mercoledì 18 luglio 2018

LA COVER PIÙ CITATA - DODICI

di Francesco Manetti

Continua il nostro simpatico tormentone sulla cover bonelliana più citata, quella di "Dylan Dog" n. 1 del 1986.

Cominciamo da qualcosa che avevamo già visto, ovvero "Dylan Dog Grande Ristampa" n. 1: di questa copertina esiste anche la versione francese del 2013, che ha colori diversi rispetto all'originale italiano.



E a proposito di Francia, ecco una versione diversa (e senza scritte e logo) della copertina del volume Glénat n. 1 che avevamo già visto.




Parlando di versioni diverse della stessa copertina, ecco questo n.1 americano con i colori completamente cambiati rispetto al classico italiano del 1986!



Anche di Dylan Top, la parodia disneyana di Dylan Dog, avevamo già parlato, pubblicando la copertina di "Topolino" che citava quella dylaniata. In realtà anche la prima vignetta della storia era una diversa citazione della stessa cover.


Sempre con Dylan Top c'è anche un'altra copertina, con la trilogia disneyan/bonelliana in un unico volume: torna la cover più citata, con il disegno ribaltato.



C'è poi una parodia che è apparsa anche sul blog di Moreno Burattini nel 2011, che chiaramente si rifà alla famosa copertina, non fosse altro per la mano scheletrica che spunta dalla terra!


Anche per i manifesti del Dylan Dog Horror Fest il copertinista Claudio Villa citò in parte se stesso, mettendo al posto del cimitero e degli zombi una minacciosa pellicola cinematografica!



Altra autocitazione (stessa ambientazione, stessa posa, seppur in differente inquadratura) di Villa per questo tondo di Dylan che è stato utilizzato in mille salse dalla Bonelli e da vari licenziatari: locandine, spille, agende, figurine autoadesive, etc.


C'è infine questa citazione pittorica di DD 1 eseguita da Francesco Conte, dove il Nostro è insieme a Dampyr.


Per il momento è tutto!


Francesco Manetti

N.B. Trovate i link alle altre interpretazione del DD 1 su Cronologie & Index!

martedì 17 luglio 2018

LA COVER PIÙ CITATA - UNDICI

di Filippo Pieri

A distanza di due anni dal primo post sulla "Cover più citata", a cui ne sono seguiti altri nove, continuano a "spuntare" le citazioni della copertina del primo mitico "Dylan Dog" del 1986, realizzata da Claudio Villa. Oggi vi segnaliamo la "Lego version" di Andrea Lisso.






N.B. Trovate i link alle precedenti puntate della Cover Più Citata in Cronologie & Index!

RISATE BONELLIANE 10

di Filippo Pieri

La rubrica con vignette prese dalla "Settimana Enigmistica" raggiunge la doppia cifra e lo fa festeggiando l'evento con un... "numero speciale". Infatti tutte e tre le barzellette grafiche di questa puntata sono legate in qualche modo al mondo di Dylan Dog, con cimiteri, fantasmi e luna piena! La prima viene dalla "Settimana Enigmistica" n. 3619 del 4 Agosto 2001 (pagina 43), la seconda dal n. 3625 del 15 Settembre 2001 (pagina 43) e la terza dal n. 4056 del 19 Dicembre 2009 (pagina 15). Buon divert... pardòn! Buon brivido!




N.B. Trovate i link alle altre "Risate bonelliane" su Cronologie & Index!

domenica 15 luglio 2018

DIME WEB INTERVISTA MAJO! (LE INTERVISTE LIX)


a cura di Elio Marracci

L'autore con cui dialoghiamo oggi, Mario Rossi in arte Majo, è nato a Brescia il 31 gennaio 1963. Formatosi come altri futuri colleghi alla scuderia del disegnatore argentino Rubèn Sosa, nel 1991 esordisce sulle pagine di “Full Moon Project”, della Eden/Center TV, di cui disegna il terzo episodio, Bambole, e realizza le matite del quinto, Il ponte di AngoulêmeNel 1993 presta collaborazione alla Star Comics, disegnando l’episodio Operazione Goliath scritto da Stefano Vietti per la serie “Lazarus Ledd”, creata da Ade Capone. Nel 1994, insieme con il gruppo di fumettisti bresciani con il quale collabora, riceve l’incarico dalla casa editrice perugina di creare “Hammer”, una nuova testata fantascientifica.

Majo, da "Tex Willer Blog"


Disegna e partecipa alla scrittura del primo albo, che anticipa di qualche anno temi solo in seguito approfonditi e rilanciati da cinema e letteratura. Alla chiusura prematura di “Hammer”, Majo viene arruolato in forza alla Sergio Bonelli Editore dove viene coinvolto nel "progetto Dampyr", divenendo il characters-designer dei personaggi principali e degli antagonisti e definendone gli stilemi visivi fortemente realistici. Otre che con Bonelli, ha collaborato alla realizzazione di serial, destinati al mercato francese, pubblicati dalle editrici Soleil e Glénat. È anche autore dei disegni del "Texone" dal titolo I Rangers di Finnegan, uscito il 20 giugno 2018 nelle edicole e nelle fumetterie italiane.


