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lunedì 24 luglio 2017

ZAGOR MONSTERS - "S" (I PARTE): DA "SANGUISUGHE VOLANTI" A "SCORPIONE GIGANTE"!

di Massimo Capalbo

Dopo le cinque puntate dedicate alla lettera R, riprendiamo la cavalcata  del dizionario dei mostri zagoriani con la prima parte della lettera S. Ricordiamo che le illustrazioni sono tutte farina del sacco dello stesso Massimo, con l'eccezione di quella introduttiva (pescata in Rete dalla redazione: la fonte viene sempre citata, ma i lettori e gli interessati sono pregati di segnalarci eventuali errori e/o omissioni). Prima di lasciarvi all'orrida lettura, vi ricordiamo le altre nostre enciclopedie bonelliane - ovvero L'Atlante di Mister No e The Dark Side of Tex - le parodie del Titolo Venuto dall'Impossibile e il The Best of Martin Mystère - tutto Made in Capalboland! (s.c. & f.m.)


Un altra bella illustrazione zagoriana dell'illustratore e fumettista turco Aslan Şükür
LEGENDA
  • I nomi in stampatello e grassetto rimandano a una voce dell’opera. Fanno eccezione i nomi dei protagonisti della serie, ZAGOR e CICO, che sono sempre scritti in questo modo, tranne quando sono inseriti nei crediti di una storia o fanno parte del titolo di un libro (ad esempio: Speciale Zagor; Speciale Cico; Zagor 1982-1993, un senese a Darkwood ecc.).
  • Gli uomini-bestia di cui conosciamo anche nome e cognome o il nome soltanto, vengono indicati con la loro identità mostruosa e non con quella umana (ad esempio: ULTOR invece che NEZDA; UOMO TIGRE invece che KELLOG, WILFRED).
  • Gli altri mostri di cui conosciamo nome e cognome vengono indicati per cognome (per esempio, RAKOSI, BELA), e, quando vengono citati in una voce diversa dalla loro, solo il cognome è scritto in stampatello e grassetto, in modo da rimandare immediatamente alla lettera sotto la quale sono stati inseriti (ad es.: nel testo della voce RAKOSI, BELA, il personaggio della contessa Varga è citato come Ylenia VARGA). In alcuni casi, però, abbiamo optato per il soprannome (ad es.: SKULL invece che RANDAL, COLIN).
  • Per quanto riguarda la serie regolare, il titolo attribuito a ciascuna storia è tratto da uno degli albi che la compongono ed è quello, a nostro avviso, più rappresentativo, quello che meglio sintetizza la trama o che, rispetto ai titoli degli altri albi, richiama la storia alla memoria dei lettori in modo più efficace (anche se, in alcuni casi, il nostro titolo non coincide con quello usato abitualmente dai lettori). Ad esempio, la storia dei nn. 194-196 viene indicata con il titolo del n. 195, Il Signore Nero, perché esso è, per l’appunto, più rappresentativo rispetto a Il teschio di fuoco (n. 195) e L’orda del male (n. 196).
Sempre riguardo alla serie regolare, nei crediti delle storie si fa riferimento al computo reale degli albi zagoriani e non alla numerazione della collana Zenith, ossia al numero stampato sulla costa di ciascun albo mensile. Com’è noto, la suddetta numerazione è sfasata di 51 numeri rispetto a quella effettiva (ad esempio, il Zenith n. 52 corrisponde al primo numero di Zagor, il Zenith n. 53 al secondo numero e così via). Per una guida ai collegamenti ipertestuali andate su Zagor Monsters lettera "A"!



S (parte I)
SANGUISUGHE VOLANTI
SAURI TORPEDINE
SCOLOPENDRE GIGANTI
SCORPIONE GIGANTE

Cover del ventunesimo Maxi di Zagor - Illustrazione di Gallieno Ferri

SANGUISUGHE VOLANTI

I primi mostri che compaiono in Spedizione di soccorso (J. Rauch [sog.&scen.] – G. Sedioli [dis.], Maxi Zagor n. 21). Acquattate tra le felci, le sanguisughe volanti – che possiedono due pinne simili a piccole ali e una bocca di forma circolare, armata di denti aguzzi – attaccano la spedizione del professor Kranack. Impressionanti i salti che queste creature sono in grado di fare e la capacità - dovuta proprio alla particolare forma delle fauci - di fissarsi come ventose sul corpo delle vittime, per poi dissanguarle. 
La prima sanguisuga volante va all'attacco – ZGR Maxi 21, p. 11



Anche il dottor Hunt, assistente del professor Kranack, viene assalito – ZGR Maxi 21, p. 13

Kranack uccide uno dei mostriciattoli – ZGR Maxi 21, p. 14

Nonostante i loro fucili, i due uomini di scorta vengono uccisi dalle voraci sanguisughe; lo stesso accade al dottor Hunt, l'assistente di Kranack. Quest'ultimo invece - rimasto ormai solo - si dà alla fuga, ma, dopo essersi allontanato di poco, inciampa su una radice sporgente e viene raggiunto da una sanguisuga. A salvarlo da un'orribile fine è Staggler, il quale uccide il piccolo vampiro con un preciso colpo di pistola.

