venerdì 23 dicembre 2022

BONELLI 2022: SUPER TEX

Diamo i numeri 75

di Saverio Ceri  

La copertina di Biglia per Super Tex ben si presta per rappresentare il nuovo record di tavole annuali.

Bentornati al resoconto annuale dei numeri bonelliani. Come di consuetudine suddivideremo il riassunto numerico dell’annata bonelliana in più puntate. In questa prima parte ci occuperemo dei dati generali e dei personaggi.

Il 2022 bonelliano in fatto di tavole e albi pubblicati  sembra essere quello della stabilità. Il dato di tavole inedite complessive è molto simile a quello dell'anno precedente, il che parrebbe significare la fine della discesa, costante e sostanziosa nei due anni precedenti, con un timido accenno di ripresa. Il 2022 ha segnato momenti importanti per Martin Mystère, giunto al traguardo dei quarant'anni; per Dampyr, col lancio del film; per Dragonero con la fine della stagione de "il ribelle" e con il debutto della serie animata subito dopo Natale su Rai2.


La locandina del film di Dampyr

Prima di scoprire per intero questa prima classifica del 2022, rinnoviamo la premessa ai navigatori che per la prima volta si imbattono in questa rubrica:
Quelle che seguiranno, qui sotto e nelle  prossime puntate sono classifiche di quantità, non di qualità; vengono stilate considerando le tavole inedite prodotte dalla Bonelli e pubblicate su albi della Bonelli nel corso dell’anno. Non troverete quindi tutti gli autori bonelliani, che giorno dopo giorno lavorano per l’editore, ma solo quelli che negli ultimi dodici mesi sono stati pubblicati; ci saranno quindi autori che magari non lavorano più, ma le cui storie non erano state finora date alle stampe; non ci saranno invece alcuni autori che attualmente producono materiale per la casa editrice, ma le cui storie non sono ancora state programmate nelle varie collane dell’editore di Tex & C. Non troverete le tavole prodotte dalla Bonelli, ma pubblicate da altri soggetti, né ci sarà traccia di tavole non inedite, sia che abbiano visto la luce per la prima volta su albi bonelliani che non; per capirci non compaiono i dati delle varie storie ristampate in edizione da libreria, anche se, come nel caso di alcuni cartonati di Dragonero, vengono conteggiati i colori perché commissionati per l’occasione, o le storie brevi di Groucho riproposte su un Dylan Dog Color Fest, originariamente pubblicate nel cofanetto Grouchomicon del 2017. Non troverete neppure traccia dei volumi Cmon, perché pur essendo gli autori presi in prestito dalla scuderia Bonelli, si tratta di una produzione internazionale realizzata  da Cmon tramite crowdfunding di cui la SBE, in questo caso, è solo l'editore per il nostro paese.

Illustrazione di Alessio Moroni, per una serie di cui non troverete traccia nei resoconti. Infatti, pur essendo pubblicata in Italia da Bonelli, con autori bonelliani, è prodotta dalla Cmon.

Rispetto all’annata 2021, negli ultimi dodici mesi registriamo un incremento minimo di una ottantina di tavole inedite pubblicate, pari a un +0,47%.; quest'anno, infatti abbiamo potuto leggere 19754 pagine inedite dei personaggi bonelliani. Sempre sotto quota ventimila,  agilmente superata nei sette anni precedenti al 2021, ma almeno in controtendenza. Nella tabella qui sotto potete vedere l'andamento degli ultimi 15 anni (colonne azzurre), paragonato alla somma delle tavole dei tre personaggi più pubblicati, normalmente Tex, Dylan Dog e Zagor (colonne rosse). Si può notare come l'incidenza dei personaggi più famosi, e supponiamo più venduti, sul totale delle tavole edite sia, in tempi recenti, andata via via crescendo. Se quindici anni or sono i tre principali eroi bonelliani partecipavano al monte tavole per il 34%, oggi incidono per il 47,41% con un repentino aumento negli ultimi cinque anni.

Tradotto: la Bonelli punta sempre più sui personaggi collaudati e amati dal pubblico, almeno quello delle edicole.

In realtà se considerassimo solo le pubblicazioni in edicola, il terzetto Tex-Dylan-Zagor arriverebbe circa al 53% del totale delle tavole.
Il numero delle tavole inedite pubblicato in edicola quest'anno è il più basso registrato dal 2009: "solo" 17153. In compenso il numero di tavole inedite destinate al mercato librario è il più alto registrato dal debutto della divisione che gestisce i volumi: ben 2585 tavole, corrispondente al 13,10% del totale, la miglior percentuale di sempre per il "ramo" libreria della Bonelli, come si vede nella tabella qui sotto.


In numeri assoluti le pagine a fumetti pubblicate su volumi da libreria nel 2022 sono state la quantità record di 12016,67 su 67 volumi, quattro in più dello scorso anno, ma due in meno rispetto all'anno record 2020. Nell'ordine Tex, Zagor e Dylan Dog i personaggi più presenti in libreria per numero di tavole. Se vogliamo considerare le sole 2585 pagine inedite i più pubblicati in libreria sono stati Il Commissario Ricciardi, La cautela dei cristalli e Dragonero nelle sue varie incarnazioni.  


La tendenza complessiva sembrerebbe essere quella di puntare sui classici in edicola, sperimentare nuovi personaggi in libreria, e confezionare albi sempre più "smilzi".
Col lancio poi della piattaforma digitale non mi stupirei poi che nel giro di pochi anni la Bonelli decida di pubblicare serie direttamente sul web. 
Albi sempre più smilzi, perché nonostante siano stati 198 i brossurati o i cartonati prevalentemente inediti pubblicati in questi 2022, nove in più del 2021, pari a un +4,76%;  la media pagine inedite a albo torna a scendere, e si attesta a 99,77 tavole, il 4,75% in meno dei dodici mesi precedenti. Ormai lontanissimo il dato record del 2011 che sfiorava le 130 pagine a volume. 

Le serie e i personaggi
Le serie o one-shot che hanno trovato spazio su albi bonelliani in questo 2022 sono state 28, esattamente come lo scorso anno di cui 5 novità assolute: La cautela dei cristalli, un vero e proprio "manga" bonelliano; gli adattamenti a fumetti dei romanzi Nella perfida terra di Dio e The Gentleman's Hotel; infine le miniserie Mr.Evidence e Eternity.
Qui sotto vedete incolonnati tutti i personaggi in base alla tavole inedite che abbiamo potuto leggere nel 2022. Il quadratino "RS" accanto alla graduatoria indica che il risultato di quest'anno è il record storico per quel personaggio, se verde è superato, se giallo è eguagliato. Il quarto albo che vedete attribuito al Commissario Ricciardi è quello realizzato dalla  casa editrice per la tappa napoletana della mostra "Bonelli Story"
 


Tex, è anche stavolta il personaggio più pubblicato, per il quinto anno consecutivo, per la 52a volta nella storia della case editrice. Con le 3800 tavole inedite del 2022 supera il record assoluto di tavole pubblicate in un anno per un personaggio. Sono mediamente 73 pagine a settimana: di nessun personaggio a livello mondiale credo vengano sfornate così tante pagine ogni 7 giorni. Il risultato è stato raggiunto grazie al raddoppio delle uscite per lo Speciale Tex Willer, che porta da 34 a 35 il numero degli albi annuali per Aquila della Notte.

L'albo in più di questo 2022. Con questa pubblicazione Tex raggiunge quest'anno la cifra record di 3800 tavole annuali. Illustrazione di copertina di Maurizio Dotti.

Alle spalle di Tex troviamo ancora una volta Dylan Dog, che riconferma le 27 uscite annuali, superando per il secondo anno consecutivo quota 3000 tavole. Zagor mantiene il terzo posto sia come numero di pagine che come albi inediti pubblicati. Lo affianca, come numero di pubblicazioni Dragonero, ma essendo queste mediamente di foliazione inferiore, lo mantengono molto distante, circa ottocento pagine, dallo Spirito con la Scure. In compenso Ian Aranill scavalca Nathan Never al quarto posto nella graduatoria annuale. Stabili le tre posizioni successive e al nono posto troviamo Nick Raider che ritorna in Top Ten dopo 18 anni di assenza.