DIME WEB - Per i lettori che non ti conoscono potresti presentarti? In due parole chi è Mario Rossi in arte Majo?

MAJO - Ho cinquantacinque anni, ho moglie e un figlio di dieci anni e vivo in provincia di Brescia. Ho un diploma artistico e dopo la scuola ho iniziato a lavorare in pubblicità fino al 2000, quando ho abbandonato l’attività per dedicarmi completamente al fumetto, di cui mi occupavo già dal 1991.

Rubén Sosa

DW - Come si è sviluppata in te la passione per il disegno?

MAJO - È il cosiddetto “dono di natura”. Ho sempre coltivato la passione, sin da piccolo.


DW - Quando hai deciso che saresti diventato un fumettista?

MAJO - È successo verso la fine degli anni '80, mentre frequentavo la Scuola di Fumetto di Brescia del compianto autore argentino Rubén Sosa. Grazie a lui ho capito che avevo le attitudini necessarie per affrontare la carriera fumettistica. Al resto ci hanno pensato una serie di fortunate coincidenze.


DW - Hai lavorato sia per il mercato italiano, sia per quello estero, in particolare quello francese. Quali analogie e quali differenze hai trovato fra i due ambienti?

MAJO - In realtà le mie esperienze sul mercato francese si riducono solo a quattro progetti, troppo poco per avere un'idea generale sufficiente a evidenziare eventuali analogie e differenze. Ho potuto solo constatare che in Francia il fumetto è considerato, di norma, al pari di altre arti, come la letteratura o la pittura, che in Italia vengono ancora ritenute “più nobili”. Inoltre, un aspetto puramente tecnico, nel fumetto francese si prediligono i campi lunghi, piuttosto che i primi piani sui personaggi, come nella tradizione italiana o americana.




DW - Le prime serie a fumetti che ti vedono come componente del team di autori che le ha realizzate sono state “Full Moon Project” edita dalla Eden e “Hammer” pubblicata da Star Comics. Come mai hai pensato che fosse meglio esordire in gruppo?

MAJO - Non l’ho pensato affatto. Come membro della compagnia di ragazzi uniti dalla stessa passione, usciti dalla scuola di Fumetto, ho partecipato a quello che è stato il mio/nostro primo progetto. L’aderirvi è stata una cosa del tutto naturale, coinvolgente ed entusiasmante.


DW - Sia “Full Moon Project” che “Hammer” sono state ottime serie. Cosa secondo te non è andato come avrebbe dovuto portandole ad una chiusura prematura?

MAJO - Con il primo progetto, eravamo esordienti chiamati a gestire una serie in quattro e quattr’otto, con il supporto alquanto altalenante della casa editrice. Sicuramente l’inesperienza è stata penalizzante. Ciò nonostante il lavoro prodotto aveva rafforzato il collante del gruppo, permettendoci di presentarci e inserendoci sul mercato, prima alla spicciolata con alcune esperienze singole, poi nuovamente insieme con "Hammer", un serial strutturato che poteva benissimo competere con le testate concorrenti della Bonelli. Purtroppo le vendite non ci ripagarono delle buone intenzioni e fummo costretti a chiudere.



DW - A conferma di quello che ho affermato precedentemente, “Hammer” è stato ristampato nel 2014, in volumetti con nuove copertine, da Mondadori Comics. Che effetto ti ha fatto rivedere questo lavoro pubblicato nuovamente dopo più di vent'anni?

MAJO - La fiamma si è riaccesa per un attimo e per poco si è vagheggiato di alimentarla, ma le insondabili alchimie editoriali ci hanno riportato alla realtà, complici anche i vari impegni professionali di ognuno di noi, con carriere ormai avviate su percorsi paralleli, ma diversi.



DW - Dopo l'esordio con Eden e la parentesi Star Comics, sei diventato un collaboratore di Sergio Bonelli Editore dove attualmente sei a lavoro sulla serie "Dampyr". Puoi raccontarci come sei arrivato in via Buonarroti?

MAJO - Attualmente, in realtà, non faccio parte effettivamente di uno staff, e questo mi piace. Diciamo che saltabecco fra "Dampyr" e "Tex". L’arrivo in Bonelli lo devo a Mauro Boselli. Era il '97 e dopo aver effettuato alcune prove per "Zagor", Mauro mi ha affidato la realizzazione degli studi del nuovo personaggio creato in coppia con Maurizio Colombo, che nel 2000 sarebbe uscito in edicola col nome di "Dampyr". Da quel momento ho realizzato per la serie sedici albi e ho collaborato ultimamente per un numero corale disegnando una ventina di pagine.


DW - In Bonelli lavori a stretto contatto con Mauro Boselli. Visto che lo conosci bene, puoi raccontarci un aneddoto su questo gigante della cultura fumettistica italiana?

