venerdì 6 febbraio 2026

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 233

di Saverio Ceri
con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola.


Su Tex Classic 233 prosegue Tra due bandiere, uno dei grandi classici del ranger, illustrato da Aurelio Galleppini su soggetto di Gianluigi Bonelli. Le 64 tavole riproposte in questo volume apparvero originariamente nelle pagine finali di Tex 114, pubblicato nell’aprile 1970, e in buona parte di Tex 115, Tramonto rosso, uscito in edicola il mese successivo.

La copertina scelta per l’albo riprende un’illustrazione di Claudio Villa, realizzata in origine per il Miniposter allegato a Tex Nuova Ristampa 255 del maggio 2010. Come già accaduto per la precedente uscita del Classic, anche in questo caso l’immagine è stata adattata eliminando i rilievi rocciosi sullo sfondo, elementi tipici del selvaggio West ma non coerenti con l’ambientazione dell’avventura, che si svolge nelle più dolci e pianeggianti terre del Tennessee.

L’illustrazione è “generica”, nel senso che potrebbe adattarsi a quasi qualsiasi avventura del Ranger. In realtà, però, Villa la realizzò ispirandosi a una vignetta molto specifica: la prima di pagina 18 di Tex 378, disegnata da Aurelio Galleppini. Quella scena appartiene al penultimo episodio realizzato dal creatore grafico di Tex, Soldati a cavallo, scritto da Claudio Nizzi e pubblicato tra marzo e aprile 1992 sugli albi 377 e 378 della serie regolare.

L'illustrazione divenuta copertina di questo Classic, proprio perché generica, non è nuova ad essere usata come cover. Inizialmente furono i croati della Libellus a sfruttarla, nell'agosto del 2014, per il numero 63 di Tex Biblioteka.


Esattamente dodici mesi dopo la scelsero anche i brasiliani della Mythos, per il numero 27 di Tex em cores.


Anche in Italia l'illustrazione di Villa aveva già fatto una sua apparizione in edicola come copertina. Accadde nel maggio 2016 sul 21° volume della collana Le Grandi storie di Tex, abbinato a Repubblica e l'Espresso.


Scoperta l'origine della copertina dell'albo in edicola, approfondiamo ora, grazie alle ricerche di Francesco Bosco e Mauro Scremin, la genesi della copertina di Tramonto rosso, l'albo che cinquantasei anni fa pubblicò, per la prima volta le tavole riproposte in questo Classic.


Bosco e Scremin, ci svelano nel primo volume di Western all'italiana, che Aurelio Galleppini per la cover del Tex 115 si ispirò alla copertina del paperback The Outcast.
Il romanzo è di Gene Thompson, l'autore dell'illustrazione è Carl Hantman, l'editore è Berkley, l'uscita il 1968, un paio di anni prima del nostro Tex.  


Dopo la prima apparizione italiana ritroviamo il Tex  ferito, circondato da soldati sudisti uccisi, nelle classiche ristampe Tutto Tex e Tex Nuova Ristampa

Nel settembre 1996, la copertina di Galep approda anche nelle librerie grazie al volume della Mondadori che ripropone, con i colori di Giovanna Griffini e Sara Mauri, lo storico episodio ambientato durante la Guerra di Secessione. 


La bella copertina galleppiniana già l'anno successivo appare in mezza Europa. Qui sotto le sette edizioni della Williams, "sinottiche", apparse nel 1971 in Danimarca, Inghilterra, Finlandia, Germania, Norvegia, Olanda e Svezia.

Anche in Francia la copertina è apparsa nel 1971, pubblicata sul numero 242 sulla testata Rodeo. In Grecia è apparsa negli Anni Ottanta su Pok. Come sempre i colori più improbabili arrivano dalla Spagna: in entrambe le edizioni Tex, vestito come Kit Carson, e circondato da soldati morti, vestiti di rosso.


