venerdì 26 ottobre 2012

SCENDENDO DAL MACHU PICCHU: DALLE ANDE ALL'AMAZZONIA

di Giampiero Belardinelli


 
Dove Zagor e Cico si imbattono nei tagliatori di teste

A pagina cinquantasette di Zagor Gigante 565 inizia un racconto, con il titolo di Spedizione all’inferno, scritto da Luigi Mignacco (il migliore autore di Mister No dopo Guido Nolitta, a parer mio e non solo) e disegnato da Gallieno Ferri, per la prima volta al fianco dello sceneggiatore genovese. La vicenda prende il testimone da quella scritta da Moreno Burattini e illustrata da Giuseppe Prisco. Nell’albo La città sulla Cordigliera questi ultimi hanno portato a compimento un’avventura in cui Storia e Leggenda si sovrappongono e mostrano come sia possibile raccontare in modo nuovo la classicità zagoriana.
Da qui parte Mignacco e costruisce la storia come una sorta di ponte tra la sopraccitata prova burattiniana e la seguente sceneggiatura dell’autore toscano. La vicenda si apre con un’illustrazione che è un esplicito riferimento alla copertina numero uno di Mister No; tra l’altro, nell’arco delle 168 tavole, Mignacco e Ferri continuano l’omaggio a moltissime cover di Mister No: quelle realizzate a suo tempo dal creatore grafico dello Spirito con la Scure. Nel post successivo troverete scansionate tutte le immagini di questa storia e tutte le suddette copertine citate.


 
Sergio Bonelli in Amazzonia, decenni prima di questo fantastico cross-over ideale fra Zagor e Mister No



Nella fase iniziale dell’avventura, oltre a una moderna costruzione della sceneggiatura, Mignacco mostra di sapere fare un raccordo intelligente con la precedente avventura: cioè, senza limitarsi a un didascalico riassunto degli avvenimenti, ma vivacizzandoli con l’ironia di Cico sui comportamenti dell’amico e con delle guizzanti scene d’azione. Lo scenario per eccellenza di Mister No, l’Amazzonia, agli occhi dei due protagonisti diventa un caleidoscopio di scoperte; infatti, lo sceneggiatore è bravo a trasmettere al lettore la meraviglia dell’eroe dinanzi all’incontro, non certo probabile neanche nell’Ottocento, con un affascinante giaguaro: Zagor capisce che non è il caso di intromettersi e si allontana. In questa sequenza, nel finale del primo albo, l’eroe non concede nessun ammiccamento al politicamente corretto, ma acquisisce la consapevolezza di trovarsi in un luogo per lui sconosciuto e quindi, a maggior ragione, da rispettare: "Questo non è il mio territorio. Non conosco gli indigeni che lo abitano, e neppure le altre minacce naturali che mi circondano!".


Il giaguaro, anima dell'Amazzonia



… e incrociano un cinico esploratore e un logorroico jivaro...

Nel secondo albo gli avvenimenti si intensificano e la trama, piuttosto semplice, è impreziosita da un continuo alternarsi di fronti narrativi: Zagor sulle tracce di Cico, rapito dai Jivaros; la ricerca dell’autentica sorgente del Rio delle Amazzoni da parte del professor Darq; i Jivaros inferociti per il rapimento dello loro sciamano Anaké.



Jivaros, in una foto del 1950.

 
 Mignacco ha retto con equilibrio queste tre fasi e ha fatto in modo che il mistero sul perché del rapimento di Cico si svelasse ai lettori a metà albo, lasciando intuire la verità a Zagor soltanto a pagina settantasei. Questo è il motivo trainante dell’avventura, ma Mignacco ha saputo arricchire la sceneggiatura inserendo dei personaggi con motivazioni forti, capaci di rimarcare, con le rispettive personalità, l’inconciliabilità tra due mondi: quello degli invasori bianchi e quello degli indigeni. La figura di mezzo, in bilico tra queste due concezioni della vita, è quella di Francisco, un jivaro maledettamente bravo – per dirla con Tex – che forse ha dimenticato il suo nome originario; il giovane, tra l’altro, veste come un damerino ma ha dentro di sé una rabbia travolgente contro il "mondo di pezzenti" da cui proviene. In più di un’occasione Francisco mostra il disprezzo verso i suoi ex fratelli e, durante uno scontro sul fiume, li apostrofa duramente con un "maledetti selvaggi!".



La copertina di Ferri per Zagor n. 45 (C) Sergio Bonelli Editore



Sembra albergare in lui un conflitto d’identità che lo conduce però ad allearsi con la feccia del mondo dei bianchi; la sua figura sembra ricordare quella di Satko, l’indiano cherokee di nolittiana memoria (Satko!, Zagor 45/46), un pellerossa con lo sguardo aperto verso il mondo dei bianchi senza però perdere di vista la propria dignità di appartenenza. Francisco, invece, questa appartenenza l’ha rinnegata ma, occorre riconoscere, come l’uomo abbia evidenziato un’onorabilità sconosciuta ai suoi compagni d’avventura.




