venerdì 14 febbraio 2020

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 77

di Saverio Ceri


Bentornati alla nostra rubrica, parallela alla uscite della collana Tex Classic, nella quale andiamo a scoprire quali sono le origini della cover dell'albo in edicola, e, eventualmente, quali altri copertine hanno ispirato le 64 pagine che compongono il volumetto appena dato alle stampe.
Questo 77° Classic presenta nella prima metà dell'albo la conclusione della storia de l'uomo dalle quattro dita, con il nostro Tex che "chiude il conto" col suo avversario, come recita il titolo di uno degli albetti ristampati in questo volume della collana; che tra l'altro sono gli ultimi tre della Serie Kansas (luglio 1957).


Lo stesso titolo, come si vede nell'immagine qui sopra, è stato utilizzato anche per il numero 23 della prima serie gigante di Tex. Questa cover, che immortala in primo piano il cattivo di turno, è tratta direttamente dall'Albo d'Oro numero 19 della quinta serie di quella storica collana quindicinale, il primo dei due raccolti in questo 77°Classic.


Come sempre tra la prima versione dell'ottobre 1958 e la ristampa/raccolta uscita poco più di un'anno dopo, molti colori sono cambiati. 

C'è anche una curiosità legata all'antagonista di turno, protagonista di molte cover texiane sul finire degli Anni Cinquanta, ma anche di copertine più recenti, come vedremo più avanti. Come scopriamo nell'avventura, il lugubre cattivone, è privo dell'indice della mano destra. Nella cover che abbiamo incrociato nella puntata scorsa, e che vi riproponiamo qui di lato, la mano che impugna la pistola in primo piano è proprio una mano destra, ma è completa di tutte le cinque dita. Ne deduciamo quindi che, o si tratta di un clamoroso errore (non sarebbe il primo dito di troppo su una cover di Tex), o, più semplicemente, in quell'occasione il nemico di Tex e Kit non è lo stesso che da il titolo all'albo che campeggia poco sopra la mano. Nella cover che abbiamo visto poco fa, invece, il nemico dagli occhiali scuri effettivamente parrebbe avere un dito in meno nella mano che impugna la pistola, evidentemente preme il grilletto col dito medio...; ma solo in copertina, perché nel corso della storia spara preferibilmente con la mano sinistra. Evidentemente il "galateo del lestofante" prevedeva per le copertine ufficiali di impugnare rigorosamente la pistola con la mano destra; infatti ritroviamo il barbuto avversario  con la  pistola nella mano menomata, anche nella copertina della striscia numero 18 della collana Kansas, che pur essendo una striscia contenuta nel Classic scorso, fa riferimento alla vicenda che si sviluppa nelle prime pagine di questo Classic, col nemico in agguato nella miniera, pronto a sparare su Tex e soci. 


Questa cover e in generale il frangente dell'agguato nella miniera, ha ispirato nel dicembre 1996 Claudio Villa per la cover del numero 21 della Tex Edição Histórica della brasiliana Globo. In questo caso, finalmente, il disegnatore di Lomazzo, fa usare l'arma con la mano corretta al losco figuro. Qui sotto vediamo la cover brasiliana con i colori originali di Claudio Villa.



In Italia, come accadeva in quel periodo, le cover disegnate da Villa per il Brasile diventavano miniposter in appendice di Tex Nuova Ristampa: questa immagine fu ripubblicata in allegato al numero 27 del maggio 1998, con colori realizzati redazionalmente.



Ma la cover di questo Clasic dov'è?
L'immagine utilizzata per presentare in edicola il 77° volume della collana, fa riferimento alle seconde 32 pagine dell'albo che ristampano le prime tre strisce della serie Nevada, la sedicesima collana a strisce di Tex, tutte datate agosto 1957. La striscia di esordio di quella collana, la quarta contenuta in questo Classic si intitola Pat l'irlandese, e, oltre che prestare il titolo all'albo che stiamo prendendo in esame, introduce uno dei personaggi ricorrenti nelle storie di Aquila della Notte, il pugile irlandese Pat Mac Ryan.