MAJO - Mauro Boselli è uno straordinario autore, con una spaventosa cultura non solo fumettistica. Si dedica al suo lavoro senza risparmio e pretende la stessa attenzione dai suoi collaboratori, ma è anche un uomo di cuore che non dimentica mai di avere a che fare con delle persone, prima che con professionisti. Non ho aneddoti particolari che possano descrivere meglio di così un amico e stimato collega.




DW - Sei autore del "Texone" uscito in edicola e in fumetteria il 20 giugno 2018. Come è stato confrontarsi con il personaggio principe della nona arte italiana?

MAJO - Disegnare il genere western è stato il mio più grande desiderio fin dagli inizi della mia carriera. Dopo venticinque anni sono stato esaudito rappresentando il personaggio principe del panorama fumettistico italiano. Mai me lo sarei aspettato quando ho iniziato a leggerlo da ragazzino. È stato un lavoro molto impegnativo, durato tre anni e mezzo, ma sono felice di averlo affrontato con la maturità necessaria, non solo nella tecnica, ma soprattutto nella testa. Ho rappresentato infatti un West meno carico di cliché che probabilmente avrei usato in età giovanile.


DW - Nel tuo accostarti al personaggio ti sei rifatto ad un modello preciso?

MAJO - Sì! Per costruire i miei personaggi ho sempre adottato lo stesso metodo: ispirarmi a modelli reali. Questo, per quanto mi riguarda, per preservarmi il più possibile dal rischio di realizzare un parco di “personaggi tipo” che ruotano nel tempo, finendo inevitabilmente per assomigliarsi. Basandomi invece su uno o anche più modelli di riferimento riesco a costruire dei protagonisti sempre originali, unici e a tutto tondo.




DW - C’è un’altra testata bonelliana per la quale non hai mai lavorato e che ti piacerebbe disegnare?

MAJO - Mi piacerebbe realizzare un progetto personale per “Le storie”, la testata curata da Gianmaria Contro, e non è detto che prima o poi non provi a propormi.


DW - Quali sono gli artisti che ti ispirano?

MAJO - Tutti e nessuno, nel senso che sono un grande ammiratore del segno, del disegno e della scrittura, più che dell’autore, che si tratti di arte figurativa, compresa la fotografia, o letteraria. Potrei citarti, così sulle prime, ma solo indicativamente, artisti come Hermann e Frazetta, Caravaggio e Hopper, oppure Curtis e Avedon.


DW - Hai lavorato su storie di vario genere tra cui horror, fantascienza, western. Questo mi dà lo spunto per chiederti: quali sono i generi prediletti da Majo?

MAJO - Inizialmente il western. Diciamo, adesso, lo storico con tutte le sue varie declinazioni. A parte questo, come tu hai giustamente notato, non è mai stato il genere a crearmi particolari problemi. La sperimentazione è sempre fonte di arricchimento. Facendo un parallelo con il cinema, ad esempio, amo e ammiro i registi che si sono cimentati in vari generi, anche se con risultati non sempre brillanti.




DW - C'è un motivo particolare per cui firmi i tuoi lavori con uno pseudonimo?

MAJO - Quando ero ragazzo tutti i miei amici avevano un soprannome tranne me. Mi è sempre rimasto il singolare desiderio di averne uno, così me lo sono inventato e l’ho adottato come firma.


DW - Esiste una pubblicazione o un personaggio, anche non disegnato da te, che hai amato sopra ogni altro?

MAJO - Quando ero ragazzo andavo pazzo per “La storia del west” di Gino D’Antonio e per gli acquerelli di Remington.


DW - Quali fonti usi per documentarti?

MAJO - Prima dell’avvento di Internet, pescavo fra libri illustrati e fotografici, riviste di moda e specialistiche, monografie di artisti di vario genere, foto di amici che si prestavano a fare da modelli e, soprattutto, autoscatti al sottoscritto. Ora Google ha facilitato enormemente la ricerca, anche se, per approfondire, non ho trovato ancora nulla che sostituisca una buona pubblicazione cartacea.


DW - Oltre ai libri e ai fumetti che sicuramente userai per documentarti, quali altre letture fai?

MAJO - Leggo veramente di tutto e dipende spesso dal lavoro che sto facendo. Se mi volto a dare uno sguardo ai miei scaffali, riesco a decifrare Conrad, Flaiano, Saviano, Wallace, Stevenson…


DW - Sei un disegnatore metodico che lavora a orari stabiliti, oppure sei uno di quelli che si alza di notte a disegnare perché ti è venuta l’ispirazione?

MAJO - Sono abbastanza metodico, ma soprattutto lento, e quando arriva il momento della consegna qualche notte ci scappa inevitabilmente.


DW - Come si svolge la tua giornata tipo?

MAJO - Essendo il programmatore del mio lavoro, non ho altri obblighi da rispettare se non i termini di consegna, per cui gestisco le giornate come mi fa comodo, secondo i diversi impegni extralavorativi.



