venerdì 9 novembre 2018

ARRIVA SBAM! COMICS 42, CON UN NUOVO OSPITE FISSO: MORENO BURATTINI!

A cura della Redazione

PRIMO PIANO
Era il 27 dicembre del 1908 quando il Corriere della Sera si propose con un supplemento illustrato per i figli dei suoi lettori. Era nato il Corriere dei Piccoli, e con esso il Fumetto cominciava la sua diffusione su larga scala nel nostro Paese. 110 anni da celebrare, come fa Wow Spazio Fumetto con una grande mostra e come vogliamo fare anche noi, con questo numero e con una storia completa (e in rima!) dei Ronfi, i piccoli eroi di Adriano Carnevali nati proprio sulle pagine del Corrierino nel 1981.




ALTRI GRANDI COMPLEANNI
Pare proprio che gli anni che “finiscono con l’8” siano particolarmente propizi al mondo della Nona Arte e dintorni: oltre quella del Corrierino, si festeggiano infatti molte altre ricorrenze illustri per il Fumetto: i 90 anni di Mickey Mouse, i 70 di Tex, i 60 dei Puffi, i 50 delle Sturmtruppen, i 30 della Pixar e i 20 di Julia. Ricorrenze accompagnate da eventi di rilievo che abbiamo visitato per voi.

IL TEATRO DI BURATTINI
Moreno Burattini, fumettista (scrive e sceneggia da migliaia di anni le storie di Zagor, di cui cura anche la testata in Bonelli), scrittore, aforista, poeta, sceneggiatore teatrale, attore, ma soprattutto amico di Sbam! da sempre. Parte da questo numero la nuova rubrica, nella quale parleremo a ruota libera di fumetti con Moreno, dei nostri temi di copertina e di molto altro.

MAESTRI DEL FUMETTO UMORISTICO
Abbiamo incontrato tre grandi maestri del Fumetto umoristico, creatori di storie rimaste nell’immaginario collettivo. Un’occasione per parlare con loro del Fumetto di ieri e di oggi, arrivando a conclusioni molto interessanti. La parola a Romano Garofalo (Jonny Logan), Daniele Fagarazzi (Zio Boris) e Piero Lusso (Lupo Alberto e Cattivik). In più, da leggere un episodio di Yellow Kill, di Lusso e Giorgio Sommacal.





REVIEWS E MOLTO ALTRO
Sbam-carrellata di novità in libreria, edicola e fumetteria, con le nostre recensioni. Con lo staff di eMooks, indaghiamo sulle nuove frontiere del Fumetto digitale. Per la rubrica New Generation, intervista a Massimo Pini. Le Facce da comics di Adriana Roveda. Alcune pagine-assaggio dai nostri Sbam! Libri. Le News-Flash dai vari editori.

FUMETTI
Oltre ai già citati Ronfi e Yellow Kill, eccovi anche un sontuoso mucchio di strip, tra Ghigo lo Sfigo, Tarlo, Federica, I Chinson, Pappatacio, Gatto Pepè, Penguin Bros e Kugio & Gina. Il nuovo episodio dello Zio Dragoou di Ugo D’Orazio. Talking Things, la nuova idea di Pietro Vanessi. Le fantascientifiche strisce di Alieny – L’alieno col borsello, di Mr. Khaos e Zillo. Emanuele Florio ci porta All’ombra del trullo. I racconti brevi di Marcello Bondi disegnati da Giuseppe Falco e Bruno Farinelli.

Tutto questo e molto altro su Sbam! Comics 42


N.B. Trovate i link alle altre novità su Interviste & News!

giovedì 8 novembre 2018

ZAGOR, FRATELLO DI CROZZA!

di Filippo Pieri

Durante la puntata di Fratelli di Crozza del 2 Novembre 2018 su Nove TV  Maurizio Crozza interpreta il politico Marco Minniti, appassionato di fumetti, e a un certo punto cita tra gli altri eroi dei comic anche Zagor (al minuto 53:40).





N.B. Trovate i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News!

mercoledì 7 novembre 2018

LA COVER PIÙ CITATA - TREDICI

di Filippo Pieri

L'arte della citazione è stata per anni quasi un marchio di fabbrica per Tiziano Sclavi sul suo Dylan Dog. E inevitabilmente oggi a trent'anni di distanza siamo a constatare che "chi di citazione ferisce... di citazione perisce!
Così scriveva nel 2016 Saverio Ceri nella prima puntata della "Cover più citata", un tormentone che sembra non finire mai. Ultima (ma solo in ordine temporale, non certo di bellezza) la citazione di Sandro Dossi, un maestro del fumetto italiano, dove accanto all'Indagatore dell'Incubo, invece degli zombie mette alcuni dei personaggi da lui disegnati nella sua lunga carriera.






N.B. Trovate i link alle altre puntate della Cover più citata in Cronologie & Index!

martedì 6 novembre 2018

FAKE COVER REAL NEWS: ZAGOR VS. THE FLASH?

di Filippo Pieri

La SBE ha reso noto una partnership con DC e RW edizioni: Zagor e Flash saranno i primi a incontrarsi in una serie di crossover a fumetti. Noi di Dime Web l'incontro lo abbiamo immaginato così!



Di seguito il comunicato ufficiale.
MILANO, ITALIA e BURBANK, CALIFORNIA (3 NOVEMBRE 2018) - Sergio Bonelli Editore e DC, con RW Edizioni, sono lieti di annunciare una nuova partnership senza precedenti, volta alla pubblicazione di una serie di crossover a fumetti che faranno la storia, con protagonisti i personaggi dell'universo bonelliano e i supereroi della DC. Le due case editrici si riuniranno per regalare ai fan i primi, epici, incontri tra le icone della cultura popolare italiana e statunitense nel 2019 e 2020.




Il primo progetto di crossover, la cui uscita è prevista per il prossimo anno, sarà incentrato sui personaggi di Zagor e Flash. Le società tengono ancora "top secret" i dettagli di come si incontreranno e quali altri personaggi appariranno nei progetti di crossover previsti in seguito. Tutti alla Sergio Bonelli Editore siamo emozionati di far parte di un evento di tale portata, ha dichiarato il Direttore Editoriale Michele Masiero. Le nostre menti creative si sono messe in moto nel momento stesso in cui abbiamo incontrato per la prima volta gli amici della DC e di RW.
Siamo orgogliosi di aiutare a rendere possibile questo storico progetto e di farne parte, ha detto Pasquale Saviano, Amministratore Delegato di RW Edizioni. Non vediamo l'ora di poter lavorare con SBE e DC per dare ai lettori italiani le storie più esaltanti che mai si sarebbero aspettati.
Masiero ha aggiunto: Attendiamo con trepidazione il momento giusto per annunciare i personaggi legati agli altri progetti, e i meravigliosi artisti che ci lavoreranno.



Filippo Pieri

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domenica 4 novembre 2018

AVVENTURA NELLE TERRE FREDDE, AFFRONTANDO I COSACCHI DELLO YUKON SOTTO L'ACUTO SGUARDO DI UN'AQUILA NERA. TRILOGIA DEL VIAGGIO IN MAXI ZAGOR 32, 33 E 34


di Giampiero Belardinelli

Introduzione
Questa insolita "trilogia del viaggio" si dipana nell’arco dei tre Maxi del 2018 e rappresenta una novità editoriale per la testata, non priva fra l’altro di interessanti esperimenti - come la miniserie in sei numeri incentrata sul Pancione Messicano, pubblicata lo scorso anno. La collana mensile è stata da sempre il luogo dove le principali saghe di trasferta si sono sviluppate, accompagnando i lettori per mesi o addirittura anni in regioni del pianeta inusuali e ricche di fascino avventuroso. La scelta di raccontare questo viaggio zagoriano nei tre Maxi e non nel mensile acuisce in positivo la sensazione di una serie effervescente, di cui non mancano, dal punto di vita del marketing editoriale, reminiscenze della realtà dei comic statunitensi. Il tour avventuroso dei Nostri avrà il suo epilogo nella serie mensile, nel prossimo gennaio 2019, altro aspetto innovativo di cui mi riprometto di tornare a scrivere in questa sede.

I fasti e i nefasti del Viaggio: Ulisse

Ma perché la narrazione di viaggio affascina gli autori e i lettori di ogni latitudine? Probabilmente perché viaggiare è qualcosa che spinge a uscire dalle frontiere rassicuranti delle abitudini. L’uomo ha sempre guardato oltre i confini celati all’orizzonte, spinto da un audace desiderio di avventura e dall’improrogabile urgenza di confrontarsi con i propri limiti. Il viaggio rappresenta anche la dualità dell’animo umano: da un lato la ricerca del mistero e del nuovo, dall’altro la potente nostalgia per i luoghi nativi. La figura ideale e simbolo di questa duplicità è quella di Ulisse, il cui pensiero oscilla tra il desiderio di ritornare nella sua Itaca e la smania di oltrepassare i più remoti confini del mondo. Queste potenti emozioni riempiono da sempre l’esistenza di ogni anima viaggiante. Viaggiare è in definitiva ambire al ritorno e, come direbbe Cico, esclamare a viva voce Casa dolce Casa!

Il vulnerabile Eskimo
Le foreste sono imponenti, i fiumi navigabili e maestosi: siamo sulle coste settentrionali del Pacifico, al confine fra Canada e Stati Uniti. Zagor e Cico arrivano nella regione dopo aver ricevuto una missiva da parte di Honest Joe, che li informa di essere in pericolo a causa di un misterioso nemico. Al timone di questo Maxi troviamo lo sceneggiatore Jacopo Rauch e i disegnatori Domenico e Stefano Di Vitto, il cui tratto è perfetto per raccontare la potenza selvaggia della natura. La caratteristica peculiare di quest’avventura è la coralità e una struttura narrativa concentrica, dove tutte le varie tracce confluiscono, con calibrato equilibrio, verso il nucleo centrale per ristabilire l’ordine nel caos violento generato da Eskimo. Ebbene sì, ormai non è più un segreto, il vecchio nemico ritornato clamorosamente sulle pagine di Zagor è proprio lui, il personaggio ideato da Guido Nolitta e realizzato graficamente da Frank Donatelli. Nell’estate del 2011, in occasione di Rimini Comics, in una cena informale Jacopo Rauch mi aveva raccontato di aver realizzato un soggetto, approvato da Moreno Burattini, in cui immaginava un modo semplice e logico per far ritornare Eskimo sulla strada del nostro eroe. In effetti, il modo con cui il cattivo ha salvato la pelle è ragionevole e non forza alcuna logica. In quella vecchia storia scritta da Marcello Toninelli e disegnata da Donatelli (L’invulnerabile, Zagor 224-226), Eskimo aveva acquisito il dono dell’invulnerabilità, con uno stratagemma narrativo di stile supereroistico. E proprio l’invulnerabilità permette all’uomo di salvarsi dalla frana di rocce causata dall’intervento del Nostro.

Da Maxi Zagor n. 32. Disegni dei F.lli Di Vitto


Rauch ha sfruttato questo trucco per riportare in scena Eskimo, ma forse si è reso conto che la sua avventura avrebbe funzionato meglio se il villan avesse perso i suoi poteri. L’autore ha ricondotto il personaggio alle origini nolittiane e in più ne ha esaltato il carisma e le capacità strategiche. Eskimo agisce da mercenario al soldo di Mister Pearson, uno dei boss della Compagnia delle Pellicce, il cui scopo è quello di liberarsi dei coloni americani che affluiscono numerosi nella regione. Ma dimostra di essere un cattivo ambizioso, e quindi allo stesso tempo pianifica la sua vendetta nei confronti di Zagor e, proprio grazie al denaro di Pearson, di agire al soldo di se stesso. La caratteristica principale dell’Inuit Eskimo è la spavalda avidità e la freddezza sprezzante dinanzi alla vita dei propri avversari. In conclusione, Rauch ha realizzato una sceneggiatura molto robusta, a cui non mancano echi del miglior Toninelli (rinunciando cioè allo Zagor in difficoltà di alcune prove dell’autore senese) e richiami alla coralità di boselliana memoria.

In Principio c’era una Principe: andata e ritorno da Darkwood e Novograd
Sul finire del Maxi precedente i Nostri rincontrano il Principe Rezanov, a cui promettono di far visita sulla via del ritorno a Darkwood. Questo secondo capitolo della trilogia del viaggio ha come base di partenza la colonia Russa di Nuova Arcangelo, sull’isola di Baranof, in Alaska. L’amicizia con il Principe Rezanov risale all’avventura boselliana Alaska (Zagor 348-350) e in questo ritorno il personaggio si limita – rispettivamente nel precedente e nel presente volume – a contribuire alla sconfitta della banda di Eskimo e dare le giuste informazioni e i vettovagliamenti per la nuova missione verso Novograd. Una delle più interessanti novità introdotte da Mauro Boselli e da Moreno Burattini è stata l’aspetto cosmopolita di Zagor che, nei suoi viaggi, ha allacciato rapporti di amicizia con persone di disparata estrazione culturale: dalla Scozia all’Alaska, dall’Africa sahariana al Sud America, ecc. Se pensiamo che Zagor è un uomo dell’Ottocento – per quanto immaginario – possiamo renderci conto quale sia la portata della sua impresa. Questo notevole bagaglio culturale di cui si è arricchita la saga è la radice fondante dei tre Maxi qui analizzati. Nel volume in questione lo sceneggiatore Mirko Perniola è partito da quanto sopra e, con intelligenza strategica, ha ripescato un significativo personaggio nolittiano, ennesimo testimonial della sensibilità narrativa di Guido Nolitta: il Principe Alexis (Agli ordini dello zar, Zagor 125-128). Il giovane russo, infatti, desiderava da tempo rinunciare al suo ruolo nobiliare e immaginava di poter vivere una vita libera come quella dei trapper. L’arrivo di Zagor, in quella lontana avventura, ha permesso ad Alexis di trovare il coraggio di lasciare alle spalle il suo titolo e di coronare finalmente il suo sogno. Da allora (l’avventura è stata pubblicata nel 1975) sul personaggio è calato l’oblio.

