sabato 13 aprile 2019

UN'ENIGMATICA DARK LADY PER DYLAN DOG!

di Filippo Pieri

Su "Enigmistica Più" n. 14 (anno IV) del 10 Aprile 2019, a pagina 44, troviamo il rebus Il filo da torcere che ha come protagonista Dylan Dog, ritratto con Groucho in una sorta di falsa copertina bonelliana! In effetti la soluzione è molto difficile e... vi sfidiamo a trovarla (il titolo del post vi può aiutare)!

N.B. Trovate i link alle altre novità enigmistiche bonelliane su Interviste & News!

venerdì 12 aprile 2019

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 56

di Saverio Ceri

Bentornati a questo cinquantaseiesimo viaggio alla scoperta delle origini delle copertine del Tex Classic, la collana che ogni due settimane ci ripropone le storie del Tex delle origini per la prima volta a colori nel classico formato bonelliano.
La vicenda narrata nella cover di questo numero trae origine dalla quarta striscia dell'albetto Uno strano messaggio, il settimo numero della serie gialla della Collana del Tex, ovvero la nona "stagione" delle avventure di Aquila della notte, uscito nel febbraio 1955.

Tex e Kit Willer cercano di salvare un malcapitato dall'attacco di un grizzly; la drammatica situazione secondo Galep era adatta a diventare la copertina di quello stesso albo, addirittura il disegno della cover sembra l'immagine specchiata rispetto a quella dell'interno dell'albo.


Successivamente l'immagine è stata utilizzata anche per la cover del numero 50 della terza serie delle raccoltine. Da notare il curioso scambio di vestiti tra l'aggredito e il suo salvatore: Kit indossa abiti dei colori che aveva la vittima del grizzly nella striscia; mentre la stessa vittima, nell'immagine della raccoltina, indossa quasi gli stessi colori di Kit della cover originale. L'orso invece non ha mutato pelliccia.


A proposito di mutazioni, c'è n'è una clamorosa nel passaggio da striscia a Albo d'Oro. La Copertina del numero 21 della terza serie della collana ripropone la stessa scena del salvataggio, ma invertendo il punto di vista: in questo caso la "telecamera" viene messa alle spalle dell'orso....; Orso? Probabilmente è un orso mannaro, visto che l'animale sembra in questa versione un canide.


L'orrenda mutazione si trascina fino ai giorni nostri, nella copertina del Classic di cui ci stiamo occupando e che potete ammirare qui sotto.


E con il ritorno del misterioso Orso Lupo , vi diamo appuntamento alla prossima puntata.

Saverio Ceri

N.B. Trovate i link alle altre Secret Origins in Cronologie & Index!

mercoledì 10 aprile 2019

2006 AGAIN: I GIORNALINI DI TEX

di Filippo Pieri

Sulla "Settimana Enigmistica" n. 3886 del 16 settembre 2006, a pagina 21, c'è la rubrica "Una gita a...?". Il 61 orizzontale chiede: il Willer dei giornalini!


N.B. Trovate i link alle altre questioni enigmistiche bonelliane su Interviste & News!

martedì 9 aprile 2019

UN ENIGMA DEL 2006: IL FALSO DYLAN DOG E IL VERO PREMIO NOBEL!

di Filippo Pieri

Sulla "Settimana Enigmistica" n. 3867 del 6 Maggio 2006 nelle "Parole crociate" in copertina, al 28 orizzontale si chiede: il nome di Dylan. Da bonelliani quali siamo avevamo pensato subito a Dog... Ma a pensarci bene Dog è il cognome, non il nome del personaggio dei fumetti; e infatti non è la creatura di Sclavi quella evocata dalla "Settimana Enigmistica", bensì il premio Nobel Bob Dylan!



N.B. Trovate i link alle altre VERE incursioni enigmistiche bonelliane su Interviste & News!

domenica 7 aprile 2019

TEX: LE TAVOLE CENTOMILA SONO... DUE! ALMENO...

di Saverio Ceri & Francesco Manetti

Ritorniamo a parlare della centomillesima tavola pubblicata di "Tex". Sottolineiamo “pubblicata”, ovvero stampata su un albo, e non “prodotta”, come quella indicata su “Tex” n. 700. Tale tavola, con un paio di mesi di ritardo rispetto alla tavola “prodotta” che abbiamo visto sul n. 700, è approdata in edicola il 4 aprile 2019 sul “Maxi Tex” n. 24, il “balenottero" semestrale di Aquila della Notte, che in quest’occasione contiene due storie, entrambe scritte da Luigi Mignacco e illustrate da Ugolino Cossu.


L'albo che il destino ha voluto contenesse tutte le possibili "tavola centomila" di Tex. Cover di Claudio Villa 

Se, per fare il calcolo, ci limitiamo alle tavole edite su albi della SBE, la numero centomila è la 212a del “Maxi”, quella che vedete qui sotto, tratta dalla seconda storia del fascicolo, La carovana dei Cherokee.