DW - Quanto di te c’è nel tuo lavoro? Quanto di quello che ti circonda? Quanto d'inventato?

MAJO - Tutto ciò che hai menzionato c’è nel mio lavoro; in che misura non te lo so definire, ma sono convinto che sia così anche per tutti i miei colleghi, è inevitabile. Il nostro lavoro è quello di trasmettere e suscitare emozioni e ognuno lo può fare solo alla propria maniera, con le sue conoscenze, la sua sensibilità e la sua fantasia.


DW - È innegabile il grande successo di autori come Sio e Zerocalcare che hanno cominciato a farsi conoscere diffondendo i proprio lavori su Internet. Alla luce di questa considerazione ti chiedo: cosa ne pensi e come vedi l’utilizzo della Rete nel campo dei fumetti?

MAJO - La Rete ha fornito a tutti la possibilità di rendersi visibili ed è perciò un grande vantaggio per chi fa il mio lavoro. Personalmente, mi limito a frequentarla solo a fini documentativi o d’informazione, ma ciò non toglie che ne riconosca l’indubbia potenzialità, se usata nella giusta maniera. È giusto che chi ha iniziativa colga questa possibilità e la sfrutti per far conoscere le proprie idee e i propri progetti. Alla fine la Rete non fa regali ma sottostà alle regole di qualsiasi mezzo di comunicazione, e chi ha qualcosa d’interessante da dire riesce a ottenere prima o poi la giusta attenzione.



DW - Da professionista ormai affermato che consigli daresti a chi si volesse affacciare al mondo del fumetto?

MAJO - Di usare tutti i mezzi possibili per poter fare conoscere le proprie capacità. Di non scoraggiarsi al primo rifiuto. Di ricordarsi che non c’è nulla di facile, nemmeno il lavoro del fumettista. Di essere coerenti con i propri obiettivi ma senza pregiudizi di genere. Di non montarsi mai la testa, una volta raggiunto il traguardo, perché, in fondo, stiamo facendo fumetti!


DW - A cosa stai lavorando attualmente?

MAJO - Sto scrivendo e disegnando una storia breve per il "Color Tex" e poi, probabilmente, realizzerò l’albo del ventennale di "Dampyr".



DW - C'è una domanda che non ti è stata fatta alla quale vorresti rispondere?

MAJO - Sì: Quando pensi che smetterai di fare fumetti? Bada bene, non è una riflessione effetto di prolungata crisi di mezza età, tuttavia sono convinto che esiste un punto nella vita di un disegnatore di fumetti in cui il suo stile raggiunge l’apice, oltre il quale non ci può essere che un’inevitabile declino. Ecco, a quel punto, nella piena speranza che favorevoli circostanze me lo permettano, mi auguro di poter smettere di disegnare, e magari, chissà, solo scrivere.


a cura di Elio Marracci

N.B. Trovate i link agli altri colloqui con gli autori in Interviste & News!

venerdì 13 luglio 2018

BLOOPERS BONELLIANI 7: CONGIUNTIVITE

di Saverio Ceri

Qualche tempo fa, scrivevamo quello che è sotto gli occhi di tutti: alla Bonelli non sono più impeccabili come un tempo; quando le pupille vigili di Sergio Bonelli e Decio Canzio, ultimi lettori delle tavole prima di andare in stampa, riuscivano, anche se raramente, a scovare alcuni refusi che erano sfuggiti alle varie riletture precedenti dei redattori. "Venti occhi vedono meglio di sedici" sarebbe potuto essere il motto della casa editrice di allora. Ai nostri lettori non sarà sfuggito che sia dal titolo che dalle prime righe di questo post non mancano riferimenti oculistici, ed infatti parliamo di una storia in cui in qualche modo gli occhi c'entrano: sono quelli che strappati dalle vittime vengono "piantati" dal serial killer di turno nei vasi di rose, nell'avventura pubblicata di Dylan Dog 382.
Dylan Dog 382, Il macellaio e la rosa, luglio 2018 - Cover di Gigi Cavenago

In realtà è tutto un inganno (un trompe-l'œil, se volessimo rimanere in tema), perché il titolo è solo un gioco di parole di quelli che piacciono a Groucho: la "congiuntivite", in realtà, parrebbe essere la malattia che ha colto Ruju e tutti i redattori che non si sono accorti di un congiuntivo sbagliato nell'ultima vignetta di pagina 62: passi darsi del "lei" invece che del "voi" per essere più al passo coi tempi (ed anche in questo numero non mancherebbero da segnalare curiosi equivoci legati a questa scelta), ma anche adeguarsi all'uso errato del congiuntivo per essere sempre più un fumetto "popolare", mi sembra esagerato.

Ovviamente "l'importante è che la signora Ray sia salva..."

Peccato perché sotto una bella cover di Cavenago, si trova tutto sommato una buona storia di Ruju per un positivo esordio di Des Dorides ai disegni dell'Indagatore dell'Incubo. 