Da Maxi Zagor n. 33. Disegni di Mangiantini


Il merito di Perniola è stato quello di ripescarlo e, senza rinunciare all’imprinting nolittiano, ha trasformato la sua figura in un simbolo di riscatto e di autodeterminazione. Alexis si appoggia a Zagor e viceversa; i due amici ritrovati diventano una sorta di arma di sfondamento contro la tirannia del Duca Andrej Kozlov. La figura di questo classico cattivo ricorda quella del Conte Prilov di bonelliana memoria: le analogie tra i due personaggi sono evidenti, ma Perniola dà al suo Kozlov una più sottile personalità: In Russia questa vostra idea della democrazia è ritenuta una follia. Considerando tutti gli uomini uguali, credono manchi l’equilibrio che ci ha permesso di raggiungere vette eccelse di civiltà, arte e cultura. Il suo interlocutore lo incalza: E voi come la pensate?. Io non sono d’accordo con i miei compatrioti – risponde il Duca – La possibilità per chiunque di prendere il proprio destino in mano, è indiscutibilmente affascinante (pp. 163-164). Da questo scambio di battute Kozlov sembrerebbe un uomo aperto al vento di cambiamento intrapreso dalla giovane democrazia americana, ma in realtà egli considera il concetto di “prendere in mano il proprio destino” come la legittimazione a sopraffare chiunque pur di guadagnare denaro e potere. La distorta visione della democrazia da parte del Duca si sposa alla perfezione con la figura della Maggiore Jason Stryker, i cui obiettivi materialistici finiscono per coincidere. Quest’ultimo, nel corso della storia, esce dallo sfondo dei comprimari e si guadagna la caratura di anima nera del racconto, forse più del Duca stesso. Se quest’ultimo muore per mano dell’eroe, il Maggiore invece si salva e se ne va giurando vendetta…
I disegni di Marcello Mangiantini curano molto gli ambienti e gli abiti; l’avventura fuori dai consueti scenari di Darkwood si presta molto a questo suo peculiare talento. Anche i personaggi recitano bene sulla scena e nell’insieme la narrazione scorre veloce e precisa.

Il simbolo dell’Aquila e la Revolución
Il viaggio prosegue e, dall’Alaska, i Nostri arrivano in California, attraversata da fremiti di libertà e autodeterminazione dal giogo del Messico. Zagor si trova coinvolto suo malgrado nella lotta tra le due fazioni; sembra che, a capo dei rivoltosi, ci sia un uomo con il suo stesso costume… Dopo varie vicissitudini i Nostri scoprono che il loro vecchio amico don Lope de La Sierra, apparso per la prima volta in Bandidos! (Zagor 353-354), sia stato ucciso dai sicari del Governo messicano. La scioccante notizia si tramuta in emozioni sfuggenti quando l’eroe scopre che dietro la figura dello “Zagor Nero” si cela Rolando, giovane amico di Ines de la Sierra, figlia di don Lope. Tra Zagor e il ragazzo nasce un netto contrasto, sul tema di giustizia e vendetta, e i due personaggi mostrano posizioni inconciliabili: sembra la fine della stima e dell’amicizia tra i due, ma per fortuna non sarà così.

Da Maxi Zagor n. 34. Disegni di Sedioli


Jacopo Rauch ha costruito una vicenda appassionante, in cui il tema di fondo è quella dell’amicizia ritrovata, con un ritmo e un finale ottimistico e riflessivo sulla falsariga delle storie texiane degli anni Cinquanta, in particolare quelle ambientate sul confine messicano. Il finale ci regala un colpo di scena sorprendente, che non svelo per non rovinare la lettura a chi, magari incuriosito da questo pezzo, voglia recuperare il volume. All’interno di questo movimento rivoluzionario, dove non sempre è chiaro chi sia un amico o sia un avversario, lo sceneggiatore ha inserito una figura ambigua e melliflua, recuperando il suo Mister Steell (Zagor 494-495). Il cattivo era già allora ben caratterizzato ma il rischio di perdersi tra i tanti comprimari della saga è stato per fortuna scongiurato con questo recupero. In questo racconto il personaggio si muove su binari inediti, innalzando il suo livello da villan secondario a nemico di prima fila. Le caratteristiche potenziali c’erano tutte e Rauch è stato abile nell’intuirlo. Anche lui, come il Maggiore Stryker, nel finale sfugge alla cattura o alla morte, preparando in pratica il suo ritorno.
Gianni Sedioli, dal canto suo, ha tratteggiato delle tavole che, pur con degli accorgimenti in linea con i tempi, trasudano dinamicità e strizzano l’occhio per l’essenzialità ad alcuni dei primi disegnatori di Tex e Zagor - penso rispettivamente ad autori come Francesco Gamba e Frank Donatelli.




Maxi Zagor 32
TERRE FREDDE
Gennaio 2018
pagg. 320, € 6,90
Testi: Jacopo Rauch
Disegni: Domenico e Stefano Di Vitto
Copertina: Alessandro Piccinelli
Rubriche: Moreno Burattini



Maxi Zagor 33
I COSACCHI DELLO YUKON
Maggio 2018
pagg. 288, € 6,90
Testi: Mirko Perniola
Disegni: Marcello Mangiantini
Copertina: Alessandro Piccinelli
Rubriche: Moreno Burattini



Maxi Zagor 34
AQUILA NERA
Settembre 2018
pagg. 288, € 6,90
Testi: Jacopo Rauch
Disegni: Gianni Sedioli
Copertina: Alessandro Piccinelli
Rubriche: Moreno Burattini


Giampiero Belardinelli

N.B. Trovate le altre recensioni bonelliane nel Giorno del Giudizio!

venerdì 2 novembre 2018

L'ASSASSINIO DI UN PRESIDENTE: I PERSONAGGI, IL PIANO E LA COMPLESSA COSPIRAZIONE! UN VERO E PROPRIO THRILLER STORICO! - LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA (LXII PARTE)

di Wilson Vieira

Quando, nel 1776, i sudditi coloniali di Re Giorgio decisero di creare un loro nuovo stato indipendente dalla Corona, più che di una democrazia gettarono le basi di una "monarchia elettiva". Infatti la figura del Presidente degli Stati Uniti d'America, accentrando nella propria persona enormi e totali poteri amministrativi (capo dello Stato e del Governo) e militari (capo delle Forze Armate), è molto simile a quella di un Re dell'antico regime, un Re che non è però tale per Diritto Divino, o per Sangue e Stirpe, bensì per responso delle urne. Ma come tutti i sovrani assoluti, anche il PODUS è soggetto agli umori del popolo: rischia ogni piè sospinto la detronizzazione, non solo tramite legale procedura di impeachment, come successe a Nixon, ma tramite eliminazione fisica cruenta. Sono stati ben quattro i Prez uccisi: Abraham Lincoln nel 1865, James Garfield nel 1881, William McKinley nel 1901 e John Kennedy nel 1963. Altri presidenti sono stati oggetto di attentati, tra i quali i più seri furono quelli ai danni di Theodore Roosevelt nel 1912, Franklin Roosevelt nel 1933, Harry Truman nel 1950 e Gerald Ford nel 1975. Il più grave fu l'attentato a Ronald Reagan nel 1981: l'ex attore rimase seriamente ferito e rischiò la vita. In questo straordinario articolo il nostro Wilson Vieira ci parla del primo grande assassinio presidenziale, quello di Lincoln! Come sempre vi informiamo che tutte le immagini non bonelliane sono state scelte e posizionate nel testo dallo stesso Vieira. Buona lettura! (f.m.) 




John Wilkes Booth, acclamato attore di teatro shakespeariano, assassinò il sedicesimo Presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln il 14 aprile 1865.







Nato a Bel Air, nel Maryland, era il decimo figlio di Junius Brutus Booth (1796 – 1852), un attore teatrale di origine inglese che aveva guadagnato fama per il suo drammatici ruoli shakespeariani prima in Inghilterra, poi negli Stati Uniti. John Wilkes Booth seguì la professione di suo padre, esordendo sul palco all’età di 17 anni. Presto divenne famoso a livello nazionale per le sue capacità recitative, ed entrò in una Società Shakespeariana itinerante con sede a Richmond, in Virginia. Al tempo della Guerra Civile era diventato uno dei personaggi teatrali più famosi negli Stati Uniti. Sostenitore e simpatizzante dei diritti dei Sud, era fortemente contrario al Movimento Abolizionista e divenne un agente confederato dopo l’inizio della guerra, usando la sua posizione come attore nazionale itinerante per contrabbandare il chinino nelle mani del Sud. Era molto schietto nella sua devozione per il Sud e nella sua virulenta avversione per il Presidente Lincoln e il Nord.
Nel 1864 formulò un piano per rapire il Presidente, ma non passò oltre le fasi di discussione e pianificazione quando Lincoln fu rieletto nel novembre del 1864. Da quel punto la trama cambiò da rapimento ad assassinio. Durante questo periodo reclutò quelle figure che, tra le altre, sarebbero state per sempre legate all’assassinio di Lincoln: Samuel Bland Arnold, Michael O’Laughlen Jr., Lewis Thornton Powell, David Edgar Herold, George Andrew Atzerodt, Mary Elizabeth Jenkins Surratt e John Harrison Surratt Jr.





Samuel Bland Arnold nacque a Georgetown, il 6 settembre 1834. Successivamente la famiglia si trasferì a Baltimora e in seguito Arnold frequentò l’Accademia Militare di “St. Timothy’s Hall”, a Catonsville, Maryland. Fu durante la frequentazione dell'Accademia che incontrò John Wilkes Booth. Arnold entrò nell’esercito Confederato all’inizio della Guerra Civile Americana, ma fu congedato per motivi di salute nell’estate del 1864. Ritornò a Baltimora ma non fu in grado di trovare lavoro. Nel 1864 John Wilkes Booth escogitò uno schema per rapire Abraham Lincoln a Washington. Il piano era quello di portare Lincoln a Richmond e tenerlo segregato fino a quando non potesse essere scambiato con prigionieri di guerra dell’esercito Confederato. Booth convinse Arnold a unirsi al complotto. Booth decise di portare a termine l’atto il 17 marzo 1865, quando Lincoln aveva in programma di assistere a un’opera teatrale alla periferia di Washington. Il tentativo di rapimento fu abbandonato quando Lincoln decise all’ultimo momento di cancellare la sua visita. Arnold ora sembrava perdere interesse nel piano per catturare Abraham Lincoln; sosteneva che il governo aveva ripreso gli scambi di prigionieri con la Confederazione e che non era più necessario intraprendere azioni così drastiche. Arnold tornò a Baltimora prima di essere assunto come impiegato a Old Point Comfort, in Virginia. Il 27 marzo 1865, Arnold scrisse una lettera dove consigliava a John Wilkes Booth di abbandonare i suoi piani contro Lincoln. Il 17 aprile 1865 Arnold fu arrestato dalla polizia. Confessò il suo ruolo nel piano per rapire Abraham Lincoln, ma negò qualsiasi suo coinvolgimento nella cospirazione per assassinare il Presidente. Nonostante ci fossero prove concrete che fosse stato in Virginia al tempo in cui Lincoln fu assassinato, Arnold fu comunque accusato del crimine.
Il 1° maggio 1865, il presidente Andrew Johnson (1808 – 1875) ordinò la costituzione di una Commissione Militare di nove uomini per processare i cospiratori. È stato sostenuto da Edwin M. Stanton (1814 – 1869), il Segretario alla Guerra, che gli uomini dovevano essere processati da un Tribunale Militare poiché Lincoln era stato il Comandante in Capo dell’Esercito.


Tex n. 449, marzo 1998. Disegno di Villa


Diversi membri del governo, tra cui Gideon Welles (1802 – 1878), Ministro della Marina; Edward Bates (1793 – 1869), Procuratore Generale; Orville H. Browning (1806 – 1881), Ministro dell’Interno; e Henry McCulloch (1816 – 1895), Ministro del Tesoro, disapprovarono, preferendo un processo civile. Tuttavia, James Speed (1812 – 1887), il Procuratore Generale, era d’accordo con Stanton e quindi gli imputati non godettero dei vantaggi di un processo con giuria.
Il processo ebbe inizio il 10 maggio 1865. La commissione militare comprendeva i principali generali, come David Hunter (1802 – 1886), Lewis Wallace (1827 – 1905), Thomas Harris (1826 – 1895) e Albion Howe (1818 – 1897); Joseph Holt (1807 – 1894) era il Procuratore capo del Governo. Mary Surratt, Lewis Paine, George Atzerodt, David Herold, Samuel Mudd, Michael O’Laughlin, Edman Spangler e Samuel Arnold furono accusati di cospirazione per l'omicidio di Lincoln. Durante il processo Holt tentò di persuadere la Commissione Militare che Jefferson Davis e il governo Confederato erano stati coinvolti nella cospirazione. Joseph Holt tentò di oscurare il fatto che in realtà i complotti erano due, uno teso a rapire Lincoln e il second ad assassinarlo. Era importante che l’accusa non rivelasse l’esistenza di un diario trovato sul corpo di John Wilkes Booth. Il diario chiariva che il piano di assassinio risaliva al 14 aprile. La difesa sorprendentemente non chiese che il diario di Booth fosse prodotto in tribunale. Il 29 giugno Arnold fu dichiarato colpevole di essere coinvolto nella cospirazione per assassinare Lincoln e fu condannato all’ergastolo. Mary Surratt, Lewis Paine, George Atzerodt e David Herold furono giudicati colpevoli del crimine e impiccati nel penitenziario di Washington il 7 luglio 1865. Arnold fu inviato a Fort Jefferson con i suoi cospiratori Samuel Mudd, Edman Spangler e Michael O’Laughlen; fu graziato dal presidente Andrew Johnson il 1° marzo 1869. Dopo la sua scarcerazione, Arnold scrisse una dettagliata confessione sul suo ruolo nel rapimento di Abraham Lincoln, fortemente negando qualsiasi suo coinvolgimento nella cospirazione per assassinare il Presidente. Samuel Arnold morì nel 1906.