Nick Raider quest'anno è tornato protagonista di una  lunga avventura in 10 capitoli.

Gli Anni Venti
La graduatoria del decennio in corso si arricchisce dei dati del 2022. Nella terza tappa si allarga il divario tra i primi tre e il resto del gruppo, Dragonero scavalca Julia al quinto posto e, forte del ritorno della avventure del giovane Ian punta, nel prossimo anno, a scavalcare anche Nathan Never. Resistono ancora in Top Ten, almeno per quest'anno, Odessa e Morgan Lost, ma Il commissario Ricciardi, potrebbe scavalcarli nei prossimi 12 mesi.  


All-Time
Nella graduatoria storica dal 1941 a oggi, l'unico avvenimento degno di nota del 2022 è il doppio sorpasso di Dragonero ai danni di Magico Vento e di Legs Weaver; con le 1698 pagine di quest'annata, infatti, il personaggio di Enoch e Vietti diventa il dodicesimo più pubblicato della casa editrice. La scalata per la Top Ten è ancora lunga, per raggiungere e superare Nick Rider, che con la miniserie di quest'anno ha anche rafforzato la sua decima posizione, a Ian servono ancora altre 7500 pagine di avventure.

Si chiude qui questa prima parte dei numeri bonelliani dell'anno che ci sta lasciando. Nella seconda puntata ci occuperemo degli sceneggiatori bonelliani più pubblicati dall'editore in questo 2022; a seguire i disegnatori, i coloristi e i copertinisti.
A presto.

Saverio Ceri 

N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri.

mercoledì 21 dicembre 2022

SECRET ORIGINS: MISTER NO 112

di Saverio Ceri

Approfittando dello spunto datoci delle uscite settimanali della collana cronologica, a colori, collaterale alla Gazzetta dello Sport, andiamo a scoprire le copertine originali di Mister No, le loro eventuali fonti di ispirazione e le loro vicende editoriali in Italia e nel mondo.


Prosegue l'avventura di Mister No a Porto Velho scritta da Nolitta per le matite e le chine di Diso. Jerry viene pestato a sangue dagli uomini di Freitas, il braccio destro di Milton Galvào, il discusso imprenditore che vorrebbe portare a termine la costruzione della ferrovia nella foresta tra Brasile e Bolivia. L'unico aiuto a Mister No viene dal collega Lunig, pilota personale di Galvào, che dopo aver assistito al pestaggio decide di lasciare la città, consigliando anche a Jerry e alle sue amiche di fare altrettanto. Rimasto senza pilota, Galvào, prova prima con le buone e poi con le cattive a reclutare Mister No, per una delicata missione segreta in Bolivia. Stavolta in aiuto del bastian contrario nolittiano giunge Almeida, che finora credevamo un giornalista, mentre in realtà si tratta di un poliziotto, che spiega a Mister No la vera natura dell'operazione messa in piedi da Galvào: una enorme montatura solo per recuperare una cassa d'oro, affondata col battello che la trasportava, decenni prima ai tempi dell'inizio del progetto ferroviario transamazzonico, proprio in quella zona.


La cover originale di Ferri è del settembre 1984, ed è ambientata misteriosamente in un cimitero, di cui non troviamo traccia all'interno dell'avventura, almeno non in queste 96 pagine. 
La prima apparizione fuori dai confini nazionali è come sempre quella francese targata Mon Journal. Il titolo dell'albo, il numero 139 della collana transalpina, Pour une poignée de plombs, cita chiaramente il titolo di uno dei più famosi spaghetti-western Per un pugno di dollari (1964) di Sergio Leone. Une Poignée de plombs è però anche il titolo in francese del film Death of a Gunfighter (1969), meglio conosciuto in Italia come Ultima notte a Cottonwood.


Nel 1989 la cover, e la storia di Nolitta, sbarca anche in Jugoslavia, sulla collana Lunov Magnus Strip, sul numero 819 intitolato Karipune, ovvero Caripuna, la tribù indios che abbiamo incontrato nello scorso albo. Da notare come la lapide a forma di croce a sinistra nella copertina venne camuffata.
 

Nell'ottobre 2011, viene pubblicata della croata Libellus la versione completa dell'avventura, col titolo La ferrovia dei dannati. Per questo volume venne utilizzata la cover di Mister No 122 con la croce ripristinata.


In Turchia questa cover venne utilizzata per il numero 24 della collana realizzata dalla Aksoy. Il grafico turco per dare l'idea di profondità alla scena decise di sfumare gli elementi più lontani. Il risultato non è dei migliori.


Chiudiamo, come a volte accade, con la consueta segnalazione della storia zagoriana firmata da Luigi Mignacco che rende omaggio alle cover di Mister No realizzate da Ferri, Spedizione all'inferno. La cover del numero 112 venne ricordata con questa vignetta, in cui Zagor viene attaccato da un gruppo di indios, disegnata dallo stesso Gallieno Ferri.

Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire o riscoprire, anche le precedenti puntate di Secret Origins dedicate al Tex Classic e a Mister No in Cronologie & Index.  

domenica 18 dicembre 2022

MA-XXXI

Diamo i numeri 74

di Saverio Ceri 

Sono in ritardo di un anno. Questa puntata dedicata ai volumi Maxi bonelliani sarebbe dovuta uscire, secondo le mie intenzioni, nel dicembre dello scorso anno in occasione del trentennale di Oklahoma, il primo clamoroso albo maxi di Tex scritto dalla guest star Giancarlo Berardi, con il quale la Bonelli creò una nuova tipologia di speciali premiata dalle vendite. I maxi erano, e forse lo sono ancora oggi, gli speciali più acquistati dai fan delle varie serie; il motivo va quasi sicuramente ricercato nel rapporto quantità/prezzo; per lungo tempo, i balenotteri bonelliani al prezzo di circa due albi offrivano l'equivalente di tre storie inedite. Oggi non è più così, e con la trasformazione dei maxi di Dylan e Zagor in "mini balenotteri", potrebbe essere cambiato qualcosa, ma non ho dati di vendita recenti per confermare o meno questa ipotesi. 

Dicembre 1991: il primo storico Maxi. Un'inedita avventura di Berardi e Letteri con una copertina galleppiniana proveniente dal passato, come sa chi segue la nostra rubrica Secret Origins: Tex Classic

Se lo scorso anno riuscii solo a preparare il pezzo per i trent'anni di Maxi Tex, pubblicato su Texiani in libera uscita 19 degli amici Francesco Bosco e Mauro Scremin, quest'anno, esattamente dodici mesi dopo si ripresenta una ghiotta quanto irripetibile occasione: con l'albo di dicembre di Dylan Dog Old Boy, ovvero il 54° maxi dell'Indagatore dell'Incubo, l'ultimo balenottero del 2022, le tavole inedite pubblicate sui maxi hanno raggiunto la cifra tonda di 60.000! Un caso più unico che raro che si raggiunga una cifra così precisa andando a sommare le pagine di 228 albi differenti per foliazione; per numero di storie pubblicate; che vanno dalle zero pagine inedite (come nel caso di alcuni Maxi Martin Mystère), alle 350 tavole del sesto Maxi Tex, il volume più corposo uscito fino a oggi; contenenti storie che vanno dalle 4 pagine dell'epilogo di Agenzia Alfa 30, alle appunto 350 tavole di Rio Hondo l'episodio di Aquila della Notte pubblicato sul maxi più maxi di tutti.  

L'ultimo Maxi uscito in edicola nel 2022. L'ultima tavola è la sessanta millesima inedita pubblicata sui maxi. Copertina di Bacilieri e Montanari.

