domenica 13 agosto 2017

VITA E OPERE DI HOWARD PHILLIPS LOVECRAFT - PRIMA PARTE (1890 - 1917)

di Sergio Climinti

Lovecraft visto da Finlay


Prefazione di Francesco Manetti

Uno dei miei progetti a lunga - e forse eterna! - scadenza è un saggio di ampio respiro sulla "visione del mondo" sociale e politica di Lovecraft, uno dei massimi autori americani del XX secolo e uno dei principi mondiali della letteratura fantastica. Prevalentemente autodidatta, come era capitato a Giacomo Leopardi nella Recanati a cavallo fra il Settecento e l'Ottocento, HPL si era "formato da solo", attingendo al nucleo della biblioteca familiare e alle sue mille e mille letture, certo disordinate, seppur spazianti nei più disparati ambiti del sapere. Letture in solitario, dalle quali derivarono scritture in solitario, e spesso scritture per pochi manzoniani lettori. Una sorta di "nerd" ante-litteram, con le sue "fanzine" e i suoi circoli di appassionati, però capacissimo di ampie, profonde e continue relazioni sociali. Il contatto con l'esterno venne tenuto da Lovecraft soprattutto per lettera: un "corpus" immenso, e ancor oggi in gran parte insondato, di ben 100.000 missive! È proprio da questo vasto epistolario che soprattutto traspare - ben più che nei racconti e nelle poesie - come HPL percepiva la realtà, una percezione che sarà l'oggetto del mio futuribile saggio... Nel frattempo vi ricordo che mi sono già occupato due volte di Lovecraft su Dime Web: potete trovare i link nella nostra pagina Biblioteca di AltroveSergio Climinti, uno dei nostri più validi collaboratori al tempo di Dime Press, è già apparso recentemente su queste colonne quando, in un fantastico coro di voci, ha accettato anche lui di rievocare il venticinquennale del Magazzino Bonelliano. Torna adesso, in pompa magna, con la prima parte della sua grande e accuratissima biobibliografia lovecraftiana, che, come leggerete, meriterebbe gli onori cartacei!

Il finale di Baby... It's Cold Inside!, da "The Vault of Horror" 


Introduzione

Nel 2017, per l’esattezza il 15 marzo, sono trascorsi ottanta anni dalla morte di Howard Phillips Lovecraft (1890-1937), scrittore, critico letterario, poeta, saggista, autore di circa centomila lettere che contribuiscono a farne “uno dei personaggi più voluminosamente documentati nella storia dell’umanità”, come riportato da S. T. Joshi (uno fra i maggiori esperti di HPL) nell’introduzione al volume da lui curato H. P. Lovecraft, Autobiographical Writings (1992). Abbiamo deciso di omaggiarlo ripercorrendo la sua vita e parallelamente di proporre un compendio della sua opera narrativa. Tra l’altro, la sua produzione letteraria, quella considerata matura, esordisce nell’estate del 1917, esattamente cento anni fa. Dunque celebriamo una doppia ricorrenza. Lovecraft è stato uno fra i pochi autori che ha influenzato la cultura popolare della seconda metà del novecento, e anche oltre. Molti scrittori, che si sono in seguito affermati nel campo del fantastico, sono stati suoi giovani corrispondenti. Il cinema, la letteratura, l’illustrazione, il fumetto, il settore ludico (con videogiochi, role-playing, giochi con le carte e giochi in scatola) e perfino la musica ne hanno saccheggiato l’immaginario. Questo nonostante in vita non fosse riuscito a monetizzare i frutti del suo lavoro (visse in ristrettezze economiche e morì in miseria) e la fortuna gli arrise solo poco dopo la sua morte, grazie ai tanti estimatori, corrispondenti e colleghi di penna che si prodigarono a raccogliere e a promuoverne gli scritti. Uno su tutti August Derleth, ex collaboratore di "Weird Tales" (storica rivista pulp che pubblicava racconti fantastici, dove scrisse lo stesso Lovecraft) che già nel 1939, insieme con l’amico Donald Wanderei, fondò la casa editrice Arkham House, che ha avuto il merito di pubblicare alcuni autori del soprannaturale di cui si sarebbe altrimenti persa la memoria, salvando dal medesimo destino anche l’opera di Lovecraft.


I mostri di Lovecraft secondo Druillet

Per dare un’idea dell’influenza del “solitario di Providence” solo in ambito fumettistico, basti pensare che il primo tentativo di riduzione a vignette di un suo racconto risale al 1951 e apparve sul n. 17 di "The Vault of Horror" (EC Comics). Il titolo era Baby… It’s Cold Inside!, ispirato alla novella Aria fredda (1926), alla quale seguirono storie analoghe negli anni successivi, editati sempre dalla EC, ma anche dalla Marvel e dalla DC. In Europa, il primo a materializzare i mondi onirici e fantascientifici dello scrittore è stato Philippe Druillet, sia come illustratore, con il tentativo di concretizzare le pagine del famoso Necronomicon, sia come fumettista, a partire dal 1966, con il personaggio di Lone Sloane. Ricordiamo che Druillet fu l’autore il quale, insieme a Moebius, dette vita alla dirompente rivista "Métal Hurlant" (1974-1987), che contribuì non poco a rivoluzionare il nostro media preferito. Sempre nel 1966 anche Satanik, personaggio di Magnus & Bunker, si imbatté nel mondo di Lovecraft, con la storia L’isola dei mostri, mentre è del 1970 Omaggio a Lovecraft, di Dino Battaglia, apparso su "Linus". Si potrebbe continuare ancora a lungo (come non citare Alberto Breccia e i suoi Miti di Cthulhu, nove riduzioni a fumetti di celebri racconti che, a partire dal 1973, furono pubblicati sulla rivista "Il Mago") fino ad arrivare ai giorni nostri. Del 2003 sono Gli incubi di Lovecraft, riduzione a fumetti di alcuni racconti a opera di Horacio Lalia, e Lovecraft, che ha per protagonista lo scrittore stesso in una storia di orrore e romanticismo fra realtà e fantasia, di Hans Rodinoff e Keith Giffen, disegnata da Enrique Breccia. La suggestiva graphic novel Nyarlatothep, di Rotomago e Julien Noirel, è del 2007. Lo scrittore è diventato anche il protagonista di una serie di strisce umoristiche, Il giovane Lovecraft, di José Olivier e Bartolo Torres, che ha esordito nel 2013 ed è in corso di pubblicazione, mentre la miniserie Providence, sovraccarica di stratificazioni e riferimenti lovecraftiani, di Alan Moore e Jacen Burrows, esordisce nel maggio del 2015 e si conclude ad aprile del 2017. I giorni nostri, appunto. Benvenuti nel mondo di H. P. Lovecraft.