La centomillesima tavola di Tex pubblicata su albi editi dalla SBE. Disegni di Ugolino Cossi

A voler essere pignolissimi, però, solo le prime due strisce di questa tavola insieme all’ultima della pagina precedente formerebbero la tavola centomila; questo perché dai tempi degli albetti a striscia ci trasciniamo, nella contabilità delle tavole texiane, una strip di troppo.
Se invece volessimo tirare in ballo anche le storie di Tex pubblicate fuori dai confini editoriali SBE, la centomillesima tavola cadrebbe sempre nello stesso fascicolo, ma sarebbe anticipata di 118 pagine rispetto a quella "canonica", essendo 118 le tavole che compongono le 23 avventure brevi uscite su pubblicazioni di altri editori - almeno quelle che si possono ritenere “ufficiali”. In tal caso quindi la fatidica pagina sarebbe quella qui sotto, tratta dalla prima storia dell’albo.

La centomillesima tavola di Tex pubblicata (compresi gli episodi "ufficiali" non editi dalla Bonelli). Disegni di Ugolino Cossu

Infine, se anche considerassimo le poche tavole di storie apocrife o non autorizzate, la centomillesima tavola pubblicata finirebbe comunque in questo “Maxi”.
In ogni caso, quindi, questo volume contiene una tavola epocale per i fan di Tex Willer, che, com'è logico che sia, è una tavola "normale", una tra le tante, visto che sarebbe praticamente impossibile programmare a tavolino il confezionamento di una tavola speciale per l'occasione. Questo evento casuale poteva essere un buon argomento di marketing per promuovere l'albo, ma con evidenza - e legittimamente - in casa Bonelli si è preferito fare in maniera diversa.


Saverio  Ceri e Francesco Manetti

N.B. Trovate i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News!

venerdì 5 aprile 2019

SETH BULLOCK, IL "CAPITANO” - L’AMICO DEL PRESIDENTE ROOSEVELT! UN VERO SCERIFFO DI FRONTIERA, CHE POTEVA CON LO SGUARDO AMMANSIRE UN COBRA O UN ELEFANTE SCATENATO! - LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA (LXVI PARTE)

di Wilson Vieira

Le storie della Frontiera sono animate da personaggi incredibili, come tutti sappiamo leggendo gli straordinari resoconti del nostro Vieira... Stavolta tocca a Seth Bullock, che fu commerciante e sceriffo, Marshal e Capitano dei Rough Riders. E fu uno dei più grandi amici di Teddy Roosevelt, il Presidente il cui volto è scolpito sul Monte Rushmore insieme a Washington, Jefferson e Lincoln. Come al solito vi ricordiamo che le immagini non bonelliane sono state scelte e posizionate nel testo dallo stesso Wilson. Buona lettura! (s.c. & f.m.)




Se le Black Hills della fine del 1800 e dei primi decenni del 1900 hanno avuto “un uomo per tutte le stagioni”, quello potrebbe essere stato Seth Bullock. Nonostante le sue contraddizioni, Bullock incarnava tratti e interessi unici che gli consentivano di essere un uomo di successo per i tempi in cui viveva. Bullock nacque il 23 luglio 1849 a Sandwich, in Ontario, Canada (Sandwich è ora parte della città di Windsor, sulla riva canadese del fiume Detroit). Suo padre, George Bullock, di origine Inglese, oltre a essere un militare, era un leader di primo piano nella politica municipale. La madre di Seth, Agnes Findley, era nata in Scozia. Si sa molto poco della sua fanciullezza, tranne che era spesso in disaccordo con le rigide regole del padre. All’età di 16 anni Seth scappò di casa, finendo in Montana, dalla sorella maggiore, che lo rispedì dai suoi genitori. A causa del suo brutto rapporto col rapporto con suo padre, Seth lasciò definitivamente la casa dei suoi all’età di 18 anni nel 1867 e arrivò a Helena, Lewis e Clark County, nel Montana, dove, come il suo vecchio, entrò in politica. 




Si candidò per la legislatura territoriale all’età di vent’anni, ma fu sconfitto. Tuttavia, fu eletto membro repubblicano del senato territoriale del Montana, rimanendo in carica nella sessione del 1871-72, durante il quale presentò una risoluzione per istituire Yellowstone parco nazionale: aveva esplorato personalmente la regione e aveva visto che quelle meraviglie naturali avrebbero dvuto essere protette. La risoluzione fu adottata dalla legislatura territoriale e subito dopo un analogo disegno di legge fu introdotto in entrambe le camere del Congresso. Il Parco di Yellowstone fu istituito con statuto federale il 1° marzo 1872. Bullock fu eletto sceriffo di Helena nel 1873.




In aggiunta, presto si fece valere anche commerciante, fondando una società con Solomon "Sol" Star (1840 – 1917). Bullock sposò la sua fidanzatina d’infanzia Martha Marguerite Eccles (1851 – 1939) a Salt Lake City nel 1874.




Due anni dopo Bullock spedì sua moglie e la sua neonata nel porto sicuro della sua casa nel Michigan, e partì per Deadwood, nel Dakota Territory, con il socio Sol Star per aprire un’attività di commerciante nel ruggente campo della corsa all’oro. La coppia arrivò con un carro pieno di attrezzature minerarie e altro: asce, picconi e pale, corde e dinamite, forni Olandesi, padelle e... vasi da notte.