Trentuno anni di maxi (da qui il criptico XXXI del titolo del post), per esattamente sessantamila tavole inedite, a cui vanno sommate, altra cifra stranamente tonda, 3500 pagine di ristampe varie; per un totale di 63500 tavole a fumetti su 228 albi, di cui 14 contenenti episodi già editi; 476 avventure nuove più 42 ristampate per un totale di 518 episodi.
I maxi, nati dopo speciali, almanacchi e giganti, sono oggi secondi solo agli speciali come numero di pubblicazioni (281 sono infatti gli speciali pubblicati tra il 1979 e il 2022), ma superano tutte le altre tipologie di fuori-serie come numero di tavole proposte ai lettori; il sorpasso ai danni degli speciali è avvenuto a inizio 2013. Scavalcamento inevitabile dato che ininterrottamente dal 1999 i maxi sono la tipologia di fuori serie che annualmente pubblicano più tavole inedite, ancora oggi, nonostante il ridimensionamento di Zagor e la chiusura delle serie neveriane. Il record di pagine Maxi annuali è dell'annata 2018, con 3676 pagine. 

Numero di tavole "maxi" anno per anno; dall'esordio ai giorni nostri.

Dopo l'esordio sperimentale con Oklahoma, la formula Maxi dovette aspettare quasi sei anni per essere riproposta, esattamente fino al maggio del 1997, quando venne dato alle stampe un secondo balenottero, stavolta dedicato al mondo di Nathan Never, e intitolato Agenzia Alfa; nella nuova collana il protagonista non è necessariamente il "musone" creato da Medda, Serra e Vigna, ma può esserlo qualunque degli agenti della futuristica agenzia investigativa; un vero e proprio Maxi Nathan Never esordirà solo sette anni dopo. Da qui la scissione tra le due testate che troverete nelle prossime graduatorie.

Secondo "maxi" bonelliano: Agenzia Alfa 1. Illustrazione di Roberto De Angelis

Solo con il terzo balenottero, il secondo dedicato a Tex, uscito a fine '97, nasce la denominazione "Maxi" che caratterizzerà quasi tutti i volumi XXL successivi dello stesso Tex, di Zagor, di Mister No, di Nathen Never, di Dampyr, di Martin Mystère, di Gregory Hunter e di Legs Weaver. Non si chiamerà mai "Maxi" la collana Agenzia Alfa anche se ne ha tutte le caratteristiche dal numero di pagine alla impostazione editoriale. Sono accomunati ai maxi per formato anche i due volumi de Le grandi storie di Nathan Never usciti tra il 2014 e il 2015, che in realtà sono due giganti mancati, riconvertiti in balenottero. Sono usciti come Maxi Martin Mystère, anche le ristampe di Zona X e del BVZM pubblicate dal 2014 a oggi, compreso Magic Patrol e Stirpe di Elan. E' uscito nella collana Maxi Dampyr, infine, il volume celebrativo del ventennale di Harlan Draka contenente una serie di ristampe di storie brevi. Sono ancora ufficialmente maxi, sia il Dylan Dog Old Boy che lo Zagor +, le uniche due collane insieme al Maxi Tex, che ancora portano avanti la tradizione dei balenotteri bonelliani.

Una delle ingannevoli, sorprendenti, cover realizzate da Filippucci per le ristampe di Zona X

Nella tabella qui sotto troverete incolonnati i vari personaggi pubblicati sui 228 maxi, in ordine di tavole complessive pubblicate. Nelle colonne successive trovate le tavole, il numero degli albi e delle storie suddivise per collane, inoltre data di esordio e ultimo albo pubblicato per ogni testata.


Come vedete sembra impossibile che da una tale miriade di numeri, scaturisca una somma così rotonda... eppure è accaduto. Nella tabella si evidenza che la testata che ha pubblicato più  tavole e di cui sono usciti più albi e Agenzia Alfa; il Maxi Dylan Dog invece è quello che ha proposto più storie, mentre il Maxi Tex è il più longevo. Sommando le tavole delle varie collane per personaggio, il più pubblicato sui maxi è Dylan Dog, che batte Zagor attualmente di 450 lunghezze, distanza concretizzatasi tutta negli ultimi dodici mesi grazie al fatto che dell'Old Boy escono sei volumi l'anno, contro i quattro dello Zagor +. Nel grafico qui sotto potete scoprire la progressione in fatto di tavole pubblicate dei cinque personaggi più presenti su albi extra-large.

La corsa verto l'alto dei cinque personaggi più pubblicati sui Maxi.

Scopriamo come Agenzia Alfa fin dal 1998 era la testata che più contribuiva al monte tavole dei maxi, con Aquila della Notte a inseguire. Vediamo poi come Zagor approdato ai maxi dopo Dylan Dog e Tex, li abbia scavalcati rispettivamente nel 2008, e nel 2011 mettendosi all'inseguimento del balenottero Alfa. Successivamente lo stesso Indagatore dell'incubo ha superato il ranger nel 2013 per incollarsi all'ascesa di Zagor. Infine lo stesso Old Boy si è sbarazzato in pochi mesi nel 2021, sia del Re di Darkwood che dell'Agenzia Alfa (incagliatasi nel 2019), involandosi da solo verso il traguardo intermedio delle quattordicimila tavole.  

Gli Sceneggiatori che hanno pubblicato almeno una tavola su uno dei 214 maxi inediti sono 88; nella lista qui sotto, dove sono incolonnati in base alle tavole complessive pubblicate, sembrerebbero 87 ma l'accoppiata Porretto/Mericone ovviamente conta per due. Nella graduatoria troverete anche le pagine realizzate per ogni personaggio con evidenziato lo score dello scrittore più prolifico di ogni serie.


Moreno Burattini, la cui carriera bonelliana è iniziata nello stesso 1991, pochi mesi prima della pubblicazione di Oklahoma, è lo scrittore più pubblicato sui maxi grazie alle sue 5268 pagine sceneggiate per lo Spirito con la Scure, che lo rendono, inevitabilmente, anche il più prolifico autore di balenotteri zagoriani. 
Lo sceneggiatore di Gavinana precede Stefano Piani di oltre 700 tavole, secondo nella graduatoria generale, ma primo in quella di Agenzia Alfa. 
Sul terzo gradino del podio sale Luigi Mignacco, grazie alla sua versatilità; pur non primeggiando in nessuna serie, infatti, il creatore di Robinson Hart, conquista la posizione scrivendo avventure per ben cinque personaggi: Dylan Dog, Zagor, Tex, Dampyr e Mister No.
Come lui solo Riccardo Secchi ha firmato storie per cinque diverse collane, di cui tre, però, facenti parte dell'universo neveriano; di una di queste, Legs Weaver, è stato, con sole 188 tavole, lo scrittore più prolifico.

In un fotomontaggio di tre scatti di Moreno Burattini, "vediamo" il podio dei Maxi sceneggiatori: lo stesso Burattini, Piani e Mignacco.

Claudio Nizzi è il più pubblicato su Tex, L'accoppiata Stefano Vietti-Alessandro Russo condivide il primato per la avventure inedite di Martin Mystère pubblicate sui maxi; mentre  Maurizio Colombo primeggia in casa Mister No. Gigi Simeoni, essendo l'unico autore dell'unico volume pubblicato di Gregory Hunter è anche leader tra gli sceneggiatori della fantascientifica serie creata da Antonio Serra. Vigna, Di Gregorio e Cajelli risultano essere gli scrittori più pubblicati sui maxi rispettivamente di Nathan Never, Dylan Dog e Dampyr.  

I disegnatori pubblicati sui balenotteri bonelliani sono invece 177, anche in questo caso i fratelli Esposito valgono per due ovviamente, e li vedete qui sotto incolonnati con la stessa logica degli sceneggiatori. 


Il duo Montanari & Grassani, per anni esclusivista dei maxi dylandoghiani è inevitabilmente in cima alla lista complessiva, e di testata, con una leggera predominanza di Montanari che da qualche tempo questa parte  collabora anche con altri inchiostratori.
Completa il podio Alessandro Chiarolla, forte delle sue oltre duemila tavole disegnate per lo Spirito con la Scure, che lo rendono anche l'illustratore più presente sulle pagine dei Maxi Zagor.