Il Lovecraft di Dino Battaglia



Note. 
Per stilare la seguente biobibliografia ho fatto riferimento ai quattro volumi editati dalla Mondadori tra la fine degli anni ’80 e gli inizi dei ’90, "Tutti i racconti" (più volte ristampati) e il volume "Lettere dall’altrove" (1993) una selezione di lettere estratte dal vasto epistolario dell’autore, tutti curati da Giuseppe Lippi. Più il poderoso mammut dedicato a Lovecraft dalla Newton Compton, "Lovecraft Tutti i romanzi e i racconti" (2011, quarta edizione) a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco. Oltre naturalmente a una serie di siti sul web, su tutti "The H. P. Lovecraft Archive", consultato per una più precisa cronologia delle sue opere.
- La sottolineatura che appare nei titoli dei racconti originali (tra parentesi), sta ad indicare il filo comune che li lega al famoso “Ciclo di Arkham”, o “Miti di Cthulhu”.
- I titoli dei racconti non in grassetto sono quelli giovanili, quelli scritti in collaborazione e quelli che destinava ai suoi corrispondenti, che non era interessato a pubblicare.
- La data che compare, a volte, dopo il titolo in lingua originale (che si trova tra parentesi) si riferisce a quella di stesura.
- I racconti scritti in collaborazione sono divisi fra “revisioni primarie” (r. p.) per quei lavori scritti per la maggior parte dall’autore, e “revisioni secondarie” (r. s.) fatte di interventi tesi per lo più a migliorarli. Tali sigle sono riportate tra parentesi, dopo il nome dell’autore che ha lavorato con Lovecraft.
- Il corsivo usato all’interno dei racconti ne individua il testo originale, nella traduzione (la maggior parte dei quali di Giuseppe Lippi) offerta dai quattro volumi della Mondadori sopra indicati.
- Al termine alcuni racconti la parola FINALE avverte il lettore che nelle prossime righe viene svelato il finale della storia. 


Vita e opere di Howard Phillips Lovecraft - prima parte (1890 - 1917)

1890


194, Angell Street


Howard Phillips Lovecraft nasce il 20 agosto, alle nove del mattino, nella casa dei nonni materni (demolita poi nel 1961) situata al n. 194 (che dopo cinque anni cambierà in 456) di Angell Street, a Providence, capoluogo dello stato del Rhode Island. Il nome ufficiale di quest’ultimo è in realtà più lungo, ossia “Stato del Rhode Island e delle Piantagioni di Providence”, forse il nome più esteso di tutti gli stati dell’Unione, ma il più piccolo per dimensione, facente parte delle prime tredici colonie che si dichiararono indipendenti dall’Impero britannico nel 1776. Il padre, Winfield Scott Lovecraft (1853-1898), è rappresentante di commercio della Gorham Silver Company, una tra le più grandi fabbriche manifatturiere d’argento degli Usa. Il bisnonno di Lovecraft, tale Joseph, del Devonshire, arrivò in America nel 1831, in seguito alla vendita da parte del padre Thomas delle sue proprietà, nel 1823. La madre, Sarah Susan Phillips (1857-1921), è la seconda dei cinque figli di Whipple Van Buren Phillips, un uomo d’affari che ha guadagnato una fortuna con le sue proprietà del Rhode Island occidentale e che si è trasferito a Providence nel 1874. Alcuni studiosi, e Lovecraft stesso ne era convinto, fanno risalire l’arrivo della famiglia materna ai tempi della colonia inglese della baia del Massachussets (1628-1691), fondata dai Puritani, ma altri non ne sono così convinti. Di sicuro, i Phillips arrivarono in America molto prima dei Lovecraft: le loro tracce sicure risalgono alla seconda metà del ‘700. Howard fu l’unico figlio avuto da Winfield e Sarah Susan.


1891

Auburndale, Massachussets


I genitori si trasferiscono in un appartamento in affitto ad Auburndale, nel Massachussets.


1892

Louise Imogen Guiney


Oltre che nella cittadina di Auburndale, dove risiedono per due mesi anche nella casa della poetessa Louise Imogen Guiney (1861-1920), i Lovecraft vivono in altri alloggi presi in affitto nella zona di Boston.


1893

La Famiglia Lovecraft


In aprile, durante un viaggio a Chicago, il padre comincia a manifestare i primi segni di squilibrio mentale. In un albergo, afferma di essere stato insultato da una cameriera e che sua moglie è stata aggredita all'interno della loro camera. Viene internato nel Butler Hospital di Providence e interdetto; Albert A. Baker (1862-1959) è nominato suo amministratore. La moglie va a vivere col figlio nella casa dei genitori, una bella villa di tre piani e un ampio giardino, dove vivono anche le sue due sorelle, Lillian (1856-1932) e Annie (1866-1941).


1894

La Nuova Biblioteca Pubblica di Providence, 1906




A quattro anni il piccolo Howard è già in grado di leggere correntemente, e i libri in casa non mancano di certo. Il nonno – che è anche un appassionato di letteratura gotica – ha una vasta biblioteca, dovuta anche alla fusione di due biblioteche ereditate. Così, Howard comincia ad alimentare la sua fantasia grazie ai numerosi volumi ivi presenti. La sua prima passione è per le fiabe, quelle dei fratelli Grimm e de Le mille e una notte.


1896

Night-gaunts, by Khialat


Il 26 gennaio muore la nonna materna e l’atmosfera luttuosa che si respira in casa provoca nel bambino una serie di incubi con protagonisti esseri mostruosi che chiama Magri Notturni (Night-Gaunts). Abitano spesso i suoi sogni, tanto che l’autore ne parla diffusamente in alcune lettere e in alcuni futuri racconti. Scrive in una missiva indirizzata a Rheinhart Kleiner del 16 novembre del 1916: “Nel gennaio 1896 la morte della nonna fece piombare la casa in una cupezza da cui non si sarebbe mai più del tutto ripresa. I vestiti neri di mia madre e delle zie mi spaventavano e ripugnavano a tal punto che, pur di provare un po’ di sollievo, appuntavo loro di nascosto dei pezzetti di stoffa o carta colorata alle gonne. Prima di ricevere qualcuno o uscire dovevano ispezionarsi attentamente le vesti! Fu allora che il mio spirito, giocondo fino a quel momento, cominciò a deprimersi. Avevo incubi orrendi popolati di creature che chiamavo “magri-notturni”, un termine composto di mia invenzione, e una volta sveglio li disegnavo (forse l’idea di questi esseri mi nacque guardando un’edizione di lusso del Paradiso perduto illustrata da Doré). Nei sogni mi portavano in volo nello spazio a una velocità sconvolgente, tormentandomi e pungolandomi con i loro orribili tridenti. […] Nel ’96 la mia unica preghiera, ogni sera, era di farmi restare sveglio e respingere i magri-notturni!”