Le sanguisughe volanti dissanguano il povero Hunt – ZGR Maxi 21, p. 16

Anche gli uomini che fanno da scorta al professore finiscono vittime dei voraci mostriciattoli – ZGR Maxi 21, p. 17

Kranack sembra ormai condannato, ma Staggler lo salva appena in tempo – ZGR Maxi 21, p. 20

Il professor Kruger osserva un esemplare di sanguisuga volante conservato sotto vetro – ZGR Maxi 21, p. 133

Curiosità: Oltre che ovviamente le comuni sanguisughe, le sanguisughe volanti della Terra-da-cui-non-si-torna ricordano, nell'aspetto e nelle abitudini alimentari, le lamprede. Si tratta di animali simili ad anguille, diffuse sia nei mari che nei fiumi (in Italia, ad esempio, nel Po, nel Ticino, nell'Adige ecc.) e dotate di una bocca a ventosa con cui si attaccano ai pesci per succhiarne il sangue.


Una comune sanguisuga all'opera

Le inquietanti fauci di una lampreda di fiume
SAURI TORPEDINE

Anch'essi parte del bestiario di Spedizione di soccorso, i sauri torpedine sono lucertoloni carnivori dal corpo peloso che stordiscono la preda emettendo scariche elettriche dalla coda. La loro prima vittima è uno degli uomini di Staggler, Thomas, che viene folgorato da un sauro torpedine sbucato dalla vegetazione. 
Thomas, uno degli uomini di Staggler viene folgorato da un sauro torpedine - ZGR Maxi 21, p. 193


La potente arma del mostro, il quale viene subito ucciso da Colter con una fucilata, colpisce inevitabilmente l'attenzione di Kruger e Mayer. Straordinario!... Come le torpedini o le anguille elettriche! Mai saputo di rettili o animali terrestri con caratteristiche del genere, però!, osserva sbalordito il primo. Puah! – esclama Staggler - Purtroppo questi mostriciattoli, oltre all'elettricità, hanno anche un'altra caratteristica, poco piacevole! …Cacciano in gruppo!. Infatti, in quello stesso momento, spuntano dai dintorni decine di sauri torpedine. 


Kruger osserva da vicino la carcassa dell'incredibile "lucertolone elettrico" - ZGR Maxi 21, p. 194



I sauri torpedine vanno all'attacco di Staggler e compagni - ZGR Maxi 21, p. 196

Ci pensiamo io e Laird. Voi raggiungete l'accampamento! Ormai è vicino!., dice Staggler a Colter  -che si è caricato sulle spalle Thomas, non ancora ripresosi - ed agli altri (tra cui CICO). Mentre costoro si allontanano di corsa, Staggler e Laird scaricano sui feroci lucertoloni i loro fucili, uccidendone diversi. Tuttavia, i sauri continuano ad attaccare, al che Staggler decide di usare il fuoco ed estrae quindi dalla sua bisaccia la boccetta con l'olio per le lampade. Proprio in quell'istante un sauro torpedine folgora Laird; Staggler ammazza il mostro e dice all'amico di rialzarsi, ma è troppo tardi: gli altri lucertoloni si avventano su Laird e iniziano a divorarlo. Più niente da fare per lui!, pensa Staggler, il quale, frantumata la boccetta contro una roccia, getta il suo sigaro sull'olio, che prende subito fuoco: Questo vi rallenterà un po'!. Consapevole che la vampata si spegnerà presto tra le pietre, Staggler fugge via e non tarda a raggiungere gli altri, rifugiandosi con essi nell'accampamento.


Un sauro folgora Laird prima che Staggler possa usare la boccetta con l'olio – ZGR Maxi 21, p. 197



Staggler non riesce a salvare l'amico, che viene divorato dai lucertoloni - ZGR Maxi 21, p. 198


Per rallentare i mostri, Staggler dà fuoco all'olio della boccetta, quindi si dà alla fuga – ZGR Maxi 21, p. 199


I sauri torpedine ricompaiono comunque nel finale della storia, dove, spaventati dall'imminente eruzione, si riversano in massa – assieme a molte altre creature della Terra-da-cui-non-si-torna – nella parte opposta al vulcano, proprio quella dove si trova il suddetto accampamento. Vedendo arrivare i lucertoloni, gli scagnozzi di Staggler - che hanno appena lasciato il campo dopo aver caricato sui muli i barilotti di resina (vedi PIANTE CARNIVORE) – vengono presi dal terrore e, ignorando le parole del guercio Jarred (No! Non sparate!... Così ce li tiriamo addosso!), fanno fuoco contro di essi. E' uno scontro impari: i sauri travolgono e uccidono sia gli uomini che i poveri muli.  

Gli uomini di Staggler vengono travolti dai sauri - ZGR Maxi 21, p. 275

A seconda delle specie, le torpedini (nella foto: la torpedine occhiuta, la specie più diffusa nei mari italiani) sono in grado di emettere scariche che vanno dagli 8 ai 220 volt

SCOLOPENDRE GIGANTI

Compaiono nella storia Il castello nel cielo (M. Burattini [sog.&scen.] – M. Torricelli [dis.], Zagor Gigante 1), che vede ZAGOR affrontare il potente stregone KOONTZ. Costui trasforma due comuni scolopendre in mostri colossali che seminano morte e terrore a Darkwood. 


La copertina del primo gigante delle Spirito con la Scure realizzata da Gallieno Ferri 



Koontz trasforma due comuni scolopendre in mostri giganteschi – ZGR Gigante 1, p. 88

I primi a essere attaccati dagli spaventosi centopiedi sono gli Osages di capo Wauk, il quale viene divorato assieme a diversi guerrieri. Le loro armi nulla possono contro la possente corazza delle scolopendre, che devastano l'intero villaggio e non risparmiano nemmeno i cavalli. Uno degli Osages sopravvissuti, il giovane e coraggioso Yawa, prende il posto di Wauk e raggiunge, assieme agli altri superstiti, il villaggio Cree del vecchio sakem Lefkah. Quest'ultimo, attraverso dei segnali di fumo, invia una richiesta d'aiuto a ZAGOR, che si mette subito in viaggio con CICO e Wilbur Macken. 


