sabato 11 ottobre 2014

MADE IN BONELLI - 3a PARTE - DALL'AUDACE A TEX & ZAGOR: LE FIGURINE, IL "TRASTORIELLO", I "CALCARIELLI" E... ALTRO ANCORA!

di Filippo Pieri

Célo... manca! Célo, célo... manca, manca! Quella che avete appena letto potrebbe sembrare una frase senza senso, e anche scorretta grammaticalmente (ce l'ho, mi manca... è la dizione più giusta), ma non lo è se avete qualche anno sulle spalle e non siete cresciuti solo a... "pane & playstation"!


"Antichi" scambi di figurine sul marciapiede, in un'era ancora ingenua e pre-elettronica
 
La frase iniziale è (o era) usata dai bambini che cercano di completare un album, riferendosi infatti alle figurine di cui sono in possesso e a quelle che invece mancano per finire la raccolta tematica.
Le figurine sono "piccole carte" che riproducono un'immagine (che può essere di una persona, di un animale, di un luogo, etc, reali o immaginari) accompagnata da una breve didascalia. Un tempo erano da incollare sugli album mediante Coccoina; poi vennero quelle adesive, a volte plastificate; ora spesso le figurine sono da "infilare" in apposite "taschine" di fogli in plastica trasparente inseriti in album ad anelli.


Un'era innocente: bambino che attacca una figurina fustellata nel suo album La fauna nel mondo (Editrice Imperia, 1972). Immagine presa dal meritorio Museo Virtuale della Figurina, da cui abbiamo tratto altre preziose illustrazioni e informazioni!


Nella seconda metà del 1800, con l'avvento dei primi supermercati, si sviluppò l'idea di farsi pubblicità e fidelizzare il cliente creando qualcosa che avrebbe potuto completare solo frequentando regolarmente quel determinato negozio. Ecco quindi che - successivamente alla prima figurina dei supermercati Bon Marché del 1866 - ne seguiranno molte altre, come quelle contenute nei pacchetti di sigarette, inizialmente inserite solo per rinforzarne il dorso e poi divenute un vero e proprio oggetto da collezione. Questo tipo di figurine viene detto trade card perché la vendita è abbinata a un prodotto; quando invece la figurina è venduta come oggetto a se stante è chiamata trading card. 




In Italia, a Modena, su iniziativa di Giuseppe Panini - titolare dell'omonima ditta di figurine insieme ai fratelli Benito, Franco Cosimo e Umberto - nacque nel 1961 il Museo della Figurina, raccolta che trent'anni dopo verrà donata alla città. Attraverso le figurine è possibile compiere un viaggio lungo i cambiamenti della società e del costume, passando, per esempio, dalle figurine propagandistiche del periodo Fascista, a quelle educative, come La Storia del Risorgimento Italiano (Edizioni Imperia) o Razze Umane (Edizioni Lampo Milano). 







Ci sono poi le figurine celebrative, come quelle per il Centenario dell'Unita' d'Italia (Casa Editrice B.E.A., ovvero Buste Ed Affini), fino a quelle degli eroi della Tivù dei Ragazzi, come Rin Tin Tin (Edizioni Lampo Milano). La Tivù dei Ragazzi (o, più precisamente, "per" i ragazzi) stava a indicare in Italia quella fascia di programmazione televisiva pomeridiana dove venivano trasmessi programmi per giovani; nato sul Programma Nazionale (il "primo canale", l'attuale Raiuno), tale "contenitore" era annunciato da un motivetto musicale semplice e allegro, riconducibile al classicismo viennese. 








Tra i primi personaggi a fumetti a essere protagonisti di figurine in Italia c'è sicuramente Topolino, con la ditta Pernigotti, a cui faranno seguito tanti altri album come, per esempio, quello delle Edizioni Astra con il concorso a premi indetto il 10 Maggio 1951.






Qui su Dime Web ci vogliamo soffermare sopratutto sulle figurine legate ai personaggi a fumetti della casa editrice Bonelli - non prima però di aver ricordato che un grosso impulso allo sviluppo delle figurine fu dato nella seconda metà dell'Ottocento dalla Liebig, produttrice del famoso estratto di carne, la cui invenzione apportò un miglioramento nell'alimentazione dell'epoca.
Ma torniamo alla Bonelli. Già nei primi anni '50, con le edizioni Audace, la casa milanese si era lanciata sul mercato delle figurine con quattro album, mettendo in campo due autori di grandissima caratura: Aurelio "Galep" Galleppini - con Pinocchio e I Viaggi di Gulliver - affiancato a Dino Battaglia - con Peter Pan e L'Isola del Tesoro. Agli album era allegato anche un volumetto con la storia (vignette senza fumetti con brevi didascalie), su testi dell'immortale GL. Di seguito le copertine del meraviglioso poker di raccolte.










Alla fine degli anni Settanta, ed esattamente nel 1979, uscì l'album di figurine di Tex, con copertina del creatore grafico del personaggio Galep (al secolo Aurelio Galleppini). Edito dalla casa editrice Ediboy in collaborazione con la Daim Press (uno dei tanti marchi dell’editore milanese, da tempo riuniti sotto il nome di Sergio Bonelli Editore).



La bustina




L'album aveva 383 figurine suddivise in 32 pagine, a loro volta ripartite in varie sezioni dedicate al mondo di Tex. Le figurine riprendevano delle vignette delle serie regolare ed erano state colorate appositamente per l’opera. Più sotto riportiamo un esempio di come si presentava nell’album una stessa pagina con alcune figurine fustellate mancanti e come si presentava invece completa di figurine. I disegni erano di Vincenzo Monti, appartenente allo staff di Aquila della Notte: più avanti vediamo altre pagine complete di fustellati.