Saverio Ceri

N.B. trovate i link agli altri Bloopers Bonelliani su Cronologie & Index!

mercoledì 11 luglio 2018

MAURO BOSELLI, IL BOSS DEL FUMETTO!

di Francesco Manetti

Quella che state per leggere, carissimi amici, non è una "vera" recensione: spetterà ad altri, se vorranno, fare la recensione di Mauro Boselli - Il Boss del fumetto. Questo perché il sottoscritto è uno degli autori del volume che sta finalmente per essere messo in distribuzione, e dunque sarebbe poco "professionale" (o poco "carino") dare un giudizio su una pubblicazione che non potrei che giudicare positivamente, vedendomi coinvolto! Parlerò dunque d'altro: vi racconterò di una personale storia d'amore.
Sì, mi sono innamorato fin dall'inizio di questo progetto di Nicola Magnolia! Nicola è una delle persone più entusiaste che io abbia mai conosciuto nel comicdom: valente collaboratore di "Dime Web" mi è stato presentato dall'amico di lungo corso Giampiero Belardinelli, lo zagoriano made in Marche. Insieme abbiamo realizzato un corposissimo Dylan Dog Index 1 - 25, che per il momento (sottolineo: per il momento!) è disponibile solo in digitale su piattaforme come Amazon; nei prossimi mesi dovrebbero uscire altri due titoli farina del nostro sacco.
Il libro qui presente è il primo di una trilogia  a lunga scadenza sull'opera di Mauro Boselli, uno dei più grandi sceneggiatori italiani. E non potevamo che partire da Tex, prevedendo l'uscita del nostro libro (aggiornato al dicembre 2017) nel 2018, anno del settantesimo del Ranger!



Era difficile distinguerci dal resto della saggistica texiana e abbiamo dunque deciso di puntare esclusivamente sulle nostre forze, cercando di scrivere qualcosa di totalmente inedito. Per cui il saggio centrale, opera del sottoscritto, cerca di distillare l'essenza del linguaggio fumettistico boselliano stesso, considerando - fra le tante - le avventure più significative, più importanti, più appassionanti, quelle che hanno costituito nella saga di Tex un punto di svolta (o un punto di non ritorno). Ho cercato di dare inizialmente una visione generale del pensiero boselliano per Tex, scendendo poi nel particolare delle tematiche principali, dei filoni narrativi nei quali si incanalano le sue avventure: il fantastico più o meno orrorifico; il passato che ritorna; i supercriminali; le donne e l'amore.
Con Nicola ho poi chiamato a raccolta due pezzi da novanta del criticism fumettistico italiano: Moreno Burattini e Saverio Ceri, i cui nomi compaiono in copertina insieme ai nostri. Insieme a Moreno e a Saverio (con entrambi o presi singolarmente) ho firmato così tante realizzazioni (da "Collezionare" a "Dime Press", da "If" a "Exploit Comics", passando dalla fumetteria Mondi Parallelli, fino ad arrivare a "Dime Web") che mi sembra di essere legato con loro come sono legati fra loro i personaggi della folle e straordinaria serie TV Sense8 dei/delle Wachowski! Burattini, pescando nell'incredibile mole dei suoi ricordi bonelliani/boselliani, ha vergato una prefazione a 24 carati; Saverio ha redatto uno speciale "Diamo i numeri", sullo stile della sua celeberrima rubrica che porta avanti da quasi un quarto di secolo. Chiude il volume, illustrato in b/n, un'esauriente cronologia. L'opera è infine arricchita e nobilitata da una splendida copertina inedita di Maurizio Dotti, che ha firmato anche il frontespizio, parimenti inedito!
Non c'è tutto il Tex di Boselli, nel nostro saggio, no di sicuro, ma c'è tutta l'anima del Tex di Boselli - ed è sicuramente una mahatma, una grande anima!





Nicola Magnolia & Francesco Manetti
MAURO BOSELLI - IL BOSS DEL FUMETTO
Prefazione di Moreno Burattini
Numeri di Saverio Ceri
Copertina e frontespizio di Maurizio Dotti
volume brossurato - formato cm 15x21
pagg. 108 (copertine comprese) - € 12,00
Youcanprint, luglio 2018


Francesco Manetti

N.B. Trovate i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News!

P.S. Casualmente il mio primo e il mio ultimo libro sono separati da 30 anni esatti! (f.m.)

SBAM! COMICS HA LA FEBBRE A... 40! CI PENSA VIVIANE L'INFERMIERA!

a cura di Filippo Pieri

È uscito in rete il numero 40 di Sbam! Comics - la rivista a fumetti sui fumetti scaricabile gratuitamente dal sito dell'editore.




IN COPERTINAC’è la Bonelli, certo: da decenni produce ottimi fumetti d’avventura che hanno imposto uno stile, al punto che da sempre tanti altri editori, piccoli e meno piccoli, hanno provato a imitarlo, cercando un loro spazio. Uno spazio che serve anche a tanti autori, anche già noti, che si mettono “in proprio”, lanciando le loro autoproduzioni. La nostra analisi del fenomeno e le interviste con il parere e le esperienze di Nicola Genzianella e di Fabio Piacentini, oltre che delle etichette Midian Comics (con Pietro Gandolfi) e Edizioni Inkiostro (con Rossano Piccioni).

