martedì 9 giugno 2026

BONELLI IN DIGITALE - PUNTATA # 14

di Giampiero Belardinelli





Introduzione

In questa tipica avventura nolittiana, Zagor finisce al centro di una caccia al principe Alexis e al conte Boris, tra falsi emissari dello Zar, doppi giochi, avidità e una comunità russa nascosta oltre i confini di Darkwood. Ne nasce un racconto fitto di colpi di scena, ambientazioni nordiche e tensioni politiche, che conduce fino allo scontro finale con il dispotismo del conte Boris. Ho scelto di rileggere una storia meno celebrata della golden age – secondo me da riscoprire – perché conserva ancora oggi un fascino narrativo notevole. Guido Nolitta dimostra qui una grande abilità nel fondere avventura, ritmo e costruzione psicologica dei personaggi, mentre Franco Donatelli accompagna il racconto con tavole solide ed evocative, capaci di dare spessore sia agli spazi innevati sia alla varietà dei protagonisti. L’avventura uscì negli albi Zenith 176-179 (ZG 125-128), tra il dicembre 1975 e il marzo 1976.





Il colonello Potosky


La trama

Al Forte Twin Rocks arrivano uomini guidati dal colonnello Potosky, sulle tracce del conte Boris e del principe Alexis, esuli dalla colonia russa di Novograd in Alaska. Si presentano come inviati dello Zar, ma poco dopo giunge un secondo gruppo guidato da un certo Korsakoff, che accusa Potosky di essere un sicario mandato a uccidere Alexis e Boris. Zagor, già al Forte con Cico, si unisce a lui, ma scopre presto che anche Korsakoff è un impostore interessato alla corona di Novograd. Quando arrivano i veri Cosacchi, tutti vengono condotti a Borisgrad, dove si scopre che Dimitri Zukoff era solo un sosia del principe Alexis. Zagor tenta la fuga, finisce nella fossa della morte, ma viene salvato grazie all’aiuto di Alexis, di Doc, dei trapper e dei Mohawk. La rivolta finale travolge gli uomini di Boris, che tenta un ultimo tradimento prima di essere ucciso da Rochas. Alla fine, Alexis sceglie di unirsi ai trapper di Darkwood.


Ivan Korsakoff



Una frontiera insolita

Il motore dell’avventura nasce da un grande classico del racconto d’azione: la valle irraggiungibile che custodisce una comunità fuori dal mondo. Nolitta riprende questo schema e lo sposta in una dimensione insolita per Zagor, inserendo nella frontiera americana una colonia russa che altera in parte lo scenario narrativo abituale di Darkwood. È una trovata molto efficace, perché amplia l’orizzonte della serie senza snaturarla. Dopo aver portato nella foresta personaggi e immaginari lontani come i sicari indiani e i samurai, l’autore introduce anche i Cosacchi, aggiungendo un ulteriore elemento esotico e insieme storico. Il risultato è un racconto che combina il gusto dell’avventura popolare con un impianto quasi da romanzo d’appendice, dove il senso della distanza, del mistero e dell’eccezione resta sempre vivo.

I Cosacchi del Don



Suggestioni cinematografiche e figure in scena

Nolitta dichiarò di essersi lasciato suggestionare dal film Il mondo nelle mie braccia del 1952, con Gregory Peck e Anthony Quinn, e questa matrice cinematografica si avverte chiaramente. La storia funziona come un meccanismo ben calibrato, in cui si intrecciano tradimenti, spie, sicari, avidità, usurpazioni e identità ambigue. In apparenza i personaggi sembrano muoversi nel perimetro dei cliché del genere avventuroso, ma la scrittura di Nolitta impedisce loro di restare semplici maschere. Potosky, per esempio, è più di un sicario: la sua fedeltà cieca alla missione lo rende una figura dura, quasi tragica nella sua ostinazione. Korsakoff, al contrario, incarna un opportunismo meschino e corrosivo: si presenta come patriota, ma si rivela per quello che è davvero, cioè un uomo dominato soltanto dal desiderio di arricchirsi. È anche attraverso personaggi come questi che Nolitta trasforma un intreccio di genere in una riflessione, nemmeno troppo nascosta, sulla debolezza morale e sull’avidità umana.

L'avidità di Korsakoff lo porterà a breve alla morte



Il potere, la violenza, il comando

Al centro dell’avventura, però, ci sono soprattutto il conte Boris, il principe Alexis e Zagor. Boris è la rappresentazione di un potere che si regge sulla sopraffazione: un uomo che vuole riprendersi ciò che ha perduto e che concepisce il comando come dominio assoluto sugli altri. In lui la violenza non è soltanto uno strumento pratico, ma una vera idea del mondo. La tortura, per esempio, non serve solo a eliminare il nemico, ma anche a spezzarne la dignità. In questo senso Boris è molto più di un antagonista tradizionale: è il portatore di un pensiero politico e morale fondato sulla crudeltà. Nel racconto la distorta concezione della vita del conte viene esplicitamente messa in scena anche attraverso le parole rivolte al principe Alexis: Nessun regnante può reggere le sorti di un popolo senza essere pronto a usare sistemi sanguinari o crudeli...

Il conte Boris



Zagor e l’idea di giustizia

A questa idea del potere si oppone, in modo quasi speculare, la figura di Zagor. Anche lui, per certi aspetti, è una forma di sovrano, ma di tutt’altro tipo: non governa attraverso la forza imposta, bensì attraverso l’autorevolezza conquistata sul campo. Il titolo di re di Darkwood non ha nulla di monarchico in senso stretto; è piuttosto il riconoscimento simbolico di una funzione di equilibrio, difesa e giustizia. Proprio per questo Zagor rappresenta l’alternativa più netta al modello incarnato da Boris. Nel finale, quando trapper e Mohawk marciano insieme per liberarlo, il racconto visualizza in modo molto chiaro questa idea: Darkwood funziona come uno spazio utopico in cui la convivenza tra mondi diversi diventa possibile grazie a una guida morale, non a un dominio. È anche in passaggi come questo che si capisce perché Zagor abbia saputo imporsi, nell’immaginario dei lettori, come una figura quasi leggendaria.

La leggenda di Zagor



Alexis tra libertà e destino

Alexis è forse il personaggio in cui affiora con maggiore evidenza una componente autobiografica o, almeno, una sensibilità molto vicina a quella di Nolitta. Non desidera il potere, non sogna il comando, non si riconosce nel ruolo che gli è stato assegnato. Cerca invece una forma di libertà personale, quasi privata, che passa dal rifiuto delle convenzioni e delle gerarchie. Per questo rimanda ad altri personaggi nolittiani segnati dalla stessa insofferenza verso i vincoli imposti. Pensiamo a Smiling Joe e soprattutto a Wandering Fitzy. Il suo fascino sta proprio qui: Alexis non è un principe romantico in senso tradizionale, ma un giovane che intuisce quanto il privilegio possa trasformarsi in prigione. Le sue parole, e il dialogo con Zagor, rendono bene questa tensione tra destino sociale e desiderio di autenticità, facendone una figura sorprendentemente moderna. […] Mentre, non visto, osservavo le sue modeste occupazioni [Alexis si riferisce a Dimitri Zukoff, N.d.R.], i gesti rituali della sua vita di tutti i giorni... bene, in quel momento io ho invidiato quel giovane che nella sua povertà e nella sua umiltà era sicuramente più libero e felice di me! dice Alexis. In quanto a questo, mi trovi completamente d’accordo, Alexis! O devo continuare a chiamarti principe? risponde Zagor. Per carità! Odio quel titolo, come odio tutte queste cose che mi circondano quali tangibili simboli del destino che mi attende.





Una piccola contraddizione dell’eroe

Se c’è un limite nel racconto, sta forse nel modo in cui Nolitta, a volte, continua a lasciare a Zagor qualche ingenuità di troppo. Il punto più evidente è il finale, quando l’eroe cade nel tranello del conte Boris in una maniera che contrasta con la statura quasi eccezionale costruita fino a quel momento. È come se l’autore oscillasse ancora, almeno in certi passaggi, tra un protagonista più grande della vita e una figura più esposta all’errore, quasi vicina alla tradizione dell’eroe ingenuo. Si tratta di una sfumatura interessante, ma qui finisce per creare una piccola frizione interna al personaggio. Non a caso, la gestione editoriale di Boselli e Burattini (intrapresa dal 1994 in poi) tenderà a rendere Zagor più coerente con l’esperienza accumulata nel corso delle sue avventure.

La fine di un tiranno



Donatelli in digitale

Il lavoro di Donatelli accompagna la storia con grande solidità narrativa. I personaggi sono sempre leggibili, riconoscibili, ben presenti nello spazio della tavola, mentre gli ambienti innevati acquistano un fascino particolare che contribuisce in modo decisivo all’identità dell’episodio. Borisgrad, soprattutto, ha un impatto visivo notevole: sembra emergere da una dimensione sospesa, quasi fiabesca, ma senza perdere concretezza.




Donatelli riesce così a sostenere sia il ritmo avventuroso sia l’atmosfera più rarefatta del racconto, dimostrando ancora una volta quanto il suo contributo grafico sia essenziale nell’economia della storia. La rilettura in digitale sullo schermo del mio laptop esalta l’essenzialità del segno di Franco Donatelli e allo stesso tempo ne conferma la grande qualità. Secondo me, questa è una delle prove migliori dell’autore nato ad Alessandria.

Borisgrad


Giampiero Belardinelli

venerdì 29 maggio 2026

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 241

di Saverio Ceri
con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola.


Nel Classic in edicola troviamo la quinta parte dell'episodio La legge di Roy Bean, di Bonelli padre e Letteri, che ci terrà compagnia ancora per un paio di numeri di questa collana. Le 64 tavole riproposte in questo volume sono state pubblicate originariamente a cavallo tra Tex 119 e 120, usciti rispettivamente a settembre e ottobre del 1970.
La copertina scelta dalla redazione per questo Classic, parrebbe effettivamente ispirata dalla disperata situazione in cui si trovato Tex e Carson nelle prime pagine dell'albo in edicola. In realtà Claudio Villa disegnandola per il miniposter allagato... ops!, allegato a Tex Nuova Ristampa 128, uscito nel febbraio 2005, trasse spunto da una vicenda molto simile, narrata nell'episodio L'aquila e la folgore, di Bonelli e Galleppini, apparso su Tex 207-209 nei primi mesi del 1978. In particolare Villa si rifà alle pagine tra la 50 e la 60 del numero 209, in cui Tex, Carson, e tre avversari si ritrovano tutti intrappolati in un locale sotterraneo che si sta inondando di acqua, con l'unica apertura, chiusa ermeticamente, in cima a una scaletta di legno. A conferma di questa origine vediamo effettivamente, sul lato sinistro dell'illustrazione, una scaletta sormontata da una porta che parrebbe quasi blindata. 
L'illustrazione di Villa è già stata utilizzata, prima d'ora, come copertina, in Croazia e in Brasile. Nel paese balcanico la Libellus l'ha utilizzata nel settembre 2009 per il numero 26 della Tex Biblioteka.


Nel paese sudamericano, i tipi della Mythos l'anno scelta per il numero 103 della Tex Edição Histórica, datato gennaio 2018.


Svelata l'origine della copertina del Classic in edicola, andiamo ora a scoprire la genesi di una copertina storica di Galep che avevamo finora tralasciato in attesa che venisse utilizzata per questa collana. Evento ormai improbabile visto che, da oltre settanta numeri, in redazione hanno optato per utilizzare illustrazioni di Claudio Villa come copertine del Classic. Stavolta, grazie alle ricerche di Bosco e Scremin, scopriamo la "strana" e "incompleta" origine della  copertina del settimo numero della terza collana degli Albi d'Oro, datato giugno 1956. 

La genesi di questa cover è "strana" perché parrebbe che la fonte di Galep per la figura di Tex sia... lo stesso Galep, ma di otto anni prima. La posizione del ranger disegnata nella copertina del 1956 si sovrappone in maniera quasi perfetta a quella di Occhio Cupo in una cover dello stesso Galleppini, ma datata 1948.
 

Lo stile di Galep del 1948, non è ancora quello essenziale e personale raggiunto nell'illustrare Tex per molti anni consecutivi, è decisamente più classico, più curato e fortemente di ispirazione raymondiana, il che probabilmente rende, come dicevamo, "incompleta", almeno per il momento, la ricostruzione dell'origine di questa copertina. Tutto infatti farebbe pensare a una fonte statunitense per la cover di Occhio Cupo e di conseguenza di Tex. Fonte non ancora non individuata da Bosco e Scremin, ma probabilmente da ricercare proprio tra le tavole disegnate da Alex Raymond.


Da segnalare che nel novembre e dicembre del 1959, in quarta di copertina dei numeri 9 e 10 della settima serie degli Albi d'oro, il Tex di questa copertina venne utilizzato per pubblicizzare il debutto della 24a collana a striscia, la Serie Città d'oro, in uscita nella prima settimana di gennaio del 1960. 

Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index. 

venerdì 15 maggio 2026

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 240

di Saverio Ceri
con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola.


Nel Classic in edicola troviamo la quarta parte dell'episodio La legge di Roy Bean, di Bonelli padre e Letteri, che ci terrà compagnia fino al numero 243 di questa collana. Le 64 tavole riproposte in questo volume sono state pubblicate originariamente sulle pagine di Tex 119, uscito nel settembre del 1970.


Non essendoci copertine direttamente riconducibili a queste 64 pagine la redazione ha scelto di utilizzare, per questo 240° Classic, il miniposter realizzato da Claudio Villa per Tex Nuova Ristampa 142, uscito nel settembre 2005. L'illustrazione di Villa in quell'occasione venne ispirata da una vignetta della storia Taglia: 2000 dollari di G.L. Bonelli e Nicolò pubblicata sui numeri 226 e 227 di Tex, usciti ad agosto e settembre del 1979. Per l'esattezza la vignetta in questione è apparsa a pagina 90 del numero 227, e conteneva anche un terzo soccorritore Tiger Jack.


L'illustrazione di Villa è già stata utilizzata come copertina in Brasile e in Croazia. I tipi della Mythos l'hanno scelta per il numero 76 della Tex Edição Histórica, datato gennaio 2009.


In Croazia la Libellus l'ha utilizzata nell'ottobre 2010 per il numero 36 della Tex Biblioteka.


Svelata l'origine della copertina del Classic in edicola, scopriamo ora, grazie alle ricerche, di Francesco Bosco e Mauro Scremin, la genesi della copertina di Tex 119, Senza tregua, l'albo che per primo presentò in edicola le tavole del numero 240 della ristampa quattordicinale a colori di Tex.


Bosco e Scremin ci svelano che se Tex appare particolarmente scalmanato in questa copertina, è perché Galleppini si ispirò a quella di Frank McCarthy realizzata per White Warrior, un paperback della Fawcett; nell'illustrazione del pittore statunitense, infatti, i protagonisti sono due pellerossa sul piede di guerra, di cui uno, un po' più pallido, da il titolo al racconto. 


L'illustrazione è riapparsa in Italia in un altro paio di occasioni, su Tutto Tex e Tex Nuova Ristampa. In entrambe le occasioni il disegno appare modificato con Tex che impugna il suo fucile in maniera diversa della versione originale. Il motivo va ricercato nella gabbia grafica delle due collane di ristampe. Mantenere la posizione originale dell'arma su Tutto Tex avrebbe coperto il numero, mentre sulla Nuova Ristampa avrebbe nascosto maggiormente il Logo. 
   

In Brasile la stessa cover è stata utilizzata due volte per la collana Tex Coleçào, prima sul numero 69 edito dalla editora Globo, poi sul numero 167 pubblicato dalla Mythos. Da notare che prima è stata usata la versione della copertina modificata per Tutto Tex, e solo in seconda battuta quella della collana originale italiana. 
 

Anche in area balcanica, nella ex Jugoslavia, questa illustrazione è stata usata due volte come copertina per la stessa collana, la storica Zlatna Strip Serija. Ma se la versione apparsa sul numero 177 è tutto sommato accettabile, anche se probabilmente ridisegnata, è invece completamente da dimenticare la versione successiva, quella del numero 790, in cui i colori appaiono "fuori controllo", specialmente l'azzurro dello sfondo che invade aree del disegno oltre il dovuto.


Chiudiamo con il trittico di copertine francese, spagnolo e greco. Come sempre la versione ispanica è quella che appare più lontana come colori dall'originale italiana.


Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index. 

venerdì 1 maggio 2026

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 239

di Saverio Ceri
con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola.


Nel Classic in edicola troviamo la terza parte dell'episodio La legge di Roy Bean, di Bonelli padre e Letteri, che ci terrà compagnia fino al numero 243 di questa collana. Le 64 tavole riproposte in questo volume sono state pubblicate originariamente nella seconda metà di Tex 118, e sulle primissime pagine di Tex 119, usciti ad agosto e settembre del 1970.


La copertina stavolta è in completa sintonia con l'albo; è tratta, infatti, proprio da una vignetta che trovate a pagina 39 di questo Classic, quando Tex si appresta a scoraggiare, a suon di piombo, un gruppetto di malfattori che si era messo sulle sue tracce.

Da quella vignetta, Villa realizzò un’illustrazione utilizzata in Italia come Miniposter allegato a Tex Nuova Ristampa n. 72 del febbraio 2002 e, in Brasile, come copertina del 63° numero di Tex Edição Histórica, pubblicato da Mythos nel giugno 2004.


Svelata l'origine della copertina del Classic in edicola, scopriamo ora, grazie alle ricerche, di Francesco Bosco e Mauro Scremin, la genesi di una copertina storica di Tex, che avevamo già incontrato nella puntata 79, quando venne scelta come cover del Classic. Si tratta dell'immagine che apre il 24° Albo d'oro della 5a serie di quella fortunata ristampa  spillata quindicinale. Era l'ultimo numero del 1958.


Bosco e Scremin ci raccontano che per confezionare quella copertina Galleppini si ispirò non a una ma a due vignette, uscite solo pochi mesi prima, nell'autunno del 1958, sulle pagine dell'albetto della Dell Publishing,  The Big Country


L'albo uscito come 946° numero della storica collana Four Colors, è dedicato a racconti tratti o ispirati dal film omonimo con Gregory Peck in uscita in quel periodo degli States. Il film poi giunse anche da noi col titolo Il grande paese. Le vignette, fonte di ispirazione per Galep,  sono opera di Bob Correa e raccontano praticamente la stessa scena. Colui che viene steso dal pugno del protagonista nel primo riquadro, è colui che vorrebbe vendicarsi nel secondo. Per Galleppini diventano due personaggi distinti, uno già "steso" da Tex e uno in corso di "stendimento".



Il risultato è la cover di Tex Albo d'Oro quinta serie numero 24!
La stessa copertina, pressoché identica, ma non del tutto, che quasi un anno dopo apparve pure in Francia, per i tipi della Lug di Lione, sulla serie Rodeo in occasione dell'uscita del numero 97 del mensile transalpino.


Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index. 

venerdì 17 aprile 2026

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 238

di Saverio Ceri
con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola.


Nel Classic in edicola troviamo la seconda parte dell'episodio La legge di Roy Bean, di Bonelli padre e Letteri, che ci terrà compagnia fino al numero 243 di questa collana. In particolare le 64 tavole riproposte in questo volume sono state pubblicate originariamente sulle ultime pagine di Tex 117 e nella prima metà del numero 118, usciti a luglio e ad agosto del 1970.
La copertina stavolta è in completa sintonia con l'albo; è tratta, infatti, proprio dalle prime pagine di questo Classic, quando Tex arriva a Langtry, e trova Carson incatenato a un'albero per volontà del Giudice Roy Bean.


L'illustrazione di Villa proviene dal Miniposter allegato a Tex Nuova Ristampa 71 del gennaio 2002, ed era già divenuta copertina in Brasile in occasione dell'uscita del 64° numero della Tex Edição Histórica pubblicata dalla Mythos nel settembre del 2004.


La stessa scena Villa la racconta in maniera ancor più drammatica nel febbraio del 2008, con un'altra illustrazione, in occasione dell'uscita del 53° volume della Collezione Storica a Colori di Repubblica. Qui Carson risulta decisamente provato della punizione infittagli dal giudice che esercitava la legge a ovest del fiume Pecos.


In realtà, come scoprirete leggendo l'albo, si tratta di una "licenza poetica" che si è preso Villa, per rendere più appetibile l'acquisto della pubblicazione. Il vecchio Carson non si è mai inginocchiato alla legge di Bean; al limite si è messo a sedere.


La stessa copertina, in ogni caso, è stata utilizzata, nel 2016, pure in Norvegia su una pubblicazione simile all'edizione di Repubblica.


Scoperte le origini sia della copertina ufficiale del Classic, che della potenziale seconda scelta, scopriamo ora la genesi della copertina dell'albo che per primo ha presentato in edicola la maggior parte delle tavole contenute in questo Classic, ovvero Tex 118, La legge del più forte.


Come raccontano Francesco Bosco e Mauro Scremin, nel loro primo volume di Western all'Italiana, Aurelio Galleppini si è sicuramente ispirato per quella illustrazione alla copertina del romanzo, scritto da Wade Hamilton, Rimrock Renegade, pubblicato nel 1964 della Pyramid Press. Galep si è limitato a invertite la posizione del bancone del bar dal lato sinistro al destro della copertina.


La stessa cover è apparsa nuovamente nelle edicole italiane in occasione delle classiche ristampe Tutto Tex e Tex Nuova Ristampa, con alcuni piccoli cambiamenti, che si notano sovrapponendo le immagini: Tex leggermente più grande e la posizione dell'avversario, che, con la mano pronta a estrarre l'arma, vista dalla nostra prospettiva, ora sfiora la spalla del ranger. I cambi, visivamente restringono lo spazio dedicato al protagonista, che ora riempie tutto lo spazio tra il bancone e l'avversario.   


Questa storica copertina di Galep risulta usata, anche più volte per la stessa collana, in diverse parti del mondo, a partire dalla Francia. Sia la Lug di Lione che la Semic diciassette anni più tardi usarono la solita copertina, per due diversi albi della stessa collana. Si tratta sei numeri 247 e 458 della serie Rodeo 


Stessa curiosa scelta venne fatta in Yugoslavia, ma specchiando l'illustrazione: questa cover venne usta si per il numero 174 che per il  779 della stessa collana Zlatna Serija. Nella prima stesura, l'avversario di Tex viene spostato a destra, coprendo parzialmente il cappello del ranger bonelliano.    


Anche in Brasile troviamo questa illustrazione nelle due edizioni della serie della Editora Vecchi, con colori quasi completamente differenti dalla stesura originale; e per due volte sulla Tex Coleçào, sia nella gestione Globo che in quella Mythos
La Globo scelse di utilizzare la cover nella versione di Tutto Tex, la Mythos ha optato per il disegno storico del 1970


Pure in Finlandia, questo disegno di Galep è stato utilizzato due volte sulla stessa collana, a distanza di quasi venti anni: sul numero 4 del 1985 di Tex Willer e sulla prima uscita del 2004 della stessa serie. 
In Norvegia invece esiste solo va versione del1985, molto simile alla finlandese.


Nei paesi del Sud Europa, questa copertina è apparsa in Spagna con colori "improbabili" e in Grecia, in versione molto aderente all'originale italiano.


Per finire, spostiamoci a est e arriviamo sul bosforo. Anche in Turchia questa copertina è stata usata due volte, ma completamente ridisegnata da due diversi illustratori locali, prima ribaltata per il 215° numero di Super Teks, poi dal lato giusto per il numero 252 della stessa collana.



Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index.