Anche l’eroe di Nolitta & Ferri, Zagor, ha avuto nel 1977 il suo album di figurine. Prodotto dalla Casa Editrice Solaris conteneva 320 figurine e anticipava come struttura l’album di Tex, con tre paginoni centrali contenenti bellissime illustrazioni del maestro ligure. Nel 2011, in occasione dei 50 anni dello Spirito con la Scure, è stato dato alle stampe un albo di figurine celebrativo.


La bustina








Per certi versi simili alle figurine erano il Trastoriello, i Trasferelli, i Calcarelli, etc. Il Trastoriello Mondadori di Tex uscì (in tre titoli - Fort Apache, Assalto alla diligenza e Il campo indiano - che più sotto vedremo tutti) nel 1978, un anno prima quindi dell’album di figurine. Ma il Ranger dell'Arizona creato da Gian Luigi Bonelli, non era l’unico personaggio dei fumetti protagonista di questo gioco, come vediamo sotto in una pubblicità tratta da un Topolino dell’epoca. 





Il Trastoriello era un cartoncino dov'era raffigurato lo scenario spoglio; allegato alla confezione c'era un foglio di trasferelli con personaggi stampati sopra una carta speciale trasparente da applicare tramite pressione (per esempio con una matita) dal retro del disegno, dando così la possibilità al ragazzo di creare la scena che aveva in mente.


La copertina di Fort Apache, un Trastoriello Mondadori Serie Maxi (quindicinale, cm 17x24)con Tex realizzato da Galep...

 
...e il retro del fascicolo.


Il cartoncino di sfondo...

...e il foglio con i trasferelli.





C’era poi anche il Trastoriello settimanale che veniva venduto a 250 lire e che trattava i temi più disparati.






Protagonista del concorrente Calcariello, realizzato dalla Interpress Italia S.R.L, è invece Zagor - negli anni 1977/1978 - con quattro "cartoncini" a lui dedicati. Qua sotto ve li riproduciamo tutti: alcuni anche aperti.



Da Del Campe


Da Del Campe






Anche l’eroe creato delle sorelle Giussani per la casa editrice Astorina, Diabolik, fu protagonista di album di figurine e di Calcarelli, tutti memorabilia oggi molto ricercati dai collezionisti.





Chiudiamo con alcuni esempi di un altro prodotto simile, i Trasferelli di Grinta Giochi con il calcio, il "meno gettonato" per noi che sognavamo i fumetti bonelliani, e altri tipi di trasferibili che tra le altre cose riproducevano gli eroi giapponesi in onda.





Filippo Pieri
(fine 3a parte)


N.B. Trovate i link alle altre puntate di "Made in Bonelli" sulla pagina delle Cronologie & Index!

giovedì 9 ottobre 2014

FUNKGEISTER. LE STORIE 24, LA PROPAGANDA RADIO E IL "NAZIONALSOCIALISMO ESOTERICO"

di Francesco Manetti

Questa non è la solita recensione bonelliana, soprattutto perché quella dell'albo Le Storie n. 24, La voce di un angelo di Vietti & Buscaglia (settembre 2014), non è la solita avventura bonelliana! Come si dice? "Il diavolo si nasconde nei dettagli". Ma qui vogliamo prendere il termine "diavolo" nella sua accezione più antica, prima delle distorsioni operate dai culti del Libro; dunque, più che "diavolo", "demone" come entità soprannaturale benefica, capace di suscitare sensazioni positive. Ciò che infatti ci ha di più colpito leggendo l'episodio sono certi particolari - grafici e narrativi, messi dagli autori più o meno "fra le righe". Non possiamo però tacere sulla qualità davvero alta della tecnica di sceneggiatura del Vietti, che riesce a portare fra le pagine bidimensionali e mute di un albo la profondità e il fragore di inquadrature e sequenze (esemplare la soggettiva di otto vignette su due tavole alle pagine 96 e 97) degne della migliore cinematografia, non solo d'azione e di guerra. Il disegno di Buscaglia - classico e pulito - aiuta tantissimo a mettere in evidenza quelli che, come vedremo, sono solidi punti di forza della storia.


Konstantin Raudive, con il suo apparecchio capace di intercettare le voci dei defunti.



Dicevamo però del soprannaturale... Il metapsichico è il vero signore dell'episodio. In soldoni: nel 1944 una diafana ragazza tedesca, dotata di singolari poteri medianici che le permettono di parlare con i morti (per intenderci, capacità paranormali similari a quelle possedute dal bambino del film The Sixth Sense e dalla ragazza della serie TV The Ghost Whisperer), rilancia via radio verso il teatro di battaglia delle Ardenne messaggi di sostegno, di consolazione e di incoraggiamento che le hanno affidato i parenti deceduti dei soldati della Wehrmacht impegnati nei duri combattimenti per respingere l'offensiva alleata; se queste trasmissioni tirano su il morale dei Germanici, quello degli anglo-americani va a finir loro sotto ai tacchi; un gruppo di incursori inglesi viene dunque inviato in Vestfalia - da dove provengono le minacciose onde - per bloccare la pericolosa propagandista... Il finale si colloca nel 1975, epoca in cui quello del medium è diventato un mestiere come altri, ammette la protagonista. Radio e oltretomba... Proprio l'anno prima era morto in Brisgovia lo studioso lettone Konstantin Raudive: pioniere della psicofonia aveva ideato un'apparecchiatura con il quale sosteneva di poter captare nell'etere, e registrarle, le voci dei trapassati; il suo libro Voci dall'aldilà scritto nel 1968, ebbe nei primi anni Settanta (soprattutto fra i lettori del Giornale dei Misteri, ehm... ehm...) un certo successo di pubblico anche in Italia.
La propaganda radiofonica ci porta proprio nel cuore del discorso sui dettagli e i particolari che intendevamo fare su questa ottima prova di Vietti & Buscaglia. Particolari e dettagli che accendono fantasia ed entusiasmo nel lettore più attento e meno sprovveduto.