A PORDENONE IL FUMETTO FA PAFF!«Hai visto? In Friuli apre un nuovo museo del Fumetto…». Così, più o meno, la notizia è arrivata in redazione. E invece no. O, meglio, non solo: il Paff!, infatti, nasce per creare un centro culturale capace di mettere in collegamento il mondo delle Nuvolette con tutte le altre discipline artistiche. Giulio De Vita, padre del progetto oltre che valente matita bonelliana, ci svela tutti i dettagli

EXTRATERRESTRI, CHE PASSIONEIl mistero del cosmo e la possibilità di un incontro con civiltà aliene affascinano da sempre l’umanità: non è un caso che questo tema sia alla base di innumerevoli fumetti, film, romanzi, racconti… Un ottimo argomento per la mostra di Wow Spazio Fumetto, il Museo milanese dedicato alla Nona Arte: gli alieni sono tra noi!



PARLIAMO DI FUMETTI IN LIBRERIANon è più una novità: Il Fumetto è entrato con decisione nella libreria generalista: un fenomeno che sta cambiando (e cambierà sempre più) la produzione della Nona Arte. Proseguiamo la nostra Sbam-analisi – giunta alla quarta puntata – di questa fase epocale, incontrando Corrado Morale, gestore della fumetteria torinese Sturiellet.

REVIEWS E MOLTO ALTROSbam-carrellata di novità in libreria, edicola e fumetteria, con le nostre recensioni. Incontriamo Giacomo Boni, ex-allievo della Scuola del Fumetto di Milano. Per la rubrica New Generation, intervista a Emiliano Tanzillo. Le Facce da comics di Adriana Roveda. Alcune pagine-assaggio dai nostri Sbam! Libri. Le News-Flash dai vari editori.

FUMETTI
Un sontuoso mucchio di strip, tra Ghigo lo Sfigo, Viviane l’infermiera, Tarlo, Federica, PV, I Chinson, Pappatacio, Gatto Pepè, e una doppia razione di Kugio & Gina. Le novità Jurassic Gag di Alessandro Croce e Zio Dragoou di UgoD’Orazio. Un episodio completo della mitica Spugna di Carlo Peroni. Il manga di Micol Ceoletta. I racconti brevi di Marcello Bondi disegnati da Salvatore Coppola, Sandro De Vivo e Stefano Guerrasio.
Tutto questo e molto altro su Sbam! Comics 40.


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lunedì 9 luglio 2018

RISATE BONELLIANE 9

di Filippo Pieri

Eccoci arrivati a una nuova puntata con le vignette prese dalla "Settimana Enigmistica" che sono in qualche modo legate ai personaggi bonelliani. La prima è tratta dalla "Settimana Enigmistica" n. 3262 del 1° Ottobre 1994 (pag. 15), la seconda dal n. 3286 del 18 Marzo 1995 (pag. 15) e la terza dal n. 3722 del 26 Luglio 2003 (pag. 42). Buon divertimento!




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UNA "DOUJINSHI" DI DYLAN DOG: IL QUARTO PECCATO!

di Filippo Pieri

Su "Pelapatate" è partito il progetto Il Quarto Peccato: una doujinshi di Dylan Dog. Il fumetto, presentato a puntate sul sito, è una doujinshi dedicata all'Indagatore dell'Incubo, termine giapponese che indica una storia a fumetti realizzata dai fan (o da professionisti) per dilettarsi con i propri personaggi preferiti. I testi sono di Giovanni Cecala (sceneggiatura di Cecala & Alessi) su soggetto di Cece Drake; disegni e copertina sono invece di Giovanni Alessi.





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martedì 3 luglio 2018

MAXI DYLAN DOG: 100 AVVENTURE IN 20 ANNI


Diamo i Numeri 51

di Saverio Ceri

Curiosamente col 33° Maxi Dylan Dog appena giunto nelle edicole, la redazione dell’Indagatore dell’Incubo può festeggiare in contemporanea due avvenimenti: i 20 anni di permanenza in edicola della collana e le 100 avventure pubblicate sul balenottero dedicato all’Old Boy.