La cover del Classic che vedete qui sopra non è però tratta dall'altro Albo d'Oro contenuto in questo numero, molto probabilmente perché la cover del numero 20 della quinta serie degli Albi d'Oro non vedeva Pat in azione. L'immagine scelta infatti ci racconta di uno scontro Pat-Indiani che essendo contenuto nel numero 23 della stessa serie, verrà ristampato a colori solamente tra un mese, sul Classic 79.  



Un'ultima curiosità: non so se sia frutto del caso o di una perfetta programmazione in Casa Bonelli, ma il gigante buono irlandese è il protagonista anche del Tex Magazine 2020 in edicola contemporaneamente a questo Classic. 



Appuntamento tra due settimane con la prossima puntata di Secret Origins.

Saverio Ceri

N.B. Trovate i link alle altre Secret Origins in Cronologie & Index!

martedì 4 febbraio 2020

WILLER CHI? L'AMICO DI KIT CARSON!

di Filippo Pieri

Sulla "Settimana Enigmistica" n. 4565 del 19 Settembre 2019, a pag. 7, nelle "Parole crociate", si chiede al 49 verticale: Il Willer amico di Kit Carson.


N.B. Trovate i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News!

giovedì 30 gennaio 2020

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 76

di Saverio Ceri

Bentornati a Secret Origins, la rubrica che ogni due settimane, in contemporanea con l'uscita in edicola di Tex Classic, va alla riscoperta delle origini della copertina dell'albo di turno, ma anche delle cover che in qualche modo sono figlie delle 64 pagine che compongono il numero in edicola.
Nel 76° Classic vengono riproposti i sei albi dal 13 al 18 della quindicesima serie a striscia di Tex, ovvero la Serie Kansas, che sono anche i primi a 44 pagine, con in appendice una serie diversa da Tex: Yado di Francesco Gamba su testi del solito G.L. Bonelli.


I sei albetti usciti originariamente tra il giugno e il luglio del 1957, furono ristampati nel settembre dell'anno successivo sui numeri 17 e 18 della quinta serie degli Albi d'Oro e, come spesso accade, la copertina del Classic in questione viene presa in prestito proprio da uno dei due Albi d'Oro ristampati nel volumetto.


Andiamo con ordine: Nella vicenda dell'Uomo dalle quattro dita, che giungerà a termine nel prossimo classic, all'interno dell'albo a striscia intitolato Caccia notturna, Tex e il figlio, dopo aver dato alle fiamme il ranch dell'avversario, come si vede dalla copertina qui sopra, si ritrovano braccati nella notte dai suoi scagnozzi, e cercando riparo tra l'erba, attendono l'eventuale scontro.
Galleppini prende spunto da questo frangente dell'avventura per imbastire la cover del diciottesimo albo d'oro dove i cacciatori riescono quasi a individuare nella notte le loro prede umane. 


Proprio da questa cover la redazione bonelliana ha scelto di prelevare l'immagine per il terzo Classic di questo 2020. Tra l'altro tagliato, per esigenze grafiche, nella parte bassa il disegno contribuisce maggiormente a rendere più  "nascosti" i due protagonisti, che nella cover originale sembravano troppo esposti. 


Prima di chiudere, segnaliamo che l'altra cover papabile per questo Classic, quella del diciassettesimo Albo d'Oro, che vedete qui sotto, ha già fatto "carriera" in edicola divenendo nel 1959, la copertina del 22° numero della prima serie gigante di Tex.


Ovviamente come sempre succedeva in quel periodo, alcuni colori degli abiti dei protagonisti risultano modificati. Meno ovvio il fatto che la mano destra inquadrata in primo piano abbia un numero classico di dita, visto il titolo che campeggia li vicino.


