venerdì 11 febbraio 2022

THE DARK SIDE OF TEX! "M", XII PARTE: "EL MORISCO" (4a)

di Massimo Capalbo


Prosegue con la dodicesima parte della lettera "M" il dizionario bonelliano "The Dark Side of Tex" di Max Capalbo, dedicato ai mostri, all'orrore e alla magia presenti nella saga di Aquila della Notte. E ancora una volta - la quarta - ci occupiamo del brujo egizio-messicano El Morisco. Segnalandovi che i disegni di apertura sono tutti di Ticci, vi auguriamo buona lettura e... buoni brividi! (f.m. & s.c.)

LEGENDA

  • I nomi in stampatello e grassetto rimandano a una voce dell’opera. Fanno eccezione i nomi del protagonista della serie, TEX, e quelli dei suoi pards – KIT CARSONTIGER JACKKIT WILLER - che sono sempre scritti in questo modo, tranne quando sono inseriti nei crediti di una storia o fanno parte del titolo di un libro (ad esempio: Atlante di Tex). 
  • Con l’unica eccezione di TÉNÈBRES, RAPHAEL, i personaggi dalla doppia identità sono stati indicati con la loro identità fittizia piuttosto che con il nome vero (ad es.:TAGLIATORE DI TESTE invece che BARRERA, JUANSVENTRATORE invece che BARLOW, SALLY).
  • Alcuni personaggi sono stati indicati con il soprannome piuttosto che con il nome vero (ad es.: COLORADO BELLE invece che MORROW, ALICEEL MORISCO invece che JAMAL, AHMED). Riguardo al citato EL MORISCO, la voce a lui dedicata è stata inserita sotto l’iniziale del soprannome vero e proprio – quindi la M -, invece che sotto la E, cioè l’iniziale dell’articolo. 
Per quanto riguarda la serie regolare, il titolo attribuito a ciascuna storia è tratto da uno degli albi che la compongono ed è quello, a nostro avviso, più rappresentativo, quello che meglio sintetizza la trama o che, rispetto ai titoli degli altri albi, richiama la storia alla memoria dei lettori in modo più efficace (anche se, in alcuni casi, il nostrotitolo non coincide con quello usato abitualmente dai lettori). Ad esempio, la storia dei nn. 265-268 viene indicata con il titolo del n. 267, Tex contro Yama, perché esso è, per l’appunto, più rappresentativo rispetto a L’ombra di Mefisto (n. 265), La strega (n. 266) e I Figli del Sole (n. 268).





Nota sui collegamenti ipertestuali

The Dark Side of Tex è un "lavoro in corso" che si svilupperà nei prossimi mesi, abbracciando numerosi post - uno per ogni lettera dell'alfabeto - fino ad arrivare alla conclusione. I collegamenti ipertestuali fra le varie voci non saranno dunque possibili tutti e subito... e vi spieghiamo subito perché! Collegheremo con link diretti ogni riferimento ad altre voci dell'opera partendo necessariamente dalle voci già apparse. Ci preme dunque ribadire e sottolineare che, non essendo possibile creare link a post futuri, ricostruiremo tutti i link a ritroso solo quando sarà possibile. I link saranno però sempre e soltanto fra URL diverse e non all'interno di uno stesso post. Vorrete perdonarci (e segnalarci!) eventuali errori e omissioni! I link - essendo come abbiamo detto sopra fra URL diverse - porteranno sempre e comunque all'inizio di un altro post e non esattamente alla voce di riferimento. Per facilitare fin dall'inizio l'uso dell'opera, abbiamo creato una pagina apposita di collegamenti alle varie voci, alla quale potete accedere dovunque siate, andando sotto al logo Dime Web: anche in questo caso il link vi porterà al post giusto, scorrendo il quale troverete in un attimo la voce cercata!



M 12


EL MORISCO (parte IV)

La quarta centuria conta anch'essa, come la terza, due apparizioni dell'occultista: ne Gli spiriti del deserto (C. Nizzi [sog.&scen.] - C. Villa [dis], nn. 328-330) e in quella che ancora oggi rimane la storia texiana più lunga di sempre, Gli uomini giaguaro (G. Nolitta [sog.&scen] – G. Letteri [dis.], nn. 387-392).