Il 33° Maxi Dylan Dog, con il quale si festeggiano le 100 avventure e i 20 anni dall'esordio. Cover di Andrea Accardi
La collana in questi quattro lustri ha cambiato periodicità, grafica, copertinisti e “destinazione d’uso”; ripercorriamo brevemente la sua storia editoriale: a fine giugno 1998 la redazione di Dylan decise di sfruttare il fatto che l’estate è (o era) il periodo in cui si vendono più fumetti e il fatto che il prolificissimo duo Montanari & Grassani è (o era) la coppia di illustratori più amata dai lettori dell’Indagatore dell’Incubo, per confezionare un albo “maxi”, sulla falsariga di quello già realizzato solo pochi mesi prima per Tex. L’ appellativo di Maxi per indicare un albo di lunghezza tripla rispetto al normale, contenente storie inedite, era stato infatti appena coniato… per il secondo “maxi” del ranger; il primo balenottero (così li indicano affettuosamente in redazione, fin dall’esordio) di Aquila della Notte era uscito ben 6 anni prima, ma fino ad allora era stato indicato solo come “Tex Oklahoma”. In quei mesi aveva esordito pure un altro “malloppone”, Agenzia Alfa, che però non è mai rientrato nella categoria dei Maxi, anche se per anni ne ha svolto le funzioni, prima che un vero e proprio Maxi Nathan Never esordisse in edicola. In generale, vale per tutti o quasi i personaggi, in questi balenotteri  vengono pubblicate le storie che, prodotte in abbondanza dai team creativi delle varie collane, non trovano spazio, per un motivo o per un altro, sugli albi mensili.

Il volume di esordio, datato Luglio 1998 - Cover di Angelo Stano
Torniamo a Dylan Dog: per anni la formula tripla dose di Montanari e Grassani da leggersi sotto l’ombrellone è stata la peculiarità del malloppone dedicato all’inquilino di Craven Road 7, e, tutto sommato, per quanto ne so, è stata un’alchimia vincente, tanto che nel 2011 si decise di raddoppiare le uscite del Maxi realizzandone una versione invernale, in edicola a febbraio, con una variante ai disegni: non l’abituale dinamico duo, ma, a rotazione tutti gli altri disegnatori, in albi mono-illustratore. Nei quattro anni di questo assetto editoriale della collana, abbiamo letto volumi disegnati completamente da Roi, Freghieri, Piccatto e Cossu, altre quattro colonne grafiche del personaggio, di cui i primi tre prolificissimi, tant’è che sono pure gli unici ad aver disegnato oltre 5000 tavole dell’anti-eroe di Sclavi.
Con l’avvento di Recchioni alla supervisione del personaggio, il maxi si trasforma, col numero 22, in un qualcosa di diverso; a livello di periodicità diviene quadrimestrale, inaugurando pure la versione autunnale in edicola sempre nei giorni in prossimità di Halloween; a livello grafico risente dell’intervento di Paolo Campana che si occupa in quel periodo del restyling di quasi tutte le collane dylaniate, differenziandosi da tutti gli altri maxi della casa editrice; cambia pure il copertinista con l’avvento di Gigi Cavenago al posto di Angelo Stano; ma soprattutto cambia la logica della testata. Nella serie regolare si era deciso di dare uno scossone improvviso alla vita del personaggio proiettandolo nel ventunesimo secolo e concedendo all’ispettore Bloch l’agognata pensione. Il cambio repentino inevitabilmente rese obsolete decine di storie già pronte di stampo “classico”; per pubblicarle  senza riscriverle o ridisegnarle profondamente, si è pensato bene di trasformare il balenottero che pubblica ben 9 avventure l’anno (quasi come un mensile parallelo), in una sorta di raccoglitore di avventure del Dylan del passato, quello che abbiamo sempre conosciuto e apprezzato, chiuso nel suo limbo tra gli anni ottanta e novanta, dove il tempo non scorre, e dove Bloch ancora lo aiuta benevolmente da dietro la sua scrivania di Scotland Yard; per legare ancora di più la collana a questa realtà è stato modificato il logo in “Maxi Dylan Dog Old Boy”, che richiama subito il passato, ma anche la presenza dell’amico ispettore, l’unico a chiamare “Old boy” l’Indagatore dell’Incubo.

Nuova grafica, nuovo copertinista, nuova periodicità, nuova filosofia a partire dal 22° Maxi - Cover di Gigi Cavenago
In questo nuovo format quadrimestrale, l’unico punto fermo rimane l’appuntamento estivo con un volume tutto disegnato da Montanari e Grassani, o quasi; in questi ultimi due anni, infatti, a dare una mano a Grassani per inchiostrare le matite di Montanari sono arrivati Valeri, Lopresti e Santoro. 
L’ultimo cambio si registra col numero 29, quando Accardi sostituisce alle copertine Cavanago, nel frattempo promosso titolare sulla serie mensile.

Ultimo cambio: arriva Andrea Accardi alle copertine e partire del numero 29.
Se la matematica non è un opinione, in trentatré albi da tre storie si dovrebbero contare novantanove avventure pubblicate, invece, come dicevamo in apertura siamo esattamente a quota cento. Questo grazie a due volumi che in quest’ultimo periodo, un po’ più anarchico per la collana, hanno presentato un menù diverso dal solito: il numero 28 con ben sei storie, di cui quattro brevi probabilmente destinate originariamente alla collana gigante, soppressa dalla programmazione annuale; e il numero 30 con una sola lunga avventura in tre atti. Praticamente sette storie in due albi, anziché sei: grazie a questa storia in più, si arriva esattamente a 100 storie in 33 albi.
Volete saper chi in questi 20 anni ha realizzato più storie sui Maxi Dylan Dog? Scopriamolo, a partire dagli sceneggiatori, nelle tabelle che seguono.