Badge dei British Commandos, tale e quale a quello che sfoggia sull'avambraccio sinistro il capitano Anderson

Mostrine e insignia dei British Commandos e delle Special Service Brigades. Notare la spilla in basso a dx: è la stessa che porta sul basco il cap. Anderson nella sequenza iniziale londinese. Quelle in alto, SEMBRANO ma NON SONO mostrine delle SS germaniche.


Il capitano Anderson dei British Commandos, un uomo duro proveniente dalle Special Service Brigades, veterano degli scontri in Nord-Africa e in Italia, è ora distrutto dal dolore perché uno degli oltre 1500 razzi delle "armi di vendetta" V2 (Vergeltungswaffen-2) che piovvero su Londra ha ucciso sua moglie e sua figlia. I particolari sulla "collocazione militare" del capitano si desumono osservando con cura gli emblemi e le insignia riprodotti con estrema precisione sulla divisa dell'ufficiale. Non è cosa da sottovalutare nella sequential art questa "maniacalità" (sia detto in senso del tutto positivo): una fra le più grandi scuole fumettistiche di tutti i tempi, quella della Linea Chiara franco-belga, aveva fatto della "maniacalità" nella riproduzione dei particolari (fino al minimo oggetto presente in ciascuna vignetta) uno dei suoi vessilli! Deprecabile sarebbe invece la sciatteria, che oggi purtroppo ogni tanto vediamo altrove far capolino... Chiuso l'inciso. Il giorno di Natale del 1944 Anderson riceve una convocazione dal Quartier Generale: la vediamo a pag. 18, vignetta 3. I moderni strumenti che un tempo non tanto lontano (gli anni Ottanta di Collezionare, per esempio) potevano permettersi solo le tipografie più attrezzate e che oggi sono su tutte le scrivanie (costa meno una stampante/scanner delle cartucce d'inchiostro di ricambio!) ci hanno permesso di ingrandire l'immagine e scoprire di cosa si tratta veramente. Abbiamo così scoperto che ha davvero a che fare con la propaganda radio della Germania Nazionalsocialista!


Un basco delle Special Service Brigades


Il documento riprodotto nella tavola è una lettera che fu spedita - intorno al marzo del 1940 - da un maggiore dell'esercito britannico (probabilmente dei Royal Engineers) alla BBC, che a quel tempo funzionava solo come radio (la televisione era stata "spenta" nel 1939) ed era stata occupata pesantemente dai servizi segreti britannici. La sede londinese della BBC, Broadcasting House, era anche la base della direzione per la raccolta delle informazioni sul fronte interno (Home Intelligence). Questo maggiore dalla firma illeggibile manda dunque alla BBC un dattiloscritto per denunciare l'enorme successo che aveva - anche fra i militari albionici! - il programma radiofonico in inglese Germany Calling, ideato da Goebbels, che veniva emanato dal Reichssender Hamburg (stazione di Brema) verso USA, Canada e UK; era un classico "contenitore", che includeva musica americana (in particolar modo jazz) e diffondeva reali messaggi dei prigionieri di guerra alleati ai familiari; fra gli speaker c'erano aderenti inglesi all'ideologia della NSDAP rifugiatisi in Germania e tra questi William Joyce, iscritto alla British Union of Fascists di Mosley; fu catturato nel 1945 a Flensburg sul confine danese e, riportato nel Regno Unito, fu processato, condannato e impiccato nel 1946 come traditore. Joyce (e altri che lavorarono a Germany Calling) fu soprannominato Lord Haw-Haw (dove "Ah Ah" è il suono della risata) da una frase che ricorreva spesso nei comunicati e che suonava così: So you English believe that can defeat the superior German forces! Haw, Haw! (ovvero, "Dunque voi Inglesi credete davvero di poter sconfiggere le superiori Forze Armate germaniche? Ah, ah!").


La "comunicazione del Quartier Generale" indirizzata ad Anderson (pag. 18, vign. 3)


Ecco il testo completo in inglese della lettera del maggiore (proviene dagli archivi della BBC):

Confidential [handwritten]

Ref. I.c./281/1.

Director of Home Intelligence,
Broadcasting House.

One aspect of broadcasting is becoming very important. There is more or less consistent listening to Hamburg in the B.E.F., in Officers' messes, men's canteens and estaminets. The D.M.I. considers that this is a grave danger to morale and may be in the future a very definite penetration point for enemy propaganda.
"Haw Haw", or his successor, is at present treated as a joke but by the free publicity given to him in every possible way, both out here and at home, not only has his general listening public been increased but the widespread discussion of his outstanding faults has enabled German propaganda experts to correct those faults and to make his broadcasts more palatable to British listeners.
The phrases "Of course he does bring out a lot of good points, you know" and "Let's hear what Hamburg's got to say about it" are still frequently heard. The danger is not serious at the moment but should any series of reverses at sea, on land or in the air take place there is no doubt that alarmist reports from Hamburg would find a large military audience ready to receive them, and ready to accept some proportion as being true.
Any question of coercion, or a veto on listening to Hamburg, is out of the question. That would have the very worst possible effect, because it is the very method we deride in the enemy.
There is only one real remedy, and it lies entirely in the hands of the B.B.C. We must ensure not only that our Forces programmes are as good as is humanly possible, but that, for some time to come at any rate, the Hamburg talks in English during the peak listening periods (5.30 to 10.00) are nullified by having as a counter attraction the very best items we can produce, with a very decided majority appeal. The "High spots" of variety, and recorded or live commentaries on first class sporting events will invariably beat Hamburg hands down and I think that such a programme policy, to be worked out between the monitor service and programme planning, should be put into force as early as possible.
There is no question but that the present Forces programme as a whole is excellent, and is exactly what the troops want, but it is simply the question of timing that is vital. Items should be so spaced and arranged that if any man tries to switch on to Hamburg there should follow a general shout of indignation from the other occupants of the canteen who are waiting for a very popular item.
[Illegible signature]
Major, R.E.



Il vero documento che esce dalla busta indirizzata al capitano, così com'è conservato negli archivi storici della BBC.