Gli inossidabili Montanari & Grassani: i re dei Maxi!

Per Tex, l'illustratore più pubblicato sui maxi è Josè Ortiz; Fabio Jacomelli e Maurizio Gradin che spesso hanno lavorato insieme, primeggiano, separatamente, su Agenzia Alfa e su Maxi Nathan Never; il veterano Paolo Ongaro prevale sui Maxi Martin Mystère; Baggi e Bruzzo rispettivamente sono i disegnatori più pubblicati sui maxi di Dampyr e Mister No; Gigi Simoni, oltre ad essere l'unico e più pubblicato illustratore del balenottero di Gregory Hunter, è anche l'unico disegnatore a comparire su quattro diverse testate; ognuno dei tre disegnatori dell'unico Maxi Legs Weaver uscito, infine, può considerarsi il più prolifico illustratore della testata. 
Tutti gli autori che chiudono la classifica con un apporto minimo al raggiungimento delle sessantamila tavole, hanno realizzato ognuno una sola striscia per il decimo Maxi Martin Mystère, quello che vede incontrarsi per la terza volta il Detective dell'Impossibile con l'Indagatore dell'Incubo. 

Roberto De Angelis ha realizzato quasi un quarto delle cover di tutti i Maxi!

I copertinisti scelti per realizzare l'illustrazione di apertura dei 228 balenotteri sono stati 27. Qui sotto li vedete incolonnati dal più al meno prolifico. In realtà dovremmo dire 29 perché nell'ultima riga della classifica troviamo due cover non inedite utilizzate per i Maxi; le due copertine sono opera di Galep, per Oklahoma, e Baggi, per il Maxi Dampyr 10 speciale 20 anni.


Roberto De Angelis, il più longevo copertinista di Nathan Never non poteva che approfittare della collana gemella Agenzia Alfa per primeggiare in questa graduatoria. Seguono, sul podio, Claudio Villa e Gallieno Ferri.
Per il momento è tutto, ci rileggiamo tra pochi giorni con il resoconto annuale bonelliano del 2022

N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri. 

venerdì 16 dicembre 2022

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 151

di Saverio Ceri

con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola. 


Su Tex Classic 151 troviamo ristampate a colori 192 strisce: le ultime 57 della Serie Nebraska tratte dal 33° e ultimo volume delle collana, datato 15 febbraio 1965; più 135 strisce della Serie Pueblo, pubblicate originariamente sui primi due albetti della serie, la 34a di Tex nel formato originale, nelle due settimane successive. Le stesse pagine erano state pubblicate per la prima volta nel formato bonelliano sul numero 70 dell'agosto 1966 della serie principale di Tex
Il titolo del Classic, Morte sulla mesa è preso in prestito dal numero 2 della Serie PuebloLa cover che la redazione ha ritenuto più idonea per questo albo è quella di Tex 176, La città morta, del giugno 1975. L'immagine di copertina, se riferita alla seconda e predominante storia, la classica Sinistri presagi di Bonelli e Galep, in cui appare Zhenda la strega, parrebbe ancora una volta inadeguata, dato che non si ritrovano nell'incipit della lunga avventura sparatorie tra il Ranger e gli indiani di Zhenda. Lo scontro con i nativi lo troviamo invece nelle prime pagine del Classic, ma con degli indiani sui generis, caratterizzati dal fatto di combattere protetti con una pesante armatura. 


Come quasi sempre accade questa storica copertina di Tex ha una fonte di ispirazione statunitense. I nostri ricercatori Francesco Bosco e Mauro Scremin ci segnalano che in questo caso si tratta della copertina del volume War on the Cimarron di Luke Short pubblicato dalla Bantam Books, per almeno tre edizioni con la stessa immagine in copertina. Qui sotto vedete i paperback del 1959, del 1965 e del 1975. Essedo la cover di Tex del giugno 1975 Galep sicuramente aveva in mano uno di questi 3 volumi, probabilmente quello del 1965, visto il taglio dell'immagine. 


L'illustrazione di Galleppini, rivista a livello di colori, è riapparsa nelle edicole italiane ovviamente anche nelle riedizioni Tutto Tex e Tex Nuova Ristampa.


Le prime apparizioni di questa immagine di Galep in giro per il mondo sono quelle "sinottiche" della Williams pubblicate in Svezia, Olanda e Norvegia nel giugno del 1976; la versione norvegese tra l'altro proprio con questo albo cambia logo uniformandosi alle altre versioni del nord-europa. Vedete le tre edizioni qui sotto, in basso nell'immagine.
In Francia la prima apparizione di questa cover risale al marzo 1979 in occasione di Rodeo 331; Nel paese transalpino l'illustrazioni in questione venne utilizzata anche dalla Semic per il numero 211 di Mustang dell'ottobre 1993.


In Brasile troviamo tre versioni di questa copertina. La prima edita da Vecchi  sul numero 70 della sua collana dedicata a Tex, risale al dicembre 1976; La seconda sempre targata Vecchi è la ristampa della prima, con la misteriosa aggiunta di nuove rocce ai piedi di Tex; la terza è quella della ristampa Tex Colleçào 228 edita da Mythos nel gennaio del 2006 con i colori delle riedizioni italiane.


Lasciamo la cover principale e occupiamoci ora, grazie alla segnalazione della coppia Bosco-Scremin, della copertina della prima striscia della Serie Pueblo, Sinistri presagi, che venne pure utilizzata come cover della Raccoltina 160 della serie rossa, col titolo Il segno di Zhenda. La posizione del personaggio su quella copertina è ispirata a una vignetta di Alberto Giolitti per il numero 35 (settembre 1963) della serie americana Turok, opportunamente ribaltata.


Per chiudere, segnaliamo anche che il racconto che inizia in questo albo, Sinistri Presagi, che ci accompagnerà per 240 tavole -per la cronaca la seconda storia più lunga di Tex nel periodo delle strisce- è stato pubblicato a colori già nell'autunno del 1980 sul volume Tex e gli indiani edito da Cepim, ovvero una delle tante sigle con cui la Bonelli pubblicava fumetti in quegli anni, utilizzata spesso per le pubblicazioni di pregio. Si tratta del terzo volume a colori uscito come strenna natalizia in libreria; la stessa collana pubblicata poi, per anni, da Mondadori, e che esce tutt'oggi sotto il marchio SBE, annualmente, con la costola rigorosamente rossa. Tra i primi volumi troviamo qualche eccezione alla regola della costola rossa, come in questo caso. La storia venne ribattezzata per questa edizione La rivolta dei Navajos, venne colorata da Ugo Pietrafitta e risulta più lunga di due tavole rispetto alla versione uscita in edicola.


Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index. 

lunedì 12 dicembre 2022

SECRET ORIGINS: MISTER NO 111

di Saverio Ceri

Approfittando dello spunto datoci delle uscite settimanali della collana cronologica, a colori, collaterale alla Gazzetta dello Sport, andiamo a scoprire le copertine originali di Mister No, le loro eventuali fonti di ispirazione e le loro vicende editoriali in Italia e nel mondo.


Prosegue per tutto l'albo l'avventura di Nolitta e Diso ambientata a Porto Velho e dintorni, in particolare in questo albo, quasi esclusivamente nei dintorni, in un villaggio di indios Caripuna dove Mister No e il signor Almeida, giornalista e cliente della sua nuova agenzia turistica, trovano riparo dopo che il motore della loro imbarcazione li ha abbandonati improvvisamente. I due arrivano al villaggio mentre il prepotente Freitas sta minacciando armi in pugno l'intera tribù Caripuna; l'uomo, che incolpa gli indios di avergli sottratto dei preziosi pezzi di ricambio è al soldo del signor Galvão, il ricco investitore che vorrebbe riprendere e completare la ferrovia tra Brasile e Bolivia in piena foresta amazzonica. Jerry e Almeida riescono a mettere in fuga  Freitas, non senza conseguenze; nello scontro a fuoco rimangono uccisi due uomini di Galvão e un giovane indigeno. La notizia dello scontro nel villaggio è già giunta a Porto Velho, quando Jerry fa ritorno in paese. La sera stessa Freitas con altri sgherri attaccano Mister No nel locale delle "garotas".