La prima avventura vede Morisco comparire solo nella parte iniziale. Egli chiama in aiuto TEX e CARSON affinché ritrovino un suo caro amico archeologo, il professor Manuel Doberado. Fu lui – dice il brujo ai due pards, ai quali offre l'immancabile Sangre de toroa farmi ottenere una cattedra a Città del Messico quando, ancora giovane, arrivai qui dopo aver lasciato l'Egitto. Doberado è scomparso da alcuni mesi dopo essere partito per la Baja California alla ricerca della leggendaria nave perduta nel deserto. Morisco racconta agli increduli Rangers la storia alla base di questa leggenda: nel 1677, una nave mercantile olandese proveniente dalla Cina, dopo aver fatto scalo nel porto messicano di Mazatlan, era stata attaccata da due vascelli pirata, per sfuggire i quali aveva cercato rifugio nel Golfo di California. Da lì, la nave aveva poi tentato di riguadagnare il Pacifico attraverso un fantomatico stretto che, in base alle erronee credenze dell'epoca, avrebbe collegato il golfo con l'oceano attraverso la Laguna Salada e altre lagune della Baja California. Secondo l'occultista, non è difficile supporre che nel tentativo di risalire verso Nord attraverso queste lagune, sia rimasta incagliata in qualche basso fondale senza riuscire più a muoversi. E poiché con il passare degli anni quelle lagune si sono in massima parte prosciugate, è venuta a trovarsi in pieno deserto.


Tex 329, marzo 1988. Disegno di Galep

Il professor Doberado ritrova la leggendaria nave perduta nel deserto – TEX 328, p. 55



 Morisco inizia a raccontare ai due pards la storia della nave olandese – TEX 328, p. 65



L'incredibile valle sotterranea - TEX 329, p. 18


Juan Velarde rievoca, per il suo prigioniero Doberado, il giorno in cui giunse nella valle ipogea – TEX 329, p. 25


Come si vede già nel prologo della storia, e come TEX e CARSON poi scopriranno, Doberado ha veramente ritrovato la nave scomparsa. Ma la cosa più incredibile è che, attraverso la stiva della nave, si accede a un fiume sotterraneo che conduce a una valle popolata dai discendenti degli unici superstiti dell'equipaggio (quattro cinesi: due marinai e due donne) e custodita da una tribù di indiani Pima. Assieme ai cinesi vive anche un uomo bianco: l'avido Juan Velarde, un collega di Doberado creduto morto da sei anni, dopo essere andato anch'egli alla ricerca della nave. In realtà, Velarde aveva ritrovato il relitto e, giunto nella valle, aveva convinto i suoi abitanti a coltivarla interamente a papaveri da oppio. Grazie al commercio di questa droga, l'ex archeologo si è arricchito e, per tenere lontani dalla nave i curiosi, li terrorizza o, quando è proprio necessario, li fa uccidere dai Pima (che egli tiene soggiogati con l'oppio) mediante “la morte silenziosa”, delle minuscole spine avvelenate. Velarde, che ha fatto Doberado prigioniero, tenta di fermare – prima con i sunnominati indiani, poi personalmente - anche i due pards, ma finisce ucciso proprio da uno dei suoi Pima, il quale - vedendolo distruggere la nave con la dinamite per intrappolare al suo interno i Rangers, e temendo pertanto di non poter più godere delle visioni procurategli dall'oppio – lo punisce infliggendogli la “morte silenziosa”. TEX, CARSON e Doberado riescono invece, attraverso il fiume ipogeo, a sfuggire ai cinesi e ad uscire sani e salvi dal sottosuolo.

