venerdì 24 maggio 2019

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 59

di Saverio Ceri


Approfittiamo nuovamente dell'uscita del nuovo numero di Tex Classic per andare a scoprire le curiosità legate alle illustrazioni scelte (ma a volte anche quelle scartate), come copertine della collana.  
Col numero 59 della recente edizione in quadricromia della storiche avventure di Tex, continua la riproposta della Serie Smeraldo, la decima "stagione" a striscia della Collana del Tex. In particolare quest'albo contiene i numeri dal 7 al 12 editi all'inizio dell'estate 1955. La copertina del Classic nasce dalla cover del numero 9, La danza degli spettri, che vede alcuni pellerossa della tribu dei Corvi intenti nell'omonimo ballo rituale.



L'immagine di Galep in occasione della ristampa dell'episodio sul numero 3 della quarta serie degli Albi d'Oro dell'aprile 1957 viene utilizzata quasi identica. I quattro danzatori vengono specchiati, mentre lo sfondo viene disegnato ex-novo.



Questa è al copertina dalla quale i grafici bonelliani hanno ricavato l'immagine dei apertura del 59° Classic. Al di là del consueto ridimensionamento dell'immagine per adattarlo alla gabbia di copertina della nuova testata, e ai cambi di colore, ci colpisce stavolta anche  un curioso particolare: scompaiono della cover tutti i teschi presenti, sia quello in cima al bastone del danzatore che i due in cima al palo. Chissà perché?


Continuando a sfogliare l'albo in questione ci imbattiamo poco dopo nella precipitosa fuga di Tex e Kit dal campo dei Corvi dopo averlo dato alle fiamme. L'evento è immortalato nell'ottava striscia del numero 10 della collana smeraldo e si conquista come potete vedere più sotto anche l'onore della copertina di quello stesso albo.


Perché ci soffermiamo su questa cover (come spesso accade reperita grazie al grande lavoro del sito www.collezionismofumetti.com)? Perché questa precipitosa fuga viene anche raccontata, con maggiori particolari, sulla copertina del quarto Albo d'Oro della quarta serie, che vedete qui sotto:



Gli affezionati lettori di Aquila della Notte, non faticheranno a riconoscere in questo disegno la copertina de L'enigma del feticcio, il mitico numero 24 della seconda Serie Gigante, ovvero della collana che attualmente pubblica mensilmente le inedite avventure del Ranger. Della copertina originale di Galep si salvano solo il protagonista col suo terrorizzato cavallo, che grazie allo sfondo di Bignotti vengono calati in tutt'altro scenario.


In occasione della ristampa sulla collana Tutto Tex, lo stesso Galep pose mano alla copertina andando a ritoccare il pipistrello che insegue Tex, ad arricchire di nero la volta della grotta e ad aumentare la polvere sollevata dagli zoccoli del bianco destriero - si perché nel passaggio da albo d'Oro a Tex Gigante il cavallo (e non solo) ha cambiato colore.


In occasione invece della Nuova Ristampa, si preferì riutilizzare il disegno "originale" frutto dei ritocchi grafici di Bignotti su ritaglio di Galleppini.


E con questa cover del 1998 è tutto, appuntamento alla prossima puntata.

Saverio Ceri

N.B. Trovate i link alle altre Secret Origins in Cronologie & Index!









mercoledì 22 maggio 2019

EROI BONELLIANI IN AUTODEFINIZIONE!

di Filippo Pieri

Sul n. 301 del mensile delle Foto Edizioni "Autodefiniti per tutti" uscito nel Maggio 2019 c'è una citazione bonelliana - anzi più di una visto che a pagina 67 troviamo ben tre eroi bonelliani, ovvero Tex, Dylan Dog e Zagor - con tanto di immagini dei personaggi.


N.B. Trovate i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News!

LAVORI FUMETTISTICI IN CORSO!

Negli ultimi mesi avrete certamente notato una diminuzione di post su "Dime Web"...

Non temete!

Non stiamo abbandonando i "Quaderni Bonelliani", da noi fondati nel 2012, e torneremo prossimamente ai ritmi consueti.

La spiegazione della rarefazione di interventi è semplice: stiamo lavorando a un mastodontico progetto di saggistica su cartaceo che dovrebbe vedere la luce nell'autunno del 2019.

Non mancheremo di tenervi al corrente!