La Star & Bullock, che bandiva aste e vendeva anche su commissione, concluse i suoi primi affari la sera stessa in cui si impiantò a Deadwood: un inizio divertente e lucrativo per gli affari della società!







Quando arrivarono, Deadwood si era già guadagnato una reputazione come campo infernale, pieno di minatori, cowboys, giocatori d’azzardo, fuorilegge e prostitute.




Il giorno dopo il loro arrivo il leggendario Wild Bill Hickok (1837 – 1876) fu colpito a morte dal vigliacco Jack McCall (1852 – 1877). McCall si era ubriacato bevendo al bancone del saloon Nuttal & Mann's a Deadwood il 1° agosto 1876, quando uno dei giocatori abbandonò il tavolo da gioco dov'era seduto anche Wild Bill Hickok; McCall sostituì il giocatore che se n'era andato; perse diverse mani, finché non si ritrovò al verde. Hickok offrì i soldi a McCall per pagarsi da mangiare e gli consigliò di non giocare di nuovo finché non potesse coprire le sue perdite. Sebbene McCall avesse accettato quei soldi, si sentì “insultato” e umiliato. Il 2 agosto al saloon si giocava ancora a poker, ma questa volta Hickok sedeva dando insolitamente le spalle alla porta, quando era sua abitudine accomodarsi in un angolo per proteggere la schiena. McCall, risentito e ubriaco, sparò a Hickok nella parte posteriore della testa con un revolver calibro .45 a singola azione, gridando:  Accidenti a te, maledetto! Hickok morì all’istante. La leggenda narra che Hickok stesse giocando a poker quando fu ucciso, avendo in mano un paio di assi, un paio di otto e una donna. Queste cinque carte divennero note come “la mano del morto”.

Tex n. 595, maggio 2010. Disegno di Villa





McCall corse via dal saloon e tentò di rubare un cavallo per fuggire, ma cadde dall’animale spaventato. McCall fu presto trovato nascosto nel retro di una macelleria locale e arrestato. In seguito McCall fu dichiarato non colpevole e rilasciato, dopodiché lasciò prontamente la città. Finì nel Wyoming, dove il vizio di spararle grosse lo mise nei guai. McCall si vantava così spesso di avere ucciso Wild Bill che alla fine un Marshal degli Stati Uniti, di stanza a Laramie nel Wyoming, lo arrestò, il 29 agosto. Accusato di omicidio, fu portato a Yankton, nel Sud Dakota, per essere processato. Poiché il processo non si svolse in un territorio "legale" (Deadwood era ancora considerato un campo per l'estrazione dell’oro in Territorio Indiano), il processo fu giudicato illegale. Lorenzo Butler Hickok (1832 – 1913) venne dall’Illinois per assistere al processo dell’assassino di suo fratello, che iniziò il 4 dicembre 1876, e fu gratificato quando McCall fu dichiarato colpevole il 6 dicembre. Butler parlò con McCall dopo il processo e disse che non mostrò alcun rimorso.



Il 1° marzo 1877 Jack McCall fu portato sulla piattaforma della forca dove, con le braccia e le gambe legate, si inginocchiò con un prete. Quando si rialzò il cappuccio nero gli fu calato in testa e McCall chiese al Marshal solo un altro momento di preghiera. Successivamente, il cappio è stato collocato intorno al suo collo e McCall avrebbe detto: Stringi di piùAlle 10:10 la botola del patibolo fu fatta scattare e McCall morì impiccato, il primo a essere giustiziato nel Territorio del Dakota. 
Leander Richardson (1856 – 1918), un giornalista, nel 1876 era a Deadwood e gli capitò di intervistare Wild Bill Hickok proprio il giorno prima della sua morte; scrisse più volte dell’evento; intervistò anche McCall, poco prima della sua esecuzione, e scrisse un articolo su di lui per il numero di "Scribner’s Monthly" dell’aprile 1877. Per quanto riguarda la precedente affermazione di McCall di aver sparato a Hickok per vendicare suo fratello, fu poi scoperto che Jack McCall non aveva mai avuto un fratello. McCall fu sepolto nell’angolo sud-ovest del cimitero cattolico di Yankton. Nel 1881, quando il cimitero fu trasferito per far posto all’Ospedale Territoriale per malati di mente, il suo corpo fu riesumato e si scoprì che era stato seppellito con il cappio ancora al collo. I suoi resti furono sepolti in una tomba anonima nel cimitero di Yankton: la nozione della posizione esatta si perse con il passare del tempo e rimane sconosciuta ancora oggi.

Magico Vento n. 43, gennaio 2001. Disegno di Frisenda








L'indignazione per la morte di Wild Bill Hickok, un giorno dopo l’arrivo di Bullock e Star, spinse i cercatori d'oro a chiedere insistentemente legge e ordine a Deadwood; ciò portò alla nomina di Bullock come primo sceriffo dell'abitato pochi mesi dopo.



Bullock prese sul serio il suo lavoro di civilizzare il campo dei cercatori d'oro. Secondo la leggenda locale, l’alta statura di Bullock, le spalle larghe e gli occhi grigio acciaio erano così intimidatori che - come disse suo nipote - poteva ammansire un cobra o un elefante scatenato fissandoli arrabbiato. Grazie al suo coraggio Bullock domò la città più selvaggia del West, senza uccidere nessuno.