Sebbene Morisco vi abbia un ruolo marginale, Gli spiriti del deserto, oltre ad essere una delle più belle avventure texiane degli anni Ottanta, riecheggia, almeno parzialmente, la storia “morischiana” per eccellenza: Il signore dell'abisso (vedi EL MORISCO [parte II]). Così come in quest'ultima c'è l'indio Pablito che, per custodire il segreto della Valle dei Giganti, uccide per mezzo di una cerbottana; nel racconto di Nizzi e Villa ci sono i Pima, che, sempre per custodire il segreto di un'altra remota valle, uccidono servendosi di un'arma identica. Insomma, non solo il “movente” di Pablito e dei Pima è simile, ma la “morte silenziosa” ricorda la morte che danno le pietre verdi de Il signore dell'abisso, mummificazione a parte.


Tex 330, aprile 1988. Disegno di Galep

Carson fronteggia i Pima e i loro dardi avvelenati – TEX 330, p. 20


Velarde finisce vittima della “morte silenziosa” - TEX 330, p. 64


Tex, Carson e Doberado sfuggono ai furibondi cinesi – TEX 330, p. 71


I due Rangers e l'archeologo escono sani e salvi dalle viscere della terra – TEX 330, p. 84


La seconda storia “morischiana” della centuria in oggetto, Gli uomini giaguaro, mostra in azione, oltre al brujo ed a TEX, KIT WILLER e un altro grande amico del Ranger, il governatore dello Stato di Chihuahua (ma ex rivoluzionario) Montales. A voler essere più precisi, KIT si vede davvero poco in azione, visto che all'inizio dell'avventura viene rapito proprio mentre si trova ospite del Morisco, in attesa del ritorno di TEX da El Paso. A rapire Willer junior sono i terribili UOMINI GIAGUARO, i quali, oltre a uccidere un suo giovane amico Navajo, feriscono Eusebio e lo stesso occultista. Queste autentiche belve umane sono comandate da un misterioso individuo che cela il suo volto dietro la maschera di una sanguinaria divinità azteca, Tezcalipoca. Costui - dopo aver costretto Morisco a consegnargli un prezioso documento, uno dei libri sacri degli Aztechi noto come Codex Muller (che però manca del frammento finale, il più importante) – dà fuoco alla casa dell'egiziano e si allontana con i suoi guerrieri, portandosi dietro l'esanime KIT. Privo anch'egli di sensi per le ferite infertegli dagli UOMINI GIAGUARO, Morisco si salva dalle fiamme solo grazie a Eusebio, che poi si rifugia con lui in una grotta poco distante. Ritornato da El Paso, TEX viene messo al corrente dal brujo di quanto accaduto. Dopo varie peripezie, l'inaspettato incontro con Montales – che indaga sulle stragi compiute dai guerrieri-bestia, i quali hanno ucciso ben cinque uomini politici della regione – e il tremendo ma vittorioso scontro con altri UOMINI GIAGUARO nella missione di San Diego – nei cui sotterranei è conservato il frammento mancante del Codex Muller - il Ranger e Morisco raggiungono, assieme all'amico governatore e alla guida indiana Matewa, il villaggio di Valle de Rosario. E' da qui che proviene uno dei guerrieri rimasti uccisi nel suddetto scontro, ed è sempre qui che è tenuto prigioniero KIT.


