martedì 19 ottobre 2021

SECRET ORIGINS: MISTER NO 51

di Saverio Ceri

Approfittando dello spunto datoci delle uscite settimanali della collana cronologica, a colori, collaterale alla Gazzetta dello Sport, andiamo a scoprire le copertine originali di Mister No, le loro eventuali fonti di ispirazione e le loro vicende editoriali in Italia e nel mondo.


Si conclude la seconda avventura di Mister No in cui il protagonista viene coinvolto, suo malgrado, in una missione della CIA.  Dopo aver rintracciato l'agente traditore Hans Martin, Jerry si rende conto di essere stato ancora una volta manipolato dalla bella Delia, ma decide ugualmente di andare in fondo alla missione, sia per vendicare Uriarte, ucciso nelle prime pagine dell'albo, sia per distruggere la grande quantità di eroina stivata a bordo del B-24 pronto a decollare da una pista clandestina, fatta realizzare dallo stesso Hans Martin, nella giungla. La battaglia decisiva si svolge in aria all'interno dell'aereo, Mister No riesce a salvarsi la vita in un drammatico scontro con Martin e ad atterrare all'aeroporto di Bogotà col suo carico di morte.

 
Nella seconda metà dell'albo torna Guido Nolitta in coppia con Roberto Diso per un'avventura che inizierà a svelarci qualcosa di più sul passato del protagonista della serie. Mister No viene ingaggiato da tre turisti americani, tra cui il senatore Redford, per un safari fotografico nella foresta amazzonica. Giunti nella giungla i tre si riveleranno interessati solo al nostro pilota, reo, a loro dire, di aver ucciso il figlio del senatore, suo commilitone durante la Seconda Guerra Mondiale. Jerry sotto la minaccia armata comincia a raccontare la vicenda che ha portato alla morte del giovane Redford durante la guerra.
La suggestiva copertina dell'albo, uscito in origine nell'agosto del 1979, racconta una vicenda completamente differente rispetto a quanto si può leggere all'interno del volumetto. Ferri, interpretando il titolo realizza si l'interno di un B-24, ma il suo carico di morte parrebbe essere quello dei defunti a bordo, a partire dal pilota, morto al suo posto di comando dopo un'atterraggio sfortunato, evidentemente, nel folto della foresta amazzonica; il tutto presumibilmente accaduto almeno una dozzina di anni prima in piena guerra.    


Molti i colori modificati nell'edizione successiva di questa copertina, ovvero Tutto Mister No 51, dell'agosto 1993. Da allora questa cover non era riapparsa in edicola fino a oggi. 
In Francia le pagine di questo numero di Mister No hanno ispirato due copertine della collana dedicata al pilota nolittiano. La testata che, come avrete notato, ormai da qualche numero ha perso definitivamente il sottotitolo Pistes Sauvages, per il numero 61, occupato dal finale dell'avventura di Castelli, riprende quasi l'immagine di Ferri. Il grafico transalpino, infatti, ha svecchiato un po' il B-24 andando a tappare una delle due falle nella carlinga. Il titolo dell'episodio è La bombe volante, ed è riferito al fantomatico "dispositivo altimetrico di autodistruzione" inventato da Castelli per rendere più drammatico il finale della vicenda. 


La seconda copertina è invece ispirata a due vignette della nuova storia di Nolitta e Diso, nelle quali gli uomini del senatore Redford, sparano su un indio, ritenuto, senza ragione, fonte di pericolo, mentre Mister No cerca di impedire l'inutile omicidio.


La somma delle due vignette, diventa la copertina del numero 62 dell'edizione francese. Se la cover è ambientata in piena giungla amazzonica, il titolo, Mister No s'en va-t-en guerre, richiama invece la vicenda bellica che Jerry racconta in questa avventura è  anticipa il titolo del prossimo numero del Mister No italico. 


Passiamo all'edizione jugoslava di questa copertina, che come sempre venne pubblicata sulla collana antologica Lunov Magnus Strip, in questo caso sul numero 672, intitolato semplicemente: Carico B-24. Sistematicamente il quadrifoglio portafortuna di Jerry viene eliminato dal grafico balcanico. 


I lettori croati, per vedere il famoso simbolo del pilota dovettero aspettare la ristampa delle storie classiche dell'eroe nolittiano. Questa cover venne utilizzata per il numero 25 della collana, dover il carico, almeno dal titolo diventa "smrtonosni", mortale.


Anche in terra ellenica il titolo è carico mortale, ma, in questo caso senza specificare, il modello di aereo che lo trasporta.



E con questa immagine greca, concludiamo anche questa 51a puntata di Secret Origins: Mister No. Appuntamento alla prossima.


Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire o riscoprire, anche le precedenti puntate di Secret Origins dedicate al Tex Classic e a Mister No in Cronologie & Index. 

domenica 17 ottobre 2021

IL NUCLEO DI TEX

di Filippo Pieri

Sulla "Settimana Enigmistica" n. 3893 del 4 Novembre 2006, a pagina 34, all'interno della rubrica "il Nucleo", c'è un quesito bonelliano. Infatti tra i verticali troviamo: Il Willer dei fumetti.




N.B. Trovate i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News!

sabato 16 ottobre 2021

LO SCHEMA DI TEX

di Filippo Pieri

Sulla "Settimana Enigmistica" n. 3820 dell'11 Giugno 2005, a pagina 37, nelle "Parole crociate a schema libero" c'è una citazione bonelliana. Infatti, al 21 orizzontale, si chiede: il Willer dei fumetti.





N.B. Trovi i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News!

mercoledì 13 ottobre 2021

LE INTERVISTE DI DIME WEB (LXXIX): SERGIO GIARDO - SECONDA SESSIONE: I TRENT'ANNI DI NATHAN NEVER! NEL RICORDO DI MEMOLA...

a cura di Elio Marracci


Sergio Giardo fu uno dei primissimi autori a essere intervistati da "Dime Web" - nel lontano giugno 2014, dal nostro Franco "Frank Wool" Lana. Passati sette anni, e 75 interviste dopo, è giunto il momento di scambiare altre quattro chiacchiere fantascientifiche (e non solo) col grande artista, nel XXX anniversario dell'Agente Alfa! (s.c. & f.m.)




In occasione del trentesimo anno di vita editoriale di "Nathan Never", serie a fumetti nata dalla penna degli sceneggiatori sardi Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna, pubblicata dal giugno 1991 dalla Sergio Bonelli Editore, ho scambiato due parole con quello che negli ultimi anni è diventato uno dei suoi disegnatori più rappresentativi: Sergio Giardo. Nato il 14 giugno 1964, terminato il liceo artistico si iscrive alla Facoltà di Architettura e consegue il diploma da grafico pubblicitario allo IAAD della sua città natale, Torino. Dopo aver lavorato nel settore della pubblicità dal 1986 al 1994, entra a far parte dello staff dei disegnatori Bonelli, prestando la sua matita alle miniserie "Legione Stellare" e "La Stirpe di Elän" pubblicate su "Zona X". Passa in seguito a "Jonathan Steele", per poi realizzare un episodio di "Legs Weaver". Nel 2004 inizia a collaborare a "Martin Mystère", disegnando l' "Almanacco del Mistero 2005" e sette episodi di "Storie da Altrove". Nel 2010 illustra un albo della miniserie "Greystorm" e, successivamente, col numero 246, entra stabilmente nel gruppo di lavoro di "Nathan Never". Nel 2012, con il numero 250, diventa copertinista del mensile dell'Agente speciale Alfa. È docente presso la Scuola Internazionale di Comics di Torino. Si è occupato anche d'animazione, collaborando come character designer con The Animation Band per le serie "Farhat - Il principe del deserto" e "Sandokan III - Le due tigri", dirette da Giuseppe Laganà. Tra le sue molteplici attività figura anche quella di scrittore: nel 2015 han infatti pubblicato un romanzo di fantascienza intitolato Roy Rocket - Oltre l'infinito.




DIME WEB - Ciao, ti chiedo di iniziare l'intervista presentandoti. In due parole chi è Sergio Giardo?

SERGIO GIARDO - Classe 1964, appassionato di fumetti da sempre, dopo parecchi anni di lavoro nel settore della pubblicità, nel 1994 ho iniziato la professione di fumettista per la Sergio Bonelli Editore. Ho lavorato anche come character designer per l'animazione e scritto un romanzo d'avventura. Insegno alla Scuola Internazionale di Comics di Torino.


DW - Quando è nata in te la passione per il disegno?

SG - Credo fin da quando ho potuto tenere una matita in mano. Ricordo che all'asilo disegnavo con la biro sulla carta da pacchi fornita dalle suore. I miei soggetti preferiti erano Paperino e poi le gru e le scavatrici.





DW - Quali studi hai fatto?

SG - Mi sono diplomato al Liceo Artistico, ho fatto poi un anno di Informatica, ma sono presto scappato per poi iscrivermi ad Architettura. Contemporaneamente ho frequentato un corso di grafica pubblicitaria presso l'Istituto d'Arte Applicata e Design, che mi ha aperto le porte del lavoro.


DW - Hai disegnato sia storie fantascientifiche, sia ambientate ai giorni nostri. Quale dei due "periodi" ti è più congeniale?