Sceneggiatori
tavole
storie
Di Gregorio
1504
16
Marzano
1222
13
Mignacco
1222
11
Ruju
1034
11
Gualdoni
846
12
Cavaletto
470
5
Barbato
376
4
Enna
376
4
Chiaverotti
282
3
De Nardo
282
3
Faraci
282
3
12°
Accatino
188
2
12°
Manfredi
188
2
12°
Porretto/Mericone
188
2
15°
Artusi/Lombardo
94
1
15°
Bilotta
94
1
15°
Contu
94
1
15°
Gualtieri/Marsiglia/Monteleone
94
1
15°
Recchioni
94
1
15°
Santarelli
94
1
15°
Sclavi
94
1
15°
Simeoni
94
1
15°
Wood
94
1
Totali
9306
100




Giovanni Di Gregorio ha firmato 16 dei 100 episodi apparsi sul maxi, circa un sesto del totale, seguono Marzano e Mignacco, entrambi al secondo posto come numero di pagine, ma, mentre Marzano lo è anche per numero di storie, altrettanto non si può dire per Mignacco, scavalcato anche da Gualdoni; questo perché Mignacco è l’autore di “Oltre ai confini della realtà”, quella storia unica che ha occupato tutto un maxi, che è quindi anche la storia più lunga pubblicata sui balenotteri di Dylan, mentre Gualdoni, al contrario è l’autore di quelle quattro storie brevi apparse sull’altro maxi atipico che citavamo poco sopra, e con la storia “Cuore di mamma” di sole 22 tavole è dunque l’autore dell’avventura più corta pubblicata sulla collana.


Dopo i 27 sceneggiatori che si sono cimentati con l’Old Boy, passiamo ai 31 disegnatori: ovviamente Montanari e Grassani la fanno da padroni.



Disegnatori
tavole
storie
Montanari
2937,5
30,42
Grassani
2843,5
29,8
Piccatto L.
415,17
4,42
Cossu
376
4
Roi
376
4
Freghieri
282
3
Dell'Uomo
188
2
Pontrelli
188
2
Torti Ric.
188
2
10°
Di Vincenzo
141
1,5
11°
Baggi
94
1
11°
Bigliardo
94
1
11°
Caretta
94
1
11°
Casertano
94
1
11°
Chella
94
1
11°
Coppola
94
1
11°
Pennacchioli G.
94
1
11°
Zamborlini
94
1
19°
Santaniello
86,17
0,92
20°
Massaglia
70,5
0,75
21°
Riccio R.
62,67
0,67
22°
Piccioni
47
0,5
22°
Corbetta
47
0,5
22°
Dall'Agnol
47
0,5
22°
Lopresti
47
0,17
22°
Santoro
47
0,5
22°
Valeri
47
0,17
28°
Martusciello
46
2
29°
Romeo
24
1
29°
Russo F.
24
1
29°
Piccatto F.
23,5
0,25
Totali
9306
100

Vedete molti numeri decimali, sia tra le tavole che tra le storie; ovviamente sono dovuti alle storie firmate a quattro, o più, mani. Passiamo ora ai tre copertinisti che si sono succeduti alle cover della collana, fino ad oggi.


Copertinisti
cover
Stano
21
Cavenago
7
Accardi
5
Totale
33


C’è qualcuno che ha messo le mani su più tavole di tutti gli altri per quanto riguarda i Maxi Dylan Dog, è Diana Rocchi, autrice del lettering di ben 42 episodi sui 100 presi in esame, qui sotto la vediamo precedere, nell’apposita graduatoria, nove suoi colleghi. Notate come curiosamente in calce alla classifica troviamo un episodio letterato da “nessuno” ; si tratta infatti di un episodio particolare, senza parole, pubblicato nell’epoca recchioniana.

Letteristi
Tavole
Storie
Rocchi
3948
42
Colombo
1598
17
Tuis O.
940
10
Belletti
706
8,33
Pejrano V.
658
6,33
Corda
564
6
Bozzi
470
5
Riboldi R.
188
1,33
Tuis R.
94
1
10°
Sanfelice
46
2

(nessuno)
94
1

9306
100


Chiudiamo con "Forse non tutti sanno che..." alcuni episodi realizzati per il Maxi hanno trovato spazio anche nelle ristampa Dylan Dog Superbook e nella collana I maestri della paura abbinata alla Gazzetta dello Sport nei primi mesi del 2017. Si tratta di solo dodici episodi sui cento in questione, tra questi uno in particolare è stato ristampato su entrambe le pubblicazioni citate, si tratta di Ho ucciso Jack lo Squartatore, l’unica avventura scritta da Tiziano Sclavi per questa testata, curiosamente.

Saverio Ceri

P.S. Curiosamente questo pezzo inizia e finisce con "curiosamente".

N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri.