di Sergio Climinti
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| Little Nemo (1905) |
Alla fine del 2025 è uscito, per i tipi di NPE, un volume che nessun amante del fumetto che si ritenga tale può lasciarsi sfuggire. Sto parlando di Little Nemo in Slumberland, meglio conosciuto col più breve Little Nemo.
Pubblicato per la prima volta sul supplemento domenicale del quotidiano “New York Herald” il 15 ottobre 1905, il giovane Nemo proseguì la sua folgorante galoppata tra mondi onirici e siderali fino al 1914 e, dopo una pausa di dieci anni, fu portato avanti del suo autore ancora per qualche tempo, tra il 1924 e il 1927, anno della definitiva interruzione.
Fin dalla sua prima apparizione si capì immediatamente che si trattava di qualcosa di straordinario, fuori dai canoni dell’epoca. Per spiegare meglio il contesto, però, è necessario un breve excursus storico.
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| Yellow Kid (Ottobre 1896 - 1897) |
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| Happy Hooligan (Fortunello) 1905 |
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| Happy Hooligan (Fortunello) 1911 |
Il 1895 è l’anno ufficiale della nascita del fumetto (curiosamente, lo stesso del cinema), a opera di Richard Felton Outcault, l’inventore di Yellow Kid. Qualcuno più pignolo lo anticipa di un anno, poiché Yellow Kid apparve, seppur saltuariamente, già nel 1894, ma c’è anche chi, ancor più pignolo, lo posticipa al 1896, perché il primo balloon – in bocca sempre a Yellow Kid – apparve solo a ottobre di quell’anno. Ad ogni modo, per circa un trentennio i fumetti furono principalmente comici, ed è proprio per questo motivo che in America sono definiti ancora col termine di comics, nonostante l’introduzione del fumetto d’avventura realistico, a partire dalla metà degli anni ’20. Caratteristiche ricorrenti dei primissimi fumetti erano l’uso della violenza, un umorismo rozzo e volgare, una buona dose di crudeltà e l’utilizzo di personaggi etnici, presi in prestito dal teatro del vaudeville. Gli autori si ispiravano, per i loro protagonisti, alla gente che popolava le strade: vagabondi, poveri, straccioni e, soprattutto, monelli terribili. Alcune di queste peculiarità si ritroveranno qualche anno dopo - a partire dal 1910 - anche nel cinema comico muto, che utilizzava un tipo di umorismo definito slapstick, dove gli attori si picchiavano o erano vittime di cadute mortali senza alcun tipo di conseguenze fisiche. Pensate al personaggio più conosciuto, il vagabondo Charlot, ideato e interpretato da Charlie Chaplin. Questo rifletteva la realtà degli Stati Uniti del tempo, in grande trasformazione in quegli anni, il quale, da paese agricolo si stava trasformando in un paese industriale, con milioni di immigrati giunti da ogni parte del mondo a riempire, oltre che le fabbriche, anche le strade delle città.
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| The Katzenjammer Kids (Bibì e Bobò) 1900 ca. |
In un contesto del genere, dunque, Little Nemo precipitò sulla scena fumettistica come qualcosa di completamente alieno.
Il successo della serie (tradotta in sette lingue) portò il suo autore, Winsor McCay, a occuparsi della sua creatura non solo in campo fumettistico. Un gran numero di prodotti venne commercializzato, cartoline, libri, carte, giochi e perfino abiti per bambini. Nel 1908 esordì a Broadway come musical e, vista la calorosa accoglienza, lo spettacolo fece un tour per tutti gli Stati Uniti. McCay seguì il suo personaggio in tournée, ritagliandosi dietro le quinte dei teatri un ufficio nel quale, oltre a realizzare le sue tavole domenicali per i quotidiani, forniva schizzi per gli sfondi e i costumi degli attori, oltre che suggerire consigli spassionati al cast.
