venerdì 4 settembre 2026

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 248

di Saverio Ceri
con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola.


Nel Classic in edicola prosegue la lunga avventura La Croce Tragica, di Giovanni Ticci, su testi di Gianluigi Bonelli, che ci terrà compagnia fino al numero 250 di questa collana. Le 64 tavole riproposte in questo volume sono state pubblicate originariamente nelle ultime pagine di Tex 123, e nelle prime di Tex 124, usciti rispettivamente a gennaio e febbraio del 1971.


Per chi segue questa rubrica, l'origine di questa copertina non giungerà nuova, dato che l'abbiamo scoperta solo pochi mesi fa nella puntata 243. Il Tex che apparentemente salva il pellerossa dalle rapide di un fiume, proviene infatti da un miniposter di Villa ispirato all'avventura precedente di Tex disegnata da Nicolò, e pubblicato in appendice a Tex Nuova Ristampa 75 del maggio 2002. In realtà, come sappiamo, era stato lo stesso Tex a immergere l'indiano nella pozza d'acqua.

Scoperta rapidamente l'origine della cover di questo Classic, passiamo a Tex 124, Giubbe Rosse, ultimo albo della serie regolare, e quindi ultima copertina di Galep dedicata alla lunga avventura di G.L.Bonelli e Ticci.



Francesco Bosco e Mauro Scremin con le loro ricerche ci svelano che Galep prese ispirazione per quella storica copertina dalla cover di un paperback americano della Ballantine: Forced march to Loon Creek  di William Chamberlain, uscito nel 1964.



Cambia il colore dell'uniforme, ma sempre di soldati si tratta: dall'esercito statunitense alle Giubbe Rosse canadesi. Appena trasformata in copertina di Tex, l'illustrazione ha iniziato a girare per il mondo. In Italia è apparsa in edicola nelle due classiche ristampe di Aquila della Notte.


Fedele all'originale italiano la versione francese pubblicata sul mensile Rodeo nel novembre del 1972. Il cielo arancio della versione spagnola sposta la scena al tramonto. In Jugoslavia la versione, pubblicata sul numero 193 di Zlatna Strip Serija, torna quella originale. 


In nord Europa la copertina arriva ai prime del 1976 e si presenta ai lettori di Norvegia, Finlandia, Danimarca, Svezia e Olanda un curioso sfondo verde menta.


Dall'altra parte dell'oceano la copertina di Giubbe Rosse è apparsa tre volte in Brasile: due volte nella gestione della Editora Vecchi e una volta sulla ristampa Tex Coleçào nel periodi della Mythos. Da notare, oltre al fatto che sono le uniche versioni con un cielo dai colori plausibili, che la seconda edizione Vecchi presenta l'illustrazione ribaltata.


Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index. 

venerdì 21 agosto 2026

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 247

di Saverio Ceri
con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola.


Nel Classic in edicola prosegue la lunga avventura La Croce Tragica, di Giovanni Ticci, su testi di Gianluigi Bonelli, che ci terrà compagnia fino al numero 250 di questa collana. Le 64 tavole riproposte in questo volume sono state pubblicate originariamente, tutte su Tex 123, Tamburi di guerra, nel gennaio del 1971.


La copertina di Claudio Villa è tratta dal miniposter allegato a Tex Nuova Ristampa 74 dell'Aprile 2002, ed è proprio riconducibile a questa avventura di Aquila della Notte, anzi a alcune delle primissime vignette dell'albo in edicola, in cui Tex terrorizza un pellerossa minacciandolo di bruciare il suo, "sacro", Sacchetto della Medicina.


E' la prima occasione in cui questa illustrazione di Villa viene usata come copertina.
La storia di Bonelli e Ticci, Sulle piste del Nord, è un classico texiano tra i più riproposti in molte edizioni, a partire dalla collana Oscar della Mondadori, che scelse di utilizzare però la cover di Tex 201, L'oro del Colorado, per presentare il volume in libreria.


Lo stesso volume, nello stesso formato "Oscar", poi, è stato riproposto dalla linea libraria della Bonelli nel maggio 2020 con la storica copertina di Tex 122, che abbiamo esaminato nella puntata 245 di questa rubrica e, in seconda edizione, nell'ottobre 2024, con una copertina tratta da un Miniposter di Villa.