Michael O’Laughlen Jr. nacque nel giugno 1840 a Baltimora, nel Maryland. Era uno dei primi amici di John Wilkes Booth: la famiglia Booth viveva dall’altra parte della strada rispetto agli O’Laughlen. O’Laughlen si occupava di intonaci ornamentali e aveva anche imparato l’arte dell’incisione. Allo scoppio della Guerra Civile O’Laughlen si arruolò nell’esercito Confederato, ma fu congedato nel giugno del 1862. Tornò a Baltimora e si unì a suo fratello nella produzione di mangimi e prodotti per animali. O’Laughlen fu una delle prime reclute di Booth. Nell’autunno del 1864 O’Laughlen accettò di diventare complice nel complotto per rapire Abraham Lincoln e iniziò a passare il tempo a Washington con Booth. La notte del 15 marzo 1865 O’Laughlen incontrò Booth e altri cospiratori al Gautier’s Restaurant in Pennsylvania Avenue per discutere del possibile rapimento del presidente. Fondamentalmente, il piano consisteva nel rapire Lincoln e portarlo a Richmond per fare in modo che il governo dell’Unione scambiasse i prigionieri con la Confederazione. Booth apprese che Lincoln avrebbe dovuto assistere a una rappresentazione mattutina della commedia Still Waters Run Deep all’ospedale Campbell, alla periferia di Washington, il 17 marzo 1865. Booth, O’Laughlen e gli altri cospiratori pianificarono di intercettare il Presidente sulla sua carrozza. Tuttavia, Lincoln cambiò i propri piani all’ultimo minuto e il complotto fallì. O’Laughlen tornò a Baltimora.
Alla fine di marzo Booth propose un altro piano di rapimento. Questa volta Lincoln doveva essere catturato al Ford’s Theater, ammanettato e calato con una corda sul palco. Quindi il presidente sarebbe stato portato a Richmond. O’Laughlen venne incaricato di spegnere le luci a gas al teatro. Tuttavia Booth non fu in grado di convincere i suoi co-cospiratori che questo piano era fattibile. Secondo O’Laughlen questo pose fine al suo ruolo nel complotto di Booth. Ma O’Laughlen tornò a Washington, D.C. il giorno prima dell’assassinio. Non è chiaro se ciò fosse dovuto a qualcosa legato alla cospirazione oppure semplicemente al desiderio di trascorrere del tempo con gli amici a Washington, nel bel mezzo di una grande festa per alla vittoria dell’Unione. Al processo ci fu una testimonianza contrastante sui movimenti di O’Laughlen nel giorno dell’assassinio. In ogni caso O’Laughlen si costituì lunedì 17 aprile. O’Laughlen fu processato insieme a Mary Surratt, Lewis Powell, George Atzerodt, David Herold, Samuel Arnold, Edman “Ned” Spangler e Samuel Mudd. Il governo tentò di dimostrare che aveva inseguito Ulysses S. Grant nelle notti del 13 e del 14 aprile con l’intento di ucciderlo. Ciò non fu mai dimostrato, ma non c’era dubbio che O’Laughlen fosse uno dei cospiratori fino alla fine di marzo. Fu riconosciuto colpevole e condannato all’ergastolo.




Lewis Thornton Powell, figlio di un predicatore Battista, nacque a Randolph County, Alabama, il 22 aprile 1844. La famiglia si trasferì in Florida nel 1859 e Powell lavorò alla supervisione della piantagione di suo padre fino allo scoppio della Guerra Civile. Il 30 maggio 1861, Powell si unì alla Seconda Divisione di Fanteria della Florida. Come milite dell’Esercito Confederato combatté a Gettysburg. Fu ferito durante la battaglia e fatto prigioniero. Dopo essere stato trasferito in un ospedale di Baltimora Powell fuggì e si arruolò nella “Virginia Cavalry” nell’autunno del 1863. Tuttavia, nel gennaio 1865 lasciò la Cavalleria e fece giuramento di fedeltà all’Unione. Da questo momento in poi iniziò a usare il nome Powell. Aveva la reputazione di possedere un carattere violento. Mentre era in una pensione di Branson fu denunciato alle autorità militari per aver quasi ucciso una cameriera di colore. Un testimone così affermò: L’ha gettata a terra e,  standole addosso, l’ha colpita sulla fronte e ha detto che l’avrebbe uccisa.
Powell conosceva John Surratt; questi lo presentò a John Wilkes Booth che lo reclutò per prendere parte al suo complotto per rapire Abraham Lincoln a Washington.
Il 9 aprile 1865 il generale Robert E. Lee (1807 – 1870) si arrese al generale Ulysses S. Grant (1822 – 1885) ad Appomattox. Due giorni dopo, Booth partecipò a un incontro pubblico a Washington, dove ascoltò Abraham Lincoln mentre pronunciava un discorso in cui spiegava la sua opinione secondo cui i diritti di voto dovrebbero essere concessi ad alcuni afro-americani. Booth era furioso e decise di assassinare il presidente prima che potesse portare a termine questi piani. Persuase la maggior parte delle persone che erano state coinvolta nella cospirazione per rapimento, compreso Powell, a unirsi a lui nel suo nuovo piano. Booth scoprì che per il 14 aprile Abraham Lincoln stava programmando di assistere alla performance serale di Our American Cousin al Ford Theater di Washington; decise che avrebbe assassinato Lincoln mentre George Atzerodt avrebbe ucciso il Vice Presidente Andrew Johnson (1808 – 1875); Powell accettò di uccidere William Seward (1801 – 1872), il Segretario di Stato. Tutti gli attacchi si sarebbero svolti alle 22:15 di quella notte.


Tex n. 450, aprile 1998. Disegno di Villa


Alle 22:00 Powell e David Herold arrivarono a casa di William Seward, che si stava riprendendo da un grave incidente in carrozza. Quando William Bell, un servitore, aprì la porta, Powell gli disse che aveva delle medicine da parte del dott. Tullio Suzzara Verdi (1829 – 1902): il dott. Verdi era un medico omeopata a Washington, nel diciannovesimo secolo.
Originario dell'Italia, Verdi era nato nel 1829 a Mantova. Dopo essere arrivato negli Stati Uniti nel 1850, incontrò Giuseppe Garibaldi (1807 – 1882) che gli consegnò lettere di presentazione per il professore di lingue moderne alla Brown University di Rhode Island. Lì si mantenne con l’insegnamento del Francese e dell’Italiano, imparando l’Inglese strada facendo. Dopo soli due anni, aveva imparato l’Inglese abbastanza bene da tenere una conferenza sul Risorgimento italiano. Durante questo periodo di cattedratico nel tempo libero studiò medicina sotto il dottor Okie, un eminente omeopata di Providence. Nel 1854 frequentò convegni e corsi medici a Philadelphia, al termine dei quali ricevette diplomi delle scuole allopatiche e omeopatiche. Dopo aver praticato con successo la professione a Newport, Rhode Island, nel 1857 si trasferì a Washington, per cercare una maggior visibilità. Nel 1860, Verdi sposò Rebecca Dewey alla Chiesa dell’Epifania. La prima figlia della coppia, Sophia Matilda, fu battezzata in chiesa nel giugno del 1864 e sepolta un mese dopo. Una seconda figlia, Sophie Wilkins, fu battezzata nel 1867. L’ufficio del Dott. Verdi era situato al n. 14 della H Street. Uno dei suoi pazienti era il Segretario di Stato William Seward. Verdi fu il primo a rispondere dopo che Seward fu attaccato la notte dell’assassinio di Lincoln. Verdi entrò nello staff dell’Ospedale Omeopatico Nazionale dopo la sua creazione nel 1881. Nel marzo del 1871 gli fu conferito un incarico presidenziale come membro del primo e unico Consiglio di Salute del District of Columbia creato dal Congresso. Quel Consiglio lo elesse Segretario, Ufficiale Sanitario del Distretto e Presidente della Commissione Sanitaria. Fu la profusione dei suoi sforzi che portò a ottenere dal Congresso la Carta per la Società Medica Omeopatica di Washington, nella quale prestò servizio per due anni come Presidente.
Quando Bell si rifiutò di farlo entrare, Powell lo superò e corse su per le scale. Frederick Seward (1830 - 1915), il figlio del Segretario di Stato, uscì dalla sua stanza e gli chiese cosa volesse. Powell colpì Steward così potentemente con il suo revolver che gli fratturò il cranio in due punti. Powell si trovava ora di fronte a George Robinson, la guardia del corpo di Seward. Powell lo colpì con il suo coltello Bowie prima di saltare sul letto di Seward e pugnalarlo ripetutamente. Powell, pensando di averlo ucciso, corse fuori dalla casa dove Herold lo stava aspettando con il suo cavallo. Herold andò alla pensione di Mary Surratt e insieme a John Wilkes Booth, che aveva ucciso con successo Abraham Lincoln, si diresse verso il profondo Sud.


Tex n. 394, agosto 1993. Disegno di Galep


Powell si nascose per tre giorni in un bosco prima di andare a casa della Sturratt. Sfortunatamente per Powell, poco dopo arrivò la polizia e arrestò lui e Mary Surratt.
Il 1° maggio 1865, il presidente Andrew Johnson ordinò la costituzione di una Commissione Militare di nove uomini per processare i cospiratori. Fu sostenuto da Edwin M. Stanton (1814 – 1869), il Ministro della Guerra, che quegli uomini avrebbero dovuto essere processati da un Tribunale Militare poiché Lincoln era stato il Comandante in capo dell’Esercito. Tuttavia, James Speed (1812 – 1887), il Procuratore Generale, era d’accordo con Stanton e quindi gli imputati non godettero dei vantaggi di un processo con giuria.
Durante il processo Powell fu identificato da tutte le persone nella casa di Seward come l’uomo che aveva tentato di uccidere il Segretario di Stato.
Ha detto Boyle: È importante capire che né la caduta di Richmond né la resa di Lee ad Appomattox hanno messo fine a questa maledetta guerra. Molte persone oggi non hanno ancora le idee chiare su questo, ed è un fatto importante, perché ha giocato un ruolo primario nel destino finale degli innumerevoli e ancora oggi sconosciuti cospiratori.
L’avvocato di Powell, W. E. Doster, affermò in tribunale che il suo cliente era pazzo. Sostenne che ciò era stato causato dalle sue esperienze nell’Esercito Confederato. Durante il processo Powell ha insistette sul fatto che Mary Surratt non aveva fatto parte della cospirazione. Powell, Surratt, Atzerodt e Herold furono impiccati nel penitenziario di Washington il 7 luglio 1865. Il teschio di Lewis Thornton Powell è stato trovato nello Smithsonian Institute di Washington nel 1991. Nel 1865, Powell era stato sepolto in una tomba vicino alla forca dove fu giustiziato, ma più tardi il suo corpo fu spostato in altre fosse comuni, almeno quattro volte. Si ritiene che il cranio sia stato separato dal corpo durante uno di quei trasferimenti e sia finito nel Museo Medico dell’Esercito. Nel 1898 quella struttura militare fu assorbita dallo Smithsonian: qui la collezione fu inavvertitamente confusa con una raccolta di ossa indiane e fu dimenticata per quasi cento anni. Nel 1994, il cranio di Powell fu reclamato da un anziano membro della famiglia che lo fece seppellire a Ginevra, in Florida, vicino alla tomba di sua madre.





David Edgar Herold nacque nel Maryland il 16 giugno 1842. Era il sesto di undici figli nati da Mary Herold. Il padre di David, Adam Herold, era il capo commesso del negozio della Marina del Washington Navy Yard. Herold fu educato alla Charlotte Hall Academy. Fu qui che incontrò John Surratt che nel 1863 lo presentò al suo amico John Wilkes Booth.  Booth chiese a Herold di prendere parte alla sua cospirazione per rapire Abraham Lincoln a Washington.
Il piano di rapimento fallì, mentre andò a segno l'assassinio del Presidente. Il pioano comprendeva anche l'uccisione del vice-presidente, come abbiamo visto. Powell, pensando di averlo eliminato, corse fuori dalla casa dove Herold aspettando con il suo cavallo. Herold andò alla pensione di Mary Surratt e insieme a John Wilkes Booth si diresse a sud. Alle quattro del pomeriggio Herold e John Wilkes Booth arrivarono a casa del dottor Samuel Mudd (1833 – 1883) che curò la gamba rotta di Booth. Con l’aiuto di altri simpatizzanti raggiunsero Port Royal, in Virginia, la mattina del 26 aprile. Si nascosero in un fienile di proprietà di Richard Garrett. Tuttavia, le truppe federali arrivarono poco dopo e agli uomini fu ordinato di arrendersi. Herold uscì dal granaio ma Booth rifiutò e così il granaio fu dato alle fiamme. Mentre questo stava accadendo, uno dei soldati, un sergente, individuò un buco nelle pareti del fienile e sparò a Booth. Il suo corpo fu trascinato fuori dall'edificio e dopo essere stato perquisito i soldati recuperarono il suo diario.