 


Tra questi spicca il professor Darq, un uomo di cultura guidato da quel desiderio di scoperta che ha contraddistinto l’evoluzione del mondo occidentale. Queste scoperte hanno senza dubbio aperto la strada al progresso, pur se hanno purtroppo lasciato il campo aperto anche a cinici e speculatori di ogni risma. Darq, al contrario di suoi colleghi geografi e cartografi, non considera gli indios degli ignoranti ed è certo della validità delle loro informazioni. Questa considerazione nei confronti degli indigeni, però, non riesce a mascherare l’ambizione smisurata che, a pagina diciassette, lo porta ad affermare: "Non è stata una scelta facile, ma dovevo farlo! – Darq fa riferimento al suo ordine di torturare Anaké, con l’obiettivo di estorcergli delle informazioni – Non posso fermare il progresso della conoscenza umana per il fanatismo di un selvaggio!". Vorrei soffermarmi – in chiusura di argomento – sul termine "fanatico" con cui il professore etichetta lo jivaro. Con questo aggettivo, tra il sarcastico e lo sprezzante, Darq mette in luce come il suo rispetto sia solo formale, e consideri patetiche le credenze sacre dei Jivaros; in questo atteggiamento, in realtà, si nasconde il fanatismo autentico di chi, in nome della rivalsa verso il mondo accademico da cui proviene, considera ininfluente torturare o uccidere.

 
Amerigo Vespucci, grande esploratore fiorentino nelle Americhe.



Terza figura significativa è quella di Shuarke, utile a Mignacco per entrare nel mondo della cultura jivaro. L’indio conosce lo spagnolo avendo studiato, come Francisco, presso i preti della Missione in Perù. Questo stratagemma, così mi piace definirlo, arricchisce diverse pagine di scambi di battute tra i personaggi che altrimenti ci sarebbero stati preclusi. Shuarke è un personaggio d’impronta quasi sclaviana: logorroico, per certi versi ironico, e quindi poco realistico. E forse non è un caso se, dopo una citazione di una copertina di un Mister No scritto da Tiziano Sclavi, assistiamo a un gustoso scambio di battute tra Cico e lo jivaro che strizza l’occhio a quello tra Jerry Drake e il cosmonautica sovietico (precipitato nella foresta amazzonica) raccontato in Alien! (Mister No 107/108), con i disegni di un sorprendente Fabio Civitelli.


La copertina di Ferri per Mister No n. 108 (C) Sergio Bonelli Editore



...proseguendo poi sul Rio Marañon, dove le storie chiudono e ricomincano…

Nel terzo albo il racconto giunge in maniera rapida alla conclusione: tra i personaggi sopraccitati arriva infatti puntuale la resa dei conti. Nel paragrafo sopra, infatti, ho evidenziato come Mignacco abbia costruito l’avventura mettendo in contrasto due diverse concezioni della vita e, in questo conflitto feroce e violento, Zagor sembra restare ai margini della contesa, soprattutto perché si trova in un luogo sconosciuto e non può contare sulla quella fitta ragnatela di amicizie della sua Darkwood. Nonostante ciò, l’eroe sorprende ancora una volta per la capacità di leggere la situazione e quindi di intervenire secondo le circostanze: "Intendo ridurre al minimo le vittime innocenti fra i marinai e consegnare i colpevoli alla giustizia!". Non ci riuscirà, vista anche il precipitare degli avvenimenti, ma la personalità cristallina dello Spirito con la Scure emerge anche tra i Jivaros. L’indignato intervento dell’eroe (pp. 31-33) nei confronti degli indios è secondo me una bella trovata di Mignacco, capace di ribadire come il personaggio non smentisca mai, a Darkwood come in capo al mondo, di essere un uomo dalla dignità incommensurabile.

 
Darkwood



Prima di chiudere, oltre a sottolineare il lavoro grafico di Gallieno Ferri, davvero apprezzabile per un uomo di oltre ottanta anni, mi piace portare all’attenzione dei lettori le ultime due tavole, con Zagor e Cico sul Rio Marañon, in cui lo sceneggiatore inserisce quelle piccole chicche (già sparse qua e là nell’arco del racconto) che fanno sembrare i due personaggi autentici e non delle figure di cartone. A tal proposito, vale davvero la pena di riportare la chiusa, nella bella vignetta speculare a quella del racconto successivo, con le divertite e consapevoli parole di Cico: "Non c’è bisogno di attraversare foreste immense e di affrontare esotici tagliatori di teste, per rischiare la pelle! Questo – dice il pancione riferendosi al messaggio onirico di Tonka – potete trovarlo anche a Darkwood!". Chissà se in questo sogno di Cico non ci sia un subliminale accenno a ciò che attende i due amici al ritorno a Darkwood?
Da pagina trentasette, sempre sul Rio Marañon, inizia Sulle rive del grande fiume, scritta da Burattini e disegnata da Laurenti, seguito ideale dell’avventura andina. Il fascino storico della spedizione amazzonica del 1542 di Francico de Orellana, la presenza al fianco dei Nostri di un altro personaggio storico come il botanico Richard Spruce, sono alcuni degli interessanti ingredienti di questa lunga vicenda che, alla conclusione, magari qualche altro collaboratore di Dime Web avrà modo di approfondire… 


La copertina di Ferri per Zagor n 565, agosto 2012 (C) Sergio Bonelli Editore


 

Zagor Gigante 565
(Zenith 616)
LA CITTÀ SULLA CORDIGLIERA
Agosto 2012
pag. 100, € 2,90
Testi: Moreno Burattini/Luigi Mignacco
Disegni: Giuseppe Prisco/Gallieno Ferri
Copertina: Gallieno Ferri
Rubriche: Moreno Burattini 


La copertina di Ferri per Zagor n. 566, settembre 2012 (C) Sergio Bonelli Editore

 

