclo La Macchina della Paura usciti su Hellblazer nel 1989, dopo essersi liberata dal lavaggio del cervello cristiano ed essere diventata un’adoratrice della Madre Terra in una comunità alternativa chiamata Nazione Pagana, dove si pratica il ritorno a culti precristiani matriarcali di armonia con la natura, rituali sessuali compresi. Ma è molto difficile che un produttore o network televisivo osi mai far compiere al personaggio di Zed questa sua interessante e consapevole conversione a un misticismo panteista anche nei telefilm, in cui al contrario la vediamo invitare Constantine a prendere in considerazione quell’ingenuo e bigotto dogmatismo cristiano di cui nei fumetti si era liberata gioiosamente. A loro volta le doti di sensitiva di Zed nei telefilm sono un po’ più potenti e vengono usate, oltre che per dar forma di disegni alle sue premonizioni (cosa che nei fumetti di Moore faceva Emma), per farla viaggiare in un mondo degli spiriti d’ispirazione abbastanza cristiana da cui ritorna con un messaggio della madre di John, una nota di sentimentalismo altrettanto aliena alle sarcastiche atmosfere originali di Hellblazer. 

Zed da Hellblazer n°19 (DC, 1989)


Il tassista Chas da Hellblazer n°6 (DC, 1988)



L’altro comprimario principale dei telefilm, il tassista Chas Chandler, interpretato in TV da Charles Halford, è l’unico amico di John abbastanza ricorrente anche nei fumetti fin dai primi numeri di Hellblazer, anche se il suo ruolo in genere non è di esporsi in prima persona come accade abitualmente nella serie televisiva.
Compito principale di Chas nei fumetti è ripagare un vecchio debito scarrozzando gratis sul suo taxi John Constantine, che nei fumetti come in TV non guida l’auto. In fondo si tratta anche qui di un’amicizia un po’ interessata, ma nel suo caso John cerca di non coinvolgere troppo l’amico nei suoi pericolosissimi affari. Nei fumetti il fedele Chas infatti non solo è uno dei suoi più vecchi amici ma è uno dei pochi a non essere ancora andato incontro a una brutta fine per causa sua, anche se almeno in un’occasione ci va molto vicino… Nei telefilm il rischio di fare la stessa fine di tanti altri amici di Constantine non si pone neanche, poiché, con una forzatura un po’ ridicola ma molto comoda, a seguito di un incantesimo Chas ha assorbito le anime di decine di persone e può ritornare dalla morte altrettante volte. Così diventa in effetti il compagno ideale per il sacrificatore di amici Constantine, ma perde un bel po’ della grande umanità del personaggio originale.
Privo di un simile assistente quasi immortale, negli albi originali John è condannato a vivere e agire per lo più in solitudine, ma di volta in volta incontra o ritrova personaggi diversi con cui interagisce in modi sempre nuovi, a volte rimettendosi anche un bel po’ in discussione con se stesso. Il telefilm Constantine invece si allinea alla moda corrente di questo tipo di produzioni che, anche se tratte da fumetti i cui eroi agivano da soli, vedono costituire quasi sempre un’equipe di collaboratori fissi attorno al personaggio principale di turno.

1°apparizione di Chas (al centro) su Hellblazer n°1 (DC, 1988)
 

Charles Halford nel ruolo di Chas Chandler
 
In TV viene quindi aggiunto come comprimario ricorrente anche l’angelo Manny (interpretato dall’attore Harold Perrineau), che ogni tanto ferma il tempo per avvertire John dei pericoli a cui va incontro, un personaggio creato appositamente per i telefilm, probabilmente per ricondurre la serie entro binari un po’ più aderenti agli stereotipi cristiani abituali, rispetto ai quali la pelle nera di un angelo da sola forse appare come un’innovazione già abbastanza provocatoria, almeno per il pubblico televisivo più retrivo e razzista.