Nella copertina originale di Ferri, dell'agosto 1984, si registra il ritorno del quadrifoglio portafortuna cucito sulla spalla destra del giubbotto del protagonista, troppo spesso dimenticato negli ultimi numeri. E' anche l'ultima volta che  lo disegna Ferri visto che nelle prossime quattro cover, le ultime del Maestro di Recco, non lo vedremo più disegnato. La cover è ispirata da una vignetta di Diso che troviamo a pagina 42 dell'albo di Gazzetta adesso in edicola.

Nella versione di questa immagine utilizzata dalla If per il numero 56 della sua ristampa delle avventure di Jerry, notiamo che il protagonista della serie è stato ingrandito rispetto all'albo originale dell'84, probabilmente per dare più tridimensionalità alla scena. Nella ricolorazione, inoltre, è stato corretto, giustamente, il colore del fazzoletto al collo di Mister No: da rosso a giallo.


Fuori dai confini nazionali la prima apparizione di questa cover la rintracciamo in Francia sul numero 137 del Mister No targato Mon Journal. L'albo si intitola Mad Mary, come il folle progetto ferroviario al centro della vicenda. 

La serializzazione sulla collana francese che dedicava a Mister No meno pagine delle canoniche 96 bonelliane, favorì la creazione in terra gallica di una nuova copertina inedita per questa vicenda, affidata alle matite di Guido Zamperoni. 


L'albo in questione, il numero 138 della collana transalpina è intitolato L'enfer vert, l'inferno verde, e per l'immagine di copertina Zamperoni scelse di reinterpretare la prima vignetta di pagina 21 del volume ora in edicola.


La copertina de La legge della violenza apparve poi anche in Jugoslavia come cover del numero 818 di Lunov Magnus Strip, intitolato Milton Galvaho, come il cattivo di questa vicenda. Da segnalare che per motivi misteriosi, almeno per noi italiani, il quadrifoglio di Mister No viene per l'ennesima volta eliminato nella versione balcanica.


Il simbolo portafortuna di Jerry ritorna invece in bella vista sulla cover del numero 24, il penultimo,  della versione turca edita da Aksoy.


Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire o riscoprire, anche le precedenti puntate di Secret Origins dedicate al Tex Classic e a Mister No in Cronologie & Index.  

giovedì 8 dicembre 2022

MARY ANN BICKERDYKE - NORDISTA! - THE “MOTHER” BICKERDYKE! – SUSIE KING TAYLOR - SUDISTA! – LA PRIMA INFERMIERA DELL’ESERCITO AFROAMERICANO! - SEMPLICEMENTE DUE EROINE DELLA GUERRA CIVILE AMERICANA! - LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA – PARTE XCI

di Wilson Vieira

La saga della Storia del West di Wilson Vieira giunge alla novantunesima puntata, dedicata al ruolo delle donne infermiere durante la Guerra Civile americana; in particolare di Mary Ann Bickerdyke e Susie King Taylor. Vi ricordiamo che le immagini sono state scelte e posizionate nel testo dallo stesso Wilson! Buona lettura! (s.c. & f.m.)



Mary Ann Bickerdyke era una donna straordinaria che iniziò la sua carriera di infermiera solo nella seconda metà della sua vita. 
È considerata da molti una delle infermiere più famose della storia per il suo lavoro umanitario durante la Guerra Civile.
Mary Ann Bickerdyke era un’eroina energica il cui unico scopo durante la guerra civile era quello di prendersi cura in modo più efficiente dei soldati feriti dell’Unione.
Non si sa molto dei primi anni di vita di Mary. 
Nacque Mary Ann Ball il 19 luglio 1817 a Mount Vernon, Ohio. 
Entrambi i suoi genitori sono morti poco dopo la sua nascita, ed è stata cresciuta in una fattoria dai nonni e poi dagli zii. 


Ha frequentato lo “Oberlin College in Ohio”, uno dei pochi college aperti alle donne in quel momento, ma non si sa se si sia laureata. 
Alcune fonti affermano che abbandonò gli studi a causa di un’epidemia che avrebbe potuto essere l’epidemia di colera nel 1837.
Si pensa inoltre che dopo la sua permanenza a Oberlin, abbia seguito un corso di infermieristica istruito dal dottor Reuben Mussey (1780 – 1866), capo dell “Ohio Medical Università.” Tuttavia, questo non è stato verificato.
Rimasta vedova due anni prima dell’inizio della guerra, mantenne se stessa e i suoi due figli esercitando come erborista a Galesburg.


Poco dopo lo scoppio della guerra civile, si verificò un evento che avrebbe cambiato per sempre la vita di Mary Bickerdyke. 
Il predicatore della sua chiesa, lesse la lettera di un soldato alla congregazione che descriveva le cure mediche di basso livello che stavano ricevendo i feriti: “Probabilmente nessuna sezione dell’esercito dell’Unione era più mal preparata per la disastrosa serie di scontri che segnò il primo anno della guerra civile del suo dipartimento medico. 
Non era stato previsto alcun provvedimento per la cura dei pazienti convalescenti o delle migliaia di soldati colpiti da malattie “civili” come polmonite, dissenteria e tifo.”
Bickerdyke e gli altri membri della chiesa furono così commossi dalla lettera che raccolsero i rifornimenti e Mary fu scelta per consegnarli alla base dell’Unione più vicina al Cairo, nell’Illinois. 
Ha lasciato i suoi figli alle cure di amici e ha intrapreso quello che pensava sarebbe stato solo un breve viaggio.
Quando Mary arrivò alla base, fu così sconvolta dalle condizioni che si rifiutò di andarsene.
Senza il permesso ufficiale, iniziò a pulire le ferite, migliorare i servizi igienico-sanitari e cucinare pasti nutrienti. 
Ha incontrato l’opposizione, in particolare da parte di ufficiali e medici, ma ha continuato la sua missione in modo pragmatico e senza fronzoli. 
Ha creato una rete di contatti per i rifornimenti e organizzato un gruppo di volontari che l’hanno aiutata a migliorare i tassi di recupero e il morale dei soldati. 
Senza pazienza per la burocrazia, il suo unico pensiero era per il benessere dei feriti. 
Si guadagnò il titolo di “Ciclone in Calico” a causa del suo disprezzo per i regolamenti.
Visto il successo di Mary nel campo, l’esercito decise di costruire un ospedale permanente a Cairo.      

           
Tuttavia, aveva ancora i suoi avversari, principalmente perché era una donna. 
La notizia del suo dilemma raggiunse il generale Grant, che la nominò direttrice dell’ospedale, conferendole lo status ufficiale. 
Come matrona, si occupava non solo di allattare, ma anche di cucinare, pulire e mettere in sicurezza le provviste. 
Nel 1862 fu nominata agente sanitario sul campo. 
Ciò le ha dato accesso ai magazzini della Commissione sanitaria degli Stati Uniti e ha reso l'acquisizione di forniture molto più facile per lei.


In quel periodo ha anche lavorato al fianco di un’altra famosa infermiera della guerra civile, Mary Jane Safford (1834 – 1881). 




Quando l’esercito di Grant si spostò lungo il fiume Mississippi, anche Bickerdyke andò, diventando capo dell’infermieristica e allestendo ospedali dove era necessario.





Insisteva per pulire ogni superficie in vista, denunciò medici ubriachi e in un'occasione ordinò a un membro dello staff, che si era appropriato illegalmente di indumenti destinati ai feriti, di spogliarsi. 
Sebbene si fosse inimicata allo stesso modo medici, personale e soldati maschi, ha vinto la maggior parte dei suoi combattimenti in nome di una migliore assistenza ai pazienti.