Bullock ebbe diversi attriti con Ellis Albert “Al” Swearengen (1845 – 1904), proprietario del famigerato “Gem Variety Theater and Dancer Hall”, il più famoso bordello di Deadwood. Il Gem Theatre funzionava come un saloon, una sala da ballo e un bordello. Swearengen aveva attirato giovani ragazze disperate a Deadwood, e poi le aveva costrette alla prostituzione attraverso una combinazione di bullismo e brutalità fisica, agendo lui in prima persona o con i suoi scagnozzi. Il Gem Variety Theater prese fuoco il 26 settembre 1879 insieme a gran parte della città, ma Swearengen lo ricostruì più grande e più opulento che mai, con grande successo di pubblico. I risultati furono molto redditizi: il Gem Variety Theater guadagnava ogni sera in media 5.000 dollari, con punte di 10.000 (equivalenti a 235.000 dollari odierni). Swearengen aveva talento per fare soldi con il vizio e aveva astutamente investito parte dei suoi profitti nel coltivare alleanze con i ricchi e i potenti del campo. Il talento di Swearengen nel fare alleanze e vincite finanziarie gli impedì di isolarsi dalla tendenza generale a ripulire Deadwood, alla quale contribuiva il lavoro di Seth Bullock, il primo sceriffo della città. Il Gem Variety Theater prese fuoco ancora una volta nel 1899 e non fu ricostruito. Si dice che Swearengen sia morto senza un soldo mentre cercava di assaltare un treno merci, ma la ricerca storica suggerisce che sia stato assassinato. Secondo il suo necrologio e i resoconti dei giornali dell'epoca, Swearengen fu trovato morto nel mezzo di una strada periferica di Denver il 15 novembre 1904, apparentemente a causa di una ferita alla testa. Meno di due mesi prima suo fratello gemello Lemuel era stato colpito da sconosciuti assalitori ed era sopravvissuto, anche se stranamente non lo avevano derubato.



Quando fu nominato sceriffo, uno dei primi doveri di Bullock fu quello di affrontare il vice Marshal di Dodge City, Wyatt Earp (1848 -1929), che era probabilmente interessato al lavoro dello sceriffo a Deadwood. Bullock disse a Earp che i suoi servigi non erano necessari. Una settimana dopo Earp lasciò Deadwood per tornare a Dodge City.




Anche se si pensa comunemente che Bullock sia stato il primo Marshal di Deadwood, ciò non è corretto. In realtà il primo Marshal del campo fu un uomo di nome Isaac Brown, eletto dal tribunale dei minatori dopo il processo a Jack McCall il 5 agosto 1876.







Gli Sceriffi degli Stati Uniti

Erano (e sono tuttora) funzionari di Contea eletti dai cittadini della Contea stessa. Questi uomini di legge avevano ai loro ordini un gruppo di vice. Avevano anche la responsabilità della prigione della Contea. Erano responsabili di far rispettare gli ordini del tribunale, compresi i mandati di arresto. Erano anche i responsabili degli sfratti delle proprietà quando i pignoramenti decisi dalla corte dovevano essere fatti rispettare. Gli sceriffi avevano generalmente giurisdizione su tutta la Contea, comprese tutte le città in quella Contea. Tuttavia, in assenza di urgenze particolari, in genere demandavano molto ai Marshal o alla polizia.


I Marshal degli Stati Uniti 

Erano (e sono tuttora) nominati dal Presidente per servire nel distretto di un tribunale federale. Ogni stato o territorio è suddiviso in distretti. Alcuni stati ne hanno solo uno mentre altri ne hanno diversi. I Marshals ha giurisdizione legale ovunque negli Stati Uniti. I loro poteri sono quasi gli stessi di uno sceriffo, ma a livello federale. I Marshal e i loro sostituti raramente applicavano leggi statali o locali, eccetto nei casi di corruzione o quando le leggi locali erano in conflitto con le leggi federali. 


Sovrapposizioni fra le due figure
 
Spesso i Marshal delle città servivano anche, per un tempo limitato, come vice sceriffi. Inoltre, era uso comune che sia i Marshal di città che i vice sceriffi servissero, a tempo determinato, come vice Marshal. Ciò avveniva a causa delle grandi distanze tra le città che imponevano lunghi tempi di viaggio per andare da un luogo all'altro. Questi ufficiali potevano solo far rispettare le leggi della loro giurisdizione e a volte lasciavano un vuoto giuridico. Quindi questa "sovrapposizione" fu utilizzata per colmare tale vuoto.