Tex 388, febbraio 1983. Disegno di Galep

Tezcalipoca s'impossessa del Codex Muller – TEX 388, p. 68


Morisco spiega a Tex cos'è il Codex Muller – TEX 388, p. 76


Tex 389, marzo 1993. Disegno di Galep

Tex 390, aprile 1993. Disegno di Galep


A Valle de Rosario vivono anche i ricchi fratelli Antonio e Victor Herrera, il primo dei quali è un vecchio amico di Montales. I Nostri vengono ospitati dagli Herrera nella loro grande casa, dove Morisco spera di poter studiare in tranquillità le pagine finali del famoso codice. Una speranza che si rivela presto vana: Tezcalipoca e i suoi UOMINI GIAGUARO irrompono di notte nell'abitazione e, tramortito l'occultista, s'impossessano del frammento, sfuggendo sia a TEX che ad Antonio Herrera e le sue guardie. Grazie però a Matewa, il Ranger e Montales scoprono il covo dei guerrieri-bestia: un'ampia caverna sotterranea alla quale si arriva attraverso un passaggio segreto posto nella chiesa del villaggio. Al centro della caverna si erge una rozza piramide, sulla cui sommità troneggia un sinistro altare sacrificale. Alla base della piramide c'è invece uno stagno fumante, in cui, come i Nostri hanno modo di vedere, alcuni giovani abitanti di Valle de Rosario s'immergono su ordine di un vecchio sacerdote, “trasformandosi” così in UOMINI GIAGUARO. All'incredibile rito seguono i preparativi per il sacrificio umano che Tezcalipoca intende compiere: quattro guerrieri-bestia legano KIT all'altare e l'inquietante individuo mascherato si accinge a trafiggerlo con il suo coltello di ossidiana. A questo punto, però, TEX e compagni intervengono e, a colpi di colt e winchester, prevalgono sui loro nemici, liberando Willer junior. Tuttavia, essi non riescono a catturare Tezcalipoca, il quale fugge attraverso un cunicolo che poi fa esplodere con la dinamite, causando la morte di Matewa, lanciatosi al suo inseguimento. L'identità del capo degli UOMINI GIAGUARO resta quindi un mistero, ma solo per poco: come scopre casualmente Morisco, Tezcalipoca non è altri che Victor Herrera. Lo studio-museo di quest'ultimo è infatti collegato, tramite un passaggio segreto, al succitato cunicolo. L'egiziano viene scoperto a sua volta da Victor, che lo stordisce con il calcio della pistola e, poco dopo, con la complicità di suo fratello, fa cadere in trappola TEX, KIT e Montales.


Tex, Morisco e Montales arrivano alla missione di San Diego – TEX 390, p. 8


Victor Herrera mostra al Morisco il suo studio-museo – TEX 390, p. 111


Tex 391, maggio 1993. Disegno di Galep

Tezcalipoca raggiunge Morisco anche nella casa dei fratelli Herrera e gli sottrae il frammento mancante del Codex Muller – TEX 391, p. 12


L'impressionante tempio sotterraneo con, alla sua base, lo specchio fumante di Tezcalipoca – TEX 391, p. 88



Come raccontano gli stessi Herrera ai Nostri, i due fratelli hanno dato vita alla loro crudele setta allo scopo di prendere il potere sull'intero Messico, togliendo di mezzo quello che considerano un governo inetto e corrotto e sostituendo il cristianesimo con la religione azteca. Grazie allo studio di un antico codice trovato nella biblioteca di famiglia, Victor aveva scoperto il tempio sotterraneo e lo stagno – lo specchio fumante di Tezcalipoca – con cui avrebbe creato il suo terrificante esercito di UOMINI GIAGUARO. Quando Morisco gli chiede cosa cerchi di tanto importante nel Codex Muller, Victor risponde che, attraverso la decifrazione di una parte di esso, egli è certo di aver fatto una scoperta sconvolgente: Un esplosivo naturale, certo più potente di ogni altra miscela detonante prodotta fino a oggi dall'uomo. Una scoperta forse destinata a sconvolgere le tecniche delle future guerre, a modificare gli equilibri politici del mondo... e il dove, il luogo cioè in cui si trova il giacimento di questa misteriosa materia è indicato proprio in quel Codex Muller, le cui parti ci siamo tanto contesi, Morisco!. Poiché l'occultista rifiuta di aiutarlo nella decifrazione dell'intero codice, Victor minaccia di torturare i suoi amici, ma il caso vuole che un imprevisto scontro a fuoco tra due degli scagnozzi dei fratelli Herrera permetta ai Nostri di capovolgere la situazione a loro vantaggio. Nella lotta che segue, Montales uccide Victor, che stava cercando di pugnalare TEX, mentre Antonio viene catturato e portato fuori da Valle de Rosario per essere rinchiuso in galera. Prima però di lasciare il villaggio, il Ranger e Montales danno fuoco alla casa degli Herrera e distruggono con la dinamite il tempio sotterraneo e il malefico stagno.