E siamo giunti anche stavolta alla fine. Appuntamento tra due settimane per scoprire le altre copertine legate alla vicenda dell'uomo dalle quattro dita, e se il dito mancante si trova sull'altra mano.

Saverio Ceri

N.B. Trovate i link alle altre Secret Origins in Cronologie & Index!




giovedì 23 gennaio 2020

DIME WEB INTERVISTA BEA ZANIN! (LE INTERVISTE LXXIV)


A cura di Franco Lana

Bea Zanin
Dime Web - Ciao Bea! Raccontaci qualcosa di te e di cosa ti occupi in ambito artistico.

Bea Zanin -Ciao! Mi occupo di musica. Nello specifico suono il violoncello in ambiti non classici, come l'indie-rock e il teatro-danza contemporaneo; inoltre scrivo canzoni e produco musica elettronica. Poi cerco di mettere tutto insieme in un'unica ricetta! Su questo si fonda la mia attuale ricerca. 

Bea Zanin col suo violoncello.
DW - Sei un'appassionata di fumetti, quali sono state o sono le tue letture del settore?

BZ - Amo molto i fumetti, da bambina li disegnavo io stessa ispirandomi alle avventure di Lupo Alberto del mitico Silver. Poi sono una fan sfegatata (forse anche un po' innamorata) di Dylan Dog, l'indagatore dell'incubo della Bonelli: possiedo una vastissima collezione! Il mio disegnatore preferito è senza dubbio Stano. 

Geniale crossover tra Lupo Alberto e Dylan Dog. Disegno di Silver che cita la prima cover di Dylan Dog
DW - Musica e fumetto, un binomio interessante, vero?

BZ - Un binomio molto interessante, tant'è che per realizzare il video della mia canzone "Anni" ho deciso di collaborare con una bravissima disegnatrice: Elena Guidolin. Il video è composto da centinaia di tavole che raccontano una storia. In generale apprezzo molto l'approccio narrativo nei video musicali.

Versione della prima cover di Dylan realizzata  da Stano, in contemporanea con Villa, nel 1986.
Usata poi per un volume a colori edito da  Mondadori.
DW - Se un giorno venisse realizzata una storia a fumetti su di te, quale tua canzone consiglieresti di ascoltare all'autore?

BZ - Certo sarebbe davvero un sogno! Suggerirei di ascoltare "Ho nostalgia", una canzone che già di per sé propone molte immagini e si ispira ad alcune vicissitudini dei miei primi anni universitari, che si svolgono a Torino tra i Murazzi e il quartiere Vanchiglia. Sarei proprio curiosa di vedere i miei luoghi del cuore disegnati su carta!

"A Torino come va" il CD di Bea Zanin
DW - Grazie  Bea, e un saluto da tutti noi di Dime Web!


a cura di Franco Lana
N.B. Trovate i link agli altri colloqui con gli autori su Interviste & News!

domenica 19 gennaio 2020

AMBROSINI: I SUOI PRIMI QUARANT'ANNI

Diamo i Numeri 61

di Saverio Ceri

Nel gennaio del 1980, esattamente quarant'anni or sono esordiva in casa Bonelli Carlo Ambrosini, autore tra i più amati sia dai lettori, per i suoi originali personaggi, che dalla critica, per essere riuscito a fondere con successo il fumetto d'autore col fumetto popolare. 
Auroritratto di Carlo Ambrosini (1989)
La carriera nel mondo delle nuvole parlanti di Ambrosini, bresciano classe '54, inizia in incognito nella seconda metà degli anni settanta, sulle pagine di albi della Dardo, e della Ediperiodici; dopo alcuni anni di gavetta, il suo primo lavoro riconosciuto arriva nel 1978 per il numero 29 di Daniel di Max Bunker. Sempre per un editore lombardo, la Mondadori, nello stesso periodo inizia a disegnare per la Storia d'Italia a Fumetti di Enzo Biagi, collaborazione che si protrarrà fino al 1982. Nel frattempo inizia a collaborare con l'editoriale Cepim, uno dei tanti nomi usati negli anni dalla Sergio Bonelli Editore, prima del 1988, quando di optò per il nome unico che tutt'oggi campeggia sugli albi dell'editore milanese. Per la Cepim, Ambrosini collabora a otto episodi di Ken Parker, l'atipico personaggio western di Giancarlo Berardi. L'esordio in casa Bonelli è ai pennelli di Ken Parker 26, Pellerossa, su testi di Maurizio Mantero. Di Lungo Fucile Ambrosini realizzerà nel 1984, sempre su testi di Mantero, anche l'ultimo episodio della prima memorabile stagione editoriale del personaggio, I ragazzi di Donovan