Collana I Protagonisti n. 6, febbraio 1975. Disegno di Albertarelli


Dopo il processo a Jack McCall, Isaac Brown, insieme al reverendo Smith e ad altri due uomini si chiamavano Charles Mason e Charles Holland, stava viaggiando tra Crook City e Deadwood: furono aggrediti e uccisi il 20 agosto. Per colmare la sede vacante, la corte dei minatori si riunì presto, questa volta eleggendo Seth Bullock. Era anche lo sceriffo del governo provvisorio in quello che ora è conosciuto come il Sud Dakota. Nominò rapidamente diversi vice al fine di creare “Legge e Ordine” con poco caos o sparatorie. Bullock è stato anche il tesoriere del “Board of Health”, organizzato per combattere un’epidemia di vaiolo. Mentre Deadwood diventava sempre più civilizzata (in gran parte grazie all’autorità di Bullock), Seth dedicò molto del suo tempo all’educazione dei cavalli purosangue e alla famiglia nel ranch che lui e Star fondarono presso la confluenza dei fiumi Belle Fourche e Redwater. Nel marzo del 1877, Seth Bullock fu nominato dal governatore John L. Pennington (1821 – 1900) primo sceriffo della neonata Contea di Lawrence. Bullock piantò l’erba medica nel suo ranch nel 1881, il primo a introdurre questo importante raccolto nello stato del South Dakota. Seth partecipò anche a attività minerarie, politiche e altre attività imprenditoriali continuando a svolgere il ruolo di vice Marshal degli Stati Uniti nel Dakota Territory e, successivamente, nello stato del South Dakota. Seth Bullock e Sol Star fondarono la città di Belle Fourche persuadendo Fremont, Elkhorn e la “Missouri Valley Railroad” a costruire una linea alla fermata Deadwood Stage del Bullock-Star Ranch nel 1890. Bullock offrì un lotto gratuito per qualsiasi edificio che fosse stato spostato dalla vicina città di Minnesela alla sua “nuova” città. Belle Fourche esplose come il capoluogo della contea di Butte, e divenne rapidamente la più grande stazione di snodo per il trasporto di bestiame negli Stati Uniti. Nel 1894, il negozio di ferramenta di Deadwood fu colpito da un incendio e Bullock decise di costruire il primo hotel di Deadwood sul luogo del magazzino, riedificando il magazzino originale.





Al costo di 40.000 dollari, l’hotel fu edificato a tre piani con 64 camere; vantava caldaie a vapore e un bagno su ogni piano; era l’hotel di lusso più ricercato del suo tempo. Questo storico hotel è ancora oggi un vanto della Main Street, continuando a dare alloggio e ospitando un casinò aperto 24 ore al giorno. Nel suo tempo “libero”, Bullock contribuì mettere in sicurezza un vivaio di pesci federale per l’area delle Black Hills, situata a Spearfish (oggi conosciuto come il "D.C. Booth Historic Fish Hatchery"). Nel 1884, mentre portava un ladro di cavalli chiamato Crazy Steve a Deadwood per un processo, Bullock incontrò per la prima volta Theodore Roosevelt (1858 – 1919). Roosevelt era allora il vice sceriffo di Medora, North Dakota, e i due condivisero caffè e fagioli sul portellone posteriore di un carro, sui pascoli nei pressi di Belle Fourche.




Bullock diventava così amico intimo di un’altra icona Americana, nientemeno che Theodore Roosevelt. La coppia formò rapidamente un’amicizia che sarebbe durata per tutta la vita di Bullock. Roosevelt scrisse nella sua autobiografia: 

. . . sono andato a Deadwood per lavoro, a cavallo, con Sylvane Ferris, mentre Bill Jones guidava il carro. In una piccola città, Spearfish penso, dopo aver attraversato le ultime ottanta o novanta miglia di prateria, abbiamo incontrato Seth Bullock. Venivamo da un viaggio piuttosto difficile, ed eravamo partiti da due settimane, quindi suppongo che sembrassimo un po' trasandati. Seth ci ricevette con cortesia piuttosto deferente all’inizio, ma poi si aprì, quando scoprì chi eravamo, e osservò: "Dal tuo aspetto ho pensato che fossi una specie di giocatore d'azzardo, e che avrei dovuto tenerti d'occhio!". Chiese poi della cattura di Steve, con quell'aria da cacciatore sportivo quando un altro ha sparato alla sua quaglia: "Questo uccellin di bosco è mio, credo?" Più tardi, Seth Bullock divenne, e da allora è rimasto, uno dei miei amici più fedeli e stimati. Ha servito come Marshal per il Sud Dakota quando io ero Presidente. Quando, dopo la fine del mio mandato, andai in Africa e tornai poi in Europa, inviai un telegramma a Seth Bullock e gli chiesi di venire a Londra per incontrarci insieme alla sua signora, cosa che fece; a quel tempo sentivo che dovevo incontrare la mia stessa gente, che parlava il dialetto del mio quartiere... 

Quando scoppiò la guerra Ispano-Americana (1898), Bullock si era offerto volontario per il servizio attivo nella Cavalleria e fu nominato Capitano della “Truppa A” nel famoso “Reggimento Cowboy Rough Riders”. Alla fine Roosevelt, neo-eletto vicepresidente di McKinley, nominò Bullock primo Supervisore forestale della “Black Hills Reserve”.





Tuttavia, il gruppo non partecipò mai ai combattimenti, rimanendo in un campo di addestramento della Louisiana. Comunque, dopo il suo breve periodo di guerra, Bullock veniva chiamato “Capitano”. Quando Theodore Roosevelt fu eletto presidente (dopo tre anni di mandato "automatico" in seguito l'assassinio di McKinley nel 1901), Bullock organizzò un gruppo di cinquanta cowboy in abiti tradizionali, incluso Tom Mix (1880 – 1940), per partecipare alla parata inaugurale presidenziale nel 1905.





Più tardi quell’anno, Roosevelt nominò Seth Bullock come Marshal degli Stati Uniti per il Sud Dakota, una posizione che avrebbe ricoperto per i successivi nove anni. La morte di Roosevelt, il 6 gennaio 1919, fu un colpo personale per Bullock. A metà febbraio, tuttavia, stava già lavorando a un grande tributo per il suo buon amico, arruolando i membri della “Società dei Pionieri delle Black Hills” al fine di erigere un monumento a Roosevelt sulla Montagna delle Pecore vicino a Deadwood. Il picco fu ribattezzato Monte Roosevelt, e Bullock organizzò la costruzione di una torre in pietra nativa delle Black Hills in cima. La torre fu formalmente inaugurata il 4 luglio 1919. Seth Bullock morì di cancro il 23 settembre 1919 nel suo ranch vicino a Belle Fourche, lasciando una grande eredità storica nella regione delle Black Hills. Fu sepolto nel Cimitero di Mount Moriah insieme a molti altri personaggi leggendari del passato di Deadwood, tra cui Wyatt Earp, Wild Bill Hickok e Calamity Jane (1852 – 1903).


Magico Vento n. 44, febbraio 2001. Disegno di Frisenda






Il sepolcro una volta si affacciava verso il Monte Roosevelt attraverso la gola, ma la vista è ora oscurata da una macchia di pini ponderosa vecchi di mezzo secolo. È stato riferito da molti che il fantasma di Bullock si aggira ancora nei corridoi del suo vecchio hotel al n. 633 di Main Street a Deadwood. Teddy Roosevelt probabilmente fu quello che meglio lo descrisse:

Seth Bullock era un vero uomo del West, il miglior tipo di uomo della Frontiera! 





Wilson Vieira


N.B. Trovate i link alle altre puntate della Storia del West su Cronologie & Index!

mercoledì 3 aprile 2019

COMPUTER & ALIENI: I FUMETTI DI CRYX MAI VISTI QUI!

di Francesco Manetti

Su "Dime Web" abbiamo parlato più volte dell'arte a fumetti del fiorentino Cristiano "Cryx" Corsani... In particolar modo il nostro Filippo Pieri lo ha intervistato e vi abbiamo già fatto conoscere tre dei suoi cinque volumi finora usciti: Viviane l'infermiera (con Pieri ai testi), La trilogia della scimmia e Un giorno da sistemista. Esistono però altri due titoli firmati Cryx come autore completo sui quali ancora non ci siamo soffermati: L'evoluzione della specie (Periscopio, 2015) e Mobile Suit 500: L'esperimento (Cryx Edizioni, 2017). Entrambi i volumi possono essere acquistati, sia in versione Kindle, sia in cartaceo, sulle migliori piattaforme di vendita online, come Amazon.





Il primo dei due risale al 2015 e - come la Scimmia e il Sistemista - presenta forti elementi autobiografici con puntate nostalgiche su come nascono le passioni (cinema, cartooning, hobby) di un giovane nerd, cifra stilistica corsaniana; un "giovane nerd", che potrebbe anche essere lo stesso autore in una dimensione parallela leggermente "fuori fase" rispetto alla nostra, che cresce e matura nella (in una probabile) Firenze degli anni Settanta, Ottanta e Novanta. Rispetto agli altri bambini e poi ragazzi, indi uomini, della sua generazione qualcosa di diverso, qualcosa in più non si limita ad attraversare stile bolide pascoliano la sua vita, ma vi si sedimenta. La tecnologia, l'elettronica e l'informatica.


Il televisore del tempo che fu

Si inizia con un piccolo televisore che trasmette il TG1 rubando spaziotempo ai cartoni di Jeeg Robot, avendo oltretutto l'ardire tale vetusto tubo catodico di non avere nemmeno il telecomando abbinato: il bambino, che è quello che ha il posto a tavola più vicino all'apparecchio, ha l'ingrato compito di alzare manualmente il volume. Altro quadro. Mentre i ragazzini si arrangiano a registrare le cassette via etere, accostando il microfono agli altoparlanti dello stereo sul cui piatto sta girando l'LP preferito, si apre il primo squarcio sul futuro: il Walkman della Sony, lanciato in Giappone nel 1979 e diventato icona generazionale in Occidente nella prima metà degli anni Ottanta. Si trattava di un registratore e riproduttore stereo di musicassette, dove la musica si ascoltava con apposite cuffie, un aggeggio a pile portatile (e fu questa la vera rivoluzione). Il passo successivo è l'arrivo nei bar dei videogiochi di nuova generazione: fra il 1979 e il 1981 Space Invaders e poi Asteroids, Donkey Kong, etc. soppiantano gli ormai insulsi e schematici tennis e ping-pong in bianco-e-nero con tavolette e palline rimbalzanti, dando una nuova ragione di vita ai ragazzi del quartiere. Negli stessi anni, fra i '70 e gli '80, arriva la prima console di successo per poter godere dei videogiochi direttamente a casa, connettendo il "coso" al televisore: è il momento dell'Atari 2600, che ben presto deve però vedere la concorrenza della Intellivision della Mattel.