SG - Sono appassionato di fantascienza da sempre. Direi che la fantascienza è il genere che mi diverte di più, perché permette di mettere in campo maggiore creatività dal punto di vista grafico. Le storie contemporanee necessitano di più documentazione, la cui ricerca è forse la parte meno stimolante del lavoro, almeno per quanto mi riguarda.


DW - Come mai hai deciso di specializzarti nel settore della fantascienza?

SG - Non è stata propriamente una scelta. Ovviamente quando esiste una passione, diventa naturale seguirla. Nel lavoro poi, se uno si presenta con disegni di astronavi invece che di cavalli, è normale che gli vengano affidate storie di un certo tipo piuttosto che altre!


DW - Quali sono gli artisti che ti influenzano?

SG - Ce ne sono così tanti..! Le influenze arrivano da ogni parte; poi non è detto che queste influenze si riconoscano nel proprio operato. Ci sono autori che studio per lo storytelling, altri per l'utilizzo della gabbia o delle ombre, altri ancora per il segno. Storicamente, gli autori che ho guardato di più in gioventù sono stati John Romita Sr., Jack Kirby, Moebius, Manara, Giardino, Magnus, Garcia Sejias.




DW - Quali sono le tappe che ti hanno portato a lavorare nel mondo del fumetto e ti hanno permesso di arrivare a collaborare con la Sergio Bonelli Editore?

SG - Ho iniziato a lavorare nei fumetti che avevo già trent'anni, dopo quasi dieci anni di esperienza alle spalle nel mondo della pubblicità dove, tra le altre cose, mi occupavo di disegnare storyboard per gli spot televisivi. La cosa è stata molto lineare: l'uscita in edicola di "Nathan Never" mi ha spinto a inviare dei disegni alla Bonelli. Da lì è iniziato il mio percorso di prova, durato parecchi mesi, fino al primo incarico per "Zona X".


DW - Il tuo nome è legato soprattutto a Nathan Never. Quali lavori hai svolto in campo fumettistico prima di arrivare a essere uno dei disegnatori più rappresentativi del personaggio di Medda, Serra e Vigna?

SG - Ho sempre lavorato per la Bonelli, prima su "Legione Stellare" e "La Stirpe di Elan", pubblicate su "Zona X", poi su "Jonathan Steele", sempre esclusivamente su testi di Federico Memola, un caro amico che ci ha lasciati troppo presto. Dopo un numero di "Legs" e un "Almanacco del Mistero" sono passato a "Storie da Altrove", di cui ho fatto diversi numeri; quindi ho disegnato un episodio di "Greystorm" prima di passare a Nathan.





DW - Visto che hai illustrato opere di Federico Memola e lo hai conosciuto bene, puoi citare un aneddoto su questo grande autore del fumetto italiano?

SG - Di Federico ricordo una marea di cose; ho mosso i primi passi nel mondo del fumetto lavorando sulle sue storie e la nostra collaborazione è andata avanti negli anni, diventando subito una solida amicizia. L'episodio che non scorderò mai è quando, durante una cena di fumettisti organizzata in occasione di una Fiera di Roma, io confessai a tavola tutta la mia emozione per il fatto di trovarmi nella stessa sala con il grande Moebius, che sedeva qualche tavolo più in là. Vista l'occasione, Federico mi suggerì candidamente di andare a presentarmi per conoscerlo, era un'opportunità abbastanza unica. Io però non ne ebbi il coraggio, oltretutto non spiaccicavo una parola di francese. La cena andò avanti, ad un certo punto mi sentii toccare sulla spalla, mi voltai e vidi Federico accompagnato da Moebius: era andato a parlargli e lo aveva condotto al nostro tavolo. Io rimasi pietrificato per l'emozione, ricordo il sorriso amichevole e divertito del buon Memola per il mio sincero imbarazzo, mentre mi esortava con lo sguardo a dire qualcosa. Federico parlava francese, “Digli che mi ha fatto sognare” balbettai, rivolgendomi a lui, affinché traducesse le mie parole. Ma non ci fu bisogno della traduzione, Moebius capì e mi diede un paterno bacio sulla guancia, con gran divertimento di Federico, di sua moglie Teresa e degli altri commensali seduti al nostro tavolo.


DW - Hai lavorato per un periodo anche nell'animazione. Dato che non è chiaro a tutti come si realizza una serie animata, puoi raccontare di cosa ti sei occupato?

SG - Ho realizzato il character design per la serie "Farhat, il principe del deserto" e per la terza serie di "Sandokan". In pratica si tratta di creare l'aspetto definitivo dei personaggi, partendo dalle descrizioni degli sceneggiatori e dalle intenzioni del regista. Una volta messe a punto le caratteristiche dei personaggi, si realizzano i modelli di riferimento per chi poi dovrà realizzare l'animazione vera e propria.