Il generale dell’Unione William Tecunseh Sherman (1820 – 1891) era particolarmente affezionato all’infermiera volontaria che seguiva gli eserciti Occidentali e presumibilmente era l’unica donna a cui avrebbe permesso di entrare nel suo campo. Quando un membro del suo staff si lamentò dell’infermiera schietta e insubordinata che costantemente ignorava la burocrazia dell’esercito e le procedure militari, Sherman alzò le mani ed esclamò: “Beh, non posso fare nulla per te; lei mi supera.”


Quando un chirurgo mise in dubbio la sua autorità di intraprendere qualche azione, rispose: “Sull’autorità del Signore Dio Onnipotente, hai qualcosa che lo supera?”
Era conosciuta affettuosamente dai suoi “ragazzi”, i grati uomini arruolati, come “Madre” Bickerdyke, e i soldati l’acclamavano quando appariva.
Poteva essere severa e inflessibile quando aveva a che fare con gli avversari, ma era una figura materna gentile per i soldati feriti.
Bickerdyke, durante la guerra, ha lavorato a stretto contatto con Eliza Emily Chappell Porter (1807 – 1888) della “Northwest Sanitary Commission”, ha lavorato alla prima nave ospedale, e mentre  viaggiava con le truppe, allestì più di 300 ospedali da campo su 19 campi di battaglia, tra cui la battaglia di Shiloh, la battaglia di Vicksburg e La marcia verso il mare di Sherman. Migliorò le condizioni per i soldati. 
Se qualcuno del personale si è lamentato dei suoi metodi, i generali Grant e Sherman hanno sostenuto i suoi sforzi.  




Quando la guerra finì, cavalcò alla testa del XV Corpo nella “Grand Review” di Washington su richiesta del generale William T. Sherman.
Rimase come infermiera dell’esercito fino al suo ritiro nel marzo 1866.
In seguito, ha lavorato per l’Esercito della Salvezza a San Francisco, in California, ed è diventata avvocato, aiutando i veterani dell’Unione con problemi legali. Ha aiutato loro così come le infermiere a ottenere le pensioni Federali.

                
Successivamente, ha gestito un hotel a Salina, Kansas, per un certo periodo prima di ritirarsi a Bunker Hill, Kansas.
Quando si è trasferita in Kansas per stare con i suoi figli, ha aiutato molti veterani ad assicurarsi la terra e gli strumenti in modo che anche loro potessero stabilirsi lì. 
Fino alla fine, ha dedicato la sua vita a migliorare le condizioni dei veterani. 
Ricevette una pensione speciale di $25 dollari mensili dal Congresso nel 1886. 
Dopo aver subito un lieve ictus, morì nel 1901 all’età di 84 anni. 
Sulla sua lapide è incisa:
“Madre dei ragazzi in blu.”
Mary Ann Bickerdyke ha insegnato al mondo che basta una sola persona per realizzare un cambiamento imponente.
Le sue spoglie furono trasportate a Galesburg, nell’Illinois, e fu sepolta accanto al marito al cimitero di Linnwood.
In memoria di questa eroina disinteressata, una statua a lei dedicata fu eretta a Galesburg, nell’Illinois, e due navi: una nave ospedale e una nave della libertà furono intitolate a lei.
I documenti di Bickerdyke sono ora online sul sito della “Library of Congress.” 
Includono elenchi delle provviste fornite per l’aiuto dei soldati durante il periodo di Bickerdyke sul campo, nonché lettere di gratitudine dei soldati che hanno beneficiato delle sue capacità infermieristiche, dei donatori sul fronte interno e dei soccorritori che hanno portato cibo e altro materiale al fronte.


Il 6 settembre 1862, Harper’s Weekly pubblicò un disegno intitolato “The Influence of Women.” 
Nell’incisione, le donne ricoprono molti ruoli importanti per lo sforzo bellico, dal cucire camicie e calze a maglia come parte della commissione sanitaria, al lavaggio degli indumenti per i soldati come aiutanti di campo, oltre ad agire come “suore della carità” assistendo i soldati in gli ospedali da campo e aiutare i soldati feriti a scrivere lettere a casa. 
Molte di queste donne descrivono gli sforzi per curare e prendersi cura dei soldati. L’immagine di Harper’s Weekly mostra il culmine degli sforzi delle donne per assumere un ruolo più attivo e pubblico nel campo medico servendo come infermiere che curano i soldati feriti durante la guerra civile.
Prima della guerra civile, c’erano pochissime infermiere che praticavano pubblicamente la medicina. 
In privato le donne spesso si prendevano cura dei familiari malati all’interno della casa, ma la maggior parte dei medici erano uomini e non usavano abitualmente l’aiuto degli infermieri. 
Uno dei pochi aspetti della medicina pubblica che poche donne praticavano nel 19° secolo era l’ostetricia in cui aiutavano altre donne a partorire. 
Quando iniziò la guerra civile, sia i dipartimenti medici Confederati che quelli dell’Unione preferivano che le infermiere lavorassero negli ospedali uomini piuttosto che donne. 
Gli ufficiali sanitari non pensavano che le donne avessero la costituzione e la robustezza per il duro lavoro ed erano disposte a seguire l’etichetta militare. 
Logisticamente, gli agenti non vogliono spendere gli sforzi per fornire le sistemazioni separate che si ritenevano necessarie per la permanenza delle donne negli ospedali. Tuttavia, la situazione è cambiata durante i primi mesi di guerra poiché i dipartimenti medici di entrambe le parti non erano preparati per il numero di soldati feriti che avevano bisogno di cure negli ospedali. 
Ad esempio, per tutto aprile e maggio 1861 troppo pochi assistenti medici (infermieri) furono assegnati agli ospedali. 
Di conseguenza, ai soldati che si stavano riprendendo da una malattia o da ferite lievi veniva spesso ordinato di assistere i loro compagni pazienti. 
Un soldato ricoverato in ospedale che sperimenta questo sistema ha osservato:
“In ospedale, gli uomini giacciono su paglia marcia e le infermiere sono soldati convalescenti, così quasi ammalate che dovrebbero essere nei reparti, e per la loro stessa debolezza sono egoiste e talvolta disumane nel trattamento dei pazienti. 
Se potessimo essere sicuri di essere a metà strada ben curati quando ci ammaliamo o ci feriamo, ciò sottrarrebbe immensamente agli orrori della vita dell’esercito.”
Avere soldati malati e feriti che si prendevano cura degli altri non funzionava bene e già nel giugno 1861 gruppi di aiuto privato come le Commissioni sanitarie e le Società di soccorso, così come i militari, iniziarono a reclutare infermiere per lavorare negli ospedali. 
Una delle donne più famose che ha aiutato a reclutare infermieri nel corso della guerra civile è stata Dorothea Dix (1802 – 1887), che è stata nominata sovrintendente delle infermiere per l’esercito dell’Unione nel giugno 1861. 

Dorothea Dix ha contribuito a stabilire lo standard delle qualifiche per le donne per entrare nel corpo dell’assistenza infermieristica.
Per diventare infermiera, una donna doveva avere un’età compresa tra i 35 ei 50 anni, essere in buona salute, avere un carattere dignitoso o “semplice”, essere in grado di impegnarsi per almeno tre mesi di servizio e essere in grado di seguire le normative e le indicazioni dei supervisori. 
Dix arrivò persino a dire che le donne dovevano indossare abiti neri o marroni scollati, senza gioielli o cosmetici.
Le donne hanno potuto unirsi allo sforzo bellico come infermiere in vari modi. 
Potrebbero fare domanda per entrare a far parte del corpo infermieristico attraverso l’approvazione di commissioni sanitarie o sovrintendenti come Dorothea Dix, oppure potrebbero essere infermiere a contratto assunte sul posto in base alle necessità. 
Oltre alle donne bianche, le donne afroamericane lavoravano negli ospedali. 
Le donne liberate venivano talvolta assunte come infermiere a contratto sia negli ospedali confederati che in quelli dell’Unione, mentre alcune donne ridotte in schiavitù venivano assunte negli ospedali Confederati dai loro schiavisti. 
Se una donna veniva assegnata a lavorare in un ospedale, svolgeva un’ampia varietà di compiti per prendersi cura e curare i feriti.
All’inizio della guerra civile, alcune donne sostenevano che la guerra era tanto una guerra di donne quanto una guerra di uomini. 
Oltre 21.000 donne hanno prestato servizio negli ospedali militari dell’Unione e un numero simile è stimato per la Confederazione, delle quali un 10% afroamericane.



