di Giampiero Belardinelli
Introduzione
Iniziamo
il 2025 di Bonelli
in digitale
con un racconto inconsueto di Julia, la criminologa creata da
Giancarlo Berardi nel 1998. Questo volume cinquantatré, pubblicato a
febbraio 2003, si apre con una copertina claustrofobica di Marco
Soldi. Com’è noto, Berardi ha chiesto ai disegnatori di dare a
Julia il volto di Audrey Hepburn, nota per eleganza e umanità. Julia
riflette queste qualità, sovrapponendosi talvolta al personaggio
reale.
Dopo
questo cappello introduttivo, siete pronti per scoprire questo
racconto? Coraggio, saliamo in ascensore!
Un’ambientazione
insolita
Sono
diversi i luoghi prediletti dagli autori di storie d'investigazione:
i meandri più nascosti di una metropoli; una piccola e
contraddittoria città di provincia; l'interno di un'abitazione
dall'aspetto minaccioso… Più difficile per un autore immaginare un
racconto ambientato in gran parte in un ascensore. Ma quando l'autore
si chiama Giancarlo Berardi, abituato a ben più ardue sfide sulle
pagine di Ken
Parker,
il difficile può trasformarsi in un gioiellino narrativo, come
questo cinquantatreesimo albo di Julia.
Sono veramente pochi gli autori di thriller
capaci di realizzare dei racconti ambientati in un solo angusto
locale. E tra quei pochi non si può non citare il maestro Alfred
Hitchcock, regista, tra gli altri, del capolavoro Una
finestra sul cortile (USA
1954), che, come scrisse François Truffaut,
è
un film dell'indiscrezione, dell'intimità violata e sorpresa nel suo
carattere più ignobile, della felicità impossibile, della
biancheria sporca che si lava in cortile, della solitudine morale:
una straordinaria sinfonia della vita quotidiana e dei sogni
distrutti.
Un po' come accade in questo racconto ideato da Berardi.
La
trama: Julia intrappolata
La
criminologa arriva all'ufficio delle tasse prima delle ferie. Dopo
diversi contrattempi, Julia e uno sconosciuto rimangono bloccati in
ascensore poiché la sicurezza spegne allarmi ed ascensori, credendo
che l'edificio sia vuoto.
Ansia
claustrofobica e verità nascoste
Un'idea
apparentemente semplice che, dopo poche sequenze, comunica una
terribile ansia claustrofobica: a Julia e al suo sventurato compagno
si prospettano quindici giorni di lenta agonia. Mentre tutti si
prodigano nel cercare Julia, nell'ascensore le autenticità umane dei
due sfortunati protagonisti vengono fuori senza filtri di sorta. Se
nella vita relazionale, soprattutto in quella pubblica, si tende a
mostrare un solo aspetto della propria personalità, in una
situazione come quelle narrata da Berardi le persone invece scoprono
tratti caratteriali sconosciuti perfino a sé stessi. I due
protagonisti perdono ogni remora e la stessa Julia si scopre meno
fragile e legata a quella consuetudine di buona educazione che mostra
nella sua vita quotidiana. La lunga sequenza nell'ascensore, tra
l'altro, permette a Berardi di raccontare di come i due protagonisti
intendano i rapporti sentimentali tra uomini e donne. Entrambi hanno
la loro verità, ma infine comprendono che in amore non c'è nessuna
verità, ma soltanto le pulsioni di chi, pur tra mille difficoltà,
cerca di trovare la propria via affettiva.

Il
vero e il falso
Ma
il tema di fondo del racconto è soprattutto quel labile confine tra
il vero e il falso: infatti, dinanzi alla prospettiva di non uscire
vivo dalla terribile esperienza, Milton Roth non esita a raccontare
di aver assassinato la moglie per ereditarne le proprietà. È
esemplare il modo in cui Berardi rende credibile il racconto di
Milton nella realtà claustrofobica dell'ascensore, per poi renderla
quasi irreale e impalpabile all'esterno. Alla fine, quando tutto
sembra perduto, il tenente Alan Webb intuisce qualcosa e, insieme a
Leo Baxter e Big
Ben
Irving, libera Julia e Milton.
Quest’ultimo
–
che nel frattempo ha intrapreso una brillante carriera di romanziere
– fa perdere le sue tracce e, come un personaggio di un ancestrale
passato, lascia la nostra Julia con l'interrogativo se quanto
ascoltato nell'ascensore sia realtà o invece leggenda. È una
situazione che, sotto certi aspetti, ricorda i reality
show
della televisione, dove ogni racconto abilmente costruito a tavolino
appare più reale di quello che magari assistiamo nella nostra vita
quotidiana o vediamo nelle cronache dei telegiornali.

La
maestria di Berardi
Berardi,
in definitiva, si dimostra ancora una volta uno scrittore di
prim'ordine, riuscendo ad intrecciare un racconto tesissimo pur senza
far ricorso alla violenza e alla spettacolarizzazione della stessa.
Senza dimenticare la delicatezza con cui lo sceneggiatore si sofferma
nel tratteggiare le necessità più intime di Julia, come i suoi
bisogni fisiologici. Questo approccio, più psicologico che fisico,
permette al lettore di entrare profondamente in empatia con i
personaggi, vivendo quasi in prima persona le loro angosce e
speranze. Berardi riesce a creare un’atmosfera opprimente e al
tempo stesso affascinante, dove ogni parola e ogni gesto dei
protagonisti assumono un significato profondo e rivelatore. Inoltre,
l'abilità dell'autore nel mantenere alta la tensione per tutta la
durata del racconto è davvero notevole, riuscendo a tenere il
lettore con il fiato sospeso fino all'ultima pagina. La sua capacità
di esplorare tematiche complesse attraverso situazioni apparentemente
semplici è una delle caratteristiche che rendono Berardi un maestro
del genere.

Zaghi
in digitale
La
collaborazione tra Berardi e Zaghi è ancora una volta un'opera
armoniosa, dove testo e disegno si completano a vicenda, creando
un'esperienza di lettura immersiva e coinvolgente. I disegni di
Roberto Zaghi non solo catturano l'essenza dei personaggi, ma
arricchiscono anche la narrazione con dettagli visivi che amplificano
l'atmosfera complessiva. I tratti delicati e precisi di Zaghi
conferiscono una profondità emotiva ai volti dei personaggi,
rendendo visibili le sfumature delle loro emozioni e dei loro
tormenti interiori.
La
pubblicazione in digitale di questa storia permette inoltre di
apprezzare ogni dettaglio delle illustrazioni di Zaghi, grazie alla
qualità delle immagini ad alta risoluzione. I lettori possono così
ammirare la finezza delle linee e la ricchezza delle espressioni, che
contribuiscono a rendere ancora più vivida la drammaticità della
situazione vissuta da Julia e Milton. La scelta del digitale, infine,
rende l'opera accessibile a un pubblico più ampio, permettendo a
nuovi lettori di scoprire il talento di Berardi, e dei vari
collaboratori della testata, a chi non ha mai letto o collezionato la
serie Julia.