La prima vittima delle scolopendre giganti è uno dei cavalli degli Osages – ZGR Gigante 1, p. 76

Le lance e le frecce degli Osages non impensieriscono più di tanto i mastodontici e voracissimi centopiedi – ZGR Gigante 1, p. 77

Un vecchio Osage viene divorato davanti agli occhi della moglie – ZGR Gigante 1, p. 81

Il prode Yawa tenta di salvare un bambino dalle tremende fauci della scolopendra – ZGR Gigante 1, p. 83

Yawa riesce a portare in salvo il piccolo, e la scolopendra si "consola" con un pasto assai più sostanzioso - ZGR Gigante 1, p. 84
Giunto a destinazione, l'eroe chiede a Yawa – da lui già conosciuto – di raccontargli tutto, ma prima che l'Osage inizi a farlo, uno dei guerrieri mandati da Lefkah in perlustrazione torna al villaggio portando notizie sulle scolopendre: Ho visto i due mostri! Ho potuto scorgerli soltanto da lontano, dall'alto della rupe… il terreno roccioso li ha costretti a uscire allo scoperto!... Ma erano davvero enormi!... E terribili! Si stavano dirigendo verso la Gola delle Pietre Gialle… là dove gli uomini bianchi scavano gallerie nella montagna!. ZAGOR non fatica a comprendere che il pellerossa si riferisce alle miniere d'oro del Red Canyon, e decide quindi di andare ad avvertire i minatori, portando con sé solo Yawa. Sebbene Lefkah affidi loro i cavalli più veloci del villaggio, i due arrivano sul posto quando è ormai troppo tardi: alcuni minatori, infatti, sono stati divorati dalle scolopendre (sbucate proprio dalla miniera); tutti gli altri, invece, sono stati trasformati da KOONTZ in ORCHI e hanno seguito colui che è diventato il loro padrone nel suo tenebroso castello. Ad ogni modo, i centopiedi sono rimasti nei pressi delle baracche e non tardano ad accorgersi della presenza di ZAGOR e Yawa, i quali si rifugiano subito nella miniera. Le scolopendre cominciano a salire verso di loro, ma l'eroe non si fa certo trovare impreparato: penetrato nel deposito degli esplosivi, il Nostro – con l'aiuto di Yawa – riempie un intero carrello di barilotti di polvere da sparo, per poi lanciarlo contro i mostri. Ritornato di corsa nella miniera assieme all'amico Osage, ZAGOR estrae la pistola e centra con una pallottola uno dei barilotti (caduto a terra con gli altri dopo che il carrello si è rovesciato), provocando in tal modo una tremenda esplosione che investe in pieno le due scolopendre. 
: I mostri attaccano i minatori del Red Canyon – ZGR Gigante 1, p. 108

Nemmeno i proiettili di un fucile possono qualcosa contro la corazza delle scolopendre – ZGR Gigante 1, p. 109

Spinto assieme a Yawa il carrello contro i centopiedi, Zagor colpisce uno dei barilotti di polvere da sparo – ZGR Gigante 1, p. 120

L'esplosione investe in pieno le scolopendre – ZGR Gigante 1, p. 121

Poiché il troppo fumo non permette di capire se sono morte entrambe, ZAGOR si avvicina, Colt Navy in pugno, per controllare. All'improvviso, una delle scolopendre – malridotta ma ancora in vita – aggredisce l'eroe prima con una delle sue acuminate zampe, poi – avendo ZAGOR schivato il colpo – con le poderose fauci. Il Nostro, tuttavia, si sposta in tempo e uccide il centopiedi con due colpi di pistola.

Uno dei mostri è ancora vivo e cerca di trafiggere Zagor con una delle sue acuminate zampe – ZGR Gigante 1, p. 122

Sfuggito all'artiglio, l'eroe uccide la scolopendra a colpi di pistola – ZGR Gigante 1, p. 123
   
Curiosità: L'abitudine delle scolopendre giganti di infossarsi e di emergere all'improvviso dal terreno ricorda non poco il "modus operandi" di due mostri cinematografici: i Graboid di Tremors (Ron Underwood, 1990) e i Fremen o Vermi delle Sabbie di Dune (David Lynch, 1984), quest'ultimo tratto dall'omonimo romanzo di Frank Herbert (1965). A proposito di cinema e scolopendre, va segnalata la seguente stranezza: nonostante il loro aspetto inquietante e la loro pericolosità (dovuta al morso velenoso), i suddetti centopiedi non compaiono – a differenza di ragni, scorpioni, formiche, mantidi e altri artropodi - in nessuno dei big bug movies degli anni Cinquanta (l'epoca d'oro di questo fortunato filone del cinema fantascientifico). Un vero peccato, a nostro avviso.

Primo piano di una scolopendra dalla testa rossa, la più grande specie nordamericana: raggiunge infatti i 20 cm di lunghezza

Uno dei mostruosi Graboid di Tremors (Ron Underwood, 1990)

Un Fremen campeggia sulla copertina di una delle tante edizioni del romanzo di Frank Herbert Dune (1965).

SCORPIONE GIGANTE

Uno scorpione, Zagor! Il più gigantesco scorpione che abbia mai visto! Un esemplare lungo quasi dieci centimetri, grosso come un cavallo per uomini piccoli come noi!. Con queste parole il professor Verybad descrive all'eroe – fattosi miniaturizzare (vedi CORVO GIGANTE) per tirare fuori da una fenditura del terreno lo scienziato e il sergente Craven - il mostro più indimenticabile de La diabolica invenzione (M. Burattini [sog.&scen.] – F. Devescovi [dis.], nn. 339-341). 