Zagor Gigante 566
(Zenith 617)
LABIRINTO VERDE
Settembre 2012
pag. 100, € 2,90
Testi: Luigi Mignacco
Disegni e copertina: Gallieno Ferri
Rubriche: Moreno Burattini



La copertina di Ferri per Zagor n. 567,  ottobre 2012 (C) Sergio Bonelli Editore


 


Zagor Gigante 567
(Zenith 618)
SULLE RIVE DEL GRANDE FIUME
Ottobre 2012
pag. 100, € 2,90
Testi: Luigi Mignacco/Moreno Burattini
Disegni: Gallieno Ferri/Mauro Laurenti
Copertina: Gallieno Ferri
Rubriche: Moreno Burattini



Giampiero Belardinelli

(N.B. trovate le altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio)

giovedì 25 ottobre 2012

L'INDAGATORE D'ACCIAIO. RIFLESSIONI SUL DYLAN DOG SPECIALE N. 26

di Francesco Manetti


L'evocativa cover dipinta da Angelo Stano per il Dylan Dog Speciale n. 26, Viaggio senza speranza di Giovanni Gualdoni e Luigi Piccatto uscito nell'ottobre 2012, è dedicata al tema dell'infinito. Il nastro di Moebius che vi appare non ha niente a che fare con lo pseudonimo artistico scelto dal compianto Jean Giraud, eminente fumettista francese scomparso il 10 marzo 2012 appena settantaquattrenne; il Moebius in questione (perdonatemi se non lo scrivo con la “o” sormontata dalla umlaut, visto che va bene anche la “oe”), al nome del quale il papà del Garage Ermetico si era evidentemente ispirato, era il matematico e astronomo tedesco August Ferdinand, vissuto a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo.


August Ferdinand Moebius (1790 - 1868), ideatore del geniale "nastro ritorto" che da lui prende il nome.


Discendente di Martin Lutero, allievo di Gauss, cattedratico a Lipsia ed esperto in topologia, il Moebius teutonico aveva ideato quella singolare figura bidimensionale partendo da una striscia rettangolare, sottoponendola a una mezza torsione e unendo i due lati più corti. Le due facce della superficie a due dimensioni diventano così una sola, entrano in un certo modo nel mondo tridimensionale e possono essere percorse entrambe senza soluzione di continuità, in eterno. Curiosamente, una volta creato, il nastro di Moebius ricorda il simbolo matematico dell'infinito, l'8 sdraiato, ma è solo una coincidenza: quest'ultimo si deve infatti allo scienziato inglese John Wallis, uno dei padri del calcolo infinitesimale, vissuto nel XVII secolo e morto ai primi vagiti del XVIII. Leggendo la storia che si cela dietro la copertina scopriamo che ormai per Dylan Dog (intendi: “per la collana di Dylan Dog”) tutto è possibile, bastando semplicemente allargare un po' di più le maglie che separano il naturale dal sovrannaturale, il logico dall'illogico. E dunque ben venga anche un epico scontro fra falsi angeli (ma sedicenti tali) e veri demoni!






C'è tutta una cinematografia in queste pagine di lotta del Male contro il Bene, da L'Esorcista a Gabriel a Constantine. Vexilla regis prodeunt, pesantemente, quelle del Mito. Ogni riferimento è puramente voluto a Orfeo ed Euridice, al viaggio agli Inferi per recuperare l'amata perduta, e alla fine della speranza quando l'eroe semidivino cede alla curiosità e all'impazienza tutte umane. 


Orfeo ed Euridice, gruppo marmoreo del Canova, 1775



Un mishmash incredibile, questo albo autunnale, il cui retrogusto più marcato, ciò che ti rimane sedimentato maggiormente in bocca, ricorda molto da vicino quello di certi fumetti della DC Vertigo degli anni Novanta... Sandman, Preacher e Hellblazer in testa, nei quali la dottrina neopagana del New Age (un cascame sessantottino e settantasettino che pretendeva di detronizzare il Dio del Libro in nome di un più sfumato misticismo o spiritualismo di blanda ispirazione celtico-druidica, con un tocco di moderno ecologismo e un pizzico di dottrine e pratiche orientaleggianti) viene acutamente messa alla berlina, con le soprendenti caratterizzazioni parodistiche di diavoli, luciferi, cherubini, arcangeli, putti e discendenti in linea diretta di Cristo Re.


Sandman (c) DC Comics



E il Dylan Dog che rinasce dall'esperienza oltremondanda raccontata da Gualdoni, è un personaggio ormai invincibile, che può permettersi di sfidare il reame stesso di Satana, fuori dallo spazio-tempo, e le sue affascinanti guardiane arpie. Sembra di ritrovare, in questo Dylan, il Superman pre-Crisis, al quale tutto era concesso, capace com'era di viaggiare in ogni epoca, in ogni dimensione e in ogni universo parallelo - senza più nessuna regola che non fosse quella della fantasia stessa degli autori. E la kryptonite, in tutte le sue incarnazioni multicolori, non bastava più, perché veniva sempre trovato dall'invincibile Kal-El il modo di neutralizzarla. Anche Chuck Jones poteva permettersi di far resuscitare mille e mille volte il suo Wile E. Coyote – quantunque periglioso e profondo fosse l'abisso roccioso!






La copertina di Angelo Stano per il Dylan Dog Speciale n. 26 (C) Sergio Bonelli Editore




Dylan Dog Speciale 26
VIAGGIO SENZA SPERANZA
Ottobre 2012
pagg. 164,5,20
Testi: Giovanni Gualdoni
Disegni: Luigi Piccatto

Francesco Manetti

(n.b. trovate le altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio)

martedì 23 ottobre 2012

HUMOR BONELLIANO: LE PARODIE DI NATHAN NEVER E TEX DI PIERI & PICCININI! E IN PIU', EGGS!