Farhat



DW - Quanto di te è presente nel tuo lavoro? Quanto di quello che ti circonda? E quanto c'è di inventato?

SG - Chi racconta attraverso i fumetti interpreta il mondo con la propria sensibilità, pescando anche nella propria esperienza per dar vita e credibilità ad una storia. Quindi le emozioni, le movenze, gli atteggiamenti dei personaggi sono un po' le emozioni, gli atteggiamenti e il modo di reagire o di porsi degli autori, di fronte agli avvenimenti che si stanno raccontando. Difficile da quantificare, ma se si guarda bene, qualcosa di noi nel nostro lavoro c'è sempre.


DW - Sei un disegnatore metodico che lavora a orari stabiliti, oppure sei uno di quelli che si alza di notte a disegnare perché ti è venuta l’ispirazione?

SG - Abbastanza metodico: sono rassegnato al fatto di essere uno stacanovista, non riesco ad essere metodico nello smettere ad un orario stabilito. Quindi tre turni di lavoro, mattina, pomeriggio e sera, dopo cena, fin quando le energie lo consentono.


DW - Come si svolge la tua giornata tipo?

SG - Sveglia alle 7.30, 15 minuti di ginnastica, colazione abbondante, 10 minuti di tapis roulant, 20 minuti in giardino con Nathan (il cane), lavoro fino alle 14. Pranzo, 20 minuti in giardino col cane, eventualmente pisolino pomeridiano fino alle 15.30. Lavoro, pausa alle 17.30 per la merenda, in giardino col cane, lavoro fino alle 20; cena, 10 minuti di tapis roulant, lavoro fino verso le 24. Che vita noiosa...





DW - Quali fonti usi per documentarti?

SG - Il web, ormai in rete si trova tutto.


DW - Oltre alle fonti che usi per documentarti, quali altre letture fai?

SG - Pochi romanzi: ultimamente per questo tipo di letture uso la piattaforma Wattpad; poi per il resto molta attualità, principalmente sul web.


DW - Qual è il tuo personaggio dei fumetti preferito?

SG - Se Nathan Never mi ha spinto a fare questo lavoro, un motivo ci sarà. Credo che abbia ancora un immenso potenziale che non è stato sfruttato del tutto. Il personaggio che più mi ha emozionato nelle mie letture di gioventù è comunque Spider-man o, meglio, l'Uomo Ragno o, meglio ancora, Peter Parker.


DW - Esiste una pubblicazione o un personaggio che hai amato sopra ogni altro?

SG - C'è un periodo nella vita in cui nascono le passioni, e sono così intense da lasciare il segno anche dopo molti anni. Quando scoprii L'Uomo Ragno e gli altri supereroi pubblicati dalla Corno negli anni '70, fu una cosa travolgente. Ricordo persino l'odore della carta, l'attesa per l'uscita dei numeri nuovi e il piacere di scartabellare nelle bancarelle dell'usato alla ricerca degli albi mancanti.



DW - Dal numero 250 sei l'autore delle copertine della testata fantascientifica di casa Bonelli. Puoi raccontare ai lettori come è nata questa collaborazione e quali tratti in comune troveranno con i disegnatori che ti hanno preceduto, Claudio Castellini e Roberto De Angelis?

SG - La cosa è nata un po' per caso. Antonio Serra, allora editor della testata, aveva progettato un ciclo di storie che prevedeva un segno di discontinuità col passato, e un nuovo punto di inizio per coinvolgere eventualmente nuovi lettori o recuperare quelli che avevano abbandonato la testata nel corso degli anni. Dal punto di vista grafico si voleva tornare un po' alle origini, così mi fu affidata una storia con l'incarico di ispirarmi, per quanto possibile, al segno di Castellini. Per dare visibilità a questo ciclo, e anche per gli impegni di Roberto De Angelis, preso da altri progetti, si era deciso di cambiare anche il copertinista. Io avevo postato sul mio blog, in occasione dei vent'anni del personaggio, una mia versione in omaggio alla copertina del mitico numero uno. Antonio pensò che potesse funzionare e così mi propose di fare delle prove che Sergio Bonelli, con mia grande sorpresa, approvò. Così iniziai con l'indicazione di rifarmi alle atmosfere e alle impostazioni delle copertine classiche di Castellini.


DW - Quali invece le novità?

SG - Nel corso degli anni, e avendo maturato un po' di esperienza, ho potuto variare l'approccio alle copertine, grazie anche alla benevolenza di Glauco Guardigli e di Michele Masiero, che hanno molte volte appoggiato le mie iniziative. Quindi ci sono state, per la prima volta sulla serie regolare, copertine composite, invece del classico schema che vuole in copertina una scena rappresentativa della storia. Alcune più grafiche nell'impostazione, altre più concettuali. Ho anche variato la colorazione. Cerco di adattare, per quanto possibile e compatibilmente coi miei limiti, la copertina all'atmosfera della storia.