Zagor 339 - copertina di Gallieno Ferri
Caricandosi sulle spalle lo svenuto Craven, ZAGOR esce assieme a Verybad dal buco in cui quest'ultimo si è rifugiato per sfuggire al famelico scorpione, che ha già tentato due volte di ghermire lui e il succitato militare. Muovendosi rapidamente, l'eroe e lo scienziato non tardano a giungere in vista della corda (in realtà, un semplice filo) con cui il primo si è calato nella fenditura. All'improvviso, però, lo scorpione ricompare, e ZAGOR,  adagiato a terra Craven (sempre privo di sensi) ed estratta la pistola, si prepara ad affrontarlo. Mentre Verybad – raggiunta, e strattonata, la corda - viene riportato in superficie da CICO e dagli uomini del colonnello Burton, ZAGOR spara più volte contro lo scorpione, ma le sue pallottole non riescono a perforare la robusta corazza del mostro. 

Zagor si prepara ad affrontare l'enorme scorpione - ZGR 340, p. 40

L'eroe spara contro lo scorpione, ma i proiettili della Colt Navy non riescono a penetrare la corazza del mostruoso aracnide - ZGR 340, p. 43
A questo punto, lo spaventoso aracnide decide di passare all'attacco e tenta di colpire l'eroe con il suo aculeo velenoso. Il Nostro riesce però a evitare il letale pungiglione, ma lo scorpione – che è molto veloce – gli afferra, con una delle sue chele, la gamba sinistra. Sebbene la suddetta chela stringa come una morsa, ZAGOR si libera con un colpo di scure, giusto in tempo per evitare ancora una volta il terribile aculeo. Rimessosi in piedi, l'eroe recupera Craven e corre verso la corda. Tiratemi su!, grida ZAGOR dandole uno strattone, ma CICO e gli altri tardano un po', e lo scorpione, quindi, ne approfitta per tornare all'attacco, tentando nuovamente, ma invano, di afferrare con le chele le gambe dell'eroe. Mentre costui viene lentamente tirato su, l'aracnide cerca per la terza volta di colpirlo con il suo pungiglione, fallendo di nuovo: il Nostro infatti, dando una pedata contro la roccia, fa oscillare la corda, mandando a vuoto l'aculeo. Ormai fuori tiro, ZAGOR e il sempre esanime Craven vengono riportati in superficie. 

Zagor evita di poco il letale pungiglione dello scorpione - ZGR 340, p. 44

Con una delle sue chele, lo scorpione afferra il piede sinistro dell'eroe, il quale però riesce a liberarsi e ad evitare nuovamente il pungiglione - ZGR 340, p. 45

Lo scorpione prova ancora ad afferrare Zagor, ma questi viene tirato su giusto in tempo - ZGR 340, p. 47

L'eroe evita per la terza volta l'aculeo velenoso del mostro - ZGR 340, p. 48

Tuttavia, non è ancora finita: deciso a non lasciarsi sfuggire la preda, lo scorpione sbuca dalla fenditura e punta minaccioso contro l'eroe e Verybad. Maledizione… quel mostro ci ha seguiti fin qui!, esclama ZAGOR. Ci penso io, caramba!, esclama a sua volta CICO, il quale, senza perdere tempo, schiaccia l'ostinato aracnide con il suo stivale. Con tutto il rispetto per le vostre invenzioni, professor Verybad… - dice il messicano – il miglior sistema per distruggere gli insetti rimane sempre questo!.    

Lo scorpione non demorde e segue Zagor e Verybad all'esterno - ZGR 340, p. 49

Cico non ha difficoltà a schiacciare il mostro sotto il suo stivale - ZGR 340, p. 50

Curiosità: Dei "veri" scorpioni giganti compaiono in film hollywoodiani come Lo scorpione nero (Edward Ludwig, 1957) e Scontro di Titani (Desmond Davis, 1981), nonché nell'omonimo rifacimento di quest'ultimo, datato 2010 e diretto da Louis Leterrier. 

Lo scorpione peloso del deserto – il più grande scorpione dell'America Settentrionale – è probabilmente la specie a cui Franco Devescovi si è ispirato per disegnare lo scorpione gigante

Locandina originale de Lo scorpione nero (Edward Ludwig, 1957)

Teseo (Harry Hamlin) affronta gli scorpioni giganti (nati addirittura dal sangue uscito dalla testa di Medusa) in Scontro di Titani (Desmond Davis, 1981)
Massimo Capalbo

N.B. Trovate i link alle altre parti degli Zazgor Monsters sulla Mappa! 

sabato 5 luglio 2014

ZAGOR MONSTERS - "F": DA "FARKASKOLDÒI" A "FRANK ‘NSTIN"!

di Massimo Capalbo

Prossimamente, come è accaduto per l'Atlante di Mister No (il primo grande progetto bonelliano di Dime Web, tutt'ora in corso con immutato successo), anche gli Zagor Monsters dovrebbero apparire come link nel sito della SBE - sulla homepage zagoriana! Occhio vigile, dunque! Nel frattempo, godetevi la lettera F con le sue quattro voci! Precisiamo infine che la scelta delle due immagini introduttive è opera della "redazione": sono inserite per il loro notevole impatto grafico, vengono dalla Rete e abbiamo collegato le didascalie alla fonte originale. In caso di inesattezze od omissioni non esitate comunque a contattarci!  (s.c. & f.m.)