Saverio Ceri & Francesco Manetti

martedì 14 maggio 2019

WILLLIAM “BLOODY BILL” PRESTON LONGLEY: IL FEROCE FUORILEGGE DEL TEXAS! UN UOMO ARMATO E VERAMENTE PERICOLOSO, CHE AVEVA BISOGNO DI UCCIDERE! - LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA (LXVII PARTE)

di Wilson Vieira

Giungiamo alla 67a parte della "Storia del West" raccontandovi le spettacolari imprese del pistolero Bloody Bill Preston durante gli anni in cui il Texas, in fase di Ricostruzione post-bellica, veniva severamente punito dal Nord per aver partecipato alla Confederazione! Ricordiamo che tutte le immagini non bonelliane sono state scelte e posizionate nel testo dal nostro amico e collaboratore Wilson Vieira, fumettista, scrittore e storico carioca. Buona lettura! (s.c. & f.m.)



William "Bill" Preston Longley nacque il 6 ottobre 1851 da una piccola famiglia di agricoltori a Mill Creek, in Texas, e da svariate fonti, durante i suoi 27 anni di vita, fu considerato come uno dei più violenti assassini dell’Ovest Americano. Numerosi erano i suoi alias: Wild Bill, Rattling Bill, Tom Jones, Jim Patterson, Jim Webb, Bill Black, Bill Henry, Bloody Bill Longley, The Man Killer e Bill Jackson. Trascorse l'infanzia tra la scuola e il lavoro nella fattoria di famiglia, imparando da solo come usare una pistola per procacciarsi cibo nei boschi.
Raggiunta l'adolescenza durante il contrastato periodo della Ricostruzione post-bellica, Bill sviluppò un odio feroce per i Nordisti e in particolare per gli ex schiavi. Longley fu un assassino spietato, e uccise il suo primo uomo all’età di sedici anni. Il suo punto di vista fortemente razzista lo portò a opporsi categoricamente alla politica di ricostruzione del Governo; un punto di vista che gli avrebbe causato numerosi guai e per il quale alla fine sarebbe stato impiccato.




Longley arrivò a Houston City nel 1866 a bordo di un treno a vapore, alla tenera età di sedici anni. Indossava una tuta, chiudeva e spalancava gli occhi su una selvaggia città dell’Ovest. Il ragazzino, alto due metri, scorse la piattaforma della ferrovia con occhi freddi e penetranti, gli occhi di un assassino. Sebbene non fosse ancora consapevole del suo lato oscuro, poteva affrontare chiunque si fosse messo sulla sua strada. Bill voleva una pistola, non di un qualsiasi tipo, ma una Colt .44 o una Dance .46.





Sapeva che il male stava imperversando in tutto il Texas.
Quando Longley era ancora molto giovane, la famiglia si trasferì nella piccola città di Evergreen, in Texas; qui andò a scuola e lavorò nella fattoria di famiglia. Longley imparò a usare una pistola prima che fosse un adolescente e ben presto si sarebbe rivelato uno dei tiratori più veloci del Texas con la sua mira mortalmente: lo dimostrò partecipando a numerosi scontri a fuoco.




Dopo la Guerra Civile, la ricostruzione del Texas lasciò il segno come il momento più pericoloso nella storia del Lone Star State. Era un terreno fertile per noti fuorilegge come Bill Longley, Jim Miller (1866 – 1909), John Selman (1839 – 1896), Sam Bass (185 – 1878), John King Fisher 1853 – 1884), Wild Bill Hickok (1837 - 1876), John Wesley Hardin (1853 – 1895), Mannen Clements (18?? – 1887) e molti altri. Incontrarono il loro destino nel modo in cui avevano vissuto: violentemente. Alcuni morirono penzolando da una corda; altri furono uccisi a colpi di arma da fuoco, per lo più sparati alla schiena.





Dopo la fine della Guerra, il Governatore del Texas Edmond Jackson Davis (1827 – 1883), creò una forza di polizia statale composta da schiavi per lo più liberati. Ciò fece arrabbiare molti dei Sudisti Confederati che erano ancora amareggiati per la Guerra. Un giorno, nel dicembre 1866, mentre Bill e suo padre, Campbell, erano a Evergreen, un poliziotto nero che stava bevendo venne a cavalcare per strada agitando la pistola e imprecando contro alcuni abitanti della città. Quando l’ufficiale di polizia iniziò a insultare suo padre, Bill fece un passo avanti e disse all'uomo di abbassare la pistola. Non conoscendo la precisione della mira di Bill, l’uomo alzò la pistola, puntandola contro il giovane, che subito gli sparò. Ben presto Longley si mise in contatto con altri giovani e cominciò a terrorizzare gli schiavi appena liberati, uccidendo altri due uomini di colore a Lexington, in Texas. Il 20 dicembre 1868, Longley, Johnson McKeown e James Gilmore intercettarono tre ex schiavi della contea di Bell, uccidendo un uomo di nome Green Evans. Durante i due anni successivi, lui e suo cognato, John W. Wilson, terrorizzarono le famiglie nere del Texas centro-meridionale.






A questo punto, Longley si era guadagnato una reputazione di pistolero veloce ed era spesso ricercato da coloro che volevano affermarsi come temuti uomini armati. Tuttavia questi sfidanti perdevano regolarmente tutti quando incrociavano Longley. Bill stesso ha combattuto contro certi che lo sospettavano essere un simpatizzante Yankee o un rapinatore. Alto sei piedi, era anche noto per farla pagare a qualunque nero che avesse attraversato la sua strada. Fu durante questo periodo che Longley venne presumibilmente coinvolto in una banda di fuorilegge guidata da Cullen M. Baker (1835 – 1869) in Arkansas. Sebbene, secondo alcuni resoconti, viaggiasse solo con uno dei membri della banda, fu comunque accusato per associazione a delinquere. Ben presto, lui e il suo compagno di viaggio furono catturati da un gruppo di vigilantes e linciati come ladri di cavalli. Tuttavia, mentre la folla si allontanava, un uomo si girò e sparò diversi colpi contro la coppia. 


Julia n. 69, giugno 2004. Disegno di Soldi

Un proiettile colpì Longley in faccia e gli ruppe un dente, mentre un altro sfilacciò la corda alla quale era stato appeso; la corda si indebolì sotto il peso del corpo di Longley e si spezzò, salvandogli la vita. Nel febbraio 1870 Longley e suo cognato, John W. Wilson, uccisero un uomo di colore di nome Brice nella contea di Bastrop. Furono accusati di aver ucciso anche una donna di colore. A marzo le autorità militari offrirono una ricompensa di 1.000 dollari per la cattura della coppia. Suo cognato Wilson morì poco dopo e Longley andò al Nord. Più tardi Longley affermò di aver lavorato come mandriano ad Abilene, nel Kansas, dove uccise il suo capo, un uomo di nome Rector, dopo un disaccordo. Dichiarò pure di aver ucciso un ladro di cavalli di nome McClelland. Quindi fuggì a Leavenworth, nel Kansas, dove uccise un soldato per aver infangato la virtù delle donne del Texas. Questa volta fu arrestato e condannato per omicidio. Sebbene sia stato processato e condannato a 30 anni, riuscì a fuggire.




Poco tempo dopo Longley si unì a una spedizione di estrazione dell’oro nelle Wind River Mountains del Wyoming Territory, ma fu bloccato quando l’Esercito degli Stati Uniti fermò il gruppo. Nel giugno 1870 si arruolò nella Cavalleria degli Stati Uniti dalla quale quasi subito disertò. Fu catturato, processato dalla corte marziale e condannato a due anni di prigionia a Camp Stambaugh, nel Wyoming.






Dopo circa sei mesi fu rilasciato, e tornò di nuovo alla sua Unità, dove rimase fino a quando non la abbandonò ancora, l’8 giugno 1872.









Longley affermò di aver vissuto e cavalcato con il capo Washakie (1808 – 1900) e gli indiani Shoshone (il che è discutibile); poi tornò in Texas passando da Parkerville, nel Kansas, dove sostenne di aver ucciso Charlie Stuart, anche se di questo fatto non c'è menzione scritta. Tornò dunque in Texas, nella contea di Bell, dove i suoi genitori si erano trasferiti, e poi si mise a lavorare come cowboy nella contea di Comanche. Durante questo periodo molto probabilmente uccise un uomo di colore e si impegnò in uno scontro a fuoco contro soldati a cavallo di Santa Anna nella contea di Coleman. Nel luglio del 1873, Longley fu arrestato nella Contea di Kerr dallo sceriffo della Mason J. J. Finney e portato ad Austin, in modo che Finney potesse incassare la ricompensa. Dopo diversi giorni, quando i soldi della ricompensa non erano ancora stati pagati a Finney, Longley fu rilasciato. Secondo la leggenda, Finney fu pagato da un parente di Longley. Verso la fine del 1874 Bill e suo fratello James Stockton Longley cavalcarono dalla contea di Bell a quella di Lee, a casa di loro zio, Caleb Longley, che implorò Longley di uccidere Wilson Anderson, che gli aveva assassinato il figlio.


Deadwood Dick n. 3, settembre 2018. Disegno di Mastantuono



Il 31 marzo 1875 Longley uccise Anderson mentre stava lavorando nei campi, e i due fratelli fuggirono a Nord verso il Territorio Indiano. A luglio, James Longley ritornò nella contea di Bell e si consegnò alla giustizia; fu in seguito prosciolto da ogni accusa per l’omicidio di Anderson; tuttavia, Bill Longley rimase un ricercato. Nel novembre 1875 Longley uccise George Thomas nella Contea di McLennan, poi cavalcò a sud nella Contea di Uvalde, dove, nel gennaio 1876, uccise William (Lou) Shroyer in uno scontro a fuoco. Nel febbraio 1876 Longley era mezzadro per il reverendo William R. Lay nella contea di Delta, in Texas. Una disputa con uno del luogo riguardo a una ragazza portò all’arresto di Longley; tuttavia, il carcere non poteva trattenerlo. Ben presto diede fuoco a tutto e fuggì. Un resoconto dice che Longley era interessato alla stessa ragazza del nipote del reverendo Lay e che il reverendo stava cercando di fuggire da Wild Bill: il 13 giugno 1876 sparò e uccise il reverendo mentre stava mungendo una mucca. Longley poi si diresse verso la Louisiana per nascondersi finché le cose non si fossero calmate in Texas.





Tuttavia, il lungo braccio della legge si estese e Bill fu catturato nella Parrocchia DeSoto, in Louisiana (in questo Stato le "parrocchie" hanno funzioni amministrative simili a quelle che negli altri Stati sono le contee), dallo sceriffo della contea di Nacogdoches, Milton Mast. Longley fu restituito alla contea di Lee per essere processato per l’omicidio di Wilson Anderson. Dal carcere Bill iniziò subito a scrivere lettere ai giornali raccontando loro le sue avventure di vita e sostenendo di aver ucciso 32 uomini.





Scrisse anche al governatore, chiedendo clemenza. Nella sua lettera dichiarò che a John Wesley Hardin, il più infame sicario che il Texas abbia mai partorito, diedero solo venticinque anni di prigione per le sue quaranta uccisioni. Perché allora, voleva sapere Longley, lui sarebbe stato mandato sotto al boia? Il governatore non rispose. Il 5 settembre 1877, i giurati della contea di Lee deliberarono solo un'ora e mezza prima di condannare William a morte per impiccagione. Mentre veniva fatto appello, Longley fu trasferito a Galveston, in Texas, dove le autorità ritenevano che sarebbe stato più al sicuro dalla folla inferocita di amici, parenti e conoscenti delle sue vittime.





Nel marzo 1878 la Corte d’Appello confermò la condanna e presto Wild Bill fu rimandato a Giddings, in Texas, per essere impiccato. Dopo essere stato battezzato nella Chiesa cattolica l’11 ottobre 1878, davanti a una folla di migliaia di persone a Giddings, in Texas, Longley fu condotto al cappio del boia dallo sceriffo della contea di Lee, James “Jim” Madison Brown (1838 – 1892).




Durante i duri anni della Ricostruzione, Jim Brown fu coinvolto nel gioco d’azzardo e nelle corse di cavalli. Trovandosi a proprio agio su entrambi i fronti della legge, incontrò e giocò con quattro dei più famosi pistoleri dello stato del Texas: Bill Longley, Ben Thompson (1843 – 1884), Phil Coe (1839 – 1871) e John Wesley Hardin.
Quest'ultimo nel 1870 viveva vicino a Brenham, nella Contea di Washington. Sentiva che il paese stava diventando troppo pericoloso per lui a causa degli sforzi del capitano McNelly dei Texas Rangers, e così scrisse nella sua autobiografia:
Ho abbandonato il mio interesse per il raccolto e ho iniziato una nuova vita di vagabondaggio. Sono andato a Evergreen, a circa 40 miglia da Brenham, dove si svolgevano corse di cavalli; la città era piena di duri; c’erano Bill Longley e Ben Hinds, come anche Jim Brown, che in quei giorni correvano all’aperto e per le strade quando il tempo lo permetteva.
Proprio durante questo periodo Jim si stava affermando come fantino; corse con successo nelle contee di Gonzales e di Travis. Si affermò come un eccellente giudice di cavalli e nei suoi ultimi anni divenne ricco grazie alle vincite nelle corse. Il necrologio di Jim fu stampato il 7 settembre 1892 sul quotidiano "Daily News", pubblicato a Galveston, in Texas. Diceva:



Nick Raider n. 121, giugno 1998. Disegno di Mastantuono



Mr. Brown era stato per otto anni sceriffo della Contea di Lee e durante la sua carriera di ufficiale della legge aveva una reputazione invidiabile di servitore pubblico coraggioso ed efficiente. Si dice che, durante il periodo in cui era sceriffo, catturò e assicurò la condanna di più criminali di qualsiasi altro sceriffo dello Stato. Jim Brown è conosciuto in lungo e in largo per il suo coraggio, e il suo nome è diventato sinonimo di terrore per i desperados e i trasgressori della Legge nella sua zona. Lo sceriffo Brown era un po' al di sotto dell’altezza media, aveva una corporatura squadrata, portava una barba castano chiaro e aveva un’espressione estremamente dolce nella, sapendo di essere un uomo di grande coraggio e assolutamente privo di paura.
Lo sceriffo Jim Brown fu rieletto quattro volte, e rimase di ruolo per otto anni. Lasciò l’incarico nel 1884. 
Fu sepolto il 10 settembre 1892 nel cimitero di Oakwood, a Fort Worth, in Texas. Altre famose figure del Far West sepolte nello stesso luogo sono John Slaughter (1841 – 1922), Luke Short (1854 – 1893), e “Long-haired” Jim Courtright (1848 – 1887).
Con lui in carica il 5 settembre 1877 Longley fu condannato a morte; l’impiccagione del noto fuorilegge avvenne l’11 ottobre 1878 davanti a una folla di migliaia di persone.






Avendo senso dell’umorismo, Longley disse loro di riparare una certa tavola prima di salire i gradini, affermando che avrebbe odiato inciampare e spezzarsi il collo. Davanti alla folla di circa 4.000 persone, Longley affermò di aver ucciso solo otto uomini. Prima che Brown lo facesse piombare giù, mandandolo incontro alla morte, Longley alzò la mano e disse:
Mi sono meritato questo destino. È un debito che devo pagare per una vita selvaggia e spericolata, durata così a lungo!
Quindi fece un cenno al boia e fu spedito verso la morte attraverso la botola.
Tuttavia il fato si mise di traverso; per colpa di un boia inesperto la corda si allentò e Longley atterrò sui propri piedi sotto al patibolo; questo gli allungò la vita per i pochi minuti necessari a correggere tale imbarazzante situazione; immediatamente lo sceriffo e molte delle guardie si precipitarono sotto la forca e tennero i piedi di Bill sollevati da terra in modo che la fune potesse strangolarlo.
Il “Galveston Daily News” del 12 ottobre 1878 descrisse così l’impiccagione:
Il cappuccio nero è stato posizionato, la corda aggiustata, con le parole "Tutto pronto" e alle 14:37 il corpo cadde, per due metri, come previsto. La fune però scivolò sulla trave, e il corpo continuò a cadere fino a che i piedi toccarono la terra; lo sceriffo Brown e un su aiutante lo afferrarono, lo sollevarono e lo rimisero di nuovo in posizione, lasciando il corpo correttamente sospeso. Due gemiti sfuggirono dalle labbra del condannato, le braccia e i piedi si sollevarono sollevati tre volte, e dopo essere rimasto appeso undici minuti e mezzo fu dichiarata la morte.



Tex n. 145, novembre 1972. Disegno di Galep


La vita di Bill Longley è sintetizzata al meglio sul pannello nero del sito storico che identifica la sua tomba. Fuorilegge del Texas, Bill Longley proveniva da una famiglia rispettabile, ma il suo brutto temperamento, la sua passione per i liquori e le condizioni sociali instabili durante la Ricostruzione lo portarono a diventare uno dei più temerari pistoleri del suo tempo. Si dice che abbia ucciso 32 persone prima della sua cattura nel 1877.
Andava sempre a cavallo, mai in treno perché qualcuno poteva riconoscerlo e telegrafare in anticipo dove gli uomini della legge potevano aspettarlo. William Longley era di una razza particolare, un solitario, non un ladro come Sam Bass.

Quando si parla del Selvaggio Vecchio West, c’è stata la tendenza a sorvolare e trascurare i fatti per rendere più affascinanti i pistoleri attraverso il mito e la leggenda. Sia Jesse James (1847 – 1882) che Billy the Kid (1859 – 1881) sono stati impropriamente ritratti come “Robin Hood”, figure nobili che si erano rivolte al crimine a causa di una grande ingiustizia sociale. Ma c’erano alcune figure che possedevano davvero un animo leggendario e si dimostrarono tali in tempi pericolosi. Wild Bill Hickok (1837 – 1876) era proprio una figura del genere e tutte le prove lo sottolineano.
Tuttavia, quando vengono esaminati i fatti, “Bloody Bill” Longley non passa inosservato. Il suo unico vero scontro a fuoco con Lou Shroyer nel Dry Frio Canyon è iniziato come un tentativo di agguato e si è trasformato in uno scontro a fuoco solo perché Shroyer aveva capito cosa stava succedendo.



Zagor n. 58, luglio 2009. Disegno di Ferri

Gli altri omicidi di Longley, come l’agguato del reverendo Lay mentre stava mungendo una mucca, riflettono più accuratamente la natura dell’uomo e suggeriscono fortemente che lui era solo un assassino a sangue freddo, non un leggendario pistolero. Numerosi miti e leggende sono cresciuti sulla figura Longley, cose che non possono essere verificate da nessuna fonte contemporanea. Molte di queste leggende risalgono a racconti che Longley stesso narrava mentre era imprigionato in Giddings nel 1877. Alcune di queste storie sono probabilmente false, mentre altre potrebbero essere vere, ma mancano di prove corroboranti. Le bugie di Longley sembrano essere state motivate in parte dal suo desiderio di rivaleggiare con la reputazione di John Wesley Hardin come assassino. Longley si indignò quando scoprì che doveva essere messo a morte, mentre Hardin era stato condannato a venticinque anni di prigione. La storia più chiaramente falsa raccontata da Longley fu quella di essere stato catturato e linciato nel 1869 insieme a uno della banda di fuorilegge di Cullen Baker (1835 – 1869), e di essere sopravvissuto quando un colpo fortunato tagliò la corda con la quale era stato impiccato, unendosi poi ai banditi di Baker. Dato che Baker era morto e la sua banda si era dispersa all’epoca in cui Longley sosteneva che ciò fosse accaduto, la storia non può essere verificata. Non ci sono prove contemporanee a sostegno del fatto che Longley abbia ucciso un miliziano nero nel Vecchio Evergreen nel 1866 per aver insultato suo padre, o che abbia sparato a otto uomini di colore a Lexington nel 1867 per vendicare la perdita di una scommessa alle corse di cavalli. Inoltre, Longley avrebbe avuto rispettivamente 14 e 15 anni al momento dei presunti incidenti. Vere o false, tali storie sono coerenti con il ben noto carattere razzista di Longley, a cui, usando le sue stesse parole, gli fu insegnato a credere che fosse giusto uccidere tali negri impertinenti. Anche la veridicità del racconto di Longley sull'uccisione di Rector mentre era in viaggio verso il Wyoming nel 1870 è difficile da appurare.





La maggior parte della gente diceva che era un assassino, ma nelle sue lettere Bill confessò:
La gente continuava a intromettersi e avevo semplicemente bisogno di uccidere.
Prima di morire Longley si pentì e spinse gli altri a evitare il suo esempio. La sua tomba era una volta fuori dai confini del cimitero. Adesso Bill Longley è sepolto all'interno del cimitero di Giddings, a ovest di Giddings, in Texas, sul lato sud.







Wilson Vieira

N.B. Trovate i link alle altre puntate della Storia del West su Cronologie & Index!

DOG TIME!

di Filippo Pieri

Sulla "Settimana Enigmistica" n. 4538 del 14 Marzo 2019, a pagina 29, all'interno delle "Parole crociate" n. 38105, c'è una citazione bonelliana. Infatti il 31 orizzontale chiede: Il Dylan dei fumetti.


N.B. Trovate i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News!

domenica 12 maggio 2019

DEMONS: KINGDOM OF DARKNESS by ANDREA GALLO LASSERE, SIMONA SIMONE, LOLA AIRAGHI!





Caratteristiche tecniche dell’albo e distribuzione:

Dèmoni – Il Regno delle Tenebre (Rustblade Comics #1)
(21x29,5. 32 pp. b/n e col.) – (Rustblade Records

Sceneggiatura e dialoghi: Andrea Gallo Lassere
Disegni e copertina: Simona Simone
Illustrazione interna a colori: Lola Airaghi

Lettering: Simona Valentina Tornabene

L’edizione italiana sarà disponibile da fine giugno in tutte le Fumetterie, distribuito da “Terminal Video” – Demoni Soundtrack Deluxe Edition + Comic Book + Poster: 19,90 €

Demons – Kingdom of Darkness (Rustblade Comics #1)
(21x29,5. 32 pp. b/n e col.) – (Rustblade Records)

L’edizione internazionale in lingua inglese sarà distribuita da Audioglobe Worldwide distribution.



Descrizione del prodotto / Product Description

Deluxe edition and definitive release of the Iconic Horror Film soundtrack firmed by Claudio Simonetti for the Horror/Gore movie Demons by Dario Argento and Lamberto Bava. The lower tones as the main characters move through the dark theater give a distinctly ‘creepy’ air to the movie. A distinctly fightening melody characterizes the ‘transformation’ sequences as the 2nd prostitute slowly becomes a demon. The same melody appears throughout the film in different places. Special Edition Contains The Soundtrack and a Bonus CD with remixes by Ohgr (Skinny Puppy), Leather Strip, Bahntier, plus Original Comic Book “IL REGNO DELLE TENEBRE” and Poster



ABOUT COMIC BOOK

Ingrid Haller è una famosa scrittrice. Sogna i Dèmoni e li racconta nei suoi libri.
Dopo la presentazione del suo ultimo lavoro, “Kingdom of Darkness”, si recherà verso la metropolitana e, in una notte di vero e proprio delirio di sangue, troverà i suoi incubi ad attenderla all’ultima fermata. Dieci anni dopo le vicende narrate in Dèmoni e Dèmoni 2…
L’Incubo ritorna!, la collana antologica “Rustblade Comics”, ideata da Stefano Rossello, presenta un nuovo e corposo capitolo a fumetti in omaggio ai film cult diretti da Lamberto Bava.
Andrea Gallo Lassere e Simona Simona (reduci dal successo di Dawn of the Dead – Hotel La Muerte), vi mostreranno il confine tra incubo e realtà, accompagnandovi nel luogo in cui il Male ha origine nella sua forma più pura.
Ad aprire le porte demoniache è la sublime illustrazione realizzata dalla disegnatrice e illustratrice bonelliana Lola Airaghi (Brendon, Dylan Dog, Morgan Lost).
Una storia claustrofobica fatta di gore e fiumi di sangue, da leggere e ascoltare assieme alla colonna sonora realizzata dai Claudio Simonetti’s Goblin



TRACKING LIST

CD1 ORIGINAL SOUNDTRACK

01. Demon
02. Cruel Demon
03. Killing
04. Threat
05. The Evil One
06. Out of Time
07. Demon (Reprise)
08. Demon’s Louge (Previously Unreleased Song)
09. Demon – Demo Version – 1985
10. Killing – Demo Version -1985
11. Demon – Demo played on Piano – 1985
12. Demon – Simonetti Horror Project version – 1990
13. Demon – Daemonia Live Version – 2002


CD2 THE SOUNDTRACK REMIXED

01. Demon (Remixed by OHGR)
02. Cruel Demon (Remixed by Cervello Elettronico) 03. Killing (Remixed by Simulakrum Lab)
04. Threat (Remixed by The Devil And The Universe) 05. The Evil One (Remixed by :Bahntier//)
06. Out of Time (Remixed by Needle Sharing)
07. Demon (Reprise) (Remixed by Leæther Strip)
08. Killing (Remixed by Chris Alexander)
09. Demon (Remixed by Creature from the Black)
10. Killing (Remixed by Dope Star Inc)
11. Demon (Simonetti Horror Project Version)



Italian and English Version:

Comic Book ITA: 8 € (fumetto singolo: solo online)

Comic Book ENG: 8 € (fumetto singolo, solo online)

DEMONS – THE SOUNDTRACK REMIXED VINYL + COMIC BOOK (OUT IN JUNE): 22,90 €
DEMONS – SOUNDTRACK – DELUXE EDITION + COMIC BOOK (OUT IN JUNE): 19,90 € 
DEMONS – SOUNDTRACK – DELUXE EDITION + FUMETTO ITA (OUT IN JUNE): 19,90 €


N.B. Trovate i link alle altre novità su Interviste & News!

venerdì 10 maggio 2019

SEMPRE DALLA PARTE DEI PERDENTI: BADOFF, LO SPIN OFF DEI PIRATI DELLA MAGNESIA!


di Filippo Pieri

Da qualche parte nel mondo c’è una sconfitta per ognuno. Alcuni sono distrutti dalla sconfitta, altri diventano più piccoli e meschini per una vittoria. La grandezza è di chi trionfa in egual modo sulla sconfitta e la vittoria...

Questo diceva John Steinbeck.


La cover dell'albo


Il fascino dei perdenti è innegabile, perché chi perde suscita sempre simpatia. Lo spettatore che segue Wile E. Coyote o Fantozzi sa che il finale, non dovendo per forza essere lieto, è imprevedibile e tutto può succedere.
A questa categoria appartiene Badoff, il primo spin off dei Pirati della Magnesia, il libro uscito nel 2018 per le edizioni Periscopio. Lo "spin off", che in italiano si traduce in "scorporo", si ha quando una serie ha così successo generarne un altra. Star Trek, per esempio, la serie di fantascienza creata nel 1966 da Gene Roddenberry, ha avuto già cinque spin off, oltre a innumerevoli film. Oppure può essere, come nel caso di Young Sheldon, lo spin off del telefilm The Big Bang Theory, incentrato su uno dei personaggi che ha avuto più successo, come Sheldon Cooper.Nel nostro caso Badoff (diminutivo di badly off ovvero "malandato") era apparso nel primo episodio dei Pirati della Magnesia, quando il loro capitano era Amaranta, la nipote del Corsaro Rosso. Quando colei abbandona tale ruolo per passarlo a Sambukan, Badoff lascia l’equipaggio e lo ritroviamo solo qualche tempo dopo.