Non pochi gli aspetti interessanti di quest'avventura monstre (ben 586 pagine!), che si ricollega anch'essa, ma stavolta in maniera esplicita, alla già menzionata Il signore dell'abisso. Nella lunga sequenza ambientata nel covo degli UOMINI GIAGUARO, Victor Herrera, alias Tezcalipoca, dice infatti ai suoi adepti che il sacrificio di KIT, oltre a restituire dignità e onore a un luogo profanato dalla costruzione della chiesa cristiana di Valle de Rosario, sarà la giusta punizione per TEX, che anni or sono, nella “Valle dei Giganti” distrusse il piccolo regno azteco che stava prendendo vita per opera del nobile Tulac... ...e non esitò perfino a uccidere il “Signore delle Pietre”, gran sacerdote del dio Xiuhtecutli.


Tex 392, giugno 1993. Disegno di Galep

Tex, affiancato da Montales e Matewa, interviene per salvare Kit – TEX 392, p. 9


Morisco scopre che Tezcalipoca è Victor Herrera – TEX 392, p. 58


Montales uccide Victor Herrera – TEX 392, p. 101


Kit e Morisco lasciano Valle de Rosario con il loro prigioniero Antonio Herrera – TEX 392, p. 110


Come si conviene a colui che è il cattivo principale, Victor è un personaggio molto più riuscito del fratello Antonio, soprattutto quando veste i panni – veste scura e maschera con le fattezze di teschio - del sinistro dio azteco. Tuttavia, il personaggio negativo della storia che più rimane impresso non è lui, ma padre Xavier, il priore della missione di San Diego. Tutta la parte ambientata in quest'antico convento si fa ricordare, e perciò merita di essere trattata in dettaglio. Come sappiamo, a San Diego è conservato il frammento conclusivo del Codex Muller, quello che contiene le rivelazioni più importanti. Morisco racconta a TEX di aver scoperto l'ubicazione di queste misteriose “pagine finali” leggendo il vecchio diario di un frate, ma solo dopo averle cercate invano per diversi anni e quando ormai aveva deciso di rinunciare a tale ricerca. Ovviamente mi precipitai come una folgore nel luogo indicato ma, con mia grande delusione, il priore del convento, padre Hernando, fu irremovibile. Non soltanto affermò di non aver mai sentito parlare del frammento del Codex Muller, ma arrivò perfino a negarmi l'autorizzazione a consultare la biblioteca. Poichè l'occultista è convinto che Tezcalipoca non tarderà a scoprire dove si trova il suddetto frammento, decide di anticiparlo. Quando però i Nostri giungono a San Diego, padre Xavier, successore di padre Hernando (che è morto sei mesi prima), non si mostra affatto più collaborativo di costui, e cede solo davanti ai convincenti “argomenti” di Montales, il quale, in una scena esilarante, lo riempie di botte. Padre Xavier conduce quindi TEX e compagni nella cripta sotterranea della missione, avvertendoli comunque che ciò che vedranno potrebbe mettere a dura prova il loro equilibrio mentale, trattandosi di rivelazioni così straordinarie da cancellare l'immagine del mondo che è stata trasmessa dalla cultura tradizionale. […] E proprio per questo io e tutti i custodi che mi hanno preceduto abbiamo ricevuto l'ordine di non esitare a ricorrere all' “ultima ratio”. Al mezzo estremo [la distruzione della cripta, nda], pur di impedire che i segreti di San Diego vengano a conoscenza di menti impreparate.


La distruzione del tempio sotterraneo e dello specchio fumante mettono la parola fine alla sanguinosa vicenda degli Uomini Giaguaro – TEX 392, p. 114


Padre Xavier accoglie Tex, Morisco e Montales – TEX 390, p. 12


Tex e Morisco non immaginano cosa Montales ha in serbo per il riluttante priore, e il bello è che nemmeno quest'ultimo lo immagina – TEX 390, p. 24


Padre Xavier, con il volto pieno di lividi per le botte prese da Montales, accetta di condurre i Nostri alla cripta sotterranea – TEX 390, p. 27