Zagor di Andreucci, dal suo blog. La didascalia originale dice che si tratta di un disegno realizzato su commissione per lo SCLS, e infatti è la copertina del n. 7 della rivista.
 
LEGENDA
  • I nomi in stampatello e grassetto rimandano a una voce dell’opera. Fanno eccezione i nomi dei protagonisti della serie, ZAGOR e CICO, che sono sempre scritti in questo modo, tranne quando sono inseriti nei crediti di una storia o fanno parte del titolo di un libro (ad esempio: Speciale Zagor; Speciale Cico; Zagor 1982-1993, un senese a Darkwood ecc.).
  • Gli uomini-bestia di cui conosciamo anche nome e cognome o il nome soltanto, vengono indicati con la loro identità mostruosa e non con quella umana (ad esempio: ULTOR invece che NEZDA; UOMO TIGRE invece che KELLOG, WILFRED).
  • Gli altri mostri di cui conosciamo nome e cognome vengono indicati per cognome (per esempio, RAKOSI, BELA), e, quando vengono citati in una voce diversa dalla loro, solo il cognome è scritto in stampatello e grassetto, in modo da rimandare immediatamente alla lettera sotto la quale sono stati inseriti (ad es.: nel testo della voce RAKOSI, BELA, il personaggio della contessa Varga è citato come Ylenia VARGA). In alcuni casi, però, abbiamo optato per il soprannome (ad es.: SKULL invece che RANDAL, COLIN).
  • Per quanto riguarda la serie regolare, il titolo attribuito a ciascuna storia è tratto da uno degli albi che la compongono ed è quello, a nostro avviso, più rappresentativo, quello che meglio sintetizza la trama o che, rispetto ai titoli degli altri albi, richiama la storia alla memoria dei lettori in modo più efficace (anche se, in alcuni casi, il nostro titolo non coincide con quello usato abitualmente dai lettori). Ad esempio, la storia dei nn. 194-196 viene indicata con il titolo del n. 195, Il Signore Nero, perché esso è, per l’appunto, più rappresentativo rispetto a Il teschio di fuoco (n. 195) e L’orda del male (n. 196).
Sempre riguardo alla serie regolare, nei crediti delle storie si fa riferimento al computo reale degli albi zagoriani e non alla numerazione della collana Zenith, ossia al numero stampato sulla costa di ciascun albo mensile. Com’è noto, la suddetta numerazione è sfasata di 51 numeri rispetto a quella effettiva (ad esempio, il Zenith n. 52 corrisponde al primo numero di Zagor, il Zenith n. 53 al secondo numero e così via). Per una guida ai collegamenti ipertestuali andate su Zagor Monsters lettera "A"! 

Lo Zagor di Vargoo, grande artista turco.



F
FARKASKOLDÒI
FOMHOIR
FORMICHE GIGANTI
FRANK ‘NSTIN



FARKASKOLDÒI 

Creature malefiche del folklore ungherese, a metà tra il licantropo e il vampiro. I farkaskoldòi (al singolare, farkaskoldus) che compaiono nella storia Vampyr (M. Boselli [sog.&scen.] – R. Della Monica [dis.], nn. 397-399) sono al servizio di Ylenia VARGA e hanno l’aspetto di enormi lupi. Li vediamo compiere un’impressionante strage nella locanda di Passo Gurav (tra l’Ungheria e la Stiria) e sulla nave – la Lady Godiva - con cui la vampira e il suo fedele servitore Boris raggiungono l’America. Arrivata infine a Darkwood, Ylenia ordina ai suoi farkaskoldòi di assediare la casa del colonnello Korasi, che si trova in una zona paludosa chiamata appunto Swamp Crossing.


Zagor n. 397, agosto 1998. Disegno di Ferri

I farkaskoldòi irrompono nella locando di Passo Gurav – ZGR 397, p. 30


Korasi – che vive assieme al servitore, nonché amico fraterno, Samish Pasha, un ex ufficiale dell’impero ottomano – ha invitato nella sua abitazione ZAGOR e CICO, ai quali spiega che i farkaskoldòi, essendo dei non-morti come i vampiri, sono molto più pericolosi di un comune licantropo, ma possono essere uccisi per mezzo di proiettili d’argento. Il colonnello, vedendo che uno dei farkaskoldòi si è acquattato vicino all’orto, scopre un’altra loro interessante particolarità, ovvero che essi, a differenza dei normali vampiri, non temono l’aglio. Il suddetto farkaskoldus viene subito ucciso da Samish Pasha con una precisa fucilata (ovviamente, tutte le armi da fuoco presenti nella casa – comprese quelle che il turco dà ai Nostri - sono caricate ad argento) e – come accade a tutti i suoi simili dopo la morte - riprende l’aspetto umano. ZAGOR chiede a Korasi come mai i farkaskoldòi non li attacchino, e il colonnello risponde: Se ci avventurassimo all’esterno, ci farebbero a pezzi! Ma finché stiamo in casa, ci troviamo relativamente al sicuro!... Per le creature della notte e i non-morti le case sono barriere quasi invalicabili…possono superare il tabù solo se invitati a entrare!... . Ma allora siamo a posto! – esclama CICO – Non saremo tanto matti da invitarli noi!. E Korasi: Non è così semplice, señor Cico!...I farkaskoldòi hanno in comune con i loro padroni vampiri dei forti poteri ipnotici e di persuasione!... Possono entrare nei vostri sogni, se dormite, e farvi agire nel sonno…oppure persuadervi con l’intensità del loro sguardo, se riescono ad avvicinarsi a sufficienza!.