Omaggio in quadricromia  a Ken Parker di Carlo Ambrosini
Fin dall'inizio della carriera Ambrosini si distingue per la sua vocazione autoriale, non a caso, al termine della prima incarnazione bonelliana di Ken Parker, trova spazio su Orient Express, la rivista d'autore creata nel 1982 da Luigi Bernardi per l'Isola Trovata, passata sotto l'ala protettrice della Bonelli a partire dal numero 11; sulla testata pubblica come autore completo il suo Nico Macchia, serie medievale, a partire dal numero 18 del febbraio 1984; nel dicembre dello stesso anno, sul numero 27 della rivista Ambrosini esordisce, bonellianamente parlando, anche come copertinista.


Orient Express 27 - Prima cover bonelliana per Ambrosini
Chiusa improvvisamente nell'85, Orient Express, Ambrosini si ritrova impegnato su due fronti: se da un lato porta al termine per il mercato francese il suo personaggio medievale sulla rivista Vecu della Glenàt, dall'altro entra a far parte  dello staff dei disegnatori del neonato progetto di Tiziano Sclavi, attivo redattore bonelliano di quegli anni, che aveva ottenuto il via libera per il suo personaggio horror, battezzato momentaneamente, come tutti i suoi eroi in fase embrionale del resto, Dylan Dog...
Come sappiamo Dylan Dog poi è rimasto il nome del personaggio e col suo esordio in edicola nell'autunno del 1986 ha rilanciato la casa editrice e il fumetto italico in generale. L'impegno di Ambrosini su Dylan Dog, parte ufficialmente col numero 15 del dicembre 1987 e prosegue, dopo una lunga interruzione per occuparsi di altri progetti, praticamente fino ai giorni nostri. 


Un bel Dylan Dog a matita realizzato da Carlo Ambrosini
Dopo aver realizzato un paio di episodi di Dylan Dog come autore completo, Carlo Ambrosini nel 1998 crea il suo secondo personaggio per l'editore di Via Buonarroti: Napoleone, un originalissimo albergatore ginevrino, con la passione per l'entomologia, cresciuto in Etiopia, con un passato da poliziotto e con tre esserini immaginari, frutto della sua psiche, che solo lui vede. Sembra impossibile ancor oggi, ma con queste premesse Ambrosini e i suoi collaboratori sono riusciti a tirar fuori ben 57 episodi (gli ultimi dei quali pubblicati nel 2019 su Le Storie), uno più bello dell'altro.


Prima cover di Napoleone. illustrazione di Carlo Ambrosini 

Durante il periodo "napoleonico" Ambrosini disegna un "texone" su testi di Nizzi, successivamente, nel 2008 crea il suo terzo personaggio bonelliano, Jan Dix, protagonista di una miniserie di 14 numeri incentrata su indagini nel mondo dell'arte. Dopo alcuni episodi scritti e disegnati per la collana antologica Le Storie, e un'escursione come illustratore di uno degli episodi di Orfani di Recchioni,  Ambrosini fa ritorno in pianta stabile sulle pagine di Dylan Dog come sceneggiatore e  autore completo.