Anche per la collana Le Grandi Storie di Tex, realizzata in collaborazione con RCS, venne scelta una illustrazione di un miniposter per riproporre in edicola questa lunga avventura canadese. 


Dato che della cover di Tamburi di guerra, abbiamo già scoperto le origini nella puntata 138, quando la copertina di Galep per Tex 123, venne scelta come cover del Classic, 
 facciamo un passo indietro di oltre settant'anni, insieme a Francesco Bosco e Mauro Scremin, fino al giugno 1955, alla ricerca della fonte di un'altra copertina galleppiniana, quella del diciottesimo Albo d'Oro della seconda serie. 


Galleppini per questa illustrazione si ispiro a una vignetta di ben 15 anni prima, rintracciabile in una tavola domenicale del Prince Valliant di Hal Foster datata, appunto, 6 aprile 1941.


La sovrapposizione delle due immagini, non lascia dubbi.


Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index. 

lunedì 10 agosto 2026

UNA MUSICA DA... DOG!

di Filippo Pieri

Sulla "Settimana Enigmistica" n. 4911 del 7 maggio 2026, all'interno della rubrica "Forse che sì, forse che no", c'è una domanda su un personaggio bonelliano; infatti al numero 10 si chiede: Dylan Dog "l'indagatore dell'incubo" dei fumetti, si diletta in uno strumento musicale: si tratta del violino?...


N.B. Trovate i link alle altre novità su Interviste & News!

sabato 8 agosto 2026

WILLIAM ALEXANDER ANDERSON “BIGFOOT” WALLACE! – TEXAS RANGER ED EROE POPOLARE! – UN GIGANTE DELLA FRONTIERA TEXANA!! – LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA – PARTE CXIV

di Wilson Vieira


Questa volta "solo" un personaggio protagonista nella nuova puntata dell Storia del West di W. Vieira - ma un personaggio che da solo diventò il paradigma del Far West e della Frontiera! Come al solito, le immagini sono state scelte e posizionate nel testo dal nostro amico e collaboratore Wilson, storico e fumettista brasiliano di gran caratura! Buona lettura! (s.c. & f.m)





William Alexander Anderson “Bigfoot” Wallace fu una delle figure più pittoresche e "dure" della Frontiera texana. Uomo di frontiera, eroe popolare, soldato e Texas Ranger, prese parte alle vicende della Repubblica del Texas e alla guerra Messico-Statunitense. Figlio di Andrew Wallace (1784 – 1846) e Jane Ann (Blair) Wallace (1790 – 1832), nacque a Lexington, in Virginia, il 3 aprile 1817. Discendeva dagli Scozzesi delle Highlands William Wallace (1270 – 1305) e Robert Bruce (1274 – 1329), e in lui era forte lo spirito di clan.





William crebbe lavorando nel frutteto del padre; tuttavia, quando seppe che il fratello maggiore e un cugino, trasferitisi in Texas, erano rimasti uccisi nel massacro di Goliad nella primavera del 1836, decise di partire a sua volta per il Texas per “farla pagare ai Messicani.”




Il massacro di Goliad fu l’esecuzione di circa 400-450 soldati texani da parte dell’esercito Messicano il 27 marzo 1836 a Goliad, in Texas. L’evento si verificò dopo la battaglia di Coleto, su ordine del presidente Messicano Antonio López de Santa Anna (1794 – 1876) e sotto il comando del tenente colonnello José Nicolás de la Portilla (1808 – 1873).






La battaglia di Coleto (nota anche come battaglia di Coleto Creek) fu uno scontro durato due giorni, combattuto il 19 e 20 marzo 1836 durante la Rivoluzione Texana.






Vide contrapposte le forze texane guidate dal colonnello James Fannin (1804 – 1836) e quelle messicane al comando del generale José de Urrea (1797 – 1849). Lo scontro si concluse con la resa dei Texani e portò direttamente al tragico massacro di Goliad. Wallace si stabilì inizialmente vicino a La Grange, in Texas, nel 1837; qui tentò di dedicarsi all’agricoltura, ma ben presto si arruolò nei Texas Rangers sotto il comando del capitano John Coffee Hays. Molti anni dopo confidò a John C. H. di ritenere quel conto ormai saldato. I Texas Rangers nacquero nel 1823 come milizia volontaria informale di frontiera e furono ufficialmente istituiti come forza armata nel 1835.









Consolidando la propria leggenda nel Vecchio West, leader carismatici come il capitano John Coffee Hays (1817 – 1883) e il maggiore John B. Jones (1834 – 1881) trasformarono il gruppo da semplici esploratori locali in Uomini di Legge temprati e risoluti. Noti per i loro metodi energici, la maestria nell’uso della rivoltella e il rifiuto di indossare uniformi regolamentari, riuscirono a pacificare la frontiera del Texas dando la caccia a fuorilegge di spicco e a bande criminali tristemente note. Wallace era un uomo di imponente prestanza fisica: nel pieno della maturità era alto un metro e ottantotto (“in mocassini”) e pesava circa 109 chili, senza grasso in eccesso.




Nel 1840 si trasferì ad Austin, dove contribuì alla pianificazione urbanistica della nuova città. Nel 1840, Austin era un piccolo insediamento di frontiera e la nuova capitale della Repubblica del Texas, con 856 abitanti, edifici governativi in ​​legno di fattura semplice e la costante minaccia rappresentata dalle tribù native americane locali e dalle forze messicane. Durante la sua permanenza lì, fu scambiato per errore per un indiano soprannominato “Bigfoot”, responsabile del saccheggio dell’abitazione di un colono. Sebbene la sua estraneità ai fatti fosse stata presto chiarita, il soprannome “Bigfoot” gli rimase addosso: un appellativo quanto mai appropriato per un uomo muscoloso, alto circa un metro e novanta e del peso di quasi 110 chili. Nel 1840 Wallace partecipò alla battaglia di Plum Creek e, nella primavera del 1842, combatté contro le truppe del generale Messicano Adrian Woll (1795 – 1875) durante l’invasione del Texas.






La battaglia di Plum Creek fu uno scontro che vide contrapposti la milizia della Repubblica del Texas, i Rangers e i loro alleati Tonkawa a un numeroso gruppo di guerrieri Comanche. Ebbe luogo il 12 agosto 1840 nei pressi dell’odierna Lockhart, in Texas, e si concluse con una sconfitta decisiva per i Comanche. Successivamente Wallace si offrì volontario per le spedizioni Alexader Somervell (1796 – 1854) e Mier.




La Somervell fu una spedizione punitiva contro il Messico, intrapresa per rappresaglia a seguito di tre incursioni ostili condotte dagli eserciti messicani in Texas nel 1842: l’incursione di Antonio Canales Rosillo (1802 – 1869) a Lipantitlán e le occupazioni di San Antonio da parte di Rafael Vásquez e Adrián Woll.






Quando Woll si ritirò, due reggimenti della Milizia texana avevano già ricevuto l’ordine di recarsi a San Antonio; il 3 ottobre 1842, il presidente Sam Houston (1793 – 1863) incaricò Alexander Somervell di organizzare la Milizia e i volontari per invadere il Messico, a condizione che la forza, l’equipaggiamento e la disciplina dell’esercito lasciassero presagire una ragionevole probabilità di successo.





I volontari affluirono a San Antonio, desiderosi di inseguire il nemico e invadere il Messico in cerca di gloria e bottino. Forte di circa 700 uomini, la spedizione partì da San Antonio il 25 novembre; contava 683 effettivi al momento di raggiungere Laredo, città conquistata l’8 dicembre. Il 10 dicembre, Joseph L. Bennett (? – 1848) e 185 uomini fecero ritorno a casa. Somervell, alla guida di poco più di 500 uomini, impose la resa di Guerrero. Il 19 dicembre, consapevole del fallimento della spedizione e temendo un disastro, Somervell ordinò ai suoi uomini di sciogliere i ranghi e tornare a casa passando per Gonzales. La Campagna era stata condotta con scarso vigore; essa era stata intrapresa, a quanto pare, come mossa politica per placare le richieste di un’invasione del Messico e per dimostrare l’inutilità di tentare un attacco senza disporre di rifornimenti, equipaggiamento e disciplina adeguati. I Texani rimasero talmente delusi dall’ordine di scioglimento che solo 189 tra uomini e ufficiali obbedirono; circa 308 uomini, suddivisi in cinque Compagnie e sotto il comando di William S. Fisher (1810 – 1845), proseguirono invece verso il Messico dando vita alla spedizione di Mier del 1842, la più disastrosa delle incursioni di frontiera durante l’era della Repubblica del Texas. Composta da circa 300 miliziani, l’operazione mirava a saccheggiare gli insediamenti Messicani sul Rio Grande per rappresaglia e per ottenere un guadagno economico. Tuttavia, il gruppo fu circondato e catturato da una forza dieci volte superiore per numero. Condotti verso il Messico centrale, gli uomini riuscirono a fuggire ma vennero presto ricatturati e costretti a partecipare a quello che divenne noto come l’Incidente dei Fagioli Neri.





Si trattava di una sorta di lotteria in cui venivano inseriti in un recipiente fagioli neri e bianchi secondo un rapporto di uno a dieci: chi estraeva un fagiolo nero veniva giustiziato, mentre il fagiolo bianco significava la prigionia. Wallace fu tra i “fortunati” a estrarre un fagiolo bianco e si ritrovò ben presto a dover affrontare una marcia forzata di 800 miglia verso la prigione di Perote, a Veracruz.






Dopo che alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti ebbero firmato una petizione per il suo rilascio, egli tornò in libertà e, una volta rientrato in Texas, prese parte alla guerra fra il Messico e gli USA. Negli anni Cinquanta dell’Ottocento, Wallace comandò in qualità di capitano una propria Compagnia di Ranger, combattendo sia contro i banditi di frontiera che contro gli indiani. Era così abile nel seguire le tracce che veniva spesso ingaggiato per rintracciare gli schiavi fuggitivi diretti in Messico. Guidava una diligenza postale sulla tratta da San Antonio a El Paso; in un’occasione, dopo aver perso i muli a causa degli indiani, raggiunse El Paso a piedi e mangiò ventisette uova nella prima casa messicana che incontrò, prima di proseguire verso la città per un pasto completo. Allo scoppio della Guerra Civile, stava ancora contribuendo a presidiare la frontiera contro gli indiani Comanche. A un certo punto, lo Stato del Texas concesse a Wallace un appezzamento di terreno lungo il fiume Medina, dove egli si dedicò all’allevamento. Descritto come un uomo dotato di senso dell’umorismo, di indole pacata e onesta, divenne un abile narratore di storie; i suoi racconti talvolta arricchiti da qualche esagerazione godevano di grande popolarità tra i visitatori.








Nel 1870, il biografo John Duval (1816 – 1897) raccolse alcune di queste vicende in un libro di grande successo intitolato The Adventures of Big-Foot Wallace, The Texas Ranger and Hunter, contribuendo ulteriormente a consolidare la sua fama di eroe popolare del Texas. Trascorse gli ultimi anni della sua vita nella contea di Frio, e quando nei pressi della sua abitazione sorse un piccolo centro abitato, questo fu battezzato “Bigfoot” in suo onore, a testimonianza della fama leggendaria che egli aveva acquisito in vita.. Non si sposò mai. Era un uomo dal carattere affabile e socievole, che amava sedersi su una spaziosa sedia con la seduta in cuoio grezzo, all’ombra della sua baracca, a ripercorrere le storie della sua carriera. Di tanto in tanto si recava a cavallo a San Antonio; più raramente andava ad Austin per frequentare “Texas John” Duval. Wallace era di un’onestà cristallina, ma amava anche esagerare e arricchire i suoi racconti con qualche invenzione. Sapeva leggere e non era certo un rozzo uomo di frontiera, eppure incarnava in sé l’essenza di tutte le frontiere del Sud-Ovest. La sua personalità pittoresca, il suo umorismo, la sua vitalità e il modo in cui rappresentava i tempi andati; fatti di libertà, di costumi senza vincoli e di terre aperte hanno spinto ogni scrittore che si è occupato di lui a trascendere la mera cronaca dei fatti. Pur senza dirigere gli eventi, era presente quando accadevano; ed era, soprattutto, un narratore. Come eroe popolare, appartiene più alla storia sociale che a quella militare. Wallace morì di polmonite alle 10:00 del mattino del 7 gennaio 1899, nella contea di Frio, presso il suo ranch vicino a Devine; l’edizione dell’8 gennaio del "San Antonio Daily Express" pubblicò il suo necrologio con il titolo: Morto l’eroico "Big Foot" Wallace. Poco tempo dopo, l’Assemblea Legislativa del Texas stanziò i fondi necessari per trasferire la sua salma al Cimitero di Stato di Austin, in Texas. L’epitaffio sulla sua lapide recita, tra l'altro: BIG FOOT WALLACE - Qui giace colui che trascorse la sua vita adulta difendendo le case del Texas. Coraggioso, onesto e leale rappresentante del Texas, il deputato Tarver, intervenendo alla cerimonia di nuova sepoltura di “Bigfoot” Wallace nel cimitero di Austin, affermò che il suo nome e la sua fama sono impressi indelebilmente in ogni pagina della Storia delle Origini del Texas. Wallace aveva vendicato la morte del fratello e aveva vissuto da celibe, partecipando a ogni battaglia di valore a cui avesse l’opportunità di unirsi. Secondo le parole di Tarver, l’intera vita di Bigfoot Wallace fu un sacrificio al dovere...