Nel lontano 1998 su Dime Press n. 18 apparve una divertente parodia bonelliana della serie D.I.M.E. ideata dallo sceneggiatore toscano Filippo Pieri, la cui biografia trovate nella pagina dei nostri collaboratori. Il disegnatore, Matteo Piccinini, aveva realizzato anche un disegno di prova con un bel volto di Nathan Never, finora rimasto inedito. Da anni Matteo Piccinini si occupa di cinema e televisione, in Italia e all'estero (specialmente in Gran Bretagna e negli USA), per fiction e pubblicità. (s.c. & f.m.)

La parodia di Nathan Never apparsa su Dime Press n. 18, febbraio 1998


L'inedito Nathan di Matteo Piccinini, eseguito nell 1997 come prova per la parodia Il futuro del D.I.M.E.


Pieri & Piccinini sono anche gli autori di una serie umoristica, Eggs, della quale presentiamo su Dime Web un inedito, simpatico omaggio a Tex! (s.c. & f.m.)


L'inedita striscia autoconclusiva di Eggs, realizzata da Piccinini & Pieri in omaggio a Tex.

N.B. trovate i link alle altre parodie bonelliane (e non) sulla pagina Cronologie e index!

lunedì 22 ottobre 2012

UNO STRANO COMPLEANNO

di Saverio Ceri


Formato fortunato

Il formato 16x21, il classico formato degli albi bonelliani ha 50 anni.
La dimensione  attuale di quasi tutta la produzione della ex Daim Press, viene usata per la prima volta per il numero 24 della seconda serie di Tex Gigante (la collana tutt’ora in corso per capirci); fino al numero 23 gli albi erano leggermente più grandi. Anche negli anni precedenti in cui si era sperimentato il passaggio a una dimensione maggiore con le prime ristampe “giganti” degli eroi della casa editrice il formato era stato variabile, un po’ più piccolo o un po’ più grande dell’attuale, senza una regola ben precisa; la prima serie gigante di Aquila della Notte, per esempio, su 29 numeri vanta 3 formati diversi: una gioia per i collezionisti! Questa miriade di dimensioni che differivano a volte per pochi millimetri da quella odierna, come se fossero dei fastidiosi fuori registro, finalmente nel luglio del 1962 viene calibrata sul  mitico 16x21.


Tex Gigante 2a serie n°24, il primo bonelliano a misurare 16x21 cm.
Disegno di Aurelio Galleppini, sfondo di Franco Bignotti.

Le collane con queste misure evidentemente vendevano bene, pur trattandosi di ristampe, tant’è che nella seconda metà degli anni Sessanta, le nuove serie proposte dall’editore debuttano direttamente in questo formato; poco dopo, esaurite le strisce da riproporre, anche le storie di Tex, Zagor e Il Piccolo Ranger iniziano a essere prodotte nel fortunato standard attuale. La consacrazione di questo formato viene data anche dal fatto che altri editori iniziano a usarlo per le loro collane, nel tentativo di andare a occupare in edicola lo spazio destinato ai fumetti d’avventura Made in Italy. In effetti in tutte le rivendite dello Stivale c’è sempre uno spazio dedicato a Tex & C., e quale modo migliore per farsi notare nel marasma delle pubblicazioni se non quello di andare a rifugiarsi in un luogo dove gli acquirenti si dirigono a colpo sicuro? L’angolo dedicato ai fumetti bonelliani e ai "bonellidi" (il termine che da un almeno un ventennio, ovvero dal proliferare di questi fumetti,  viene utilizzato per  indicare tutte quelle serie in formato Bonelli, ma pubblicati da altre case editrici) è un porto talmente sicuro dove approdare, che anche l’editore di Via Buonarroti ormai non vi si avventura più con altre dimensioni, come dicevamo nella recensione delle Storie n°1.
A Cinquant’anni dal debutto, questo formato è più attuale che mai. Oggi si possono trovare nei chioschi della penisola un numero record di "bonellidi"; dal più longevo di sempre, Dago (arrivato quasi al duecentesimo numero), alle brevi miniserie targate Star Comics.
Qualcuno, tra gli anni Ottanta e Novanta aveva pensato bene di proporre in 16x21 anche collane di provenienza statunitense (Il Punitore e Bone, per esempio, hanno esordito in Italia con questa veste), ma senza particolare successo - Conan della Comic Art a parte. Il fatto strano è che nessuno finora avesse pensato di tradurre in questo formato i fumetti d’Oltralpe. Fatta un’accurata selezione di titoli da pubblicare, per numero di pagine (due albi ne compongono uno bonellide) e tematiche, le serie francofone si avvicinano molto infatti al gusto nostrano. 

La nuova incarnazione italiana de "L'Eparvier" targata GP Publishing.
 (C)Dupuis 1995/2012 by Pellerin
A fare due più due ci ha pensato la GP Publishing, che nell’ultimo anno ha già portato in edicola alcune tra le migliori serie del fumetto franco/belga. Si perde l’apporto del colore, questo è vero (questo per gli italici lettori non è mai stato un problema), ma in compenso si ha la possibilità di leggere alcuni piccoli capolavori  a un prezzo decisamente economico:  I soliti due episodi che compongono ogni albo, se editi nel canonico formato cartonato francese, potrebbero costare tranquillamente dieci volte tanto. Recentemente si è gettata nella mischia anche la misteriosa Editoriale Cosmo con tre titoli lasciati in sospeso nel nostro paese dai relativi editori, mentre Aurea e Salda Press annunciano imminenti collane nello stesso formato.

