di Giampiero Belardinelli
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| Le splendide copertine dipinte di Franco Donatelli |
Introduzione
Andrea
Lavezzolo è il creatore letterario del Piccolo Ranger (protagonista della collana uscita in
edicola nel 1958) e le sue avventure appartengono al filone degli "eroi-ragazzi" molto in
voga nel fumetto italiano del secondo dopoguerra. Negli Stati Uniti
c’è stata una serie televisiva molto nota, Le avventure di Rin
Tin Tin (The Adventures of Rin Tin Tin), andata in onda
dal 1954 al 1959 sulla rete ABC. Racconta le avventure di Rusty, un
bambino rimasto orfano durante un attacco dei nativi americani, e del
suo cane Rin Tin Tin, entrambi adottati dai soldati della cavalleria
al Forte Apache. Insieme aiutano il reparto a mantenere l’ordine
nel West, affrontando banditi, tribù e avventurieri. Nei primi anni
Cinquanta, anche l’arrivo di Kit Willer, figlio del giovane Tex e
della navajo Lilyth, si inseriva in questo filone. Poi il personaggio
di Gianluigi Bonelli avrebbe preso un’altra strada, più matura e
moderna. Fatta questa rapida premessa, il nostro Kit Teller (il
Piccolo Ranger) è un eroe in cui Lavezzolo – che secondo alcuni
esegeti fu una sorta di personaggio etico, quasi pedagogico – può
indugiare in una narrazione costruita attraverso molte didascalie e
frequenti momenti quotidiani, usati per mettere in risalto i
sentimenti dei protagonisti. Un mondo in cui la quotidianità ha la
stessa importanza dell’avventura stessa; probabilmente, il Piccolo
Ranger è la risposta luminosa al trauma del decennio precedente:
gli anni Quaranta e gli orrori della Seconda guerra mondiale.
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| Il viaggio inizia |
Verso
l’Irlanda
Il
racconto in questione, Verso l’Irlanda, si estende nei
numeri 74, 75 e 76 de «Il Piccolo Ranger», pubblicati da gennaio a
marzo del 1970. Si tratta di un arco narrativo particolarmente
interessante perché porta la serie fuori dai territori consueti del
western e la colloca in uno scenario europeo, segnato da atmosfere
gotiche, antiche leggende familiari e ambientazioni cariche di
mistero.
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| I Dunhavon |
Il fascino di questa avventura sta infatti anche nella
scelta dell’Irlanda come luogo dell’azione: un paesaggio lontano
dalle praterie, dai forti e dalle piste del West, capace di offrire a
Lavezzolo nuove possibilità narrative e un diverso repertorio di
suggestioni. Questa deviazione geografica consente allo scrittore di
contaminare il modello avventuroso della serie con elementi di
detection, creando una vicenda costruita su indizi, false identità,
apparizioni ambigue e sospetti progressivi. Il racconto si muove così
in bilico tra soprannaturale e mistero, lasciando al lettore il
dubbio se gli eventi siano davvero legati a presenze inspiegabili o
se dietro di essi si nasconda una trama umana, razionale e criminale.
Proprio questo equilibrio tra atmosfera fantastica e spiegazione
investigativa contribuisce a rendere Verso l’Irlanda un
episodio singolare all’interno della serie, perché amplia
temporaneamente l’orizzonte de «Il Piccolo Ranger» senza
abbandonarne del tutto i meccanismi avventurosi e sentimentali.
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| Moses e Kit Teller |
L’incastro
di Moses e il ruolo di Kit
In
questa prima fase l’attenzione sembra concentrarsi soprattutto sul
rapporto tra Kit e il padre, mostrando come Kit appaia spesso più
esperto, lucido e consapevole rispetto alla figura paterna. Uno snodo
importante riguarda Moses, che viene incastrato da un uomo nascosto
tra la folla: questi gli infila un portafogli in tasca e lo accusa
poi di furto. L’episodio contribuisce a spostare l’attenzione su
Kit, che si rivela progressivamente il vero protagonista della
vicenda. Nel numero 75, dopo essere stato scagionato grazie all’aiuto
degli amici di Kit, Moses parte per il Castello fingendosi un innocuo
entomologo intenzionato a indagare sui misteri dei Dunhavon.
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Gli impostori smascherano Kit...
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Il
castello e le false identità
La
vicenda si sposta quindi verso il castello, dove Kit e il padre si
recano a loro volta sotto false identità per capire chi stia
cercando di appropriarsi della loro identità e presentarsi come
erede di Lord Dunhavon. L’indagine, inizialmente costruita su
equivoci, travestimenti e apparizioni inquietanti, conduce
progressivamente alla scoperta di un inganno tutt’altro che
soprannaturale. Il mistero, infatti, si rivela legato ai trucchi
orchestrati dal dottor Daniel Rafferty, medico di famiglia di Lord
Matthew Dunhavon, figura decisiva proprio perché conosce
dall’interno la storia e i segreti della casata. Rafferty, dopo
aver riconosciuto Kit Teller grazie a una fotografia pubblicata su un
giornale americano, comprende il ruolo che il giovane ranger può
avere nella soluzione del caso. Una volta scoperto l’avvelenamento,
contribuisce così a smascherare la macchinazione e ad aiutare i
Teller a ricomporre i vari indizi. Il finale assume allora un tono
quasi teatrale, venato di suggestioni shakesperiane e di una beffarda
ironia, perché la spiegazione razionale del mistero non cancella del
tutto l’atmosfera gotica che aveva accompagnato l’intera
avventura.
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| I misteri del Castello |
Gamba
in digitale
In
questa versione digitale, il disegno di Francesco Gamba mostra con
particolare evidenza la natura funzionale e narrativa del suo stile.
Il tratto è netto, essenziale, poco incline al virtuosismo, ma molto
efficace nel guidare la lettura e nel rendere immediatamente
riconoscibili ambienti, personaggi e situazioni.
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| Verso la conclusione... |
Gamba costruisce la
pagina secondo una scansione chiara, quasi didascalica, in cui
l’azione procede senza ambiguità e ogni vignetta svolge una
funzione precisa all’interno del racconto. La digitalizzazione,
aumentando la nitidezza dei contorni e uniformando i contrasti, mette
in risalto questa chiarezza compositiva, ma può anche attenuare
alcune qualità materiali del segno originario: le irregolarità
dell’inchiostro, la grana della stampa, le leggere vibrazioni della
linea. Ne emerge un disegno più pulito e leggibile, ma in parte
separato dalla sua dimensione editoriale d’origine, quella del
fumetto popolare stampato su carta economica e destinato a una
fruizione rapida.
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| Arrivederci Irlanda! |
Giampiero Belardinelli