Ed ecco la nostra, imperfettissima e personalissima, traduzione in italiano:

Riservato [manoscritto]

Ref. I.c. / 281/1.
Al Direttore dei Servizi Segreti Interni (raccolta informazioni)
Broadcasting House (sede della BBC a Londra)

Sta assumendo una grande importanza un aspetto relativo alla radiodiffusione, e riguarda l'ascolto più o meno consistente delle trasmissioni provenienti da Amburgo all'interno del BEF (British Expeditionary Forces – Forze Armate britanniche inviate all'estero) - nelle mense per ufficiali, nei refettori e negli altri ritrovi per i soldati. Il DMI (Directorate of Military Intelligence – Direttorato dei Servizi Segreti Militari) ritiene che questo sia un grave pericolo per il morale e può essere in futuro un punto debole per una più precisa penetrazione della propaganda nemica.
Quello che dice Haw-Haw, o i suoi colleghi, viene attualmente considerato come una burla senza fondamento, ma grazie alla pubblicità gratuita che gli viene data in ogni modo possibile, sia in in patria che altrove, non solo sono aumentati i suoi ascoltatori, ma il continuo e diffuso parlare dei suoi marchiani errori ha permesso agli esperti di propaganda tedeschi di correggere quegli stessi sbagli, per rendere le sue trasmissioni ancora più plausibili e appetibili agli ascoltatori britannici.
Le frasi "Ma certo che ottiene un sacco di buoni risultati" e "Sentiamo quello che Amburgo ha da dire in proposito" vengono ancora frequentemente udite. Il pericolo non è grave al momento, ma nel caso dovessimo registrare una serie di sconfitte in mare, terra o in aria - non c'è dubbio che i rapporti allarmistici diffusi da Amburgo troverebbero un vasto pubblico militare pronto a recepirli, e pronto ad accettare qualsiasi dato statistico comunicato come fosse reale.
Ogni proposta coercitiva o di veto riguardante l'ascolto della stazione di Amburgo, è fuori questione. Ciò avrebbe un effetto se possibile ancora peggiore, perché è proprio questo il metodo del nemico, che noi sempre ridicolizziamo.
C'è una sola, vera soluzione, e si trova interamente nelle mani della BBC. Non solo dobbiamo far capire e assicurare agli ascoltatori che i nostri piani in campo militare sono umanamente i migliori possibili; ma, almeno per un certo periodo, le trasmissioni da Amburgo in inglese durante gli orari di picco di ascolto (5:30 - 10:00 o 17:30 – 22:00?), devono essere in qualche modo vanificate, mettendo in campo come contro-attrattiva i migliori programmi radio che possiamo produrre, quelli più graditi per la maggioranza degli ascoltatori. I varietà di più alto livello e commenti registrati o in diretta su eventi sportivi di primaria importanza tarperebbero inevitabilmente le ali ad Amburgo; penso che tale politica delle programmazioni, per essere ben elaborata, tra servizio di monitoraggio e pianificazione dei programmi radio, dovrebbe essere messa in cantiere il più presto possibile.
Non vi è alcun dubbio che gli attuali piani delle Forze Armate siano nel loro complesso eccellenti, ed è esattamente ciò che le truppe vogliono, ma è proprio il tempismo che è di vitale importanza. I nuovi programmi radio dovrebbero essere così perfettamente distribuiti nelle fasce orarie che se qualcuno tentasse di cambiare canale su Amburgo si dovrebbe subito levare un indignato grido generale di disapprovazione da parte degli altri frequentatori della mensa che stanno attendendo la messa in onda di un programma ancor più popolare.

[Firma illeggibile]
Maggiore, R.E. (forse Royal Engineer)


G.H.Q. (General Headquarters - Quartier Generale Supremo)
(Staff Generale - Sezione 8)
B.E.F. (v. sopra)


Il presunto Lord Haw-Haw, al secolo William Joyce, catturato nel 1945 dai soldati britannici e tenuto sotto tiro con uno Sten




Il gusto per il particolare e per il realismo storico non si ferma qui. Gli armamenti, le divise dei Commandos britannici e dei Tedeschi, i mezzi blindati, le attrezzature, etc.: tutto è perfettamente studiato e rappresentato realisticamente dagli autori.
Altri due punti da toccare (seppure impossibili da affrontare degnamente in questa sede, vista la vastità degli argomenti) prima di terminare.
La figura della medium che parla alla radio potrebbe rientrare nel filone del cosiddetto "nazismo magico" (da una definizione di Giorgio Galli), di cui tanto si è visto - in chiave romanzesca - sulla collana di Martin Mystère. L'interesse globale per questa branca di indagine storica e metastorica sul Nazionalsocialismo scaturì nel 1960 da un libro francese sul "realismo magico", Il mattino dei maghi di Pauwels e Bergier. Furono questi due giornalisti i primi a occuparsi (fuori da ambienti ristretti e "nostalgici") degli aspetti esoterici, mistici e filosofici che avrebbero contribuito alla nascita del Nazionalsocialismo (a partire dalle radici che il partito hitleriano affondava anche nell'occultismo e nell'eredità völkisch della società segreta Thule-Gesellschaft) e al suo raggiungimento e consolidamento del potere politico/culturale/militare in Germania (e in buona parte dell'Europa continentale). Molti studiosi negano - o quanto meno ridimensionano - questo rapporto diretto fra esoterismo e NSDAP, ma è innegabile che tale legame in qualche modo sia esistito almeno per le SS di Himmler - non fosse altro per la sezione SS-Ahnenerbe (con le sue ricerche internazionali sulle origini arie del popolo tedesco), oltre che per lo stile di vita "spirituale", "rituale" e "tradizionale" seguito dagli appartenenti allo Schwarze Korps. 