Ringo di Orfani realizzato da Carlo Ambrosini
In questi suoi 40 anni bonelliani, Ambrosini ha realizzato pochissime cose fuori dai confini della casa editrice: alcune tavole autoconclusive di VideoMax per la rivista Fumetti d'Italia dell'amico Graziano Origa e alcune tavole erotiche per le case editrici fiorentine Glittering Images e Glamour.
Autoritratto di Ambrosini con Scintillone, Lucreazia e Caliendo, i tre esserini parto della psiche di Napoleone.
Ma addentriamoci nei numeri bonelliani di Ambrosini, visto che di questo si occupa questa rubrica aperiodica. 
In questi quarant'anni l'autore bresciano ha messo lo zampino come disegnatore in 41 storie bonelliane per un totale di 3541 tavole a fumetti, pubblicate su 11 collane; le testate che lo hanno visto protagonista come illustratore, le vedete elencate qui a sinistra in ordine di tavole pubblicate. L'anno in cui è stato più pubblicato è stato il 2013 quando sono state date alle stampe ben 314 tavole da lui disegnate in soli dodici mesi, risultato che gli ha consentito di entrare per l'unica volta in carriera nella top ten dei disegnatori più pubblicati dell'annata bonelliana, esattamente all'ottavo posto; di contro ci sono ben dieci anni in cui non è stata pubblicata alcuna tavola disegnata a firma Ambrosini. La serie mensile di Dylan Dog è quella di cui Ambrosini ha disegnato più pagine, ben 12 episodi della collana portano al sua firma, resiste in tutti questi anni al secondo posto al prima serie di Ken Parker, testata che ha visto esordire Carlo in Casa editrice; solo terzo il suo Napoleone. Da notare in ultima posizione anche un passaggio su Ken Parker Magazine, esattamente il numero 23 del 1994; in quell'occasione pur trattandosi di una storia breve di Dylan Dog, Ambrosini ha l'occasione di ridisegnare dopo un decennio anche Ken Parker, coprotagonista dell'onirica vicenda narrata da Berardi.

  

L'esordio come sceneggiatore bonelliano come dicevamo è datato 1984; il suo apporto in questo ruolo alla casa editrice è stato complessivamente maggiore: 72 storie per un totale di 6994 tavole. Le testate a cui ha collaborato come narratore sono state solamente sei; le vedete elencate qui di fianco. In questo caso la collana che più si è avvalsa dell'arte di Ambrosini è stata Napoleone, seguita da Jan Dix e solo al terzo posto troviamo Dylan Dog. Il suo record annuale sono le 756 tavole del 2009 che gli valsero in quell'occasione il settimo posto, unica apparizione, anche in questo caso, nella top ten annuale di categoria. Per completezza, da ascrivere a Ambrosini ci sarebbe anche il soggetto di Margherite, una storia breve di Dylan Dog apparsa sul secondo Albo Gigante del personaggio, poi sceneggiata da Sclavi e disegnata dallo stesso Ambrosini.



Jan Dix, per ora l'ultima serie creata da Ambrosini per la Bonelli.
Se volessimo invece ragionare in termine di personaggi anziché di testate, scopriremmo che le cose cambiano di poco. Come disegnatore Ambrosini ha complessivamente realizzato 18 storie dell'Indagatore dell'Incubo per un totale di 1445 pagine, seguite da 7 avventure del suo Napoleone, per un totale di 658 tavole, e solo al terzo posto troveremmo la collaborazione alle otto storie di Ken Parker, per un totale di 592 pagine.
Come sceneggiatore le storie per Napoleone scritte da Ambrosini sono 44 (sulle 57 complessive del personaggio), ovvero 4136 tavole, seguono poi come produzione quelle di Jan Dix, di cui Carlo ha scritto tutte le 1764 pagine della miniserie, e al terzo posto troviamo ancora Dylan Dog, per il quale l'autore bresciano ha scritto fino a oggi 10 storie o 818 tavole, se preferite. Qui sotto trovate le due graduatorie complete dei personaggi bonelliani a cui Ambrosini ha collaborato.