Da sx a dx: Giardo, Vigna, Guardigli, Toffanetti e Alberti (Trieste, 2016)


DW - Come nascono le illustrazioni per le copertine?

SG - Generalmente Glauco Guardigli, editor di Nathan, mi invia le tavole e il soggetto del numero. Se ha già un'idea in testa per la copertina, mi dà l'indicazione su cui lavorare; in altri casi capita che sia io a proporre il tema sulla base di quelli che sono gli elementi caratterizzanti della storia. Preparo in genere tre, quattro bozzetti, tra i quali, se va bene, c'è poi quello che in redazione sceglieranno per realizzare l'illustrazione di copertina.


DW - È risaputo che per realizzare le tue opere ti servi del digitale. Quale strumentazione usi? Quali giovamenti e quali svantaggi ti porta l'uso del computer?

SG - Uso un PC, con Windows; disegno su una Cintiq da 22 pollici, usando come software Clip Studio Paint. Il più grosso giovamento che ho avuto dal passaggio dalla carta al digitale è che mi ha tolto la paura di sbagliare. Il digitale permette di correggere e rifare senza la fatica che questo comporta su carta. Permette anche di sperimentare a cuor leggero: lavorando su più livelli si possono aggiungere elementi, ombre, effetti, e vedere immediatamente il risultato, valutando così dal punto di vista creativo la soluzione migliore. Non vedo svantaggi, a meno che non vada via la corrente elettrica all'improvviso... Beh, sì, mancano gli originali, se vogliamo vederlo come uno svantaggio, più per i collezionisti, in questo caso.




DW - Sei autore di un volume speciale di Nathan Never edito in collaborazione con l'Agenzia Spaziale Italiana e la European Space Agency. Quali sono le principali difficoltà che bisogna affrontare quando si realizzano prodotti in cui la documentazione deve essere molto precisa?

SG - C'è molto lavoro di ricerca: non è una difficoltà, grazie alla Rete, ma porta via molto tempo. Soprattutto ci vuole particolare attenzione nel ritrarre i personaggi "veri", in questo caso Luca Parmitano e l'equipaggio della ISS, e renderli naturali e coerenti con i personaggi d'invenzione.


DW - Secondo te il fumetto come può contribuire alla buona divulgazione scientifica?

SG - Il fumetto è un mezzo che, per sua stessa natura, nascendo come sintesi della realtà, ha la grande capacità di rappresentare concetti complessi in maniera semplice. Secondo me qualsiasi esigenza di divulgazione trova nel fumetto un mezzo di espressione ideale.




DW - È innegabile il grande successo di autori come Sio e Zerocalcare che hanno cominciato a farsi conoscere diffondendo i proprio lavori su Internet. Alla luce di questa considerazione ti chiedo: cosa ne pensi e come vedi l’utilizzo della Rete nel campo dei fumetti?

SG - È un dato di fatto che i nuovi autori che si sono affermati negli ultimi anni, lo hanno fatto attraverso la Rete. Ormai non si può pensare di farne a meno come mezzo di promozione e non solo. Esempi virtuosi di crowdfunding hanno dimostrato come la Rete offra la possibilità di trovare il pubblico e i fondi per autoprodursi. Siamo ancora indietro, a mio parere, nel trovare il giusto modo per offrire una lettura piacevole dei fumetti su tablet o cellulare. In questo senso penso che le case editrici non abbiano saputo fin qui sfruttare al meglio il mezzo.


DW - A cosa stai lavorando in questo periodo?

SG - Sto ultimando il crossover tra Nathan Never e la Justice League.


DW - Quale consiglio daresti a chi inizia ora e vuole intraprendere la carriera di autore di fumetti?

SG - Di fare altro. C'è una vita, là fuori, da qualche parte! A parte gli scherzi, se uno proprio vuole farlo, deve avere bene in testa il proprio obiettivo. Se lavorare su personaggi di qualche grande casa editrice o se fare l'autore completo. Una volta posto l'obiettivo c'è da valutare se intraprendere un percorso in una delle scuole di fumetto e parallelamente postare i propri lavori sul web, nelle piattaforme dedicate agli artisti o semplicemente sui vari social. Ovviamente ci vuole una dedizione totale: questo lavoro richiede molto impegno ma, soprattutto, molto tempo.

Disegno di Edoardo Arzani



DW - C'è una domanda che non ti è stata fatta alla quale vorresti rispondere?