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| Winsor McCay in una foto del 1906 |
Ma perché Little Nemo era così diverso dagli altri fumetti? Innanzitutto per la capacità tecnica del suo autore, che è impeccabile. La raffinatezza del segno di McCay è decisamente più elevata rispetto alle produzioni fumettistiche di quegli anni. Rimanda all’Art Nouveau (Liberty in Italia) e ricorda molto, infatti, il tratto di Alfons Mucha, famoso pittore, scultore e pubblicitario ceco, autore di spicco di questo movimento artistico. Le anatomie dei personaggi e la plasticità di cui li dota McCay conferiscono a queste figure una tridimensionalità che non si riscontra in nessuno dei personaggi dei suoi colleghi fumettisti, mentre le sue architetture, ricche ed elaborate, sono in grado di suscitare nel lettore autentico stupore.
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| Manifesto pubblicitario di Mucha (1897) |
Inoltre, basterebbe guardare una tavola a caso fra le tante per rendersi conto della loro bellezza. Partiamo dalla prima. La tavola è organizzata in sei strisce, la prima delle quali è introduttiva.
Morfeo, il re dei sogni, manda a chiamare Little Nemo da un suo servitore affinché lo convinca a diventare il compagno di giochi di sua figlia Principessa - che lo è di nome e di fatto, per questo è scritto con la maiuscola. Little Nemo, durante la sua cavalcava verso il paese dei sogni, viene però disarcionato e la sua caduta nel vuoto termina ai piedi del letto, perché si è appena risvegliato. Quello che colpisce alla prima occhiata è l’equilibrio compositivo della tavola, dovuto sia alle figure che ai colori. Caratteristica che verrà mantenuta per tutte le tavole realizzate da McCay. Questo significa che, oltre all’intenzione di raccontare una storia inanellando una vignetta dietro l’altra, all’autore premeva anche la resa complessiva della tavola, con la quale si divertiva a sperimentare diverse soluzioni grafiche. Le storie sono autoconclusive, tutte le avventure, infatti, Nemo le vive mentre sogna e terminano ogni volta col suo risveglio. Però ogni tavola costituisce la piccola parte di un progetto più grande, un’unica grande storia ambientata nel paese dei sogni, Slumberland appunto.
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| Tavola 1 (15 ottobre 1905) |
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| Tavola 7 (26 novembre 1905) |
Anche la settima tavola inizia con la solita striscia introduttiva, e qui McCay gioca con la sintassi dei comics, divertendosi a spezzare la suddetta striscia in tre parti, che possono essere considerate tre vignette, oppure una cornice, ma anche una finestra dalla quale il lettore sta osservando la scena. Al centro, in una sorta di occhio di bue, giganteggia un tacchino mastodontico che sbatacchia la casa dove vive il protagonista. Da notare anche il sapiente uso dei colori che accompagnano adeguatamente la narrazione. Quello del pavimento e delle pareti della stanza – che non è mai lo stesso e che serve a staccare le figure dallo sfondo per renderle ben distinguibili – è il medesimo usato per collo del tacchino e per il lago in cui precipita Nemo, e ciò contribuisce a dare equilibrio all’intera tavola.
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| Tavola 15 (21 gennaio 1906) |
Nella tavola quindici è sbalorditivo l’uso del bianco, le sfumature che danno corpo alla vegetazione, l’effetto della neve che cade e le linee, sempre morbide e plastiche, delle figure rappresentate, mentre la tavola ventidue offre una ricchezza e una vivacità impressionanti.
MaCay però non realizzava direttamente i colori dei suoi disegni, ma dava indicazioni precise e dettagliate a specialisti che si occupavano appositamente della colorazione delle sue tavole. Questa efficacia era dovuta alla tecnica del ben day, in sostanza i retini, che contribuivano a dare profondità agli sfondi, a creare le adeguate sfumature e a ottenere numerose varietà di toni. Il successo di Little Nemo si deve anche a questi misconosciuti tecnici specializzati.