Thomas P. “Boston” Corbett (1832 – 1894) era il sergente Nordista sparò al Booth in fuga. Lo sparo paralizzò Booth, che morì nel giro di due ore.
Come ha spiegato Corbett: Ho mirato al suo corpo. Non volevo ucciderlo. Penso che si sia chinato a raccogliere qualcosa proprio mentre sparavo. Ciò potrebbe probabilmente spiegare il fatto che abbia ricevuto la pallottola in testa. Quando l’assassino giaceva ai miei piedi, un uomo ferito, e vidi che il proiettile aveva avuto effetto un pollice dietro l’orecchio, ricordai che il signor Lincoln era stato ferito nella stessa parte della testa, e mi dissi: Esiste un Dio. Dio ha vendicato Abramo Lincoln.
Corbett divenne noto come “Lincoln’s Avenger”. Stanton lo interrogò a proposito della sparatoria, ma concluse che Corbett aveva agito ragionevolmente: Il Ribelle è morto. Il Patriota vive, ha risparmiato le spese processuali al Paese. Il Patriota va assolto.
Corbett era un immigrato londinese ed era  un uomo profondamente religioso che cambiò il suo nome Thomas in “Boston” dopo aver vissuto una conversione religiosa in una chiesa di Boston, nel Massachusetts, negli anni cinquanta dell’Ottocento. Successivamente Corbett si unì all'esercito dell’Unione allo scoppio della Guerra Civile e alla fine divenne sergente nel 16° Reggimento di Cavalleria di New York. Il 24 aprile 1865 Corbett fu uno dei Cavalieri selezionati dalla sua Unità per andare a caccia di John Wilkes Booth, che era ancora in libertà dopo aver assassinato Lincoln la settimana precedente.
Il Reparto di Corbett rintracciò Booth e il suo complice, David Herold, alla Garrett Farm di Port Royal, in Virginia, e li trovò nascosti in una stalla che fungeva da deposito di tabacco.
Le truppe diedero fuoco al fienile e ordinarono loro di arrendersi. Herold obbedì ma Booth rifiutò, dicendo che non lo avrebbero mai preso vivo. Corbett riferì di essersi avvicinato alla stalla e quando vide Booth attraverso una fessura nella parete, gli sparò. Fu arrestato per aver disobbedito agli ordini, ma alla fine fu assolto da ogni illecito. Dal giorno della sparatoria, molte fonti dichiararono che Corbett avesse deliberatamente ignorato l’ordine di prendere in vita Booth e dicevano che avesse agito per vendetta per l’assassinio di Lincoln. Frustrato da questi rapporti, Corbett scrisse una lettera, nel maggio del 1865, nel tentativo di riabilitare il proprio nome. La lettera fu pubblicata pochi giorni dopo sul New York Times. Anche se negò di aver disobbedito agli ordini, suggerì che fosse stato Dio a volere che sparasse a Booth:


Tex n. 395, settembre 1993. Disegno di Galep


Lincoln Barracks, Washington, 11 maggio 1865.
Caro fratello Broughton, ho pensato che fosse giunto il momento di mantenere la mia promessa di mandarti una lettera e in questo momento ho pensato che fosse auspicabile, poiché ci sono molte false segnalazioni sui giornali che mi accusano di violazione dell'ordine, ecc. Durante la rievocazione dei fatti, il mio Comandante di spedizione non solo mi assolve da ogni colpa, ma mi ha raccomandato all’attenzione del Comandante Generale, per il mio instancabile sforzo di consegnare l’assassino alla Giustizia. Booth era un uomo disperato e completamente determinato a morire piuttosto che essere preso vivo; ed è stato solo quando era ormai effettivamente necessario che gli ho sparato. Quando l’ho visto per la prima volta alla luce del fieno in fiamme, si è voltato verso il fuoco, o allo scopo di spegnerlo o di sparare a colui che l’aveva appiccato. Ero da quella parte, e lui era abbastanza vicino, e io avevo una visione completa, e sarebbe stato molto più facile colpirlo allora rispetto a quando l’ho fatto, ma ho aspettato fino a quando tentò di uscire dalla stessa porta che Herold aveva appena imboccato. Gli ho sparato e lui è caduto, e quando ho visto dove la pallottola lo aveva colpito nel collo, vicino all’orecchio, mi sembrava che Dio avesse diretto il colpo, perché a quanto pare era proprio dove aveva sparato al Presidente. I processi sono ora in corso. Non so quanto tempo ci vorrà prima che possa avere il permesso di tornare a casa, ma vorrei farlo presto con la licenza, se non posso ottenere permessi. Inclusa trovi una delle fotografie fatte da Mathew B. Brady (1822 – 1896) dopo che siamo tornati.
Il tuo
Boston Corbett,
Sergeant Company L, 16th, N.Y. Cavalleria,
Washington, D.C.

Corbett non era proprio, diciamolo, un soldato ideale... Portava con sé la Bibbia e non perdeva mai l’opportunità di sgridare i suoi commilitoni, compresi i superiori, per parolacce o altri comportamenti peccaminosi. Fu mandato a processo per la sua condotta ed espulso dal servizio militare, ma vi rientrò nel 1863. Corbett trascorse un certo periodo di tempo nella prigione di Andersonville in Georgia, il campo di prigionieri di guerra gestito dai Confederati. Circa un terzo dei 45.000 soldati dell’Unione inviati ad Andersonville morì lì. Corbett fu fortunato. Sopravvisse. Boston Corbett non visse poi per sempre felice e contento. Dopo la guerra tornò a Boston e impazzì per davvero. Diventò ancora più sregolato, si lanciò nelle preghiere e prendeva la pistola quando era agitato. Passando da un lavoro all'altro, si trasferì da Boston a Danbury, nel Connecticut, poi nel New Jersey e infine in Kansas, come homesteader.
Grazie al ruolo che ebbe nell’uccisione di Booth, la Camera dei Deputati del Kansas lo nominò assistente guardiano nel 1887. A quel punto, tuttavia, delirio e paranoia si erano impadroniti di Boston Corbett. Temeva che gli Confederati lo avrebbero assassinato prima o poi. A un certo punto, convinto che i suoi colleghi cospirassero contro di lui Corbett brandì la sua pistola e li scacciò dalla StatehousePer questo fu internato in un manicomio a Topeka. Poi fuggì e con l’aiuto di un amico si dileguò. Ancora oggi nessuno sa cosa gli sia successo. Disse che aveva intenzione di andare in Messico. Alcuni teorizzano che morì nel Great Hinckley Fire del Minnesota nel 1894. La ricerca storica sul suo destino finale si è annebbiata, tuttavia, poiché molti impostori hanno affermato di essere il “Lincoln’s Avenger” dopo la scomparsa di Boston Corbett.




George Andrew Atzerodt nacque il 12 giugno 1835 a Dorna, in Prussia. Nel giugno del 1844 arrivò in America con i suoi e si stabilì vicino a Germantown nella Contea di Montgomery, nel Maryland. Atzerodt non divenne mai un cittadino Americano naturalizzato. Successivamente la famiglia Atzerodt si trasferì nella Contea di Westmoreland, in Virginia. Nel 1857, il padre di George Atzerodt, Johann, morì. Prima che iniziasse la Guerra Civile, Atzerodt si stabilì a Port Tobacco, nel Maryland, con suo fratello maggiore, John. Insieme, allestirono un'officina di riparazioni di carrozze. Sebbene gli affari sembrassero prosperare, i due fratelli alla fine si separarono. John si trasferì a Baltimora e George rimase a Port Tobacco. “Port Tobacco" divenne il suo alias. Durante la Guerra Civile, George cominciò a traghettare i suoi amici confederati avanti e indietro attraverso il fiume Potomac. Mentre era impegnato in questa attività, conobbe un messaggero confederato di nome John Surratt; glielo presentò l’agente di posta confederato Thomas H. Harbin nel gennaio del 1865. Harbin lavorava sul lato della Virginia del Potomac, di fronte a Charles County; era stato presentato a John Wilkes Booth nel 1864 dal dott. Mudd, ed entrò nel complotto dei rapimenti. Harbin era anche il cognato di Thomas A. Jones (1820 – 1895), l’uomo che si prese cura degli assassini nella pineta e li mandava dall’altra parte del fiume.





Thomas Austin Jones è noto nel campo dell’assassinio di Lincoln per aver aiutato John Wilkes Booth e David Herold durante la loro fuga. Dopo essere arrivato a casa del simpatizzante confederato Col. Samuel Cox, John Wilkes Booth e David Herold furono condotti in una vicina pineta per nascondersi mentre Cox (1819 - 1880) chiamava il suo fratello adottivo, Thomas Jones. Jones fu successivamente arrestato nel rastrellamento governativo dei possibili cospiratori e simpatizzanti.
Padrone di Rich Hill, nella contea di Charles, Cox era un duro proprietario terriero che dimostrò doti di leader nella regione. Figlio di Hugh e Margaret Cox, fu educato a casa fino all’etá di quindici anni, quando fu mandato alla Charlotte Hall School nella Contea di St. Mary. Tornò a casa in fattoria e nel 1842 sposò la cugina Walter Ann Cox, figlia di Walter Cox, cavaliere. Samuel Cox era un agricoltore innovativo e pluripremiato. Nel 1849, ereditò Rich Hill da suo padre, e prosperò grazie al suo acume e al suo serio impegno. Fu premiato per i suoi muli, cavalli, bovini, pecore e maiali. Vinse anche un premio la più alta resa di mais da un acro, 18 bushelsWalter Ann era nota per le sue trapunte, la flanella, il pane integrale, la pastinaca, le carote e il burro. Inoltre fu premiata per i suoi sottaceti e il suo vino. Samuel Cox era un massone. Era molto alto e snello con i capelli grigi. Era supponente, schietto, e non sopportava nessuna sciocchezza. Nel 1854 fu nominato Capitano nella Milizia del Maryland. Nel 1859 addestrò i suoi volontari a cavallo della contea di Charles. Nel giugno del 1861 la sua compagnia fu costretta a cedere le armi e confluire nell’esercito Federale, che aveva inviato 100 soldati a Rich Hill per farvi fronte. Cox ricoprì il ruolo di Presidente del Consiglio di Amministrazione della Commissione. Era anche un supervisore stradale, responsabile della manutenzione della strada principale nel suo distretto. Era molto popolare tra i suoi amici e conoscenti. Le corse di cavalli erano il suo sport preferito. Nel 1850 Cox fu eletto presidente del Port Tobacco Jockey Club. Era un Whig in politica, e sostenne l’Unione fino allo scoppio delle ostilità. Le sue simpatie erano profondamente meridionali. Alle una del mattina, la domenica di Pasqua del 16 aprile 1865, l’assassino John Wilkes Booth arrivò a Rich Hill. Booth e il suo complice David Herold avevano lasciato la casa del dott. Samuel Mudd, che aveva curato Booth per una gamba rotta. Samuel Cox li ospitò brevemente a Rich Hill, prima di portarli nella vicina pineta per nascondersi. Booth fu curato lì per cinque giorni prima di attraversare il Potomac in Virginia. Dopo la cattura di Booth, Cox fu processato e condannato per averlo aiutato, ricevendo una leggera condanna.
Cox disse a Jones senza mezzi termini: Tom, dobbiamo prendere quegli uomini dall’altra parte del fiume.



Tex n. 220, febbraio 1979. Disegno di Galep


Jones era stato un agente di primaria importanza della Confederazione e in seguito scrisse quanto segue riguardo ai suoi doveri e al suo ruolo: Sono stato arruolato dal colonnello William Norris (1820 – 1896), capo del servizio di informazione della Confederazione, per fungere da agente capo del Maryland, per inoltrargli tutti i dispacci e gli altri documenti connessi con la Confederazione, e per fornire molti documenti del Nord il ​​mattino seguente dopo la loro pubblicazione. Inoltre, faceva parte del mio dovere aiutare tutti gli esploratori e gli agenti confederati da e verso Richmond che arrivavano con i lasciapassare dalla competente autorità di Richmond.
Jones fu arrestato e imprigionato per le sue attività nel 1861. Dopo aver firmato un giuramento di fedeltà fu rilasciato nel marzo del 1862. Tornò nella sua casa nella contea di Charles, e continuò a trasmettere segretamente i documenti. Quando Booth e Herold vennero a lui affidati, Jones fu vitale per tenerli nascosti e rifornirli di cibo e acqua mentre aspettavano la possibilità di portare i due uomini dall’altra parte del fiume verso la Virginia. Dopo essersi nascosto nella pineta per cinque giorni, Jones finalmente ebbe la possibilità che stava aspettando e mise Booth e Herold a bordo di una barca la sera del 20 aprile. Anche Jones fu arrestato nel rastrellamento governativo.
Pur conoscendo di quanto vitale fosse stato Jones per gli assassini, il Governo lo rilasciò nel giugno del 1865. Jones visse tutta la sua vita in silenzio fino a quando, molti anni dopo, ammise al giornalista George Alfred Townsend (1841 – 1914) il suo coinvolgimento nella grande saga. Scrisse un libro dove raccontò come si prense cura di Booth e Herold. Anche se all'epoca non vendette bene, oggi viene spesso citato. Thomas Jones morì nel marzo del 1895.
Quando Booth e Herold arrivarono in Virginia e Herold andò da mrs. Quesenberry, mandò a chiamare Harbin per incontrare la coppia. Harbin portò a Booth e Herold il cibo inviato dalla signora Qusenberry e poi li indirizzò a William Bryant, che poteva portarli dal dottor Stuart. È discutibile se William Bryant fosse un agente confederato di Harbin o un semplice contadino ignaro del complotto. La conoscenza di Atzerodt delle strade secondarie, delle vie di fuga, ecc. impressionò Surratt. Inoltre, Surratt stava cercando un barcaiolo che potesse traghettare i cospiratori attraverso il fiume Potomac dopo aver rapito il presidente Lincoln.