SG - Sì, è più forte Hulk o la Cosa?


a cura di Elio Marracci

martedì 12 ottobre 2021

IL WILLER LIBERO CROCIATO

di Filippo Pieri

Sulla "Settimana Enigmistica" n. 3794 dell'11 Dicembre 2004, a pagina 33, all'interno delle "Parole crociate a schema libero", c'è una citazione bonelliana. Infatti, al 18 orizzontale, si chiede: Il Willer, eroe dei fumetti.




N.B. Trovate i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News!

domenica 10 ottobre 2021

SECRET ORIGINS: MISTER NO 50

di Saverio Ceri

Approfittando dello spunto datoci delle uscite settimanali della collana cronologica, a colori, collaterale alla Gazzetta dello Sport, andiamo a scoprire le copertine originali di Mister No, le loro eventuali fonti di ispirazione e le loro vicende editoriali in Italia e nel mondo.


Prosegue l'avventura di Castelli e Bignotti che vede Mister No sulle tracce di Hans Martin, l'agente della CIA traditore, e di Delia, che Jerry crede rapita dallo stesso Martin. Le ricerche del protagonista portano ancora una volta in Colombia, il paese sudamericano più frequentato dal pilota dopo il Brasile. La pista è quella della droga, già in quegli anni una delle principali risorse economiche della paese latino americano. Mister No trova nell'ex detective Uriarte, una volta paladino antidroga, oggi ridotto contro al sua volontà a tossicodipendente, uno strano alleato (da qui il titolo), che alterna momenti di lucidità in cui lo aiuta, a momenti in cui, in preda alle crisi di astinenza, potrebbe fare di tutto, anche ucciderlo.


La copertina venne utilizzata per la prima volta, ovviamente, per il numero 50 di Mister No del luglio 1979, e racconta un frangente della storia che si svolge nelle prime pagine dell'albo, quando Jerry viene assalito tra i vicoli di Bogotà da un paio di assassini incaricati di eliminarlo. Ferri si ispira alla prima vignetta di pagina 28, aggiungendo per terra un coltello, a portata di mano di Mister No, per equilibrare la situazione.


Nell'avventura sarà proprio Uriarte a salvare Jerry da morte certa, nella vignetta successiva a quella che vedete qui sopra, pugnalando alle spalle il losco figuro avversario di Mister No.
La copertina ha fatto nuovamente capolino in edicola nel luglio del 1993 in occasione di Tutto Mister No 50 e successivamente nel  maggio del 2009, in una versione completamente ricolorata, come copertina del 25° volume della versione targata Edizioni If.



Fuori dai confini italiani, la cover in questione è apparsa per la prima volta in Francia, nel dicembre 1980, come copertina del 60° numero della collana Mister No Pistes Sauvages. Il titolo, Un étrange associé, è praticamente la traduzione dell'originale italiano.


Successivamente la stessa cover approdò pure in Jugoslavia sul numero 671 dell'antologico Lunov Magnus Strip. Il titolo, Rete di spie, ricorda immediatamente l'ambito in cui si svolge l'avventura. Come sempre il quadrifoglio portafortuna viene eliminato dalla spalla di Mister No che, stranamente, porta nella fondina una pistola color verde impossibile. 


Quando questa cover approda in Grecia siamo già negli Anni Novanta e il cielo alle spalle dell'avversario di Mister No si riempie di nuvole, mentre il titolo traduce quello originale.


Infine giungiamo in Turchia, dove la copertina di Ferri è stata reinterpretata dal maestro Aslan Şükür che riporta il duello alla versione della storia di Castelli: Mister No è disarmato, senza coltello e senza la pistola nella fondina. Da notare che in tutte le versioni di questa cover la scena è sempre immaginata di giorno, mentre nell'episodio in realtà è in notturna.


E con questa immagine turca, concludiamo anche questa 50a puntata di Secret Origins: Mister No. Appuntamento alla prossima.


Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire o riscoprire, anche le precedenti puntate di Secret Origins dedicate al Tex Classic e a Mister No in Cronologie & Index. 

venerdì 8 ottobre 2021

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 120

di Saverio Ceri

con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola. 


In Tex Classic 120, troviamo ristampati a colori gli albi a striscia dall'ottavo al tredicesimo della Serie Leopardo Nero, pubblicati originariamente a cadenza settimanale  dal 23 giugno al 28 luglio del 1962. La vicenda narrata è sempre quella del Grande Re, iniziata nell'albo 118 e destinata a concludersi nel numero 122. Questi sei episodi sono stati ristampati per la prima volta nel formato classico bonelliano sul numero 54 di Tex dell'aprile 1965, ma la copertina scelta è stata concepita oltre cinque anni dopo, nel novembre del 1970, per Tex 121, quando ormai le strisce erano solo un ricordo e la testata principale di Tex era ormai diventata quella mensile "gigante", che tutt'oggi esce in edicola. Il titolo invece proviene dall'ultimo capitolo contenuto in questo Classic. 
La cover originale di Dugan, il bandito, con quella sfumatura di cielo che partiva dal viola, aveva tutt'altro fascino.


I colori "impossibili" di questa copertina vennero naturalizzati in occasione delle pubblicazioni Tutto Tex e Tex Nuova Ristampa. Lo sfondo da verde diviene di aridi toni di beige, e il cielo crepuscolare lascia il posto a un torrido cielo del deserto americano.
La copertina del Classic odierno mixa le varie versioni precedenti, accoppiando allo sfondo montano, di colore decisamente più naturale, un rossastro cielo al tramonto. 


L'immagine di Tex di questa copertina è talmente iconica che venne utilizzata nel 1998 anche per la mostra tenutasi a Milano per festeggiare il mezzo secolo di storia del personaggio. Qui sotto vediamo una locandina, il catalogo e la cartolina realizzati in quell'occasione.


Dopo il 1970, data di pubblicazione italiana, la copertina di Galep venne utilizzata in molte edizioni straniere di Tex. Nell'immagine qui sotto ne vedete una dozzina, a partire, nella prima fila, dalla Francese (che già nel 1972 aveva attenuato il verde di fondo); la jugoslava (dal cielo fuxia); la greca (con lo sfondo rosso fuoco); e la spagnola (coi colori più naturali, a parte il cielo giallo).
Nella fila centrale trovate le versioni sinottiche della Williams, rispettivamente per il mercato tedesco, norvegese, svedese e inglese, tutte con un curioso cielo nuvoloso in toni di rosa. Infine nell'ultima fila le edizioni extra continentali: due recenti versioni turche e due versioni brasiliane, una storica e l'altra più vicina ai nostri giorni.


Questa immagine, se pur diventata famosa in tutto il globo grazie alle varie edizioni di Tex, non è completamente farina del sacco di Aurelio Galleppini. Come ci segnalano i nostri preziosi ricercatori di fonti texiane Francesco Bosco e Mauro Scremin, il Maestro, sardo di origine, toscano di nascita e ligure di adozione, si era ispirato per la posizione di Tex della copertina di Dugan, il bandito, alla cover dell'edizione del 1967 del romanzo Segundo, scritto da Frank O'Rourke e pubblicato per la prima volta nel 1956 dalla Dell Publishing. La copertina ispiratrice venne dipinta da Robert Kennedy Abbett. 

Chiuso il capitolo dedicato alla cover di questo Classic, segnaliamo, sempre grazie alla coppia Bosco-Scremin che anche l'ottava copertina della Serie Leopardo Nero, ha una fonte di ispirazione statunitense: si tratta di una vignetta di Alberto Giolitti tratta dall'albo Man from Wells Fargo  del febbraio/aprile 1962, sempre edito dalla Dell. 


Altre due copertine di Tex sono state ispirate dalle vignette contenute in questo albo, entrambe le troviamo nelle pagine finali. La prima delle due è nella penultima pagina, e fu presa come riferimento per la copertina dello stesso albetto di fine luglio '62, che da pure il titolo a questo Classic.



La seconda immagine arriva poco dopo, e la troviamo nell'ultima pagina del Classic. Tex scruta da lontano il castello del Grande Re, l'avversario di questa lunga avventura. Come recita la didascalia sono ormai passate due ore dalle vignette precedenti e siamo prossimi alla notte, momento in cui Tex penetrerà nella fortezza.


Proprio questo momento di attesa fu scelto nel 2007 da Claudio Villa per farne la copertina del 27° numero della Collezione Storica a Colori di Repubblica. 
A seguire trovate anche tre collane straniere che hanno utilizzato la stessa cover di Villa, la collezione storica norvegese, quella finlandese e infine quella brasiliana. 



Infine prima di chiudere questa puntata, un'ultima curiosità legata al 120° Classic: l'albo termina come sempre con una striscia 32, ma di questo capitolo esiste anche una striscia 33! Almeno apparentemente. Questa anomalia è nata a partire da Tex Gigante 54, allorché per completare l'albo di Aquila della Notte mancava esattamente una striscia, e piuttosto che pubblicare solo la prima del successivo capitolo si preferì far disegnare ex novo, per l'occasione, alcune vignette, tre per l'esattezza, a completamento del volume, a aggiungendo dunque una striscia alle canoniche 32. Qui sotto vedete in parallelo la 31a e 32a striscia  del tredicesimo numero della Serie Leopardo Nero (grazie sempre alla coppia Bosco/Scremin), e le ultime tre pubblicate su Tex Gigante 2a serie numero 54 e successive ristampe. In questo caso usiamo la tavola a colori di Repubblica.