Harold Perrineau nel ruolo di Manny



Andando avanti con le sue storie a fumetti, Jamie Delano si sarebbe anche preoccupato di mostrare in flashback gli episodi più significativi del passato di John Constantine ai quali Moore aveva solo accennato, come il disastro di Newcastle, un evento raccontato dettagliatamente in Hellblazer n°11 a cui si fa riferimento più volte anche nel telefilm e a cui avevano preso parte tra gli altri anche una Anne Marie non ancora suora, Gary Lester e Ritchie Simpson. Quest’ultimo, un esperto informatico introdotto da Delano su Hellblazer n°7 e ben presto aggiuntosi alla lista degli amici scomparsi, appare a sua volta nel telefilm, interpretato da Jeremy Davies, accettando di dare a John un aiuto saltuario per niente entusiastico.

 
Hellblazer n°11 (DC, 1988)


Hellblazer n°7 (DC, 1988)


Ritchie Simpson da Hellblazer n°7 (DC, 1988)


Jeremy Davies nel ruolo di Ritchie Simpson


Anne Marie giovane da Hellblazer n°11 (DC, 1988)

Ma Delano raccontò anche altre passate esperienze di Constantine a cui di certo Moore non aveva neanche pensato quando creò il personaggio, a cominciare dal suo giovanile soggiorno in manicomio mostrato su Hellblazer n°8 e citato anche nella serie TV. Tutto ciò, insieme al fatto che già nel grembo materno John aveva strangolato col cordone ombelicale un proprio gemello, avrebbe finito per chiarire meglio come un problematico e sensibile ragazzino del proletariato inglese fosse diventato da adulto un esperto dell’occulto così dotato per la magia, oltre che un tale bastardo con la quasi totalità dei suoi sfortunati amici…
 

Hellblazer Annual n°1 (DC, 1989)

Uno dei più begli episodi di Delano e che di certo in TV non si vedrà mai è Hellblazer Annual n°1 del 1989, disegnato da un altro grande fumettista inglese, Brian Talbot, e intitolato Il Santo Maledetto. Il protagonista è un antenato di Constantine più bastardo di lui e assistiamo a un’affascinante ricostruzione della cultura dell’antica Britannia, di cui non si nascondono in nessun modo le violenze e le brutture, ma la cui arcaica filosofia mitica panteista è in antitesi con le superstizioni ben più ipocrite e bigotte del nascente e altrettanto violento Cristianesimo. Probabilmente ispirandosi al fatto che nelle leggende britanniche Kustennin, o Costantino, era il nome del nonno e di uno zio di re Artù, Delano inverte l’ordine cronologico e crea un re Kon-Sten-Tyn che viene scelto come successore di Artù da un Merlino ripreso fedelmente dal film Excalibur.


Il re Kon-Sten-Tyn su Hellblazer Annual n°1 (DC, 1989)

Kon-Sten-Tyn, pur di prolungare la propria vita e mantenere il potere, non esita a sacrificare i propri figli e a convertirsi solo in apparenza a un culto cristiano che in realtà disprezza. Insomma si comporta un po’ come il suo omonimo più antico, quell’imperatore Costantino che, per consolidare la propria posizione sul trono, fece massacrare parte della propria famiglia, si alleò con la principale setta monoteista cristiana e inventò di fatto i dogmi cattolici per meglio tenere uniti e sottomessi i popoli del suo impero. Kon-Sten-Tyn, più modestamente, grazie a poteri arcani appresi da Merlino o direttamente dalla Madre Terra, si accontenta di farsi passare per santo agli occhi degli ingenui chierici medievali. John condividerebbe quindi le subdole capacità manipolatorie di questi suoi omonimi antichi molto più cinici e reazionari rispetto a lui, che pur avendo a che fare spesso con demoni e angeli si è sempre rifiutato di adorare qualsiasi divinità…
Anche se Constantine si scontra spesso con le potenze infernali, già Alan Moore aveva evitato il rischio di far aderire il personaggio a qualsiasi dogmatismo religioso. La stessa natura del Male che Constantine combatte nelle storie di Swamp Thing è descritta in modo del tutto diverso da ognuno dei personaggi che lo aiutano e solo la suora Anne Marie lo identifica con Satana, mentre gli altri ne danno interpretazioni meno dogmatiche.