Il ritorno dello Sparviero (e non solo)

Ai lettori bonelliani che seguivano il Ken Parker Magazine, farà piacere sapere che nell’ambito di questa ondata di bonellidi potranno ritrovare la serie Lo Sparviero di Patrice Pellerin, che per i primi due episodi era stata ospitata proprio sulla rivista dedicata a Lungo Fucile. Nelle edicole si trova ancora il terzo volume, mentre per i primi due si può contare sul circuito delle fumetterie o si possono richiedere direttamente alla case editrice.


Cartland da Bonelli (a sinistra, 1985) a bonellide (a destra, 2012).
(C)Dargaud 1976-2012 by Blanc-Dumont, Harlé

Chi invece leggeva un decennio prima gli albi di Pilot, non avrà dimenticato Jonathan Cartland la serie western  di Harlé e Blanc-Dumont, anch’essa oggi riproposta nel classico formato di Tex; tra l’altro, nel numero ora in edicola appare il quarto episodio della saga, misteriosamente saltato nell’edizione dell'Isola Trovata.


La versione bonellide de "La syndrome de Cain". (C)MC production/Tackian/Mutti
Infine c’è un ultimo collegamento bonelliano da segnalare, quello di Andrea "Red" Mutti, disegnatore di oltre mille tavole per Nathan Never tra il 1996 e il 2005; suoi, infatti, i disegni di Caino, serie già parzialmente proposta qualche anno fa, a colori, dalla Panini col titolo La Sindrome di Caino

Saverio Ceri

N.B. Trovate i link agli articoli sui "bonellidi" nella pagina delle Cronologie e index!

domenica 21 ottobre 2012

JACOVITTI & BONELLI 1992: AGLI ALBORI DEI "GRANDI COMICI DEL FUMETTO"

Cinque anni prima di Coccobill Diquaedilà

di Francesco Manetti


In questi giorni ripensavo al ventennale di Dime Press, al 1992 dunque, quando vivevo di pane & Via Buonarroti... quasi esclusivamente! E infatti non mi occupavo di sola bonelliana, a quel tempo. Da un paio di anni ero entrato a far parte di Immagine, l'associazione culturale - guidata dall'amico Rinaldo Traini - che si occupava di gestire gli eventi culturali del Salone del Fumetto di Lucca; quell'anno io e Mauro Bruni (un big dello staff di Exploit Comics, staff che si era di recente fuso con quello di Collezionare) avevamo proposto per la kermesse lucchese, che si sarebbe svolta dal 25 ottobre al 1° novembre, una mostra su Benito Jacovitti, da allestire basandosi su tavole originali e schede curate dai massimi esperti italiani di Lisca di Pesce. Tempo fa ne avevo accennato anche su Facebook e in un commento sul blog Cartoonist Globale, ma volevo approfondire qui su Dime Web alcuni aspetti "storici". L'esposizione - insieme al libro che Luca Boschi, Leonardo Gori, Andrea Sani e Franco Bellacci curarono per Granata Press e che di recente hanno aggiornato - contribuì a rinnovare l'interesse, anche delle nuove generazioni, intorno a uno dei massimi fumettisti di tutti i tempi. Fu il Maestro in persona a prestarci per l'occasione tutti gli originali, prima andandolo a trovare a Roma, nella sua casa-studio, dalle parti dell'Aurelia; e poi a Vittoria Apuana, al Forte dei Marmi, ancora - seppur a qualche centinaio di chilometri più a nord - dalle parti dell'Aurelia!


Ecco lo storico documento datato 22 giugno 1992 - firmato da Francesco Manetti, Benito Jacovitti e Rinaldo Traini - che attesta il prestito delle preziosissime tavole con cui fu allestita la mostra autunnale lucchese dedicata a Lisca di Pesce. L'elenco degli originali fu scritto a mano da Manetti


Fu proprio in Versilia che Jac ci "allungò" il bellissimo quadro di ispirazione balneare (la prima voce del documento che vedete qui sopra), realizzato per sua figlia Silvia decenni prima, dipinto che non era mai stato staccato dalle pareti dalla sua villetta marittima toscana.


Benito Jacovitti nel giardino della sua casa versiliese al Forte dei Marmi, estate 1992. Il maestro mostra sorridente e giustamente orgoglioso l'inedito "quadro balneare" che sarebbe stato poi visto in pubblico per la prima volta a Lucca, in autunno. Foto di Manetti.


Particolare dell'introduzione del volume Jacovitti di Boschi, Gori, Sani & Bellacci edito da Granata Press nell'ottobre 1992. Nella "recentissima foto", scattata da Manetti nelle stesse ore di quella presentata qui sopra, vediamo Lisca di Pesce davanti alla porta della sua casa di Vittoria Apuana. Da notare la targa in ottone con il cognome Jacovittttttttttti! Un'altra esilarante insegna metallica campeggiava lungo la siepe perimetrale e recitava: "Attenti al cammello"!



Un secondo documento storico, datato 9 novembre 1992,  partorito da un'antica stampante ad aghi Star LC20: Benito Jacovitti, firmando di suo pugno, certifica l'avvenuta restituzione delle tavole originali che erano servite per la mostra lucchese. In calce le firme di Mauro Bruni e Francesco Manetti.