L'arrivo del videoregistratore, subito sfruttato al meglio con Linda Lovelace. Notare la citazione del Cinema Arlecchino di Firenze, nota sala per amanti delle pellicole piccanti

L'altro "alieno" che entrò nelle case di tutti con la seconda metà degli anni '80 fu il videoregistratore, o VCR, che registrava e leggeva videocassette nello standard VHS; in realtà questa tecnologia di riproduzione video, il Betamax per esempio, esisteva già fin dagli anni Settanta, ma, grazie all'abbattimento dei prezzi, sarebbe diventata di dominio pubblico nel decennio successivo; cominciò a declinare già alla fine dei '90 con l'arrivo dei primi lettori DVD casalinghi, per poi sparire. Finalmente venne il momento per il Nostro di potersi godere tranquillamente sul divano cogli amici i capolavori del cinema: Bergman, Antonioni, Pasolini, Herzog... Eh? Cosa?? Scherzavo! Volevo dire Gerard Damiano con il suo Deep Throat, interpretato da Linda Lovelace!
Chi voleva discostarsi dal mero intrattenimento, pur rimanendo a caccia nelle praterie tecnologiche, cominciò - come il protagonista/autore, Cryx - a interessarsi ai computer, con il pathfinder Commodore Vic-20 del 1980, le sue memorie espandibili e l'unità a cassette (per caricare i programmi). La fantasia di questi primi appassionati/esperti digitali italiani fu stimolata anche dall'uscita nel 1983 di WarGames, un discreto film americano di fantapolitica nel quale si parlava per la prima volta in maniera seria e reale di pirateria informatica, modem, computer in rete, etc. "Discreto" sia detto col senno di poi, ma all'epoca fu un blockbuster e l'adorammo. Ci pareva, con quel film, che tutti potessero diventare Capt'n Crunch, col suo fischietto di plastica, e che bastasse un poco d'impegno e d'ingegno per hackerare il cybermondo. Sì, bona Ugo! Da lì il primo interessamento alla programmazione in BASIC (chi scrive era un "genio" nel creare programmini dementi tipo "indovina il numero").


La rivelazione della topa


C'era però un buco nero in tutto questo primordiale allacciamento di cavi, linguaggi macchina, tastiere e monitor. La topa. Proprio quella, avete presente? Si trattava di un'altro genere di apparato di riproduzione, creato (assemblando però i soliti elementi, carbonio, idrogeno, ossigeno, etc., tranne il silicio) qualche milione di anni prima del Commodore, da un burlone sconosciuto. Questo misterioso oggetto distoglie per un po' l'attenzione del protagonista dalle sue inclinazioni elettroniche. Però il richiamo delle sirene binarie è troppo forte: il videogioco Dragon's Lair di Don Bluth (con la sua nuova tecnologia a laser disc) e i cartoni animati giapponesi, primo su tutti "Daitarn III", che arrivò nello Stivale nel 1980. Concorrente straordinario del Commodore e della topa fu nel 1982 il Sinclair ZX Spectrum (il vostro scrivente se lo fece portare da Londra), con i suoi incredibili tasti di gomma multifunzione e le sue allora grandi capacità di memoria: che bello ricopiare a mano pagine e pagine in BASIC dai libri comprati alla Marzocco e poi scoprire che il programma non "girava" perché avevi saltato una riga o cose simili!
Per il protagonista arriva il momento di fare le cose sul serio, con la decisione di studiare informatica alle superiori, matematica all'università e borse di studio post-laurea a ingegneria informatica. E nel mezzo la naja, il militare, il servizio di leva obbligatorio, l'anno sprecato. I giovani hanno avuto la fortuna di non doversi più confrontare, dai 17 anni in poi, con visite mediche militari e rinvii scolastici, e con quel maledetto anno che non serviva a nulla se eri uno con la testa a posto - uno stress spaventoso che andò avanti dall'Unità d'Italia fino alla fine del 2004, quando quello del soldato divenne finalmente un nobile mestiere esclusivamente volontario, aperto anche alle donne.


Internet attacks!

Se gli anni '80 erano iniziati con i videogiochi, i Novanta partono con Internet e con il World Wide Web. Non a caso, in una vignetta, appare il logo di Mosaic, primo browser "per tutti", prima di Netscape e Internet Explorer. La rete mondiale di collegamento dei grandi server e attraverso quelli dei computer presenti negli uffici e nelle case era destinata a cambiare il destino e il comportamento dell'intera specie umana. A partire dalle relazioni sociali. Fenomeno degli anni Novanta furono le chat room per incontrare sulle autostrade telematiche l'anima gemella. Come direbbero gli amici del "Vernacoliere" era però più facile incontrare l'anima budella, che è quello che infatti capita al nostro malcapitato protagonista.
Walkman, videogiochi, console, PC, Internet... Siamo giunti alla fine della storia? Ma no! Stavamo per lasciare indietro l'intruso più allucinante delle nostre vite, quello che, con le sue successive evoluzioni, ci avrebbe permesso di portarci tutto quello di cui abbiamo parlato sopra, tutto insieme mescolato e compattato... in tasca! Il cellulare nasce negli anni '70 ma solo con la seconda metà dei Novanta il "telefonino" diventa uno strumento anche economicamente alla portata di tutti, prog(reg)redendo di pari passo con la Rete. Per il protagonista è giunto il momento di affrontare la vita adulta: il lavoro, il matrimonio, la prole, lo smartphone. Impossibile gestire tutto insieme senza svalvolare. Occorre scollegare il cervello dal Master Control Program e ricollegarlo altrove. Magari sul fumetto. Certo! Lasciare per un attimo il lavoro con i computer, quel ronzio continuo e quel continuo refresh del monitor. Quell'odore di metallo caldo e plastica leggermente bruciata. L'hard disk che gira, i processori che processano. Lasciare tutto questo a favore delle matite, delle chine, dei pantone, della gomma pane, della carta Fabriano... Aaahh che bello! Invece no! Anche il fumetto deve adeguarsi ai tempi e dunque il Vampiro della Valle Siliconata pretende ancora litri di sangue dal Nostro per aggiornarsi - con un nuovissimo IMac e una tavoletta grafica Cintiq, cose costosissime! Alla fine però saranno i contatti umani, la carne nella carne, l'essenziale (il refugium peccatorum, scherzerebbe qualcuno) della vita. Senza la carne non ci sarebbe nemmeno il bit.





Nel 2017 CristCryx" Corsani lancia i componenti di Mobile Suit 500, prima sua opera nata interamente a colori, vero e proprio graphic novel fantascientifico con il quale si discosta un po' dalle rievocazioni autobiografiche (che in realtà sono tali solo in parte, diciamo che soprattutto l'atmosfera, il mood è autobiografico). Il racconto inizia con una satira delle mode neocavernicole di oggi. Scie chimiche, vaccini che fanno venire la meningite, veganismo d'assalto, etc. Ricordo benissimo che negli anni '70 e '80 fra le letture preferite di noi ragazzi occhialuti e non proprio fulmini da guerra in quanto a topa, oltre ai fumetti e ai romanzi (al 99% letteratura di genere), c'era la saggistica del realismo magico e dell'archeologia misteriosa. Non tanto Pauwels & Bergier, quelli del "Mattino dei maghi", che scrivevano in foggia un po' troppo colta per dei ragazzini, tanto meno l'antropologia alla Frazer, ma Peter Kolosimo e Charles Berlitz, quelli sì, con i loro resoconti di astronauti maya e di navi da guerra che si dematerializzavano nei campi di forza. E poi la rivista fiorentina "Il Giornale dei Misteri" (leggevamo la parte meno rivoltante, tralasciando dunque le storie su gente che vomitava chiodi o che allestiva bamboline di cera infilandoci dentro le unghie e i capelli del nemico) e i libri degli ufologi italiani, come Pinotti e Gianfranceschi. Ma sapevamo tenere ben distinti i quattro livelli del reale, del probabile, dell'improbabile e dell'impossibile. Non che il sottoscritto sia un fanatico del razionalismo e del Rasoio di Occam, perché credo che esista un quinto livello - quello dell'inspiegabile, del misterioso, del preternaturale, dell'insondabile. Preferisco lasciare sempre aperto uno spiraglio e non credo che la scienza abbia (ancora) tutte le risposte. 


Scie chimiche e altre amenità


Però, fra i seguaci odierni di queste teorie alternative, convinti di curarsi con la memoria dell'acqua et similia, sicuri che l'uomo non sia andato sulla Luna e interessati al dibattito sulla Terra Piatta, le barriere semantiche fra i quattro livelli cadono e tutto si confonde, in un mishmash concettuale peggiore del dialetto angloispanonipponico parlato nella Los Angeles di Blade Runner. Nella storia di Cryx il punto di snodo emerge quando il falso diventa vero. Il complottista è convinto di aver ragione perché HA ragione, come scopre suo malgrado il protagonista, uomo altrimenti realista e coi piedi ben piantati per terra. Dietro tutto quanto, dietro le scie, i vaccini fallaci, etc. c'è un supercomplotto, un ur-complotto (per dirla alla Eco). Gli alieni usano da secoli la Terra come un laboratorio, permettendosi ogni sorta di esperimento. E quando l'esperimento fallisce e si prospetta una soluzione finale, ma finale finale? Agli Umani non resta che resistere, e contrattaccare, sfruttando la mirabile e avanzatissima tecnologia extraterrestre contro i suoi stessi creatori. Il complesso di Frankenstein, nel suo eterno ritorno. Cryx in Mobile Suit 500 dà sfogo alla fantasia, riversando nel testo e nei disegni la sua passione per la fantascienza (numerosi i riferimenti alla cinematografia dell'invasione silenziosa e della minaccia aliena, in primo luogo La Guerra dei Mondi e Independence Day) e per l'animazione giap, per i robot giganti, quelli ai quali Alfredo Castelli, in una antico "Martin Mystère" del 1984, riservò origini ancestrali, risalenti alla guerra senza fine fra Atlantide e Mu. Il realismo magico non sarà mai stato così reale.


La minaccia aliena


Francesco Manetti

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