Un'edizione francese del libro Il mattino dei maghi, che diede la stura all'interesse mondiale per il cosiddetto "nazismo magico"


Nazionalsocialismo ed esoterismo: spedizione della SS-Ahnenerbe in Himalaya nel 1938/1939 (la vicenda è stata romanzata nel film Sette anni in Tibet) alla ricerca delle origini arie germaniche. Notare che il simbolo dello swastika proviene proprio da quei luoghi. 


Considerando che nel periodo in cui è ambientato l'episodio La voce di un angelo, l'ultimo semestre della guerra nel Vecchio Continente, l'ordine monastico/guerriero delle SS aveva ormai da tempo preso praticamente il comando in Patria e nei territori posti sotto l'ala tedesca - anche grazie alle divisioni delle Waffen-SS, una sorta di "esercito internazionale" composto da "soldati politici" provenienti da decine di stati e nazioni diverse - ecco che il soprannaturale in un racconto sulla Germania Nazionalsocialista durante il secondo conflitto calza proprio a pennello! Inoltre non passano inosservati i riferimenti alle V2, le celeberrime armi finali, realmente esistite; ma c'è chi sostiene che, in quel programma V allestito dai Germanici per tentare di risollevare le sorti belliche dopo il disastro della campagna russa, ci fossero anche "altre" armi, il cui funzionamento si basava sulle stesse energie vril che avevano mosso gli ancestrali vimana della tradizione indù... E si parlò anche di una macchina del tempo a forma di campana (ma forse era un mezzo volante a levitazione magnetica), di "raggi della morte", di aerei a tecnologia UFO, etc. Difficile sfrondare la boscaglia di dicerie, "leggende urbane" e novelle per estrarne la realtà. Reale fu sicuramente l'Operation Paperclip: gli scienziati missilistici germanici - Werner Von Braun capofila - furono tutti arruolati nell'embrionale programma spaziale americano, che avrebbe portato alla nascita della NASA, alle missioni Apollo, all'uomo sulla Luna nel 1969, ai Voyager, agli Shuttle e ai robottini su Marte! Non si butta mai via nulla...



Il lancio di una V2, arma avveniristica per il 1944, ma reale.



Fantasiosa ma efficace ricostruzione della Glocke, la pretesa Macchina del Tempo germanica a forma di campana che qualcuno sostiene fosse stata progettata dagli scienziati Nazionalsocialisti durante le fasi finali della guerra...


L'ultima considerazione dobbiamo farla sulla scelta da parte degli autori di non riciclare per la miliardesima il cliché manicheo del "tetesco ti cermania" cattivo e dell'Alleato buono... Una scelta ottima, e anche più storicamente valida. Il cinico maggiore Chandler sta per eliminare la ragazzina ESP (Nazionalsocialista riluttante), ma il capitano Anderson lo ferma. Il maggiore obbietta: Lei non capisce, capitano... non c'è nulla di personale in tutto questo... è solo la guerra. Ma Anderson replica: Questa non è la guerra, è l'assassinio di una ragazza inerme. Chandler risponde: No, è il mio contributo alla vittoria finale sui Nazisti... chi meglio di lei potrebbe capirlo, capitano? Lei ha perso da poco sua moglie e sua figlia, uccise da una bomba lanciata su civili inermi! Non è stato omicidio, quello? Conclude però il capitano: Gli stessi civili inermi morti a Dresda sotto le nostre bombe!

Hiroshima e Nagasaki c'erano già state in Europa. Le vittime del bombardamento di Dresda del febbraio 1945.


Dato che, secondo la cronologia degli eventi (la storia inizia il 24 dicembre 1944), le sequenze ambientate in Vestfalia dovrebbero svolgersi non più di qualche giorno dopo Natale (ma non oltre i primi di gennaio del 1945, crediamo, visto che le Ardenne citate a piene mani nell'episodio si risolsero alla fine del mese), il bombardamento anglo-americano di Dresda a cui si riferisce Vietti non dovrebbe essere quello quadruplice e apocalittico del 13 e 14 febbraio 1945. Quelli furono giorni di veri e propri diluvi di fuoco, nel quale perirono liquefatti sotto le bombe incendiarie 100.000, 150.000, 200.000, 250.000, 300.000 civili (c'è chi azzarda anche di mezzo milione di decessi, ma il numero esatto è sconosciuto, perché la città era piena di profughi non residenti; le cifre ufficiali imposte dai vincitori non vanno oltre 25.000). Kurt Vonnegut parlò di 135.000 morti e vi ambientò il suo romanzo più celebre, Mattatoio n. 5: lo scrittore statunitense fu testimone diretto di tale crimine contro l'umanità, e si salvò perché, fatto prigioniero di guerra sulle Ardenne, era detenuto a Dresda nei sotterranei di un macello pubblico. Comunque sia, prima del ragnarok di febbraio, Dresda era già stata sottoposta, fin dall'agosto 1944, a numerosi e devastanti martellamenti dal cielo... Errore di cronologia o meno (c'è anche un altro blooper nell'ultimo dei balloon che abbiamo trascritto, dove il capitano chiama "capitano" il maggiore!), è veramente difficile (o almeno lo era fino a qualche anno fa) trovare nei media popolari riferimenti in questi termini a Dresda, l'Hiroshima europea, per sottolineare il massacro di civili avvenuto in quel contesto. Un massacro deciso a Yalta e studiato fin nei più minimi particolari nell'ambito dell'Operation Thunderclap.
Dunque, un plauso a Vietti e Buscaglia, che hanno saputo portare nelle Storie... la Storia, con la "S" maiuscola!