“Io sono Susie Baker King Taylor, nata sotto la legge degli schiavi in Georgia, nel 1848, e sono stata cresciuta da mia nonna a Savannah.” 
Così iniziano le memorie dell’infermiera della Guerra Civile Susie Baker King Taylor, una donna per molti versi insolita. 
Era alfabetizzata sin dalla tenera età, poiché le era stato insegnato a leggere e scrivere da una donna di colore libera che viveva a Savannah, ma anche una cosa così semplice come frequentare la scuola era difficile per le persone ridotte in schiavitù. 
Per loro era illegale insegnare a leggere o scrivere, quindi qualsiasi istruzione doveva essere condotta in segreto. La piccola Susie e le sue coetanee dovevano camminare per circa mezzo miglio ogni giorno, con i libri avvolti nella carta per impedire alla polizia o ai bianchi ficcanaso di vederli. Entravano singolarmente, sperando che i vicini della loro insegnante pensassero che fossero lì per imparare i mestieri, il che era legale. 
Il 1° aprile 1862, poco prima della battaglia di Fort Pulaski, la quattordicenne Susie fuggì insieme allo zio e alla sua famiglia. Viaggiarono in gruppo verso St. Catherine’s Island, che era sotto la protezione delle truppe dell’Unione. Fu qui che Susie vide, per la prima volta, gli “Yankees”. 
Le era stato detto che uno Yankee era una cosa terribile e avrebbe ferito lei e la sua famiglia. Dovevano essere evitati a tutti i costi. Questo non si rivelò vero. Le forze dell’Unione accolsero la famiglia di Susie e la reclutarono per aiutare in molti modi.  
Le abilità di Susie nel leggere e scrivere (e orlare i tovaglioli!) impressionarono tutti coloro che l’incontrarono, per questo fu trasferita a St. Simon’s Island, dove le chiesero di creare una scuola per i bambini dell’isola.
Accettò e ricevette libri di testo dai gruppi abolizionisti del Nord. 
In tal modo, divenne la prima insegnante nera di studenti afroamericani liberati, a lavorare in una scuola di liberti in Georgia. 
Insegnò a quaranta bambini nella sua scuola diurna e “a un certo numero di adulti che venivano da me di notte, tutti così ansiosi di imparare a leggere.” 
Nel frattempo arrivarono a S. Simon’s, diversi ufficiali dell’Unione, agli ordini del generale David Hunter (1802 – 1886), che ottenne fama non autorizzata per il suo ordine del 1862 di emancipazione degli schiavi in tre stati del Sud, inclusa la Georgia. Avevano il compito di riempire i ranghi del suo Reggimento. Hunter aveva sentito dire che gli uomini di St. Simon’s Island erano coraggiosi e capaci.

                             
Il capitano CT Trowbridge (1835 – 1907) era uno di questi reclutatori e conobbe Susie nella sua scuola. La iscrisse immediatamente come lavandaia al 1° South Carolina Volunteers e suo fratello come membro del Reggimento. Non rimase a lungo una lavandaia, poiché un’epidemia di vaioloide, un tipo meno grave di vaiolo, colpì il loro campo, Camp Saxon, subito dopo essere arrivata a Beaufort, nella Carolina del Sud. 
Susie era stata vaccinata contro il vaiolo ed era in grado di curare i suoi pazienti in sicurezza. La giovane Susie rimase a Camp Saxon con i 1° Volontari della Carolina del Sud, e insegnò a leggere e scrivere a moltissimi compagni della compagnia E, quando erano fuori servizio. Quasi tutti erano ansiosi di imparare. Fu lieta, tuttavia, di poter andare con il Reggimento, ad assistere i malati e gli afflitti. 
Incontrò e sposò il sergente Edward King nel 1863, quando aveva appena quindici anni, e le fu permesso di stare con suo marito e i suoi amici mentre si trasferivano a Jacksonville, in Florida, di nuovo a Camp Saxon, e poi a Camp Shaw vicino a Port Royal, combattendo piccole scaramucce con cannonieri Ribelli e truppe sbarcate. 
Mentre era lì imparò a maneggiare una pistola e accompagnò alcuni degli uomini in servizio di picchetto. 
Il vaiolo continuava a essere un problema e nelle sue memorie, Susie King afferma di aver incontrato Clara Barton a Camp Shaw durante il soggiorno di Barton nelle Isole del Mare del Sud per prendersi cura di coloro che erano affetti dalla malattia, compresi gli ex schiavi. 
Le mani premurose di Susie King si prendevano cura di tutti coloro che le si avvicinavano, non solo degli uomini della Compagnia E. 
I nostri ragazzi a volte mi dicevano: 
“Mrs. King, perché sei così gentile con noi? e ci tratti come tutti i ragazzi della tua compagnia?” 
Risposi: “Beh, sai, tutti i ragazzi delle altre compagnie sono per me uguali a quelli della mia compagnia E; Fate tutti il vostro dovere e io faccio lo stesso per voi.”
“Sì”, dicevano, “lo sappiamo, perché sei stata la prima donna che abbiamo visto quando siamo entrati nel campo, e ti sei interessata a noi ragazzi sin da quando siamo arrivati qui, e siamo molto grati per tutto quello che fai per noi.” 
L’assistenza infermieristica di King non assomigliava affatto all’assistenza infermieristica moderna. Forniva cure palliative, come facevano anche la maggior parte delle infermiere al tempo della guerra civile. 
Le cure palliative si concentravano sul fornire sollievo dai sintomi e dallo stress di una grave malattia o infortunio. 
Il suo obiettivo era migliorare la qualità della vita del paziente, e per gli uomini feriti e malati sotto le cure di Susie King, è stato sicuramente raggiunto
Vedeva scene raccapriccianti quotidianamente e scrisse della sua reazione a questo: “Sembra strano come la nostra avversione a vedere la sofferenza sia superata in guerra, come possiamo vedere senza un brivido gli spettacoli più disgustosi come uomini con le membra spazzate via e maciullate dai proiettili mortali; e invece di voltare le spalle, come ci affrettiamo ad aiutare e ad alleviare il loro dolore, fasciare le loro ferite e premere l’acqua fresca sulle loro labbra aride, con sentimenti di sola simpatia e pietà.” 
Susie King rimase con le truppe dell’Unione durante il combattimento per prendere Fort Gregg e oltre. 
Come tante infermiere afroamericane, non ha mai ricevuto un centesimo per i suoi servizi. Ha vissuto diversi cambi di comando, dovendo dimostrare a ogni nuovo ufficiale bianco di essere una persona di qualità e valore. Ciò è stato facilitato dal fatto che la maggior parte degli ufficiali con cui è entrata in contatto erano abolizionisti di Boston. 
Susie si è ritrovata alla deriva in mare più di una volta quando il supporto delle truppe si è spostato tra le isole che circondano le coste della Florida, della Georgia e della Carolina del Sud. 
Il 28 febbraio 1865, i soldati e il personale di supporto della 33a USCT furono trasferiti a Charleston. Sbarcarono sotto una bandiera di tregua, e la loro assistenza si rese necessaria per combattere gli incendi ordinati dal generale Confederato William Joseph Hardee (1815 – 1873) dopo che lui e le sue truppe avevano evacuato la città.