I lupi mannari assalgono i marinai della Lady Godiva – ZGR 397, p. 80

Ucciso da Samish Pasha, un farkaskoldus riprende le sembianze umane – ZGR 397, p. 90

Zagor n. 398, settembre 1998. Disegno di Ferri


Il colonnello prende un’altra precauzione contro i figli della notte, tracciando sul pavimento della biblioteca un pentacolo, una sorta di gabbia magica formata da una stella a cinque punte racchiusa in un cerchio. In quello stesso momento, un farkaskoldus si avvicina a una delle finestre e attira l’attenzione di Samish, intento a perlustrare la casa. Il turco fa subito fuoco contro il lupo mannaro, che però si rivela essere una creatura incorporea. Non potendo entrare fisicamente nella casa, - dice Korasi a ZAGOR – hanno inviato una loro emanazione psichica!. Il licantropo fantasma – ancora più grande dei farkaskoldòi in carne e ossa, essendo formato dall’energia psichica di molti di loro - finisce imprigionato nel pentacolo tracciato dal colonnello, che avverte ZAGOR e CICO di non guardarlo negli occhi. Il messicano, però, non resiste e, soggiogato dallo sguardo della creatura, per poco non gli dà il permesso di far entrare i farkaskoldòi. L’intervento di ZAGOR, che tappa la bocca all’amico, impedisce che ciò accada, ma i mostri riescono a entrare comunque. L’astuta Ylenia, infatti, fingendosi inseguita dai licantropi, si fa soccorrere dall’eroe, che la porta dentro. Sebbene l’esperto Korasi non tardi a smascherarla, la vampira raggiunge la biblioteca e distrugge il pentacolo, liberando l’emanazione psichica e permettendo ai suoi farkaskoldòi – otto in totale - di entrare nella casa. Quattro di essi vengono uccisi da ZAGOR, che però non riesce a impedire agli altri di rapire il colonnello e di fuggire assieme alla loro padrona.


L’emanazione psichica dei farkaskoldòi imprigionata nel pentacolo di Korasi – ZGR 398, p. 7

Zagor salva Frida e i suoi amici dai farkaskoldòi – ZGR 398, p. 52


Quella notte stessa, un secondo branco di farkaskoldòi assale – proprio nei pressi della capanna di ZAGOR - il gruppo formato dalla baronessa austriaca Frida Lang (il primo, grande amore dell’eroe), gli ungheresi Janos (attendente dell’ufficiale austriaco Manfred Moor, promesso sposo di Frida) e Imre - entrambi sopravvissuti alla strage del Passo Gurav -, e due guerrieri Mohawk, Cane Pazzo e il suo fratello di sangue. Invulnerabili alle armi di questi ultimi (uno dei quali viene ucciso), i farkaskoldòi trovano invece pane per i loro denti in Janos e soprattutto nel giovane e coraggioso Imre, che possiedono alcune pallottole d’argento. Finite queste, però, i due ungheresi e i loro compagni vengono accerchiati dai farkaskoldòi e si salvano solo grazie a ZAGOR, che fa strage di lupi mannari. Ne rimane in vita uno solo, che si dà subito alla fuga. Lascialo scappare! – dice ZAGOR a Cane Pazzo – Verrà anche il suo turno!. Alla fine della storia dovrebbero essere rimasti in tutto cinque farkaskoldòi, ma stranamente ne compaiono soltanto due: uno attacca lo Spirito con la Scure, che lo uccide con una pistolettata in testa; l’altro, invece, aggredisce alle spalle - su ordine di Ylenia – il barone RAKOSI, salvando, per ironia della sorte, proprio l’eroe, che stava per essere morso dal terribile vampiro. RAKOSI, tuttavia, si sbarazza facilmente del farkaskoldus: Via, creatura immonda! - esclama il barone, scagliando il licantropo contro il camino della sua abitazione - Ci vuole ben altro che un cucciolo di lupo, per uccidere un arcivampiro!. Il povero farkaskoldus finisce infilzato su uno degli attrezzi del camino, attrezzo che a quanto pare è fatto di argento, visto che la creatura muore sul colpo.

Il barone Rakosi si libera facilmente di un farkaskoldus – ZGR 399, p. 88

FOMHOIR 

Nella mitologia celtica, i Fomhoir (chiamati pure Fomoire o Fomors) sono una malvagia razza semi-divina che abitava anticamente l’Irlanda e che si opponeva ai Tuatha De Danann, le principali divinità gaeliche.

Zagor Speciale n. 11, aprile 1999. Disegno di Ferri.

Zagor, Cico e Alienor combattono contro i Fomhoir (e i Firbolg) a Tara – Speciale ZGR 11, p. 112

La prima, breve apparizione zagoriana dei demoni Fomhoir ha luogo ne Il principe degli elfi (M. Boselli [sog.&scen.] – M. Torricelli [dis.], Speciale n. 11), dove, assieme ad altri mostruosi elfi della CORTE MALEDETTA, vengono affrontati e sconfitti prima da Auberon e poi da ZAGOR (affiancato da CICO e da Alienor). Se nella suddetta storia, i Fomhoir erano al servizio del negromante Zondar, che aveva preso possesso di Tara, capitale di Tir-Nan-Og; ne Il ritorno di Kandrax (M. Boselli [sog.&scen.] – G. Ferri - M. Torricelli - C. Marcello [dis.], nn. 431-435) – dove Boselli ha dato a questi mostri maggiore spazio – sono invece al servizio di DONN L’OSCURO, e, sotto il comando di BALOR (il loro re), occupano Teamhair, la capitale di Erin, patria dei Fianna. Quando questi ultimi, assieme ai loro alleati ZAGOR e TONKA, giungono sull’Isola delle Ombre, si scontrano con un esercito di Fomhoir posto a difesa della la Torre Nera, l’impressionante dimora di DONN. Per quanto numerosi, feroci e ben armati, i demoni verrebbero facilmente sconfitti dai Fianna e dai Nostri, se non fosse per BALOR.