Il mio diploma di partecipazione per la mostra su Jac. Notare che le scritte sono di... Moreno Burattini!



Il giorno in cui Jacovitti doveva esser presente alla mostra a lui dedicata, per poi venir premiato in una memorabile serata al Teatro del Giglio (per maggiori particolari sull'evento consultare anche il ricchissimo blog Over the Roofs dell'artista Nedeljko "Ned" Bajalica, l'ultimo collaboratore di Jac, grande disegnatore e profondo conoscitore del comic internazionale: su suo blog sta stilando l'elenco dei 300 capolavori di sempre; si parla del 1992 anche su Cartoonist Globale, l'imperdibile e aggiornatissimo blog di Luca Boschi, uno dei massimi esperti jacovittiani), cadde nel bel mezzo di un periodo triste per la mia Toscana. Tante zone, dagli Appennini alla costa, lungo buona parte della valle dell'Arno, erano allagate a causa di violenti temporali che si erano abbattuti nei giorni precedenti e e che avevano fatto straripare fiumi e torrenti; e persino svariati quartieri fiorentini erano sott'acqua... in un tragico mini-revival del 1966. Nonostante questo pandemonio andai comunque all'appuntamento con Jacovitti, che arrivava in treno da Roma Termini alla stazione Santa Maria Novella di Firenze, lo prelevai e lo portai con la mia auto a Lucca. Fu un viaggio surreale e indimenticabile, lungo una Firenze-Mare riaperta da poche ore che pareva galleggiare sulle campagne inzuppate fino alle radici, tragitto rallegrato dalla verve instancabile dell'artista, che sfornava battute e aneddoti uno dietro l'altro. Quando arrivai davanti al Palazzetto dello Sport e accostai al marciapiede per parcheggiare e far scendere Jacovitti, proprio lì, su quel marciapiede, c'era Sergio Bonelli, che subito mi riconobbe e mi salutò. Ma davanti a quel signore che era sceso con me dalla mia macchina rimase un po' perplesso... "Sergio", gli dissi, "posso presentarti Benito Jacovitti?" I due - cosa incredibile essendo fra i più grandi autori del fumetto italiano, da decenni in auge - non si erano mai incontrati prima di allora! Il rapporto, da quell'istante, non si interruppe più. Bonelli, che era anche un acuto e lungimirante editore, convinse Jacovitti a riprendere in mano per Via Buonarroti il suo personaggio più famoso, Coccobill. Dopo anni di lavoro, nel maggio del 1997, uscì dunque Coccobill Diquaedilà, primo numero della serie a colori I Grandi Comici del Fumetto (notare sulla copertina dell'albo, come sulla placca d'ottone affissa sulla porta della casa versiliana, la stessa gag del cognome con le "T" moltiplicate). Per ulteriori dettagli, aneddoti e immagini inedite sulla realizzazione dei disegni dell'albo, ai quali collaborò attivamente l'artista Ned Bajalica vi rimando al post Il ritorno di Cocco Bill pubblicato sul già citato blog Over the Roofs. Dunque Diquaedilà fu l'ultimo grandissimo successo di Lisca di Pesce, una delle persone più straordinarie e generose mai conosciute dal sottoscritto (e Ned Bajalica lo può confermare!), che si spense il 3 dicembre dello stesso anno, all'età di settantaquattro anni, lasciando - e mai frase fatta fu più vera - un vuoto incolmabile...



Bonelli & Jacovitti: I Grandi Comici del Fumetto n. 1, maggio 1997.



Francesco Manetti

N.B. Trovate altre notizie sul passato di Dime web nelle pagine Chi diavolo siamo? e Da Collezionare a Dime Press! Trovate inoltre altri interventi sul fumetto non bonelliano in Cronologie e Index!



CINQUEMILA!

Mentre pubblicavo e correggevo questo post di ricordi "bonellian-jacovitteschi" il contatore delle visite (accessibile a tutti sulla colonna dei gadget qui a destra) arrivava a 5.000 contatti, totalizzati in poco più di un mese di vita di Dime Web! La cosa ci inorgoglisce non poco e desideravo ringraziare - insieme al coautore Saverio Ceri e agli altri collaboratori - tutti i nostri lettori per la simpatia finora dimostrataci!

F. M.

giovedì 18 ottobre 2012

LE PARODIE DEL D.I.M.E. DI PIERI & KANT: IL COMANDANTE MARK! I SOGNI DEI BONELLIANI DI PIERI & FERRETTI!

La Rivoluzione del D.I.M.E. di Pieri & Kant!

Avevamo già incontrato Pieri & Kant, collaboratori storici di Dime Press con le loro esilaranti parodie bonelliane, su queste pagine, con Magico Vento e Mister No: si trattava di tavole preparate a suo tempo per il "magazzino bonelliano" ma mai pubblicate.
Con il Comandante Marko inizia adesso una nuova serie di caricature, pensata appositamente per Dime Web! (s.c. & f.m.)




P.S. Parlano della nostra parodia di Mark anche sul forum francese Pimpf (per loro è Swing).



I Sogni dei Bonelliani di Pieri & Ferretti!


Pieri & Ferretti (il tandem di autori aveva pubblicato sul nostro blog anche una storia breve dal sapore "dylaniato") hanno realizzato una serie di tavole aventi come protagonisti uomini e donne comuni, potenziali lettori bonelliani, con i loro problemi, i loro desiderata e le loro riflessioni agrodolci... Ecco le prime due puntate, nuovissime, inedite e create pensando a Dime Web! (s.c. & f.m.)