Matita del primo episodio


Questa avventura si colloca appunto in questo periodo, quando il nostro professore esperto in “incompetenza applicata e tecniche di fuga", vive nascosto nei sotterranei della nuova Magnesia in attesa del grande colpo, che lo sistemerà per sempre. Nonostante che nella serie principale non manchino i riferimenti alla contemporaneità - con Capi di Stato farlocchi, riferimenti alla giustizia taroccata, l’informazione addomesticate dall’invadenza della televisione, e amorazzi balneari che strizzano l’occhio al lettore - in questa serie si è scelto una comicità più immediata e universale, che possa essere apprezzata anche dai bambini.

Sambukan e Badoff si ritrovano dopo tanto tempo

Il grande Marty Feldman


Lo stesso Badoff, disegnato pensando a Martin Feldman, con il naso schiacciato e i suoi bulbi oculari prominenti e divergenti, è una maschera che genera divertimento nel solo guardarla. Completano l’albo altri due personaggi presenti nel libro dei pirati, ossia il milionario Pippo Laido e sua moglie Kationa.Infine la frase ricorrente di Badoff, Opperbak, oltre a essere una contrazione di “o perbacco”, è anche un omaggio a un grande autori di fumetti, Carl Barks l’Uomo dei Paperi, così chiamato per aver a lungo collaborato con Walt Disney creando moltissimi personaggi.Se questa albo avrà un seguito al momento non possiamo dirlo, anche se naturalmente me lo auguro... Infatti, come accadde per il libro deiPirati, il primo episodio si può scaricare gratuitamente dal sito dell’editore, e se incontrerà il gradimento dei lettori si andrà avanti.


Filippo Pieri

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IL DYLAN... FACILITATO!

di Filippo Pieri

Sulla "Settimana Enigmistica" n. 4543 del 18 Aprile 2019, a pagina 9, ci sono le "Parole crociate facilitate". Il 6 verticale chiede: il Dylan investigatore dei fumetti.




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SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 58

di Saverio Ceri

Con gli episodi di questo cinquantottesimo albo, la collana Tex Classic inizia a ristampare la Serie Smeraldo, ovvero la decima "stagione" della collana del Tex, ma anche la quarta serie degli Albi d'Oro la collana quindicinale di ristampe che per la prima volta proponeva le tavole di Tex nel formato odierno. 
Tra i sei albi a striscia contenuti in questo Classic, editi tra maggio e giugno del '55, è il quarto, La vendetta di Tex, su cui concentriamo la nostra attenzione: l'immagine di copertina fa riferimento al duello tra Tex e Volpe Rossa, il figlio di Corvo Giallo, capo dei Piutes, ovvero l'indiano che da il titolo a questo 58° Classic. Qui sotto una bella immagine di quella cover reperita sul sito www.collezionismofumetti.com


La stessa situazione con i dovuti ritocchi all'immagine, che ci regalano qualche roccia e un paio di tee-pee in più, è stata utilizzata nel 1957 anche come copertina della raccoltina numero 40 della seconda serie, che eredita dalla striscia del '55 anche il titolo.


Sempre del 1957 è l'Albo d'Oro che ripropone in copertina la stessa situazione. Rispetto alla versione apparsa sulle strisce Volpe Rossa non è più mancino, ma costringe pur sempre Tex sulla difensiva. Proprio da questa cover deriva l'immagine utilizzata come copertina per il Classic 58. Qui sotto vedete entrambe le versioni.



Un'altra copertina texiana deriva dalla stessa situazione: quella del tredicesimo volume della Collezione Storica a Colori di Repubblica, opera di Claudio Villa. L'autore comasco per raccontare la sua versione della vicenda parte direttamente da una vignetta dell'episodio, quella qui sotto, tratta sempre dal quarto numero della serie Smeraldo.
Per essere pignoli, in realtà Villa sceglie di immortalare lo scontro un'istante prima rispetto alla vignetta originale, quando il pugno di Tex ancora non è andato a segno. Per il resto la posizione di Aquila della Notte e di Volpe Rossa è praticamente la solita.


Appuntamento alla prossima puntata.

Saverio Ceri

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