Per tre o quattro giorni combatterono il fuoco, salvando i beni e gli effetti del popolo, ma questi uomini e donne bianchi non potevano tollerare quei soldati neri, poiché molti di loro erano stati in precedenza loro schiavi; e sebbene questi uomini coraggiosi rischiassero la vita e l’incolumità fisica per assisterli nella loro angoscia, gli abitanti li schernivano e li molestavano ogni volta che li incontravano. 
Successivamente Trowbridge ricevette l'ordine di radunare il Reggimento. Sebbene felice di tornare a casa, Susie King era dispiaciuta di separarsi dal colonnello Trowbridge. Scrisse che era stato molto gentile con lei e la presentava sempre a chiunque entrasse nel campo dal Nord. 
Dopo la guerra, la famiglia King tornò a Savannah, dove Susie aprì una scuola, poiché non c’erano scuole per i bambini afroamericani. Doveva far pagare ai suoi alunni una quota per frequentarla. 
Quando il Freedman’s Bureau ha aperto sempre più scuole gratuite, ha perso i suoi studenti. 
Subito dopo iniziò una scuola serale per adulti. 
Suo marito era stato in precedenza un abile “capo” falegname, ma sono state messe in atto regole che impedivano agli appaltatori indipendenti di colore di lavorare nelle professioni scelte.
Fu costretto a scaricare le navi che attraccavano a Savannah, anche se presto ebbe altri uomini che lavoravano per lui. 
Era rispettato da coloro che lo impiegavano e apparentemente se la cavava bene. 
Quando suo marito morì nel 1866 e lei aspettava il suo primo figlio, si trasferì in campagna per un periodo, ma nel cuore rimaneva una donna di città, e tornò presto a Savannah. 
Ora c’era una scuola pubblica per bambini neri e Susy King Taylor lavorò come insegnante e poi come lavandaia per una donna bianca. 
Dopo aver accompagnato questa donna in un viaggio a Boston, nel 1874 Susy King Taylor si trasferì in quella città con l’aiuto di una famiglia di Boston. Molto probabilmente Susy lasciò il Sud per sfuggire alla nuova ondata di oppressione che è scesa sui liberti. 
Il breve periodo della Ricostruzione (1865 – 1877), durante il quale gli eserciti del Nord occuparono il Sud, stava volgendo al termine. 
Durante questo periodo, i neri del sud avevano acquisito e goduto di alcuni diritti civili, ma quando gli stati del sud si unirono all’Unione, quei diritti furono gradualmente persi.
Nel 1886 organizzò il Women’s Relief Corps, una associazione ausiliaria femminile del “Grand Army of the Republic” l’associazione dei veterani del Nord della Guerra Civile. 


Divenne presidente locale nel 1893 e preparò un censimento dei veterani neri sopravvissuti del suo Reggimento. 
Ha anche vinto un premio di trapuntatura nel 1898 che è stato probabilmente uno modo per raccogliere fondi per i veterani.
Susie King Taylor ci racconta poco della sua vita a Boston, perché il suo libro è un libro di memorie sulla guerra civile. 
Quella città era stata la casa degli abolizionisti prima della guerra, e per un po' era rimasta notevolmente libera dall’antagonismo razziale.
“Sono stata in molti stati e città, e in ognuno ho cercato libertà e giustizia ma è stato solo quando sono stata entro i confini del New England e ho raggiunto il vecchio Massachusetts, che l’ho trovata”, ha scritto. Mentre era lì ha incontrato e sposato il suo secondo marito, Russell Taylor. La comunità nera di Boston era piccola ma vivace, ed è probabile che Taylor fosse un membro attivo. 
Nel 1895, le donne afroamericane di Boston ospitarono la prima Convention di quella che in seguito divenne la “National Association of Colored Women.” 




Nel 1898, lo stato ha dedicato un monumento ai soldati afroamericani e ai loro ufficiali bianchi che hanno combattuto nei reggimenti del Massachusetts. 
Susie è stata coinvolta nel lavoro di volontariato con il suo ramo ausiliario femminile, il “Corpo di Soccorso” delle donne e non ha mai smesso di sostenere i suoi “compagni” veterani. 
Nel 1902, Susie pubblicò il suo libro di memorie: 
“Reminiscences of My Life in Camp: With the 33d United States Colored Troops Late 1st SC Volunteers.” 
È l’unico resoconto di prima mano delle vite e delle esperienze dei soldati neri della Guerra Civile scritto da una donna di colore. 
Alla fine del suo libro, Susie ha chiesto ai suoi lettori bianchi di fare di più per aiutare i neri americani:
“Che meravigliosa rivoluzione! 
Nel 1861 i giornali del Sud erano pieni di pubblicità per gli “schiavi”, ma ora, nonostante tutti gli ostacoli e i “problemi razziali”, il mio popolo si sta sforzando di raggiungere il pieno standard di tutte le altre razze nate libere agli occhi di Dio.Giustizia chiediamo; di essere cittadini di questi Stati Uniti, dove così tanti della nostra gente hanno versato il loro sangue con i loro compagni bianchi, che le stelle e strisce non dovrebbero mai essere inquinate.” 
La prima infermiera militare afroamericana d’America morì nel 1902.


Mary Eliza Mahoney (1845–1926), cambiò per sempre il corso dell’assistenza infermieristica Americana quando divenne la prima infermiera afroamericana professionalmente formata nel 1879.
Nacque nello stato libero del Massachusetts nel 1845 dopo che i suoi genitori di lei si trasferirono dallo stato schiavo della Carolina del Nord.
La maggiore di tre figli, si interessò all’assistenza infermieristica come carriera quando era un’adolescente. 
Ha iniziato a lavorare come infermiera pratica non addestrata, ma presto scoprì che aveva bisogno di guadagnare più soldi.


Fu allora che iniziò a lavorare presso il “New England Hospital for Women and Children di Roxbury”, nel Massachusetts, come cameriera, lavandaia, cuoca e occasionalmente come assistente infermiera.
L’ospedale, che aveva solo dottoresse e assisteva donne nello studio della medicina, fu anche il primo ospedale negli Stati Uniti a offrire un programma infermieristico.
Ora è il “Dimock Community Health Center.”
Dopo aver lavorato al “New England Hospital” per 15 anni, Mahoney fu accettata nella loro scuola per infermieri nel 1878 all’età di 33 anni. 
Il programma di 16 mesi era molto rigoroso e consisteva in 16 ore al giorno.Quando gli studenti non lavoravano nei reparti dell’ospedale o svolgevano compiti privati nelle case dei pazienti, ci si aspettava che frequentassero lezioni e lezioni per tutto il giorno. 
Solo quattro dei 42 studenti che iniziarono il programma ebbero la resistenza e la forza di volontà per completare il corso. 
Quando ricevette il diploma nel 1879, divenne la prima infermiera professionista nera americana e si unì ai ranghi delle infermiere famose della storia.



Il servizio negli ospedali era uno dei pochi modi in cui le donne potevano partecipare alla guerra e uno dei modi in cui si sentivano più utili. 
Un’infermiera, Ella Wolcott, ha scritto: “Sono infermiera da un anno e il solo rimpianto è di non esserlo diventata prima quando un’umiltà sbagliata, mi ha trattenuto...sono entrata con molte perplessità, ma ora so che le donne valgono negli ospedali. 
Non è cosa da poco sentire un uomo dire che ti deve la vita e poi sapere che madre, moglie, sorella o figlio ti benedicono nelle loro preghiere.”
La guerra civile ha permesso alle donne di assumere un ruolo più attivo fuori casa, servendo come infermiere negli ospedali, assumendo ruoli di primo piano nelle commissioni sanitarie, oltre ad assumere ruoli di segreteria nel governo. 
Una volta che le donne hanno iniziato a lavorare in pubblico, alla fine si è rivelato difficile per tutte le donne tornare alla sfera domestica dopo la guerra, aprendo la strada alle generazioni future per entrare nel mondo del lavoro, ricevere un’istruzione, votare e assumere un ruolo più attivo nella società che molti danno per scontato oggi.


Wilson Vieira

N.B. Trovate i link alle altre puntate della Storia del West su Cronologie & Index e nella pagina dedicata!