Tex entra per primo nella cripta – TEX 390, p. 35



In effetti, ciò che è conservato nei sotterranei in questione ha dell'incredibile: teschi di strani animali, un ancor più misterioso scheletro umanoide, la riproduzione di un razzo spaziale, una tavoletta di metallo raffigurante quello che sembra un missile, e una fantascientifica pistola che ricorda il Murchadna, la pistola a raggi di Martin Mystère. E' probabile, infatti, che Nolitta abbia voluto qui omaggiare l'amico Alfredo Castelli, tanto più se si pensa che non solo la cripta di San Diego è simile alle biblioteche perdute di cui è ricca la saga del Detective dell'Impossibile (sia l'una che le altre testimoniano l'esistenza, in un remoto passato, di civiltà tecnologicamente molto avanzate; come, ad esempio, Atlantide e la rivale Mu, da cui proviene appunto il Murchadna), ma le parole di padre Xavier, soprattutto il suo riferimento al mezzo estremo, fanno subito venire in mente gli acerrimi nemici di Martin, gli Uomini in nero. Costoro sono una potente e antichissima setta il cui scopo è distruggere tutto ciò che potrebbe sconvolgere lo status quo, come le prove dell'esistenza degli extraterrestri o quelle, appunto, dell'esistenza di civiltà evolute precedenti alla nostra. Se l'atteggiamento oscurantista di padre Xavier è degno di un Uomo in nero, le parole pronunciate dal Morisco nella cripta non sfigurerebbero in bocca a Martin: Qui sotto ci sono mille misteri e mille verità: ognuno di questi oggetti ha una sua storia straordinaria e affascinante da raccontare allo studioso che sia in grado di interpretarli. Tante... tante piccole storie che permetteranno, poco a poco, di riscrivere parzialmente la grande storia del nostro mondo! No! Non è giusto che tutto questo patrimonio di conoscenza continui a rimanere sepolto e sconosciuto... Io ci tornerò qui sotto, amici […] e vi assicuro che io, in un modo o nell'altro, troverò il sistema di riportare alla luce tutti questi tesori!. Viste le intenzioni dell'egiziano, padre Xavier decide di ricorrere all' “ultima ratio” e, il giorno dopo, quando i Nostri stanno per lasciare San Diego, fa esplodere la cripta, distruggendo, con essa, l'intera missione. Insomma, agisce esattamente come agirebbero gli Uomini in nero.


Tex e Montales osservano la bizzarra pistola, una delle tante meraviglie conservate nella cripta – TEX 390, p. 37


Martin Mystère impugna il Murchadna in un'illustrazione di Lucio Filippucci. Alle spalle del Detective dell'Impossibile, l'inseparabile Java (a destra) e i famigerati Uomini in nero (a sinistra). Sopra la pistola a raggi, è visibile il simbolo di Atlantide.


Un Uomo in nero spiega a Martin lo scopo dell'antichissima e tentacolare setta cui appartiene (testi di Alfredo Castelli, disegni di Giancarlo Alessandrini) – Martin Mystère n. 1, p. 88


Padre Xavier distrugge la cripta con tutta la missione – TEX 390, p. 81


Il folle priore emerge dalle rovine di San Diego – TEX 390, p. 83


Ah! Ah! Ah! Buon viaggio, seňores... e addio! Ah! Ah! Ah! - dice, emergendo dalle macerie, il priore a TEX e compagni – San Diego e i suoi segreti non esistono più... addio... addio per sempre! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Per sempre!!. Morisco è scioccato e vorrebbe scendere da cavallo per torcere il collo a quel criminale, ma TEX e Montales lo convincono a lasciar perdere. Mentre i Nostri si allontanano, padre Xavier, ormai impazzito, continua a ridere istericamente: un'immagine, a metà tra il grottesco e l'inquietante, che non è facile dimenticare.