Zagor n. 434, settembre 2001. Disegno di Ferri

L’esercito di Fomhoir posto a difesa della Torre Nera - ZGR 434, p. 41

Dermot O’Dyna si sbarazza, grazie alle sue spade magiche, dei Fomhoir di Macha – ZGR 434, p. 48



Questi non solo pietrifica buona parte dei Fianna (tra cui il capitano Finn), ma anche i tre Fomhoir contro i quali essi stavano combattendo. Tutti i pietrificati vengono trasferiti nella Torre Nera, dove si trova prigioniero – privo di sensi per effetto della magia di DONN - il druido Finegan. Nella dimora del Signore della Morte è presente anche un altro guerriero Fianna, Dermot O’Dyna, il quale, fingendosi alleato di DONN, recupera le sue spade magiche e la lancia - altrettanto magica - di Finn: con le prime, uccide senza difficoltà i due Fomhoir che Macha (moglie di DONN) gli scatena contro; con la seconda, ridesta Finegas e riporta in vita i Fianna. Impugnando la lancia magica, il druido lancia il suo grido fatale, che abbatte i Fomhoir (BALOR compreso) che si trovano all’esterno della Torre Nera. Gli altri Fomhoir – ritornati accidentalmente in vita anch’essi per effetto della lancia - vengono uccisi dai Fianna. Infine, NEMAIN e i pochi Fomhoir esterni che sono sopravvissuti si danno alla fuga.

Zagor e Tonka si fanno largo tra i Fomhoir – ZGR 434, p. 50

I Fomhoir vengono investiti dal grido fatale del druido Finegas – ZGR 434, p. 54

I Fomhoir in un quadro del pittore scozzese John Duncan



FORMICHE GIGANTI

Due sono le storie zagoriane in cui compaiono delle formiche giganti: Il popolo delle caverne (D. Canzio [sog.&scen.] – F. Donatelli [dis.], nn. 209-212) e La diabolica invenzione (M. Burattini [sog.&scen.] – F. Devescovi [dis.], nn. 339-341). Quelle della prima avventura vivono, assieme ad altre mostruose creature, nell’abisso di Inaccessible Point, e sono - a dispetto delle loro impressionanti dimensioni e del grosso rostro che hanno sul muso – fragili e innocue. Lo dimostra la sequenza in cui ZAGOR, credendo che una di queste formiche stia aggredendo CICO, si avventa su di essa, uccidendola con estrema facilità.

Zagor n. 210, gennaio 1983. Disegno di Ferri.

Cico viene spaventato da una formica gigante – ZGR 210, p. 27

Zagor uccide l’enorme ma fragile insetto – ZGR 210, p. 29


Le due formiche giganti de La diabolica invenzione (M. Burattini [sog.&scen.] – F. Devescovi [dis.], nn. 339-341) sono in realtà normali formiche, ma poiché ZAGOR si è fatto miniaturizzare, le loro dimensioni sono di poco inferiori a quelle del Nostro. Inizialmente, i succitati insetti sembrano intenzionati ad attaccare l’eroe, il quale, pur essendo pronto a difendersi, teme di dover affrontare, subito dopo, tutto il formicaio. Poi, però, le formiche indietreggiano e si allontanano. Preferiscono non correre rischi contro una preda che non conoscono… - pensa ZAGOR - …e a quanto pare hanno deciso di lasciarmi in pace!.

Zagor n. 340, novembre 1993. Disegno di Ferri.

Zagor in versione lillipuziana fronteggia due formiche – ZGR 340, p. 73

Con grande sollievo dell’eroe, le formiche decidono di battere in ritirata - ZGR 340, p. 74


FRANK ‘NSTIN

Uno dei personaggi principali di Horror Cico (T. Sclavi [sog.&scen.] – F. Gamba [dis.], Speciale Cico n. 6). Proveniente dal pianeta Cadabro, Frank ‘Nstin è il primo mostro a comparire nella storia: infatti, è a lui che MEXON affida il compito di raggiungere, in una notte da tregenda, la capanna nella palude e di portare CICO – il quale sviene appena lo vede - nel castello transilvano (vedi DRACULA) che l’infido alieno ha teletrasportato a Darkwood. Frank ‘Nstin parla con la erre moscia, una caratteristica che contrasta con il suo aspetto inquietante e dà luogo a momenti spassosi, come quando cerca di convincere il messicano che non sta sognando: Se voi stesse sognando, buon uomo, io esistevei solo nel vostvo sogno e mi sembva una prospettiva ovvibile… la vevità veva è un’altva… . Ah sì? – gli dice CICO – E a parte il fatto che vai a beccare tutte le parole con la “erre”, quale sarebbe questa “vevità veva”?. Frank ‘Nstin risponde: Non “vevità”, vevità. E vitengo giusto che a comunicavvela sia il signove del castello (MEXON appunto, nda). Conpevmesso, vado ad avvevtivlo. Se intanto volete vifocillavfi, ho lasciato la cena sul tavolo!. “Tarolo”? Che diavolo è un tarolo? – si chiede CICO, una volta uscito il mostro - Bah! Quell’altra parola però l’ho capita bene, non ci sono ne “erre” né “evve”… …cena!.