N.B. trovate i link alle parodie bonelliane nella pagina delle Cronologie e index!

L'ANGELO VENDICATORE: SFOGLIANDO IL MAXI TEX 16

di Francesco Manetti

Quello della “città corrotta” è uno dei canoni texiani più avvincenti e consolidati, tanto che nel settembre 1987 ebbe l'onore del titolo sull'albo n. 323. Non deve essere per niente difficile immaginarsi per un attimo la squallida realtà degli agglomerati urbani italioti del 2012, invasi e devastati dalle Alpi al Lilibeo da arroganti nostrani e di ogni altra etnia; da mafiosi nazionali e internazionali, scippatori, vandali, deturpatori del patrimonio artistico; da trafficanti e spacciatori di sostanze letali, ladri, rapinatori, assassini, stupratori, venduti, falsari; da violenti, profittatori, evasori totali, assenteisti, finti invalidi, truffatori; da gangster, politici, burocrati, portaborse, pedofili, integralisti, pirati stradali, puttanieri, inchinatori, batmen, trote e altra fauna similare.


La copertina di Galep per Tex n. 323, settembre 1987. Storia di G. L. Bonelli & Civitelli. (c) Sergio Bonelli Editore



E poi immaginiamo, come succede nel primo “zagorone”, che si apra uno squarcio su una realtà alternativa, oppure che qualcuno inventi – forse ricopiando la formula di Pier Cloruro de' Lambicchi, scovandola tra la polvere degli scaffali metadimensionali di Safarà – una vernice capace di dar vita ai personaggi di carta. Immaginiamo allora un Tex e un Carson – se vogliamo attualizzandoli, nei panni di Judge Dredd o di Dirty Harry – piombare a Roma, a Firenze, a Milano, a Prato, etc. Gente, che serpentone si formerebbe davanti alle porte dell'Inferno per ottenere un posto pubblico a tempo indeterminato di spalatore di carbone nelle fornaci di messer Satanasso!



Le mafie in Italia, indigene e d'importazione. (c) rivista Limes



Nelle strade di Blackfalls è piombato davvero qualcosa di nero. Si tratta dello sceriffo Starker, uno smargiasso che di difensore della legge ha solo una stella, ottenuta con l'inganno e oltretutto sicuramente forgiata con una latta di risulta. Il criminale si è incistato in questa pacifica cittadina del West, come una vedova nera al centro della ragnatela o un tumore in mezzo al cervello. Attorniato da una ghenga di sgherri dall'animo color pece, le sue metastasi, comanda con pugno di ferro in guanto di ferro il paese, e per strafare ha persino fatto erigere all'entrata una bella forca, a mo' di monito perenne.



Una forca americana di fine '800, del tutto simile a quella fatta montare da Starker a Blackfalls.



Con un fulgido passato e uno splendido presente di omicida, predone, grassatore, traditore e vigliacco questo riciclato dalla gran faccia tosta trova gran parte del suo fosco coraggio nelle bottiglie di whiskey e nella sua innegabile abilità con le sputafuoco. Ma quando il Ranger – come un arcangelo inviato dal Cielo – piove da quelle parti, par di sentire il Dies Irae, Dies Illa! Per quanti sforzi faccia Starker per mantenere il potere illegittimamente detenuto non fa altro che avvicinarsi sempre più alla fossa, dentro la quale è destinato a ruzzolare ben zavorrato di piombo calibro 45 magnun.


Un altro angelo caduto dal cielo, con la sua spada cal. 45: "Dirty Harry", interpretato da Clint Eastwood.



Il tormentone è perfettamente collaudato – e proprio per questo funziona anche stavolta alla perfezione. Lo sceneggiatore Tito Faraci esegue a memoria lo spartito bonelliano (e nizziano) con bacchetta sicura e polso veloce, alla Toscanini o alla Furtwaengler. Il disegnatore Miguel Angelo Repetto – pur rifacendosi nel tratteggio del volto e delle posture di Aquila dell Notte alla lezione di Fusco – ricrea ottimamente e con nuovo piglio gli ambienti e gli ammenicoli della saga tanto cari ai lettori (le vie polverose, saloon dalla dubbia clientela, i precipizi letali, i trading post scalcinati, le diligenze assaltate, etc.) e ci regala una sinfonia di espressioni facciali (merita notare lo sgomento che coglie a più riprese i mascalzoni, di fronte alla dura realtà nella quale Willer li fa risvegliare, massagiandogli il mento oppure solleticandogli il naso con la canna della Colt) degne dei maggiori interpreti sul palco wagneriano.