1897

Annie Emeline Phillips




A 7 anni scopre la mitologia classica, appassionandosi alla grandezza del passato dei greci e dei romani, tanto da arrivare a imparare perfino il latino. È a questo periodo che risale il suo primo componimento in versi, ispirato all’Odissea (The Poem of Ulysses or the Odyssey), e i suoi primi racconti, The Noble Eavesdropper (andato perduto) e The Little Glass Bottle. Si appassiona all’idea di suonare il violino e per due anni prende lezioni private, dopo di che interrompe gli studi, che ritiene troppo noiosi.
Sua zia Annie si sposa con Edward F. Gamwell (1869-1936).


LA BOTTIGLIETTA DI VETRO
(THE LITTLE GLASS BOTTLE)

Appena una pagina per raccontare uno scherzo giocato a una nave, la quale trova un messaggio in una bottiglia al largo della costa australiana, in cui c’è scritto che un’imbarcazione sta affondando e che a bordo vi si trova un tesoro. Una volta arrivati sul posto indicato dalla mappa - appena abbozzata e disegnata dal giovane Lovecraft all’interno del racconto - i marinai trovano un altro messaggio nel quale si afferma che si trattava solo di uno scherzo, ma che verranno risarciti da una cifra pari alle spese affrontate per arrivare fin lì, contenuta in una cassa di ferro che si trova proprio in quel punto, nelle profondità marine.

Personaggi: William Jones, comandante della nave; John Towers, marinaio; John Jones, estensore del messaggio–scherzo.

1898

Winfield Scott Lovecraft


Muore il padre in manicomio, dove era stato internato cinque anni prima. Di lui Lovecraft parlerà poco. Lo ricorderà comunque sempre con un certo rispetto, lodandone la cultura, la conoscenza delle lingue e il suo comportamento “all’inglese”. Caratteristiche che aveva avuto modo di conoscere nei rari momenti in cui gli intervalli di lucidità gli consentivano di trascorrere un po’ di tempo con la famiglia. Scopre la narrativa di E. A. Poe, H. G. Welles e J. Verne, e se ne appassiona. Si avvicina anche allo studio della chimica e dell’astronomia. Segue di rado la scuola elementare e quando non frequenta alcuni insegnanti privati si curano della sua educazione. Nonostante ciò fa amicizia con due compagni di scuola, i fratelli Chester e Harold Munroe, che frequenterà per molto tempo. Continua a scrivere i suoi brevi racconti sui quaderni di scuola. 


LA CAVERNA SEGRETA, O L’AVVENTURA DI JOHN LEE
(THE SECRET CAVE OR JOHN LEE’S ADVENTURE)

Racconto fantastico nel quale un bambino e la sua sorellina, giocando in cantina, fanno crollare un muro oltre il quale si estende un lungo corridoio, alla fine del quale scoprono una caverna. Qui trovano una scatola e una barca a remi. Rimossa la barca dal posto dove era incagliata, un fiume d’acqua comincia a riversarsi nel corridoio. John riesce a salire a bordo della barca e a percorrere il corridoio fino all’uscita, invece sua sorella muore affogata. Nella scatola che è riuscito a portare via con sé, il bambino trova un lingotto d’oro del valore di diecimila dollari. 
Caccia al tesoro con tragedia visti con gli occhi di un bambino di 8 anni.

Personaggi: il bambino John Lee e Alice, la sfortunata sorella minore.


Edzione ebook del "Mistero del cimitero"


IL MISTERO DEL CIMITERO, O LA VENDETTA DEL MORTO
(THE MYSTERY OF GRAVE-YARD OR A DEAD MAN’S REVENGE)

Come recita il sottotitolo (Un racconto poliziesco), si tratta di un giallo, strutturato in brevi paragrafi, o capitoli, numerati da 1 a 12, pieno zeppo di avvenimenti, location e personaggi, nonostante la sua brevità. È in sintesi la storia di un rapimento al fine di ottenere un riscatto, piuttosto ingenuo e senza una spiegazione finale convincente. In pratica, un uomo morto di recente e suo fratello ordivano da anni contro la propria vittima, il parroco, ma il lettore non viene informato sulla motivazione che ha spinto i criminali ad agire.
1899

H. P. Lovecraft a 9 anni ca.




Si fa sempre più forte il suo interesse per le scienze. Attrezza un laboratorio di chimica nel seminterrato di casa e a partire dal 4 marzo tiene un resoconto dei suoi studi, con cadenza settimanale, su un bollettino che duplica con la carta carbone. Lo intitola "Scientific Gazette" e lo porta avanti per dieci anni. Trascorre le vacanze con la madre a Westminster, un comune della contea di Worcester, nel Massachussetts.

Fra il 1898 e il 1902 scrive tre racconti andati perduti, The Haunted House, The Secret of the Grave e John, the Detective.

1900

Sarah Susan Phillips




È vittima dei primi esaurimenti nervosi, che continuano a impedirgli di frequentare la scuola con regolarità. Per alcuni biografi questa situazione è da imputare all’atteggiamento iperprotettivo della madre (a sua volta instabile mentalmente) che, per limitarne le uscite, non si fa scrupolo di dirgli di essere troppo brutto per farsi vedere dagli estranei, consigliandogli di rimanere in famiglia.
Si appassiona alla storia e alla geografia, con una predilezione per l’esplorazione dell’Antartide.

1901

Providence, Cathedral Square (1910)


Si dedica prevalentemente alla scrittura di versi, ispirata soprattutto dallo stile del ‘700 inglese.

1902

Lillian Delora Phillips

Si sposa l’altra sua zia, Lillian, con il dottor Franklin C. Clarke (1847-1915).


LA NAVE MISTERIOSA
(THE MYSTERIOUS SHIP)

Anche questo racconto è strutturato in brevi capitoli (nove), e somigliano tanto a una “scaletta” per una storia da sviluppare ulteriormente. Si tratta semplicemente di una battaglia navale contro alcuni pirati che hanno il loro rifugio al Polo Nord. Ambientato nel 1847, all’inizio il mistero sembra avere il sapore del sovrannaturale, ma poi si scopre subito che è provocato dal passaggio del misterioso brigantino del capitano Ruello, capo di una banda di pirati.

Luoghi: Ruralville, Polo Nord e Madagascar.

Personaggi: Manuel Ruello, comandante del misterioso brigantino; John Griggs, villico scomparso; Henry Jones, marinaio scomparso dalla fregata che ha incrociato il brigantino; Dahabea, nativo del Madagascar, anche lui scomparso; John Brown, altro scomparso ancora.