Speciale Cico n. 6, maggio 1990. Disegno di Ferri

L’inquietante apparizione di Frank ‘Nstin fa svenire Cico – Speciale Cico 6, p. 14



Il pancione divora con una rapidità impressionante tutte le pietanze che sono sul tavolo, e, quando Frank ritorna (con la bara in cui riposa MEXON), gli dice soddisfatto: Burp! Tutto buonissimo!... Che cos’era?. La risposta del mostro rovina la digestione al messicano: Oh, nel castello si segue una vigida dieta macabvotica… …avete gustato spiedini di pipivstello, sfovmato di assafetida, lucevtole disossate al sugo di civetta… …tagliata di vipeva, lingua di pianta cavnivova in insalta, supplì di occhi di vana… budino di budella di buvino, tovta di mandragola con cvema di amebe, caffè di cicuta…e una mentina. Tenendosi le mani sulla bocca, il povero CICO chiede a Frank dov’è il bagno (e il mostro, equivocando, dice al Nostro: Oh, non ve lo consiglio di cevto. Tutti sanno che il bagno appena dopo mangiato fa male. Doveste aspettave almeno tve ove.) e vomita nella vasca tutto quello che ha mangiato. Ehm…deve essere sta la mentina che mi ha fatto male…, è il divertente commento del messicano.

Frank ‘Nstin mostra la sua passione per Shakespeare – Speciale Cico 6, p. 15

Cico pronuncia la parola impossibile, facendo infuriare Frank - Speciale Cico 6, p. 24

Oltre alla erre moscia, Sclavi ha dotato Frank ‘Nstin di altre due interessanti caratteristiche: la passione per Shakespeare, in particolare per l’Amleto, che il mostro cita più volte nel corso dell’avventura; la forte avversione per la parola impossibile. Non appena la sente, il mostro s’infuria e se la prende con il malcapitato che l’ha pronunciata. CICO, MEXON e WOLF subiscono, di volta in volta, l’ira di Frank, che per poco non li scaraventa fuori dal castello. C’è un unico modo per calmare il mostro: recitare il noto scioglilingua La rana in Spagna gracida in campagna e farglielo ripetere. Nel finale, quando XANOR si materializza attraverso il teletrasporto, MEXON si lascia sfuggire l’ennesimo impossibile, ma Frank stavolta non si arrabbia: Impossibile? Bah, sono talmente sbalovdito che non ho neanche la fovza di veagive!... . Sempre nel finale, Frank e gli altri mostri vengono abbandonati sulla Terra da MEXON e dai suoi compari GOWAN e XANOR. I mostri sono disperati, ma CICO li rincuora: Oh, andiamo! Dei mostri grandi e grossi come voi, abbattersi così, per un’inezia! E poi, La Terra mica è tanto brutta, sapete? E di posto per i mostri ce n’è a volonta!. Frank allora si asciuga le lacrime e tira fuori una sorta di telecomando: Io ho consevvato questo appavecchio che pevmette di teletvaspovatavsi nel tempo e nello spazio…senza uscive dai confini tevvesstvi, però… . Ma è magnifico! – esclama CICO - Avete dunque a disposizione l’intero pianeta, con tutti i suoi millenni di storia… e di storie! […]. Prima di teletrasportare se stesso e i suoi simili altrove, Frank vorrebbe regalare al messicano, come ringraziamento, la buffa astronave (una Ford modello T) di MEXON: Potvesti pvendevti l’astovnave… fovse lavovandoci un po’ viuscivesti a favla funzionave…volave magavi no, ma potvebbe esseve un’idea pev i tvaspovti su stvada… . CICO però rifiuta: Quell’assurdità? Figuriamoci! Una cosa simile non potrà mai attaccare, da noi!. Le classiche ultime parole famose.

Cico ha ormai imparato come far calmare Frank - Speciale Cico 6, p. 33

Il messicano si congeda da Frank e dagli altri mostri - Speciale Cico 6, p. 128

Curiosità: Frank ‘Nstin è un’azzeccata versione comica del mostro interpretato da Boris Karloff (truccato dal grande Jack Pierce) nella celebre trilogia cinematografica della Universal composta da Frankenstein (James Whale, 1931), La moglie di Frankenstein (James Whale, 1935) e Il figlio di Frankenstein (Rowland V. Lee, 1939). Il nome del mostro sclaviano rimanda invece a Frankenstein junior (Mel Brooks, 1974), irresistibile parodia dei succitati film (in special modo del terzo): Franknstin è infatti il nome con cui si fa chiamare il professor Frederick Frankenstein (Gene Wilder) proprio per distinguersi dal famigerato nonno, il barone Victor Frankenstein. Riguardo poi a Il cervello di Frankenstein (Charles Barton, 1948) - la principale fonte ispiratrice di Horror Cico (vedi sempre DRACULA) - va detto che, mentre Frank 'Nstin ha, per l'appunto, un ruolo di primo piano nello Speciale cichiano; nel film di Barton, invece, il mostro (Glenn Strange) ha un ruolo molto marginale. Per concludere, bisogna segnalare la simpatica citazione dylandoghiana contenuta nelle parole pronunciate da Frank nell’ultima vignetta di p. 30: La vita è bveve come la pipì di un pipistvello. La suddetta frase rimanda chiaramente a quella che Groucho, il folle assistente dell’Indagatore dell’Incubo, pronuncia a p. 14 di Jack lo Squartatore (Dylan Dog n. 2): La vita è breve come la pipì di una farfalla.


Boris Karloff in Frankenstein (James Whale, 1931)
Gene Wilder (lo scienziato) e Peter Boyle (la creatura) in Frankenstein Junior (Mel Brooks, 1974)

Massimo Capalbo

N.B. trovate i link alle altre lettere degli Zagor Monsters andando sulla Mappa!