Hellblazer n°8 (DC, 1988)
Hellblazer n° 9 (DC Comics, 1988)

  
Hellblazer n° 10 (DC Comics, 1988)

Jamie Delano, su Hellblazer n°8, fa guarire le ferite di Constantine dopo un incidente immettendogli nelle vene il bruciante sangue di un demone con una trasfusione, che gli dona qualche vantaggio infernale, quasi a giustificare definitivamente il nome della testata. Il demone in questione, Nergal, antico dio degli inferi babilonese, nei primi numeri di Hellblazer è in pratica il più importante nemico di Constantine, che lo aveva disastrosamente evocato a Newcastle per salvare una bambina da un’infestazione diabolica ma così facendo l’aveva invece condannata all’Inferno. Questa parte è ripresa abbastanza fedelmente anche nei telefilm, in cui Nergal è interpretato da Joey Phillips, forse anche perché si tratta di una trama abbastanza riconducibile alle abituali superstizioni cristiane, solo che in TV il tutto viene presentato non come un avventato errore del presuntuoso mago in erba John, ma come un complotto ai suoi danni ordito fin dall’inizio da Nergal stesso.


Il demone Nergal da Hellblazer n°8 (DC, 1988)

Joey Phillips nel ruolo di Nergal

Comunque se Constantine si oppone alle invasioni demoniache non lo fa in nome di edulcorati paradisi né di un fantomatico dittatore celeste, ma solo in difesa di una difettosa e fallace Umanità, costantemente in balia delle proprie debolezze e follie, che le creature infernali possono in fondo simboleggiare efficacemente.
L’originale serie a fumetti Hellblazer ha insomma un sottile e raffinato equilibrio, sospeso tra superstizioni e metafore, tra ironiche prese in giro e profonde verità, che nei telefilm, nonostante il tentativo di esservi fedeli, sembra che non si possa o non si voglia riprodurre del tutto. In TV, benché Constantine resti un irriducibile miscredente che per i suoi incantesimi usa formule un po’ di tutte le culture e tradizioni esoteriche, si suggerisce che gli incontri con angeli e demoni possano essere prove dei dogmi cristiani, un approccio piuttosto convenzionale e ingenuo sottolineato anche dall’etichetta di esorcista spesso affibbiata al protagonista, così come dall’uso grafico della croce al posto di una delle T di Constantine nel logo del telefilm, forse suggerito dalla leggenda cristiana di Costantino (che è la precisa traduzione del suo nome). Del resto, se la fedeltà dei telefilm ai fumetti è solo relativa, andava molto peggio nel film del 2005, dove Constantine è addirittura un cattolico che vorrebbe essere ammesso in Paradiso dopo la morte…

Ancora Joey Phillips nel ruolo di Nergal

Invece nei fumetti scritti da Jamie Delano e dai suoi degni successori, scrittori altrettanto provocatori come Garth Ennis, Paul Jenkins, Warren Ellis, Brian Azzarello, Mike Carey o Peter Milligan, i soliti dogmi e i bigotti valori monoteisti molto spesso sono messi del tutto in discussione, a volte sfruttando e stravolgendo opportunamente i simboli cristiani stessi, anche se per esempio l’irlandese Ennis lascia un po’ più da parte i contenuti sociali per concentrarsi sulle crisi e i problemi personali del protagonista. In ogni caso, nelle loro storie John Constantine è un vero e proprio mago, o se vogliamo un moderno sciamano metropolitano in cravatta e impermeabile, che non ha nulla a che fare con banali esorcisti e sacerdoti, rispetto ai quali ha del resto capacità e poteri molto maggiori acquisiti attraverso il solo studio di incantesimi e rituali magici.

Papa Midnite da Hellblazer n°1 (DC, 1988)


Michael James Shaw nel ruolo di Papa Midnite

A differenza del film del 2005, in cui il personaggio di Constantine diventava un americano, nei telefilm mantiene la cittadinanza inglese, ma nonostante ciò anche qui l’ambientazione si sposta soprattutto negli U.S.A., mentre nei fumetti, pur viaggiando in lungo e in largo in vari paesi, John agisce di più nella sua natia Inghilterra. Restano in comune coi fumetti molti dettagli e personaggi, tra cui alcuni che erano americani anche in origine, come il già citato mago vudù Papa Midnite (qui interpretato dall’attore Michael James Shaw) che da residente a Manhattan diventa cittadino di New Orleans, o il poliziotto di New York Jim Corrigan (interpretato dall’attore Emmett Scanlan), che alla sua morte dovrebbe trasformarsi nel vendicativo e quasi onnipotente spirito giustiziere chiamato Lo Spettro, protagonista di un’altra serie di storie disegnate.

Emmett Scanlan nel ruolo de Lo Spettro
John Constantine e Lo Spettro da The Books of Magic n°2 (DC, 1990)

In effetti di fronte a minacce o compiti particolarmente difficili, anche nei fumetti John Costantine non disdegna di associarsi con altri personaggi della DC, come nella miniserie The Books of Magic scritta da Neil Gaiman e uscita tra 1990 e 1991, in cui con altri tre esperti dell’occulto istruisce il giovane mago Timothy Hunter, personaggio che avrebbe poi ispirato alla scrittrice J. K. Rowling il più edulcorato Harry Potter. Lo stesso quartetto di maghi in trench si sarebbe ricostituito nella miniserie del 1999 The Trenchcoat Brigade.

John Constantine e Timothy Hunter da The Books of Magic n°2 (DC,1990)

The Trenchcoat Brigade - edizione italiana (Planeta, 2008)

 
Questi abituali incontri e alleanze tra i vari personaggi DC aprono la strada anche in TV alle partecipazioni di Constantine a serie di altri eroi, a partire dalla sua annunciata apparizione nella quarta stagione del telefilm Arrow. La sua serie televisiva personale attualmente sospesa non sappiamo se prima o poi potrà avere una seconda chance, ovvero una seconda stagione, ma a causa della censura televisiva antitabacco non vi avremmo comunque mai potuto vedere delle storie come il ciclo di Ennis Abitudini Pericolose, in cui John Constantine vende l’anima a tre diversi demoni per guarire da un cancro ai polmoni dovuto alla sua dipendenza dalle sigarette, una storia che ha comunque ispirato in parte il film Constantine del 2005.
Riguardo a come John Constantine sbarchi il lunario, essendo così impegnato a tenere a bada gratuitamente le forze delle tenebre, nei fumetti si capisce che vive soprattutto di espedienti, potremmo dire di vere e proprie truffe, usando per esempio la sua magia per vincere a giochi d’azzardo. John non è insomma uno stinco di santo, tanto che in un suo bel ciclo particolarmente trucido del 2000 dal titolo Tempi Duri, scritto da Azzarello e disegnato da Richard Corben, si trova alle prese con la dura vita carceraria. Gli autori televisivi sembra abbiano preferito sorvolare sulla questione, così come sul fatto che nei fumetti Costantine sia bisessuale, e se nel nono episodio TV John si ritrova in carcere e diventa provvisoriamente il nuovo capo dei detenuti è solo perché era stato posseduto da un demone, la più tipica scusa delle religioni per giustificare qualsiasi azione senza assumersene la responsabilità, scusa che in questo caso serve a non far perdere al protagonista quella minima patina di eroismo indispensabile per essere etichettato come uno dei buoni. Ma nonostante tutto, i contenuti forti rendono anche il telefilm un programma consigliato agli spettatori maturi, più o meno come recitava la scritta stampigliata sugli albi dell’etichetta Vertigo.

Hellblazer n°150 - Hard Time parte 5 (DC, 2000)

In compenso, dopo la conclusione della serie Hellblazer, terminata nel 2013 col numero 300, una nuova collana a fumetti intitolata come il telefilm semplicemente Constantine, ha visto John diventare il leader di un gruppo di eroi magici dall’altisonante nome di Justice League Dark, entro logiche narrative ben più commerciali che in passato. Il totale abbandono anche qui dei contenuti più satirici, sociali, provocatori o scabrosi che avevano mantenuto ad alto livello i vari cicli di Hellblazer, non poteva portare fortuna agli autori e l’albo Constantine, durato molto meno della serie precedente e interrottosi dopo due anni col n°23, è stato sostituito nel 2015 da una terza serie intitolata con un compromesso Constantine: The Hellblazer, che almeno nelle intenzioni dello sceneggiatore Ming Doyle dovrebbe riportare il personaggio alle origini.
Probabilmente non sapremo mai cosa il creatore di John Constantine, Alan Moore, penserebbe della versione televisiva del suo personaggio, visto che a quanto pare ha smesso per principio di guardare gli adattamenti filmici dei suoi fumetti, disgustato dai continui tradimenti che questi avevano subito sul grande schermo. Considerando le tante piccole censure, travisamenti e semplificazioni che anche Constantine ha dovuto comunque subire nel passaggio dal fumetto alla versione TV, in fondo non gli si può dare del tutto torto…

Hellblazer n°1 (ComicArt, 1994)

In Italia le prime ventinove storie di Hellblazer sono state pubblicate tra il 1990 e il 1995 dalla Comic Art, prima sulla rivista Horror (con traduzioni di Luca Boschi), poi sulla testata DC Comics Presenta e infine sugli albi spillati della collana Hellblazer, interrottasi con il n°10 (con le traduzioni di Francesco Manetti per queste ultime due serie).
Tra Febbraio e Marzo 1996 l’editrice General Press ha pubblicato in due parti, sulla rivista Il Corvo Presenta, una storia speciale di Hellblazer del 1993 con un ennesimo flashback del passato di John Constantine. 

il Corvo Presenta n°9 (General Press, 1996)

Hellblazer Abitudini Pericolose - edizione paperback originale

Vertigo Presenta n°24 (MagicPress,2002)
  
Dalla fine del 1996 il nuovo editore della rivista Il Corvo Presenta, la Magic Press, ha iniziato a pubblicare in modo più organico le storie di Hellblazer in volumi analoghi ai paperback americani, saltando inizialmente il periodo scritto da Delano e già tradotto quasi completamente da Comic Art e partendo dal quinto ciclo, Abitudini Pericolose, il primo scritto da Garth Ennis. Inoltre, tra il 2000 e il 2006, la Magic Press ha anche pubblicato regolarmente le storie di Hellblazer più recenti sui cinquanta numeri della rivista Vertigo Presenta.


Hellblazer n°4 (Planeta DeAgostini)

Hellblazer n°19 (Planeta DeAgostini)

I diritti del personaggio di Constantine sono poi passati con quelli dell’intero universo DC all’editrice Planeta De Agostini, che ha iniziato la ristampa integrale e cronologica di Hellblazer in una serie mensile economica. 


Constantine n°8 (RW Edizioni,2014)

 
Negli ultimi anni l’editrice RW ha differenziato ulteriormente le edizioni italiane delle storie di Constantine, tra i volumi con gli ultimi episodi della serie Hellblazer, la collana economica a colori che ne prosegue la serie cronologica, l’albo antologico Constantine con la seconda serie del personaggio collegata a quelle di altri eroi della DC e l’albo formato bonellide John Constantine che ristampa la serie Hellblazer dall’inizio ma in bianco e nero. È quindi disponibile una discreta scelta per chi, oltre al telefilm, volesse conoscere il vero Constantine…


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Il fumetto formato bonellide:


John Constantine n°1 (RW Edizioni,2015)


John Constantine n°9 (RW Edizioni,2015)




JOHN CONSTANTINE
Contenuti: Hellblazer dal n°1 in poi
Testi: Jamie Delano e altri
Disegni: John Ridgway, Alfredo Alcala, Richard Piers Rayner, Mark Buckingham e altri
Collana: Vertigo Dragons dal n°16
Formato: 96 pag. in bianco e nero
Editore: RW Edizioni
Etichetta: Vertigo Lion
Periodicità: mensile
Date di uscita: dal Gennaio 2015
Prezzi: da € 2,95 a € 3,30

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La serie TV:


CONSTANTINE
Ideatori: Daniel Cerone e Neil Marshall
Produttori: Daniel Cerone e David S. Goyer
Interpreti principali: Matt Ryan, Angelica Celaya, Charles Halford, Harold Perrineau
Format della prima stagione: 13 episodi di 42 minuti l’uno
Messa in onda negli U.S.A. : dal 24 ottobre 2014 al 13 Febbraio 2015 sulla NBC
Messa in onda italiana in chiaro: dal 22 Aprile 2016 su Italia 1
Orario in Italia: due episodi ogni venerdì, alle 23:05

Il cast della serie TV Constantine


Andrea Cantucci

N.B. Trovate tutti i link agli altri "bonellidi" in Cronologie & Index!