Tex n. 306, aprile 1986. Disegno di Galep


Atzerodt fu invitato a Washington per incontrare John Wilkes Booth. Fu anche invitato alla pensione di Surratt gestita dalla madre di John, Mary. Rimase in una soffitta della pensione per diversi giorni, ma è abbastanza chiaro che a Mrs. Surratt non piacesse Atzerodt. Mentre Atzerodt era fuori, Mary trovò bottiglie di liquore nella sua stanza. Disse a suo figlio, John, che Atzerodt doveva andarsene a causa del suo bere. Booth era attratto da Atzerodt perché lo vedeva come un complice esperto nel piano iniziale per rapire Lincoln. La notte del 15 marzo 1865, Atzerodt incontrò Booth e altri cospiratori al Gautier’s Restaurant in Pennsylvania Avenue per discutere del possibile rapimento del Presidente. Questi piani non funzionarono. Diversi giorni prima dell’assassinio, Booth raccontò ad Atzerodt l’esistenza di un complotto per far saltare in aria la Casa Bianca. La dichiarazione di Atzerodt su questo presunto complotto scomparve fino alla fine degli anni ‘70, quando fu scoperta da Joan L. Chaconas, allora presidente della Surratt Society. La dichiarazione fu trovata tra le carte private dell’avvocato di Atzerodt, William E. Doster (1835 – 1865). Il complotto, che non che non ebbe mai luogo, avrebbe dovuto per me riguardare quella parte della Casa Bianca più vicina al Ministero della Guerra, dove Lincoln trascorreva molto tempo. Tra le altre cose, questa affermazione “perduta” di Atzerodt ha rivelato che Booth aveva spedito liquori e provviste alla casa del dott. Samuel Mudd due settimane prima dell’assassinio.
Nel complotto dell’assassinio, Atzerodt fu incaricato di uccidere il vicepresidente Andrew Johnson. Se Atzerodt abbia mai veramente accettato di farlo non è provato. In ogni caso, doveva accadere prima delle 8:00. Il 14 aprile 1865 Atzerodt affittò la stanza 126 alla Kirkwood House, proprio sopra la stanza dove si trovava Johnson. La Kirkwood House fu demolita dopo la Guerra Civile: al suo posto si trova adesso un edificio per uffici all’angolo nordest fra 12th Street e la Pennsylvania Avenue. Atzerodt interrogò il barista della Kirkwood House, Michael Henry, sul carattere e le abitudini del vicepresidente. Tuttavia, non fece alcun tentativo di attentare alla vita di Andrew Johnson. Al suo processo, l’avvocato di Atzerodt ha detto: Atzerodt stava ancora rimuginava sulla cosa come un vero Falstaff alle 22:15.
Dopo l’assassinio di Lincoln, il detective John Lee trovò tutta una serie di elementi incriminanti nella stanza in affitto di Atzerodt lasciati lì da David Herold. Atzerodt fu arrestato il 20 aprile a casa di suo cugino, Hartman Richter, a Germantown, nel Maryland. Atzerodt fu accusato di essere parte della cospirazione assassina e fu processato insieme agli altri. Le cose non andarono bene per lui in aula. La sua apparizione fu descritta dagli spettatori come “stupida e astuta”. Come Mary Surratt, Lewis Powell e David Herold, Atzerodt fu dichiarato colpevole e condannato all’impiccagione. Il 7 luglio 1865 fu giustiziato.
Nel suo forte accento tedesco, le sue ultime parole furono: Addio, signori, ci incontreremo tutti nell’altro mondo!
La storia ufficiale dice che George Atzerodt fu originariamente sepolto in una tomba anonima nel cimitero di Glenwood a nord del Campidoglio a Washington. Successivamente le sue spoglie furono trasferite al cimitero di St. Paul a Baltimora. Fu sepolto sotto il nome fittizio di Gottlieb Taubert. Tuttavia, sono state scoperte nuove informazioni che rendono il suo ultimo luogo di riposo un vero mistero.





Mary Elizabeth Jenkins Surratt nacque nel 1820 a Waterloo, nel Maryland. Possedeva una pensione a Washington D.C. dove si crede che John Wilkes Booth abbia ideato la sua trama per assassinare Abraham Lincoln. Le autorità arrestarono la Surratt, sostenendo che facesse parte della cospirazione. Fu processata e condannata da una Commissione Militare e fu impiccata il 7 luglio 1865, la prima donna giustiziata dal Governo degli Stati Uniti.
Nonostante la sua drammatica uscita da questo mondo, la sua vita iniziò tranquillamente. La Surratt fu educata in un seminario cattolico femminile e sposò John Surratt nel 1840. Per un certo periodo vissero nel District of Columbia ed ebbero tre figli: Issac, Anna e John, Jr. La coppia si stabilì in seguito nella campagna del Maryland, dove aprì una taverna e poi un ufficio postale e un seggio elettorale. Durante la Guerra Civile, si pensava che la taverna servisse da casa sicura per la metropolitana segreta confederata.
Dopo la morte del marito nel 1862, Mary Surratt si trasferì a Washington, dove aprì una pensione. Si ritiene che John Wilkes Booth abbia ideato la trama dell’assassinio in questo luogo.





John Harrison Surratt Jr. era il figlio della cospiratrice Mary Surratt. A differenza di sua madre e degli altri otto cospiratori impiccati per l’assassinio di Abraham Lincoln, John sfuggì alla punizione per il suo ruolo nell’omicidio dopo un errore processuale.
John Surratt lavorava come corriere e spia confederata durante la Guerra Civile quando fu presentato a John Wilkes Booth dal dott. Samuel Mudd nel dicembre del 1864. Booth e Surratt si incontrarono più volte prima che Booth gli chiedesse di aiutarlo a rapire Lincoln e scambiarlo con prigionieri confederati. Surratt considerò l’idea per diversi giorni e alla fine accettò.
Nel corso di una conferenza tenuta da John Surratt nel 1870, negò di avere avuto alcuna conoscenza del piano e affermò che il 6 aprile si era recato a Montreal, insieme alla spia e corriere Sarah Slater, che da allora era scomparsa, per consegnare i dispacci confederati.





Sarah Gilbert Slater era una misteriosa spia confederata che lavorò con John Wilkes Booth e John Surratt prima dell’assassinio di Abraham Lincoln ma poco dopo scomparve senza lasciare traccia. Gli investigatori federali iniziarono a perseguire Sarah Slater dopo che era stata menzionata in un certo numero di testimonianze durante il processo sulla cospirazione contro Lincoln del 1865 e durante quello del 1867 contro John Surratt. Dal momento che la sua vera identità era sconosciuta all’epoca, quelli che la incontravano spesso la identificavano semplicemente come “la donna Francese” o “la signora velata” o talvolta la scambiavano con altre donne
Secondo il libro Eroine sotto copertura della Guerra CivileSarah era così misteriosa che spesso veniva erroneamente identificata dai suoi nemici e da altri agenti confederati. Un comitato del Congresso credeva che fosse Olivia Floyd. Si sbagliavano. Tre importanti storici hanno detto che era conosciuta anche come Kate Thompson. La vera Kate Thompson si sarebbe risentita. Un altro agente la presentò come la signora Brown, un alias che Sarah usava.
Surratt dichiarò che si era poi recato a Elmira, New York, per indagare sul famigerato campo di prigionia dell’Unione, dove rimase finché non sentì parlare dell’assassinio di Lincoln e scoprì che lui stesso era stato accusato di aver assalito il segretario William H. Seward:
Lunedì, mentre stavo lasciando Canandaigua, ho comprato alcuni giornali di New York. Sfogliandoli, il mio occhio si appuntò su un paragrafo che non ho mai dimenticato, e non penso che lo farò mai. Vi era scritto: “Si dice che l’assassino del segretario Seward sia John H. Surratt, un noto Secessionista del Maryland meridionale. Il suo nome, con quello di J. Wilkes Booth, guiderà per sempre il famigerato gruppo degli assassini”. Non riuscivo a credere ai miei sensi. Guardai il mio nome, le cui lettere sembravano a volte crescere grandi come montagne e poi ridursi nel nulla. Ho pensato tanto alla mia precedente connessione con Booth. Dopo aver pienamente compreso la gravità del caso, ho deciso di cambiare rotta e andare direttamente in Canada.
A Montreal, certi amici nascosero Surratt in una serie di case e hotel mentre i detective, informati della sua posizione dal suo amico Louis J. Weichmann (1842 – 1902), invasero la città per stanarlo.





Louis Weichmann, figlio di un sarto immigrato tedesco, nacque nel Maryland nel 1842. La famiglia si trasferì a Filadelfia e Weichmann frequentò la Scuola media superiore della città. Cattolico, Weichmann entrò al St. Charles College quando aveva sedici anni con l’intenzione di diventare prete. Mentre era al college nel Maryland, incontrò John Surratt. Entrambi decisero di abbandonare i loro piani per entrare nel sacerdozio e si trasferirono a Washington, dove Weichmann trovò lavoro come insegnante.
Poco dopo l’inizio della Guerra Civile, Weichmann andò a lavorare come impiegato nel Ministero della Guerra in rapida espansione. Nel novembre del 1864 Weichmann divenne inquilino presso la pensione di proprietà di Mary Surratt, madre di John Surratt. Ciò permise a Weichmann di entrare in contatto con altri amici della famiglia, tra cui John Wilkes Booth. Dopo l’assassinio di Abraham Lincoln, Weichmann, come socio di John Wilkes Booth, fu arrestato e minacciato di essere accusato del crimine. Più tardi fu affermato che a Weichmann fu offerto di patteggiare e che in cambio della sua testimonianza in tribunale gli sarebbe stato permesso di tornare libero. Al processo, John M. Lloyd (1835 – 1892) dichiarò alla Corte che il martedì precedente l’assassinio Weichmann e Mary Surratt gli fecero visita. Lloyd affermò che La signora Surratt mi ha detto di preparare i ferri da tiro per quella notte, perché sarebbero serviti per qualcuno. Mi ha dato qualcosa avvolto in un pezzo di carta, che ho preso per le scale; disse di preparare due bottiglie di whisky e che quelle cose dovevano servire per quella notte.
Quando Weichmann testimoniò affermò che non poteva sentire ciò che Mary Surratt aveva detto a John M. Lloyd perché parlavano a bassa voce. Disse alla Corte di aver visto insieme John Wilkes Booth, Lewis Powell, George Atzerodt e David Herold nella casa della signora Surratt. Ciò confermò la teoria dell’accusa secondo cui la pensione era il luogo in cui era stato pianificato l’assassinio. Weichmann testimoniò anche di essere stato con John Wilkes Booth a Washington il 23 dicembre, quando aveva incontrato Samuel Mudd, un altro uomo accusato di cospirazione per assassinare Abraham Lincoln. Questa fu una prova importante in quanto Mudd aveva negato di aver incontrato Booth a Washington.
Il 29 giugno 1865, Mary Surratt, Lewis Powell, George Atzerodt e David Herold furono anche dichiarati colpevoli della cospirazione per l’omicidio di Abraham Lincoln e furono impiccati nel penitenziario di Washington otto giorni dopo. È stato sostenuto dagli storici che la testimonianza di Weichmann in tribunale è stata cruciale nella condanna della signora Surratt.
Dopo il processo, Edwin M. Stanton, Ministro della Guerra, e Joseph Holt, Procuratore del Governo, aiutarono a far assumere Weichmann come impiegato della Custom House di Philadelphia. Weichmann perse il lavoro nel novembre 1866, quando il presidente Andrew Johnson decise di eliminare le persone che avevano ottenuto posti di lavoro attraverso il Partito Repubblicano. Quando divenne presidente Ulysses Grant, Edwin M. Stanton fece in modo che Weichmann riprendesse a lavorare con la Custom House. Quando Grover Cleveland (1837 – 1908) e il Partito Democratico salirono al potere nel 1886, Weichmann fu nuovamente licenziato. Si trasferì dunque nell'Indiana dove fondò l’Anderson Business College. Louis Weichmann morì nel 1902.
Quell’estate Surratt si nascose in un piccolo villaggio appena fuori città, dove lesse la notizia che sua madre Mary era stata arrestata, processata e impiccata per il suo ruolo nella cospirazione. Nel settembre del 1865, Surratt fuggì dal Canada su una nave a vapore diretta a Liverpool, in Inghilterra. Si arruolò sotto lo pseudonimo di John Watson nella Nona Compagnia Zouaves prima che un vecchio amico lo riconoscesse e allertasse le autorità. Surratt fu arrestato e mandato nella prigione di Velletri, ma riuscì a fuggire e si recò nel Regno d’Italia, fingendosi cittadino canadese, prima di partire per Alessandria, in Egitto, dove fu arrestato dagli ufficiali degli Stati Uniti il ​​23 novembre 1866 e rimandato in patria. Quando Surratt fu finalmente processato nel 1867, tutte le accuse erano cadute, tranne quella di omicidio. Il suo nome era già stato scagionato dall'accusa di tentato omicidio ai danni del Segretario Seward quando fu scoperto che era stato Lewis Powell ad attaccare Seward. Sebbene l’avvocato di Surratt abbia ammesso il ruolo di Surratt nel complotto del rapimento, negò qualsiasi coinvolgimento del suo assistito nell’omicidio. L’Accusa aveva poche prove contro Surratt e il caso alla fine si concluse con uno scagionamento quando la giuria non riuscì a raggiungere un verdetto. Dopo il processo, nel 1870, Surratt iniziò un giro di conferenze pubbliche, durante il quale spiegò perché accettò di rapire Lincoln: Onestamente pensavo che uno scambio di prigionieri potesse essere portato a termine se avessimo avuto il possesso della persona del signor Lincoln. Pensate a parti invertite. Dov'è un giovane nel Nord con una scintilla di patriottismo nel suo cuore che non avrebbe con entusiasmo e ardore preso parte all'impresa di catturare di Jefferson Davis e portarlo a Washington? Non c’è nessuno che non l’avrebbe fatto. E così io sono stato guidato da un sincero desiderio di aiutare il Sud a ottenere la sua indipendenza.
Sebbene la conferenza di Surratt a Rockville, nel Maryland, fosse stata ben accolta, la sua conferenza a Washington DC fu cancellata a causa dell'indignazione pubblica. Surratt fu poi assunto come insegnante e sposò una parente di Francis Scott Key. La coppia visse a Baltimora ed ebbe sette figli. Surratt morì di polmonite a 72 anni e fu sepolto nel New Cathedral Cemetery a Baltimora.