La copertina di Villa per il Maxi tex n. 16, ottobre 2012. (c) Sergio Bonelli Editore



Maxi Tex 16
ILA LEGGE DI STARKER
Ottobre 2012
pag. 324 (a colori), € 6,30
Testi: Tito Faraci
Disegni: Miguel Angelo Repetto
Introduzione: Mauro Boselli


Francesco Manetti

N.B. Trovate le altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio!

mercoledì 17 ottobre 2012

L'UOMO DI PARIGI

di Saverio Ceri



Cover de le Storie n°1. Disegno di Aldo Di Gennaro


C’è stato un tempo in cui alla Bonelli si sperimentavano continuamente nuove strade: dopo le storiche serie a striscia che conclusero la loro esistenza nel 1972 con l’ultima raccoltina dedicata a Aquila della Notte, già sostituite da anni nel cuore dei lettori dal classico “formato Tex”, si provava ora la strada del saggio (Collana America, 1971), ora la strada del fumetto rigorosamente storico (I protagonisti, 1974 e Un Uomo, un’Avventura, 1976). Erano quelli tentativi fatti in un momento di benessere editoriale, in un periodo in cui la casa editrice si godeva un exploit di vendite senza precedenti, erano anni in cui un numero d’esordio  vendeva  250.000 copie (Mister No, 1975). Nel giro di pochi anni, però si passò al periodo delle vacche magre, ma le sperimentazioni continuarono, stavolta alla ricerca della via d’uscita dalla crisi; si tentava col settimanale spillato (Full, 1983), e col fumetto d’autore nostrano (Orient Express, 1983) e d’oltralpe (Pilot, 1984), coi formati maggiorati (Bella & Bronco, 1984) o orizzontali (Dr.Beruscus, 1986), passando anche dai fumetti Marvel (Indiana Jones, 1985) alle riviste di cruciverba (L’enigmistica illustrata, 1985), fin quando un certo Tiziano Sclavi tirò fuori dal cilindro Dylan Dog, rilanciando non solo la casa editrice, ma mezzo mondo dell’italico fumetto.



Undicesimo volume della Collana America, dalla quale Le Storie eredita la copertina telata. Disegno di Sergio Toppi


Passata la paura, le sperimentazioni in casa Bonelli si limitarono a proporre i soliti, solidi, personaggi in svariati contenitori:  giganti, maxi ecc..; oppure nel consueto formato Tex con l’ausilio del colore; certo non sono mancate le nuove collane, ma tutte racchiuse nel consolidato albo 16x21 cm.
Le Storie  non sfuggono a questa regola non scritta:  si vuole riprendere dichiaratamente il cammino iniziato trentadue anni or sono dalla collana Un Uomo, un’Avventura,  tanto che questo volume potrebbe tranquillamente  intitolarsi anche L’uomo di Parigi, coinvolgendo ovviamente i migliori autori del panorama  fumettistico  - anche se oggi, al contrario di quanto accadeva negli anni settanta, quasi tutti i big del comicdom italiano fanno già parte della scuderia di Via Buonarroti -, ma il formato rimane quello di Tex. Le bellissime tavole di Giampiero Casertano, che offre un’ennesima prova d’autore, trovandosi splendidamente a suo agio tra le vie della Parigi di fine Settecento, non sarebbero state maggiormente valorizzate da un formato più grande? Non dico dal colore perché lo spettacolare bianco e nero dell’autore di Dylan Dog, fa  immaginare anche il giallo delle fiamme, il blu della notte e il rosso del sangue sulla lama della ghigliottina, ma almeno qualche centimetro in più ci poteva stare. La copertina telata, poi è un’apprezzabile sforzo per impreziosire la collana... Ma perché a questo punto non completare l’opera con un cartonato stile  Dylan Dog Book? Il prezzo sarebbe stato sicuramente un po’ più alto, ma certamente di gran lunga inferiore a qualsiasi altro graphic novel in circolazione, perché fondamentalmente è di questo che si tratta: di romanzi grafici, dove il protagonista cambia di volume in volume e dove gli autori rivestono un ruolo primario tanto da guadagnarsi il nome in copertina, ma anche questa non è una novità: già i Romanzi a Fumetti Bonelli, lanciati qualche anno fa avevano riesumato questa abitudine dalle già citate I Protagonisti e Un Uomo un’avventura.



Cover del terzo numero de Le Storie. Disegno di Aldo Di Gennaro



Ottima la cover di Aldo Di Gennaro - le prossime sono addirittura migliori! - , anche se il fatto di essere dipinta, accoppiata alla grafica con il riquadro che cala dall’alto, che ricorda un po’ quella dei volumi di argomento storico della francese Glénat degli anni ottanta/novanta, danno un certo tocco vintage, che per una neonata collana non è il massimo. 



Copertina del quinto volume di Timon des blés, una delle serie di argomento storico della Glénat. Argomento e grafica ricordano molto la nuova serie bonelliana. Disegno di Elie Klimos. (C) Glénat 1992-2012, Klimos/Bardet 

Da appassionato lettore bonelliano speravo che questa collana, visto il tema d’esordio, fosse un po’ più “rivoluzionaria”, ma al di là delle occasioni mancate dal punto della confezione editoriale, c’è comunque da registrare sul piano squisitamente fumettistico una delle più belle storie degli ultimi anni, raccontata da una Paolo Barbato finalmente libera dalla lunga ombra di Dylan Dog, che trova nel genere storico, dopo un paio di esperienze con la fantascienza non del tutto convincenti, la sua giusta dimensione; riesce a insinuarsi tra le pieghe della Storia e tra i suoi protagonisti e a confezionare un credibile racconto che coinvolge il lettore dalla prima all’ultima tavola. Siamo di fronte senz’altro a uno dei migliori numeri d’esordio della storia della casa editrice e speriamo che anche i dati di vendita siano all'altezza di tanto impegno.


Le Storie 1
IL BOIA DI PARIGI
ottobre 2012
pagg. 116, € 3,50
Testi: Paola Barbato
Disegni: Giampiero Casertano
Rubriche: Gianmaria Contro
Copertina: Aldo Di Gennaro


Saverio Ceri

N.B. Trovate le altre recensioni bonelliane, come al solito, nel Giorno del Giudizio!