Se il priore di San Diego, mosso dal suo fanatismo oscurantista, compie un'autentica infamia, c'è da dire che anche TEX, nel finale dell'avventura, si comporta un po' da Uomo in nero. Passi pure la distruzione del tempio sotterraneo e dello specchio fumante di Tezcalipoca, ma quella del Codex Muller, dato alle fiamme assieme al bellissimo studio-museo e a tutta la casa dei fratelli Herrera, lascia sbigottiti. Sebbene ci sia del vero nelle parole con cui KIT, in risposta al rammarico del Morisco, giustifica la decisione di TEX (Quelle carte ci hanno dato tanti di quei guai che dobbiamo essere felici di vederle andare in cenere!), la distruzione di un prezioso reperto e di tutti i tesori collezionati negli anni da Victor Herrera fa un certo effetto. Gli uomini giaguaro è decisamente la storia dei tesori – tesori culturali – distrutti: a quelli di San Diego e di casa Herrera bisogna infatti aggiungere quelli collezionati dall'egiziano, che finiscono divorati dalle fiamme appiccate da Victor/Tezcalipoca. Oltre a vedere distrutte le sue collezioni e la sua casa, rischiando anche di finire bruciato con essa, l'egiziano, in quest'avventura, subisce ben quattro aggressioni fisiche da parte dei guerrieri-bestia e, assieme a TEX, viene persino arrestato e sbattuto in prigione dai Rurales. A tal proposito, vale la pena di menzionare la scena in cui, convinto dal Ranger, Morisco ipnotizza una delle guardie, convincendolo ad aprire la porta della cella. Una “magia” degna di MEFISTO.


Morisco ipnotizza uno dei Rurales di guardia – TEX 389, p. 33


Il romanzo di Gordon D. Shirreffs che ha ispirato Claudio Nizzi per Gli spiriti del deserto


Vincent Price (1911-1993)


Il momento clou dell'inquietante racconto di Augustín – TEX 328, p. 108


Il Codice Fiorentino


Curiosità: Cominciamo con la prima storia, Gli spiriti del deserto. Come rivela lo stesso sceneggiatore nel libro-intervista Tex secondo Nizzi (Allagalla editore, 2012), l'idea della nave perduta nel deserto è tratta dall'introduzione di un romanzo western edito dalla Nuova Frontiera, La leggenda dei dannati di Shirreffs, in cui si parla di una serie di laghi comunicanti che un tempo dovevano collegare il Golfo di California con l'oceano Pacifico. Secondo una vecchia leggenda una nave che aveva tentato di attraversarli era rimasta insabbiata. Riguardo invece a Juan Velarde, le sue fattezze ricordano quelle del famoso attore americano Vincent Price (1911-1993), una delle icone del cinema horror. Bisogna poi aggiungere che Nizzi ha inserito nell'avventura un azzeccato omaggio a La Valle della Luna (nn. 55-56), la storia in cui compare l'extraterrestre noto come FIGLIO DEL GRANDE SPIRITO: quanto raccontato dal cercatore d'oro Augustín a TEX e CARSON alle pp. 107-109 del n. 328, cita in modo palese ciò che il minatore Tom Fresno racconta, sempre ai due Rangers, alle pp. 99-100 del n. 55. Peraltro, entrambe le scene vengono a loro volta citate da Nizzi medesimo in una storia di poco successiva a Gli spiriti del deserto: L'uomo serpente (G. Letteri [dis.], nn. 336-338). Ci riferiamo al racconto che il personaggio chiamato Bill Davis, anche lui un cercatore d'oro come il suddetto Augustín, fa a TEX e CARSON alle pp. 47-54 del n. 336.


Fra Bernardino de Sahagún (1499-1590)