Le Storie n. 24, settembre 2014. Disegno di Di Gennaro



Le Storie 24
LA VOCE DI UN ANGELO
Settembre 2014
pag. 116, € 3,80
Testi: Stefano Vietti
Disegni: Alfio Buscaglia
Copertina: Aldo Di Gennaro
Rubriche. Gianmaria Contro


Francesco Manetti

N.B. Trovate i link alle altre recensioni bonelliane su Il giorno del giudizio!

mercoledì 8 ottobre 2014

TIME AFTER TIME. IL MAXI ZAGOR 22: L'EREDITÀ DI KA-ZAR, I TRE TARZANIDI E IL "MONTAGGIO PARALLELO"

di Francesco Manetti

Solitamente, quando tiriamo giù due righe - dal serbatoio della idee e dalla pozza dei miti dov'erano dall'eterno rimaste a galleggiare - per la recensione di un albo bonelliano, partiamo dal lavoro dello sceneggiatore: nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, i lavori licenziati da Via Buonarroti sono frutto di uno sforzo di coppia (o di un ristretto team) e raramente opera di un "autore completo" (come Ambrosini, per esempio). In Bonelli - come nella tradizione del fumetto "popolare" italiano (pensiamo anche ai "neri" maxbunkeriani) - l'impegno dell'autore dei testi si svolge cronologicamente prima di quello del disegnatore; ovvero, prima viene la tavola sceneggiata e poi arriva quella disegnata; può anche capitare che, in periodi di particolare affollamento, lo scrittore lavori in contemporanea su più soggetti, per più artisti della china, e dunque consegni a ciascun disegnatore la storia che deve interpretare non tutta in una sola volta, ma quantizzandola, a "pacchetti" di tavole.


I due simpaticissimi Esposito Bros. giustamente orgogliosi della loro ultima fatica!

 
Ancora Nando e Denisio Esposito, artisti superlativi! Dal blog di Moreno Burattini, Freddo Cane in Questa Palude.

Comunque sia, la regola è sempre quella: prima il testo, poi il disegno. E il testo tende ad "ammaestrare" parecchio il disegno - sia detto senza negatività. Nell'universo del comic book classico statunitense il lavoro dello sceneggiatore si interseca, invece, con quello del disegnatore. Solitamente al disegnatore viene consegnato dallo scrittore un soggetto molto dettagliato della storia da realizzare graficamente; l'artista la disegna, lasciando lo spazio per le "nuvolette" (o disegnandole vuote); il lavoro torna dunque allo sceneggiatore che scrive il testo con cui riempire i balloon. Più o meno, oltreoceano, le cose funzionano così. Alternanza temporale fra testo e disegno e minor preponderanza del primo sul secondo - anche qui sia detto senza voler dare giudizi.
Dicevamo dell'attacco delle recensioni... Diversamente dal solito, infatti, cominceremo qui dal lavoro del disegnatore. Dei disegnatori, in realtà, visto che Il varco tra i millenni (Maxi Zagor n. 22 del luglio 2014) è stato firmato dagli Esposito Bros., Nando e Denisio, collaudato tandem di artisti. Non possiamo che abbassare un metaforico cappello davanti a questi due autori. Mai una fase di "stanca" nella loro ultradecennale fatica bonelliana, ma, all'opposto, un costante perfezionamento della tecnica. Si sente efficace l'eredità dei grandi maestri USA del fumetto d'azione - Jack Kirby in testa a tutti.


La prima apparizione del Ka-Zar della Marvel, su X-Men n. 10 del marzo 1965. Disegno di Jack Kirby


Il pensiero, nel caso particolare della storia che stiamo analizzando, va naturalmente a Ka-Zar, alla sua "spalla" Zabu (una tigre dai denti a sciabola) e alle ambientazioni "preistoriche" in cui si muove. Quella kirbyana è però la seconda (o terza, dipende da come la viogliamo intendere) incarnazione di uno stesso personaggio. L'originale Ka-Zar (nome di battaglia di David Rand) nacque infatti sulle pulp magazine dalla fantasia narrativa di Bob Byrd nel 1936 e poi si trasferì come adattamento disegnato nel cosmo del fumetto sulla serie Marvel Comics n. 1 del novembre 1939 (edita dalla Timely, precursore della Marvel di Stan Lee): le vicende avevano luogo nel Congo Belga ed erano sicuramente ispirate all'epopea di Tarzan (l'orfanello sperduto, le belve come compagni, i pericoli della giungla, etc.). Il secondo Ka-Zar (o il terzo, basta capirci), quello definitivo di Jack Kirby - ben più noto e longevo - debuttò nel marzo 1965 sulla collana Marvel degli X-Men; ebbe poi una sua fortunata serie regolare e mille furono le apparizioni successive sulle altre testate super-eroistiche del Gruppo. Questo nuovo Ka-Zar - al secolo Kevin Reginald, Lord Plunder - risultava da una sorta di mix fra il Tarzan creato nel 1912 da Edgar Rice Burroughs e le atmosfere del romanzo The Lost World, scritto da Sir Arthur Conan Doyle (il creatore di Sherlock Holmes), sempre nel 1912 (un anno fatidico!).


Il primo Ka-Zar (1936), africano e tarzanide.

Marvel Comics n. 1 (Timely, 1939) sul quale iniziò a essere pubblicata la versione a fumetti del primo Ka-Zar

Il primo Ka-Zar a fumetti (1939). Testi e disegni di Ben Thompson.
Nell copertina di Neal Adams un varco crono-dimensionale - analogo a quello che appare sul Maxi Zagor n. 22 - sembra aprirsi fra il mondo di Ka-Zar e quello di Conan... (Savage Tales n. 4, 1974)




Anche un giovane Frank Frazetta - quello di Johnny Comet, per esempio - fa capolino. Sono queste però tutte influenza positive, non pedissequi allineamenti, visto che lo stile degli Esposito Bros. è inconfondibile, e addirittura unico nel panorama SBE. Troviamo Kirby (e in parte Frazetta) nel gioco di ombre e di luci, e nel tratteggio, sui volti e sui corpi dei personaggi; nelle capigliature; nelle scene di combattimento, quando la muscolatura si gonfia, i tendini e le vene arrivano quasi a scoppiare, le mani paiono ingigantirsi, e la prospettiva sembra non seguire più regole prestabilite; nei momenti di velocità, quando le linee cinetiche "coprono" parzialmente l'oggetto in movimento. Frazetta torna nelle pose, ancora un volta negli intermezzi più spettacolari e dinamici, con le volute alterazioni prospettiche e anatomiche. Un grande, grande, grande affresco - questo dei fratelli Nando e Denisio!


Pose dinamiche e ardite nel Johnny Comet di Frank Frazetta (1952)


E una menzione d'onore anche al maestro Gallieno Ferri: la sintesi della sua copertina è, come di consueto, mirabile. Terminato di leggere il volume ci accorgiamo che l'avventura - nella quintessenza - era già tutta lì (Zagor, smilodonte e pittogrammi rupestri), sulla cover!
I testi del Maxi Zagor n. 22 sono di Moreno Burattini, curatore e sceneggiatore principe della collana mensile e di tutti i suoi derivati. Sicuramente l'eccellente risultato degli Esposito Bros. è in parte dovuto anche alla precisione e accuratezza con la quale Burattini redige le sue sceneggiature: chi ha avuto la fortuna di leggerle avrà avuto la sensazione di avere davanti agli occhi quasi un romanzo, più che uno "strumento tecnico" per addetti ai lavori! Una storia innovativa, dall'architettura complessa. L'elemento che contraddistingue Il varco tra i millenni, in relazione alle altre avventure burattiniane, è il "montaggio parallelo". Fu il grande regista cinematografico David Wark Griffith a inventare questo meccanismo narrativo, per il suo capolavoro muto Intolerance del 1916. Narrando "in parallelo" quattro vicende ambientate in tempi e luoghi diversi (nell'America metropolitana degli anni '10 del XX secolo; nella Francia degli Ugonotti nel 1572; nella Palestina ai tempi di Cristo; a Babilonia nel 509 a.C.) Griffith stigmatizzava l'uso violento e distruttivo dell'intolleranza, uguale a se stesso nei millenni, esaltando e difendendo la libertà d'espressione (in risposta anche agli attacchi e alle accuse di razzismo che il cineasta aveva ricevuto per The Birth of a Nation del 1915).

Intolerance (Griffith, 1916). Film completo


Analogamente, nel Maxi Zagor, assistiamo allo svolgersi "in parallelo" di due vicende ambientate negli stessi luoghi in tempi completamente diversi (XIX secolo e 10.800 a.C.). Se Griffith filmò contro il settarismo fanatico, Burattini inserisce sottotraccia una critica anche severa (come aveva fatto nell'episodio su Darwin della trasferta sudamericana dello Spirito con la Scure) contro l'oscurantismo monoteista che discende dal Libro - critica sulla quale ci troviamo perfettamente d'accordo (anche se noi siamo un paio di gradini sotto il livello di fiducia che lo sceneggiatore nutre nel "consesso accademico"). Anche in questo episodio la scienza pare imporsi sul volto superstizioso della religione. Non a caso viene citata l'opera del pre-evoluzionista Conte di Buffon, la Histoire naturelle générale et particulière, che fu pubblicata in Francia in 36 volumi fra il 1749 e il 1789.


Dal vol. XI della Storia Naturale di Buffon (edizione illustrata, 1770). Collezione Manetti.

Non solo. Burattini sembra andare oltre le polverose teorie sull'origine dei "nativi" americani, quelle per cui si parlava di popolazioni autoctone siberiane (con gli "occhi a mandorla", per intenderci) giunte nel Nuovo Continente attraversando i ghiacci che ricoprivano lo Stretto di Bering. I volti dei primitivi dai lineamenti non puramente asiatici fatti trattaggiare agli Esposito Bros. sembrano appunto sostenere le nuove tesi, puntellate da recenti scoperte scientifiche (indagini genetiche condotte su uno scheletro del paleolitico conservato all'Hermitage di San Pietroburgo), secondo le quali le stirpi europee, durante l'ultima glaciazione, si erano spinte ben più a est di quello che finora si era creduto, migrando infine in America, grazie appunto al ponte glaciale di Bering. Ecco perché - come riportato dalla stampa specializzata, e soprattutto da un fondamentale articolo pubblicato da Nature alla fine del 2013 - il DNA amerindo odierno avrebbe fino al 40% di origini europee. Sembra dunque tramontare per sempre, anche riguardo agli Indiani, quell'idea dell'Ex Oriente Lux che aveva dominato la cultura - pure scientifica - fino a qualche decennio fa...


Lo scheletro del ragazzo paleolitico siberiano di Mal'ta (conservato all'Hermitage) dal cui DNA si sono scoperti inaspettati legami genetici fra popolazioni europee e americane

Ma Burattini non si ferma qui, nell'impressionare e lasciare di stucco il lettore-medio bonelliano! Mette in scena non uno, bensì TRE "zagor"! Il primo è quel Patrick Wilding in casacca rossa che tutti conosciamo - con le sue attitudini acrobatiche, con la sua forza, con il suo coraggio, con il suo sintonico rapporto con la natura. L'altro "zagor", o meglio un "antizagor", è l'ex-saltimbanco criminale e assassino Shane, uno dei nemici più ostici che il Nostro abbia mai dovuto fisicamente affrontare: balza come lui, si arrampica come lui sugli alberi, volteggia come lui fra i rami, si contorce, fa capriole, scalcia, picchia come un dannato scimpanzé! Il terzo "zagor" è l'uomo primitivo, il kazaride tarzanide eurasiatico Whi-Koah, che nel lontano passato spezza il circolo vizioso della magia tribale dimostrando che gli smilodonti non sono esseri soprannaturali, ma animali - seppur oltremodo potenti e feroci - passibili di essere combattuti, feriti e uccisi: basta convincersi di poterlo fare (come afferma Zagor in una profonda e silenziosa riflessione sulla paura, nella sequenza finale dell'episodio).

Molecola della psilocibina (C12H17N2O4P)


Infine l'artificio narrativo conclusivo, ideato dal vulcanico Moreno, che permette alle due epoche di entrare psichicamente in contatto. Il deus ex machina è un lichene, le cui spore hanno proprietà psicotrope, come certi funghi che contengono la psilocibina - sostanza che produce su chi la ingerisce effetti simili a quelli dell'acido lisergico. L'abbinamento droga/sacro è antichissimo: stati di coscienza alterata, indotti da combinati allucinogeni, permettevano agli sciamani di avvicinarsi ad altre realtà contigue alla nostra - proprio come accade nella caverna dei graffiti in cui meditano (grazie a inflorescenze fungine medicinali) i guerrieri del clan di Whi-Koah. Fantasie spirituali? Non del tutto. La teoria degli universi paralleli prende sempre più campo in ambito astrofisico e le reali potenzialità delle connessioni neurali cerebrali sono ancora tutte da esplorare...
In conclusione, Il varco tra i millenni rimarrà una delle migliori pagine dello Zagor post-nolittiano, storia che dovrebbe essere maggiormente nobilitata, per esempio con una di quelle pubblicazioni librarie bonelliane di "ristampa in contemporanea".


Maxi Zagor n. 22, luglio 2014. Disegno di Ferri



Maxi Zagor 22
IL VARCO TRA I MILLENNI
Luglio 2014
pag. 260, € 6,80
Testi: Moreno Burattini
Disegni: Esposito Bros.
Copertina: Gallieno Ferri
Introduzione: Moreno Burattini


Francesco Manetti

N.B. Trovate i link alle altre recensioni bonelliane su Il giorno del giudizio!

P.S. del 9 ottobre 2014: Vi consiglio caldamente di leggere nei Commenti le interessanti e stimolanti considerazioni di Crepascolo - oltre che le mie risposte! (f.m.) 

I NUOVI BAUGIGI! by PIERI & FERRETTI!

In contemporanea con l'uscita del voume che raccoglie le strisce del Baugigi pubblicate su Dime Web da Pieri & Ferretti, eccovi la n. 16 e la n. 17 della serie - già presenti nel libro, ma non ancora edite su queste colonne! (s.c. & f.m.)





Piccinini, Pieri & Ferretti a Prato Comics nel settembre 2014.

N.B. Trovate i link alle altre puntate del Baugigi sulla pagina delle Cronologie & Index!

martedì 7 ottobre 2014

...ALLA FINE DEL TEMPO. DYLAN DOG SPECIALE 28

di Francesco Manetti

Da tempo...
Da tempo non ci capitava di leggere una storia bonelliana altrettanto complessa, strutturata, raffinata e profonda, capace di evocare tangibili emozioni, come Scritti nella sabbia, lo Speciale Dylan Dog n. 28 dell'ottobre 2014 di Di Gregorio e Freghieri. Abbiamo provato lo stesso piacere che ci procurò Il lungo addio di Marcheselli, Sclavi e Ambrosini (n. 74 del novembre 1992); senzazione positiva, che riesce a farci finalmente riconciliare con una collana che nell'ultimo periodo ci aveva riservato non poche delusioni. Non sappiamo veramente, esattamente perché, ma la prima impressione, posato l'albo, era quella di aver consumato tra le mani un vecchio romanzo o racconto di Ray Bradbury degli anni '50, come The Martian Chronicles o Dandelion Wine. Forse era a causa dell'atmosfera evocata dai due autori con singolare maestria. Pacata, dolce, inafferrabile - e allo stesso tempo misteriosa, straniante...


Una lettura pacata, ricca di fascino, sentimento, mistero...


Ogni pagina ancora da voltare poteva nascondere segreti innominabili, oppure ancora, semplicemente, un'altra passeggiata sulle spiagge desolate della Cornovaglia o un ricordo evanescente del passato. Il tempo è il vero protagonista di questo ultimo episodio annuale dell'Old Boy, personaggio sull'orlo del cambiamento editoriale e dell'incertezza, qui mero testimone degli eventi. Nell'albergo World's End e nelle sue immediate vicinanze costiere l'entropia talvolta sembra accelerare, talaltra la freccia del tempo sembra "spuntarsi" o addirittura invertire la direzione. L'età delle persone non è mai quella che sembra. Congelati in un eterno presente, non necessariamente in un'eterna gioventù... Il presente è infatti un coacervo di attimi passati, ma il futuro arriva in fretta - con la metafora/non metafora della salsedine che consuma tutto rapidamente e con artiglio impietoso. La stessa realtà assume contorni indefiniti e si regge soltanto su una ragnatela sempre più labile di memorie e sul canovaccio di un romanzo in fieri. La locanda sul mare - che conserva nelle acque profonde e scure segreti, tristezze, consolazioni, illusioni, speranze - è l'ospizio delle reminescenze, l'anticamera della fine di ogni pensiero terreno. Nell'introduzione, quanto mai azzeccata, si avverte l'acquirente che non tutte le domande troveranno risposta alla fine dell'avventura. E nemmeno, aggiungiamo noi, l'inverso. Alcune risposte restano sospese, senza domanda. Crimini, morti, sparizioni: niente ha la certezza "scientifica" di esser tale.
Una grande prova di scrittura, con un coraggioso e innovativo soggetto (più che al consueto horror, si aggancia con intelligenza a una certa giallistica "soft" britannica) e una classica sceneggiatura. Titolo indovinato come pochi. Testi solidissimi, dunque, questi di Di Gregorio, sostenuti dal disegno di Freghieri, capace come pochi altri di visualizzare lo sfaldarsi della concretezza.


Dylan Dog Speciale n. 28, ottobre 2014. Disegno di Stano

Dylan Dog Speciale28
SCRITTI NELLA SABBIA
Ottobre 2014
pagg. 164, € 5,50 
Testi: Giovanni Di Gregorio
Disegni: Giovanni Freghieri
Copertina: Angelo Stano 

 
Francesco Manetti 


N.B. trovate le altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio!