venerdì 7 agosto 2026

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 246

di Saverio Ceri
con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola.


Nel Classic in edicola prosegue l'avventura La Croce Tragica, terza fatica texiana di Giovanni Ticci, su testi di Gianluigi Bonelli, che ci terrà compagnia fino al numero 249 di questa collana. Le 64 tavole riproposte in questo volume sono state pubblicate originariamente, su Tex 122 e 123, nel dicembre del 1970 e nel gennaio del 1971.
Il Tex giovanile in copertina, lo abbiamo già incontrato in questa rubrica nella puntata 132, ed ha, invece, un'origine temporalmente precedente. 


Questa illustrazione, pur essendo stata realizzata da Villa successivamente, nel 2007, per il 30° numero della Collezione Storica a Colori di Repubblica, si rifà a una vignetta del 1963, rintracciabile esattamente nella 13a striscia del secondo albo della Serie Osages.

La copertina, oggi utilizzata per il Classic, è già apparsa anche in Finlandia e Norvegia in edizioni cronologiche simili a quella di Repubblica.


Dopo aver scoperto l'origine (poco) segreta della copertina del Classic oggi in edicola, facciamo un passo indietro, insieme a Francesco Bosco e Mauro Scremin, fino al giugno 1958, alla ricerca della fonte di un'altra copertina, quella del dodicesimo Albo d'Oro della quinta serie. 


Avevamo già parlato di questa copertina e del suo fortunato futuro nella puntata 73 di questa rubrica, Bosco e Scremin ci raccontano invece un pezzo del suo passato. Galleppini per il protagonista che spara al serpente, responsabile dell'imbizzarrimento del cavallo, sembra si sia ispirato a una vignetta di Al Williamson tratta da un albo di Gunsmoke, pubblicato dall'americana Dell nello stesso 1958.


La copertina dell'Albo d'Oro venne riutilizzta anche in Francia, sulla testata Rodeo, l'anno successivo, prima di essere tagliuzzata per ottenere la copertina de La Mesa Verde,  storico numero 31 dell'attuale serie mensile di Tex


Senza il minaccioso rettile in primo piano la copertina perde sicuramente di efficacia. Cambia pure la conformazione rocciosa alle spalle di Tex anche se ne rimane una piccola traccia all'interno e nei dintorni di una una staffa della sella dell'equino.  


Questa copertina del ranger non è stata molto usata nel resto del mondo: la ritroviamo solo in Turchia e in Jugoslavia. In tempi più recenti è apparsa anche nell'edizione bosniaca che riprende al colorazione e il disegno della versione italiana di Tex Nuova Ristampa.


Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index. 

giovedì 6 agosto 2026

L'AQUILA DEGLI INDIANI


di Filippo Pieri

Sulla "Settimana Enigmistica" n. 4915 del 4 giugno 2026 a pagina 21 all'interno della rubrica "Una gita a...?" c'è una domanda bonelliana. Infatti al 16 orizzontale si chiede: Per loro Tex è Aquila della Notte.



N.B. Trovate i link alle altre novità in Interviste & News!

martedì 4 agosto 2026

BONELLI IN DIGITALE - PUNTATA # 15

di Giampiero Belardinelli




Le splendide copertine dipinte di Franco Donatelli

Introduzione

Andrea Lavezzolo è il creatore letterario del Piccolo Ranger (protagonista della collana uscita in edicola nel 1958) e le sue avventure appartengono al filone degli "eroi-ragazzi" molto in voga nel fumetto italiano del secondo dopoguerra. Negli Stati Uniti c’è stata una serie televisiva molto nota, Le avventure di Rin Tin Tin (The Adventures of Rin Tin Tin), andata in onda dal 1954 al 1959 sulla rete ABC. Racconta le avventure di Rusty, un bambino rimasto orfano durante un attacco dei nativi americani, e del suo cane Rin Tin Tin, entrambi adottati dai soldati della cavalleria al Forte Apache. Insieme aiutano il reparto a mantenere l’ordine nel West, affrontando banditi, tribù e avventurieri. Nei primi anni Cinquanta, anche l’arrivo di Kit Willer, figlio del giovane Tex e della navajo Lilyth, si inseriva in questo filone. Poi il personaggio di Gianluigi Bonelli avrebbe preso un’altra strada, più matura e moderna. Fatta questa rapida premessa, il nostro Kit Teller (il Piccolo Ranger) è un eroe in cui Lavezzolo – che secondo alcuni esegeti fu una sorta di personaggio etico, quasi pedagogico – può indugiare in una narrazione costruita attraverso molte didascalie e frequenti momenti quotidiani, usati per mettere in risalto i sentimenti dei protagonisti. Un mondo in cui la quotidianità ha la stessa importanza dell’avventura stessa; probabilmente, il Piccolo Ranger è la risposta luminosa al trauma del decennio precedente: gli anni Quaranta e gli orrori della Seconda guerra mondiale.


Il viaggio inizia


Verso l’Irlanda

Il racconto in questione, Verso l’Irlanda, si estende nei numeri 74, 75 e 76 de «Il Piccolo Ranger», pubblicati da gennaio a marzo del 1970. Si tratta di un arco narrativo particolarmente interessante perché porta la serie fuori dai territori consueti del western e la colloca in uno scenario europeo, segnato da atmosfere gotiche, antiche leggende familiari e ambientazioni cariche di mistero.


I Dunhavon


Il fascino di questa avventura sta infatti anche nella scelta dell’Irlanda come luogo dell’azione: un paesaggio lontano dalle praterie, dai forti e dalle piste del West, capace di offrire a Lavezzolo nuove possibilità narrative e un diverso repertorio di suggestioni. Questa deviazione geografica consente allo scrittore di contaminare il modello avventuroso della serie con elementi di detection, creando una vicenda costruita su indizi, false identità, apparizioni ambigue e sospetti progressivi. Il racconto si muove così in bilico tra soprannaturale e mistero, lasciando al lettore il dubbio se gli eventi siano davvero legati a presenze inspiegabili o se dietro di essi si nasconda una trama umana, razionale e criminale. Proprio questo equilibrio tra atmosfera fantastica e spiegazione investigativa contribuisce a rendere Verso l’Irlanda un episodio singolare all’interno della serie, perché amplia temporaneamente l’orizzonte de «Il Piccolo Ranger» senza abbandonarne del tutto i meccanismi avventurosi e sentimentali.


Moses e Kit Teller


L’incastro di Moses e il ruolo di Kit

In questa prima fase l’attenzione sembra concentrarsi soprattutto sul rapporto tra Kit e il padre, mostrando come Kit appaia spesso più esperto, lucido e consapevole rispetto alla figura paterna. Uno snodo importante riguarda Moses, che viene incastrato da un uomo nascosto tra la folla: questi gli infila un portafogli in tasca e lo accusa poi di furto. L’episodio contribuisce a spostare l’attenzione su Kit, che si rivela progressivamente il vero protagonista della vicenda. Nel numero 75, dopo essere stato scagionato grazie all’aiuto degli amici di Kit, Moses parte per il Castello fingendosi un innocuo entomologo intenzionato a indagare sui misteri dei Dunhavon.


Gli impostori smascherano Kit...

Il castello e le false identità

La vicenda si sposta quindi verso il castello, dove Kit e il padre si recano a loro volta sotto false identità per capire chi stia cercando di appropriarsi della loro identità e presentarsi come erede di Lord Dunhavon. L’indagine, inizialmente costruita su equivoci, travestimenti e apparizioni inquietanti, conduce progressivamente alla scoperta di un inganno tutt’altro che soprannaturale. Il mistero, infatti, si rivela legato ai trucchi orchestrati dal dottor Daniel Rafferty, medico di famiglia di Lord Matthew Dunhavon, figura decisiva proprio perché conosce dall’interno la storia e i segreti della casata. Rafferty, dopo aver riconosciuto Kit Teller grazie a una fotografia pubblicata su un giornale americano, comprende il ruolo che il giovane ranger può avere nella soluzione del caso. Una volta scoperto l’avvelenamento, contribuisce così a smascherare la macchinazione e ad aiutare i Teller a ricomporre i vari indizi. Il finale assume allora un tono quasi teatrale, venato di suggestioni shakesperiane e di una beffarda ironia, perché la spiegazione razionale del mistero non cancella del tutto l’atmosfera gotica che aveva accompagnato l’intera avventura.


I misteri del Castello


Gamba in digitale

In questa versione digitale, il disegno di Francesco Gamba mostra con particolare evidenza la natura funzionale e narrativa del suo stile. Il tratto è netto, essenziale, poco incline al virtuosismo, ma molto efficace nel guidare la lettura e nel rendere immediatamente riconoscibili ambienti, personaggi e situazioni.


Verso la conclusione...


Gamba costruisce la pagina secondo una scansione chiara, quasi didascalica, in cui l’azione procede senza ambiguità e ogni vignetta svolge una funzione precisa all’interno del racconto. La digitalizzazione, aumentando la nitidezza dei contorni e uniformando i contrasti, mette in risalto questa chiarezza compositiva, ma può anche attenuare alcune qualità materiali del segno originario: le irregolarità dell’inchiostro, la grana della stampa, le leggere vibrazioni della linea. Ne emerge un disegno più pulito e leggibile, ma in parte separato dalla sua dimensione editoriale d’origine, quella del fumetto popolare stampato su carta economica e destinato a una fruizione rapida.


Arrivederci Irlanda!


Giampiero Belardinelli

venerdì 24 luglio 2026

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 245

di Saverio Ceri
con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola.


Nel Classic in edicola prende il via, con un viaggio in treno, la Missione in Canada- come recita il titolo dell'albo - del ranger bonelliano. La storia, scritta da Giovanni Luigi Bonelli, è La Croce Tragica, terza fatica texiana di Giovanni Ticci, che ci terrà compagnia fino al numero 249 di questa collana. Le 64 tavole riproposte in questo volume sono state pubblicate originariamente tutte su Tex 122, nel dicembre del 1970. 
La copertina di Claudio Villa proviene dal 55° volume della Collezione Storica a Colori di Repubblica, proprio l'albo che contiene le stesse tavole di questo Classic, ed è quindi riferita proprio a questa avventura, ma sarebbe stata più adatta a uno dei prossimi albi, quando la storia si sposterà nei boschi canadesi, e non a queste sessantaquattro pagine tutte ambientate a Winnipeg.


La copertina dell'edizione a colori di Repubblica è stata utilizzata per edizioni analoghe anche in Norvegia e in Finlandia.


Scoperta l'origine della copertina di questo Classic, passiamo ora a scoprire, grazie alle ricerche di Francesco Bosco e Mauro Scremin, la genesi della copertina dell'albo che per primo ha presentato queste 64 tavole nel lontano dicembre del 1970, ovvero Tex 122, Sulle piste del Nord

Qui sopra vediamo le due versioni dell'albo che si trovano sul mercato. L'originale con l'evidente pubblicità di un poster interno e la versione "volgare", ristampata più volte in redazione all'esaurimento della tiratura originale, e inviata come arretrato a chi ne faceva richiesta. In questo caso l'albo non conteneva alcun manifesto.
La fonte di ispirazione di Galleppini parrebbe essere la  copertina del paperback The Hostile peaks, racconto scritto da Louis Trimble e pubblicato in volume nel 1969 dalla First Book Publication sulla collana Ace Double


Bosco e Scremin ipotizzano che tra le due copertine ci possa essere una illustrazione intermedia a cui il creatore grafico di Tex potrebbe essersi ispirato, dato che la posizione del cavallo del protagonista non riprende esattamente quella dell'equino della copertina del paperback.
Questa copertina di Galep è stata molto utilizzata successivamente al 1970. In Italia l'abbiamo rivista in edicola un paio di volte, ma anche in libreria. Da notare in tutte e tre le versioni che Tex viene ingrandito fino ad occupare tutto lo spazio tra i rami che spuntano dal manto nevoso, e la pistola in primo piano viene ruotata in maniera da occupare lo spazio originariamente destinato allo "strillo" del poster.
 

Anche in Brasile segnaliamo tre  versioni di questa cover. Due dalla Editora Vecchi e una della Mythos. Quest'ultima riprende la versione  col protagonista ingrandito, realizzata per Tutto Tex e ristampe successive. 


In Europa la Williams pubblicò questa copertina in sei nazioni tra fine 1971 e inizio 1972. nell'ordine qui sotto vedete gli albi usciti in Danimarca, Inghilterra, Finlandia, Norvegia, Olanda e Svezia. Tutte le copertine presentano il "bollino giallo" sfruttandolo per il titolo, tranne quella finlandese che lo usa per conquistare il lettore con l'incipit dell'episodio, e quella norvegese che lo utilizza per un generico richiamo all'avvincente avventura western che i lettori scandinavi troveranno all'interno.


In Jugoslavia, sulla copertina del numero 180 di Zlatna Strip Serija, l'editore locale venne costretto dalla grafica a concentrare l'immagine in uno spazio più ridotto; una sorta di spunto involontario alla successiva edizione di Tutto Tex.


In Turchia invece apparve questa copertina su Süper Teks numero 98. 


Cosa centra con Tex 122? I lettori di Tex lo sanno bene: è, ridisegnato da un autore turco, una piccola porzione del poster di Tex allegato proprio a Tex 122. Poster di cui abbiamo già avuto occasione di parlare nella puntata 223 di questa rubrica, a cui vi rimandiamo per scoprirne le origini "segrete".

Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index. 

venerdì 10 luglio 2026

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 244

di Saverio Ceri
con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola.


Nel Classic in edicola si conclude la breve avventura intitolata Gli sciacalli, scritta da Bonelli padre per le matite di Erio Nicolò; e prende il via La Croce Tragica, terza fatica texiana di Giovanni Ticci, che ci terrà compagnia fino al numero 249 di questa collana. Le 64 tavole riproposte in questo volume sono state pubblicate originariamente tutte su Tex 121, nel novembre del 1970, tranne l'ultima striscia pubblicata su Tex 122 del mese successivo. 
La copertina non proviene da questa avventura. Venne pubblicata come miniposter di Tex Nuova Ristampa 36 del febbraio 1999.

In realtà Claudio Villa l'aveva realizzata nel febbraio 1995, ben quattro anni prima, come copertina del decimo numero di Tex Edição Histórica, la riedizione brasiliana delle storie classiche di Tex, all'epoca pubblicato dalla Globo.


Villa per questa illustrazione si ispira alla penultima striscia del numero 41 della quinta serie di Tex nello storico piccolo formato spillato. Si tratta di una vignetta dell'episodio Avventura nell'Utah di Bonelli e Galep ristampato sulla serie regolare a cavallo dei numeri 15 e 16. Villa con la sua illustrazione ci racconta di Tex,  che dopo tre giorni di viaggio, giunge finalmente ai pascoli del ranch Barra T, dove lo attende "uno spettacolo inatteso", come recita la didascalia: il ranch completamente distrutto a causa di un incendio appiccato dallo spregiudicato Redmond e dal resto della banda di Brawley, un incendio che ha causato anche la morte di Li-Wang.


Scoperta l'origine della copertina del Classic andiamo a riscoprire ora una copertina storica di Galleppini che merita un'approfondimento sulla sua origine. Lo possiamo fare come sempre grazie alle ricerche di Francesco Bosco e Mauro Scremin. Avevamo già parlato della copertina del numero 10 della quinta serie degli Albi d'Oro, datata 1958, nella puntata 72 di questa rubrica, di come fosse stata riadattata per il numero 30 della serie mensile, tuttora in corso di pubblicazione, e di come l'ascia dalle mani del "pazzo dei monti superstizione", appaia e scompaia a seconda dell'edizione.


Oggi grazie alle ricerche di Bosco e Scremin sappiamo che Galleppini per quella cover trasse ispirazione da una vignetta del 1953 di Cisco Kid di Josè Luis Salinas. L'arma dell'antagonista in questo caso non è né ascia, né un semplice pugno, ma una grossa pietra. Il cavallo sullo sfondo certifica inequivocabilmente la fonte.


La copertina di Old Pawnee Bill, non ebbe molta fortuna all'estero. Tra le collane "storiche" la ritroviamo solo due occasioni: in Jugoslavia sul numero 357 di Zlatna Strip Serija.


E poi in Turchia, ribaltata per scelta grafica dell'editore, sul numero 129 di Teks.


In tempi più recenti la copertina è apparsa, sempre nel paese del Bosforo, sulla serie di ristampe dell'editore turco Maceraperest Çizgiler.


Infine in Brasile come numero 23 della collana Os Grandes Classico de Tex edita dalla Mythos nell'ottobre del 2009.





Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index. 

venerdì 26 giugno 2026

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 243

di Saverio Ceri
con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola.


Il Classic in edicola è dedicato alla seconda parte, di tre, della breve avventura intitolata Gli sciacalli, scritta da Bonelli padre per le matite di Erio Nicolò. Le 64 tavole riproposte in questo volume sono state pubblicate originariamente a cavallo tra Tex 120 e Tex 121, usciti a ottobre e novembre del 1970.
Per la seconda volta dopo il numero 234, viene scelta per questa collana una copertina tratta dalla Collezione Storica a Colori di Repubblica. Stavolta però l'illustrazione è pertinente con la storia.

Nel febbraio 2008, Villa realizzò, infatti, la copertina del cinquantaquattresimo volume abbinato al quotidiano, ispirandosi alla prima vignetta che troviamo a pagina 42 del Classic in edicola.

Tex trova il povero Ozark, agonizzante, in balia di fameliche formiche. Nella versione di Villa la situazione appare decisamente più drammatica, tanto che, effettivamente una decina di strisce dopo il pellerossa ci lascia le penne. Non prima però di offrire lo spunto per una ulteriore illustrazione di Villa, ispirata alla seconda striscia di pagina 43.
Tex nel tentativo di salvare Ozrak lo immerge in un vicino specchio d'acqua per liberarlo dalle centinaia di insetti che aveva sul suo corpo. Da questa vignetta Villa trasse spunto, sei anni prima, nel maggio 2002, per il miniposter allegato a Tex Nuova Ristampa 75. 
Il pellerossa sembra un altro rispetto alla precedente copertina e Tex parrebbe salvarlo dalle rapide di un fiume, più che avercelo immerso lui stesso poco prima. Ma poco importa: attirare il lettore è il compito del copertinista e Villa è maledettamente bravo nel farlo.
Torniamo, per un attimo, alla copertina di questo Classic, per segnalare che è apparsa anche in Finlandia e Norvegia in edizioni analoghe alla collana di Repubblica uscite nei due paesi scandinavi.

Scoperte le origini delle due copertine legate alle 64 pagine di Tex ristampate in questo Classic, facciamo un passo indietro alla ricerca della genesi di una copertina di Galleppini, finora tralasciata in attesa venisse scelta come cover per questa collana. Evenienza che, a questo punto, non potrà verificarsi, vista la scelta redazionale di utilizzare illustrazioni di Villa per presentare in edicola questa ristampa in quadricromia. Stavolta torniamo alla seconda serie degli Albi d'Oro, esattamente al numero 11.


Abbiamo già incontrato questa copertina nella puntata 34, limitandoci a indicarne l'origine "interna" alla serie, ovvero una vignetta della quinta serie a strisce di Tex ristampata in occasione di quell'Albo d'Oro. Francesco Bosco e Mauro Scremin, sul secondo volume di Western all'Italiana,  ci rivelano invece che la vignetta "incriminata", e quindi la copertina dell'Albo d'Oro, e di conseguenza pure la cover del mitico Tex 32, La morte aspetta nel buio, vennero ispirati a Galep da una illustrazione di Walter Molino, realizzata in occasione del Romanzo di Grand Hotel, Sinfonia Selvaggia, fonte già incontrata più volte in questa rubrica.


Qui di seguito la sequenza che porta da Sinfonia Selvaggia (1951), alla striscia di Tex (1952), alla copertina albo d'oro (1955), alla copertina Tex Gigante (1963).


La copertina di Galep, nella versione Albo d'Oro, venne pubblicata anche in Francia, dalla Lug di Lione, nel settembre 1955, sul numero 13 del mensile Fox, ovviamente con nemico di Tex sprovvisto di pistola come si usava nel paese transalpino in quel periodo.


Questa copertina non ha ottenuto molto successo fuori dal Bel Paese. Nella versione più conosciuta, quella del Tex Gigante, la ritroviamo un paio di volte in Brasile, in entrambi i casi scelta dalla Editora Vecchi.


In Europa l'abbiamo rintracciata solo a sud: in Jugoslavia, Grecia e Turchia. Da notare come nella copertina balcanica di Zlatna Serija, le tegole disegnate in alto fanno sì che Tex sembri uscire da una finestra, anziché usarla per entrare. Nella edizione greca, l'ingresso del ranger viene ostacolato da un pericoloso... pomodoro. Classica la versione Turca


Per chiudere segnaliamo che la versione italiana più recente di questa copertina, o almeno parte di essa, è giunta in edicola sei anni or sono in occasione del numero 133 del collaterale della RCS realizzato in occasione dei 70 anni del ranger.
Qui non è sparita solo la pistola, ma tutto il resto della scena. E pure Kit secondo il titolo: si vede solo Tex; come da scelta grafica dell'editore per questa iniziativa.


Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index.