Wilson Vieira

N.B. Trovate i link alle altre puntate della Storia del West in Cronologie & Index e nella pagina dedicata!

venerdì 7 agosto 2026

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 246

di Saverio Ceri
con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola.


Nel Classic in edicola prosegue l'avventura La Croce Tragica, terza fatica texiana di Giovanni Ticci, su testi di Gianluigi Bonelli, che ci terrà compagnia fino al numero 250 di questa collana. Le 64 tavole riproposte in questo volume sono state pubblicate originariamente, su Tex 122 e 123, nel dicembre del 1970 e nel gennaio del 1971.
Il Tex giovanile in copertina, lo abbiamo già incontrato in questa rubrica nella puntata 132, ed ha, invece, un'origine temporalmente precedente. 


Questa illustrazione, pur essendo stata realizzata da Villa successivamente, nel 2007, per il 30° numero della Collezione Storica a Colori di Repubblica, si rifà a una vignetta del 1963, rintracciabile esattamente nella 13a striscia del secondo albo della Serie Osages.

La copertina, oggi utilizzata per il Classic, è già apparsa anche in Finlandia e Norvegia in edizioni cronologiche simili a quella di Repubblica.


Dopo aver scoperto l'origine (poco) segreta della copertina del Classic oggi in edicola, facciamo un passo indietro, insieme a Francesco Bosco e Mauro Scremin, fino al giugno 1958, alla ricerca della fonte di un'altra copertina, quella del dodicesimo Albo d'Oro della quinta serie. 


Avevamo già parlato di questa copertina e del suo fortunato futuro nella puntata 73 di questa rubrica, Bosco e Scremin ci raccontano invece un pezzo del suo passato. Galleppini per il protagonista che spara al serpente, responsabile dell'imbizzarrimento del cavallo, sembra si sia ispirato a una vignetta di Al Williamson tratta da un albo di Gunsmoke, pubblicato dall'americana Dell nello stesso 1958.


La copertina dell'Albo d'Oro venne riutilizzta anche in Francia, sulla testata Rodeo, l'anno successivo, prima di essere tagliuzzata per ottenere la copertina de La Mesa Verde,  storico numero 31 dell'attuale serie mensile di Tex


Senza il minaccioso rettile in primo piano la copertina perde sicuramente di efficacia. Cambia pure la conformazione rocciosa alle spalle di Tex anche se ne rimane una piccola traccia all'interno e nei dintorni di una una staffa della sella dell'equino.  


Questa copertina del ranger non è stata molto usata nel resto del mondo: la ritroviamo solo in Turchia e in Jugoslavia. In tempi più recenti è apparsa anche nell'edizione bosniaca che riprende al colorazione e il disegno della versione italiana di Tex Nuova Ristampa.


Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index.