La maschera-teschio di Tezcalipoca o Tezcatlipoca 


Wonder Woman alle prese con Tezcatlipoca


L'altro Tezcatlipoca del DC Universe, nemico di Freccia Verde



Passiamo ora a Gli uomini giaguaro e precisamente al reperto che sta al centro di tutta la lunga vicenda, il Codex Muller. Pur essendo frutto della fantasia di Nolitta, questo prezioso codice è ispirato ai veri codici aztechi, quali, per esempio, il Codice Borbonicus, il Codice Mendoza, il Codice Aubin, il Codice Fejérváry-Mayer (menzionato nella storia: vedi p. 83 del n. 392) e il Codice Fiorentino. Quest'ultimo, così chiamato perché conservato nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, fu regalato dal re di Spagna Filippo II al granduca di Toscana Francesco I ed è costituito da una serie di dodici libri redatti, tra il 1540 e il 1585, dal missionario francescano Bernardino de Sahagún (1499-1590), che viene citato dal Morisco a p. 76 del n. 388. L'immaginario Codex Muller, che è molto più antico del Codice Fiorentino e di tutti gli altri codici aztechi a noi noti, si riferisce ai lontani, pressoché sconosciuti tempi che precedettero l'emigrazione delle tribù Nahua del nord verso la zona della valle del Mexico destinata a diventare la culla della civiltà azteca. Ne Gli uomini giaguaro, il nome della terra da cui emigrarono gli Aztechi e le altre popolazioni di etnia Nahua non viene menzionato, ma è evidente che il Codex Muller parli di Aztlán. L'esatta collocazione geografica di questa terra rimane ancora oggi un mistero, ma, secondo una teoria molto diffusa negli ambienti della fantarcheologia, Aztlán corrisponderebbe alla leggendaria Atlantide. Tale teoria si basa sia sull'assonanza Aztlán-Atlantide, sia sul fatto che in un altro codice azteco, il Boturini, Aztlán viene descritta come “un'isola in mezzo a una distesa d'acqua”, la medesima descrizione che Platone fa di Atlantide (vedi AKHRAN). Ed è proprio ad Atlantide e a Mu - o meglio: alla loro versione fantarcheologica, “martinmysteriana” - che rimandano, come abbiamo già detto, alcuni dei reperti custoditi nei sotterranei di San Diego. Non c'entra nulla invece con la fantarcheologia la figura mitologica di Tezcalipoca. Si tratta di una vera e importante divinità azteca, il cui nome significa, per l'appunto, “specchio fumante”. Dio della notte e signore del nord, Tezcalipoca - o Tezcatlipoca, secondo l'accezione più comune - era il gemello rivale e antitetico del più conosciuto Quetzalcoatl. E' interessante notare che, nell'universo narrativo della DC (la celebre casa editrice americana), esistono ben due personaggi che si chiamano Tezcatlipoca: uno è proprio il dio azteco, il quale compare, come villain, in una storia di Wonder Woman; l'altro è una sorta di “giaguaro mannaro” contro cui combatte Freccia Verde. Il giaguaro era infatti l'animale sacro a Tezcatlipoca, e ciò spiega perché, nella storia texiana, Nolitta abbia associato questa divinità a degli UOMINI GIAGUARO (anche se, a differenza dell'avversario di Freccia Verde, essi non si tramutano veramente in giaguari).


Massimo Capalbo


N.B. Trovate i link alle altre voci di The Dark Side of Tex nella pagina dedicata ai dizionari bonelliani e nella vecchia pagina del Navigatore!

Nessun commento:

Posta un commento

I testi e i fumetti di nostra produzione apparsi su Dime Web possono essere pubblicati anche altrove, con la raccomandazione di citare SEMPRE la fonte e gli autori!

Le immagini dei post sono inserite ai soli fini di documentazione, archivio, studio e identificazione e sono Copyright © degli aventi diritto.

Fino al 4 gennaio 2017 tutti i commenti, anche i più critici e anche quelli anonimi, venivano pubblicati AUTOMATICAMENTE: quelli non consoni venivano rimossi solo a posteriori. Speravamo e contavamo, infatti, nella civiltà dei cultori di fumetti, libri, cinema, cartooning, etc.

Poi è arrivato un tale che, facendosi scudo dell'anonimato, ha inviato svariati sfoghi pieni di gravi offese ai due redattori di Dime Web, alla loro integrità morale e alle loro madri...

Abbiamo dunque deciso di moderare in anticipo i vostri commenti e pertanto verranno cestinati:

1) quelli offensivi verso chiunque
2) quelli anonimi

Gli altri verranno pubblicati TUTTI.

Le critiche, anzi, sono ben accette e a ogni segnalazione di errori verrà dato il giusto risalto, procedendo a correzioni e rettifiche.

Grazie!

Saverio Ceri & Francesco Manetti