I cospiratori si incontravano spesso nella pensione della madre di John Surratt, Mary Surratt. Il piano prese vita dal crescente odio di Booth nei confronti del Presidente, specialmente di fronte ai commenti espressi da Lincoln riguardo alla concessione del suffragio agli schiavi liberati. Il 14 aprile 1865, mentre il presidente Lincoln partecipava alla rappresentazione di Our American Cousin al Ford’s Theatre di Washington, Booth mise a segno un colpo singolo di pistola Derringer sul retro della testa di Lincoln, ferendolo mortalmente.  Poi salì dal palco presidenziale sul palco, gridando: Sic Semper Tyrannis! ("Così sempre accade ai tiranni!"). Dietro di lui giaceva il Presidente Lincoln, incosciente e morente, con un proiettile calibro 50 piantato nel suo cervello.
Saltando in aria, Booth incespicò con il piede sullo stallo che decorava la parte anteriore del palco presidenziale, perse l’equilibrio e si schiantò sul palcoscenico sottostante. Ignorando il dolore della gamba sinistra rotta, balzò in piedi e corse verso il fondo del palco. Un cavallo sellato lo attendeva nel vicolo dietro il teatro e Booth galoppò verso un ponte sul fiume Anacostia, prima tappa di una via di fuga pianificata verso il sud. Una sentinella dell’esercito fermò l’assassino chiedendogli perché stesse cavalcando a così tarda ora. Booth spiegò che era stato a Washington per una commissione e aveva iniziato in ritardo il tragitto di ritorno verso la sua casa vicino a Beantown.
Continuò la fuga e divenne il soggetto della più grande caccia all’uomo nella storia americana fino a quel momento, specialmente dopo che il presidente Lincoln morì il mattino seguente. Braccato nel Maryland e in Virginia, tenne un diario, dove giustificava per iscritto le sue azioni.
Herold identificandosi come Smith e dando come suo indirizzo quello di White Plains, Maryland, convinse una sentinella a lasciarlo passare. Poco dopo Herold raggiunse Booth e i due puntarono a Sud-Est fino a una locanda lungo la strada di proprietà di Mary Surratt. Alla locanda i due fuggiaschi raccolsero alcune provviste precedentemente stoccate; Booth tentò di affogare il dolore tremendo della sua gamba con una bottiglia di whisky. Ma Booth non poteva più ignorare il suo dolore. Cavalcarono dunque verso la casa del dottor Samuel Mudd, svegliando il medico intorno alle 4 del mattino. Mudd li fece entrare, esitante, e in seguito testimoniò che, anche se conosceva Booth, non lo aveva riconosciuto in quell'occasione. Mentre i due fuggiaschi stanchi dormivano, Mudd si diresse a Bryestown per fare alcune commissioni. Il dottore si trovò immediatamente di fronte alle notizie che a Lincoln era stato sparato e che l’esercito stava cercando Booth. Ritornato in fretta a casa, Mudd ordinò a Booth e Herold di lasciare la sua proprietà.
Si fecero strada attraverso la Zekiah Swamp con l’aiuto di un coltivatore di tabacco di colore a casa di Samuel Cox, un simpatizzante confederato. Non volendo lasciarli rimanere, Cox li indirizzò verso un nascondiglio e li mandò a chiamare Thomas A. Jones, un agente confederato. Sapendo che le truppe federali stavano setacciando la zona, Jones consiglia loro di rimanere dove sono, all’aperto, in una piccola pineta, finché non fosse stato sicuro attraversare il Potomac ed entrare in Virginia.
Durante la loro attesa, che durò cinque giorni, la maggior parte dei loro complici nell’assassinio era stata rastrellata. Dopo aver fallito un primo tentativo, Booth e Herold finalmente si fecero strada in Virginia attraverso il Potomac il 22 aprile. Si aspettavano un caloroso benvenuto. Invece ricevettero a malincuore un po' di cibo dai virginiani che li spinsero a proseguire. Aiutati da alcuni soldati confederati, i due uomini si ritrovarono nella fattoria di Richard Garrett vicino a Bowling Green. Dopo aver cavalcato e cercato i due cospiratori per oltre 24 ore filate, gli uomini del 16° Cavalleria di New York arrivarono alla fattoria Garrett alle 2 del mattino del 26 aprile e ben presto scoprirono che Herold e Booth erano nascosti nella stalla. All'ordine di arrendersi, Herold fuggì dal fienile proclamando la sua innocenza. Booth rimase con aria di sfida all’interno, ignorando la minaccia che la stalla sarebbe stata bruciata se non si fosse arreso.
Mentre un ufficiale della Cavalleria, appositamente incaricato, cercava di negoziare con Booth, qualcuno nel retro del fienile accese un po' di paglia e il fuoco si diffuse in tutta la struttura. Booth si mosse dapprima verso il fuoco, poi girò e saltò verso la porta, ma fu colpito e ferito dal sergente Boston Corbett, morendo poche ore dopo.
Il corpo di Booth venne portato oltre il Potomac e sepolto sotto il pavimento del penitenziario a Washington.




Ecco il resoconto dell’ufficiale responsabile:

Il 24 aprile 1865, il tenente Edward Doherty siede su una panchina di fronte alla Casa Bianca conversando con un altro ufficiale. L’arrivo di un messaggero interrompe la conversazione. Il messaggero trasporta ordini per Doherty che dovrà condurre una squadra di Cavalleria in Virginia per cercare Booth e Herold. Perlustrando la campagna intorno al fiume Rappahoneck, Doherty racconta che i due fuggitivi sono stati visti per l’ultima volta in una fattoria di proprietà di Richard Garrett. Doherty conduce la sua squadra alla fattoria arrivando nelle prime ore del mattino del 26 aprile. Smontai e bussai rumorosamente alla porta d’ingresso: uscì il vecchio signor Garrett, lo presi e gli chiesi dov’erano gli uomini che erano andati nel bosco quando la Cavalleria era passata di lì il pomeriggio precedente. Mentre parlavo con lui alcuni degli uomini erano entrati in casa per cercarlo, ma uno dei soldati gridò: “Tenente, ho qui un uomo che ho trovato nel campo di mais”. Era il giovane Garrett, e io chiesi dove si trovavano i fuggiaschi, e lui rispose: “Nel granaio”. Lasciando alcuni uomini in giro per la casa, procedemmo nella direzione del fienile, che circondammo, e diedi un calcio alla porta diverse volte senza ricevere una risposta. Nel frattempo un altro figlio del Garrett era stato catturato. Il giovane Garrett portò la chiave, aprii la porta e di nuovo richiamò i detenuti dell’edificio. Dopo un pò di ritardo, Booth disse: “Per chi mi devi catturare?” Ho risposto: “Non fa alcuna differenza, vieni fuori”. Ha detto: “Sono storpio e solo”. Ho detto: “So chi è con te, e tu dovresti arrenderti”. Ha risposto: “Potrei arrendermi ai miei amici, ma non ai miei nemici”. Ho detto: “Se non vieni fuori, brucerò l’edificio”. Ho ordinato a un caporale di ammucchiare del fieno in una fessura nella parete del fienile e dare fuoco all’edificio. Mentre il caporale stava raccogliendo il fieno e lo piazzava, Booth disse: “Se torni qui ti sparo un proiettile”. Ho quindi fatto cenno al caporale di desistere, e ho deciso di aspettare la luce del giorno e poi di entrare nel granaio da entrambe le porte e di sopraffare gli assassini. Allora Booth disse con voce strascicata: “Oh, capitano, c’è un uomo qui che vuole arrendersi”. Ho risposto: “Faresti meglio a seguire il suo esempio e uscire”. La sua risposta fu: “No, non ho preso una decisione, ma richiama i tuoi uomini a cinquanta passi di distanza e dammi una possibilità di salvarmi”. Gli dissi che non ero venuto a combattere, che avevo cinquanta uomini e che potevo catturarlo quando volevo. Poi disse: “Bene, ragazzi coraggiosi, preparami una barella e metti un’altra macchia sul nostro glorioso vessillo”. In quel momento Herold raggiunse la porta, gli chiesi di porgergli le armi, rispose che non ne aveva, gli dissi che sapevo esattamente quali armi avesse e Booth rispose: “Ho io tutte le armi, e forse dovrò usarle su di voi, signori”. Allora dissi ad Herold: “Fammi vedere le tue mani”. Le infilò attraverso la porta parzialmente aperta e lo afferrai per i polsi, lo consegnai a un sottufficiale: proprio in quel momento sentii uno sparo e pensai che Booth si fosse sparato. Si lanciò verso la porta e vidi che la paglia e il fieno dietro Booth erano in fiamme.
Aveva una stampella e teneva in mano una carabina. Mi sono precipitato nel granaio in fiamme, seguito dai miei uomini, e mentre stava cadendo l'ho preso sotto le braccia, l'ho tirato fuori dal granaio rovente e l’ho portato sulla veranda della casa di Garrett. Booth ha ricevuto il colpo mortale in questo modo: mentre stavo portando Herold fuori dal fienile, uno dei detective è andato sul retro, e tirando fuori un po' di paglia sporgente vi diede fuoco. Avevo messo il sergente Boston Corbett di guardia a una grande fessura nel lato del fienile, e lui, grazie alla luce del fieno in fiamme, vide che Booth stava puntando la carabina contro di me o di Herold; sparò per metterlo fuori combattimento, mirando al braccio, ma Booth fece una mossa improvvisa, sbagliò mira e il proiettile colpì Booth nella parte posteriore della testa, circa un pollice sotto il punto in cui il suo colpo era entrato nella testa del signor Lincoln; Booth mi chiese a gesti di alzare le mani, le sollevai e lui ansimò: “Inutile, inutile!”





Gli davamo brandy e acqua, ma non riusciva a inghiottirlo: mandai a chiamare un medico a Port Royal, ma non poteva più fare nulla quando arrivò, e alle sette Booth esalò il suo ultimo respiro: aveva in tasca un diario, un grosso coltello Bowie, due pistole e una bussola.

Il corpo fu successivamente portato a Washington, dove fu identificato come John Wilkes Booth da dieci persone che lo conoscevano intimamente. Originariamente interrato presso l’Arsenale di Washington, nel 1869 i resti furono resi alla famiglia, e furono sepolti nel lotto di famiglia a Baltimora, nel Maryland’s Green Mount Cemetery, dove giacciono in una tomba anonima. Secondo teorie più recenti Booth non non sarebbe morto nella Garrett Farm, ma avrebbe vissuto a lungo anonimamente. Gli sforzi legali dei giorni moderni per riesumarne i resti e identificarne il DNA sono stati respinti.
Il fratello maggiore di John Wilkes Booth, Edwin Booth (1833 – 1893), divenne famoso nel 19° secolo come attore tragico e si era scontrato così spesso con suo fratello per le questioni relative alla Guerra Civile che John Wilkes fu bandito dalla sua casa... una grande ironia del destino.





Edmund Spangler (1825-1875) lavorava al Ford’s Theatre, dove Lincoln fu assassinato. Era un simpatizzante confederato che presumibilmente aveva aiutato Booth. Fu riconosciuto colpevole di cospirazione e condannato a sei anni di prigione, ma la sua condanna fu commutata dal presidente Andrew Johnson (1808 – 1875) nel 1869. L’assassinio di Lincoln fu solo un complotto del Sud o era addirittura possibile che anche il presidente Andrew Johnson fosse coinvolto nella cospirazione? Alcuni, addirittura, sostengono che John Wilkes Booth sia fuggito e che un altro uomo sia stato ucciso al suo posto. Edmund Spangler nacque a York, in Pennsylvania, il 10 agosto 1825. Durante la Guerra Civile, Spangler lavorò al Ford’s Theatre di Washington come falegname e scenografo. I testimoni descrissero Spangler come “un tipo intraprendente, molto bravo ed efficiente”, dissero che era “innocuo” e che era un “forte bevitore” che mancava di “rispetto di sé”. Di solito dormiva nel teatro. Grazie al suo lavoro al Ford, Spangler incontrò l’attore John Wilkes Booth. Spangler accudiva spesso il cavallo di Booth quando era a teatro.
Il 14 aprile, il giorno dell’assassinio di Lincoln, Spangler aiutò a preparare il “Box di Stato” per il Presidente. Rimosse una partizione che separava due pareti, creando così uno spazio più grande per Lincoln e gli altri membri del suo gruppo. Mentre lavorava alla parete, Spangler avrebbe fatto commenti sprezzanti su Lincoln, come “dannazione al Presidente”. D’altra parte, un testimone della Difesa raccontò che Spangler sorrise e applaudì insieme agli altri lavoratori del teatro quando il presidente arrivò.
A un certo punto, tra le nove e le dieci, Booth apparve sul retro del teatro e chiamò Spangler. Booth chiese a Spangler di accudire il suo cavallo. Spangler a sua volta chiese a Joseph di curarsi del cavallo di Booth.

Joseph Burroughs, meglio conosciuto come “Peanuts”, era legato al Ford’s Theatre, controllava la porta del backstage di notte e durante il giorno portava le banconote; conosceva J. Wilkes Booth da due mesi e si prendeva cura del suo cavallo, che teneva in una stalla presso il Ford’s Theatre. Quando Peanuts disse a Spangler che doveva occuparsi della porta del backstage, Spangler gli disse che avrebbe dovuto occuparsi comunque del cavallo e se qualcosa fosse andato storto avrebbero dato a lui la colpa. Subito dopo che a Lincoln fu sparato, Spangler colpì Jacob Ritterspaugh, un’altro dipendente del Ford che aveva seguito Booth fuori dalla porta posteriore e lo aveva visto allontanarsi in un vicolo sul suo cavallo. Ritterspaugh testimoniò che quando Spangler lo schiaffeggiò sulla sua bocca gli disse di non dire da che parte era andato. Spangler fu condannato quasi interamente in base alla testimonianza di Ritterspaugh.

Jake Rittersbach era un immigrato francese giunto negli Stati Uniti con la sua famiglia quando aveva otto anni. La sua famiglia si stabilì in Pennsylvania e, dopo lo scoppio della Guerra Civile, Jake, a 21 anni entrò a far parte del 124° Fanteria della Pennsylvania. Prestò servizio nell’esercito per un periodo di 9 mesi prima di essere congedato. Dopo aver lasciato il servizio, Rittersbach si fece strada a Washington, dove cercò un modo per guadagnarsi da vivere grazie alle sue abilità di falegname. Mentre cercava un lavoro, si trasferì in una pensione di proprietà di una certa signora Scott, all’angolo tra la 7a e la H. A casa della signora Scott uno dei pensionanti, era un altro falegname di nome Edmund Spangler. Dopo circa un anno e mezzo che abitava a Washington, Jake Rittersbach si ritrovò a lavorare fianco a fianco con Spangler quando anche lui fu assunto dai fratelli Ford per lavorare come falegname nel loro teatro nel marzo del 1865. Sarebbe stato impossibile per Rittersbach, un veterano dell’Unione, non avere capito i sentimenti pro-Sud dei suoi compagni di lavoro al Ford’s Theatre. Molti degli altri lavoranti impegnati nel backstage avevano appoggiato la Confederazione e piangevano per i recenti eventi. Rittersbach si trovava spesso a litigare con Spangler per le loro divergenti opinioni politiche. Tuttavia, continuarono a lavorare insieme. Come gli altri impiegati del Ford’s Theatre, anche Jake Rittersbach era presente nel backstage quando John Wilkes Booth assassinò Abraham Lincoln il 14 aprile 1865. Rittersbach era situato proprio vicino a Spangler, sul lato sinistro del palco (il lato del dove si trovava il palco del Presidente), quando Booth esplose il colpo fatale. Sia Spangler si Rittersbach videro quando Booth balzò sul palco e poi uscì dalla porta sul retro. Ai testimoni della Difesa fu offerto di contraddire la testimonianza di Rittersbach. James Lamb testimoniò che dopo l’uscita di Booth, quando Rittersbach tornò sul palco, disse: Era Booth! Giuro che era Booth! Secondo Lamb, Spangler reagì schiaffeggiandolo e dicendogli: Stai zitto! Che cosa ne sai? Tieni a freno la lingua! Le parole attribuite a Spangler nella testimonianza di Rittersbach avrebbero potuto essere la prova di un atto volto a favorire la fuga di Booth, mentre la versione di Lamb, appoggiata da un altro testimone della Difesa, non avrebbe provato l'esistenza di un crimine. Spangler fu interrogato il giorno dopo dalle autorità, fu arrestato il 17 aprile e accusato di essere un complice di Booth. Al processo sulla cospirazione del 1865, oltre alla testimonianza chiave di Rittersbach, si udirono i testimoni dell’Accusa riferire di aver visto Booth la sera dell’assassinio, in piedi davanti alla porta sul retro del teatro, mentre teneva il suo cavallo e chiedeva di “Ned” Spangler.
John Sleichmann, un amministratore del teatro, testimoniò di aver visto Booth entrare dalla porta sul retro del teatro e chiedere a Spangler: Ned, mi aiuterai come meglio puoi, vero? Secondo Sleichmann, Spangler rispose: Oh, sì!
Joseph Stewart, un frequentatore di teatro, che era seduto proprio di fronte all'orchestra, corse dietro Booth attraverso il palco urlando: Fermate quell’uomo! Testimoniò che Spangler era la persona che aveva visto vicino alla porta posteriore e che sarebbe stato in grado di bloccare la fuga di Booth se solo avesse voluto.
Infine John Miles, un impiegato del Ford, testimoniò che, quando chiese a Spangler chi fosse colui che aveva accudito il cavallo di Booth prima della sua fuga, Spangler gli rispose: Zitto, non dire nulla al riguardo!
L’avvocato difensore di Spangler, Thomas Ewing (1789 – 1871), affermò che, mentre le prove dell’Accusa potevano suggerire che Spangler avesse accettato di assistere Booth il 14 aprile, non era stato dimostrato che Spangler fosse conoscenza degli scopi criminali di Booth, quando questi gli chiese assistenza. La Commissione Militare giudicò colpevole Spangler e lo condannò a sei anni di prigione. Spangler scontò un anno e mezzo della sua pena a Fort Jefferson nelle Dry Tortugas, prima di essere graziato dal presidente Johnson nel marzo 1869. Dopo la liberazione dal carcere, Spangler accettò il dono del dott. Samuel Mudd di cinque acri di terreno agricolo vicino a casa di Mudd, nel Maryland. Visse lì dal 1869 al 1875, anno della sua morte.





James William Boyd (1822 – 1866) era un ufficiale militare degli Stati Confederati che secondo una teoria complottista sarebbe stato ucciso al posto di John Wilkes Booth, l’assassino del presidente Abraham Lincoln, a causa della loro impressionante somiglianza. Boyd nacque a Hopkinsville, nel Kentucky, nel 1822, e visse a Jackson, nel Tennessee, dove sposò Caroline A. Malone nel 1845 e ebbe sette figli. Era un capitano del 6° Reggimento di Fanteria del Tennessee dell’esercito Confederato, Compagnia F, durante la Guerra Civile Americana. Non si sa molto di Boyd: fu catturato nel dicembre del 1863 e sua moglie Caroline morì poco dopo. Nel dicembre del 1864, mentre era prigioniero di guerra, chiese il permesso di essere liberato per poter tornare a casa e prendersi cura dei suoi sette figli rimasti senza madre. Il Ministro della Guerra Edwin M. Stanton (1814 – 1869) firmò un documento che autorizzava il suo rilascio dal carcere il 14 febbraio 1865, consentendo a Boyd di tornare a Jackson, nel Tennessee, per prendersi cura dei suoi figli. È da quel punto che scompare dalla Storia. La posizione ufficiale di Boyd dopo la sua liberazione rimane un grande mistero. Suo figlio James ricevette una lettera dal padre che gli chiedeva di raggiungerlo a Brownsville, in Texas, per poi andare in Messico, ma Boyd non si presentò mai all’appuntamento e da lui i familiari non ricevettero più alcuna notizia: era sparito nel nulla.
Durante gli anni ‘30 Otto Eisenschiml (1880 – 1963), un ex chimico diventato storico dilettante, presentò una teoria secondo cui l’assassinio del Lincoln era stato eseguito dai più alti livelli del governo. Booth, secondo la sua teoria, non era l’uomo al quale avevano sparato in un granaio di tabacco nella fattoria Garrett vicino a Bowling Green, in Virginia, il 26 aprile 1865: era James William Boyd. Eisenschiml sostenne che Stanton, imbarazzato per aver sparato all’uomo sbagliato e temendo di far sapere al pubblico che Booth era fuggito, decise che il corpo di Boyd doveva essere fatto passare come quello di Booth, prima di essere sepolto in una tomba anonima.
The Lincoln Conspiracy (1977) di Charles E. Sellier e David Balsiger entra nei dettagli sulla teoria di Eisenschiml; i due scrittori mettono nero su bianco le loro opinioni sull’assassinio e la copertura della fuga di Booth, sul fatto che si sarebbe nascosto in Giappone, per poi morire a Enid, in Oklahoma.
Io, e tanti altri storici, la pensiamo così:
13 gennaio 1903. Enid, Oklahoma. Il vecchio si sedette sulla sedia sorseggiando whisky puzzolente. L’uomo che si faceva chiamare Davis George si era lasciato alle spalle quel tanto che bastava per incuriosire la gente. George sosteneva di essere un imbianchino, ma non era bravo nel suo lavoro. Passò la maggior parte del suo tempo a bere e a citare passi di prosa shakespeariana. Zoppicava da una gamba che era stata spezzata e ed era stata curata impropriamente anni prima. Aveva riccioli scuri e una faccia che poteva ricordare quella del famoso assassino. Prima di trasferirsi a Enid, George aveva usato il cognome di St. Helen. Era fuggito dal Texas dopo che una malattia lo aveva lasciato quasi senza vita. Al suo sconosciuto medico curante, incredulo, aveva detto che lui era John Wilkes Booth. La stanza stretta e povera con i soffitti insolitamente alti sarebbe stata la sua ultima fermata. Il Grand Avenue Hotel in cui si trovava la stanza, in cui sedeva sorseggiando whisky, sarebbe stato il suo ultimo indirizzo. Guardò fuori dalla finestra, giù verso Grand Avenue, dove le signore con le loro stole e i loro signori con i cappotti passeggiavano, coprendosi dai morsi del freddo di metà gennaio. A cosa stava pensando? Recitava Shakespeare, com'era sua abitudine fare dopo aver bevuto qualcosa al bar al piano di sotto? Aveva riflettuto sulla sua vita? Aveva dei rimpianti? Tristezza? Oppure, aveva ritrovato l'orgoglio mentre si avvicinava alla fine? Bevve un altro lento sorso dal bicchiere sporco. Tenne in bocca la bevanda fino a quando l'alcol non cominciò a pungere, e la buttò giù. Una cosa familiare. Posando il bicchiere sul vassoio d’ottone, allungò la mano verso la piccola bottiglia e la portò davanti a sé. Tolse il tappo, mise il bordo del collo di vetro alla bocca e con un movimento fluido gettò la testa all’indietro, aprì la bocca e permise alla gravità di operare la sua magia. Sic Semper Tyrannis, sussurrò. La soluzione di cianuro funzionò rapidamente e l’uomo soffrì e patì e violente convulsioni per diversi minuti, prima che la forza vitale fuggisse dal suo ospite morente per andare ad infestare l'angusta stanza.
L’uomo era un notorio ubriacone, un imbianchino che si era diretto verso Enid passando per il Texas. Si faceva chiamare David E. George, ma poche ore prima della sua morte aveva fornito un altro nome al medico che gli aveva assistito. Aveva afferrato il medico per un braccio e gli aveva detto: Ho ucciso il più grande uomo che sia mai esistito. Sono John Wilkes Booth.
Beh, questa è soltanto la mia versione del fatto. John Wilkes Booth è morto in un granaio di tabacco in Virginia, il 26 aprile 1865, dodici giorni dopo aver completato uno degli atti più vili della storia americana? O si è suicidato nella sua stanza del Grand Avenue Hotel di Enid, in Oklahoma, 38 anni dopo? L’identificazione del cadavere di Booth è sempre stata contestata, e la dimensione e la forma della cospirazione che portò all’assassinio di Abraham Lincoln è essa stessa intrisa di leggende. Molte persone hanno aiutato Booth a sfuggire alla cattura dopo aver completato il suo atto finale ed essere saltato sul palcoscenico del Ford’s Theatre. È plausibile affermare che avrebbe potuto continuare la sua fuga per sempre?
Dopo la sua morte, il corpo di George fu portato alle pompe funebri di Penniman, dove fu imbalsamato con l’arsenico. Quel metodo di imbalsamazione lasciò il cadavere in uno stato di conservazione molto simile alla vita. Il corpo rimase in quel luogo non reclamato per un certo numero di anni, e durante quel periodo il corpo fu esposto nella vetrina del negozio, completamente vestito, su una sedia a dondolo, con addirittura un giornale posato sul suo grembo. Fu un avvocato del Tennessee che acquistò i resti mummificati, e li conservò in un granaio per i successivi 20 anni mentre tentava di rivendicare la ricompensa offerta dal governo per Booth. Il cadavere fu nuovamente venduto e fu esposto in diverse fiere e mostre, tra cui la St. Louis World Expo. Barkers dichiarava che i resti erano quelli di John Wilkes Booth e che per un nichelino lo spettatore poteva andare dietro una tenda e posare gli occhi sui suoi resti mummificati. E così iniziarono i lunghi e curiosi viaggi della mummia conosciuta come “John”. Fu data in affitto a spettacoli circensi in tutto il Sud e il Midwest. Fu coinvolta in un disastro ferroviario che uccise otto persone e molti animali da circo, ma fu recuperata intatto. Un gruppo di veterani dell’Unione cercò di rubare il corpo per impiccarlo. Con un colpo di scena, strano come tutta la storia che stava dietro il cadavere stesso, un giorno il corpo scomparve. Nel 1930, una coppia intraprendente, Agnes e Joseph Harkin, acquistò “John” per 5.000 dollari. Fecero il giro del Paese con il loro acquisto e con una pila di dichiarazioni giurate che dicevano che quello era, appunto, John Wilkes Booth. Gli Harkin ottennero la pubblicità del “Life Magazine” e del “Saturday Evening Post” per la loro esibizione, il che aumentò l’interesse del pubblico per quella morbosa stranezza . Gli Harkin affermarono di essere stati ispirati non dall’avidità per l’oro, ma dalla verità.
“John il viaggiatore" cambiò di nuovo mani, finendo al Jay Gould Million Dollar Show nel 1937; in seguito divenne più difficile rintracciarlo. Il cadavere fu persino rapito. Una ricompensa di 1000 dollari fu offerta per la sua restituzione: il rapitore restituì il corpo e pretese il premio. Nel 1931 i medici esaminarono il corpo nella speranza di dimostrare qualcosa di definitivo, ma fu così. A quel tempo, il povero vecchio “John” aveva perso la punta del piede destro e la maggior parte dei suoi baffi a causa dei “cacciatori di souvenir”. Tuttavia l’esame rimise la mummia sotto i riflettori nazionali. I resti, ora incompleti, furono esposti come la più grande attrazione educativa del mondo: Si prega di assicurarsi che vengano i bambini.
Negli anni ‘60, Charles Philip Chappie Fox (1913 – 2003) alias C. P. Fox del Circus World Museum del Wisconsin contattò appunto Jay Gould per vedere se poteva acquistare la mummia, ma a quel punto Gould non ce l'aveva più.
Oggi ci sono solo voci confuse sulla sua posizione attuale, anche se la PBS (Public Broadcasting Service), riferì che la mummia era stata vista per l’ultima volta alla fine degli anni ‘70 e che adesso potrebbe essere nelle mani di un collezionista privato.
John Wilkes Booth è morto in un hotel di Enid, in Oklahoma? Non lo so. È possibile?Ovviamente: tutto in questa vita è possibile. La versione del Governo di ciò che è successo a Booth è estremamente lacunosa. L’identificazione dei suoi resti prima che fossero frettolosamente sepolti, si prestava bene per mettere in dubbio l’accuratezza del resoconto. Booth ha ottenuto aiuto da una rete di persone potenti che volevano vedere completata la sua missione; una rete che era in grado di dare la caccia ai suoi inseguitori, mentre era ferito, per dodici giorni, in quella che fu la più grande caccia all’uomo nella storia americana. Resiste anche l’argomentazione secondo cui la sua cattura o la sua morte era così importante, che quei potenti sarebbero stati tentati di esagerare la sua morte per soddisfare un pubblico esigente che invocava Giustizia.
Tuttavia anche l’inverso di tutte queste argomentazioni è altrettanto plausibile: si potrebbe dunque concludere che Booth raggiunse la sua meta finale in quella fattoria in Virginia?
Quindi, perché qualcuno dovrebbe inventare una storia del genere sul letto di morte? Perché qualcuno dovrebbe fare una cosa del genere se non era vero? Le nostre vite e le vite di tutti quelli che conosciamo sono storie? Chi non ama una buona storia? Mi azzarderei a dire che stai ancora leggendo tutto questo per il suo fascino. C’è qualcosa di affascinante in una stanza d’albergo a Enid, Oklahoma nel 1903? Quando David George sedeva in quella buia stanza nella fredda giornata di gennaio e osservava la gente che si aggirava per la strada sottostante, e contemplava l’arrivo della sua stessa morte, a cosa stava pensando? Potrebbe aver riflettuto su una vita senza significato? Oppure era solo un altro ubriaco, di passaggio, senza niente da lasciare in eredità, che stava incontrando la sua fine? Le persone potrebbero non voler vivere per sempre, ma non vogliamo essere dimenticati. Mi chiedo se forse non stesse immaginando la lapide che avrebbe segnato il suo ultimo luogo di riposo, una pietra che avrebbe portato inciso nient'altro che il nome con cui era stato conosciuto... forse pensava di poter morire come qualcuno di più grande di quanto non fosse mai stato nella vita... Nella morte, poteva finalmente ottenere qualcosa che forse aveva inseguito per tutta la sua vita... una storia, un significato? Così, è morto come Booth, e più di un secolo dopo stiamo familiarizzando con un sconosciuto di nome David George che era morto da solo in un albergo a Enid, in Oklahoma. È bello non essere mai dimenticato, lasciare qualcosa dietro. Forse noi storici non lo sapremo mai cosa è veramente successo in quell’epoca.




Mary Todd Lincoln (1818 – 1882), diventò vedova quel giorno al Ford’s Theatre - volontariamente, secondo alcune teorie del complotto. Una delle First Lady più impopolari della storia americana, Mary Todd nacque in una famiglia di spicco a Lexington, nel Kentucky, una città che la sua famiglia aveva aiutato a fondare, il 13 dicembre 1818. Mary crebbe ricca; suo padre, Robert Todd, era un mercante di successo e un politico. Mary perse sua madre quando aveva solo 6 anni. Suo padre si risposò presto, e la sua rigorosa matrigna ebbe scarso interesse per la bambina. Nonostante tutto il male esistito tra lei e la sua matrigna, Mary ricevette un’educazione straordinaria per essere una ragazza dell'epoca. Studiò in un’Accademia locale e poi ha frequentò il College. Verso la fine degli anni '30, Mary lasciò la casa paterna per andare a stare con sua sorella, Elizabeth Edwards, a Springfield, nell’Illinois. Lì, la giovane donna intelligente e estroversa attirò un certo numero di ammiratori, tra cui Stephen Douglas (1813 – 1861) e il politico e avvocato emergente di nome Abraham Lincoln. La sua famiglia non approvava questa relazione: Abraham aveva nove anni più di Mary, aveva scarsa educazione formale e proveniva da un ambiente povero. Ma Mary e Abraham condividevano l’amore per la politica e la letteratura e sembravano amarsi profondamente. La coppia si sposò il 4 novembre 1842 e nove mesi dopo nacque il loro primo figlio, Robert Todd Lincoln. Nel 1846 i Lincoln accolsero il loro secondo figlio, Edward. Mary Todd Lincoln si dimostrò una convinta sostenitrice della carriera politica del marito. Gli offrì consigli, organizzò eventi e cercò raccomandazioni per lui mentre lavorava per far progredire la sua carriera nella vita pubblica. Quando vinse il suo seggio al Congresso, Mary fece parlare di sé quando decise di accompagnarlo a Washington per una parte del suo mandato. I Lincoln sembravano essere una squadra coesa. Quando apprese di aver vinto le elezioni presidenziali nel 1860, corse a casa gridando: Mary, Mary, siamo stati eletti”.
Nel novembre del 1860, l’elezione di Abraham Lincoln come sedicesimo presidente degli Stati Uniti causò la separazione di undici Stati del Sud dall’Unione. La maggior parte dei Kentuckiani della cerchia sociale dei Todd, e la sua famiglia adottiva, sostenevano la causa meridionale, ma Mary era una sostenitrice fervente e instancabile dell’Unione. Ampiamente disprezzata nella Casa Bianca, Mary Todd Lincoln era emotiva e schietta e spendeva generosamente, in un periodo in cui i budget erano ristretti, a causa delle spese militari durante la Guerra Civile. Alcuni l’accusarono persino di essere una spia confederata. Anche il periodo trascorso da Mary Todd Lincoln alla Casa Bianca fu segnato dalla tragedia. La coppia aveva già perso un figlio, Edward, nel 1850, quando il tifo colpì il loro terzo figlio, William. William, meglio conosciuto come “Willie”, morì nel 1862 e Mary fu sopraffatta dal dolore per molto tempo. L’intensità della sua tristezza era così grande che perfino Abraham Lincoln era preoccupato per la sua salute mentale, secondo la rivista "American Heritage”. Mary iniziò a esplorare lo spiritismo in quel periodo, un altro suo interesse che fu deriso. Non sapeva che per lei ci sarebbe stato un crepacuore ancora più devastante.
Il 14 aprile 1865, Mary Todd Lincoln era seduto accanto a suo marito al Ford’s Theatre quando fu ucciso da un assassino. Il presidente morì il giorno seguente, e Mary Todd Lincoln non si riprese mai completamente. Tornò in Illinois e, dopo la morte del figlio minore Thomas nel 1871, cadde in una profonda depressione. Il suo unico figlio sopravvissuto, Robert (1843 – 1926), la portò in tribunale con l’accusa di follia nel 1875. Elizabeth “Lizzy” Keckley, una schiava liberata, era la migliore amica e confidente di Mary. Questa era un’altra spina nel fianco dei sudisti che credevano che una donna bianca e raffinata come Mary Todd Lincoln non avrebbe mai dovuto immischiarsi con una ex schiava di colore. Lizzy era la sua sarta e fu l’unica persona a stare accanto a Mary durante la morte dei suoi figli e di suo marito. Mary confidò a Lizzy tutti i suoi problemi personali, sanitari, finanziari e matrimoniali. Mary ripose in lei una grande fiducia.
Sfortunatamente quella fiducia sarebbe stata infranta quando la Keckley scrisse Behind the Scenes, un libro sulla vita privata dei Lincoln. Rivelò informazioni che Mary aveva condiviso con lei nella massima sicurezza. Le lettere personali che Mary aveva scritto a Lizzy contenevano dettagli intimi che facevano sembrare Mary instabile. Dopo che il libro fu pubblicato, Mary recise ogni legame con la sua cara amica.
Per quanto fosse stato sconvolgente il libro della Keckley per Mary, questo impallidisce in confronto al tradimento definitivo del suo unico figlio sopravvissuto, Robert. Dieci anni dopo l’assassinio del presidente Lincoln, Robert chiese alla corte di tenere un'udienza per stabilire se sua madre fosse pazza. La mattina del 19 maggio 1875, due detective si presentarono all’improvviso davanti alla porta di Mary per portarla con la forza in tribunale per un’udienza per malattia. Non le fu detto in anticipo del processo e non le fu dato tempo per organizzare una difesa. Fu portata immediatamente al tribunale, dove un amico di famiglia si fece avanti per essere il suo avvocato difensore. Diciassette testimoni testimoniarono che era instabile, incluso suo figlio Robert, che in lacrime riferì che non aveva dubbi sul fatto che sua madre fosse pazza.  Robert affermò che le sue spese folli, la visione distorta delle sue finanze e delle sue paure per la sua stessa sicurezza erano segni di malattia mentale. L’avvocato di Mary chiamò un solo testimone in sua difesa. La giuria emise un verdetto di follia e stabilì che doveva essere rinchiusa in un manicomio fin da subito, Fu portata al Bellevue Place, un istituto psichiatrico di Batavia, Illinois, dove rimase per tre mesi prima di essere rilasciata in custodia alla sorella.
Dopo la sua liberazione dal manicomio, non si riprese mai dalle azioni del figlio contro di lei, che l'aveva lasciata con una duratura percezione pubblica di lei come una pazza. Nel 1876, Mary Todd Lincoln riacquistò il controllo sulla sua proprietà dopo che una corte la trovò sana di mente. Temeva che suo figlio potesse tentare di nuovo di internarla e scelse di trasferirsi all’estero. Nel 1881, la Lincoln tornò negli Stati Uniti, e decise di vivere con sua sorella Elizabeth a Springfield, nell’Illinois.
Gli storici hanno discusso molti aspetti del personaggio di Mary Todd Lincoln nel corso degli anni, inclusa la sua sanità mentale. Aveva sicuramente una personalità molto eccentrica, una tendenza a fare spese e un interesse per alcune idee insolite, ma si dimostrò anche dotata di una mente e di uno spirito acuti. Un autore di nome Alex Christopher mise insieme tutti i pezzi del puzzle in un libro scioccante chiamato Pandora’s Box, in cui sostenne l'esistenza di una massiccia cospirazione tra Lincoln e la famiglia Rothschild per far profitti dall’imminente Guerra Civile. Per quanto riguarda l’assassinio, il libro sostiene che Mary Todd portava con sé una pistola Derringer per difesa personale; lo stesso tipo di pistole con la quale si disse che Booth avesse sparato. Il libro dice anche che Lincoln fu colpito sul lato sinistro della testa, che Mary Todd era mancina e che in risposta all’omicidio del marito, le fu impedito di partecipare ai funerali e due guardie armate si assicurarono che non lasciasse la sua stanza per 10 giorni dopo la sparatoria. Le fu negata la pensione per tre volte dal Congresso, che, secondo il libro, sapeva che era stata lei a sparare al Presidente, probabilmente in una nebbia indotta dall’oppio, preso a causa della sua rabbia nello scoprire che Lincoln aveva una relazione con una donna membro della famiglia Asburgica.
Se ciò sembra ridicolo, è perché è praticamente così...oppure no? Noi storici non siamo riusciti decifrare questo enigma, fino ad oggi. Ci sono molte, molte domande senza risposta. Indipendentemente dal fatto che ci fossero o meno indizi contro Mary Todd, come per esempio che fosse mancina. Lei non partecipò al funerale di Lincoln per scelta, a causa del suo stato mentale, e non fu rinchiusa in una stanza per una settimana e mezza. Inoltre, all'epoca non era consuetudine concedere una pensione alla vedova di un Presidente; infatti, Mary Todd Lincoln fu la prima a ricevere una pensione del genere. Tuttavia, è vero che lottò contro una dipendenza dalla tintura di laudano: una "malattia" comune nel 19 ° secolo. Morì di infarto il 16 luglio 1882 all’età di 63 anni.
E questa fu la fine del dramma, ma le teorie del complotto sull'assassinio di Lincoln abbondano, a non finire. Ci sono molte persone e storici, con molte teorie diverse su cosa o chi ci fosse realmente dietro questa cospirazione senza fine. Nel corso degli anni, i critici e storici hanno sostenuto che le procedure legali, i verdetti e le condanne del processo per cospirazione nell’assassinio di Lincoln erano state ingiuste e indebitamente dure, almeno secondo i criteri moderni. La decisione di giustiziare Mary Surratt che, nonostante le proteste pubbliche e una petizione al presidente Johnson per chiedere clemenza, sarebbe diventata la prima donna messa a morte dal Governo Federale, e  quella di infliggere una condanna all’ergastolo al dott. Samuel Mudd, furono i momenti più controversi. Ma in una Nazione lacerata dalla guerra e in lutto, colpita dal violento omicidio del suo leader proprio mentre stava iniziando il difficile lavoro di ricostruzione dell’Unione, forse non poteva essere altrimenti.
E così tutto quanto qui ho scritto rimarrà per sempre un vero e proprio thriller storico...








Wilson Vieira

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