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| Tavola 22 (11 marzo 1906) |
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| Tavola 38 (1 luglio 1906) |
La grandezza di McCay, però, non si deve solo alla sua bravura tecnica. Come accennato prima, aveva una consapevolezza del mezzo superiore ai suoi colleghi fumettisti coevi. Prospettiva, destrutturazione della vignetta, composizione della tavola, nonché utilizzo di tecniche che saranno in futuro proprie del cinema, come la profondità di campo, la ripresa aerea, la carrellata, la soggettiva e lo zoom. Tecniche messe al servizio di una capacità immaginativa sontuosa e sfrenata.
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| Tavola 49 (16 settembre 1906) |
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| Tavola 50 (23 settembre 1906) |
Infine, è interessante notare come l’autore sappia utilizzare le possibilità che gli permette il medium fumetto, sia che si tratti dei personaggi disegnati, come nella tavola centoventuno, dove opera una serie di stiramenti e schiacciamenti dei protagonisti, sia con i contorni della vignetta stessa. La tavola 161 ne offre un caso esemplare. Nemo, alla fine della tavola, se la prende con McCay perché non gli ha disegnato il pavimento su cui farlo stare in piedi e, subito dopo, i margini della vignetta si staccano per aggrovigliarlo.
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| Little Sammy Sneeze (24 settembre 1905) |
Un espediente simile l’artista lo aveva già sperimentato con un altro personaggio di sua invenzione, Little Sammy Sneeze (1904-1906), dove lo starnuto di cui il protagonista è famoso frantuma i contorni della vignetta che lo contengono e i suoi frammenti vi si depositano sopra, lasciando sul volto di Sammy uno sguardo perplesso che rivolge allo stesso lettore. Due chiari esempi di metafumetto.
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| Tavola 121 (2 febbraio 1908) |
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| Tavola 161 (8 novembre 1908) |
Little Nemo in Slumberland è considerato da critici e fumettisti un capolavoro senza tempo, eppure, anche di un capolavoro di tale fattura se ne possono perdere le tracce. Qualche anno dopo la morte del suo autore, avvenuta nel 1934, un incendio distrusse la maggior parte delle tavole originali. Tornò alla luce a partire dalla metà degli anni ’60 grazie a Woody Gelman, autore e editore, che ritrovò un buon numero di disegni originali e diverse strisce in uno studio dove aveva lavorato il figlio di McCay, Robert, il quale, dopo la morte del genitore, aveva provato a rilanciare la serie tagliando e rimontando le tavole, ma senza successo. Vari collezionisti hanno poi contribuito a colmare i vuoti, fino alla completa ricostituzione dell’intera opera.
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| Apertura volume |
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| La dimensione del volume messo a confronto con il formato bonelliano |
La casa editrice NPE ripropone in questo primo volume tutte le tavole uscite dal 1905 al 1911. Un altro volume è previsto per il futuro, e conterrà tutte le altre tavole realizzate dall’autore, presentando così, per la prima volta in Italia, l’intero ciclo dedicato a Little Nemo. L’edizione è arricchita anche da una corposa parte introduttiva, con le firme di Paul Gravett, Benoît Peeters, François Schuiten e Luca Raffaelli, corredata da una notevole parte iconografica. Le dimensioni di questa vera e propria Bibbia fumettistica sono oltremodo imponenti. Una scelta felice, fatta per restituire al pubblico il formato originario delle pagine dei giornali che avevano ospitato l’opera in origine, oltre che offrire la migliore resa possibile dell’arte di McCay. La carta spessa e la sua consistenza completano il tutto, facendone un prodotto editoriale di tutto rispetto. Procurarsi un leggio per consultare l’opera è altamente consigliato.
Winsor McCay
LITTLE NEMO IN SLUMBERLAND 1905-1911
a cura di Benoît Peeters e François Schuiten
pagg. 368 - € 65,00
Edizioni NPE, 2025
Sergio Climinti