Nella versione di Tex Classic però non vedremo mai la striscia 33, ovvero quella che vedete qui sopra in basso a destra; perché sul Classic 121 la storia riparte con la prima striscia di Allarme notturno, il 14° numero della serie Leopardo Nero.

Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index. 

mercoledì 6 ottobre 2021

SECRET ORIGINS: MISTER NO 49

di Saverio Ceri

Approfittando dello spunto datoci delle uscite settimanali della collana cronologica, a colori, collaterale alla Gazzetta dello Sport, andiamo a scoprire le copertine originali di Mister No, le loro eventuali fonti di ispirazione e le loro vicende editoriali in Italia e nel mondo.


Nelle prime pagine dell'albo si conclude l'episodio Eldorado con il nuovo.... El Dorado, l'uomo d'oro, impersonato dall'archeologo Cubillas, il compagno d'avventura di Mister No in questa storia, scritta da Castelli per la coppia Monti-Merati. Sempre il BVZA, ma stavolta per i pennelli di Bignotti, riporta in scena, nell'episodio che comincia a pagina 28, la bella agente segreto Delia, che già aveva incastrato il nostro pilota nell'episodio de La città misteriosa. Nonostante tutto, Mister No ci ricasca di nuovo, e per aiutare la bella spia, si imbarca nella ricerca di Hans Martin, un agente traditore, seguito a sua insaputa dai servizi segreti americani. Prima tappa Santarém, dove Jerry spera di avere informazioni utili da O Bispo, il vescovo, un losco personaggio che conosce tutte le vicende della malavita brasiliana e non solo.



Trappola Mortale, il titolo dell'albo, probabilmente si riferisce alla pericolosa ragnatela di malaffare in cui Mister No viene cacciato da Delia e dalla CIA; mentre la copertina racconta un duello appena terminato con la vittoria del protagonista, all'interno di un saloon simil-western. Peccato che sfogliando l'albo non si trovi niente di tutto questo. Nonostante ciò la copertina di Ferri, rimane come sempre una notevole illustrazione e, grazie al proprietario del disegno originale, Giancarlo Orazi, che lo ha condiviso sul web, anche noi possiamo apprezzare la bellezza delle pennellate del Maestro ligure.  


L'albo originale è datato giugno 1979, mentre la ristampa. Tutto Mister No è dello stesso mese, ma del 1993. La cover della riedizione si segnala per alcuni colori cambiati, anche se non la classica inversione rosso/giallo tra camicia e fazzoletto; ma anche per l'apparizione del quadrifoglio portafortuna sulla giacca del protagonista. Come si può apprezzare dal disegno originale, qui sopra, dalla cover del 1979, ma anche da quella della edizione della Gazzetta appena giunta in edicola, Ferri non aveva disegnato il simbolo del nostro pilota amazzonico preferito. 


Prima di passare edizioni estere di questa copertina,  non possiamo che rallegrarci per la nota a piè di pagina nell'ultima vignetta di pagina 44, che ci ricorda, finalmente esattamente dopo una serie di errori negli albi precedenti, qual è il numero di Mister No edizione Gazzetta, in cui ricercare il primo incontro tra Delia e Jerry.
In Francia quando appare questa cover, sul numero 59 della serie locale, intitolato Terrible Delia, siamo già al novembre 1980. Anche in questo caso solo pochi cambi di colore rispetto all'originale ferriano.


Per i lettori balcanici questa storia, pubblicata sul numero 670 della testata antologica Lunov Magnus Strip, si intitolava Tragico incontro. Per l'avversario di Mister No, evidentemente è stato davvero tragico.


Scendendo in Grecia, l'immagine si ribalta, ma in compenso il titolo ritorna quello originale italiano.


Un po' più a Est e arriviamo in Turchia, dove questa cover è stata utilizzata per il tredicesimo numero della serie "Classica" di Mister No della Lal Kitap, una collana di ristampe che raccoglieva in ogni volume, quattro albi italiani.


Una curiosità, prima di chiudere. Due immagini bonelliane, successive, ricordano molto questa cover di Ferri: la prima è il miniposter di Villa per Tex Nuova Ristampa 116, l'altra è la cover di Frisenda per Magico Vento 34. In entrambi casi l'eroe arma in pugno, con la mano sinistra si protegge la spalla ferita: proprio come il Mister No di Ferri.


E con questa curiosità bonelliana, concludiamo anche questa 49a puntata di Secret Origins: Mister No. Appuntamento alla prossima.


Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire o riscoprire, anche le precedenti puntate di Secret Origins dedicate al Tex Classic e a Mister No in Cronologie & Index.