Il texone firmato da Ambrosini


L'apporto di un autore come Ambrosini, non si limita però solo a testi e disegni, ma inevitabilmente coinvolge anche le copertine. 
La prima cover, come accennavamo poco sopra, arriva per la rivista Orient Express a fine 1984, mentre l'ultima è per ora al 2019, dedicata a Napoleone. Nei trentacinque anni che intercorrono tra le due date, sono, in totale, a oggi, 75 le cover bonelliane firmate da Carlo Ambrosini, le trovate qui a fianco elencate per collana: ovviamente la parte del leone spetta alle due serie create dall'autore per la Bonelli, mentre al terzo posto troviamo l'antologica Le storie di cui Ambrosini è stato per ora l'unico autore a cui è stato concesso di sostituire, in occasione dei tre albi "napoleonici", il copertinista ufficiale Aldo Di Gennaro. Non compaiono in questo resoconto le copertine realizzate per altri editori, seppur rappresentanti eroi bonelliani, come per esempio le cover delle collane collaterali di Dylan Dog allegate alla Gazzetta dello Sport.


Studio inedito per la copertina di Nico Macchia
Gli autori con cui Ambrosini ha interagito in questi quarant'anni bonelliani per le 92 storie bonelliane in cui è stato coinvolto come sceneggiatore, come disegnatore o come autore completo, sono stati 22; di questi 9 colleghi sceneggiatori e 13 colleghi disegnatori. Qui sotto le graduatorie delle collaborazioni come illustratore e scrittore.




L'autore con cui ha collaborato di più è stato... se stesso. Ha infatti scritto e disegnato da autore completo 21 storie (di una di Dylan Dog ha ceduto parte della parte disegnata a Dell'Edera). Sui due gradini più bassi del podio troviamo i due allievi Giulio Camagni e Gabriele Ornigotti cresciuti nel suo studio milanese, che hanno per lui disegnato rispettivamente 1396 e 803 tavole.
Volume dedicato completamente a Ambrosini nel collaterale mondadoriano "I maestri del fumetto"
Questi i numeri  che sintetizzano la quarantennale carriera bonelliana di Carlo Ambrosini fino al gennaio 2020, ma già da marzo col terzo numero de Il Confine la carriera dell'autore bresciano proseguirà verso nuovi traguardi.

Appuntamento alla prossima puntata di Diamo i Numeri.

Saverio Ceri

N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri.

mercoledì 15 gennaio 2020

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 75

di Saverio Ceri


Puntata decisamente più intensa della precedente quella dedicata a questo 75° classic di Tex.
Innanzitutto, come raramente accaduto, la cover non è tratta da uno dei due Albi d'Oro ristampati in questo volume, ma, in questo caso, sul numero precedente. Facciamo perciò un passo indietro, esattamente al penultimo albetto a striscia ristampato nel numero 74, il quinto della serie Kansas della Collana del Tex, dove un pellerossa Ute, saltando da una roccia riesce a disarcionare un malvagio viso pallido.
L'acrobatica scena si guadagna fin da subito l'onore della copertina, infatti al ritroviamo, rovesciata, proprio all'esterno di quello stesso albetto.


La sovrammissione tra vignetta e copertina è quasi perfetta, sfondo compreso, come si può vedere dal fotomontaggio sotto. I colori ovviamente differiscono perché sono di due epoche diverse: del 1957 quelli della cover; del 2006, in occasione dell'edizione di Repubblica, quelli della striscia.  


Ma torniamo al nostro Classic. Ispirandosi a quella stessa scena, ma basandosi sulla vignetta precedente, Galep costruì, nel luglio 1958, la copertina del 14° albo d'oro della quinta serie, immagine poi giunta fino ai giorni nostri perché riutilizzata proprio in questo 75° classic. Qui sotto in sequenza, l'immagine di sessantadue anni fa e quella di oggi.