1903

Un numero del "Rhode Island Journal of Astronomy"


Fin dall’inizio dell’anno l’astronomia comincia ad assorbirlo completamente, tanto che ad agosto comincia a redigere un altro bollettino scientifico su questo tema, il "Rhode Island Journal of Astronomy". Pubblicato anch’esso settimanalmente nel 1902-1903 e riprodotto in carta carbone, viene poi ciclostilato dal 1905. Passa da settimanale a mensile nel 1906-1907 e prosegue fino al 1909.

1904

Whipple V. Phillips



Muore il nonno materno Whipple Van Buren Phillips, al quale Lovecraft era molto legato. Era stato lui a fargli da “guida” fra i volumi della sterminata biblioteca di famiglia. In seguito alle difficoltà finanziarie derivanti dalla sua morte, le figlie sono costrette a vendere la casa di proprietà di Angell Street. Lovecraft e la madre vanno ad abitare in un appartamento sulla stessa via, al numero civico 598. Ecco le parole che usa per ricordare l’evento, sempre nella lettera del 16 nov. 1916 scritta a Rheinhart Kleiner: “Il 28 marzo del 1904 il mio caro nonno morì per un colpo apoplettico e fui privato del mio migliore compagno. Da allora, non sono più stato lo stesso. La sua morte provocò un disastro finanziario oltre a un grandissimo dolore. […] La perdita congiunta del nonno e della casa in cui ero nato fecero di me il più misero dei mortali. Il nonno era un uomo allegro, la cui conversazione mi allietava sempre: ma non l’avrei ascoltata più. La casa in cui avevo vissuto aveva rappresentato il mio ideale di Paradiso e ora stava per essere profanata e trasformata da altre mani. Da quel giorno non ho avuto che un’ambizione nella vita: riacquistare la casa e restituirla al suo splendore, anche se temo di non riuscirci mai. Da dodici anni mi sento un esule.”
Inizia gli studi liceali alla Hope Street High School, ma i suoi esaurimenti nervosi lo costringono a una frequentazione irregolare.

1905

598, Angell Street
598, Angell Street nel 2014 (da Google Street View)




Cade da un’impalcatura ferendosi il capo in modo grave. Sarà oppresso da feroci mal di testa per il resto della vita. Molti biografi attribuiscono anche a questa caduta l’aggravarsi dei suoi esaurimenti nervosi.


LA BESTIA NELLA CAVERNA
(THE BEAST IN THE CAVE, 21 aprile)

Un gruppo di persone si trova in visita alla Caverna del Mammut scortarti da una guida, perché è facile perdersi nei recessi di queste profonde cavità. Molto tempo prima al loro interno si era stabilita una colonia di malati di tisi, nella speranza che l’aria delle grotte potesse giovargli. Perirono tutti. Il gruppo visita anche i resti delle loro capanne. Il protagonista del racconto a un tratto si allontana dagli altri e si perde. Dopo un po’ ode alcuni passi, sembrerebbe un’andatura a quattro zampe, ma la cadenza è irregolare, non ha idea di quale tipo di bestia possa trattarsi. Il panico si impossessa di lui, anche perché non riesce a vedere nulla. Poi gli viene in mente di provare a lanciare nella direzione del rumore dei frammenti di roccia. Riesce così a ferire la misteriosa bestia, che all’arrivo della guida e delle torce elettriche si rivela essere simile a una grossa scimmia bianca, magrissima, che dopo aver bofonchiato qualcosa, muore. Era in realtà un essere umano.

Racconto d’atmosfera ben riuscito, la tensione c’è ed è anche ben gestita. Anche i pensieri e le paure che assalgono il protagonista nel buio più assoluto sono realistici e plausibili. È un racconto che, per qualità, suggestione e senso del mistero, spicca su tutti gli altri racconti giovanili. Lovecraft ha solo 15 anni.

Luoghi: Caverna del Mammut, Green River.


1906

La copertina del numero di "Scientific American" del 25 agosto 1906 dove apparve la lettera di HPL


Il 3 giugno il "Providence Sunday Journal" pubblica una sua lettera contro l’astrologia. In seguito, altre volte entrerà in polemica con vari astrologi accusandoli di ciarlataneria.
Il 25 agosto anche lo "Scientific American" pubblica una sua lettera, stavolta il tema riguarda l’ipotesi di un altro pianeta del sistema solare al di là di Nettuno. Lovecraft esamina le prove degli scienziati e propende a favore dell’esistenza del nuovo pianeta, oltre a suggerire i possibili metodi per scoprirlo. Nel 1930 Plutone verrà fotografato per la prima volta dall’astronomo Clyde Tombaugh.
La lettera del sedicenne HPL, scopritore di Plutone, allo "Scientific American"



Ecco cosa scrivono Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco nel loro libro “H. P. Lovecraft - L’orrore della realtà” (ed. Mediterranee, 2007), una selezione di lettere dell’autore: “Lovecraft coltivò per tutta la vita la passione per l’astronomia. Che non abbia potuto trasformarla in un’attività professionale è stato un guadagno per la narrativa fantastica, ma di certo una perdita per la scienza. Lo testimonia un risultato stupefacente delle sue osservazioni “dilettantesche” del cielo notturno, ovvero la lettera che, a soli quindici anni, scrisse al prestigioso Scientific American, che gliela pubblicò sul numero di agosto 1906, non sospettando certamente l’età del suo autore. In essa proponeva di varare uno sforzo internazionale per verificare l’esistenza di un corpo celeste di dimensioni planetarie al di là di Nettuno. Molti attualmente suggeriscono che tale corpo esista effettivamente, si legge nella lettera. Questo è probabile, dato che Giove e altri pianeti segnano gli afelii di molte comete: e chi scrive ha osservato che molte di queste celesti pellegrine si raggruppano in un punto situato alla distanza di 50 unità astronomiche, dove potrebbe rivolvere un grosso oggetto celeste. Orbene, il corpo transnettuniano, Plutone, venne fotografato per la prima volta il 18 febbraio 1930 da Clyde W. Tombaugh dell’osservatorio Lowell. Gli astronomi lo avevano cercato, con una osservazione a tappeto come quella proposta da Lovecraft, proprio nella fascia in cui lui aveva notato un inconsueto affollamento cometario. Per un astrofilo quindicenne, che scrutava il cielo dal tetto di casa sua con uno strumento da due pollici e mezzo, non è proprio niente male.”
Da luglio a dicembre pubblica altri articoli di carattere astronomico sul settimanale "Pawtuxet Valley Gleaner", che conclude la sua vita editoriale alla fine dell’anno. 
Da agosto inizia a collaborare mensilmente con il "Providence Morning Tribune" e il "Providence Evening Tribune", sempre con articoli dedicati all’astronomia. Queste ultime collaborazioni si protrarranno per due anni, fino al 1908.

1907

Providence, Market Square, 1910 ca.


Scrive il racconto The Picture, andato perduto.

1908

Lawton Valley Falls, fine '800


Un esaurimento nervoso costringe Lovecraft ad abbandonare definitivamente la scuola. Non prenderà mai il diploma.
Passa molto tempo con i suoi amici Ronald Upham, Stuart Coleman e i due fratelli Munroe, con i quali esplora la regione organizzando numerose e lunghe scampagnate in bicicletta. È persuaso dalla madre a smettere di scrivere racconti, perché la donna vede in lui più un poeta che un narratore. Questo fatto lo demoralizza a tal punto da distruggere tutte le storie fino ad allora prodotte, con l’eccezione di sei racconti, quattro brevi risalenti all’infanzia e due lunghi. Racconti che sono stati qui inclusi principalmente per il loro valore biografico, ma anche perché in alcuni di essi si possono notare alcuni spunti, immagini e idee che torneranno nelle storie scritte durante la sua maturità artistica, il che dimostra quanto fossero sedimentate in lui fin da bambino.


L’ALCHIMISTA
(THE ALCHEMIST)


In un antico castello di Francia, Antoine, ultimo dei conti C. ormai novantenne, rievoca il passato della sua famiglia e la strana maledizione che avrebbe colpito tutti i suoi predecessori, i quali non hanno mai raggiunto il trentaduesimo anno di età. Ciò sarebbe attribuito al fatto che nel tredicesimo secolo un alchimista fosse stato ucciso ingiustamente perché ritenuto colpevole della morte di un nobile, in seguito trovato vivo. Allora il figlio, alchimista anche lui, lanciò la nefasta maledizione. In realtà quest’ultimo si è nascosto nei meandri del castello e ha provveduto, negli anni, a eliminare personalmente ogni discendente della casata, grazie a un elisir di lunga vita che gli ha permesso di vivere seicento anni. Antoine lo scoprirà e lo ucciderà, bruciandolo con una torcia.


Luoghi: Francia.

Personaggi: Antoine, protagonista; Pierre, domestico che ha cresciuto Antoine; Michel, chiamato “Mauvais, il cattivo”, alchimista del 1200; Charles le sorcier, figlio dell’alchimista; Godfrey, figlio del conte Henri, scomparso; Robert, Luis, Henri, Armand, Antoine, altri antenati uccisi dalla “maledizione”.

1909

Un laboratorio chimico di fine Ottocento




Inizia a studiare chimica (lo farà per i successivi tre anni) iscrivendosi anche a un corso per corrispondenza, che però non porta a termine a causa dei soliti esaurimenti nervosi. Scrive in proposito: “Fra il 1909 e il 1912 ho studiato per diventare chimico e padroneggiavo con facilità chimica inorganica e analisi, che del resto erano stati fra i passatempi favoriti della mia gioventù. Ma una volta ingolfatomi nella chimica organica, con i suoi spaventosi e noiosissimi problemi teorici e le intricate questioni di isomerismo dei radicali idrocarburi, l’anello del benzene, ecc., ho scoperto di esserne così mostruosamente scocciato che in effetti non riuscivo a studiare più di quindici minuti senza farmi scoppiare un terribile mal di testa e restare prostrato per il resto del giorno.”

1910

Scrive un manuale intitolato Inorganic Chemistry, andato perduto.

1911

Dexter Asylum, Providence, 1911


A causa di una serie di investimenti sbagliati fatti dallo zio Edwin E. Phillips (1864-1918), Lovecraft e la madre subiscono un notevole rovescio economico, dal quale non si solleveranno mai più e che porterà lo scrittore a vivere in povertà per il resto dei suoi giorni.


1912

Come S. T. Joshi inserisce nella sua bibliografia la prima poesia pubblicata di HPL (era contro gli immigrati, soprattutto gli Italiani, che volevano cambiare a Providence il nome di una strada nel loro quartiere)



A marzo pubblica i suoi primi versi sul "Providence Evening Bulletin". In questo periodo scrive componimenti poetici in stile georgiano, che assorbono gran parte dei suoi sforzi letterari. All’inizio risente dell’influenza dello zio acquisito, il dr. Franklin C. Clark. Pubblicherà altri versi sul "Providence Evening News" fra il 1915 e il 1918.

Ha solo ventidue anni, eppure redige il suo testamento.

1913

"The Argosy", luglio 1913



Alcune sue lettere pubblicate nella rubrica della posta della rivista "Argosy" (prima rivista pulp americana) innesca una polemica sui meriti del popolare scrittore Fred Jackson (autore di tediose storie sentimentali che godevano di un certo successo) che lo fanno notare a Edward F. Daas, presidente dell’UAPA (United Amateur Press Association) una organizzazione di scrittori dilettanti.

1914

Una tessera della UAPA



Ad aprile Lovecraft diventa un membro dell’UAPA. È la sua prima apertura verso un ambiente al di fuori della cerchia familiare e amicale di Providence.
È inoltre attivo nel Providence Amateur Press Club, altro gruppo di scrittori dilettanti e appassionati di giornalismo, formato per lo più da studenti delle scuole serali.

1915

Inizia a esercitare il lavoro di revisore di manoscritti altrui. Il suo primo cliente è David Van Bush, poeta e conferenziere, nonché ecclesiastico, che si servirà dell’aiuto di Lovecraft per dieci anni. L’autore si mette anche in società con alcuni amici, nel tentativo di organizzare un lavoro di correzione di testi su vasta scala, ma la maggior parte dei clienti li troverà attraverso incontri occasionali e contatti privati. Quella del revisore sarà la sua unica professione continuativa dalla quale ricaverà la maggior parte delle sue entrate. A titolo di cronaca, solo una piccola parte di queste rientrano nel campo a lui più congeniale, ossia quello del fantastico.
Ultimo numero di "The Conservative" (luglio 1923), autografato da Clark Ashton Smith

Pubblica una sua rivista amatoriale, "The Conservative", con una tiratura di 210 copie, sulla quale scrive saggi e poesie. Ne usciranno 13 numeri, fino al 1923.

Alla fine di aprile muore il dr. Franklin C. Clark, marito della zia materna Lillian, nonché mentore poetico di Lovecraft.

I contatti avuti con alcuni membri del mondo del giornalismo dilettante lo spingono a incrementare la sua corrispondenza, che nel tempo assumerà proporzioni sorprendenti. Sarà l’attività che lo assorbirà di più per il resto della vita, tanto che i biografi hanno stimato a circa centomila le missive spedite dallo scrittore, che vanno dalle semplici cartoline a lunghissime lettere (anche di settanta pagine), scritte nell’arco di venti anni con una media di dodici al giorno. L’epistolario è a tutti gli effetti la sua opera maggiore, oltre che la più varia e complessa. Si va dalla biografia alla politica, dalla filosofia al folklore locale, dalla genesi dei suoi racconti alla Storia, dalle regole di scrittura di un racconto dell’orrore alle riflessioni sulla società, dai sogni (che spesso fornivano materiale per i suoi lavori) all’archeologia, dalla letteratura ai consigli pratici sul risparmio economico, dal sesso alla religione e tanto altro ancora. In pratica, non sembra esserci argomento che l’autore non abbia trattato, contribuendo così a rivelare la sua personale e interessante Weltanschauung.

In estate, durante un convegno a Rocky Mountain (North Carolina), Lovecraft viene eletto vicepresidente dell’UAPA per l’anno 1915-1916. Sull’organo dell’associazione, "The United Amateur", pubblicherà molti interventi critici, qualche racconto, poesie e saggi, fino al 1925.

1916

"The United Amateur", 1917


Sul numero di novembre di "The United Amateur" viene pubblicato un suo racconto giovanile, L’alchimista. L’autore, in una lettera a Frank Belknap Long datata 8 novembre 1923, scrive: “Per quanto riguarda The Alchemist, è stato scritto nel 1908 e non nel 1913, ed è stato pubblicato su 'The United Amateur' nel novembre 1916. Non vale granché, ma te lo invio comunque come documento di storia letteraria. Poco dopo aver composto quel racconto decisi che conoscevo pochissimo la tecnica del narrare efficace e così distrussi tutto con l’eccezione di The Alchemist, appunto, e The Beast in the Cave. Dopodiché rimasi in silenzio per nove anni, alla fine dei quali W. Paul Cook, avendo letto il resuscitato 'Alchemist' su un foglio amatoriale, mi lusingò a tal punto che mi spinse a scrivere The Tomb e Dagon, e da allora in poi il flusso è stato continuo…”

Phillips Gamwell, necrologio



Dunque fu un esponente del circolo dei giornalisti dilettanti che lo esortò a inviargli altri testi sulla falsariga di quello da lui apprezzato. Nacquero così l’anno dopo The Tomb e Dagon che rappresentano i primi racconti della maturità artistica.
Il 31 dicembre muore suo cugino Phillips Gamwell, nato nel 1898, unico figlio di Edward Gamwell e Annie Phillips, la zia materna di Lovecraft. Era il solo membro della famiglia della generazione dello scrittore.

1917

A maggio si offre volontario per arruolarsi nella Guardia Nazionale del Rhode Island ma sua madre, per paura che il figlio parta per la Grande Guerra, interviene e fa in modo che venga respinto come non idoneo. A dicembre viene definitivamente riformato al servizio di leva. Scrive Lovecraft a un suo corrispondente: “Caro Kleiner, mi sento solo e desolato in abiti civili. Praticamente tutti quelli che conosco sono in qualche branca dell’esercito o dei servizi connessi, a Plattsburg o nella Guardia Nazionale… Cercherei di entrarci anch’io se non fosse per l’atteggiamento isterico di mia madre, che non mi fa uscire di casa senza prometterle che non cercherò un’altra volta di arruolarmi!”


Una Guardia nazionale nel 1917


UN RICORDO DEL DOTTOR SAMUEL JOHNSON

(A REMINISCENCE OF DR. SAMUEL JOHNSON)

Racconto ironico in cui Lovecraft finge di avere 228 anni e di aver frequentato diversi personaggi storici vissuti nel 1700. Il Dottor Johnson che dà il titolo al racconto fu uno dei più importanti letterati dell’Inghilterra del ‘700. Scritto rifacendosi allo stile inglese dell’epoca, mette alla berlina un certo tipo di intellettuale. Fa parte di quegli elaborati che l’autore non aveva intenzione di pubblicare ma che faceva circolare tra amici e corrispondenti.

Luoghi: Londra.

Personaggi: moltissimi i personaggi di questo racconto, tra i quali lo scrittore Jonathan Swift, il poeta Alexander Pope, l’attore David Garrick e il dottor Samuel Johnson.


Tra giugno e luglio, dopo un intervallo di nove anni, Lovecraft ricomincia a scrivere racconti.

LA TOMBA
(THE TOMB, giugno)


“Nell’accingermi a raccontare i fatti che hanno portato al mio internamento in manicomio, mi rendo conto che proprio questa circostanza getterà il dubbio sull’autenticità di quello che sto per dire. È una sfortuna, ma è anche una realtà, che la maggior parte della gente abbia un’apertura mentale troppo limitata per valutare con intelligenza i fenomeni rari in cui si imbattono gli individui più sensibili, fenomeni che vanno oltre l’esperienza comune e che in pochi riescono a percepire. Gli uomini di più ampio intelletto sanno che non c’è netta distinzione tra il reale e l’irreale, che le cose appaiono come sembrano solo in virtù dei delicati strumenti fisici e mentali attraverso cui le percepiamo; ma il prosaico materialismo della maggioranza condanna come follia i lampi di visione che a volte squarciano il velo dell’ottica comune e del più ovvio empirismo. Mi chiamo Jervas Dudley e fin dalla prima infanzia sono stato un sognatore e un visionario.”

Edizione Ballantine per "The Tomb" (e altri racconti)



Jervas Dudley, un giovane ragazzo solitario con un amore per il passato, si incuriosisce per la tomba di un’antica famiglia la cui dimora, vicina alla sua, era andata a fuoco molti anni prima. Nel tempo il fascino si tramuta in ossessione e dall’età di dieci anni comincia a recarvisi con una certa frequenza. "La tomba è di granito antico, scolorito e corroso dalle intemperie di molte generazioni. Scavata nel fianco stesso della collina, diventa visibile solo quando si arriva davanti alla porta, e quest’ultima, una formidabile lastra di pietra, poggia sui cardini di ferro arrugginiti in modo da restare socchiusa nonostante l’abbondanza di catene e lucchetti: questa, infatti, era la macabra usanza di mezzo secolo fa. La casa degli Hyde sorgeva sulla collina che oggi è occupata dalla tomba, ma sono passati anni da quando, dopo un fulmine disastroso, le fiamme l’hanno divorata". A perire nell’incendio, seguito alla caduta di un fulmine, fu un solo uomo, ma i vecchi della regione parlano di una “collera divina” che colpì la casa. In seguito, Jervas scopre persino una lontana parentela da parte di madre con la famiglia Hyde e, trovata la chiave del lucchetto della cripta in un decrepito baule nell’attico, al compimento del ventunesimo compleanno decide di entrare nella tomba e giacere dentro una bara vuota, sentendola come sua. “Fu nella morbida luce del tardo pomeriggio che entrai per la prima volta nella tomba sulla collina. Mi sentivo sotto l’influsso di un incantesimo e il cuore batteva all’impazzata, con un’esultanza che posso a stento descrivere. Chiusi la porta alle mie spalle, scesi gli scalini che stillavano umidità alla luce dell’unica candela ed ebbi la sensazione di conoscere la strada […] In un loculo particolarmente vistoso c’era una bara ben conservata e senza occupante, su cui era scritto un nome di battesimo e nient’altro: a leggerlo provai un brivido ma anche un senso di euforia. Un misterioso impulso mi spinse ad arrampicarmi sulla grande lastra, a spegnere la candela e a giacere nella cassa vuota. Uscii dalla tomba nella luce grigia dell’alba e chiusi a chiave il lucchetto tenuto dalle catene.”
Man mano che il tempo passa e che le visite alla cripta diventano sempre più frequenti, il ragazzo sembra cambiare anche di carattere, da solitario e taciturno diventa loquace e baldanzoso e comincia a parlare con una dizione arcaica. I genitori, preoccupati, lo fanno seguire da un uomo fidato, che però afferma di vedere il ragazzo passare le notti davanti alla tomba con gli occhi sgranati come in trance e fissi sulla porta d’accesso chiusa dai lucchetti.


Versione per bambini di "The Tomb"




In una notte piovosa, uscendo dal sepolcro, ha una visione in cui vede gli antichi inquilini della casa e quest’ultima non più in rovina ma nel pieno splendore del passato. Si mescola alla folla, consapevole di appartenere alla famiglia degli ospiti, non degli invitati, finché l’arrivo di un fulmine non distrugge l’edificio e riduce in cenere il misterioso personaggio che il giovane ha incarnato. Jervas perde i sensi provando la sensazione di morire tra le fiamme, ma si risveglia mentre viene trattenuto da due uomini.

FINALE: Sotto una pioggia battente il giovane cerca di liberarsi e a urlare di voler essere sepolto nella bara, davanti allo sguardo impassibile del padre. Un fulmine è caduto nei pressi della cripta, riportando alla luce una scatola di antica fattura con alcuni oggetti all’interno, tra i quali una miniatura in porcellana che ritrae un giovane con parrucca e boccoli settecenteschi e le iniziali “J. H.”, identico a Jervas. “Se non fosse per il vecchio Hiram, il mio servitore, a quest’ora sarei convinto anch’io di essere pazzo. Ma Hiram, fedele fino all’ultimo, ha continuato ad aver fiducia in me e ha fatto ciò che mi obbliga a render pubblica almeno una parte della mia storia. Una settimana fa ha forzato il lucchetto della tomba esternamente socchiusa ed è sceso con una lanterna nelle umide profondità. In uno dei loculi ha trovato una bara vuota, sulla cui targa d’argento si legge una sola parola: “Jervas”. In quel loculo, e in quella bara, hanno promesso di seppellirmi.”




Davvero un bell’esordio questo ritorno alla narrativa di Lovecraft, che affronta il tema della reincarnazione e ha qualche debito nei confronti di alcuni racconti di E. A. Poe, uno degli scrittori preferiti dell’autore. Il protagonista è un visionario che ama più il passato che il presente, un outsider, un folle per la gente comune, un alter-ego dello stesso Lovecraft che ricorrerà spesso nei racconti a venire.

Personaggi: Jervas Dudley, protagonista del racconto; Goodman Simpson, becchino e ladro del ‘700; Signor Brewster, cadavere derubato dal becchino; Sir Geoffry Hyde, uno dei sepolti nella tomba, vissuto nella metà del 1600; Hiram, il fedele servitore del protagonista.

Dagon, di David Garcia Forés

DAGON
(DAGON, luglio)



“Scrivo queste note in una morsa d’angoscia e so che al termine della notte sarò finito. Senza un soldo e senza la droga che rende sopportabile la mia esistenza, non posso reggere oltre la tortura: mi butterò dalla finestra di questa soffitta. Ma la mia dedizione alla morfina non deve farvi pensare che sia un debole o un degenerato; quando leggerete queste pagine intuirete (anche se non riuscirete a comprendere del tutto) perché non mi restino che l’oblio o la morte.”
All’inizio della prima guerra mondiale, il piroscafo dove si trova imbarcato il protagonista del racconto viene catturato da un incrociatore tedesco nell’Oceano Pacifico. Trascorsi cinque giorni, l’uomo riesce a sfuggire alla blanda sorveglianza, ad appropriarsi di una scialuppa con acqua e provviste e a prendere il largo. “Il tempo si manteneva buono e per innumerevoli giorni avanzai senza meta sotto il sole feroce, aspettando di scorgere una nave o di essere scagliato sulle sponde di una terra abitabile. Ma non si vedevano né navi né terra, e nell’immensa solitudine del mare e del cielo cominciai a disperare. Poi, mentre dormivo, avvenne il cambiamento. Non ne conoscerò mai i particolari, perché non mi svegliai dal mio sonno agitato e fitto di sogni. Quando riaprii gli occhi scoprii di essere mezzo sprofondato in una massa disgustosa di fango nero che s’estendeva intorno a me a perdita d’occhio, e in cui la mia barca si era arenata a qualche metro di distanza. È logico supporre che davanti a una così radicale modificazione del paesaggio la meraviglia fosse il mio stato predominante, ma in realtà ero più atterrito che sorpreso, perché in quell’aria e in quel fango putrescente c’era una qualità sinistra che metteva l’anima a dura prova. La regione pullulava di carcasse di pesci marciti e di cose meno facilmente descrivibili, che spuntavano un po’ dovunque dal fango dell’interminabile pianura; ma è assurdo sperare di trasmettere, a parole, l’orrore che gravava su quel deserto di assoluto silenzio e sconfinata vastità. Non si vedeva e non si sentiva nulla a parte l’immensa distesa di fango nero: e proprio la totale immobilità e omogeneità del paesaggio mi davano un senso di paura schiacciante. Il sole bruciava da un cielo in cui non c’era traccia di nuvole e che sembrava nero, come se riflettesse la palude color inchiostro che si stendeva ai miei piedi. Mentre strisciavo verso la barca in secca riflettei che una sola teoria poteva spiegare la mia situazione: in seguito a un fenomeno vulcanico di inaudite proporzioni una parte del fondo oceanico doveva essere venuta a galla, esponendo regioni che per milioni d’anni erano rimaste coperte da incalcolabili quantità d’acqua. L’estensione della nuova regione era tale che, per quanto tendessi le orecchie, non sentivo nemmeno in lontananza il rumore dell’oceano e non c’erano gabbiani a banchettare sui resti di pesce.”
Prima edizione di Dagon (e altri racconti macabri) - Arkham House, 1965


Dopo tre giorni, solidificatosi un po’ il terreno, l’uomo decide di dirigersi verso l’unica altura presente in questo deserto sconfinato. Passati altri quattro giorni di cammino, raggiunge la sua meta, scoprendo che l’altura è più elevata di ciò che gli era parso. Decide comunque di raggiungere la cima e una volta arrivato alla sua sommità scopre che l’altro versante precipita in una profonda e oscura gola. Guardando meglio, si accorge che la discesa offre costoni e sporgenze che possono offrirgli una buona presa per la discesa. Comincia così a calarsi giù. “Improvvisamente la mia attenzione fu catturata da un grande e singolare oggetto che si trovava sul fianco opposto della gola, il quale s’innalzava ripidamente a un centinaio di metri da me. Colpito dalla luna che ormai era sufficientemente alta, l’oggetto brillava di bianco. Che fosse soltanto un obelisco di pietra, è un fatto di cui mi accertai presto: ma giunsi alla conclusione che la sua forma e la sua posizione non potevano essere opera della natura. Esaminandolo più da vicino provai sensazioni che non è facile descrivere, perché, nonostante la sua immensa grandezza e la sua collocazione in un baratro che l’oceano aveva sommerso fin dall’alba del mondo, dava la sensazione di essere stato costruito, e forse adorato, da creature intelligenti.” Sulla superficie della base del grande monolito nota delle iscrizioni e alcune rozze sculture. Le prime sono dei geroglifici ignoti, fatti di simboli rappresentanti il mondo acquatico (pesci, polpi, molluschi, balene, ecc.) e di ideogrammi che riproducono animali sconosciuti, le cui forme decomposte gli sembra di aver visto fra i resti marciti della distesa di fango. Le seconde lo impressionano di più, riproducono esseri anfibi antropomorfi dalle dimensioni enormi. Una di queste figure è rappresentata nell’atto di uccidere una balena, di poco più grande di lei. “Poi, all’improvviso, lo vidi. L’essere affiorò dall’acqua nera con un solo risucchio: vasto, ciclopico e disgustoso sfrecciò verso l’obelisco come un meraviglioso mostro d’incubo, poi abbracciò la stele con le enormi braccia scagliose e piegò la testa, emettendo una serie di suoni smisurati. Credo di essere impazzito allora.”

Arkham House, 1986: riedizione dell'originale del 1965


FINALE: Della sua fuga, l’uomo ricorda ben poco. Raccolto da una nave americana viene ricoverato in un ospedale di San Francisco e una volta dimesso scopre che nessun fenomeno geologico ha interessato la parte del Pacifico in cui è stato trovato. Entra in contatto anche con un etnologo, al quale rivolge domande sull’antica leggenda filistea di Dagon, il dio-pesce, senza però ottenere alcun riscontro. “È di notte, specialmente quando la luna è bianca e calante che lo rivedo; ho tentato la morfina, ma la droga mi ha fatto schiavo. Dopo aver scritto questo resoconto, che costituirà lo spasso dei miei simili, sento che è ora di finirla. […] Non posso pensare al mare profondo senza rabbrividire all’idea degli esseri che forse, in questo stesso momento, si trascinano e guizzano sul fondo melmoso, intenti nell’adorazione degli antichi idoli di pietra e nell’arte di scolpire le loro detestabili fisionomie si obelischi sommersi di granito. Sogno il giorno in cui usciranno dai flutti e stringeranno negli artigli immensi i resti dell’umanità insignificante, logorata dalle guerre…il giorno in cui le terre sprofonderanno e il fondo oscuro dell’oceano salirà in superficie, nel pandemonio universale. La fine è vicina. Sento un rumore alla porta, come se un immenso corpo viscido vi premesse contro. Non mi troverà. Dio, quella mano! La finestra! La finestra!”



Il nome che dà il titolo al racconto è preso da un’antica divinità mesopotamica ed è uno dei pochi appellativi dei Grandi Antichi non inventato da Lovecraft. È la prima di quelle storie che entreranno a far parte di un ciclo di avventure che renderanno lo scrittore celebre, anche se all’epoca l’autore non aveva ancora chiaro in mente ciò che avrebbe in seguito delineato meglio. Mi riferisco naturalmente al "Ciclo di Arkham", come Lovecraft lo definiva, meglio noto come "Miti di Cthulhu", dal nome della divinità più famosa fra tutte quelle create dal letterato di Providence. Sulla natura della creatura i critici sono dibattuti. C’è chi la colloca tra le divinità del futuro pantheon alieno e chi invece ritiene che si tratti dell’esponente di una razza sottomarina sconosciuta, che venera un essere (o degli esseri) superiore, al quale dedica i suoi monoliti. Nel racconto sono presenti alcune tematiche che ricorreranno spesso nelle storie future: la follia del protagonista, l’accenno a un’epoca in cui l’uomo non era ancora apparso sulla Terra, la forza visionaria del sogno, l’orrore (rappresentato da divinità aliene senza tempo provenienti da abissi siderali) celato in una dimensione parallela, pronto a risvegliarsi e dilagare nella nostra.

William Paul Cook


In estate, durante il congresso di Chicago, viene eletto presidente dell’UAPA per l’anno 1917-1918.
A settembre l’amico W. Paul Cook si reca a Providence per conoscere per la prima volta Lovecraft di persona.

A novembre HPL chiede di far parte di un’altra associazione di giornalisti e scrittori dilettanti, la storica National Amateur Press Association, fondata nel lontano 1876.



LA DOLCE ERMENGARDA, OVVERO: IL CUORE DI UNA RAGAZZA DI CAMPAGNA
(SWEET ERMENGARDE, OR, THE HEART OF A COUNTRY GIRL)



Storia su una giovane che pare virtuosa e romantica, ma invece è tutta presa dal denaro: arriva a sposare l’uomo che l’ha rapita e a disconoscere i propri genitori per riempirsi le tasche. È una parodia di un certo modo di scrivere romanzi dell’epoca, il cui esponente di spicco fu Horatio Alger, autore di più di 130 dime novels, molto popolare alla fine dell’800. L’autore non aveva intenzione di pubblicarlo, fa parte di quegli scritti che faceva circolare tra gli amici o che spediva ai suoi corrispondenti. Di datazione incerta, i critici la collocano nell’arco di tempo che va dal 1917 al 1921.



Luoghi: Hogton (Vermont).

Personaggi: Etile Ermengarda Stubbs, alias Madie; Hardman, ricco e anziano possidente; Jack Manly, attraente giovane dai riccioli biondi, ma povero; Algernon Reginald Jones, raffinato uomo di città; Signora Van Itty, aristocratica.


(fine 1a parte)


Sergio Climinti


N.B. Trovate i link a tutte le puntate della biobliofìgrafia lovecraftiana in Cronologie & Index; trovate tutti i link letterari nella Biblioteca di Altrove.

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