L'unica versione balcanica di questa copertina è quella jugoslava del numero 167 di Zlatna Strip Serija


La versione più originale è sicuramente quella turca di Super Teks, completamente ridisegnata da un illustratore locale


Nella versione brasiliana, edita da Mythos in occasione del numero 162 della Tex Coleçào, sembra quasi che Tex vesta i colori sudisti, mentre l'esercito sconfitto veste di verde.


Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index. 

giovedì 5 febbraio 2026

BONELLI IN DIGITALE - PUNTATA # 12

di Giampiero Belardinelli




Introduzione

Apparsa originariamente nel 1949, questa avventura rappresenta una pietra miliare nel panorama del fumetto italiano. La storia è stata pubblicata nella prima serie degli "Albi a Striscia" (nn. 31-50, da Attacco a Santa Fè a L’eroe del Messico) e successivamente nei volumi "Tex Gigante" nn. 3 e 4, usciti in edicola dieci anni dopo. Alla sceneggiatura troviamo Gianluigi Bonelli, creatore di un personaggio nato in sordina e destinato a diventare un’icona del fumetto italiano e internazionale, mentre ai disegni c’è Aurelio Galleppini, conosciuto da tutti come Galep. Insieme, hanno dato vita a un universo narrativo che avrebbe segnato generazioni di lettori e appassionati. In questa dodicesima puntata, con cui inauguriamo il 2026, ho analizzato L’eroe del Messico senza tenere conto delle interessanti aggiunte introdotte da Mauro Boselli nella collana "Tex Willer", che invito a seguire.


La prima striscia del lungo racconto




Il ruolo di Mefisto

In questa storia fa il suo ingresso Mefisto, un personaggio destinato a diventare il nemico per eccellenza di Tex. Nato come illusionista e mago dello spionaggio, Mefisto si muove tra spettacoli e coperture, ascoltando e osservando per raccogliere informazioni. G.L. Bonelli, pur non avendo ancora delineato l’evoluzione futura del personaggio, semina già i primi indizi della sua oscura ascesa a negromante. L’approccio di Mefisto alla magia è quasi scientifico: studia, analizza, perfeziona le sue arti come un vero antagonista, anticipando le mosse dei suoi avversari e dando così vita a una figura che richiama le grandi tradizioni della letteratura fantastica.


L’eroe del Messico

L’avventura si sviluppa sullo sfondo della Frontiera tra Stati Uniti e Messico, tra tesori nascosti, spie e tradimenti. Il governo messicano tenta di impadronirsi del leggendario tesoro dell’idolo d’oro, scatenando un conflitto a Santa Fe. Tex, sempre pronto all’azione, organizza la difesa ma l’oro viene trafugato. Dopo un rocambolesco inseguimento e diversi scontri, le forze messicane si ritirano e Tex, su ordine di Marshall, si mette sulle tracce delle spie. Le indagini portano all’arresto di Steve Dickart e sua sorella Lily, ma la situazione si complica: Tex viene accusato di tradimento e i due antagonisti fuggono oltreconfine. L’eroe, però, saprà riscattarsi e, con l’aiuto di Montales, contribuirà alla vittoria del fronte popolare di Manoel Perez.


Arrivano le leggende della saga

Accanto a Tex si muovono personaggi che danno spessore e dinamismo alla narrazione. Steve Dickart, alias Mefisto, si impone come una presenza inquietante e carismatica, affiancato dalla sorella Lily, complice fedele e abile nella dissimulazione. A loro si aggiunge Montales, figura positiva e simbolo della resistenza contro il governo dispotico messicano: il suo incontro con Tex segna una svolta nella lotta per la giustizia.


Tex e Montales: il primo incontro tra due leggende



Questa avventura mostra i primi segni della forte amicizia tra Carson e Tex: Kit sostiene subito il Nostro e difende con personalità le sue scelte davanti a Mr. Marshall. Questi personaggi, destinati a entrare nella leggenda della saga, arricchiscono la storia di sfumature e tensioni, rendendo il racconto corale e avvincente.


L'amicizia non conosce dubbi



Struttura e temi dell’avventura

L’avventura analizzata si articola in modo ben definito, presentando una suddivisione in due fasi principali intervallate da un breve interludio. La prima parte della narrazione ruota attorno alle incursioni delle truppe messicane che attraversano il confine del Texas, dando avvio a una serie di eventi carichi di tensione e azione. Nella fase centrale, che funge da interludio, Tex si mette in viaggio verso il Messico per inseguire Mefisto. Durante questo percorso, si trova a confrontarsi con una serie di loschi personaggi che contribuiscono a mantenere alto il ritmo della narrazione e ad aumentare il senso di pericolo e mistero. La fase conclusiva è segnata dall’incontro con Montales, elemento chiave che cambia le sorti della storia. Qui Tex sceglie di schierarsi al fianco dei rivoltosi, dimostrando ancora una volta il proprio senso di giustizia e il suo impegno nella lotta contro l’oppressione.


Il primo scontro con Tex 



Unità narrativa e ruolo dei personaggi

Nonostante questa suddivisione, non è opportuno considerare il racconto come tre episodi distinti. La continuità narrativa è infatti garantita dalla presenza costante di Steve Dickart e della sorella Lily. Il loro ruolo di spie e la successiva fuga in Messico rappresentano il filo conduttore che collega le diverse fasi della storia, rendendo il racconto coeso e unitario.


La manipolatrice Lily



Il Messico come motore della vicenda

Il Messico, sia come territorio in conflitto con gli Stati Uniti sia per le proprie dinamiche interne, emerge come tema centrale dell’intero racconto. Le tensioni e le contraddizioni di questa terra costituiscono il motivo dominante della trama, influenzando le azioni dei personaggi e lo sviluppo degli eventi. Per questi motivi, il titolo mnemonico con cui tutti ricordano il racconto è L’eroe del Messico, che sintetizza efficacemente il cuore dell’avventura e il ruolo fondamentale di Tex all’interno della vicenda.


Gli eroi del Messico



Galep in digitale

I disegni di Aurelio Galleppini sono il vero marchio di fabbrica della saga di Tex, soprattutto nella fase primordiale della serie. Il tratto energico e dinamico di Galep restituisce tutta la vitalità del West, con paesaggi in questa fase ancora scarni ma non privi di fascino. I suoi personaggi appaiono espressivi, capaci di comunicare emozioni con un solo sguardo. Il suo stile, pur essendo nato su carta, si adatta sorprendentemente bene anche alla riproduzione digitale, mantenendo intatta la forza evocativa delle tavole originali. Galep ha saputo creare un immaginario iconico, che ancora oggi affascina lettori di ogni età e rende immortale l’epopea di Tex.


La cura di Galep per le divise dei soldati Messicani



Giampiero Belardinelli

martedì 3 febbraio 2026

LITTLE NEMO: QUANDO IL FUMETTO COMINCIÒ A SOGNARE IN GRANDE

di Sergio Climinti


Little Nemo (1905)


Alla fine del 2025 è uscito, per i tipi di NPE, un volume che nessun amante del fumetto che si ritenga tale può lasciarsi sfuggire. Sto parlando di Little Nemo in Slumberland, meglio conosciuto col più breve Little Nemo.

Pubblicato per la prima volta sul supplemento domenicale del quotidiano “New York Herald” il 15 ottobre 1905, il giovane Nemo proseguì la sua folgorante galoppata tra mondi onirici e siderali fino al 1914 e, dopo una pausa di dieci anni, fu portato avanti del suo autore ancora per qualche tempo, tra il 1924 e il 1927, anno della definitiva interruzione.

Fin dalla sua prima apparizione si capì immediatamente che si trattava di qualcosa di straordinario, fuori dai canoni dell’epoca. Per spiegare meglio il contesto, però, è necessario un breve excursus storico.


Yellow Kid (Ottobre 1896 - 1897)


Happy Hooligan (Fortunello) 1905


Happy Hooligan (Fortunello) 1911



Il 1895 è l’anno ufficiale della nascita del fumetto (curiosamente, lo stesso del cinema), a opera di Richard Felton Outcault, l’inventore di Yellow Kid. Qualcuno più pignolo lo anticipa di un anno, poiché Yellow Kid apparve, seppur saltuariamente, già nel 1894, ma c’è anche chi, ancor più pignolo, lo posticipa al 1896, perché il primo balloon – in bocca sempre a Yellow Kid – apparve solo a ottobre di quell’anno. Ad ogni modo, per circa un trentennio i fumetti furono principalmente comici, ed è proprio per questo motivo che in America sono definiti ancora col termine di comics, nonostante l’introduzione del fumetto d’avventura realistico, a partire dalla metà degli anni ’20. Caratteristiche ricorrenti dei primissimi fumetti erano l’uso della violenza, un umorismo rozzo e volgare, una buona dose di crudeltà e l’utilizzo di personaggi etnici, presi in prestito dal teatro del vaudeville. Gli autori si ispiravano, per i loro protagonisti, alla gente che popolava le strade: vagabondi, poveri, straccioni e, soprattutto, monelli terribili. Alcune di queste peculiarità si ritroveranno qualche anno dopo - a partire dal 1910 - anche nel cinema comico muto, che utilizzava un tipo di umorismo definito slapstick, dove gli attori si picchiavano o erano vittime di cadute mortali senza alcun tipo di conseguenze fisiche. Pensate al personaggio più conosciuto, il vagabondo Charlot, ideato e interpretato da Charlie Chaplin. Questo rifletteva la realtà degli Stati Uniti del tempo, in grande trasformazione in quegli anni, il quale, da paese agricolo si stava trasformando in un paese industriale, con milioni di immigrati giunti da ogni parte del mondo a riempire, oltre che le fabbriche, anche le strade delle città.

The Katzenjammer Kids (Bibì e Bobò) 1900 ca.



In un contesto del genere, dunque, Little Nemo precipitò sulla scena fumettistica come qualcosa di completamente alieno.

Il successo della serie (tradotta in sette lingue) portò il suo autore, Winsor McCay, a occuparsi della sua creatura non solo in campo fumettistico. Un gran numero di prodotti venne commercializzato, cartoline, libri, carte, giochi e perfino abiti per bambini. Nel 1908 esordì a Broadway come musical e, vista la calorosa accoglienza, lo spettacolo fece un tour per tutti gli Stati Uniti. McCay seguì il suo personaggio in tournée, ritagliandosi dietro le quinte dei teatri un ufficio nel quale, oltre a realizzare le sue tavole domenicali per i quotidiani, forniva schizzi per gli sfondi e i costumi degli attori, oltre che suggerire consigli spassionati al cast.


Winsor McCay in una foto del 1906



Ma perché Little Nemo era così diverso dagli altri fumetti? Innanzitutto per la capacità tecnica del suo autore, che è impeccabile. La raffinatezza del segno di McCay è decisamente più elevata rispetto alle produzioni fumettistiche di quegli anni. Rimanda all’Art Nouveau (Liberty in Italia) e ricorda molto, infatti, il tratto di Alfons Mucha, famoso pittore, scultore e pubblicitario ceco, autore di spicco di questo movimento artistico. Le anatomie dei personaggi e la plasticità di cui li dota McCay conferiscono a queste figure una tridimensionalità che non si riscontra in nessuno dei personaggi dei suoi colleghi fumettisti, mentre le sue architetture, ricche ed elaborate, sono in grado di suscitare nel lettore autentico stupore.


Manifesto pubblicitario di Mucha (1897)



Inoltre, basterebbe guardare una tavola a caso fra le tante per rendersi conto della loro bellezza. Partiamo dalla prima. La tavola è organizzata in sei strisce, la prima delle quali è introduttiva.

Morfeo, il re dei sogni, manda a chiamare Little Nemo da un suo servitore affinché lo convinca a diventare il compagno di giochi di sua figlia Principessa - che lo è di nome e di fatto, per questo è scritto con la maiuscola. Little Nemo, durante la sua cavalcava verso il paese dei sogni, viene però disarcionato e la sua caduta nel vuoto termina ai piedi del letto, perché si è appena risvegliato. Quello che colpisce alla prima occhiata è l’equilibrio compositivo della tavola, dovuto sia alle figure che ai colori. Caratteristica che verrà mantenuta per tutte le tavole realizzate da McCay. Questo significa che, oltre all’intenzione di raccontare una storia inanellando una vignetta dietro l’altra, all’autore premeva anche la resa complessiva della tavola, con la quale si divertiva a sperimentare diverse soluzioni grafiche. Le storie sono autoconclusive, tutte le avventure, infatti, Nemo le vive mentre sogna e terminano ogni volta col suo risveglio. Però ogni tavola costituisce la piccola parte di un progetto più grande, un’unica grande storia ambientata nel paese dei sogni, Slumberland appunto.


Tavola 1 (15 ottobre 1905)

Tavola 7 (26 novembre 1905)



Anche la settima tavola inizia con la solita striscia introduttiva, e qui McCay gioca con la sintassi dei comics, divertendosi a spezzare la suddetta striscia in tre parti, che possono essere considerate tre vignette, oppure una cornice, ma anche una finestra dalla quale il lettore sta osservando la scena. Al centro, in una sorta di occhio di bue, giganteggia un tacchino mastodontico che sbatacchia la casa dove vive il protagonista. Da notare anche il sapiente uso dei colori che accompagnano adeguatamente la narrazione. Quello del pavimento e delle pareti della stanza – che non è mai lo stesso e che serve a staccare le figure dallo sfondo per renderle ben distinguibili – è il medesimo usato per collo del tacchino e per il lago in cui precipita Nemo, e ciò contribuisce a dare equilibrio all’intera tavola.


Tavola 15 (21 gennaio 1906)


Nella tavola quindici è sbalorditivo l’uso del bianco, le sfumature che danno corpo alla vegetazione, l’effetto della neve che cade e le linee, sempre morbide e plastiche, delle figure rappresentate, mentre la tavola ventidue offre una ricchezza e una vivacità impressionanti.

MaCay però non realizzava direttamente i colori dei suoi disegni, ma dava indicazioni precise e dettagliate a specialisti che si occupavano appositamente della colorazione delle sue tavole. Questa efficacia era dovuta alla tecnica del ben day, in sostanza i retini, che contribuivano a dare profondità agli sfondi, a creare le adeguate sfumature e a ottenere numerose varietà di toni. Il successo di Little Nemo si deve anche a questi misconosciuti tecnici specializzati.

Tavola 22 (11 marzo 1906)

Tavola 38 (1 luglio 1906)



La grandezza di McCay, però, non si deve solo alla sua bravura tecnica. Come accennato prima, aveva una consapevolezza del mezzo superiore ai suoi colleghi fumettisti coevi. Prospettiva, destrutturazione della vignetta, composizione della tavola, nonché utilizzo di tecniche che saranno in futuro proprie del cinema, come la profondità di campo, la ripresa aerea, la carrellata, la soggettiva e lo zoom. Tecniche messe al servizio di una capacità immaginativa sontuosa e sfrenata.


Tavola 49 (16 settembre 1906)


Tavola 50 (23 settembre 1906)



Infine, è interessante notare come l’autore sappia utilizzare le possibilità che gli permette il medium fumetto, sia che si tratti dei personaggi disegnati, come nella tavola centoventuno, dove opera una serie di stiramenti e schiacciamenti dei protagonisti, sia con i contorni della vignetta stessa. La tavola 161 ne offre un caso esemplare. Nemo, alla fine della tavola, se la prende con McCay perché non gli ha disegnato il pavimento su cui farlo stare in piedi e, subito dopo, i margini della vignetta si staccano per aggrovigliarlo.

Little Sammy Sneeze (24 settembre 1905)



Un espediente simile l’artista lo aveva già sperimentato con un altro personaggio di sua invenzione, Little Sammy Sneeze (1904-1906), dove lo starnuto di cui il protagonista è famoso frantuma i contorni della vignetta che lo contengono e i suoi frammenti vi si depositano sopra, lasciando sul volto di Sammy uno sguardo perplesso che rivolge allo stesso lettore. Due chiari esempi di metafumetto.


Tavola 121 (2 febbraio 1908)

Tavola 161 (8 novembre 1908)



Little Nemo in Slumberland è considerato da critici e fumettisti un capolavoro senza tempo, eppure, anche di un capolavoro di tale fattura se ne possono perdere le tracce. Qualche anno dopo la morte del suo autore, avvenuta nel 1934, un incendio distrusse la maggior parte delle tavole originali. Tornò alla luce a partire dalla metà degli anni ’60 grazie a Woody Gelman, autore e editore, che ritrovò un buon numero di disegni originali e diverse strisce in uno studio dove aveva lavorato il figlio di McCay, Robert, il quale, dopo la morte del genitore, aveva provato a rilanciare la serie tagliando e rimontando le tavole, ma senza successo. Vari collezionisti hanno poi contribuito a colmare i vuoti, fino alla completa ricostituzione dell’intera opera.


Apertura volume

La dimensione del volume messo a confronto con il formato bonelliano



La casa editrice NPE ripropone in questo primo volume tutte le tavole uscite dal 1905 al 1911. Un altro volume è previsto per il futuro, e conterrà tutte le altre tavole realizzate dall’autore, presentando così, per la prima volta in Italia, l’intero ciclo dedicato a Little Nemo. L’edizione è arricchita anche da una corposa parte introduttiva, con le firme di Paul Gravett, Benoît Peeters, François Schuiten e Luca Raffaelli, corredata da una notevole parte iconografica. Le dimensioni di questa vera e propria Bibbia fumettistica sono oltremodo imponenti. Una scelta felice, fatta per restituire al pubblico il formato originario delle pagine dei giornali che avevano ospitato l’opera in origine, oltre che offrire la migliore resa possibile dell’arte di McCay. La carta spessa e la sua consistenza completano il tutto, facendone un prodotto editoriale di tutto rispetto. Procurarsi un leggio per consultare l’opera è altamente consigliato.




























Winsor McCay
LITTLE NEMO IN SLUMBERLAND 1905-1911
a cura di Benoît Peeters e François Schuiten
pagg. 368 - € 65,00
Edizioni NPE, 2025


Sergio Climinti

venerdì 23 gennaio 2026

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 232

di Saverio Ceri
con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola.


Su Tex Classic 232 prosegue l’episodio Tra due bandiere, uno dei classici del ranger, illustrato da Aurelio Galleppini su soggetto di Gianluigi Bonelli. Le 64 tavole riproposte in questo volume apparvero per la prima volta su Tex 114, Quando tuona il cannone, pubblicato nell'aprile del 1970.

La copertina scelta per l’albo è un’illustrazione di Claudio Villa, realizzata originariamente per il Miniposter allegato a Tex Nuova Ristampa 422 del giugno 2017. Per l'occasione sono stati eliminati i rilievi montuosi sullo sfondo.


Claudio Villa realizzò questa illustrazione ispirandosi alle pagine finali dell'episodio La rivolta dei Cheyennes, di Nizzi e Del Vecchio, apparso su Tex 589 e 590 del novembre e dicembre 2009. Per la precisione il copertinista di Tex prese spunto dalla vignetta che appare a pagina 110 di Tex 590. Del Vecchio ci mostra Tex, già lanciatosi dal cavallo, che è riuscito ad aggrapparsi al treno in corsa. Villa, preferisce mostrarci l'attimo precedente, quello più pericoloso per l'eroe. Tra l'altro aggiunge a terra un tronco, un ulteriore ostacolo, che costringe il cavallo ad allontanarsi dal treno proprio mentre Tex sta per spiccare il salto.

L'illustrazione di Villa era già diventata una copertina pochi anni dopo, nel gennaio del 2022, in Brasile, grazie alla Editora Mythos che la usò per  il numero 119 della collana Tex Edição Histórica.


Tra le pagine del Classic in edicola, troviamo anche una vignetta che ha ispirato una copertina di Tex. La striscia in questione è la prima di pagina 43.


La copertina che ne ha tratto Maurizio Dotti è quella di Sabotaggio, il numero 10 della collana fuoriserie estiva Tex Willer Extra uscito nel settembre del 2023.


Facciamo ora, come di consuetudine, un salto nel passato per riscoprire l'origine di una copertina  di Galep, che avevamo tralasciato in attesa venisse scelta come cover del Classic, o solo sfiorato, non approfondendone la genesi, come nel caso di quella del numero 55 della prima serie degli albi d'Oro


In prima battuta, Francesco Bosco e Mauro Scremin, i migliori segugi per quanto riguarda la ricerca delle fonti iconografiche texiane, avevano individuato una splash-page di Gunsmoke dell'ottobre 1951 firmata da Doug Wildey, e pubblicata su un comic book dell'americana Atlas, come riferimento di Galep per quella storica copertina.


In realtà la sovrapposizione, pur ribaltando l'immagine, non è perfetta, soprattutto la posizione delle braccia sia di Tex che del suo avversario.


Convinti che la fonte fosse un'altra Bosco e Scremin si sono rituffati nella ricerca, fino a  scoprire una foto di scena del film della Republic Pictures, Ranger of Cherokee Street del 1949, che somiglia moltissimo alla copertina di quel Tex.


Ribaltando l'immagine, la sovrapposizione è decisamente migliore; dall'espressione di Tex, alla camicia a quadretti dell'avversario. A ulteriore conferma che Galep si sia ispirato alla foto di scena del film statunitense, ci sono anche le baracche e i barili, presenti sullo sfondo sia della cover di Tex, che della foto.


Quindi sia Wildey che Galep si sono ispirati alla solita foto, seguiti poi anche dalla coppia Giolitti-Ticci che ha usato lo stesso riferimento, ma in tempi successivi, in un altro paio di occasioni, su albi della Dell Comics: un Gunsmoke nel 1960 e Laredo nel 1966. La fonte anche in questi due casi venne ribaltata. 

La vita editoriale della copertina del 55° albo d'oro proseguì poi, alcuni anni dopo, quando la redazione decise, come si usava in quel periodo, di ritagliarla, ridisegnarla parzialmente e aggiungere uno sfondo neutro, per confezionare la cover del numero 11 della Prima Serie Gigante di Tex. 
  

Anche in Francia questa illustrazione ebbe una doppia vita, editorialmente parlando; inizialmente fu usata, nel novembre del 1955,  per il numero 15 di Fox; poi, nel Febbraio del 1969 per la quarantacinquesima uscita della collana Bronco. Entrambe le pubblicazioni erano marchiate Lug e in entrambe venne utilizzata la versione originale dell'Albo d'Oro. 



Chiudiamo con la versione brasiliana, pubblicata dalla Globo nel febbraio 1990, in copertina del numero 244 della collana dedicata al ranger. E' l'unica versione in cui si vede completamente la gamba sinistra dell'avversario di Tex e in cui il protagonista veste la classica camicia gialla.


Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index.