Le strisce contenute in questo Tex Classic sono quelle che vanno dalla 7a alla 12a della serie Kansas, uscite tra l'aprile e il maggio del 1957, ristampate nei numeri 15 e 16 della 5a serie degli Albi d'Oro nell'agosto del 1958. La prima metà del Classic chiude la vicenda della banda di Sam Culver da cui prende il titolo l'albo; nella seconda metà parte la storia L'uomo dalle quattro dita, che ha ispirato più d'un copertinista come vedremo qui di seguito e nelle prossime puntate. 
L'inizio del numero 12 è fonte d'ispirazione per un paio di copertine. Tex sulle tracce dei malviventi di turno, si avvicina nella notte a una barriera di filo spinato, studiando il terreno, osservato, a sua insaputa, da uno dei banditi pronto a colpirlo se avesse scavalcato al recinzione. 
Il protagonista illuminato dalla luna, sotto inconsapevole minaccia, viene immortalato anche nella cover di quello stesso albetto a striscia del 1957.


La scena viene leggermente spostata a sinistra per centrare maggiormente i protagonisti nella copertina del numero 55 della serie bianca delle raccoltine del 1959. 


Ovviamente i colori, come si usava all'epoca sono quasi tutti cambiati.
La stessa scena viene ridisegnata per adattarla ai nuovi spazi verticali in occasione della ristampa sugli albi d'oro nel 1958, Qui il nemico nel buio pronto a colpire sta un po' più nascosto rispetto alle cover a striscia. Nel "buio" si fa per dire, visto che dalle ombre sulla catapecchia che nasconde il cattivo sembra che, oltre alla luna piena alle spalle di Tex, ci sia un'altra fonte di luce sopra la scena.



Il problema delle ombre viene "risolto", in occasione dell'utilizzo più famoso di questa immagine, quella di Tex 40 della 2a serie gigante di Tex, ovvero la serie attualmente in edicola ogni mese. 


Per l'occasione sparisce la costruzione in legno, con le sue ombre impossibili e scompare pure il filo spinato. Rimangono Tex e il suo avversario, che vengono allontanati e racchiusi da due quadrati bianchi, come se si trattasse di due vignette e scene separate. Questo spiegherebbe perché Tex sembra non accorgersi del bandito.
In occasione di Tutto Tex i due personaggi in copertina vengono nuovamente fusi in un unica scena, abbastanza surreale visto che non avendo più nulla che lo nasconde non si capisce perché Tex guardi altrove e non si accorga del barbuto avversario in campo aperto, anzi in lago aperto, visto che nel frattempo il fiume originale sembra essersi trasformato in uno specchio d'acqua ben più ampio. Il viola di sfondo dell'albo "originale", diviene l'improbabile colore della notte.
Tutte le incongruenze della versione di Tutto Tex si riflettono anche sulla successiva edizione  Tex Nuova Ristampa. Qui sotto vedete entrambe le versioni.





Come dicevamo poco sopra. la sequenza di Tex sul fiume notturno è stata fonte d'ispirazione per un paio di copertine; oltre a quella di Galep, divenuta famosa come cover de Il ponte tragico, infatti, anche Claudio Villa nel 2006, ha preso spunto da una di quelle vignette, esattamente la seconda della seconda striscia, per confezionare la copertina del 17° volume della Collezione storica a Colori di Repubblica. La luna qui si intuisce solamente, alta nel cielo, il fiume, anche se più largo, torna ad essere un fiume, e  il colore della notte ha si dei toni sì violacei, ma non color maglia della Fiorentina. Ecco qui sotto l'immagine di Villa.




Anche per stavolta è tutto. Appuntamento tra due settimane per la 76a puntata di Secret Origins. 

Saverio Ceri

N.B. Trovate i link alle altre Secret Origins in Cronologie & Index!